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domenica 17 settembre 2017

Chef Rubio, o dell'outing (sic!) e del sesso

A conferma dei miei timori sugli effetti negativi delle sineddoche usate da Wilsoosh nel video in cui fa coming out arriva Chef Rubio, al secolo Gabriele Rubini,   ex rugbista e ora chef del programma Unti bisunti, che con la sensibilità lessicale di un troglodita (confondendo  tra coming out e outing)  critica  Wilwoosh dicendo che non dovrebbe fregare a nessuno di sapere con chi scopiamo.


A riprova che se dici mi piace il cazzo invece di mi piacciono gli uomini poi le menti sottili che quella di Rubio continuano a pensare al sesso e non certo alle relazioni umane.
Il cazzo invece dell'uomo, appunto.


Comunque va ricordato a questo genio del pensiero che le persone etero parlano sempre di con chi fanno sesso, ci hanno addirittura costruito una società sopra, quindi non si capisce perché loro sì e le persone omo no.

Ecco.



giovedì 14 settembre 2017

La sineddoche di Wilwoosh, al secolo Guglielmo Scilla, per il suo coming out


La sineddoche è quella figura retorica che consiste nel sostituire una parola che indica una cosa o una persona con un'altra parola che con la prima ha una relazione di quantità (la parte per il tutto). 

Sono sineddochi le espressioni "essere un asso del pedale" dove pedale sta per bicicletta, 
"vivere sotto un tetto" (dove tetto sta per casa), il cappotto di renna dove renna sta per la pelle dell'animale (il tutto per la parte).

Leggo sul corsera che l
o youtuber, attore e scrittore Guglielmo Scilla, classe 1987, inizialmente conosciuto come Willwoosh, ha fatto coming out. 

Naturalmente ben venga la dichiarazione della propria omosessualità da parte di un personaggio pubblico.
La visibilità permette di esternare  i  sentimenti e  gli orientamenti sessuali delle persone senza che vengano percepiti come ostentazione.

Wilwoosh ha fatto coming out tramite un video sul  suo canale youtube, dopo un anno che non postava più nulla. 

Nel video Scilla, tra  le dieci cose che gli piacciono, elenca tra le ciliegie, il sushi e i libri  anche il cazzo. 

Una sineddoche elegante per dire gli uomini. 

Non contento, nell'elencare le 10 cose che non gli piacciono, subito dopo i formaggi stagionati ci mette la figa.

Queste  sineddochi sminuiscono le persone prima ancora dell'orientamento sessuale. 

Ridurre gli uomini e le donne ai propri organi genitali gli orientamenti sessuali a una faccenda di anatomia e sesso con buona pace di chi, compreso il sottoscritto, da anni cerca di fare capire che l'orientamento sessuale va ben al di là della questione di con chi facciamo sesso, ma riguarda anche le relazioni, i sentimenti, l'affettività.

Una sineddoche fallocentrica e patriarcale da rispedire al mittente, anche se fatta con superficialità e buona fede, perché alimenta un modo distorto e sessista di percepire le omosessualità confermando tutta una serie di impliciti che non corrispondono a verità. 

Io sono gay perché mi piace una persona dello stesso mio sesso non perché non mi piace la figa. 

Io sono gay perché mi piace tutta la persona attaccata a quel cazzo col quale  maschilisticamente si è scelto di sussumere un uomo.

Io sono omosessuale perché mi innamoro di persone del mio stesso sesso con le quali imbastisco relazioni, storie, famiglia.

I rapporti sessuali pertengono di più alla sfera del comportamento sessuale che a quella dell'orientamento sessuale.

Anche perché se dovessimo annoverare  tra le perone omosessuali tutte quelle che fanno sesso con persone dello stesso sesso di persone etero ce ne sarebbero ben poche.


Chi parla male pensa male.

Però possibile che a nessuno abbia dato fastidio questa doppia sineddoche geniale? 




domenica 16 febbraio 2014

Ellen Page's coming out: there are a lot of feelings in a non-straight heart too!

Ellen Page decided to came out at the Human Rights Campaign conference (HRC) the National association that, since 1980, when it was founded, advocates on behalf of LGBT Americans.

Watch the video and then we can talk about it!




The news is not the coming out in itself but the reasons Ellen Page choose not to do it 'till now as she clearly explain.

(...) And I am here today because I am gay (cheering, applause) Whooo! Hahaha. Thank you. And because maybe I can make a difference to help others have an easier and more hopeful time. Regardless for me I feel a personal obligation and a personal responsibility. I also do it selfishly because I’m tired of hiding and I’m tired of lying by omission. (applause) I suffered for years because I was scared to be out. My spirit suffered, my mental health suffered, and my relationship suffered. And I’m standing here today with all of you on the other side of that pain.
And I am young yes. But what I have learned is that love — the beauty of it, the joy of it and yes even the pain of it — is the most incredible gift to give and to receive as a human being. And we deserve to experience love, fully, equally, without shame and without compromise. There are too many kids out there suffering from bullying, rejection or simply being mistreated for who they are. Too many dropouts. Too much abuse. Too many homeless. Too many suicides. You can change that and you are changing it. But you never needed me to tell you that. And that’s why this was a little bit weird.
The only thing I can really say — and this is what I have been building up to for the last five minutes — thank you. Thank you for inspiring me. Thank you for giving me hope. And please keep changing the world for people like me. Happy Valentine’s Day. I love you.
This is not the only weirdness Page refers to.
(...) It is such an honor to be here at the inaugural Time To Thrive conference, but it’s a little weird too.
(...)
It’s weird because here I am — an actress, representing in at least some sense an industry that places crushing standards on all of us; and not just young people. Everyone. Standards of beauty, of a good life, of success. Standards that, I hate to admit, have affected me. You have ideas planted in your head, thoughts that you never had before that tell you how you have to act, how you have to dress and who you have to be.
And I have been trying to push back, to be authentic and to follow my heart. But it can be hard. But that’s why I’m here. In this room, all of you, all of us can do so much more together than any one person can do alone.
(...)
And I know there are people in this room who go to school every day and get treated like shit for no reason. Or you go home and you feel like you can’t tell your parents the whole truth about yourself. And beyond putting yourself in one box or another you worry about the future; about college or work or even your physical safety. And trying to create that mental picture of your life, of what on earth is going to happen to you can crush you a little bit every day. And it is toxic and painful and deeply unfair.
And sometimes it’s the little insignificant stuff that can tear you down.

Now I try not to read gossip as a rule, but the other day a website ran an article with a picture of me wearing sweatpants on the way to the gym. And the writer asked, “Why does this petite beauty insist upon dressing as a massive man?” (pause) Because I like to be comfortable. [I took this transcription from towleroad]
I guess for an actress both working in the mainstream and indie showbiz it's brave to point out that the industry of the motion pictures plants ideas in people's head.

