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venerdì 27 novembre 2015

Il welfare individuale contro la famiglia tradizionale

Da quando la questione del matrimonio egualitario si è imposta anche in Italia, portata da istanze estere e straniere, le posizioni del movimento e della politica antagonista sull'argomento hanno subito un cambiamento di alcune compagini e la cristallizzazione di altre.

Anche questo blog 5 anni fa era su posizioni diverse.
Si temeva che il voler accedere al matrimonio costituisse un attestamento all'eterosistema e che i diritti cui si chiedeva di accedere in quanto coppia discriminassero altre categorie di persone e, in generale, gli individui (e le individue).


Ridurre il matrimonio a una serie di diritti e di doveri è però alquanto semplificatorio.

Rimanendo momentaneamente all'interno  di questo orizzonte semplificato sono ancora convinto che tutta una serie di diritti non debbano essere di esclusivo appannaggio dalla coppia sentimental-sessuale.
Perché il mio ragazzo o la mia ragazza deve avere diritto di subentrare al contratto di casa a me intestato in caso di mia morte e un mio amico col quale convivo da diverso tempo no?

Da questo punto di vista hanno ragione  le compagini antagoniste nel voler scardinare quella retorica familista che vede nella parentela di sangue, nella famiglia sessuale l'unico ius sanguinis e a contrapporre a questo welfare familistico un wlefare individuale che, secondo loro, riconoscerebbe gli stessi diritti a tutte le compagini familiari anche a quelle non basate sull sesso (monogamico e procreativo).

Se io ho tante fidanzate o tanti fidanzati allora non chiedo diritti in quanto coppia (o harem...) ma in quanto singolo individuo.

Non so voi ma ci vedo sempre una derivazione patriarcale e non mi meraviglia che coinvolga sia le argomentazioni della destra, contraria al riconoscimento delle relazioni omosessuali come famiglia, sia le argomentazioni della sinistra contrarie al riconoscimento di qualunque relazione stabile spinta da un individualismo liberista e capitalista imbarazzante.

Il problema sta nel ridurre l'idea di coppia e di matrimonio al set di diritti e doveri che secondo molte persone  sono alla base delle rivendicazioni per il matrimonio egualitario.
Come dicevo questa è una semplificazione ideologica.

Ci si dimentica di un aspetto importante dell'orientamento sessuale che la visione sinistra della sinistra (sempre omofoba nel suo spirito più profondo che riduce le istanze omo bisessuali alla stregua del scopo con chi mi pare) cancella belluinamente.

“(...)  l’orientamento sessuale non è semplicemente una caratteristica personale all’interno di un individuo. Piuttosto, l’orientamento sessuale definisce il gruppo di persone in cui è probabile trovare le relazioni romantiche soddisfacenti e appaganti che sono per molte persone una componente essenziale dell’identità personale”

(American Psychological Association, 2008).
L'orientamento sessuale implica costruire una relazione sentimentale o sessuale con un'altra persona. La tipologia e le modalità di questa relazione variano (monogamica, poligamica, monoamorosa poliamorosa) ma non si può prescindere dal fatto che il diritto a essere se stessi e se stesse in campo affettivo e sessuale va al di là della propria individualità e si raggiunge solamente quando entriamo in correlazione con le altre persone.
 E questo dovrebbe valere sempre contro quel welfare individuale proposto dai movimenti antagonisti che a me fa un po' orrore e ricorda quell'atteggiamento maschista (che hanno purtroppo anche molte ragazze) del faccio un po' quel che cazzo mi pare, perché si confonde la libertà con l'individualismo, mentre, ce lo ricorda Gaber, libertà è partecipazione.

E qui veniamo al vero oggetto del contendere.

Quel che si vuol fare quando ci si sposa non è tanto accedere ai diritti e doveri.
E' porsi dinanzi al consorzio civile e dire pubblicamente perché il matrimonio è un atto pubblico, io e questa persona siamo una coppia e come coppia contribuiamo al bene della società del Paese della città. E' questa la dignità cui si accede col matrimonio un concetto un po' sottile per i maschi del movimento antagonista, dal rutto facile, con un occhio sempre al pacco e alle tette altrui in nome di un individualismo che, ripeto, mi fa orrore e che sento di poter rispedire al mittente.

Per cui quando si minimizza sulla richiesta sacrosanta del matrimonio egualitario pensate e chiedetevi il perché spesso la destra e la sinistra si trovano da versanti opposti sulla stessa posizione.

L'omofobia è transpolitica.

Pasolini lo sapeva bene. 

 


martedì 30 giugno 2015

L'unità e le parole per dirlo: quel "nozze gay" sconsigliato nel paginone centrale da Delia Vaccarello ricompare in prima pagina... La mano destra non sappia quel che fa la sinistra!

Oggi è tornato in edicola L'unità!

Da bravi picciotti lo abbiamo comperato (veramente abbiamo mandato il nostro fidanzatino...).

Dopo il mancamento (nostro e fidanzatinoque) per  l'immagine del papa che campeggia non solo in prima pagina ma addirittura accanto al logo della testata...
abbiamo apprezzato alcuni dei contenuti del giornale.
La pagina culturale dedicata al Don Chisciotte e il paginone centrale a cura di Delia Vaccarello sul matrinmonio egualitario con tanto di occhiello sulle parole per dirlo che sconsiglia il termine nozze gay a favore di matrimonio egualitario nel quale si spiega che non si tratta di nozze gay perchè lesbiche e gay non chiedono nozze speciali.

Parole sacrosante però nozze gay torna inopinatamente in prima pagina, nel sommario di un titolo di basso taglio che si riferisce al paginone in questione


Adesso non mi dite quel che già so e cioè che i titoli non li decide l'autrice dell'articolo.
Lo so io e lo sa anche Delia che ha scritto giusto.

Non ce l'ho neanche con chi fa i titoli che, evidenemtente, o ignora i consigli di Delia o li avversa.

Però che si mandi in stampa un giornale con una contraddizione così evidente tra titolo in prima e articolo... vien da chiedersi ma chi controlla 'sto giornale?

Tra il papa in prima con la sua enciclica (ma anche no...) e le parole sconsigliate che rientrano belluinamente dalla finestra c'è da pensar male e temere che questa nuova Unità non duri sei mesi.

Oppure siamo noi che non ci sta mai bene niente...

mercoledì 30 luglio 2014

La delibera del consiglio comunale di Verona e l'idelogia della vita




Una delibera del consiglio comunale di Verona ha approvato in data 23 luglio 2014 un documento nel quale si riconosce alla famiglia formata dall'unione di un uomo e una donna un ruolo primario nella trasmissione dei valori etici, culturali, sociali, spirituali e religiosi, tutelandone il diritto al compito educativo con particolare riferimento all'educazione sessuale.

