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venerdì 21 marzo 2014

Il questionario un po' giudcante un po' datato dell'agedo - distribuito alle classi quinte delle scuole superiori di Piacenza

Avrete saputo del questionario distribuiti alle classi quinti delle scuole secondarie del comune di Piacenza. Vi si cerca di stabilire il grado di omotransfobia nelle scuole e la coscienza antiomotransfobica delle classi cui il questionario è stato distribuito.

Il questionario non brilla per il linguaggio canonicamente sessista e che presume che tra le perosne cui il questionario viene somministrato di omo-bisessuali non ce ne siano...
1.      Hai mai parlato con qualcuno dell’argomento “omosessualità”?
Ecco l'omosessualità è un argomento, mica son persone...


ed è argomento di conversazione che si può affrontare in diversi ambiti     
2.      In che occasione?    -   in famiglia    -    tra amici     -  a scuola    -    altrove_________
 Più neutra la terza domanda
3.      Durante le lezioni ti è mai capitato di sentire qualche riferimento all’omosessualità? –  si  -  no     
La quarta domanda invece cerca di imboccare una risposta a chi fa il questionario

4.      L’omosessualità per te è:  -  malattia    -  peccato   -  perversione   –  relazione affettiva             -  modo di essere     -  contro natura   –  una scelta   –   un comportamento sessuale
infatti su otto risposte possibili solo una è corretta

perchè l'omosessualità è uno dei tre orientamenti sessuali dell'essere umano, cioè l'attrazione fisica ed emotiva di una persona per persone del suo stesso sesso.

Tra le quattro risposte non negative solo una è corretta (relazione affettiva) modo di essere è troppo generico scelta è sbagliato perchè nessuno sceglie l'orientamento sessuale e non è un comportamento sessuale che è cosa ben diversa dall'orientamento.

Lo stesso vale per le risposte proposte alla domanda 5
5.      Trovi questo argomento:  -  imbarazzante  -  utile per capire l’altro  -  inutile  -  disgustoso              - interessante   -  indifferente
Una domanda tutt'altro che neutra visto che le persone omosessuali quelle che sono sicuramente a scuola  e probabilmente in classe dello o della studente cui il questionario è rivolto  sono messe tra parentesi e il loro orientamento sessuale divneta un argomento di conversazione, come dire non ci sono omosessuali nella scuola, tra gli ele studneti manemmeno nel corpo docente e in quello non docente...

6.      Nella tua scuola quante volte senti parole per indicare gli omosessuali come “finocchio, frocio, lesbicona, etc”, dette in tono offensivo?   spesso  -    talvolta  -   raramente -    mai 
 Vorrei sapere chi è quel frocio o quella lesbicona cui è venuto in mente che c'è un uso non offensivo dei termini frocio e lesbicona...  

Gli omosessuali, solo la maschile, sono quelli là, fuori dalla scuola, che vivono in omosessualilandia mica tra di noi...
7.      Da chi le hai sentite pronunciare?            -  studenti            -    insegnanti           -   bidelli

le biedelle no.
8.      Dove le hai sentite pronunciare? -  in classe          -  in corridoio         -   in bagno/spogliatoio  -  sui mezzi pubblici
Interessante come per chi ha compilato il questionario luogo sia più importante del contesto scolatico, a lezione a ricreazione durante una gita tra un'ora e l'altra di lezione, etc.

Altrettanto interessante che si chieda a chi compila il questionario di esprimere un parere su come le persone cui quelle parole sono rivolte le percepiscano ma non si dia modo a chi il questionario lo fa di esprimere un parere proprio.
9.      Le persone che vengono chiamate in questo modo trovano questi commenti:
-molto offensivi     -abbastanza  -poco -per niente offensivi  

Quando si chiede chi interviene si segue la stessa successione logica di prima.

10.    Qualcuno interviene durante questi fatti?  -sempre             -alcune volte       -mai 
11.    Chi sono le persone che in genere intervengono? -Studenti            -insegnanti         - bidelli 
 qualcuno, sempre e solo al maschile, così come solo i bidelli
Solo dopo si chiede a chi fa il questionario se ha detto la sua

12.    Ti è capitato di “dire la tua” quando hai assistito a questi fatti?
-sempre        - il più delle volte                            - alcune volte                  -mai
Ed ecco la domanda più discriminatoria di tutto il questionario
13.    Pensi   che   un/una   ragazzo/a   che   è   (o   ti   sembra)   omosessuale   si   senta   sicuro/a   nella   tua scuola? -    si -      no 
 Quini una persona è non è o sembra omosessuale senza indagare i motivi per cui lo sembra che tanto li conosciamo e riconosciamo tutti e tutte come validi  e pertinenti. Lo sa bene Andrea, il ragazzo coi pantaloni rosa, che sembrava gay ma non lo era e quindi non è stato vittima di omofobia, perchè se ti gridano sporco frocio c'è omofobia solo se tu frocio lo sei per davvero, altrimenti no.
Come con le donne che se non son mignotte mica devono sentirsi offese se qualcuno dà loro della troia...

Poi durante un flusso migratorio da omosessualilandia eccola domanda sul coming out (altrui)
14.    Se un tuo amico / una tua amica ti dicesse di essere omosessuale come reagiresti? 
- Mi lascerebbe indifferente  -  non vorrei più vederlo  -  avrei paura per me stesso  -  rimarremmo comunque amici -  potrebbe parlarmi ancora di se stesso
E poi le presunte domande sulla transfobia che finora non è stata minimanete affrontyata e nemmeno in queste nuove domande a ben vedere
15.    Secondo te un ragazzo gay vorrebbe essere nato femmina e una ragazza lesbica vorrebbe essere
nata maschio?       SI--               NO—
Per chi ha scritto il questionario la risposta alla domanda precedente è sì altriment non si capsice la sedicesima e ultima domanda
16.    Quanto   sono   oggetto   di   derisione   ed   esclusione   le   persone   che   assumono   atteggiamenti   o comportamenti non adeguati al proprio sesso biologico, ma propri del sesso opposto?
MOLTO —                  ABBASTANZA —                   POCO —                      PER NIENTE—
Cioè gli atteggiamento assunti non è che sono ritenuti non adeguati allo stereotipo o ruolo di genere ma sono proprio non adeguati al proprio sesso biologico, perchè, si sa, i capelli lungi e il colore rosa sono di pertinenza del sesso biologico femminile mica del ruolo di genere che è costrutto sociale.

Insomma un questionari discriminatorio al limite dell'omofobia che rimane valido negli interventi e poco nei contenuti che vanno cambiati assolutamente.

Mi piacerebbe sapere chi è il genio o la genio che hanno pensato a questo capolavoro di pregiudizi.

Magari la prossima volta invece di rivolgersi all'Agedo che non sempre etero su certi argomenti è meglio rivolgersi  a una organizzazione di froci e lesbicone...

 

sabato 28 dicembre 2013

Ancora sul video contro l'omofobia Spegniamo l'odio di Arcigay. Una risposta a Eumene

Mi scrive Eumene che mi fa notare alcune cose sul video di Arigay da me analizzato che secondo lui ho tralasciato.

Dice Eumene

1) in calce alla descrizione del video su youtube c'è sempre stato l'elenco completo dei video con le facce degli omofobi e transfobi nel secondo stesso in cui pronunciano le frasi in questione.
Vero.
Peccato che questo elenco non sia desumibile dal video con un link in video (una di quelle funzioni "in più" messe a disposizione da youtube).

In ogni caso, anche con l'elenco delle fonti messo a disposizione in calce, nel video le facce delle voci omofobe continuano a non esserci.

Io analizzo il video non i suoi paratesti.


2) attivando i sottotitoli "Italiano: di chi sono le voci?" compaiono i nomi di chi pronuncia le frasi omotrasfobe e la descrizione che riporta se la frase è transfoba o omofoba.
Vero.

Di nuovo, peccato che di questa funzione nel video non c'è traccia. Se non me lo avesse scritto Eumene o se non curiosassi con le funzioni in più del video su Youtube non lo verrei a sapere.

Di nuovo, il video così come è privo di questi sottotitoli.
3) le frasi della Mussolini, della Santanché e dell'ascoltatrice di Radio Padania sono Transfobe e non Omofobe. Ne 40 secondi che ci eravamo prefissati come tempo (standard nella comunicazione efficace anche se poi sono divenuti 59), è necessaria una sintesi che fa passare in secondo piano il bisogno didascalico di fare dei distinguo tra omofobia e transfobia: parliamo d'odio e di spegnere l'odio proprio per affrontare la questione con un angolo più ampio, comprensibile e inclusivo.
Anche questo è vero.

Ad ascoltare le frasi pronunciate nel loro contesto originale le parole di Santanchè si riferiscono alle persone trans da lei indicate al maschile.


Però nel video quelle frasi, decontestualizzate, non sono immediatamente riconducibili alle persone trans, e non solo perchè ci si riferisce loro al maschile (come per i froci, facendo subito pensare a loro) ma perchè la parola trans non viene mai detta.

Eppure bastava prendere la frase di Santanché qualche secondo prima, come si vede nel video messo in elenco in calce.


Se si torna indietro di appena qualche secondo si sente Santanchè pronunciare la parola trans al maschile (i trans). Bastava far diventare il video di 62 secondi invece che di 59 e la parola trans sarebbe stata presente nel video e non assente come è in realtà.


4) la petizione ha raccolto finora quasi 30.000 firme: conoscete petizioni che hanno raccolto più adesioni per la legge contro l'omofobia e la transfobia?
E qui si parla di petizione e non di video.

Un video che non è stato fatto per pubblicizzare la petizione ma per misure  combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere così come previsto dalla Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Consiglio d'Europa, coi quali soldi il video è stato prodotto.
Nulla da ridire sul fatto che il video si colleghi anche alla petizione, tutt'altro.