That's quite what I try to make my students to understand, in the secondary school, where we work together analyzing stereotypes and clichés spreading from tv movies and the other mass media.
Is so rewarding to me that an actress say openly what I'm trying to point out with my students, boys and girls.

I suffer when I read some articles, here on the net, where idiots that call themselves journalist claim that Ellen Page is going public with her sexuality because to be gay does not refer only to your sexuality but deals also, if not primarily, with your feelings,  your hopes, your deepest emotions about people you love or you're falling in love with.

So there is still a lot of work to do, making journalist (and everybody else who do not get it) to understand that sexual orientations deal much more then only the sex only and that  there are a lot of feelings in a non-straight heart too!


mercoledì 17 luglio 2013

Un nuovo spot di sensbilizzazione, triste e mal concepito

Così, mentre all'estero si confezionano spot  efficaci e icastici, come quello australiano Stop, Think, Respect prodotto e concepito dall'associazione australiana  lefthand che, assieme a beyondblue vuole sostenere la salute mentale della comunità che vi propongo nella versione sottotitolata dal Quore di  Torino...

...noi italiani e italiane proprio non siamo capaci di pensare a dei video per la comunità e ci attestiamo su compitini modesti come questo.




Il video, amatoriale, nasce dagli e dalle studenti del corso di "Psicologia di comunità" tenuto dal prof. A. Vieno dell'università Università degli studi di Padova (nelle note al video su youtube si parla sessisticamente solo di ragazzi, al maschile...).

Gli perdoneremo così la pessima qualità dell'audio che lo rende quasi indecifrabile (si poteva sopperire all'evidente errore tecnico con dei sottotitoli...) ma non possiamo perdonargli il presupposto e le conclusioni.

Nel video si vedono diverse persone in contesti pubblici e privati che si  scontrano contro la presunzione di eterosessualità che ancora vige nella nostra società, dove devi smepre dichiararti omosessuale, bisessuale, lesbica, transgender altrimenti sei annoverat* nel mare magnum dell'eterosessualità considerata unica opzione (dunque monocratica) di default.

Di fronte a questa sordità sociologica le persone dirette interessate reagiscono con un ti devo dire una cosa detto col tono di chi deve dare una notizia critica, senza mostrare le reazioni di chi, presumendoci etero, già ci discrimina.
Il video si conclude con i coming out di tutte e tutti fatti però non alle persone di prima ma direttamente alla camera cioè a noi che guardiamo in un posto indecifrabile, astratto, per sottolineare il portato definitorio normativo e discriminatorio anch'esso, io so io  e non te, senza annoverarlo invece nello stesso ventaglio di opzioni dell'umanità. E poi quello slogan ridicolo io sono pronto (sempre e solo al maschile...) e tu?

Dunque nel video la cosa importante è che siano i diversi e le diverse a fare coming out e che le altre persone, quelle normali, devono abituarsi alla comparsa come i funghi di queste strane creature di orientamento sessuale o identità sessuale altre.

Uno spot discriminatorio perchè presenta l'orientamento sessuale come un argomento da comunicare con gravosa serietà per un motivo che il video non spiega implicando dunque che sia chiaro a tutti e tutte quale sia un motivo che sembra essere legato alla condizione stessa della propria diversità e non allo stigma con cui questa condizione viene recepita e rifiutata dalla società.

E' ridicolo che queste persone lgbtqi si dicano pronte.
Pronte a fare che?
A esistere?
A dire chi sono?
A dirlo con un proclama definitorio fatto in un luogo astratto che ne enfatizza il potere normativo dell'atto definitorio (io sono non perchè esisto nella società ma perchè lo dico)e non nel quotidiano agire nella società in mezzo alle altre persone. Siamo nel 2013 non nel 1903 il coming out è ormai un dato di fatto anche se viene contrastato da una pressione sociale ancora fortissima.

Noi perosne lgbti siamo pronte da un pezzo!

E' la società che non è pronta a considerarci una sua parte integrante e iniziare ad annoverare tra le opzioni di default oltre all'orientamento etero anche gli altri orientamenti e le altre identità sessuali.

Per essere efficace lo spot avrebbe dovuto invertire prospettiva e mostrare una reazione di accettazione (parola orribile ma tant'è) e normalità ai vari coming out e sarebbero dovute essere loro a dire io sono pronto/a e voi?, invitando le altre persone normali a fare lo stesso.

Così invece si investe del problema solo i diretti interessati come se la loro condizione di svantaggio sia una conseguenza oggettiva della propria condizione esistenziale e non il risultato di una pressione sociale  di uno stigma che induce stress e depressione come mostra bene lo spot australiano. Come se lo stress e la depressione siano consustanziali alla popolazione lgbtqi e non il risultato di uno stigma e una pressione sociali insopportabili.
E che gli e le studenti di un corso in sociologia psicologia di comunità non lo colgano la dice lunga sulla strada che ancora tutte e tutti insieme dobbiamo fare.


It's a long way to Tipperary...


giovedì 4 luglio 2013

Josh Healey e il coming out delle persone etero

Il video che state per vedere è la registrazione di uno show radiofonico live che va in onda sulla radio NPR.

Il nome dello show è Snap Judgment (t.l. giudizio scattante) uno spettacolo condotto dal nero Glynn Washington nel quale gli e le ospiti raccontano delle storie. In una puntata precedente a quella che vi propongo in video Nello stesso show  Noah St. John ha raccontato del viaggio che ha fatto con le sue due madri.

Josh Healey  ha pensato bene,dopo aver criticato l'idea stessa del coming out che per lui non ha nessuna base razionale (tu sei gay solo se io so che tu sei gay)si è immaginato come potrebbe essere il coming out di una persona etero.
Ne esce fuori una comicità di situazione per me davvero triste e discutibile.
Ecco il video sottotitolato in italiano dal "solito" quore (se non fosse per loro...) con i sottotitoli, stavolta più accurati, di Alessio Oggianu.



Sul coming out Josh manca la questione centrale proprio quella che prende in giro.
In una società etero, fatta da etero pensata per etero dove nell'immaginario collettivo il gay è effeminato e la lesbica camionista, dove sono rare le figure narrative omosessuali e bisessuali positivi e non pittoresche, con le quale identificarsi per esprimersi al mondo, dove la gente liberale, come lo stesso Johsh fa dell'omosessualità una questione di sesso, dunque privata, da non ostentare (a differenza dell'eterosessualità che invece è dappertutto), in una siffatta società c'è bisogno di dire io sono gay altrimenti, semplicemente non esisti.

