A conferma dei miei timori sugli effetti negativi delle sineddoche usate da Wilsoosh nel video in cui fa coming out arriva Chef Rubio, al secolo Gabriele Rubini, ex rugbista e ora chef del programma Unti bisunti, che con la sensibilità lessicale di un troglodita (confondendo tra coming out e outing) critica Wilwoosh dicendo che non dovrebbe fregare a nessuno di sapere con chi scopiamo.
A riprova che se dici mi piace il cazzo invece di mi piacciono gli uomini poi le menti sottili che quella di Rubio continuano a pensare al sesso e non certo alle relazioni umane.
Il cazzo invece dell'uomo, appunto.
Comunque va ricordato a questo genio del pensiero che le persone etero parlano sempre di con chi fanno sesso, ci hanno addirittura costruito una società sopra, quindi non si capisce perché loro sì e le persone omo no.
Ecco.
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domenica 17 settembre 2017
Chef Rubio, o dell'outing (sic!) e del sesso
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giovedì 14 settembre 2017
La sineddoche di Wilwoosh, al secolo Guglielmo Scilla, per il suo coming out
La sineddoche è quella figura retorica che consiste nel sostituire una parola che indica una cosa o una persona con un'altra parola che con la prima ha una relazione di quantità (la parte per il tutto).
Sono sineddochi le espressioni "essere un asso del pedale" dove pedale sta per bicicletta,
"vivere sotto un tetto" (dove tetto sta per casa), il cappotto di renna dove renna sta per la pelle dell'animale (il tutto per la parte).
Leggo sul corsera che lo youtuber, attore e scrittore Guglielmo Scilla, classe 1987, inizialmente conosciuto come Willwoosh, ha fatto coming out.
Naturalmente ben venga la dichiarazione della propria omosessualità da parte di un personaggio pubblico.
La visibilità permette di esternare i sentimenti e gli orientamenti sessuali delle persone senza che vengano percepiti come ostentazione.
Wilwoosh ha fatto coming out tramite un video sul suo canale youtube, dopo un anno che non postava più nulla.
Nel video Scilla, tra le dieci cose che gli piacciono, elenca tra le ciliegie, il sushi e i libri anche il cazzo.
Una sineddoche elegante per dire gli uomini.
Non contento, nell'elencare le 10 cose che non gli piacciono, subito dopo i formaggi stagionati ci mette la figa.
Queste sineddochi sminuiscono le persone prima ancora dell'orientamento sessuale.
Ridurre gli uomini e le donne ai propri organi genitali gli orientamenti sessuali a una faccenda di anatomia e sesso con buona pace di chi, compreso il sottoscritto, da anni cerca di fare capire che l'orientamento sessuale va ben al di là della questione di con chi facciamo sesso, ma riguarda anche le relazioni, i sentimenti, l'affettività.
Una sineddoche fallocentrica e patriarcale da rispedire al mittente, anche se fatta con superficialità e buona fede, perché alimenta un modo distorto e sessista di percepire le omosessualità confermando tutta una serie di impliciti che non corrispondono a verità.
Io sono gay perché mi piace tutta la persona attaccata a quel cazzo col quale maschilisticamente si è scelto di sussumere un uomo.
Io sono omosessuale perché mi innamoro di persone del mio stesso sesso con le quali imbastisco relazioni, storie, famiglia.
I rapporti sessuali pertengono di più alla sfera del comportamento sessuale che a quella dell'orientamento sessuale.
Anche perché se dovessimo annoverare tra le perone omosessuali tutte quelle che fanno sesso con persone dello stesso sesso di persone etero ce ne sarebbero ben poche.
Chi parla male pensa male.
Però possibile che a nessuno abbia dato fastidio questa doppia sineddoche geniale?
martedì 9 dicembre 2014
Le accuse gratuite al corpo insegnante in un post del blog il grande colibrì
Parlando di omofobia nelle scuole sul blog il grande colibrì, Gianfranco, niente cognome, afferma con granitica sicurezza che
In molti casi non vi sono posti più escludenti, discriminanti, volgari della scuola. Inutile sorprendersi. La colpa? Assolutamente non degli adolescenti che, anzi, si prestano a voler percepire ciò che li circonda, ma dei professori che continuano ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.Per corroborare questa affermazione tranchant e troppo generalizzante Gianfranco porta delle argomentazioni deboli.
Gianfranco è professore (non ci è dato sapere di quale materia) e tanto basta a dare autorevolezza alle sue opinioni.
Essere un insegnante e vivere ogni giorno tra le mura di una scuola, mi porta a credere che questo nuovo ombelico del mondo della querelle omofoba incentrato nella scuola italiana non sia una forzatura dei media ma una realtà tangibile e terribilmente vera.
Quale querelle omofoba?
La cronaca recente ci rimanda alla campagna promossa da Forza Nuova a Milano per segnalare tutti gli insegnanti che dissertano sulle tematiche del gender (repubblica.it), per non parlare dell'aggressione ad Assisi subita da un quattordicenne da parte di un docente dopo che il primo sarebbe stato additato come conoscitore della questione omosessuale. Per aver risposto il giovane sarebbe stato brutalmente malmenato (giornaledellumbria.it). E se non bastasse pensiamo alla docente di religione di Torino che ha sostenuto che l'omosessualità si può curare (repubblica.it), per poi giungere a qualche diocesi (e non solo) che vorrebbe monitorare tutte le scuole dove si continua ad affrontare la questione pericolosa del gender (repubblica.it).Dei quattro esempi riportati uno riguarda Forza Nuova che invitava a denunciare il corpo docente, un altro una richiesta fatta dalla Diocesi sempre a danno della docenza.
Degli unici due casi imputabili al corpo docente il primo riguarda un fatto eccezionale, per fortuna molto più che raro nelle nostre scuole, quello di un docente che ha aggredito fisicamente uno studente minorenne, il secondo caso riguarda il contenuto omofobo di una lezione di una docente di religione.
Un po' poco per corroborare l'affermazione che i professori continuano ad essere in molti casi
una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.
Dinanzi ad alcuni e alcune insegnanti che hanno pensieri e comportamenti omofobi, ma
anche maschilisti, sessisti e patriarcali, ci sono altrettanti e altrettante insegnanti che fanno
il loro lavoro davvero bene tanto che se quelle persone cui Gianfranco
riconosce il merito di sensibilizzazione*
entrano
nelle scuole è solo ed esclusivamente grazie al corpo docente,
perché senza l'autorizzazione degli organi di autogoverno delle nostre
scuole (dal Collegio Docenti al Consiglio d'Istituto) nessuno e nessuna può
entrare a scuola.
La
retorica di fondo dalla quale Gianfranco parte per il suo j'accuse è generalista e mette sullo stesso piano responsabilità della
singola persona a problemi strutturali delle scuole alle mancanze dei programmi scolastici ministeriali dai quali il corpo docente non può derogare sensibilmente.
Così l'affermazione che il corpo docente continua ad essere in molti casi
una delle categorie più aberranti che la storia ricordi mal si accorda con la considerazione che
Delle due l'una.- mentre le scuole cadono a pezzi, in alcune province nelle classi si resta al freddo e al gelo per mancanza di fondi, noi docenti viviamo la condizione di classe lavoratrice meno considerata a livello planetario, si fanno i conti con la carta e quella igienica sparisce nel momento del bisogno.
O la classe docente è quella meno considerata (e il primo a considerarla poco è proprio l'autore di questa denuncia) o è una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.
Che Gianfranco si decida.
A leggere in tralice il post di Gianfranco non posso evitare di notare e far notare come tutto il post sia un profluvio di plurali maschili usati come neutri ambigenere.
Gianfranco scrive i professori ma intende anche le professoresse, parla di allievi ma intende anche allieve.
Per chi critica al corpo docente l'imposizone di un insegnamento che fa continuo riferimento a quella distinzione marcata
tra ruolo maschile e femminile, in quella esaltazione di ciò che è da
uomini o meno non c'è male.
Per coerenza critica Gianfranco si dovrebbe almeno provare ad affrontare il problema del sessismo linguistico.
Per coerenza critica Gianfranco si dovrebbe almeno provare ad affrontare il problema del sessismo linguistico.
Invece il pensiero di Gianfranco è squisitamente, cioè, disgustosamente, maschilista e sessista.
Vediamo.
Il calendario va avanti verso il 2015, mentre alcune mentalità restano ferme ai tempi del libro "Cuore". E poi giammai sia nominata la parola "preservativo" in un discorso. Giammai! Per poi ritrovarsi ad avere allievi malati o allieve in attesa.Dunque per Gianfranco le infezioni sessualmente trasmesse (non son chiamate più malattie da una decina di anni perché quel che si trasmette sessualmente non è già la malattia ma l'infezione, non lo diciamo noi ma l'Istituto Superiore della Sanità) son prese solo dai maschi, le femmine restano invece incinte...
