Visualizzazione post con etichetta letteratura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta letteratura. Mostra tutti i post

sabato 1 settembre 2012

Al limite della notte di Michael Cunningham. Quando l'omofobia è dura a morire

Sto leggendo Al limite della notte (By Nightfall) di Michael Cunningham, Bompiani, Milano 2010, sì quello di The Hour e della casa alla fine del mondo, che sono diventati entrambi film, questo invece, ancora no.

Il romanzo, verbosissimo e a tratti noioso, racconta di Peter, della sua vita adulta, sposato con Rebecca, e i continui riferimenti ai suoi ricordi della vita familiare un fratello maggiore gay, Matthew, morto a 22 anni di aids anche se la parola non viene mai detta, e i ricordi del suo corteggiamento di Rebecca, e la presenza del piccolissimo cognato Erry (Ethan) , oggi bellissimo ragazzo ospite di Pete e della moglie che Peter si scopre, suo malgrado a desiderare.

Il racconto è verboso e caotico perchè Cunnigham adotta un stile incrociato, da un lato un narratore che riporta esternamente le sensazioni i pensieri e i comportamenti di Peter ai quali si sostituisce  senza soluzione di continuità un timido flusso di coscienza, dove i pensieri di Peter vengono riportati direttamente senza mediazione alcuna del narratore.

Uno stile elegante e ben riuscito se non fosse che la materia raccontata è banale,  non particolarmente brillante da giustificare uno stile così sofisticato.

Ma non è per parlare di questo che sto scrivendo queste righe.

Subito dopo essere rientrato dalla galleria d'arte che dirige in seguito a un malore, Peter sorprende Matthew dormire nel divano di casa. Ne apprezza la bellezza da statua bronzea e si sorprende ad accovacciarsi per sbugiardalo più da vicino e viene tentato di sfiorarne il viso. Cosa che evita di fare.

Ed ecco come il narratore riporta le reazioni di Peter:

Wow. Cos'è questa storia?
Certo, in famiglia c'è del DNA omosessuale, e si è masturbato con il suo amico Rickie per tutte le medie, e, chiaro, è in grado di cogliere la bellezza degli uomini, ci sono stati momenti (un adolescente vicino a una piscina a South Beach, un giovane cameriere italiano al ristorante Babbo) ma non è successo nulla e lui, a quanto gli apre di capire non ha represso nulla.  (p.114)
Che, per essere scritto da un autore omosessuale è ridicolo e discutibile anche se sta semplicemente descrivendo i pensieri di un suo personaggio e non già quelli suoi stessi.
Ma quante volte a noi gay è capitato lo stesso con l'altro sesso senza che questo mettesse in discussione minimamente l'orientamento sessuale?

Mi chiedo, siamo sicuri che il reprimere le pulsioni omosessuali derivi dalla paura dello stigma  e non da qualcosa di più profondo, di più radicato?

Quello stesso qualcosa che fa percepire l'eterosessualità come l'opzione di default, mentre quella omosessuale solo una opzione accidentale che si scopre dopo, in un secondo momento, magari dopo un periodo di eterosessualità poi rivelatasi vana e per certi versi menzognera dalla quale si è usciti malconci e in disperato bisogno di un sostegno per ricostruire la propria identità omosessuale?

Non sentitevi spaesati.Non deduco tutto questo dal romanzo di Cunnigham, ma da una serie di considerazioni sulla bisessualità in una mailing list a proposito di alcune dichiarazioni infelici di Alessio Cuvello Mr Gay Italia 2012 che riguarderanno un prossimo post.

Quel che mi ha fatto cascare dal divano dove sto leggendo Al limite della notte è nel capitolo successivo dove la voce narrante racconta alcuni ricordi di Pter e suo fratello Matthew da bambini. e sentite come l'io narrante, non già Peter ma l'io narrante direttamente racconta dei segni evidenti dell'omosessualità di Matthew:

[i loro genitori] non obbiettarono nulla quando Matthew cominciò a mettersi mutandine da donna per andare a scuola, né quando annunciò il suo proposito di dedicarsi al pattinaggio artistico. (p. 116)
Vi ricorda qualcosa? A me sì, esattamente gli stessi indizi che per il dottor  Norman Spack citato nel libro The Trangender Child A Handbook for Families and professionals sono segno evidente di transessualismo o, comunque, di genere non conforme. Ma essendo Cunnigham della generazione precedente (classe 1952) per lui questi sono ancora i segni evidenti di una larvale omosessualità (Matthew ha all'incirca 12 anni quando vengono raccontati questi fatti).

