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lunedì 7 marzo 2016

Luca Varani, o del linciaggio morale

Non c'è niente da fare la stampa italiana quando può confermare luoghi comuni e discriminazioni anche nel modo di pensare non si tira mai indietro.

E' il caso dell'omicidio di Luca Varani che viene riportato da Rinaldo Frignani sulla cronaca romana del corsera con dei toni giudicativi al limite del linciaggio morale.

La colpa di Varani è quella di avere amicizie omosessuali che la sua fidanzata ignorava.

Amicizie omosessuali
in italiano non significa niente.
Come fanno a essere omosessuali le amicizie? casomai sono omosessuali le persone non già le lo amicizie...
Omosessuali poi prima che gay e lesbica significa dello stesso sesso, e allora tutte le amicizie tra maschi sono omosessuali.

Ma per Frignani omosessuali sono gli amici e dunque diventano tali anche le amicizie...

Per Frignani non ci sono altre ragioni oltre quelle per frequentare due ragazzi gay un po' come dire che non esiste amicizia tra ragazzi etero e ragazze...

Stessa ideologia patriarcale e maschilista.

La giovane (...) non conosceva tutto del compagno. Non sapeva che frequentava giri strani, e persone che facevano uso di stupefacenti:

I giri strani dunque non riguardano l'uso di stupefacenti (e alcool) ma proprio il fatto che i due giovani fossero omosessuali

Questa frequentazione è indice di una sua doppia vita. Una vita tormentata e in contraddizione. Frigani evidentemente ignora che esiste anche la bisessualità che si possono amare uomini e donne senza essere ambigui o indecisi.


Tutto l'articolo si basa sui si dice e su illazioni dell'autore prive di qualunque base probatoria con vistose contraddizioni sfuggite evidentemente anche al capo redattore.

Luca e la sua ragazza infatti stavano insieme da quando avevano 14 anni o in un rapporto cominciato l’anno scorso, come si legge poco dopo? Ah saperlo!

Quel che conta sono le ipotesi basate sul nulla sulle quali Frignani costruisce una teoria labile come i castelli di carte.
Attimi di serenità, tuttavia, alternati con altri di delusione e rabbia per il comportamento del ragazzo che le sfuggiva spesso - almeno a leggere i post -, non le rispondeva al telefono, postava lui stesso sul social messaggi critici verso le unioni omosessuali, come se volesse allontanarsi da quella realtà che invece frequentava di nascosto dalla sua compagna.
Quindi se esprimi messaggi critici (critici con quale senso e significato non ci è dato sapere, se sei critico sei automaticamente "contro") hai qualcosa da nascondere (ed ecco svelata tutta la portata criminale di chi pensa che chi è omofobo lo è perché cerca di nascondere una omosessualità latente).

L'affondo finale per il quale Frignani meriterebbe essere radiato dall'ordine è un capolavoro di omofobia e xenofobia.
Varani, un giovane originario della ex Jugoslavia, poi adottato da una famiglia romana, dopo aver vissuto anni difficili in un centro d’accoglienza per minori in quello che era il suo paese da poco uscito dalla guerra civile. In Italia aveva trovato l’opportunità per ricominciare una vita piena d’affetto e di amore. Anche quello della sua fidanzata, ignara del mondo che ha finito per uccidere il suo Luca.
 Slavo, orfano, originario di un paese che ha subito la guerra civile, tutti elementi che confermano l'anormalità e l'ambiguità di Varani e danno plausibilità alla sua doppiezza, e alla sua morte violenta. Non siamo molto lontani dal tempo che nel 1975 parlando dell'omicidio di Pasolini parlava di un frocio che se l'era cercata. 

Per Frignani se l'è cercata anche Varani, ingenuo e sprovveduto, dalla doppia vita, colpevole di non sapersi scegliere tra la vita tenera ed etero con la ragazza e quella strana ed esecrabile con i due ragazzi omosessuali che lo hanno ucciso.

Chissà se era per permettere articoli come questo che Alessio De Giorgi ha rivendicato la legittimità del titolo, pessimo, poi cambiato, di gay.it sui festini gay frequentati da Varani...

Infine se l'efferatezza dei due presunti omicidi ci fa basire quando ce ne chiediamo il perché leggiamo certi commenti dei social riportati sempre da Frignani:

Nei commenti di amici e conoscenti, c’è chi scrive: «Devono pagare. La pena di morte in questi casi è legittima. Non ci sono sbarre e processi per questa crudeltà. Solo la morte». E un altro che dice: «Il tuo Luca non ha ceduto al gioco e questi balordi hanno pesato fosse più divertente ucciderlo. Ma stai certa che in cella gli faranno vedere tanti bei giochini, che gli faranno passare la voglia di divertirsi».
Giustizia sommaria, senza processo.
Vendetta a base di soprusi sessuali tramite i quali far passare la voglia di divertirsi. Non di uccidere ma di divertirsi.
L'allusione non è all'omicidio ma al sesso tra maschi...
Non rendiamo mostri i due presunti omicidi di Luca. Perché hanno tanti fratelli e sorelle in tutte quelle persone che hanno commentato in questi termini il loro atto criminale.


mercoledì 29 luglio 2015

Un pessimo titolo per un bellissimo articolo: Yuri Guaiana sull'Huffington post

Magari non lo sapete ma i titoli degli articoli, tanto sulla carta stampata quanto sulla rete, raramente vengono decisi da chi scrive i pezzi, anzi diciamo proprio mai.

Ci sono delle persone incaricate di pensare i titoli.

Un titolo ha molteplici funzioni: deve invogliare alla lettura, deve dare qualche informazione di quel che vi si dice, deve soprattutto usare delle parole che poi nei motori di ricerca producono quell'articolo tra i risultati.

Spesso i titoli rasentano il ridicolo perché vanno contro il buonsenso e ogni principio logico.

Così due uomini vengono arrestati per aver fatto sesso gay (vorrei proprio vedere due uomini fare sesso etero...).

Però non sempre questi titoli sono giustificati da esigenze redazionali.
Anzi quasi mai.
Perché questi titoli, oltre ad essere ridicoli e scritti in un italiano pessimo, sono sempre discriminatori e lasciano trapelare una visione dell'omosessualità e dell'identità sessuale, pessima, discriminatoria e ignorante.

E' il caso, tra i tantissimi, del titolo, pessimo, dell'articolo, di altissima levatura, di Yuri Guaiana pubblicato sull'Huffington Post (del gruppo Espresso).

L'articolo, che vi consiglio di leggere, è un resoconto preciso e puntuale  sulla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha condannato per la violazione del diritto umano fondamentale al rispetto della vita privata e familiare delle coppie dello stesso sesso.

Guaiana dice coppie dello stesso sesso perché è quella la questione dirimente e non già l'orientamento sessuale.
Una persona gay e una persona lesbica possono tranquillamente sposarsi in Italia.

Il titolo però dice ben altro:

Il Parlamento estenda il matrimonio civile ai gay e riconosca questa "nuova forma di famiglia"
Perché è un titolo pessimo?

Perché riporta male il contenuto dell'articolo.

Nessuno (né la corte EDU nè Guaiana) infatti dice di estendere il matrimonio ai gay ma alle coppie dello stesso sesso.
Non è una questione di terminologia, di forma, ma di sostanza.
Intanto non esistono solamente i gay, ma ci sono anche le lesbiche e le persone bisessuali.

Si usa la parola gay come sostantivo e non come aggettivo.

Non esistono "i gay" ma PERSONE con l'orientamento sessuale gay, lesbico o bisex.

In ogni caso la questione non riguarda l'orientamento sessuale ma l'assortimento sessuale della coppia.
Come ho già scritto una persona gay e una persona lesbica, in quanto uomo e donna, possono sposarsi, non possono sposarsi invece due uomini e due donne.

Desumere l'orientamento sessuale dall'assortimento sessuale della coppia è qualcosa di morboso e di non probatorio.

A nessuno interessa l'orientametno sessuale di due uomini o di due donne che vogliono sposarsi.

Interessa o dovrebbe interessare solo che in Italia è loro vietato.

Dedurre che siccome due uomini o due donne vogliono sposarsi siano necessariamente gay e lesbiche è una illazione maschilista patriarcale e omofoba perché esclude la possibilità che una o entrambe le persone in questione sia bisessuale e magari abbia già contratto matrimonio con persona dell'altro sesso.

Questa mentalità è perniciosa perché invece di includere, di sottolineare come siamo tutte e tutti uguali (almeno davanti la legge) divide e riconosce diritti speciali.

Estendere il matrimonio ai gay vuol dire riconoscere a queste persone una caratteristica diversa che le rende distinte dal resto della popolazione e che poi maganimanete le include.

Invece le persone omo-bisessessuali sono cittadini e cittadine come tutte gli altri e tutte le altre e sono discriminati e disciminate in base al loro orientamento sessuale.

Chiamarle, indicarle, col nome in base al quale le si discrimina è un modo per continuare a discriminarle...

Cioè si riconosce loro un accesso ai diritti che già avrebbero in quanto esseri umani (e donnani) ma che vengono loro negati in base alla presunta anormalità del loro orientamento sessuale.
Dire ai gay significa legalizzare la discriminazione e farne una forma di diritto speciale invece di togliere la discriminazione e riconoscer loro di essere come tutte le altre persone...

