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martedì 7 maggio 2013

La destra, la sinistra, la Storia e l'Italia. Su un articolo di Nino Spirlì pubblicato su il Giornale

Leggo un articolo di Nino Spirlì, che conosco - e apprezzo - come autore e attore teatrale, pubblicato sul Giornale, nel quale il nostro critica la semplificazione che vuole le persone omosessuali (lui usa il maschile sessista per tutte le persone omosessuali, lesbiche comprese) e la tutela dei diritti lgbt - che poi in realtà sono gli stessi diritti degli altri e delle altre negati a certe persone in quanto lgbt... - solamente a sinistra.

La semplificazione è sciocca e Spirlì ha ragione da vendere.

Non solo ci sono gay  e lesbiche di destra ma ci sono anche associazioni lgbt di destra.

Così come l'omofobia  non è solamente di destra (con Hiter che metteva gli e le omosessuali nei campi di concentramento e Mussolini che li nascondeva al confino) ma anche di sinistra (basta ricordare i campi di rieducazione di Castro...).

Il fatto è che l'omosessualità di per sé non rappresenta certo un modo condiviso di vedere il mondo.

Infatti io e Nino la pensiamo politicamente in maniera diversa eppure siamo entrambi omosessuali.

La cosa che accomuna me e Nino non è dunque l'orientamento sessuale, nella stessa misura in cui l'eterosessualità non accomunava Hitler e Gandhi...

Quel che ci accomuna è la discriminazione che colpisce entrambi in quanto omosessuali.

La discriminazione che arriva dai fronti più svariati, dall'estrema destra e dall'estrema sinistra, dai laici e dalle laiche come dai cattolici e dalle cattoliche, dagli uomini e dalle donne perchè l'omofobia è dappertutto...

Una discriminazione che deve fare i conti anche con le etichette che vogliono i gay  e le lesbiche in un certo modo quando magari né io né Nino ci identifichiamo in certi stereotipi, in determinati cliché, in alcune semplificazioni.

Etichette che io e Nino sentiamo entrambi come dei lacci da evitare a tutti i costi.
Così certe parole dell'articolo di Nino potrebbero essere tranquillamente le mie.

Non esiste una (sotto)cultura gay e lesbica, o almeno, non dovrebbe esistere. Non dovrebbero esserci un cinema gay una letteratura lesbica etc etc.
La cultura è una sola.
Se si parla di certi argomenti e li si presenta come tali è per una questione squisitamente politica.

La cultura ebraica, nera, dei cittadini stranieri nasce come risposta politica alla discriminazione che quelle etichette creano e impongono.

Due neri e due ebrei, due nere e due ebree,  non saranno più simili di due gay o due lesbiche (due bisex o due trans) ma sono tutte e tutti accomunati dalla stessa discriminazione che li e le fa vedere diversi e diverse in quanto ebrei ed ebree neri e nere gay e lesbiche.

La cultura ebrea, nera e lgbt nasce come risposta alla discriminazione e come tale va riconosciuta finché la discriminazione non viene eliminata.

Una discriminazione che non è mai sui generis ma è sempre scritta nella storia e iscritta in una determinata società in un determinato paese.

Credo che questo sia il punto che distingue non solo me e Nino ma tutta la militanza di destra da quella di sinistra.


La Storia.

Il nostro passato.

Il fatto che in Italia la dittatura è stata fascista e non comunista.

Con questo non voglio minimamente dire che la dittatura non è stata anche di sinistra ma non lo è stata in Italia.

Tant'è che in Italia è la parola fascista ad essere sinonimo di prepotente non la parola comunista.

Fossimo stati in un paese dell'ex blocco sovietico il lessico sarebbe diverso...

Credo che per capire chi siamo e cosa vogliamo non possiamo prescindere dalla Storia.

E la nostra storia è fatta di vent'anni di dittatura fascista.

Di alleanza con la Germania e il Giappone.

Durante la seconda guerra mondiale noi eravamo i cattivi.

Poco conta che quando Hitler ha cominciato a perdere la guerra abbiamo cambiato fronte...

I cinegiornali luce del 42 parlavano contro gli ebrei e i negri d'America del nord...

E io, in tutta coscienza, non posso dirmi di destra perchè storicamente la destra così come è esistita nel mio paese che è l'Italia, è una destra antisemita e razzista e io non sono né l'uno né l'altro e anzi, riconosco dietro l'antisemitismo e il razzismo, la stessa matrice ideologica che discrimina me in quanto omosessuale.

Insomma rifarsi in Italia a una ideologia di destra vuol dire come minimo fare i conti col fascismo e prenderne le distanze.

Non ho problemi ad accettare che possa esistere un pensiero di destra che non sia nazifascista, così come io, pur reputandomi comunista, non mi riconosco in Mao, in Castro o Stalin.

Dirsi di destra in Inghilterra, per esempio, ha come riferimento nella Storia  Churchill.


L'attuale primo ministro inglese conservatore è a favore dell'estensione del matrimonio anche per le le persone dello stesso sesso. 

Per cui dirsi conservatore in Inghilterra significa qualcosa di sostanzialmente diverso che dirsi tale, oggi, in Italia...

Noi abbiamo avuto Mussolini e il nostro alleato Hitler.

Qualunque persona si dica di destra in Italia non può esimersi dunque dal prendere le distanze dal nazifascismo.

Credo che al di là di tutte le difficili (anche se possibili e chiare se si è intellettualmente onesti) distinzioni tra destra e sinistra la storia sia davvero il mezzo più semplice per dirimere la questione.

Ti professi di destra in Italia?

Devi prendere le distanze pubblicamente dal nazifascismo.

E prendere le distanze non solo nelle parole e nelle intenzioni, ma anche nei fatti.

Perchè devi?



Perchè sull'antifascismo è basata la nostra Repubblica.

E poi per se te lo devo spiegare vuol dire che in fondo in fondo tu che leggi sei fascista e allora non voglio avere niente a che fare con te.


Mentre trovo indebito che  se mi professo comunista in Italia mi si imputi di aderire alla dittatura, perchè in Italia il comunismo è sempre stato democratico, trovo storicamente legittimo chiedere a chi si professa di destra in Italia di prendere le distanze dal nazifascismo dati i nostri trascorsi storici nazionali.

Allora invece di professarci di destra o di sinistra  che vuol dire tutto e non vuol dire niente (fermo restando l'antifascismo che è scritto nella carta costituzionale e dovrebbe trovarci d'accordo tutti) è sui temi, sulle questioni, sui diritti che ci distinguiamo e che possiamo posizionarci a destra o a sinistra o, se non vogliamo usare queste categorie, posizionarci tra chi vieta e chi no, tra chi vuole separare e distinguere - e dunque discriminare - e chi invece è per l'inclusione che non vuol dire rendere tutti uguali ma riconsocere nella differenza la comune matrice dello stesso diritto.


Basta leggere allora i commenti all'articolo di Nino Spirlì per chiedergliene donde, per domandargli come la pensa lui sugli argomenti che almeno i lettori di quel giornale hanno l'onestà di ammettere apertamente senza nascondersi dietro le parola destra e sinistra, troppo complesse per distinguere davvero la visione del mondo delle persone.

Così, mio caro Nino, cosa ne pensi del lettore del tuo articolo giovanni PERINCIOLO che afferma

Lun, 06/05/2013 - 09:56
Onore al merito nel non farsi strumentalizzare! Detto questo resta il problema di merito delle richieste della casta omosessuale in genere. Resta il fatto che chiunque ha un minimo di sensibilità etica non puo' che essere contro le adozioni e sui figli comunque ottenuti e questo non per piaggeria o omofobismo ma per il semplice principio del rispetto dei diritti dei più deboli : i bambini. Anche al matrimonio gay sono personalmente contrario mentre sono senz'altro favorevole ad un pieno riconoscimento della coppia gay e dei suoi diritti sul pianbo della assistenza, reversibilità della pensione, eredità ecc. Invece la casta gay sta riuscendo a far rivivere un omofobismo che stava progressivamente sparendo. Non é con le richieste fuori luogo, i gay pride osceni e strafottenti che miglioreranno la loro situazione e otterranno maggior tolleranza!
Sei d'accordo o no con le sue posizioni e con il suo modo di presentare e semplificare le questioni?

Io, e non personalmente, ma pubblicamente (tant'è che sono qui a parlarne in pubblico, su internet)  mi trovo molto più d'accordo col commento di cornacchia46 che scrive
Lun, 06/05/2013 - 10:08A mio avviso, non servirebbe nemmeno riconoscere la coppia omosessuale, ma abbattere il concetto secondo cui ciò che non è normale vada limitato o represso (fra l'altro, simili discriminazioni sono applicate - non si sa perché - al campo della sola sessualità). Se la società non si scandalizzasse nel vedere coppie di uomini e/o di donne mano nella mano e che si scambiano una carezza, il problema dell'omosessualità, a mio avviso, cadrebbe in radice.
Cornacchia 46 è meno a destra di Giovanni PERINCIOLO?

Non lo so e non è così rilevante.

Mi sembra però che il primo discrimini e distingua mentre il secondo voglia aggregare senza cancellare le differenze ma senza nemmeno ergerle a radice di un distinguo.


Perché  i diritti o sono di tutte e tutti o, semplicemente, non sono.

Allora mio caro Nino non basta professarsi super partes.
Non basta proclamarsi di destra  e gai per vedere riconosciuta una trans-politicità nell'orientamento sessuale.

