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martedì 9 dicembre 2014

Le accuse gratuite al corpo insegnante in un post del blog il grande colibrì


Parlando di omofobia nelle scuole sul blog il grande colibrì, Gianfranco, niente cognome, afferma con granitica sicurezza che 
In molti casi non vi sono posti più escludenti, discriminanti, volgari della scuola. Inutile sorprendersi. La colpa? Assolutamente non degli adolescenti che, anzi, si prestano a voler percepire ciò che li circonda, ma dei professori che continuano ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.
Per corroborare questa affermazione tranchant e troppo generalizzante  Gianfranco porta delle argomentazioni deboli.

Gianfranco è professore (non ci è dato sapere di quale materia) e tanto basta a dare autorevolezza alle sue opinioni. 
Essere un insegnante e vivere ogni giorno tra le mura di una scuola, mi porta a credere che questo nuovo ombelico del mondo della querelle omofoba incentrato nella scuola italiana non sia una forzatura dei media ma una realtà tangibile e terribilmente vera.  

 Quale querelle omofoba?
La cronaca recente ci rimanda alla campagna promossa da Forza Nuova a Milano per segnalare tutti gli insegnanti che dissertano sulle tematiche del gender (repubblica.it), per non parlare dell'aggressione ad Assisi subita da un quattordicenne da parte di un docente dopo che il primo sarebbe stato additato come conoscitore della questione omosessuale. Per aver risposto il giovane sarebbe stato brutalmente malmenato (giornaledellumbria.it). E se non bastasse pensiamo alla docente di religione di Torino che ha sostenuto che l'omosessualità si può curare (repubblica.it), per poi giungere a qualche diocesi (e non solo) che vorrebbe monitorare tutte le scuole dove si continua ad affrontare la questione pericolosa del gender (repubblica.it).
Dei quattro esempi riportati uno riguarda Forza Nuova che invitava a denunciare il corpo docente, un altro una richiesta fatta dalla Diocesi sempre a danno della docenza.
Degli unici due casi imputabili al corpo docente il primo riguarda  un fatto eccezionale, per fortuna molto più che raro nelle nostre scuole, quello di un docente che ha aggredito fisicamente uno studente minorenne, il secondo caso riguarda il contenuto omofobo di una lezione di una docente di religione. 
Un po' poco per corroborare l'affermazione che i  professori continuano ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.
Dinanzi ad alcuni e alcune insegnanti  che hanno pensieri e comportamenti omofobi, ma anche maschilisti, sessisti e patriarcali, ci sono altrettanti e altrettante insegnanti che fanno il loro lavoro davvero bene tanto che se quelle persone cui Gianfranco riconosce il merito di sensibilizzazione* 
entrano nelle scuole è solo ed esclusivamente grazie al corpo docente, perché senza l'autorizzazione degli organi di autogoverno delle nostre scuole (dal Collegio Docenti al Consiglio d'Istituto) nessuno e nessuna può entrare a scuola.

La retorica di fondo dalla quale Gianfranco parte per il suo j'accuse è generalista e mette sullo stesso piano responsabilità della singola persona a problemi strutturali  delle scuole alle mancanze dei programmi scolastici ministeriali dai quali il corpo docente non può derogare sensibilmente.

Così l'affermazione che il corpo docente  continua ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi mal si accorda con la considerazione che 
- mentre le scuole cadono a pezzi, in alcune province nelle classi si resta al freddo e al gelo per mancanza di fondi, noi docenti viviamo la condizione di classe lavoratrice meno considerata a livello planetario, si fanno i conti con la carta e quella igienica sparisce nel momento del bisogno. 
Delle due l'una.

O la classe docente è quella meno considerata (e il primo a considerarla poco è proprio l'autore di questa denuncia) o è una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.

Che Gianfranco si decida.

A leggere in tralice il post di Gianfranco  non posso evitare di notare e far notare come tutto il post sia un profluvio di plurali maschili usati come neutri ambigenere.

Gianfranco scrive i professori ma intende anche le professoresse, parla di allievi ma intende anche allieve.
Per chi critica al corpo docente l'imposizone di un insegnamento che fa continuo riferimento a quella distinzione marcata tra ruolo maschile e femminile, in quella esaltazione di ciò che è da uomini o meno non c'è male. 
Per coerenza critica Gianfranco si dovrebbe almeno provare ad affrontare il problema del sessismo linguistico.
Invece il pensiero di Gianfranco è squisitamente, cioè, disgustosamente, maschilista e sessista.
Vediamo.
Il calendario va avanti verso il 2015, mentre alcune mentalità restano ferme ai tempi del libro "Cuore". E poi giammai sia nominata la parola "preservativo" in un discorso. Giammai! Per poi ritrovarsi ad avere allievi malati o allieve in attesa.
Dunque per Gianfranco le infezioni sessualmente trasmesse (non son chiamate più malattie da una decina di anni perché quel che si trasmette sessualmente non è già la malattia ma l'infezione, non lo diciamo noi ma l'Istituto Superiore della Sanità) son prese solo dai maschi, le femmine restano invece incinte...
Naturalmente per ogni ragazza che è in attesa c'è un ragazzo che ha contribuito a quell'attesa mentre le infezioni sessualmente trasmesse non guardano in faccia né al sesso biologico né all'orientamento sessuale.
Visto che parliamo di insegnamento e che Gianfranco mette in ballo le informazioni non si può sottrarre dal vaglio della weltanschauung che emerge dal suo modo di parlare, e scrivere.

Così come non si può tacere dell'italiano stentato di alcuni passaggi del post di Gianfranco:
Provate a manifestare in certi luoghi un desiderio di travalicare il proprio genere alla ricerca di una nuova identità in classi dove si combatte quotidianamente affinché si raggiunga uno sviluppo dell'ormone pari alla quantità di becchime assunto da tante galline che razzolano in un cortile.
Quali luoghi?
Chi combatte per lo sviluppo dell'ormone?
Chi sono le galline?
Cosa è il becchime? 
Che significa travalicare (cioè esagerare, trascendere; superare, oltrepassare o, ancora, trasgredire fonte Dizionario Garzanti online ) il proprio genere ? 

Ancora.
Si impedisce di credere che si possa amare una persona dello stesso sesso non perché si è malati e che contro l'amore non c'è pillola che tenga per guarire ma solo l'amore e l'accettazione verso se stessi.
Infine la pretesa che l'omofobia riguardi solamente il corpo docente e che ristagni nelle scuole e non dal mondo esterno è davvero naïf e tradisce un modo di vedere per compartimenti stagni. Se l'omofobia è nelle scuole non c'è perché lì vi nasce.. Semmai lì vi transita attraverso tutte le persone che a scuola vi lavorano siano esse insegnanti o studenti.

Ivi compresi anche quegli insegnanti che trattano colleghi e colleghe con una prosopopea che attesta un odio di classe davvero insostenibile...


* Le iniziative di discussione, spesso avviate grazie ad associazioni o alla volontà dei singoli, sono poi osteggiate proprio da quei gruppetti di docenti che della rigidità mentale hanno fatto l'unico vessillo in nome dell'elasticità con la quale accettano che certe vite possono essere spente lentamente 

giovedì 4 dicembre 2014

Un annuncio di rinascita fatto dalla famiglia di un ragazzo trans diventa per Queer Blog un annuncio di coming out da trans.


Lo so, è un classico esempio di pelo nell'uovo, e sembra che mi accanisca contro Queer Blog.


Però  non posso non far notare il provincialismo culturale nostrano e non dico solamente di Queer Blog ma dell'italico paese tutto, che vuole usare sempre l'inglese (la lingua) anche quando l'inglese (chi lo parla) certe parole non le userebbe mai.


La notizia è molto bella di per sé.


La diciannovenne Elizabeth Anne ha transitato di sesso e da donna è approdata al sesso maschile con il nome di Kai Bogert.