Guaiana questo lo sa e nel suo articolo lo si legge tra le righe.

Chi ha scritto il titolo invece essendo un o una deficiente (nel senso stretto etimologico di persona che deficita di un pezzo di informazione) pensa invece di dover riconoscere un diritto speciale a una sorta di Panda in via d'estinzione.

Finché non cambiamo la mentalità di queste persone deficienti che fanno i titoli non potremo mai cambiare l'atteggiamento generale che l'informazione ha nei confronti delle persone non etero che sono tutt'altro che una minoranza (Kinsey docet) e che hanno diritti in quanto persone non in quanto gay.

A quando dei corsi di formazione per chi scrive i titoli?

A quando la sostituzione di queste figure chiave con perosne meno deficienti?


Domanda impietosa ma d'obbligo: possibile che gli autori e le autrici non abbiano voce in capitolo?



martedì 13 gennaio 2015

Ma quella vignetta, caro dottor Coco, è squisitamente maschilista.

Della vignetta pubblicata nel 2012 da Charlie Hebdo avevo avuto modo di parlare già su faccialibro.



Nella vignetta si dice Monsignor Vingt-trois ha tre papà e si disegna gesù con il triangolo dello spirito santo ficcato su per il culo che incula dio mentre una fascetta con la scritta matrimonio omo la caratterizza ulteriormente. 

Monsignor Vingt-trois, arcivescovo di Parigi, strenuo oppositore del matrimonio egualitario, nel 2012 aveva fatto recapitare a tutte le diocesi una preghiera contro le mariage pour tous nella quale tra le altre cose, si diceva perché i bambini e i giovani cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti così da beneficiare pienamente dell’amore di un padre e di una madre.


Le figure chiave della religione cattolica venongo descritte come tre papà in un matrimonio omo che, guardacaso, fanno incularella... 

Per sfottere la santissima trinità, Luz, al secolo Renald Luzier, autore anche di una delle vignette su maometto che ha scatenato la follia omicida contro la redazione del settimanale, ha pensato bene di rappresentarla nell'atto di scopare in culo

Il sesso come sfottò.

Come scrivevo su faccialibro non ho niente da ridire sull'irriverenza irrispettosa con cui si descrive un rapporto sessuale - penetrativo - tra dio gesù e lo spirito santo (simboleggiato dal triangolo che in realtà è simbolo di perfezione divina...) viene da interrogarsi sui significati dell'impiego del sesso come strumento satirico di presa in giro


Rosario Coco su gaiaitalia.com ci dice, senza spiegarcelo però, come rappresentare in un rapporto a tre le figure più sacre del cristianesimo sia una sottile presa in giro del maschilismo che pochi sanno cogliere.

Affermazione interessante che però ci sembra priva di fondamento anche a una lettura superficiale della vignetta.

Dio si fa inculare da gesù che ha a sua volta nel culo il triangolo che simboleggia lo spirito santo.

Qual è qui la presa in giro?

Credo di non sbagliare se riassumo il meccanismo comico della vignetta così:

Quel che nel maschilismo è una cosa negativa (la penetrazione anale del maschio)  diventa qui qualcosa di "presuntamente positivo" perchè ai gay prenderlo in culo, anche se fa male, piace


Con questa argomentazione, si appronta la goliardata di mostarre la trinità in una incularella generale.

Dunque la presunta positività con cui viene presnetato il coito anale rimane strumento di punizione, si irisione, di umiliazione, strumento di controllo e di potere.
 

Si prende una pratica sessuale la si relega e attribuisce a un orientamento sessuale soltanto mostrandola come qualcosa di apparentemente giocoso mentre in realtà si sta usando quella pratica per prendere in giro per offendere per irriverire (lo so che non si dice).

Senza il maschilismo a fare da cornice di significato questa vignetta non farebbe ridere.

E se tiri in ballo una cornice di significato l'hai già agita nel suo significato originario prima ancora di credere di inziare a prenderla in giro...

Come si fa a essere critici del maschilismo se si resta maschilisti???  


Cerchiamo di verificare quanto andiamo affermando.
 
1) Il sesso penetrativo usato come strumento di potere. 


Il cazzo in culo è la quintessenza dell'equilibrio di potere tra maschi

Dal simbolo di sopraffazione e sconfitta allo stupro punitivo (nel film Niente baci sulla bocca, il pappa incula davanti a tutti gli altri maschi della banda il giovane marchettaro etero che coi maschi fa solo l'attivo perchè ha osato scopare con la sua puttana) il cazzo in culo del maschilismo è qualcosa di negativo, di offensivo, di ambiguo, di doloroso, di innaturale, segno di sottomissione, di sconfitta, di umiliazione, di controllo e assoggettamento.




Nella vignetta viene presentato come un gesto allegro rimandando però al suo vero portato maschilista di stupro che qui assume anche un che di macabro (notare i fori sui piedi e le mani di gesù).

Con la scusa dei froci disgno dio inculato da gesù... Dov'è la sottile critica al maschilismo?

Finchè diamo senso all'equazione froci=cazzo in culo poco importa se poi  pensiamo che schifo o che bello siamo tutti figli (e figlie) dello stesso maschilismo.

 
2) La riduzione dell'orientamento sessuale alle pratiche sessuali.

Il mariage omo cui fa riferimento la vignetta viene sussunto ...nel cazzo in culo, quello cui fanno riferimento tutti (e tutte) quando si pensa a due uomini che fanno sesso... 

Nel traslato (apparente) da negativo a positivo dell'inculata questo luogo comune (coito anale come pratica esclusivamente omo) viene belluinamente confermata.

Se la vignetta è omofoba non è perchè prende in giro il cazzo in culo, che non è pratica distintiva dell'omosessualità maschile, lo è semmai perchè riduce l'omosessualità al cazzo in culo... 

3 Il coito anale usato come strumento di dissacrazione e presa in giro.
 
Leggiamo per intero il ragionamento di Coco
Qual è la differenza tra lo scherzo e la discriminazione, tra l’insulto e la satira? Non c’è dubbio che diversi in Italia avrebbero parlato di omofobia di fronte alla vignetta di cui dicevamo prima. Peccato che la sessualità (e non l’omosessualità) sia un argomento all’ordine del giorno per Charlie Hebdo e che rappresentare un rapporto a tre le figure più sacre del cristianesimo sia una sottile presa in giro del maschilismo che pochi sanno cogliere. Una presa in giro che ovviamente fa leva su una montagna di ipocrisia.
Ben altro, invece, se si compie uno sforzo di immaginazione, sono tutti quegli atti, immagini o comportamenti volti a istigare discriminazione vera e odio. Vero è anche che tutto questo è relativo alla cultura di un Paese. Se però entriamo nell’ambito di ciò che può indurre alla discriminazione, dovremmo allora prendercela (e dobbiamo farlo) con centinaia di messaggi pubblicitari e immagini che sfruttano un determinato immaginario collettivo sessista. La differenza, però, è che in questi casi non c’è la minima intenzione di ironizzare o mettere alla berlina un pregiudizio, ma vi è solo il il bieco obiettivo di specularci.

Per Coco quello di dio e gesù non è una inculata irriverente ma un rapporto

Coco beve senza batter ciglio l'idea che quando due uomini hanno un rapporto ci sarà necessariamente un cazzo che viene messo in un culo...

E' proprio questa idea, che anche Coco trova naturale, a essere maschilista e, anche, omofoba.





Se per fare critica politica si usa una idea maschilista (il cazzo in culo come strumento di presa in giro) e omofoba (froci=cazzo in culo) dandola in maniera acritica e scontata, non solo la si conferma con tutto l'annesso e connesso ordine narrativo (e di potere) fallocratrico maschilista e patriarcale ma lo si fa senza nemmeno rendersene conto e forse senza nemmeno volerlo.

Non dubitiamo della buona fede con cui la vignetta è stata fatta. Per noi questo la rende acora più pericolosa perchè la buona fede con cui pesca nel bacino argomentativo del maschilismo - per irridere la chiesa uso il sesso come strumento di offesa - (di)mostra che una critica al patriarcato fallocentrico non solo non è approntata ma non ci si rende nemmeno conto della sua necessità. 

Una satira maschilista non è uan satira con un errore è una satira sbagliata.

Finchè l'immaginario collettivo sull'omosessualità sarà così maschilista (dove sono le donne del mariage omo? Ah già le donne non sono omo) come potremo combattere l'omofobia?

Questa lettura così incauta e superficiale che vede il sessismo ma non si accorge del maschilismo, è una conferma alla potenza devastante e maschilista di questa forma di satira fatta da eteronormati (e non mi sto certo riferendo all'oreintamento sessuale) che non riescono a vedere nell'atto sessuale uno strumento di amore ma uno strumento di punizione e presa in giro.

Ci sarebbe molto di più da dire sull'uso maschilista del cazzo in culo.

Ci sono molti uomini altrimenti intelligenti che sul coito anale maschile affermano le leggende metropolitane più ingenue e disustosamente misogine pretendendo che il culo maschile scopato faccia provare più piacere di quello femminle, vuoi perchè l'uomo ha la prostata vuoi perchè il culo maschile sarebbe innervato più di quello femminile... 


Perchè come ricorda Marziale solo il maschio ha il culo la donna ha doppia fica...