Bisogna anche prendere le distanze nettamente dal nazifascismo.

Altrimenti si rischia di apparire dei furbetti che vogliono sdoganare il nazifascismo usando l'omosessualità, propria o altrui, per discorsi altri.
 

lunedì 28 gennaio 2013

La memoria, la storia, l'antifascismo. E poi ci meravigliamo se alle manifestazioni siamo pochi?
Sul sit-in Matrimonio per tutti a Piazza Farnese in gemellaggio con la manifestazione di Parigi



Si dice che una immagine valga più di cento (o erano mille?) parole.


Allora ecco.

Questi sono alcuni scatti della manifestazione di ieri a Parigi a sostegno della legge francese sul matrimonio egualitario  “Mariage pour tous”...

Da notare che il cartello dietro che il ragazzo che sta baciando una ragazza dice:



L'Argentina ha legalizzato il matrimonio per tutti-e nel 2010. Il paese esiste ancora e anche il tango. Il matrimonio per tutti e tutte è adesso!

 Ed ecco invece quello che si è visto ieri a Piazza Farnese.




I soliti (4 gatti) che se la cantano e se la sonano.

Dove molti e molte del movimento sono venuti per farsi vedere e non a partecipare, dove molti e molte, soprattutto della mia generazione, hanno criticato questo sit-in, considerandolo inutile e che non fa bene allo stare insieme della comunità.

Allora il problema non è solamente lo scollamento irredimibile tra la base di froce e di vespe che non riempiono più la piazza nemmeno se regali loro un IPhone 5, ma è anche della vecchia guardia del movimento quelli che hanno la mia età e oltre, che sono ormai sopravvissuti e sopravvissute a se stessi e se stesse e non si degnano più di sporcarsi le mani quando c'è da fare buon viso a cattiva sorte e starci e protestare anche se si è in pochi...

Ci sono state assenze strategiche e presenze venute a fare il bagno di folla e, deluse, dileguatesi subito (al bere al bar e ubriacarsi), oppure, in odor di campagna elettorale, a fare struscio salutando tutti e tutte, ma soprattutto i ragazzi più carini, per farsi vedere, ché non si sa mai, ma oltre alla solita critica frocia, cioè acida e disfattista, non sanno proporre un pensiero che possa dirsi tale.

Invece ho sentito parole intelligenti, precise, acute da giovani e giovanissimi, del Mario Mieli e di non so quali altre organizzazioni, che hanno spiegato, detto, chiarito, dichiarato a una folla inesistente, a un cenacolo di pari, agli amici e ai genitori mentre la massa, il popolo lgbtqi, ieri, in piazza non c'era, e sì che era una bella giornata!

Si parla tanto di scollamento tra movimento e base, tra gli attivisti e le attiviste e la popolazione omosessuale e trans. Ed è vero. La gente non c'era, non c'è.

Ma ieri mancavano anche tutti i froci e le lesbiche di professione, quelli e quelle che ci fanno vergognare quando parlano, loro malgrado, a nome di tutti e tutte noi.

Per questo quella di ieri non è stata una sconfitta politica.

Ieri c'era la militanza, quella vera, di ragazzi e ragazze, di chi fa politica perchè ci crede, che non ha un nome e una fama da tenere alta o che gli basta da presentare come credenziale di militanza.

Non faccio nomi ognuno ci metta quelli che sa e che conosce.

Si sappia che ieri non c'erano e questo è un bene. Ora basta solo estrometterli ed estrometterle dall'agone politico surclassandoli e surclassandole là dove loro, in tanti anni, non sono riusciti o riuscite a concludere un emerito niente se non quello di fare soldi per loro e i loro amici.

Quello di ieri è un vero inizio.

Fatto da giovani che a differenza di quelli e quelle della mia generazione, e anche di un paio di generazioni prima, che non hanno nulla più da dare al movimento e sono tutti e tutte impegnate a mantenere o guadagnare il potere di una immorale e apolitica carriera di froci e lesbiche di professione, conoscono il vero significato delle parole militanza e testimonianza che sanno cos'è il pensiero critico e non hanno paura di sbagliare.

La giornata di ieri servita a tastare il polso non solo alla militanza lgbtqi ma all'intero paese che su questa militanza si rispecchia.

E dopo una giornata sofferta per assenze mancanze e anche errori di comunicazione dati dall'inesperienza di chi si non ha la piazza ma internet come scuola palestra voglio condividere alcuni spunti e questioni di base sui quali dobbiamo lavorare e non solo come froci e lesbiche ma come cittadini e cittadine tout-court.  

La memoria

La memoria storica non ha importanza solamente come bagaglio culturale, per sapere cosa è davvero accaduto e non farci irretire da chi ogni giorno cerca di trasformarla e cancellarla in nome di un revisionismo subdolo e sotterraneo.

Così c'è chi con uno spirito di estensione naif e pericoloso annovera le persone trans tra le vittime dei campi di concentramento. e quando gli fai notare che il travestitismo degli uomini nei lager era quello omosessuale non certo quello di identità di genere ti rispondono non si può sapere.

Troppo giovani per sapere che la memoria ci serve perché spiega a ognuno e ognuna da dove veniamo e dove stiamo andando. Spiega la nostra storia quella privata e personale e quella collettiva.

La memoria non è dunque solo storica cioè relegata nel passato a collettiva cioè radicata nel presnete per tenere a mente non solo gli errori di ieri ma anche i perori intrapresi e i risultati che hanno già avuto

Allora il travestitismo come strada disperata e sbagliata dei froci che ci hanno preceduto intrapresa nella speranza di adeguarsi a un sembiante che si penava potesse rendere più facile la seduzione di altri uomini come noi non può essere cancellata e trasformata nel transgenderismo transessuale che è tutt'altra storia tutt'altro percorso tutt'altra vita.

Una memoria della storia che ieri ha fatto dire a molti (poche le donne intervenute) qualche inesattezza di troppo (come chi confonde ancora i referendum abrogativi che volevano cancellare le leggi sul divorzio e sull'aborto come referendum propositivi che in Italia non esistono, tranne quelli a livello comunale introdotti di recente).

Una memoria che non può prescindere dall'antifascismo.
per questo ieri sono quasi venuto alle mani con un fascista di merda, che, mentre un veterano dell'ANPI parlava all'altra manifestazione, quella per la giornata della memoria dedicata agli stermini dimenticati, insinuava, cercando sponda in me, che i partigiani non erano stati tutti rose e fiori e che se i responsabili l'attentato di via Rasella si fossero presentati spontenamente ai nazisti non ci sarebbero state le fosse ardeatine ignorando (o facendo finta di ignorare) che la notizia della rappresaglia venne data a fatti già accaduti sul Messaggero del 25 marzo del 43.
La mia reazione è furiosa. Mi sono dovuto trattenere dal mettergli le mani addosso. Non mi pento della mia reazione.

Perchè non si tratta di giovane sprovveduto ma di uomo maturo e fascista nel cuore, nel midollo degno compare dei vari Berlusconi che hanno detto che tranne le leggi razziali Mussolini ha fatto del bene. Ecco.

Questo smarcare a destra da parte dei froci la dice lunga sul declino politico civile di un paese che ignora la propria storia recente e dunque le proprie radici.

Di un movimento che regala alle trans i travestiti omosessuali che crede che i referendum in Italia siano propositivi e si permette di riscrivere la storia in base alle proprie simpatie.

E mentre gli gridavo a voce alta fascista di merda, il vigliacco si allontanava e si avvicinava a una donna anziana che cercava di farmi una lezione di storia dandogli ragione.

E che queste persone possano fare parte del movimento, di qualunque movimento, mi fa orrore e mi ferisce come mi feriscono le storie di ogni persona perseguitata torturata e uccisa dai nazifascisti.

Ecco che razza di paese siamo...






martedì 9 ottobre 2012

Il moralismo del militante lgbt: su un post di Mattia Surroz

Leggo su Quore, il sito lgbt torinese, un post nel quale Mattia Surroz scrive un'invettiva contro chi, nei siti di rimorchio, non mette foto del viso.
Surroz parla 
[di] chat, che siano siti web dedicati a favorire incontri e conoscenze piuttosto che applicazioni per smartphone è irrilevante. 
Cioè, aggiungo io tanto per essere chiari,  di siti dove incontri gente per scopare.

 Per Mattia si tratta di
una precisa tipologia di omosessuale (...) [che] nel proprio profilo non mostra nessuna foto del viso (...). 
La rabbia scaturisce da quella che considero una scorrettezza di fondo (...): “per quale motivo dovrei rispondere ai complimenti di qualcuno di cui non conosco neppure i connotati?”.
Per me  il viso costituisce almeno l'80% dell'attrattiva sessuale di un ragazzo, o di un uomo, se non vedo il viso le parti anatomiche mi sono del tutto indifferenti.
A me non piace il cazzo, spiego loro quando chiedo foto del viso, mi piace il cazzo di.
Se mi piace il viso del ...proprietario  mi piacciono anche gli attributi, non viceversa.
Invece per molti gay quel che conta sono le dimensioni e il viso è secondario.

De Gustibus, per carità.

Anche se in questo atteggiamento posso notare una certa autoreferenzialità del cazzo (e delle sue dimensioni) andiamo tutti su quei siti per scopare e ognuno scopa con chi vuole e come vuole (maggiorenni e consenzienti beninteso).