Naturalmente per ogni ragazza che è in attesa c'è un ragazzo che ha contribuito a quell'attesa mentre le infezioni sessualmente trasmesse non guardano in faccia né al sesso biologico né all'orientamento sessuale.
Visto che parliamo di insegnamento e che Gianfranco mette in ballo le informazioni non si può sottrarre dal vaglio della weltanschauung che emerge dal suo modo di parlare, e scrivere.
Così come non si può tacere dell'italiano stentato di alcuni passaggi del post di Gianfranco:
Così come non si può tacere dell'italiano stentato di alcuni passaggi del post di Gianfranco:
Provate a manifestare in certi luoghi un desiderio di travalicare il proprio genere alla ricerca di una nuova identità in classi dove si combatte quotidianamente affinché si raggiunga uno sviluppo dell'ormone pari alla quantità di becchime assunto da tante galline che razzolano in un cortile.Quali luoghi?
Chi combatte per lo sviluppo dell'ormone?
Chi sono le galline?
Cosa è il becchime?
Che significa travalicare (cioè esagerare, trascendere; superare, oltrepassare o, ancora, trasgredire fonte Dizionario Garzanti online ) il proprio genere ?
Ancora.
Si impedisce di credere che si possa amare una persona dello stesso sesso non perché si è malati e che contro l'amore non c'è pillola che tenga per guarire ma solo l'amore e l'accettazione verso se stessi.Infine la pretesa che l'omofobia riguardi solamente il corpo docente e che ristagni nelle scuole e non dal mondo esterno è davvero naïf e tradisce un modo di vedere per compartimenti stagni. Se l'omofobia è nelle scuole non c'è perché lì vi nasce.. Semmai lì vi transita attraverso tutte le persone che a scuola vi lavorano siano esse insegnanti o studenti.
Ivi compresi anche quegli insegnanti che trattano colleghi e colleghe con una prosopopea che attesta un odio di classe davvero insostenibile...
* Le iniziative di discussione, spesso avviate grazie ad associazioni o alla volontà dei singoli, sono poi osteggiate proprio da quei gruppetti di docenti che della rigidità mentale hanno fatto l'unico vessillo in nome dell'elasticità con la quale accettano che certe vite possono essere spente lentamente
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lunedì 12 maggio 2014
Le parole per dirlo, quando i diritti mancati diventano diritti dei gay
Prendiamo per esempio il titolo di un articolo pubblicato su sito di Internazionale Country per i diritti dei gay nel quale si parla del cantante country che già negli anni 70 scriveva canzoni con testi che si riferivano esplicitamente a persone e relazioni tra perosne dello stesso sesso.
Glissando sul suo sessismo ("i gay", solo al maschile, niente lesbiche...) questo titolo si riferisce a dei diritti qualificandoli come diritti dei gay, cioè delle persone gay.
Per chi ha pensato il titolo, l'orientamento sessuale è sufficiente a fare di una persona una razza a parte. E questa è una forma di discriminazione.
I titoli sono di solito decisi da altri e quasi mai da chi scrive l'articolo. Questo titolo però è in linea con il contenuto dell'articolo nel quale si legge
Nel 1973 Patrick Haggerty ha pubblicato il suo disco d’esordio, nascondendosi dietro lo pseudonimo di Lavender Country. Canzoni country, per la prima volta registrate e cantate da un uomo dichiaratamente gay per difendere i diritti degli omosessuali.In realtà la parola gay, mutuata da un aggettivo della lingua inglese, connota le persone ma non la denota. Connota le persone rispetto una discriminazione per la quale tutte le persone omosessuali, o percepite tali, non godono degli stessi diritti delle altre persone.
Il diritto a sposarsi, a vedere riconosciuta la propria unione, la propria affettività, garantita la propria visibilità proprio come tutte le altre persone.
Il matrimonio egualitario non è infatti un istituto ad hoc "per i gay" ma lo stesso istituto di tutte e tutti aperto anche alle coppie dello stesso sesso (coppie che non è detto siano necessariamente omosessuali, esistono anche le perosne bisessuali...).
Parlare dei "diritti dei gay" significa pensare che le persone gay (e lesbiche e bisessuali e transgender, ma capisco che tutte queste parole in un titolo non ci stanno) abbiano esigenze specifiche in quanto persone omosessuali.
Dire diritti dei gay vuol dire riconoscere alle perosne omosessuali dei diritti specifici per esigenze diverse da quelle delle persone non omosessuali. Scrivere diriti dei gay induce in chi legge l'idea sbagliata che i diritti calpestati non lo riguardano o la riguardano direttamente, perchè magari chi legge gay non lo è.
Se invece si informa il proprio pubblico che i diritti mancanti non sono dei gay ma gli stessi diritti di cui chi legeg gode mentre le perosne quelle omosessuali no perchè, in quanto omosessuali, sono discriminate, fa cambaire anche la percezione dell'ingiustizia e della discriminazione in gioco. Perchè i diritti sono gli stessi per tutti e tutte come recita l'Articolo 3 della nostra Costituzione non sono dei nuovi diritti che magari temo possano togliere qualcosa a me.
L'espressione diritti dei gay non riconosce la parità delle persone, di tutte le persone, anche quelle omosessuali, riconoscendone gli stessi diritti, ma le segrega nel recinto dei diritti specifici entro il quale devono rimanere.
Significa tollerare e non accogliere.
Significa perpretare il ghetto ideologico dal quale le persone non eterosessuali stanno con tanta fatica inziando ad uscire.
Perchè chiunuqe può amare una persona delllo stesso sesso, non solamente "i gay".
L'amore non ha steccati. Anche se un titolo infelice (e omofobo) pretende il contrario.
giovedì 20 febbraio 2014
L'attacco reazionario del mondo eterosessista contro la STRATEGIA NAZIONALE per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013 -2015) dell'UNAR
Nei giorni scorsi testate di informazione, anche nazionali come il corsera, hanno accennato in termini del tutto discriminatori e disinformativi, se non proprio mendaci, della reazione non solo del mondo cattolico ma anche dello stesso governo (nella persona del viceministro Guerra) contro i libri (di 50 pagine l'uno, definiti opuscoli) messi a disposizione al corpo insegnante delle scuole elementari medie inferiori e medie superiori dall'Unar nell'ambito della STRATEGIA NAZIONALE per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013 -2015).
Questi libri dal titolo comune Educare alla diversità a scuola, rivolti al corpo insegnante e non direttamente agli e alle studenti, contengono strumenti informativi didattici ed esercizi per sensibilizzare il corpo studentesco contro le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale.
Questi libri dal titolo comune Educare alla diversità a scuola, rivolti al corpo insegnante e non direttamente agli e alle studenti, contengono strumenti informativi didattici ed esercizi per sensibilizzare il corpo studentesco contro le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale.
Pensati e distribuiti dall'Istituto Beck previa esplicita richiesta, sono stati criticati estrapolando alcuni elementi in essi contenuti forzandone l'interpretazione facendo loro dire quello che in questi libri non c'è.
Così invece di fornire una informazione precisa e esauriente ricordando tra l'altro come le lotte alle discriminazione di genere e di orientamento sessuale siano una direttiva europea inderogabile sulla quale l'Italia è indietro rispetto tanti altri Stati membri, si è preferito ironizzare coinvolgendo il senso comune dei lettori e delle lettrici.
Carlotta di Leo sul corriere scrive un articolo a dir poco mendace nel quale esordisce dicendo
Scoppia la polemica su Biancaneve & Co. La notizia dei tre opuscoli che - con tanto di loghi istituzionali -sconsigliano ai maestri di leggere in classe le fiabe perché tendono a promuovere il solo modello di famiglia tradizionale, ha suscitato la reazione delle Pari Opportunità.FALSO.
Tutti e tre i libri accennano al sessismo delle fiabe tradizionali, non solamente quello dedicati ai e alle docenti della scuola elementare.
Evidentemente la giornalista (sic!) non si è nemmeno degnata di leggere i libri in questione (altrimenti avrebbe visto che si parla di fiabe anche nei volumi dedicati alla scuola media inferiore e superiore) e nel suo modo semplicistico di pensare ascrive le fiabe all'infanzia mentre i libri in questione criticano le fiabe in questi termini:
Nella società occidentale si dà per scontato che l’orientamento sessuale di un adolescente sano sia eterosessuale. La famiglia, la scuola, le principali istituzioni della società, gli amici si aspettano, incoraggiano e facilitano in mille modi, diretti e indiretti,
un orientamento eterosessuale. A un bambino è chiaro da subito che, se è maschio, dovrà innamorarsi di una principessa e, se è femmina, di un principe. Non gli sono permesse fiabe con identificazioni diverse. Di conseguenza, quando sarà adolescente e comincerà a esplorare la propria identità sessuale, si troverà a realizzare che i suoi desideri sono differenti da quelli dei suoi amici, da quelli che “dovrebbe” avere e, quindi, si ritrova impaurito, solo e smarrito. Non ha intorno a sé persone che possano essergli di supporto, né vede nella società modelli positivi. (dal volume dedicato alla scuole medie inferiori)
Altro che famiglia tradizionale!
