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lunedì 26 settembre 2016

Non diventiamo civili a colpi di legge: perchè non serve una legge contro l'omofobia nel caso di aggressione paterna ai danni della figlia lesbica nella gaystreet di Roma

Avrete letto i fatti, così come ci sono stati raccontati con colore di cronaca (terribile e omofoba) dalla stampa ma anche dal movimento.

I geniutori (padre e madre) e una zia di una ragazza 21enne hacco compiuto un raid nella gay street romana, individuando la fidanzata della figlia\nipote che hanno schiaffeggiata.
Poi il padre ha dato un pugno (o forse più di uno) alla figlia (colta da un attacco di panico) e ha messo a soqquadro il Coming Out lanciando tavoli e sedie.
Quando sono giunti i carabinieri che hanno identificato padre madre e zia la ragazza non ha sporto denuncia.

Prima ancora di analizare la dinamica dei fatti (e sì che di domande da fare ce ne sono) tutti e tutte hanno chiesto, urlando indignati e indgnate, la promulgazione dela legge contro l'omofobia senza pensare, così, di getto.

Adesso la legge contro l'omofobia così come era pensata  originariamente, prima che Scalfarotto (ogni aggettivo è inutile, basta il cognome) la svuotasse di qualunque significato,  applica delle aggravanti di pena per altri reati.

Non è un reato di per sè nel senso stretto del termine come il furto o l'omicidio che sono atti concreti e identificabili.
E' una aggravante: quando tra i motivi che hanno portato qualcuno o qualcuna a commettere un reato c'è l'omofobia.

Per rimanere nei due esempi se io rubo o uccido perchè la vittima è omosessuale la legge contro l'omofobia aggiunge un'aggravante alla pena già prevista dal codice penale.

Dunque a ben vedere la legge contro l'omofobia costituisce una vendetta.
Un aumento di pena tutt'altro che edeucativo, certo non un deterrente, ma una vigliacca e inutile aggravio di pena.
Ecco riemergere l'anima frocaiola del popolo italaino fascista da sempre e per sempre.


Sia ben chiaro.
Non stiamo dicendo che di questa legge non ci sia bisogno o che non sia giusta.
Perchè la legge vieta anche la diffusione di idee parole e atti di odio contro le persone omosessuali.

Ma le forze in gioco in questa specifrica vicenda, dolorosa per la società italiana e romana, sono di ben altra portata.

Torniamo ai fatti.
La prima domanda che mi viene in mente è, fra tutti i froci e le lesbiche presenti nel locale e alla gay street come mai nessuno e nessuna han pensato di immobilizzare il padre, la madre e la zia?
Come mai nessuno e nessuna han pensato almeno di separe padre e figlia?
Come mai il rapporto numerico, sicuramente a favore degli e delle astanti, e non delle due aggreditrici e dell'aggressore, non è stato usato a vantaggio dell'aggredita?

Perchè nei resoconti non si è spiegato come mai l'aggressione è stata compiuta, a leggere le ricostruzioni, nell'indifferenza generale?

Io non sono un eroe ma l'unione fa la forza e se ci sono latre persone con me ci provo a fermare un uomo che picchia una ragazza a rischio di essere picchiato anche io come gli altri.

Quale legge sull'omofobia piuò istillare un senso di solidarietà che non trova altro modo di esprimersi che nel mantra "legge sull'omofobia"?
A quando una legge contro l'omossione di soccorso? Ah no aspetta, quella c'è già...

Entriamo adesso nel cuore del problema.
La ragazza non ha denunciato padre madre e zia.
Ne prendo atto e rispetto la sua scelta. Trovo disumano però che lo Stato lasci a lei l'incombenza della decisionedi sporgere querela.
Se tuo padre o tua madre o una tua familiare ti aggrediscono anche se sei maggiorenne sotto sotto un motivo ci sarà. Se non ti sta bene querelali altrimenti arrangiati.

Ecco cosa trovo incivile.
La prole minorenne è tutelata al di là della sua volotà. Quella maggiorenne è lsciata a se stessa.

Così non è solamente  il popolo italiano che sta a guardare. Sta a guardare anche lo Stato che sembra dire se hai dei genitori violenti arrangiati.

E intanto ci si gingilla con una legge contro l'omofobia che non c'azzecca proprio nulla...







domenica 22 settembre 2013

Che cosa dice davvero il testo unificato delle proposte di legge Scalfarotto ed altri; Fiano ed altri; Brunetta ed altri recante disposizioni in materia di contrasto dell'omofobia e della transfobia (C. 245-280-1071-A) appena licenziato dalla Camera

Si era partiti da una proposta di legge (n° 245) nella quale si specificavano


A RT .  1.
(Definizioni  relative  all’identità  sessuale).
1. Ai fini della legge penale, si intende
per:
a) « identità sessuale »: l’insieme, l’in-
terazione  o  ciascuna  delle  seguenti  com-
ponenti: sesso biologico, identità di genere,
ruolo  di  genere  e  orientamento  sessuale;
b) « identità di genere »: la percezione
che  una  persona  ha  di  sé  come  uomo  o
donna,  anche  se  non  corrispondente  al
proprio  sesso  biologico;
c) « ruolo di genere »: qualunque ma-
nifestazione esteriore di una persona che
sia conforme o contrastante con le aspet-
tative  sociali  connesse  all’essere  uomo  o
donna;
d)  « orientamento  sessuale »:  l’attra-
zione  emotiva  o  sessuale  nei  confronti  di
persone dello stesso sesso, di sesso opposto
o  di  entrambi  i  sessi.
e si dichiarava reato penale la discriminazione e gli atti di violenza motivati dall'identità sessuale della vittima (definita dalla legge come l’insieme, l’in-
terazione  o  ciascuna  delle  seguenti  componenti: sesso biologico, identità di genere, ruolo  di  genere  e  orientamento  sessuale).

Durante l'esame in commissione il testo unificato (diverso dalla 245 ma che manteneva ancora l'articolo 1) presentato il  9 luglio viene sostituito da un nuovo testo presentato il 22 luglio dagli stessi che avevano presentato la proposta di legge 245.

ALLEGATO 1
Disposizioni in materia di contrasto dell'omofobia e della transfobia. C. 245 Scalfarotto, C. 1071 Brunetta e C. 280 Fiano.
EMENDAMENTO DEI RELATORI
ART. 1.
Sostituire l'articolo 1 con il seguente:
Art. 1.
1. All'articolo 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni sono apportate le seguenti modifiche:
   a) al comma 1, alle lettere a) e b) sono aggiunte le seguenti parole: «o fondati sull'omofobia o transfobia»;
   b) al comma 3, primo periodo, dopo le parole «o religiosi» sono aggiunte le seguenti parole « o fondati sull'omofobia o transfobia».
  2. Al Titolo del decreto legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito con modificazioni della legge 25 giugno 1993, n. 205, dopo le parole «e religiosa» sono aggiunte le seguenti: «ovvero fondata sull'omofobia o transfobia».
  3. Alla rubrica dell'articolo 1, del decreto legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito con modificazioni della legge 25 giugno 1993, n. 205, dopo le parole «o religiosi» sono aggiunte le seguenti: «ovvero fondati sull'omofobia o transfobia».
  Conseguentemente sopprimere gli articoli 2, 3 e 4.

Senza definire omofobia e transfobia che, dunque, non hanno una dimensione legale precisa e sono lasciate alla discrezione interpretativa della magistrata.

Da questo testo unico scompaiono le aggravanti (art 3) per cui si dichiara reato picchiare una trans ma chi la picchia si fa meno galera di chi picchia una nera o un'ebrea. Alla faccia della parità di diritti.

Nella discussione in aula vengono reintrodotte le aggravanti dall'emendamento Verini (Pd) che però specifica anche che:

   c) dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:
    «4. Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente.»
Non contenti l'Assemblea approva anche il sub-emendamento (cioè un emendamento a questo emendamento) proposto dalla commissione

  Alla lettera c), capoverso comma 4, aggiungere, in fine, le seguenti parole: ovvero anche se assunte all'interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all'attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni.
Questa specifica vale per tutti i reati della legge Reale non solo per quelli di omofobia e transfobia.

Adesso datemi dell'estremista, o ditemi pure che non mi accontento mai, ma dire che l'omosessualità è immorale o che è una malattia o è giusto o è sbagliato e tertium non datur. 

Nessuna fa il processo alle intenzioni.
Per cui chiunque può pensarlo.
Ma non può dirlo pubblicamente.
Perchè dirlo discrimina chi è omosessuale.
Questa limitazione del diritto di pensiero è contemplata non solo nella nostra Costituzione nel suo articolo 3 laddove si dice che Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale ma anche nelle altre carte di diritti da quella dei diritti dell'uomo* a quella europea**.
Adesso è indubbio che annoverare l'omosessualità tra le malattie o tra i comportamenti immorali lede la dignità sociale di queste persone e dunque non può essere sostenuta o propagandata in nome di un diritto alla libertà di pensiero.