Surroz si arrabbia per ben altri motivi.
(...) non mostrarsi è una scorrettezza, (...) ma è [anche] sintomo di un problema profondo.
Sono giunto alla conclusione che chi si nasconde ha sicuramente un problema da risolvere, e i casi non sono poi molti.
Iniziando una casistica che tradisce, secondo me, un atteggiamento moralista.
Pochi, immagino, non si mostrano perché si considerano brutti o poco avvenenti.
Strana considerazione visto che sei in un sito di incontri e, prima o poi, ti vedranno.  Mi sembra più una battuta cattiva per criticare chi non ci mette la faccia ma altre parti del corpo, le uniche davvero importanti per molti frequentatori di questi siti...
Altri, molto più numerosi, non si mostrano perché cercano in segreto scappatelle fuori dalla loro relazione.
Altri ancora, una percentuale inquietantemente rilevante, nonché una sotto-categoria della precedente, riguarda uomini, a detta loro eterosessuali, fidanzati, sposati, spesso padri.
Gli ultimi, e anche questi sono moltissimi,  invece  cercano incontri clandestini, chiedono massima riservatezza per preservare il segreto della loro omosessualità, non essendo dichiarati.
Sfugge a Surroz che molti possono decidere di non mettere foto per motivi di privacy che non riguardano l'orientamento sessuale ma il fatto che stanno cercando qualcuno con cui scopare.

Infatti lo stesso identico comportamento esiste anche nei siti etero dove ci sono uomini che cercano donne e che non mettono la faccia.
La faccia la mostrano in privato, in webcam, o inviandoti una foto via mail, come anche gli uomini dei siti di rimorchio gay.


Non capisco poi  (cioè lo capisco benissimo) cosa voglia insinuare la specificazione a detta loro eterosessuali, fidanzati, sposati, spesso padri.
 
Evidentemente per Surroz se un uomo fa sesso con un altro uomo non può essere eterosessuale ma solamente gay.
Di più se si definisce etero e poi fa sesso anche con uomini è un gay represso, che si nasconde.

Eppure la psicanalisi  distingue il comportamento sessuale (=con chi fai sesso) dall'identità sessuale (=in quale orientamento sessuale ti identifichi).

In ogni caso un padre di famiglia sposato (o convivente...) non è necessariamente omosessuale può anche essere bisex.

Cioè è un uomo che ha un comportamento sessuale bisex ma ha una identità sessuale etero (o bisex).
Per la psicanalisi non c'è nulla di patologico o di negativo in questo.
Per Surroz sì.

Una medaglia con due facce: la prima rappresentata dalla viltà di chi non si è  preso la responsabilità di quello che è, che ha trovato soluzioni alternative, che spesso si trova a rovinar la vita a se stesso e a chi gli vuole bene; la seconda da chi invece lo ha fatto e deve necessariamente lavorare anche per tutti gli altri, e lottare contro un sistema alimentato da bigottismo, retaggi culturali  e religiosi.
Dunque per Surroz se un uomo sposato con una donna (purtroppo in Italia di questa specificazione non c'è bisogno ma fossimo in altri Paesi sì) fa sesso con alti uomini è necessariamente un omosessuale che vive quello che è in maniera clandestina, e rovina anche la vita a chi gli vuole bene.

Peggio per Surroz questi uomini sono

stronzi che si limitano a cercare sesso occasionale e poi tornano alle loro tristi vite di menzogne e omissioni.
Vorrei chiedere a Surroz cosa fanno gli altri uomini, quelli che, come il sottoscritto, ci mettono la faccia. Che forse noi non cerchiamo sesso occasionale?

Allora non è il sesso occasionale a dirimere la questione.

Nè il fatto che si faccia sesso occasionale anche se si ha una storia fissa.

Perchè non mi sembra che a Surroz abbia qualcosa da ridire sul tradimento di per sé.


Un uomo sposato con una donna che fa sesso occasionale con partner dell'altro sesso non fa lo stesso male alla moglie che gli vuole bene. Perchè non gli nasconde la sua vera natura, che è gay, incompatibile con quella etero che finge solo di volere...

Ma Surroz che ne sa?

Le scappatelle dell'uomo sposato vanno bene solo quando restano nell'alveo dell'eterosessualità.

Altrimenti devi scegliere una delle due sponde.  O resti con la moglie e hai figli o sei gay. Niente opzione bisex... Tertium non datur.


Mi sembra che Surroz confonda la paura di fare coming out con la paura che venga scoperto che tradisce.

Mi sembra un modo troppo semplificatorio e unilaterale di vedere la faccenda.

Da un lato siamo tutti o gay o etero (la bisessualità non esiste). Dall'altro se non mettiamo la faccia siamo tutti o brutti o abbiamo paura di dire che siamo gay.

In questa vocazione classificatoria io ci vedo un  paternalismo moralista che giudica il comportamento del prossimo.

Anche fosse vero quel che dice Surroz, io tratterei questi padri di famiglia (ma per Surroz possono essere anche ragazzi che non avevano il coraggio di vivere sotto la luce del sole) con più rispetto, perchè sono vittime dello stigma e dell'omonegatività che vanno bel al di là del sistema alimentato da bigottismo, retaggi culturali  e religiosi come pretende Surroz e riguardano invece la società intera, la televisione e tutti gli altri media, le leggi dello Stato, i luoghi pubblici, scuole e posti di lavoro, luoghi di intrattenimento dove le persone omosessuali vengono derise aggredite e uccise.

Non tutti abbiamo la forza, la determinatezza, il coraggio o i mezzi materiali  e morali di vivere alla luce del sole e i motivi per cui non riusciamo a farlo celano sempre un disagio che va compreso prima che giudicato.

Trovo ridicolo poi che si sollevi questa questione non già per una iniziativa pubblica (una manifestazione, un  sit in) ma in un sito dove si va per scopare!

A questo militante che cataloga tutti i bisex come froci repressi e poi li accusa di non contribuire alla lotta ricordo che sta discriminando dei bisex o magari anche omosessuali nascosti ma che con questa intransigenza frocia (cioè isterica) non aiuta né loro, che si rintuzzeranno nel loro nascondiglio ancora di più, né la causa.

Perchè se la visibilità è sicuramente un forte strumento politico non si può mai accusare di remare contro chi per motivi di stigma non fa coming out.

Surroz farebbe bene a ricordare che ognuno ha diritto di rimanere velato fin quanto lo reputa necessario. E che è altamente discriminatorio aggiungere anche lo stigma della non visibilità a chi proprio per lo stigma non è visibile.

A meno che chi non è visibile non parli male dell'omosessualità e poi abbia un comportamento omosessuale nel qual caso esiste l'outing.

Ma nascondersi, o semplicemente tradire la moglie invece che con un'altra donna con un uomo non vuol dire parlare male dell'omosessualità.

Questa Gestapo della militanza mi sembra talmente antidemocratica da darmi quasi più fastidio delle ecolalie dei vari Giovanardi di turno.


L'intransigenza frocia è figlia del moralismo cattolico e va rispedita al mittente con calma ma convinta fermezza.


mercoledì 22 agosto 2012

Le ecolalie di Comunione e liberazione sul matrimonio tra persone dello stesso sesso.


Sempre più convinto che non bisogna riportare ogni esternazione omofoba di ogni organizzazione omofoba perchè così si finisce per dare corpo e spessore alle ecolalie della  peggior specie, anche perchè i giornali che riportano queste esternazioni cavalcano l'onda dell'omofobia per vendere qualche copia in più, o incrementare il numero di visite sui loro siti, visto che nessuna legge impedisce a Comunione e Liberazione non già di esprimere le proprie opinioni (anche se ci vuol coraggio a chiamarle così) ma a contribuire, nell'esprimerle, allo stigma discriminatorio contro le persone omosessuali, che almeno questa merda (che viene dal Vatic-ano da dove, come da ogni altro buco del culo, escono solo escrementi e flatulenze) sia occasione per un esercizio di ragionamento, per vedere insomma l'ideologia che si cela dietro i vari commenti registrati con eccesso di zelo dalla giornalista di Repubblica la quale, bontà sua, chissà che opera di assemblaggio significante avrà fatto nell'organizzare le opinioni (sic!)  che ha registrato.

Come al solito mi piacerebbe avere la fonte perchè non mi fido di nessun(a) giornalista.

Certo se al posto dei matrimoni tra gay (con una odiosa, razzista e omofobica espressione che ormai pervade la nostra stampa come segno evidente di un cancro del pregiudizio che accomuna tutti, dal Giornale a manifesto al fatto quotidiano) si fosse detto matrimonio tra razze diverse quelli di Comunione e Liberazione sarebbero già stati sciolti (nell'acido?) grazie alla legge Mancino.

Questo alla faccia di chi dice che una legge contro l'omofobia non serve...

Dunque nel suo ameno articolo su repubblica dal titolo Unioni gay, barricate Cl
"Un male per l'umanità",
articolo alternato a due link uno al video Protesta sexy al Meeting: "Fate l'amore, non lo spread" e uno a un articolo su Grillini  "Non fomentare odio contro gli omosessuali" Giulia Foschi riporta le affermazioni dei  militanti Cl che accettano una sola versione del matrimonio quale unione tra uomo e donna, funzionale alla procreazione. 

E già qui c'è una prima ambiguità semantica: matrimonio gay, cioè tra persone dello stesso sesso o unioni gay (unioni civili, pacs, NON matrimonio)?

