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sabato 29 giugno 2013

Contro il criminale e nazista concetto omofobico di Pinkwashing

Mi ricordo quando, decenni fa, al campeggio antinucleare di Montalto di Castro, io e la mia amica Sibilla, compagna naif, ignorante  e piena di slogan e frasi fatte, mi criticava il fatto che mi piacesse il Jazz.

- E' una musica borghese mi rimproverava.

- Beh - le risposi - Magari oggi sarà pure una musica un po' elitaria ma il Jazz nasce dalle canzoni dei neri e delle nere deportati negli Stati Uniti, quindi tanto borghese non mi pare.

- Sì - controbbattè - ma ti piacciono i Manhattan Transfer. Io un gruppo che si chiama Manhattan non potrei mai ascoltarlo

- vedì Sibilla - le feci notare - Veramente Manhattan Transfer è il titolo di un romanzo realista di Dos Passos degli anni venti che parla della vita dei proletari di New York...

Al che, per niente intimidita delle gaffe che stava facendo, Sibilla pensò di giocare la carta vincente: Si ma sono sempre gli Stati Uniti Io non potrei mai andarci. Meglio l'Urss  (all'epoca c'era ancora l'Urss)

Vedi Sibilla - le dissi addolorato - Io in Russia non ci posso andare perchè sono gay e lì mi arrestano. Negli Stati Uniti, tranne due tre stati dove l'omosessualità è reato, sono un cittadino libero... 

Oggi come allora odio visceralmente chi ragiona per slogan, per frasi fatte.

Odio chi, per difendere un partito preso, per stabilire una grossolana linea di confine tra chi è amico e chi è nemico, lo fa a spese della complessità del mondo, cancellando per esempio le origini di lotta di una musica considerata borghese o non prendendo in considerazione il fardello delle oppressioni altrui che non riguardano direttamente te.  

Così  i cari compagni e le care compagne sono disposti a sacrificare la libertà altrui, nella fattispecie quella delle persone omosessuali, pur di andare contro Israele, scrivendo affermazioni che sarebbero ridicole se non fossero criminali come queste, sempre di Enrica, l'autrice del post nazista sui froci marginali che tali deve restare e quini a voi il matrimonio proprio no!
Palestinesi e mondo arabo  (...) verranno fatti apparire come omofobi e incivili da un governo nazionalista che ha strumentalizzato le conquiste delle comunità gltbiq locali trasformandole in omonazionalismo razzista. (Erica su Un altro genere di comunicazione)

Enrica pur di criticare, giustamente, la posizione insostenibile di Israele nei confronti della Palestina è disposta a sacrificare la salvaguardia delle persone omosessuali con una semplificazione criminale e nazista, negando la realtà.

Perchè non è il governo nazionalista di Israele a fare apparire come omofobi e incivili gli Arabi e la Palestina.

Sono gli Arabi e la Palestina a uccidere e incarcerare gay e lesbiche, che infatti appena possono, appena riescono, fuggono dalla Palestina (e non solo) e cercano rifugio in Israele.

E in Israele il governo rifiuta loro asilo politico che garantisce ai rifugiati di altra nazionalità per la loro nazionalità palestinese.


Che a differenza del resto dei paesi del medio oriente Israele non discrimina gli e le omosessuali è un dato di fatto.

Che Israele discrimina i e le palestinesi anche omosessuali è un altro dato di fatto.

C'è un documentario che racconta di come molti Israeliani e Israeliane si prodigano per aiutare questi rifugiati (spesso solo uomini) affinché uno stato terzo dia loro asilo politico: Gvarim Bilti Nir'im presentato l'anno scorso al Gender docu film fest di Roma.

Enrica avrebbe potuto dunque denunciare  la violazione dei diritti umani del governo israeliano nei confronti dei gay che fuggono dal loro paese perchè gay cui nega il diritto di asilo perchè palestinesi, ma preferisce scrivere che la comunità lgbt è strumentalizzata da Israele (e non solo) quando i primi a strumentalizzare è proprio Enrica che da vera nazista omofoba scrive: 

Il termine pinkwashing si è poi allargato a comprendere tutte quelle operazioni che con una “spruzzata di rosa” intendono lavare via i propri “crimini” usando in maniera strumentale le rivendicazioni e le richieste dei soggetti gltbiq. (Erica su Un altro genere di comunicazione i neretti sono nel testo).
Se salvare da sicura morte, incarcerazione, sevizie, tortura, le persone omosessuali vessate dall'Islam è una spruzzata di rosa io vorrei spruzzare di merda Enrica, sì proprio lei, e tutti quelle e quelli che come lei strumentalizzano con fare sadico paternalistico le persone omosessuali usate per dare lustro a paesi democratici giustificandone le politiche estere.
Pur riconoscendo l’importanza e la necessità di manifestazioni come i gaypride è necessario far emergere e far conoscere tutte le contraddizioni.
Chi se ne frega sei gli Stati Uniti salvano i froci da morte sicura. I froci non dovrebbero farsi salvare altrimenti un frocio salvato giustifica la politica estera degli Stati Uniti.

Ma un psichiatra bravo no?

Ci sarebbe da ridere di questo deliri pseudo politici se non si stesse parlando della vita e del benessere delle persone omosessuali.


Mi chiedo perché Enrica non dice lo stesso nei confronti dell'aborto, della difesa delle donne, e di tutti quei diritti che negli Stati Uniti sono riconosciuti a differenza che in Palestina e nei paesi non democratici.

Donne non abortite altrimenti giustificate la politica estera degli Stati uniti!!!

Perchè Enrica è così profondamente omofoba da notare solo i froci come possibile mezzo di strumentalizzazione, froci tutti lustrini e paillettes,  che si accontentano di qualche finanziamento a qualche festival... mica di avere salva la vita...
Per Enrica vedere solo la difesa delle persone omosessuali, che, ricordate? ha già detto che sono marginali, può essere strumentalizzata. La salvaguardia della vita e dl benessere esistenziale  sono ridotti a immagine gay-freindly per distrarre dalle violazioni, violenze e i crimini che compiono.

Queste considerazioni fatte a spese della pelle altrui, perchè a Enrica non capiterà mai di subire quello che subiscono le persone omosessuali in Palestina e nei paesi non democratici (ma chissà, non mettiamo limiti alla divina provvidenza)  io vomito in faccia tutto il mio dissenso politico.

Enrica, che è un dinosauro del comunismo astorico che fa letture politiche con il tatto degli elefanti in un negozio di cristalleria, dovrà rispondere alla comunità democratica internazionale delle sue semplificazioni discriminanti, criminali e deliranti.


Di questo nazismo di sinistra ho più paura di quello di destra. Perchè l'omofobia di destra è apertamente contro le persone omosessuali.

Enrica ha invece la pretesa di voler lottare per la nostra causa.

A Enrica e alla cricca che (s)ragiona come lei dico NO GRAZIE!
TACI E, possibilmente, CREPA.



mercoledì 12 giugno 2013

Il sessismo e la storia: rimandati a settembre.
La serata sul documnetario Vorrei ma non posso il film di Enzo Facente al Mario Mieli di Roma

Come vi avevo preannunciato sono andato alla serata un organizzata al Mario Mieli da Gaynet e Quore Torino in cui sulla carta si sarebbe dovuta analizzare la situazione del matrimonio egualitario in Italia  in occasione della proiezione al pubblico del film documentario Vorrei ma non posso il film di Enzo Facente.

In realtà di matrimonio si è parlato poco ma la serata è stata lo stesso molto interessante sia per gli argomenti presentati, sia per il comportamento, o la reazione degli astanti, e degli speaker.

La mancanza di senso storico

La serata è stata condotta da Simone Alliva giornalista e militante, secondo il classico standard delle serate fatte da una organizzazione aperte al pubblico: è il giornalista che introduce pone domande agli altri ospiti, stimola la conversazione.

Una interfaccia che funziona quando un gruppo ristretto si presenta a un pubblico eterogeneo come può essere quello di una festa dell'Unità o simili. Un po' curiosa come scelta se si presenta la serata in un circolo di cultura omosessuale ad un pubblico dunque più mirato e sensibile all'argomento.
L'atteggiamento psicologico di chi ha organizzato la serata è quello voi non ci conoscete scegliamo una interfaccia istituzionalmente, tradizionalmente alta.
Un po' troppo formale, insomma.

Certo se l'alternativa era il militante di associazione con scarsa capacità comunicativa sulla carta il giornalista è meglio ma possibile che non esiste una terza via?

Le domande che Alliva ha posto agli speaker erano interessanti anche se hanno tagliato fuori il matrimonio che doveva essere la questione principe.

Al posto suo io avrei chiesto a tutti Qual è lo stato delle cose sul matrimonio egualitario in Italia (meglio questa espressione che matrimonio gay)?

Chi ha partecipato ieri stava lì era anche per informarsi su questo come era spiegato nel comunicato.

Invece Alliva è partito da una non meno interessante domanda sul Pride. Il Pride come carnevalata ha ancora senso? E' una strategia comunicativa ancora efficace?

La risposta più interessante, almeno dal mio punto di vista, l'ha data Senio Bonini, giornalista di Rainwes24, anche lui giovane (ma meno di Alliva) e molto avvenente (sapendo di esserlo).

Senio ha detto che tra le immagini e i filmati di repertorio sui pride scarseggiano quelle che non contengano trans culi e tette. Senio parlava del database di Rainews24 ma posso aggiungere sicuro di non sbagliare che lo stesso vale per le altre testate e per le agenzie di servizio che forniscono immagini e filmati alle tv.

Chi fa quelle riprese, aggiungo io, sceglie di riprendere solamente questi elementi per connotare e denotare il pride come baracconata di pessimo gusto.

Non c'è solamente un pregiudizio ma anche una intenzionalità in un o una giornalista che, nel riferirsi a una donna trans, lo fanno al maschile sottolineando così il esso di partenza (cui li condannato eternamente a rimanere) e non quello d'arrivo.

Non è del mio avviso Senio Bonini, che, con un comportamento squisitamente da casta, giustifica il comportamento professionale dei colleghi e colleghe dicendo che si tratta di ignoranza.

Per Senio se un giornalista sbaglia la parola non esprime un giudizio ma solo ignoranza.

Ne nasce un battibecco con il sottoscritto che serpeggerà per il resto della serata...

Alliva parla giustamente di problema deontologico (cosa che fa inalberare Senio) e per corroborare il suo punto di vista cita un passo da L'apocalisse di Oriana Fallaci

Oriana Fallaci, Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse Rizzoli, Milano 2004
La sua morte per cancro non risarcisce purtroppo nessuna delle persone che Fallaci ha infangato con la sua bocca di fogna nazista nel corso degli ultimi anni della sua vita...

Le risposte  degli altri (vedi il vantaggio di un parterre di intervenuti tutti uomini? Non devi preoccuparti del sessismo della lingua: tutti non sta per uomini e donne ma solo per gli uomini visto che di donne nemmeno l'ombra...) sono state di routine

Andrea Maccarrone ha difeso il pride  lamentando la strumentalizzazione della carnevalata, mentre Valerio Mezzolani di Gay.net ha ricordato la natura festaiola della parata come legittima rivendicazione politica.
Nessuno che si sia sentito in dovere di ricordare l'origine storica del gay pride (che oggi, in una forma di rimozione omofobica, chiamano tutti pride e basta con la scusa che la parola gay escluda le altre categorie della sigla lgbtqi...) la reazione delle trans dello Stonewall di N.Y.C.....


