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lunedì 20 maggio 2019

Calvin Klein, il queer baiting, l'utenza internet lgbt e la stampa

Pare che l'ultimo spot di Calvin Klein abbia fatto indignare il pubblico lgbt della rete, quello stupido dei  bar, stando ai commenti riportati.
La stampa italiota riporta la notizia zoppicando sull'inglese ma in generale chi dovrebbe informare non va minimamente a fondo di quanto implicato  rimanendo sulla superficie di qualcosa che ha dei risvolti inquietanti e corporativisti.

Intanto lo spot.





Il video fa parte di una serie di spot della nuova campagna pubblicitaria della Kelvin Klein sulle note della canzone  Bad Guy della cantante Billie Eilish, nella campagna oltre a Billie compaiono, tra video e immagini – altri e altre testimonial (oggi si dice influencer)  il rapper A$AP Rocky,  Shawn Mendes, reduce dalla campagna precedente, l’attrice transgender Indya Moore, le modelle Kendall Jenner  Bella Hadid e la modella digitale Lil Miquela. Slogan (ma il termine è desueto) della campagna è  I Speak My Truth in #MyCalvins esprimo la mia verità in #MyCalvins che è anche un hashtag.

Nello spot in questione la modella sulla sinistra è  Bella Hadid, quella sulla destra è Lil Miquela un personaggio digitale (che la stampa nostrana chiama, chissà mai perché, robot (??!!?!), un personaggio virtuale, disegnato in cgi, presente su Instagram dal 2016  che conta oggi un milione e mezzo si followers.
Lil è modella e anche una cantante (le sue canzoni si trovano su Spotify).

L'idea dello spot, nel quale  si dice di come la vita consista nell'aprire le porte e creare nuovi sogni che non sapevi esistessero è di fare incontrare due icone femminili , uno reale, l'altro virtuale, e farli baciare.
Il superamento del  confine non sta nel bacio tra due donne (non è certo il primo bacio tra donne nella storia della pubblicità) ma nell'incontro tra una donna in carne e ossa e una virtuale.

Questo incontro epocale però non ha funzionato.

Sarà perché la bellezza artificiale di Lil è così evidentemente digitale, da avere un effetto controproducente come qualcuna ha fatto notare nei commenti su YouTube: ormai la bellezza organica e reale non ci basta più produciamo una bellezza artificiale che non invecchia e non ha i "difetti" delle persone organiche.
In più, aggiungo io, Lil non va pagata, vanno pagate le persone che la animano al computer ma lei non esiste.
La forza lavoro perfetta: pura immagine senza salario.

Il bacio tra queste due donne, una reale l'altra no, non esce dall'alveo dell'erotizzazione della donna a uso e consumo del maschio.
Questo  bacio tra donne  (e non  bacio lesbo come riportano in maniera orrenda la stampa di Torino)  serve a solleticare più l'immaginario collettivo etero maschile che quello femminile come fa anche un altro spot di Calvin Klein ne quale  Bella, da sola,  si sdraia su un cavallo mentre il claim dice I'm fiercely kind cioè sono ferocemente gentile.

Bene direte, allora si è fatto bene a protestare contro lo spot tanto da indurre Calvin Klein a chiedere scusa.

Beh, magari anche no.
Perché le proteste contro lo spot non sono state fatte dal versante della critica al maschilismo o al sessismo. Sono state fatte dal versante lgbtq.

Lo spot è cioè stato accusato di fare queer baiting.
Letteralmente esca per froci e lesbiche.

Molte persone lgbt si sono indignate perchè Lil è un personaggio non una vera persona ed era meglio che a baciare Bella fosse stata una vera lesbica.

 






Adesso questo commento è chiaro se avessero preso due donne bianche le avessero pitturate di nero e le avessero spacciate per afro americane: ci sono un sacco di donne afro americane che avrebbero potuto fare lo spot avrebbe senso da vendere.

Ma ciò che è chiaro con la pelle non lo è con l'orientamento sessuale.
Non c'è un modo per saperlo se non una dichiarazione della persona stessa. Non basta un bacio per fare di una persona una lesbica o un gay.
Anzi il fatto che il bacio tra due donne sia stato letto come il bacio di due donne lesbiche, il fatto  che ci si indigni che dato che una delle due  non esiste e l'altra è etero tolgono lavoro e rappresentanza alle vere lesbiche, è davvero un discorso reazionario, omofobo e disgustoso.

Quante persone si sarebbero lamentate se Lil avesse baciato un uomo? Quante avrebbero detto ci sono un sacco di donne etero che avrebbero potuto  fare lo spot?

Tra l'altro ci si dimentica che il messaggio dello spot  non era un discorso pro lesbiche ma voleva presentare due eccessi: l'incontro tra una donna vera e una virtuale e un bacio tra due donne non lesbiche che, pure, non trovano niente di male a darsi un bacio.

Io continuo a paventare una società dove gli unici baci autorizzati siano quelli tra persone omosessuali.
I baci sono baci chiunque li dia per qualunque motivo.

La critica queer bait, come si legge nell'urban dictionary, nasce dal presupposto, fondatissimo, che se si accenna all'omosessualità nei media senza che i due personaggi, non gli attori o le attrici che li interpretano, ma i personaggi, siano poi  davvero omosessuali cioè, fuori dal corporativismo, se a quel bacio non segue poi un vero interesse, sessuale o relazionale, tra di loro, allora si sta usando lo specchietto per le allodole.

In questa pubblicità  dove le due modelle non interpretano un personaggio ma sono se stesse (beh almeno una perché l'altra non esiste) o, meglio, dove personaggio e interprete coincidono (perché la Bella degli spot è personaggio pubblico non già la persona della vita privata) cambia davvero tanto se a darsi quel bacio sono due lesbiche o no?

Nello spot  non si sta alludendo al fatto che Bella e Lil siano in tresca mentre in realtà non lo sono, si sta mostrando che due donne, qualunque sia il loro orientamento sessuale, hanno tutto il diritto a baciarsi E NON C'E' NIENTE DI MALE.

Questo modo di vedere per scompartimenti stagni se sei donna e ti limoni con un'altra donna sei necessariamente lesbica o dovresti esserlo mi sembra davvero il peggiore esempio di dividi et impera.

Anche chi dice cose sensate poi aggiunge sciocchezze.



1 Smettetela di usare il lesbismo per vendere i vostri vestiti, Noi non siamo  un guarnimento per gli uomini,

2 Avrei dovuto essere io.





Metteteci me. Ecco. Quei fatidici 15 minuti di successo che ora con la rete sono allungati in un eterno presente dove la prima imbecille, il primo cretino possono parlare e dire il niente sotto vuoto spinto.


La risposta che, dopo questa enorme pressione di commenti insensati, ha rilasciato Calvin Klein è altrettanto sconfortante.


Capiamo e riconosciamo come avere qualcuna che si  identifica come eterosessuale coinvolta in un bacio dello stesso sesso possa essere percepito come queerbaiting. 

Quindi al cinema solamente attori e attrici gay possono  interpretare personaggi omosessuali? E,  viceversa attori e attrici gay non possono  interpretare personaggi etero?

Il queer baiting nasce per denunciare veri specchietti per le allodole.

In questo caso son più specchietti per allocche e allocchi.


venerdì 17 maggio 2019

L'omofobia secondo l'Unar e il sottosegretario Spadafora

Da ieri sul canale ufficiale dell'Unar di YouTube si può vedere il nuovo video istituzionale contro
l'omofobia.

  

Dopo aver definito alcune fobie (cheratofobia, paura per i capelli, hilofobia, paura per gli alberi, e cromatofobia, paura per i colori) nel video si introduce  la fobia più irrazionale di tutte, l'omofobia, definendola come paura  irrazionale dell'omosessualità  esortando ad aiutare a farla scomparire. Conclude lo spot il riferimento al 17 Maggio come giornata mondiale contro l'omofobia.

