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lunedì 20 maggio 2019

Calvin Klein, il queer baiting, l'utenza internet lgbt e la stampa

Pare che l'ultimo spot di Calvin Klein abbia fatto indignare il pubblico lgbt della rete, quello stupido dei  bar, stando ai commenti riportati.
La stampa italiota riporta la notizia zoppicando sull'inglese ma in generale chi dovrebbe informare non va minimamente a fondo di quanto implicato  rimanendo sulla superficie di qualcosa che ha dei risvolti inquietanti e corporativisti.

Intanto lo spot.





Il video fa parte di una serie di spot della nuova campagna pubblicitaria della Kelvin Klein sulle note della canzone  Bad Guy della cantante Billie Eilish, nella campagna oltre a Billie compaiono, tra video e immagini – altri e altre testimonial (oggi si dice influencer)  il rapper A$AP Rocky,  Shawn Mendes, reduce dalla campagna precedente, l’attrice transgender Indya Moore, le modelle Kendall Jenner  Bella Hadid e la modella digitale Lil Miquela. Slogan (ma il termine è desueto) della campagna è  I Speak My Truth in #MyCalvins esprimo la mia verità in #MyCalvins che è anche un hashtag.

Nello spot in questione la modella sulla sinistra è  Bella Hadid, quella sulla destra è Lil Miquela un personaggio digitale (che la stampa nostrana chiama, chissà mai perché, robot (??!!?!), un personaggio virtuale, disegnato in cgi, presente su Instagram dal 2016  che conta oggi un milione e mezzo si followers.
Lil è modella e anche una cantante (le sue canzoni si trovano su Spotify).

L'idea dello spot, nel quale  si dice di come la vita consista nell'aprire le porte e creare nuovi sogni che non sapevi esistessero è di fare incontrare due icone femminili , uno reale, l'altro virtuale, e farli baciare.
Il superamento del  confine non sta nel bacio tra due donne (non è certo il primo bacio tra donne nella storia della pubblicità) ma nell'incontro tra una donna in carne e ossa e una virtuale.

Questo incontro epocale però non ha funzionato.

Sarà perché la bellezza artificiale di Lil è così evidentemente digitale, da avere un effetto controproducente come qualcuna ha fatto notare nei commenti su YouTube: ormai la bellezza organica e reale non ci basta più produciamo una bellezza artificiale che non invecchia e non ha i "difetti" delle persone organiche.
In più, aggiungo io, Lil non va pagata, vanno pagate le persone che la animano al computer ma lei non esiste.
La forza lavoro perfetta: pura immagine senza salario.

Il bacio tra queste due donne, una reale l'altra no, non esce dall'alveo dell'erotizzazione della donna a uso e consumo del maschio.
Questo  bacio tra donne  (e non  bacio lesbo come riportano in maniera orrenda la stampa di Torino)  serve a solleticare più l'immaginario collettivo etero maschile che quello femminile come fa anche un altro spot di Calvin Klein ne quale  Bella, da sola,  si sdraia su un cavallo mentre il claim dice I'm fiercely kind cioè sono ferocemente gentile.

Bene direte, allora si è fatto bene a protestare contro lo spot tanto da indurre Calvin Klein a chiedere scusa.

Beh, magari anche no.
Perché le proteste contro lo spot non sono state fatte dal versante della critica al maschilismo o al sessismo. Sono state fatte dal versante lgbtq.

Lo spot è cioè stato accusato di fare queer baiting.
Letteralmente esca per froci e lesbiche.

Molte persone lgbt si sono indignate perchè Lil è un personaggio non una vera persona ed era meglio che a baciare Bella fosse stata una vera lesbica.

 






Adesso questo commento è chiaro se avessero preso due donne bianche le avessero pitturate di nero e le avessero spacciate per afro americane: ci sono un sacco di donne afro americane che avrebbero potuto fare lo spot avrebbe senso da vendere.

Ma ciò che è chiaro con la pelle non lo è con l'orientamento sessuale.
Non c'è un modo per saperlo se non una dichiarazione della persona stessa. Non basta un bacio per fare di una persona una lesbica o un gay.
Anzi il fatto che il bacio tra due donne sia stato letto come il bacio di due donne lesbiche, il fatto  che ci si indigni che dato che una delle due  non esiste e l'altra è etero tolgono lavoro e rappresentanza alle vere lesbiche, è davvero un discorso reazionario, omofobo e disgustoso.

Quante persone si sarebbero lamentate se Lil avesse baciato un uomo? Quante avrebbero detto ci sono un sacco di donne etero che avrebbero potuto  fare lo spot?

Tra l'altro ci si dimentica che il messaggio dello spot  non era un discorso pro lesbiche ma voleva presentare due eccessi: l'incontro tra una donna vera e una virtuale e un bacio tra due donne non lesbiche che, pure, non trovano niente di male a darsi un bacio.

Io continuo a paventare una società dove gli unici baci autorizzati siano quelli tra persone omosessuali.
I baci sono baci chiunque li dia per qualunque motivo.

La critica queer bait, come si legge nell'urban dictionary, nasce dal presupposto, fondatissimo, che se si accenna all'omosessualità nei media senza che i due personaggi, non gli attori o le attrici che li interpretano, ma i personaggi, siano poi  davvero omosessuali cioè, fuori dal corporativismo, se a quel bacio non segue poi un vero interesse, sessuale o relazionale, tra di loro, allora si sta usando lo specchietto per le allodole.

In questa pubblicità  dove le due modelle non interpretano un personaggio ma sono se stesse (beh almeno una perché l'altra non esiste) o, meglio, dove personaggio e interprete coincidono (perché la Bella degli spot è personaggio pubblico non già la persona della vita privata) cambia davvero tanto se a darsi quel bacio sono due lesbiche o no?

Nello spot  non si sta alludendo al fatto che Bella e Lil siano in tresca mentre in realtà non lo sono, si sta mostrando che due donne, qualunque sia il loro orientamento sessuale, hanno tutto il diritto a baciarsi E NON C'E' NIENTE DI MALE.

Questo modo di vedere per scompartimenti stagni se sei donna e ti limoni con un'altra donna sei necessariamente lesbica o dovresti esserlo mi sembra davvero il peggiore esempio di dividi et impera.

Anche chi dice cose sensate poi aggiunge sciocchezze.



1 Smettetela di usare il lesbismo per vendere i vostri vestiti, Noi non siamo  un guarnimento per gli uomini,

2 Avrei dovuto essere io.





Metteteci me. Ecco. Quei fatidici 15 minuti di successo che ora con la rete sono allungati in un eterno presente dove la prima imbecille, il primo cretino possono parlare e dire il niente sotto vuoto spinto.


La risposta che, dopo questa enorme pressione di commenti insensati, ha rilasciato Calvin Klein è altrettanto sconfortante.


Capiamo e riconosciamo come avere qualcuna che si  identifica come eterosessuale coinvolta in un bacio dello stesso sesso possa essere percepito come queerbaiting. 

Quindi al cinema solamente attori e attrici gay possono  interpretare personaggi omosessuali? E,  viceversa attori e attrici gay non possono  interpretare personaggi etero?

Il queer baiting nasce per denunciare veri specchietti per le allodole.

In questo caso son più specchietti per allocche e allocchi.


giovedì 14 settembre 2017

La sineddoche di Wilwoosh, al secolo Guglielmo Scilla, per il suo coming out


La sineddoche è quella figura retorica che consiste nel sostituire una parola che indica una cosa o una persona con un'altra parola che con la prima ha una relazione di quantità (la parte per il tutto). 

Sono sineddochi le espressioni "essere un asso del pedale" dove pedale sta per bicicletta, 
"vivere sotto un tetto" (dove tetto sta per casa), il cappotto di renna dove renna sta per la pelle dell'animale (il tutto per la parte).

Leggo sul corsera che l
o youtuber, attore e scrittore Guglielmo Scilla, classe 1987, inizialmente conosciuto come Willwoosh, ha fatto coming out. 

Naturalmente ben venga la dichiarazione della propria omosessualità da parte di un personaggio pubblico.
La visibilità permette di esternare  i  sentimenti e  gli orientamenti sessuali delle persone senza che vengano percepiti come ostentazione.

Wilwoosh ha fatto coming out tramite un video sul  suo canale youtube, dopo un anno che non postava più nulla. 

Nel video Scilla, tra  le dieci cose che gli piacciono, elenca tra le ciliegie, il sushi e i libri  anche il cazzo. 

Una sineddoche elegante per dire gli uomini. 

Non contento, nell'elencare le 10 cose che non gli piacciono, subito dopo i formaggi stagionati ci mette la figa.

Queste  sineddochi sminuiscono le persone prima ancora dell'orientamento sessuale. 