Schiavi di un pensiero omologante e giudicante non si possono nemmeno indossare mutande a fiori (perchè quel mutandine femminili non può certo riferirsi all'anatomia delle mutande visto che anche se gay larvale Matthew ha sempre pisello e testicoli da contenere e le mutandine da donna anatomiche sono oltremodo scomode)  senza essere catalogati in una categoria che  esclude da tutte le altre (guai a indossare mutande femminili e a non essere gay o transgender, anzi più che guai, è impossibile). Senza essere divisi dai nostri simili esseri umani e donnani e marchiati a vita da questa o quella definizione che sovrasta la sua funzione descrittiva diventando veneficamente prescrittiva tanto da indurci in riassegnazioni chirurgiche del sesso.

Non so voi ma io sono stufo e arcistufo.

Michael Cunningham  
Al limite della notte  
BOMPIANI Milano, 2010,







.

martedì 21 agosto 2012

A proposito della presentazione della nuova collana di e-book lesbici ql2 diretta da Sarah Sajetti.

Non posso che gioire nel leggere sul Fatto quotidiano la nascita di una nuova collana di libri a tematica lesbica perchè una collana del genere mancava.
Se la playground sta facendo del suo meglio nel costruire un immaginario collettivo adolescenziale gay una tale ricostruzione dell'immaginario adolescenziale, e non, lesbico mancava.

La collana si chiama QL2, acronimo quelle due, termine col quale si allude allo stigma nei confronti delle donne lesbiche e che fu anche titolo italiano di un film drammatico di William Wyler The Children's Hour (Usa, 1961) tratto dall'omonima pièce teatrale di Lillian Hellman scritta addirittura nel 1934 nella quale si attaccava il perbenismo borghese mostrando come reagiva dinanzi un pettegolezzo sull'omosessualità femminile.

Direttrice della collana Sarah Sajetti, scrittrice, - come si legge sull'articolo del Fatto - attivista per i diritti degli omosessuali (sempre al maschile anche quando si parla di lesbiche...), redattrice e poi direttrice editoriale della rivista lgbtq Babilonia.
Pubblica la Robin Edizioni di Claudio Maria Messina.
Nell'articolo del Fatto si leggono alcune dichiarazioni di Sajetti che sono al illuminanti.
L’omosessualità non riguarda solo la sfera sessuale, ma le relazioni in generale, lo sguardo sul mondo. È necessario mettere in circolazione idee e stati d’animo delle donne lesbiche raccontando dal loro punto di vista su viaggi, lavoro, sport, insomma su qualsiasi aspetto della vita.
Una collana che è alla ricerca di esordienti, di nuove scrittrici e di testi inediti da pubblicare. Sul sito Lista Lesbica Italiana  che riporta stralci di una intervista di Sarah al programma radio Beate lesbiche di Radio Onda d'Urto si legge
Le autrici avranno un regolare contratto di edizione elettronica e a loro non saranno richieste spese di pubblicazione. Le proposte editoriali potranno essere inviate in formato word all’indirizzo email: QL2@robinedizioni.it.
Un progetto importante che può essere occasione di sbocco professionale per molte scrittrici.
Una collana con un taglio editoriale interessante. Nella stessa intervista si legge
Cerchiamo scritti che veicolino una visione più ampia della letteratura lesbica; spesso il passato e il presente continuano a darci racconti che ruotano quasi esclusivamente attorno a storie d’amore, che sono un po’ limitanti rispetto al modo in cui l’omosessualità si può esprimere. Cerchiamo libri che raccontino anche qualcos’altro, libri di fantascienza, gialli, d’avventura, di fantascienza o fantapolitica, etc. Libri dove c’è l’amore, ma questo non deve essere il solo tema attorno cui si sviluppa l’intera trama.
Insomma dove la letteratura lesbica finalmente si ampli e contamini di sé tutta la letteratura.