D'altronde la mancanza di una percezione storica, e anche di una consapevolezza storica, manca a tutti gli astanti.

Manca ad Alliva che, riferendosi al documentario, si meraviglia di come nel 1992, quando in piazza della Scala a Milano vennero celebrate alcune unioni civili simboliche (riprese dal documentario di Antoio Mai Stand By Me, citato nel documentazio di Facente), non si usasse la parola matrimonio (Paolo Hutter nel documentario dirà "allora ci sembrava una parola conformista") e ne chiede d'onde ai presenti.

Andrea Maccarrone fa una lettura sociopsicologica anche interessante e dice che una volta le stesse persone omosessuali sentivano di non potere sposarsi di non potere avere figli, connotando questo sentimento nell'alveo dell'omofobia interiorizzata.

Lo interrompo e non lo faccio finire, ricordandogli del cambiamento culturale e politico che è successo negli ultimi 40 anni.

Di come Mario Mieli nel suo libro Elementi di critica omosessuale legga la richiesta del matrimonio anche tra persone dello stesso sesso come un adeguarsi alla norma:  Passare   dalla   nostra   parte (...) Significa sposare  il  piacere  tuo  al  mio  senza  vincolo  castrante,  senza matrimonio.  Vuol  dire  godere  senza  Norma,  senza  legge.
(Mario Mieli Elementi di critica omosessuale Einaudi, Torino 1977 p.205)


Di come la Famiglia negli anni settanta era quella dello stato di famiglia mussoliniano del 42, quella criticata da David Cooper e analizzata da Laing.
Di come avendo un po' di prospettiva storica  contestualizzare il diniego di 40 anni fa della famiglia spiega più che agevolmente perchè non si parlasse allora  di matrimonio (di)mostrando come la gente, le persone, gli uomini e le donne, etero gay  e bisex abbiano saputo costruire sulla propria pelle una nuova famiglia in maniera molto più rivoluzionaria di quando non pontificassero i vari (e le varie) no pasaran di allora...

Pochi gli interventi del pubblico oltre i miei.


Solo quando Senio Bonini, rispondendo a Daniele Vigliotti che, pur criticando la proposta di legge Galan sulla civil parntership, ne apprezza la presenza dell'inammissibilità dell'obiezione di coscienza, ricordandogli che non ci si può sottrarre dall'erogare un diritto, la sala gli  ricorda i precedenti della 194...

Sarà la mia voglia di compartecipazione  ma sono rimasto deluso dal fatto che dopo la proiezione del documentario (60 minuti di durata che potevano essere tranquillamente 45...) nessuno abbia sentito l'esigenza di intervenire, commentare, condividere e, perchè no?, criticare.

Era tardi, la gente già stava facendo salotto e gli speaker per primi, dal loro linguaggio del corpo, facevano capire che non erano interessati a proseguire la discussione.

Invece di cose da dire sul video documentario ce n'erano.

Vado in ordine sparso dei tanti spunti che il video offre.

1) la vocazione cattolica di fondo di tutte e tutti che vogliono un matrimonio cerimoniale dove la cerimonia ha sempre qualcosa di  religioso e mai di laico (lo scambio delle fedi, vagheggiato da una coppia di donne, che nel matrimonio civile non sono obbligatorie; l'abito borghese, al comune ti puoi posare vestita e vestito come ti pare). Si ha l'impressione, sentendo gli intervistati e le intervistate,  che l'esigenza del matrimonio sia più legata alla possibilità di accedere a uno status symbol borghese di normatività (vuoi vedere che c'aveva visto bene Mieli ?) piuttosto che dall'esigenza che la propria unione venga riconosciuta davanti la società come famiglia.

2) la mancanza assoluta nel documentario di una cornice storica di riferimento, legislativa, rivendicativa, che contestualizzi anche la campagna sostenuta da quore. Il video dà per scontato che tu sappia quali diritti il popolo lgbt ha (non ha).

3) L'uso incongruo delle interviste nelle quali si chiede a persone che non ne hanno la competenza di esprimersi su concetti delicati, legislativi, di diritto civile, di storia delle istituzioni.
Così le dichiarazioni di due coppie di persone dello stesso sesso che vivono insieme e non si limitano a testimoniare la discriminazione che lo stato compie nei loro confronti ma esprimono anche giudizi sul Vaticano e sul parlamento italiano senza averne la necessaria competenza  sono giustapposte alle dichiarazioni di Anna Paola Concia (quando era ancora deputata) e di Don Gallo (che esprime opinioni a titolo personale essendo le sue idee, per quanto condivisibili, al di fuori della dottrina ufficiale della Chiesa...).



In questo il documentario indulge in una pratica attuata dai tg nazionali (tg4 in testa) che danno voce populisticamente al sentire comune senza sostenerlo da una competenza necessaria e imprescindibile.

Il provincialismo di tutte e di ognuno che non riesce a prescindere nemmeno in una lotta laica e democratica sull'estensione del matrimonio civile (l'unico ad avere una dimensione legale in Italia) di specificare, smarcarsi, confrontasi con il matrimonio religioso (la presenza asfittica di Don Gallo che è smepre un prete e dunque che c'azzecca in un documentario laico?).

4) Il sessismo radicato nella lingua italiana anche nel caso delle dirette interessate. Persino la coppia di donne accorda i participi al maschile.


Sessismo radicato anche nel linguaggio degli speaker presenti alla serata che, per esempio,  usano tutti, più o meno disinvoltamente, l'articolo la davanti i nomi al femminile o usano smepre il maschile come termine neutro con valenza anche per il femminile (quando anche l'Accademia della Crusca ha ricordato che non esistendo in italiano il neutro un sostantivo maschile è e resta maschile e non sostituisce quello femminile...) .

Quando lo faccio notare a Senio Bonini, che ha appena detto la Boldrini  Senio prima minimizza con il classico gesto della mano e poi, piccato perchè lo sto correggendo, mi risponde che anche io prima ho sbagliato a costruire una frase (ho detto menare ai poliziotti mentre, ricorda giustamente, menare è transitivo e dunque si dice menare i poliziotti complemento oggetto diretto) e mi prega dunque di correggermi.

La mia non era certo una correzione grammaticale (non mi permetterei mai) ma politica ed è sul quel piano che voglio mantenere la discussione.

Mentre dire ho menato ai poliziotti è un errore grammaticale (nemmeno troppo giustificato dall'uso dialettale dell'oggetto preposizionale cioè il complemento oggetto introdotto dalla preposizione "a" ho visto a tuo fratello), dire la Boldrini non è tecnicamente un errore ma una asimmetria di genere, perchè non si dice altrettanto il Berlusconi (a meno che non ci troviamo al nord...).

Che un giornalista voglia  proporre ai colleghi e alle colleghe un uso meno discriminatorio della lingua quando ci si riferisce a questioni lgbt ma poi minimizza sull'uso sessista della lingua la dice lunga sulla arroganza dei giornalisti, anche quelli belli e che hanno fatto la scuola di giornalismo a Perugia come ci tiene a ricordare Senio...


D'altronde Senio si considera talmente il giornalista par excellence che
ogni volta che critico i giornalisti facendo qualche esempio dei loro orrori concettuali - quelli che lui pretende siano solo il frutto dell'ignoranza (lui che ha lavorato in sei diverse redazioni rai...)  si sente chiamato in causa e mi accusa di starne facendo una questione personale.
Capito?
Io parlo male dei giornalisti e delle giornaliste e lui pensa che stia parlando male di lui.

Fossi un altro mi sarei alzato per menare a Senio... buon per lui noi froci siamo tutti mammolette.

domenica 23 dicembre 2012

G&T la nuova web serie a tematica gay




Giulio:
Il ragazzo che mi sta mordendo l'orecchio in questo momento è Tommaso
No non è il mio ragazzo. E' il mio migliore amico
Ci conosciamo da sempre purtroppo lui non sa quello che sta facendo
non sa che sono gay e forse non lo so nemmeno io
cazzo se bacia bene però
sì ho già fatto qualcosa con altri ragazzi ma non ho avuto il coraggio di dirlo a nessuno
stasera avrei voluto parlarne con lui e invece


Tommaso:
ammettiamolo negherei fino all'evidenza se mi chiedessero cosa ho fatto quella sera nel bagno del locale alla festa dell'università

chissà cosa penserebbe Serena di tutto questo
Serena è la mia ragazza
Sì ho una ragazza
e sì ora sto baciando il mio migliore amico

Cosa mi succede? Non ne ho la più pallida idea
Perchè non riesco a smettere di baciarlo?

Diciamo che i sentimenti che si provano nella vita molto spesso sono confusi

cosa provo per Giulio? Beh è una domanda che mi faccio da diversi anni


Questo l'incipit della webserie G&T che viene pubblicizzata sul  blog a lei dedicato così
Ora anche i giovani ragazzi/e gay e lesbiche italiani/e,
I ragazzi gay sono giovani le lesbiche sono lesbiche...

Visto che si usa gay e lesbiche quella doppia uscita per l'accordo di genere è sovrabbondante.
i giovani ragazzi/e gay e lesbiche italiani/e in italiano significa che i gay sono anche ragazze e che le lesbiche sono anche italiani...

Ecco varie soluzioni in italiano

Ora anche i giovani ragazzi/e gay italiani/e, (gay vale sia per lui che per lei)

Ora anche i giovani ragazzi gay e le ragazze lesbiche (senza quel ragazzi\e prima di gay che fa necessariamente riferire ragazze anche a gay visto che dopo gay c'è lesbiche)


Ora anche i ragazzi gay e le ragazze lesbiche (se sono ragazzi/e il giovani è pleonastico)


Ora anche i giovani gay e le giovani lesbiche (giovani al posto di ragazzi\e)

Oppure, volendo mantenere il pleonasmo, ora anche i giovani ragazzi gay e le giovani ragazze lesbiche 


Ma divago, come al solito.

Dunque anche gay  e lesbiche (le persone bisex non esistono)
potranno godersi un telefilm in lingua originale
Originale di che? Casomai lingua italiana... Ammazza se so pignolo!.
incentrato sull’amore omosessuale.
Ecco la categorizzazione: l'amore non è amore ma amore omosessuale.Non sarebbe stato meglio dire Amore tra ragazzi e amore tra ragazze, o amore tra persone dello stesso sesso ? Così si capisce che si tratta di persone e non di una cosa.
D'altronde il gaymo fa vedere il mondo così. Tutto è gay. L'arte, il cinema, la musica... 
Finora, infatti, sono davvero pochi i telefilm italiani che  trattano solo lontanamente di questa tematica.
Un amore impossibile. Due mondi lontani. Solo il linguaggio del cuore saprà intrecciare le vite di Giulio e Tommaso, un ragazzo eterosessuale ed uno dichiaratamente gay.

Nel pilota Tommaso non è ancora dichiarato, anzi ammette proprio che forse non sa nemmeno se è gay.

L'amore tra i due ragazzi è impossibile perché i due vivono in mondi lontani.

Uno è vegetariano e l'altro carnivoro?

Uno è pacifista l'altro fa il solato?

Uno milita in sel e l'altro in forza nuova?

No.

Uno è gay (non) dichiarato l'altro è etero. 