Nessuna può venirmi a dire cosa io posso pensare o non pensare nell'intimità della mia vita privata anche se questi miei pensieri sono contrari alla Costituzione.

Ma laddove le mie idee da private diventano pubbliche  non possono contrastare alcun articolo Costituzionale.

Per cui posso pensarlo e dirlo privatamente ma non pubblicamente perchè quel che penso e dico è contrario alla Costituzione.

Così di fronte agli striscioni antisemiti o razzisti negli stadi gli stessi vengono tolti e la squadra dai cui spalti quegli striscioni sono stati messi viene sanzionata anche a giocare partite senza pubblico.

Nessuna si sogna di dire che sanzionare le idee antisemite o razziste leda la libertà di opinione.

Adesso sicuramente le leggi da sole non bastano a cambiare una mentalità e normalmente sostengono un sentire comune che c'è già.

Ma non sempre cioè può avvenire o è avvenuto.

La cancellazione del delitto d'onore, considerare lo stupro come reato contro la persona e non contro la pubblica morale per esempio, sono stati acquisiti tardi nella storia legislativa del nostro Paese e dopo durissime lotte politiche e lunghissimi tentativi (una lotta quasi trentennale per la legge contro lo stupro) e ancora oggi parti sensibili dell'opinione pubblica continuano a pensarla come prima dell'introduzione di queste leggi.
Evidentemente queste leggi non servono a cambaire la mentalità ma a difendere le categorie discriminate da quella mentalità.

Chi non capisce questo punto e afferma che la legge Mancino non serve  a cambiare la testa della gente o è deficiente (nel senso letterale del termine) o è furba.
Questo sub-emendamento serve per proteggere chi vuole continuare a discriminare le persone omosessuali e non solo.

L'omosessualità nel nostro parlamento continua a essere usata come grimaldello per sfaldare le leggi più avanzate che zittiscono razziste antisemite e omofobe.

Però fa più comodo parlare di legge in difesa della lobby gay.


Così come fa comodo pensare che la Mancini serva a risolvere ogni probelma, come pretendono chi, come Scalfarotto, pensa che questa legge sia epocale.

Invece ha ragione da vendere Cristiana Alicata che sul suo blog scrive

Si impedisce davvero la violenza omofoba (come quella contro le donne ad esempio) solo se si ricostruisce un paese civile, solo se si demolisce l’impianto patriarcale secondo cui il maschio detiene il potere sulla donna, principio da cui discende che una lesbica può essere guarita incontrando il “vero maschio” (all’estremo c’è lo stupro correttivo) o il maschio gay tradisce la “virilità”  (e quindi all’estremo può essere pestato ed umiliato). Se non si coglie questo profondo passaggio culturale a mio avviso si guarda la toppa per tappare il buco e non si fa nulla per non creare quel buco.
Lo ripeto: non sto dicendo che non abbiamo bisogno della Legge Mancino o che la Mancino vada abolita per tutti: non voglio però che la Mancino rappresenti un alibi di Stato per non spendere risorse umane ed economiche nella prevenzione che è molto più difficile e che certamente può abitare solo in un Paese più stabile politicamente e con una classe dirigente che abbia una visione lunga e non la necessità di fare cose di impatto mediatico, ma che portano scarsi risultati in profondità.

Un'ultima cosa.

Ben venga la richiesta di dimissioni di Scalfarotto che la storia ha già annoverato come uno dei peggiori politici della causa lgbt (chissà se avrà il fegato di denunciare anche me come ha fatto con un commentatore verbalmente aggressivo) ma dobbiamo ricordare che Scalfarotto non ha agito da solo e che non dobbiamo farne un capro espiatorio solo perchè lui che è gay quell'emendamento non doveva votarlo vieppiù.

Anche questa è una forma di discriminazione.

La registrazione stenografica riportata sul sito della camera chiarisce bene cosa voglio dire.

E' una lettura che consiglio a tutte

E te pareva che me toccava difendere pure quello sprovveduto di Scalfarotto!










*
Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico, e del benessere generale in una società democratica.
articolo 29 della dichiarazione dei diritti umani

**
Articolo 10 – Libertà di espressione
1. Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza inge­renza alcuna da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera. Il presente articolo noti impedisce che gli Stati sottopongano a un regime di autorizza­zione le imprese di radiodiffusione, di cinema o di televisione.
2. L’esercizio di queste libertà, comportando doveri e responsabilità, può essere sot­toposto a determinate formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni previste dalla legge e costituenti misure necessarie in una società democratica, per la sicurezza na­zionale, l’integrità territoriale o l’ordine pubblico, la prevenzione dei reati, la prote­zione della salute e della morale, la protezione della reputazione o dei diritti altrui, o per impedire la divulgazione di informazioni confidenziali o per garantire l’autorità e la imparzialità del potere giudiziario.
articolo 10 CEDU - Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali

venerdì 30 agosto 2013

L'omo paranoia dei media italiani.
Sul bacio di protesta delle atlete russe Tatyana Firova e Kseniya Ryzhova. .

Vi ricorderete di questa foto che ha girato sulla rete durante i Mondiali di Atletica a Mosca.


Questo bacio delle atlete russe  Tatyana Firova e Kseniya Ryzhova è stato letto come bacio di protesta contro la legge antigay di Putin.

Un bacio definito coraggioso che, secondo alcuni commentatori e commentatrici della rete, avrebbe prodotto sgomento nelle altre due atlete che hanno assistito a quel bacio strano.

Saremo anche nell'epoca della civiltà delle immagini e eppure ci dimentichiamo sempre che uno scatto fotografico può estrapolare un gesto congelando un dettaglio che, visto nella sua interezza, acquisisce un significato diverso.

Lo possiamo facilmente verificare guardando al video di quel bacio.




Non solo si è trattato di un bacio a stampo ma se lo sono date tutte e quattro le atlete, in segno evidente di affetto amicale e di solidarietà sportiva e sororale.



D'altronde basta pensare al bacio slavo, come quello celebre tra Breznev e il Presidente della Germania dell'Est Erich Honecker immortalato dal fotografo francese  Régis Bossu, nel 1979



 
 
Dopo la caduta del muro di Berlino, nella primavera del 1990, diversi artisti provenienti da 21 paesi hanno decorato una parte del muro lasciata in piedi per memoria storica con 106 dipinti murali di grande formato.
L'artista russo Dimitri Vrubel trasse il suo dipinto murale dalla foto di Bossu intitolandolo  "Il bacio fraterno" accompagnandolo con la scritta "Dio aiutami a sopravvivere a questo amore mortale", che, restaurato nel novembre 2009, è tra le opere più famose del complesso artistico dell'East Side Gallery il tratto più lungo del Muro di Berlino tra quelli ancora conservati, lungo 1,3 chilometri.
(ringrazio il blog Prospettiva Internazionale dal quale ho preso le informazioni)

Io ho una borsa con il dipinto murale di Vrubel.

Una borsa che porto tranquillamente a scuola dove un giorno, durante la ricreazione, mentre io mi accingo ad andare in classe, incrocio sulle scale uno dei miei studenti di 14 anni, che si ferma, guarda la mia borsa divertito e mi dice
non è un bacio gay vero? 
No - gli rispondo - sono il presidente dell'allora URSS Breznev e il Presidente della Germania dell'Est Erich Honecker. E' un bacio di saluto ad un incontro ufficiale. I russi si baciano così.

Quindi se io penso che è un bacio gay
- riprende il mio studente - è un esempio di pregiudizio vero? 
E io  Sì.
E tutto contento il mio studente se ne va.

Quello che mi preoccupa di questa storia non è tanto l'ignoranza della stampa italiana che non ha pensato all'origine culturale di quel bacio, ma al fatto, maschilista e omofobico, che se due donne (come due uomini) si baciano sulle labbra, anche se con un bacio a stampo, quel bacio le qualifica come lesbiche (come gay).

Il bacio è un gesto di affetto che ha mille diversi significati e che dovrebbe essere agito liberamente da chiunque lo voglia dare e da chiunque lo voglia ricevere senza catalogazioni alcune.
Un bacio tra due donne o tra due uomini non qualifica le persone coinvolte nel bacio come omosessuali intanto perchè una o entrambe le persone potrebbero anche essere bisessuali e poi perchè ci si può baciare anche tra amici.

Io al liceo, quindi 30 anni fa, salutavo un mio compagno di classe con un bacio, a stampo, sulle labbra.  
Un bacio (che a me sarebbe piaciuto fosse altro, ma, come al solito, divago) che nessuno pensava minimamente fosse un bacio gay ma un saluto tra due amici intimi.

Invece il bacio delle quattro (e non due) atlete è stato descritto dalla nostra stampa come bacio saffico, bacio lesbo o addirittura bacio gay come fa l'Unità, come se la cosa più importante non fosse che il bacio è tra due donne (dire il bacio tra le atlete è più che sufficiente per dare questa informazione come fanno alcuni quotidiani a dire il vero) ma che quel bacio tra donne è un bacio diverso dagli altri baci, che va qualificato con epiteti (saffico) o aggettivi (lesbico) a differenza dei baci etero che, essendo la maggioranza (la norma, la normalità), non devono essere distinti perchè sono il bacio per antonomasia senza bisogno di aggettivo alcuno.