Non già per te stesso e te stessa ma proprio per quel mondo esterno nel quale Josh non deve dichiararsi perchè siamo tutt* eterosessuali. 

L'eterosessualità è l'unica opzione di default. Tutto il resto un accidente (proprio come il sesso maschile è quello di default e quello femminile un accidente).

Quindi è vero non quello che Josh critica e prende in giro cioè che io sono gay solamente quando so che tu sai che lo sono, è vero il suo reciproco.

E' che per te etero io gay esisto solo quando e se io gay te lo dico.

Che qualcuno possa ridere di queste battute contro più che sul coming out, poco importa il suo orientamento sessuale, la dice lunga sul fatto che il coming out è ancora vissuto come una accessoria forma di ostentazione e non come, prima ancora del suo essere uno strumento politico (quando si dice al mondo che si è gay gli si sta dicendo di essere discriminati in quanto gay), un necessario proclama identitario.  
 
Finché si dà per scontato che si  solamente etero, a meno che qualcuno non dica il contrario, a quel qualcuno (qualcuna) per non essere annoverato (annoverata)  in una categoria della quale non si fa parte non rimane che dire a me piacciono le persone del mio stesso sesso, è di loro che mi innamoro.
Già i sentimenti, quelli che Josh tralascia quando facendo un insopportabile esercizio di retorica si immagina il suo coming out in quanto etero e parla di sessualità e non di affetti.



Il resto dello sketch è tutto uno sfottò sulla famiglia liberal che si dispera di nona avere un figlio almeno bisex e si dispera anche che il figlio sia fidanzato con una ragazza bianca e non nera.
D'altronde bisognava giustificare la disperazione di avere un figlio etero in qualche modo e quello della famiglia iper liberal (da far sembrare Berkeley il West Texas, una delle battute più azzeccate dello sketch) è il più efficace.
Una comicità da destra, reazionaria e piena di discriminanti luoghi comuni come quando Josh dice che ha provato vestire di viola e ad ascoltare Lady Gaga ma a lui piacciono i metallica e il bowling.

Insomma luoghi comuni in salsa etero. Eppure la sala ride e i froci italioti e provinciali qui sulla rete squittiscono impazzite dicendo "che bello che bello"!!!

Ne siamo proprio sicure?

lunedì 1 aprile 2013

Outing Fidanzati per sbaglio: l'talia reazionaria del terzo millennio

Il plot è quello classico da commedia degli equivoci.
Riccardo e Federico, due ragazzi pugliesi amici sin dall'infanzia, il primo trasferitosi a Milano con la fidanzata, l'altro  rimasto in Puglia, orfano, disoccupato e con fratello minore a carico, si ritrovano quando Riccardo, litigato con la ragazza, decide di tornare in Puglia e accettare la proposta di Federico di aprire un atelier di moda con i finanziamenti della Regione. Scoprono però che il finanziamento è per coppie di fatto e, complice uno dei membri della commissione giudicante (gay non dichiarato),  si fingono gay per ottenerlo.

Grazie agli amici del gay velato - che parlano al femminile, vestono da donna o hanno comunque un aspetto femminile - la coppia di amici viene istruita per sembrare una coppia gay.

La copertura non funziona a causa anche all'eccessivo zelo della coppia nel vestirsi da gay (pantacollant fucsia per Federico, giacca da marinaretto per Riccardo) e la verità viene  a galla.
Il finanziamento non viene loro concesso.
Il successo arriva grazie alla ragazza petulante di Riccardo che, scoperto che due famosi stilisti milanesi - notoriamente gay e radicalchic- , cui ha fatto vedere i bozzetti da stilista del fidanzato, se ne sono appropriati attribuendoli a un loro giovane protégé (gay secco allampanato e stupido come una ragazza)   fa in modo che l'autentica paternità dei vestiti sia ristabilita mentre la giornalista che indaga su un politico corrotto locale (che ha causato la morte in un incidente stradale dei genitori di Federico, e ha scoperto la verità sulla coppia finta gay) si fidanza con Federico.

I corrotti restano al loro posto.

Outing non è un film grossier. Nei momenti in cui non si parla di omosessualità  (la prima mezzora del film) ha delle qualità.

Questo non vuol dire che le semplificazioni che la storia propone non siano lo stesso ideologiche e reazionarie.
 

1) Il titolo.

Outing vuol dire rivelare pubblicamente l'omosessualità non dichiarata di un personaggio pubblico che è notoriamente ostile nei confronti dell'omosessualità. Il motivo di questa rivelazione è politico e serve a sottolineare l'ipocrisia di chi ufficialmente afferma cose negative sull'omosessualità e poi magari nel privato ha un comportamento omosessuale.

Comportamento e non necessariamente orientamento. Io posso percepirmi e voler essere percepito come etero anche se ogni tanto faccio sesso con persone dello stesso sesso.

In Italia il termine outing è usato erratamente come sinonimo di coming out che invece significa dichiarare pubblicamente la propria omosessualità o bisessualità.

Fa coming out Tiziano Ferro quando rilascia una intervista in cui dice che è gay.

Fa coming out il ragazzo di 15 anni quando lo dice ai genitori, a scuola, agli amici e alle amiche.

Fanno coming out il professore quando lo dice a scuola, l'operaio in fabbrica, il politico in un comizio.

Il coming out è positivo.
L'outing no.
L'outing è uno sputtanamento ma non della propria omosessualità taciuta ma della propria contraddizione, della propria ipocrisia, della propria omofobia interiore irrisolta.

In nessun caso dunque Riccardo e Federico fanno outing. Anche perchè l'outing non lo fai tu ma lo fa qualcun altro contro di te. 

L'errore semantico tradisce l'ideologia di Matteo Vicino -  che firma sceneggiatura regia e montaggio - che evidentemente pensa che l'omosessualità non è proprio una cosa positiva  e che chi si finge gay lo fa per disperazione e un po' si sputtana.
L'idea generale  è che il paese è così corrotto e incline ai compromessi che si arriva a fingersi anche gay pur di ottenere un finanziamento.
Un po' come fingersi invalidi per ottenere la pensione...

Questa idea è corroborata dal film in maniera scientifica.

Quando la giornalista scopre che Federico finge di essere gay lo rimprovera ricordandogli che ha un fratello minore al quale sta infliggendo traumi e che rischia di perderlo.

Adesso nessuno perde la tutela legale del fratello minore perchè omosessuale.

La perde però se è disoccupato e non può garantire al minore le risorse necessarie per la sua crescita ed educazione.
E Federico è disoccupato non gay.
Quindi non si capisce di cosa la giornalista parli.