Le persone trans parlano del giorno in cui iniziano a vivere la propria vita con il sesso (o il genere, non sappiamo se Kai ha compiuto una riassegnazione chirurgica del sesso) d'elezione come giorno di nascita o rinascita.


Così sua madre ha pensato bene di pubblicare sulla pagina delle nascite del The Courier-Mail, un giornale Australiano di Brisbaine, un annuncio nel quale ritratta l'annuncio dato 19 anni prima.

Ecco l'annuncio

traduzione letterale

Ritrattazione – Bogert

Nel 1995 abbiamo annunciato l’arrivo della nostra progenie, Elizabeth Anne, come figlia. Lui ci ha informato che ci eravamo sbagliati. Oops! Colpa nostra. Ora ci piacerebbe presentarvi il nostro meraviglioso figlio - Kai Bogert.
Amarti è la cosa più semplice del mondo. Pulisci la tua camera.











Che l'inglese non sia proprio di casa con chi ha fatto la traduzione pubblicata da Queer Blog lo si capisce leggendo la loro traduzione, con parole interpretanti (Retraction non è "correzione" ma ritrattazione, e sprogget non è cicogna ma letteralmente prodotto delle gonadi, io l'ho tradotto con progenie) che nell'annuncio originale non ci sono, ma sorvoliamo...

Cosa dice l'articolo del The Courier Mail che riporta la notizia?

Che una madre per mostrare sostegno a suo figlio che fino a qualche settimana fa era una figlia ha usato un annuncio sul giornale.
Il titolo dell'articolo recita: Mum takes out classified ad to show support for son Kai Bogert who used to be a daughter (Mamma tira fuori annuncio per mostrare il sostegno per il figlio Kai Bogert che è stato una ragazza).

Come riporta la notizia Quuer Blog ?

Fa coming out come transessuale e i genitori pubblicano sul giornale l'annuncio di nascita corretto

Il mario Mieli (dal quale apprendo della notizia) corregge almeno in parte e rimportando il testo integrale del Bolg senza commento alcuno almeno titola

Fa Coming Out come FtM: i genitori reagiscono in modo stupendo!
Titolo nel quale Kai viene giustamente presentato per quello che è un Ragazzo FtM da Femmina a Maschio.

Ma in entrambi casi si usa coming out che in questa circostanza non non c'entra nulla.

Se Kai abita ancora coi gentiori e dall'annuncio crediamo proprio di sì, credo che i suoi genitori si siano accorti della sua transizione da femmina a maschio.

Quindi non si capsice di quale coming out Roberto Russo (autore dell'articolo) vada parlando.

Coming out infatti si fa quando fai dichiarazione pubblica del tuo orientamento sessuale che, non essendo visibile, viene normalmente presunto essere quello etero.

Per quello dici no guardate io sono gay, sono lesbica, sono ...

Fare coming out da trans (ma che pessimo modo di eprimersi) lo si può fare solamente quando si è persone consociute al mondo con un sesso e si rivela il proprio sesso di nascita.

E' quello che ha fatto la modella Geena Roncero, donna trans MtF che ha dichiarato di essere nata maschio.

Ma non si può proprio fare coming out nella famiglia presso la quale si vive!

E' un modo di esprimersi approssimativo non solo di chi non consoce evidentemente la lingua inglese ma di chi ragiona per classificazioni standard, caselle rigide e defintorie (far coming out da trans) e non ha le idee chiare su nulla di quello sul quale, lo stesso, ha laa presunzione di scrivere.


Fare coming out come uomo non significa proprio nulla si tratta di un'approssimazione insostenibile che induce a confusioni presso un pubblico già distratto che potrebbe di nuovo confondere orientamento sessuale con identità di genere...

Eppure nel Courier Mail la parola coming out non viene mai usata perchè loro, che l'inglese lo parlano e in quella lingua pensano sanno bene che in quel contesto non c'entra niente.

Russo, che quando scrive sembra non pensare nemmeno nella sua madre lingua, usa un frasario sensazionalistico, con concetti usati a casaccio, definizioni tranchant sull'orlo della discriminazione e che scadono nel ridicolo involontario come quando Russo scrive: 
Kai, dal canto suo, ha raccontato quello che ha significato per lui fare coming out come uomo transessuale dinanzi alla sua famiglia ad appena 19 anni 
Mi immagino la scena.

Kai: -  Mamma, papà ero donna e mo' so' uomo!
Mamma e Papà: -  Uh caro non ce ne eravamo mica accorti!!!

Però, 'sti genitori, distratti!!!!



 Russo è talmente obnubilato dal cambiamento di sesso che non ha pensato che quella transizione è avvenuta per stadi, passo dopo passo, tutti visibili ed evidenti alla familgia, e che quell'annuncio non era una presa d'atto di un cambaimento del quale rano a consocenza evidenemtente già da tempo ma un omaggio al figlio nel giorno della sua (ri)nascita come maschio.

Vallo a spiegare a Russo che vede solamente coming out...

Il Mario Mieli si limita a riportare quel post senza colpo ferire, rendendosi così complice di uno scempio concettuale imbarazzante, perchè spiegatemi con quale faccia andiamo a dire alla stampa blasonata che deve usare un lessico rispettoso e corretto quando i siti con la parola gay nell'url sono i primi a non farlo.

Allora caro Roberto, prima di scrivere pensaci bene, perchè poi là fuori ti leggono e si disinformano!

Qualche pensiero sulle dichiarazioni criminali di Inga Priede, deputata lettone del partito di governo Unità


Inga Priede, deputata del Consiglio regionale del Kandava (Lettonia) e capo del dipartimento regionale del partito di governo “Unità”, il più grande partito lettone di centro destra, a proposito del matrimonio egualitario ha scritto alcuni tweet nei quale collega il tasso di natalità alla presenza o meno delle persone omosessuali e poi ringrazia i Tedeschi durante l'occupazione Nazista per avere ucciso gli omosessuali facendo così aumentare le nascite nel suo Paese.
Priebe ha prima scritto che i cittadini e le cittadine del Kandava erano sotto shock per l'apertura del matrimonio alle persone gay  e che le persone gay della regione non sono orgogliose perché ci sono dei valori di base (non leggendo il lettone ci rifacciamo alle dichiarazioni riportate del New York Observer e dalla traduzione di google traduttore del tweet di Pirede in lettone). E poi ha ribadito che Grazie a dio i tedeschi, al loro tempo, hanno sparato ai gay. Il tasso di nascita stava così risalendo (Thank God! The Germans shot them in their time. Birth rate was going up).

Il tweet voleva essere una frecciatina contro  Ilse Vinkele, ex ministra del Welfare dello stesso suo partito, promotrice della legge sul riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e la parità dei diritti sociali. Le conseguenze non si sono fate attendere mentre Vinkele  ha minacciato di voler citare in giudizio Priede per istigazione alla violenza il suo partito l'ha costretta a rassegnare le dimissioni.

Le sue dichiarazioni oltre che per la disgustosa omofobia  in un paese il cui ministro degli esteri Edgars Rinkevics ha fatto coming out un mese fa, sono imbarazzanti anche per il riferimento ai nazisti di per sè, visto che la Lettonia ha visto uccidere per mano nazista più di 70,000 persone ebree dii nazionalità lettone, 2000 rom, e un numero sconosciuto di persone omosessuali. Un genocidio compiuto anche grazie al collaborazionismo Lettone che vede la popolazione divisa tra chi ancora li odia e dà loro la caccia e uno sparuto gruppo di veterani che il 16 marzo di ogni anno fanno marcia a Riga (la capitale Lettone) orgogliosi di avere ingrossato le fila delle SS naziste...

Se a questo dato storico si aggiunge la questione del tasso di natalità del paese che è argomento sensibile (l'attuale popolazione di 2 milioni di unità ha visto un calo del 13% dal 2000 e se la tendenza non si inverte altre 500mila persone verrano perse entro il 2050) si capisce quanto l'affermazione di questa omofoba di merda sia entrata a gamba tesa in tante questioni nazionali e non solo in quella dell'omosessualità.