La delibera invita sindaco e giunta di Verona, nelle scuole di competenza comunale,

a vigilare affinché, nelle scuole di competenza comunale, venga data un’adeguata
informazione preventiva ai genitori sul contenuto dei progetti di educazione all’affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sugli eventi ludici, che vengono proposti ai loro figli;

a delegare al Coordinamento Servizi Educativi l’onere della raccolta delle segnalazioni dei genitori e degli insegnanti sui progetti di educazione all’affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sul materiale didattico, che risultino in contrasto con i loro principi morali e religiosi;

a predisporre uno strumento di raccolta delle segnalazioni di cui sopra, con apposito spazio sul portale del Comune ed eventualmente anche attraverso un numero verde, istituito dal Comune o da qualche altro ente o associazione, che se ne assumesse l’onere;
al Comune spetterebbe comunque il compito di darne adeguata pubblicità;

a riferire periodicamente alla Commissione competente sulle segnalazioni di cui sopra

Lasciando agli altri organi di informazione di restituire il portato politico di questa delibera con relative prese di posizione pro e contro la delibera stessa, qui vogliamo leggere il documento approvato cercando di sviscerarne i valori e le idee che lo sottendono e lo sostengono.


1) La famiglia "naturale"[1] è solo quella fondata da uomo e donna.

Si vuole contrastare l'equiparazione delle famiglie formate da persone dello stesso sesso con quelle di sesso diverso con una considerazione biologica.

Non si dice però che la prole, per essere procreata, ha bisogno di un gamete maschile e un gamete femminile, né che necessita dell'unione fisica biologica di un uomo e una donna. Dando per scontata questa verità biologica si afferma direttamente che
         
La famiglia formata dall'unione di un uomo e una donna è l'unica istituzione           naturale in cui può nascere una vita.

Non già la funzione biologica ma l'istituzione costruita a partire da questa funzione riproduttiva.

Questo è un salto logico che va argomentato e non deriva necessariamente dall'assunto biologico.
Questo salto logico non tiene conto dell'evolversi delle compagini familiari che hanno visto donne single (o vedove) crescere la prole da sole proprio come, uomini single (o vedovi) facevano lo stesso.

Non basta rimanere incinta o mettere incinta per costruire una famiglia.

Ci vuole una volontà e una intenzione che non derivano semplicemente  dall'unione sessuale biologica tra un uomo e una donna.

E' la religione (cattolica e non solo) a pretendere che la creazione di vita in seguito a un atto sessuale significhi l'affermazione  della volontà di mettere su famiglia.

Coerentemente a questa idea totalizzante (e totalitaria) la religione cattolica vieta non solo la dissoluzione del matrimonio, solo all'interno del quale  si può legittimamente procreare, ma anche ogni forma di controllo delle nascite.
Anche per quanto concerne la procreazione assistita la legge 40, fino alla recente sentenza della Consulta, vietava la fecondazione eterologa, per lo stesso principio di purezza biologica dell'unione tra uomo e donna che non consente l'intervento di gameti esterni alla coppia.  

Questa ingerenza nella vita privata delle coppie "etero" dà la misura della ferocia sessuofoba con cui si vuole imporre la propria morale. Una morale che da un lato impone che ci sia una famiglia appena una diciassettenne rimane incinta dopo aver fatto sesso, magari per la prima volta, con il suo ragazzo, ignara persino dei primi rudimenti di profilassi anticoncezionale e di maternità e paternità consapevoli[2] e dall'altro si dice no a quelle coppie che invece vorrebbero tanto un figlio ma non possono averlo per problemi di sterilità, poco importa se congeniti o consustanziali.

L'ideologia della vita propugnata dalla chiesa è uno strumento di controllo dei corpi delle donne e degli uomini, uno strumento di controllo della prole, in violazione di tutti i diritti fondamentali dell'uomo e della donna.

Non solo si delegittimano le coppie dello stesso sesso in quanto sterili, si delegittimano anche le coppie etero in quanto sterili.

L'idea della sterilità si traduce in un divieto per qualunque coppia, anche etero, dell'impiego di gameti terzi, un divieto che discrimina tutte le coppie che, quale che sia il motivo.

Denunciare queste posizioni come meramente omofobe non individua appieno la portata di una ingerenza illegale, incostituzionale e disumana.

Quando, più avanti, nella delibera si asserisce che

          la famiglia è una comunità di affetti e di solidarietà, in cui si apprendono e si           trasmettono valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo       sviluppo e il benessere dei propri membri e dell’intera società; è inoltre il luogo dove le generazioni si incontrano e si aiutano reciprocamente ad affrontare le       difficoltà della vita e a svolgere il loro ruolo nella società  

questa descrizione è valida per ogni compagine familiare, dalle famiglie allargate a quelle ricomposte alle famiglie formate da coppie dello stesso sesso senza prole o con prole. Tutte le coppie che costituiscono famiglia si riconoscono in questi principi (con esclusione dei valori religiosi che valgono solo come diritto ma non come elemento necessario affinché quella compagine venga riconosciuta come familiare). Tutte le coppie che costituiscono una famiglia hanno una (due) famiglie di origine anche due donne e due uomini e anche loro possono avocare delle generazioni precedenti proprio come le famiglie di sesso diverso.

La discriminazione è tra l'unica forma di famiglia prevista dalla religione cattolica, formata dai genitori non divisi biologici della prole, e tutte le altre compagini familiari.

Le persone omosessuali e bisessuali così come le persone trans devono solidarizzare anche con le famiglie non tradizionalmente etero perché sono tutte colpite dalla stessa discriminazione ideologica di una religione patriarcale sessuofoba oscurantista e sadica.

Se si pensa al percorso di liberazione della donna e, anche della famiglia, si è passati dal ludibrio delle ragazze madri e dalla distinzione tra prole legittima (nata nel matrimonio) e prole illegittima (nata fuori dal matrimonio) al diritto della singola donna di gestire la gravidanza da sola, all'equiparazione della prole in qualunque compagine familiare nascano

Dunque l'idea di famiglia naturale formata dall'unione di un uomo e una donna come unica istituzione naturale in cui può nascere una vita è talmente restrittiva da discriminare non solamente le famiglie formate da coppie dello stesso sesso ma anche tutte le altre famiglie "etero", da quelle ricomposte[3] e quelle ricostituite[4] non costituite dall'unione di un uomo e una donna genitori biologici della loro prole.

Il tentativo di far derivare dalla dimensione biologica della procreazione umana un imperativo morale e religiosa è in contrasto con lo stesso articolo 16 della
carta dei diritti dell'uomo,  citato nella delibera, che, in un comma precedente (1) dice chiaramente:

          Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare
          una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione.

L'ideologia della vita, basandosi su un credo religioso e non su un diritto civile costituzionalmente garantito non può essere imposto per legge, dello Stato o morale, all'intera cittadinanza, ma solo a chi liberamente vuole aderire a tale morale.

2)  La famiglia “naturale”, formata dall’unione di un uomo e una donna, è  l’ambito sociale più adatto ad accogliere i minori in difficoltà, anche attraverso l’istituto dell’affidamento e dell’adozione .