Ridurre gli uomini e le donne ai propri organi genitali gli orientamenti sessuali a una faccenda di anatomia e sesso con buona pace di chi, compreso il sottoscritto, da anni cerca di fare capire che l'orientamento sessuale va ben al di là della questione di con chi facciamo sesso, ma riguarda anche le relazioni, i sentimenti, l'affettività.

Una sineddoche fallocentrica e patriarcale da rispedire al mittente, anche se fatta con superficialità e buona fede, perché alimenta un modo distorto e sessista di percepire le omosessualità confermando tutta una serie di impliciti che non corrispondono a verità. 

Io sono gay perché mi piace una persona dello stesso mio sesso non perché non mi piace la figa. 

Io sono gay perché mi piace tutta la persona attaccata a quel cazzo col quale  maschilisticamente si è scelto di sussumere un uomo.

Io sono omosessuale perché mi innamoro di persone del mio stesso sesso con le quali imbastisco relazioni, storie, famiglia.

I rapporti sessuali pertengono di più alla sfera del comportamento sessuale che a quella dell'orientamento sessuale.

Anche perché se dovessimo annoverare  tra le perone omosessuali tutte quelle che fanno sesso con persone dello stesso sesso di persone etero ce ne sarebbero ben poche.


Chi parla male pensa male.

Però possibile che a nessuno abbia dato fastidio questa doppia sineddoche geniale? 




lunedì 1 febbraio 2016

Lucia Ocone "Bandierò" e l'insulto maschilista.

Apprendo da Gay.it che ieri a "Quelli che il calcio" la televenditrice Veronica, il personaggio inventato e interpretato da Lucia Ocone, ha venduto Baindierò.

La struttura dello sketch, per chi non lo conosce, prevede la vendita di un oggetto molto comune presentato come oggetto innovativo da utilizzare per gli usi più improbabili...

Una truffa evidente e comica.

Nel caso della bandiera rainbow, presentata come Bandierò, viene venduta come localizzatore di presenza "quando incontri su tinder o grind" od offuscatore di luce "quando ricevi in casa (e non in camera come dice gay.it). 
 
Evidentemente anche per Ocone quando si parla di omosessualità viene in mente solamente il sesso, quello vicino al libertinaggio, e mai i sentimenti.


La continua allusione al sesso liberitno è presente in tutti gli sketch non solamente in questo: lo si capisce dai continui innuendo, Veronica o, almeno, la sua amica Marika, si prostituisce.

I continui riferimenti alla prostituzione (nei commenti di Veronica anche i due della Gialappas sarebbero clienti di Marika) sono triti e confermano tutto l'impianto valoriale maschilista e patriarcale su cui si basa lo sketch.

Veronica\Ocone nel commentare gli e le astanti al Family Day non trova niente di meglio che lasciare intendere che gli uomini presenti sono sue conoscenze di vecchia data (cioè clienti) e le donne sue "vecchie amiche" (cioè prostitute).

Insomma per sfottere chi ha partecipato al family day Ocone non trova niente di meglio che dare della mignotta alle donne e del puttaniere agli uomini.

Ci mancava solo l'insinuazione che gli uomini fossero froci... ma a quello ci ha pensato Travaglio col suo editoriale del 27 di cui ho già parlato.

Credo nella buona fede di Ocone e le concedo pure che non si sia resa conto dell'offesa che le sue osservazioni "comiche" fanno alla dignità della donna, di tutte le donne, anche di quelle omofobe del family day.

Ma lo sport nazionale di dare della mignotta a una donna non è accettabile mai nemmeno per scherzo, non in tv almeno.

Negli anni 70 i froci vantavano la mignottagine propria e delle altre froce, non la nascondevano, non la usavano come una arma di discriminazione e di offesa.

Anzi lucciole e froce trovavano nell'uso del corpo autodeterminato quella comune sororanza con la quale si smarcavano dalla morale borghese che, a quanto pare, oggi nel tempo del family day anche il movimento di liberazione lgbt ha riabbracciato.

Magari le donne del family day fossero tutte mignotte, cioè donne che sono libertine come gli uomini. Purtroppo le donne del family day sono sessualmente represse come ci insegna Costanza Miriano e la donna sottomessa.

E poi che vuotezza politica quella di chi per criticare una posizone omofoba e antidemocratica non ha meglio di dire che chi ha quella posizone è una mignotta.

Eppure gay.it ha trovato questo sketch positivo solo perchè Ocone solidarizza con gli amici orgogliosi con quei froci che trasfromano la professione di misoginia in uno sport machista.

Il patriarcato è ancora talmente diffuso che family day e family gay (con marrazzo che inneggia ai diritti gay) sono le due facce della stessa medaglia di una soceità profodnamente divisa tra uomini e donne tra etero e gay dove il fallocentrismo patriarcale rende comuqnue gli uomini, anche quelli forci, migliori e con più potere delle donne. Una società che è la stessa identica di quella mussoliniana del ventennio.

La generazione che ha fatto la differenza, quella che faceva politica 40 anni fa, oggi è superata per mere ragioni anagrafiche.

Il nuovo che avanza non ha la capacità di andare al di là di queste stantie contrapposizioni  e invece di integrare le persone in una soceità complessa ma coesa e solidale dove la singola persona convive con chi intraprende una vita a tre (o più) si preferisce etichettare e dividere la gente in sottocategorie (tutte quelel assurde della queer theory per esempio) illudendosi che ognuno e ognua abbia un minimo di libertà di manovra, anche se dentro a un recinto sempre più angusto.

Ci si dimentica che se non si partecipa non c'è libertà e senza libertà non c'è democrazia.

L'unico collante è ancora quello del maschilismo che ci fa dire a tutti e tutte di una donna che avversiamo che è mignotta senza che nessuno o nessuna si arrabbi mi chiedo come facciamo poi a rivendicare una più equa distribuzione dei diritti, sviliti a diritti gay, senza vergognarci un po'.

Beh, io me ne vergogno, tanto.

venerdì 27 novembre 2015

Il welfare individuale contro la famiglia tradizionale

Da quando la questione del matrimonio egualitario si è imposta anche in Italia, portata da istanze estere e straniere, le posizioni del movimento e della politica antagonista sull'argomento hanno subito un cambiamento di alcune compagini e la cristallizzazione di altre.

Anche questo blog 5 anni fa era su posizioni diverse.
Si temeva che il voler accedere al matrimonio costituisse un attestamento all'eterosistema e che i diritti cui si chiedeva di accedere in quanto coppia discriminassero altre categorie di persone e, in generale, gli individui (e le individue).


Ridurre il matrimonio a una serie di diritti e di doveri è però alquanto semplificatorio.

Rimanendo momentaneamente all'interno  di questo orizzonte semplificato sono ancora convinto che tutta una serie di diritti non debbano essere di esclusivo appannaggio dalla coppia sentimental-sessuale.
Perché il mio ragazzo o la mia ragazza deve avere diritto di subentrare al contratto di casa a me intestato in caso di mia morte e un mio amico col quale convivo da diverso tempo no?

Da questo punto di vista hanno ragione  le compagini antagoniste nel voler scardinare quella retorica familista che vede nella parentela di sangue, nella famiglia sessuale l'unico ius sanguinis e a contrapporre a questo welfare familistico un wlefare individuale che, secondo loro, riconoscerebbe gli stessi diritti a tutte le compagini familiari anche a quelle non basate sull sesso (monogamico e procreativo).

Se io ho tante fidanzate o tanti fidanzati allora non chiedo diritti in quanto coppia (o harem...) ma in quanto singolo individuo.

Non so voi ma ci vedo sempre una derivazione patriarcale e non mi meraviglia che coinvolga sia le argomentazioni della destra, contraria al riconoscimento delle relazioni omosessuali come famiglia, sia le argomentazioni della sinistra contrarie al riconoscimento di qualunque relazione stabile spinta da un individualismo liberista e capitalista imbarazzante.

Il problema sta nel ridurre l'idea di coppia e di matrimonio al set di diritti e doveri che secondo molte persone  sono alla base delle rivendicazioni per il matrimonio egualitario.
Come dicevo questa è una semplificazione ideologica.

Ci si dimentica di un aspetto importante dell'orientamento sessuale che la visione sinistra della sinistra (sempre omofoba nel suo spirito più profondo che riduce le istanze omo bisessuali alla stregua del scopo con chi mi pare) cancella belluinamente.