Allora perché mondi lontani verbigrazia?

E tutto lo sforzo del movimento per far capire che tutti e tre gli orientamenti sessuali appartengono allo stesso genere umano e donnano e che non ci sono cesure né soluzioni di continuità?

Perché usare questa retorica comunicativa?

Colpa del gaysmo.

Una ideologia della segregazione e contrapposizione tra etero e gay che si rispecchia anche nel modo in cui è raccontata la storia, in questo pilota.

Quel che trovo detestabile  è che l'impossibilità dell'amore tra Tommaso e Giulio che dovrebbe partire dalla loro specificità di individui è invece presentata come una impossibilità teorica, nominale, un'aporia concettuale.

Un etero e un gay dichiarato (mi raccomando che sia dichiarato altrimenti non è gay, è come la versione demo di un programma non tutte le funzioni sono abilitate...) sono immescibili, incompatibili.

Una retorica del nascondersi che porta a problemi etici che non vengono mai affrontati.

Se è vero che la visibilità ha una sua efficacia politica, perché nessuno mai si chiede come si faccia a dire di qualcuno che è il nostro migliore amico se non riusciamo nemmeno a dirgli non necessariamente sono gay ma, almeno, mi piacciono i ragazzi?

Se Giulio e Tommaso sono migliori amici non oso immaginare l'ipocrisia e le menzogne usate con i conoscenti di questi due personaggi.

Nulla ci è dato sapere della storia,  della psicologia,  dello spirito di questi due ragazzi le cui vite e i cui comportamenti sono totalmente (pre)determinati dal ruolo sociale prescritto dal marcatore del loro orientamento sessuale.

Una idelogia gaysta angloamericana.

Esistono gli etero, esistono i gay. Tertium non datur.

Gli altri o sono etero sempre in odore di criptochecca (Tommaso) (perché secondo questa mentalità tutti gli etero sotto sotto sono gay, cioè, a tutti gli etero piace il cazzo) o sono gay in incognito (Giulio).

Quello che accomuna gli uomini così suddivisi da questa ideologia che vede etero e gay e non gay e non etero è il maschilismo profondo, la misoginia atavica che ritroviamo anche in questo pilota.

Mai vista più fica millantata in un telefilm, italiano e non.

Lo sguardo del regista, del narratore, della cinepresa, non sa proprio vederla questa fica, questa parte per il tutto che dovrebbe significare bellissime ragazze da rimorchiare e scopare.  Si sofferma solo sui ragazzi.

Un maschilismo travasato nel mondo gaysta dove cambia l'oggetto di scelta sessuale ma non l'ideologia: solo sesso, niente affettività.

La sceneggiatura ci presenta una sola donna, amica di Tommaso, acida, antipatica, dalla psicologia inesistente.

Dopo quella pomiciata nel bagno, luogo  dove di solito si fanno pompini - perché per pomiciare basta la pista da ballo, davanti a tutti, i pompini un po' meno  - Giulio si pente e gli dice che è finita (cosa, la pomiciata?).
Capiamo quel che succede loro, dopo la scritta 5 anni dopo, senza bisogno dei dialoghi.

Tommaso si è fidanzato, lo vediamo a letto col suo partner, Giulio anche è fidanzato con una ragazza. Tommaso e triste e il suo ragazzo non si accorge di nulla. Giulio invece discute con la sua compagna\fidanzata anche fuori dal letto...

Entrambi non sono contenti, sembra suggerirci il racconto, ancora in base a quanto successo cinque anni prima.

Dunque io giovane ragazzo/a gay e lesbica italiano/a, per identificarmi in un personaggio gay e costruire così il mio immaginario collettivo tramite il quale esprimere la mia identità affettiva e sessuale mi devo prospettare cinque anni di infelicità e menzogna, o perché mi fidanzo col ragazzo sbagliato o perché mi fidanzo con persone del sesso sbagliato?

Alla faccia del telefilm friendly!

La mission che questa web series si propone con lucidità di avere
Mentre all’estero il target giovanile ha, già da tempo, diverse chanches di seguire serie GLBT, in Italia si stanno muovendo i primi passi, con l’obiettivo principale di dare la possibilità a coloro che magari hanno difficoltà ad “uscire allo scoperto”, di esprimersi ed essere davvero se stessi.
a parte il sessismo della lingua improvvisamente ricomparso dopo l'orgia pleonastica di prima, non viene lontanamente raggiunto.

A meno che non si creda che quel che bisogna esprimere come prima istanza nella propria personalità omoerotica siano i dubbi e le sofferenze, che per molti purtroppo ci sono,  senza mostrarne però le cause, senza indicarne i mandanti ma presentandoli come problemi connaturati ai gay e ai gay velati (la bisessualità non è nemmeno considerata una opzione).

Insomma l'ottimismo non è dica sa nemmeno tra i gaysti...

La retorica è sempre quella della confusione sulla propria identità  che sembra nascere da una propria difficoltà, senza mai nemmeno suggerire che le difficoltà nascano dalla pressione sociale, una retorica dell'auto accettazione che fa dell'omosessualità una condizione debilitante oggettiva.

Devo accettare che dopo l'incidente di motorino ho perso l'uso delle gambe... non certo che sono gay se l'omosessualità non solo è una normale variante dell'affettività e sessualità umane e dannane ma è anche una delle tre opzioni di default.

Un'omosessualità che è mostrata attraverso il sesso o l'erotismo dei baci e mai tramite i sentimenti che, dice Giulio, sono confusi.

Dunque se provo qualcosa per un alto ragazzo come me questo è sintomo di una mia confusione...

Se pensiamo al rapporto che hanno Callie Torres e Arizona Robbins in Gray's Anatomy  Callie bisex e Arizona lesbica ora felicemente sposate e con prole, ci rendiamo conto di  quanta strada l'Italia debba ancora fare.

Vediamo quanto la web serie è capace di crescere...

Purtroppo a differenza dei telefilm statunitensi anche questa serie è stata già tutta girata e scritta e dunque non può essere modificata in corso d'opera n base alle reazioni, alle critiche o ai suggerimenti del pubblico che in un esperimento mediatico come questo e data la particolare interattività della web series era una cosa non solo possibile ma auspicabile.

Così invece siamo al classico rapporto tra chi la fiction la fa e chi può solo guardarla e cliccare mi piace.

Cattivi usi della rete...






mercoledì 22 agosto 2012

Le ecolalie di Comunione e liberazione sul matrimonio tra persone dello stesso sesso.


Sempre più convinto che non bisogna riportare ogni esternazione omofoba di ogni organizzazione omofoba perchè così si finisce per dare corpo e spessore alle ecolalie della  peggior specie, anche perchè i giornali che riportano queste esternazioni cavalcano l'onda dell'omofobia per vendere qualche copia in più, o incrementare il numero di visite sui loro siti, visto che nessuna legge impedisce a Comunione e Liberazione non già di esprimere le proprie opinioni (anche se ci vuol coraggio a chiamarle così) ma a contribuire, nell'esprimerle, allo stigma discriminatorio contro le persone omosessuali, che almeno questa merda (che viene dal Vatic-ano da dove, come da ogni altro buco del culo, escono solo escrementi e flatulenze) sia occasione per un esercizio di ragionamento, per vedere insomma l'ideologia che si cela dietro i vari commenti registrati con eccesso di zelo dalla giornalista di Repubblica la quale, bontà sua, chissà che opera di assemblaggio significante avrà fatto nell'organizzare le opinioni (sic!)  che ha registrato.

Come al solito mi piacerebbe avere la fonte perchè non mi fido di nessun(a) giornalista.

Certo se al posto dei matrimoni tra gay (con una odiosa, razzista e omofobica espressione che ormai pervade la nostra stampa come segno evidente di un cancro del pregiudizio che accomuna tutti, dal Giornale a manifesto al fatto quotidiano) si fosse detto matrimonio tra razze diverse quelli di Comunione e Liberazione sarebbero già stati sciolti (nell'acido?) grazie alla legge Mancino.

Questo alla faccia di chi dice che una legge contro l'omofobia non serve...

Dunque nel suo ameno articolo su repubblica dal titolo Unioni gay, barricate Cl
"Un male per l'umanità",
articolo alternato a due link uno al video Protesta sexy al Meeting: "Fate l'amore, non lo spread" e uno a un articolo su Grillini  "Non fomentare odio contro gli omosessuali" Giulia Foschi riporta le affermazioni dei  militanti Cl che accettano una sola versione del matrimonio quale unione tra uomo e donna, funzionale alla procreazione. 

E già qui c'è una prima ambiguità semantica: matrimonio gay, cioè tra persone dello stesso sesso o unioni gay (unioni civili, pacs, NON matrimonio)?

Per Cl entrambi visto che di riconoscere alle coppie dello stesso sesso la dignità  di famiglia proprio non ci pensano (come del resto non ci pensa il PD che nel suo documento parla di diritti dei singoli, insomma niente Pacs al limite dei risicati Dico).

Nell'articolo si spiega come per i giovani di cl  il matrimonio tra persone dello stesso sesso (Foschi parla di matrimoni gay) sia
“Un male per l’umanità”
“un rischio per l’avanzamento della specie”
“un’assurdità”
 “Se in futuro ci fossero metà famiglie tradizionali e metà gay, cosa succederebbe? Forse uno scisma, non si sa. Non si può andare contro natura”
“Una coppia etero dà dei figli allo Stato. Una coppia gay cosa dà? Vogliono dei diritti, ma in cambio cosa portano alla società?”

 “Abbiamo diversi amici gay - aggiunge una ragazza - ma nessuno di loro vorrebbe sposarsi, perché le unioni gay non durano.
Il matrimonio è una cosa diversa, si basa su ideali estranei a quelli di una coppia di omosessuali”.

“E’ vero - prosegue un altro della compagnia - non c’è una reale richiesta di questi diritti, io sento provenire queste voci solo da quelli che vanno al Gay Pride con le minigonne, i boa o travestiti da preti e suore”.

 “Il diritto al matrimonio gay è come il diritto a girare nudo. Si può benissimo ovviare”.

“Con le coppie gay la vita muore, non avremmo più bambini”.

“Dal matrimonio alla richiesta di adozione il passo è breve" 

“Qui dentro mai nessuno dirà di essere d’accordo con le unioni gay!”
Non solo no al matrimonio dunque ma nemmeno riconoscimento delle unioni gay, come avrebbe fatto, secondo alcuni militanti del movimento lgbtqi, Imma Battaglia e Guido Allegrezza in testa,  Pierferdinando Casini quando ha detto che
"Stabilire garanzie giuridiche per una coppia di conviventi anche dello stesso sesso è un fatto di civiltà ma i matrimoni tra gay sono una idea profondamente incivile, una violenza della natura e sulla natura". Non solo. Stesso giudizio anche per le adozioni gay".
A Casini infatti i ciellini mandano a dire che 

Casini che approva le unioni civili? Una provocazione”, “un cattolico senza Chiesa” (...)  “Deve aver fiutato i voti, e a me i giochi politici non interessano”, spiega un volontario.