Per Cl entrambi visto che di riconoscere alle coppie dello stesso sesso la dignità  di famiglia proprio non ci pensano (come del resto non ci pensa il PD che nel suo documento parla di diritti dei singoli, insomma niente Pacs al limite dei risicati Dico).

Nell'articolo si spiega come per i giovani di cl  il matrimonio tra persone dello stesso sesso (Foschi parla di matrimoni gay) sia
“Un male per l’umanità”
“un rischio per l’avanzamento della specie”
“un’assurdità”
 “Se in futuro ci fossero metà famiglie tradizionali e metà gay, cosa succederebbe? Forse uno scisma, non si sa. Non si può andare contro natura”
“Una coppia etero dà dei figli allo Stato. Una coppia gay cosa dà? Vogliono dei diritti, ma in cambio cosa portano alla società?”

 “Abbiamo diversi amici gay - aggiunge una ragazza - ma nessuno di loro vorrebbe sposarsi, perché le unioni gay non durano.
Il matrimonio è una cosa diversa, si basa su ideali estranei a quelli di una coppia di omosessuali”.

“E’ vero - prosegue un altro della compagnia - non c’è una reale richiesta di questi diritti, io sento provenire queste voci solo da quelli che vanno al Gay Pride con le minigonne, i boa o travestiti da preti e suore”.

 “Il diritto al matrimonio gay è come il diritto a girare nudo. Si può benissimo ovviare”.

“Con le coppie gay la vita muore, non avremmo più bambini”.

“Dal matrimonio alla richiesta di adozione il passo è breve" 

“Qui dentro mai nessuno dirà di essere d’accordo con le unioni gay!”
Non solo no al matrimonio dunque ma nemmeno riconoscimento delle unioni gay, come avrebbe fatto, secondo alcuni militanti del movimento lgbtqi, Imma Battaglia e Guido Allegrezza in testa,  Pierferdinando Casini quando ha detto che
"Stabilire garanzie giuridiche per una coppia di conviventi anche dello stesso sesso è un fatto di civiltà ma i matrimoni tra gay sono una idea profondamente incivile, una violenza della natura e sulla natura". Non solo. Stesso giudizio anche per le adozioni gay".
A Casini infatti i ciellini mandano a dire che 

Casini che approva le unioni civili? Una provocazione”, “un cattolico senza Chiesa” (...)  “Deve aver fiutato i voti, e a me i giochi politici non interessano”, spiega un volontario.

Più passa il tempo e più noto, da parte dei miei amici e delle mie amiche etero, una sottile e strisciante resistenza all'estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso.
O sono perplesse nei confronti delle adozioni (come se le persone omosessuali fossero sterili e non potessero fare figli o averne fatti in precedenza da altri legami)...

o accusano noi (à la Bindi, con un modo di interloquire discriminatorio, noi, i normali, voi i diversi) di volerci incaponire sul matrimonio per gay (come fosse un altro Istituto e non lo stesso, esteso) invece di cercare altre vie, come le unioni di fatto ché anche quelle sono famiglia...

vuoi vedere che noi che siamo discriminati, esclusi dal matrimonio, siamo in realtà i veri discriminatori perchè richiedendo l'estensione del matrimonio pensiamo solo a noi e non ci preoccupiamo anche delle coppie di fatto - etero e gay - che, poverine, non hanno diritto alcuno...?

Una resistenza di chi pur non volendolo ammettere quel che CL dice platealmente in fondo la pensa allo stesso modo.

Intanto si confonde il motivo per cui si chiede l'estensione che, non mi stancherò mai di ribadirlo, non è solamente né tanto accedere a dei diritti e a dei doveri, ma perchè anche le coppie formate da due persone dello stesso sesso abbiano la stessa dignità di famiglia che non le viene invece riconosciuta. Riconoscimento, è vero, che manca a tutte le coppie di fatto, ma mentre le coppie di fatto etero (=di sesso differente) volendolo, possono sposarsi, le coppie omosessuali (=dello stesso sesso) NO.

E' facile discettare sulle forme alternative al matrimonio quando il divieto di sposarsi non ci colpisce direttamente, c'è un modo di dire, maschilista e vagamente omofobico, che però rende bene l'idea fare i froci col culo degli altri...


Non c'è incompatibilità tra le due richieste. Non c'è nemmeno conflitto. Chi dice che chi chiede l'estensione ignora i diritti delle coppie di fatto non è intellettualmente onesto (onesta)

Certo è che che chi pur potendolo fare non si vuole sposare perchè ideologicamente contrario al matrimonio non si capisce a che titolo chieda allo stato un riconoscimento del suo volontario status di coppia di fatto.

Fermo restando il diritto a sposarsi di chi non lo fa perchè impedit* dalla separazione da un matrimonio precedente che non è ancora possibile convertire in divorzio  o da motivi economici (perchè divorziare costa, o perchè sposarsi costa lo stesso) o per motivi contingenti (si teme in un nuovo fallimento e si tentenna a riaffrontare il matrimonio) che non sono ragioni contro il matrimonio, chi vede nel matrimonio una istituzione superata, o da combattere, si mette nella posizione ambigua di dire no al matrimonio ma di chiedere lo stesso garanzie legali.


Il matrimonio è l'unico istituto che riconosce socialmente che una coppia sia famiglia.
Con buona pace di chi non ne vuole usufruire e vuole accedere a una unione civile che darà solo alcuni dei diritti del matrimonio e ne riconoscerà lo status di famiglia solo parzialmente, altrimenti non si capisce in cosa si distingue dal matrimonio, e perchè non accedere (chi può) direttamente a quello  invece di chiedere un istituto sostitutivo.

L'unione civile, il riconoscimento delle coppie di fatto, richiesta e diritto sacrosanto, non si sostituisce al matrimonio né lo amplia né vi si affianca tant'è che i pacs possono farli anche persone che non sono legate da un vincolo sessuale ma affettivo e di solidarietà amicale.

Se davvero si è contrari al matrimonio e lo si vuole sostituire con un altro istittuo vanno visti allora i difetti del matrimonio e tolti quelli mantenendo però tutti i privilegi e lo status sociale che il matrimonio dà.

A meno che quello che si vuole mettere in discussione non è il matrimonio ma la famiglia che, come dice la nostra Costituzione, su di esso è fondata.

Ora mentre alcune caratteristiche della famiglia che si tentavano di eliminare (superare?) sono rimaste per ineluttabilità (la monogamia) perchè le esperienze  concrete alternative alla famiglia (coppia aperta, comune) sperimentate negli anni 60 e 70 del secolo scorso sono fallite dinanzi le questioni più pratiche, negli ultimi 40 anni la famiglia italiana si è sensibilmente modificata.
Divorzio, nuovo stato di famiglia, aborto, diritti delle donne, diritti dei figli la famiglia di oggi è ben diversa da quella della Repubblica italiana degli anni 50.

E a questo cambiamento hanno contribuito anche le persone omosessuali che (Mario Mieli docet) dopo aver avversato la famiglia (non il matrimonio ma la famiglia) come istituto eterosessista e patriarcale (e negli anni settanta lo era ancora) l'hanno fatta propria aprendola, modificandola, estendendola, di fatto, all'omogenitorialità.

Per cui oggi è più ancorato al passato, a forme vecchie del pensiero, chi non crede nel matrimonio ma vuole altre forme giuridiche di riconoscimento della famiglia (quali? con quali caratteristiche? Con quali differenze rispetto l'attuale matrimonio?) rispetto chi ne richiede l'estensione anche alle persone dello stesso sesso.
Il matrimonio gay è l'ultimo (?) tassello di tutta una serie di correzioni giuridiche ed etiche che hanno visto il matrimonio di appena 40 anni fa   subire sostanziali modifiche.

Con buona pace di questi ragazzini di cl (scusate il paternalismo patriarcale) che ripetono male le sciocchezze che hanno sentito dire dagli adulti che frequentano.

La vera rivoluzione oggi, nel 2012, in Italia, non sta nel cercare altrove nuove forme di riconoscimento legale della coppia omosessuale come famiglia ma nel richiedere l'unica ineluttabile possibilità l'estensione dello stesso matrimonio.

Ogni altra richiesta non ha nulla a che vedere col matrimonio e chi la fa (anche Imma Battaglia e Guido Allegrezza) ci sta chiedendo di acconterarci.

domenica 22 luglio 2012

Imma Battaglia, il delirio politico sull'apertura a Casini e la trave nell'occhio.

Insomma  a quanto pare è proprio vero.

Non si tratta di una bufala mediatica il commento di Imma Battaglia, sulle dichiarazioni naziste di Casini pubblicato sulla sua bacheca di Facebook come ha riportato Dr.Apocalypse sul sito Spetteguless (ecco perchè avevo creduto che...).

Ecco cosa scrive Imma.
Ricordiamo, per chi ancora non lo sapesse cosa ha detto Casini.


Stabilire garanzie giuridiche per una coppia di conviventi anche dello stesso sesso è un fatto di civiltà ma i matrimoni tra gay sono una idea profondamente incivile, una violenza della natura e sulla natura”. “Le adozioni per i gay? E’ un’idea della società che abbrutisce, che non progredisce ma regredisce perchè vuol dire che è più forte il desiderio di maternità che quello della tutela del bambino, e noi siamo dalla parte del bambino”. “La nostra non è una idea oscurantista ma di libertà, progresso e rispetto dei più deboli. (fonte repubblica)
Parole che si commentano da sé, quelle di Imma nelle quali Battaglia cerca di non pestare i piedi a nessuno, di non disturbare chi non accetta che ci si possa sposare anche tra persone dello stesso sesso. Però, purtroppo non per per spirito superpartes o per opportunismo politico. Magari!