Un po' come capita, mutatis mutandis, con quel maledetto articolo la davanti ai cognomi di donne (la Parietti, la Boldrini) che sta tornando in auge anche sulla stampa di sinistra (manifesto in testa una volta più attento al sessismo linguistico), non usato per i cognomi di uomini perchè il sesso per antonomasia, quello che non merita di essere specificato, è sempre e solo quello maschile.

Il concetto di orientamento sessuale è importante per descrivere le persone e per permettere a ognuno e ognuna di noi di costruirci una nostra identità sessuale.


Una società libera e aperta dovrebbe accettare però un bacio tra due ragazzi o due ragazze non già come bacio gay  e lesbico ma come bacio e basta.

Perchè l'affetto e la sessualità sono  di tutti e tutte non di questa o di quella categoria.

E che quello che importa e tutto quello che c'è da dire sul bacio delle atlete russe è che due donne si sono baciate, senza chiederci nulla sul loro orientamento sessuale, senza definire quel bacio con un aggettivo che lo colleghi a un orientamento sessuale (che ci si dimentica sempre che sono tre e non due).

Perchè un bacio è lo stesso qualunque sia l'assortimento sessuale delle due persone che se lo danno.

Altrimenti rischiamo di dividere l'umanità in una serie di categorie di persone che sono le uniche autorizzate ad avere certi comportamenti: non solo dunque se due donne si baciano sono sicuramente lesbiche ma, suo reciproco, solo due lesbiche possono baciarsi.

Due donne etero no, perchè se due donne sono etero che si baciano a fare?!?
Allora vuol dire che tanto etero non sono e sono dunque lesbiche (tertium non datur).

La bisessualità quella all'interno della quale secondo Kinsey ci collochiamo tutti e tutte non esiste.

Si parla tanto di minoranza delle persone omosessuali senza renderci conto che l'omosessualità e l'eterosessualità pure sono entrambe una minoranza e che mediamente ci assestiamo tutti nel continuum della bisessualità sul quale in fasi diverse della nostra vita ci spostiamo ora più verso un polo ora verso l'altro.

Il comportamento sessuale riguarda tutte e tutti solo che socialmente siamo più propensi e propense ad accettarlo disinnescandone il portato omosessuale inserendolo in cornici di riferimento narrative che spiega  e giustifica quel comportamento come non omosessuale (fase adolescenziale, coercitività del carcere, occasionalità in particolari condizioni fisiche, vacanza, viaggio, ebrezza, effetto di sostanze chimiche).
Nessuna sostanza chimica puà ingenerare un comportamento che non sia già presnete nella persona anche se represso o rimosso per cui se il comportamento non fa l'orientamento dimostra comunque che essere coinvolti in interrelazione sessuali e\o affettive con persone dello stesso sesso sia una variabile che riguarda molte più  persone di quelle che poi si definiscono esclusivamente gay (o esclusivamente etero).

Ieri sera un ragazzo che ho incontrato al village e che è appena stato buttato fuori di casa dai genitori mi ha detto ho avuto una ragazza per 5 anni e ora sto con un ragazzo da 8 mesi. Ti innamori delle persone e basta.Senza rinnegare il suo passato etero che secondo la retorica gaista viene visto come una fase di passaggio (proprio come nella retorica eterista viene vista di passaggio la fase gay).

Ecco io non voglio vivere in una società dove l'affettività e anche la sessualità sono distribuite entro griglie rigide e impermeabili  che riducono tutto a due dei tre orientamenti sessuali impoverendo il ventaglio emotivo, emozionale e se(n)(s)suale delle persone strappando la possibilità di baciare una persona dello stesso sesso a chi non è gay o lesbica.

Per cui rallegrarsi che quel bacio serva alla causa gay dimostra invece quanto lavoro ancora ci sia da fare se nemmeno le persone lgbt riescono a riconsocere il loro orientamento sessuale come a un comportamento universale umano e invece vivisezionano sesso e sentimenti in una maniera discriminatoria (o sei omo o sei etero) talmente radicata da percepire la propria radicata omofobia che fa vedere in ogni comportamento affettivo un gesto che tradisce la propria vera natura ed egocentrata (ogni bacio tra due persone dello stesso sesso è un bacio come quelli che do io) come omofilia.

Perchè finché davanti a due ragazze  o due ragazzi che si baciano pensiamo che sono omosessuali non c'è poi così tanta differenza tra chi pensa che schifo e chi che bello.

La discriminazione sta già prima nel credere di poter dedurre un orientamento sessuale da un bacio, separando invece di unire, etichettando invece di riconoscere la ricchezza umana degli uomini e delle donne leggendo con malizia discriminatoria un gesto dolce e tenero e universale come il bacio.

Che è un bacio. E basta.

lunedì 12 agosto 2013

Roberto suicidato dalla società.
Il 14enne suicida è stato ucciso già in vita da una società omonegativa che non gli concedeva spazio alcuno per esistere così come era: un ragazzo che ama i ragazzi.

Adesso Roberto, il ragazzo di 14 anni che si è suicidato, viene ucciso una seconda volta ogni volta che la stampa riduce le responsabilità che hanno portato al suo gesto al comportamento di qualche bullo come fa Repubblica, il giornale più omofobo d'Italia, che pubblica un articolo di Emilio Rolando (vergogna!) il quale, fingendo di stare solo riportando l'opinione di alcune donne che conoscevano Roberto (a che titolo? In che relazione?) chiude il suo articolo assolvendo tutti e tutte e dando la colpa solamente ai giovani bulli:

"Speriamo che anche questa volta  -  dicono alcune donne che conoscevano Roberto  -  non siano state le prese in giro o gli sfottò sui social network ad aver spinto questo ragazzo a suicidarsi. Se così fosse i responsabili di istigazione al suicidio dovrebbero essere puniti severamente, non si può accettare la morte di un ragazzino dovuta solo a delle prese in giro di altri coetanei. È difficile  -  proseguono le signore  -  che nessuno si fosse accorto di nulla. Del disagio profondo che Roberto provava. Sicuramente aveva lanciato delle richieste di aiuto. Ma perché nessuno le aveva recepite".
Non sono gli sfottò sui social network, è la società tutta, che capillarmente mefiticamente inesorabilmente rende  l'Italia un posto dove gay lesbiche bisex e trans non possono vivere, né bene né male ma proprio non possono vivere perchè non hanno un posto.

Una società dove si pretende che dire che i gay sono malati o che non possono sposarsi o che non possono adottare i bambini sia una opinione e nessuno si rende condo che se dicessimo lo stesso di altre categorie di persone (donne, neri, ebrei) tutti grideremmo allo scandalo.

Una società la cui principale religione considera l'omosessualità una perversione e un disordine morale e accetta le perone omosessuali solamente se caste facendo dunque dell'omosessualità una questione di sesso. Ma se io sono innamorato del mio compagno di classe e lo amo anche senza farci sesso sono lo stesso accettato?

Una società dove nessuno si stufa delle barzellette sui froci tutte improntate ad allusioni sessuali (e sempre e solo a una certa sessualità) al travestitismo, all'inversione sessuale all'essere mezze donne per i gay e mezzi uomini per le donne.

Una società nella quale 10 anni fa, io testimone, una insegnante del biennio (l'età più sensibile) preparata e intelligente spiega l'omosessualità come un fattore ormonale.

Una società dove frocio è l'insulto numero uno per gli uomini, come mignotta quello per le donne,  è una società che si rende responsabile della morte di Roberto. Il suo suicidio però non è affatto un gesto di debolezza (vergogna a chi lo pensa vergogna e ludibrio) ma un atto di protesta, enorme, definitiva, commisurata al mondo nel quale Roberto sapeva di doler vivere e ha deciso coscientemente di non volerci vivere più.

Una società siffatta deve lavorare e educarsi tutta al rispetto e all'apertura, partendo da alcune semplici considerazioni.

1) l'omosessualità è un'opzione di default come l'eterosessualità. Quando chiediamo a un ragazzo se ha la ragazza impariamo a chiedergli anche se ha il ragazzo e se l'interrogato si risente spieghiamogli che non c'è nulla di strano.

2) se l'omosessualità è una opzione di default allora le opinioni personali contro le omosessualità non sono legittime perché nascono da una propria ignoranza e ledono la dignità umana. Quindi se proprio non riusciamo a cambiarle teniamocele per noi. Come abbiamo imparato a indignarci nei confronti di chi fa affermazioni contro le donne, contro le persone di altra provenienza geografica, contro le persone ebree, che non vengono recepite come opinioni legittime, lo stesso dobbiamo fare nei confronti delle opinioni omonegative e chiunque lotti affinché queste opinioni continuino a essere percepite come legittime deve essere trattato e trattata come criminale perchè è quello che è.