“(...)  l’orientamento sessuale non è semplicemente una caratteristica personale all’interno di un individuo. Piuttosto, l’orientamento sessuale definisce il gruppo di persone in cui è probabile trovare le relazioni romantiche soddisfacenti e appaganti che sono per molte persone una componente essenziale dell’identità personale”

(American Psychological Association, 2008).
L'orientamento sessuale implica costruire una relazione sentimentale o sessuale con un'altra persona. La tipologia e le modalità di questa relazione variano (monogamica, poligamica, monoamorosa poliamorosa) ma non si può prescindere dal fatto che il diritto a essere se stessi e se stesse in campo affettivo e sessuale va al di là della propria individualità e si raggiunge solamente quando entriamo in correlazione con le altre persone.
 E questo dovrebbe valere sempre contro quel welfare individuale proposto dai movimenti antagonisti che a me fa un po' orrore e ricorda quell'atteggiamento maschista (che hanno purtroppo anche molte ragazze) del faccio un po' quel che cazzo mi pare, perché si confonde la libertà con l'individualismo, mentre, ce lo ricorda Gaber, libertà è partecipazione.

E qui veniamo al vero oggetto del contendere.

Quel che si vuol fare quando ci si sposa non è tanto accedere ai diritti e doveri.
E' porsi dinanzi al consorzio civile e dire pubblicamente perché il matrimonio è un atto pubblico, io e questa persona siamo una coppia e come coppia contribuiamo al bene della società del Paese della città. E' questa la dignità cui si accede col matrimonio un concetto un po' sottile per i maschi del movimento antagonista, dal rutto facile, con un occhio sempre al pacco e alle tette altrui in nome di un individualismo che, ripeto, mi fa orrore e che sento di poter rispedire al mittente.

Per cui quando si minimizza sulla richiesta sacrosanta del matrimonio egualitario pensate e chiedetevi il perché spesso la destra e la sinistra si trovano da versanti opposti sulla stessa posizione.

L'omofobia è transpolitica.

Pasolini lo sapeva bene. 

 


lunedì 2 novembre 2015

2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini viene ucciso, ancora non sappiamo da chi, di certo non da Pino Pelosi

Quando Pasolini è stato ucciso avevo 10 anni. 

Ricordo benissimo l'aria di imbarazzo che la sua morte e il suo nome si portavano dietro. 

A 10 anni sei ingenuo e non capisci. 

Non capii che l'omosessualità di Pasolini era stata usata per giustificarne la morte, per mettere tra parentesi il portato politico del suo omicidio e di minimizzarlo.

Capii però che in Italia se sei frocio non c'è giustizia. Che ti possono ammazzare e che nessuno se ne scandalizzerà anzi ne proveranno un intimo sollievo, un'ostentata indifferenza, quando non soddisfazione.

Ancora adesso, mentre scrivo,  mi riaffiora il senso soffocante di paura che provavo per la morte di Pasolini, paura perché quella morte non era evitabile, ma anzi, necessaria. E già a 10 anni mi fu chiaro che se volevo essere frocio come Pasolini avrei rischiato di potere fare anche io la stessa sua fine.

Un ragazzino di 10 anni aveva chiaro la materialità di una violenza dei maschi adulti contro chi violava le loro regole. La violenza di vivere in una società che ti condanna al silenzio dicendoti Se non taci se non ti nascondi la tua fine è nota.

Un memento agito e introiettato, che rimane come impronta indelebile a uso e consumo dei froci perché non importa la grandezza di quel che dicono o di quel che fanno, non importa l'ingiustizia che viene loro fatta perché se sei omosessuale te la sei cercata. 

Un memento  che funziona proprio perché non detto, non ricordato, non ribadito. Si sa ma non si dice. 

La morte di Pasolini è stata anche un po' la mia morte, la morte di tutte quelle persone omosessuali che in un paese omonegativo  come l'italia sono costrette alla clandestinità e quando si vivono alla luce del sole si sentono accusare, come è successo a me  da parte di mia sorella e non solo, che ostentiamo e parliamo solo di quello.




mercoledì 15 aprile 2015

Il solito spot omofobo di Amnesty International

Lo confesso. Amnesty International non mi è mai piaciuta.
Non mi piace la policy che ha con i ragazzi e le ragazze che sfrutta facendo andar loro in giro a vendere tessere tra la gente, all'addiaccio, l'insegna gialla commerciale che contraddice la mission sui diritti umani essendo la prima che sfrutta uomini e donne per un suo tornaconto economico.

Vedo su faccialibro uno spot in inglese di Amnesty che mette insieme argomenti diversi anche se omologhi e li riassume sotto l'etichetta di diritti sessuali per una campagna che si chiama My Body My Rights.




L'idea è che froci e lesbiche (per tacer delle persone bisex) sono discriminati e discriminate per la loro scelta sessuale.
Anche il o la partner vengono presentat* come una scelta 

dall'opuscolo informativo della campagna My body My Rights
(http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/pdf/mybodymyrights.pdf)

 


Dal che si evince che l'orientamento sessuale sia una scelta, il che non è vero, e che riguardi solo il sesso.
Sentimento e affettività non contano.
Non solo si evince che l'oreintamento sessuale è diritto del singolo e non un diritto di relazione che coinvolge una o più persone sia in campo sessuale che affettivo.

Peccato che le lotte sui diritti mancati riguardino proprio la sfera dei sentimenti, della vita insieme, della famiglia e non il diritto di scopare che è l'unico diritto che viene riconosciuto non già alle persone omosessuali ma a tutte le persone che hanno un comportamento omosessuale.

Basta che poi si torni a casa dalla moglie o dal marito o in chiesa o...

Non so voi ma io sono stufo di essere sfruttato così da Amnesty, di essere insultato e discriminato. Di essere così misrappresentato (lo so non esiste questa parola in italiano...) in una maniera che mi offende, sempre.

Nel video si equiparano le infibulazioni alla sterilizzazione cui secondo il video verrebbero sottoposte le persone transgender perché venga riconosciuto loro il cambio di sesso nei documenti.
Un falso ideologico che mette cose ben diverse insieme in una categoria orribile, diritti sessuali, che giusto qualche maschio può aver pensato.

Non so se questo spot mi fa più orrore o disgusto...

mercoledì 3 dicembre 2014

E' morto Alfredo Cohen


Alfredo D'Aloisio, in arte Alfredo Cohen, Cohen era il cognome della madre, è morto a Tunisi per cause naturali all'età di 72 anni.

Da quasi un paio di decenni si era ritirato a vita privata lontano dall'impegno politico e artistico che lo avevano visto coinvolto sin dalla giovinezza, quando militava nel Fuori!  essendone stato uno dei fondatori, quando scriveva poesie, o pièce teatrali, quando eseguiva canzoni o recitava.


Figura oggi magari poco conosciuta, ma sarei felice di essere smentito, Cohen ha indicato una strada precisa per la militanza, quella dell'attivismo, oggi tanto poco frequentata, e della ricerca politica anche nel teatro e nella canzone.

Nel teatro Cohen debutta nel 1974 con lo spettacolo Dove vai stasera amico? nel quale interpreta una galleria di personaggi gay, animando il dibattito sulla lotta contro il sessismo e il moralismo piccolo-borghese, continuando l'anno successivo con lo spettacolo di monologhi e canzoni Oggi sul giornale e nel 1976 con Salve signori sono normale, dove decostruisce i luoghi comuni feroci della stampa borghese sull'omosessualità con una ironia precisa e implacabile.

L'anno dopo pubblica l'album Come barchette dentro un tram, del quale firma testi e musiche, arrangiato e prodotto da Franco Battiato e Giusto Pio.

Nel disco parla di omosessualità maschile come in Italia nessuno aveva fatto allora e mai farà dopo.
Con ironia precisa e implacabile  Cohen racconta di marchette in Tre mila lire (tremilalire se vuoi
toccare, tremilalire sbrigati ho fretta, vuoi fare l'amore con me? tremilalire)



o di amore non canonizzato secondo i parametri borghesi   in Non ho ricchezze non ho paesi non ho tesori non ho città (un cesso di stazione mi darà più speranze della vostra maledetta tranquillità).





Canzoni da riascoltare o magari ascoltare per la prima volta per basire.


Nel 1978 torna a teatro col monologo Mezzafemmina e za' Camilla, con il quale ottiene un grande successo in tutta Italia.

Nel 79 torna a collaborare con Battiato e Giusto Pio pubblicando un 45 giri che contiene i brani Roma e Valery.

Valery è dedicata all'allora giovanissima transessuale Valérie Taccarelli, attivista del Cassero di Bologna e oggi esponente del MIT (Movimento Identità Transessuale).

 

Rimaneggiata fortemente nel testo ma sorprendentemente con delle sopravvivenze  di quello originale di Cohen Valery nel 1983 diventerà Alexanderplatz portata al successo da Milva.

Il confronto tra il testo originale e le sopravvivenze del testo di Cohen nella versione  pop riscritta da Battiato per Milva (il Battiato fascistissimo sopravvalutatissimo e tanto amato soprattutto a sinistra) rende merito all'impegno di Cohen e getta nuove luci ermeneutiche sul testo della versione di Milva altrimenti ostico.