Da un punto di vista di analisi dell'efficacia comunicativa il video non serve certo a informare sulla petizione (richiamata solamente alla fine nel bodycopy firma la petizione al parlamento) senza accennare minimamente al problema di una proposta di legge che già c'è ma che così com'è non serve  a niente e anzi indebolisce la già esistente Mancino...

Della petizione non voglio parlare  perchè il mio post verteva sul video e non sulla petizione collegata anche se, leggendo il testo riportato in calce al videol mi rendo conto che scopo precipuo del video è quello di fare endorsment alla petizione.
Come se la lotta contro la discriminazione si esaurisca con una legge contro l'omotransfobia e non con iniziative culturali a scuola e a lavoro oltre che in tv e sui media in generale...

Vediamo le varie frasi citate nel video più da vicino.

Nell'elenco ho evidenziato in rosso quelle relative alla transfobia.
"Faccia pulizia etnica dei culattoni!"
Omofobia diffusa dal Prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini
http://youtu.be/OdmLuZXb0Ak&t=9s

"l'omosessualità in realta è un disagio"
Omofobia diffusa dall'Avv. Giancarlo Cerrelli - Vicepresidente Giuristi Cattolici
http://youtu.be/T05UXNjIqR0?t=12m34s

frocio di merda, senza offesa per i gay eh
Omofobia diffusa da Pino Scotto mentre risponde ad un insulto omofobo
http://youtu.be/31D6Z0WNF6g?t=9s

"questi cessi umani, questi aborti di natura, immondi"
Transfobia diffusa da ascoltatrice di Radio Padania mentre offende persone Trans
http://youtu.be/k_jXOWjh97A?t=1m2s


"tu sì ricchione, io no!"
Omofobia diffusa da Mariano Apicella mentre offende Malgioglio:
http://youtu.be/afrKmmVgQlk?t=0m49s

"sono malati!"
Omofobia diffusa da Romano La Russa
http://youtu.be/4Fg1f4ZpJKo&t=2m13s

"con quel sorrisino da checca isterica"
Omofobia diffusa da Vittorio Sgarbi mentre offende Gianni Barbacetto:
http://youtu.be/9pRagS8rYic?t=3m36s

"l'omosessualità è una delle tante malattie che contrae l'essere umano. è una malattia proprio"
Omofobia diffusa da Padre Livio mentre trasmette da Radio Maria:
http://youtu.be/3ArB9nH5xWw?t=3m44s

"Vorrei l'anatema della chiesa. e la chiesa tace!"
Omofobia diffusa dal Prosindaco di Treviso Gentilini in TV
http://youtu.be/Nyy1jjIBFDM?t=1m41s

"cosa ne pensa delle coppie gay?"
"che vanno atterrate, annientate!" "viva la famiglia, abbasso i gay"
Omofobia diffusa da una Suora al Family Day
http://youtu.be/8rDvLbC1cho?t=5s

"io dico: pe'mme voi fate schifo come donne, perché la vostra intimità dovete farla a casa al chiuso"
Omofobia diffusa da un Edicolante a Napoli
http://youtu.be/VN0f3lDYolc?t=3m24s

"si veste da donna e crede di poter dire tutto quello che vuole"
Transfobia diffusa da Alessandra Mussolini mentre offende Vladimir Luxuria
http://youtu.be/qQ6tIeezknc?t=4m55s

"meglio fascista che frocio"
Omofobia diffusa da Alessandra Mussolini mentre offende Vladimir Luxuria
http://youtu.be/qQ6tIeezknc&t=5m6s

"parliamo di persone malate!"
Transfobia diffusa da Daniela Santanché
http://youtu.be/gXHQ_9eW4ow?t=2m32s

3 su 14. Un po' poche.

Di questi 3 uno è discutibile.


"si veste da donna e crede di poter dire tutto quello che vuole"
Transfobia diffusa da Alessandra Mussolini mentre offende Vladimir Luxuria
http://youtu.be/qQ6tIeezknc?t=4m55s



Non credo che Mussolini si riferisse a Vladimir come a una trans, ma come a un frocio travestito (che con la transessualità non c'entra nulla).

E' capzioso dunque catalogare questo insulto omofobo come transfobico.

Gli altri due sono insulti contro persone trans ma visto che nelle frasi citate la parola trans non viene mai detta, diciamo che rispetto i froci, culattoni, che sono inequivocabilmente parole omofobiche le persone trans nel video hanno meno visibilità (udibilità?) rispetto le persone omosessuali.

Per inciso, le persone omosessuali maschili.

Perchè tra gli insulti scelti nessuno si rivolge specificamente alle lesbiche che sono annoverate in automatico nel macro contenitore omosessualità.

A rigor di analisi nemmeno le lesbiche sono menzionate e anche loro hanno dunque minore udibilità dei gay anche se rientrano nella macro categoria omosessualità (maschile E femminile) e lo sono dunque più delle persone trans la cui parola non viene mai menzionata se non nel body copy alla fine del video.

Ecco dunque una implicita e forse inconscia scaletta di priorità

gay
lesbiche trans (se proprio ne devo parlare visto che faccio 3 esempi su 14... che non sono specifici sulle persone trans ma vanno bene anche per quelle omosessuali)

Anche la frase  voi come donne mi fate schifo si riferisce ai femminielli...

Eumene fa a un certo punto una considerazione che la dice lunga sulla filosofia del video.
Ne 40 secondi che ci eravamo prefissati come tempo (standard nella comunicazione efficace anche se poi sono divenuti 59), è necessaria una sintesi che fa passare in secondo piano il bisogno didascalico di fare dei distinguo tra omofobia e transfobia: parliamo d'odio e di spegnere l'odio proprio per affrontare la questione con un angolo più ampio, comprensibile e inclusivo.
Dunque prima dice che in 40 secondi poi diventati 59 non c'era tempo per mettere la parola trans nel video, poi afferma il contrario e considera che distinguere tra omofobia e transfobia sia un bisogno didascalico.
Credo che Eumene usi questo aggettivo secondo il suo significato esteso e negativo di pedante saccente come riportato dal dizionario Sabatini-Coletti online.

Non certo nel suo significato positivo  (primo lemma della stessa voce nello stesso dizionario) di Volto a spiegare, a far capire, a facilitare l'apprendimento che, nel caso di un video volto a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere è una cosa non solo gradita ma richiesta.

Ecco se anche negli apparati di sostegno e integrazione al video si confonde travestitismo con transessualità è segno che certi concetti vadano distinti perchè distinguere tra orientamento sessuale e identità di genere non è solo un passo necessario per comprendere e rispettare le persone ma fa parte anche di quello scopo di combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere come vuole il Consiglio d'Europa che quel video ha finanziato.
Insomma la considerazione di Eumene che froci e tran sono la stessa cosa ha dello sconcertate e del transfobico perchè con la scusa di affrontare la questione con un angolo più ampio, comprensibile e inclusivo in realtà si sovrappongono cose (orientamento sessuale e identità di genere) che nel mondo reale sono e devono restare distinte con il risultato di rendere nulla la udibilità delle trans.
 
Il linguaggio di Eumene, già.

A parte il fastidiosissimo sessismo dell'articolo la solo per le donne (quella che Sabatini chiamava asimmetria di genere)
le frasi della Mussolini, della Santanché
c'è quell'uso altrettanto fastidioso del maschile come sostituto del femminile 
 l'elenco completo dei video con le facce degli omofobi e transfobi.
Omofobo ha il femminile omofoba omofobe.

Transfobo (al posto del più felice transfobico) ha il femminile transfoba transfobe.

Nel commento da me fatto a Eumene ierisera ho erroneamente percepito transfobi come termine epiceno (bigenere). Ed ecco dimostrato come dico sempre che io sono il primo a sbagliare...
 
Ribadisco che l'idea di usare la grafica senza mettere le facce fotografiche delle persone omotransfobiche (vedete come è facile scrivere in maniera non sessista?)  e quella delle vittime di tanto odio continua nella tradizione di invisibilità cui i media da sempre relegano le persone trans e omosessuali con l'unica eccezione del clown come ha ricordato benissimo Daniele Silvestri nella sua canzone Gino e L'alfetta.
preferisci pensare
che un gay sia una sorta di errore
una cosa immorale
o nel caso migliore
un giullare, un fenomeno da baraccone
e lo tollererai solo in quanto eccezione
e lo tollererai solo in televisione
lo chiamano gay
e tu pensi ricchione

A dimostrazione che anche gli etero possono capire quello che qualche militante lgbt piccato perchè ho fatto le pulci al suo video non riesce a comprendere.

Visibilità, nominabilità, precisione nei nomi, sono strumenti fondamentali in ogni campagna di informazione.

La lotta alla discriminazione la si fa informando.

venerdì 27 dicembre 2013

Oggi il funerale (cattolico) di Andrea la ragazza trans senza fissa dimora uccisa nei pressi della Stazione Termini la scorsa estate. La buona notizia non c'è invece tutte si lasciano smuovere dalla gioia.

Di Andrea avevo già avuto modo di parlare, purtroppo in occasione del suo omicidio, avvenuto tra il 28 e il 29 luglio 2013, quando il suo cadavere è stato trovato alla Stazione Termini di Roma.

Ne avevo parlato su Pasaniniland e anche qui in due distinte occasioni.

Di Andrea poi si è parlato molto poco.
Le indagini sono a un punto fermo, e la bara col suo corpo rimane al Verano per tutti questi mesi mentre dall'Italia si cercando i suoi parenti in Colombia.

Più che lamentarsi dell'ennesima trans uccisa, ci si lamenta (anche sui social network, anche nelle pagine della militanza di sinistra) del fatto che al corpo di Andrea (cioè al cadavere) non sia ancora stato fatto il rito funebre senza distinguere tra rito civile e rito religioso.