Più passa il tempo e più noto, da parte dei miei amici e delle mie amiche etero, una sottile e strisciante resistenza all'estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso.
O sono perplesse nei confronti delle adozioni (come se le persone omosessuali fossero sterili e non potessero fare figli o averne fatti in precedenza da altri legami)...

o accusano noi (à la Bindi, con un modo di interloquire discriminatorio, noi, i normali, voi i diversi) di volerci incaponire sul matrimonio per gay (come fosse un altro Istituto e non lo stesso, esteso) invece di cercare altre vie, come le unioni di fatto ché anche quelle sono famiglia...

vuoi vedere che noi che siamo discriminati, esclusi dal matrimonio, siamo in realtà i veri discriminatori perchè richiedendo l'estensione del matrimonio pensiamo solo a noi e non ci preoccupiamo anche delle coppie di fatto - etero e gay - che, poverine, non hanno diritto alcuno...?

Una resistenza di chi pur non volendolo ammettere quel che CL dice platealmente in fondo la pensa allo stesso modo.

Intanto si confonde il motivo per cui si chiede l'estensione che, non mi stancherò mai di ribadirlo, non è solamente né tanto accedere a dei diritti e a dei doveri, ma perchè anche le coppie formate da due persone dello stesso sesso abbiano la stessa dignità di famiglia che non le viene invece riconosciuta. Riconoscimento, è vero, che manca a tutte le coppie di fatto, ma mentre le coppie di fatto etero (=di sesso differente) volendolo, possono sposarsi, le coppie omosessuali (=dello stesso sesso) NO.

E' facile discettare sulle forme alternative al matrimonio quando il divieto di sposarsi non ci colpisce direttamente, c'è un modo di dire, maschilista e vagamente omofobico, che però rende bene l'idea fare i froci col culo degli altri...


Non c'è incompatibilità tra le due richieste. Non c'è nemmeno conflitto. Chi dice che chi chiede l'estensione ignora i diritti delle coppie di fatto non è intellettualmente onesto (onesta)

Certo è che che chi pur potendolo fare non si vuole sposare perchè ideologicamente contrario al matrimonio non si capisce a che titolo chieda allo stato un riconoscimento del suo volontario status di coppia di fatto.

Fermo restando il diritto a sposarsi di chi non lo fa perchè impedit* dalla separazione da un matrimonio precedente che non è ancora possibile convertire in divorzio  o da motivi economici (perchè divorziare costa, o perchè sposarsi costa lo stesso) o per motivi contingenti (si teme in un nuovo fallimento e si tentenna a riaffrontare il matrimonio) che non sono ragioni contro il matrimonio, chi vede nel matrimonio una istituzione superata, o da combattere, si mette nella posizione ambigua di dire no al matrimonio ma di chiedere lo stesso garanzie legali.


Il matrimonio è l'unico istituto che riconosce socialmente che una coppia sia famiglia.
Con buona pace di chi non ne vuole usufruire e vuole accedere a una unione civile che darà solo alcuni dei diritti del matrimonio e ne riconoscerà lo status di famiglia solo parzialmente, altrimenti non si capisce in cosa si distingue dal matrimonio, e perchè non accedere (chi può) direttamente a quello  invece di chiedere un istituto sostitutivo.

L'unione civile, il riconoscimento delle coppie di fatto, richiesta e diritto sacrosanto, non si sostituisce al matrimonio né lo amplia né vi si affianca tant'è che i pacs possono farli anche persone che non sono legate da un vincolo sessuale ma affettivo e di solidarietà amicale.

Se davvero si è contrari al matrimonio e lo si vuole sostituire con un altro istittuo vanno visti allora i difetti del matrimonio e tolti quelli mantenendo però tutti i privilegi e lo status sociale che il matrimonio dà.

A meno che quello che si vuole mettere in discussione non è il matrimonio ma la famiglia che, come dice la nostra Costituzione, su di esso è fondata.

Ora mentre alcune caratteristiche della famiglia che si tentavano di eliminare (superare?) sono rimaste per ineluttabilità (la monogamia) perchè le esperienze  concrete alternative alla famiglia (coppia aperta, comune) sperimentate negli anni 60 e 70 del secolo scorso sono fallite dinanzi le questioni più pratiche, negli ultimi 40 anni la famiglia italiana si è sensibilmente modificata.
Divorzio, nuovo stato di famiglia, aborto, diritti delle donne, diritti dei figli la famiglia di oggi è ben diversa da quella della Repubblica italiana degli anni 50.

E a questo cambiamento hanno contribuito anche le persone omosessuali che (Mario Mieli docet) dopo aver avversato la famiglia (non il matrimonio ma la famiglia) come istituto eterosessista e patriarcale (e negli anni settanta lo era ancora) l'hanno fatta propria aprendola, modificandola, estendendola, di fatto, all'omogenitorialità.

Per cui oggi è più ancorato al passato, a forme vecchie del pensiero, chi non crede nel matrimonio ma vuole altre forme giuridiche di riconoscimento della famiglia (quali? con quali caratteristiche? Con quali differenze rispetto l'attuale matrimonio?) rispetto chi ne richiede l'estensione anche alle persone dello stesso sesso.
Il matrimonio gay è l'ultimo (?) tassello di tutta una serie di correzioni giuridiche ed etiche che hanno visto il matrimonio di appena 40 anni fa   subire sostanziali modifiche.

Con buona pace di questi ragazzini di cl (scusate il paternalismo patriarcale) che ripetono male le sciocchezze che hanno sentito dire dagli adulti che frequentano.

La vera rivoluzione oggi, nel 2012, in Italia, non sta nel cercare altrove nuove forme di riconoscimento legale della coppia omosessuale come famiglia ma nel richiedere l'unica ineluttabile possibilità l'estensione dello stesso matrimonio.

Ogni altra richiesta non ha nulla a che vedere col matrimonio e chi la fa (anche Imma Battaglia e Guido Allegrezza) ci sta chiedendo di acconterarci.

martedì 17 luglio 2012

Il matrimonio, l'orientamento sessuale e la parola omosessuale.

Questo non è un post.
Sono note sparse.

Ragionamenti vari introno a un unico nucleo.

Alla stregua di Wittgenstein (nello stile naturalmente non nell'altezza, o profondità dei pensieri).


1) L'orientamento sessuale.
Essere gay, lesbiche o bisex oppure etero non accomuna in nessun modo. Ognuno è fatto a modo suo e non troverai mai due gay che sono uguali perchè gay così come non troverai due etero uguali perchè etero. Altrimenti Hitler e Ghandi sono uguali...

Quello che accomuna gli etero e i gay è casomai il maschilismo, la comune posizione contro la donna, ma questo è già un altro discorso.

Quello che accomuna le persone omosessuali e trans è invece la comune discriminazione a causa dell'orientamento sessuale e/o identità di genere.
Se non venissimo notat* in quanto lesbiche, in quanto gay o bisex ovvero in quanto persone trans vivremmo in quell'indifferenza cui inneggia giustamente lo spot dell'Ilga portoghese.

2) Qualunque rivendicazione, qualunque parità di diritti non la chiediamo in quanto persone omosessuali o trans se non nella misura in cui la società ci rende diversi per il nsotro orientamento sessuale o la nostra identità di genere.
Non esistono persone etero o persone omosessuali o trans. Esistono solo persone. Se ci presentiamo in quanto gay lesbiche bisex o trans è solo perchè la società ancora mal tollera (per usare un eufemismo) la nostra visibilità.

Cosa ci sentiamo dire dagli amici e dalle amiche etero? Che ostentiamo, che parliamo solo di quello. Senza rendersi conto che anche loro ostentano ma essendo il loro un ostentare maggioritario non viene percepito come tale,  solo il nostro, minoritario, viene percepito come diverso e dunque ostentato. 
Solo quando la visibilità non sarà più percepita come ostentazione arriveremo a quell'indifferenza di cui sopra. 

3) Dunque i diritti che chiediamo non sono diritti speciali in quanto persone omosessuali. Sono diritti mancanti in quanto persone discriminate per l'orientamento sessuale. Non si tratta di un deficit nostro, o di una nostra peculiarità che la legge non ha riconosciuto e che deve finalmente riconoscere.
Si tratta, al contrario, di riconoscere la totale uguaglianza  tra tutti gli orientamenti sessuali e le identità di genere e, visto che invece le si discrimina, riconoscere che bisogna rimuovere la discriminazione.

La tutela è una tutela dalla discriminazione non una tutela della condizione di omosessuali in quanto diversi.

4) Dello stesso sesso.
La parola omosessuale significa dello stesso sesso. Questo dovrebbe essere l'unico uso consentito della parola. Non dovrebbe indicare l'orientamento sessuale che è un concetto dai confini non proprio netti (Kinsey docet) ma mobile e variabile nel tempo.
Io non sono omosessuale (cioè gay o lesbica tacendo delle persone bisex... ) ma ho un orientamento omosessuale bisessuale o eterosessuale (cioè sono attratto fisicamente spiritualmente e affettivamente da persone dello stesso sesso, di entrambi i sessi, dell'altro sesso).
Nessuno dovrebbe essere definito dal proprio orientamento sessuale. Non dovrebbe proprio fare la differenza.
Lo fa solo per i suddetti motivi di discriminazione.

Eppure anche molt* militant* lgbt continuano a usare l'aggettivo omosessuale non nel suo significato letterale ma come sinonimi di gay e lesbica (e via le persone bisessuali una volta per tutte!).

Così invece di parlare di coppie dello stesso sesso (coppie omosessuali quello significa) si parla di coppie gay  coppie lesbiche con un sottile ma significativo slittamento semantico.

Anche Dario Accolla in un condivisibilissimo post che commenta la presa di posizione del pd nei confronti del matrimonio (l'unico) che si vuole aprire ANCHE alle coppie dello stesso sesso dice
Eppure l’italiano è una lingua bellissima… basterebbe dire: “faremo in modo che tutte le famiglie, anche quelle formate da gay e lesbiche, siano riconosciute allo stesso modo davanti alla legge”.
Si tratta di un errore logico prima ancora che politico.

Le famiglie sono formate da coppie dello stesso sesso non da gay e lesbiche. Se vogliamo davvero che la discriminazione basata sull'orientamento sessuale finisca non possiamo continuare a usare queste categorie per fare la differenza.

Perchè se esistono le famiglie etero quelle gay e quelle lesbiche (per tacere di quelle bisessuali) l'orientamento sessuale continua a fare la differenza.

Se invece esistono famiglie (coppie) di persone  dello stesso sesso o dei due sessi l'unica differenza che conta è quella tra uomini e donne.

5) I ragionamenti impliciti sono la tana del maschilismo patriarcale e discriminante.

Già mi immagino molt* di voi suggerirmi questo percorso deduttivo:
se due persone dello stesso sesso vogliono sposarsi questo ci dà un indizio sicuro sul loro orientamento che è omosessuale.

Un modo di pensare angusto. E non solo perchè ci sono anche le persone bisessuali che restano fuori dall'equazione ma perchè così si continua a discriminare in base al (presunto) orientamento sessuale.

Non ci sono cioè persone, uomini e donne ma etero gay lesbiche etero e bisex...

Le persone bisex le escludiamo dall'equazione e rimaniamo con due opzioni rigide inconciliabili e, soprattutto, impermeabili. O sei omosessuale o sei eterosessuale tertium non datur.
Questo contro il buon senso della storia di ognun* di noi che, per fortuna, è ben più complessa e meno normalizzante (e normalizzata) di così.