I libri dell'Istituto Beck parlano di identità sessuale del singolo individuo non già della famiglia che per l'infanzia e l'adolescenza è ancora un discorso prematuro.
Prosegue l'articolo del corsera
Il viceministro, Maria Cecilia Guerra, ha sconfessato l’iniziativa e inviato una formale nota di demerito a Marco De Giorgi, il direttore dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) che ha diffuso nelle scuole di quei volumi .FALSO
I volumi non sono stati diffusi nelle scuole ma sono solamente stati messi a disposizione online solamente per gli e le insegnanti che ne facevano esplicita richiesta (per scaricare i volumi bisogna richiedere una password che viene inviata solo previa invio di richiesta tramite mail).
Dunque non una informazione calata dall'alto, ma uno strumento messo a disposizione per i tanti e le tante insegnanti che sentono l'esigenza di informarsi su questi argomenti e avere strumenti per tutelare gli e le studenti che nelle loro classi o nelle loro scuole sono vittime di discriminazione in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere.
In un altro articolo del corsera firmato da Isabella Bossi Fedigrotti si legge:
Questi libri dunque non promuovono la tutela e la possibilità per le perosne non etero di godere degli stessi diritti delle persone eteronormate ma fanno propaganda per i matrimoni gay usando le stesse argomentazioni della legge russa contro la propaganda gay.
Scorrendo i consigli delle Pari opportunità, accanto a indicazioni intelligenti e benvenute per combattere il bullismo e insegnare il massimo rispetto per chi in qualche modo è diverso, si scopre però che principi e principesse hanno ben più gravi responsabilità di quella di istillare sogni balordi: insegnano, cioè, che per formare una famiglia, gli uomini si sposano con le donne e mai viene loro in mente di accennare alla possibilità che un uomo sposi un uomo oppure una donna un'altra donna. Queste ammuffite storie d'altri tempi raccontano, infatti, sempre e soltanto di cavalieri che dopo la partita di caccia tornano a casa dalla dolce sposina che culla il bambino cantando una ninna nanna.
Per le Pari opportunità è, dunque, davvero ora di finirla con la bigotta famiglia tradizionale. Aria nuova ci vuole, specialmente per i bambini. Avanti allora con esempi più moderni, di coppie omosessuali, con genitori uno e due. E basta anche con giochi e passatempi tradizionalmente maschili o femminili: bisogna decidersi a mescolare le carte insegnando il calcio alle bambine e lasciando le bambole in mano ai loro amichetti. Le macchinine meglio regalarle alle femminucce e i servizietti da cucina, invece, ai maschi (il che, al tempo di Masterchef e della recente mania per il food avrebbe anche un senso).
Ironia a parte, le raccomandazioni per gli insegnanti hanno l'aria di essere una corsa in avanti un po' troppo precipitosa. Con uno scopo che sembra, chissà, abbastanza preciso: preparare, cioè, il terreno (tra bambini e ragazzi e, quindi, nelle famiglie) al matrimonio omosessuale. Il che può essere una scelta, da farsi, però, piuttosto, per così dire, a viso aperto, non nel modo un po' strisciante, all'insegna della correttezza politica per bimbi, cui fanno pensare le istruzioni dei tre libretti. (i corsivi sono nel testo)
Al di là delle considerazioni omofobe quel che in questo scritto di una persona vecchia e obsoleta che dovrebbe andare alla rottamazione letteraria altro che scrivere sul quotidiano dove scrisse Pasolini, quello che trovo più pericoloso e profondamente insopportabile è la ridicolizzazione di tutte le critiche antisessiste ai giocattoli.
Un argomento tutt'altro che acquisito se anche in ambito lgbt c'è chi ancora oggi legge il fatto che un bambino gioca con le bambole come indizio di omosessualità. Poco importa se dal suo punto di vista quel comportamento è da difendere mentre Bossi Fedigrotti probabilmente chiamerebbe Nicolosi.
Pensare che un bambino che gioca con le bambole sia effeminato e che in quanto effeminato sia probabilmente gay sono proprio gli stereotipi contro i quali questi libri cercano di lottare.
Perchè i bambini che giocano con le bambole non sono effeminati né l'effeminatezza è sintomo [sic] di omosessualità.
Questi articoli, e ho scelto apposta quelli più decenti e meno ridicoli, ce ne sono alcuni altri deliranti che spacciano il film di fiction Krampack (Spagna, 200) di Cesc Gay come un documentario in cui la masturbazione fra due ragazzi è presentata come esplorazione e «gioco», dimostrano l'assoluta necessità di iniziative come questa degli opuscoli che servono a formare le persone adulte che insegnano a scuola.
Perchè su argomenti sensibili come identità di genere e orientamento sessuale nel nostro paese ci sono ancora persone adulte completamente prive di una formazione adeguata e ferme ancora a considerazioni degli anni 50 del secolo scorso mentre il resto del mondo ha fatto passi da gigante coltivando una rivoluzione copernicana così diffusa e rigogliosa che questi soloni e solone che pretendono ancora il sole giri introno alla terra sarebbero da compatire con imbarazzo se non avessero ancora potere decisionale e politico. Persone che se solo potessero ti mettere al rogo come è stato fatto in passato proprio per gli stessi motivi, perchè osi cioè pensare con la tua testa, informata e in continuo aggiornamento, e non coltivi invece odio e discriminazione allineandoti a un pensiero unico e fisso come quel dio maschio che continuano a proporti mefiticamente.
Quante Bossi Fedigrotti ci sono ancora nelle nostre nostre istituzioni?
Quanti danni possono fare con la loro incompetenza e disinformazione?
I libri dell'Unar aprono una questine di aggiornamento culturale che ci riguarda tutte e tutti militanti come insegnanti.
La mia stima va a quelle persone che nelle scuole cercano di educare al pensiero complesso e al rispetto di ogni differenza, in barba al fondamentalismo cattolico di chi diffonde odio e discriminazione in nome di un dio che non esiste se non nella loro mente sadica e malata.
Ringrazio Mauro Beato che mi ha segnalato l'articolo del corsera.
sabato 28 dicembre 2013
Ancora sul video contro l'omofobia Spegniamo l'odio di Arcigay. Una risposta a Eumene
Mi scrive Eumene che mi fa notare alcune cose sul video di Arigay da me analizzato che secondo lui ho tralasciato.
Dice Eumene
Peccato che questo elenco non sia desumibile dal video con un link in video (una di quelle funzioni "in più" messe a disposizione da youtube).
In ogni caso, anche con l'elenco delle fonti messo a disposizione in calce, nel video le facce delle voci omofobe continuano a non esserci.
Io analizzo il video non i suoi paratesti.
Di nuovo, peccato che di questa funzione nel video non c'è traccia. Se non me lo avesse scritto Eumene o se non curiosassi con le funzioni in più del video su Youtube non lo verrei a sapere.
Di nuovo, il video così come è privo di questi sottotitoli.
Ad ascoltare le frasi pronunciate nel loro contesto originale le parole di Santanchè si riferiscono alle persone trans da lei indicate al maschile.
Però nel video quelle frasi, decontestualizzate, non sono immediatamente riconducibili alle persone trans, e non solo perchè ci si riferisce loro al maschile (come per i froci, facendo subito pensare a loro) ma perchè la parola trans non viene mai detta.
Eppure bastava prendere la frase di Santanché qualche secondo prima, come si vede nel video messo in elenco in calce.
Se si torna indietro di appena qualche secondo si sente Santanchè pronunciare la parola trans al maschile (i trans). Bastava far diventare il video di 62 secondi invece che di 59 e la parola trans sarebbe stata presente nel video e non assente come è in realtà.
Un video che non è stato fatto per pubblicizzare la petizione ma per misure combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere così come previsto dalla Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Consiglio d'Europa, coi quali soldi il video è stato prodotto.
Nulla da ridire sul fatto che il video si colleghi anche alla petizione, tutt'altro.
Da un punto di vista di analisi dell'efficacia comunicativa il video non serve certo a informare sulla petizione (richiamata solamente alla fine nel bodycopy firma la petizione al parlamento) senza accennare minimamente al problema di una proposta di legge che già c'è ma che così com'è non serve a niente e anzi indebolisce la già esistente Mancino...
Della petizione non voglio parlare perchè il mio post verteva sul video e non sulla petizione collegata anche se, leggendo il testo riportato in calce al videol mi rendo conto che scopo precipuo del video è quello di fare endorsment alla petizione.