Sul canale youtube non ci sono informazioni su chi ha fatto lo spot.
Lo si presenta semplicemente come una campagna di comunicazione contro l'omofobia 2019. Per saperne qualcosa di più dobbiamo andare su Facebook dove, nella pagina del sottosegretario con delega sulle pari opportunità Vincenzo Spadafora, si legge:

Il 17 maggio ricorre la Giornata internazionale contro l’omobitransfobia. Proprio in questa data, 29 anni fa, l’OMS ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. In questo video, in onda da oggi sulle reti Rai e realizzato proprio da Rai Creativa (che ringrazio sentitamente), abbiamo provato a stimolare la discussione sulla irrazionalità dell’omofobia. Una paura che, insieme, dobbiamo riuscire a cancellare, per produrre un ulteriore avanzamento culturale e sociale.

Annoverando l'omofobia  tra le paure irrazionali si svuota di ogni significato politico la parola. L'omofobia, infatti, non denota una paura irrazionale ma una discriminazione.

Non lo diciamo noi.

Lo dice il libro  DisOrientamenti Discriminazione ed esclusione sociale delle persone LGBT a cura di  Carlo D’Ippoliti e Alexander Schuster pubblicato per l'Unar dai tipi della Armando editore, nel 2011,  nel quale  l'omofobia è definita come   discriminazione nei confronti delle persone omosessuali.

Nel libro, che potete consultare sul sito dell'Unar, a pag. 24, si spiega come

(...)  oggi si distingue l’omofobia dalle fobie comunemente intese, mettendone in luce la dimensione di pregiudizio in quanto: a) le emozioni accompagnate alla fobia sono la paura e l’ansia, mentre quelle iscritte al pregiudizio sono l’odio e la rabbia; b) le persone fobiche vivono la loro paura come irragionevole, mentre le persone con pregiudizi credono che la loro ostilità nei confronti di una certa categoria di persone sia giustificata e condivisibile.

Tutt'altro che legata alla paura irrazionale di una singola persona la discriminazione omofobica implica diversi livelli, come si legge a pagina 25 di DiSorinetamenti:

 a) un piano personale, che riguarda le concezioni individuali pregiudizievoli e stereotipiche nei confronti dell’omosessualità; b) un piano interpersonale, che implica la traduzione dei pregiudizi personali in comportamenti; c) un piano sociale, che si esprime attraverso la reiterazione di comunicazioni sociali improntate sulla continua riproposizione di stereotipi su gay e lesbiche; d) un piano istituzionale, che consiste nella discriminazione manifestata più o meno apertamente in istituzioni quali scuola, famiglia, Stato, Chiesa, ecc.

Una complessità dell'omofobia  che questa campagna semplifica e riduce alla sua prima  definizione, quella che diede George Weinberg, nel 1972: la paura delle persone eterosessuali  di trovarsi a stretto contatto con persone omosessuali e/o il disgusto per se stessi.

Eppure anche  Weinberg,  pur annoverando l'omofobia tra le fobie "classiche", ne riconosceva la portata sociale distruttiva e la tendenza a trasformarsi in violenza che  accomuna l'omofobia alla xenofobia non certo alle altre fobie citate nello spot in questione.      

domenica 17 settembre 2017

Chef Rubio, o dell'outing (sic!) e del sesso

A conferma dei miei timori sugli effetti negativi delle sineddoche usate da Wilsoosh nel video in cui fa coming out arriva Chef Rubio, al secolo Gabriele Rubini,   ex rugbista e ora chef del programma Unti bisunti, che con la sensibilità lessicale di un troglodita (confondendo  tra coming out e outing)  critica  Wilwoosh dicendo che non dovrebbe fregare a nessuno di sapere con chi scopiamo.


A riprova che se dici mi piace il cazzo invece di mi piacciono gli uomini poi le menti sottili che quella di Rubio continuano a pensare al sesso e non certo alle relazioni umane.
Il cazzo invece dell'uomo, appunto.


Comunque va ricordato a questo genio del pensiero che le persone etero parlano sempre di con chi fanno sesso, ci hanno addirittura costruito una società sopra, quindi non si capisce perché loro sì e le persone omo no.

Ecco.



giovedì 14 settembre 2017

La sineddoche di Wilwoosh, al secolo Guglielmo Scilla, per il suo coming out


La sineddoche è quella figura retorica che consiste nel sostituire una parola che indica una cosa o una persona con un'altra parola che con la prima ha una relazione di quantità (la parte per il tutto). 

Sono sineddochi le espressioni "essere un asso del pedale" dove pedale sta per bicicletta, 
"vivere sotto un tetto" (dove tetto sta per casa), il cappotto di renna dove renna sta per la pelle dell'animale (il tutto per la parte).

Leggo sul corsera che l
o youtuber, attore e scrittore Guglielmo Scilla, classe 1987, inizialmente conosciuto come Willwoosh, ha fatto coming out. 

Naturalmente ben venga la dichiarazione della propria omosessualità da parte di un personaggio pubblico.
La visibilità permette di esternare  i  sentimenti e  gli orientamenti sessuali delle persone senza che vengano percepiti come ostentazione.

Wilwoosh ha fatto coming out tramite un video sul  suo canale youtube, dopo un anno che non postava più nulla. 

Nel video Scilla, tra  le dieci cose che gli piacciono, elenca tra le ciliegie, il sushi e i libri  anche il cazzo

Una sineddoche elegante per dire gli uomini. 

Non contento, nell'elencare le 10 cose che non gli piacciono, subito dopo i formaggi stagionati ci mette la figa.

Queste  sineddochi sminuiscono le persone prima ancora dell'orientamento sessuale. 

Ridurre gli uomini e le donne ai propri organi genitali gli orientamenti sessuali a una faccenda di anatomia e sesso con buona pace di chi, compreso il sottoscritto, da anni cerca di fare capire che l'orientamento sessuale va ben al di là della questione di con chi facciamo sesso, ma riguarda anche le relazioni, i sentimenti, l'affettività.

Una sineddoche fallocentrica e patriarcale da rispedire al mittente, anche se fatta con superficialità e buona fede, perché alimenta un modo distorto e sessista di percepire le omosessualità confermando tutta una serie di impliciti che non corrispondono a verità. 

Io sono gay perché mi piace una persona dello stesso mio sesso non perché non mi piace la figa

Io sono gay perché mi piace tutta la persona attaccata a quel cazzo col quale  maschilisticamente si è scelto di sussumere un uomo.

Io sono omosessuale perché mi innamoro di persone del mio stesso sesso con le quali imbastisco relazioni, storie, famiglia.

I rapporti sessuali pertengono di più alla sfera del comportamento sessuale che a quella dell'orientamento sessuale.

Anche perché se dovessimo annoverare  tra le perone omosessuali tutte quelle che fanno sesso con persone dello stesso sesso di persone etero ce ne sarebbero ben poche.


Chi parla male pensa male.

Però possibile che a nessuno abbia dato fastidio questa doppia sineddoche geniale




lunedì 7 marzo 2016

Luca Varani, o del linciaggio morale

Non c'è niente da fare la stampa italiana quando può confermare luoghi comuni e discriminazioni anche nel modo di pensare non si tira mai indietro.

E' il caso dell'omicidio di Luca Varani che viene riportato da Rinaldo Frignani sulla cronaca romana del corsera con dei toni giudicativi al limite del linciaggio morale.

La colpa di Varani è quella di avere amicizie omosessuali che la sua fidanzata ignorava.

Amicizie omosessuali
in italiano non significa niente.
Come fanno a essere omosessuali le amicizie? casomai sono omosessuali le persone non già le lo amicizie...
Omosessuali poi prima che gay e lesbica significa dello stesso sesso, e allora tutte le amicizie tra maschi sono omosessuali.

Ma per Frignani omosessuali sono gli amici e dunque diventano tali anche le amicizie...

Per Frignani non ci sono altre ragioni oltre quelle per frequentare due ragazzi gay un po' come dire che non esiste amicizia tra ragazzi etero e ragazze...

Stessa ideologia patriarcale e maschilista.