Per tutte, anche per certe compagne mangiapreti, quelle che per criticare la Chiesa ricordano la pedofilia nella curia, poco importa se a officiare il rito funebre ci sia un prete o una persona laica, come prevede il rito laico.
Insomma siamo tutte così cattoliche che anche le comuniste più anticlericali sul funerale cadono con entrambe le scarpe (di Prada).

Il funerale non è stato ancora fatto perchè prima di tumulare la bara si cercava di rintracciare qualche familiare della morta. Molte persone e militanti, non pensando a questo dettaglio, leggevano il ritardo del rito funebre come un indice di mancato rispetto e disinteresse.

Insomma il detto prima di aprire la bocca controllare che il cervello sia collegato è sempre attuale e su facebook diventa un imperativo categorico.

Dopo mesi di attesa leggo oggi sui giornali (ma la notizia è di ieri) che oggi, alle 15 si celebrerà un funerale religioso per Andrea.

Negli articolo, tutti con un linguaggio discriminatorio, alcuni più di altri, si ricorda la morte violenta di Andrea ma non si spiega con sufficienza il perchè dell'attesa e, soprattutto della sua fine, per i funerali.

Maria Gabriella Lanza che fu la prima a dare notizia della sua morte, avendola intervistata solo pochi giorni prima dell'omicidio per il redattore sociale, sullo stesso sito online spiega l'attesa e la sua conclusione così:
Per cinque mesi il suo corpo è rimasto nella camera mortuaria dell’obitorio del Verano: l’ambasciata colombiana stava cercando di rintracciare i familiari, gli amici, qualcuno che la conosceva, ma Andrea era sola al mondo.
Strano, perchè l'articolo scritto da Lanza in occasione dell'omicidio di Andrea  si apre così:
Chissà a cosa pensava Andrea ogni notte prima di addormentarsi sopra il suo cartone davanti alla stazione Termini di Roma. Forse pensava alla famiglia in Colombia, a sua madre e a suo padre lasciati quattro anni fa per trovare fortuna in Italia.
Insomma ci sono un padre e una madre lasciati quattro anni fa per trovare fortuna in Italia (Lanza versione 31 luglio 2013) o Andrea era sola al mondo (Lanza versione 16 dicembre 2013)?

Magari i genitori c'erano quattro anni fa e oggi l'ambasciata colombiana ha scoperto che sono morti, ma se è andata così perchè non dirlo?

Perchè questo vorrebbe dire fare informazione mentre in Italia si deve solo continuare ad alimentare il pregiudizio e il luogo comune.

Così una notizia triste: interrotte le ricerche dei parenti di Andrea che non hanno dato risultato alcuno il cadavere può essere finalmente tumulato si parla di bella notizia:


Dopo 5 mesi funerali per Andrea, la transessuale uccisa a Termini
Era stata ammazzata a bastonate lo scorso 29 luglio, ed era sola al mondo. Esequie celebrate venerdì 27 alle 15 alla chiesa del Gesù da padre Giovanni La Manna del Centro Astalli. Cerimonia offerta dal Cesv e dalla Caritas di Roma
Questo il titolo e il sommario dell'articolo di Lanza.


La cerimonia offerta dal Cesv e dall Caritas naturalmente è una cerimonia religiosa.
A celebrare la cerimonia sarà padre Giovanni La Manna, presidente del centro Astalli
A caval donato non si guarda in bocca...

Mi chiedo però se i soldi offerti da Cesv e Caritas coprano le spese della cerimonia funebre o anche la tumulazione o se quella rimane a carico del Comune di Roma come prevede la legge in caso di povertà del cadavere e di mancanza di parenti, o amiche pronte a pagare...

Insomma altro che informazione... Di cose da dire ce ne sarebbero se solo chi scrive questi articoli facesse davvero dell'informazione. Basterebbe chiamare il Cesv (che però è chiuso fino al 31...) o contattare la Caritas o l'ufficio stampa del Comune.

Potrei farlo io ma io sono un blogger e non un giornalista a me non è detto che rispondano...

Comunque sia, soldi a parte e cerimonia religiosa offerta a nessuna è venuto in mente di cheidersi quale cerimonia funebre avrebbe voluto Andrea, se una religiosa (il che non vuol dire necessariamente cattolica) o laica.
E se è il Comune  a pagare non si capisce perchè la cerimonia deve essere religiosa e non laica.
Soprattutto se non si conosce il desiderio della morta. Altra informazione che non viene data...

Purtroppo c'è ancora altro da dire.

Anche altri siti e i quotidiani hanno riportato la notizia e c'è un giornalista transfobico Rinaldo Frignani che sul Corriere scrive un articolo il cui titolo recita:
Trans ucciso alla stazione I funerali dopo cinque mesi
Ucciso al maschile.

Va beh, direte, i titoli non li fanno i giornalisti. Vero. Ma nell'articolo si legge:

L’avevano trovato morto, ucciso a bastonate, dietro i pannelli di un cantiere sul marciapiede del binario 10 della stazione Termini. Era l’alba del 29 luglio scorso e da allora degli assassini di Andrea Quintero, transessuale colombiano di 30 anni, non è stata trovata traccia. (i corsivi sono miei).

Questo giornalista transfobico oggi non ha più giustificazione alcuna perchè L'Unar (organo governativo) ha pubblicato delle splendide Linee guida  per una informazione rispettosa delle persone lgbt nelle quali si legge che

Per la transessualità vale il principio dell’identità.
Se la persona di cui si parla transita dal maschile al femminile, non importa in che fase della transizione si trovi, né se si sta sottoponendo all’iter della  riassegnazione  chirurgica  del  sesso,  se  lei sente  di  essere  una  donna  va  trattata  come  tale.
Lo stesso vale per la transizione female to male [precedentemente definita].
Come principio, quindi, è corretto utilizzare pronomi, articoli, aggettivi coerenti con l’apparenza della persona e con la sua espressione di genere.
Quando questo risulta difficile al/alla giornalista, la soluzione è denominare la persona nel modo in cui preferisce essere appellata.
E infine, sarebbe bene ricordare sempre che appunto di persone  stiamo  parlando:  piuttosto  che  il/la  trans  o  il/la transessuale, parliamo di PERSONA TRANSESSUALE.
Da ora in poi una giornalista  che non segua queste regole lo fa PER SCELTA e non per ignoranza e dunque non ha più giustificazione alcuna.

Fa discriminazione e va censurata.


Purtroppo, o per fortuna, il male non sta mai solo da una parte, e nonostante gli accordi grammaticali transfobici, Frignan dà nel suo articolo alcune informazioni che Lanza nel suo si guarda bene dal dare.

Intanto ricorda che 
Oltre alle esigenze investigative, a non consentire i funerali in un tempo più breve è stato anche il fatto che i familiari di Andrea non hanno ma chiesto la restituzione della salma alle autorità italiane.
Quindi mia cara Lanza i genitori ci sono eccome!

Il fatto che non abbiano richiesto la salma alle autorità italiane non è detto significhi necessariamente un disinteresse può trattarsi anche di una impossibilità economica visto che il volto speciale transcontinentale di una salma  non deve costare proprio due euro...

Allora, mi chiedo, invece di pagare i preti per fare un funerale religioso qui perchè non si è pagato il volo per far rientrare la salma al suo paese di origine?

Ecco altri dati che non sono stati forniti...

Nell'articolo leggiamo però anche altro:
Per venerdì pomeriggio, dopo cinque mesi, la Caritas diocesana di Roma ha organizzato le esequie di Andrea nella chiesa del Gesù in piazza del Gesù. L’appuntamento è per le 15 ed è prevista la partecipazione del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, del sindaco Ignazio Marino e del presidente della Caritas romana monsignor Enrico Feroci.

Non il funerale tra persone semplici come dice Lanza nel suo di articolo
A darle un ultimo saluto venerdì 27 dicembre ci saranno i suoi compagni di viaggio, senzatetto che dormono alla stazione Termini e che con lei hanno condiviso parte della loro vita, e tutte le persone che vorranno stringersi ad Andrea almeno ora.
Ci saranno anche il sindaco di Roma una Ministra del Governo italiano per tacere di un'altra sottana cattolica.

Insomma nelle poche informazioni date si capisce che

1) dopo 5 mesi di inutile attesa il cadavere di Andrea può finalmente essere seppellito senza che nessno dalla Colombia ne abbia reclamato il corpo.

2) La cerimonia funebre sarà religiosa e non laica.

3) Le autorità che finora si sono disinteressate ad Andrea adesso presenziano al suo funerale, cattolico.



In merito alla mia contrarietà al rito cattolico e non laico non c'è solo il mio anticlericalismo ma il rispetto per Andrea che in quanto trans era discriminata dalla chiesa cattolica che sulle persone trans ha detto nelle parole di Ratzinger che è solo Dio che decide chi è uomo e chi donna.


Alla faccia della buona notizia!


lunedì 19 agosto 2013

Dall'intersessualità al terzo sesso: la stampa italiana sempre più discriminatoria, ignorante e volgare. E' ora di farla smettere.

Le persone intersessuate sono quelle che i cui cromosomi sessuali, i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili. Un individuo intersessuale può presentare caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili.

La definizione in campo medico è dibattuta.
Secondo lo psicologo Leonard Sax il termine intersessualità è da usarsi
  ...in quelle situazioni in cui il sesso cromosomico è in contraddizione con il sesso fenotipico o nelle quali il fenotipo sessuale non è classificabile come maschile o femminile.
Il termine intersessualità per la Intersex Society of North America andrebbe cambiato in disordine della differenziazione sessuale (o disordine dello sviluppo sessuale, "disorders of sex development" in inglese, abbreviato in DSD) perchè il termine intersessualità connoterebbe una definizione imprecisa e con una connotazione negativa.

Mentre Oii Intersex Network ritiene che il termine DSD pone troppo l'accento sugli aspetti clinici della questione, che descrivono parzialmente l'esperienza delle persone intersessuate (la parola si usa solo come aggettivo e non come sostantivo).

