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giovedì 4 dicembre 2014

Un annuncio di rinascita fatto dalla famiglia di un ragazzo trans diventa per Queer Blog un annuncio di coming out da trans.


Lo so, è un classico esempio di pelo nell'uovo, e sembra che mi accanisca contro Queer Blog.


Però  non posso non far notare il provincialismo culturale nostrano e non dico solamente di Queer Blog ma dell'italico paese tutto, che vuole usare sempre l'inglese (la lingua) anche quando l'inglese (chi lo parla) certe parole non le userebbe mai.


La notizia è molto bella di per sé.


La diciannovenne Elizabeth Anne ha transitato di sesso e da donna è approdata al sesso maschile con il nome di Kai Bogert.

Le persone trans parlano del giorno in cui iniziano a vivere la propria vita con il sesso (o il genere, non sappiamo se Kai ha compiuto una riassegnazione chirurgica del sesso) d'elezione come giorno di nascita o rinascita.


Così sua madre ha pensato bene di pubblicare sulla pagina delle nascite del The Courier-Mail, un giornale Australiano di Brisbaine, un annuncio nel quale ritratta l'annuncio dato 19 anni prima.

Ecco l'annuncio

traduzione letterale

Ritrattazione – Bogert

Nel 1995 abbiamo annunciato l’arrivo della nostra progenie, Elizabeth Anne, come figlia. Lui ci ha informato che ci eravamo sbagliati. Oops! Colpa nostra. Ora ci piacerebbe presentarvi il nostro meraviglioso figlio - Kai Bogert.
Amarti è la cosa più semplice del mondo. Pulisci la tua camera.











Che l'inglese non sia proprio di casa con chi ha fatto la traduzione pubblicata da Queer Blog lo si capisce leggendo la loro traduzione, con parole interpretanti (Retraction non è "correzione" ma ritrattazione, e sprogget non è cicogna ma letteralmente prodotto delle gonadi, io l'ho tradotto con progenie) che nell'annuncio originale non ci sono, ma sorvoliamo...

Cosa dice l'articolo del The Courier Mail che riporta la notizia?

Che una madre per mostrare sostegno a suo figlio che fino a qualche settimana fa era una figlia ha usato un annuncio sul giornale.
Il titolo dell'articolo recita: Mum takes out classified ad to show support for son Kai Bogert who used to be a daughter (Mamma tira fuori annuncio per mostrare il sostegno per il figlio Kai Bogert che è stato una ragazza).

Come riporta la notizia Quuer Blog ?

Fa coming out come transessuale e i genitori pubblicano sul giornale l'annuncio di nascita corretto

Il mario Mieli (dal quale apprendo della notizia) corregge almeno in parte e rimportando il testo integrale del Bolg senza commento alcuno almeno titola

Fa Coming Out come FtM: i genitori reagiscono in modo stupendo!
Titolo nel quale Kai viene giustamente presentato per quello che è un Ragazzo FtM da Femmina a Maschio.

Ma in entrambi casi si usa coming out che in questa circostanza non non c'entra nulla.

Se Kai abita ancora coi gentiori e dall'annuncio crediamo proprio di sì, credo che i suoi genitori si siano accorti della sua transizione da femmina a maschio.

Quindi non si capsice di quale coming out Roberto Russo (autore dell'articolo) vada parlando.

Coming out infatti si fa quando fai dichiarazione pubblica del tuo orientamento sessuale che, non essendo visibile, viene normalmente presunto essere quello etero.

Per quello dici no guardate io sono gay, sono lesbica, sono ...

Fare coming out da trans (ma che pessimo modo di eprimersi) lo si può fare solamente quando si è persone consociute al mondo con un sesso e si rivela il proprio sesso di nascita.

E' quello che ha fatto la modella Geena Roncero, donna trans MtF che ha dichiarato di essere nata maschio.

Ma non si può proprio fare coming out nella famiglia presso la quale si vive!

E' un modo di esprimersi approssimativo non solo di chi non consoce evidentemente la lingua inglese ma di chi ragiona per classificazioni standard, caselle rigide e defintorie (far coming out da trans) e non ha le idee chiare su nulla di quello sul quale, lo stesso, ha laa presunzione di scrivere.


Fare coming out come uomo non significa proprio nulla si tratta di un'approssimazione insostenibile che induce a confusioni presso un pubblico già distratto che potrebbe di nuovo confondere orientamento sessuale con identità di genere...

Eppure nel Courier Mail la parola coming out non viene mai usata perchè loro, che l'inglese lo parlano e in quella lingua pensano sanno bene che in quel contesto non c'entra niente.

Russo, che quando scrive sembra non pensare nemmeno nella sua madre lingua, usa un frasario sensazionalistico, con concetti usati a casaccio, definizioni tranchant sull'orlo della discriminazione e che scadono nel ridicolo involontario come quando Russo scrive: 
Kai, dal canto suo, ha raccontato quello che ha significato per lui fare coming out come uomo transessuale dinanzi alla sua famiglia ad appena 19 anni 
Mi immagino la scena.

Kai: -  Mamma, papà ero donna e mo' so' uomo!
Mamma e Papà: -  Uh caro non ce ne eravamo mica accorti!!!

Però, 'sti genitori, distratti!!!!



 Russo è talmente obnubilato dal cambiamento di sesso che non ha pensato che quella transizione è avvenuta per stadi, passo dopo passo, tutti visibili ed evidenti alla familgia, e che quell'annuncio non era una presa d'atto di un cambaimento del quale rano a consocenza evidenemtente già da tempo ma un omaggio al figlio nel giorno della sua (ri)nascita come maschio.

Vallo a spiegare a Russo che vede solamente coming out...

Il Mario Mieli si limita a riportare quel post senza colpo ferire, rendendosi così complice di uno scempio concettuale imbarazzante, perchè spiegatemi con quale faccia andiamo a dire alla stampa blasonata che deve usare un lessico rispettoso e corretto quando i siti con la parola gay nell'url sono i primi a non farlo.

Allora caro Roberto, prima di scrivere pensaci bene, perchè poi là fuori ti leggono e si disinformano!

sabato 1 giugno 2013

Su una rivendicazione pretestuosa di Porpora Marcasciano nell'articolo di Ilaria Lonigro dal titolo Le grandi escluse dalla Convenzione di Istanbul.

So che questo mio post si attirerà le ire di molte donne trans, persone cioè che sono nate e cresciute come uomini biologici, in una società a loro immagine e somiglianza, e che poi, per i motivi i più diversi e i più rispettabili, hanno deciso di transitare, da maggiorenni, in età adulta, parzialmente o totalmente, verso l'altro sesso.

Queste donne trans sono donne a tutti gli effetti e come tali vanno considerate  e rispettate.

Non capisco però chi pretende una ulteriore distinzione, come fa Porpora Marcasciano che avoca per le donne trans (gli uomini trans, cioè le ex donne che hanno transitato verso il genere maschile, contano anche qui come il due di picche) un primato di discriminazione, addirittura maggiore di quella delle donne biologiche, come leggo su West Wefare Società Territorio in un articolo a firma di Ilaria Lonigro dal titolo  Le grandi escluse dalla Convenzione di Istanbul dove, secondo Lonigro, Marcasciano afferma
sono queste le persone che subiscono più discriminazioni di genere, a partire dall’impossibilità di trovare un lavoro.
Persone che Marcasciano non vuole né donne né uomini se dice 
Il genere è considerato maschile o femminile, non si prevede altro. La definizione del genere in Italia è rimasta ferma a quella che è sempre stata.
Chiedo a Marcasciano come si considera lei, uomo transitato a donna, se donna,  se donna trans o donno o uoma.
Perchè i generi sono e rimangono due, altrimenti le persone trans non transiterebbero verso l'altro sesso, ma pretenderebbero di costituire un terzo sesso, né maschile né femminile, ma trans.

Quindi o le donne trans sono donne e dunque vengono discriminate in quanto donne come tutte le altre donne oppure le donne trans non sono donne e non vengono dunque discriminate in quanto donne ma in quanto trans.

In entrambi i casi non si capisce perchè, secondo Marcasciano, le donne trans sia discriminate di più delle donne biologiche.



La discriminazione delle donne trans non mi sembra riguardi il genere di arrivo. Una donna trans cioè non viene discriminata in quanto donna, viene discriminata perchè piuttosto che essere annoverata al genere di arrivo viene respinta al genere di partenza.
E' l'ex uomo che ha transitato verso il genere femminile a essere discriminato.

Non si tratta allora di discriminazione di genere la cui definizione tanto vituperata nell'articolo da Ilaria Lonigro fa riferimento anche agli stereotipi di genere.

Una donna meccanico può essere percepita meno donna di una donna parrucchiera sia essa trans o meno.

Quella delle persone trans non è una discriminazione di genere ma una discriminazione sul cambiamento di genere.

Un cambiamento non culturale, non cioè riguardante le mansioni o le qualità che culturalmente una società ascrive a uno dei due sessi (fino agli anni 70 del novecento si discuteva se fare pilotare aeroplani alle donne perchè ritenute inaffidabili per via del ciclo mestruale...) ma biofisico: un uomo biologico (una donna biologica) modifica aspetto e fisiologia del corpo per somigliare a una donna (a un uomo).

Una discriminazione di che non ha nulla a che vedere con la discriminazione di genere femminile cui le donne, poco importa se biologiche o trans, subiscono atavicamente da quando il genere umano e donnano ha lasciato tracce di sé.

Per ogni donna trans che avoca per sé una discriminazione più grande rispetto quella delle (altre) donne non posso evitare di pensare che chi parla così è un ex uomo che in questo modo vuole  scalzare comunque le donne biologiche pretendendo di essere più discriminate in quanto donne quando, come donna trans, può solo avvicinarsi al genere femminile per una vocazione spirituale ma non certo per un vissuto natale che è e rimane maschile almeno fino al momento dell'inizio della transizione.

Anche se transitata a donna una donna trans è nata e cresciuta come uomo e come tale ha imparato a pensare e non ha mai vissuto la "normalità" della discriminazione in quanto donna, che pur se non devia dagli stereotipi di genere viene comunque percepita come proprietà maschile.

Le donne trans, come gli uomini trans, vanno tutelate (tutelati) nel loro diritto all'autodeterminazione ma che un ex uomo pretenda di essere discriminato di più in quanto donna di una donna biologica beh questa bestialità misogina e maschilista non me la bevo proprio.