Perchè insomma saremo anche froci e lo prenderemo anche in culo ma a vedere dio inculato da gesù siamo contenti per l'irriverenza e l'umiliazione e la goliardata che questo gesto implica. 

Lo stesso che fa ficcare per gioco nel culo di adolescenti manici di scopa e tubi di compressori...

Coco dice che si tratta di una presa in giro legittima e che l'inneggio alla violenza contro i gay è altra cosa.

Purtroppo l'uso del sesso come strumento simbolico  di qualcosa d'altro che non sia il piacere dato e ricevuto è sempre un atto di violenza assoluto.

E' sempre uno stupro.
 

E' alla base del sistema patriarcale è alla base di ogni rapporto di potere tra maschi, è alla base di una falocentricità cui niente e nessuno (solo al maschile che le donne nel maschilismo sono oggetti e non soggetti) può derogare. 

E visto che non c'è niente di più simbolico di una vignetta satirica (lo sanno bene quelli che si sono incazzati al punto tale da uccidere...) forse bisogna richiamare alla responsabilità etica e dunque politica della satira responsabilità di chi quella vignetta la disegna e quella critica di tutte le persone che davanti a quella vignetta invece di inorridire sorridono o ne minimizzano la portata violenta.

Come dicevamo sul post di faccialibro ci chiediamo se non ci sia qualche spazio di manovra, al di là della sacrosanta e irrinuciabile solidarietà contro l'atto di barbarie che ha ucciso i vignettisti di Hebdo, ma per fortuna non Luz che quella mattina era assente dalla redazione per un banale imprevisto, per smarcarsi da una satira così maschilista e patriarcale da piacere a tutti e, ahiloro, a tutte. 

Beh speriamo di non essere poi così sole...


 



giovedì 10 luglio 2014

Il decalogo di Brunella Gasperini sugli orientamenti sessuali: disinformazione e totale assenza di scientificità.

Sul settimanale D di Repubblica  la psicologa Brunella Gasperini ha scritto un articolo nel quale conciona, pasticciando, sugli orientamenti sessuali.

Un articolo privo di fonti e dunque non scientifico, nessuna è autorità di se stessa, soprattutto quando non ti riferisci a una tua teoria ma a delle condizioni generali che tu pretendi siano date per scontate (e invece non lo sono). 


Anche in un articolo di (bassa) divulgazione si può (si deve?) rimanere rigorose nelle definizioni e nei sinonimi che si scelgono. 
Non così fa Gasperini che  riduce gli orientamenti sessuali alla mera componente sessuale e parla di
desiderio, delle nostre fantasie, della nostra sessualità e mai di affettività (parola che non compare mai nell'articolo) dimenticando (omettendo?) che l'orientamento sessuale si sviluppa appieno solo quando ci si relaziona con una (o più...) persone (1).

Per una psicologa non c'è che dire, complimenti!

Gasperini esordisce dicendo che:

L'orientamento sessuale deriva infatti da una delicata combinazione di fattori genetici e ambientali. Ed è ben più complesso, variabile e “colorato” di quanto si pensi.
Così.
Senza uno straccio di fonte, senza argomentare questa affermazione, priva di validità scientifica. Nessuno studio serio ha davvero dimostrato una origine genetica degli orientamenti sessuali (2).

Tant'è che lo scrive anche lei, più avanti, contraddicendosi.
 

L'assunto principale dell'articolo è che L'orientamento sessuale non è una condizione immutabile come dimostrano le ricerche compiute in questi anni, come si legge nel sommario, parlare di origine genetica è contraddittorio, i geni determinano e se qualcosa è determinato non può essere mobile (a meno che non si tiri in ballo il gene che rende mobili gli orientamenti sessuali... le persone che ricorrono al determinismo genetico per i comportamenti umani i più svariate hanno una fantasia immensa).

Eureka! Ho trovato il gene che ci fa pensare che tutto è determinato dai geni

Gasperini parla anche di ambiente  che farebbe derivare assieme ai geni l'orientamento sessuale.

Insomma una botta al cerchio e uno alla botte, dicendo che L'orientamento sessuale deriva infatti da una delicata combinazione di fattori genetici e ambientali Gasperini non sta dicendo niente perchè afferma che froci o etero si nasce (geni) e si diventa (ambiente).


Per argomentare la sua tesi (la mobilità degli orientamenti sessuali) Gasperini cita Kinsey che aveva scoperto che le persone omosessuali ed eterosessuali pure, quelle cioè che hanno relazioni sessuali E SENTIMENTALI esclusivamente con persone dello stesso o dell'altro sesso, sono entrambe una minoranza statistica la maggior parte delle persone attestandosi in un comportamento bisessuale vairabile nel tempo e con diverse prevalenze percentuali su uno dei due sessi.

La bisessualità è la condizione di default, l'omosessualità e l'eterosessualità pure, sono due minoranze (statistiche).

Che dice la nostra invece?

L’orientamento sessuale è il risultato dell'interazione di fattori biologici, genetici, ambientali e culturali.
Biologici e genetici. Quindi nasco gay se ho il gene e se ho una determinata biochimica...
Qui si fa ancora confusione tra sesso (biologico) e orientamento sessuale...
Non è biologicamente preordinato in modo rigido verso un dato sesso, ma solo indirizzato con una preferenza, in modo più o meno rilevante, nella maggioranza dei casi, in senso eterosessuale.
Dunque l'ambiente stempera il determinismo dei geni indirizzando le persone verso una maggioranza statistica.
Siamo tutti e tutte etero e gli altri due orientamenti sessuali sono una minoranza.

Ma allora la fluidità a cosa serve se siamo tutti prevalentemente etero?

Non a dire che, al di là dell'orientamento sessuale che abbiamo, amiamo le persone di qualunque sesso esse siano. Siamo tutte e tutti etero e poi ogni tanto siamo froci e lesbiche ma, essendo gli orientamenti sessuali fluidi  ETERO POSSIAMO TORNARE AD ESSERE.

Chi perora la teoria della fluidità degli orientamenti sessuali infatti?

Due scuole di pensiero completamente diverse.

La teoria riparativa. Dalle omosessualità, se si vuole, ci si può allontanare. Nicolosi negli Usa e Dèttore in Italia.

La teoria Queer che vuole cancellare le distinzioni tra i tre orientamenti sessuali percepite come etero (od omo) normate (3).

Rimane un certo grado di fluidità potenziale, che permette lo svilupparsi delle differenze, in base a processi di apprendimento ed eventi di vita.
Quindi per Gasperini il modello di default è prevalentemente l'eterosessualità e solo in base a processi di apprendimento e a eventi della vita si è bisex od omo.

Naturalmente questo non spiega niente.

Se ho il gene dell'omosessualità non si capisce come l'abiente possa farmi cambiare orientamento sessuale. Né come possa farmi diventare omosessuale visto lo stigma che non favorisce certo l'omosessualità.

A meno che per processi di apprendimento non si intenda qualcosa di negativo o di deviante (anche solo in termini statistici).

Gasperini gioca sporco invece quando artatamente confonde tra comportamento sessuale (con chi andiamo a letto) e orientamento sessuale che è invece una costruzione complessa e dinamica.

Lei invece la butta in caciara e crede di dimostrare la fuidità dell'orientamento sessuale portando come prova il comportamento sessuale.
2. Non siamo sessualmente orientati in modo stabile e unico ma possono determinarsi dei cambiamenti. Ci sono persone che vivono anni da eterosessuali e poi sperimentano, in alcuni periodi, cambiamenti nell’attrazione sessuale, nelle fantasie e nel desiderio. Questa instabilità riguarda gli eterosessuali così come gli omosessuali.
Già la parola instabilità è giudicante. Vuol dire che uno non si è ancora assestato. Sei instabile perché dopo anni di vita da eterosessuale hai delle fantasie gay.

In realtà nessuno e nessuna diventa qualcosa che non era già prima.

Tutti e tutte abbiamo fantasie bisex a prescindere dal nostro orientamento sessuale.

Anche io che sono un gay puro, secondo la scala Kinsey un 6, ho diverse fantasie sessuali con donne ma questo non mi rende instabile così come non mette in discussione la mia omosessualità nè rende gay tutti gli etero che hanno fantasie in tal senso.

Non si è omosessuali perché si hanno fantasie. Si è omosessuali quando si hanno storie sentimental-sessuali prevalentemente con persone dello stesso sesso.

La fluidità non è instabilità (4).

Gasperini sembra non avere le idee chiare quando scrive
3. Ci sono motivi per pensare che in assenza di pressioni sociali, condizionamenti culturali ed educativi di una società che sostiene e favorisce la direzione etero, probabilmente una proporzione di popolazione molto più vasta esprimerebbe un orientamento sessuale diverso. È un dato appurato inoltre che le persone che hanno rapporti di natura sessuale, in modo occasionale o continuativo, con una persona dello stesso sesso, sono molte di più delle persone che si definiscono omosessuali.
Condivisbilissimo. 
Ma in contraddizione con quanto detto prima. Gasperini faccia pace col suo cervello.