Dietro pressione dei vertici del suo partito Inga Priede è stata per frotuna costretta a chiedere pubblicamente scusa e a rassegnare le dimissioni.

Questa notizia ha tanto da insegnarci.


1) La democrazia lettone è più forte di quella italiana.


Dinanzi a dichiarazioni omofobiche di pari gravità nessuno dei nostri esponenti di partito ha mai rassegnato le dimissioni (e quando le dimissioni ci sono state, per dichiarazioni di disgustoso maschilismo, ci sono stati militanti gay che difendevano il maschio di turno che aveva augurato a una donna di essere stuprata...)


2) Si pretende che le persone omosessuali siano sterili.


In virtù del fatto che due persone dello stesso sesso non possano procreare tra di loro le si considera sterili a priori.
Ignorando che come singole perosne gay  elesbcihe sono fetili come tutte le altre persone e che, oggi, grazie alla tecnologia medica  e al contributo solidale di donatori e donatrici di gameti e di donne che si prestano alla gestazione per conto terzi anche, le coppie dello stesso sesso possono procreare.


Non procreano biologicamente tra di loro, ma questo è un dettaglio.

Quel che conta è che nel momento in cui si forma una coppia questa coppia, se vuole, può procreare.


E' proprio questo il motivo per cui si nega il diritto di procreazione alle coppie dello stesso sesso.


Perché la coppia che procrea contribuisce ancora di più al bene pubblico della comunità e se una coppia dello stesso sesso fa prole si integra ancora di più nel tessuto sociale.


Il fatto che due persone dello stesso sesso non possano procreare tra di loro è un impedimento fisico dello stesso ordine sociale di quello della coppia di sesso diverso sterile o semisterile.

Una coppia di donne risolve il problema nello stesso identico modo di una coppia uomo donna dove è l'uomo a essere sterile.


Solo la coppia di uomini intraprende una via radicalmente diversa.

Ma da un punto di vista tecnico la donna con problemi di feritlità in coppia con un uomo gestisce la gravidanza di un figlio biologicamente non suo proprio come una donna che gestisce la gravidanza per conto terzi.

Se tutti fossimo gay (e lesbiche) ci estingueremmo.

Se tutti intraprendessimo esclusivamente delle relazioni tra persone dello stesso sesso dovremmo solo metterci d'accordo per fare prole. Non ci estingeuremmo nemmeno nel caso di una dittatura gay e lesbica.

Tra l'altro delle due l'una o l'ascesa dei diritti gay sta minando la natalità oppure il paineta sta esplodendo arrivando a 10 miliardi nel 2050.



3)   La retorica della minoranza è ancora dura da morire.


diritti mancati  delle persone non etero non sono diritti ad hoc ma diritti mancati quelli di tutte le altre persone perché le persone non etero sono come tutte le altre persone e godono già degli stessi diritti.

Invece si parla dei diritti delle minoranze sessuali come se le minoranze sessuali avessero bisogno di diritti particolari. Come se le persone non etero fossero una minoranza sessuale.


Minoranza sessuale è infatti una doppia discriminazione.


Non è affatto vero che le persone non etero siano una minoranza.
E' dai tempi di Kinsey che è stato assodato scientificamente che siamo tutte e tutti almeno un po' bisessuali e che dunque le minoranze sono l'eterosessualità e l'omosessualità pure mentre la maggioranza delle persone si attesta su una bisessualità anche se spesso non equidistante ma spostata verso uno dei due poli etero - omo.


In ogni caso non si tratta di una minoranza sessuale perché l'orientamento sessuale non riguarda solo il sesso che facciamo ma anche i sentimenti e le relazioni sentimentali, affettive.

D'altronde non si chiede il diritto di poter scopare con chi ci pare.
Si chiede di poter accedere al matrimonio, no?


Eppure RAI news parla di parità dei diritti sociali delle minoranze sessuali in un  capolavoro discriminatorio disgustoso (perché involontario).


Rai News è in buona compagnia.

L'autore (o l'autrice) anonimo (o anonima) del Blog Gayburg parla di diritti dei gay il cui sessismo della lingua impiegato ha conseguenze grottesche.

L'espressione  diritti dei gay significa solamente uomini omosessuali e lascia fuori le donne.

Diritti delle PERSONE omosessuali, oppure diritti dei gay e delle lesbiche, sono forme davvero inclusive.

L'uso del maschile plurale come neutro è un viziaccio che c'hanno pure i froci (o le lesbiche)...




Queste derive discriminatorie inintenzionali sono una squisita dimostrazione che chi parla male pensa male.


A proposito, Inga Priebe è la donna raffigurata nella foto a destra.
Quella raffigurata sul sito Gayburb è  Ilse Vinkele, ex ministra del Welfare, ma non sono sicuro che a Gayburg lo sappiano...



5) Nesssuno e nessuna si perita di correggere le dichiarazioni di Priede. 

Le persone omosessuali come tutte le altre vittime dei campi di concentramento non sono morte per fucilazione ma sono state gasate. Ma la storia è un'oponione e non interessa a nessuno. Non certo a Rainews nè a Gayburg che nulla ci dicono sulla storia Lettone (a differneza del New York Observer dal quale ho mutuato le informazioni che ho riportato). Da cui possiamo anche dedurre che


6) La storia non abita in Italia.

Senza memoria stroica non c'è popolo e senza poplo non c'è nazione.

La Lettonia lo sa bene e  Priebe viene fatta dimettere.

Da noi si gioca a chi la spara più grossa (Giovanardi e i bambini comprati).

Italia paese di merda.

E buon Natale!

venerdì 28 novembre 2014

"Non voglio essere più gay" pubblicato da gay.tv. Quando dietro una lettera di apparente sfogo si cela una strategia denigratoria precisa, oscena e omofoba.

Luis Pabon il 17 novembre u.s. ha pubblicato un post dal titolo Why  I No Longer Want to Be Gay  sul sito thoughtcatalog che si distingue per articoli dal titolo 10 tipi di mamma che fanno schifo, 5 ragioni per cui Wikipedia è meglio che leggere libri.


Il suo post è stato ripreso in traduzione italiana da Gay.tv che lo (ri)pubblica col titolo “Non voglio più essere gay”: la testimonianza di un uomo deluso dalla comunità LGBT omettendo il nome dell'autore e l'origine del post.

Ringrazio il mio amico Sunny che mi ha segnalato il post di gay.tv.



Solo in calce al post si legge Questa testimonianza è stata pubblicata originariamente qui dove il link (come potete vedere se lo cliccate) non riporta direttamente al post ma solo alla home page dei sito...


Mi chiedo del perché questa mancanza di chiarezza e trasparenza nelle fonti usate...
Perché non un link diretto al post?
Perché non riportare il nome dell'autore e del sito originale nel quale il post è stato pubblicato? Perché non riportare che si tratta di una traduzione dall'inglese?

L'articolo è stato scelto perché in linea con la scelta editoriale di gay.tv che vuole proporre dell'omosessualità maschile una immagine granitica, unica, imperante.


Ho scritto a Pabon sperando che abbia tempo per rispondermi. Le osservazioni che seguono non riguardano il suo post ma la traduzione italiana (a tratti molto interpretante, ma questo lo vedremo in un altro post).


Per come è presentato da Gay.tv, e per l'impatto che le parole di questo post hanno in Italia, specialmente oggi, farò conto che si tratta di una articolo di un italiano, anonimo.


Pabon, pardon, l'autore anonimo, si presenta come persona gay che non vuole più essere gay.


Ci spiega cosa vuol dire essere gay? No.

Ci dice solo che dal momento che ha accettato la propria omosessualità è entrato in questa comunità alla ricerca di amore, intimità e fratellanza. Invece ciò che ho trovato è: sospetto, infedeltà, solitudine e mancanza di unione.