E adesso massacratemi pure!

martedì 20 novembre 2012

20 Novembre TDOR: Transgender Day of Remembrance, giornata internazionale contro la transfobia.

Il 20 novembre in tutto il mondo si celebra il TDOR - Transgender Day of Remembrance, giorno in cui si commemorano le vittime dell’odio e del pregiudizio transfobico. Il mese di novembre è stato scelta per onorare la memoria di Rita Hester, una donna transessuale afro-americana uccisa il 28 novembre 1998 nel Massachusetts il cui omicidio è ancora oggi senza colpevole.
I media la uccisero una seconda volta perchè nel riportate la la notizia dell'omicidio, si riferirono a lei al maschile, parlarono di doppia vita e spesso non ne riportarono nemmeno il nome sostituendolo col sostantivo travestito.
Non crediate che oggi le cose siano tanto diverse. Anzi.

Sabato scorso è stato ritrovato il cadavere di una ragazza trans di 27 anni  in un parco nel quartiere romano di Tor Pignattara. Messaggero titola: Giallo a Torpignattara: trovato in parco cadavere seminudo di un trans. Nell'articolo, di MArco De Risi, scritto in un italiano stentato,  si legge:
Quella sagoma informe era infatti il cadavere di un uomo. La vittima è un transessuale brasiliano, 27 anni, trovato questa mattina seminudo. Giallo dunque a Torpignattara.

Il corpo di un uomo è stato scoperto questa mattina poco dopo le 9 da una residente della zona che ha subito chiamato la polizia. Era nell’erba vicino ad alcuni alberi subito dopo l’entrata del parco in vicolo di Villa Berta, una stradina senza uscita all’angolo con via di Porta Furba. Il transessuale sembra frequentasse abitualmente la zona di notte.
Messaggero è in ottima compagnia, purtroppo. Tra titoli e commenti nell'articolo questi giornalisti e giornaliste andrebbero tutti e tutte rieducati e rieducate a un maggiore rispetto. Ma tant'è.
Ecco i titoli e alcuni commenti di alcuni giornali italiani. Divertitevi voi a trovarne altri.

Paese sera: Torpignattara, trovato cadavere di un trans
 Sembrerebbe trattarsi di un trans che “lavorava” nella zona.
Repubblica: Un transessuale trovato morto a Torpignattara
Sl corpo del defunto,
non dell'assassinato del defunto...
che si trovava in terra davanti all'entrata di un parco in vicolo di Villa Berta, non ci sarebbero segni evidenti di violenza, ma il trans aveva perso sangue dal naso e aveva i pantaloni abbassati. Per le indagini è intervenuta la polizia.
E chi doveva intervenire, la signra Fletcher?!?!

Il secolo nuovo: Roma. Trans morto a Torpignattara. Corsi (PDL): fermiamo questa escalation di violenza Morto, non ucciso. Nell'articolo si dà per scontato che il trans fosse lì per prostituirsi.

Corriere: Esce con il cane e scopre il cadavere di un trans.
la polizia ha trovato il cadavere di un trans brasiliano, Daniel Varela, 27 anni. Sul corpo non c'erano segni di violenza, mentre non si esclude che la morte sia dipesa da un'overdose. 
Certo perchè quando ti fai ti abbassi i pantaloni...

Ecco come il nsotro giornalismo affronta la questione: impreparato, naif, sgrammaticato,  ormai completamente inutile e incapace di informare veramente. Quanto vorrei fosse ancora vivo Mao...


The Transgender Day of Remembrance persegue diversi scopi: sollecitare l'opinione pubblica a farle prendere coscienza delle vittime di odio transfobico (il numero delle persone trans uccise non tende ad abbassarsi) visto che i media non si curano di informare o sensibilizzare; commemorare le vite e la memoria delle vittime dell'odio transfobico, altrimenti dimenticate dall'opinione pubblica; ricordare alle persone non transgender che vittime le perosne transgender sono figlie, figli, fratelli, sorelle, genitori, genitrici, amici,  amiche e amanti.

Quest’anno il TDOR ricorre durante la Campagna Internazionale STP 2012 - STOP Trans Patologization, con la quale si chiede l'eliminazione del transessualismo dall'elenco delle malattie mentali.
I dati delle uccisioni di persone trans sono spaventosi: dal 2008 a oggi sono oltre mille secondo i dati riportati dal sito del Trans Murder Monitoring Project.


Molte associazioni lgbtq organizzeranno in Italia manifestazioni, commemorazioni e flash mob.

A Roma l'associazione Radicale Certi Diritti,  organizza una celebrazione in Piazza Montecitorio, a partire dalle 18.30 durante la quale oltre a commemorare le vittime dell'odio trasfobico accendendo una candela per ogni persona trans uccisa, si vuole promuovere una proposta di legge depositata dai radicali anni orsono che cancella l'obbligo di riassegnazione chirurgica del sesso per il cambio di nome e genere nei documenti.

Certi Diritti, il Coordinamento Trans Sylvia Rivera e la CGIL Nuovi Diritti hanno mandato nei mesi scorsi una lettera indirizzata ai ministeri competenti per discutere un’agenda degli interventi più urgenti per la situazione delle persone transessuali in Italia.


Ci vediamo stasera alle 18 e 30!

Io ci sarò, e voi?



mercoledì 6 giugno 2012

I frutti di Voice Out un edu-game col quale gli studenti e studentesse creando dei prodotti multimediali, hanno realizzato una proposta politica e di comunicazione per combattere le discriminazioni verso persone lesbiche, gay e trans.

Vi ricordate di questo video?



Pubblicizzava l'edu-game Voice Out! che non vi sto a rispiegare tanto c'è il video a farlo.

Voice Out! fa parte del progetto Niso il progetto europeo contro l´omofobia nelle scuole coordinato dalla Provincia di Roma, un edu-game col quale gli studenti e studentesse creando dei prodotti multimediali, hanno realizzato una proposta politica e di comunicazione per combattere le discriminazioni verso persone lesbiche, gay e trans.

Adesso tramite una segnalazione di Simone (grazie!!!) scopro che finalmente i video sono stati terminati. Simone mi ha mandato il link di Repubblica, che pubblica solo 3 dei sei video prodotti.
Un veloce giro di rete e trovo, su di un blog, tutti e sei i video prodotti (nonché il link al sito italiano ufficiale di Voice Out!)
Le scuole italiane che hanno partecipano al progetto sono tre: il Vivona il Socrate e il Giordano Bruno. Tutte di Roma, presumo, perché capofila del progetto per l'Italia è la Provincia di Roma.
Due dei sei video prodotti andranno in finale.

Come spiegato nel video di presentazione ogni gruppo si è costituito in una squadra dandosi anche un nome

Liceo Giordano Bruno - Dimo si


Liceo Giordano Bruno - Human Pride


Liceo Socrate - Discriminatiom


Liceo Socrate - Drag Queer


Liceo Vivona - Just love


Liceo Vivona - gay


Questi sono i sei video.

Liceo Vivona - g.a.y (good as you)



Liceo Vivona - It's Just love


Liceo Socrate - Drag Queer



Liceo Socrate - “Discrimin-Action”




Liceo Giordano Bruno - “Human Pride”



Liceo Giordano Bruno - "Dimo sì”


I video vanno giudicati per quello che sono: il prodotto di un progetto didattico fatto per  giovani che hanno creato dei video (seguiti da tutor) con una precisa consegna.


IL PROGETTO

Voice out! è solo una parte di un progetto più vasto che si svolge a scuola.

Tra i tutor del progetto anche il Gay Center di Marrazzo.

Sul sito del progetto Niso si legge quali sono gli obbiettivi principali.
Purtroppo il linguaggio di queste linee guida è sessista, almeno in italiano.

• identificare gli stereotipi e gli atteggiamenti omofobici più comuni tra gli studenti e nelle esperienze delle persone LGBT.
• Sviluppare strategie di insegnamento e materiali di supporto per gli insegnanti in materia di diritti umani e non discriminazione, realizzati grazie a un approccio partecipativo, e di diffonderli a livello europeo tra gli insegnanti e le loro associazioni.
• far conoscere agli studenti la situazione giuridica e sociale delle persone LGBT.
• Promuovere competenze civiche degli studenti come strumento fondamentale per prevenire la discriminazione in materia di orientamento sessuale.
• Formare gli studenti sulle tecniche di analisi per contarstare gli stereotipi e l'omofobia nei mass media.
• Coinvolgere gli studenti nella produzione di prodotti multimediali volti a promuovere la parità di diritti per le persone LGBT.
• Sostenere gli studenti nello sviluppo di concrete politiche orientate a sviluppare azioni per combattere l'omofobia.
• Mantenere la questione della parità dei diritti e della non discriminazione in relazione all'identità di genere e orientamento sessuale al centro dell'impegno politico, sociale e culturale.
• aumentare la consapevolezza sociale rispetto attraverso la diffusione di video degli studenti, la condivisione delle metodologie del progetto e i dei suoi risultati.
Laddove l'inglese recita students e teachers (termini neutro che valgono dunque per uomini e donne) in italiano si è seguita la tradizione di usare il maschile anche per il femminile una pratica irricevibile nel 2012.

Nel sito Niso, nella sua versione in lingua italiana, si legge:
destinatari sono gli studenti, i responsabili delle politiche e i politici nazionali e internazionali. Il gioco aiuta gli studenti ad esprimere la loro voce sui diritti umani, a combattere l'omofobia nelle scuole e nei mass media. Questo è il motivo per cui il gioco si chiama Voice OUT (Fuori la voce).
Solo agli uomini, le donne sono escluse...

Eppure basta poco per fare un uso meno sessista della lingua italiana:

Niso si rivolge alla gioventù studentesca alle responsabili e ai responsabili delle politiche e ai politici e alle politiche nazionali e internazionali. Il gioco aiuta gli studenti e le studentesse ad esprimere la loro voce sui diritti umani, a combattere l'omofobia nelle scuole e nei mass media. Questo è il motivo per cui il gioco si chiama Voice OUT (Fuori la voce).
Semplice no?

Questo dimostra che un corso di sensibilizzazione per i diritti umani, volto a combattere l'omofobia nelle scuole e nei mass media non può essere disgiunto dalla critica al maschilismo e al sessismo.



I SEI GRUPPI

Prima di commentare i video qualche considerazione sui nomi e i loghi dei sei gruppi:


Liceo Giordano Bruno - Dimo si



L'acronimo DIMO sta per Dritti matrimoniali agli Omosessuali in Italia.

Beh quel maschile di agli  è davvero sessista. Poteva essere risolto semplicemente con un agli e alle omosessuali per mantenere l'acronimo.

Saremo anche omofili ma il maschilismo ci scappa sempre...

Tra l'altro nel video del gruppo si mostrano due ragazze una etero e l'altra lesbica, quindi vieppù... 