Come se la lotta contro la discriminazione si esaurisca con una legge contro l'omotransfobia e non con iniziative culturali a scuola e a lavoro oltre che in tv e sui media in generale...
Vediamo le varie frasi citate nel video più da vicino.
Nell'elenco ho evidenziato in rosso quelle relative alla transfobia.
3 su 14. Un po' poche.
Di questi 3 uno è discutibile.
"si veste da donna e crede di poter dire tutto quello che vuole"
Transfobia diffusa da Alessandra Mussolini mentre offende Vladimir Luxuria
http://youtu.be/qQ6tIeezknc?t=4m55s
Non credo che Mussolini si riferisse a Vladimir come a una trans, ma come a un frocio travestito (che con la transessualità non c'entra nulla).
E' capzioso dunque catalogare questo insulto omofobo come transfobico.
Gli altri due sono insulti contro persone trans ma visto che nelle frasi citate la parola trans non viene mai detta, diciamo che rispetto i froci, culattoni, che sono inequivocabilmente parole omofobiche le persone trans nel video hanno meno visibilità (udibilità?) rispetto le persone omosessuali.
Per inciso, le persone omosessuali maschili.
Perchè tra gli insulti scelti nessuno si rivolge specificamente alle lesbiche che sono annoverate in automatico nel macro contenitore omosessualità.
A rigor di analisi nemmeno le lesbiche sono menzionate e anche loro hanno dunque minore udibilità dei gay anche se rientrano nella macro categoria omosessualità (maschile E femminile) e lo sono dunque più delle persone trans la cui parola non viene mai menzionata se non nel body copy alla fine del video.
Ecco dunque una implicita e forse inconscia scaletta di priorità
gay
lesbiche trans (se proprio ne devo parlare visto che faccio 3 esempi su 14... che non sono specifici sulle persone trans ma vanno bene anche per quelle omosessuali)
Anche la frase voi come donne mi fate schifo si riferisce ai femminielli...
Eumene fa a un certo punto una considerazione che la dice lunga sulla filosofia del video.
Credo che Eumene usi questo aggettivo secondo il suo significato esteso e negativo di pedante saccente come riportato dal dizionario Sabatini-Coletti online.
Non certo nel suo significato positivo (primo lemma della stessa voce nello stesso dizionario) di Volto a spiegare, a far capire, a facilitare l'apprendimento che, nel caso di un video volto a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere è una cosa non solo gradita ma richiesta.
Ecco se anche negli apparati di sostegno e integrazione al video si confonde travestitismo con transessualità è segno che certi concetti vadano distinti perchè distinguere tra orientamento sessuale e identità di genere non è solo un passo necessario per comprendere e rispettare le persone ma fa parte anche di quello scopo di combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere come vuole il Consiglio d'Europa che quel video ha finanziato.
Insomma la considerazione di Eumene che froci e tran sono la stessa cosa ha dello sconcertate e del transfobico perchè con la scusa di affrontare la questione con un angolo più ampio, comprensibile e inclusivo in realtà si sovrappongono cose (orientamento sessuale e identità di genere) che nel mondo reale sono e devono restare distinte con il risultato di rendere nulla la udibilità delle trans.
Il linguaggio di Eumene, già.
A parte il fastidiosissimo sessismo dell'articolo la solo per le donne (quella che Sabatini chiamava asimmetria di genere)
Transfobo (al posto del più felice transfobico) ha il femminile transfoba transfobe.
Nel commento da me fatto a Eumene ierisera ho erroneamente percepito transfobi come termine epiceno (bigenere). Ed ecco dimostrato come dico sempre che io sono il primo a sbagliare...
Ribadisco che l'idea di usare la grafica senza mettere le facce fotografiche delle persone omotransfobiche (vedete come è facile scrivere in maniera non sessista?) e quella delle vittime di tanto odio continua nella tradizione di invisibilità cui i media da sempre relegano le persone trans e omosessuali con l'unica eccezione del clown come ha ricordato benissimo Daniele Silvestri nella sua canzone Gino e L'alfetta.
A dimostrazione che anche gli etero possono capire quello che qualche militante lgbt piccato perchè ho fatto le pulci al suo video non riesce a comprendere.
Visibilità, nominabilità, precisione nei nomi, sono strumenti fondamentali in ogni campagna di informazione.
La lotta alla discriminazione la si fa informando.
Dice Eumene
1) in calce alla descrizione del video su youtube c'è sempre stato l'elenco completo dei video con le facce degli omofobi e transfobi nel secondo stesso in cui pronunciano le frasi in questione.Vero.
Peccato che questo elenco non sia desumibile dal video con un link in video (una di quelle funzioni "in più" messe a disposizione da youtube).
In ogni caso, anche con l'elenco delle fonti messo a disposizione in calce, nel video le facce delle voci omofobe continuano a non esserci.
Io analizzo il video non i suoi paratesti.
2) attivando i sottotitoli "Italiano: di chi sono le voci?" compaiono i nomi di chi pronuncia le frasi omotrasfobe e la descrizione che riporta se la frase è transfoba o omofoba.Vero.
Di nuovo, peccato che di questa funzione nel video non c'è traccia. Se non me lo avesse scritto Eumene o se non curiosassi con le funzioni in più del video su Youtube non lo verrei a sapere.
Di nuovo, il video così come è privo di questi sottotitoli.
3) le frasi della Mussolini, della Santanché e dell'ascoltatrice di Radio Padania sono Transfobe e non Omofobe. Ne 40 secondi che ci eravamo prefissati come tempo (standard nella comunicazione efficace anche se poi sono divenuti 59), è necessaria una sintesi che fa passare in secondo piano il bisogno didascalico di fare dei distinguo tra omofobia e transfobia: parliamo d'odio e di spegnere l'odio proprio per affrontare la questione con un angolo più ampio, comprensibile e inclusivo.Anche questo è vero.
Ad ascoltare le frasi pronunciate nel loro contesto originale le parole di Santanchè si riferiscono alle persone trans da lei indicate al maschile.
Però nel video quelle frasi, decontestualizzate, non sono immediatamente riconducibili alle persone trans, e non solo perchè ci si riferisce loro al maschile (come per i froci, facendo subito pensare a loro) ma perchè la parola trans non viene mai detta.
Eppure bastava prendere la frase di Santanché qualche secondo prima, come si vede nel video messo in elenco in calce.
Se si torna indietro di appena qualche secondo si sente Santanchè pronunciare la parola trans al maschile (i trans). Bastava far diventare il video di 62 secondi invece che di 59 e la parola trans sarebbe stata presente nel video e non assente come è in realtà.
4) la petizione ha raccolto finora quasi 30.000 firme: conoscete petizioni che hanno raccolto più adesioni per la legge contro l'omofobia e la transfobia?E qui si parla di petizione e non di video.
Un video che non è stato fatto per pubblicizzare la petizione ma per misure combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere così come previsto dalla Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Consiglio d'Europa, coi quali soldi il video è stato prodotto.
Nulla da ridire sul fatto che il video si colleghi anche alla petizione, tutt'altro.
Da un punto di vista di analisi dell'efficacia comunicativa il video non serve certo a informare sulla petizione (richiamata solamente alla fine nel bodycopy firma la petizione al parlamento) senza accennare minimamente al problema di una proposta di legge che già c'è ma che così com'è non serve a niente e anzi indebolisce la già esistente Mancino...
Della petizione non voglio parlare perchè il mio post verteva sul video e non sulla petizione collegata anche se, leggendo il testo riportato in calce al videol mi rendo conto che scopo precipuo del video è quello di fare endorsment alla petizione.
Come se la lotta contro la discriminazione si esaurisca con una legge contro l'omotransfobia e non con iniziative culturali a scuola e a lavoro oltre che in tv e sui media in generale...
Vediamo le varie frasi citate nel video più da vicino.
Nell'elenco ho evidenziato in rosso quelle relative alla transfobia.
"Faccia pulizia etnica dei culattoni!"
Omofobia diffusa dal Prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini
http://youtu.be/OdmLuZXb0Ak&t=9s
"l'omosessualità in realta è un disagio"
Omofobia diffusa dall'Avv. Giancarlo Cerrelli - Vicepresidente Giuristi Cattolici
http://youtu.be/T05UXNjIqR0?t=12m34s
frocio di merda, senza offesa per i gay eh
Omofobia diffusa da Pino Scotto mentre risponde ad un insulto omofobo
http://youtu.be/31D6Z0WNF6g?t=9s
"questi cessi umani, questi aborti di natura, immondi"
Transfobia diffusa da ascoltatrice di Radio Padania mentre offende persone Trans
http://youtu.be/k_jXOWjh97A?t=1m2s
"tu sì ricchione, io no!"