La giovane (...) non conosceva tutto del compagno. Non sapeva che frequentava giri strani, e persone che facevano uso di stupefacenti:

I giri strani dunque non riguardano l'uso di stupefacenti (e alcool) ma proprio il fatto che i due giovani fossero omosessuali

Questa frequentazione è indice di una sua doppia vita. Una vita tormentata e in contraddizione. Frigani evidentemente ignora che esiste anche la bisessualità che si possono amare uomini e donne senza essere ambigui o indecisi.


Tutto l'articolo si basa sui si dice e su illazioni dell'autore prive di qualunque base probatoria con vistose contraddizioni sfuggite evidentemente anche al capo redattore.

Luca e la sua ragazza infatti stavano insieme da quando avevano 14 anni o in un rapporto cominciato l’anno scorso, come si legge poco dopo? Ah saperlo!

Quel che conta sono le ipotesi basate sul nulla sulle quali Frignani costruisce una teoria labile come i castelli di carte.
Attimi di serenità, tuttavia, alternati con altri di delusione e rabbia per il comportamento del ragazzo che le sfuggiva spesso - almeno a leggere i post -, non le rispondeva al telefono, postava lui stesso sul social messaggi critici verso le unioni omosessuali, come se volesse allontanarsi da quella realtà che invece frequentava di nascosto dalla sua compagna.
Quindi se esprimi messaggi critici (critici con quale senso e significato non ci è dato sapere, se sei critico sei automaticamente "contro") hai qualcosa da nascondere (ed ecco svelata tutta la portata criminale di chi pensa che chi è omofobo lo è perché cerca di nascondere una omosessualità latente).

L'affondo finale per il quale Frignani meriterebbe essere radiato dall'ordine è un capolavoro di omofobia e xenofobia.
Varani, un giovane originario della ex Jugoslavia, poi adottato da una famiglia romana, dopo aver vissuto anni difficili in un centro d’accoglienza per minori in quello che era il suo paese da poco uscito dalla guerra civile. In Italia aveva trovato l’opportunità per ricominciare una vita piena d’affetto e di amore. Anche quello della sua fidanzata, ignara del mondo che ha finito per uccidere il suo Luca.
 Slavo, orfano, originario di un paese che ha subito la guerra civile, tutti elementi che confermano l'anormalità e l'ambiguità di Varani e danno plausibilità alla sua doppiezza, e alla sua morte violenta. Non siamo molto lontani dal tempo che nel 1975 parlando dell'omicidio di Pasolini parlava di un frocio che se l'era cercata. 

Per Frignani se l'è cercata anche Varani, ingenuo e sprovveduto, dalla doppia vita, colpevole di non sapersi scegliere tra la vita tenera ed etero con la ragazza e quella strana ed esecrabile con i due ragazzi omosessuali che lo hanno ucciso.

Chissà se era per permettere articoli come questo che Alessio De Giorgi ha rivendicato la legittimità del titolo, pessimo, poi cambiato, di gay.it sui festini gay frequentati da Varani...

Infine se l'efferatezza dei due presunti omicidi ci fa basire quando ce ne chiediamo il perché leggiamo certi commenti dei social riportati sempre da Frignani:

Nei commenti di amici e conoscenti, c’è chi scrive: «Devono pagare. La pena di morte in questi casi è legittima. Non ci sono sbarre e processi per questa crudeltà. Solo la morte». E un altro che dice: «Il tuo Luca non ha ceduto al gioco e questi balordi hanno pesato fosse più divertente ucciderlo. Ma stai certa che in cella gli faranno vedere tanti bei giochini, che gli faranno passare la voglia di divertirsi».
Giustizia sommaria, senza processo.
Vendetta a base di soprusi sessuali tramite i quali far passare la voglia di divertirsi. Non di uccidere ma di divertirsi.
L'allusione non è all'omicidio ma al sesso tra maschi...
Non rendiamo mostri i due presunti omicidi di Luca. Perché hanno tanti fratelli e sorelle in tutte quelle persone che hanno commentato in questi termini il loro atto criminale.


sabato 6 febbraio 2016

Disinformare il pubblico sulla pdl Cirinnà; La stampa e il fatto quotidiano e la "devianza sessuale" dell'articolo 122 del codice civile.

Non sono un giurista, quindi chiedo scusa sin d'ora se nell'esporre quanto segue commetterò vizi di forma o errori terminologici.
Sono però persona di cultura media capace di informarsi e per documentarmi sui fatti di cui vi voglio evincere ho speso non più di 40 minuti in ricerche su internet.

La notizia, che ho avuto dal blog  gayburg che fa riferimento a un articolo de La stampa e anche da un lettore o lettrice anonime di questo blog che mi ha riportato il link de il Fatto Quotidiano  verte su una presunta incongruenza della pdl Cirinnà.

L'incongruenza riguarderebbe
è la norma che prevede la nullità dell’unione se uno dei coniugi scopre la «deviazione sessuale» dell’altro; il problema è che in giurisprudenza si definisce «deviazione sessuale» proprio l’omosessualità. Dunque, secondo il testo, se due uomini si sposano e dopo un po’ uno scopre che l’altro è gay...  (La stampa)
Riportata così la "notizia" è fumosissima: non si cita l'articolo del codice, ci si riferisce a due uomini che si uniscono civilmente come a due uomini che si sposano...

Ma tant'è, la disinformazione è fatta e si spala altra merda sulla pdl Cirinnà.

Il fatto quotidiano è appena più preciso nei dettagli

Il caos giuridico deriva dal fatto che il ddl si rifa [sic] all’articolo 122 del codice civile, dove si stabilisce che il matrimonio è nullo se uno dei coniugi capisce di aver commesso un “errore essenziale su qualità personali” del partner: fra gli errori causa di nullità c’è anche quello che riguarda la “deviazione sessuale” del coniuge che nella giurisprudenza indica l’omosessualità.   (il Fatto Quotidiano).
 Prima della riforma del 1975 l'articolo 122 riportava che
“il matrimonio può essere impugnato da quello degli sposi il cui consenso…è escluso per effetto di errore. 2 L’errore sulle qualità dell’altro coniuge non è causa di nullità del matrimonio se non quando si risolve in errore sull’identità della persona” 
(fonte sito articolo29 )
Con la riforma del 1975 oltre all'identità della persona sono ragione di annullamento anche la malattia, l'anomalia o la devianza sessuale.

Ora, a differenza di quanto affermato da Mattia Feltri su La stampa e da F.Q. sul Fatto, l'omosessualità non può essere qualificata come malata in ossequio alla delibera dell’OMS del 1990.

Lo stesso vale per  la qualifica di devianza sessuale. Infatti
Sempre ricordando l’opinione autorevole dell’OMS, che vuole che l’omosessualità sia,  come è, una variabile normale del comportamento sessuale umano, va escluso che la stessa possa qualificarsi una “deviazione sessuale”. Tanto anche ai sensi del DSM, il noto repertorio psichiatrico, in cui essa non figura più.
(fonte sito articolo29 )
Infine anche per la anomalia 
Tornando alla esegesi della ultima fattispecie residua dell’art. 122 co III n 1) c.c., quella della ‘’anomalia’’ , il vocabolario della Treccani la definisce come: Irregolarità, difformità dalla regola generale, o da una struttura, da un tipo che si considera come normale. Data la nota e vincolante definizione della OMS della omosessualità come “variante normale” non può, a nostro avviso, essere data della anomalia una definizione simile. (fonte sito articolo29 )

Queste considerazioni si riferiscono alla sentenza del 13 febbraio 2013 (Pres. ed est. Canali) del Tribunale di Milano, sezione nona civile che recita:
Il matrimonio civile, in cui un coniuge abbia taciuto all’altro la propria omosessualità e che abbia cagionato l’assenza di rapporti sessuali, può essere annullato per causa di errore; l’omosessualità di un coniuge non è qualificabile tuttavia come errore su una malattia, anomalia, o deviazione sessuale, bensì come errore sulla identità complessiva del coniuge. 
In ogni caso l'omosessualità di uno dei due o delle due nubendi può essere avocata come motivo per l'annullamento dell'unione solamente quando l'omosessualità sia stata CELATA cosa che nel caso delle unioni tra persone dello stesso sesso per evidenti motivi non si applica.