Ci sono donne che si sono sposate con un uomo hanno fatto figl* con quest'uomo e poi si sono innamorate di una donna, con la quale magari hanno fatto altr* figl* o magari no.
Chi non discrimina non vede in questo percorso alcuna contraddizione, alcuna evoluzione ma il percorso variegato e consapevole di diverse opzioni percorse con pari dignità e pari consapevolezza.
Siamo uomini e donne e possiamo amare uomini o donne.

Chi discrimina vi vede degli\elle omosessuali repressi\e che si scoprono tardivamente gay  o lesbiche e che devono rinnegare una parte significativa della propria vita (quella etero) e rinascere solo dopo aver abbracciato la vera vita che è quella omosessuale.
Guai poi a tornare indietro e a mettere su famiglia di nuovo con una persona dell'altro sesso.

Mi chiedo quale di questi due modi di vedere le cose sia più discriminante.

L'ideologia che guida questo modo di vedere omosessualizzante è, senza rendersene conto, costruito sui valori (sic!) del patriarcato.

L'essere maschio vuol dire desiderare le femmine.
Essere femmine vuol dire desiderare i maschi.
Nessuna deroga è consentita.
Chi lo fa manca di rispetto ai maschi, e diventa frocio o lesbica che poco hanno a che fare con le persone di quell'orientamento sessuale e molto invece con un comportamento sessuale invertito.
Ci si comporta da femmine pur essendo uomini e da maschi per essendo donne offendendo così i due sessi il cui scopo è uno solo e incontrovertibile.


Quello che il movimento è riuscito ottenere è riconoscere tramite la via terzosessista dignità sessuale all'omosessualità.
Ci sono uomini che scopano con uomini e donne che scopano con donne. 
Le donne che scopano con donne sono maschie o femmine e gli uomini che scopano con uomini sono maschie o femmine.
Così i ruoli sessisti di maschio e femmina non solo non vengono minimamente messi in discussione ma sono addirittura confermati. D'altronde anche i gay  e le lesbiche, in quanto uomini e donne sono maschilist*.


In questo sistema la dualità maschio femmina deve essere preservata ed ecco che le prime persone a discriminare la bisessualità sono proprio gli uomini gay (più delle donne lesbiche)** , che vi vedono un comportamento vile, ambiguo, di chi non è disposto ad ammettere la propria frocezza e si nascondono dietro le gonne, non ne riconoscono la legittimità. Questo in barba a Kinsey e a tutti gli studi successivi che dimostrano che i gay (le lesbiche) puri (pure) e le etero (gli etero) pure (puri) siano una minoranza...


Tutto per preservare i concetti di maschio e femmina (che non è un concetto a sé ma il negativo del maschile, femminile=non maschile) (de)scritti una volta per sempre e immodificabili.






** uso appositamente gay e lesbica come aggettivo e non come sostantivo perchè per quanto io ami il fatto di avere un orientamento sessale gay e ogni volta che vedo un ragazzo che mi piace mi commuovo di questo mio sentimento ancora come fosse la prima volta, prima ancora che gay mi sento un uomo.






giovedì 31 maggio 2012

Le inziative culturali durante la settimana del pride. il programma del pride park (1). La memoria storica nominata a sproposito.



Finalmente è disponibile il programma ufficiale del pride park, che quest'anno si tiene a villa Gordiani molto meno centrale della centralissima piazza Vittorio, ma tant'è.

Tra le iniziative dei tre giorni di attività tutti davvero interessanti ce n'è uno che ha colpito la mia attenzione.


domenica 17 giugno
17.00 – 18.00 L’orgoglio della Memoria – coordina Gian Piero Milani

In attesa che la legge 211/2000 istitutiva della Giornata della Memoria includa il ricordo dello sterminio sistematico di Gay, Lesbiche e Transessuali nei lager nazisti, ragioniamo insieme agli esponenti delle diverse comunità come la memoria costituisce parte della nostra coscienza ed esperienza comune.


L'iniziativa è più che lodevole. In effetti nel testo della legge citata si legge
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico) (fonte camera.it)
e basta.
Però è anche vero che molti operatori culturali che a vario titolo si occupano di commemorare la giornata istituita ricordano tutte le vittime dei campi di concentramento e non solo quelle della Shoah. Ciò naturalmente non toglie che la legge vada modificata e fra le vittime vadano inseriti tutte le vittime della persecuzione nazifascista.

Quel che mi imbarazza però è la retorica tutta lgbt con cui si approccia l'argomento.

Intanto trovo discriminatorio che si specifichi che si attende che la legge 211/2000 istitutiva della Giornata della Memoria includa il ricordo dello sterminio sistematico di Gay, Lesbiche e Transessuali nei lager nazisti, continuando a non citare tutte le altre categorie di internati e internate nei campi di concentramento e cioè:

Prigionieri politici Criminali  Immigranti (forzati stranieri) Testimoni
di Geova
Omosessuali Asociali Rom e Sinti
(fonte Wikipedia)

Così come reputo egocentrico da parte degli ebrei ricordare solo il loro sterminio stessa reazione mi fa leggere questa richiesta di settore che non è davvero inclusiva di tutte le realtà internate.

Ancora più grave però trovo la dicitura il ricordo dello sterminio sistematico di Gay, Lesbiche e Transessuali nei lager nazisti.

La dicitura infatti è storicamente imprecisa e cozza con la giusta rivendicazione di orgoglio della Memoria come riportato nel titolo nell'evento.

Se infatti i gay sono entrati nei campi di concentramento in quanto tali
l'Articolo 175 che condannava l'omosessualità maschile non prendeva in considerazione quella femminile. Il lesbismo non era considerato dalle autorità una minaccia o un "sabotaggio socio-sessuale" dei fondamenti del Terzo Reich, perciò, a patto che non dessero pubblico scandalo le lesbiche non furono formalmente perseguitate.
Questo naturalmente non significa che lesbiche non furono internate nei campi di concentramento ma non avevando un segno distintivo loro bensì rientravano nel triangolo nero annoverate tra

malati mentali o senzatetto, alcolisti, gli “sfaccendati” abituali, le prostitute, gli anarchici e le lesbiche. Solitamente il triangolo nero veniva assegnato anche a Rom e Sinti. in alcuni campi, però, veniva dato loro un triangolo marrone.
è più difficile trovarne una presenza certa nei campi di sterminio e quindi, per esempio, contarne il numero.
Lungi da me minimizzare sulla persecuzione delle donne omosessuali, riporto qui un problema storico non indifferente.
Visto che si parla di memoria storica bisogna restituire la giusta prospettiva storica della memoria e non ridurla alla retorica di formule e frasi di una militanza contemporanea che sfiora il ridicolo.

Se infatti la memoria storica delle lesbiche perseguitate dal nazismo va fatta emergere nella prospettiva di cancellazione storica delle donne dalla storia del genere umano e donnano nel caso delle persone trans si arriva al ridicolo. Infatti
Il termine "transessuale" è stato coniato nel 1949 dal dottor David Cauldwell (1897-1959), ma è diventato di uso comune dopo la pubblicazione del libro The transsexual phenomenon (Il fenomeno transessuale) del dott. Harry Benjamin, edito nel 1966 (fonte Wikipedia)

Anche se sulla rete si trovano dei riferimenti alle persone trans nei documenti nazisti si tratta in realtà di una forzatura storica in quanto in quei documenti ci si riferisce al classico equivoco tra identità di genere e orientamento sessuale sia nel caso di travestiti gay sia nel caso in cui si cercava una normalizzazione dell'omosessualità in chiave travestitica.

Ma l'idea di una identità di genere diversa da quella del sesso biologico di nascita sganciata all'orientamento sessuale non è riportata (almeno non nei documenti che ho potuto vedere sulla rete). d'altronde come potrebbe se il connetto stesso nasce nel 1949 e prima di allora transessualismo si sovrappone alla vecchia idea del gay effeminato e della lesbica mascolina? Una memoria storica seria questi distinguo dovrebbe farli insistentemente e con chiarezza di intenti. 

Invece più che la memoria storica si declina qui la retorica di movimento (sacrosanta per carità ma dal mio punto di vista troppo particulare e lobbistica) alle spese della memoria storica, quella vera, che è più complessa di quanto riportato nelle poche righe di presentazione di questo incontro al quale non mancherò per vedere quanto di questi distinguo saranno presenti sacrificati nel riassunto di presentazione in nome di una discutibile sintesi.

Stay tuned!

domenica 18 marzo 2012

Se questro è il PD che si sciolga e scompaia dalla faccia della terra. Su un articolo contro il matrimonio gay (sic!) firmato dalla ex democrista Silvia Costa e Patrizia Toia

A parte le considerazioni giuridiche inesistenti  
non spetta alla Commissione europea – come si chiedeva nella relazione – «di elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali a livello europeo», pur se tra «paesi in cui già vige una legislazione in materia». Il diritto civile in materia di famiglia rientra infatti nella competenza dei singoli stati membri in base al principio di sussidiarietà 
nell'assunto centrale del pessimo articolo a firma Silvia Costa e Patrizia Toia apparso su Europa ci si chiede:

il principio di non discriminazione per orientamento sessuale, assolutamente condivisibile sul piano umano, etico, politico e giuridico, può essere invocato per rendere indifferente lo status del matrimonio rispetto alla sua natura e cultura di compresenza di un uomo e di una donna, fondata sulla reciprocità della differenza sessuale e orientata (non certamente vincolata) alla procreazione, senza provocare una mutazione antropologica e un indebolimento della costruzione dell’identità sessuale di bambini e bambine?

La mutazione antropologica è già in atto. E, se Silvia Costa e Patrizia Toia capissero qualcosa di giurisprudenza, dovrebbero sapere che nessuna legge può imporre una mutazione antropologica nel comportamento dei cittadini può solo registrare e amministrare dirimere un comportamento antropologico nuovo già in atto.

Fu così per la legge sul divorzio del 1972 che cercò di tutelare le coppie separate di fatto (e soprattutto le donne dato il pessimo stato di famiglia del 1942 del tutto sbilanciato a favore del coniuge) e la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza del 1978 che cercò di tutelare la salute delle donne che abortivano per mano di mammane e medici poco scrupolosi morendo di infezioni o emorragie.

Queste due leggi non introdussero il divorzio e l'aborto nel nostro paese ma regolamentarono delle pratiche e dei comportamenti che già esistevano e che agli occhi del legislatore erano inesistenti.

Anche nel caso dell'allargamento del matrimoni alle coppie dello stesso sesso (non dunque matrimonio gay, come titolano proditoriamente le due europarlamentari  del PD), si tratta di riconoscere legalmente un fenomeno che riguarda diverse centinaia di miglia a di coppie che costituiscono già famiglia anche con prole.

Quello che sfugge alle due europarlamentari anche a voler mantenere la loro definizione stretta di matrimonio orientato (non certamente vincolata) alla procreazione è che molte delle coppie omosessuali fanno figli, hanno fatto figli o vogliono farne.

E invece di aiutarle a fare figli si dice loro di no in base a un principio religioso e non laico, dogmatico e non democratico che impedisce in Italia anche alle coppie etero sposate di accedere alla fecondazione assistita eterologa.
Uno stato nazista che sceglie per i privati cittadini su una questione personale e privata come la procreazione.
Non si nega l'assistenza pubblica ma la possibilità che questa pratica si possa fare nel territorio della Repubblica costringendo i cittadini e le cittadine italiane ad andare all'estero.