Omofobia diffusa da Mariano Apicella mentre offende Malgioglio:
http://youtu.be/afrKmmVgQlk?t=0m49s
"sono malati!"
Omofobia diffusa da Romano La Russa
http://youtu.be/4Fg1f4ZpJKo&t=2m13s
"con quel sorrisino da checca isterica"
Omofobia diffusa da Vittorio Sgarbi mentre offende Gianni Barbacetto:
http://youtu.be/9pRagS8rYic?t=3m36s
"l'omosessualità è una delle tante malattie che contrae l'essere umano. è una malattia proprio"
Omofobia diffusa da Padre Livio mentre trasmette da Radio Maria:
http://youtu.be/3ArB9nH5xWw?t=3m44s
"Vorrei l'anatema della chiesa. e la chiesa tace!"
Omofobia diffusa dal Prosindaco di Treviso Gentilini in TV
http://youtu.be/Nyy1jjIBFDM?t=1m41s
"cosa ne pensa delle coppie gay?"
"che vanno atterrate, annientate!" "viva la famiglia, abbasso i gay"
Omofobia diffusa da una Suora al Family Day
http://youtu.be/8rDvLbC1cho?t=5s
"io dico: pe'mme voi fate schifo come donne, perché la vostra intimità dovete farla a casa al chiuso"
Omofobia diffusa da un Edicolante a Napoli
http://youtu.be/VN0f3lDYolc?t=3m24s
"si veste da donna e crede di poter dire tutto quello che vuole"
Transfobia diffusa da Alessandra Mussolini mentre offende Vladimir Luxuria
http://youtu.be/qQ6tIeezknc?t=4m55s
"meglio fascista che frocio"
Omofobia diffusa da Alessandra Mussolini mentre offende Vladimir Luxuria
http://youtu.be/qQ6tIeezknc&t=5m6s
"parliamo di persone malate!"
Transfobia diffusa da Daniela Santanché
http://youtu.be/gXHQ_9eW4ow?t=2m32s
3 su 14. Un po' poche.
Di questi 3 uno è discutibile.
"si veste da donna e crede di poter dire tutto quello che vuole"
Transfobia diffusa da Alessandra Mussolini mentre offende Vladimir Luxuria
http://youtu.be/qQ6tIeezknc?t=4m55s
Non credo che Mussolini si riferisse a Vladimir come a una trans, ma come a un frocio travestito (che con la transessualità non c'entra nulla).
E' capzioso dunque catalogare questo insulto omofobo come transfobico.
Gli altri due sono insulti contro persone trans ma visto che nelle frasi citate la parola trans non viene mai detta, diciamo che rispetto i froci, culattoni, che sono inequivocabilmente parole omofobiche le persone trans nel video hanno meno visibilità (udibilità?) rispetto le persone omosessuali.
Per inciso, le persone omosessuali maschili.
Perchè tra gli insulti scelti nessuno si rivolge specificamente alle lesbiche che sono annoverate in automatico nel macro contenitore omosessualità.
A rigor di analisi nemmeno le lesbiche sono menzionate e anche loro hanno dunque minore udibilità dei gay anche se rientrano nella macro categoria omosessualità (maschile E femminile) e lo sono dunque più delle persone trans la cui parola non viene mai menzionata se non nel body copy alla fine del video.
Ecco dunque una implicita e forse inconscia scaletta di priorità
gay
lesbiche trans (se proprio ne devo parlare visto che faccio 3 esempi su 14... che non sono specifici sulle persone trans ma vanno bene anche per quelle omosessuali)
Anche la frase voi come donne mi fate schifo si riferisce ai femminielli...
Eumene fa a un certo punto una considerazione che la dice lunga sulla filosofia del video.
Ne 40 secondi che ci eravamo prefissati come tempo (standard nella comunicazione efficace anche se poi sono divenuti 59), è necessaria una sintesi che fa passare in secondo piano il bisogno didascalico di fare dei distinguo tra omofobia e transfobia: parliamo d'odio e di spegnere l'odio proprio per affrontare la questione con un angolo più ampio, comprensibile e inclusivo.Dunque prima dice che in 40 secondi poi diventati 59 non c'era tempo per mettere la parola trans nel video, poi afferma il contrario e considera che distinguere tra omofobia e transfobia sia un bisogno didascalico.
Credo che Eumene usi questo aggettivo secondo il suo significato esteso e negativo di pedante saccente come riportato dal dizionario Sabatini-Coletti online.
Non certo nel suo significato positivo (primo lemma della stessa voce nello stesso dizionario) di Volto a spiegare, a far capire, a facilitare l'apprendimento che, nel caso di un video volto a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere è una cosa non solo gradita ma richiesta.
Ecco se anche negli apparati di sostegno e integrazione al video si confonde travestitismo con transessualità è segno che certi concetti vadano distinti perchè distinguere tra orientamento sessuale e identità di genere non è solo un passo necessario per comprendere e rispettare le persone ma fa parte anche di quello scopo di combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere come vuole il Consiglio d'Europa che quel video ha finanziato.
Insomma la considerazione di Eumene che froci e tran sono la stessa cosa ha dello sconcertate e del transfobico perchè con la scusa di affrontare la questione con un angolo più ampio, comprensibile e inclusivo in realtà si sovrappongono cose (orientamento sessuale e identità di genere) che nel mondo reale sono e devono restare distinte con il risultato di rendere nulla la udibilità delle trans.
Il linguaggio di Eumene, già.
A parte il fastidiosissimo sessismo dell'articolo la solo per le donne (quella che Sabatini chiamava asimmetria di genere)
le frasi della Mussolini, della Santanchéc'è quell'uso altrettanto fastidioso del maschile come sostituto del femminile
l'elenco completo dei video con le facce degli omofobi e transfobi.Omofobo ha il femminile omofoba omofobe.
Transfobo (al posto del più felice transfobico) ha il femminile transfoba transfobe.
Nel commento da me fatto a Eumene ierisera ho erroneamente percepito transfobi come termine epiceno (bigenere). Ed ecco dimostrato come dico sempre che io sono il primo a sbagliare...
Ribadisco che l'idea di usare la grafica senza mettere le facce fotografiche delle persone omotransfobiche (vedete come è facile scrivere in maniera non sessista?) e quella delle vittime di tanto odio continua nella tradizione di invisibilità cui i media da sempre relegano le persone trans e omosessuali con l'unica eccezione del clown come ha ricordato benissimo Daniele Silvestri nella sua canzone Gino e L'alfetta.
preferisci pensare
che un gay sia una sorta di errore
una cosa immorale
o nel caso migliore
un giullare, un fenomeno da baraccone
e lo tollererai solo in quanto eccezione
e lo tollererai solo in televisione
lo chiamano gay
e tu pensi ricchione
A dimostrazione che anche gli etero possono capire quello che qualche militante lgbt piccato perchè ho fatto le pulci al suo video non riesce a comprendere.
Visibilità, nominabilità, precisione nei nomi, sono strumenti fondamentali in ogni campagna di informazione.
La lotta alla discriminazione la si fa informando.
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venerdì 20 dicembre 2013
Lettera aperta al "giornalista" Cristiano Gatti.
Leggo il suo articolo Gay e "omogenitori" Il lessico ipocrita imposto per legge pubblicato ieri sul Giornale e non posso non notare la malafede e il fastidio presuntuoso col quale ha accolto le linee guida dell'Unar, che, come dice la parola, non sono una legge ma un invito, un consiglio, una esortazione.
Una esortazione di cui lei non capisce il senso, non per lo scetticismo con cui ne parla nel suo pezzo, ma perchè la riduce a una questione di politicamente corretto, cioè di forma, e non di sostanza, cioè di persone cui certe parole si riferiscono.
Senza entrare nel merito delle Linee guida, che lei semplifica e svilisce, voglio farle notare la discriminazione e gli errori lessicali e semantici che lei compie nel suo pezzo usando le sue stesse argomentazioni contro le linee guida.
Lei dice che al di là delle parole quello che conta è che con tutti quanti (...)[serve] prima di tutto e sopra a tutto un grande rispetto.
Ha perfettamente ragione! Il guaio è che lei nel suo articolo manca di rispetto almeno quattro volte.
1) Lei suggerisce al posto dell'acronimo Lgbt di usare la definizione generale di sessualità diversa.
L'aggettivo diversa è giudicante e esprime una sua idea non una informazione.
Se lei vuole fare il giornalista e fare dunque informazione dovrebbe riferirsi non alla sua opinione (una opinione non qualificata...) dovrebbe, anzi, deve riferirsi alla definizione data no, non dall'Unar, ma dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che parla delle omosessualità come di una variante naturale del comportamento umano. Altro che diversità.