Non so qual è stata l'agenzia stampa che ha diffuso questa snotizia. La persona che ha scritto il dispaccio dovrebbe essere deferita all'Ordine dei giornalisti.

Ciononostante Mattia Feltri e F.Q. avrebbero dovuto avere il buonsenso di verificare la notizia come ho fatto io che giornalista non sono ma che nel giro di 40 minuti mi sono informato sulla dimensione di questa non notizia il cui unico scopo è quello di gettare discredito sulla pdl e chi l'ha fatta.

Siamo oltre la deontologia. Qui non si tratta di spacciare per informazione una opinione personale.

Qui si sta disinformando il pubblico destabilizzando e influenzando l'opinione pubblica durante un dibattito parlamentare.




venerdì 5 febbraio 2016

La pervicace disinformazione di Repubblica: gli esperti che si dividono sulle "adozioni gay".

Che Repubblica sia il peggior giornale nazionale d'Italia lo ripetiamo da anni. Un mantra che ci accompagnerà alla tomba, a meno che la sorte non ci regali la sua chiusura, che ci auguriamo, chissà.

Credevamo avesse già raggiunto il fondo ma con questo articolo la redazione di Repubblica si è messa a scavare.

La notizia (inesistente) vede l'ennesimo omofobo esprimere una opinione non competente.

Il presidente della SIP (Società Italiana Pediatria) Giovanni Corsello ha pubblicato in data 27 gennaio un post nel quale afferma senza averne le competenze specifiche che

Studi e ricerche cliniche hanno messo in evidenza che questi processi possono rivelarsi incerti e indeboliti da una convivenza all’interno di una famiglia conflittuale, ma anche da una famiglia in cui il nucleo genitoriale non ha il padre e la madre come modelli di riferimento.

Un post non scientifico visto che non si citano le fonti di questi fantomatici studi, ma poco importa. In quanto pediatra e non psicologo l'opinione disinformata di Corsello vale quanto quella mia informata.

Da pediatra Corsello può esprimersi sulla Varicella non certo sui modelli di riferimento paterni e materni visto che nel 2011 l’Associazione Italiana di Psicologia ha dichiarato che
i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno.
Bastava informarsi dunque, e sì che la dichiarazione è di 5 anni fa...

La più grave responsabilità di Repubblica è di dare legittimità a una opinione personale che non ha alcuna autorevolezza scientifica, visto che chi la esprime non ne ha le competenze per farlo.

Non ci interessa qui il teatrino di Corsello che ritratta e dice di essere stato frainteso (nello stile squisito di Berlusconi).
Per il seguito di questa non notizia rimandiamo alla rete che ne parla a profusione, per esempio qui e qui.


Quel che ci appare insopportabile, anzi, criminale, è il titolo che Repubblica dà alla notizia
Adozioni gay e bambini: gli esperti si dividono
Nell'articolo Corsello è contraddetto da una opinione competente quella di  Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria ma per Repubblica Corsello e Mencacci sono entrambi esperti e le loro opinioni contrastanti segnano una divisione che, invece, nel mondo accademico e professionale, non c'è.

Fossimo in uno Stato davvero democratico Repubblica dovrebbe essere censurata.
Purtroppo possiamo solamente smettere di comprarla sperando che chiuda.


Ma c'è dell'altro.

Adozioni gay al di là del terrificante uso dell'aggettivo gay cioè omosessuale maschile riferito ad adozioni, come se le adozioni avessero orientamento sessuale fa riferimento alle adozioni, cioè alla facoltà di una persona di adottare un bambino o una bambina.

Questa facoltà per lo Stato italiano è riconosciuta solamente alle coppie sposate e, dunque, almeno per il momento, alle coppie di sesso diverso.


La pdl Cirinnà non consente alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini o bambine. 
Questo diritto resta alle coppie sposate.

La stepchild adoption è tutt'altra cosa. 

Si tratta di riconoscere come genitore e genitrice anche il o la partner della madre biologica o del padre biologico che sono diventati e diventate genitori grazie a una qualche forma di procreazione assistita.

Genitori single la cui prole non ha un padre o una madre biologiche visto che sono donatori e donatrici anonime.


La stepchild adoption permette al e alla partner genitori single di vedere riconosciuta legalmente la persona con la quale convive e con la quale è diventato o diventata genitore o genitrice. 

Non è dunque vero nemmeno che la stepchild adoption incentiverebbe la GPA, come non è vero che non riconoscere la stepchild adoption la disincentiva. 

Le persone continuerebbero a ricorrervi e a crescere la prole insieme al compagno o alla compagna di vita.
Quel che cambia è che senza la Stepchild anche se la coppia dovesse dividersi il figlio o la figlia resterebbe senza il secondo genitore o la seconda genitrice che nella sua vita esiste ma non per lo Stato.


Non si tratta solo di un diritto in positivo. 
Ma anche di un obbligo. 

Se una copia di uomini o di donne si separa di fatto il compagno o la compagna non biologiche non hanno nessun obbligo nei confronti della prole del compagno o della compagna. 

E di genitori assenti e sfuggenti ne esistono in ogni compagine familiare altrimenti non ci sarebbe la stepchild adoption per le famiglie etero...

La stepchild adoption è pensata dunque per la tutela della prole e non si presenta come diritto della persona adulta.


La stepchild adoption tra l'altro non è legittimante e riconosce legalmente solo il o la parnter del genitorie o della genitrice biologiche. 
I genitiori e parenti di chi viene riconosciuto o riconosciuta dalla stepchild adoption non rientrano nel ricosncimento legale: nonni e nonne, zii e zie, fratellastri e sorellastre per lo Stato continuano a non esistere.

La stepchild adoption toglie di fatto parte della famiglia al bambino e alla bambina nate in coppie omogenitoriali.

Questo pechè la stepchild adoption nasce nell'alveo dalla famiglia etero e permette di riconoscere una nuova figura genitoriale nel caso in cui la figura genitoriale biologica esistente sia assente dalla vita della prole...

Nonni e nonnne zii e zie già esistono anche se il padreo o la amdre sono assenti...

Nel caso di coppie omogenitoriali invece la seconda figura genitoriale biologica non esiste visto che si tratta di un donatore o una donatrice anonime non esitno dunque nemmeno il resto dei e delle parenti di questa figura anonima...

Qunidi la stepchild adoption è proprio il minimo garantito e andrebbe rafforzata e riconosciuta come 
vera e propria adozione legittimante. Invece la si vuole sostituire con un affido rafforzato... 

Per non ricosnocere legitima delle familgie omogenitoriali si colpisce la prole con una ipocrisia che solo il mondo cattolico rende sistema politico.



Possiamo comprendere che una persona qualunque non capisca la differenza, ma che un quotidiano che pretende di fare informazione faccia confusione tra adozioni e stepchild non ha giustificazione alcuna. 

O chi scrive non sa di cosa parla e allora non dovrebbe scrivere. 


O lo fa per un proprio scopo politico e allora non dovrebbe pretendere di informare.


E chi disinforma pretendendo di informare compie un atto criminale.

Ma da chi riconsoce competenze a chi comeptenze non ha cosa ci possiamo aspettare?

Che Repubblica chiuda, per sempre. 

 

lunedì 1 febbraio 2016

Lucia Ocone "Bandierò" e l'insulto maschilista.

Apprendo da Gay.it che ieri a "Quelli che il calcio" la televenditrice Veronica, il personaggio inventato e interpretato da Lucia Ocone, ha venduto Baindierò.

La struttura dello sketch, per chi non lo conosce, prevede la vendita di un oggetto molto comune presentato come oggetto innovativo da utilizzare per gli usi più improbabili...

Una truffa evidente e comica.

Nel caso della bandiera rainbow, presentata come Bandierò, viene venduta come localizzatore di presenza "quando incontri su tinder o grind" od offuscatore di luce "quando ricevi in casa (e non in camera come dice gay.it)
 
Evidentemente anche per Ocone quando si parla di omosessualità viene in mente solamente il sesso, quello vicino al libertinaggio, e mai i sentimenti.