3) tv, stampa e società devono contribuire a creare un immaginario collettivo omosessuale che non è quello che oggi si vede (come ha giustamente detto Natalia Aspesi) dei vari Tiziano Ferro o Dolce e Gabbana che sono persone di successo che hanno fatto successo nonostante (Ferro) o grazie (D&G) alla propria omosessualità.
Le immagini di riferimento quelle dei film dei telefilm della tv vista dai ragazzi e dalle ragazze devono mostrare dei personaggi gay di normale appannaggio sociale, positive e inserite nella società. Si deve presentare il coming out come strumento di autoaffermazione prima ancora che come strumento politico e mostrare anche come il bullismo di chi ti deride sia facilmente smontabile come mostra questo spot inglese, semplice, chiaro e diretto.
Perchè anche noi non siamo capaci a farne uno?
La responsabilità è anche di tutto l'associazionismo nostrano incapace di produrre un pensiero politico che vada al di là dell'autoproaganda.



A Roma di tutte le varie associazioni esistenti ho visto solo il Mario mieli scendere in prima linea: dove sono D gay project Arcigay Roma Gay center? Non dico i loro esponenti e rappresentanti che si sono degnati di fare capolino ma dico i militanti e le militanti, la gente quella che rimane tutto il giorno nonostante il caldo a fare il presidio, uomini e donne giovani e meno giovani come me. Non ci tengo ad avere ragione, affatto ma è troppo comodo metter su una associazione e poi limitarsi a scrivere comunicati stampa. Bisogna sporcarsi le mani.
.

4) La scuola deve diventare un posto dove anche le persone omo bisesx e trans possono autorappresentarsi in un contesto di rispetto accoglienza e sicurezza e se ciò non accade la responsabilità non solo morale ma anche penale deve essere del o della preside e anche del corpo insegnante tutto.

Per questo la legge sull'omofobia non è sufficiente. Soprattutto quella in discussione in parlamento adesso svuotata di significato da quell'uomo politico minuscolo che è Scalfarotto.

Ci vuole una legge che elimini le barriere omofobe così come quelle maschiliste e sessiste perchè sono tutte figlie dello stesso patriarcato, sulla falsariga di quelle architettoniche per le persone disabili.

Una legge che imponga a controllare l'idoneità di tutti i funzionari e le funzionarie di Stato (dalla polizia al corpo insegnante) al ruolo ricoperto accertandone la mancanza di mentalità omonegativa e maschilista e in caso contrario richieda una educazione in tal senso.

Una legge che educhi la stampa un linguaggio non omofobo e non sessista.

E' vero che la società non la si educa al rispetto con la legge ma anche se il reato di omicidio non impedisce alla gente di uccidere questo non ne giustifica certo la depenalizzazione come invece i soliti cattolici omonegativi, criminali e assassini vogliono farci credere.

Andrea era un puro e da puro non ha potuto accettare il compromesso di vivere in una società omonegativa aspettando di crescere per procurarsi quel piccolo privilegio che lo facesse sentire quel tanto meno discriminato degli altri omosessuali e (soprav)vivere in maniera decente.
Deve aver pensato se la società è così omofoba io non so mica se voglio viverci.

Roberto,  suicidato dalla società, è stato ucciso da noi tutte e tutti. Ma non quando si è gettato dal quarto piano di casa sua in piena notte. Lo abbiamo ucciso in vita, impedendogli di vivere per quello che era un ragazzo normale che ama e si innamora di altri ragazzi come lui.

Altro che gli sfottò sui social network verbigrazia!

martedì 6 agosto 2013

Dubbi sulla legge contro l'omofobia. Una risposta di buon senso del direttore di Oggi

Leggo sul sito del settimanale Oggi una lettera al direttore nella quale si sollevano i soliti dubbi sull'opportunità della legge contro l'omofobia (e la transfobia, ma di quella non parla mai nessun*).
I dubbi sollevati sono basati sule solite argomentazioni omofobiche che non vengono percepite come tali.


Quello che sfugge al lettore, ma anche al direttore che non glielo fa notare, che con l'attuale legge mancino chi sgrida Sporco negro se ritenuto colpevole subisce delle aggravanti per odio razziale e quindi con la sua domanda il lettore dà implicitamente ragione a chi ritiene che la legge Mancino andrebbe estesa anche per l'odio contro l'orientamento sessuale o l'identità di genere.

La risposta del direttore, senza alcun proclama ideologico, ma dettata da un normalissimo buon senso mette a tacere qualunque dubbio (omofobico) sull'opportunità della legge.

Interessanti i commenti dei lettori e delle lettrici,. totalmente omofobici, discriminatori ed etnocentrici, che vanno a dimostrare come in questo paese, ma non solo, la percezione che si ha dell'omofobia è molto parziale.



Se negli ultimi tempi sono aumentati gli episodi di intolleranza contro gli omosessuali non dipenderà anche dalle loro provocazioni e ostentazioni? si chiede Silvia.


Basta cambiare il soggetto della frase per vedere da un lato l'assurdità della considerazione dall'altro il fatale patriarcato di un paese senza più cultura:

Se negli ultimi tempi sono aumentati gli stupri e gli omicidi contro le donne non dipenderà anche dalle loro provocazioni e ostentazioni?

Infatti c'è ancora qualcuno che pensa che se una donna va in giro con le sue forme in vista provoca e dunque se viene stuprata in fondo un po' se l'è cercata. 
Non so voi ma a me viene da vomitare.



conosco molti omosessuali che non condividono manifestazioni come i Gay pride o le ostentazioni oscene. Ritengono che siano dannose a quanti vivono con dignita’ la loro condizione di omosessuali.


Vivere con dignità, dice Alessio,  discrimimando e rendendo l'omosessualità un accidente e non una opzione di default come l'eterosessualità. Ed ecco un'altra discriminazione omofobica non percepita come tale.


Personalmente non ho mai visto né sentito di omosessuali che si siano comportati in modo normale e siano stati aggrediti.
Pretende Vittorio che è male informato perchè tutti i casi di omofobia riguardano comportamenti assolutamente normali. Peggio riguardano la propria esistenza il fato solo di essere percepiti come omosessuali.

Finché la chiesa con il suo catechismo discriminatorio e persecutorio non viene fortemente sanzionata e censurata ci si sente autorizzati e autorizzate a porre i più biechi distinguo basati su un sentire personale che si erge a norma generale. Il contrario esatto della democrazia.

C'è tanto lavoro da fare in Italia e la legge contro l'omofobia è solo un primo passo nella giusta direzione.

Intanto un sentito grazie a Umberto Brindani che ha fatto del buonsenso un arma di civile argomentazione.

martedì 30 luglio 2013

L'apertura del papa sui gay che non c'è...


Io ancora non ho trovato nessuno che mi dia la carta di identità in Vaticano dei gay, dicono che ce ne sono, credo che qualcuno si trovi. Ma bisogna distinguere tra una persona così e il fatto che esistono delle lobby. Le lobby non sono buone. Se una persona gay e cerca il Signore e ha buona volontà chi sono io per giudicarla? Il catechismo della chiesa cattolica dice che non si devono discriminare queste persone per questo. Il problema non è avere questa tendenza. Sono fratelli. In questo caso il problema è fare lobby, lobby di persone con questa tendenza, ma potrebbero essere lobby di avari, di massoni».
                        (fonte Il Messaggero)

Io ancora non ho trovato nessuno che mi dia la carta d’identità, in Vaticano. Dicono che ce ne siano. Ma si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby. Se è lobby, non tutte sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte. Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli, il problema è fare lobby: di questa tendenza o d'affari, lobby dei politici, lobby dei massoni, tante lobby...questo è il problema più grave. E la ringrazio tanto per aver fatto questa domanda. Grazie tante
                   (fonte Corriere della sera)


Ecco cosa avrebbe detto Papa Francesco I a proposito delle lobby gay e sui gay secondo messaggero e Corriere (il corriere afferma di pubblicare la trascrizione delle sue risposte).

Piccole significative differenze che però non cambiano il discorso generale.

Tranne una che trovo su Repubblica, su  Libero, La stampa e su Vanity Fair:
Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene.
Dunque essere omosessuali  vuol dire essere persi e anche molto (alla faccia dell'astenersi dal giudizio)  e si devono distinguere i froci per bene da quelli non per bene (chi sarebbero? Magari i pedofili? Vuoi vedere che un pedofilo non è uno stupratore ma un uomo non perbene?)

Nell'audio dell'intervista riportato dal sito di Avvenire di questa frase non c'è traccia.

Ma che il popolo italiano pensi questo del'omosessualità, cioè pensi che è una devianza da tollerare come tolleri il paralitico la quale devi pure levare le barriere architettoniche, quel rompipalle tu che le scale le fai tranquillamente, e non una opzione di defualt, lo si sa e acocmuna tutti e tutte trasversalmente.