Questa affermazione è falsa.

La corte Cassazione nella sentenza 3572 del 14 febbraio 2011 ha aperto verso le adozioni anche a persone single sostenendo che i tempi sono maturi perché si possa provvedere

          ad un ampliamento dell’ambito di ammissibilità dell’adozione di minore da parte di         una singola persona anche con gli effetti dell’adozione legittimante

Moltissime persone a questa sentenza hanno   sostenuto che la prole per  crescere  bene  ha   bisogno   di   una  madre  e  di  un  padre.

l’Associazione Italiana di Psicologia ha emesso allora un comunicato stampa nel quale smentendo questo luogo comune precisa che

le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale sul rapporto fra relazioni familiari e sviluppo psicosociale degli individui. Infatti i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori ‐ adottivi o no che siano ‐ a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano.

Questo vale per genitori e genitrici etero e single, ma anche per single di altri orientamenti sessuali e  per tutte le compagini familiari esistenti nello Stato Italiano famiglie ricomposte e allargate, comprese le famiglie omogenitoriali di prima e seconda costituzione.

Per i consiglieri e le conigliere del comune di Verona anche un padre o una madre etero e single non hanno i requisiti per adottare o avere in affido minori di ambo i sessi propri come un padre e una madre di altro orientamento sessuale.

Anche qui tacciare l'ideologia della vita come omofoba è una accusa vera ma parziale.

3) L'omofobia c'è.

Dire che l'accusa di omofobia alla delibera e all'ideologia per la vita che la sottende sia solo parzialmente omofoba non vuol dire che non lo sia o che la delibera non prenda esplicita pozione contro le compagini familiari formate da persone non etero.

La delibera introduce queste posizioni affermando che

          Da qualche tempo la famiglia “naturale” sta subendo un’aggressione culturale senza
          precedenti, che vorrebbe equipararla alle unioni di persone dello stesso sesso,           riconoscendo loro il diritto all’adozione e alla “produzione” di bambini con l’utero in          affitto.

Riconoscere a nuove compagini familiari (come abbiamo visto non esclusivamente omogenitoriali) la stessa dignità legale e morale di famiglia non costituisce necessariamente un attacco alla famiglia etero indivisa (non divorziata o irsposata) di genitori biologici di prole.

L'integrazione di un diritto non toglie nulla al primo nucleo che dio quel diritto godeva.

Tradurre l'allargamento dei diritti come aggressione culturale è prima ancora che disgustosamente fascista
naïf .

L'idea di famiglia etero con genitori biologici di prole è cambiata nell'arco degli ultimi 70 anni passando dalla famiglia del capofamiglia e della patria potestà del vecchio statuto mussoliniano del 1942 alla nuova famiglia coi coniugi che hanno pari diritti e doveri del nuovo stato di famiglia del 1975.
Anche quella è una aggressione culturale alla famiglia naturale?

Ogni forma di tutela della donna e della prole rispetto la vecchia impostazione patriarcale che concedeva molto di più all'uomo che alla donna (ricordiamo il diritto di riparazione del maschio stupratore che poteva evitare la galera se sposava la donna, abrogata solamente nel 1982) possono essere altrettanti attacchi culturali alla concezione della famiglia naturale quella codificata nei precetti che San Paolo dà nei vangeli…

Ogni volta che le persone cercano di ragionare sull'uso condiviso di parole cercando di sottrarsi a un linguaggio razzista maschilista e sessista si danno dei consigli, si fanno delle raccomandazioni, che certo non hanno valore di legge né arrivare a un obbligo di segure quei cosnigli e quelle raccomandazioni.

In questa delibera si afferma il contrario. Per la delibera l'aggressione culturale

          arriva persino a minacciare i giornalisti (NOTA-1), a condizionare gli
          insegnanti nel loro ruolo educativo (NOTA-2), a indottrinare i bambini con           spettacoli e opuscoli tendenziosi (NOTA-3), a impedire lo svolgimento di convegni       sui temi familiari  (NOTA-4), a proporre la galera per chi dichiara di preferire       l’unione tra un uomo e una donna (NOTA-5) e, in prospettiva, ad insegnare giochi     erotici ai bambini per rimuovere ogni loro futura avversità ai rapporti sessuali di ogni tipo (NOTA-6).

Una serie di menzogne che analizzeremo punto per punto nel prossimo post.



[1] termine preso in prestito dalla nostra costituzione, art 29 La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio dove ha un significato diverso da quello della lingua comune quel naturale significando solamente che la famiglia, come istituzione,  è pre-esistente alla Carta Costituzionale che, dunque, non la istituisce, ma la riconosce.

[2] Ci riferiamo al diritto alla salute e all’autodeterminazione della madre genetica e biologica.
Cfr. Adriana Di Stefano  Tutela del corpo femminile e diritti riproduttivi: biopotere e biodiritto nella vicenda italiana in tema di diagnosi reimpianto
[3] Le famiglie ricomposte sono quelle famiglie che vengono a comporsi progressivamente dopo la separazione e il divorzio, quando più nuclei familiari vengono costituiti dai genitori separati.

[4] Le famiglie ricostituite sono quelle in cui uno o entrambi i partner che formano il nuovo nucleo familiare portano figli da unioni precedenti.

sabato 17 maggio 2014

Fabio Morici: finalmente un po' di intelligenza italiana.

L'ho consociuto martedì mattina all'evento concuslivo de lecosecambiano@roma.

Cioè non proprio lui ma i suoi video che con una logica inespugnabile, una comicità feroce e spietata non solo irride alle ecolalie dei e delle veterosessuali (felicissimo neologicmo) ma dimostra come non bisogna essere parte in causa (Fabio è etero) per riconsocere che i diritti o sono di tutti e tutte o sono privilegi.

Tutti e tutte le persone lgbt che hanno fatto video di sensibilizzazione devono guardare i suoi video e studiarli bene prima di mettersi a fare video inutili e imbarazzanti.

Guardate, ridete e imparate.

Buon Idahot!!!





Mutrumunuu! N'antro po' me strozzo!


Batman e Robin!





Qui con logica ferrea distrugge contemporaneamente tutti i luoghi comuni contro le omosessualità e sferra un attacco non discriminatorio all'omofobia.
GENIALE

venerdì 21 febbraio 2014

L'orientamento sessuale non è una pratica del sesso. Su una intervista criptoomofoba a Fabio Cioni sul blog il colibrì


Il post-intervista di Pier e Michele sul blog il colibrì pubblicizza l'imminente Fetish Pride Italy che si terrà a Roma dal 26 febbraio al 2 marzo pp.vv.

Organizzatore della manifestazione il Leather Club Roma, una associazione gay, senza scopo di lucro, che promuove la cultura e le attività leather e fetish all'interno della comunità italiana ed Europea come si legge sul sito.