Liceo Giordano Bruno - Human Pride
 

Qui la critica è più capziosa ma visto che stiamo allestendo una nuova retorica della rappresentazione (dove qui retorica è termine neutro e vale processi di rappresentazione condivisi) è bene ragionare su ogni costruzione del linguaggio maschilista, sessista o patriarcale, come quella costruita su uno sclerotizzato stereotipo di genere che vuole i due sessi opposti e non semplicemente due!
(lo so che alcun* teoric* transgeder non saranno d'accordo ma il mio non è una distrazione io sono un convinto assertore due due sessi come unica realtà biologica, il resto è cultura...).

Anzi l'idea stessa che i sessi (siano opposti o meno) si attraggano mi è fastidiosa perchè spersonalizza l'omoaffettività (come l'eteroaffettività), dicendo, implicitamente, che mi piace quella persona non in quanto tale ma in quanto uomo o donna.

Uno slogan vicino a quello originale ma meno eterosessista (anche se in negativo) potrebbe essere i sessi si desiderano come meglio pare loro...

I VIDEO

E ora veniamo ai video che affrontano esclusivamente l'omosessualità e non la transessualità più difficile da rendere nell'ambiente scolastico dove sono ambientati quasi tutti e sei.

Diversi gli approcci.

Due (Discrimin-action e  Drag Queer, entrambi del liceo Socrate) mostrano apertamente la reazione omofobica di chi non tollera l'omosessualità nella sua firma più dura e concreta la violenza fisica e l'aggressione verbale, offuscando forse l'omonegatività quotidiana fatta di violenze non fisiche che però incidono lo stesso sul benessere delle persone omosessuali.
Drag Queer vorrebbe mostrare il disagio che potrebbe provare chi discrimina se la normalità seguisse altre regole (nel caso specifico l'essere tutti in coppia tranne uno degli aggressori che è single) ma il messaggio fatica a passare e il fatto che l'idea venga all'aggressore spontaneamente e che da solo si penta e aiuti l'aggredito a rialzarsi è poco credibile e un poco buonista. Ma lo spot è efficace perché mostra spintoni e offese e aggressione e nel claim finale ricorda a tutti che si può sempre scegliere di non essere omofobici. Peccato per l'inglese non proprio correttissimo...

Discrimin-action è inquietante perché mostra in parallelo in split-screen come potrebbe andare la vita di un ragazzo (lo stesso) se questi è etero (fidanzamento, diploma, paternità precoce e forse indesiderata) e gay (e  a un certo punto lo schermo della parte gay diventa nero visto che il ragazzo rimane ucciso in una aggressione omofobica e dunque non ha futuro alcuno).
Quello che preferisco sia come impatto comunicativo sia per la resa cinematografica (compresa una certa enfasi della violenza oggi tanto di moda).

Altri si limitano a enfatizzare la normalità dei rapporti gay e lesbici, uno (It's Just Love)  in chiave ironica (la reazione di stupore di due persone che assistono a un bacio gay e uno lesbico, si scopre essere per tutt'altro motivo che non il bacio in questione) un altro Gay (e non si capisce perché si usa la parola gay, in italiano afferente precipuamente all'omosessualità maschile, quando nel video si mostrano due ragazze, una etero  e l'altra lesbica, partito lesbico o partito omosessuale sarebbe stato meglio...) mostrando il parallelismo di due ragazze che si preparano per il loro amato bene, in un caso un ragazzo nell'altro la ragazza.
Video un po' debole perché rischia di confermare un certo stereotipo di genere (etero o lesbica che sia "la ragazza si fa bella" per il suo lui\la sua lei).

Human pride ci racconta di un regime fascistoide dove l'omosessualità (femminile almeno a vedere le donne che arrestano la coppia etero) è la norma d'obbligo e dove le persone etero vengono discriminate. Girato in un bianco e nero molto efficace, come fosse un film muto, con tanto di didascalie (troppo ridondanti) il film è efficace ma la ricerca grafica, il bianco  e nero, il muto, distraggono un poco dal vero messaggio mentre alcune lungaggini senza che servano a dire qualcosa in più spaesano leggermente. Il finale troppo brusco poi rovina l'effetto finale giocandolo più come una boutade che come un vero  e proprio cave canem. Queste critiche sono ovviamente per i tutor e le tutor e non per i ragazzi e le ragazze che li hanno fatti.

Dimo sì sceglie la via grafica e mostra due disegnini di due ragazze che si amano fino alla vecchiaia, l'unico rischio politico dello spot è quello di fare del matrimonio una questione privata (la casa)  e non pubblica (il riconoscimento sociale).

Sul sito di Voice Out! si possono votare i video.


IL SESSISMO MALGRADO TUTTO

Credo che quello che manca a questo progetto siano dei tutor esperti in lettura critica della comunicazione e del linguaggio audiovisivo.
Non si può dare tutto in mano al gay center, perché la militanza gay non fa esperti di lettura critica della comunicazione.

T 6 non mi sembra infatti abbia degli esperti in lettura critica della comunicazione contro stereotipi di genere, di orientamento sessuale né tanto meno di sessismo e maschilismo, come dimostra il comunicato che avverte dell'incontro che si terrà domani, Giovedì 7 giugno, all’Itis Galilei, tra i e le circa 100 partecipanti al progetto e il Presidente della Provincia di Roma Zingaretti in occasione del quale le sei squadre presenteranno le loro campagne contro l’omofobia e gli spot che hanno realizzato. Un comunicato all'insegna del più bieco e imbarazzante maschilismo sessismo:

Giovedì 7 giugno, all’Itis Galilei, vede concludersi il percorso seguito da circa 100 studenti romani sui temi dei diritti dell’uomo, della cittadinanza e dei diritti delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali). I ragazzi, divisi in sei squadre, presenteranno, in presenza del Presidente della Provincia di Roma, la loro campagna politica contro l’omofobia e gli spot che hanno realizzato. Dopo il voto dei loro compagni di scuola, e in parallele al voto su Internet (tutti sono invitati a scegliere lo spot che preferiscono su www.voiceout.eu), una giuria composta da vari esperti e rappresentanti politici sceglierà la squadra vincente.

Tre licei romani, il Giordano Bruno, il Socrate e il Vivona, hanno partecipato alle attività realizzate all’interno del progetto NISO, co-finanziato dalla Commissione Europea, Programma Fundamental Rights and Citizenships. Insieme ad esperti di GayCentre e T6, i ragazzi hanno affrontati per 6 mesi i temi dei diritti fondamentali, della cittadinanza, dell’identità e della diversità sessuale, in parallelo ad una formazione sui media e sulla realizzazione di prodotti multimediali. Un gioco di ruolo in cui gli studenti sono diventati promotori attivi dei diritti, realizzando una vera e propria campagna di sensibilizzazione.

La squadra vincitrice partirà ad Ottobre per Bruxelles, dove incontrerà le squadre degli altri tre paesi coinvolti nel progetto: Belgio, Olanda e Estonia. Lì i ragazzi incontreranno rappresentanti del Parlamento Europeo e presenteranno le loro proposte politiche contro l’omofobia.

Un comunicato che non brilla nemmeno per la correttezza grammaticale.

Insomma c'è ancora tanto da imparare...

Dopo la giornata di domani scriverò un post di analisi per ogni singolo video, più approfondito e ragionato.

Io personalmente oltre a Discrimin-action ho votato anche  It's Just Love. 

Non dovete seguire le mie indicazioni di voto, beninteso. L'importante è votare.






giovedì 31 maggio 2012

Le inziative culturali durante la settimana del pride. il programma del pride park (1). La memoria storica nominata a sproposito.



Finalmente è disponibile il programma ufficiale del pride park, che quest'anno si tiene a villa Gordiani molto meno centrale della centralissima piazza Vittorio, ma tant'è.

Tra le iniziative dei tre giorni di attività tutti davvero interessanti ce n'è uno che ha colpito la mia attenzione.


domenica 17 giugno
17.00 – 18.00 L’orgoglio della Memoria – coordina Gian Piero Milani

In attesa che la legge 211/2000 istitutiva della Giornata della Memoria includa il ricordo dello sterminio sistematico di Gay, Lesbiche e Transessuali nei lager nazisti, ragioniamo insieme agli esponenti delle diverse comunità come la memoria costituisce parte della nostra coscienza ed esperienza comune.


L'iniziativa è più che lodevole. In effetti nel testo della legge citata si legge
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico) (fonte camera.it)
e basta.
Però è anche vero che molti operatori culturali che a vario titolo si occupano di commemorare la giornata istituita ricordano tutte le vittime dei campi di concentramento e non solo quelle della Shoah. Ciò naturalmente non toglie che la legge vada modificata e fra le vittime vadano inseriti tutte le vittime della persecuzione nazifascista.

Quel che mi imbarazza però è la retorica tutta lgbt con cui si approccia l'argomento.

Intanto trovo discriminatorio che si specifichi che si attende che la legge 211/2000 istitutiva della Giornata della Memoria includa il ricordo dello sterminio sistematico di Gay, Lesbiche e Transessuali nei lager nazisti, continuando a non citare tutte le altre categorie di internati e internate nei campi di concentramento e cioè:

Prigionieri politici Criminali  Immigranti (forzati stranieri) Testimoni
di Geova
Omosessuali Asociali Rom e Sinti
(fonte Wikipedia)

Così come reputo egocentrico da parte degli ebrei ricordare solo il loro sterminio stessa reazione mi fa leggere questa richiesta di settore che non è davvero inclusiva di tutte le realtà internate.

Ancora più grave però trovo la dicitura il ricordo dello sterminio sistematico di Gay, Lesbiche e Transessuali nei lager nazisti.

La dicitura infatti è storicamente imprecisa e cozza con la giusta rivendicazione di orgoglio della Memoria come riportato nel titolo nell'evento.

Se infatti i gay sono entrati nei campi di concentramento in quanto tali
l'Articolo 175 che condannava l'omosessualità maschile non prendeva in considerazione quella femminile. Il lesbismo non era considerato dalle autorità una minaccia o un "sabotaggio socio-sessuale" dei fondamenti del Terzo Reich, perciò, a patto che non dessero pubblico scandalo le lesbiche non furono formalmente perseguitate.
Questo naturalmente non significa che lesbiche non furono internate nei campi di concentramento ma non avevando un segno distintivo loro bensì rientravano nel triangolo nero annoverate tra

malati mentali o senzatetto, alcolisti, gli “sfaccendati” abituali, le prostitute, gli anarchici e le lesbiche. Solitamente il triangolo nero veniva assegnato anche a Rom e Sinti. in alcuni campi, però, veniva dato loro un triangolo marrone.
è più difficile trovarne una presenza certa nei campi di sterminio e quindi, per esempio, contarne il numero.
Lungi da me minimizzare sulla persecuzione delle donne omosessuali, riporto qui un problema storico non indifferente.
Visto che si parla di memoria storica bisogna restituire la giusta prospettiva storica della memoria e non ridurla alla retorica di formule e frasi di una militanza contemporanea che sfiora il ridicolo.