Nonostante D'Gay Project l'organizzazione di cui Imma è presidente aderisca formalmente alla campagna Vorrei ma non posso. It's wedding time! a favore dell'estensione del matrimonio l'ufficio stampa di Imma ribadisce, in risposta a una lettera di critica di Giovanni Dall'Orto a un comunicato stampa del D'Gay Project dello scorso Maggio che presentava una scrittura privata (=una cerimonia privata senza alcuna dimensione legale o pubblica) come matrimonio lesbico
E’ vero. Imma Battaglia è sempre stata contraria ai matrimoni gay. E lo è ancora. Da persona profondamente legata alle tradizioni familiari, ritiene il rito del matrimonio qualcosa di assolutamente unico, che ha radici storiche, religiose e culturali molto lontane, che appartengono ad una comunità specifica che va rispettata per le sue idee. Non per questo però l’altra comunità, quella omosessuale, quella diversa, non chiede e non merita rispetto e tutele giuridiche. Tutti noi in realtà desideriamo solo una cosa: essere liberi di amare chi vogliamo come vogliamo potendolo fare esattamente come gli altri indipendentemente dalle formule rituali.
Dimostrando dunque non solo di non avere capito nulla sulle ragioni per cui si chiede l'estensione del matrimonio che non sono solo le tutele legali ma il riconoscimento Pubblico che anche la coppia formata da persone dello stesso sesso ha dignità sociale, etica, legale, formale proprio come quella di persone di sesso diverso, Imma e il suo ufficio stampa  fanno davvero disinformazione riducendo il matrimonio a una formula rituale.

Insomma non solo le parole di Imma (o del suo ufficio stampa che, anche legalmente, parla per lei) sono sconcertanti, grottesche e anche un po' ridicole, ma sono pericolose e profondamente omofobiche, intimamente fasciste misurando la vita degli altri alle proprie discutibili (e infondate) convinzioni come che il
rito del matrimonio qualcosa di assolutamente unico, che ha radici storiche, religiose e culturali molto lontane, che appartengono ad una comunità specifica che va rispettata per le sue idee confondendo in maniera proditoria il matrimonio religioso con quello laico, l'unico che in Italia ha valore legale (quello religioso ce l'ha solo perché equiparato a quello di stato).

Insomma Imma Battaglia danneggia tutti. Dobbiamo dirle di smettere.

Però, nonostante trovi inqualificabili e irricevibili queste posizioni non posso  unirmi al coro di proteste perchè, purtroppo,  molte delle critiche a Imma sono (nemmeno troppo) velatamente misogine e, invece di sminuire o critcarne le dichiarazioni,  cercano di sminuire direttamente la persona, con commenti irrilevanti e a loro volta proditori proprio come sono i commenti di Imma (e del suo ufficio stampa). Per cui alla fine il bue dice cornuto all'asino.

Così Dr.Apocalypse da cui sono partite le prime critiche commenta la dichiarazione di Imma dicendo
Sono stanco. Stanco di dover commentare le parole di questa donna (Presidente DiGay Project ed erroneamente vista da molti media come ‘leader’ del movimento gay), che oggi, via Facebook, si è probabilmente superata.
Il corsivo è mio.

Mi chiedo se di Casini Dr. Apocalypse avrebbe detto questo uomo ma può essere una mia malizia.

Di certo per questa donna come per tutte le donne si fanno due pesi e due misure.

Infatti invece di citare le non felici posioni del D'Gay Project si insinua che le dichiarazioni di Imma non siano solo dettate da opportunismo (delirio?) politico, ma commerciale, d'impresa perchè Imma gestisce anche (ed è una impresa separata) il Gay Village che tutti criticano ma poi tutti frequentano per i motivi più disparati.

Così Luca Sappini, sul suo blog sul sito dell'Espresso Semaforo blu scrive
In cantiere una lista elettorare: Imma Battaglia per Casini. Anzi, Gay per Casini. Di sicuro successo lo slogan: “Se puoi ballare fino a tardi, perché impuntarti sui matrimoni?”
Che non è certo una controargomentazione alle dichiarazioni di Imma.

D'altronde nessuno si è sognato di criticare chi fa uso di soldi pubblici per far pubblicità a un proprio servizio venduto come servizio in sé  e non per la sua utilità sociale come fa Gay Help Line linea attiva
Lunedì dalle 16.00 alle 20.00

Mercoledì dalle 16.00 alle 20.00

Giovedì dalle 16.00 alle 20.00

Sabato dalle 16.00 alle 20.00



che nel suo ultimo spot presenta dei gay calciatori velati senza alcuna visibilità senza mostrare alcune esempio di discriminazione od omonegatività, pubblicizzando la help line come se i problemi dei gay siano intrinseci e non derivanti dallo stigma.
Così mentre Marrazzo e accoliti non pestano i piedi a nessun loro sì perchè finanziati da regione provincia, non per convinzione politica, ma per opportunità personale, Imma Battaglia, che ha una idea politica per quando irricevibile e pericolosa, viene sminuita come donna imprenditrice e opportunista.

Tra maschi si solidarizza smepre.

Se poi a dire cazzate è una donna invece di rilevare la cazzata si rileva che a dirla è una donna.

E questi sono i gay (e i gay friendly come nel caso di Sappino) coi quali io dovrei fraternizzare?

venerdì 25 maggio 2012

GayLib associazione gay di centodestra non potrebbe essere più sinistra: sulle dichiarazioni di Oliari a proposito dell'apertura al matrimonio anche per le coppie dello stesso sesso di Barack Obama

Ormai lo sa anche Gastone (il mio gatto) che il Presidente degli Stati Uniti ha pubblicamente detto alle porte della sua campagna di ri-elezione It is important for me to go ahead and affirm that I think same sex couples should be able to get married.

La notizia ha fatto il giro del mondo  ed è diventata uno spartiacque politico, etico e democratico tra chi il same-sex marriage (solo noi provinciali, nel senso della provincia  dell'impero, continuiamo a chiamarlo matrimonio gay - le lesbiche, si sa, come al solito non contano una cippa...-) lo vogliono e chi no.

Adesso scopro che Enrico Oliari, presidente di GayLib, l'associazione di persone omoaffettive di centrodestra (né b né t ne tanto meno q o i) ha dichiarato che sebbene
La decisione di Obama di aprire alle nozze fra persone dello stesso sesso e’ coraggiosa e va nel senso giusto (...)
In Italia non sarebbe tuttavia praticabile, per la diversa tradizione culturale e giutidica’(sic)
E insiste
Tenendo conto della tradizione culturale e sociale del nostro Paese, reputo percorribile piu’ che la via del matrimonio, quella del riconoscimento delle ‘Unioni Omoaffettive’
(fonte Apocalisselaica)

Sul sito di Oliari si può leggere la proposta di legge (?) da lui redatta nella quale, tra le altre cose, si dice
In caso di morte di uno dei due firmatari componente l’Unione Omoaffettiva pensionato o assicurato, il partner rimanente può vedersi riconosciuta la reversibilità della pensione.
I neretti sono miei. Può, non deve. E solo la reversibilità della pensione...

Adesso a differenza dei compagni e compagne di strada del Movimento io non ho nessuna pregiudiziale a che una associazione gay di destra contribuisca al movimento lgbtqi ma noto con disappunto e enorme fastidio che quello di GayLib più che un contributo è un bel bastone fra le ruote. Al di là dell'inconsistenza giuridica del registro delle unioni omoaffettive è chiaro l'orizzonte ideologico pavido e reazionario di chi non capisce che proprio finché non si cambia la tradizione culturale e sociale del nostro Paese le persone omosessuali e trans in questo Paese continueranno ad essere colpite e dunque discriminate ed emarginate dallo stigma e che lo stigma può essere combattuto anche (e certamente non solo) dall'apertura al matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso. Mai come ora dobbiamo chiedere l'unica opzione possibile, stesso nome stessi diritti, perchè se passasse un pacs, un dico,o unioni omoaffettive che dir si voglia, la questione del matrimonio anche per le persone dello stesso sesso verrebbe procrastinata di almeno un ventennio.

Quel che Oliari fa finta di non capire è che se chiediamo l'accesso al matrimonio non è per godere dei benefici giuridico-amministrativi ad esso connesso ma per vedere socialmente e giuridicamente riconosciuta la legittimità delle coppie omosessuali, per sancire socialmente che anche le coppie dello stesso sesso sono FAMIGLIE

Ma a Gaylib questo non solo non interessa ma non ne vuole proprio sapere visto che l'associazione a proposito delle adozioni lascia la libertà di coscienza ai suoi iscritti dicendo:
GayLib, a differenza delle associazioni ideologicamente vicine alla sinistra ha, come orientamento, una posizione di contrarietà dialettica, aperta alla libertà di coscienza individuale, rispetto al tema delle adozioni di minori da parte di coppie omosessuali. Va considerato, infatti, il diritto del bambino di essere adottato e non quello della coppia di adottare. Tuttavia, anche alla luce delle nuove normative in materia di affidamento condiviso guardiamo con particolare attenzione e volontà di confronto le necessità dei numerosi genitori omosessuali per i quali, in fase giudiziale, non deve più sussistere alcuna forma di discriminazione.  (fonte GayLib manifesto politico)

Da notare, en passant, il linguaggio sessista presnete in tutto il documento politico (basta leggere il resto sul loro sito) anche se, nessuna associazione gay ne è esente tranne quelle lesbiche...