La continua allusione al sesso liberitno è presente in tutti gli sketch non solamente in questo: lo si capisce dai continui innuendo, Veronica o, almeno, la sua amica Marika, si prostituisce.

I continui riferimenti alla prostituzione (nei commenti di Veronica anche i due della Gialappas sarebbero clienti di Marika) sono triti e confermano tutto l'impianto valoriale maschilista e patriarcale su cui si basa lo sketch.

Veronica\Ocone nel commentare gli e le astanti al Family Day non trova niente di meglio che lasciare intendere che gli uomini presenti sono sue conoscenze di vecchia data (cioè clienti) e le donne sue "vecchie amiche" (cioè prostitute).

Insomma per sfottere chi ha partecipato al family day Ocone non trova niente di meglio che dare della mignotta alle donne e del puttaniere agli uomini.

Ci mancava solo l'insinuazione che gli uomini fossero froci... ma a quello ci ha pensato Travaglio col suo editoriale del 27 di cui ho già parlato.

Credo nella buona fede di Ocone e le concedo pure che non si sia resa conto dell'offesa che le sue osservazioni "comiche" fanno alla dignità della donna, di tutte le donne, anche di quelle omofobe del family day.

Ma lo sport nazionale di dare della mignotta a una donna non è accettabile mai nemmeno per scherzo, non in tv almeno.

Negli anni 70 i froci vantavano la mignottagine propria e delle altre froce, non la nascondevano, non la usavano come una arma di discriminazione e di offesa.

Anzi lucciole e froce trovavano nell'uso del corpo autodeterminato quella comune sororanza con la quale si smarcavano dalla morale borghese che, a quanto pare, oggi nel tempo del family day anche il movimento di liberazione lgbt ha riabbracciato.

Magari le donne del family day fossero tutte mignotte, cioè donne che sono libertine come gli uomini. Purtroppo le donne del family day sono sessualmente represse come ci insegna Costanza Miriano e la donna sottomessa.

E poi che vuotezza politica quella di chi per criticare una posizone omofoba e antidemocratica non ha meglio di dire che chi ha quella posizone è una mignotta.

Eppure gay.it ha trovato questo sketch positivo solo perchè Ocone solidarizza con gli amici orgogliosi con quei froci che trasfromano la professione di misoginia in uno sport machista.

Il patriarcato è ancora talmente diffuso che family day e family gay (con marrazzo che inneggia ai diritti gay) sono le due facce della stessa medaglia di una soceità profodnamente divisa tra uomini e donne tra etero e gay dove il fallocentrismo patriarcale rende comuqnue gli uomini, anche quelli forci, migliori e con più potere delle donne. Una società che è la stessa identica di quella mussoliniana del ventennio.

La generazione che ha fatto la differenza, quella che faceva politica 40 anni fa, oggi è superata per mere ragioni anagrafiche.

Il nuovo che avanza non ha la capacità di andare al di là di queste stantie contrapposizioni  e invece di integrare le persone in una soceità complessa ma coesa e solidale dove la singola persona convive con chi intraprende una vita a tre (o più) si preferisce etichettare e dividere la gente in sottocategorie (tutte quelel assurde della queer theory per esempio) illudendosi che ognuno e ognua abbia un minimo di libertà di manovra, anche se dentro a un recinto sempre più angusto.

Ci si dimentica che se non si partecipa non c'è libertà e senza libertà non c'è democrazia.

L'unico collante è ancora quello del maschilismo che ci fa dire a tutti e tutte di una donna che avversiamo che è mignotta senza che nessuno o nessuna si arrabbi mi chiedo come facciamo poi a rivendicare una più equa distribuzione dei diritti, sviliti a diritti gay, senza vergognarci un po'.

Beh, io me ne vergogno, tanto.

venerdì 29 gennaio 2016

Travaglio: un editoriale contro il Family Day ma il linguaggio è trasnfobico, omofobo, maschista

Non mi è mai piaciuto Travaglio.

Non mi fido di un uomo che ha avuto come mentore Indro Montanelli, un fascista vero, mica i uaqquaraquà che abbiamo oggi, uno tutto d'un pezzo che teneva una busto di Mussolini sulla scrivania.

Per capire perché non mi piace Travaglio basta leggere l'editoriale pubblicato il 27 u.s. sul Fatto Quotidiano.

Nell'editoriale, dal titolo Multifamily Day il giornalista (ma oratore gli si addirebbe di più) addita la contraddittorietà di chi inneggia alla famiglia tradizionale, quella tra uomo e donna,  ma ha alle spalle uno o due divorzi.

Però lo fa in una maniera volgare, maschilista, poco interessato a sottolineare l'agire politico di chi sostiene il Family Day quanto piuttosto a screditare direttamente le persone.

Così le mogli compagne e amanti di questi uomini poco affidabili sono tutte avvenenti in un lessico in perfetto equilibrio tra maschilismo ed eterocentrismo (Travaglio non si sognerebbe mai di dire di nessun uomo che "è avvenente").  Le scenate di gelosia servono a restituire con un frasario da giornalaccio scandalistico dei reati ben più gravi (non ricordati e dunque lasciati solo alla memoria di chi legge) mantenendo la fumosità di una critica generica di caratura moralistica e non politica.
Anche rivolgersi alle tre donne menzionate come alle Tre Grazie è degno di una ironia da bar completamente irricevibile perché Travaglio fa leva su quel sessismo patriarcale e maschilista che è la stessa matrice ideologica dell'omofobia.

Per Travaglio coloro che sostengono il Family Day non sono persone da criticare perché negano diritti di cui loro godono a certe categorie di persone ma sono degli adulteri corrotti e con molte amanti...

D'altronde per Travaglio quelli per cui la pdl Cirinnà costituisce un parzialissimo riconoscimento non sono diritti umani universali riconosciuti anche alle coppie dello stesso sesso ma alle coppie gay (cioè di omosessuali maschi) e non coppie dello stesso sesso o, al limite, omosessuali, dove l'aggettivo omosessuali significa anche dello stesso sesso.

Non è una differenza della forma ma della sostanza perché quel che dirime la questione delle unioni civili e del matrimonio non è l'orientamento sessuale dei membri delle coppie ma il loro assortimento sessuale.
E non si può desumere il primo dal secondo: due uomini che stanno insieme non sono necessariamente gay possono anche essere bisex.
Lo stesso vale per le lesbiche se Travaglio non le escludesse usando un linguaggio sessista, ma in questo è in ottima compagnia.

Qualunque sia il loro orientamento sessuale due uomini e due donne in Italia non si possono sposare non già in quanto gay o in quanto lesbiche ma in quanto persone dello stesso sesso.
Tant'è che quando in una coppia etero (di sesso diverso) uno dei due o una delle due partner cambia sesso quel matrimonio viene automaticamente cancellato.

Ma tant'è per Travaglio i diritti sono delle coppie gay.





Altro scivolone quando Travaglio riporta le voci su Gasparri Ai tempi dello scandalo Marrazzo ci fu chi provò a infangarlo: Libero raccontò di un politico che bazzicava gli stessi trans col soprannome “Chiappe d’oro”.

Travaglio dice i trans al maschile fuori tempo massimo per potersi trattare di un fraintendimento dopo che persino l'Unar ha ricordato alla stampa che i trans sono i maschi trans cioè donne biologiche che transitano verso il sesso maschile e che gli uomini biologici che transitano verso quello femminile sono LE trans.
Non ci sono più scuse che tengono, chi continua imperterrito a dire I trans lo fa per scelta, per disprezzo, perché vuole ricordare a queste presunte signorine che sono nate maschio e al maschile ci si deve loro riferire.

Non pago Travaglio allude alle pratiche sessuali che Gasparri avrebbe fatto con queste donne trans quella penetrazione anale ricettiva (lo chiamavano chiappe d'oro) evidentemente per Travaglio chiunque pratica del sesso anale ricettivo è gay lo so che è difficile da capire anche per molte persone omosessuali ma non sono le pratiche sessuali a determinare il nostro orientamento sessuale, bensì il coinvolgimento emotivo affettivo e relazionale.
Insomma per Travaglio  se Gasparri è chiappe d'oro è un frocio e quindi che ci va a fare al Family Day?