Nell'articolo del Fatto Sara spiega come
QL2 ha l’ambizione di fornire strumenti utili alla formazione libera e serena della propria identità, creando per le omosessuali uno spazio di legittimazione. Perché autorizzare se stesse a vivere la propria identità è una condizione propedeutica alla lotta per i diritti. Ho la speranza che i libri possano agire positivamente sulla società, anche perché si rivolgono a tutti i lettori”
Peccato per quel lettori, maschilista, eppure l'articolo, che palra di omosessualità al femminile,  è scritto da una donna, ma questo non le impedisce di usare sempre il maschile, anche nel sommario, quando annuncia le prime uscite a settembre con autori inediti.
Autori
!?
Ma non si trattava di scrittrici lesbiche??? ...


La scelta di uscire in ebook oltre all'evidente motivo economico ha anche un'altra ragione si legge sempre nello stralcio dell'intervista
La collana sarà esclusivamente in formato digitale permettendo in tal modo di reperire con la massima facilità libri introvabili nelle librerie e agevolando la fruizione di testi lesbici alle lettrici che per varie situazioni e contesti non gradiscono l’acquisto dagli scaffali.
Questo concetto un po' ambiguo emerge in tutta la sua sprovvedutezza e miopia politica nell'articolo del Fatto Quotidiano  dove si legge
La scelta di uscire in ebook, spiega, ha una duplice ragione. La più scontata è quella economica, ma la più importante, a suo parere, è la garanzia di riservatezza: le donne lesbiche soffrono ancora di scarsa visibilità e subiscono la riprovazione sociale più degli uomini gay, “perché pagano il peso di essere sia donne sia omosessuali. Ma la timidezza e i timori che si possono avere comprando in libreria un’opera a tematica omosessuale scompaiono se l’acquisto è anonimo”.
Timidezza e timori. Sembra quasi il titolo di un romanzo di Amélie Nothomb.

Invece  è il pavido orizzonte entro cui Sara e la sua collana sembrano muoversi.



Lo spazio di legittimazione, l'autorizzazione a vivere la propria identità sono buttate nel cesso quando Sarah, per giustificare l'edizione in e-book e non in volume della collana, parla di garanzia di riservatezza, manco si trattasse di pornografia!

Insinuando quasi che, comprando un libro a tematica omosessuale, ci si attiri indosso un po' di quello stigma che quella collana vuole combattere...
Facendolo in anonimato mi sottraggo allo stigma, senza rendersi conto che, riconoscendo il ...diritto alla vergogna., lo stigma viene diffuso e non combattuto.

Una uscita davvero infelice.

Ammesso e non concesso che comperare un libro a tematica (manco fosse porno) comprometta la riservatezza (di che?) invece di combattere questo riserbo invitando a non vergognarsi (sic!) a comperare libri di lesbiche si enfatizza il fatto che grazie al formato digitale si possa mantenere tutto nell'anonimato.

Come se comperare un libro lesbico in libreria ti marchi di un alone viola che ti espone al pubblico ludibrio.

E' proprio vero che la prima forma di omofobia da combattere è smepre quella interiorizzata.


Ora siccome un libro pubblicato solamente in digitale non ha lo stesso spessore e la stessa importanza editoriale di un libro cartaceo pubblicato anche in digitale, spero che questa uscita davvero infelice sia un lapsus per mascherare la pochezza (editoriale) di una collana di libri lesbici pubblicati solamente in digitale.

Se fosse altrimenti questa collana nascerebbe davvero sotto una cattiva stella.


Purtroppo la stessa giustificazione lesbofoba la si trova anche sul sito della collana dove si legge

Il digitale permetterà di reperire con la massima facilità libri che spesso le librerie considerano poco vendibili o che, essendo considerati ancora un tabù, molte lettrici omosessuali preferiscono non acquistare.
Dove, tra l'altro, l'aggettivo omosessuali attribuito a lettrici non si sa bene quale categoria debba individuare se cioè lettrici dall'orientamento sessuale lesbico o lettrici di libri a tematica omosessuale, con buona pace delle donne, lesbiche, bisessuali o etero, che non si vergognano di comperare dei libri e basta e se ne infischiano del tabù molto più della casa editrice di una collana lesbica che tradisce una certa vocazione mercantile punto di vista dal quale lo stigma è sempre bene che rimanga, altrimenti la collana non avrebbe più motivo di essere...





venerdì 22 giugno 2012

Stefania Rocco "aspirante" giornalista. Dati i pezzi che scrive (come quello sul coming out di Marina Marchione) non ha nulla da invidiare al giornalismo professionista: disinformato, conformista e stupido.