Per cui se i due coniugi non possono fare figli tra di loro sono una famiglia di serie b.

Peggio ancora se la famiglia in questione è formata da due donne o due uomini, anche quando ormai la casistica di figli cresciuti dalle famiglie omogenitoriali (che all'estero ci sono ormai da un ventennio)  hanno dimostrato che l'incidenza dell'orientamento sessuale dei figli è la stessa delle coppie etero (se fosse vero il contrario non si capirebbe come mai tanti gay e tante lesbiche vengono da famiglie etero...).

Silvia Costa ha 63 anni,  Patrizia Toia 62, evidentemente sono due persone mentalmente anziane, ostaggi dei loro stessi pregiudizi che spacciano per valori morali, politici, mentre sono solo idee dettate dall'odio, dall'intolleranza e dall'ignoranza che vanno censurate e fermate perchè discriminano delle persone e la Costituzione non lo permette.

Che queste due donne moralmente vecchie, veri e propri dinosauri della politica, si facciano da parte e lascino il campo a chi ha idee più consone al mutato quadro socio antropologico italiano, e non solo, che le due europarlamentari non sono in grado di comprendere.


Perchè non si capisce quale danno l'allargamento del matrimoni alle famiglie omogenitoriali possa fare a quelle etero. Se non infierire un colpo mortale alla profonda, atavica omofobia dei cattolici, che sono dei malati di mente che mangiano il corpo del figlio del proprio dio per salvare le stessi...
Cosa ci si può aspettare da una religione così sinistra?

Se è evidente il vizio ideologico e non democratico delle domande che si pongono le due europarlamentari è chiaro, per quanto mi riguarda, che il PD è il nostro nemico.
Un partito di fascisti, di nazisti, di omofobi, di maschilisti e reazionari che deve sparire dalla faccia della Terra.
Vera feccia della politica,  peggio di Forza Nuova e di tutti i partiti dell'estrema destra extraparlamentare che, almeno, hanno il coraggio delle proprie opinioni (di merda) a differenza del PD che cerca di costruirsi una facciata democratica ma che rappresenta solo il peggio che il paese abbia da dare.

Peggio Di Berlusconi. Peggio di Giovanardi. O, meglio, omologhi, uguali.

Un partito che impedisce all'opposizione di costituirsi come alternativa valida al centro destra, proprio come lo Stato Vaticano impedì all'Italia di costituirsi in nazione fino al 1861.

E, come per il Vaticano, l'unico modo di uscire fuori dalla situazione è invadere (politicamente) il PD fare una bella breccia di Porta Pia farne fuoriuscire chi al suo interno si riconosce ancora nei valori del pluralismo e relegare questi omofobi di merda nell'alveo della destra peggiore d'Europa, feccia dell'Italia e dell'umanità.
PD come Pavidi Democristi, come Porco Dio, come il male assoluto. Cancro vero della democrazia italiana.

Da oggi il PD è il mio nemico numero uno.

Chi si azzarda ancora a parlarmene o a bestemmiare dicendo che il PD è di sinistra sappia che alzerò le mani contro di lui o contro di lei.

Essendo stato fatto giustamente notare che questa frase inneggia alla violenza (anche se privata nei confronti dei miei amici) la cancello (ma ne lascio la traccia per trasparenza) prendendone le distanze  e rinnegandone ogni significato concreto di violenza.

 
Perchè il PD avvelena tutti.
Dobbiamo delegittimarlo politicamente, farlo sparire dall'agone politico prima che sia troppo tardi.


martedì 7 febbraio 2012

Giampaolo Dossena, del maschilsimo omofobico (ma il libro è del 1994) e dei poeti gay del 1500

Mentre preparo delle lezioni di letteratura italiana del 1500 per una classe nella quale insegno (neve permettendo...) sto rileggendo Storia confidenziale della letteratura italiana IV volume di Giampaolo Dossena, (Rizzoli, 1994) si quello dei wutki su Linus, scomparso nel 2009, dove a un certo punto (pp. 22-23) elenca una serie di poetesse (nessuna stagione della letteratura - dice Dossena - italiana ha tante poetesse come questa). E poi leggo un commento che mi ferisce (il neretto è mio):

La napoletana Laura Terracina (1519?-dopo il 1577) scrive al maschile, come fosse un uomo. Quanto a inversione di sessi, il perugino Francesco Beccuti detto il Coppetta (1509-1553) scrive versi d'amore per un tal Francesco Bigazzini. Eran perugini anche Marino Céccoli e Cecco Nùccoli (1369 4—). Michelangelo Buonarroti (---> 1521) scrive versi per Vittoria Colonna e per Tommaso Cavalieri. Il parmigiano Iacopo Marmitta (1504-1561) spira nelle braccia di Filippo Neri (1515-1595). Il napoletano Bernardino Rota (1508-1575) scrive un intero canzoniere in morte della moglie. Il modenese Francesco Maria Molza (1489-1544) e il fiorentino Agnolo Firenzuola (1493-1543) sono sifilitici. Luigi Tansillo riesce a farsi mettere all'Indice già nel —> 1559; ne riparleremo alla data del — 1583, in connessione a Giordano Bruno. Due nobili napoletani, Angelo Di Costanzo (1507-1591) e Galeazzo Di Tarsia (1520-1553) hanno noie con il governo spagnolo; sono esiliati, il primo nel suo feudo di Cantalupo (al giorno d'oggi Cantalupo nel Sannio in provincia di Isernia), il secondo nel suo feudo di Belmonte (al giorno d'oggi Belmonte Calabro in provincia di Cosenza). Il secondo è veramente cattivo e muore assassinato.
Insomma mentre scopro un fiore di poeti che amano altri uomini e un fiore di poetesse al di là delle  note Vittoria Colonna e e Gaspara Stampa (in calce al post l'elenco delle altre poetesse che Dossena fa) leggo una cattiveria con cui Dossena bolla questi poeti gai sotto il segno dell'inversione sessuale secondo le teorie terzosessiste ottocentesche di Karl-Maria Benkert.

Andrò dunque alla scoperta di questi ...Lauri e Beatrici  no, non per parlarne ai miei studenti, che mi crucefigerebero ma per parlarne a voi mie lurker... (sempre che esistiate davvero).







Massimo interesse suscitano i particolari biografici delle poetesse
Vittoria Colonna è una gran dama e a lei dedichiamo una voce apposta, sotto la data del --> 1525. È una vera signora anche Veronica Gàmbara (1485-1550) benché nasca a Pratalboino (al giorno d'oggi Pralboino in provincia di Brescia; e scrive sulla bellezza di Brescia); poi sale un po' nella nostra considerazione perché va a Correggio (tavola XII). La padovana Gaspara Stampa (1523-1554) è di famiglia nobile ma fa la cantante e forse la cortigiana. L 'Al-tra padovana Isabella Andreini (1562-1604) è un'attrice. La romana Tullia d'Aragona è cortigiana ma viene dispensata dal portare il contrassegno del velo giallo per meriti poetici. La veneziana Veronica Franco (1546-1591) è cortigiana senza dispense e sulla sua professionalità alla grande sappiamo tante tante cose; verso il 1580 abbandona la professione e si dà a penitenze e beneficenze. La lucchese Chiara Matraini (1514-1597?) ha un giovane amante morto assassinato. Più ricca di assassini' è la vita di Isabella di Morra; le dedichiamo una voce apposta, sotto la data del
1546.


venerdì 27 gennaio 2012

Se la memoria è sciatta. Sulla mostra Omocausto dell' XI Municipio di Roma

AGGIORNAMENTO (da leggere dopo aver letto il resto del post)

Grazie alla segnalazione di Michele, autore del blog Michele Darling, trovo sul sito del Gay Center le immagini della inaugurazione dell'esposizione.
Come si può vedere bene dalle foto, il 26, il giorno prima delle foto da me fatte e pubblicate, tutti i pannelli erano incollati alle pareti (si sono staccati dunque meno di 24 ore dopo),  come dire che tutti i pannelli erano al loro posto durante la presentazione, cosa della quale non ho mai dubitato.

Dalle stesse foto, soprattutto dalla seconda, si evince, anche, che il numero totale di pannelli è nove (sui quindici originali) e che dunque già dalla sua presentazione l'esposizione era incompleta mancando un terzo circa (sei su quindici) dei pannelli originali e che nessuno sembra essersene accorto (come si può evincere notando la numerazione progressiva mancante di alcuni numeri...) o abbia cercato di rimediare.
La sciatteria sta dunque nell'aver presnetato una esposizione incompleta spacciandola per completa, non tanto nelle condizioni pietose in cui già versava nemmeno 24 ore dopo (l'inaugurazione c'è stata alle 15 del 26, io sono andato a vedere l'esposizione verso le 11 del giorno dopo...)  che sono da imputare agli esecutori materiali dell'allestimento e alla manutenzione della medesima che spetta al Municipio.




 IL POST ORIGINALE COMINCIA QUI

Capita che, non avendo soldi da spendere, decido di spendere del tempo e invece di scrivere recensioni di spettacoli che ho visto vado a vedere una mostra sull'Omocausto, cioè sulle persecuzioni naziste (ma non solo) contro le persone omosessuali e NON anche delle persone transessuali checché ne scrivano Marinella Zetti o Monica Romano che usano la parola anacronisticamente visto che
Il termine transessualismo fu coniato nel 1949 da D.O.Caudwell in un articolo medico, ma fu Henry Bengiamin a renderlo popolare nel 1953, davanti all’accademia di New York, delineandone per la prima volta in maniera chiara gli aspetti clinici e le caratteristiche fondamentali.
(fonte: sito libellula2001).
L'esposizione è organizzata dall'XI Municipio di Roma Assessorato alle Politiche Culturali e della Memoria, nell’ambito delle celebrazioni per il Giorno della Memoria 2012 ed è a cura di Gay Center, Arcigay Roma, ArciLesbica Roma
con il patrocinio della Provincia di Roma, dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane e con l’adesione della Comunità Ebraica di Roma, come si legge nel comunicato stampa pubblicato sul sito del Municipio, che riporta anche la seguente locandina.


Il Municipio dista 1 km e mezzo da casa mia, e visto che c'è sciopero dei mezzi pubblici, metto le gambe in spalla, corroborato da una splendida mattina e in 20 minuti arrivo lì.
Entro nell'ufficio per il pubblico, vado diretto al banco informazioni e chiedo: scusidov'èlamostraomocausto? così, tutto di un fiato, ancora eccitato dalla camminata, dalla bella mattina, dal fatto che sto facendo un po' di moto e, last but non least perchè sto per vedere una mostra che mi interessa molto.
E quello del banco info mi fa: stallà, anche lui tutto in una parola  (non credo per i miei stessi motivi...) e mentre cerco con gli occhi una porta di ingresso che mi conduca nella sala dove mi sono immaginato sia stata allestita la mostra e annaspo perchè non vedo niente, il tipo continua un po de pannelli so' caduti pe' via del calore ma sotuttillà.
Solo allora mi accordo di alcuni pannelli molti appesi alle pareti mentre alcuni dei quali  poggiati a terra.