Per comprendere questa sortita del papa bisogna ricordare che la domanda sui gay parte da un fatto di cronaca. Monsignor Battista Ricca nominato da Papa Francesco come  prelato ad i interim dello IOR è omosessuale. Una notiza riportata dalla stampa con dei toni delatori come fosse uno stupore o un ladro.

L'espresso (non il giornale o libero ma lo stesso gruppo di Repubblica) parla di  trascorsi di Ricca (...) fin lì ignoti e tali da recare seri danni allo stesso papa e alla sua volontà di riforma.
Dolore per essere stato tenuto all'oscuro di fatti tanto gravi e volontà di rimediare alla nomina da lui compiuta, sia pure non definitiva ma "ad interim": sono stati questi i sentimenti espressi da papa Francesco una volta conosciuti quei fatti.
Il giornalista (sic!) che parla in questi termini omofobici, peggio, delatori, usando l'omosessualità per sottolineare un problema (inesistente) di Papa Francesco si chiama Sandro Magister che arriva addirittura a presentare come segno di delinquenza il fatto che dentro un baule di Ricca siano stati trovati dei preservativi (assieme a materiale pornografico e a una pistola).
Evidentemente per Magister fare del sesso protetto è un crimine...
Oppure un locale gay frequentato da Ricca diventa per Magister in un locale di incontri tra omosessuali.
Così alla domanda su Ricca il papa dà una risposta quella sì esemplare, dicendo:
Per quanto riguarda monsignor Ricca, ho fatto quello che il diritto canonico manda a fare, che è l’investigatio previa. E in questa investigatio non c'è niente di quello che accusano, non abbiamo trovato niente. Questa è la risposta. Ma io vorrei aggiungere un’altra cosa. Io vedo che tante volte nella Chiesa, fuori di questo caso e anche in questo caso, si vanno a cercare i peccati, di gioventù per esempio, e questo si pubblica. Non i delitti, eh, i delitti sono un’altra cosa. L’abuso di minori per esempio è un delitto, non è un peccato. Ma se una persona, laica prete o suora, commette un peccato e poi si converte, il Signore perdona. E quando il Signore perdona, il Signore dimentica. E questo per la nostra vita è importante: quando noi andiamo a confessarci, e diciamo «ho peccato in questo», il Signore dimentica. E noi non abbiamo diritto di non dimenticare, perché corriamo il rischio che il Signore non si dimentichi dei nostri, eh! E’ un pericolo! E' importante una teologia del peccato. Tante volte penso a San Pietro: ha commesso uno dei peccati peggiori, rinnegare Cristo, e dopo questo peccato lo hanno fatto Papa!
Il fatto quotidiano aveva già denunciato la campagna diffamatoria dell'espresso confermata dalla inchiesta del Vaticano.

Insomma si cerca di danneggiare la riforma politica di Bergoglio  usando tutti i mezzi anche l'omosessualità presentata come un delitto e poi l'Italia non è un paese omonegativo...

A quel punto, dopo aver messo i puntini sulle i a proposito di Ricca papa Francesco 
ha detto se uno è gay (le lesbiche e le persone bisessuali non contano...) chi sono io per giudicarlo. E' chiaro il contesto in cui ha rilasciato questa dichiarazione.

Ora a vedere bene le affermazioni papa Francesco incontrano un sentire comune trasversale di moltissime perosne, cattolcihe e non, di destra come di sinistra.

Vediamo.


1) In Vaticano dei gay, dicono che ce ne sono, credo che qualcuno si trovi.

Se lo sei non dirlo.
Visto che se sei gay devi rimanere casto data la tua condizione intrinsecamente disordinata, non dirlo, non ostentarlo.
E' la visibilità che dà fastidio.
Perchè se ne parla.
E se se ne parla la si sdogana, la si legittima, la si sostiene, la si diffonde.

Si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby.
Quindi chi denuncia le discriminazioni omonegative, chi si organizza per denunciare l'omonegativàit endemica di questo paese di fascisti e fasciste di merda fa lobby.



Quante persone avete sentito dirvi che ostentate la vostra condizione?  A me mia sorella lo dice ogni volta che ci vediamo.

Oppure vi dicono che  a loro non interessa quello che fate a letto o con chi.

Quello che facciamo a letto. Come se la questione si risolvesse a letto...

Sei frocio? lo prendi in culo? E che nteressa a me? Basta che non lo ostenti e nessuno ti rompe le scatole.
Poi se me ne vado mano nella mano in giro magari nemmeno col mi ragazzo ma con una amico mi ammazzano di botte perchè da sporco frocio (che magari manco sono) ostento



2) Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte.

Il catechismo. Già. ecco cosa dice il catechismo sull'omosessualità.


Castità e omosessualità
2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.
(fonte Il catechismo della chiesa cattolica i neretti sono miei)

Insomma se sei gay (lesbica o bisex) intanto scopi e basta. L'affettività non c'è nella definizione di omosessualità. Compare solo in negativo quando si dice che  non si tratta di una vera complementarietà affettiva.
In ogni caso se sei omosessuale sei oggettivamente disordinato, depravato  e la genesi psichica della tua tendenza, della tua inclinazione sono e restano (devono restare?) in gran parte inspiegabile.

Poi certo, ipocritamente, si  si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione dove quell'aggettivo ingiusta la dice lunga... C'è discriminazione e discriminazione.

Le parole del Papa non si sono discostate (e come avrebbero potuto) da questa dottrina.


Glisso su quanti, non sapendo niente di chiesa e catechismo hanno parlato di svolta epocale fra tutti Vendola il cui profondo atavico cattolicesimo gli fa dichiarare assurdità come questa:

«Papa Francesco ha fatto un'operazione strabiliante: ha separato l'omosessualità dalla pedofilia». Aggiunge il governatore della Puglia: «Ci ha ricordato che la pedofilia è un peccato, un delitto, un reato e ha detto sull'omosessulità “chi sono io per giudicare i gay?”». (fonte l'Unità)
Ma Nichi è in buona compagnia.

Paola concia intervistata da una giornalista (sci!9 di Repubblica che parla di uscita rivoluzionaria parla di rispetto.

Mentre Scalfarotto (sì quello che ha contribuito a svuotare la proposta di legge contro l'omofobia di qualunque significato giuridico) su facebook parla di parole pacate.
Non c'è bisogno di ricordare a Paola e Ivan le parole tutt'altro che di rispetto del catechismo basta leggere la frase tra le dichiarazioni del papa dove Francesco definisce le persone omosessuali perse. Ma tant'è.
Questa è la classe politica che abbiamo.
Questa è la classe polita che ci meritiamo. La prossima volta che li incontrate però ricordate loro che non siamo così fessi come credono che siamo...

Il problema è che in questo paese un atto dovuto viene visto come una scelta coraggiosa. E questo già ci sconfigge in partenza.

mercoledì 23 gennaio 2013

La verità, vi prego, sulla memoria storica. Sull'idebita inclusione delle persone transessuali tra le vittime dei campi di concentramento nazisti.

Fervono le iniziative per la giornata della memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti istituita dal parlamento italiano con la Legge 20 luglio 2000, n. 211, con la quale vengono ricordate le vittime dell'olocausto, non proprio tutte perchè la legge fa riferimento solo alle persecuzioni del popolo ebraico.
Per questo durante la giornata molti circoli di cultura omosessuale vogliono restituire la pienezza della memoria storica ricordando anche tutte le altre vittime e non solo di quelle omosessuali.
Fra l'elenco delle iniziative c'è chi annovera tra le vittime dell'olocausto nazista anche le persone trans.

Un falso storico visto che la parola stessa è stata coniata nel 1949 dal dottor David Cauldwell e che l'aspetto femminile di molti di questi omosessuali non aveva nulla a che fare con la transessualità ma con la confusione, dell'epoca, tra identità di genere e orientamento sessuale.

Un equivoco cui cadevano molti omosessuali stessi che pensavano che avere un atteggiamento e un aspetto femminili avrebbe favorito la ricerca di un partner, sessuale e non, di sesso maschile.

Il travestitismo della repubblica di Weimar va dunque inquadrato nell'orizzonte culturale dell'epoca e sussumerlo oggi, nel 2013, al panorama transgender o transessuale non è solo una forzatura ma un vero e proprio falso storico.

Con tutto il rispetto per le persone transessuali il riconoscimento e risarcimento morale che giustamente pretendono non può passare attraverso la menzogna o il falso storico.

Prima degli anni 50, periodo in cui quando iniziano i primi cambi di sesso uomini biologici che diventano donne trans (una delle prime e per questa famosa fu Christine Jorgensen, nata George William Jorgensen Jr.), non si può parlare di transessualismo con la stessa accezione odierna.

Le persone trans dei campi di concentramento in realtà sono persone omosessuali. Strapparle all'omosessualità e costringerle nel transgenderismo è un'ulteriore forma di violenza che viene loro fatta.

La verità storica deve necessariamente rimanere sempre una costante nel lavoro di rivendicazione e ricostruzione del passato discriminatorio in cui le persone trans hanno vissuto tanto quanto le persone omosessuali.