Quando la commissione arriva a casa dei due ragazzi per verificarne la coppia di fatto il fratello di Federico dice a memoria, evidentemente istruito a dire così,  che lui è felice di avere due padri e che non subisce alcun trauma psicologico.

Quando nel finale il gay velato (che ha nel frattempo fatto coming out) annuncia che si è fidanzato con un certo Ugo (che non abbiamo mai visto prima) un primissimo piano del fratello di Federico ce ne mostra un'espressione del viso  tra imbarazzo e disgusto.


2) Il rapporto d'amicizia tra i due protagonisti è bello, profondo sincero. Si tratta di vero amore, amicale, ma amore.
Quando si rincontrano dopo parecchi tempo (e dopo qualche litigio di troppo) ai due lati di una vetrata, Riccardo e Federico pongono le mani ai due lati del vetro in segno di affetto. Questa intimità e affettività danno forza alla resistenza che entrambi hanno quando viene proposto loro di fingere che stanno insieme.

Però quando nel finale i due amici annunciano il rispettivo fidanzamento (nel senso inglese del termine, cioè si sposeranno)  l'uno cogliendo di sorpresa l'altro, e si alzano per rimanere un momento da soli, per guardarsi e sorridersi, la fidanzata di Federico li segue e vedendoli in quell'atteggiamento intimo si porta un dito sul mento in segno di dubbio: saranno froci?

Il film uccide così una delle cose più belle che ci aveva regalato l'amicizia tra due ragazzi, etero, che non ha niente di sessuale, che non nasconde alcuna omosessualità sotterranea, ribadendo una libertà di comportamento dei giovani uomini di oggi contro l'ideologia patriarcale (se baci un uomo e ti ci abbracci sotto sotto sei frocio) ripristinata nel finale.


3) L'omosessualità

Gli omosessuali del film sono dei froci acidi, invidiosi, stupidi, frivoli, disonesti, che si aiutano tra di loro facendo lobby, sessualmente ambigui, né uomini né donne, tutti effeminati,  incapaci di una relazione stabile.

Questa immagine però il film non la inventa, ma la raccoglie. La raccoglie  da quella sottocultura gay di tanto associazionismo italiano che crea, elabora, sostiene anche teoricamente un terzo sessismo spinto, né uomo né donna ma gay.

Sarebbe intellettualmente disonesto accusare  Matteo Vicino di  essersi inventato questo mondo omosessuale.
Perchè questo mondo omosessuale esiste.
Misogino, terzosessista, maschilista e dolorosamente omofobo.
Un mondo che non rappresenta tutte le persone omosessuali, ma che identifica certa militanza quelli che fanno i froci per professione.


Non si può accusare solamente Vicino di dare una immagine  parziale e stereotipata dell'omosessualità.
Si devono accusare tutti i gay che hanno accettato di partecipare a questo film (da Spyros, il vincitore gay dichiarato di Master Chef dello scorso anno che interpreta uno dei due stilisti froci all'amica che deve dare lezioni di omosessualità a Riccardo e Federico).

Non si può puntare solo il dito contro chi scrive questi film. Va puntato anche contro chi accetta di parteciparvi.


4) La misogina del film.

Non solo quella dei froci del film ma quella del film.

La ragazza di Riccardo, petulante e che comanda il ragazzo a bacchetta e che, quandro Riccardo la lascia si chiede come prima cosa chi le cucinerà e farà le pulizie di casa...

La raccomandata di ferro stupida e naif (cui fa da pendant il protégé dei due stilisti, sua controparte maschile).

La donna della commissione per il finanziamento interessata a sedurre il gay velato accettando di finanziare anche i gay se lui la invita a cena...

Anche la fidanzata di Federico, giornalista integerrima che arriva a dubitare dei due amici perchè li vede troppo vicini.

A suo modo Outing, pessimo, ignobile nei risultati e nella sua weltanschauung esprime i limiti antropologici di una Italia arretrata anche dal versante dell'omosessualità i cui froci (le lesbiche non esistono) quelli veri e concreti che militano sembrano usciti da film come il Vizietto vecchi di 30 anni.

Un film che riesce in un colpo solo  ripristinare le priorità:
I minori sono turbati dai froci. I froci non si sposano al limite provano a stare insieme
Solo uomini e donne si sposano.
Le reazioni basite dei genitori di Riccardo quando i giornalisti chiedono loro sull'omosessualità del figli o sono occasione di divertimento in barba a tutti i ragazzi  e le ragazze omosessuali cacciati di casa da genitori intolleranti. Un filmc he mette d'accordo tutti e tutte dal pd al Vaticano, dal pdl ai grillini, dai froci sinistri a quelli di sinistra. Ognuno al suo posto e guai a mischiarsi, froci con froci ed etero con etero, tranne nel finale assurdo e à la Ozpetetk dove allo stesso tavolo ci sono Riccardo e Federico con le rispettive fidanzate l'amica esperta in omosessualità e una suora che si fa il sengo della croce quando vede il gay velato non più velato baciarsi con Ugo.


In barba alle ragazze e ai ragazzi di oggi che non militano nelle associazioni, associazioni  distanti dalla società che vivono in un mondo fucsia lontano dalla realtà nella quale fanno dei raid camp stantii e imbarazzanti (basta vedere la proposta culturale per il trentennale della morte di Mario Mieli tutta incentrata sul queer) ma vivono nel mondo di ogni giorno  e che da sole e da soli affrontano l'omofobia, Outing i cui froci che vi partecipano criminalmente contribuiscono  a diffondere.

martedì 19 febbraio 2013

Sul coming out di Robbie Rogers.
La visione fatalista e filo omofobica della stampa italiana e l'enorme solidarietà che invece Rogers ha ricevuto da colleghi illustri che lo hanno invitato anche a non lasciare il calcio.



Sul suo blog il 25enne Robbie Rogers giocatore di calcio statunitense con 16 presenze nella nazionale americana, l'ultimo anno giocatore della Inglese Leeds, ha fatto coming out sul suo blog raccontando i motivi che lo hanno indotto ad avvicinarsi al calcio e quelli per i quali adesso lo lascia.




Vale la pena leggere il post nella sua interezza


The Next Chapter…

Things are never what they seem… My whole life I have felt different, different from my peers, even different from my family. In today’s society being different makes you brave.  To overcome your fears you must be strong and have faith in your purpose.
For the past 25 year I have been afraid, afraid to show whom I really was because of fear. Fear that judgment and rejection would hold me back from my dreams and aspirations.   Fear that my loved ones would be farthest from me if they knew my secret.  Fear that my secret would get in the way of my dreams.

Dreams of going to a World Cup, dreams of The Olympics, dreams of making my family proud.  What would life be without these dreams? Could I live a life without them?