Mi avvicino un po' confuso chiedendomi come mai non me ne sono accorto entrando nella sala. Sarà che mi ero immaginato dei pannelli di due metri per uno e trenta, di colore rosa (chissà perchè, cioè lo so il perchè) che si slanciavano poggiando su delle basi che li innalzavano ancora di più, in una sala dedicata, e devo riarrangiare la mia immagine mentale per farla combaciare con questi pannelli 70 per 100 che si confondono un po'  col bianco sporco delle pareti del Municipio ma che sono incollati sul muro di sinistra dell'ingresso al pubblico, beh  tranne quelli caduti che sono appoggiati a terra,  in un punto di passaggio dove li si deve vedere per forza.

Invece l'effetto è desolante.
E' sciatto e triste vedere  i pannelli posti per terra, addirittura il cestino della carta davanti uno di loro...
E proprio in quel momento,  mentre noto il cestino, mi rendo conto che i pannelli sono numerati il numero più alto presente essendo il 14, ma ne mancano diversi, sei per la precisione,  il 2, il 5, il 7, l'11, il 12 e il 13...
Ma com'è possibile?! L'esposizione è stata inaugurata ieri alla presenza di
Andrea Catarci, Presidente Municipio Roma XI, di Carla Di Veroli, Ass.ra Politiche Culturali e Memoria Municipio Roma XI, Fabrizio Marrazzo, Portavoce Gay Center, Roberto Stocco, Presidente Arcigay Roma, Livia Ottolenghi, Ass.ra Politiche Culturali e Memoria Comunità Ebraica di Roma e Paola Concia, Deputata (come riporta il comunicato stampa).
Nessuno si è accorto dei pannelli mancanti?


Poi tutto mi diventa più chiaro quando leggo la data sul pannello di intestazione: 2007. I pannelli sono vecchi, come l'esposizione, e , nel corso di 5 anni di ulteriori allestimenti, alcuni pannelli sono andati persi.
Mi guardo intorno.
Magari sono appoggiati altrove. Ma dei cartelli mancanti nemmeno l'ombra.

Il tipo dal banco delle informazioni intanto prende bonariamente  in giro un gruppo di cittadini stranieri dello Shri-Lanka perchè non parlano bene l'italiano, come se lui col suo dialetto romano invece... e improvvisamente capisco che, mutatis mutandis, il vero olocausto si sta compiendo qui, ora, adesso, ai danni di questi cittadini stranieri trattati come cittadini di serie c (io almeno, seppure frocio e dunque cittadino di serie b, sono almeno cittadino comunitario) nella piena indifferenza degli astanti e del luogo.
Nessuno sembra notare i pannelli o me, che faccio riprese video e scatto foto col mio cellulare. Un ufficio del municipio, sede di una istituzione che è la più prossima, per competenze di territorio ai suoi cittadini residenti (quindi anche gli stranieri) è completamente indifferente ai disagi dei suoi utenti, figuriamoci di una mostra male allestita.
Quale migliore testimonianza dell'indifferenza di noi cittadini comunitari alla violenza nazifascista di quella cui assisto adesso, quella dei (pochi) cittadini italiani presenti nell'ufficio, troppo intenti a risolvere le urgenze che li conducono qui, per poter notare il sopruso fatto ai cittadini stranieri messi in difficoltà dal burocratese con cui sono scritti i nostri moduli di certificazione che neppure un laureato sarebbe in grado di capire all'impronta?
Dinanzi questa umiliazione come posso lamentarmi per dei miseri pannelli mancanti?
All'improvviso mi manca l'aria  e decido di uscire senza nemmeno leggere i cartelli superstiti. Tanto, penso, li troverò su internet, come infatti accadrà.
Sul sito memorialgbt.it alla voce omocausto scopro che
L'esposizione, realizzata dai volontari del Circolo Arcigay "Nuovi Passi" nel 2005 è stata aggiornata e riproposta nel 2006 in un nuovo formato in 5 città italiane ed in lingua slovena nella Città di Ljubljana.
Allo stesso indirizzo, si possono vedere tutti e quindici i pannelli (al Municipio ce ne sono solamente otto).


Posso così vedere anche i pannelli mancanti tre dei quali, strana combinazione!, sono proprio quelli dedicati alle persecuzioni fasciste contro le persone omosessuali (pannelli 11,12 e 13) stranamente assenti in Municipio.
Spariti!
Voilà.
Come al solito il cattivo era Hitler, mica Mussolini!


  


Guardando ai loghi presenti nella locandina dell'esposizione mi chiedo del motivo della presenza di alcuni di loro.
Capisco quelli istituzionali e non che la patrocinano  ma se i pannelli dell'esposizione sono stati fatti nel 2005 dal Circolo friulano Arcigay "Nuovi Passi" mi chiedo a che titolo le altre sigle siano presenti nella locandina dell'iniziativa se non hanno nemmeno contribuito a ripristinare i pannelli che sono andati persi nel tempo, facendoli ristampare (sono scaricabili in dimensione originale dal sito memorialgbt.it dove li ho visti io). Si trattava solo di dedicare un po' di tempo e spendere qualche centinaio di euro... per evitare che la mostra, inaugurata ieri, si presentasse al suo primo giorno di apertura al pubblico già così sciatta.
E, mi dispiace già il solo pensarlo, mentre il loro contributo all'esposizione è nullo il contributo dell'esposizione alla loro visibilità è cospicuo. Possono così fregiarsi di una iniziativa lodevole e importante (anche dal punto di vista dei contenuti informativi non solo come gesto politico) che costituisce per loro un fiore all'occhiello, anche se in realtà si sono appropriati simbolicamente di una esposizione alla quale non hanno contributo in modo alcuno (naturalmente se mi mancano delle informazioni e se un contributo che io ignoro c'è stato, sono pronto a rettificare questa affermazione).
Per quanto ne so hanno solamente ottenuto un'occasione di visibilità sfruttando il lavoro altrui fatto (Circolo Arcigay  "Nuovi Passi").

Evidentemente anche per loro il lavoro rende liberi, peccato che si tratti del lavoro degli altri...

sabato 21 gennaio 2012

Lettera aperta ai Magistrati Adriano Leo, Elena Quadri, Ugo De Carlo del T.A.R. Lombardia firmatari della sentenza Tar Lombardia, sez. IV, 17 gennaio 2012, n. 181 che conferma la sospensione amministrativa dalle attività di Ateneo dello studente bocconiano Matteo Volante per una grave forma di intolleranza verso le persone omosessuali.

Signore Magistrate, Signori Magistrati

innanzitutto mi complimento per la sensibilità dimostrata nel respingere il ricorso di Matteo Volante, contro la sanzione disciplinare  che lo ha visto sospeso dalle attività di Ateneo per un anno, con relativa perdita della sessione di esami e curriculum macchiato con sanzione che inciderà sul voto di laurea, per aver prima strappato un poster dell'associazione BEST di studenti omosessuali dell'Ateneo e poi per aver scritto su un altro manifesto della stessa l’hiv è la vostra punizione e i froci si curano a Zyklon b. 

Sono rimasto commosso dalle parole della sentenza quando dite:
Il comportamento tenuto dal frequentatore del Master in occasione dei due episodi citati è grave soprattutto in relazione al secondo episodio che costituisce una grave forma di intolleranza verso persone con preferenze sessuali non approvate dal ricorrente tanto da auspicare nei loro confronti un comportamento analogo a quello che i nazisti riservarono agli ebrei nei campi di sterminio. Né tanto meno può anche solo in parte giustificarsi una condotta siffatta sotto il profilo di un diritto alla critica espresso in forme improprie come in qualche sembrerebbe apparire dalle giustificazioni addotte dal Volante quando parla di “ un’istintiva reazione ad altrui atteggiamenti che ha sentito come ingiustificatamente aggressivi rispetto a modi di essere che sono anche i propri”. Una cosa è il diritto di critica verso un’impostazione culturale che promuove una concezione di assoluta equivalenza di ogni orientamento sessuale, altra cosa è quella di insultare gratuitamente persone di cui non si condividono le scelte di vita, ma che non per questo non meritano l’assoluto rispetto della loro dignità di esseri umani.
Fatti i complimenti dovuti,

vi scrivo per farvi presente che quanto il Volante ha scritto i  froci si curano a Zyklon b. purtroppo non auspica, come voi credete, un comportamento analogo a quello che i nazisti riservarono agli ebrei, ma si riferisce al comportamento che i nazisti hanno avuto nei campi di concentramento anche nei confronti degli omosessuali. 
 Nei campi di concentramento nazisti infatti non furono internati solamente gli ebrei ma, con loro, anche gli omosessuali oltre che agli zingari, i testimoni di Geova, i malati di mente, i prigionieri politici, gli immigrati e i rifugiati dalla guerra di Spagna, sicuramente presenti in numero inferiore rispetto agli ebrei, ma anche loro, tutti loro, uccisi con lo stesso Zyklon b. 

Matteo Volante non ha così espresso un desiderio ma, richiamandone la memoria, ha confermato la liceità di un fatto storico realmente accaduto.

Ve lo ricordo, nel caso lo abbiate dimenticato, o ve lo faccio presnete, nel caso lo ignoraste, non per inficiare la giustezza e l'importanza della vostra sentenza
ma solo per ristabilire la memoria storica nella sua esattezza.

Con stima e cordialità,

Alessandro Paesano 

venerdì 20 gennaio 2012

La disonestà intellettuale o l'ignoranza: su una notizia riportata nel modo più errato possibile a proposito delle persone trans sterilizzate in Svezia.

Leggo su vari siti italiani una notizia che lì per lì fatico a comprendere.

Gay.tv titola Castrare i [sic!] trans. In Svezia è polemica per la scelta del Governo.

Che pena che un sito che ha la parola gay nel nome perseveri con questo uso proditorio e discriminatorio del maschile per rivolgersi a tutte le persone transessuali...

Giornalettismo titola: Se la Svezia sterilizza i [sic!] transessuali

I transessuali sono i trans f to m, cioè donne che transitano verso il sesso maschile.

Perchè mai il governo Svedese dovrebbe sterilizzare (cioè rendere non fertili) le donne che vogliono transitare al sesso maschile?



Naturalmente si tratta di un errore dei due autori degli articoli  (o di chi ha fatto i titoli per loro) dove in realtà si vuole parlare di TUTTE le persone trans.

Ma perchè la Svezia vorrebbe sterilizzare le persone trans?



Non fidandomi cerco lumi sulla rete dove trovo un articolo della Alphagalileo Foundation che titola con un molto più sobrio Healthcare of transsexual persons [sic!] causes unnecessary suffering (l'assistenza sanitaria delle persone transessuali causa sofferenze non necessarie).
Nell'articolo si legge che  
nel 1972, la Svezia divenne il primo paese nel mondo a legiferare sulla cura del transessualismo con i soldi dell'assistenza sanitaria pubblica. (...) Si sarebbe aspettato che la vita delle persone transessuali sarebbe migliorata ora che era disponibile l'assistenza sanitaria finanziata dallo Stato. Una Tesi di Laurea [dell'etnologa (???) Signe Bremer]  pubblicata dall'Università di Gothenburg, Svezia, descrive questa assistenza medica come un sistema oppressivo gender-conservative (conservativo del genere sessuale) che causa sofferenza alle persone transessuali.
Le persone che richiedono misure correttive del genere sessuale conosciuto anche come riassegnazione del sesso, divengono legalmente riconosciute appartenenti al sesso nel quale loro si riconoscono. Ma un prerequisito per questo [riconoscimento legale] è che perdano qualcosa: la possibilità di avere figli biologici visto che la legge richiede che una persona transessuale debba essere sterilizzata dice l'etnologa Signe Bremer.
Adesso mi è tutto chiaro. E questa Etnologa ha un modo a dir poco contorto di raccontare le cose.