Valery








La bidella ti fa ripetere una lezione troppo antica:
mi piace di più lavare i piatti, spolverare, fare i letti,
poi starmene in disparte come vera principessa
prigioniera del suo film
che aspetta all'angolo con Marleen...
Hai le borse sotto gli occhi tuoi di Liz Taylor,
e suoni Schubèrt.

Alexanderplatz 

La bidella ritornava dalla scuola
 un pò più presto per aiutarmi, ti vedo
stanca hai le borse sotto gli occhi,
 Come ti trovi a Berlino Est?

(...)

E la sera rincasavo sempre tardi
solo i miei passi lungo i viali
e mi piaceva, spolverare, fare i letti
Poi restarmene in disparte
come vera principessa prigioniera del suo film,
che aspetta all'angolo come
Marlene hai le borse sotto gli occhi,
Come ti trovi a Berlino Est


La denuncia di Cohen del ménage familiare dalla morale sessista della bidella diventa in Battiato una cosa che alle donne piace fare.

Provatevi a dirmi che Battiato non è fascista.

Negli anni successivi Cohen lasciata la critica al sessismo e al moralismo borghese per dedicarsi a spettacoli nei quali analizza la società contemporanea alternando sempre monologhi a canzoni.

Ci sarebbe da citare la sua particina in Parenti Serpenti (Italia, 1992) (dove interpreta Armando  La Fendessa) se il film di Monicelli non fosse così disgustosamente omofobo da glissare.

Ancora uno spettacolo teatrale al teatro 'de Servi di Roma e poi il ritiro dalle scene.

Non so se ad Alfredo Cohen avrebbe fatto piacere questo mio beve excursus. Dato il ritiro a vita privata forse lo avrebbe infastidito.

A me invece infastidisce che di tutti i siti che ho consultato per scrivere queste noterelle solamente uno sia un sito lgbt, quella fonte inesauribile di notizie e dati che è il sito di Giovanni Dall'Orto. 

Il resto delle mie fonti sono siti di poesia (fondazione Sandro Penna), siti sulle canzoni contro la guerra, siti su dischi poco sconosciuti o riviste online, di diversa caratura ed estrazione politica ma che sanno riconoscere la cultura senza parlarne solo per spirito corporativista, perché Cohen era gay. Se ne parla perché Cohen faceva cultura, senza gai aggettivi di sorta.

Ecco, credo che questa mancanza sulla rete di siti "gay" che parlano di Cohen restituiscano in prospettiva la differenza fondamentale tra la militanza frociarola contemporanea, tutta concentrata sul nome della cosa e poco sulla sostanza, e l'attivismo, quello vero, quello di Cohen che oggi non trova riscontro alcuno.


C'è forse da  meravigliarsi che da quasi vent'anni Alfredo se ne stava in quel di Tunisi ?

sabato 10 maggio 2014

Dal 12 al 18 maggio la Settimana Rainbow. Ecco il calendario degli eventi

Roma, 10 maggio – Dal 12 al 18 maggio Roma si tinge dei colori dell’arcobaleno per una intera settimana dedicata ai diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali (Lgbt) e alla lotta all’omofobia e alla transfobia.
L’iniziativa nasce dalla mozione n.63 del 20 ottobre 2013 approvata all’unanimità dall’Assemblea Capitolina, e firmata da tutti i capigruppo, in seguito al suicidio di un ragazzo gay a Roma, avvenuto lo scorso ottobre e che ha profondamente scosso la città. La settimana arcobaleno coinvolge tutto il territorio della città e vede la partecipazione attiva di tutti i municipi e delle diverse associazioni Lgbt romane che daranno vita a un calendario ricco di iniziative.
La Settimana Rainbow è state presentate in Campidoglio dalle consigliere di Roma Capitale Imma Battaglia (Sinistra, Ecologia e Libertà) e Giulia Tempesta (vice capo gruppo Partito Democratico), insieme all’assessora alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità, Alessandra Cattoi, e al presidente del XIV Municipio, Valerio Barletta.
In conclusione è stata esposta su Palazzo Nuovo in Campidoglio la bandiera Rainbow che continuerà a sventolare fino al 18 maggio.

Per tutta la Settimana Rainbow sono in programma dibattiti e seminari, eventi di sport e spettacolo, proiezioni di film e documentari, riunioni straordinarie dell’Assemblea capitolina e dei Consigli dei Municipi, stand informativi, letture per bambini e bambine e anche veglie di preghiera per le vittime di omofobia e transfobia.Qui il calendario delle iniziative.

La bandiera arcobaleno per l’intera settimana campeggerà non solo sul Campidoglio, ma anche nelle sedi di tutti i municipi.

"Per la prima volta nella storia - ha ricordato Imma Battaglia - a Roma sventolerà la bandiera Rainbow sulla piazza del Campidoglio e contemporaneamente in tutti i Municipi e questo, grazie alla sensibilità del sindaco Marino e di tutti i consiglieri, è un successo straordinario della politica: è la risposta all’omofobia che una città a vocazione internazionale deve dare al mondo, utilizzando il linguaggio universale della comunità lgbt di cui la bandiera è il simbolo. Ringrazio tutti i capigruppo, soprattutto quelli dell’opposizione, che hanno dato il loro unanime contributo ad una battaglia di civiltà, che chiederemo possa diventare un appuntamento annuale per Roma. La politica in cui credo è questa: la politica che raccoglie con sensibilità le istanze dei cittadini e se ne fa carico al di sopra degli schieramenti".

“I progetti e le azioni messe in campo dall’amministrazione Marino, a partire dalla settimana Rainbow, sono la risposta più efficace a quella che sta diventando una vera e propria emergenza, in particolar modo tra i giovani - sottolinea Giulia Tempesta - Combattere l’ignoranza, gli stereotipi e la paura della diversità rappresenta la vera sfida che abbiamo di fronte. Una sfida che va affrontata a colpi di informazione e con l’arma della cultura, senza miopia, senza paura e con coraggio".

Valerio Barletta ha messo in luce che la sua presenza alla presentazione della Settimana Rainbow sta anche a rappresentare l'impegno di tutti quanti i presidenti dei municipi, sottolinando la diffusione e l'importanza delle iniziative che si svolgeranno in tutti i territori della città. Il presidente ha anche ricordato che presso alcuni municipi è stato già istituito un registro delle unioni civili.

"La mozione approvata dall’assemblea capitolina in seguito al suicidio di un ragazzo gay - dichiara Alessandra Cattoi - pone l’accento anche sulla necessità di promuovere nelle scuole una coscienza vivace e aperta sul tema delle differenze. Questo passaggio è pienamente in sintonia con l’attività che stiamo svolgendo in molti istituti superiori della città per combattere il bullismo omofobico, in particolare attraverso il progetto lecosecambiano@roma, che proprio durante la settimana arcobaleno si concluderà con un grande evento in programma mercoledì 14 maggio al Teatro dell’Opera, con la partecipazione di oltre mille studentesse e studenti". L'assessora ha anche sottolineato quanto si stia facendo per consentire una rapida approvazione del registro delle unioni civili a Roma e quanto questo possa essere importante per esercitare una pressione sul Parlamento in vista dell'approvazione di una legge nazionale.



Io sarò presente a due diverse inziative.

Lunedì 12 al Forte Fanfulla Over The rainbow  ore 18.30

Venerdì 16 presentazione del documentario di Maria Laura Annibali L'altra altra metà del cielo alla biblioteca Flaiano ore 17.30

Per chi può e chi vuole...

giovedì 8 agosto 2013

Major Crimes non proprio gayfriendly, eppure...

Vi ho già parlato di questa serie così come della serie di cui Mzjor Crmes è lo spin-off.

Ambientato a L.A. California, racconta delle indagini della squadra omicidi della città.

Spesso per raccontare situazioni che portano all'omicidio vengono descritte persone omosessuali.

Nel secondo episodio della seconda stagione, ancora inedita in Italia, si indaga sulla morte di un fratello e sorella, lui gay, lei divorziata con trascorsi di abusi dell'ex marito.

I sospetto cadono prima su di un ragazzo proprietario della pistola con la quale sono stati uccisi fratello e sorella, che poi si scopre essergli stata rubata.

Punto forte della serie tv sono le deposizioni dei sospetti che vengono condotte con abilità per far confessare quasi inconsapevolmente i e le colpevoli.

Ecco la sequenza della deposizione del ragazzo gay, proprietario della pistola, sospetto scagionato.




Per i gay è semplice. Una app per lo smartphone e scopi a gogo. Certo ti può dir male come si scopre nel resto dell'episodio.

Certo poco importa che a fare quel commento omofobo sia Provenza, prossimo alla pensione, la capitano Rydor lo guarda e non inorridisce ma sorride (impercettibilmente, tipico del personaggio).