Life is only complete when your loved ones know you.  When they know your true feelings, when they know who and how you love. Life is simple when your secret is gone.  Gone is the pain that lurks in the stomach at work, the pain from avoiding questions, and at last the pain from hiding such a deep secret.

Secrets can cause so much internal damage. People love to preach about honesty, how honesty is so plain and simple.   Try explaining to your loved ones after 25 years you are gay. Try convincing yourself that your creator has the most wonderful purpose for you even though you were taught differently.

I always thought I could hide this secret. Football was my escape, my purpose, my identity. Football hid my secret, gave me more joy than I could have ever imagined… I will always be thankful for my career. I will remember Beijing, The MLS Cup, and most of all my teammates.  I will never forget the friends I have made a long the way and the friends that supported me once they knew my secret. 

Now is my time to step away. It’s time to discover myself away from football.  It’s 1 A.M. in London as I write this and I could not be happier with my decision. Life is so full of amazing things. I realized I could only truly enjoy my life once I was honest.  Honesty is a bitch but makes life so simple and clear.  My secret is gone, I am a free man, I can move on and live my life as my creator intended. 
Il capitolo successivo ...

    
Le cose non sono quello che sembrano ... Tutta la mia vita mi sono sentito diverso, diverso dai miei coetanei, diverso
anche dalla mia famiglia. Nella società di oggi essere  diversi ti rende coraggioso. Per superare le tue paure devi essere forte e avere fiducia nelle tue intenzioni.

    
Negli ultimi 25 anni ho avuto paura, paura di mostrare chi ero veramente a causa della paura. La paura che il giudizio e il rifiuto mi avrebbero tenuto lontano dai miei sogni e dalle mie aspirazioni. La paura che i miei cari sarebbe allontanati da me, se avessero saputo il mio segreto. La paura che il mio segreto avrebbe ostacolato i miei sogni .

     Sogni di partecipare alla Coppa del Mondo, Alle Olimpiadi, sogni di rendere la mia famiglia orgogliosa. Cosa sarebbe la vita senza questi sogni? Potrei vivere una vita senza di essi?

    
La vita è completa soltanto se i vostri cari vi conoscono. Quando conoscono i tuoi veri sentimenti, quando sanno chi e come ami. La vita è semplice quando il tuo segreto è scomparso.  Scomparso il dolore che si annida nello stomaco al lavoro, il dolore causato dall'evitare domande, e alla fine il dolore causato dal nasconde un segreto così profondo.
 I segreti possono causare tanto danno interno. La gente ama predicare l'onestà, come l'onestà sia così pura e semplice. Prova a spiegare ai tuoi  cari, dopo 25 anni che sei gay. Prova a convincere te stesso che il tuo creatore ha gli scopi più meravigliosi per te, anche se ti è stato insegnato in il contrario.

    Ho sempre pensato che avrei potuto nascondere questo segreto. Il calcio era la mia fuga, il mio scopo, la mia identità. Il calcio ha nascosto il mio segreto, mi ha dato più gioia di quanto potessi mai immaginare ... sarò sempre grato per la mia carriera. Mi ricorderò di Pechino, la Coppa MLS, e sopratutto i miei compagni di squadra. Non dimenticherò mai gli amici che mi sono fatto durante la mia carriera e gli amici che mi hanno sostenuto, una volta conosciuto il mio segreto.

    
Ora è per me giunto il tempo di allontanarsi. E tempo di scoprire me stesso lontano dal calcio. E l'una di notte a Londra, mentre sto scrivendo e non potrei essere più felice della decisione. La vita è così piena di cose incredibili. Ho capito che potevo veramente godere della mia vita solo dopo essere stato onesto. L'onestà è stronza, ma rende la vita così semplice e chiara. Il mio segreto è andato, io sono un uomo libero, posso andare avanti e vivere la mia vita come il mio creatore ha deciso per me.



Per la stampa italiana la decisione di Rogers di ritirarsi dal calcio è normale e comprensibile.


Per Antonio Maglie sul Corriere dello sport (che titola dicendo che Rogers ha fatto outing) La questione è seria, scottante e divide. Cosa è scottante? L'essere gay? Il nasconderlo? Essere gay E calciatore? Cosa divide? Froci sì froci no? Tutte le opinioni a proposito hanno la stessa dignità e lo stesso diritto di cittadinanza in  una democrazia?

A cosa sono valse allora le parole di Cesare Prandelli, che vengono riportate nello stesso articolo?
"L'omofobia è razzismo, è indispensabile fare un passo ulteriore per tutelare tutti gli aspetti dell'autodeterminazione degli individui, sportivi compresi. Nel mondo del calcio resiste ancora il tabù nei confronti dell'omosessualità mentre ognuno deve vivere liberamente se stesso, i propri desideri e i propri sentimenti".

La Stampa in un articolo senza firma - che riprende il dispaccio Ansa parola per parola - dice:
il fatto di essere il primo giocatore professionista a dichiararsi pubblicamente gay rendeva la sua posizione piuttosto delicata in un mondo dove il tema è sempre stato accuratamente evitato.
Lo scandalo di questa decisione forzata non è fatto notare lasciando intendere che la decisione presa da Rogers sia compressibile, giusta quasi perchè si sa i froci nel calcio non li vuole nessuno.

A confermare questa rpfezia immodificabile tutti si spendono a ricordare le sorti di chi in precedenza ha fatto coming out nel mondo del calcio 
Nel 1990 Justin Soni Fashanu annunciò al mondo del pallone la sua omosessualità: prima di lui non lo aveva fatto nessuno. La comunità di colore britannica lo emarginò ritenendosi infangata; il fratello, John, lo ripudiò. Da quel momento la vita di Fashanu cambiò, venne travolta sino al suicidio finale, sotto il peso di una accusa di violenza sessuale mai provata (e che la "vittima" negò dichiarando di essere stato consenziente)  (Corriere dello sport)
o a ricordare le ultime esternazioni omofobiche di un club o di un giocatore magari anche di un altro sport che i froci sono dappertutto

Negli Stati Uniti hanno sollevato un vespaio le dichiarazioni omofobe di un giocatore di football dei San Francisco 49/o, Chris Culliver, che pochi giorni prima del SuperBowl aveva detto che «un gay nello spogliatoio non sarebbe gradito e se ci fosse andrebbe cacciato», un segnale che nello sport, molto più che nella società, la strada per riconoscere i diritti degli omosessuali è ancora piuttosto lunga. 