Essere gay per Pabon significa fare parte di una comunità.


Sia che la si intenda come significato sociologico che come significato antropologico la parola Comunità  identifica un gruppo di persone che ha delle caratteristiche in comune tali da creare un sentimento di identità attraverso una storia comune, degli ideali condivisi, delle tradizioni e dei costumi che siano la lingua parlata e il correlato sistema di significati, oppure determinate norme di comportamento, dei valori condivisi, una religione o una storia comune.




Qualunque ne sia la definizione la Comunità ha un forte valore regionale e locale. Le persone per essere in una comunità devono vivere nello stesso luogo, in un quartiere o una stessa città.


L'idea di Comunità funziona quando il gruppo comunitario è sensibilmente diverso dal resto del gruppo cittadino o comunque della zona regionale in cui solo la comunità può avere senso e trovare radicamento.



Una Comunità di persone diverse nella lingua nei costumi e nella religione rispetto la maggioranza delle persone che vive in un determinato luogo.


La comunità musulmana della città di Roma, la comunità ebraica, cioè di religione non cattolica,  la comunità gay cioè non eterosessuale.
In questa comunità, c’è talmente tanto disgusto di sé stessi che si incontrano continuamente uomini a pezzi, autodistruttivi, che sanno solo ferire, che sono crudeli e vendicativi gli uni contro gli altri.
Normalmente una comunità è autosolidale...
Ho lottato per adattare il mio codice morale a questi comportamenti, ma mi sembra di essere costretto a spingermi troppo oltre alle mie convinzioni e ai miei valori.
Normalmente la comunità è di persone alla pari. Pabon sente di non avere nulla in comune con gli altri gay dunque non sta parlando alla sua comunità.
Non importa quante volte mi sforzo di non avere una percezione falsata, di non avere preconcetti: ogni volta incappo nel solito stereotipo di uomo gay – che fa sesso con chiunque ed è ossessionato dal sesso; superficiale, incapace di avere una relazione stabile, spaventato dall’intimità, privo di amor proprio; affetto dalla sindrome di Peter Pan, con un odio per chi è più anziano. Tutte cose che pensavo fossero ormai sepolte per sempre, invece vengono fuori subito. Sembra quasi che i gay facciano fatica a superare gli stereotipi e i cliché.
I gay. Non quelli come me, ma loro.

Ammesso e non concesso che essere gay significhi far parte di una comunità Pabon di quella comunità non si è mai sentito davvero facente parte, ci ha provato ma è sempre rimasto estraneo.

Allora un titolo più pertinente al suo post sarebbe stato Perché non sono mai stato omosessuale e non perché non voglio più esserlo.


Pabon intende evidentemente il termine Comunità come sinonimo di tutti i gay, non solo quelli della città in cui vive, ma direttamente i gay tout court.
Nominare una categroia per nome significa sempre indicare tutte le perosne di quella categoria.


Sembra quasi che i gay facciano fatica a superare gli stereotipi e i cliché. Sta diventando sconfortante.
I gay, cioè tutti i gay.
A ben vedere non proprio tutti gay ma solo quelli che lo danno a vedere
Ero orgoglioso di essere orgoglioso, e mi sentivo parte di qualcosa di più grande di me, un movimento di uomini che amano gli uomini e che non hanno paura di mostrarlo. Il nostro amore doveva essere un atto rivoluzionario.
Non tutti  i gay dunque ma solo quelli che non hanno paura di mostrarlo.

Siamo sicuri ?


Tanto indolore questa mostrazione non deve essere se Pabon dice che
Sono passati sette anni da quando ho deciso di vivere la mia vita da gay dichiarato e non è stata una strada facile. E’ stata anzi piena di dolore e miseria che inizialmente ho cercato di mascherare con l’alcol, le droghe, il sesso e le feste.
Dolore e miseria.


Pabon non sente il bisogno di spiegare questo dolore e questa miseria, dà per scontato che sia chiaro a tutti e tutte che i gay della comunità che vivono dichiarati hanno una vita piena di dolore e di miseria e che per non pensare a questo dolore e a questa miseria  si ricorre all'alcol alle droghe al sesso e alle feste che sono espedienti per non pensare a questo dolore e a questa miseria per dissimularle, mascherarle, nasconderle.




Siamo ancora dentro al cliché del gay solo e sofferente che tanto piace alla chiesa cattolica che solo scotomizzandolo in questi termini lo accoglie come individuo che soffre, come un cristo (se Casto) se ricordate le vere parole di Papa Francesco sui gay...


Pabon allude a un sottotesto che non esplicita dandolo per scontato e per comunemente diffuso. Di nuovo pretende che quel che prova lui sia di tutti i gay.




Tutti i gay o solo quelli che fanno le feste?

Cosa è nata prima ? La festa o il dolore?


Ecco l'inganno. Lo scippo. Il ludibrio.




Essere gay è una condizione triste e dolorosa di per sé perché, si sa, se sei gay, se hai il cancro mortale, se sei cieco, paralitico, o focomelico, soffri e cerchi di distrarti con il sesso le droghe e il rock and roll.


Ma che sagra de luogo comune!


Peggio.
Pabon ne fa una questione di razza e insinua che i gay non amino i fratelli gay.
Per Pabon un uomo gay non cerca già un altro uomo come lui ma solamente un altro gay come lui.


Per Pabon quello che ci fa gay non è il fatto di amare altri uomini come noi ma altri gay come noi.

Ed ecco perché entra in ballo la comunità universale.


Tutti gli uomini gay che cercano gli uomini gay.


Quelli etero curiosi o bisex non contano. Peggio, non esistono.
Pur riconoscendo di essere attratto dagli uomini, ho scelto di dissociarmi da uno stile di vita al di fuori della morale e della bontà. Vivere la vita gay è come infatuarsi di un cattivo ragazzo, di cui all’inizio desiderate spasmodicamente l’attenzione e l’amore, ma che alla fine vi fa ribrezzo. Io non ci sto più.
Dunque essere omosessuali significa adottare uno stile di vita.


Una generalizzazione talmente universale da sfiorare il ridicolo. Sarebbe come dire che siccome Berlusconi fa i festini nelle sue ville col Viagra e le minorenni tutti gli etero per essere etero fanno lo stesso.

Immaginatevi un ragazzo etero che dice


pur riconoscendo di essere attratto dalle donne ho scelto di dissociarmi da uno stile di vita al di fuori della morale e della bontà. Vivere la vita etero è come infatuarsi di una cattiva ragazza, di cui all’inizio desiderate spasmodicamente l’attenzione e l’amore, ma che alla fine vi fa ribrezzo. Io non ci sto più.


on stiamo tanto lontani dalla colpa della donna tentatrice (San Paolo docet). Solo che qui i tentatori sono altri uomini come te Beh non propri come te che tu gay non lo vuoi essere più.


Pabon coniuga un odio personale verso certo libertinaggio sessuale con l'odio verso i gay dai quali si smarca con dei giudizi pesantissimi che tradiscono una omofobia interiorizzata profondamente radicata:
Una volta gli uomini erano uomini e ti approcciavano con un minimo di coraggio cavalleresco.
Non bisogna avere vissuto certe cose personalmente per sapere che anche negli anni settanta e prima ancora si vivevano situazioni di sesso selvaggio, di promiscuità assoluta, ferina e feroce...
Oggi si nascondono dietro le maschere elettroniche di Grindr oppure si piazzano vicino a voi nei locali, sperando che siate voi a provarci, in modo da potervi dire di no con arroganza e proiettare così il loro disagio. Ho notato che molti uomini gay vogliono solo una sfida e vivono per essere elusivi. Vogliono uomini che non li vogliono, uomini che ricordano la distanza emotiva o l’assenza dei loro padri.



L'assenza dei padri una delle cause dell'omosessualità nelle teorie eziologiche degli anni 50.