Come si legge nell'intervista
Gli appuntamenti sono davvero tanti, ma sottolineerei in particolare la Mostra fotografica internazionale di fotografia fetish, che raccoglierà dal 23 febbraio al 2 marzo le migliori immagini del concorso WeFetish nella galleria d'arte Mondrian Suite (via dei Piceni 41);
il Roma Fetish Film Festival, con la proiezione, dal 26 febbraio al cinema Kino (via Perugia 34), di moltissimi lungometraggi e corti inediti e di grande valore;
la Roma BDSM Conference, una due-giorni di workshop teorici e pratici su svariati aspetti del feticismo, del sadomasochismo e del bondage.
E poi ci saranno numerosi party organizzati con partner commerciali italiani e stranieri: quello più importante sarà il Full Fetish Roma di sabato 1° marzo al Feel Unusual Club (via dei Conciatori 7).
Fetish in inglese significa una devozione molo forte per qualcosa, a sfondo sessuale o no (io per esempio ho il fetish per star trek...). Una persona che ha il fetish per i piedi si ecciterà sessualmente ma anche eroticamente vendendoli, toccandoli, ma anche semplicemente pensandovi.
Il leather fetish è dunque una devozione per l'abbigliamento in cuoio.


Fabio Cioni, presidente del Leather Club Roma,  nell'intervista spiega come il club è nato per 
proporre a tutti gli appassionati un'occasione importante per fare esperienze e per divertirsi e, dall'altro, aprirsi all'intera comunità gay - ma anche a quella etero! - per mostrare con orgoglio un po' del nostro mondo.
Cioni si lamenta giustamente della

barriera culturale del pregiudizio e del bigottismo creata da una società sessuofobica come la nostra, dove tutto ciò che riguarda la sessualità è tenuto nascosto o è confinato nell'ambito riduttivo del "pruriginoso".
Il punto, spiega Cioni,
non è tanto quello di guadagnarsi simpatie, quanto il rispetto. E crediamo che il rispetto non si possa conquistare senza mostrarsi apertamente. Se noi per primi ci nascondiamo, non ci mostriamo agli altri con le nostre luci e ombre, come possiamo pensare che gli altri ci capiscano, ci ascoltino e ci rispettino? Ovviamente ci sono molte persone a cui le nostre pratiche non piacciono o magari fanno proprio "schifo", ma noi non vogliamo fare proseliti, né chiediamo che tutti abbiano la nostra stessa sessualità. Però chiediamo, anzi: pretendiamo, il rispetto nella diversità.
 Quali sono queste pratiche? Ad alcune ne fanno cenno i due intervistatori in una domanda:

Il feticismo delle modificazioni corporee, o "disgustose", come il pissing (l'uso erotico dell'urina).
Io sono un amante e un praticante del pissing e non lo considero disgustoso, con virgolette o senza. Quello che mi eccita del pissing non è la sua componente disgustosa, per cui trovo fuori luogo questa domanda, un po' giudicante. Anche per le pratiche fetish più spinte come lo scat (l'uso erotico delle feci per usare la stessa terminologia degli intervistatori), per quanto personalmente non mi interessi, non la trovo disgustosa, così come non credo che chi la pratichi lo faccia perchè eccitato dal disgusto.

Disgusto ha qui una valenza morale, giudicante, non serve a spiegare la dinamica per cui una pratica può essere sessualmente eccitante (come chi trova fetish soffocare, o vomitare, durante una fellatio estrema dove il disagio se non il disgusto fa parte del piacere).

Insomma Cioni ha ragione da vendere quando dice che viviamo in una società sessuofobica se anche i due intervistatori, in piena buona fede, si lasciano scappare una considerazione giudicante (in negativo) sul pissing...


Nel post però, sia nella parte introduttiva che nell'intervista , ci sono alcune inesattezze terminologiche e alcuni vizi ideologici che meritano di essere analizzati.

Quando si lamenta, giustamente, che le pratiche fetish sono percepite nella società in maniera negativa, Cioni dice che
premesso che la comunità gay è comunque più aperta su queste tematiche di quella etero, è assurdo che proprio i gay che chiedono agli etero di rispettare la loro diversa sessualità, poi si comportano nei confronti delle altre diverse sessualità esattamente come gli etero!

Il feticismo non è il corrispettivo italiano della parola Fetish.

Il feticismo indica una parafilia cioè uno spostamento della meta sessuale dalla persona viva (c'è anche la necrofilia...) nella sua interezza ad un suo sostituto che può essere una parte del corpo stesso, o una qualità, una condizione, o un indumento, o qualsiasi altro oggetto inanimato.

Il feticismo non è patologico finché non diventa esclusivo (e beninteso finché non costringe nessuno o ingaggia rapporti sessuali con l'infanzia, anche la pedofilia è una parafilia) .

Non c'è nulla di male se uso la pipì nell'interazione sessuale con una, uno o più partner, per eccitarmi sessualmente fino raggiungere l'orgasmo.
Il problema nasce nell'esclusività: se riesco ad eccitarmi e\o a raggiungere l'orgasmo cioè solo ed esclusivamente se pratico il pissing..  

Chi pratica il fetish, qualunque esso sia, non può dunque essere definito con interezza da quella o quelle pratiche feticiste che segue.
A me che piace il pissing l'etichetta di feticista della pipì mi sta stretta perchè a letto mi piacciono tante altre pratiche e il pissing non lo faccio sempre e con tutti.

Quindi non esiste una sessualità fetish come pretende Cioni, esistono solamente delle pratiche feticiste, ol, al limite, un comportamento sessuale fetish.

Riconoscere al feticismo lo statuto di sessualità fa compiere a Cioni un  errore concettuale.

Cioni riduce infatti l'omosessualità alla sola sfera sessuale.

L'omosessualità però non è una pratica sessuale ma un orientamento sessuale che investe la persona ben al di là dell'attrazione erotica e sessuale, ben al di là della stessa sessualità, coinvolgendo con altrettanta significatività la sfera emotiva e quella affettiva.

Quella omosessuale dunque non è una diversità solamente sessuale ma semmai anche, se non soprattutto,  affettiva ed emotiva.

Mentre il feticismo è, tra l'altro, trans-orientamento sessuale visto che il pissing è tanto praticato dagli uomini quanto dalle donne, tanto dalle persone etero quanto da quelle omosessuali.

Capisco il ragionamento di Cioni: le persone omosessuali in quanto persone discriminate dovrebbero essere più sensibili nei confronti delle discriminazione in base alle pratiche sessuali.

Cioni dimentica però che l'omosessualità non dà di per sé alcuna garanzia di sensibilità, le persone omosessuali non costituiscono una comunità omogenea per comportamenti e visione del mondo e hanno in comune solo la uguale discriminazione in base all'orientamento sessuale (proprio come l'eterosessualità non accomuna le persone in nessun altro aspetto, altrimenti Hitler e Gandhi dovrebbero essere uguali perché entrambi etero).