Nel calcio, anche in Europa, sull’argomento gay di solito si glissa, parlandone il meno possibile solo se qualcuno obbliga a farlo, come quando a dicembre un folto gruppo di tifosi dello Zenit San Pietroburgo allenato da Luciano Spalletti ha chiesto ufficialmente alla società di non acquistare calciatori di colore o gay. (La Stampa)

Al limite si ricorda la reazione positiva delle associazioni lgb

Proprio per questo suo atto di «coraggio» ha ricevuto sostegno e approvazione da parte delle principali associazioni americane per i diritti dei gay. Proprio per questo suo atto di «coraggio» ha ricevuto sostegno e approvazione da parte delle principali associazioni americane per i diritti dei gay.  (La Stampa)
Omettendo il fatto che anche molti giocatori hanno espresso solidarietà.

Un aggettivo quello di eroe che non piace  a Massimo Galanto che su Calcioblog scrive
Una vicenda che provoca tristezza perché, se è vero che Rogers non è stato esplicitamente costretto ad allontanarsi dalla sua professione, è chiaro che l’omosessualità è ancora, incredibilmente, incompatibile con il mondo del calcio. Ed è altrettanto evidente che Rogers non può essere considerato un eroe, come invece alcuni giornali lo hanno definito nelle ultime ore. Non si diventa eroi solo perché omosessuali.
Un colpo al cerchio e uno alla botte. Se Galanto è uno dei pochi che riconosce apertamente l'incredibilità dello stigma anti gay nel calcio non può trattenersi dal commentare a sproposito che Non si diventa eroi solo perché omosessuali non cogliendo il punto che si diventa eroi quando dici che sei gay in un mondo dove l'omosessualità è considerato un crimine e ti può costare la carriera.

Pero nessuno dei mezzi di informazione italiani ha ricordato o fatto menzione che molti colleghi di Rogers hanno espresso non solo solidarietà ma lo hanno anche invitato a non ritirarsi.



O che per permettere ai giocatori professionisti di fare coming out il cambiamento deve essere di tutta la società e non solo del calcio.



Per leggere queste dichiarazioni positive e propositive che rendono il mondo del calcio non così monoliticamente omofobo come piace tanto ricordare alla stampa nostrana (e non tanto per denunciarne l'omofobia ma sotto sotto per ribadirla) bisogna cercare sulla stampa  e nei blog anglofoni.

Gordon Taylor, chairman of the Professional Footballers' Association in the U.K., told Press Association: 'I'm pleased that he's come out for his own sake. We do have players who've said that, while they are gay, they don't feel comfortable enough to come out.

'It's not dissimilar to many black players, and we need to create a safe environment for them on and off the field. If there is abuse, that needs to be dealt with by all the football family.

'It's no bad thing that he's been brave enough to come out. We know of players who are playing who are gay who've not had that confidence as yet. But, as the rest of the world becomes more civilized, hopefully that will come.'

Taylor added that the PFA remains committed to programs of education on all topics relating to discrimination, but that the issue is one that needs to be tackled by society as a whole.

'There needs to be a feeling that there is a comfortable environment for everybody,' he said. 'We're aware through our sporting chance clinic that players who deal with such issues at the moment feel they would be targeted and the attention would no longer be on them as a footballer.

'That's a real challenge. But the game has to be up to that. If we're going to claim to be the major sport in the world, both in terms of spectators and participation, then we've got to use that to create a better example.' (dailymail)
Gordon Taylor, presidente della Associazione calciatori professionisti nel Regno Unito, ha detto alla agenzia Press Association: 'Sono contento che abbia fatto coming out per il suo stesso bene. Abbiamo giocatori che hanno detto che, anche se sono gay, non si sentono abbastanza tranquilli per dichiararlo.

'Lo stesso accade anche per i giocatori neri e abbiamo bisogno di creare un ambiente sicuro per loro dentro e fuori dal campo. Se vi è un abuso, deve essere affrontato da tutta la famiglia del calcio.

'Non è una cosa negativa che ha abbia il coraggio di dichiararsi . Sappiamo di giocatori che stanno giocando e che sono gay che non hano ancora abbastanza fiducia per dirlo Ma, come il resto del mondo diventa più civile, si spera che questa fiducia arriverà'

Taylor ha aggiunto che la PFA mantiene il suo impegno ai programmi di educazione su tutti i temi relativi alla discriminazione, ma che la questione è quella che deve essere affrontata dalla società nel suo complesso.

'Ci deve essere la sensazione che ci sia un ambiente confortevole per tutti', ha detto. 'Siamo a conoscenza attraverso la nostra clinica Sporting Chance che i giocatori che hanno a che fare con il tema di dichiararsi omosessuali al momento pensano che verrebbero presi di mira e che si parlerebbe di loro non più in quanto calciatori.

'Questa è una vera sfida. Ma il gioco deve essere all'altezza. Se abbiamo intenzione di affermare di essere lo sport più importante del mondo, sia in termini di spettatori che di partecipazione, quindi dobbiamo avere modo di usare queste caratteristiche per creare un esempio migliore.'


Molti anche i messaggi di solidarietà su twitter:

A host of MLS players and international teammates have voiced their encouragement about Rogers' decision.

New England Revolution and U.S. midfielder Benny Feilhaber wrote: 'proud to call you my friend.'

New York Red Bulls and U.S. defender Heath Pearce tweeted: 'proud of you fam!'

Chivas USA keeper Dan Kennedy offered 'ur the man Robbie we support u bro,' while teammate Juan Agudelo tweeted: 'Respect man. Proud of you bro.'

LA Galaxy and USA center back Omar Gonzalez wrote, 'Congrats, Robbie! Really happy for you.'

Gonzalez's fellow LA defender A.J. DeLaGarza tweeted, 'good for you man! All the best! Terps.'

FC Dallas goalkeeper Chris Seitz praised Rogers' courage saying, 'really want to give a huge shout out to a great friend for being one of the bravest men I know'

D.C. United's Chris Pontius wrote, 'Much respect. Nothing but support for you.'

Vancouver Whitecaps defender Jordan Harvey chimed in with: 'Congrats brotha. Wish you the best.'

Former U.S. international Sacha Kljestan wrote: '100 percent love and support for one of my best friends Robbie Rogers. You will be missed on the pitch. Amazing talent, amazing person.'

Bolton Wanderers and U.S. midfielder Stu Holden sent: 'Much love and respect to my boy @robbierogers! Proud to be your friend bro.'

Former USA star Eddie Pope hailed Rogers as a pioneer: 'Brave men like you will make it so that one day there's no need for an announcement. That day can't arrive soon enough. #support
(dailymail)


Una serie di giocatori MLS e compagni di squadra internazionali hanno espresso il loro incoraggiamento per la decisione di Rogers.