Non è biologicamente preordinato in modo rigido verso un dato sesso, ma solo indirizzato con una preferenza, in modo più o meno rilevante, nella maggioranza dei casi, in senso eterosessuale come detto al punto 1.
oppure
È un dato appurato inoltre che le persone che hanno rapporti di natura sessuale, in modo occasionale o continuativo, con una persona dello stesso sesso, sono molte di più delle persone che si definiscono omosessuali come detto al punto 3.
Lo stesso vale per il punto 4.
 4. Omosessuali ed etero non sono categorie distinte, nemmeno dal punto di vista genetico. 
Secondo chi? Secondo quale studio?
Nonostante l’accanimento di qualche "ricercatore", nessun gene dell'omosessualità è stato fino a oggi isolato.
Ma non era stata Gasperini a esordire dicendo L'orientamento sessuale deriva infatti da una delicata combinazione di fattori genetici e ambientali. Ed è ben più complesso, variabile e “colorato” di quanto si pensi ?

Quale delle due affermazioni è vera?


Il capolavoro di grossolana divulgazione è però nei seguenti periodi.

Inoltre le etichette etero, omo e bisessuale sono ormai considerate [da chi?] inadeguate per esprimere l’ampia gamma di possibilità degli orientamenti sessuali.
Ah sì? Quali possibilità lasciano escluse?
Non tutti siamo esclusivamente attratti da un genere [Da un genere? Siamo attratti da un genere o da un sesso?] o in misura uguale da entrambi.

Se la bisessualità è la macrocategoria nella quale nasciamo tutte e tutti  e poi in diverse fasi della vita questa potenzialità si polarizza di più verso una o entrambe le componenti etero e omo quale gamma rimane esclusa?
Sono solo schemi grossolani che inquadrano e riducono una realtà ben più complessa.
Io di grossolano vedo solo l'argomentare di Gasperini.

Gasperini usa genere e sesso come sinonimi quando in psicologia sono due concetti ben distinti (5).

5. Le donne mostrano una maggiore flessibilità nel proprio orientamento. Diversi studi evidenziano una maggiore probabilità che le donne siano bisessuali piuttosto che esclusivamente omosessuali, mentre negli uomini si verifica il contrario.
Ricordo che poche righe prima Gasperini afferma il contrario:
Ci sono persone che vivono anni da eterosessuali e poi sperimentano, in alcuni periodi, cambiamenti nell’attrazione sessuale, nelle fantasie e nel desiderio. Questa instabilità riguarda gli eterosessuali così come gli omosessuali.
Adesso ci dice che questo vale più per le donne che per gli uomini...

Le donne non eterosessuali tendono di più a considerare il proprio orientamento sessuale come flessibile, in alcuni casi “scelto”, mentre gli uomini più spesso lo vivono come innato e immutabile.
Questa affermazione andrebbe spiegata e contestualizzata. Si tratta di fare considerazioni sociologiche, antropologiche e politiche, non certo genetiche e biologiche.


Detta così è discriminatorio e sessista.

Non è il sesso a determinare questa differenza bensì la costruzione sociale del genere.
Sul lesbismo poi non ci si deve dimenticare il portato politico di liberazione della donna dal patriarcato e dal maschio (6).

Queste differenze sono politiche e culturali non sono certo codificate nel sesso biologico o nei geni...

6. Alternative di orientamento sessuale riguardano statisticamente più i maschi per poi rimanere abbastanza stabili nel tempo, rispetto a quello che avviene nelle femmine.
Alternative. Cioè oppositorie e non compatibili, legate dall'o/o  alla faccia della fluidità...

Di nuovo, nessuno può addurre queste differenze al sesso biologico, ma solo alle costruzioni sociali dei generi
Percorsi geneticamente innati sembrano esserne le cause, insieme ad elementi legati alla più elevata rigidità dei ruoli di genere culturalmente imposti agli uomini nella nostra cultura.
Altro cerchiobbottismo.
O c'è determinismo genetico o c'è costruzione sociale del genere.

Inoltre il genere e l'orientamento sessuale non hanno alcun legame vincolante.

Io sono  e resto maschio anche se mi innamoro di altri maschi.

Nessuno può dire, in maniera intellettualmente onesta e con una certa consistenza scientifica che le differenze di comportamento tra maschi e femmine siano derivanti dai geni (2).

In nessun esperimento si può escludere l'ambiente in cui non solo nasciamo o nel quale abbiamo esperienze ma anche nel quale esprimiamo la nostra persona nelle relazioni con altre persone.

Queste affermazioni sono pure ipotesi astratte prive di validità scientifica.

7. L’ipotesi – smentita dagli studi - che l’orientamento sessuale sia immutabile e che si nasca orientati verso un dato sesso, sembra rendere più facile l’accettazione sociale dell’omosessualità in una società, come la nostra, ancora omofobica.
Però guarda caso rende anche accettabile l'ipotesi riparativa... Infatti subito dopo Gasperini si sente di dover specificare che

8. Non esistono evidenze scientifiche che l’orientamento sessuale possa essere modificato volontariamente. L’American Psychological Association ha escluso che sia possibile modificarlo utilizzando forme di terapia psicologiche o religiose. Non a caso, le cosiddette terapie riparative orientate agli omosessuali falliscono clamorosamente.
Agli, solo uomini, non le lesbiche!

Ah già! Ha detto che sono i froci a essere più rigidi e meno fluidi...
9. Non c’è alcuna prova scientifica legittima che dimostri che vivere una sessualità [e l'aspetto affettivo?] diversamente orientata rispetto alla maggioranza, significhi aver subito traumi infantili, deficit educativi, rapporti difficili con i genitori o con l’altro sesso. Così come non è stata trovata nessuna correlazione tra orientamento sessuale e psicopatologia. Fino agli anni 70 del secolo scorso l’omosessualità era contemplata come deviazione sessuale nel DSM, il manuale diagnostico statistico di riferimento della psichiatria. Oggi questa voce resiste solo nel pregiudizio.
Anche il pregiudizio di Gasperini che continua a parlare di sessualità e non di affettività.

10. L’orientamento sessuale è una caratteristica radicata che ha un significato profondo per gli individui: è espressione di sé. La sua limitazione psicologica, culturale o giuridica infligge gravi danni psicologici.
Anche gli articoli scritto coi piedi ...

Insomma questo articolo è un regesto di affermazioni contraddittorie compilate senza citar fonti, senza una contestualizzazione teorica, senza attestare cosa sia davvero la fluidità degli orientamenti sessuali e soprattutto, a  cosa serva  oltre che a dire che i froci sono più rigidi delle lesbiche e che siamo tutti e tutte una minoranza mentre l'eterosessualità è statisticamente la norma.

E pensare che c'è chi ha apprezzato questa accozzaglia di frasi senza senso...



Le mie fonti per questo post

(1) Rosario Coco Alessandro Paesano Lo stylebook di Gaynet.
Si rimanda alla bibliografia ivi contenuta per ulteriori e indispensabili indicazioni bibliografiche

(2) Lesley Rogers Sesso e cervello Einaui, Torino 2000 (in particolare tutto il capitolo 3 Un gene gay?)

(3) cfr. voce Queer dello Stylebook, op. cit.

(4) Davide Dèttore, Emiliano Lambiase La fluidità sessuale Alpes, Roma 2011

(5)  Antonella Montano, Santina Calì, Antonio Zagaroli Educare alla diversità a scuola Scuola secondaria di secondo grado Istituo beck, Roma 2013

(6) cfr. voce Lesbismo dello Stylebook, op. cit.

venerdì 21 febbraio 2014

Uno stillicidio senza fine. Ancora perle di saggezza contro le omosessualità dal blog di Severgnini: la lettera di Sara Gamba.

Stavolta Severgnini pubblica la lettera di una donna che, con la scusa del diritto alla diversità, inanella tutti, ma proprio tutti, i luoghi comuni contro gli orientamenti sessuali non etero.

Si tratta di mistificazioni e bugie e questo dovrebbe provare la malafede di chi, altrimenti, non avrebbe strumenti per dimostrare le proprie tesi maschiliste, patriarcali e squisitamente omfobiche.

La lettera in questione, firmata da Sara Gamba, inizia con una bugia bell'e buona:
Caro Beppe, nelle scuole primarie sono giunti degli opuscoli che sconsigliano agli insegnanti di leggere in classe le fiabe classiche perché “tendono a promuovere solo il modello di famiglia tradizionale”.
 Falso.

1) I libri (sono di 50 pagine non si posso chiamare opuscoli) non sono giunti nelle scuole.
Sono, anzi erano, a disposizione di chi richiedeva una password via mail, per scaricarli dal sito dell'Istituo Beck e si rivolgono, diversificati, a tutti i gradi della scuola, elementare, media inferiore e media superiore.quindi non solamente nelle scuole primarie.