L'incidenza delle persone intersessuate è più alta di quanto non si immagini e solo l'analisi genetica dirime la questione che non sempre è dirimibile tramite un'analisi anatomica. Finora le persone intersessuate, cioè, in soldoni, dal sesso indeterminato, venivano riconvertite verso uno dei due sessi già alla nascita, con il contributo decisionale dei genitori ma a insindacabile giudizio del medico.

Oggi invece si ha la propensione a lasciar decidere alla persona intersessuata. Per fare così bisogna aspettare che la persona in questione cresca fino a poter esprimere una celta autonoma.

Proprio a questo scopo la Germania ha varato lo scorso maggio una legge che entrrà in vigore il primo novembre che permette ai genitori di prole intersessuata di non determinare alla nascita il sesso ma di lasciarlo indeterminato rimandando la scelta a quando la persona intersessuata avrà voce in capitolo.

Per rendere la legge equa e non discriminatoria  la legge permette alle persone adulte di non determinare il proprio sesso e lasciarlo indeterminato.

Lo spiega molto bene Lo Spiegel (la versione inglese del giornale, purtroppo non leggo il tedesco) :
la modifica legislativa consente ai genitori di scegliere di non determinare il sesso della prole, consentendo in tal modo a coloro che sono nati con le caratteristiche di entrambi i sessi di scegliere se diventare uomini o donne in età avanzata. Con la nuova legge, le singole persone possono anche scegliere di rimanere completamente al di fuori del binarismo di genere.
Un esempio ottimo di spiegazione semplice che non usa termini difficili come intersex ma non per questo rinuncia a spiegare o far capire le cose a chi legge.


Purtroppo chi fa i titoli opta sempre per un frasario d'effetto, machista e scandalistico e il bell'articolo è deturpato da un titolo pessimo:

M, F or Blank: 'Third Gender' Official in Germany from November

M, F o vuoto: 'Terzo Sesso' ufficiale in Germania dal novembre.

Non si tratta di un terzo sesso naturalmente, ma al contrario, come si evince leggendo l'articolo dove il termine terzo sesso non viene mai menzionato, una indeterminatezza del sesso per motivi di intersessualità o di rinuncia al binarismo dei generi.

Se leggiamo il modo in cui questa notizia viene data in Italia viene davvero voglia di evocare il fantasma di Mao...

La cosa più schifosa è che  gli articoli quando non omettono le ragioni prime di questa legge (permettere alle persone intersessuale di determinare il proprio sesso non alla nascita ma in età avanzata)  come fanno l'Ansa e Il Mattino non sono capaci di spiegare che l'indeterminatezza può essere transitoria per permettere alle persone intersessuate di scegliere uno dei due sessi in età avanzata, ma presentano l'intersessualità come terzo sesso, sussumendolo all'ermafroditismo.

I transessuali sono persone con un sesso definito, maschi o femmine, che si sentono però appartenere all'altro sesso e come tali voglio essere riconosciute.
Gli intersessuali sono invece persone che non hanno precise connotazioni fisiche sessuali e sono comunemente definiti “ermafroditi”. (Fonte la Stampa  TG1 TGcom e Rainwes24, Messaggero che evidentemente attingono tutti da una stessa fonte)
Da notare il maschile sessista e ridicolo se si parla di persone sessualmente indeterminate ma fa pendant con il maschile per le persone Transessuali. 
Ma lo stigma per il transessualismo è talmente forte che questi scribacchini e scribacchine dei miei stivali preferiscono scrivere I transessuali al maschile sono persone con un sesso definito invece di un più preciso, rispettoso e corretto Le persone transessuali  eppure hanno usato quelle parole in un'altra combinazione sintattica...

Ermafrodita è una creatura mitologica che presenta contemporaneamente caratteristiche maschili e femminili complete ed è un fenomeno non presnete in natura.

Le persone intersessuate infatti hanno sì caratteristiche di entrambi i sessi ma mai contemporaneamente pienamente sviluppate.
Fosse così sarebbero contemporaneamente maschi E femmine e non si capisce perchè dovrebbero scegliere  uno dei due sessi o rimanere indeterminate.

L'indeterminatezza di genere delle persone intersessuate nasce invece da una discrepanza, per esempio, tra gli organi genitali interni e quelli esterni, o tra il sesso genetico e il fenotipo, lasciando alla singola persona la possibilità di cancellare uno dei due sessi e favorirne l'altro oppure rinunciare al determinismo dualistico dei generi e rimanere in uno status di indeterminatezza.
Ma queste considerazioni sono troppo sottili o complesse per il cervello limitato della nostra classe giornalistica che è più a suo agio col clima della camerata di caserma.

La repubblica, che, ribadisco, è il quotidinao italiano più omofobico, transfobico e intersexfobico del Paese si distingue e mette la parola ermafrodito sin nel titolo, impostando una equazione che è ha senso solo nella testa sciagurata di chi ha scritto tante corbellerie discriminatorie:
 Germania: legalizzato a novembre "terzo sesso", ermafroditi.
Nell'articolo si leggono perle come questa: 

A partire dal prossimo 1 novembre i sessi in Germania non saranno piu' due, ma tre, poiche' con quella data verra' riconosciuta ufficialmente l'esistenza del 'terzo sesso', in altri termini gli ermafroditi.
 Confrontiamolo con quanto scrive Lo Spiegel:

la modifica legislativa consente ai genitori di scegliere di non determinare il sesso della prole, consentendo in tal modo a coloro che sono nati con le caratteristiche di entrambi i sessi di scegliere se diventare uomini o donne in età avanzata. Con la nuova legge, le singole persone possono anche scegliere di rimanere completamente al di fuori del binarismo di genere.
Lo stesso stile, la stessa precisione, la stessa classe. 

E poi ci si meraviglia se da noi le persone si tolgono la vita. Con uno stigma così diffuso, comune, endemico e diffuso  cos'altro si può fare?

Davvero, cosa si può fare per educare queste merde di uomini e donne che scrivono la stessa merda che hanno nel loro cervello di merda?

Sono aperto a ogni suggerimento dal woodoo allo sterminio di massa. Cosa suggerite?

martedì 6 agosto 2013

Dubbi sulla legge contro l'omofobia. Una risposta di buon senso del direttore di Oggi

Leggo sul sito del settimanale Oggi una lettera al direttore nella quale si sollevano i soliti dubbi sull'opportunità della legge contro l'omofobia (e la transfobia, ma di quella non parla mai nessun*).
I dubbi sollevati sono basati sule solite argomentazioni omofobiche che non vengono percepite come tali.


Quello che sfugge al lettore, ma anche al direttore che non glielo fa notare, che con l'attuale legge mancino chi sgrida Sporco negro se ritenuto colpevole subisce delle aggravanti per odio razziale e quindi con la sua domanda il lettore dà implicitamente ragione a chi ritiene che la legge Mancino andrebbe estesa anche per l'odio contro l'orientamento sessuale o l'identità di genere.

La risposta del direttore, senza alcun proclama ideologico, ma dettata da un normalissimo buon senso mette a tacere qualunque dubbio (omofobico) sull'opportunità della legge.

Interessanti i commenti dei lettori e delle lettrici,. totalmente omofobici, discriminatori ed etnocentrici, che vanno a dimostrare come in questo paese, ma non solo, la percezione che si ha dell'omofobia è molto parziale.



Se negli ultimi tempi sono aumentati gli episodi di intolleranza contro gli omosessuali non dipenderà anche dalle loro provocazioni e ostentazioni? si chiede Silvia.


Basta cambiare il soggetto della frase per vedere da un lato l'assurdità della considerazione dall'altro il fatale patriarcato di un paese senza più cultura:

Se negli ultimi tempi sono aumentati gli stupri e gli omicidi contro le donne non dipenderà anche dalle loro provocazioni e ostentazioni?

Infatti c'è ancora qualcuno che pensa che se una donna va in giro con le sue forme in vista provoca e dunque se viene stuprata in fondo un po' se l'è cercata
Non so voi ma a me viene da vomitare.



conosco molti omosessuali che non condividono manifestazioni come i Gay pride o le ostentazioni oscene. Ritengono che siano dannose a quanti vivono con dignita’ la loro condizione di omosessuali.


Vivere con dignità, dice Alessio,  discrimimando e rendendo l'omosessualità un accidente e non una opzione di default come l'eterosessualità. Ed ecco un'altra discriminazione omofobica non percepita come tale.


Personalmente non ho mai visto né sentito di omosessuali che si siano comportati in modo normale e siano stati aggrediti.
Pretende Vittorio che è male informato perchè tutti i casi di omofobia riguardano comportamenti assolutamente normali. Peggio riguardano la propria esistenza il fato solo di essere percepiti come omosessuali.

Finché la chiesa con il suo catechismo discriminatorio e persecutorio non viene fortemente sanzionata e censurata ci si sente autorizzati e autorizzate a porre i più biechi distinguo basati su un sentire personale che si erge a norma generale. Il contrario esatto della democrazia.

C'è tanto lavoro da fare in Italia e la legge contro l'omofobia è solo un primo passo nella giusta direzione.

Intanto un sentito grazie a Umberto Brindani che ha fatto del buonsenso un arma di civile argomentazione.

sabato 3 agosto 2013

Andrea, ragazza trans uccisa Roma.
Il funerale fatto da un prete è proprio necessario?

E mentre le indagini languono, ieri il sito redattore sociale informa che Andrea, la trans uccisa al binario dieci della stazione Termini di Roma, avrà un funerale.