Ora è indbbio che CERTI gay usino le app per scopare. Lo faccio anche io anche se io non ho gli addominali del rapinatore e nessuni me se incula né metaforicamente né metadentricamente.

Ma lo fanno anche gli uomini etero. Solo che hanno un altro modus operandi, vanno a mignotte.


Eppure, nonostante la non alta stima delle forze dell'ordine per questo tipo di comportamento promiscuo, non di esclusivo appannaggio dell'omosessualità, nonostante i danni che può fare perchè si propone come un modello negativo di identificazione per cui un pischello di 14 anni sa non potrà fare l'amore con un ragazzo ma dovrà accontentarsi di scoparci, la legge contro gli hate crimes che con qualche forzatura è equiparabile alla legge contro l'omofobia, è chiara anche ai poliziotti omofobi nell'identificare il modus operandi del rapinatore, trasformato in assassino.








Ecco come anche un telefilm che non brilla certo per gayfriendevolezza attesta come l'omofobia non solo sia un reato, non solo uccida le persone, ma possa e debba essere contrastata.

I nostri politici e le nostre politiche di merda hanno da imparare anche da questa serie tv...

mercoledì 17 luglio 2013

Un nuovo spot di sensbilizzazione, triste e mal concepito

Così, mentre all'estero si confezionano spot  efficaci e icastici, come quello australiano Stop, Think, Respect prodotto e concepito dall'associazione australiana  lefthand che, assieme a beyondblue vuole sostenere la salute mentale della comunità che vi propongo nella versione sottotitolata dal Quore di  Torino...

...noi italiani e italiane proprio non siamo capaci di pensare a dei video per la comunità e ci attestiamo su compitini modesti come questo.




Il video, amatoriale, nasce dagli e dalle studenti del corso di "Psicologia di comunità" tenuto dal prof. A. Vieno dell'università Università degli studi di Padova (nelle note al video su youtube si parla sessisticamente solo di ragazzi, al maschile...).

Gli perdoneremo così la pessima qualità dell'audio che lo rende quasi indecifrabile (si poteva sopperire all'evidente errore tecnico con dei sottotitoli...) ma non possiamo perdonargli il presupposto e le conclusioni.

Nel video si vedono diverse persone in contesti pubblici e privati che si  scontrano contro la presunzione di eterosessualità che ancora vige nella nostra società, dove devi smepre dichiararti omosessuale, bisessuale, lesbica, transgender altrimenti sei annoverat* nel mare magnum dell'eterosessualità considerata unica opzione (dunque monocratica) di default.

Di fronte a questa sordità sociologica le persone dirette interessate reagiscono con un ti devo dire una cosa detto col tono di chi deve dare una notizia critica, senza mostrare le reazioni di chi, presumendoci etero, già ci discrimina.
Il video si conclude con i coming out di tutte e tutti fatti però non alle persone di prima ma direttamente alla camera cioè a noi che guardiamo in un posto indecifrabile, astratto, per sottolineare il portato definitorio normativo e discriminatorio anch'esso, io so io  e non te, senza annoverarlo invece nello stesso ventaglio di opzioni dell'umanità. E poi quello slogan ridicolo io sono pronto (sempre e solo al maschile...) e tu?

Dunque nel video la cosa importante è che siano i diversi e le diverse a fare coming out e che le altre persone, quelle normali, devono abituarsi alla comparsa come i funghi di queste strane creature di orientamento sessuale o identità sessuale altre.

Uno spot discriminatorio perchè presenta l'orientamento sessuale come un argomento da comunicare con gravosa serietà per un motivo che il video non spiega implicando dunque che sia chiaro a tutti e tutte quale sia un motivo che sembra essere legato alla condizione stessa della propria diversità e non allo stigma con cui questa condizione viene recepita e rifiutata dalla società.

E' ridicolo che queste persone lgbtqi si dicano pronte.
Pronte a fare che?
A esistere?
A dire chi sono?
A dirlo con un proclama definitorio fatto in un luogo astratto che ne enfatizza il potere normativo dell'atto definitorio (io sono non perchè esisto nella società ma perchè lo dico)e non nel quotidiano agire nella società in mezzo alle altre persone. Siamo nel 2013 non nel 1903 il coming out è ormai un dato di fatto anche se viene contrastato da una pressione sociale ancora fortissima.

Noi perosne lgbti siamo pronte da un pezzo!

E' la società che non è pronta a considerarci una sua parte integrante e iniziare ad annoverare tra le opzioni di default oltre all'orientamento etero anche gli altri orientamenti e le altre identità sessuali.

Per essere efficace lo spot avrebbe dovuto invertire prospettiva e mostrare una reazione di accettazione (parola orribile ma tant'è) e normalità ai vari coming out e sarebbero dovute essere loro a dire io sono pronto/a e voi?, invitando le altre persone normali a fare lo stesso.

Così invece si investe del problema solo i diretti interessati come se la loro condizione di svantaggio sia una conseguenza oggettiva della propria condizione esistenziale e non il risultato di una pressione sociale  di uno stigma che induce stress e depressione come mostra bene lo spot australiano. Come se lo stress e la depressione siano consustanziali alla popolazione lgbtqi e non il risultato di uno stigma e una pressione sociali insopportabili.
E che gli e le studenti di un corso in sociologia psicologia di comunità non lo colgano la dice lunga sulla strada che ancora tutte e tutti insieme dobbiamo fare.


It's a long way to Tipperary...


sabato 29 giugno 2013

Contro il criminale e nazista concetto omofobico di Pinkwashing

Mi ricordo quando, decenni fa, al campeggio antinucleare di Montalto di Castro, io e la mia amica Sibilla, compagna naif, ignorante  e piena di slogan e frasi fatte, mi criticava il fatto che mi piacesse il Jazz.

- E' una musica borghese mi rimproverava.

- Beh - le risposi - Magari oggi sarà pure una musica un po' elitaria ma il Jazz nasce dalle canzoni dei neri e delle nere deportati negli Stati Uniti, quindi tanto borghese non mi pare.

- Sì - controbbattè - ma ti piacciono i Manhattan Transfer. Io un gruppo che si chiama Manhattan non potrei mai ascoltarlo

- vedì Sibilla - le feci notare - Veramente Manhattan Transfer è il titolo di un romanzo realista di Dos Passos degli anni venti che parla della vita dei proletari di New York...

Al che, per niente intimidita delle gaffe che stava facendo, Sibilla pensò di giocare la carta vincente: Si ma sono sempre gli Stati Uniti Io non potrei mai andarci. Meglio l'Urss  (all'epoca c'era ancora l'Urss)

Vedi Sibilla - le dissi addolorato - Io in Russia non ci posso andare perchè sono gay e lì mi arrestano. Negli Stati Uniti, tranne due tre stati dove l'omosessualità è reato, sono un cittadino libero... 

Oggi come allora odio visceralmente chi ragiona per slogan, per frasi fatte.

Odio chi, per difendere un partito preso, per stabilire una grossolana linea di confine tra chi è amico e chi è nemico, lo fa a spese della complessità del mondo, cancellando per esempio le origini di lotta di una musica considerata borghese o non prendendo in considerazione il fardello delle oppressioni altrui che non riguardano direttamente te.  

Così  i cari compagni e le care compagne sono disposti a sacrificare la libertà altrui, nella fattispecie quella delle persone omosessuali, pur di andare contro Israele, scrivendo affermazioni che sarebbero ridicole se non fossero criminali come queste, sempre di Enrica, l'autrice del post nazista sui froci marginali che tali deve restare e quini a voi il matrimonio proprio no!
Palestinesi e mondo arabo  (...) verranno fatti apparire come omofobi e incivili da un governo nazionalista che ha strumentalizzato le conquiste delle comunità gltbiq locali trasformandole in omonazionalismo razzista. (Erica su Un altro genere di comunicazione)

Enrica pur di criticare, giustamente, la posizione insostenibile di Israele nei confronti della Palestina è disposta a sacrificare la salvaguardia delle persone omosessuali con una semplificazione criminale e nazista, negando la realtà.

Perchè non è il governo nazionalista di Israele a fare apparire come omofobi e incivili gli Arabi e la Palestina.

Sono gli Arabi e la Palestina a uccidere e incarcerare gay e lesbiche, che infatti appena possono, appena riescono, fuggono dalla Palestina (e non solo) e cercano rifugio in Israele.

E in Israele il governo rifiuta loro asilo politico che garantisce ai rifugiati di altra nazionalità per la loro nazionalità palestinese.


Che a differenza del resto dei paesi del medio oriente Israele non discrimina gli e le omosessuali è un dato di fatto.

Che Israele discrimina i e le palestinesi anche omosessuali è un altro dato di fatto.