2) Nei libri, in tutte e tre le versioni,  non si sconsiglia di leggere le fiabe perché “tendono a promuovere solo il modello di famiglia tradizionale” come pretende Sara, bensì si dice che:
Nella società occidentale si dà per scontato che l’orientamento sessuale di un adolescente sano sia eterosessuale. La famiglia, la scuola, le principali istituzioni della società, gli amici si aspettano, incoraggiano e facilitano in mille modi, diretti e indiretti,
un orientamento eterosessuale. A un bambino è chiaro da subito che, se è maschio, dovrà innamorarsi di una principessa e, se è femmina, di un principe.  Non gli sono permesse fiabe con identificazioni diverse. Di conseguenza, quando sarà adolescente e comincerà a esplorare la propria identità sessuale, si troverà a realizzare che i suoi desideri sono differenti da quelli dei suoi amici, da quelli che “dovrebbe” avere e, quindi, si ritrova impaurito, solo e smarrito. Non ha intorno a sé persone che possano essergli di supporto, né vede nella società modelli positivi. (dal volume dedicato alla scuole medie inferiori, pag. 3) 
Non si parla affatto di famiglia, "tradizionale" (qualunque cosa significhi, se la famiglia biologica e mai separata della chiesa cattolica o quella nata dal divorzio e dal nuovo stato di famiglia)  meno, ma di rappresentatività delle singole identità delle persone.

Per Sara
la “diversità” originaria e fondamentale che costituisce l’essere umano è tra maschio e femmina. Quindi, se si vuole stare alla realtà e al significato delle parole, se c’è una famiglia che educa davvero alla diversità è proprio quella “tradizionale” in cui uomini e donne si scornano da millenni per venire a capo di una convivenza MAI facile (pensiamo alle esilaranti storielle di Enea Berardi che illustra benissimo le differenze di mentalità, psicologia e visione della vita tra mariti e mogli). In sostanza, e senza offesa, c’è molta più diversità e quindi ricchezza nella famiglia tradizionale che in una omosessuale.
Se Sara avesse letto gli opuscoli, prima di criticarli,  avrebbe scoperto che un conto è l’identità biologica che  
si riferisce al sesso biologico di un individuo, cioè al fatto che sia anatomicamente maschio o femmina. Tale caratteristica deriva dalla combinazione dei cromosomi XY nei maschi e XX nelle femmine al momento del concepimento. L’identità biologica identifica un individuo come maschio o femmina, in termini di cromosomi e anatomia sessuale. Si nasce maschio o femmina (pag. 7).
Un altro è invece l'identità di genere che è
un costrutto più complesso, legato indissolubilmente al contesto culturale di riferimento. Ogni società assegna al sesso maschile e a quello femminile dei ruoli più o meno
prestabiliti in un dato momento storico. Tali ruoli si traducono in comportamenti, attività e attributi che la società considera appropriati per gli uomini e le donne, per i bambini e le bambine (pag.7).
Sara confonde l'identità sessuale, quella che riguarda la differenziazione anatomica degli organi di riproduzione sessuale dell'essere umano e che ci fa maschi e femmine con l'identità di genere che ci definisce uomini e donne e pretende che la funzione riproduttiva invece di riguardare l'identità biologica riguardi l'identità di genere.

Una identità di genere che è costretta e indirizzata da specifici ruoli di genere
cioè i comportamenti che gli individui adottano (nel modo di parlare, di vestirsi, di
riferirsi a se stessi) per indicare agli altri la propria identità maschile, femminile o ambivalente.
Tale aspetto, in quanto manifestazione esteriore, è ovviamente fortemente influenzato dalla cultura di riferimento: è facile osservare, ad esempio, come la percezione dell’identità maschile nella cultura occidentale dei giorni nostri sia profondamente diversa da quella di 40 anni fa, e sia comunque molto differente dalla cultura odierna espressa da altre società. In sostanza, il ruolo di genere costituisce una rielaborazione e un’espressione personali delle aspettative e consuetudini sociali attuali rispetto a un determinato sesso.
Quando nasciamo, ci viene messo sulla culla un fiocco azzurro se siamo maschi e un fiocco rosa se siamo femmine. Questi fiocchi indicano non solo il nostro sesso, ma tutte le aspettative che la cultura ha sui nostri comportamenti in quanto maschi o femmine.
Da questo momento in poi buona parte di quello che diciamo o facciamo rientra nella dicotomia maschio/femmina.
Se una bambina ama giocare a calcio con i compagni e si sporca i vestiti, le viene detto di non fare il maschiaccio.
Una volta cresciuta, deve imparare a cucinare, deve volere un marito e dei figli. Così un uomo deve amare guardare la partita o la Formula 1 in tv. Ogni volta che un individuo non si conforma a queste aspettative, la società lo considera strano, lo fa sentire sbagliato rispetto a un modello stereotipato di riferimento. (pag. 8)
Queste differenze non sono inventate dall'autore e dalle autrici dei tre libri dell'Istituto Beck, ma riassumono la posizione ufficiale della psicologia, sociologia e antropologia contemporanee.
 
Sara, invece, non contenta di sovrapporre cose che da 30 anni circa invece si sono faticosamente separate per vedere l'identità sessuale di una persona, che è cosa assai complessa, in tutti i suoi differenti fattori, pretende che la sua smaccata omonegatività abbia una base di condivisione universale.  
In ogni tempo e in ogni cultura l’omosessualità è stata contrastata per quella che penso si possa definire un’avversione puramente “istintuale” (quindi pre-culturale) verso un atteggiamento che non consente la prosecuzione della specie. Ma oggi, con otto miliardi di terrestri in continuo aumento, la cultura ha buone chances di insegnare il rispetto anche per chi preferisce un compagno dello stesso sesso.
Senza dilungarmi in inutili esempi di come nel mondo antico l'omosessualità fosse tutt'altro che contrastata voglio farle notare come a seguire la sua distinzione tutte le famiglie composte da persone di sesso diverso che non possono o non vogliono avere prole dovrebbero essere viste con la stessa avversione di chi, secondo lei, ha un attegiamento che non consente la procreazione della specie.

In ogni caso che il motivo per cui si debba portare rispetto a chi preferisce un compagno dello stesso sesso sia la sovrappopolazione planetaria è uno svilimento dell'individualità di ognuno e ognuna.

Ogni essere umano dovrebbe poter fare le scelte secondo la sua natura...

Sempre che quella dell'omosessualità sia una scelta.

Non è così per la psicologia, come riportato nei tre libri che Sara critica senza aver minimamente letto. L'omosessualità infatti
Non è una scelta, come non è una scelta l’eterosessualità.
Qualcuno di voi ricorda di aver scelto a un certo punto di essere eterosessuale o omosessuale? Quello che le persone omosessuali possono scegliere è se accettare il
proprio orientamento omosessuale e, quindi, sviluppare un’identità omosessuale serena e assertiva, in cui tutti i diversi aspetti della propria personalità possano convivere in maniera armonica e integrata, o rifiutarlo per pregiudizi di ordine morale, sociale, religioso.  Quindi potremmo ribaltare la domanda chiedendoci:
“l’eterosessualità è una scelta?”. (pag. 23)
Sara  ignora, o finge di ignorare, che le coppie di sesso diverso non rimangono sempre insieme per tutta la vita e molte di queste coppie cambiano partner e a volte i partner possono essere anche dello stesso sesso e quindi padri si ritrovano con compagni dopo avere avuto dei figli da una moglie o, viceversa, madri si trovano a stare con compagne dopo avere avuto dei figli con, o senza, un uomo accanto (la madre single è una delle forme in cui l'autoemancipazione femminile si è andata declinando negli ultimi decenni).

Insomma se smettiamo di costringere e ridurre il legame affettivo tra due persone al mero dato procreativo vediamo che la coppia di sesso diverso non è affatto l'unica coppia detentrice della funzione procreativa proprio come le coppie dello stesso sesso non sono le uniche depositarie della sterilità. 

Sara  ci assicura, magnanimamente, di detestare
la violenza contro gli omosessuali, ma rifiuto categoricamente, proprio per rispetto di quella diversità da loro tanto declamata, di dover diventare io non più mamma ma genitore 1 o 2, non più di “sesso femminile” ma di un qualche “genere” a mio piacimento.
Dimostrando così  di non avere capito la terminologia e le questioni di cui dibatte.
Una donna sarà sempre madre e mai padre: anzi di solito sono le persone omonegative a chiedere dinanzi a due genitori chi fa la mamma o a due genitrici chi fa il papà.

I riferimenti a genitore 1 e 2 riguardano le soluzioni burocratiche, discutibilissime, di questo o quel comune e non derivano certo da queste distinzioni tra sesso e genere (e ruoli di genere).

Il ruolo di genere per esempio costringe una donna a scegliere  tra la carriera e il mestiere di madre e quando una donna dimostra di poter coprire entrambi i ruoli (come Licia Ronzulli, europarlamentare del pdl, che porta la figlia in Parlamento) viene descritta come una madre snaturata e non come una donna emancipata.

Chissà se Sara si sente di difendere anche questa discriminazione in nome di quella diversità che pretende di ascrivere alla famiglia procreatrice.

Sara conclude la sua lettera dicendo che
Millenni di storia della specie umana non cadranno sotto i colpi del politicamente corretto, servirà molta più saggezza da entrambe le parti, soprattutto a tutela degli omosessuali.

Senza dover tornare tanto indietro nella storia millenaria del genere umano vorrei chiedere  a Sara se lei se la sente di definire come una questione di forma, cioè di politicamente corretto, e non di sostanza, cioè di diritti delle donne, il diritto di voto, conquistato nel 1946, la parità col coniuge, conquistata nel 1975 col nuovo stato di famiglia, il diritto di divorzio, conquistato nel 1970, e quello all'interruzione volontaria della gravidanza, conquistato nel 1978.