La notizia da riportare è che Marina Marchione, ex concorrente di Amici, nel suo libro DicoNoDiMe ha parlato di avere amato una donna dchiarando, come si legge nell'articolo di Stefania Rocco pubblicato su gossip.fanpage.it:

Detesto definirlo un coming out. Non si tratta di dare una collocazione precisa agli individui. Anche dire “Io sono così”, per come la vedo io, è un’etichetta. E io non ho bisogno di questo. Io ho bisogno che arrivi alla gente che una persona ama, può amare chiunque, sia un uomo o una donna non fa differenza. Questo libro parla di sentimenti, d’amore. E visto che sull’argomento sono piuttosto sfigata, ho sentito l’esigenza di scrivere. Si tratta di un libro lunghissimo, che all’inizio non era stato pensato per diventare un libro. I giorni prima della pubblicazione li ho vissuti serenamente. Mi sarei posta un problema nel caso in cui fossi stata una tossicodipendente o una pazza omicida. Non faccio niente di male. Poi si tratta di un romanzo, quindi ci sono cose anche non mie. Ma non scoprirete mai chi è F. Io tutelo sempre le persone che mi conoscono.

Dichiarazioni condivisbilissime. E' già scritto tutto lì.
Invece Stefania si sente in diritto di aggiungere di suo e stravolge tutto scrivendo amenità come
Lei, la tranquilla pupilla di Maria De Filippi, si decide a squarciare il velo di ipocrisia che da sempre regna intorno al mondo della sessualità.
Ma come?!? Marina ha detto  Questo libro parla di sentimenti, d’amore  e lei riduce tutto al sesso?!
Velo di ipocrisia? Cioè ci si fa scrupolo a dire del proprio orientamento sessuale per ipocrisia? Non per la pressione dello stigma sociale?


Il cinismo da giornalista che vuole vendere notizie non conosce limiti e nel sommario dell'articolo Stefania (o chi per lei, ma poteva imporre un cambiamento) scrive:

Marina Marchione, attrice ed ex protagonista del talent show Amici, confessa di aver amato una donna. La rivelazione, avanzata con sorprendente naturalezza, arriva a pochi giorni dall’uscita del suo primo libro e c’è già chi pensa si tratti solo di pubblicità.
Perchè mai non dovrebbe dirlo con naturalezza? E' Marina stessa a piegare il perchè I giorni prima della pubblicazione li ho vissuti serenamente. Mi sarei posta un problema nel caso in cui fossi stata una tossicodipendente o una pazza omicida.

E poi pensando che tutti vogliano vendere come lei vende i suoi pezzi insinua il volgare sospetto che si tratti solo di pubblicità. Ma nel pezzo questo sospetto non viene nemmeno sfiorato... 

Per quanto mi riguarda Stefania Rocco è laureata a pieni voti nella professione di giornalista. I suoi pezzi sono cinici, imprecisi, piena di pregiudizi, proprio come quelli delle sue colleghe e dei suoi colleghi!   

Non me ne voglia Stefania. Ci sono molti altri articoli dove si dicono cose ben peggiori ma vedere una giovane aspirante giornalista che, pur avendo una dichiarazione dell'autrice del libro su cui scrive il pezzo così ben scritta e dalle intenzioni così chiare, riesce lo stesso a  modificare il senso della dichiarazione con commenti inappropriati e discriminatori, mi fa temere per il futuro. Così giovane e già così conformata al peggio di una professione che sta perdendo quel po' di autorevolezza che le era rimasta.




A proposito, nessuno cita gli estremi del libro, casa editrice, etc perchè a nessuno evidentemente frega del libro ma solo di fare gossip sul coming out di una ex di Amici. Il libro è pubblicato dalla Galassia Arte,  di Roma. Il suo titolo completo è DicoNOdiME. A cuore aperto e questa a sinistra è la copertina.