Lo pagherà il Cesv Centro servizi per il volontariato del Lazio e celebrerà padre la Manna del quale il sito, in un articolo a firma di Maria Gabriella Lanza, riporta alcune affermazioni che, se veritiere e fedeli, sono superficiali, offensive, e, soprattutto, etnocentriche.
Essere a fianco degli ultimi significa accompagnarli non solo in questa vita, ma anche dopo. Vogliamo stringerci intorno a Andrea e pregare per lei. La sua morte ci tocca nel profondo, era un persona fragile che andava aiutata. Ora possiamo solo offrirgli un funerale. Speriamo di poter celebrare la funzione nella chiesa del Gesù in via degli Astalli.
“Nessuno dovrebbe rimanere da solo. Abbiamo perso il senso di appartenenza ad una comunità. Andrea, infondo, era anche nostra sorella. (i neretti sono nel testo)
Discriminata in vita, dalla chiesa e dalla società dalla chiesa influenzata, viene accolta da morta, con preghiere per l'aldilà, con un atto di sfrontata discriminazione.  
Andrea viene dipinta come persona fragile che andava aiutata e non come persona discriminata, anche dalla chiesa, che andava tutelata e difesa, anche dalle ingerenze di una chiesa trans fobica, misogina misoneista e sadica..

Il delirante predominio cattolico pretende di imporre a tutti e tutte l'aldilà.
Il cesv pagherà la chiesa, che discrimina le persone omo e transessuali per fare un funerale cattolico a una trans, migrante e barbona,  della quale si censura idnetià e condizione di vittima-
Un modo disgustoso che la chiesa ha di impadronirsi di Andrea, da morta, dopo avere contribuito moralmente alla sua morte, accogliendola da morta come fragile pecorella smarrita dopo averla discriminata in vita.

Rinnovo le mie critiche alla giornalista (sic!) Maria Gabriella Lanza che non si perita nemmeno di ricordare che il Comune ha l'obbligo di pagare per un funerale per chi è solo e, soprattutto, che non c'è bisogno di un funerale religioso (almeno che non si abbiano prove evidenti che ad Andrea avrebbe fatto piacere, naturalmente) ma basta un funerale laico ma si sa quanto i cattolici e le cattoliche debbano fare proselitismo sempre e in ogni caso.

Il fatto che un prete offici il funerale è  uno sciacallaggio che serve alla chiesa e non ad  Andrea che è già morta ammazzata per una mano armata anche dalla chiesa. Sciacallaggio  perchè si impossessa di un cadavere che non ha aiutato in vita e adesso la annovera tra le sue sorelle.

In vita discriminata in morte strumentalizza.

Ditemi cosa c'è  di più odioso al mondo.
In un altro pessimo articolo sempre su redattore sociale si dà per scontato naturalmente che Andrea, anche se barbona e con una mano offesa e problemi di deambulazione si prostituisse.

Lo fa sempre la giornalista (sic !) Maria Gabriella Lanza riportando le parole piene di pregiudizio di Laura Cucinotta, responsabile dell’Help center di Termini, avvallandole facendole sue. Cucinotta, riporta Lanza,
aveva notato che Andrea era spesso in compagnia di un’altra trans. “Di solito chi si prostituisce si veste in maniera appariscente, Andrea invece no. Se ne stava in un angolo. Non sappiamo però chi altro frequentava e in che giro poteva essere finita,
Dunque una barbona, senza fissa dimora, con problemi di deambulazione, diventa una prostituta piazzabile sul mercato solo perchè trans.
Agli occhi di Cucinotta infatti (ma anche di Lanza che non ci vede alcun pregiudizio) Andrea si prostituiva nonostante tutte le evidenze contrarie solo perchè trans, dimenticando di dire che le trans non si prostituiscono che le trans che si prostituiscono non lo fanno per vocazione ma per costrizione non potendo accedere al mercato del lavoro.


Non so voi ma a me viene da vomitare.

sabato 1 giugno 2013

Su una rivendicazione pretestuosa di Porpora Marcasciano nell'articolo di Ilaria Lonigro dal titolo Le grandi escluse dalla Convenzione di Istanbul.

So che questo mio post si attirerà le ire di molte donne trans, persone cioè che sono nate e cresciute come uomini biologici, in una società a loro immagine e somiglianza, e che poi, per i motivi i più diversi e i più rispettabili, hanno deciso di transitare, da maggiorenni, in età adulta, parzialmente o totalmente, verso l'altro sesso.

Queste donne trans sono donne a tutti gli effetti e come tali vanno considerate  e rispettate.

Non capisco però chi pretende una ulteriore distinzione, come fa Porpora Marcasciano che avoca per le donne trans (gli uomini trans, cioè le ex donne che hanno transitato verso il genere maschile, contano anche qui come il due di picche) un primato di discriminazione, addirittura maggiore di quella delle donne biologiche, come leggo su West Wefare Società Territorio in un articolo a firma di Ilaria Lonigro dal titolo  Le grandi escluse dalla Convenzione di Istanbul dove, secondo Lonigro, Marcasciano afferma
sono queste le persone che subiscono più discriminazioni di genere, a partire dall’impossibilità di trovare un lavoro.
Persone che Marcasciano non vuole né donne né uomini se dice 
Il genere è considerato maschile o femminile, non si prevede altro. La definizione del genere in Italia è rimasta ferma a quella che è sempre stata.
Chiedo a Marcasciano come si considera lei, uomo transitato a donna, se donna,  se donna trans o donno o uoma.
Perchè i generi sono e rimangono due, altrimenti le persone trans non transiterebbero verso l'altro sesso, ma pretenderebbero di costituire un terzo sesso, né maschile né femminile, ma trans.

Quindi o le donne trans sono donne e dunque vengono discriminate in quanto donne come tutte le altre donne oppure le donne trans non sono donne e non vengono dunque discriminate in quanto donne ma in quanto trans.

In entrambi i casi non si capisce perchè, secondo Marcasciano, le donne trans sia discriminate di più delle donne biologiche.



La discriminazione delle donne trans non mi sembra riguardi il genere di arrivo. Una donna trans cioè non viene discriminata in quanto donna, viene discriminata perchè piuttosto che essere annoverata al genere di arrivo viene respinta al genere di partenza.
E' l'ex uomo che ha transitato verso il genere femminile a essere discriminato.

Non si tratta allora di discriminazione di genere la cui definizione tanto vituperata nell'articolo da Ilaria Lonigro fa riferimento anche agli stereotipi di genere.

Una donna meccanico può essere percepita meno donna di una donna parrucchiera sia essa trans o meno.

Quella delle persone trans non è una discriminazione di genere ma una discriminazione sul cambiamento di genere.

Un cambiamento non culturale, non cioè riguardante le mansioni o le qualità che culturalmente una società ascrive a uno dei due sessi (fino agli anni 70 del novecento si discuteva se fare pilotare aeroplani alle donne perchè ritenute inaffidabili per via del ciclo mestruale...) ma biofisico: un uomo biologico (una donna biologica) modifica aspetto e fisiologia del corpo per somigliare a una donna (a un uomo).

Una discriminazione di che non ha nulla a che vedere con la discriminazione di genere femminile cui le donne, poco importa se biologiche o trans, subiscono atavicamente da quando il genere umano e donnano ha lasciato tracce di sé.

Per ogni donna trans che avoca per sé una discriminazione più grande rispetto quella delle (altre) donne non posso evitare di pensare che chi parla così è un ex uomo che in questo modo vuole  scalzare comunque le donne biologiche pretendendo di essere più discriminate in quanto donne quando, come donna trans, può solo avvicinarsi al genere femminile per una vocazione spirituale ma non certo per un vissuto natale che è e rimane maschile almeno fino al momento dell'inizio della transizione.

Anche se transitata a donna una donna trans è nata e cresciuta come uomo e come tale ha imparato a pensare e non ha mai vissuto la "normalità" della discriminazione in quanto donna, che pur se non devia dagli stereotipi di genere viene comunque percepita come proprietà maschile.

Le donne trans, come gli uomini trans, vanno tutelate (tutelati) nel loro diritto all'autodeterminazione ma che un ex uomo pretenda di essere discriminato di più in quanto donna di una donna biologica beh questa bestialità misogina e maschilista non me la bevo proprio.

E adesso massacratemi pure!

martedì 8 gennaio 2013

Quel che Biancofiore ha davvero detto su persone omosessuali e persone trans tra un'imboccata e l'altra di Klaus Davi.

Capisco la stampa che da tempo ha abdicato alla sua funzione informativa costituendo solo una cassa di risonanza mediatica per le ecolalie di questa o quel esponente politico, ma che anche blog e siti che si dicono gayfriendly, piuttosto che gaysolidali, o blog di omosessuali che parlano di tale argomento, come quello che state leggendo, non applicano un serio vaglio critico a quanto leggono o viene loro dettola dice lunga sull'appiattimento del pensiero politico che nel paese raggiunge ogni giorno livelli, se possibile, sempre più infimi.

Nel riportare le dichiarazioni di Michaela Biancofiore quotidiani e blogger si sono infatti fidati dei soliti dispacci di agenzia che hanno riportato male e parzialmente le dichiarazioni che Biancofiori ha rilasicato durante l'intervista radiofonica che Klaus Davi le ha fatto.
L'agenzia Iris Press ha pubblicato questo dispaccio così trascrivendo (perché li riporta direttamente in corsivo le dichiarazioni di Biancofiore.
Secondo l'agenzia Biancofiore tra le altre cose avrebbe detto:

“Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale . Capisco i trans che si operano, ma non vedo perché si dovrebbe consentire un matrimonio tra un ‘uomo uomo’ e un ‘uomo che vuole sembrare donna e mantiene l’organo maschile’. Lo apprezzerei piuttosto se facesse l’operazione. Questi mix strani mi lasciano perplessa: uno o si sente uomo o donna”.

Prima di andare a vedere cosa ha davvero detto Biancofiore, volgio sottolineare come nessuno né la stampa, né i blog gayfriendly, nemmeno le associazioni di categoria hanno criticato a Biancofiore (cui tutti e tutte sessisticamente si riferiscono con l'articolo la prima del cognome) l'uso discriminatorio del genere maschile per rivolgersi alle donne trans.