Allora è in quanto gay  e non in quanto feticista che Cioni si permette di giudicare negativamente alcune delle rivendicazioni del movimento e della comunità lgbt quando dice che
mi sembra che negli ultimi vent'anni sia la comunità sia il movimento gay abbiano intrapreso, più o meno consapevolmente, un cammino di "normalizzazione" e di "standardizzazione" basato sui modelli eterosessuali. Credo che questa scelta non solo non porterà grandi risultati, ma soprattutto ci ha fatto perdere gran parte della nostra forza innovatrice e della nostra ricchezza, che risiede nella nostra diversità che invece a volte si cerca di nascondere. Il Fetish Pride Italy vorrebbe, anche per questo, essere un momento di orgoglio in cui le diversità si mostrano e diventano ricchezza, arte, divertimento, cultura.
Al di là di una questione lessicale  (quella di usare la parola diversità invece di differenza che in italiano al contrario della prima non ha connotazioni negative)  che può sembrare rilevante solo a me e senza volere appiattire ogni relazione amorosa e sessuale al modello eteronormato sono profondamente convinto che l'amore di una persona per un'altra persona non cambi in base all'orientamento sessuale quanto, semmai, in base ai ruoli di genere che ci vengono imposti dalla e nella società.

Con tutto il rispetto per il feticismo, in quanto uomo e in quanto gay mi sento offeso se vengo sminuito nella mia presunta diversità solo ed esclusivamente in base a determinate pratiche sessuali.

Nell'essere passati da una posizione di consumo sessuale poligamico nel quale si rifiutava la vita di coppia pretendendo di capovolgere nella promiscuità l'idea monogama di famiglia etero (come se i mariti etero non cornificassero mai le mogli, mentre le mogli non potevano fare altrettanto senza essere tacciate come puttane) dove in realtà piuttosto che un modello altro si proponeva una reazione di negazione del modello etero che, in valore assoluto, restava lo stesso l'unico modello di riferimento (mi sembra che tutti gli esperimenti di coppia aperta etero ed omo siano miseramente falliti) a una posizione di rifondazione della famiglia che non è più quella eterosessita degli anni 70 mi sembra che la comunità gay lesbica e bisex (che sono state le prime persone ad aprire la strada) abbia raggiunto una stabilità sociale e di attecchimento nel tessuto della società che si radica molto più del consumismo sessuale (spazzato via dall'aids).

In questa lettura critica della richiesta di estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso confondiamo artatamente l'autoemancipazione della donna la cui riappropriazione sessuale passava anche attraverso la scoperta e l'uso del proprio corpo come meglio credeva senza l'autorizzazione del maschio di turno (padre fratello marito o figlio) con il diritto alla promiscuità tra maschi che non è mai mancato al maschio etero vista la sua promiscuità con le donne...

Mi sembra anzi che la promiscuità gaia sia ancora tutta entro il portato del patriarcato (mi perdoni Mario Mieli...) e che una vera rivoluzione la si può fare anche colonizzando la famiglia portandola a essere quello che nessuno oggi le riconosce ancora di poter essere (basta pensare alle posizioni fondamentaliste del cattolicesimo nostrano e statunitense che riconoscono come famiglia esclusivamente quella composta dai genitori biologici ancora intatta, cioè mai divorziati).

D'altronde il cappello introduttivo all'intervista non mi sembra si smarchi contro il capitale o l'uso dei corpi come merce, anzi:
Questa [la sessualità], in un'ottica individualista, diventa un prodotto di cui dobbiamo usufruire il più possibile, ma solo in una dimensione privata e seguendo gli standard inevitabilmente borghesi del mercato, mentre potrebbe diventare una specie di bene comune, oggetto di un confronto pubblico sereno, fantasioso e costruttivo per tutti.
Ecco l'idea che la sessualità sia un prodotto  - poco importa se vissuta in termini individualistici come criticano i due autori (termini che tanto individualistici non sono visto che per agire buona parte della sessualità bisogna essere almeno in due...)   o nella visione collettivizzata dove la sessualità appare come bene comune - mi sembra molto più vicina alle posizioni della destra che a quelle tradizionalmente marxiste.

Anzi  mi chiedo come il pissisng (una pratica che adoro), per esempio, possa diventare un bene di confronto pubblico.
Vorrei proprio che mi venisse spiegato.
Magari è così e non ci arrivo io.

Chi sa spiegarlo, per favore, mie evinca.

L'intervista non lo spiega proprio.

Insomma mi sembra che le richieste di questo gruppo di uomini leather fetish cerchi non di far conquistare alle persone chissà quale bene comune in più ma voglia solo legittimare una nuova  nicchia di mercato quella che in Olanda e in Germania è molto prospera, tra locali ad hoc, pratiche sessuali bareback (anche se va riconosciuto che il Leather Club di Cioni  raccomanda di usare sempre il profilattico) e il consumo di Popper (no, non Karl...) pratiche e droghe sulle quali non ho nulla da ridire pur non facendone uso o consumo ma che non mi paiono momenti pubblici di confronto quanto legittimi comportamenti della sfera intima. 

Confondiamo ancora le persone con i consumatori (e poco le consumatrici...) il che è sempre un male anche quando il consumo di nuove pratiche legittima comportamenti ritenuti immorali ma per favore lasciamo le critiche politiche (o sociologiche) sula comunità a chi fa attivismo (lgbt e non fetish) e lasciamo agli appassionati del fetish di praticare quel che meglio credono in sincera e totale libertà.

Perchè non è certo lasciandomi pisciare addosso o fistandoti che esprimo primariamente il mio amore per te.

E nella società alla fine quel che conta sono i legami relazionali che riusciamo a instaurare con le altre persone non il modo col quale ci facciao sesso.

giovedì 12 dicembre 2013

Ma una stampa che non sa informare a che cosa serve? Sulla notizia dei matrimoni tra persone dello stesso sesso dichiarati incostituzionali in Australia

Dopo la smentita dei dati riportati da Corriere della sera e Sole24 ore fatta dal sottoscritto che ha dovuto scomodare l'Istituto Superiore della Sanità per verificare i dati e il trend sulla diffusione del virus Hiv nel nostro paese (ne parlo dettagliatamente su gaiaitalia) ecco un'altra notizia loffia per correggere la quale basta una piccola consultazione su internet per risalire alla notizia vera e non a quella distorta per grossolana superficialità, dalla stampa italiota.

Dunque succede che nella capitale Australiana Canberra - amministrativamente coincidente col territorio della capitale australiana (Australian Capital Territory)  lo scorso 7 novembre è stato approvato il Marriage Equality (Same Sex) Act 2013 che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel territorio della capitale australiana.
L'alta corte federale ha dichiarato nullo l'act perchè in contrasto con  il Marriage Amendment Bill del 2004 che stabilisce che il matrimonio è solo tra uomo e donna e che le unioni tra uomo e uomo e donna e donna (dice proprio così) non sono matrimonio. L'emendamento vieta anche di riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all'estero.