Mi sembra una argomentazione un tantino omofoba  la solita solfa di chi vuole offendere qualcuno dandogli del frocio e si sa i froci lo pigliano del culo, perché il culo ce lo hanno solo loro gli etero e le donne hanno un altro tipo di orifizio. D'altronde Travaglio coltiva lo stesso gusto dei classici di Montanelli e sicuramente ricorderà Marziale.

Infine la ciliegina sulla torta quando Travaglio allude all'omosessualità dei preti che vanno al family day coi loro fidanzatini dove, per non farsene mancare nessuna, al maschilismo aggiunge il paternalismo quel fidanzatini sminuente che normalmente si si usa per rivolgersi ai e alle partner degli e delle adolescenti ma che in questo caso si riferisce volgarmente alla tenera età dei partner dei prelati con una allusione alla pederastia.
Di nuovo Travaglio usa l'orientamento sessuale per sminuire le persone e offenderle non certo per denunciarne l'incoerenza e l'ipocrisia altrimenti ricorderebbe anche le fidanzatine dei preti.

Anche quella è una contraddizione visto che i preti dovrebbero seguire il nubilato.
Ma vuoi mettere?
Dire di un prete che scopa con una donna fa meno scandalo (anzi non lo fa per niente) di dire che un prete ha un fidanzatino.

Di questo editoriale fascista e patriarcale disgustosamente omofobo e transfobico io faccio volentieri a meno e lo rispedisco al mittente perché mi offende, mi offende come gay, e come cittadino la cui intelligenza è misconosciuta pensando mi si possa impunemente ammannire un linciaggio morale spacciandolo per un j'accuse politico.

Per questo invito caldamente Travaglio ad andare al Family Day (cosa avevate capito?!?!) degno posto  per chi usa un frasario e delle argomentazioni squadriste.

Perché Travaglio offende anche te.

Se lo consoci lo eviti.

Proprio come il Family Day


martedì 1 dicembre 2015

Hiv e dati ISS. Gli allarmismi della stampa italiana

Come ogni anno il Centro Operativo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità pubblica un fascicolo del Notiziario dell’ISS dedicato all’aggiornamento dei due flussi di sorveglianza sulle nuove diagnosi di HIV e sui casi di AIDS.
Nei dati in breve si riporta che
• È stabile il numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV.
• Continua a diminuire l’incidenza delle nuove diagnosi di HIV nelle donne.
• La maggior parte delle infezioni avviene attraverso contatti eterosessuali.
• Aumentano le diagnosi in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) tra gli italiani.
• Rispetto al 2013 diminuisce la quota dei soggetti che si presenta in fase avanzata (bassi CD4 o presenza di sintomi).
• È stabile il numero dei casi di AIDS.
• Diminuiscono i decessi in persone con AIDS.
• La maggior parte delle nuove diagnosi di AIDS ha eseguito il test HIV pochi mesi prima della diagnosi di AIDS.
• Il 92,6% delle persone HIV positive seguite presso i centri clinici di malattie infettive è in terapia antiretrovirale.
A leggere i titoli dei maggiori quotidiani però, complice un dispaccio Ansa allarmista, è tutta un'altra storia...
Ora va bene non abbassare la guardia (tanto più che aumentano le diagnosi tardive di sieropositività) ma la situazione è meno catastrofica di quanto non ci lasci intendere la carta stampata, ci chiediamo il perchè.

venerdì 27 novembre 2015

Il welfare individuale contro la famiglia tradizionale

Da quando la questione del matrimonio egualitario si è imposta anche in Italia, portata da istanze estere e straniere, le posizioni del movimento e della politica antagonista sull'argomento hanno subito un cambiamento di alcune compagini e la cristallizzazione di altre.

Anche questo blog 5 anni fa era su posizioni diverse.
Si temeva che il voler accedere al matrimonio costituisse un attestamento all'eterosistema e che i diritti cui si chiedeva di accedere in quanto coppia discriminassero altre categorie di persone e, in generale, gli individui (e le individue).


Ridurre il matrimonio a una serie di diritti e di doveri è però alquanto semplificatorio.

Rimanendo momentaneamente all'interno  di questo orizzonte semplificato sono ancora convinto che tutta una serie di diritti non debbano essere di esclusivo appannaggio dalla coppia sentimental-sessuale.
Perché il mio ragazzo o la mia ragazza deve avere diritto di subentrare al contratto di casa a me intestato in caso di mia morte e un mio amico col quale convivo da diverso tempo no?

Da questo punto di vista hanno ragione  le compagini antagoniste nel voler scardinare quella retorica familista che vede nella parentela di sangue, nella famiglia sessuale l'unico ius sanguinis e a contrapporre a questo welfare familistico un wlefare individuale che, secondo loro, riconoscerebbe gli stessi diritti a tutte le compagini familiari anche a quelle non basate sull sesso (monogamico e procreativo).

Se io ho tante fidanzate o tanti fidanzati allora non chiedo diritti in quanto coppia (o harem...) ma in quanto singolo individuo.

Non so voi ma ci vedo sempre una derivazione patriarcale e non mi meraviglia che coinvolga sia le argomentazioni della destra, contraria al riconoscimento delle relazioni omosessuali come famiglia, sia le argomentazioni della sinistra contrarie al riconoscimento di qualunque relazione stabile spinta da un individualismo liberista e capitalista imbarazzante.

Il problema sta nel ridurre l'idea di coppia e di matrimonio al set di diritti e doveri che secondo molte persone  sono alla base delle rivendicazioni per il matrimonio egualitario.
Come dicevo questa è una semplificazione ideologica.

Ci si dimentica di un aspetto importante dell'orientamento sessuale che la visione sinistra della sinistra (sempre omofoba nel suo spirito più profondo che riduce le istanze omo bisessuali alla stregua del scopo con chi mi pare) cancella belluinamente.

“(...)  l’orientamento sessuale non è semplicemente una caratteristica personale all’interno di un individuo. Piuttosto, l’orientamento sessuale definisce il gruppo di persone in cui è probabile trovare le relazioni romantiche soddisfacenti e appaganti che sono per molte persone una componente essenziale dell’identità personale”

(American Psychological Association, 2008).
L'orientamento sessuale implica costruire una relazione sentimentale o sessuale con un'altra persona. La tipologia e le modalità di questa relazione variano (monogamica, poligamica, monoamorosa poliamorosa) ma non si può prescindere dal fatto che il diritto a essere se stessi e se stesse in campo affettivo e sessuale va al di là della propria individualità e si raggiunge solamente quando entriamo in correlazione con le altre persone.
 E questo dovrebbe valere sempre contro quel welfare individuale proposto dai movimenti antagonisti che a me fa un po' orrore e ricorda quell'atteggiamento maschista (che hanno purtroppo anche molte ragazze) del faccio un po' quel che cazzo mi pare, perché si confonde la libertà con l'individualismo, mentre, ce lo ricorda Gaber, libertà è partecipazione.

E qui veniamo al vero oggetto del contendere.

Quel che si vuol fare quando ci si sposa non è tanto accedere ai diritti e doveri.
E' porsi dinanzi al consorzio civile e dire pubblicamente perché il matrimonio è un atto pubblico, io e questa persona siamo una coppia e come coppia contribuiamo al bene della società del Paese della città. E' questa la dignità cui si accede col matrimonio un concetto un po' sottile per i maschi del movimento antagonista, dal rutto facile, con un occhio sempre al pacco e alle tette altrui in nome di un individualismo che, ripeto, mi fa orrore e che sento di poter rispedire al mittente.

Per cui quando si minimizza sulla richiesta sacrosanta del matrimonio egualitario pensate e chiedetevi il perché spesso la destra e la sinistra si trovano da versanti opposti sulla stessa posizione.

L'omofobia è transpolitica.