Mi chiedo se Sara trova una questione legata al politicamente corretto l'aver finalmente trasformato lo stupro da reato contro la pubblica morale a reato contro la persona, nel 1996,  o ad aver cancellato, nel 1981, quell'imbarazzante articolo del codice penale sul delitto d'onore e sul matrimonio riparatore col quale uno stupratore poteva passarla liscia senza nemmeno subire il processo per reato contro la pubblica morale.

Se, insomma, tutte queste conquiste dell'Italia repubblicana sono da considerare altrettanti pezzi di millenni di storia umana caduti sotto i colpi del politicamente corretto o non sono invece conquiste di quella parità tra uomini e donne che adesso si sta allargando anche agli orientamenti sessuali non etero che, in barba a una presunta avversione istintuale e dunque pre-culturale alle omosessualità, sempre più Stati nel mondo stanno riconoscendo loro.

Sì omosessualità, al plurale, perchè non esiste solamente l'omosessualità maschile come Sara pretende in tutta la sua lettera parlando solo di omosessuali, al maschile, ma esistono anche le lesbiche, che Sara, stranamente, ignora (per tacer delle persone bisessuali...) cioè di noi tutti e tutte, donne e uomini, lesbiche gay  e bisex che possiamo o meno fare figli magari venendo aiutati quando la biologia ci impedisce di esprimere la nostra esistenza secondo una tavolozza di forme e di colori varia e differente ma per questo mai davvero diversa.

Se qualcuna o qualcuno vuole scrivere a sara l'indirizzo, pubblicato in calce alla lettera sul blog di Severgnini è gambasara@tiscali.it

giovedì 20 febbraio 2014

L'attacco reazionario del mondo eterosessista contro la STRATEGIA NAZIONALE per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013 -2015) dell'UNAR

Nei giorni scorsi testate di informazione, anche nazionali come il corsera, hanno accennato in termini del tutto discriminatori e disinformativi, se non proprio mendaci,  della reazione non solo del mondo cattolico ma anche dello stesso governo (nella persona del viceministro Guerra) contro i libri (di 50 pagine l'uno, definiti opuscoli) messi a disposizione al corpo insegnante delle scuole elementari medie inferiori e medie superiori dall'Unar nell'ambito della STRATEGIA NAZIONALE   per la prevenzione e il contrasto  delle discriminazioni  basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere  (2013 -2015).

Questi libri dal titolo comune Educare alla diversità a scuola, rivolti al corpo insegnante e non direttamente agli e alle studenti, contengono strumenti informativi didattici ed esercizi per sensibilizzare il corpo studentesco contro le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale.

Pensati  e distribuiti dall'Istituto Beck previa esplicita richiesta, sono stati criticati estrapolando alcuni elementi in essi contenuti forzandone l'interpretazione facendo loro dire quello che in questi libri non c'è.

Così invece di fornire una informazione precisa e esauriente ricordando tra l'altro come le lotte alle discriminazione di genere e di orientamento sessuale siano una direttiva europea inderogabile sulla quale l'Italia è indietro rispetto tanti altri Stati membri, si è preferito ironizzare coinvolgendo il senso comune dei lettori e delle lettrici.

Carlotta di Leo sul corriere scrive un articolo a dir poco mendace nel quale esordisce dicendo
Scoppia la polemica su Biancaneve & Co. La notizia dei tre opuscoli che - con tanto di loghi istituzionali -sconsigliano ai maestri di leggere in classe le fiabe perché tendono a promuovere il solo modello di famiglia tradizionale, ha suscitato la reazione delle Pari Opportunità.
FALSO.

Tutti e tre i libri accennano al sessismo delle fiabe tradizionali, non solamente quello dedicati ai e alle docenti della scuola elementare.

Evidentemente la giornalista (sic!) non si è nemmeno degnata di leggere i libri in questione (altrimenti avrebbe visto che  si parla di fiabe anche nei volumi dedicati alla scuola media inferiore e superiore) e nel suo modo semplicistico di pensare ascrive le fiabe all'infanzia mentre i libri in questione criticano le fiabe in questi termini:
Nella società occidentale si dà per scontato che l’orientamento sessuale di un adolescente sano sia eterosessuale. La famiglia, la scuola, le principali istituzioni della società, gli amici si aspettano, incoraggiano e facilitano in mille modi, diretti e indiretti,
un orientamento eterosessuale. A un bambino è chiaro da subito che, se è maschio, dovrà innamorarsi di una principessa e, se è femmina, di un principe.  Non gli sono permesse fiabe con identificazioni diverse. Di conseguenza, quando sarà adolescente e comincerà a esplorare la propria identità sessuale, si troverà a realizzare che i suoi desideri sono differenti da quelli dei suoi amici, da quelli che “dovrebbe” avere e, quindi, si ritrova impaurito, solo e smarrito. Non ha intorno a sé persone che possano essergli di supporto, né vede nella società modelli positivi. (dal volume dedicato alla scuole medie inferiori)

Altro che famiglia tradizionale!

I libri dell'Istituto Beck parlano di identità sessuale del singolo individuo non già della famiglia che per l'infanzia e l'adolescenza è ancora un discorso prematuro.

Prosegue l'articolo del corsera
Il viceministro, Maria Cecilia Guerra, ha sconfessato l’iniziativa e inviato una formale nota di demerito a Marco De Giorgi, il direttore dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) che ha diffuso nelle scuole di quei volumi .
FALSO

I volumi non sono stati diffusi nelle scuole ma sono solamente stati messi a disposizione online solamente per gli e le insegnanti che ne facevano esplicita richiesta (per scaricare i volumi bisogna richiedere una password che viene inviata solo previa invio di richiesta tramite mail).
Dunque non una informazione calata dall'alto, ma uno strumento messo a disposizione per i tanti e le tante insegnanti che sentono l'esigenza di informarsi su questi argomenti e avere strumenti per tutelare gli e le studenti che nelle loro classi o nelle loro scuole sono vittime di discriminazione in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere.

In un altro articolo del corsera firmato da Isabella Bossi Fedigrotti si legge:

Scorrendo i consigli delle Pari opportunità, accanto a indicazioni intelligenti e benvenute per combattere il bullismo e insegnare il massimo rispetto per chi in qualche modo è diverso, si scopre però che principi e principesse hanno ben più gravi responsabilità di quella di istillare sogni balordi: insegnano, cioè, che per formare una famiglia, gli uomini si sposano con le donne e mai viene loro in mente di accennare alla possibilità che un uomo sposi un uomo oppure una donna un'altra donna. Queste ammuffite storie d'altri tempi raccontano, infatti, sempre e soltanto di cavalieri che dopo la partita di caccia tornano a casa dalla dolce sposina che culla il bambino cantando una ninna nanna.
Per le Pari opportunità è, dunque, davvero ora di finirla con la bigotta famiglia tradizionale. Aria nuova ci vuole, specialmente per i bambini. Avanti allora con esempi più moderni, di coppie omosessuali, con genitori uno e due. E basta anche con giochi e passatempi tradizionalmente maschili o femminili: bisogna decidersi a mescolare le carte insegnando il calcio alle bambine e lasciando le bambole in mano ai loro amichetti. Le macchinine meglio regalarle alle femminucce e i servizietti da cucina, invece, ai maschi (il che, al tempo di Masterchef e della recente mania per il food avrebbe anche un senso).
Ironia a parte, le raccomandazioni per gli insegnanti hanno l'aria di essere una corsa in avanti un po' troppo precipitosa. Con uno scopo che sembra, chissà, abbastanza preciso: preparare, cioè, il terreno (tra bambini e ragazzi e, quindi, nelle famiglie) al matrimonio omosessuale. Il che può essere una scelta, da farsi, però, piuttosto, per così dire, a viso aperto, non nel modo un po' strisciante, all'insegna della correttezza politica per bimbi, cui fanno pensare le istruzioni dei tre libretti. (i corsivi sono nel testo)
Questi libri dunque non promuovono la tutela e la possibilità per le perosne non etero di godere degli stessi diritti delle persone eteronormate ma fanno propaganda per i matrimoni gay usando le stesse argomentazioni della legge russa contro la propaganda gay.

Al di là delle considerazioni omofobe quel che in questo scritto di una persona vecchia e obsoleta che dovrebbe andare alla rottamazione letteraria altro che scrivere sul quotidiano dove scrisse Pasolini, quello che trovo più pericoloso e profondamente insopportabile è la ridicolizzazione di tutte le critiche antisessiste ai giocattoli.

Un argomento tutt'altro che acquisito se anche in ambito lgbt c'è chi ancora oggi legge il fatto che un bambino gioca con le bambole come indizio di omosessualità.  Poco importa se dal suo punto di vista quel comportamento è da difendere mentre Bossi Fedigrotti probabilmente chiamerebbe Nicolosi.

Pensare che un bambino che gioca con le bambole sia effeminato e che in quanto effeminato sia probabilmente gay sono proprio gli stereotipi contro i quali questi libri cercano di lottare.

Perchè i bambini  che giocano con le bambole non sono effeminati né l'effeminatezza è sintomo [sic] di omosessualità.

Questi articoli, e ho scelto apposta quelli più decenti e meno ridicoli, ce ne sono alcuni altri deliranti che spacciano il film di fiction Krampack (Spagna, 200) di Cesc Gay come un documentario in cui la masturbazione fra due ragazzi è presentata come esplorazione e «gioco», dimostrano l'assoluta necessità di iniziative come questa degli opuscoli che servono a formare le persone adulte che insegnano a scuola.