C'è un documentario che racconta di come molti Israeliani e Israeliane si prodigano per aiutare questi rifugiati (spesso solo uomini) affinché uno stato terzo dia loro asilo politico: Gvarim Bilti Nir'im presentato l'anno scorso al Gender docu film fest di Roma.

Enrica avrebbe potuto dunque denunciare  la violazione dei diritti umani del governo israeliano nei confronti dei gay che fuggono dal loro paese perchè gay cui nega il diritto di asilo perchè palestinesi, ma preferisce scrivere che la comunità lgbt è strumentalizzata da Israele (e non solo) quando i primi a strumentalizzare è proprio Enrica che da vera nazista omofoba scrive: 

Il termine pinkwashing si è poi allargato a comprendere tutte quelle operazioni che con una “spruzzata di rosa” intendono lavare via i propri “crimini” usando in maniera strumentale le rivendicazioni e le richieste dei soggetti gltbiq. (Erica su Un altro genere di comunicazione i neretti sono nel testo).
Se salvare da sicura morte, incarcerazione, sevizie, tortura, le persone omosessuali vessate dall'Islam è una spruzzata di rosa io vorrei spruzzare di merda Enrica, sì proprio lei, e tutti quelle e quelli che come lei strumentalizzano con fare sadico paternalistico le persone omosessuali usate per dare lustro a paesi democratici giustificandone le politiche estere.
Pur riconoscendo l’importanza e la necessità di manifestazioni come i gaypride è necessario far emergere e far conoscere tutte le contraddizioni.
Chi se ne frega sei gli Stati Uniti salvano i froci da morte sicura. I froci non dovrebbero farsi salvare altrimenti un frocio salvato giustifica la politica estera degli Stati Uniti.

Ma un psichiatra bravo no?

Ci sarebbe da ridere di questo deliri pseudo politici se non si stesse parlando della vita e del benessere delle persone omosessuali.


Mi chiedo perché Enrica non dice lo stesso nei confronti dell'aborto, della difesa delle donne, e di tutti quei diritti che negli Stati Uniti sono riconosciuti a differenza che in Palestina e nei paesi non democratici.

Donne non abortite altrimenti giustificate la politica estera degli Stati uniti!!!

Perchè Enrica è così profondamente omofoba da notare solo i froci come possibile mezzo di strumentalizzazione, froci tutti lustrini e paillettes,  che si accontentano di qualche finanziamento a qualche festival... mica di avere salva la vita...
Per Enrica vedere solo la difesa delle persone omosessuali, che, ricordate? ha già detto che sono marginali, può essere strumentalizzata. La salvaguardia della vita e dl benessere esistenziale  sono ridotti a immagine gay-freindly per distrarre dalle violazioni, violenze e i crimini che compiono.

Queste considerazioni fatte a spese della pelle altrui, perchè a Enrica non capiterà mai di subire quello che subiscono le persone omosessuali in Palestina e nei paesi non democratici (ma chissà, non mettiamo limiti alla divina provvidenza)  io vomito in faccia tutto il mio dissenso politico.

Enrica, che è un dinosauro del comunismo astorico che fa letture politiche con il tatto degli elefanti in un negozio di cristalleria, dovrà rispondere alla comunità democratica internazionale delle sue semplificazioni discriminanti, criminali e deliranti.


Di questo nazismo di sinistra ho più paura di quello di destra. Perchè l'omofobia di destra è apertamente contro le persone omosessuali.

Enrica ha invece la pretesa di voler lottare per la nostra causa.

A Enrica e alla cricca che (s)ragiona come lei dico NO GRAZIE!
TACI E, possibilmente, CREPA.



mercoledì 13 marzo 2013

Mario Mieli trent'anni dopo

Il 12 marzo del 1973 si toglieva la vita Mario Mieli, l'autore di un saggio a suo tempo molto importante, pubblicato da Einaudi, e ripubblicato da Feltrinelli,  che non deve però rischiare di sopravvivere alla sua epoca senza riletture critiche, del quale questo blog ha preso il titolo.



Nel trentennale della morte il Circolo Mario Mieli pubblica il libro Mario Mieli trent’anni dopo, per la curatela di Dario Accolla e Andrea Contieri, nel quale compaiono un testo teatrale inedito, le sue poesie inedite e le lettere di Mario indirizzate a Franco Buffoni, che nel suo blog Le parole e le cose parla di Mario, più una serie di saggi e e interventi.

Ecco l'indice del libro 
Andrea Maccarrone, Presidente Circolo Mario Mieli, Prefazione
Franco Buffoni, Mario Mieli trent’anni dopo
Mario Mieli, Lettere
Mario Mieli, Poesie
Milo De Angelis, Quella poetica creatura che era Mario Mieli
Mario Mieli, La mia Justine
Francesco Paolo Del Re, La performance totale di Maria M.
Corrado Levi, Che bello scrivere di Mario Mieli!
Francesco Gnerre, Ricordo di Mario Mieli
Dario Accolla, L’eredità di Mario Mieli e il senso della militanza oggi
Nota bio-bibliografica

Per info: cultura@mariomieli.org


Il libro sarà presentato

Domenica 24 Marzo 2013, 
alle ore 18
presso la Sede del Circolo,
via Efeso 2A


giovedì 28 febbraio 2013

Le parole per dirlo: come la stampa riporta la notizia di un ragazzo che, insultato dai suoi stessi genitori perchè è gay, arriva a denuniciarli per le continue vessazioni subite.


20 anni, disoccupato (dunque ha deciso di non proseguire gli studi...). Fa coming out  in famiglia e i genitori glielo rinfacciano ogni giorno: sei gay non combinerai nulla di buono nella vita.
Un mantra. orribile.
Finché il ragazzo si stufa e li va a denunciare.

Il reato ipotizzato ? Ingiurie.
Perchè quello di crimini d'odio per l'orientamento sessuale in Italia non c'è e non ci sarà nemmeno con questa legislatura.

E' successo a Padova. Lo riporta Il gazzettino di quella città.

La notizia viene ripresa dai quotidiani e dalla rete. Ognuno ci mette del suo. Aggiunge pezzi di informazione, commenti.  
Tutti in difesa del ragazzo, e questo non è da dare per scontato in un paese come il nostro.

Però i commenti tradiscono una ideologia che è dura a morire. Una immagine dell'omosessualità come condizione invalidante, ben al di là della finte primaria (l'articolo del gazzettino) e nessuno ne esce bene.

Non il Gazzettino che non spiega perchè il reato sia quello di ingiurie.

Lo fa il secolo XIX che spiega
(...) ha denunciato ai carabinieri padre e madre, per «offesa all’onore e al decoro della persona». Già, perché la legge sull’omofobia - insieme a molte altre tutele minime per i gay - non è mai passata. Discussioni tante. Dichiarazioni d’intento all’infinito. Poi, però, nulla di concreto. Almeno nella legislatura appena conclusa. E l’unico reato che era possibile ipotizzare dai magistrati padovani era appunto l’offesa all’onore e al decoro della persona.
Stavolta nessuna associazione lgbt coinvolta o che lascia dichiarazioni nell'articolo. Solamente un cittadino italiano, maggiorenne anche se molto giovane che va dalle forze dell'ordine che lo ascoltano  e lo aiutano.
Chi ha raccolto la denuncia è riuscito a tranquillizzare il ragazzo, ha cercato di allentare la tensione, ha provato a fargli capire che non si tratta di un ostacolo alla propria vita. Sono ben altre le difficoltà che ogni uomo deve affrontare. Basterà tutto questo a rendere sereno e fiducioso del futuro, chi proprio in casa non ha ciò che chiede, ovvero la comprensione?
scrive Cesare Arcolini sul gazzettino.

Arcolini spende splendide parole a favore e in difesa di questo ragazzo 
Lasciare perdere e subire ogni forma di offesa personale, o ribellarsi a coloro che ti hanno messo al mondo, ma che adesso non accettano che tu sia "diverso" da loro (...) [e] sedersi su una sedia di un ufficio e raccontare la propria drammatica situazione di omosessuale denigrato e ripudiato da mamma e papà [?].
Patrizia Albanese sempre sul secolo XIX per dire che il ragazzo ha detto ai suoi che è gay usa delle parole bellissime:

Raccontando a mamma e papà le sue sensazioni e i suoi sentimenti, che non lo portano verso l’altro sesso ma verso il suo.
Sensazioni e sentimenti.

Non preferenze sessuali come invece dice Arcolini. O inclinazioni sessuali come scrive l'Ansa (tramite il Corriere del Veneto) che, in quanto a omofobia, non batte nessuno.


Però non tutto funziona in questa solidarietà per il frocio.