Pasolini lo sapeva bene. 

 


martedì 4 agosto 2015

La follia discorsiva del giornalismo italiano: una aggressione omofoba nelle parole de La stampa

I fatti sono accaduti la notte tra il 13 e il 14 luglio, c. a., anche se la notizia è di oggi.

Un uomo di 40 anni è stato aggredito e con lui un amico che lo accompagnava, sull'autobus notturno numero 1 a Genova intorno alle 4 del mattino.

Sei giovani quattro ragazzi e due ragazze picchiano i due  uomini (non si conosce l'età dell'amico del quarantenne) anche con oggetti contundenti (catene?).

Nessuno sull'autobus (non si sa quante persone ci fossero oltre quelle coinvolte) interviene, nemmeno l'autista che non chiama nemmeno la polizia.

Adesso l'autista è indagato per favoreggiamento e i quattro aggressori e le due aggreditrici sono indagate per tentato omicidio.

Il quarantenne pare sia tornato a casa senza denunciare l'aggressione (perché?) e senza andare in ospedale. Male. Infatti, qualche giorno dopo, si sente male e, ricoverato d'urgenza, viene operato per un ematoma cerebrale.

Questi i fatti che desumo dall'articolo di Tommaso Fregatti e Matteo Indice pubblicato su La stampa.

Molte le mancanze dell'articolo.

1) non si raccomanda di denunciare sempre le aggressioni subite.

2) non si raccomanda di farsi sottoporre a visita medica sempre dopo aver subito un'aggressione.

Le due cose si possono fare in concomitanza visto che a ogni pronto soccorso c'è sempre una stazione dei carabinieri pronta a registrare denunce ed esposti.

Si rischia la vita come è successo a questo 40 enne.

L'articolo, pur registrando l'aggressione come omofoba, non sottolinea a sufficienza che l'omofobia può colpire chiunque, anche un uomo etero (il quarantenne ha una ragazza... con la quale forse convive, non si capisce...) che viene semplicemente ritenuto gay.

Tanto per ribadire che di omofobia si può morire tutti e tutte...

Quel che però mi fa basire di questo articolo è il linguaggio descrittivo usato per riferirsi alle persone e ai fatti.

Luca, il nome fittizio dato al quarantenne, viene così descritto:

un giovane che tornava dalla fidanzata.

mercoledì 29 luglio 2015

Un pessimo titolo per un bellissimo articolo: Yuri Guaiana sull'Huffington post

Magari non lo sapete ma i titoli degli articoli, tanto sulla carta stampata quanto sulla rete, raramente vengono decisi da chi scrive i pezzi, anzi diciamo proprio mai.

Ci sono delle persone incaricate di pensare i titoli.

Un titolo ha molteplici funzioni: deve invogliare alla lettura, deve dare qualche informazione di quel che vi si dice, deve soprattutto usare delle parole che poi nei motori di ricerca producono quell'articolo tra i risultati.

Spesso i titoli rasentano il ridicolo perché vanno contro il buonsenso e ogni principio logico.

Così due uomini vengono arrestati per aver fatto sesso gay (vorrei proprio vedere due uomini fare sesso etero...).

Però non sempre questi titoli sono giustificati da esigenze redazionali.
Anzi quasi mai.
Perché questi titoli, oltre ad essere ridicoli e scritti in un italiano pessimo, sono sempre discriminatori e lasciano trapelare una visione dell'omosessualità e dell'identità sessuale, pessima, discriminatoria e ignorante.

E' il caso, tra i tantissimi, del titolo, pessimo, dell'articolo, di altissima levatura, di Yuri Guaiana pubblicato sull'Huffington Post (del gruppo Espresso).

L'articolo, che vi consiglio di leggere, è un resoconto preciso e puntuale  sulla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha condannato per la violazione del diritto umano fondamentale al rispetto della vita privata e familiare delle coppie dello stesso sesso.

Guaiana dice coppie dello stesso sesso perché è quella la questione dirimente e non già l'orientamento sessuale.
Una persona gay e una persona lesbica possono tranquillamente sposarsi in Italia.

Il titolo però dice ben altro:

Il Parlamento estenda il matrimonio civile ai gay e riconosca questa "nuova forma di famiglia"
Perché è un titolo pessimo?

Perché riporta male il contenuto dell'articolo.

Nessuno (né la corte EDU nè Guaiana) infatti dice di estendere il matrimonio ai gay ma alle coppie dello stesso sesso.
Non è una questione di terminologia, di forma, ma di sostanza.
Intanto non esistono solamente i gay, ma ci sono anche le lesbiche e le persone bisessuali.

Si usa la parola gay come sostantivo e non come aggettivo.

Non esistono "i gay" ma PERSONE con l'orientamento sessuale gay, lesbico o bisex.

In ogni caso la questione non riguarda l'orientamento sessuale ma l'assortimento sessuale della coppia.
Come ho già scritto una persona gay e una persona lesbica, in quanto uomo e donna, possono sposarsi, non possono sposarsi invece due uomini e due donne.

Desumere l'orientamento sessuale dall'assortimento sessuale della coppia è qualcosa di morboso e di non probatorio.

A nessuno interessa l'orientametno sessuale di due uomini o di due donne che vogliono sposarsi.

Interessa o dovrebbe interessare solo che in Italia è loro vietato.

Dedurre che siccome due uomini o due donne vogliono sposarsi siano necessariamente gay e lesbiche è una illazione maschilista patriarcale e omofoba perché esclude la possibilità che una o entrambe le persone in questione sia bisessuale e magari abbia già contratto matrimonio con persona dell'altro sesso.

Questa mentalità è perniciosa perché invece di includere, di sottolineare come siamo tutte e tutti uguali (almeno davanti la legge) divide e riconosce diritti speciali.

Estendere il matrimonio ai gay vuol dire riconoscere a queste persone una caratteristica diversa che le rende distinte dal resto della popolazione e che poi maganimanete le include.

Invece le persone omo-bisessessuali sono cittadini e cittadine come tutte gli altri e tutte le altre e sono discriminati e disciminate in base al loro orientamento sessuale.

Chiamarle, indicarle, col nome in base al quale le si discrimina è un modo per continuare a discriminarle...

Cioè si riconosce loro un accesso ai diritti che già avrebbero in quanto esseri umani (e donnani) ma che vengono loro negati in base alla presunta anormalità del loro orientamento sessuale.
Dire ai gay significa legalizzare la discriminazione e farne una forma di diritto speciale invece di togliere la discriminazione e riconoscer loro di essere come tutte le altre persone...

Guaiana questo lo sa e nel suo articolo lo si legge tra le righe.

Chi ha scritto il titolo invece essendo un o una deficiente (nel senso stretto etimologico di persona che deficita di un pezzo di informazione) pensa invece di dover riconoscere un diritto speciale a una sorta di Panda in via d'estinzione.

Finché non cambiamo la mentalità di queste persone deficienti che fanno i titoli non potremo mai cambiare l'atteggiamento generale che l'informazione ha nei confronti delle persone non etero che sono tutt'altro che una minoranza (Kinsey docet) e che hanno diritti in quanto persone non in quanto gay.

A quando dei corsi di formazione per chi scrive i titoli?

A quando la sostituzione di queste figure chiave con perosne meno deficienti?


Domanda impietosa ma d'obbligo: possibile che gli autori e le autrici non abbiano voce in capitolo?



martedì 30 giugno 2015

L'unità e le parole per dirlo: quel "nozze gay" sconsigliato nel paginone centrale da Delia Vaccarello ricompare in prima pagina... La mano destra non sappia quel che fa la sinistra!

Oggi è tornato in edicola L'unità!

Da bravi picciotti lo abbiamo comperato (veramente abbiamo mandato il nostro fidanzatino...).

Dopo il mancamento (nostro e fidanzatinoque) per  l'immagine del papa che campeggia non solo in prima pagina ma addirittura accanto al logo della testata...
abbiamo apprezzato alcuni dei contenuti del giornale.
La pagina culturale dedicata al Don Chisciotte e il paginone centrale a cura di Delia Vaccarello sul matrinmonio egualitario con tanto di occhiello sulle parole per dirlo che sconsiglia il termine nozze gay a favore di matrimonio egualitario nel quale si spiega che non si tratta di nozze gay perchè lesbiche e gay non chiedono nozze speciali.