Ma non è accreditando al transgenderismo quel che è e rimane qualcosa di essenzialmente diverso come il travestitismo omosessuale che si fa un bene alla comunità o alla Storia.




sabato 12 gennaio 2013

Tutta la verità sulla sentenza 601 della Corte di Cassazione, millantata come sentenza che apre alle famiglie gay.

Non sono un giurista, non ho mai dato un esame di giurisprudenza, chiedo dunque scusa sin da subito se qualcuno o qualcuna che ne sa più di me ravviserà in quanto scrivo errori terminologici e ingenuità nel modo di quanto vado a dire.

So però leggere e credo dopo aver letto la sentenza 601/2013 della prima sezione civile della Corte di Cassazione di poter dire che sono sin troppe le semplificazioni fatte da parte della stampa così come da parte di chi ha accolto positivamente ovvero negativamente questa sentenza il cui portato è si importante ma di natura e per motivi ben diversi da quelli che ognuno e ognuna vi hanno visto forzando il senso della sentenza per sostenere le proprie posizioni.

Ecco in estrema sintesi i fatti (desunti dalla sentenza stessa).


XX e YY  hanno un bambino. YY, la madre, è tossicodipendente. Va in un centro di recupero. Si disintossica. Conosce una donna e inizia una relazione con lei
Le due donne vanno a convivere e con loro il figlio di XX e YY.

Il padre del bambino, cittadino straniero e musulmano,  un giorno aggredisce la convivente della ex davanti al figlio, che si infuria con lui

Il tribunale per i Minorenni decide per l'affido esclusivo alla madre (nonostante la vigente legge preveda l'affido condiviso).

Decreta anche che il padre possa vedere il figlio prima ogni 15 giorni in ambiente protetto e poi, a discrezione dei servizi sociali delegati all'uopo dal Tribunale, di allargare questo diritto fino a far diventare la frequentazione tra padre e figlio libera.
Il padre sparisce per 10 mesi e non si avvale nemmeno del diritto di vedere il figlio ogni 15 giorni.

Si rivolge invece alla corte d'Appello insistendo nel richiedere l'affidamento condiviso preoccupato per le ripercussioni sul piano educativo e della crescita del figlio derivanti dalla convivenza della madre con altra donna.

La corte d'Appello ritiene inammissibile la richiesta di affido condiviso perché la madre vive con un'altra donna, per genericità della preoccupazione, non essendo state specificate nel ricorso del padre quali sarebbero le paventate ripercussioni negative per il bambino.



Il padre si rivolge alla Corte di Cassazione facendo notare come, nonostante la richiesta in tal senso dei servizi sociali, non si sia indagato se il nucleo familiare della madre composto da due donne, tra di loro legate da relazione omosessuale, fosse idoneo, sotto il profi­lo educativo, ad assicurare l'equilibrato sviluppo del minore. Nel ricorso il padre collega la convivenza della madre con altra donna  in relazione al diritto del figlio "di essere educato nell'ambito di una famiglia quale società naturale fon­data sul matrimonio" e al diritto fondamenta­le di essere educato secondo i principi edu­cativi e religiosi di entrambi i genitori. Fatto questo che non poteva prescindere dal contesto religioso e culturale del padre, di religione musulmana".

Su questo punto la Corte di Cassazione  ribadisce la legittimità dell'inammissibilità della preoccupazione del padre sull'inadeguatezza dell'ambiente in cui il figlio vive, la famiglia composta da due donne, perché non si basa su certezze scientifiche o dati di esperienza, ma solo sul mero pregiudizio
In tal modo si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità dì quel contesto familiare per il bambino, che dunque correttamente la Corte d'Appello aveva preteso fosse specificamente argomentata.

Questi i motivi che qui ci interessano di una sentenza più complessa dal punto di vista giuridico.

Dunque  le relazioni omosessuali (con persone dello stesso sesso)  di per sé non sono un danno per la crescita di un minore.

Questo non lo ha stabilito la corte di Cassazione, ma già il Tribunale dei Minori (che era a conoscenza della relazione della madre) sia la Corte d'Appello.

La Corte di Cassazione, il più altro grado del sistema giudiziario italiano, ha solamente ribadito quando già detto fagli altri giudici.

Questo vuol dire che i tribunali e gli assistenti sociali tengono davvero conto della volontà dei e delle minori.

Quando il padre del bambino ha aggredito la compagna di sua madre il bambino si è arrabbiato con lui segno sufficeinte per i servizi sociali che il bambino considerava quella donna come parte della sua famiglia.


Il padre cui non è stato dato l'affidamento anche in seguito all'aggressione nei confronti della convivente della ex (poteva essere un uomo, sarebbe stata la stessa cosa) ha basato la sua richiesta di affidamento congiunto per poter controllare se il figlio cresceva bene dato l'ambiente per lui negativo in cui il bambino viveva.

Non ha mai chiesto nè in Appello nè in cassazione di togliere l'affido alla madre ha contestato che non fosse stato dato l'affido anche a lui usando come scusa la relazione omosessuale della ex compagna. 

Insomma ha usato l'omosessualità come grimaldello per aggirare il mancato affido del figlio.

La risposta della corte d'appello e della corte di Cassazione che la preoccupazione che la relazione omosessuale possa nuocere al figlio presentata dall'uomo senza prove di quanto afferma è stato giustamente ritenuto un pregiudizio (che la corte di Cassazione ha collegato direttamente alla sua origine e formazione culturale). Ho cancellato quest'ultima frase perché non corrisponde al vero. Un commentatore, o commentatrice, mi fa notare infatti come
la “formazione culturale e religiosa” del padre non viene considerata la matrice del suo pregiudizio da parte della Corte, bensì è stata invocate in appello *dal padre stesso* (“la *dedotta* difficoltà dell'appellante [...]”, pag. 4), anche per poter sostenere che l'affido alla madre, convivente con altra donna, pregiudicasse il diritto del bambino di essere educato secondo i principi di entrambi i genitori (pag. 7-8). (...) La Cassazione dichiara inammissibile il motivo di ricorso, sostenendo che il giudice d'appello giustamente non ha ammesso il motivo (“di gravame”, pag. 8) a lui sottoposto, in quanto fondato su un pregiudizio, qual che ne sia l'origine. (...) Di conseguenza non mi sembra si possa tacciare la sentenza di “razzismo” o di altra analoga, velata forma di discriminazione (...) 
Il testo completo lo trovate in calce a questo post, tra i commenti.


Una considerazione tecnica fatta da una corte di giustizia sul ricorso di un uomo che si dice preoccupato che il figlio viva con due lesbiche ma che poi non è mai andato a trovare il figlio per 10 mesi di seguito.

Non basta dire che due lesbiche danneggiano la crescita di un bambino, dice in soldoni la sentenza, bisogna avere le prove. Prove che nei due ricorsi il padre non ha presentato: né prove scientifiche né prove fattuali.

Un errore degli avvocati che nel ricorso hanno pensato che bastava dire la madre vive con un'altra donna per ottenere l'affido congiunto, attenzione non per togliere l'affido alla madre, solo per averlo anche lui.

Una sentenzia illuminata, un po' razzista, perché a me non sembra che la formazione culturale cattolica di  tanti omofobi e omofobe nostrane sia diversa da quella del padre musulmano.

Quando ho letto la notizia sulla stampa ho subito capito che c'era qualcosa che non quadrava.




La Cassazione apre ai figli per i gay
titola infelicemente La Stampa (figli per i gay? Figli fatti per o dati ai gay?)

Cassazione difende coppie omosessuali: "Famiglia gay non dannosa per figli" titola proditoriamente Repubblica la Cassazione non difende nessuno ha semplicemente detto che le motivazioni poste nel ricorso del padre del bambino erano generiche e fondate su pregiudizi.

Cassazione: no a pregiudizi su coppie gay, "i figli possono crescere bene" titola l'Agi affermando il falso perché visto che le parole i figli possono crescere bene presentate tra virgolette e dunque come citazione diretta della sentenza, nella sentenza non ci sono. Il dispaccio dell'Agi è davvero mendace perché afferma che sia stata la corte di Appello a stabilire l'affidamento unico alla madre del bambino e non come avvenuto in realtà, il tribunale per i Minori.

Stesso titolo falso del Fatto Quotidiano Famiglie gay, Cassazione: “Un bambino può crescere bene”.

Tutti titolano con la parola gay (orientamento sessuale)  mentre mai come in questo caso omosessuale si riferisce all'assortimento sessuale della coppia (=dello stesso sesso) e non all'orientamento sessuale della madre, che non è lesbica ma bisex visto che ha avuto una relazione con un uomo e ci ha fatto addirittura un figlio insieme.

La mia prima domanda a leggere questi titoli è stata:  in base a quali competenze un tribunale può pronunciarsi su questioni pedagogiche, psicologiche ed educative?

Infatti non è così.