Perchè in tutti gli articoli anche quelli illuminati del Gazettino e del Secolo XIX così come nei post su internet  essere omosessuali costituisce un problema di per sé non solamente per il ludibrio e lo stigma con cui viene accettata dalla società.
Un figlio (...) che s’è trovato a fronteggiare due problemi enormi nello stesso istante: la disoccupazione in età non proprio giovanissima e il suo essere omosessuale. secolo XIX
Dunque essere omosessuali è un problema enorme. Perchè?
(...) un figlio, che ha avuto solo il coraggio di rendere partecipe la famiglia delle proprie preferenze sessuali. Il Gazzettino.
Coraggio di che?
Un ragazzo decide di prendere coraggio e fare coming out con i propri genitori. Un passaggio importante per confessare alla madre e al padre di essere omosessuale.  (Alberto Graziola su Queerblog)
Confessare. Non dire, dichiarare, far sapere... Confessare. Di solito si confessano cose negative o debolezze non si confessano cose positive o né positive né negative...
Non si confessa di avere gli occhi marroni.
Ma per Graziola confessare di essere froci è cosa talmente imbarazzante  e privata che si riferisce al ragazzo dicendo del quale è giustamente sconosciuta l’identità. Giustamente perchè? perchè è frocio o perchè è così cattivo da avere denunciato i genitori?

Sfugge evidentemente a Graziola il portato politico di rendere pubblico il proprio Coming out. Se tutti i gay e tutte le lesbiche fossero visibili la gente verrebbe educata all'omofilia.
In un’età, i vent’anni, già di per sé abbastanza complicata, non deve essere stata una passeggiata per questo ragazzo confessare a mamma e papà di amare un uomo. E ancora più difficile, a vent’anni, deve essere stato sopportare le accuse, sentirsi ‘diverso’ agli occhi di chi ti ha messo al mondo, mentre ci si dovrebbe sentire solo amati, qualunque cosa accada. (Anna Martellato su La Stampa).
non deve essere stata una passeggiata per questo ragazzo confessare a mamma e papà di amare un uomo.
Perchè sono omofobi o perchè di per sé dire di essere gay non è una cosa leggera, felice, bella?

Per inciso. I vent'anni del ragazzo - specifica sciaguratamente quello sciagura- diventano nel sommario dell'articolo de La Stampa 25...

D'altronde a 20 o 25 anni non si è più ragazzini, come questo giovane viene invece considerato.
Ecco che un giovane, che già si trova in un'età difficile, in cui vorresti spaccare il mondo, ma hai ancora parecchie cose da imparare e una corazza di autostima da formare, entra nel tunnel della disperazione. (sempre Attolini sul Gazzettino).
Un'ultima considerazione. C'è una nota che getta su tutti questi articoli una luce sinistra il fatto che tutti si peritano a spiegare (seguendo l'articolo del Gazzettino che è la fonte comune) che i genitori del ragazzo 
non sono due sprovveduti, non vivono ai margini della società. Sono italiani, hanno un lavoro di spessore e conducono una vita agiata.  (Gazzettino)
Il genitori del ragazzo infatti non vivono ai margini della società: sono due persone conosciute, conducono una vita agiata e hanno un’attività professionale importante.  (La Stampa)
Si cerca di far passare l'omofobia come una cosa da ignoranti, da emarginati, da analfabeti.
Dimenticando invece che parlamentari, presidenti di partiti (PD) prelati ed (ex) Pontefice, molti e molte persone cattoliche e non cattoliche, di destra come di sinistra, sono tutti e tutte persone omofobe.

Inutile dire che Grazioli su Queer Blog non noti la cosa. Lui si limita a riportare la notizia come può.

E che sia un giornale, il secolo XIX a parlare di omosessualità in termini positivi e non un sito pro omosessualità la dice lunga sullo stato di insipienza di un paese dove anche chi è gay o gayfriendly cova nel proprio modo di vedere e riportare le notizie la più venefica delle omofobie.

E a ricordare la necessità della legge contro l'omofobia è sempre lei Patrizia Albanese la quale, nonostante essere omosessuali sia un problema enorme da affrontare, o, chissà, forse proprio in virtù di questo, riporta le parole di Alessandro Zan, attivista lgbt, assessore all’ambiente, al lavoro e alla cooperazione internazionale del Comune di Padova eletto deputato in Sel,  che dice

«È un bene che tanti ragazzi si dichiarino in famiglia. È un segno dei tempi che cambiano. Anche se a fronte di molti che vengono accettati, un’altra parte consistente viene ancora maltrattata, ricattata e mobbizzata dalla famiglia. Ecco perché le leggi sono importanti, per accelerare il cambiamento di cultura in questo Paese. Per introdurre la legge sull’omofobia - prosegue il neo onorevole Zan - basterebbe aggiungere una parola nella legge Mancino». Ma proprio come il riconoscimento delle unioni di fatto, è ancora in stand by. (il neretto è nel testo)
Ecco le parole di un vero attivista lgbt che però non fa il gaista di professione ma fa politica, a tutto campo.

Intanto teniamo d'occhio questo ragazzo. Una vittima dell'omofobia, anche dell'associazionismo lgbt che non lo sta aiutando.



mercoledì 23 gennaio 2013

La verità, vi prego, sulla memoria storica. Sull'idebita inclusione delle persone transessuali tra le vittime dei campi di concentramento nazisti.

Fervono le iniziative per la giornata della memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti istituita dal parlamento italiano con la Legge 20 luglio 2000, n. 211, con la quale vengono ricordate le vittime dell'olocausto, non proprio tutte perchè la legge fa riferimento solo alle persecuzioni del popolo ebraico.
Per questo durante la giornata molti circoli di cultura omosessuale vogliono restituire la pienezza della memoria storica ricordando anche tutte le altre vittime e non solo di quelle omosessuali.
Fra l'elenco delle iniziative c'è chi annovera tra le vittime dell'olocausto nazista anche le persone trans.

Un falso storico visto che la parola stessa è stata coniata nel 1949 dal dottor David Cauldwell e che l'aspetto femminile di molti di questi omosessuali non aveva nulla a che fare con la transessualità ma con la confusione, dell'epoca, tra identità di genere e orientamento sessuale.

Un equivoco cui cadevano molti omosessuali stessi che pensavano che avere un atteggiamento e un aspetto femminili avrebbe favorito la ricerca di un partner, sessuale e non, di sesso maschile.

Il travestitismo della repubblica di Weimar va dunque inquadrato nell'orizzonte culturale dell'epoca e sussumerlo oggi, nel 2013, al panorama transgender o transessuale non è solo una forzatura ma un vero e proprio falso storico.

Con tutto il rispetto per le persone transessuali il riconoscimento e risarcimento morale che giustamente pretendono non può passare attraverso la menzogna o il falso storico.

Prima degli anni 50, periodo in cui quando iniziano i primi cambi di sesso uomini biologici che diventano donne trans (una delle prime e per questa famosa fu Christine Jorgensen, nata George William Jorgensen Jr.), non si può parlare di transessualismo con la stessa accezione odierna.

Le persone trans dei campi di concentramento in realtà sono persone omosessuali. Strapparle all'omosessualità e costringerle nel transgenderismo è un'ulteriore forma di violenza che viene loro fatta.

La verità storica deve necessariamente rimanere sempre una costante nel lavoro di rivendicazione e ricostruzione del passato discriminatorio in cui le persone trans hanno vissuto tanto quanto le persone omosessuali.

Ma non è accreditando al transgenderismo quel che è e rimane qualcosa di essenzialmente diverso come il travestitismo omosessuale che si fa un bene alla comunità o alla Storia.




domenica 23 dicembre 2012

G&T la nuova web serie a tematica gay




Giulio:
Il ragazzo che mi sta mordendo l'orecchio in questo momento è Tommaso
No non è il mio ragazzo. E' il mio migliore amico
Ci conosciamo da sempre purtroppo lui non sa quello che sta facendo
non sa che sono gay e forse non lo so nemmeno io
cazzo se bacia bene però
sì ho già fatto qualcosa con altri ragazzi ma non ho avuto il coraggio di dirlo a nessuno
stasera avrei voluto parlarne con lui e invece


Tommaso:
ammettiamolo negherei fino all'evidenza se mi chiedessero cosa ho fatto quella sera nel bagno del locale alla festa dell'università

chissà cosa penserebbe Serena di tutto questo
Serena è la mia ragazza
Sì ho una ragazza
e sì ora sto baciando il mio migliore amico

Cosa mi succede? Non ne ho la più pallida idea
Perchè non riesco a smettere di baciarlo?

Diciamo che i sentimenti che si provano nella vita molto spesso sono confusi

cosa provo per Giulio? Beh è una domanda che mi faccio da diversi anni


Questo l'incipit della webserie G&T che viene pubblicizzata sul  blog a lei dedicato così
Ora anche i giovani ragazzi/e gay e lesbiche italiani/e,
I ragazzi gay sono giovani le lesbiche sono lesbiche...