Un redattore di un sito con la parola gay nel titolo avrebbe dovuto trattare questo post per quello che è il vomito disgustoso di un uomo con enormi problemi di omofobia interiorizzata, un razzista che pretende che tutti i gay siano fatti nello stesso modo, che usa i peggiori stereotipi per confermare quello che la comunità etero maggioritaria pensa dell'omosessualità maschile e che solo in quei termini la lascia approdare nel mainstream dell'immaginario collettivo diffuso dai film dai reportage dai libri dalle canzoni, confondendo la causa con l'effetto e trovando conferme nel comportamento dei gay perché vede i gay con la lente deformante del pregiudizio.




Invece Gay.tv pubblica questo post senza problematizzarlo, senza denunciarne lo stigma che riversa copioso, vedendoci solamente la provocazione gratuta che monetizza in una bella discussione sulle sue pagine per avere dei click in più millantando un pubblico selezionato da vendere alla pubblicità.




*Luis Pabon is a Licensed Masters Social Worker (LMSW) who has worked with adults experiencing mental health and also chemical dependency issues. He is also an artist, poet, writer, singer-songwriter who continues to perform throughout the Capital Region sharing stories of hope, transformation and self actualization. .

lunedì 19 maggio 2014

Lettera aperta a Nino Spirlì a proposito del suo post E gli etero?


Caro Nino,

ho letto il tuo post sul blog del giornale nel quale ti chiedi perché non ci sono gli etero nell’acronimo (si dice così) lgbtqai.
Capisco che dinanzi questa sigla tu ti smarrisca, quelli della nostra generazione sono abituati a non dare nemmeno un nome all’amore tra persone dello stesso sesso, - ricordi la bella poesia di Wilde? - figuriamoci se sanno cosa sono le persone intersessuate!
Dinanzi certe parole cui l’acronimo fa riferimento ci si può trovare spaesati, forse per questo certe spiegazioni che fornisci tu nella legenda non sono proprio precise e puntuali.
Conosco bene la difficoltà di spiegare concetti sottili e non immediati in poche righe, io stesso, insieme ad alcuni ragazzi, sto scrivendo un primo lessico lgbt in italiano (lo presentiamo al Pride Park di Roma il 6 giugno) ed è grazie a persone più giovani che quei concetti sono riuscito a capirli anche io che appartengo, come te, alla generazione di chi pensava che essere checche, ti definisci tu così, fosse una questione privata, da camera da letto, oppure, come ricorda il grande Paolo Poli, che l’amore tra maschi non esiste, è solo sesso, per l’amore ci son gli amici.
Le nuove generazioni invece sono uscite dalle camere da letto e si comportano esattamente come le persone etero che tu tanto apprezzi, esternando i loro sentimenti proprio come loro, pubblicamente, con lo stesso decoro e lo stesso pudore.

Ed è proprio perché le persone gay, lesbiche, bisex, trans, intersessuate e asessuali (eh sì… c’è una categoria che ti è sfuggita, ah questi giovani!) sono visibili che vengono insultate, aggredite, picchiate e uccise.

Oppure istigate al suicidio
perché a scuola, a lavoro, in casa, in tv, i sentimenti che provano sono descritti come negativi, o irrilevanti, da non nominare nemmeno, o da tenere esclusivamente nelle camere da letto, come pretendi tu, come se le persone etero che tu tanto ami fossero etero solo nelle loro case e non quando vanno in giro con i e le coniugi, portando l’anello al dito che ricorda al mondo intero che sono persone sposate o quando scrivono, parlano, in una parola vivono nel mondo.

Ti chiedi quali sono i diritti dei bisessuali. Sono gli stessi diritti delle persone etero, dei quali le persone bisessuali non godono perché discriminate in quanto bisessuali.

Gli orientamenti sessuali e le identità di genere non rendono le persone bisognose di diritti speciali.
Nessuna persona non etero chiede per esempio un matrimonio omosessuale.

E’ la stampa che si inventa queste categorie, anche il giornale che pubblicato il tuo blog.

Le persone non etero  chiedono che lo stesso matrimonio delle persone etero, l’unico matrimonio che esiste, venga esteso anche alle coppie dello stesso sesso perché adesso non è loro permesso.

Questo non vuol dire, caro Nino, che se tu non vuoi sposarti con l’estensione del matrimonio, tu, in quanto checca,  saresti costretto a farlo.

Vuol dire semplicemente che chi vuole potrebbe farlo e ora non può.

Ma al di là di queste motivazioni che, per motivi generazionali e anche ideologici, evidentemente tu fatichi a capire, c’è una semplice risposta alla tua domanda.

Non ci sono le persone etero nell’acronimo lgbtqai perché per offendere un uomo, qualunque sia il suo orientamento sessuale, non gli si dà dell’etero.

Gli si dà del frocio.

Gli si dà del frocio perché la parola frocio, è per molte persone una parola offensiva di per sé.

Qualunque uomo, anche il più etero, anche Rocco Siffredi, se gli dai del frocio si offende.
Mica ti risponde e che me frega io mica so frocio.

Immagina i giovani e le giovani di oggi che pensano che andare in giro mano nella mano, o darsi un bacio al cinema, o per strada, sia una cosa normale, e che vorrebbero sposarsi, o fare dei figli, proprio come fanno le persone etero che tu ami tanto, e che si sentono dire di no perché l’omosessualità è una perversione, è una malattia, un disordine morale,  perché chi è omosessuale vuole corrompere la gioventù, fare proseliti, diffondere l’omosessualità che è un vizio nelle scuole,  come scrivono in molti anche nel giornale che ospita il tuo blog.

Come credi che si sentano?

Perché ti meravigli tanto se reagiscono?

Solo perché tu continui a vivere la tua affettività nella camera da letto non puoi pretendere che tutte le altre persone facciano lo stesso.

Vedi Nino nessuno vuole venire a raccontare a te o a chicchessia la sua omosessualità.

Ognuno vuole poterla vivere alla luce del sole, fuori da quelle stanze da letto buie dove molte perosne, te compreso, vivono molto bene, senza il tuo imprimatur.

E se questo a te non va bene, chi se ne frega.

Non puoi mica legittimare chi aggredisce due ragazzi perché vanno in giro mano nella mano.

E se sei violento, come credi di essere in diritto tu se ti provocano, te ne vai in galera.

Anche in Italia.

Anche senza le aggravanti per omofobia.

Anche se sei una vecchia checca.


Alessandro Paesano

giovedì 24 aprile 2014

Qualche articolo postato altrove sul Convegno Love Makes Family e altre cose...


Così anche se qui latito dagli inzi del mese non sono rimasto proprio con le mani in mano e ho pubblicato un paio di articoli nei quali sollevo una critica al binarismo di orientamento sessuale...

Se volete saperne di più andate a leggere Famiglie omogenitoriali? Non vuol dire due gay o due lesbiche che ho pubblicato su Gaynet oppure Love Makes Family. Un convegno della Sapienza di Roma imbrigliato in un’ottica binaria che omette la bisessualità che ho pubblicato su Gaiaitalia.com.


Ritornerò sul concetto con un post ad hoc qui su elementidicritica ma prima vorrei avere qualche parere di voi lurker...

Oppure l'articolo sulla mostra di Pasolini e Roma al Palazzo delle Esposizioni
pubblicato sempre su Gaiaitalia.com

Un’occasione per riflettere sulla società più omofobica d’Europa, la nostra (checcè dica un recente sondaggio)
Non sono le uniche novità collaborative che mi vedono lavorare con altre realtà, associative e non compresa la direzione editoriale di una prestigiosa rivista di cultura online... 

Stay tuned!!!

giovedì 27 marzo 2014

Il post di Giovanna Donini pieno di luoghi comuni omofobi a comincare da quel gay usato al posto di lesbica.

Leggo sul corriere un post tristanzuolo, pieno di sottili pregiudizi e stereotipi, che dovrebbe sostener la causa lesbica anche se la parola non è mai riportata e si usa solo un generico gay che, guarda caso, in italiano si riferisce all'omosessualità maschile.