Insomma credo che il contribuito di GayLib alla causa sia nullo e siccome in politica un contributo nullo diventa sempre zavorra penso che di GayLib si possa tranquillamente fare a meno. Non perchè nominalmente di centrodestra ma perchè radicalmente omofoba e reazionaria.

Enrico Oliari presidente di GayLib





domenica 18 marzo 2012

Se questro è il PD che si sciolga e scompaia dalla faccia della terra. Su un articolo contro il matrimonio gay (sic!) firmato dalla ex democrista Silvia Costa e Patrizia Toia

A parte le considerazioni giuridiche inesistenti  
non spetta alla Commissione europea – come si chiedeva nella relazione – «di elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali a livello europeo», pur se tra «paesi in cui già vige una legislazione in materia». Il diritto civile in materia di famiglia rientra infatti nella competenza dei singoli stati membri in base al principio di sussidiarietà 
nell'assunto centrale del pessimo articolo a firma Silvia Costa e Patrizia Toia apparso su Europa ci si chiede:

il principio di non discriminazione per orientamento sessuale, assolutamente condivisibile sul piano umano, etico, politico e giuridico, può essere invocato per rendere indifferente lo status del matrimonio rispetto alla sua natura e cultura di compresenza di un uomo e di una donna, fondata sulla reciprocità della differenza sessuale e orientata (non certamente vincolata) alla procreazione, senza provocare una mutazione antropologica e un indebolimento della costruzione dell’identità sessuale di bambini e bambine?

La mutazione antropologica è già in atto. E, se Silvia Costa e Patrizia Toia capissero qualcosa di giurisprudenza, dovrebbero sapere che nessuna legge può imporre una mutazione antropologica nel comportamento dei cittadini può solo registrare e amministrare dirimere un comportamento antropologico nuovo già in atto.

Fu così per la legge sul divorzio del 1972 che cercò di tutelare le coppie separate di fatto (e soprattutto le donne dato il pessimo stato di famiglia del 1942 del tutto sbilanciato a favore del coniuge) e la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza del 1978 che cercò di tutelare la salute delle donne che abortivano per mano di mammane e medici poco scrupolosi morendo di infezioni o emorragie.

Queste due leggi non introdussero il divorzio e l'aborto nel nostro paese ma regolamentarono delle pratiche e dei comportamenti che già esistevano e che agli occhi del legislatore erano inesistenti.

Anche nel caso dell'allargamento del matrimoni alle coppie dello stesso sesso (non dunque matrimonio gay, come titolano proditoriamente le due europarlamentari  del PD), si tratta di riconoscere legalmente un fenomeno che riguarda diverse centinaia di miglia a di coppie che costituiscono già famiglia anche con prole.

Quello che sfugge alle due europarlamentari anche a voler mantenere la loro definizione stretta di matrimonio orientato (non certamente vincolata) alla procreazione è che molte delle coppie omosessuali fanno figli, hanno fatto figli o vogliono farne.

E invece di aiutarle a fare figli si dice loro di no in base a un principio religioso e non laico, dogmatico e non democratico che impedisce in Italia anche alle coppie etero sposate di accedere alla fecondazione assistita eterologa.
Uno stato nazista che sceglie per i privati cittadini su una questione personale e privata come la procreazione.
Non si nega l'assistenza pubblica ma la possibilità che questa pratica si possa fare nel territorio della Repubblica costringendo i cittadini e le cittadine italiane ad andare all'estero.

Per cui se i due coniugi non possono fare figli tra di loro sono una famiglia di serie b.

Peggio ancora se la famiglia in questione è formata da due donne o due uomini, anche quando ormai la casistica di figli cresciuti dalle famiglie omogenitoriali (che all'estero ci sono ormai da un ventennio)  hanno dimostrato che l'incidenza dell'orientamento sessuale dei figli è la stessa delle coppie etero (se fosse vero il contrario non si capirebbe come mai tanti gay e tante lesbiche vengono da famiglie etero...).

Silvia Costa ha 63 anni,  Patrizia Toia 62, evidentemente sono due persone mentalmente anziane, ostaggi dei loro stessi pregiudizi che spacciano per valori morali, politici, mentre sono solo idee dettate dall'odio, dall'intolleranza e dall'ignoranza che vanno censurate e fermate perchè discriminano delle persone e la Costituzione non lo permette.

Che queste due donne moralmente vecchie, veri e propri dinosauri della politica, si facciano da parte e lascino il campo a chi ha idee più consone al mutato quadro socio antropologico italiano, e non solo, che le due europarlamentari non sono in grado di comprendere.


Perchè non si capisce quale danno l'allargamento del matrimoni alle famiglie omogenitoriali possa fare a quelle etero. Se non infierire un colpo mortale alla profonda, atavica omofobia dei cattolici, che sono dei malati di mente che mangiano il corpo del figlio del proprio dio per salvare le stessi...
Cosa ci si può aspettare da una religione così sinistra?

Se è evidente il vizio ideologico e non democratico delle domande che si pongono le due europarlamentari è chiaro, per quanto mi riguarda, che il PD è il nostro nemico.
Un partito di fascisti, di nazisti, di omofobi, di maschilisti e reazionari che deve sparire dalla faccia della Terra.
Vera feccia della politica,  peggio di Forza Nuova e di tutti i partiti dell'estrema destra extraparlamentare che, almeno, hanno il coraggio delle proprie opinioni (di merda) a differenza del PD che cerca di costruirsi una facciata democratica ma che rappresenta solo il peggio che il paese abbia da dare.

Peggio Di Berlusconi. Peggio di Giovanardi. O, meglio, omologhi, uguali.

Un partito che impedisce all'opposizione di costituirsi come alternativa valida al centro destra, proprio come lo Stato Vaticano impedì all'Italia di costituirsi in nazione fino al 1861.

E, come per il Vaticano, l'unico modo di uscire fuori dalla situazione è invadere (politicamente) il PD fare una bella breccia di Porta Pia farne fuoriuscire chi al suo interno si riconosce ancora nei valori del pluralismo e relegare questi omofobi di merda nell'alveo della destra peggiore d'Europa, feccia dell'Italia e dell'umanità.
PD come Pavidi Democristi, come Porco Dio, come il male assoluto. Cancro vero della democrazia italiana.

Da oggi il PD è il mio nemico numero uno.

Chi si azzarda ancora a parlarmene o a bestemmiare dicendo che il PD è di sinistra sappia che alzerò le mani contro di lui o contro di lei.

Essendo stato fatto giustamente notare che questa frase inneggia alla violenza (anche se privata nei confronti dei miei amici) la cancello (ma ne lascio la traccia per trasparenza) prendendone le distanze  e rinnegandone ogni significato concreto di violenza.

 
Perchè il PD avvelena tutti.
Dobbiamo delegittimarlo politicamente, farlo sparire dall'agone politico prima che sia troppo tardi.


venerdì 27 gennaio 2012

Se la memoria è sciatta. Sulla mostra Omocausto dell' XI Municipio di Roma

AGGIORNAMENTO (da leggere dopo aver letto il resto del post)

Grazie alla segnalazione di Michele, autore del blog Michele Darling, trovo sul sito del Gay Center le immagini della inaugurazione dell'esposizione.
Come si può vedere bene dalle foto, il 26, il giorno prima delle foto da me fatte e pubblicate, tutti i pannelli erano incollati alle pareti (si sono staccati dunque meno di 24 ore dopo),  come dire che tutti i pannelli erano al loro posto durante la presentazione, cosa della quale non ho mai dubitato.

Dalle stesse foto, soprattutto dalla seconda, si evince, anche, che il numero totale di pannelli è nove (sui quindici originali) e che dunque già dalla sua presentazione l'esposizione era incompleta mancando un terzo circa (sei su quindici) dei pannelli originali e che nessuno sembra essersene accorto (come si può evincere notando la numerazione progressiva mancante di alcuni numeri...) o abbia cercato di rimediare.
La sciatteria sta dunque nell'aver presnetato una esposizione incompleta spacciandola per completa, non tanto nelle condizioni pietose in cui già versava nemmeno 24 ore dopo (l'inaugurazione c'è stata alle 15 del 26, io sono andato a vedere l'esposizione verso le 11 del giorno dopo...)  che sono da imputare agli esecutori materiali dell'allestimento e alla manutenzione della medesima che spetta al Municipio.




 IL POST ORIGINALE COMINCIA QUI

Capita che, non avendo soldi da spendere, decido di spendere del tempo e invece di scrivere recensioni di spettacoli che ho visto vado a vedere una mostra sull'Omocausto, cioè sulle persecuzioni naziste (ma non solo) contro le persone omosessuali e NON anche delle persone transessuali checché ne scrivano Marinella Zetti o Monica Romano che usano la parola anacronisticamente visto che
Il termine transessualismo fu coniato nel 1949 da D.O.Caudwell in un articolo medico, ma fu Henry Bengiamin a renderlo popolare nel 1953, davanti all’accademia di New York, delineandone per la prima volta in maniera chiara gli aspetti clinici e le caratteristiche fondamentali.
(fonte: sito libellula2001).
L'esposizione è organizzata dall'XI Municipio di Roma Assessorato alle Politiche Culturali e della Memoria, nell’ambito delle celebrazioni per il Giorno della Memoria 2012 ed è a cura di Gay Center, Arcigay Roma, ArciLesbica Roma
con il patrocinio della Provincia di Roma, dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane e con l’adesione della Comunità Ebraica di Roma, come si legge nel comunicato stampa pubblicato sul sito del Municipio, che riporta anche la seguente locandina.