Facciamo un passo indietro.

La Svezia è stato il primo paese che ha riconosciuto legalmente alle persone transessuali la possibilità di cambiare sesso.
Il cambiamento non era solo una questione di carta di identità ma una questione fisica.

Infatti le persone transessuali dicevano di non riconoscersi nel corpo biologico in cui (col quale) erano nate e chiedevano assistenza medico-chirurgica per transitare verso l'altro sesso.

Questa difficoltà, o impossibilitò di accettare il corpo biologico col quale si è nati è stata psichiatricamente riconosciuta come disturbo dell'identità di genere (disforia di genere). 

La legge Svedese, nel 1972, e una legge simile in Italia, nel 1984, riconoscendo nella riassegnazione chirurgica del genere sessuale una cura alla disforia hanno creato a spese dello Stato un protocollo lungo e faticoso di transizione da un sesso all'altro.
Per far si che questo processo avvenga la legge svedese richiede che:
bisogna essere single, cittadini svedesi, maggiorenni, bisogna passare per un periodo di counseling psicologico e di “real test life”, ovvero un periodo di prova nei panni di una persona dell’altro sesso,
come ci spiega l'articolo di giornalettismo.
Adesso passi che la richiesta di essere single (presumo significhi non coniugati) possa ledere la libertà del singolo (ma mi metto pure nei panni di un coniuge, non importa quel sia il suo sesso, che si vede cambiare il sesso della persona che ha sposato...).

Ma le altre richieste, per essere una legge di 40 anni fa, non mi sembrano così peregrine.

Le persone trans hanno affermato di odiare il proprio corpo trovandolo erroneamente sessuato rispetto il loro sentire. Le trans non volevano un pene ma una vagina. I trans non volevano la vagina ma un pene.
La disforia di genere si basa proprio sull'inadeguatezza fisica del corpo delle persone trans. Visto he l'operazione chirurgica di riassegnazione del sesso è irreversibile non mi sembra così sbagliato che la legge chieda a chi fa richiesta di riassegnazione di vivere un anno (legge italiana) o due anni (legge svedese) come se abbia fatto la riassegnazione chirurgica, prima di farla veramente, casomai cambiasse idea...
E non mi sembra nemmeno così reazionario che questo processo sia seguito non solo dai medici chirurghi ma anche da uno psichiatra o uno psicologo, qualcuno cioè che accerti che questo drastico irreversibile cambiamento del proprio corpo (una vera e propria mutilazione e ricostruzione) renda davvero queste persone se non felici meno infelici.

La riassegnazione chirurgica del sesso della legge svedese (e di quella Italiana) non fu una scelta castrante (perdonate la battuta) del legislatore ma la soluzione più adeguata che medici e psichiatri (e il legislatore) trovarono alle esigenze delle persone trans che loro per prime dicevano di odiare le parti sessuate del loro corpo biologico che ricordavano loro di vivere in un corpo sbagliato e che non vedevano l'ora di sbarazzarsene.

Col tempo molte delle persone che hanno fatto la riassegnazione chirurgica del sesso si sono rese conto di avere commesso un errore, come ha raccontato di recente uno splendido documentario (indovinate? svedese!) Regretters(=chi si è pentito...). 

Oggi le persone trans chiedono la depatologizzazione della disforia di genere.
Cioè vogliono che la questione non sia più di avere un problema di accettazione del proprio corpo erroneamente sessuato tanto che quel corpo deve essere corretto con una riassegnazione chirigica. 
Sono persone che vogliono essere percepite dagli altri e riconosciute anche legalmente come appartenenti all'altro sesso senza passare necessariamente per la chirurgica o gli ormoni.  E chiedono che la riassegnazione del sesso (che finora ha significato riassegnazione chirurgica) sia prima di tutto riassegnazione legale sul documento di identità anche se la persona trans non ha completato la riassegnazione chirurgica.

Una richiesta legittima che però cambia le carte in tavola.

Le persone trans non sottolineano più tanto l'inadeguatezza del proprio corpo biologico, cosa su cui avevano insistito tanto in passato e su cui è costruita psichiatricamente la disforia di genere, tanto da proprorre la riassegnazione chirugica come estrema ratio per dare a queste persone un corpo che si avicinasse il più possibile al corpo sessuato dell'altro sesso, più vicino cioè alla percezione che queste persone avevano di sè.


Visto che la riassegnazione chirurgica del sesso non fornisce alle persone trans un  corpo biologicamente conforme al sesso di approdo ma un corpo che rimane biologicamente conforme al corpo di nascita, mutilato e ricostruito, le persone trans non reputano più necessario che la riassegnazione di sesso passi per forza per la chirurgia.

Il Venezuela ha per esempio legiferato in questo senso e consente a chiunque si percepisca e voglia essere percepito dagli altri come appartenente all'altro sesso rispetto quello biologico  il diritto a essere considerato talea prescindere alla riassegnazione chirurgica.
Quando le persone transgender (transizione di genere senza riassegnazione chirurgica)  sono state ammesse anche nei corpi di polizia, da noi hanno scritto che il Venezuela accettava i travestiti (sic!) nelle forze di polizia.

L'entnologa(=scienziato che si occupa di studiare e confrontare le popolazioni attualmente esistenti nel mondo) - perchè mai il transessualismo deve interessare una etnologa??? - però non parla di riassegnazione chirugica del sesso ma parla di sterilizzazione che è una conseguenza dell'operazione.

Questo è un vizio ideologico bello e buono. Anzi è disonestà intellettuale allo stato puro.

Un conto infatti è un uomo che dice di sentirsi donna e di vivere il pene del suo corpo come un'offesa alla percezione femminile che ha di sé e del proprio corpo chieda lei stessa l'asportazione chirurgica del pene, il cui effetto è sicuramente rendere quella persona sterile. Un altro è dire che per la riassegnazione di genere (senza specificare se chirurgica o no) la sterilità sia un prerequisito e non una conseguenza.

Non metto in discussione i principi nuovi del transgenderismo mi sembra  disonesto porre la questione in questi termini.

Non è il governo svedese che si accanisce contro le persone trans.
Sono le persone trans(gender) che chiedono allo Stato qualcosa di sensibilmente diverso da quel che hanno chiesto finora e non è certo spiegandolo in questi termini che consentono allo Stato e ai cittadini di capire i termini della questione stessa.

Lo slittamento che c'è stato in questi anni è dalla riassegnazione del sesso (maschio o femmina) alla riassegnazione del genere (maschile o femminile).

Io posso avere un corpo biologico femminile, mantenerlo funzionante, quindi posso per esempio rimanere incinta, ma posso volermi far percepire dagli altri come maschile.
Quindi agisco sugli stereotipi e sui ruoli di genere.

Quel che però non mi è chiaro e dove secondo me si fa confusione ancora tra livello biologico e livello di ruolo, cioè fra sesso e genere, è quando si vuole ipostatizzare un non binarismo dei sessi e non del genere.

Che per me rimane una fesseria.

I sessi per l'homo sapiens sapiens in natura sono due. Maschio e femmina. Tertium non datur. Non c'è gradualismo tra maschi e femmine (e non nei termini di un corpo intersessuato che però non è una terza pissibilitò a se stante ma una commistioen delle due).



Questo non autorizza a costruire su questo non gradualismo del sesso il non gradualismo del genere. Per cui ci sono caratteristiche sessuate (di genere) del corpo riconosciute come afferenti a uno e solo a uno dei due sessi e non all'altro pretendendo che ciò derivi dalla natura del sesso mentre appartiene solo alla costruzione sociale del genere.

Dai capelli lunghi per gli uomini alla peluria delle donne, dal portamento delicato o greve, tanto per rimanere su esempi facili, molti dei comportamenti umani sono stati letti, normati in base al sesso o in base al genere mai in base ALLA PERSONA.

Si compie un doppio errore.

Si fa del sessismo senza riconoscere che il sessismo si basa su ruoli e stereotipi di genere pretendendo che si basi sul sesso.

Per cui se ho i capelli lunghi, o non sono greve, vengo percepito come non maschio (sesso=biologia) mentre al limite dovrei essere percepito come non maschile (genere=cultura).
Viceversa se non mi trucco, se non vesto con la gonna vengo percepita come non femmina (sesso=biologia) mentre al limite dovrei essere percepita come non femminile (genere=cultura).

La confusione nasce dal fatto che anche i caratteri sessuali del sesso biologico, o, detto altrimenti, il corpo biologico è una costruzione sociale, un'astrazione medica teorica e ideale dalla quale le persone, maschi e femmine, deviano per natura prima ancora che per cultura.

E' sempre il solito errore dei due livelli: simbolico e concreto che si cortocircuitano in continuazione.

La domanda sulla quale si ingenera confusione nel transgenderismo è che quando un maschio biologico vuole essere percepito come femmina che cosa intende dire?

Vuole cioè essere percepita come femminile (genere=cultura) o come femmina (sesso=biologia)?  Finora sembrava che l'opzione del transessualismo mirasse verso la biologia, fallendo miseramente perchè il corpo di approdo biologicamente non transita. Transita solo il genere.

Dunque non c'è bisogno di una mutilazione e ricostruzione del corpo biologico per sostenere la transizione di genere (e non di sesso).

D'altronde cambiando gli stereotipi e i ruoli di genere si va influenzare anche la costruzione sociale del corpo biologico.

Siamo sicuri che una donna con la barba indichi necessariamente un uomo biologico che è transgender?

Non potrebbe essere una donna biologica che produce molti più peli rispetto quanti la costruzione sociale del suo corpo biologico non le riconosca come normale? (che possa biologicamente produrne è indubbio)

Ma allora qual è la differenza tra uomo e donna, tra maschile e femminile, tra maschio e femmina?

Se ruoli e stereotipi di genere ma anche il corpo biologico sono determinazioni storiche, culturali, sociali non arriviamo verso un azzeramento delle differenze troppo spinto la cui unica differenza fisico biologica che distingue maschi e femmine è la capacità delle femmine di rimanere incinta?

Ma questo non è uno di quei ruoli di genere dal quale il movimento femminista ha cercato di affrancare le donne?
 
In tutto questo discorso sui ruoli di genere, sul corpo biologico come costruzione sociale, sulla non binari età tra maschi e femmine (si badi non tra maschile e femminile, ma tra maschi e femmine) io sospetto si possa insinuare l'ultimo onnipotente tentativo del maschio patriarcale di normare sul corpo della femmina appropriandosene in tutti i sensi.

Perchè è pur sempre vero che una donna barbuta sarà probabilisticamente più un uomo biologico transitato nel genere femminile che una femmina che ha un'iperproduzione di peli.
Mentre un uomo glabro viene sempre percepito come androgino, come efebico, come giovinetto.

Come dire nessuna femmina biologica potrà mai millantarsi come maschio se non prendendo i suoi caratteri sessuali secondari... Mentre un maschio, anche con la barba, se vuole, può pretendere di essere percepito come femmina (ribadisco, femmina non femminile)

Non è un caso che la maggior parte delle teoriche del trasngenderismo siano donne non biologiche cioè maschi che sono cresciute come maschi e poi hanno transitato...