Se infatti la memoria storica delle lesbiche perseguitate dal nazismo va fatta emergere nella prospettiva di cancellazione storica delle donne dalla storia del genere umano e donnano nel caso delle persone trans si arriva al ridicolo. Infatti
Il termine "transessuale" è stato coniato nel 1949 dal dottor David Cauldwell (1897-1959), ma è diventato di uso comune dopo la pubblicazione del libro The transsexual phenomenon (Il fenomeno transessuale) del dott. Harry Benjamin, edito nel 1966 (fonte Wikipedia)

Anche se sulla rete si trovano dei riferimenti alle persone trans nei documenti nazisti si tratta in realtà di una forzatura storica in quanto in quei documenti ci si riferisce al classico equivoco tra identità di genere e orientamento sessuale sia nel caso di travestiti gay sia nel caso in cui si cercava una normalizzazione dell'omosessualità in chiave travestitica.

Ma l'idea di una identità di genere diversa da quella del sesso biologico di nascita sganciata all'orientamento sessuale non è riportata (almeno non nei documenti che ho potuto vedere sulla rete). d'altronde come potrebbe se il connetto stesso nasce nel 1949 e prima di allora transessualismo si sovrappone alla vecchia idea del gay effeminato e della lesbica mascolina? Una memoria storica seria questi distinguo dovrebbe farli insistentemente e con chiarezza di intenti. 

Invece più che la memoria storica si declina qui la retorica di movimento (sacrosanta per carità ma dal mio punto di vista troppo particulare e lobbistica) alle spese della memoria storica, quella vera, che è più complessa di quanto riportato nelle poche righe di presentazione di questo incontro al quale non mancherò per vedere quanto di questi distinguo saranno presenti sacrificati nel riassunto di presentazione in nome di una discutibile sintesi.

Stay tuned!

domenica 13 maggio 2012

L'omofobia non si cura si educa

Prossimamente su questo blog il resoconto sulla Conferenza promossa da Nuova Proposta L’omofobia e la transfobia: osserviamole da vicino nella quale gli uomini e le donne presenti (alcun* non tutt*) continuano a usare una grammatica sessista (come l'articolo davanti il cognome di una donna) senza che nessuno in sala batta ciglio, si confonde l'ideologia omofobica con la malattia e si parla di curare le persone omofobe, senza chiedersi le cause dell'omofobia, senza collegare l'omofobia al sessismo, al maschilismo al patriarcato eterosessista (lo farà solo Giuliana Ruoti di Arcilesbica)  o all'incitamento all'odio per le perosne diverse dove i maschi omosessuali simboleggiano anche le donne omosessuali, dove vi ci si arrampica su sottili (e inutili) alchimie giuridiche per rivendicare i diritti mancati delle persone transgender per le quali la tutela dalla discriminazione non può basarsi sul concetto di identità sessuale visto che il transgenderismo va al di là dell'opposizione binaria maschio femmina (non chiedetemi cosa c'è al di là chiedetelo a Cathy La Torre donna biologica presidente del Movimento Identità Trans...), dove Anna Paola concia è convinta che siamo arrivati alla battaglia finale e che tutti i problemi stanno per essere risolti - per fortuna che dopo si dice da sola ma che cazzo sta dicendo questa (letteralmente) - dove sono tanti gli spunti proposti ma dove l'impressione è che ci sia tanto ancora da fare proprio a cominciare dalle persone che dovrebbero lavorare per il popolo lgbt (la parte qi - non rappresentata - come nemmeno quella T visto che Cathy è una donna biologica - non è mai stata nemmeno menzionata...).

Prossimamente su questo blog!






martedì 6 marzo 2012

Zach Avery: bambino di 5 anni diagnosticato di disforia di genere. Una questione seria affrontata in modo superficiale e discriminatorio dalla stampa e non solo.

Mi capita di leggere su un sito amico una notizia, riportata senza fonte nella quale ci si riferisce a Zach Avery un bambino di 5 anni dal titolo:
LA PIÚ GIOVANE TRANSGENDER: A 5 ANNI VIVE COME UNA BIMBA.

Titolo che contiene già un giudizio di valore.
La bambina transgender vive come una bambina quindi vuol dire che non lo è una bambina.

Nell'articolo si parla di Disturbo dell’identità sessuale che non vuol dire nulla dato che l'identità sessuale indica un complesso di variabili tra le quali le più importanti sono identità di genere (se mi percepisco maschio o femmina a prescindere dal mio sesso biologico) e l'orientamento sessuale (se mi piacciono\mi innamoro di persone del mio stesso, dell'altro sesso o di entrambi).

In realtà se si continua a leggere l'articolo si capisce che ci si riferisce al disturbo di identità di genere, scientificamente detta disforia di genere cioè, semplificando brutalmente, la vecchia via tramite la quale le persone transessuali hanno potuto ottenere finora il riconoscimento di cambio di genere passando attraverso una riassegnazione chirurgica del sesso giustificata come soluzione a una malattia , un modo che oggi viene messo in discussione della stesse persone transessuali che chiedono da più parti (e per motivi e con approcci differenti) la depatologizazione del transessualismo. Nello specifico non vogliono più doversi sottoporre obbligatoriamente alla riassegnazione chirurgica del sesso per vedere riconosciuto il cambio di sesso nei documenti tant'è che si parla di transgenderismo cioè di fluidità dell'identità di genere per cui se io sono uomo e ho la barba ma mi percepisco e voglio essere percepita come donna non solo non devo operarmi ma nemmeno devo per forza rinunciare ai miei peli per poter essere riconosciuto come donna.
Un discorso, insomma, che si sposta sensibilmente dall'indetità di genere biologica al(messa in discussione del)lo stereotipo di genere e che sta mettendo in discussione l'idea stessa del transessualismo come persona intrappolata nel corpo (sessuato) sbagliato.

Invece per l'autore (l'autrice?) dell'articolo si tratta proprio i questo:

«È una ragazza intrappolata nel corpo di un maschio».

Ora, a parte l'uso ridicolo del sostantivo ragazza per un bambino di 5 anni (poco importa se si è mal tradotto dall'inglese) che è una BAMBINA e non certo una ragazza, sempre che sia vero che i dottori abbiano davvero fatto una diagnosi di disforia di genere così precoce (Questa è stata la diagnosi dei dottori che lo hanno visitato, definendolo un caso unico per la giovane età in cui si è manifestata si legge nell'articolo) in cosa consiste secondo l'autore (l'autrice) del medesimo la disforia di genere? Detto altrimenti che cosa significa per un bambino di 5 anni sentirsi bambina?

Gli esempi portati nell'articolo sono ridicoli, stereotipati, offensivi e non sufficienti a giustificare la diagnosi.

Da quando aveva tre anni, Zach rifiutava l’essere un maschio e iniziò a volere abiti rosa e a farsi crescere i lunghi capelli biondi per farsi delle trecce

Dunque non mi sento donna, ragazza o bambina ma mi rifiuto di essere maschio.

Questo modo di definire il mio sentire, cioè il sentire di Zack, è paternalistico e discriminante. Un po' come chi nel definire l'omosessualità prende come elemento definitorio non già il sesso prediletto ma l'avversione per l'altro sesso. Al gay non piacciono le donne e alle lesbiche non piacciono gli uomini.

Ora, provate a definire un etero come uno al quale non piacciono gli uomini e vedete come vi risponderà, con aggettivi coloriti, che lui ai maschi proprio non ci pensa e che lui pensa solo alla gnugna.
Lo stesso vale per noi gay e lesbiche che vorremmo che chi ci definisce avesse almeno la decenza di utilizzare il sesso da noi amato (se proprio non possono fare a meno di riassumere la persona alla sua identità di genere) e non usare una parafrasi che ci definisce al negativo.

Se Zach si sente bambina non è perché si rifiuta di essere maschio
Prima definiscimi cosa significa essere maschio e poi spiegami perché io (Zach) lo rifiuto.

Infatti quando nell'articolo si parla ai segni di questo rifiuto si pescano due superficialissimi e maschilisti stereotipi di genere (etero)sessisti come i vestiti rosa e i capelli biondi lunghi.

Magari Zach vuole solo vestirsi di rosa e portare capelli lunghi senza per questo sentirsi donna (a 5 anni...) o rifiutarsi di essere maschio Perchè uno anche se veste di rosa o porto i capelli lunghi non è per questo meno maschio...

Il transgenderismo è ben altro naturalmente, e questa vulgata è discriminatoria oltre che offensiva, pensata (e scritta) da giornalisti (sic!) pieni di pregiudizi e ignoranza.

Mi spiace solo che una articolo del genere sia stato pubblicato così com'è da un un sito amico ed etichettato sotto la categoria cultura gay (come se il transgenderismo avesse qualcosa a che fare con l'orientamento sessuale...).
Insomma la confusione a quanto pare non è solo quella dei giornalisti...

L'articolo purtroppo prosegue e alla fine si conclude con una considerazione da togliere il fiato quanto è pericolosa e discriminatoria.

Adesso viene chiamata Zachy e da oltre un anno vive come se fosse una bambina. Addirittura la scuola che frequenta ha fatto istallare dei bagni ‘neutri’ per venire incontro alle esigenze di questi casi particolari.

Quindi Zachy lungi dall'essere una bambina transgender è e rimane un bambino che vive come una bambina cioè non lo è ma vive come se lo fosse, alla faccia del riconoscimento e della legittimazione! Zachy è un(a) freak, un mostro, uno scherzo della natura.
Ha il pistolino, quindi non può andare nei bagni delle bambine, ma vive come una femmina e dunque non può andare nemmeno nel bagno delle femminucce, che non sta bene a una bambina di frequentare i pistolini... Dunque la scuola crea un bagno per Zachy e tutti quei casi particolari come il suo.

Mettiamo che un giorno nella scuola si iscriva un bambino transgender (che ha la patatina ma si sente maschietto) dobbiamo costruire un bagno pure per lui...
Insomma un delirio discriminatorio e mi dispiace che il sito che ha pubblicato l'articolo non si renda conto del pregiudizio e della discriminazione in esso contenuti.

Per vederci meglio sono andato alla fonte e ho consultato 5 articoli pubblicati nella rete UK.

Ma di questo vi parlo la prossima volta...

venerdì 20 gennaio 2012

La disonestà intellettuale o l'ignoranza: su una notizia riportata nel modo più errato possibile a proposito delle persone trans sterilizzate in Svezia.

Leggo su vari siti italiani una notizia che lì per lì fatico a comprendere.

Gay.tv titola Castrare i [sic!] trans. In Svezia è polemica per la scelta del Governo.

Che pena che un sito che ha la parola gay nel nome perseveri con questo uso proditorio e discriminatorio del maschile per rivolgersi a tutte le persone transessuali...