Il Municipio dista 1 km e mezzo da casa mia, e visto che c'è sciopero dei mezzi pubblici, metto le gambe in spalla, corroborato da una splendida mattina e in 20 minuti arrivo lì.
Entro nell'ufficio per il pubblico, vado diretto al banco informazioni e chiedo: scusidov'èlamostraomocausto? così, tutto di un fiato, ancora eccitato dalla camminata, dalla bella mattina, dal fatto che sto facendo un po' di moto e, last but non least perchè sto per vedere una mostra che mi interessa molto.
E quello del banco info mi fa: stallà, anche lui tutto in una parola  (non credo per i miei stessi motivi...) e mentre cerco con gli occhi una porta di ingresso che mi conduca nella sala dove mi sono immaginato sia stata allestita la mostra e annaspo perchè non vedo niente, il tipo continua un po de pannelli so' caduti pe' via del calore ma sotuttillà.
Solo allora mi accordo di alcuni pannelli molti appesi alle pareti mentre alcuni dei quali  poggiati a terra.

Mi avvicino un po' confuso chiedendomi come mai non me ne sono accorto entrando nella sala. Sarà che mi ero immaginato dei pannelli di due metri per uno e trenta, di colore rosa (chissà perchè, cioè lo so il perchè) che si slanciavano poggiando su delle basi che li innalzavano ancora di più, in una sala dedicata, e devo riarrangiare la mia immagine mentale per farla combaciare con questi pannelli 70 per 100 che si confondono un po'  col bianco sporco delle pareti del Municipio ma che sono incollati sul muro di sinistra dell'ingresso al pubblico, beh  tranne quelli caduti che sono appoggiati a terra,  in un punto di passaggio dove li si deve vedere per forza.

Invece l'effetto è desolante.
E' sciatto e triste vedere  i pannelli posti per terra, addirittura il cestino della carta davanti uno di loro...
E proprio in quel momento,  mentre noto il cestino, mi rendo conto che i pannelli sono numerati il numero più alto presente essendo il 14, ma ne mancano diversi, sei per la precisione,  il 2, il 5, il 7, l'11, il 12 e il 13...
Ma com'è possibile?! L'esposizione è stata inaugurata ieri alla presenza di
Andrea Catarci, Presidente Municipio Roma XI, di Carla Di Veroli, Ass.ra Politiche Culturali e Memoria Municipio Roma XI, Fabrizio Marrazzo, Portavoce Gay Center, Roberto Stocco, Presidente Arcigay Roma, Livia Ottolenghi, Ass.ra Politiche Culturali e Memoria Comunità Ebraica di Roma e Paola Concia, Deputata (come riporta il comunicato stampa).
Nessuno si è accorto dei pannelli mancanti?


Poi tutto mi diventa più chiaro quando leggo la data sul pannello di intestazione: 2007. I pannelli sono vecchi, come l'esposizione, e , nel corso di 5 anni di ulteriori allestimenti, alcuni pannelli sono andati persi.
Mi guardo intorno.
Magari sono appoggiati altrove. Ma dei cartelli mancanti nemmeno l'ombra.

Il tipo dal banco delle informazioni intanto prende bonariamente  in giro un gruppo di cittadini stranieri dello Shri-Lanka perchè non parlano bene l'italiano, come se lui col suo dialetto romano invece... e improvvisamente capisco che, mutatis mutandis, il vero olocausto si sta compiendo qui, ora, adesso, ai danni di questi cittadini stranieri trattati come cittadini di serie c (io almeno, seppure frocio e dunque cittadino di serie b, sono almeno cittadino comunitario) nella piena indifferenza degli astanti e del luogo.
Nessuno sembra notare i pannelli o me, che faccio riprese video e scatto foto col mio cellulare. Un ufficio del municipio, sede di una istituzione che è la più prossima, per competenze di territorio ai suoi cittadini residenti (quindi anche gli stranieri) è completamente indifferente ai disagi dei suoi utenti, figuriamoci di una mostra male allestita.
Quale migliore testimonianza dell'indifferenza di noi cittadini comunitari alla violenza nazifascista di quella cui assisto adesso, quella dei (pochi) cittadini italiani presenti nell'ufficio, troppo intenti a risolvere le urgenze che li conducono qui, per poter notare il sopruso fatto ai cittadini stranieri messi in difficoltà dal burocratese con cui sono scritti i nostri moduli di certificazione che neppure un laureato sarebbe in grado di capire all'impronta?
Dinanzi questa umiliazione come posso lamentarmi per dei miseri pannelli mancanti?
All'improvviso mi manca l'aria  e decido di uscire senza nemmeno leggere i cartelli superstiti. Tanto, penso, li troverò su internet, come infatti accadrà.
Sul sito memorialgbt.it alla voce omocausto scopro che
L'esposizione, realizzata dai volontari del Circolo Arcigay "Nuovi Passi" nel 2005 è stata aggiornata e riproposta nel 2006 in un nuovo formato in 5 città italiane ed in lingua slovena nella Città di Ljubljana.
Allo stesso indirizzo, si possono vedere tutti e quindici i pannelli (al Municipio ce ne sono solamente otto).


Posso così vedere anche i pannelli mancanti tre dei quali, strana combinazione!, sono proprio quelli dedicati alle persecuzioni fasciste contro le persone omosessuali (pannelli 11,12 e 13) stranamente assenti in Municipio.
Spariti!
Voilà.
Come al solito il cattivo era Hitler, mica Mussolini!


  


Guardando ai loghi presenti nella locandina dell'esposizione mi chiedo del motivo della presenza di alcuni di loro.
Capisco quelli istituzionali e non che la patrocinano  ma se i pannelli dell'esposizione sono stati fatti nel 2005 dal Circolo friulano Arcigay "Nuovi Passi" mi chiedo a che titolo le altre sigle siano presenti nella locandina dell'iniziativa se non hanno nemmeno contribuito a ripristinare i pannelli che sono andati persi nel tempo, facendoli ristampare (sono scaricabili in dimensione originale dal sito memorialgbt.it dove li ho visti io). Si trattava solo di dedicare un po' di tempo e spendere qualche centinaio di euro... per evitare che la mostra, inaugurata ieri, si presentasse al suo primo giorno di apertura al pubblico già così sciatta.
E, mi dispiace già il solo pensarlo, mentre il loro contributo all'esposizione è nullo il contributo dell'esposizione alla loro visibilità è cospicuo. Possono così fregiarsi di una iniziativa lodevole e importante (anche dal punto di vista dei contenuti informativi non solo come gesto politico) che costituisce per loro un fiore all'occhiello, anche se in realtà si sono appropriati simbolicamente di una esposizione alla quale non hanno contributo in modo alcuno (naturalmente se mi mancano delle informazioni e se un contributo che io ignoro c'è stato, sono pronto a rettificare questa affermazione).
Per quanto ne so hanno solamente ottenuto un'occasione di visibilità sfruttando il lavoro altrui fatto (Circolo Arcigay  "Nuovi Passi").

Evidentemente anche per loro il lavoro rende liberi, peccato che si tratti del lavoro degli altri...

sabato 21 gennaio 2012

Lettera aperta ai Magistrati Adriano Leo, Elena Quadri, Ugo De Carlo del T.A.R. Lombardia firmatari della sentenza Tar Lombardia, sez. IV, 17 gennaio 2012, n. 181 che conferma la sospensione amministrativa dalle attività di Ateneo dello studente bocconiano Matteo Volante per una grave forma di intolleranza verso le persone omosessuali.

Signore Magistrate, Signori Magistrati

innanzitutto mi complimento per la sensibilità dimostrata nel respingere il ricorso di Matteo Volante, contro la sanzione disciplinare  che lo ha visto sospeso dalle attività di Ateneo per un anno, con relativa perdita della sessione di esami e curriculum macchiato con sanzione che inciderà sul voto di laurea, per aver prima strappato un poster dell'associazione BEST di studenti omosessuali dell'Ateneo e poi per aver scritto su un altro manifesto della stessa l’hiv è la vostra punizione e i froci si curano a Zyklon b. 