In Australia solamente nel territorio della Capitale Australiana è previsto un riconoscimento legale delle coppie di fatto (unioni civili) in tutti gli altri Stati e territori c'è un riconoscimento di fatto dovuto a una serie di emendamenti fatti dal governo federale nel 1009 che ha cancellato una serie di discriminazioni amministrative alle coppie dello stesso sesso riconosciute a quelle di sesso diverso (o opposto come dice il linguaggio burocratico australiano) comprese le questioni sull'omogeniotorialità.

Il Marriage Amendement Bill del 2004 non può essere cancellato come quello equivalente della California statunitense perchè in Australia (a differenza degli USA e del Regno Unito) non c'è un Bill of Rights una dichiarazione dei diritti. La strada per smantellare questa legge discriminatoria può avvenire dunque dal versante dei rapporti tra singoli stati e legge federale australiana. one

Un articolo sul quotidiano online The Age spiega bene la situazione mentre basta cercare su wikipedia per scoprire la vastità dell'argomento che non può essere compreso se si ignorano i complessi legami tra leggi dei singoli Stati (e territori che sono amministrativamente un'altra cosa) e leggi federali.

Certo bisogna conoscere l'inglese e avere tempo per leggere e farsi una opinione.

Di fatto dunque la legge federale già dal 2004 dichiara incostituzionali i matrimoni tra persone dello stesso sesso e ha dichiarato nulla una legge locale che ne riconosceva la validità legale locale, perchè contrasta quella legge federale.



Come presentano la notizia i nostri giornali?

Cominciamo da Repubblica che ha i giornalisti più cialtroni e le gironaliste più cialtrone del pianeta.

titolo mendace e sommario contraddittorio di Repubblica

Un capolavoro di disinformazione e contraddizione.

Il titolo esprime il falso.
In Australia i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono già incostituzionali dal 2004 con l'emendamento (Marriage Amendment Bill) del 2004. Questa sentenza ha solamente dichiarato invalido il Marriage Equality (Same Sex) Act 2013 dl territorio di Canberra.

Il sommario scivola sui termini e parla di unioni civili  invece di matrimonio. Le unioni civili nel territorio di Canberra sono ancora in vigore, anzi sono l'unica parte d'Australia dove c'è una legge ad hoc come si legge sul sito governativo di ACT.

Non vi azzardate a difendere la cialtronaggine di chi scrive sul peggiore quotidiano d'Italia dicendo che i titoli e i sommari degli articoli non sono fatti dagli autori dei medesimi.

la falsa notizia è ripetuta pari pari all'izio dell'articolo che si apre così:

La Corte costituzionale australiana ha vietato, con un suo pronunciamento, i matrimoni gay nella nazione.
Falso, c'è già una legge, dal 2004.
La sentenza pochi giorni dopo la celebrazione dei primi matrimoni gay nella capitale federale, Canberra, dove il Parlamento aveva votato una legge che permetteva  il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Non corretto. La sentenza dell'Alta Corte ha dichiarato non valido la legge di ACT proprio in virtù dell'emendamento restrittivo del 2004.

L'articolo prosegue affermando il falso.
Il matrimonio in Australia è disciplinato dalla legge federale e non da quelle dei sei stati e dei due territori che compongono il paese. Per questo, la deliberazione dell'Alta Corte australiana, si applica all'intera nazione.
La deliberazione di cui si sta parlando ha solamente dichiarato invalida una legge locale perchè viola una legge federale già esistente.L'articolo invece insiste
"La legge sul matrimonio non è valida per la formazione o il riconoscimento dell'unione di coppie dello stesso sesso", ha affermato la Corte, che ha preso la decisione all'unanimità.
La corte in realtà si è semplicemente riferita a una legge già esistente  un emendamento che non parla di unioni di coppie ma di matrimonio.

Ridicola poi l'affermazione che
L'avvocato del governo federale aveva sostenuto che avere leggi sul matrimonio differenti nei vari stati e territori australiani creerebbe confusione.
Basta vedere la disquisizione tra diversi tipi di legge e diversi statuti legislativi negli stati e nei territori nel citato articolo del The Age per ridefinire il termine confusione.

Solo i due paragrafi successivi dell'articolo sono precisi:

L'Alta Corte ha stabilito all'unanimità che la legge di ACT non potrebbe funzionare in concomitanza con il Marriage Act federale, che è stato modificato nel 2004 per definire il matrimonio come quello esclusivamente tra un uomo e una donna.
 
"The Marriage Act non prevede la formazione o il riconoscimento del matrimonio tra coppie dello stesso sesso . Il Marriage Act prevede che un matrimonio può essere celebrato in Australia solo tra un uomo e una donna'', ha spiegato la Corte in una dichiarazione rilasciata dopo la sua decisione. "Questa legge è una dichiarazione completa ed esaustiva della legge sul matrimonio '' .

Repubblica è in buona compagnia. Molte altre testate riportano la notizia in maniera falsa e distorta.


Australia, l'Alta corte vieta i matrimoni gay: oggi il pronunciamento del Parlamento (tgcom)

Australia, l’Alta Corte vieta i matrimoni gay (corriere)

Australia, Alta Corte vieta matrimoni omosessuali (Internazionale)

Fanno tutte la scoperta dell'acqua calda visto che in Australia è così già dal 2004.

La sentenza dell'Alta Corte ha solamente dichiarata nulla una legge di uno dei territori della federazione perchè in contrasto con la legge federale.

E' chiaro che si cerca di fare leva sull'opinione pubblica italiana cazzo anche all'estero hanno detto che i matrimoni tra froci so incostituzionali.

Anche se è una notizia vecchia di 9 anni fa

Ma le notizie nel nostro paese sono solamente opinioni.

E l'opinione è che il matrimonio tra persone dello stesso sesso non s'ha da fare.

Anche a costo di mentire o di omettere le informazioni (i diritti civili, il riconoscimento anche delle coppie omogenitoriali anche se con differenze tra stato e stato, cfr. wikipedia).






sabato 30 novembre 2013

Civati, Cuperlo e Renzi. Il PD pensiero sulle tematiche lgbt

Ieri sera dallo stesso palco dove va in onda X Factor si sono confrontati i tre candidati per le primarie del Pd Civati, Cuperlo e Renzi.

Tra i vari temi trattati anche quello delle famiglie allargate espressione impropria con la quale ci si riferisce ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, definiti matrimoni egualitari, all'affido e adozione da parte di persone o coppie dello stesso sesso.


Si tratta di famiglie e basta, non famiglie allargate che è una famiglia che comprende anche altri gradi  di parentela al di là delle figure genitoriali e della prole.




Gianluca Semprini il giornalista che conduce il confronto dalla pelata mussoliniana (e dai commenti non proprio di sinistra che fa durante l'intervento dei tre candidati alle primarie) pone la domanda parlando di unioni per le coppie gay con tutto il portato di ambiguità dell'espressione che significa coppia di persone omosessuali un portato discriminatorio e improprio perchè non tutte le persone di una coppia dello stesso sesso sono necessariamente omosessuali (possono anche essere bisessuali o prevalentemente etero...) per cui bisognerebbe dire casomai coppie omosessuali (=dello stesso sesso).
E' interessante vedere quali sono le risposte date dai tre candidati alle primarie, analizzandone lessico e considerazioni.