I magistrati non hanno detto che i minori crescono bene in famiglie omosessuali hanno semplicemente detto che l'idea che la famiglia omosessuale non sia una famiglia adeguata per crescere un minore è un pregiudizio che non ha nessuna evidenza scientifica. evidenza scientifica che la corte, le corti,  avrebbero voluto che il padre portasse come prova della sua affermazione che, così com'è stata presentata non può essere accettata dal tribunale perché generica e basata sul pregiudizio.

Da una parte ci sono i tribunali che vedono la convivenza della madre con un'altra persona che non sia il padre biologico del figlio come legittima e naturale poco importa che la convivente della madre sia una donna o un uomo o che la madre non si sia sposata né col padre del bambino né con la convivente (se ciò in Italia fosse consentito)  e che non ci possono essere differenze davanti la legge tra coppie dello stesso sesso e coppie di sesso diverso.

Dall'altra c'è la stampa che distingue nettamente le famiglie dello stesso sesso da quelle di sesso diverso parlando addirittura di figli per i gay come fossero figli diversi rispetto quelli di etero.

Dietro la stampa ci sono due grossi gruppi: i sostenitori di questi figli di gay (principalmente le associazioni lgbt) e i detrattori di queste famiglie (cattolici e persone di ogni schieramento politico di sinistra e di destra).

Nessuno però si sottrae alla semplificazione ideologica della stampa che, di fatto, parlando non di coppie dello stesso sesso ma di coppie di persone dall'orientamento sessuale gay e lesbico, discriminano le famiglie dello stesso sesso dalle famiglie di sesso diverso.

Insomma l'orientamento sessuale non viene visto come una normale variante del genere umano e donnano cioè come una delle opzioni di uno stesso ventaglio di possibilità, viene vista come una una opzione a sé, contraddittoria rispetto quella etero che abbisogna di diritti ad hoc.

Insomma l'omosessualità  ancora un terzo sesso.

Basta leggere le dichiarazioni di Gasparri (se sono davvero sue e non sono semplificazioni della stampa) che commenta la sentenza dicendo che costituisce
“un precedente molto pericoloso” che “di fatto apre ai figli nelle coppie gay, sostituendosi al legislatore giacché nel nostro paese non è possibile dare in affido un bambino a coppie dello stesso orientamento sessuale”.(Repubblica, La stampa e Il Fatto Quotidiano che riportano citano tutti e tre le stesse parole)
Dunque per Gasparri  per la legge italiana non è possibile dare in affido un bambino a coppie dello stesso orientamento sessuale.

Intanto l'affido di cui parla qui Gasparri non è l'affido di un minore al padre o alla madre biologici che oggi normalmente è congiunto, tranne casi eccezionali proprio come quello in esame, in caso di separazione o divorzio della coppia.

L'affido di cui parla Gasparri è evidentemente l'affido temporaneo di un minore a persone diverse dalla famiglia biologica.

In Italia, l'affidamento è disciplinato dalla Legge n. 184 del 1983, poi modificata dalla Legge n. 149 del 2001. 
Questo affido possono ottenerlo sia i nuclei familiari, sposati o meno, sia i o le single, senza vincoli d'età. Dove non si parla esplicitamente di divieto perle coppie dello stesso sesso. A differenza dell'adozione che possono farlo solamente le coppie sposate, nemmeno quelle conviventi, e dunque, per la legge italiana, solamente le coppie di sesso diverso.

Già. Quel che intende evidentemente Gasparri è coppie dello stesso sesso, non coppie dallo stesso orientamento sessuale, perché verbigrazia, anche una coppia di sesso diverso, presumibilmente, ha lo stesso orientamento sessuale...

Che dall'affido dei minori ai genitori separati si slitti come fosse la stessa cosa alle adozioni per le coppie dello stesso sesso è dato per scontato e mantenuto implicito nel riportare le varie reazioni alal sentenza di chi è pro e di chi è contro.
Così anche il commento di Ignazio Marino, preciso e ineccepibile, con queta sentenza c'emnra come i cavoli a merenda:

 “la capacità di crescere un figlio non è prerogativa esclusiva della coppia eterosessuale, ma riguarda anche le coppie omosessuali e i single. E’ un dato confermato dalla scienza. L’importante è che l’adozione venga disposta nell’esclusivo interesse del minore”.
Però in questo caso non si tratta di adozione né di affido del minore a persone diverse dalla sua famiglia naturale ma dell'affido di un minore solamente a uno dei due coniugi...

Il vero punto in questione è prorpio quello individuato dal senatore del PD.

La capacità di crescere un figlio non è prerogativa esclusiva della coppia eterosessuale, ma riguarda anche le coppie omosessuali e i single. ( fonte il Fatto Quotidiano)

Mentre le posizioni integraliste dei cattolici italiani,  e non, vanno proprio in questa direzione.

L'unica famiglia legittima è quella etero, sposata dove entrambi i coniugi sono i genitori biologici.


Allora siamo alle solite.

C'è un punto di vista integratore, che non discerne, separa, discrimina,
e c'è un punto di vista terzosessita che in base all'orientamento sessuale del singolo e non alla legittimità della coppia qualunque ne sia l'assortimento sessuale, pretende dei figli per gay e lesbiche.

Detta così dà ragione a chi accusa le famiglie omogenitoriali di comprarsi i figli  (e non sono solo le destre a pensarlo ma anche molte lesbiche e gay).





giovedì 1 novembre 2012

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE. Un documento della chiesa Cattolica illuminante per capire la merda omofobica che il Vatic-Ano vomita ogni giorno contro le perosne omosessuali.

Quanto segue non è una invenzione.
E' quanto la Chiesa pensa sulle proposte di lgerre per non discriminare le persone omosessuali.

Ogni volta che vedete una Chiesa ricordatevene. Ogni volta che vedere un prete ricordateglielo. Ogni volta che qualcuno si professa cattolico fategli assumere le proprie responsabilità.

Per non essere accusato di manipolazione alcuna riporto il documento nella sua integrità, limitandomi a evidenziare graficamente i passaggi più discriminatori.


Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali
PREMESSA

Recentemente,in diversi luoghi è stata proposta una legi­slazione che renderebbe illegale una discriminazione sulla base della tendenza sessuale. In alcune città le autorità municipali hanno reso accessibile un'edilizia pubblica, per altro riservata a famiglie, a coppie omosessuali (ed eterosessuali non sposate). Tali iniziative, anche laddove sembrano più dirette a offrire un sostegno a diritti civili fondamentali che non indulgenza nei confronti dell'attività o di uno stile di vita omosessuale, possono di fatto avere un impatto negativo sulla famiglia e sulla società. Ad esempio, sono spesso implicati problemi come l'adozione di bambini, l'assunzione di insegnanti, la necessità di case da parte di autentiche famiglie, legittime preoccupazioni dei proprietari di case nel selezionare potenziali affittuari.

Mentre sarebbe impossibile ipotizzare ogni possibile conseguenza di proposte legislative in questo settore, le seguenti osservazioni cercheranno di indicare alcuni principi e distinzioni di natura generale che dovrebbero essere presi in considerazione dal coscienzioso legislatore, elettore, o autorità ecclesiale che si trovi di fronte a tali problemi.
La prima sezione richiamerà passi significativi dalla Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali pubblicata nel 1986 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. La seconda sezione tratterà della loro applicazione.

I. PASSI SIGNIFICATIVI
DELLA «LETTERA»
DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

1. La Lettera ricorda che la Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale pubblicata nel 1975 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede «teneva conto della distinzione comunemente operata fra condizione o tendenza omosessuale e atti omosessuali»; questi ultimi sono «intrinsecamente disordinati» e «non possono essere approvati in nessun caso» (n. 3).

2. Dal momento che «nella discussione che seguì la pubblicazione della (summenzionata) Dichiarazione, furono proposte delle interpretazioni eccessivamente benevole della condizione omosessuale stessa, tanto che qualcuno si spinse fino a definirla indifferente o addirittura buona», la Lettera prosegue precisando che la particolare inclinazione della persona omosessuale, «benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l'inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata. Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l'attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un'opzione moralmente accettabile» (n. 3).

3. «Come accade per ogni altro disordine morale, l'attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l'omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico» (n. 7).

4. Con riferimento al movimento degli omosessuali, la Lettera afferma: «Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione» (n. 9).

5. «È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi Pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. Il fine di tale azione è conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui omosessualità è almeno una realtà perfettamente innocua, se non totalmente buona. Benché la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in considerazione le proporzioni del rischio, che vi è implicato» (n. 9).

6. «Essa (la Chiesa) è consapevole che l’opinione, secondo la quale l’attività omosessuale sarebbe equivalente, o almeno altrettanto accettabile, quanto l’espressione sessuale dell’amore coniugale, ha un’incidenza diretta sulla concezione che la società ha della natura e dei diritti della famiglia, e li mette seriamente in pericolo» (n. 9).

7. «Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei Pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni.
Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza l’attività omosessuale è accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, né la chiesa né la società nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano» (n. 10).

8. «Dev’essere comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza omosessuale dev’essere riconosciuta quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità» (n. 11).