E poi dicono che il giornalismo ha come scopo quello di informare...

martedì 7 febbraio 2012

Giampaolo Dossena, del maschilsimo omofobico (ma il libro è del 1994) e dei poeti gay del 1500

Mentre preparo delle lezioni di letteratura italiana del 1500 per una classe nella quale insegno (neve permettendo...) sto rileggendo Storia confidenziale della letteratura italiana IV volume di Giampaolo Dossena, (Rizzoli, 1994) si quello dei wutki su Linus, scomparso nel 2009, dove a un certo punto (pp. 22-23) elenca una serie di poetesse (nessuna stagione della letteratura - dice Dossena - italiana ha tante poetesse come questa). E poi leggo un commento che mi ferisce (il neretto è mio):

La napoletana Laura Terracina (1519?-dopo il 1577) scrive al maschile, come fosse un uomo. Quanto a inversione di sessi, il perugino Francesco Beccuti detto il Coppetta (1509-1553) scrive versi d'amore per un tal Francesco Bigazzini. Eran perugini anche Marino Céccoli e Cecco Nùccoli (1369 4—). Michelangelo Buonarroti (---> 1521) scrive versi per Vittoria Colonna e per Tommaso Cavalieri. Il parmigiano Iacopo Marmitta (1504-1561) spira nelle braccia di Filippo Neri (1515-1595). Il napoletano Bernardino Rota (1508-1575) scrive un intero canzoniere in morte della moglie. Il modenese Francesco Maria Molza (1489-1544) e il fiorentino Agnolo Firenzuola (1493-1543) sono sifilitici. Luigi Tansillo riesce a farsi mettere all'Indice già nel —> 1559; ne riparleremo alla data del — 1583, in connessione a Giordano Bruno. Due nobili napoletani, Angelo Di Costanzo (1507-1591) e Galeazzo Di Tarsia (1520-1553) hanno noie con il governo spagnolo; sono esiliati, il primo nel suo feudo di Cantalupo (al giorno d'oggi Cantalupo nel Sannio in provincia di Isernia), il secondo nel suo feudo di Belmonte (al giorno d'oggi Belmonte Calabro in provincia di Cosenza). Il secondo è veramente cattivo e muore assassinato.
Insomma mentre scopro un fiore di poeti che amano altri uomini e un fiore di poetesse al di là delle  note Vittoria Colonna e e Gaspara Stampa (in calce al post l'elenco delle altre poetesse che Dossena fa) leggo una cattiveria con cui Dossena bolla questi poeti gai sotto il segno dell'inversione sessuale secondo le teorie terzosessiste ottocentesche di Karl-Maria Benkert.

Andrò dunque alla scoperta di questi ...Lauri e Beatrici  no, non per parlarne ai miei studenti, che mi crucefigerebero ma per parlarne a voi mie lurker... (sempre che esistiate davvero).







Massimo interesse suscitano i particolari biografici delle poetesse
Vittoria Colonna è una gran dama e a lei dedichiamo una voce apposta, sotto la data del --> 1525. È una vera signora anche Veronica Gàmbara (1485-1550) benché nasca a Pratalboino (al giorno d'oggi Pralboino in provincia di Brescia; e scrive sulla bellezza di Brescia); poi sale un po' nella nostra considerazione perché va a Correggio (tavola XII). La padovana Gaspara Stampa (1523-1554) è di famiglia nobile ma fa la cantante e forse la cortigiana. L 'Al-tra padovana Isabella Andreini (1562-1604) è un'attrice. La romana Tullia d'Aragona è cortigiana ma viene dispensata dal portare il contrassegno del velo giallo per meriti poetici. La veneziana Veronica Franco (1546-1591) è cortigiana senza dispense e sulla sua professionalità alla grande sappiamo tante tante cose; verso il 1580 abbandona la professione e si dà a penitenze e beneficenze. La lucchese Chiara Matraini (1514-1597?) ha un giovane amante morto assassinato. Più ricca di assassini' è la vita di Isabella di Morra; le dedichiamo una voce apposta, sotto la data del
1546.