Giornalettismo titola: Se la Svezia sterilizza i [sic!] transessuali

I transessuali sono i trans f to m, cioè donne che transitano verso il sesso maschile.

Perchè mai il governo Svedese dovrebbe sterilizzare (cioè rendere non fertili) le donne che vogliono transitare al sesso maschile?



Naturalmente si tratta di un errore dei due autori degli articoli  (o di chi ha fatto i titoli per loro) dove in realtà si vuole parlare di TUTTE le persone trans.

Ma perchè la Svezia vorrebbe sterilizzare le persone trans?



Non fidandomi cerco lumi sulla rete dove trovo un articolo della Alphagalileo Foundation che titola con un molto più sobrio Healthcare of transsexual persons [sic!] causes unnecessary suffering (l'assistenza sanitaria delle persone transessuali causa sofferenze non necessarie).
Nell'articolo si legge che  
nel 1972, la Svezia divenne il primo paese nel mondo a legiferare sulla cura del transessualismo con i soldi dell'assistenza sanitaria pubblica. (...) Si sarebbe aspettato che la vita delle persone transessuali sarebbe migliorata ora che era disponibile l'assistenza sanitaria finanziata dallo Stato. Una Tesi di Laurea [dell'etnologa (???) Signe Bremer]  pubblicata dall'Università di Gothenburg, Svezia, descrive questa assistenza medica come un sistema oppressivo gender-conservative (conservativo del genere sessuale) che causa sofferenza alle persone transessuali.
Le persone che richiedono misure correttive del genere sessuale conosciuto anche come riassegnazione del sesso, divengono legalmente riconosciute appartenenti al sesso nel quale loro si riconoscono. Ma un prerequisito per questo [riconoscimento legale] è che perdano qualcosa: la possibilità di avere figli biologici visto che la legge richiede che una persona transessuale debba essere sterilizzata dice l'etnologa Signe Bremer.
Adesso mi è tutto chiaro. E questa Etnologa ha un modo a dir poco contorto di raccontare le cose.

Facciamo un passo indietro.

La Svezia è stato il primo paese che ha riconosciuto legalmente alle persone transessuali la possibilità di cambiare sesso.
Il cambiamento non era solo una questione di carta di identità ma una questione fisica.

Infatti le persone transessuali dicevano di non riconoscersi nel corpo biologico in cui (col quale) erano nate e chiedevano assistenza medico-chirurgica per transitare verso l'altro sesso.

Questa difficoltà, o impossibilitò di accettare il corpo biologico col quale si è nati è stata psichiatricamente riconosciuta come disturbo dell'identità di genere (disforia di genere). 

La legge Svedese, nel 1972, e una legge simile in Italia, nel 1984, riconoscendo nella riassegnazione chirurgica del genere sessuale una cura alla disforia hanno creato a spese dello Stato un protocollo lungo e faticoso di transizione da un sesso all'altro.
Per far si che questo processo avvenga la legge svedese richiede che:
bisogna essere single, cittadini svedesi, maggiorenni, bisogna passare per un periodo di counseling psicologico e di “real test life”, ovvero un periodo di prova nei panni di una persona dell’altro sesso,
come ci spiega l'articolo di giornalettismo.
Adesso passi che la richiesta di essere single (presumo significhi non coniugati) possa ledere la libertà del singolo (ma mi metto pure nei panni di un coniuge, non importa quel sia il suo sesso, che si vede cambiare il sesso della persona che ha sposato...).

Ma le altre richieste, per essere una legge di 40 anni fa, non mi sembrano così peregrine.

Le persone trans hanno affermato di odiare il proprio corpo trovandolo erroneamente sessuato rispetto il loro sentire. Le trans non volevano un pene ma una vagina. I trans non volevano la vagina ma un pene.
La disforia di genere si basa proprio sull'inadeguatezza fisica del corpo delle persone trans. Visto he l'operazione chirurgica di riassegnazione del sesso è irreversibile non mi sembra così sbagliato che la legge chieda a chi fa richiesta di riassegnazione di vivere un anno (legge italiana) o due anni (legge svedese) come se abbia fatto la riassegnazione chirurgica, prima di farla veramente, casomai cambiasse idea...
E non mi sembra nemmeno così reazionario che questo processo sia seguito non solo dai medici chirurghi ma anche da uno psichiatra o uno psicologo, qualcuno cioè che accerti che questo drastico irreversibile cambiamento del proprio corpo (una vera e propria mutilazione e ricostruzione) renda davvero queste persone se non felici meno infelici.

La riassegnazione chirurgica del sesso della legge svedese (e di quella Italiana) non fu una scelta castrante (perdonate la battuta) del legislatore ma la soluzione più adeguata che medici e psichiatri (e il legislatore) trovarono alle esigenze delle persone trans che loro per prime dicevano di odiare le parti sessuate del loro corpo biologico che ricordavano loro di vivere in un corpo sbagliato e che non vedevano l'ora di sbarazzarsene.

Col tempo molte delle persone che hanno fatto la riassegnazione chirurgica del sesso si sono rese conto di avere commesso un errore, come ha raccontato di recente uno splendido documentario (indovinate? svedese!) Regretters(=chi si è pentito...). 

Oggi le persone trans chiedono la depatologizzazione della disforia di genere.
Cioè vogliono che la questione non sia più di avere un problema di accettazione del proprio corpo erroneamente sessuato tanto che quel corpo deve essere corretto con una riassegnazione chirigica. 
Sono persone che vogliono essere percepite dagli altri e riconosciute anche legalmente come appartenenti all'altro sesso senza passare necessariamente per la chirurgica o gli ormoni.  E chiedono che la riassegnazione del sesso (che finora ha significato riassegnazione chirurgica) sia prima di tutto riassegnazione legale sul documento di identità anche se la persona trans non ha completato la riassegnazione chirurgica.

Una richiesta legittima che però cambia le carte in tavola.

Le persone trans non sottolineano più tanto l'inadeguatezza del proprio corpo biologico, cosa su cui avevano insistito tanto in passato e su cui è costruita psichiatricamente la disforia di genere, tanto da proprorre la riassegnazione chirugica come estrema ratio per dare a queste persone un corpo che si avicinasse il più possibile al corpo sessuato dell'altro sesso, più vicino cioè alla percezione che queste persone avevano di sè.


Visto che la riassegnazione chirurgica del sesso non fornisce alle persone trans un  corpo biologicamente conforme al sesso di approdo ma un corpo che rimane biologicamente conforme al corpo di nascita, mutilato e ricostruito, le persone trans non reputano più necessario che la riassegnazione di sesso passi per forza per la chirurgia.

Il Venezuela ha per esempio legiferato in questo senso e consente a chiunque si percepisca e voglia essere percepito dagli altri come appartenente all'altro sesso rispetto quello biologico  il diritto a essere considerato talea prescindere alla riassegnazione chirurgica.
Quando le persone transgender (transizione di genere senza riassegnazione chirurgica)  sono state ammesse anche nei corpi di polizia, da noi hanno scritto che il Venezuela accettava i travestiti (sic!) nelle forze di polizia.

L'entnologa(=scienziato che si occupa di studiare e confrontare le popolazioni attualmente esistenti nel mondo) - perchè mai il transessualismo deve interessare una etnologa??? - però non parla di riassegnazione chirugica del sesso ma parla di sterilizzazione che è una conseguenza dell'operazione.

Questo è un vizio ideologico bello e buono. Anzi è disonestà intellettuale allo stato puro.

Un conto infatti è un uomo che dice di sentirsi donna e di vivere il pene del suo corpo come un'offesa alla percezione femminile che ha di sé e del proprio corpo chieda lei stessa l'asportazione chirurgica del pene, il cui effetto è sicuramente rendere quella persona sterile. Un altro è dire che per la riassegnazione di genere (senza specificare se chirurgica o no) la sterilità sia un prerequisito e non una conseguenza.

Non metto in discussione i principi nuovi del transgenderismo mi sembra  disonesto porre la questione in questi termini.

Non è il governo svedese che si accanisce contro le persone trans.
Sono le persone trans(gender) che chiedono allo Stato qualcosa di sensibilmente diverso da quel che hanno chiesto finora e non è certo spiegandolo in questi termini che consentono allo Stato e ai cittadini di capire i termini della questione stessa.

Lo slittamento che c'è stato in questi anni è dalla riassegnazione del sesso (maschio o femmina) alla riassegnazione del genere (maschile o femminile).

Io posso avere un corpo biologico femminile, mantenerlo funzionante, quindi posso per esempio rimanere incinta, ma posso volermi far percepire dagli altri come maschile.
Quindi agisco sugli stereotipi e sui ruoli di genere.

Quel che però non mi è chiaro e dove secondo me si fa confusione ancora tra livello biologico e livello di ruolo, cioè fra sesso e genere, è quando si vuole ipostatizzare un non binarismo dei sessi e non del genere.

Che per me rimane una fesseria.

I sessi per l'homo sapiens sapiens in natura sono due. Maschio e femmina. Tertium non datur. Non c'è gradualismo tra maschi e femmine (e non nei termini di un corpo intersessuato che però non è una terza pissibilitò a se stante ma una commistioen delle due).



Questo non autorizza a costruire su questo non gradualismo del sesso il non gradualismo del genere. Per cui ci sono caratteristiche sessuate (di genere) del corpo riconosciute come afferenti a uno e solo a uno dei due sessi e non all'altro pretendendo che ciò derivi dalla natura del sesso mentre appartiene solo alla costruzione sociale del genere.

Dai capelli lunghi per gli uomini alla peluria delle donne, dal portamento delicato o greve, tanto per rimanere su esempi facili, molti dei comportamenti umani sono stati letti, normati in base al sesso o in base al genere mai in base ALLA PERSONA.

Si compie un doppio errore.

Si fa del sessismo senza riconoscere che il sessismo si basa su ruoli e stereotipi di genere pretendendo che si basi sul sesso.

Per cui se ho i capelli lunghi, o non sono greve, vengo percepito come non maschio (sesso=biologia) mentre al limite dovrei essere percepito come non maschile (genere=cultura).
Viceversa se non mi trucco, se non vesto con la gonna vengo percepita come non femmina (sesso=biologia) mentre al limite dovrei essere percepita come non femminile (genere=cultura).

La confusione nasce dal fatto che anche i caratteri sessuali del sesso biologico, o, detto altrimenti, il corpo biologico è una costruzione sociale, un'astrazione medica teorica e ideale dalla quale le persone, maschi e femmine, deviano per natura prima ancora che per cultura.

E' sempre il solito errore dei due livelli: simbolico e concreto che si cortocircuitano in continuazione.