Parole sacrosante però nozze gay torna inopinatamente in prima pagina, nel sommario di un titolo di basso taglio che si riferisce al paginone in questione


Adesso non mi dite quel che già so e cioè che i titoli non li decide l'autrice dell'articolo.
Lo so io e lo sa anche Delia che ha scritto giusto.

Non ce l'ho neanche con chi fa i titoli che, evidenemtente, o ignora i consigli di Delia o li avversa.

Però che si mandi in stampa un giornale con una contraddizione così evidente tra titolo in prima e articolo... vien da chiedersi ma chi controlla 'sto giornale?

Tra il papa in prima con la sua enciclica (ma anche no...) e le parole sconsigliate che rientrano belluinamente dalla finestra c'è da pensar male e temere che questa nuova Unità non duri sei mesi.

Oppure siamo noi che non ci sta mai bene niente...

sabato 13 giugno 2015

C'è omofobia e omofobia. Le risposte di Massimiliano Fedriga, Lega Nord omofobo medio

Il celeste scolaroLa vicenda ha un'origine editoriale, la pubblicazione del libro Il celeste scolaro di Jona Emilio, cugino di Federico Almansi, lo studente tredicenne del quale Umberto Saba si innamorò facendone la musa della sua ultima produzione poetica.


L'innamoramento di Saba è cosa nota, ma è rimasta tra quelle pagine non dette della storia della nostra letteratura.

L'uscita del romanzo, del quale non so nulla e sul quale dunque non mi esprimo, ha scatenato le ire delle italiani genti che, stimolate dalla parola scolaro hanno bollato Saba di pedofilia.

Pedofilia è l'attrazione sessuale verso bambini e bambine, impuberi o prepuberi, cioè prima (impuberi) o subito prima (prepuberi) dello sviluppo sessuale(1).

Cioè con bambini e bambine fino intorno a circa 10 anni di età.

La parola pedofilia oggi  è attestata con una definzione calzante col reale comportamento delle persone pedofile come deviazione sessuale caratterizzata da attrazione erotica verso i bambini, talora accompagnata da forme di sadismo | (est.) attrazione erotica verso persone giovanissime come la definisce lo Zingarelli online (versione in abbonamento non verificabile da link, ergo dovete fidarmi della mia parola) che usa il maschile plurale come neutro sottintendendo anche bambine che poi, secondo i dati del telefono azzurro, sono le prime vittime ad essere colpite da abuso sessuale.

Lo Zingarelli del 1993 dà della parola pedofilia una definzione completamente diversa, imptando un collegamento con il desiderio omosessuale dei maschi verso bambini e giovani:
 attrazione erotica, spec. omosessuale, verso bambini e giovinetti

Una definizione simile la si trova ancora oggi sul dizionario online di Repubblica 
Attrazione erotica verso bambini e fanciulli, spec. del proprio sesso.

La legge italiana è precisa sulla liceità o meno del sesso con minori ed è legata all'età del consenso
fissata a 14 anni. Per un o una minore di 13 anni
il consenso non viene considerato valido, indipendentemente dalla controparte nel rapporto sessuale. Se il minore ha meno di 10 anni, si applica la circostanza aggravante di cui all'articolo 609-ter, secondo comma del codice penale italiano;

  • tra i 13 e i 14 anni: il consenso non è ancora considerato pienamente valido, ma esiste una causa di non punibilità nel caso in cui gli atti sessuali vengano compiuti consenzientemente con un minore di 18 anni, purché la differenza di età tra i due soggetti non sia superiore a tre anni;
  • tra i 14 e i 16 anni: viene considerato validamente espresso il consenso, salvo che l'autore dei fatti sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero conviva con il minore, o che il minore gli sia stato affidato per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza o custodia;
  • tra i 16 e i 18 anni: viene considerato validamente espresso il consenso, salvo che il fatto venga compiuto con abuso di potere relativo alla propria posizione da una delle figure citate nel punto precedente.
Ben diversamente da quanto ritiene il comune sentire che non fa differenza tra una persona di 17 anni e una di 13 usando indifferentemente la paorla minore.

Non  dimentichiamoci tra l'altro di come la sensibilità sociale alla minore età e al sesso sia cambiata negli ultimi 100 anni.

Mia nonna, per esempio si sposò a 15 anni e a 16 fece già il primo figlio...

Insomma se saba si è innamorato di un ragazzino di 13 anni basta per farne un pedofilo?

Secondo lo Zingarelli del 93 (e Repubblica di oggi) sì.

Secondo la legge italiana e lo Zingarelli di oggi un po' meno.

Questo non è bastato per i sessuofobi moralisti di ogni orientamento politico che hanno accusato Saba, che non si può difendere, di pedofilia e. come nostro solito comune, ha fatto fare dichiarazioni inopinate e non sempre qualificate perchè incompetenti e non informate.

Così Klaus Davi nel suo KlausCondicio ha intervistato diversi uomini politici (donne no) sulla questione.


Il viceministro Gabriele Toccafondi, AP, ha dichiarato, sbagliando, che:

"La legge parla chiaro: la relazione con un minorenne è un preciso reato e come tale è condannabile e si chiama pedofilia"


Falso.

La legge italiana parla di Atti sessuali con minorenne e distingue i casi in cui il o la minore abbia prestato il suo consenso da quelli in cui vi è stata vera e propria costrizione.


Il reato di pedofilia (che è un termine improprio) riguarda invece la legge 269/1998 Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù, chiamata informalmente, e con terminologia inesatta, "legge anti-pedofilia" e una ulteriore modifica con inasprimento delle pene e ampliament delle tipologie di reati con a legge n. 38 del 2 marzo 2006 (38/2006), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2006, recante titolo: Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet (legge che modifica la precedente normativa in particolare adeguandola ai recenti accordi internazionali e alla decisione quadro europea).

Questa zona d'ombra che mette sullo stesso piano il sesso fatto con minori prima o dopo dell'età del conenss l dice lunga sull sessuofobia e sulla disinformazione dei nostri (e dele nostre beninteso) governanti.

Solo per questo Toccafondi da viceministro si dovrebbe dimettere per la sua ignoranza (o artata disinformazione che è ancora peggio...) in materia giuridica.


Sullo stesso piano le affermazioni di Massimiliano fedigra (Lega Nord) che considerano a differenza della legge italiana gli atti sessuali coi minori di 18 anni illegali.

E' interessante però la risposta che Fedigra dà ad alcune domande insinuanti di Davi.

1) Davi chiede: due genitori omosessuali posono crescere dei figli gay?

e Fedigra risponde che la considerazione è senza senso altrimenti dai genitori etero dovrebbero uscire solo figli e figlie etero

2) Davi chiede se lo scambio d'affetto tra due persone dello stesso sesso  potrebbero scioccare i bambini e fedigra risponde che non c'è differenza con lo scambio d'affetto tra un uomo e una donna.

Quel che crede Fedigra è che la prole abbia bisogno di una mamma e di un papà e che due uomini o due donne non possano garantire loro questo diritto per default.

Un passo avanati è stato fatto rispetto alle tante persone, anche omosessuali, che pensano che l'omosessualità sia di per sé uno choc per l'infanzia.

Non tutti gli omofobi sono uguali.






1) In psichiatria si definisce “pedofilo” un soggetto che abbia una età minima di 16 anni e che sia di almeno 5 anni maggiore del bambino oggetto di fantasie, impulsi, atti sessuali. Non si può invece parlare di pedofilia se il soggetto è un tardo-adolescente che intrattiene una relazione sessuale perdurante con un bambino di 12-13 anni (American Psychiatric Association (2007). DSM-IV-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - Text Revision. IV Edizione Edizione italiana a cura di V. Andreoli, G. B. Cassano e R. Rossi.)

Fonte Telefono azzurro