Lo scrive Giovanna Donini e lo titola Cara mamma, devo dirti una cosa la mia ragazza è gay. Ora la mia ragazza è lesbica sarebbe stato meno sessista  e più lesbofilo, ma tant'è. 

Donini nel post conciona con le parole e ci spiega che
fare coming out significa “uscire allo scoperto”, quindi dichiararsi. Da non confondere con fare “outing” che indica, invece, l’esposizione dell’omosessualità di qualcuno da parte di terze persone, senza il consenso della persona interessata, quindi “sputtanare”.
Cara Donini coming out è l'espressione abbreviata di to come out off the closet uscire dal ripostiglio (o dall'armadio a muro) e indica sì uscire allo scoperto ma solo perchè viviamo in una società nella quale l'omosessualità non è un'opzione di default e se non lo diciamo e non diamo troppo nell'occhio siamo tutti e tutte etero.

Outing
invece in inglese ha due significati. Il primo è quello che dici tu cioè rivelare l'orientamento sessuale di un'altra persona quando quella persona ancora non ha fatto coming out.
Certo sputtanare è un termine forte e lo usa chi, pur essendo omosessuale,  crede che rivelare l'omosessualità sia qualcosa di negativo. Si sputtana una persona che fa la pia e poi ruba e stupra non una persona omosessuale.
Infatti lo sputtanamento riguarda il secondo significato di outing. Quella funzione politica usata da Michelangelo Signorile nei primi anni 90 quando ha iniziato a rivelare il comportamento omosessuale (o bisessuale) dei tanti politici e uomini pubblici che facevano pubbliche dichiarazioni contro l'omosessualità.
Si sputtana chi dice che i gay sono malati ma poi va a letto con persone dello stesso sesso.
E lo sputtanamento non sta certo nell'omosessualità ma nell'ipocrisia con cui si dice una cosa  e se ne fa un'altra.
Insomma Donini in quanto a omofobia interiorizzata non è seconda a nessuna.

Poi la nostra si lascia andare a ricordi di adolescenza quando nel 1990  aveva 17 anni e
Avevo sogni limpidi e idee confuse.
Avevo baciato, per la prima volta, una ragazza.
Avevo sentito, per la prima volta, una fitta al cuore.
Avevo cambiato faccia e umore. Ero felice, molto felice, ma non sapevo come dirlo. Non avevo punti di riferimento.
Ora a parte quell'insinuazione sulla confusione che è una parola spesso coniugata con omosessualità. Una persona omosessuale è confusa cioè non sa bene come adeguarsi allo stereotipo di genere che vede l'eterosessualità come l'unica opzione di default. E poi dice che non sa come dire che ama una ragazza...
Vediamo... AMO UNA RAGAZZA?
Eh no Donini deve usare, male, le parole americane, perchè sì sa,. in Italia nessuno para davvero l'inglese ma tutti dobbiamo riempirci la bocca di barbarismi mutati da quel vocabolario...

Parla poi di serie tv, di Candy Candy (che è era andata in tv nel 1982) di Happy Days (trasmessa in Italia nel 1977) e Lady Oscar (trasmessa nel 1982 e poi una seconda volta nel 1990) che si vestiva da maschio, non con abiti maschili, perchè si sa, se sei lesbica sei un po' maschio.

Poco importa qui la filologia di trasmissione delle serie menzionate anche perchè esistono le repliche. 
Però ecco come la nostra inanella il più disgustoso luogo comune sui gay
Ero cresciuta guardando al cinema Dirty Dancing, Balli Proibiti. Johnny che diceva: «Nessuno può mettere Baby in un angolo» e nessuno che sosteneva di essere gay, eppure tra tutti quei ballerini…vabbè.
Il guaio è che Donini non si rende nemmeno conto di usare il peggior luogo comune (tra i ballerini ci sono un sacco di gay) che è basato sul nulla, ed è stato già distrutto e contraddetto da quel bel film che è Billy Elliott (GB, 2000) di Stephen Daldry.

Non lo sa Donini che ci sono gay anche tra i  e le blogger tra i farmacisti i macellai e gli operai? Ma che banalità! Che tristezza!!!

Donini imperterrita continua ad affliggerci coi suoi ricordi di adolescenza.
Poi, un giorno, camminando per strada, ho visto due ragazzi che si tenevano la mano e, subito dopo, ho sentito qualcuno che li insultava. Ho visto i due ragazzi scappare, ma da quel momento, ho deciso di non scappare io. Quindi, sono tornata a casa, di corsa, e ho fatto una cosa rara ed inimmaginabile: coming out e outing nello stesso momento.
Dal che si deduce che per Donini basta che due ragazzi vadano in giro mano nella mano per esser gay proprio come vuole i luogo comune maschilista e omofobo  e quando ha sentito che qualcuno li insultava  e quelli sono scappati, perchè se ti insultano scappi non reagisci mica, lei non è mica intervenuta, non ha mica cercato di aiutare i due ragazzi, s'è fatta i cazzi suoi ed è andata dalla madre a sputtanare la sua ragazza.

«Cara Mamma, devo dirti una cosa: la mia ragazza è gay!»
Mia madre, nel 1990, è svenuta, ma, oggi, è orgogliosa di conoscere e spiegare a tutti la differenza tra coming out e outing.
E meno male che questo dovrebbe essere un intervento a sostegno delle persone e omosessuali. Chissà che fine ha fatto la sua ragazza (che era tale solo per averle dato un bacio...) dopo lo sputtanamento.

Ed ecco un bell'esempio di omofobia interiorizzata.

domenica 23 marzo 2014

Prima di scrivere accertiamoci di saper leggere davvero l'inglese. Su una notizia mal riportata e peggio tradotta da Gayburg e QueerBlog su una madre che ha aggredito il figlio gay.

madre e figlio
Una donna di 37 anni, madre di dieci tra figli e figlie dà un pugno in faccia al figlio maggiore perchè il ragazzo  è gay. Succede in Scozia.

Queer Blog e Gayburg riportano la notizia scrivendo due post che distorcono i fatti a causa di una traduzione dall'inglese approssimativa fino al ridicolo.

La notizia come l'apprendo dalle testate inglesi pinknews e stvnesw è semplice da raccontare, beh se si conosce l'inglese!

Durante una festa familiare  Scott Green il maggiore dei dieci figli di Emma Green reagendo ai commenti dei familiari ed amici della donna, tutti alticci, riguardo il suo orientamento sessuale (Scott ha fatto di recente coming out in famiglia e con gli amici) scatena una rissa.
I familiari della donna chiamano la polizia che interviene fermando Scott che è accusato dai parenti della donna di aggressione.
La madre, brilla, si rivolge al figlio dicendogli  tu culattone tu prendi cazzi su per il culo se solo uno sporco frocio (You bender, you take c***s up the a**e. You're nothing but a dirty queer.') e gli dà un pugno in faccia davanti gli agenti di polizia.

La polzia allora arresta anche la donna che ammette di essere omofoba Sono omofoba me ne frego Odio quel piccolo frocio bastardo (I'm homophobic. I don't care - I hate the little gay b*****d.')
Emma Green

John Adams l'avvocato della donna ha dichiarato che Emma Green ha agito per rabbia e che tra figlio e madre non ci sono stati strascichi dopo l'incidente.

Il giudice Lindsay Foulis dichiara che le accuse di aggressione a carico di Scott sono state lasciate cadere dal tribunale perchè i parenti e gli amici della donna non sono riusciti a provare che sia stato Scott ad aggredire loro.

E conclude dicendo che si è trattato di una aggressione all'interno di una famiglia e che se la donna non fosse stata così stupida da colpire il figlio davanti la polizia nove volte su dieci questo tipo di aggressioni non vengono rese note.

La donna è stata condannata a pagare una multa di 200 sterline e di risarcire il figlio con 100 sterline.