9. «Nel valutare eventuali progetti legislativi, si dovrà porre in primo piano l'impegno a difendere e promuovere la vita della famiglia» (n. 17).

II. APPLICAZIONI

10. La «tendenza sessuale» non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non­discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo (cf. Lettera, n. 3) e richiama una preoccupazione morale.

11. Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio, nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell'assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare.
12. Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale (cf. n. 10). Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all'abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio, e inoltre si imporrà non solo nel caso di comportamento colpevole ma anche nel caso di azioni di persone fisicamente o mentalmente malate. Così è accettato che lo stato possa restringere l'esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune.

13. Includere la «tendenza omosessuale» fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l'omosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio, in riferimento alla cosiddetta «affirmative action» o trattamento preferenziale nelle pratiche di assunzione. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all'omosessualità (cf n. 10) che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali. Il passaggio dal riconoscimento dell'omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa e alla promozione dell'omosessualità. L'omosessualità di una persona sarebbe invocata in opposizione a un asserita discriminazione e così l'esercizio dei diritti sarebbe difeso precisamente attraverso l'affermazione della condizione omosessuale invece che nei termini di una violazione di diritti umani fondamentali.

14. La «tendenza sessuale» di una persona non è paragonabile alla razza, al sesso, all'età, ecc. anche per un'altra ragione che merita attenzione, oltre quella sopramenzionata. La tendenza sessuale di un individuo non è in genere nota ad altri a meno che egli identifichi pubblicamente se stesso come avente questa tendenza o almeno qualche comportamento esterno lo manifesti. Di regola, la maggioranza delle persone a tendenza omosessuale che cercano di condurre una vita casta non rende pubblica la sua tendenza sessuale. Di conseguenza il problema della discriminazione in termini di impiego, alloggio, ecc. normalmente non si pone.
Le persone omosessuali che dichiarano la loro omosessualità sono in genere proprio quelle che ritengono il comportamento o lo stile di vita omosessuale essere «indifferente o addirittura buono» (cf. n. 3), e quindi degno di approvazione pubblica. È all'interno di questo gruppo di persone che si possono trovare più facilmente coloro che cercano dì «manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi Pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile» (cf n. 9), coloro che usano la tattica di affermare con toni di protesta che «qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali…è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione» (cf. n. 9).
Inoltre, vi è il pericolo che una legislazione che faccia dell'omosessualità una base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura a cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni della legge.
15. Dal momento che nella valutazione di una proposta di legislazione la massima cura dovrebbe essere data alla respon­sabilità di difendere e di promuovere la vita della famiglia (cf. n. 17), grande attenzione dovrebbe essere prestata ai singoli provvedimenti degli interventi proposti. Come influenzeranno l'adozione o l'affido? Costituiranno una difesa degli atti omosessuali, pubblici o privati? Conferiranno uno stato equivalente a quello di una famiglia a unioni omosessuali, per esempio, a riguardo dell'edilizia pubblica o dando al partner omosessuale vantaggi contrattuali che potrebbero includere elementi come partecipazione della «famiglia» nelle indennità di salute prestate a chi lavora (cf. n. 9)?
16. Infine, laddove una questione di bene comune è in gioco, non è opportuno che le Autorità ecclesiali sostengano o rimangano neutrali davanti a una legislazione negativa anche se concede delle eccezioni alle organizzazioni e alle istituzioni della Chiesa. La Chiesa ha la responsabilità di promuovere la vita della famiglia e la moralità pubblica dell'intera società civile sulla base dei valori morali fondamentali, e non solo di proteggere se stessa dalle conseguenze di leggi perniciose (cf. n. 17).

 Sarò autorizzato o no a scrivere PORCODIO?

venerdì 5 ottobre 2012

Se questo è un quotidiano: l'articolo aberante e omofobo di Avvenire. Il fondamentalismo cattolico contro ogni famiglia che non sia still-intact, two-parent heterosexual married family.



Ecco la tabella che accompagna uno degli articoli più discriminatori mai pubblicati da un quotidiano nazionale. Si tratta dell'articolo Adozioni ai gay? Figli disturbati  il cui sottotitolo aggiunge I pediatri dicono meglio famiglie normali

La discriminazione non sta nell'aver riportato i risultati di una ricerca nella quale si afferma che i figli (e le figlie, omesse per becero maschilismo estensivo) delle coppie omosessuali hanno più problemi di quelli delle coppie etero, ma già nel modo in cui la notizia viene riportata.

Quel famiglie normali che lascia intendere (senza spiegare il perchè) che quelle dello stesso sesso non lo siano.
Oppure le virgolette caporali alla parola figli di coppie omosessuali. Un giudizio implicito ma evidente che sottolinea come quelli delle coppie gay non siano veri figli.
Questo perchè l'articolo (ma non la ricerca cui ci si riferisce) fa finta di ignorare che uomini e donne omosessuali possano avere dei figli biologici avuti da precedenti relazioni etero o avuti  (all'estero, visto che in Italia è loro vietato due volte, in quanto coppie omosessuali e in quanto fecondazione eterologa) grazie alla fecondazione assistita o, nel caso di uomini grazie a una madre surrogata, e parlano solamente dei figli adottivi.

Anche la ricerca  cui si riferiscono How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study
pubblicata da Mark Regnerus sulla rivista Social Science Research Volume 41, Issue 4, July 2012, Pages 752–770 nell'affrontare le conseguenze sulla prole non distingue tanto o solo tra coppie etero e coppie gay ma tra  still-intact, two-parent heterosexual married fam-
ilies famiglie ancora intatte con due genitori eterosessuali e sposati e tutto il resto.

Non che la ricerca sia omofobica nel modo di vedere le famiglie omogentioriali ma la discriminazione e il rifiuto della legittimità di queste famiglie fa pari con il rifiuto delle famiglie eterosessuali con due genitori non sposati con genitori separati o divorziati con un partner che non è il genitore o la genitrice biologic* della prole o famiglie con un solo genitore\genitrice.

Questo è un elemento che a chi ha un occhio sensibile alla causa lgbt potrebbe sfuggire e che invece deve semrpe rimanere chiarissimo. L'attacco fondamentalista della chiesa e delle persone cattoliche parte e termina da qui dalla difesa dell'unica famiglia riconosciuta come tale quella  still-intact, two-parent heterosexual married family.

Non a caso Bagnasco lo scorso 24 settembre, nella prolusione in apertura dei lavori dell'assemblea permanente della CEI toccando vari nodi politici del Paese a un certo punto afferma che le unioni di fatto non riguardano in realtà le coppie etero perchè 
è paradossale voler regolare pubblicisticamente un rapporto quando gli interessati si sottraggono in genere allo schema istituzionale già a disposizione. In realtà, al di là delle parole, ci si vuol assicurare gli stessi diritti della famiglia fondata sul matrimonio, senza l’aggravio dei suoi doveri.
In realtà la questione riguarda  le copie dello stesso sesso (cui Bagnasco si riferisce senza mai davvero nominarle, che già il nominarle è una forma di legittimazione):
il riconoscimento di determinate situazioni o pratiche, non è mai neutrale: pur se non obbliga alcuno, è fortemente condizionante tutti. (...)
Quando si vuole ridefinire la famiglia esclusivamente come una rete di amore – dove c’è amore c’è famiglia, si dice –, disancorata dal dato oggettivo della natura umana – un uomo e una donna – e dalla universale esperienza di essa, la società deve chiedersi seriamente a che cosa porterebbe tale riduzione, a quali nuclei plurimi e compositi: non solo sul versante numerico, ma anche su quello affettivo ed educativo, strutturante cioè la persona. La società, come già si profila in altri Paesi, andrebbe al collasso. Perché non si vuole vedere? Non si vuole riconoscere le conseguenze nefaste di queste apparenti “avanguardie”?
Sarebbe interessante vedere i passi comuni della prolusione di Bagnasco con il documento del pdl a sostegno della famiglia pubblicata a inizio dove si ripete addirittura la considerazione che le coppie di fatto non le vuole nessuno perchè là dove ci sono vengono disattese e sono poco richieste. Un falso ideologico che meriterebbe la galera a Bagnasco così come l'ha meritata a Sallusti.

Un registro amministrativo comunale non ha spessore né valenza nazionale dunque non è un vero istituto giuridico.







Non mi interessa entrare nei dettagli della ricerca di Mark Regnerus. Per approfondire le sue offese a sceintifiche potete leggere un bel post che l'UAAR gli ha dedicato.

Quel che mi preme in questi attacchi all'omogeniotrialità e non dimenticarsi mai di guardare il quadro complessivo di non lasciare fuori le famiglie di fatto etero che esistono e sono discriminate nonostante possano sposarsi (anche se non sempre) anche loro, non perchè vengono sacrificate per attaccare le famiglie omo-genitoriali ma perchè l'unica famiglia che il cattolicesimo riconosce è quella  still-intact, two-parent heterosexual married family.

La radice patriarcale di ogni stigma sta tutta qui.