La domanda sulla quale si ingenera confusione nel transgenderismo è che quando un maschio biologico vuole essere percepito come femmina che cosa intende dire?

Vuole cioè essere percepita come femminile (genere=cultura) o come femmina (sesso=biologia)?  Finora sembrava che l'opzione del transessualismo mirasse verso la biologia, fallendo miseramente perchè il corpo di approdo biologicamente non transita. Transita solo il genere.

Dunque non c'è bisogno di una mutilazione e ricostruzione del corpo biologico per sostenere la transizione di genere (e non di sesso).

D'altronde cambiando gli stereotipi e i ruoli di genere si va influenzare anche la costruzione sociale del corpo biologico.

Siamo sicuri che una donna con la barba indichi necessariamente un uomo biologico che è transgender?

Non potrebbe essere una donna biologica che produce molti più peli rispetto quanti la costruzione sociale del suo corpo biologico non le riconosca come normale? (che possa biologicamente produrne è indubbio)

Ma allora qual è la differenza tra uomo e donna, tra maschile e femminile, tra maschio e femmina?

Se ruoli e stereotipi di genere ma anche il corpo biologico sono determinazioni storiche, culturali, sociali non arriviamo verso un azzeramento delle differenze troppo spinto la cui unica differenza fisico biologica che distingue maschi e femmine è la capacità delle femmine di rimanere incinta?

Ma questo non è uno di quei ruoli di genere dal quale il movimento femminista ha cercato di affrancare le donne?
 
In tutto questo discorso sui ruoli di genere, sul corpo biologico come costruzione sociale, sulla non binari età tra maschi e femmine (si badi non tra maschile e femminile, ma tra maschi e femmine) io sospetto si possa insinuare l'ultimo onnipotente tentativo del maschio patriarcale di normare sul corpo della femmina appropriandosene in tutti i sensi.

Perchè è pur sempre vero che una donna barbuta sarà probabilisticamente più un uomo biologico transitato nel genere femminile che una femmina che ha un'iperproduzione di peli.
Mentre un uomo glabro viene sempre percepito come androgino, come efebico, come giovinetto.

Come dire nessuna femmina biologica potrà mai millantarsi come maschio se non prendendo i suoi caratteri sessuali secondari... Mentre un maschio, anche con la barba, se vuole, può pretendere di essere percepito come femmina (ribadisco, femmina non femminile)

Non è un caso che la maggior parte delle teoriche del trasngenderismo siano donne non biologiche cioè maschi che sono cresciute come maschi e poi hanno transitato...



mercoledì 28 settembre 2011

Le parole per dirlo: ancora sull'outing e sull'omofobia

In questi giorni di polemiche sull'outing che tutti a parole dicono di volere ma che in realtà, con la scusa che quello fatto da listaouting è anonimo e senza prove, nessuno in realtà vuole (ragioni giustissime ma usate come motivazioni sbagliate, infatti in Italia nessuno crede legittimo questo strumento di lotta politica) e la foga dell'indignazione si staglia con tutta la sua ombra sull'outing confondendo le critiche di merito con quelle di metodo (c'è chi è arrivato persino a dire che il metodo rimette in discussione il merito...) due elementi sono emersi con chiarezza.


1) Bisogna ridefinire il significato della parola omofobia.
In realtà la parola non andrebbe proprio usata perchè, costruita come le altre fobie, l'omofobia sarebbe una sorta di malattia dalla quale si va curati e non certo accusati. Anzi c'è chi giocando proprio su questa ambiguità arriva a dire che l'omofobia non esiste (e come malattia è vero, non esiste,  nessuno è omofobo perchè si sente male quando vede un gay come capita a chi ha paura, che ne so, dei ragni...).
C'è chi intende omofobia come omosessualità repressa, altro termine odioso, perchè represso non ha il significato politico o sociologico di coatto, cioè costretto dallo stigma sociale e dal ludibrio (anche interiorizzato) per l'omosessualità propria e o altrui. Anche in questo caso si tratta quasi di una malattia. La pensa così, per esempio, Filippo Riniolo che su Faccialibro rispondendo a me scrive:
non serve la psicanalisi per capire il collegamento fra il senso di colpa nel sentirsi sbagliati e condannare l'omosessualità. io ho fatto coming out a 14 anni ma per secoli gli omosessuali vivevano la loro omessualità completamente immersa nel senso di colpa e nell'omofobia. e molto lo fanno tutt'ora.
Questa argomentazione psicologica che fa l'essere velati un elemento da trattare con rispetto e non come arma, secondo i detrattori dell'outing dimostra come il concetto stesso di omofobia sia ambiguo e che non ha il signficatoche invece dovrebbe avere.

Wikipedia parla di paura e l'avversione irrazionale.


Per il dizionario Hoepli Online è una Avversione ossessiva.

Per il dizionario Fasterdiccom è paura dell'omosessualità e/o conseguente avversione contro gli omosessuali, basata sul pregiudizio, in analogia al razzismo o alla xenofobia.

Insomma da tutte queste definizioni emerge che l'omofobia:
è irrazionale
è una avversione
è un pregiudizio.
Insomma, sembrerebbe quasi dire, in fondo, questi omofobi, poverini, che pena...

In questo modo la pensa per esempio Rita De Santis presidente (incauta) dell'AGEDO, che dice:  essere omofobi invece è un indice di pregiudizio figlio dell'ignoranza.


Adesso passi l'equivoco dei dizionari sulla parola costruita su un'analogia linguistica assai infelice, ma che pezzi di movimento (Riniolo, AGEDO) possano avere la stessa ingenuità politica la dice lunga sulla salute e l'efficacia delle lotte di rivendicazione glbtqi.

Al di là di questi elementi che non nego in alcuni casi possano essere presenti o determinanti, le ragioni dell'omofobia, le sue cause e i suoi effetti nella società sono squisitamente politiche.
Se posso credere che l'avversione per i migrati della mia vicina di casa sia costruita su un pregiudizio (alimentato ad hoc da stampa e tv) non mi sfiora nemmeno l'idea che Bossi, Calderoli, Forza nuova o chi volete voi siano vittime del pregiudizio quando vomitano la loro merda xenofoba.

Una vittima la curo, la educo, non la combatto politicamente.

Dire che alla base dell'omofobia c'è il pregiudizio, la paura irrazionale, non vuol dire solo assolvere l'omofobo dalle sue responsabilità morali e politiche significa misconoscer egli effetti sociali, morali e politici dell'omofobia.

L'omofobia vuol dire non riconoscere dignità umana all'orientamento sessuale gay,  lesbico e bisex che viene percepito, definito, catalogato come immorale, disdicevole, nocivo per la società e per questo riprovevole, e promuovere con le parole e con gli atti politici, intellettuali, fisici e concreti la discriminazione sociale, legislativa, amministrativa e morale, delle persone omosessuali (lo stesso vale per la transfobia che riguarda le persone transessuali) contribuendo ad alimentare lo stigma che tiene omosessuali e trans ai margini della società.

La radice dell'omofobia è proprio la percezione che si ha dell'omosessualità e riguarda anche persone insospettabili come Rita De Santis che considera infamante l'aver detto di alcuni politici che sono gay.

Ancora oggi per offendere un uomo gli si dà del frocio. Finché ci si sentirà offesi non dall'intenzione di offendere di chi ci dice frocio ma dalla parola di per sé a noi attribuita non saremo mai liberi dall'omofobia.

Ecco una spiegazione in più alla domanda infelice e fascista che Biagi (un trombone di giornalista diventato santo dopo che Berlusconi lo ha ostracizzato) e Gaber (un compagno e si sa cosa pensano anche i compagni dell'omosessualità)  (si) fecero a proposito dell'orgoglio gay: ma cosa avranno mai da essere orgogliosi?

Sono orgoglioso di essere quello che per (gran parte del)la società è una parola usata come offesa.


L'omofobia è una ostilità discriminatoria che si origina e si propaga attraverso un preciso, lucido, e cosciente progetto politico. Progetto politico costruito sul maschilismo patriarcale e misogino.

Nella migliore delle ipotesi l'omosessualità è tollerata (e già questo di per sé è discriminatorio e dunque omofobico) e relegata nella camera da letto. Ogni volta che amici, compagni di partito ci rimproverano che parliamo sempre di gay la discriminazione è ancora tutta lì.

La vera rivoluzione la stanno facendo le coppie gay e lesbiche stabili (mediamente stabili, come quelle etero) e le famiglie omogenitoriali.

Loro stanno mostrando di essere nella società, visibili, con i propri affetti esattamente come le coppie etero (non dovremmo nemmeno starlo a ribadire non ci fosse la discriminazione) mentre il movimento e i militanti si baloccano col politicamente corretto e stigmatizzano pure l'outing.

2) Nell'equazione dell'outing ci sono almeno tre elementi. Il primo in ordine di importanza è l'essere omofobi (e adesso sappiamo meglio cosa intendiamo) a definire gli altri due però abbiamo un po' di difficoltà.

L'essere nascosti (o velati per usare un aggettivo caro al movimento).
Ci si nasconde per ovvi motivi.
Ma questi motivi sono davvero così chiari?
Non mi interessa qui fare il punto sull'essere velati, questione complessa che richiederebbe un post a sé. Qui voglio solo ricordare come, nella discussione sull'outing, tutti si sono profusi a spiegare e ribadire che quello alla velatezza è un diritto.
Strano come le persone che hanno criticato l'outing (nel merito non nel metodo davvero indifendibile) sono le stesse che poi, nel loro privato, criticano chi è velato. Se tutti facessimo coming out l'omosessualità, dicono, sarebbe accettata più facilmente. Registro solo le opinioni in proposito, ad analizzarle lo faremo un'altra volta.

Certo è che i motivi di velatezza dei politici omofobi (quelli colpiti dall'outing) non sembrano almeno apparentemente poi così diversi da quelli dei privati cittadini.
Come io ho paura che se dico al posto di lavoro che sono gay mi licenziano (magari il problema fosse solo l'essere "presi in giro") i politici hanno paura che se dicessero apertamente sono gay perderebbero dei voti.

Qualcuno potrebbe pensare che anche i gay votano ma nel mondo della politica dove le categorie contano solo per le percentuali di voti, i voti che spostano i froci sono solo il 2%, tanti per un partito piccolo come SEL (che infatti ne fa una sua battaglia) quasi insignificanti per un partito di massa come il PD (che infatti ne parla solo perchè costretto).
Certo non tutti i politici velati sono omofobi.

E certo il connubio velatezza e omofobia è davvero difficile da spiegare.
Per questo per qualcuno l'essere velati e al contempo omofobi  si spiega con considerazioni psicologiche, quelle che vengono dal fraintendimento dell'etimo omofobia (la fobia per i gay non il disprezzo consapevole) si disprezza negli altri quel che non si accetta nemmeno in se stessi.
Una spiegazione troppo stretta e che non funziona sempre.
Anche perchè ci si dimentica che non ci sono solamente gli e le omosessuali, ma anche i e le bisex vero fumo negli occhi per il movimento. E qui arrivimimo al cuore di questo post.