2 Comportamento, non sessualità. Già.
Lei riduce le omosessualità (il plurale, che le potrà risultare strano, sta a indicare sia l'omosessualità maschile che quella femminile) a una questione di sesso, ma ogni orientamento sessuale, anche il suo, non riguarda solamente la sfera sessuale ma anche quella affettiva e sentimentale, o, se preferisce, relazionale.
Le persone non etero, proprio come quelle etero, non fanno solo sesso, ma si innamorano, mettono su famiglia e fanno figli.
Non per lei che fa delle persone omosessuali dei grandi assatanati e delle grandi assatanate di sesso e basta.
Se non è mancanza di rispetto questa...
3) Outing e Coming Out sono due parole straniere con due significati diversi. Lei può usarle come sinonimi quanto le pare cioè non toglie che se lo fa sbaglia.
A proposito nella sua definizione di outing manca una parte fondamentale. Il motivo per cui si fa outing a qualcuno è un motivo politico: si fa outing a qualche personaggio pubblico che parla negativamente dell'omosessualità e poi magari va a letto con persone del suo stesso sesso.
L'outing serve a denunciare l'ipocrisia non già l'omosessualità di per sé. Ma lei questo si vede bene da dirlo.
Per lei quel che conta è che Tizio è gay poco importa se lo dice lui o se lo dicono altri per dimostrane l'ipocrisia visto che Tizio parla pubblicamente male dell'omosessualità.
Una distinzione troppo sottile per lei che, dopotutto, pensa che l'omosessualità sia solamente una diversità che riguarda il sesso (la chiama anche inclinazione sessuale)...
Anche questo minimizzare è una mancanza di rispetto...
4) La questione dell'articolo davanti la parola transessuale è molto semplice.
Se le persone transessuali transitano dal sesso biologico all'altro sesso indicarle usando il sesso di partenza e non quello di approdo ricorda loro che non sono davvero quello che vorrebbero essere ma quello da cui stanno cercando di allontanarsi...
Anche qui si tratta di una forma di rispetto.
Per lei invece è una dissertazione molto interessante, dissertazione cioè Ampia, approfondita, dotta trattazione di un argomento letterario o scientifico un modo molto sottile per minimizzare una questione che lei non ritiene importante. Ma non è detto che non lo sia solo perchè non lo è per lei (e torniamo alle sue opinioni e non all'informazione...)
Visto che lei dimostra di sapere usare i registri linguistici della lingua italiana in maniera molto efficace perchè non può soffermarsi per imparare dei termini che le risulteranno nuovi, ostici, ma non per questo sono inutili o secondari?
Anche questa è una mancanza di rispetto fatta con astuzia lessicale.
Infine c'è un'altra questione che sicuramente le apparirà come fumo negli occhi.
Il suo linguaggio sessista.
Il fatto cioè che lei usa il maschile e solo il maschile anche per indicare le persone di sesso femminile: quando ricorda il rispetto da usare con determinate categorie lei le elenca sempre e solo al maschile:
con gli omosessuali come con gli eterosessuali, con i bambini come con gli anziani, con i bianchi come con i neri, dimenticando che ci sono anche le lesbiche e le eterosessuali, le bambine e le anziane, le bianche e le neri.
Questo uso sessista della lingua - ci sono linee guida anche in questo ambito, questa volta redatte dalla comunità europea, per tacer del libro di Alma Sabatini Il sessimo della lingua italiana pubblicato dal Senato della nostra Repubblica (mi chiedo se reputerà non pertinente anche questo editore come l'Unar nel caso delle questioni Lgbt) - la induce in errore tanto da farle affermare che per lei non è necessario usare tutti i termini dell'acronimo lgbt in quanto basta usare i banali termini gay e omosessuale.
Gay e omosessuale escludono per sessismo le donne (che in italiano si chiamano lesbiche) ed escludono le altre persone non etero, come quelle bisex.
Qui non si tratta solo di mancanza di rispetto ma di omissione, di discriminazione.
Insomma da tutte le osservazioni piccate che lei fa nel suo articolo, nel quale continua artatamente a discriminare e offendere le persone lgbt mi sembra proprio che di queste linee guida dell'Unar ci sia maledettamente bisogno.
Delle due l'una.
O lei è del tutto deficiente nel senso letterale del termine, persona che deficita di informazioni e va dunque evinta a un uso pertinente della lingua italiana per motivi di rispetto cioè di sostanza e non di forma come lei pretende;
oppure lei è un omofobo sfrontato che pretende di avere il diritto di continuare a discriminare e offendere le persone non eterosessuali con un uso furbetto e sottile della lingua italiana irridendo a questioni importante minimizzandole dall'alto della sua spocchia omonegativa.
In ogni caso l'Unar che è lo Stato italiano, mica un'associazione qualsiasi di gay, le dice che, in quanto giornalista e non privato cittadino, deve iniziare a imparare a cambiare stile e metodo e rispettare finalmente lesbiche gay bisex e trans.
Se non le sta bene può sempre cambiare mestiere.
Una esortazione di cui lei non capisce il senso, non per lo scetticismo con cui ne parla nel suo pezzo, ma perchè la riduce a una questione di politicamente corretto, cioè di forma, e non di sostanza, cioè di persone cui certe parole si riferiscono.
Senza entrare nel merito delle Linee guida, che lei semplifica e svilisce, voglio farle notare la discriminazione e gli errori lessicali e semantici che lei compie nel suo pezzo usando le sue stesse argomentazioni contro le linee guida.
Lei dice che al di là delle parole quello che conta è che con tutti quanti (...)[serve] prima di tutto e sopra a tutto un grande rispetto.
Ha perfettamente ragione! Il guaio è che lei nel suo articolo manca di rispetto almeno quattro volte.
1) Lei suggerisce al posto dell'acronimo Lgbt di usare la definizione generale di sessualità diversa.
L'aggettivo diversa è giudicante e esprime una sua idea non una informazione.
Se lei vuole fare il giornalista e fare dunque informazione dovrebbe riferirsi non alla sua opinione (una opinione non qualificata...) dovrebbe, anzi, deve riferirsi alla definizione data no, non dall'Unar, ma dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che parla delle omosessualità come di una variante naturale del comportamento umano. Altro che diversità.
2 Comportamento, non sessualità. Già.
Lei riduce le omosessualità (il plurale, che le potrà risultare strano, sta a indicare sia l'omosessualità maschile che quella femminile) a una questione di sesso, ma ogni orientamento sessuale, anche il suo, non riguarda solamente la sfera sessuale ma anche quella affettiva e sentimentale, o, se preferisce, relazionale.
Le persone non etero, proprio come quelle etero, non fanno solo sesso, ma si innamorano, mettono su famiglia e fanno figli.
Non per lei che fa delle persone omosessuali dei grandi assatanati e delle grandi assatanate di sesso e basta.
Se non è mancanza di rispetto questa...
3) Outing e Coming Out sono due parole straniere con due significati diversi. Lei può usarle come sinonimi quanto le pare cioè non toglie che se lo fa sbaglia.
A proposito nella sua definizione di outing manca una parte fondamentale. Il motivo per cui si fa outing a qualcuno è un motivo politico: si fa outing a qualche personaggio pubblico che parla negativamente dell'omosessualità e poi magari va a letto con persone del suo stesso sesso.
L'outing serve a denunciare l'ipocrisia non già l'omosessualità di per sé. Ma lei questo si vede bene da dirlo.
Per lei quel che conta è che Tizio è gay poco importa se lo dice lui o se lo dicono altri per dimostrane l'ipocrisia visto che Tizio parla pubblicamente male dell'omosessualità.
Una distinzione troppo sottile per lei che, dopotutto, pensa che l'omosessualità sia solamente una diversità che riguarda il sesso (la chiama anche inclinazione sessuale)...
Anche questo minimizzare è una mancanza di rispetto...
4) La questione dell'articolo davanti la parola transessuale è molto semplice.
Se le persone transessuali transitano dal sesso biologico all'altro sesso indicarle usando il sesso di partenza e non quello di approdo ricorda loro che non sono davvero quello che vorrebbero essere ma quello da cui stanno cercando di allontanarsi...
Anche qui si tratta di una forma di rispetto.
Per lei invece è una dissertazione molto interessante, dissertazione cioè Ampia, approfondita, dotta trattazione di un argomento letterario o scientifico un modo molto sottile per minimizzare una questione che lei non ritiene importante. Ma non è detto che non lo sia solo perchè non lo è per lei (e torniamo alle sue opinioni e non all'informazione...)
Visto che lei dimostra di sapere usare i registri linguistici della lingua italiana in maniera molto efficace perchè non può soffermarsi per imparare dei termini che le risulteranno nuovi, ostici, ma non per questo sono inutili o secondari?
Anche questa è una mancanza di rispetto fatta con astuzia lessicale.
Infine c'è un'altra questione che sicuramente le apparirà come fumo negli occhi.
Il suo linguaggio sessista.