Civati li chiama matrimoni ugualitari e parla di totale uguaglianza - come se già non lo fossimo cittadini e cittadine uguali ma discriminat* - e ribadisce il termine matrimoni ugualitari che preferisce ad altre parole, altre definizioni, come civil partnership o unioni alla tedesca che dice non si capsice bene cosa sono, come fossero modi diversi di riferirsi allo stesso istituto giuridico e non cose completamente diverse tra di loro.

matrimonio ugualitario: aprire il matrimonio, l'unico, quello già esistenze, anche alle copie dello stesso sesso.
civil partnership e unioni alla tedesca istituti giuridici creati ad hoc esclusivamente per coppie dello stesso sesso (identificate come omosessuali, gay  e lesbiche, tertium non datur).

si riferisce all'articolo 3 della costituzione e parla di diritti, cittadinanza e cultura, poi si riferisce alle leggi di alcuni altri Paesi del mondo che trattano quelle unioni come se fossero quelle fra eterosessuali.

Civati pensa dunque alle civil partnership e le equipara al matrimonio egualitario che non è dunque formalmente lo stesso matrimonio aperto anche alle copie dello stesso sesso ma una cosa diversa equiparata al matrimonio vero che rimane per vocazione squisitamente etero.
Nomen omen.
D'altronde se invece di parlare di matrimoni anche per le coppie dello stesso sesso si parla di matrimoni egualitari non si può poi lamentare che i nostri politici facciano confusione.

Cuperlo si smarca subito da bravo cattolico e distingue tra parole e persone.
Una sottigliezza semantica che ti discrimina ma pretende che tu ringrazi.

Cuperlo parla di estendere i diritti, non di riconoscere i diritti mancati. Poi cita le parole di Jefferson, uno dei presidenti degli Stati Uniti, dette molti anni fa (204 per la precisione), chi accende la sua candela con la mia riceve luce senza lasciarmi al buio.
Jefferson
sostenne l'egualitarismo formale e legale di tutti gli esseri umani ma non si pronunciò mai contro la schiavitù.
Un riferimento politico che calza a pennello a Cuperlo e ai Pavidi Democristi del PD.
Cuperlo parla di diritti civili sui quali il nostro Paese deve fare molti passi avanti e poi si limita a citare i diritti e i doveri e le responsabilità  (ma che cattolico di merda) delle coppie gay senza entrare nel merito. Si ferma invece sulla questione adozione e affido che definisce questione complessa e delicata e si smarca preferendo partire dai figli che vivono già in quelle famiglie. Parla di questi bambini che vederli ti tocca il cuore e poi ribadisce la necessità di modificare la legge 40 e poi, a tempo scaduto accenna alla legge contro l'omofobia e a quella contro il femmincidio, secondo le direttive del documento politico del quale ho già avuto modo di parlare.

Poi parla quel fascistone di Renzi (quello nella corrente politica del quale per esempio si presenta Cristiana Alicata, purtroppo per lei)  che rivendica con orgoglio la propria timidezza su questi temi criticando le certezze altrui che poi non avrebbero certezza politica in parlamento secondo un realismo maggiore di quello del re per cui se hai bisogno di 80 non chiedi 100 ma 20 perchè tanto di più non ti danno (basta pensare alla proposta sciagurata dello scorso anno, trasversale e non solo interna al pd di chi proponeva per l'Italia la civil parternship segregazionista che tanto il matrimonio non ce lo daranno mai).

Poi Renzi dice cosa vuole fare lui. Civil Parnership alla tedesca perchè impantanarsi in una discussione sul matrimonio non porterebbe a nulla.
Poi cita  la legge Scalfarotto sull'omofobia.
Renzi ricorda che anche Scalfarotto è candidato nelle sue liste a Foggia (Scalfarotto + Alicata, ricordate questi nomi).
E poi ricorda la stepchild adoption un argomento non da poco che riguarda tutte quelle coppie  dello stesso sesso il cui partner della madre biologica non ha nessun diritto legale su quell'infante.
Un elemento importante sfuggito a osservatori attenti come Elfobruno che nel suo Blog non ne parla.

Civati, nella replica, ribadisce che la sua unica certezza è la laicità dello Stato e ci pare cosa buona e giusta, e ricorda a Renzi che in parlamento c'è la maggioranza per votare una legge sul matrimonio egualitario una proposta di legge presentata da Scalfarotto.

Di Elfobruno non possiamo non condividere le conclusioni del suo post che facciamo nostre:

Insomma, sarebbe scontato votare Civati alle prossime primarie. Se solo questi fosse in un partito di cui ci si può fidare. Particolare, quest’ultimo, non trascurabile. Non se sei un gay, una lesbica, una persona bisex o trans nell’Italia di oggi.


giovedì 28 novembre 2013

Manifestazione Love Is Right. L'endorsment si dà sempre ma spesso è un turarsi il naso...


Ho 48 anni e diffido ormai delle prese di pozione di principio.

Guardo al risultato politico e se una campagna, una manifestazione, una rivendicazione mi sembrano giuste e sacrosante mi associo e le sostengo senza che questo significhi dare carta bianca a questa o quella associazione promotrice.

Nel caso della campagna Love is right le associazioni promotrici Agedo, ArciGay, ArciLesbica, Certi Diritti, Equality Italia, Famiglie Arcobaleno, MIT sono interlocutrici di tutto rispetto.

Purtroppo però nel leggere il documento di rivendicazione non posso celare un senso di pochezza e approssimazione che le parole scelte nel comunicato mi trasmettono con la forza di un pugno in un occhio (ahia!).

La nota si apre con le lamentele nei confronti di un emendamento alla legge Mancino approvato da uno dei due rami del parlamento,  del quale non si entra nel merito, dando per scontato che tutte ne siano a conoscenza, rinunciando a informare, anche sommariamente.

Come se gli ammanchi di diritti per le persone lgbt si esauriscano con l'emendamento alla legge Mancino tradendo il provincialismo politico  e la pavidità di chi ha scritto il documento - e di tutte  le associazioni firmatarie che lo hanno accettato senza cambiarne il senso - che invece di chiedere banalmente 100 per ottenere 30 si accontenta, più realisticamente del re, di quel 30 e chiede 20...

C'è un passaggio nel testo che mi ha fatto cadere dalla sedia (ariahia!) quando si definisce la legge Mancino 
fondamentale strumento di contrasto a tutte le discriminazioni, indebolendo la tutela penale necessaria per tutte le minoranze previste nel provvedimento.
Ecco, questa mentalità minoritaria la trovo davvero superata e controproducente.