Se una persona trans è una persona che vuole allontanarsi dal sesso biologico di nascita dal quale non si sente espressa nella propria essenza di persona è buona norma, di rispetto prima ancora che precisione semantica riferirsi a una donna trans al femminile, la trans indicando cioè il sesso di arrivo non quello di partenza mal sopportato.
Se una persona si sente donna e vuole esprimere la sua appartenenza a questo genere è rispettoso accettare la sua richiesta e considerarla e riferirsi a lei come a una donna. Rivolgerglisi invece al maschile vuol dire inevitabilmente ricordare a lei e a tutte e tutti che pur se sembra donna pur se si sente una donna è, e rimane, un uomo.


Invece nessuno nessuna, ha notato, contestato criticato quest'uso proditorio delle parole, perché dando a una donna trans del trans, al maschile, la si sta giudicando senza nemmeno farlo apparentemente notare.

Ora posso pure ammettere che per chi non ha questa sensibilità semantica si possa trattare di una svista. Non è giustificabile però che tale svista colpisca anche chi lotta nel movimento e a questa questione deve, o è meglio dire dovrebbe, fare attenzione.

Iris per esempio non nota minimamente l'uso proditorio de maschile per donna trans tanto che titola con un neutro Biancofiore: “No matrimoni gay, chi va con trans ha problemi sessuali”. Con trans, cioè sia uomini trans (donne che stanno transitando verso il sesso maschile, sia con le trans cioè uomini che stanno transitando verso il sesso femminile).

In realtà basta ascoltare l'intervista pubblicata nel canale Klauscondicio per rendersi conto  di quanto quella di Biancofiore non sia una svista ma una scelta ponderata e ideologica al di là di ogni ragionevole dubbio e di come Klaus Davi sia il primo a incoraggiare un uso così proditorio delle parole.



Quella che segue è la trascrizione di parte dell'intervista che potete ascoltare nella sua interezza sulla youtube, cliccando qui.

Klaus Davi  Ecco per esempio anche i transessuali vogliono potersi sposare. Ce lo vede una copp... un uomo con una moglie transessu... con un transessuale?

Michaela Biancofiore  Ma guardi credo che ce ne siano tanti nel paese purtroppo ancora celati quindi insomma non vedo la differenza fra due gay che si sposano e un transessuale. Ma ribadisco il concetto, Francamente non è ...

Klaus Davi [il trans] (non si capisce bene...) sessuale punta un po' al ruolo della donna...


Michaela Biancofiore Sì. Guardi non sono particolarmente esperta del settore. Devo dire che è una situazione (non) ribadisco che mi imbarazza perché io sono molto tradizionalista e quindi credo molto nel matrimonio tra l'uomo e la donna così come dio c'ha fatto insomma. Quindi anche questi misti strani insomma o uno si sente uomo o uno si sente donna quindi capisco chi nasce magari donna e vuole essere uomo e fa l'operazione o viceversa penso che sia una condizione umana veramente difficile insomma (continua a parlare ma non si capisce perché Davi le parla sopra)

Klaus Davi ma non uno che diciamo rimane diciamo uomo di fatto si fa crescere il seno e poi rimane uomo quello...
Michaela Biancofiore Sì sì capito ecco mi sembra appunto molto insomma molto curioso e molto diverso da me e anche dalla mia tradizione familiare che  è una tradizione familiare molto  conservatrice quindi

Klaus Davi è perfettamente normale  c'è tutto un elettorato così

Michaela Biancofiore no no non  ci sia niente di male però voglio dire il problema è che insomma o un uomo è un uomo è uno è una donna insomma che ci sia una donna mi scusi con l''organo genitale maschile francamente che poi magari si sposa con un uomo che ha anche l'organo genitale maschile insomma scusatemi ma francamente queste cose mi lasciano francamente perplessa.

Klaus Davi il trans che non si opera rimane un  uomo

Michaela Biancofiore Esatto, sì. Rimane un uomo che però vuole fare la donna. Allora delle due l'una. Allora apprezzo chi si fa l'operazione perché capisco ribadisco umanamente riesco a capire la condizione di disagio di una persona che si sente donna e che però nasce con l'organo genitale maschile non riesco a cpaire il mantenimento dell'organo perchè magari è più atrattivo per fare determinate scelte insomma ecco di tipo sessuale.

Klaus Davi esatto

Michaela Biancofiore questo francamente mi lascia molto... (viene interrotta)

Klaus Davi l'ultima considerazione su questo passaggio sessuale

Michaela Biancofiore ma la trasmissione verte tutta sui gay ???


Klaus Davi no no no poi andiamo alla politica

Michaela Biancofiore ...e sui transessuali perché io non faccio politica con questi fini

Klaus Davi scusi c'è berlusconi che ha esternato e quindi son partito da quello ... che tra l'altro appunto secondo me lo ha fatto anche  va beh con delle ragioni politiche importanti cioè però va beh poco importa
l'ultima cosa. Ma il transessuale è una minaccia per le donne secondo lei?

Michaela Biancofiore ma no mi auguro di no mi auguro che non lo sia perchè io penso che le donne con la d maiuscola vogliano uomini con la u maiuscola e uomini che vanno con i transessuali francamente qualche piccolo problema di ...come dire ..di posizionamento sessuale  ce l'hanno insomma.
Io francamente amo gli uomini con la u maiuscola ecco.

Mi sembra si capisca dall'intervista che per Klaus Davi un trans è una sorta di omosessuale che vuole puntare al ruolo della donna ma che se non si opera rimane uomo.

Così come mi pare evidente che anche Biancofiore confonde identità sessuale con orientamento sessuale quando dice non vedo la differenza fra due gay che si sposano e un transessuale.

Trovo però, ma ognuna e ognuno può giudicare da sé, fuorviante e mistificanti la trascrizione proposta da Iris Press che non riporta mai gli imbocccamenti di Klaus Davi alle risposte di Biancofiore né rileva la versione grottescamente distorta che Klaus Davi ha del transessualismo e  dell'omosessualità.

Per cui le giuste accuse di avere detto parole gravemente lesive della dignità delle persone transessuali e di chi le ama, non sono da rivolgere solamente a Biancofiore come fanno siti e diversi vari  blog ma a anche a Davi che in quanto a omotransfobica confusione non è secondo a nessuno.







giovedì 27 dicembre 2012

La mistificazione dei saperi. Sull'incauto documentario Ragazzi di vita. Voglia di battuage di Susanna D'Aliesio e Maria Tridico.

Il reportage si intitola  Ragazzi di vita. Voglia di battuage, pubblicato su Fainotizia, a cura di Susanna D’Aliesio e Maria Tridico.




Lo vedo e ne rimango sconcertato.

Non solo per i toni e la retorica con cui si affronta l'argomento  ma per il falso ideologico con cui sin dal titolo si accomuna il rimorchio tra ragazzi alla prostituzione. 


Il documentario si apre definendo il battuage come attività sessuale promiscua esercitata all'aperto. 


Intervista dunque Marco, che, dice la speaker,  ha cominciato la sua voglia di battuage proprio a montecaprino.

L'intervista a Marco è alternata all'intervista a Sergio Rovasio che parla di prostituzione maschile e, alla fine, anche femminile.


Un accostamento proditorio.
La prostituzione infatti media il rapporto sessuale col denaro.
Il battuage no.

Perchè pagare se basta cercare qualcuno che ci sta?

L'accostamento è proditorio perchè la speaker del documentario non parla mai di prostituzione ma sempre e solo di battuage.
Sono gli intervistati a parlare di prostituzione.

Prima Sergio Rovasio, e poi,  dopo aver parlato dei rimorchi a Montecaprino, di punto in bianco, anche Marco, che ci spiega i motivi che portano i ragazzi a prostituirsi.


Come ha ben spiegato Mario Mieli nel suo libro, di cui questo blog si onora di  riprendere il titolo,
In questo libro io userò sempre il termine battere nel senso gay di andare a cercare (o darsi da fare per trovare, o mettersi «in mostra» aspettando) qualcuno con cui fare all’amore.
Se nel lin­guaggio dei prostituti e delle prostitute battere significa cercate clienti, per noi omosessuali invece battere non vuol dire prostituirsi, bensì, semplicemente, cercare altre persone «che ci stiano» (...).  (Mario Mieli Elementi di critica omosessuale, Einaudi, Torino 1977, nota 1 di pagina 6)
Secondo il resoconto fatto da questo documentario sembra invece che i rapporti occasionali tra ragazzi siano mediati dal denaro.


Vediamone più in dettaglio la retorica di rappresentazione.


Il lessico


Il documentario si apre con queste parole
Una delle tendenze trasgressive passava proprio da qui. Dalla zona storica di roma a due passi dal Colosseo*.
Da molti anni ormai è sulla bocca di tutti ma in pochi ne parlano volentieri. Su internet e nell'ambiente gay la cosa è molto più chiara. A Montecaprino si praticava il battuage. L'attività sessuale promiscua esercitata all'aperto. Il sesso on the road non è certo una pratica riservata a pochi eletti e i luoghi non sono sconosciuti né ai romani né tanto meno ai turisti. Il battuage infatti non si pratica solo nei parcheggi ma anche in zone centralissime come piazza della Repubblica, Eur, villa Borghese, valle Giulia oltre, come nel nostro caso, nel cuore di Roma. Cosa succedeva realmente in questa zona centrale? Ce be parla marco 27enne pugliese che ha iniziato proprio da montecaprino la sua voglia di battuage.
I corsivi naturalmente sono miei.

Il linguaggio con cui la speaker ci informa è ricco di aggettivi che esprimono  giudizi senza lasciar trasparire che si tratta di giudizi espressi da chi descrive.
Ci sono anche molti modi di dire allusivi a qualcosa di proibito, di segreto, di nascosto, di cui non si parla volentieri, qualcosa dunque di cui non andare fieri.