Perchè su argomenti sensibili come identità di genere e orientamento sessuale nel nostro paese ci sono ancora persone adulte completamente prive di una formazione adeguata e ferme ancora a considerazioni degli anni 50 del secolo scorso mentre il resto del mondo ha fatto passi da gigante coltivando una rivoluzione copernicana così diffusa e rigogliosa che questi soloni e solone che pretendono ancora il sole giri introno alla terra sarebbero da compatire con imbarazzo se non avessero ancora potere decisionale e politico. Persone che se solo potessero ti mettere al rogo come è stato fatto in passato proprio per gli stessi motivi, perchè osi cioè pensare con la tua testa, informata e in continuo aggiornamento, e non coltivi invece odio e discriminazione allineandoti a un pensiero unico e fisso come quel dio maschio che continuano a proporti mefiticamente.


Quante Bossi Fedigrotti ci sono ancora nelle nostre nostre istituzioni?

Quanti danni possono fare con la loro incompetenza e disinformazione?

I libri dell'Unar aprono una questine di aggiornamento culturale che ci riguarda tutte e tutti   militanti come insegnanti.

La mia stima va a quelle persone che nelle scuole cercano di educare al pensiero complesso e al rispetto di ogni differenza, in barba al fondamentalismo cattolico di chi diffonde odio e discriminazione in nome di un dio che non esiste se non nella loro mente sadica e malata.

Ringrazio Mauro Beato che mi ha segnalato l'articolo del corsera.

giovedì 13 febbraio 2014

L'odio omofobico e la disinformazione: il blog di Severgnini sul corsera

Un lettore diq uesto blog  mi propone questo intervento delirante su, o sarebbe meglio dire contro le omosessualità.

Tentennando se dare corpo a questi deliri prendendoli in considerazione oppure no, scelgo di parlarne per farne una occasione di lettura critica del pregiuidzio (nemmeno tanto) dissimulato.

Ecco il testo integrale, che potete leggere sul blog di Beppe Severgnini ospitato sul sito del corsera.

L’omosessualità e la lavagna della psiche

Caro Beppe, chi pone gli atti eterosessuali e omosessuali sullo stesso piano, non riesce a spiegare il diverso impatto sulla vittima che hanno le violenze sessuali, quando sono di tipo omosessuale rispetto a quando invece sono eterosessuali. So che il tema è tabu’ ed io rischio grosso, ma oso dire che è proprio l’omosessualità a spiegare il carattere particolarmente grave e duraturo delle conseguenze psichiche per le giovani vittime di atti di omosessualità fatti loro subire dal “solito” “educatore-predatore”, in seminario, collegio, scuola, palestra… E la differenza tra l’etero e l’omosessualità spiegherebbe anche perché per molti omosessuali non basti l’essere accettati dalla famiglia, dagli amici e dalla società, per sentirsi accettati anche da se stessi. L’omosessualità, infatti, non è una semplice preferenza di partner ma investe l’identità piu’ profonda dell’essere umano. Che gli effetti duraturi e sofferti, con ferite che stentano tremendamente a rimarginarsi, siano causati – unicamente o soprattutto – dalla morale tradizionale discriminatoria e retrograda nei confronti degli atti omosessuali? In tal caso è da sperare che con l’avvento della nuova morale, grazie anche quindi al matrimonio omosessuale, si farà ben presto piazza pulita di tanti tabù e complessi, e si eliminerà il senso di colpa che affligge le vittime di atti omosessuali subiti in giovanissima età ad opera del classico “educatore-predatore”: prete, allenatore, insegnante… C’è da chiedersi se sia veramente l’intolleranza, prevalsa per tanti anni nella nostra società, la responsabile della vergogna e del senso di oltraggio provati dalle vittime di certi atti omosessuali imposti, o se non sia piuttosto il fatto che la distinzione tra atti secondo natura e atti contro natura è una distinzione che non si può cancellare facilmente dalla lavagna della psiche. Claudio Antonelli , onisip@gmail.com]
Antonelli si riferisce all'eterossualità e all'omosessualità come ad atti evidentemente (leggendo il resto) sessuali.

Ecco il primo solito scippo.
L'affettività, l'emotività, l'erotismo etero od omosessuale sono ridotti al solo atto fisico.

Come se l'amore tra uomo e donna o donna e donna o uomo e uomo fosse solo l'atto sessuale e non anche l'affettività, la sfera dei sientimenti, la codivisione di un pezzo della propria vita insieme...

Fatta questa semplificazione Antonelli dice che a mettere gli atti omo ed etero sullo stesso piano, cioè dare loro pari dignità,  allora non si spiega il diverso impatto che sulla vittima hanno le violenze sessuali etero od omo.

Secondo una logica fondata tutta sul pregiudizio e priva di raziocinio la prova che etero e omosessualità (ridotte all'atto sessuale) non hanno pari dignità  lo dimostrerebbe il diverso impatto delle violenze sessuali etero od omessuali.

Prima si riduce la sfera complessa e composita degli orientamenti sessuali al solo atto sessuale e poi si passa dgli atti sessuali tra consenzienti (e tra adulti) a quelli coatti, cioè alle violenze sessuali.

Quali violenze sessuali?
Non lo stupro di donne adulte (che altrimenti non avrebbe senso parlare di violenze sessuali omosessuali visto che le violenze sessuali fatte da donne ai danni di donne non hanno consistenza statistica alcuna, diversamente dalle violenze domestiche che avvengonoanche tra coppie lesbiche(=entrambe di sesso femminile).

Continuando con una serie ininterrotta di traslati semantici stile effetto domino Antonelli parte dalle omosessualità e arriva di riduzione in riduzione alla pedofilia omosessuale maschile:
giovani vittime di atti di omosessualità fatti loro subire dal “solito” “educatore-predatore”, in seminario, collegio, scuola, palestra…

Vittime maschili e stupratori maschili.

Qui c'è proprio un obbrobrio semantico.

Invece di chiamare il rapporto sessuale che intercorre tra minore non consenziente e adulto abuso sessuale (o stupro) Antonelli parla di atti di omosessualità.
Immaginatevi di chiamare atti di eterosessualità gli stupri fatti dagli uomini alle donne e rendetevi conto del modo a dir poco pregiudizievole di riferirsi all'omosessualità.

Nella descrizione dell'atto si sottolinea l'assortimento sessuale della coppia ma NON il carattere di abuso del rapporto sessuale e si ytrasla la negatività dall'abuso all'atto di per sè.

L'abuso naturalmente non è dato dall'atto in sè ma dalla sua natura non consenziente. Tant'è che anche la pedofilia eterosessuale è un abuso ma per Antonelli lascia un segno meno indelebile

Ed ecco che la dimostrazione che etero e omosessualità non pososno godere di pari dignità (per atcer della bisessualità che non esiste come qui non esiste l'omosessualit femminile) diventa più smeplicemente una affermazionesi camuffata da dimostrazione.

Il fatto che un abuso pedofilo omosessuale maschile sia più indelebile di uno etero non dipende dall'abuso ma dall'omosessualità in sè. Non si dimostra ciò che si afferma ma si afferma che cioè che si afferma è così.

L'altra bugia che passa sottotraccia è che le persone, gli uomini, a commettere l'abuso sessuale pedofilo ai danni di bambini appartengano a determinate categorie:

“educatore-predatore”, in seminario, collegio, scuola, palestra…









Peccato che i dati di telefono azzurro dicano incontrovertibilmente che più dell'80% di questi abusi avviene IN FAMIGLIA ed è fatto dagli uomini quanto dalle donne ai danni tanto di bambini quanto di bambine e che non solo la pedofilia non è solo omnosessuale ma quela  etero (fatta cioè da uomini a bambine e, più raramente, da donne a bambini) è numericamente più consistente.


Così distratti dall'equiparazione infamante dell'atto di omosessualità come violenza sessuale non si nota la semplificazione della pedofilia ascritta a persone fuori dalla familgia e ridotta alla sola componente omosessuale maschile.

Il meglio (cioè il peggio) deve ancora venire. Con un salto logico che nemmeno lo stacco dall'osso animale all'astronave di 2001: odissea nello spazio Antonelli prima dice che se le perosne omosessuali vivono male è a causa della morale (non della politica?) retrograda che secondo lui cambierà anche tramite il matrimonio omosessuale (e infatti il matrimonio eterosessuale ha garantito le donne da 4mila anni di maschlismo...) e  poi aggiunge, collegando due cose che non sono collegabili,

In tal caso è da sperare che con l’avvento della nuova morale, grazie anche quindi al matrimonio omosessuale, si farà ben presto piazza pulita di tanti tabù e complessi, e si eliminerà il senso di colpa che affligge le vittime di atti omosessuali subiti in giovanissima età ad opera del classico “educatore-predatore”: prete, allenatore, insegnante…
Senso di colpa?

Quello delle vittime di abusi sessuali è un senso di colpa?


Cioè un vuoi vedere che è colpa mia?