Il fatto cioè che lei usa il maschile e solo il maschile anche per indicare le persone di sesso femminile: quando ricorda il rispetto da usare con determinate categorie lei le elenca sempre e solo al maschile:
con gli omosessuali come con gli eterosessuali, con i bambini come con gli anziani, con i bianchi come con i neri, dimenticando che ci sono anche le lesbiche e le eterosessuali, le bambine e le anziane, le bianche e le neri.
Questo uso sessista della lingua - ci sono linee guida anche in questo ambito, questa volta redatte dalla comunità europea, per tacer del libro di Alma Sabatini Il sessimo della lingua italiana pubblicato dal Senato della nostra Repubblica (mi chiedo se reputerà non pertinente anche questo editore come l'Unar nel caso delle questioni Lgbt) - la induce in errore tanto da farle affermare che per lei non è necessario usare tutti i termini dell'acronimo lgbt in quanto basta usare i banali termini gay e omosessuale.
Gay e omosessuale escludono per sessismo le donne (che in italiano si chiamano lesbiche) ed escludono le altre persone non etero, come quelle bisex.
Qui non si tratta solo di mancanza di rispetto ma di omissione, di discriminazione.
Insomma da tutte le osservazioni piccate che lei fa nel suo articolo, nel quale continua artatamente a discriminare e offendere le persone lgbt mi sembra proprio che di queste linee guida dell'Unar ci sia maledettamente bisogno.
Delle due l'una.
O lei è del tutto deficiente nel senso letterale del termine, persona che deficita di informazioni e va dunque evinta a un uso pertinente della lingua italiana per motivi di rispetto cioè di sostanza e non di forma come lei pretende;
oppure lei è un omofobo sfrontato che pretende di avere il diritto di continuare a discriminare e offendere le persone non eterosessuali con un uso furbetto e sottile della lingua italiana irridendo a questioni importante minimizzandole dall'alto della sua spocchia omonegativa.
In ogni caso l'Unar che è lo Stato italiano, mica un'associazione qualsiasi di gay, le dice che, in quanto giornalista e non privato cittadino, deve iniziare a imparare a cambiare stile e metodo e rispettare finalmente lesbiche gay bisex e trans.
Se non le sta bene può sempre cambiare mestiere.
lunedì 11 novembre 2013
Tre orientamenti sessuali e due identità digenere. C'è chi rilancia ma non è nemmeno capace di un linguaggio in grado di riconoscere lo status quo!
Tre orientamenti sessuali, gay, lesbica e bisessuale e due identità di genere, maschile e femminile. Questo è lo status quo in campo affettivo e sessuale. C'è poi l'equazione trans che aggiunge una specifica (biologico, trans) alle due identità di genere disponibili, maschile e femminile.
Secondo la teoria queer però si dovrebbe allargare questo set e aumentare il numero delle identità di genere proprio in virtù di quella polarità biologico trans che permetterebbe di fermarsi a un punto qualunque della scala f m proprio come ognuno e ognuna di noi si ferma in un punto qualsia della scala degli orientamenti sessuali.
Ho smepre avuto dei dubbi su questa equiparazione perchè se è chiaro che un punto qualsia della scala Kinsey dice solo statisticamente se mi innamoro o vado a letto con persone del mio stesso sesso o dell'altro o di entrambe non riesco a capire che cosa indicherebbe il fatto che mi fermo esattamente a metà tra f e m oppure più vicino a f o più vicino a m. Se il sesso non è determinato dalla mia biologia da che cosa è determinato? e che cosa c'è tra f ed m?
Sono domande sensate alle quali ancora non ho ricevuto una risposta soddisfacente.
Si fa ancora fatica ad avere una visione completa della versione standard 3 +2.
La bisessualità è ancora giudicata con pregiudizio come una forma ambigua che non vuole scegliere tra uno degli altri due orientamenti sessuali considerati oppositori, nel senso che se ti piacciono le persone del tuo stesso sesso quelle dell'altro devono farti schifo e viceversa per cui una persona bisex è una che non vuole ammettere ...lo schifo per uno dei due sessi, con tutti i corollari e le retoriche del caso, così ci si scopre gay a 40 anni e mai bisex...
Per tacere delle disparità tra f ed m tra misoginia, maschilismo e patriarcato.
Una fatica che è chiarissima nello spazio che nella lingua italiana si riesce a dare a entrambi i sessi. Così in un lancio informativo del Mario Mieli dove si pubblicizza un incontro in cui si parla delle teorie (queer, ma il lancio non lo dice) che vogliono superare la 3 +2 si adotta un linguaggio squisitamente sessista (tranne un timido tentativo egualitario alla fine):
In verde ho marcato le espressioni corrette che annoverano entrambe le opzioni m ed f, in rosso (sono proprio la maestrina dalla penna rossa) quelle lasciate solo al maschile...
Se riusciamo a malapena ad annoverare il sesso femminile nei nostri discorsi e non solo per oggettive difficoltà della lingua, che, pure, ci sono, ma soprattutto per abitudine mentale come faremo a riconsocere anche gli altri sessi che qui tanto disinvoltamente si propone di ampliare?
E, soprattutto, cui prodest?
Secondo la teoria queer però si dovrebbe allargare questo set e aumentare il numero delle identità di genere proprio in virtù di quella polarità biologico trans che permetterebbe di fermarsi a un punto qualunque della scala f m proprio come ognuno e ognuna di noi si ferma in un punto qualsia della scala degli orientamenti sessuali.
Ho smepre avuto dei dubbi su questa equiparazione perchè se è chiaro che un punto qualsia della scala Kinsey dice solo statisticamente se mi innamoro o vado a letto con persone del mio stesso sesso o dell'altro o di entrambe non riesco a capire che cosa indicherebbe il fatto che mi fermo esattamente a metà tra f e m oppure più vicino a f o più vicino a m. Se il sesso non è determinato dalla mia biologia da che cosa è determinato? e che cosa c'è tra f ed m?
Sono domande sensate alle quali ancora non ho ricevuto una risposta soddisfacente.
Si fa ancora fatica ad avere una visione completa della versione standard 3 +2.
La bisessualità è ancora giudicata con pregiudizio come una forma ambigua che non vuole scegliere tra uno degli altri due orientamenti sessuali considerati oppositori, nel senso che se ti piacciono le persone del tuo stesso sesso quelle dell'altro devono farti schifo e viceversa per cui una persona bisex è una che non vuole ammettere ...lo schifo per uno dei due sessi, con tutti i corollari e le retoriche del caso, così ci si scopre gay a 40 anni e mai bisex...
Per tacere delle disparità tra f ed m tra misoginia, maschilismo e patriarcato.
Una fatica che è chiarissima nello spazio che nella lingua italiana si riesce a dare a entrambi i sessi. Così in un lancio informativo del Mario Mieli dove si pubblicizza un incontro in cui si parla delle teorie (queer, ma il lancio non lo dice) che vogliono superare la 3 +2 si adotta un linguaggio squisitamente sessista (tranne un timido tentativo egualitario alla fine):
In verde ho marcato le espressioni corrette che annoverano entrambe le opzioni m ed f, in rosso (sono proprio la maestrina dalla penna rossa) quelle lasciate solo al maschile...
Se riusciamo a malapena ad annoverare il sesso femminile nei nostri discorsi e non solo per oggettive difficoltà della lingua, che, pure, ci sono, ma soprattutto per abitudine mentale come faremo a riconsocere anche gli altri sessi che qui tanto disinvoltamente si propone di ampliare?
E, soprattutto, cui prodest?
giovedì 10 ottobre 2013
Con le migliori intenzioni. Il pregiudizio sull'omosessualità si nasconde purtroppo anche nelle persone gayfriendly. L'esempio del blog Gemelli Ribelli.
Il post nasce con le migliori intenzioni e vorrebbe spezzare una lancia a favore dell'omosessualità, considerandola come una delle opzioni di default.
La sua autrice madre di due gemelli di due anni dice di volerli crescere con questa idea.
Purtroppo anche partendo da una intenzione così encomiabile questa mamma cade in alcuni equivoci che dimostrano come il pregiudizio e la disinformazione sull'omosessualità si annidi anche in chi è mosso dalle migliori intenzioni.
La sua autrice madre di due gemelli di due anni dice di volerli crescere con questa idea.
Purtroppo anche partendo da una intenzione così encomiabile questa mamma cade in alcuni equivoci che dimostrano come il pregiudizio e la disinformazione sull'omosessualità si annidi anche in chi è mosso dalle migliori intenzioni.
Già nell'incipit questa mamma mostra le idee confuse, confusissime, quando si riferisce all'omosessualità come a una scelta sessuale.
E' d'uopo ricordare a questa donna disinformata che l'omosessualità non è una scelta proprio come lei non ha scelto di essere etero e, cosa ancora più importante, che l'orientamento sessuale non riguarda solamente il sesso ma anche l'affettività.