Il registro narrativo è ridondante e usa la negazione per affermare il contrario:

è sulla bocca di tutti ma nessuno ne parla volentieri;

non è una pratica riservata a pochi eletti e i luoghi non sono sconosciuti,

non si pratica solo nei parcheggi ma anche in zone centralissime come piazza della Repubblica, Eur, villa Borghese, valle Giulia oltre, come nel nostro caso, nel cuore di Roma.

Qui c'è una contraddizione duplice.  Si pratica in zone centralissime o nel cuore di roma, cioè due modi diversi di esprimere lo stesso concetto...

..però l'eur non è certo zona centrale sorgendo a sud della città proprio subito prima del tratto della Colombo che porta al mare...

Come sinonimo di battuage viene usato "sesso on the road" sesso sulla strada.

Adesso sembra proprio difficile pensare che in tutti questi posti il sesso si consumi in loco.

In molti dei posti citati (Eur, Valle Giulia, Villa Borghese, i parcheggi) se non hai la macchina non puoi frequentarli perchè quei luoghi sono accessibili con l'automobile.
Il sesso viene consumato in macchina  o altrove.

Montecaprino invece, quello sì, data la sua natura di giardino con molti anfratti dove potersi appartare, è una zona dove consumi in loco, ma non on the road, visto che non stai sulla strada, ma in the park, anzi, in the bushes...

Il Battuage, che è un luogo dive si rimorchia, cioè dove si cerca qualcuno con cui fare l'amore, diventa nel documentario una pratica sessuale.
C'è chi lo fa orale, chi anale, chi s/m o bondage e chi battuage.

Insomma invece di descrivere la sana voglia de scopà dei maschietti qualunque sia il loro orientamento sessuale il battuage è svilito e qausi relegato tra le parafilie...


La retorica dell'intervista.

Marco - che per la speaker non ha voglia di sesso ma voglia di battuage -  viene presentato come ex habituè (con l'accento grave e non con l'accento acuto come andrebbe...) di montecaprino e viene intervistato di spalle e con la voce alterata, per proteggerne la privacy.

Si presenta Marco  come sia il testimone di qualcosa di illegale o che la società considera talmente negativa da non poterci mettere la faccia...

Il battere in senso gay non è illegale a differenza della prostituzione.
Semmai è illegale fare sesso on the road.

Ma questo riguarda anche il sesso tra uomini e donne, sia le coppie che si sono rimorchiate e fanno sesso in macchina (una volta c'era anche il romanticissimo Gianicolo, poi le luci stradali hanno illuminato a giorno le zone dove prima le macchine parcheggiavano indisturbate nel semibuio) sia tra clienti  e prostitute....

Il sesso on the road è più il sesso degli uomini che vanno con le prostitute che quello degli uomini che cercano altri uomini con cui fare l'amore senza la mediazione del denaro.

La competenza degli intervistati.

Marco ha 27 anni. Montecaprino è stato chiuso nel 1998, dunque quando lui frequentava monte aveva 13 anni...

Qualcosa non torna.

Alla fine del documentario in uno dei cartelli si dice che

 








I cancelli a Montecaprino sono comparsi  nel 1998, quando tutte le associazioni romane protestarono con l'allora sindaco della città Rutelli, ma è  vero che, nonostante i cancelli, si è continuato a cercare qualcuno con cui fare l'amore a monte per diverso tempo.

Certo dalla chiusura dei cancelli l'attività di rimorchio è sensibilmente cambiata, anche perchè non si poteva più accedere ai luoghi più appartati dove fare sesso senza essere visti.

Insomma come frequentatore di battauge (e non come praticante come si dice nel documentario)  Marco è un testimone tardo.

Ma questo il documentario non ce lo spiega.

Cosa racconta Marco?
Che si passeggia nel parco, ci si scambia degli sguardi con chi si incontra sperando di piacere a chi ci guarda. Qualcuno parla, qualcuno ti tocca.

Dettagli essenziali per capire le dinamiche del cercarsi per fare l'amore?

O si danno in pasto al grande pubblico dettagli secondari tanto per alimentare il gusto del gossip, del dettaglio trasgressivo e piccante?


In ogni caso quella di Marco ha valore come testimonianza di chi cerca qualcuno con cui fare l'amore. E come ogni testimonazia è soggettiva e vale solo per lui..

Infatti quando Marco ci racconta dei parchi in cui è stato si riferisce ai giardini dell'eur prospicienti il bar Palombini come parco palombini che non esiste, essendo quei giardini parte dell'arredo urbano del quartiere mussolininano...

Un documentario serio e scientificamente fondato non può farlo esprimere, al di là della sua propria esperienza sul battuage, sui motivi che inducono i ragazzi a prostituirsi, come gli fa durante l'intervista.

Sarebbe come accreditare come esperti di prostituzione i clienti delle prostitute, e non invece chi studia l'argomento con degli strumenti sociologici, antropologici, e ha esperienza sul campo come operatore sociale.
Sergio Rovasio invece come presidente dell'associazione radicale lgbt Certi Diritti ha tutt'altra autorevolezza.

Quando Marco smette di parlare di chi cerca qualcuno che ci sta e  senza soluzione di continuità, ci spiega improvvisamente che c'è chi si prostituisce per necessità, chi lo fa perchè si eccita a sentirsi pagato,   ci dà delle ragioni sulla prostituzione maschile (omosessuale) che non sono quelle cui ci hanno abituato gli studi di settore**.

Quel che Marco e il documentario si guardano bene dal dire è che, qualunque sia la provenienza geografica, i prostituti  sono quasi smepre ragazzi etero o bisessuali che si prostituiscono per la facilità con cui si fanno soldi, coi quali poi magari portano a cena la pischella.

Perchè lavorare un giorno intero per guadagnare 50 euro quando puoi guadagnarne anche 100 in mezzora?

Il documentario non parla nemmeno dei clienti dei prostituti che non sono certo i gay, che non hanno bisogno di pagare, visto che ci sono tanti ragazzi che ci stanno,  ma persone etero o bisessuali anche loro, magari sposate o con figli, che non vogliono vivere in maniera approfondita o dichiarata o continuativa questo aspetto della loro personalità ,limitandosi al sesso occasionale senza passare per la fase di rimorchio bypassandola con il denaro.

C'è anche un altro vizio ideologico in questo documentario.

Se si parla davvero di prostituzione maschile allora bisogna parlare anche  dei ragazzi che si prostituiscono con le donne.

Ma di questo il documentario non fa nemmeno un cenno.

Nella sua intervista Sergio Rovasio dice giustamente che viviamo in una società sessuofoba.

Purtroppo i toni usati in questo documentario, nel quale ha la sventura di apparire, sono squisitamente sessuofobi.


Marco rispondendo a una domanda (che non sentiamo) ammette che chi si rimorchia nei luoghi di battuage si sfrutta reciprocamente.

Due adulti consenzienti in che modo si sfruttano a vicenda?


Si sfrutta un terreno senza sostenerlo con adeguate concimazioni,
si sfrutta il lavoro altrui senza remunerarlo adeguatamente,
si mette a profitto un'occasione,
si approfitta di qualcuno.
In ogni caso è un percorso a senso unico.
La reciprocità fa finire lo sfruttamento e dà adito al reciproco vantaggio.

Ma è chiaro il tono e i linguaggio di questo documentario.

Marco insiste.

Potrei sentirmi, tra virgolette, un po' usato, dice, come oggetto sessuale ma è pur vero che io sto facendo esattamente la stessa cosa nei confronti dell'altra persona e in quel momento mi va anche bene, cioè mi fa piacere.  E conclude Perchè l'uomo è un po'... porco.

Dunque cercare qualcuno con cui fare l'amore (una bellissima definizione priva di giudizio alcuno) diventa uno sfruttamento perchè gli uomini sono porci.

Quando Sergio Rovasio spiega l'errore di avere chiuso Montecaprino cioè di avere chiuso un luogo di incontro, per il rimorchio sessuale e non la prostituzione, marginalizzando così le persone in cerca di qualcuno con cui fare l'amore, costrette a rimorchiarsi in luoghi più isolati e dunque pericolosi***  vengono mostrare le immagini, riprese da lontano, dunque spiate, di prostituzione  non di rimorchio.

Purtroppo alcune dichiarazioni di Sergio, che conosco ed è persona intelligente e precisa, sono davvero discutibili e imbarazzanti.


Sergio dice che i ragazzi che si prostituiscono non si fanno controlli sanitari perchè sono vivono nella clandestinità e quindi diventano strumento della diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili, scaricando così il cliente di ogni responsabilità.

A questa sua dichiarazione il documentario giustappone quella di Marco che parla di piattole e parassiti, che si è preso due volte, che non riguardano certo la prostituzione ma la promiscuità.


Oppure quando Sergio dice che riuscire a regolamentare questo fenomeno (non dice la parola ma sta parlando di prostituzione maschile) fa parte dei diritti civili.

Non lo sapevo.

Quando io scendo in piazza per denunciare che, in quanto persona omosessuale, non mi sono riconosciuti gli stessi diritti degli altri cittadini e cittadine italiane io sto chiedendo anche il diritto di andare  a mignotti!!!

E io che pensavo di chiedere l'estensione del matrimonio anche tra persone dello stesso sesso o una legge che non permetta a nessuno, nemmeno a un documentario come questo, di discriminare le persone in base al loro orientamento sessuale...



Poi all'improvviso il documentario ha uno smarcamento semantico e non si parla più di prostituzione maschile ma di prostituzione tout-court e Sergio Rovasio da Radicale sostiene una proposta di legge per la legalizzazione della prostituzione, dicendo che così si permetterebbe alle donne che vogliono prostituirtisi di farlo (scusate ma non riesco a tacere il brivido per la schiena che ho provato quando gliel'ho sentito dire...).