La legge Mancino non tutela le minoranze, ma considera reato penale la

Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (DECRETO-LEGGE 26 aprile 1993, n. 122)
Non si capisce perchè le persone discriminate in base a queste differenze dovrebbero essere considerate una minoranza cioè un gruppo di persone che nell’interno di uno stato si distinguono dalla maggioranza, secondo i casi, per la razza o per la lingua o per la religione, a cui s’accompagna molte volte una diversa coscienza nazionale (dizionario Treccani online).

Anche nel nel caso di una razza o una lingua o una religione queste caratteristiche diventano identificative di un gruppo solo nel momento in cui le si discrimina in base a questa presunta differenza, quindi è la discriminazione a unire non a fare gruppo identitario.

L'estensione della legge Mancino anche alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere non riguarda la minoranza lgbt, perchè se l'omosessualità pura è una minoranza lo è anche l'eterosessualità, tutte le persone collocandosi nel continuum che va tra etero e omosessualità magari più vicine a uno dei due poli come insegna Kinsey.

Chiedere una tutela in quanto minoranza significa autoghettizzarsi nel recinto dorato della popolazione in via di estinzione, tra i Panda e le tigri bianche, riconoscendo così alla normatività etero la sua preponderanza e sminuendo le omosessualità (e la bisessualità) nei piccoli numeri dell'eccezione alla regola.

Questo modo di pensare è ottocentesco nei modi e novecentesco nella sostanza. Un modo di pensare vecchio, stantio e catto-omofobico.
Io non sono un handicappato che chiede l'abbattimento delle barriere architettoniche io sono un cittadino discriminato in base al mio orientamento sessuale che ha pari dignità e una diffusione identica anche nei numeri a quello etero in quanto entrambi diversamente bisessuali.

Le opzioni di default sono tre non una più due minoranze.

Chi non ha chiaro questo concetto deve farsi da parte e lasciare fare politica a qualcuna che ha le idee non solo più chiare ma anche più precise, più corrette, più politicamente efficaci.

Nel medioevo culturale nel quale il documento accusa il Paese di vivere ci vivono per prime le estenditrici del documento.

Non è purtroppo l'unico orrore concettuale contenuto nel documento.

Se la rivendicazione di 

uguaglianza di diritti, riconoscimento giuridico e sociale delle relazioni, la salvaguardia dell'integrità individuale, di coppia e collettiva.
è sacrosanta e condivisibile, questa non si esaurisce con  
un sistema di leggi che garantiscano le libertà, l'autodeterminazione, i diritti civili! Vogliamo una reale estensione della legge Mancino che contrasti la discriminazione omofobica SENZA SCONTI PER NESSUNO! 
Nè bastano le rivendicazioni successive, 
Il matrimonio egualitario per le persone omosessuali Altri istituti che tutelino le coppie di fatto lesbiche, gay ed etero Riconoscimento e tutela della genitorialità omosessuale Il cambio dei dati anagrafici senza l'obbligo di interventi di riattribuzione dei genitali per le persone transessuali La riscrittura della legge 40.
Manca in queste rivendicazioni un progetto culturale perchè senza una educazione della società tutta al rispetto delle differenze, nelle scuole, nei posti di lavoro, nei mass media, nessuna legge da sola può garantire un reale riconoscimento delle pari dignità.

D'altronde se le estenditrici del documento sono le prime a considerarsi una minoranza la pari dignità dov'è?


Non si tratta solo di una questione politica. Si tratta anche dei concetti e delle parole con i quali i concetti vengono diffusi.


Mi offende come cittadino come uomo e come gay quella frase discriminatoria corporativista e omocentrica (omofoba?) che rivendica
Il matrimonio egualitario per le persone omosessuali.
Primo perchè il matrimonio è lo stesso e non è un matrimonio per le persone omosessuali ma per le coppie dello stesso sesso che è ben altra cosa. 

Gli orientamenti sessuali sono tre e non due, come sanno bene famiglie arcobaleno che hanno tante genitrici che hanno avuto figlie da relazioni con partner dell'altro sesso (non a caso si riferiscono loro non come persone bisessuali ma come persone che hanno scoperto tardi la propria omosessualità).

Secondo perchè non è l'orientamento sessuale a impedire alle persone a sposarsi ma solamente l'assortimento sessuale della coppia.
Dare per scontato che due uomini che stanno insieme siano sempre e solo ed esclusivamente gay e non due persone che si amano E BASTA è tremendamente omofobico e discriminatorio.

Io sono una persona che ama e può amare una donna tanto da farci delle figlie e poi amare un uomo e volerne adottare altri senza che tra le due cose ci sia  contraddizione o costituire per questo una minoranza.

Gli aggettivi  usati nelle due rivendicazioni successive...
le coppie di fatto lesbiche, gay ed etero Riconoscimento e tutela della genitorialità omosessuale
..sono ambigui perchè non si capisce se siano usati nel loro significato letterale di dello stesso sesso o di sesso diverso o indichino un preciso orientamento sessuale.


Dire copie gay,  coppie lesbiche  e coppie etero dice una cosa (coppie dello stesso sesso o di sesso diverso) ma ne lascia intendere un'altra (coppie di froci e di lesbiche o di etero) discriminando così  le persone bisessuali CHE SONO L'UNICA MAGGIORANZA CHE ESISTE.

Se non si capisce questo nessuna rivendicazione sarà mai politicamente efficace;  finché questi o(e)rrori verranno commessi senza che nessuna li corregga non solo le cose non cambieranno ma non si potrà che andare a stare peggio.

Secondo queste solone del movimento lgbt io dovrei vivere col mio matrimonio per froci e le mie leggine di tutela in quanto minoranza.

Devono ammazzarmi prima che io rimanga in silenzio rispetto questa semplificazione criminale, devono uccidermi se non vogliono che combatta finché avranno questa posizione politica, fascista, omofobica, patriarcale e disgustosamente maschilista e sessista (SENZA SCONTI PER NESSUNO! si legge nel documento, con buona pace delle donne).

Sono stanco di questi errori, di questi vizi ideologici, di questa pavidità cattofascista, perchè siamo tutte un po' l'una e un po' l'altra cosa.

Eppure io il 7 dicembre in piazza ci sarò, perchè o organizzo una manifestazione altra, ma non ne ho né le forze né tantomeno il peso politico, o cerco di andare e fare sentire le mie critiche, le mie ragioni  e migliorare il migliorabile.

Perchè rimanersene a casa per preservare una propria verginità e purezza politiche è lo stesso errore che aprì questo Paese al fascismo, quello storico, che non ci ha mai abbandonato, come questo sciagurato documento dimostra amaramente.

E anche perchè chi è assente ha sempre torto.

Per cui esorto tutte a scendere in piazza anche se è Dicembre  e fa freddo e a rivendicare, emendare, protestare, altrimenti si fa come Mussolini che nella marcia su Roma arrivò comodamente in treno.

D'altronde non c'è peggior fascista di una compagna che si smarca dalla protesta perchè lei è di sinistra e continua a fare scelte elitarie con scarso, o nullo, peso politico.


Ci vediamo in piazza, sabato 7 dicembre alle ore 15 a Roma!