Benny Feilhaber gocatore nei New England Revolution e centrocampista  della nazionale degli Stati Uniti  ha scritto: 'sono orgoglioso di chiamarti mio amico.'

Heath Pearce dei New York Red Bulls e difensore della nazionale statunitense  ha teitterato "sono orgoglioso di te amico!'
Dan Kennedy  dei Chivas USA ha scritto 'tu sei l'uomo Robbie ti sosteniamo fratello!', mentre il compagno di squadra Juan Agudelo ha Twitterato: ' Ti rispetto. Sono orgoglioso di te fratello. '

Omar Gonzalez
centrale posteriore della LA Galaxy e della nazionale USA ha scritto, 'Congratulazioni, Robbie! Davvero felice per te. '

Un  collega di Gonzalez il difensore A.J. DeLaGarza Twitter, 'bene per te! Tutto il meglio! Terps. '

Chris Seitz
portiere dei FC Dallas ha lodato il coraggio di Rogers dicendo 'voglio veramente fare una enorme dichiarazione di apprezzamento pubblico a un grande amico per essere uno dei più coraggiosi uomini che conosco '
Pontius dei D.C. United Chris ha scritto, 'molto rispetto (per te). Nient'altro che sostegno per te. '

Il difensore Jordan Harvey
dei Vancouver Whitecaps  è intervenuto con: 'Congraztulazione fratè '. Ti auguro il meglio. '

Sacha Kljestan ha scritto: '100% d'amore e sostegno per uno dei miei migliori amici Robbie Rogers. Ci mancherai sul campo. Un talento incredibile, persona straordinaria. '

Il centrocampista Stu Holden  dei Bolton Wanderers e della nazionale americana ha scritto : 'Con tanto amore e rispetto per il mio amico. Orgoglioso di essere tuo fratello amico'

L'ex stella USA Eddie Pope ha salutato Rogers come un pioniere: 'gli uomini coraggiosi come te farnno in modo che un giorno non ci sia più bisogno di di un annuncio. Quel giorno non arriverà mai abbastanza presto. 
Alla faccia del mondo del calcio tutto compatto e omofobo dipinto dai nostri giornalisti di merda!

Anche i siti friendly si interessano solo di primati e sensazionalismi. Così gay.tv può scrivere, sbagliando, che

essendo il primo giocatore professionista a fare coming out, la sua posizione era piuttosto delicata in un ambiente dove il tema è sempre stato evitato.
Ignorando - anche loro - i messaggi di solidarietà e dimenticando che di calciatori professionisti a fare coming out ce ne sono stati già parecchi.

Dal già ricordato  Justin Soni Fashanu al giovanissimo calciatore svedese Anton Hysen tanto per citarne alcuni.


Oppure David Testo, che gioca nei Montreal Impact, e ha detto di essere gay nel 2011poco prima di concludere la sua carriera come giocatore per sopravvenuti limiti di età come ha ricordato il dailymail citando le parole di
Gordon Taylor
soccer would only start to win the battle against prejudice if gay players “ideally come out during their career even if it’s towards the end of their career” (dailymail)
Il calcio inizierà a vincere la battaglia contro i pregiudizi solo se "i giocatori gay  faranno coming out nel corso della loro carriera, anche se è verso la fine della loro carriera
Oppure l'ex giocatore della nazionale americana Kasey Keller, che ha scritto su twitter
“The bravery of Robbie Rogers is commendable, I hope he realizes that he doesn’t need to retire. He will be more supported than he knows,” Keller wrote on Twitter. (theglobeandmail.com)

"Il coraggio di Robbie Rogers è lodevole, spero si renda conto che non ha bisogno di ritirarsi. Egli riceverà più sostegno di quanto non sappia"


Il problema di Rogers è che ha deciso di lasciare il calcio come se la sua omosessualità fosse incompatibile con quella di calciatore.

Argomento importante che è stato trattato nemmeno dai siti gayfriendly ma direttamente dai giornali inglesi troppo sottile per la cultura media di noi italiani.
Qui da noi tutti dai quotidiani ai blogger hanno parlato solo del coming out mentre la solidarietà proviene solamente dalle associazioni lgbt.....

UN sito gayfriendly come gay.tv preso provincialmente dall'euoforia che si parli di froci anche nel calcio (l'orizzonte politico dei siti italiani è: basta che se ne parli non importa come né a quale proposito) ha commentato sciaguratamente che



Finalmente l’omosessualità entra anche nel mondo dello sport e, in particolar modo, in quello del calcio dove l’argomento viene ignorato. (gay.tv il neretto è nell'originale).

Commento peregrino visto Rogers lascia lo sport e quindi, casomai, l'omosessualità ESCE dallo sport!

O meglio le persone omosessuali, perchè sono quelle a non essere accettate a essere costrette a rimanere nascoste o ad andarsene se uscite allo scoperto. Invece per gay.tv nel mondo del calcio l'omosessualità è un argomento che viene ignorato.
Meglio Roberto Russo che su Queer Blog pur omettendo la solidarietà data a Rogers dai molti colleghi scrive

Le decisioni personali vanno sempre rispettate, soprattutto quando sono travagliate. Mi dispiace un po’, però, che Rogers si ritiri dal calcio: forse sarebbe stato un segnale più intenso se avesse continuato a giocare, come ha fatto, per esempio, Anton Hysén. Perché il calcio – come ogni altro sport – non è solo per etero.
In ogni caso, mille auguri a Robbie Rogers per la sua nuova vita, vissuta senza menzogne o sotterfugi.
Però Russo pur menzionando il twitter di ringraziamento di Rogers si guarda bene dal menzioanre chi gli ha fatto profferte di solidarietà non amici o gente comune ma anche tanti altri giocatori professionisti...

Non sia mai che si dica che se fai coming out non ricevi solamente calci in faccia ma anche tanta solidarietà. Che poi venga voglia a qualcun altro di farlo...

Insomma si può essere omofobi in mille modi, anche con la semplice omissione di una buona notizia,  e in Italia siamo sempre in prima fila...



domenica 3 febbraio 2013

Ma quanto siamo tutte naïf. Sul Coming out di Alessandro Grilli.

Il programma è noto.
L'eredità. Conduce Carlo Conti. Quando si introduce un/a nuovo/a concorrente, di solito accompagnato/a da un/a familiare, la moglie, il fidanzato, una figlia...,  li si  presenta anche con cenni alla vita privata: studi, famiglia, lavoro, hobby...