Antonelli non solo perverte la realtà fattuale delle cose ma diffondendo odio per le persone non eterosessuali far derivare il senso di colpa che molti e molte omosessuali provano a causa dello stigma sociale dal senso di colpa delle vittime di abuso secondo una vecchia e cara teroria che l'omosessualità come la pedofilia nascono da un abuso subito in infanzia cosa che rimanda a un pedofilo e un omosessuale primordiali metafisici cioè fuori dalla realtà e dalla stroia visto che il primo pedofilo e il primo omsoessuale,
quelli che han cominciato la catena e non hano subito nessun abuso, in quanto primi non sono stati vittima di un abuso...
In una società veramente democratica  una perona come Antonelli non si serebbe mai vista pubblicare questo scritto disgustosamente omonegativo sul sito del corsera.
Soprattutto non sarebbe stato poubblicato senza due righe due di commento da parte dii Severgnini che lo ospita e che così' facendo per assenso apporva questo commento.

Senza bisogno di una legge contro l'omofobia che, se fosse in vigore in Italia, avrebbe mandato in galera Antonelli, Severgnini e il direttore del corsera, dove dovrebbero stare non solo per l'odio omonegativo ma per la disinfromazione che passano ocme dati di fatto.

Purtroppo l'Italia è il paese dove le donne gli stupri se li cercano e dove le vittime di abusi sessuali omosessuali sono più vittimte di quelle di abusi eterosessuali perchè la prima non è a normale e la seconda sì.

E poi i malati di mente si diceva siamo noi persone omosessuali...

venerdì 10 gennaio 2014

Daniele Fulli: dopo l'omicidio il fango della stampa italiana e anche quello delle forze dell'ordine.

Daniele Fulli, è stato ucciso sul greto del Tevere con due colpi di punteruolo o di cacciavite  uno alla nuca e uno all'inguine da Andrea Troisio reo confesso. L'assassino è stato individuato grazie alle testimonianze di parenti e amici della vittima e all'analisi dei tabulati dei cellulari (Repubblica)

Il cadavere di Daniele è stato trovato sul greto del fiume, coi pantaloni calati.

I due colpi inferti con un punteruolo o un cacciavite erano stati in precedenza scambiati per colpi di proiettile.
Forse sono abituato a vedere troppi telefilm polizieschi ma un proiettile oltre al foro di entrata ha anche quello di uscita altrimenti vuol dire che è rimasto nel corpo. Mi chiedo come sia possibile scambiare per un colpo di pistola la ferita lasciata da un punteruolo.

Adrea Troisio ha confessato l'omicidio.

Quello che è stato stabilito (sempre a fidarsi dei giornali) è che Daniele sia stato ucciso sul luogo in cui il suo cadavere è stato ritrovato, e che l'arma del delitto, il punteruolo o il cacciavite, non è stata ancora trovata.

Nonostante l'assassino abbia confessato la dinamica dell'omicidio e il movente non sono ancora chiari.

Le ipotesi fatte dalla stampa e dagli inquirenti tradiscono una visione così pregiudizievole e discriminatoria che è come se Daniele venisse ancora colpito da un punteruolo fatto di innuendo e insinuazioni più che omofobiche criminali.

Le ipotesi della dinamica dell'omicidio e del suo movente vengono raccontate seguendo uno scenario pieno di pregiudizi e insinuazioni nemmeno troppo nascoste.

Secondo quanto riportato dal Fatto quotidiano
“I pantaloni abbassati della vittima fanno pensare ad un rapporto consumato” con il carnefice “ma escludo che il delitto sia stato premeditato”, ha spiegato il capo della Squadra mobile di Roma Renato Cortese durante una conferenza stampa.
Daniele è stato ucciso sul luogo. I punteruoli non crescono sul greto del Tevere.
L'omicida lo aveva presumibilmente con sé.  Chi è che gira con un punteruolo o un cacciavite in tasca?


In base a quale evidenze Cortese esclude la premeditazione?


Sul movente dell'omicidio nessuno ha pensato di chiedere all'assassino e gli inquirenti presentano delle ipotesi come riporta Repubblica:
la vittima potrebbe aver rifiutato un rapporto sessuale e per questo sarebbe stato ucciso. Una seconda ipotesi racconta invece che forse Fulli cercava una relazione più stabile mentre Troisio voleva rapporti più occasionali. Al termine di una lite, dopo un rapporto sessuale, Troisio si sarebbe dunque lanciato su Fulli e lo avrebbe colpito più volte fino ad ucciderlo. Sarebbe quindi in ogni caso esclusa la premeditazione.
Andrea cioè non ne voleva sapere di Daniele e dopo averci scopato lo ammazza?
Perchè si pensa che Daniele cercasse una relazione più stabile e Andrea non ne voleva sapere?

L'innuendo che ci leggo è che Daniele, gay dichiarato voleva una relazione al di là del rapporto sessuale occasionale, mentre Andrea che viene descritto come tossicodipendente senza che il suo orientamento sessuale venga definito (nessuno glielo è andato a chiedere evidentemente) no.

Daniele, il gay, non si accontenta del rapporto sessuale occasionale, vuole di più. Frulli, l'etero, si è lasciato andare solo a una scopata e visto che il gay non si accontenta lo ammazza.

Basta questo perchè Agi e Adn Kronos parlino di delitto passionale.

Normalmente con questa parafrasi molto contestata si descrive un omicida che sia mosso da un amore così forte che dinanzi il rifiuto della vittima conduce al gesto folle.

Allora quello a volere la storia fissa dovrebbe essere Andrea  e non Daniele. E, nel caso, dovrebbe essere Daniele, che voleva, ad avere ammazzato Andrea, che non voleva.

L'idea di delitto passionale subisce qui una inversione totale.

Non innamorato folle ma esasperato folle.

Se un uomo ammazza una donna è perchè la ama tanto.

Se un uomo (il cui orientamento sessuale non è meglio specificato) ammazza un gay lo fa perchè il gay lo esaspera, lo infastidisce. Perchè il gay avrebbe voluto una relazione più stabile mentre Troisio solo rapporti occasionali. (Adn Kronos )


Quello che preme agli inquirenti e alla stampa evidentemente è di  dimostrare che questo caso, almeno questo, non abbia un movente omofobico.

L'agi conclude il suo dispaccio dicendo infatti che
Secondo quanto si e' appreso i due si frequentavano da pochi giorni e il movente dell'omicidio sarebbe solo passionale. (il corsivo è mio).
State tranquilli signori froci militanti. Non si è trattato di omofobia ma solo di passione.

Quello che gli inquirenti e la stampa non hanno pensato è che se i fatti si sono davvero svolti così, se cioè Andrea e Daniele hanno prima consumato un rapporto sessuale e poi Andrea ha ammazzato Daniele il movente omofobico potrebbe essere ancora presente:

quello che gli inquirenti chiamano delitto passionale, che qui non c'entra niente, è potrebbe essere invece la reazione che molti uomini hanno nei confronti del partner occasionale dello stesso sesso col quale hanno appena consumato un rapporto sessuale: rifiuto, disgusto, paura.
Brutto frocio guarda cosa mi hai fatto fare.

Altro che delitto passionale. E' un delitto mosso dall'odio  per quello che si è e che si odia in sé al punto tale da negarlo e per farlo bisogna cancellare la persona che lo sa e che lo ha fatto emergere in noi.

Andrea è dunque sia colpevole in quanto omicida che vittima dello stesso stigma omofobico che lo ha indotto a vivere in maniera problematica il proprio comportamento sessuale al punto tale da indurre in se stesso e poi proiettarlo nell'altro un odio così feroce da degenerare in omicidio.

Ecco qual è la vera emergenza omofobia. Non sono i gesti ma il clima di una società che induce quei gesti che dà loro un significato piuttosto di un altro.

Al punto tale che se un uomo ammazza un frocio è il frocio a essere innamorato e l'omicida no eppure si parla lo stesso di delitto passionale.

Tra le ipotesi precedenti all'arresto di Andrea  riporto quella più volgare e criminalmente omofobica del salvagente secono il quale Daniele


Habitueè degli incontri a pagamento. Il solito frocio che se l'è cercata insomma.

Ecco il clima omofobico che respiriamo tutte e tutti.

Quello che fa impostare al capo della digos un sillogismo che fa acqua da tutte le parti solo per scongiurare che non si è trattato di omofobia ma di un delitto passionale.
Per cui le sacrosante parole di Fabrizio Marrazzo riportate dal Fatto quotidiano

“C’è però da sottolineare – continua Marrazzo – che a livello di opinione pubblica non può passare il messaggio che Daniele se la sia cercata, che siamo di fronte a fatti normali per chi vive relazioni e rapporti omosessuali, che ci sia una sorta di destino segnato per chi è gay, che quelli che vengono definiti omicidi maturati in ambienti gay siano frutto di vite minori. Daniele è stato una vittima di violenza, per noi era un amico e come tale lo ricorderemo”
sono già state vanificate poche righe prima quando, nello stesso articolo, si è scritto che
“Forse Fulli cercava una relazione più stabile mentre Troisio voleva rapporti più occasionali per questo potrebbe aver reagito ed ucciso il giovane parrucchiere. -ha spiegato ancora Cortese- Quindi potremmo escludere la premeditazione, comunque le indagini sono ancora in corso”.
Io vorrei sapere che cosa ha da dire Andrea. E che forse fino a quel momento sarebbe stato meglio mantenere un decente e rispettoso no comment.