Visto che si usa gay e lesbiche quella doppia uscita per l'accordo di genere è sovrabbondante.
i giovani ragazzi/e gay e lesbiche italiani/e in italiano significa che i gay sono anche ragazze e che le lesbiche sono anche italiani...

Ecco varie soluzioni in italiano

Ora anche i giovani ragazzi/e gay italiani/e, (gay vale sia per lui che per lei)

Ora anche i giovani ragazzi gay e le ragazze lesbiche (senza quel ragazzi\e prima di gay che fa necessariamente riferire ragazze anche a gay visto che dopo gay c'è lesbiche)


Ora anche i ragazzi gay e le ragazze lesbiche (se sono ragazzi/e il giovani è pleonastico)


Ora anche i giovani gay e le giovani lesbiche (giovani al posto di ragazzi\e)

Oppure, volendo mantenere il pleonasmo, ora anche i giovani ragazzi gay e le giovani ragazze lesbiche 


Ma divago, come al solito.

Dunque anche gay  e lesbiche (le persone bisex non esistono)
potranno godersi un telefilm in lingua originale
Originale di che? Casomai lingua italiana... Ammazza se so pignolo!.
incentrato sull’amore omosessuale.
Ecco la categorizzazione: l'amore non è amore ma amore omosessuale.Non sarebbe stato meglio dire Amore tra ragazzi e amore tra ragazze, o amore tra persone dello stesso sesso ? Così si capisce che si tratta di persone e non di una cosa.
D'altronde il gaymo fa vedere il mondo così. Tutto è gay. L'arte, il cinema, la musica... 
Finora, infatti, sono davvero pochi i telefilm italiani che  trattano solo lontanamente di questa tematica.
Un amore impossibile. Due mondi lontani. Solo il linguaggio del cuore saprà intrecciare le vite di Giulio e Tommaso, un ragazzo eterosessuale ed uno dichiaratamente gay.

Nel pilota Tommaso non è ancora dichiarato, anzi ammette proprio che forse non sa nemmeno se è gay.

L'amore tra i due ragazzi è impossibile perché i due vivono in mondi lontani.

Uno è vegetariano e l'altro carnivoro?

Uno è pacifista l'altro fa il solato?

Uno milita in sel e l'altro in forza nuova?

No.

Uno è gay (non) dichiarato l'altro è etero. 

Allora perché mondi lontani verbigrazia?

E tutto lo sforzo del movimento per far capire che tutti e tre gli orientamenti sessuali appartengono allo stesso genere umano e donnano e che non ci sono cesure né soluzioni di continuità?

Perché usare questa retorica comunicativa?

Colpa del gaysmo.

Una ideologia della segregazione e contrapposizione tra etero e gay che si rispecchia anche nel modo in cui è raccontata la storia, in questo pilota.

Quel che trovo detestabile  è che l'impossibilità dell'amore tra Tommaso e Giulio che dovrebbe partire dalla loro specificità di individui è invece presentata come una impossibilità teorica, nominale, un'aporia concettuale.

Un etero e un gay dichiarato (mi raccomando che sia dichiarato altrimenti non è gay, è come la versione demo di un programma non tutte le funzioni sono abilitate...) sono immescibili, incompatibili.

Una retorica del nascondersi che porta a problemi etici che non vengono mai affrontati.

Se è vero che la visibilità ha una sua efficacia politica, perché nessuno mai si chiede come si faccia a dire di qualcuno che è il nostro migliore amico se non riusciamo nemmeno a dirgli non necessariamente sono gay ma, almeno, mi piacciono i ragazzi?

Se Giulio e Tommaso sono migliori amici non oso immaginare l'ipocrisia e le menzogne usate con i conoscenti di questi due personaggi.

Nulla ci è dato sapere della storia,  della psicologia,  dello spirito di questi due ragazzi le cui vite e i cui comportamenti sono totalmente (pre)determinati dal ruolo sociale prescritto dal marcatore del loro orientamento sessuale.

Una idelogia gaysta angloamericana.

Esistono gli etero, esistono i gay. Tertium non datur.

Gli altri o sono etero sempre in odore di criptochecca (Tommaso) (perché secondo questa mentalità tutti gli etero sotto sotto sono gay, cioè, a tutti gli etero piace il cazzo) o sono gay in incognito (Giulio).

Quello che accomuna gli uomini così suddivisi da questa ideologia che vede etero e gay e non gay e non etero è il maschilismo profondo, la misoginia atavica che ritroviamo anche in questo pilota.

Mai vista più fica millantata in un telefilm, italiano e non.

Lo sguardo del regista, del narratore, della cinepresa, non sa proprio vederla questa fica, questa parte per il tutto che dovrebbe significare bellissime ragazze da rimorchiare e scopare.  Si sofferma solo sui ragazzi.

Un maschilismo travasato nel mondo gaysta dove cambia l'oggetto di scelta sessuale ma non l'ideologia: solo sesso, niente affettività.

La sceneggiatura ci presenta una sola donna, amica di Tommaso, acida, antipatica, dalla psicologia inesistente.

Dopo quella pomiciata nel bagno, luogo  dove di solito si fanno pompini - perché per pomiciare basta la pista da ballo, davanti a tutti, i pompini un po' meno  - Giulio si pente e gli dice che è finita (cosa, la pomiciata?).
Capiamo quel che succede loro, dopo la scritta 5 anni dopo, senza bisogno dei dialoghi.

Tommaso si è fidanzato, lo vediamo a letto col suo partner, Giulio anche è fidanzato con una ragazza. Tommaso e triste e il suo ragazzo non si accorge di nulla. Giulio invece discute con la sua compagna\fidanzata anche fuori dal letto...

Entrambi non sono contenti, sembra suggerirci il racconto, ancora in base a quanto successo cinque anni prima.

Dunque io giovane ragazzo/a gay e lesbica italiano/a, per identificarmi in un personaggio gay e costruire così il mio immaginario collettivo tramite il quale esprimere la mia identità affettiva e sessuale mi devo prospettare cinque anni di infelicità e menzogna, o perché mi fidanzo col ragazzo sbagliato o perché mi fidanzo con persone del sesso sbagliato?

Alla faccia del telefilm friendly!

La mission che questa web series si propone con lucidità di avere
Mentre all’estero il target giovanile ha, già da tempo, diverse chanches di seguire serie GLBT, in Italia si stanno muovendo i primi passi, con l’obiettivo principale di dare la possibilità a coloro che magari hanno difficoltà ad “uscire allo scoperto”, di esprimersi ed essere davvero se stessi.
a parte il sessismo della lingua improvvisamente ricomparso dopo l'orgia pleonastica di prima, non viene lontanamente raggiunto.

A meno che non si creda che quel che bisogna esprimere come prima istanza nella propria personalità omoerotica siano i dubbi e le sofferenze, che per molti purtroppo ci sono,  senza mostrarne però le cause, senza indicarne i mandanti ma presentandoli come problemi connaturati ai gay e ai gay velati (la bisessualità non è nemmeno considerata una opzione).

Insomma l'ottimismo non è dica sa nemmeno tra i gaysti...

La retorica è sempre quella della confusione sulla propria identità  che sembra nascere da una propria difficoltà, senza mai nemmeno suggerire che le difficoltà nascano dalla pressione sociale, una retorica dell'auto accettazione che fa dell'omosessualità una condizione debilitante oggettiva.

Devo accettare che dopo l'incidente di motorino ho perso l'uso delle gambe... non certo che sono gay se l'omosessualità non solo è una normale variante dell'affettività e sessualità umane e dannane ma è anche una delle tre opzioni di default.

Un'omosessualità che è mostrata attraverso il sesso o l'erotismo dei baci e mai tramite i sentimenti che, dice Giulio, sono confusi.

Dunque se provo qualcosa per un alto ragazzo come me questo è sintomo di una mia confusione...

Se pensiamo al rapporto che hanno Callie Torres e Arizona Robbins in Gray's Anatomy  Callie bisex e Arizona lesbica ora felicemente sposate e con prole, ci rendiamo conto di  quanta strada l'Italia debba ancora fare.

Vediamo quanto la web serie è capace di crescere...

Purtroppo a differenza dei telefilm statunitensi anche questa serie è stata già tutta girata e scritta e dunque non può essere modificata in corso d'opera n base alle reazioni, alle critiche o ai suggerimenti del pubblico che in un esperimento mediatico come questo e data la particolare interattività della web series era una cosa non solo possibile ma auspicabile.

Così invece siamo al classico rapporto tra chi la fiction la fa e chi può solo guardarla e cliccare mi piace.

Cattivi usi della rete...