Il documentario si chiude con una serie di dati, senza fornire le fonti,  quindi inutilizzabili.
Prima si parte con un'affermazione generale.



Dunque si ammette che si tratta di un problema...


Poi vengono forniti (senza riportare la fonte) alcuni numeri



Numeriche non annoverano la prostituzione maschile perchè, dice un altro cartello,


Prostituti maschi.
Perchè ci sono anche prostituti femmine?

Infine si ribadisce che a Montecaprino ci si rimorchia ancora




Portano avanti sino alla fine il parallelo tra rimorchio tra ragazzi non mediato dai soldi e prostituzione maschile.

Adesso mi chiedo e chiedo prima di tutto alle due autrici, che non conosco, poi a Sergio che conosco: cui prodest?

Spacciare per diritti civili il diritto alla prostituzione, oggi, in un paese arretrato come l'talia, in un reportage in cui si parla di omosessualità; accomunare il battere in senso gay, cioè come lo ha splendidamente definito Mario Mieli, cercare qualcuno con cui fare l'amore, cioè un rimorchiarsi senza denaro, alla prostituzione che, per definizione, è mediata dal denaro; concludere il documentario con i dati sulla prostituzione femminile che riguarda nel 94.5 % le donne biologiche che con i maschi, gay o meno, prostituti o meno, non c'entra nulla, quale causa serve? 

Chi aiuta?

La proposta di legge dei radicali sulla legalizzazione della prostituzione?

Di quale utilità è equiparare il rimorchio tra ragazzi alla prostituzione  perchè si sa che il maschio è porco?

Mai visto un reportage giornalistico così approssimativo, incauto e pieno di pregiudizi, così disinformativo e sessuofobico, vagamente razzista (quei ragazzi dell'est coi quali Marco non va anche se gli piacciono...) e omofobico (battere in senso gay=prostituzione) nonché trans fobico (si annoverano le donne trans tra le prostitute senza spiegare le ragioni sociologiche di natura completamente diversa del loro prostituirsi).
 

*In realtà montecaprino è a due passi da piazza Venezia, dai fori imperiali, dal circo massimo (altro storico luogo di batuage, quando c'erano ancora i cespugli, negli anni 80) Il Colosseo dista in realtà circa un chilometro...

**
Guido Signorino, Pietro Saitta e Mario Centorrino (a cura di), Sex Industry. Profili economici e sociali della prostituzione Think Thanks, Napoli 2009

Enrico Vignoli, Contributo ad una indagine sulla prostituzione maschile: 4, Circolo culturale Benedetto Croce, Savona 1973.


***
la speaker quando parla di Valle Giulia o dei parcheggi si guarda bene dal dire che sono luoghi pericolosi dove spesso uomini e ragazzi che sono lì per rimorchiare vengono picchiati, derubati o, purtroppo, anche uccisi. 

martedì 27 novembre 2012

Se questo non è un paese omofobo:
sulla notiza di un polziotto sospeso dal servzio per un mese per mancato decoro per aver pubblicato in un sito delle foto (non visibili a tutti) in cui è vestito in abiti femminili. I commenti omofobi della stampa e la sentezza patriarcale e paternalista del TAR

La notizia, data da Repubblica, ha fatto il giro della rete.

Un agente di polizia in servizio nella questura di Milano, pubblica su un profilo per incontri erotici nel quale ha un nick col suffisso trans alcune sue foto in abiti femminili e con il viso truccato, visibili solo dietro sua autorizzazione (quindi non pubbliche, ma criptate).

Il suo diretto superiore viene a sapere del profilo (mi chiedo come), incarica un altro poliziotto di verificare la presenza delle foto incriminate e, avutane conferma, fa scattare il procedimento disciplinare (siamo nell'ottobre di un anno fa): sospensione dal servizio per un mese.
L'agente fa ricorso al Tar della Lombardia che respinge il ricorso dando ragione al superiore.






La notizia viene subito ripresa da altri quotidiani e dai siti della rete con delle semplificazioni e dei titoli a dir poco negativi e discriminatori: 


Milano, poliziotto trans su sito di dating. Sospeso, ricorre, Tar gli dà torto
titola Blitz quotidiano

Il poliziotto che si vestiva da donna nel sito per trans titola Giornalettismo


Una ambiguità semantica  cavalcata da tutti in questa storia: dai quotidiani, dall'avvocato che ha preparato il ricorso al TAR e dai giudici del TAR medesimo.


Per il superiore del poliziotto la cosa disdicevole è il fatto che il poliziotto si sia vestito da donna. E' il travestimento ad avergli fatto perdere decoro.
Qualunque sia il motivo per cui il poliziotto si sia vestito da donna.

Motivi che possono essere molteplici  e sui quali il superiore (per quel che ne sappiamo da Repubblica) non si è minimamente espresso.

Per cui il ricorso dovrebbe basarsi su una semplice domanda:
perchè per un uomo è indecoroso vestirsi da donna? 

Invece l'avvocato accusa il superiore del suo assistito che la sospensione del servizio da egli presa sia stata una decisione omofobica: 
sanzionare il comportamento del ricorrente, per di più per condotte poste in essere nell'ambito della sua vita privata, dimostra senza alcun dubbio uno specifico intento di mortificarlo in ragione del suo orientamento sessuale, in una logica di chiara matrice omofobica che considera intollerabile l'omosessualità nell'amministrazione della pubblica sicurezza.
A Roma si dice che l'avvocato ce giobba, non so come si dica a Milano.

Non tutti gli uomini che si vestono da donna sono omosessuali.

Ci sono uomini etero che trovano eccitante indossare uno o più indumenti femminili (feticismo).

Ci sono uomini che si vestono da donna sulla scena (Drag Queen)   e non necessariamente sono omosessuali (Priscilla, una delle più famose Drag italiane, fuori dalla scena è un ragazzo etero).

In nessun caso una persona che si traveste da donna è una persona trans. 

Una donna trans è un uomo che si sente donna, nell'intimo, prima a prescindere dall'abbigliamento...


Il TAR avrebbe dovuto rispondere maddechè, invece la risposta conferma implicitamente la visione tendenziosa dell'avvocato e risponde alla domanda che ho posto io all'inizio:

È fuorviante la valorizzazione di profili attinenti a una presunta discriminazione sessuale, che la difesa del ricorrente ha sagacemente prospettato per eludere l'autentica ragione della sanzione (...) una condotta in contrasto con gli obblighi di decoro imposti dall'appartenenza alla polizia di Stato, soprattutto in ragione dell'oggettiva e potenziale diffusione di tali manifestazioni" [sui social network]. (...) Si pensi a possibili attività ricattatorie per estorcere notizie o informazioni di servizio esercitabili nei confronti dell'agente da parte di chi fosse entrato in possesso di quel materiale.

Dunque se in un primo momento si conferma, senza spiegarla, che per un uomo vestirsi da donna è indecoroso, dicendo, com'è giusto che sia, che la cosa non ha nulla a che fare col pregiudizio omofobico si trasforma improvvisamente in qualcosa di diverso, l'idencorosità si trasforma improvvisamente in ricattabilità.

Tradendo dunque che il motivo del superiore non è il decoro ma la ricattabilità che deriva dal pubblico ludibrio.

Se io ho un comportamento indecoroso non posso venire ricattato per quello, posso essere rimproverato, sanzionato, sgridato, ma non ricattato.

Vengo ricattato se faccio qualcosa di illecito, qualcosa che l'opinione pubblica ritiene talmente negativa da indurre chi fa quella cosa a fare di tutto per tenerla nascosta. Anche accondiscendere al ricatto. Il che,fosse vero, renderebbe come minimo il poliziotto deficiente visto che di solito che è ricattabile cerca di tenere l'oggetto della propria ricattabilità il più nascosta possibile, mentre il poliziotto ha pubblicato le foto di sua sponte...

Invece la ricattabilità sta tutta nella mente dei giudici del TAR e in quella del superiore del poliziotto i quali sono talmente infastiditi che un poliziotto abbia pubblicato delle foto in cui compare come un travone di merda da ver mandato su tutte le furie il tradimento di un maschio che fa perdere decoro non già all'arma ma ai maschi come i giudici del TAR e superiore del poliziotto che non si travestirebbero mai.


Patriarcato, maschilismo, paternalismo e, ancora omofobia, transfobia e chi più ne ha più ne metta.


Fossimo ai tempi di Vito Russo o del FUORI avremmo già riempito le aule del TAR di Milano con un sit in pacifista.

Invece dobbiamo digerire degli articoli che sono ancora più discriminatori della sentenza del TAR o del superiore del poliziotto.



La confusione tra travestitismo e transuessualità sono usate dalla stampa ad hoc per rimestare nel torbido, a discapito del poliziotto, descritto con termini negativi senza esplicitare la condanna morale, che c'è ma rimane implicita a cominciare dall'articolo di Repubblica, frimato da Oriana Liso che scrive:
Un agente di polizia, in servizio in un reparto delicato della questura di Milano, apre un profilo personale su un noto sito di incontri online.

I corsivi sono miei. 

Che vuol dire in servizio in un reparto delicato?
Delicato rispetto che cosa?
Le foto in drag*
O la sua ricattabilità?
Nel resto dell'articolo non si specifica questo aggettivo che dunque serve solamente a sottolineare l'incauta mossa del poliziotto, dando così implicitamente e surrettiziamente ragione al TAR.

Un noto sito di incontri. Come noto locale. Noto giornale. Noto parco.
Posti loschi di cui si tace il nome ma che tutti conoscono.

Un altro modo per dare colore (negativo) al comportamento del poliziotto.

Sempre meglio di Giornalettismo che fa diventare il noto sito di incontri in un sito per trans.





* in drag = vestito da donna, in costume, usato originariamente per riferirsi ad attori  vestiti da donna con scopi comici