Sono rimasto commosso dalle parole della sentenza quando dite:
Il comportamento tenuto dal frequentatore del Master in occasione dei due episodi citati è grave soprattutto in relazione al secondo episodio che costituisce una grave forma di intolleranza verso persone con preferenze sessuali non approvate dal ricorrente tanto da auspicare nei loro confronti un comportamento analogo a quello che i nazisti riservarono agli ebrei nei campi di sterminio. Né tanto meno può anche solo in parte giustificarsi una condotta siffatta sotto il profilo di un diritto alla critica espresso in forme improprie come in qualche sembrerebbe apparire dalle giustificazioni addotte dal Volante quando parla di “ un’istintiva reazione ad altrui atteggiamenti che ha sentito come ingiustificatamente aggressivi rispetto a modi di essere che sono anche i propri”. Una cosa è il diritto di critica verso un’impostazione culturale che promuove una concezione di assoluta equivalenza di ogni orientamento sessuale, altra cosa è quella di insultare gratuitamente persone di cui non si condividono le scelte di vita, ma che non per questo non meritano l’assoluto rispetto della loro dignità di esseri umani.
Fatti i complimenti dovuti,

vi scrivo per farvi presente che quanto il Volante ha scritto i  froci si curano a Zyklon b. purtroppo non auspica, come voi credete, un comportamento analogo a quello che i nazisti riservarono agli ebrei, ma si riferisce al comportamento che i nazisti hanno avuto nei campi di concentramento anche nei confronti degli omosessuali. 
 Nei campi di concentramento nazisti infatti non furono internati solamente gli ebrei ma, con loro, anche gli omosessuali oltre che agli zingari, i testimoni di Geova, i malati di mente, i prigionieri politici, gli immigrati e i rifugiati dalla guerra di Spagna, sicuramente presenti in numero inferiore rispetto agli ebrei, ma anche loro, tutti loro, uccisi con lo stesso Zyklon b. 

Matteo Volante non ha così espresso un desiderio ma, richiamandone la memoria, ha confermato la liceità di un fatto storico realmente accaduto.

Ve lo ricordo, nel caso lo abbiate dimenticato, o ve lo faccio presnete, nel caso lo ignoraste, non per inficiare la giustezza e l'importanza della vostra sentenza
ma solo per ristabilire la memoria storica nella sua esattezza.

Con stima e cordialità,

Alessandro Paesano 

mercoledì 11 gennaio 2012

Giuseppe Ripa assessore alla mobilità del Comune di Lecce (pdl): prima dell'omofobia il delirio dell'ignoranza

In natura esistono solo due tipi di generi umani: l'uomo e la donna. Il resto viene classificato scientificamente come 'turbe della psiche' patologia che rientra nelle competenze della scienza sanitaria in generale e della psicanalisi in particolare... Tutto il mio rispetto per il diverso!!! ma non si può passare un'anormalità per normalità perché di questo andazzo sta morendo la nostra società
Parole di Giuseppe Ripa ex assessore alla mobilità del Comune di Lecce da lui pubblicate su Facebook (in un commento cancellato e riportato ora da Repubblica).


E' davvero troppo poco che dopo tali affermazioni Ripa si sia solo dimesso. Cotali affermazioni infatti, prima ancora di essere manifestazione di un coerente pensiero (sic!) omofobico (di chi cioè ha in disprezzo le persone omosessuali) denunciano una profonda, sconcertante ignoranza che oltre ad escludere Ripa dal ricoprire qualunque carica pubblica dovrebbero essere pubblicamente smentite dalla comunità scientifica internazionale, i rappresentanti di quella sceinza sanitaria che Ripa a scomodoato inutilmente.

Ripa confonde evidentemente identità di genere con orientamento sessuale e, oggi, nel 2012,  questo equivoco è ormai privo di qualunque giustificazione se anche una semplice ricerchina sulla rete chiarisce ogni possibile dubbio.

identità di genere: indica il genere in cui una persona si identifica (cioè, se ci si percepisce uomo o donna).

orientamento sessuale: indica il sesso della persona (dello stesso sesso, dell'altro sesso o di entrambi i sessi) con cui si fa sesso e ci si innamora.

Leggere l'omosessualità come un'aberrazione dell'identità di genere  non è già sintomo di omofobia (avversione per le persone omosessuali) ma sintomo di ignoranza.

Non posso odiare qualcuno se nemmeno ne comprendo bene l'identità.

Certo questa constatazione non costituisce né un alibi né tanto meno una giustificazione atta a mitigare il giudizio totalmente negativo che si deve avere nei confronti di chi la esprime. Anzi.

Ma liquidare queste considerazioni come frutto dell'omofobia non basta.

A cominciare da Repubblica che titola riassumendo così le dichiarazioni di Ripa: "Vendola? Un gay con turbe psichiche"
E no! Ripa ha detto esattamente l'opposto. Non ha detto di Vendola che è un gay con turbe psichiche, ma che in quanto gay non uomo né uomo né donna e proprio per questo ha turbe psichiche. 

Quando Giuseppe Ripa dice che in natura esistono solo due tipi di generi umani: e che l'omosessuale non rientra in nessuno dei due, non sta compiendo solamente un gesto di omofobica discriminazione STA DICENDO PRIMA DI TUTTO UNA EMERITA CAZZATA e come tali le sue affermazioni dovrebbero essere trattate.

Come ha fatto, per esempio Aldo Busi quando commentò con lo giusto sdegno una battuta simile e davvero infelice di Alba Parietti.


Busi non dà ad Alba dell'omofoba, ma, rivendicando la virilità dei gay, la accusa di riportare il discorso indietro di 50 anni quando ancora si faceva confusione tra orientamento sessuale e identità di genere.


Invece tutte le prese di posizione pubbliche di esponenti più o meno illustri del movimento si limitano a denunciare l'omofobia delle dichiarazioni di questo ignorante(=colui che non sa) dando per buona (anche se in senso negativo) la definizione che Ripa impiega per indicare gay (e lesbiche).

Così anche se Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay, riconosce che l'impiego del termine signorina con cui Ripa si rivolge a Vendola è aperta manifestazione di disprezzo verso le donne non fa una piega quando Ripa dice che, in quanto omosessuale, Vendola non è né uomo né donna e non gli ricorda, come dovrebbe, che Vendola è, e rimane, uomo, qualunque sia il suo orientamento sessuale, limitandosi ad accusarlo di essere totalmente sprovvisto di argomenti intellettuali, culturali e politici per criticare Vendola, che sa solo dargli del gay malato.

Lo stesso vale per Marrazzo che si limita a commentare le dichiarazioni di Ripa come ridicole (come riportato da Repubblica) ma non concettualmente sbagliate.

Lo stesso afferma Imma Battaglia (nello stesso articolo) che si limita a liquidare gli sragionamenti di Ripa come chiacchiere e volgarità. 
Insomma pare proprio che a questi (e tanti altri) esponenti  del movimento poco importi di INFORMARE e FORMARE i cittadini almeno al giusto ragionamento correggendo gli errori epistemologici alla base delle ecolalie di Ripa e, pur di portare acqua al proprio mulino mantra-antiomofobico, son disposti a soprassedere agli errori\orrori di Ripa pur di gridare all'omofobo all'omofobo.

Meglio l'associazione LINK di Bari (sempre su Repubblica) che commenta le parole di Ripa con un augurio: Possiamo e dobbiamo colmare l'ignoranza, che circola intorno a questo argomento, educando ed alimentando la cultura delle differenze. Tuttavia quando si sfocia in dichiarazioni di questo genere, l'ignoranza cede il posto alla deficienza, non potendo far altro che condannare queste medievali affermazioni.

Equality Italia si distingue nelle parole di Aurelio Mancuso (quello dell'outing che tanto scalpore ha fatto per finire subito nel dimenticatoio): Nell’esprimere all’amico Vendola tutta la nostra solidarietà e stima - dice Mancuso come riportato da Gaynews 24 - chiediamo alla destra di questo Paese un gesto forte e chiaro: l’assessore di Lecce sia ‘licenziato’ in tronco, affinché sia chiaro che l’omofobia non puo’ avere alcuna cittadinanza nel Pdl.

Così senza rendersene conto (speriamo) Mancuso stacca al pdl un tagliando di non omofobia legittimandolo politicamente se si dissocia da Ripa invece di identificare in Ripa un sentire comune purtroppo di casa non solo nel pdl ma che nel pdl trova legittimità piena e senza vergogne dato che il pdl è un covo di nazisti, fascisti, razzisti, maschilisti, misogini e omotransfobici che vogliono relegare le perosne omosessuali nel privato delle loro case.
Come fa il sindaco di Lecce Paolo Perrone è di relegare l'omosessualità di Vendola nel campo della vita privata. Perrone ha dichiarato infatti che  le dichiarazioni dell'assessore Ripa, (...) riguardano la sfera personale delle persone, non certamente le idee politiche. Come se discriminare le persone omosessuali non sia di per sé un atto politico. E prosegue affermando che lui e il pdl contrastano Vendola a livello politico non condividendo le sue idee, ma non certamente per le sue scelte di carattere personale. 

Inutile dire che nessuno si è ben guardato da ricordare al sindaco di Lecce che l'omosessualità non è una scelta come non lo è l'eterosessualità e non riguarda la sfera privata ma anche quella politica, perchè politica vuol dire la vita insieme della società, dove gli omofobi non vogliono che abbiamo una visibilità altrimenti la gente scopre non solo che esistiamo e siamo tanti ma che siamo esattamente come tutti gli altri, belli e brutti, onesti e disonesti, felici  o infelici, insomma come gli altri esseri umani.
Che questo si sappia non interessa a nessuno che ha un poco di potere.

Dividi et impera.


Allora mi chiedo se questo è il movimento ancora ci meravigliamo che nessuno ascolti  questi froci di di professione? Meglio, che le affermazioni dei vari Patanè, Marrazzo, Battaglia, lascino il tempo che trovano?


Forse sarebbe il caso di censurare non solo le parole del coglione di turno (come quelle di Ripa, che si copre di ridicolo da solo, come Scilipoti, e come tanti altri) ma anche, se non soprattutto, quelle di questi personaggi che saranno pure gay ma sono politicamente i più tristi che il movimento abbia mai visto.