Anche nel caso di Alessandro Grilli, giovane 21enne di Seravalle (Ferrara)  le domande vertono sugli studi, sull'occupazione e sul suo stato civile.
Alessandro dice che è single. Che per lui non si trova. Per me no. Conti chiede come mai.
C'è crisi risponde Alessandro. Il paese è piccolo sono più abituato alle grandi città.
Quando torni saranno contente le ragazze...
commenta Conti
Alessandro risponde facendo cenno di no col dito: Non tanto le ragazze.
Poi fa una pausa, per spiegarsi bene e non cavarsela con un sono gay che non significa nulla. E prosegue Sono andato al Gay Pride, infatti. Quindi cercherei più un ragazzo.

Non sono gay, cioè appartengo a una razza a parte, a una classe coesa e uguale e unita (l'orientamento sessuale non ci unisce infatti, a unirci è la discriminazione in base ad esso, anche due etero possono essere accomunati dall'orientamento sessuale ma essere differenti in tutto il resto) ma mi piacciono i ragazzi che è l'unica cosa che la parola gay indica davvero senza individuare stereotipi comportamentali o posturali o del modo di vestire, o dei gusti non sessuali (musica, lavoro, hobby) come purtroppo la parola gay indica  a causa dello stereotipo che si porta appresso.

Mi piacciono i ragazzi. La cosa più naturale di questo mondo detta con altrettanta naturalezza e un sorriso franco.

E poi si passa oltre perchè non c'è nient'altro da aggiungere.


Se il concorrente precedente va a baciare la moglie,  Alessandro, che non ha il ragazzo, si presenta al gioco da solo, accompagnato da nessuno. Il pubblico ti adotta subito commenta Conti.

Nell'immaginario collettivo mediatico si tratta una visibilità monca, perchè il ragazzo - e non è certo colpa sua -  è single e non lo accompagna nemmeno uno straccio di amica. Frocio sì, ma da solo, come sono condannati alla solitudine tutti i gay.
D'altronde non è forse questa la paura delle mamme, che i figli gay rimangano da soli perchè non mettono su famiglia?

Il Vaticano ha da gongolare. Il gay in tv in fascia pre serale è giovane e non radicato nella società.

Non c'è da esaltarsi, mediaticamente parlando.

Certo il gesto di Alessandro rimane, nella sua spontaneità e freschezza e disarmante semplicità, un punto di riferimento.

In realtà non ci dovrebbe essere nulla di eccezionale in questa dichiarazione se non fossimo in Italia e se l'omosessualità non fosse ancora in pieno stigma.

Interessanti le reazioni dei blog e della stampa.

Nessuno nota che, a differenza degli altri concorrenti, Alessandro è da solo in studio e non è accompagnato nemmeno uno straccio di amica (eppure, si sa, i gay so sempre pieni di figa...)

Tutti si soffermano sul coming out quando Alessandro non ha nascosto il suo orientamento sessuale anzi lo ha subito ammesso.

Il coming out avviene quando, dopo aver usufruito per un po' di tempo della presunta eterosessualità, ancora considerata di default e quindi attribuita a tutti e tutte, tu sciogli l'equivoco e dici che ti piacciono i ragazzi (o le ragazze) . Alessandro invece lo ha detto subito sciogliendo l'equivoco sull'eterosessualità di default non suo ma di Conti.


Il coming out si fa prima di tutto in famiglia, e nella sfera delle amicizie, o del posto di lavoro o a scuola, se Alessandro lo dice così apertamente in tv non solo non ha niente da nascondere ma evidentemente dice qualcosa che, chi per lui conta, sa già.


Più che di coming out di Alessandro si tratta di discriminazione del mezzo televisivo che non considera l'omosessualità come un orientamento sessuale di default, anche se statisticamente minoritario, tanto quanto quello etero.

Nessuno però nota questo particolare.


Per tutti il gesto di Alessandro è eroico di per sé perchè ha avuto il coraggio di dire che è un busone.

Nessuno nota che, invece, è riuscito a trovare un posto in un immaginario collettivo che quel posto non glielo dà.

Un florilegio di titoli ci chiarirà le idee.

L'eredità, un concorrente gay confessa: "Cerco un ragazzo" (reality show)

Alessandro non confessa, verbo che ha sì il significato di dichiarare apertamente ma qualcosa di negativo.

Alessandro dice.

Nel sommario del post di gay.tv che titola

L'Eredità, coming out in diretta tv del concorrente gay Alessandro Grilli


si legge Il concorrente Alessandro Grilli ammette: "Sono andato al Gay Pride quindi cercherei più un ragazzo".

Ammette. Come il confessa dell'altro bog.
Si ammette, cioè si riconosce apertamente, un errore; di essere impaurito; che il compito sia difficile (Sabatini Coletti online).


Insomma già solo nei siti gayfriendly l'omosessualità rimane una eccezione, qualcosa da confessare, da ammettere, da togliersi il peso facendo sapere a tutti che non si è conformi.

Questo modo di sentire è talmente connaturato che Gay.it arriva addirittura a dire il falso: per sottolineare l'eccezionalità del coming out di Alessandro apre il post dicendo:
Un coming out in tv, quando meno il pubblico se l'aspetta e in una trasmissione che ha poco a che vedere con la vita privata di chi vi partecipa.
Poco a che vedere con la vita privata? Ma se nella stessa puntata in studio, ad accompagnarli, ci sono la moglie di un concorrente e il fidanzato di un'altra che parlano del carattere dei/delle loro partner?!

Insomma non siamo lontani dalla ricettività da gossip.

Un busone lo ha detto avanti a tutti, fico no?! 
Senza pensare al contesto, al messaggio, a come altri ragazzi che davvero ancora non lo hanno detto a nessuno possono usare la spontaneità di Alessandro come modello per il proprio Coming out.
Un sito rivolto ai gay dovrebbe pensare a questo.
Dovrebbe sostenere, aiutare, normalizzare (lo so che la parola è ambigua).

Invece conta solo l'aspetto evenemenziale della notizia.
Un frocio ha fatto coming out in diretta tv su rai uno.


Non da meno sono i quotidiani.

Repubblica
titola

L'Eredità, la confessione del concorrente gay: ''Cerco un ragazzo''



Insomma mentre per Alessandro dire che cercherebbe un ragazzo è la cosa più normale di questo mondo per la rete e la stampa Alessandro si confessa, ammette di essere...


Di tutt'altro stile Libero che titola
Carlo Conti, che gaffe con il concorrente gay a L'Eredità
mentre il sommario dice
Il conduttore del quiz Rai incalza il giovane Alessandro: "Perché sei single? Chissà le ragazze...". Replica imbarazzata: "Veramente sono andato al Gay Pride"
Dove l'opposizione su cui è costruita la descrizione è tra le ragazze attribuite al frocio che risponde imbarazzato che va al gay pride.

Capito etero ed ...etere che andate ai pride? Siete omosessuali anche voi!!!