Delle tre componenti dell'equazione omofobia: essere omofobi essere velati ed essere gay. La terza componente è quella che dà più problemi ad essere descritta a cominciare dal sito listaouting dove possiamo leggere (in realtà oggi non più quel primo psot è stato sostitutivo dall'elenco dei 10 nomi...):
L’outing (...) è uno strumento politico [che] (...) consiste (...) [nel]  dichiarare pubblicamente la pratica omosessuale o di altre differenti sessualità di politici preti, persone note e influenti, che attraverso azioni concrete e prese di posizione offendono e discriminano le persone gay, lesbiche e transessuali.
la pratica omosessuale o di altre differenti sessualità. E' talmente difficile da descrivere che si ricorre a un triste giro di parole.
Una semplificazione simile la fa Riccardo Camilleri in un suo articolo sul sito tr3nta , peraltro molto interessante, quando dice In attesa che si plachino le polemiche attorno alla rocambolesca azione di Outing all’amatriciana sui politici di centrodestra che, pur su posizioni omofobe, praticherebbero sesso con omosessuali o transessuali.
Insomma è talmente difficile indicare chi fa cosa e con chi che Riccardo ha pensato bene di riassumere il tutto indicando l'orientamento sessuale dei partner degli omofobi velati ai quali si fa outing.

Lo stigma, l'omofobia, fa mancare parole chiare, pratiche descrittive limpide e non sospettabili di omofobia.
E forse è venuto il tempo di rispondere una volta per tutte ad alcune domande che, evidentemente, nemmeno noi militanti ci siamo mai posti.

Un uomo sposato, con figli, dunque etero, che va a letto con un altro uomo, diventa Gay? O lo è smepre stato e il suo matrimonio è una copertura?
Da un punto di vista  semplicemente descrittivo, senza fare processi alle intenzioni, un etero che fa sesso gay diventa o è un bisex (con buna pace dell'ala estremista del movimento). Pensare che solo perchè ha avuto dei rapporti con persone dello stesso sesso il matrimonio sia solo una copertura è pensar da maschilisti, da omofobia.
Lo stesso vale per la persona con cui si fa sesso. Io uomo faccio sesso con un altro uomo, non con un omosessuale. e non solo perché potrei fare sesso con un altro bisessuale come me, ma perché ci sono anche gli etero.
Insomma l'aggettivo omosessuale, anche quando viene usato come sostantivo, non individua una condizione oggettiva, un modo di vedere il mondo. Non tutti siamo gay allo stesso modo. L'aggettivo indica solo l'assortimento sessuale tra i partner dello stesso sesso (omo) o di sesso diverso (etero). Non conta l'orientamento sessuale ma solo il sesso di appartenenza. Insomma io faccio sesso gay se vado a letto con una persona del mio stesso sesso, non se vado a letto con un gay, un bisex, etc.
Che poi la parola gay indichi un comportamento sociale, una nicchia di mercato, una categoria di consumatori, questo è un altro paio di maniche. L'outing non sindaca sul tipo di gay che sei, critica solo chi fa sesso con persone del proprio sesso ma pubblicamente discrimina i diritti delle persone omosessuali.
Lo stesso vale per le persone trans. Nonostante quel che pensano molti (anche tra i militanti stessi) Marrazzo non è gay perchè ha fatto sesso con una trans. Una trans per definizione è un uomo che ha transitato (sta transitando) verso il sesso femminile. Dunque desiderando una donna trans Marrazzo è  e resta eterosessuale. Solo chi vede in una trans un ex uomo (distinzione transfobica) può pensare che Marrazzo sia gay.

Purtroppo l'aggettivo\sostantivo omosessuale ingenera moltissimi equivoci, come quello che vede il matrimonio per persone dello stesso sesso un matrimonio tra gay. A parte i (le) soliti(e)  bisex ignorati, la legge italiana non impedisce il matrimonio tra gay, ma tra persone dello stesso sesso. Anzi nessuno può impedire che io, dichiaratamente gay, e una mia amica, dichiaratamente lesbica, ci si sposi.

Ecco perchè, per quanto scomode e lunghe da leggere, non si possono usare certi aggettivi, perchè confondono i paini e i livelli.
Dunque si dirà matrimonio anche tra persone dello stesso sesso (perchè è lo stesso matrimonio cui fanno uso le persone etero) e, nel caso di omofobi cui fare outing, si dirà che hanno relazioni sessual-sentimentali con persone dello stesso sesso o con persone trans.

Tra l'altro dire dei politici outingati che fanno sesso con persone dello stesso sesso impedisce loro di giustificarsi dicendo: Ci sono «centinaia di donne in apprensione» per me come Mario Baccini (Misto-Pdl). Così come dire che c'è chi fa sesso con persone trans senza implicare un orientamento sessuale altro rende irrilevante la specificazione sono un banale eterosessuale, come fa Maurizio Gasparri.
Non importa quello che sei importa quello che fai.

Perchè le parole portano con loro smepre un giudizio implicito che non dobbiamo mai dimenticare di esplicitare e mostrare di essere consapevoli e davvero intenzionati a usare quella parola con quel significato.
Altrimenti dall'omofobia non ne usciamo più.





sabato 24 settembre 2011

Listaouting all'amatriciana e indigesta a tutti.

Bufala, occasione persa, svuotamento del suo significato politico, anche questo blog oggi ha preso posizione come tutti sulla pubblicazione dei 10 nomi, secchi, tutti di uomini, pubblicata dal blog. Ieri La Stampa pubblica un articolo nel quale raccoglie dichiarazioni varie che si distinguono per la consonanza di idee tra persone che dovrebbero essere su fronti opposti:

Mauro Cutrufo (Pdl), prima coglie l’occasione per attaccare internet definendolo «un’arma pericolosissima». E poi invoca l’intervento del ministro dell’Interno per fermare «il massacro mediatico».


Secondo il Garante per la Privacy, Francesco Pizzetti, «è assolutamente illecito» pubblicare i dati sulle tendenze sessuali delle persone senza il loro consenso, «indipendentemente dal fatto se si tratti di eterosessuali o omosessuali». «È una bufala che fomenta l’ignoranza», interviene anche il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, nonché una «diffamazione gratuita». Quest’ultimo termine però piace poco a Dario Ginefra (Pd). Definire qualcuno omosessuale, replica, «non può essere considerato un insulto e quindi neanche una diffamazione».

Il Palazzo reagisce. Così si «distrugge la privacy», continua il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. È un altro esempio di «sistema Boffo», sostengono i radicali. È un modo «estremo di fare battaglia politica che non fa parte della mia cultura», afferma Paola Concia (Pd) che, della battaglia contro l’omofobia, ne ha fatto una bandiera. Molti dei diretti interessati reagiscono. Chi con ironia. Chi con indignazione. Ci sono «centinaia di donne in apprensione» per me, ribatte Mario Baccini (Misto-Pdl). A cominciare «da mia moglie». Meglio nella lista dei gay che in quella degli «interisti occulti», dice da buon juventino Massimo Corsaro (Pdl). Sono un «banale eterosessuale», taglia corto il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. «Fantasie malate, tutte sciocchezze», reagisce più piccato il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. Ma se gli altri politici tirati in ballo scelgono il silenzio, quasi tutte le associazioni omosessuali contestano l’iniziativa.

Secondo il presidente dell’Arcigay [Patanè] la lista di proscrizione pubblicata sul sito è solo «un’operazione spregevole che ridicolizza» le battaglie contro la discriminazione di genere. [sic!]  È solo «un outing all’amatriciana», minimizza il portavoce di Gay Center, Fabrizio Marrazzo. Si tratta di un’iniziativa irricevibile», osserva Rossana Praitano del Circolo Mario Mieli. L’unico che giustifica la pubblicazione dell’elenco è Aurelio Mancuso, un esponente del mondo gay considerato da molti l’ispiratore della trovata: «È il frutto dell’indignazione di chi quotidianamente subisce violenze e insulti», ribatte. «È una denuncia contro l’ipocrisia della politica».
A parte lo svarione che confonde  orientamento sessuale con identità di genere è interessante notare come tutti quelli citati (evidenziati in nero) siano contro l'outing, mentre gli unici  a dire qualcosa di sensato, e di positivo per la causa, siano Aurelio Mancuso e Dario Ginefra (PD) evidenziati in rosso.

Mi chiedo, e vi chiedo, come mai questa consonanza di interventi? Questa difesa a oltranza della casta? Fatta così con l'accetta, generalizzando, senza fare distinguo confondendo merito con metodo?

Certo molto lo si deve al giornalista (anonimo) che ha scritto il pezzo e che lascia fori voci altrettanto autorevoli che invece hanno spiegato le ragioni dell'outing (quelle vere).


Così Giuseppina La Delfa presidente di Famiglie Arcobaleno sul blog gayfreedom sostiene  l'outing ricordando come
Tutti noi cittadini abbiamo il diritto di conoscere i potenti a cui affidiamo le sorti della nazione, e il pubblico in generale ha il diritto di sapere a chi ha a che fare. Reputo i parlamentari e gli ecclesiastici omosessuali omofobi, ipocriti e bugiardi, doppiamente responsabili delle violenze che la mia comunità subisce ogni giorno, responsabili dei suicidi, degli assassini, responsabili delle difficoltà grandi e piccole del nostro vivere quotidiano.

Oppure Aldo Busi sul blog Dagospia inneggia "fuori i nomi", ricordando che i

politici o uomini pubblici italiani, quali giornalisti, artisti, ecclesiastici che, omosessuali (...) si macchiano del crimine dell’omofobia, cioè che contribuiscono, notamente in Parlamento e nelle chiese e nei giornali e nelle televisioni, ad affossare ogni legge favorevole ai diritti delle persone dello stesso sesso desiderose di convivere stabilmente (e di adottare e di godere della reversibilità della pensione e dell’affitto e dell’eredità patrimoniale) tutelate come le comuni coppie formate da campioni del sesso opposto – le quali, a ben vedere, contraddittoriamente alle insane politiche procreazioniste e quindi religiosamente guerrafondaie, godono di ogni diritto anche se, proprio come una comune coppia omosessuale, non hanno generato nient’altro, reddito a parte.

(...)