Mik di Queer Blog che evidentemente non conosce bene l'inglese traduce male e racconta la notizia così:


un ragazzo scozzese - Scott - ha deciso di fare coming out in famiglia e la madre non l’ha presa affatto bene, a tal punto che son dovuti intervenire gli agenti della polizia. Emma Green, 37enne, si è infuriata così tanto che i presenti han dovuto chiamare la polizia, (...) dopo essere stata bloccata dagli agenti, è riuscita a divincolarsi e a sferrare un pugno in faccia al figlio: situazione che non ha avuto risvolti legali, però, perché tutti i famigliari presenti hanno rifiutato di testimoniare, spingendo lo sceriffo a imporre alla donna solo il versamento di cento sterline al figlio e duecento come mula. (sic)
“Se lei non fosse stata così stupida da colpirlo alla presenza degli agenti - ha concluso lo sceriffo - in nove casi su dieci lui non avrebbe più rivisto la luce del sole”.
Il post di Gayburg ripete gli stessi (o)errori
Contro di lei non ci sarà alcun processo dato che i familiari si sono rifiutati di testimoniare, ma ciò non ha impedito allo sceriffo di condannarla ad una multa di duecento sterline e a un risarcimento al figlio di cento sterline. L'avvocato della donna, infatti, ha sostenuto che quanto accaduto sia stato solo «un incidente», pur ammettendo che  quelle azioni erano state dettate solo dal pregiudizio nei confronti degli omosessuali.
Lo sceriffo ha anche sostenuto che in fin dei conto la vicenda abbia avuto un epilogo più positivo di quanto si potesse temere, sostenendo che: «Se lei non fosse stata così stupida da colpirlo alla presenza degli agenti, in nove caso su dieci lui non avrebbe più rivisto la luce del sole».




In realtà:
Lo Sceriffo Lindsay Foulis

la polizia l'hanno chiamata amici e parenti della donna  e il primo arrestato è stato Scott, accusato di aggressione.

Solo quando la donna, che non era trattenuta dalla polzia, che aveva invece arrestato Scott, e dunque non si è dovuta affatto divincolare, ha dato un pugno in piena faccia al figlio è stata arrestata a sua volta.

Le accuse cadute perchè non ci sono stati testimoni sono quelle contro Scott e non contro la madre.

A parlare non è lo sceriffo ma il giudice perché in Scozia uno sheriff è un giudice...

Infine quel che nove volte su dieci non vede la luce del sole detto dal giudice non è il figlio aggredito ma la violenza familiare che nove volte su dieci non viene denunciata.


Vatti a fidare di google traduttore!!!


venerdì 21 febbraio 2014

L'orientamento sessuale non è una pratica del sesso. Su una intervista criptoomofoba a Fabio Cioni sul blog il colibrì


Il post-intervista di Pier e Michele sul blog il colibrì pubblicizza l'imminente Fetish Pride Italy che si terrà a Roma dal 26 febbraio al 2 marzo pp.vv.

Organizzatore della manifestazione il Leather Club Roma, una associazione gay, senza scopo di lucro, che promuove la cultura e le attività leather e fetish all'interno della comunità italiana ed Europea come si legge sul sito.

Come si legge nell'intervista
Gli appuntamenti sono davvero tanti, ma sottolineerei in particolare la Mostra fotografica internazionale di fotografia fetish, che raccoglierà dal 23 febbraio al 2 marzo le migliori immagini del concorso WeFetish nella galleria d'arte Mondrian Suite (via dei Piceni 41);
il Roma Fetish Film Festival, con la proiezione, dal 26 febbraio al cinema Kino (via Perugia 34), di moltissimi lungometraggi e corti inediti e di grande valore;
la Roma BDSM Conference, una due-giorni di workshop teorici e pratici su svariati aspetti del feticismo, del sadomasochismo e del bondage.
E poi ci saranno numerosi party organizzati con partner commerciali italiani e stranieri: quello più importante sarà il Full Fetish Roma di sabato 1° marzo al Feel Unusual Club (via dei Conciatori 7).
Fetish in inglese significa una devozione molo forte per qualcosa, a sfondo sessuale o no (io per esempio ho il fetish per star trek...). Una persona che ha il fetish per i piedi si ecciterà sessualmente ma anche eroticamente vendendoli, toccandoli, ma anche semplicemente pensandovi.
Il leather fetish è dunque una devozione per l'abbigliamento in cuoio.


Fabio Cioni, presidente del Leather Club Roma,  nell'intervista spiega come il club è nato per 
proporre a tutti gli appassionati un'occasione importante per fare esperienze e per divertirsi e, dall'altro, aprirsi all'intera comunità gay - ma anche a quella etero! - per mostrare con orgoglio un po' del nostro mondo.
Cioni si lamenta giustamente della

barriera culturale del pregiudizio e del bigottismo creata da una società sessuofobica come la nostra, dove tutto ciò che riguarda la sessualità è tenuto nascosto o è confinato nell'ambito riduttivo del "pruriginoso".
Il punto, spiega Cioni,
non è tanto quello di guadagnarsi simpatie, quanto il rispetto. E crediamo che il rispetto non si possa conquistare senza mostrarsi apertamente. Se noi per primi ci nascondiamo, non ci mostriamo agli altri con le nostre luci e ombre, come possiamo pensare che gli altri ci capiscano, ci ascoltino e ci rispettino? Ovviamente ci sono molte persone a cui le nostre pratiche non piacciono o magari fanno proprio "schifo", ma noi non vogliamo fare proseliti, né chiediamo che tutti abbiano la nostra stessa sessualità. Però chiediamo, anzi: pretendiamo, il rispetto nella diversità.
 Quali sono queste pratiche? Ad alcune ne fanno cenno i due intervistatori in una domanda:

Il feticismo delle modificazioni corporee, o "disgustose", come il pissing (l'uso erotico dell'urina).
Io sono un amante e un praticante del pissing e non lo considero disgustoso, con virgolette o senza. Quello che mi eccita del pissing non è la sua componente disgustosa, per cui trovo fuori luogo questa domanda, un po' giudicante. Anche per le pratiche fetish più spinte come lo scat (l'uso erotico delle feci per usare la stessa terminologia degli intervistatori), per quanto personalmente non mi interessi, non la trovo disgustosa, così come non credo che chi la pratichi lo faccia perchè eccitato dal disgusto.

Disgusto ha qui una valenza morale, giudicante, non serve a spiegare la dinamica per cui una pratica può essere sessualmente eccitante (come chi trova fetish soffocare, o vomitare, durante una fellatio estrema dove il disagio se non il disgusto fa parte del piacere).

Insomma Cioni ha ragione da vendere quando dice che viviamo in una società sessuofobica se anche i due intervistatori, in piena buona fede, si lasciano scappare una considerazione giudicante (in negativo) sul pissing...


Nel post però, sia nella parte introduttiva che nell'intervista , ci sono alcune inesattezze terminologiche e alcuni vizi ideologici che meritano di essere analizzati.

Quando si lamenta, giustamente, che le pratiche fetish sono percepite nella società in maniera negativa, Cioni dice che
premesso che la comunità gay è comunque più aperta su queste tematiche di quella etero, è assurdo che proprio i gay che chiedono agli etero di rispettare la loro diversa sessualità, poi si comportano nei confronti delle altre diverse sessualità esattamente come gli etero!

Il feticismo non è il corrispettivo italiano della parola Fetish.

Il feticismo indica una parafilia cioè uno spostamento della meta sessuale dalla persona viva (c'è anche la necrofilia...) nella sua interezza ad un suo sostituto che può essere una parte del corpo stesso, o una qualità, una condizione, o un indumento, o qualsiasi altro oggetto inanimato.

Il feticismo non è patologico finché non diventa esclusivo (e beninteso finché non costringe nessuno o ingaggia rapporti sessuali con l'infanzia, anche la pedofilia è una parafilia) .