Grazie all’outing (...) non è l’omosessuale nascosto che viene costretto a uscire allo scoperto, bensì il modo omertoso, mafioso, ricattatatorio che costui, un ricattato ben prezzolato e un ammalato con tanti servizievoli e sevizievoli dottori al suo capezzale, ha di vivere la sua omosessualità ledendo, per eccessiva difesa di uno stato patologico suo personale (corroborato e facilitato però dal privilegio del potere e dal potere del privilegio), il comune cittadino omosessuale che vive apertamente la sua naturale opzione sentimentale e sensoriale sprovvisto di ogni legittimazione e tutela legislativa.

Quindi ben venga ogni possibile outing, poiché la violenza al libero arbitrio che con l’outing subirebbero questi gay occulti delle alte sfere omofobe e reazionarie del Paese è infinitamente minore della violenza che da sempre le loro corsie preferenziali, i loro stipendi e pensioni, i loro clan, la loro vampiresca ipocrisia fanno subire ai più e al Paese tutto e alla Comunità Europea intera. (...)

Ma, nonostante queste autorevoli eccezioni, dà nell'occhio la difesa a oltranza della privacy degli omofobi.
Così mentre mentre tutti i rappresentanti delle associazioni gay citati nell'articolo de LA Stampa non sanno nemmeno distinguere tra gay, bisex ed etero che vanno con le trans (e se non fanno nemmeno questo MA CHE COSA CI STANNO A FARE?) i diretti interessati presentano le credenziali di eterosessualità glissando sul fatto che esiste la bisessualità e che si è etero anche se si va con le trans.


C'è poi chi deve distinguersi facendosi pubblicità in maniera sfacciata come Alessio De Giorgi, direttore del sito Gay.it che sul suo sito partendo da considerazioni condivisibili rimarcando la totale assenza del supporto di prove (fotografie, testimonianze o altro) e ponendo alcune domande ineludibili Chi ha deciso quali nomi pubblicare e quali no? Come sono stati raccolti questi nomi? Sulla base di quali prove è stato deciso di inserirli in questa lista? Cosa c'è a supporto di queste affermazioni? Siamo proprio sicuri che tutti i personaggi inseriti in questa lista siano effettivamente omosessuali o piuttosto sono solo pettegolezzi, dicerie, discorsi da bar?
spaccia furbamente per outing un articolo pubblicato tempo fa (e del quale questo blog si era già occupato) che era un puro articolo di gossip:
Nel 2008 Gay.it fece il primo "outing" della storia italiana. Oggetto dello "svelamento" della sua omosessualità fu Beppe Convertini, che a quei tempi era un attore sulla cresta dell'onda, un personaggio che si presentava in tutti i rotocalchi italiani come "fidanzato ideale" delle donne italiane in compagnia di belle ragazze.

De Giorgi glissa sul fatto che, però, Convertini non è un omofobo,  è solo un bisex velato (e nell'articolo la bisessualità è ridotta a mera omosessualità) la cui unica colpa era presentarsi come etero e non come bisex. Cioè questo sì un atto che viola la privacy d un personaggio pubblico per pura pruderie da pettegolezzo (come il sito ci ha ben abituato) che, e ci vuole fegato, De Giorgi presenta come inchiesta giornalistica.




Insomma questi e quello pari sono





mercoledì 21 settembre 2011

Quel che manca al movimento è la solidarietà di classe. Ancora sull'outing. Stavolta il parere di Rosario Duca Segretario Provinciale Arcigay Messina

Leggo un comunicato di Rosario Duca Segretario Provinciale Arcigay Messina che scrive sul blog nebrodi e dintorni.

Secondo Rosario gli omofobi da outingare sono quelli segretamente gay. e lo si fa per vendetta.

Non rendendosene conto Rosario applica un pregiudizio di origine maschilsita.
Per Riccardo chiunque ha dei rapporti sessuali (ma ci sono anche quelli affettivi...) con persone dello stesso sesso è omosessuale, in barba a chi magari è sposato ha dei figli e dunque non è gay o lesbica, ma bisex.
Ma si sa cosa il movimento pensa delle persone bisex...

Se vai con una persona del tuo stesso sesso, anche solo una volta in vita tua sei marchiato come gay a vita proprio come lo stigma vuole.



Ma davvero quel che l'outing indica è che queste persone omofobe siano gay?

Solo chi pensa che l'omosessualità sia qualcosa da nascondere può vedere le cose sempre e solo in questo modo.

Chi pensa che a rivelare l'omosessualità altrui gli si fa una vendetta (come Riccardo) evidentemente vede l'omosessualità come qualcosa di negativo, di infamante.
Ebbene, anche Riccardo, come molti altri, non coglie il punto fondamentale dell'outing che non riguarda né la (presunta) omosessualità velata, né il volersi vendicare,  ma riguarda la coerenza, l'onestà intellettuale, la trasparenza che in queste perosne manca eche viene denucniata.
La (presunta) omosessualità è solo una parte dell'equaizione che da sola non ha valore alcuno nell'outing ma lo acquista solo accanto all'altra parte fondamentale che è la pratica discriminatoria concreta.
La parola omofobia forse devia, perchè  è una parola passpartout che viene usata spesso a sproposito.
Non si fa outing delle persone velate.
Non si fa outing nemeno di tutte le persone omofobe.
Si fa outing solo dei personaggi pubblici che grazie al loro potere politico o persuasivo contribuiscono fattivamente alla discriminazione e allo stigma.
Se si tiene conto di questo elemento che per comodità sussumiamo nell'aggettivo omofobico tutte le considerazioni di chi si dichiara contro l'outing cadono non avendo pertinenza.

Non posso credere però alla buona fede di questi avversori dell'outing. Perchè Riccardo, almeno a parole, dimostra di avere capito bene cosa sia l'outing: 
uno strumento (...) nei confronti di chi ricopre dei ruoli pubblici di rappresentanza politica ed istituzionale, per svelare la doppia morale di chi nega diritti ai più e consolida i privilegi propri e di pochi.
Nonostante questa bella definizione (che credo gli ruberò sempre citandone l'autore beninteso)  anche Riccardo scende in difesa della casta, buttandola in caciara, come si dice a Roma, cioè adducendo scuse e motivazioni senza alcuna consistenza.
Riccardo infatti dice che
l’outing dovrebbe essere fatto quotidianamente nel nostro Paese, e non soltanto per rendere noto l’orientamento sessuale.
rimangiandosi la definizione appena data... Arrivando a proteggere la casta scomodando le persone velate che non ricoprono carica pubblica alcuna
se ogni tanto si provasse ad essere seri ed a ragionare con il cervello acceso, ci si renderebbe conto che prima di fare la lista dei politici gay omofobi e contrari alle istanze del movimento bisognerebbe fare la lista delle tante persone comuni, cittadini e cittadine omosessuali che sono altrettanto omofobi ed ostili alle ragioni della comunità lgbtq. Bisognerebbe fare la lista di chi, gay, lesbica o transgender, vota per gli omofobi che stanno in Parlamento e ci rappresentano. Bisognerebbe fare la lista dei tanti omosessuali che la notte vanno nei locali gay e di giorno, in famiglia o al lavoro nascondono e fingono.
Capita l'antifona? Riccardo vuol far passare l'outing come punizione per l'essere velati  e non (cito le sue stesse parole) la denuncia
di chi ricopre dei ruoli pubblici di rappresentanza politica ed istituzionale, per svelare la doppia morale di chi nega diritti ai più e consolida i privilegi propri e di pochi.
Se accusiamo chi ricopre ruoli pubblici di rappresentanza politica ed istituzionale dobbiamo accusare - dice Riccardo -  anche chi
gay, lesbica e transgender è contro i Pride oppure ai Pride ci va perché è una festa, si balla e ci si diverte ma quando in Parlamento si fa scempio della nostra dignità e dei nostri diritti di cittadinanza per strada e nelle piazze non si vede a protestare ed a fare casino. Bisognerebbe fare la lista dei tanti omosessuali che vanno in chiesa a battersi il petto, che ascoltano in silenzio le prediche omofobe, che vanno ai raduni del Santo Padre e lo acclamano, che si professano cattolici apostolici romani ma poi li trovi in giro nei boschetti o nelle saune dove in ginocchio non ci stanno per pregare.
Non è forse questo lo stesso punto di vista di chi critica l'omosessualità? Non è questa la stessa pasta di cui è fatto lo stigma?
Insomma, bisognerebbe fare una lunghissima lista di chi vive quotidianamente secondo i canoni della doppia morale di cui i parlamentari sono solo i nostri “degnissimi” rappresentanti ed interpreti.
Quindi siccome nessuno è immune quelli della casta vanno salvati.

Manca a Riccardo, ma manca a tutti gli italiani, in tutti i campi, al solidarietà di classe.
Riccardo in questo è un italiano tipico. Forte coi deboli e debole coi forti, come ci ha insegnato il fascismo che sta nel dna di ognuno di noi.

Quel che Riccardo sembra (o fa finta di) non capire è che mentre le tante persone comuni, cittadini e cittadine omosessuali se pure col loro comportamento non contribuiscono alla causa non hanno alcun potere oltre il proprio comportamento individuale con cui discriminare mentre chi ricopre dei ruoli pubblici di rappresentanza politica ed istituzionale ha un potere immenso e per questo va fermato.
Perché ogni singolo cittadino ha il diritto di essere velato ma non un\una rappresentante del popolo che non si comporta più a titolo privato ma in nome del popolo che rappresnta. TUTTO IL POPOLO. Anche quello omosessuale che non può discriminare seguendo una propria convizione morale che non ha basi scientifiche né politiche e nemmeno etiche. Una base morale che pretende solo gli altri osservino perchè lui nel privato privilegiato e difeso può fare quel che cazzo gli pare.

Ma a tutti quelli che sentono la seduzione di chi ha potere  vien spontaneo difenderli adducendo la colpa dei cittadini comuni...
Se non è un modo di pensare fascista questo...


Ma quel che mi fa più specie di questo militante omosessuale al quale evidentemente bisogna spiegare tutto (dovremmo fare anche noi delle scuole come faceva una volta il PCI) è che cade a più pari in un paragone a dir poco ridicolo:


Tanto come eleggiamo un corrotto e puttaniere Presidente del Consiglio continueremo a votare e ad eleggere gli omofobi, gay o etero che sia non fa alcuna differenza.
Quel che Riccardo dimentica (e non si capisce come faccia) è che Berlusconi non fa leggi contro il ...puttanismo, né dichiara che finché sarà lui al governo le mignotte non avranno mai riconosciuti i loro diritti.


Riccardo dimentica che i motivi dell'outing sono politici non morali.
Si denuncia non chi ha una doppia morale ma chi discrimina certe persone contribuendo allo stigma dal quale lui (o lei) è esente per i privilegi datigli dalla carica pubblica che ricopre.

E se io, cittadino comune, devo ricordarlo a un Segretario Provinciale Arcigay vuol dire che i quadri dirigenti della militanza glbtqi sono pericolosi e completamente inutili