Non c'è nulla di male se uso la pipì nell'interazione sessuale con una, uno o più partner, per eccitarmi sessualmente fino raggiungere l'orgasmo.
Il problema nasce nell'esclusività: se riesco ad eccitarmi e\o a raggiungere l'orgasmo cioè solo ed esclusivamente se pratico il pissing..  

Chi pratica il fetish, qualunque esso sia, non può dunque essere definito con interezza da quella o quelle pratiche feticiste che segue.
A me che piace il pissing l'etichetta di feticista della pipì mi sta stretta perchè a letto mi piacciono tante altre pratiche e il pissing non lo faccio sempre e con tutti.

Quindi non esiste una sessualità fetish come pretende Cioni, esistono solamente delle pratiche feticiste, ol, al limite, un comportamento sessuale fetish.

Riconoscere al feticismo lo statuto di sessualità fa compiere a Cioni un  errore concettuale.

Cioni riduce infatti l'omosessualità alla sola sfera sessuale.

L'omosessualità però non è una pratica sessuale ma un orientamento sessuale che investe la persona ben al di là dell'attrazione erotica e sessuale, ben al di là della stessa sessualità, coinvolgendo con altrettanta significatività la sfera emotiva e quella affettiva.

Quella omosessuale dunque non è una diversità solamente sessuale ma semmai anche, se non soprattutto,  affettiva ed emotiva.

Mentre il feticismo è, tra l'altro, trans-orientamento sessuale visto che il pissing è tanto praticato dagli uomini quanto dalle donne, tanto dalle persone etero quanto da quelle omosessuali.

Capisco il ragionamento di Cioni: le persone omosessuali in quanto persone discriminate dovrebbero essere più sensibili nei confronti delle discriminazione in base alle pratiche sessuali.

Cioni dimentica però che l'omosessualità non dà di per sé alcuna garanzia di sensibilità, le persone omosessuali non costituiscono una comunità omogenea per comportamenti e visione del mondo e hanno in comune solo la uguale discriminazione in base all'orientamento sessuale (proprio come l'eterosessualità non accomuna le persone in nessun altro aspetto, altrimenti Hitler e Gandhi dovrebbero essere uguali perché entrambi etero).

Allora è in quanto gay  e non in quanto feticista che Cioni si permette di giudicare negativamente alcune delle rivendicazioni del movimento e della comunità lgbt quando dice che
mi sembra che negli ultimi vent'anni sia la comunità sia il movimento gay abbiano intrapreso, più o meno consapevolmente, un cammino di "normalizzazione" e di "standardizzazione" basato sui modelli eterosessuali. Credo che questa scelta non solo non porterà grandi risultati, ma soprattutto ci ha fatto perdere gran parte della nostra forza innovatrice e della nostra ricchezza, che risiede nella nostra diversità che invece a volte si cerca di nascondere. Il Fetish Pride Italy vorrebbe, anche per questo, essere un momento di orgoglio in cui le diversità si mostrano e diventano ricchezza, arte, divertimento, cultura.
Al di là di una questione lessicale  (quella di usare la parola diversità invece di differenza che in italiano al contrario della prima non ha connotazioni negative)  che può sembrare rilevante solo a me e senza volere appiattire ogni relazione amorosa e sessuale al modello eteronormato sono profondamente convinto che l'amore di una persona per un'altra persona non cambi in base all'orientamento sessuale quanto, semmai, in base ai ruoli di genere che ci vengono imposti dalla e nella società.

Con tutto il rispetto per il feticismo, in quanto uomo e in quanto gay mi sento offeso se vengo sminuito nella mia presunta diversità solo ed esclusivamente in base a determinate pratiche sessuali.

Nell'essere passati da una posizione di consumo sessuale poligamico nel quale si rifiutava la vita di coppia pretendendo di capovolgere nella promiscuità l'idea monogama di famiglia etero (come se i mariti etero non cornificassero mai le mogli, mentre le mogli non potevano fare altrettanto senza essere tacciate come puttane) dove in realtà piuttosto che un modello altro si proponeva una reazione di negazione del modello etero che, in valore assoluto, restava lo stesso l'unico modello di riferimento (mi sembra che tutti gli esperimenti di coppia aperta etero ed omo siano miseramente falliti) a una posizione di rifondazione della famiglia che non è più quella eterosessita degli anni 70 mi sembra che la comunità gay lesbica e bisex (che sono state le prime persone ad aprire la strada) abbia raggiunto una stabilità sociale e di attecchimento nel tessuto della società che si radica molto più del consumismo sessuale (spazzato via dall'aids).

In questa lettura critica della richiesta di estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso confondiamo artatamente l'autoemancipazione della donna la cui riappropriazione sessuale passava anche attraverso la scoperta e l'uso del proprio corpo come meglio credeva senza l'autorizzazione del maschio di turno (padre fratello marito o figlio) con il diritto alla promiscuità tra maschi che non è mai mancato al maschio etero vista la sua promiscuità con le donne...

Mi sembra anzi che la promiscuità gaia sia ancora tutta entro il portato del patriarcato (mi perdoni Mario Mieli...) e che una vera rivoluzione la si può fare anche colonizzando la famiglia portandola a essere quello che nessuno oggi le riconosce ancora di poter essere (basta pensare alle posizioni fondamentaliste del cattolicesimo nostrano e statunitense che riconoscono come famiglia esclusivamente quella composta dai genitori biologici ancora intatta, cioè mai divorziati).

D'altronde il cappello introduttivo all'intervista non mi sembra si smarchi contro il capitale o l'uso dei corpi come merce, anzi:
Questa [la sessualità], in un'ottica individualista, diventa un prodotto di cui dobbiamo usufruire il più possibile, ma solo in una dimensione privata e seguendo gli standard inevitabilmente borghesi del mercato, mentre potrebbe diventare una specie di bene comune, oggetto di un confronto pubblico sereno, fantasioso e costruttivo per tutti.
Ecco l'idea che la sessualità sia un prodotto  - poco importa se vissuta in termini individualistici come criticano i due autori (termini che tanto individualistici non sono visto che per agire buona parte della sessualità bisogna essere almeno in due...)   o nella visione collettivizzata dove la sessualità appare come bene comune - mi sembra molto più vicina alle posizioni della destra che a quelle tradizionalmente marxiste.

Anzi  mi chiedo come il pissisng (una pratica che adoro), per esempio, possa diventare un bene di confronto pubblico.
Vorrei proprio che mi venisse spiegato.
Magari è così e non ci arrivo io.

Chi sa spiegarlo, per favore, mie evinca.

L'intervista non lo spiega proprio.

Insomma mi sembra che le richieste di questo gruppo di uomini leather fetish cerchi non di far conquistare alle persone chissà quale bene comune in più ma voglia solo legittimare una nuova  nicchia di mercato quella che in Olanda e in Germania è molto prospera, tra locali ad hoc, pratiche sessuali bareback (anche se va riconosciuto che il Leather Club di Cioni  raccomanda di usare sempre il profilattico) e il consumo di Popper (no, non Karl...) pratiche e droghe sulle quali non ho nulla da ridire pur non facendone uso o consumo ma che non mi paiono momenti pubblici di confronto quanto legittimi comportamenti della sfera intima. 

Confondiamo ancora le persone con i consumatori (e poco le consumatrici...) il che è sempre un male anche quando il consumo di nuove pratiche legittima comportamenti ritenuti immorali ma per favore lasciamo le critiche politiche (o sociologiche) sula comunità a chi fa attivismo (lgbt e non fetish) e lasciamo agli appassionati del fetish di praticare quel che meglio credono in sincera e totale libertà.

Perchè non è certo lasciandomi pisciare addosso o fistandoti che esprimo primariamente il mio amore per te.

E nella società alla fine quel che conta sono i legami relazionali che riusciamo a instaurare con le altre persone non il modo col quale ci facciao sesso.