Non è una questione di parole, ma di concetti. Scelta sessuale è doppiamente infelice e non andrebbe mai usato.
Non per questo, però, l'assunto del post l'intenzione della madre di evitare di condizionare i figli nel processo di presa di coscienza di quello che sono e che saranno non è condivisibile, anzi, è senza dubbio encomiabile.
Anche il fatto che la mamma dica ai suoi due bambini che da grandi avranno una fidanzata o un fidanzato è una scelta fantastica. C'è da commuoversi, davvero.
Però la maggior parte del post non verte sull'orientamento sessuale ma sul sessismo, cioè sui ruoli e gli stereotipi di genere.
Infatti quando la mamma si chiede
Come si costruisce quindi, insieme a dei duenni il concetto di genere e sessualitá senza cadere nella trappola del condizionamento sociale?L'orientamento sessuale in questa domanda non c'è. A meno che l'orientamento sessuale non sia per lei riassunto nella parola sessualità. E i sentimenti?
Comunque sia nel resto del post la nostra mamma parla solo di lotta contro il sessimo che con l'omosessualità c'entra come i cavoli a merenda.
Eppure nel raccontare la reazione dei familiari a queste sue lotte contro il sessimo la nostra tradisce un pregiudizio sull'omosessualità:
quando i gemelli mi guardano mentre mi metto lo smalto sulle unghie dei piedi e lo vogliono anche loro…io lo faccio. (...) Tutti felici se ne vanno dai nonni con le unghie rosse e a me arrivano all’istante occhiate di rimprovero. Ora, non è che i nonni siano omofobi,Se i nonni guardano con rimprovero la mamma perchè fa mettere ai figli di due anni lo smalto rosso i nonni non sono omofobi ma sono sessisti.
Lo smalto, che è un cosmetico femminile, non denota omosessualità!!!
Annoverare la reazione negativa dei nonni allo smalto rosso come omofobia vuol dire dare per scontato e per tacito che gli omosessuali si mettano lo smalto rosso...
Adesso essere gay non significa essere Platinette...
Se un bambino vuole mettersi lo smalto o vuole giocare con le bambole
a) non per questo è meno virile o meno maschio.
b) non per questo sarà sicuramente omosessuale.
La confusione che nel post si fa tra ruoli di genere e omosessualità (senza tenere conto che poi si dovrebbe distinguere tra comportamento* e orientamento* sessuale) indica un (pre)giudizio sull'omosessualità che vede i maschi gay come femmine mancate e le femmine lesbiche come maschi mancati.
Un pregiudizio talmente interiorizzato che anche questa mamma nonostante la sua battaglia contro il sessismo dimostra di avere ben radicato.
Dopo aver fatto notare tutta una serie di atteggiamento sessisti delle persone che la circondano che lei trova a ragione ingiustificati alla fine quando negli altri il sessismo si trasforma in preoccupazione che i due bambini possano così diventare gay la nostra mamma non rispedisce al mittente questo odioso pregiudizio perchè infondato ma lascia intendere che anche se fosse non ci sarebbe niente di male.
Per lei evidentemente se il rosa in un maschietto non fa femmina fa sicuramente gay.
Questa mamma deve fare un passo ulteriore e insegnare ai suoi figli che mettersi lo smalto non fa di loro due gay e che essere gay non significa scopare con persone del proprio sesso ma amare, innamorarsi, volere vivere con altri uomini come loro.
Una ultima questione.
Le opzioni in fatto di orientamento sessuale non sono due come crede questa mamma, si può anche essere bisex.
Anzi secondo Kinsey siamo tutte bisex anche se possiamo avere più ricorrenze etero o omo.
Le persone etero o omo pure sono una minoranza...
*Mentre l'orientamento sessuale indica come io mi identifico e mi sento rappresentato o mi voglio presentare al mondo se gay, etero o bisex, il comportamento sessuale indica con chi vado a letto e con chi mi faccio storie.
Così io posso percepirmi etero, dichiararmi tale, presentarmi al mondo come etero eppure fare sesso e farmi storie anche con altri uomini. Non perchè nasconda la mia omosessualità (visto che, nel caso, sono bisex e non gay...) ma perchè non mi riconosco, non mi sento rappresentato dall'orientamento sessuale gay...
sabato 3 agosto 2013
Le parole per dirlo: La Call&Call riconosce il congedo matrimoniale retribuito anche a una dipendente che si sposa con la sua fidanzata in Germania e la Nazione parla di matrimonio tra gay.
L'articolo è di Michela Monti, pubblicato da La Nazione.
Vi si riporta una bella notizia di parità di diritti:
la Call&Call callcenter privato di Sant'agostino, Pistoia e che ha diverse sedi in Italia oltre a quella pistoiese, ha riconosciuto a una sua dipendente i 15 giorni di congedo matrimoniale retribuito anche se la ragazza si sposa in Germania con un'altra donna visto che la legge italiana non glielo consente.
Un comportamento di civiltà e un diritto riconosciuto anche a chi in Italia ne viene escluso.
Una scelta importante che fa capire come la società possa essere e spesso sia molto più avanti delle Istituzioni nell'estendere gli stessi diritti a tutte le persone anche là dove la legge italiana discrimina e nega diritti.
Purtroppo la nostra stampa non è altrettanto avanti e Michela Monti non perde nemmeno una occasione per discriminare, per ragionare male, per mettere inutili etichette che invece di integrare separano e isolano.
Così invece di ricordare che se la legge prevede il congedo matrimoniale retribuito è un diritto di tutte e di tutti a prescindere dal sesso della persona con cui ci sposa e di come il matrimonio sia lo stesso (anche se quello tedesco non è un vero e proprio matrimonio ma una parntership con delle differenze rispetto il matrimonio parzialmente cancellate da diverse sentenze della magistratura tedesca) Michela Monti sbaglia tutto e scrive in questi termini:
Un modo discriminatorio e omofobico di intendere le cose oltre che razzista.
Discriminatorio perchè si distingue il matrimonio in base all'orientamento sessuale della coppia mentre in realtà si tratta dello stesso matrimonio e non di un istituto ad hoc.
Omofobico perchè si pretende di desumere l'orientamento sessuale basandosi sul sesso della persona con cui ci si sposa. Se una donna sposa un'altra donna è sicuramente lesbica. Se un uomo sposa un altro uomo è sicuramente gay.
Invece si può essere benissimo bisex e avere alle spalle già un matrimonio con una persona dell'altro sesso.
Finché, anche nel movimento, non smetteremo di raccontare per auto rappresentarci e presentarci al mondo che Giulio ha sposato Marina ma poi si è scoperto gay e ha sposato Carlo non ci sarà mai una integrazione dell'omosessualità tra le opzioni di default.
Si accederà al matrimoni tra gay solo se si è gay e si rinuncia al passato etero che viene visto come un periodo di confusione o di menzogna.
Ecco quanto le etichette possono essere asfittiche e diventare dei veri e propri lager concettuali.
Dobbiamo invece cominciare a pensare che l'uomo e la donna hanno due opzioni e possono sposare una donna o un uomo senza soluzione di continuità senza che sia importante sapere l'orientamento sessuale della coppia senza che il matrimonio con persona dello stesso sesso faccia necessariamente di quella coppia una coppia di due gay o di due lesbiche.
L'articolo è inficiato anche da un insostenibile sessismo che nello specifico sfiora il ridicolo perchè si parla di donne ma si usa il maschile come neutro che vale per entrambi i sessi e si scrive i gay che sono maschi e non donne che, in italiano almeno, sono lesbiche.
La responsabilità qui non è di Monti perchè è notorio che non sono gli autori e le autrici degli articoli a scegliere titoli e sommari.
Però il titolo La vittoria di Elisa: congedo matrimoniale anche per i gay oltre che sessista è proprio cretino. Anche il sommario lo è: I dipendenti omosessuali potranno usufruire degli stessi diritti dei colleghi etero. Peccato che Elisa sia una donna...
Eppure basta poco per scrivere con una grammatica e un lessico non sessisti:
La vittoria di Elisa: congedo matrimoniale anche per le persone omosessuali
Il personale omosessuale potrà usufruire degli stessi diritti di quello etero.
Certo questo sommario ha un vizio ideologico nel riassunto visto che distingue per orientamento sessuale mentre la questione che dirime il matrimonio non è l'orientamento sessuale ma l'assortimento sessuale della coppia, ma il giornalismo italiano è fatto da analfabeti della politica e del rispetto per le minoranze.
Non così per il presidente della Call&Call Umberto Costamagna che ha dichiarato: Non entriamo nella valutazione morale della questione si tratta di una scelta di equità, in una logica di giustizia e di parità di diritti che ci sembra doveroso riconoscere a tutti.
Complimenti a lui e alla Call&Call; a La Nazione e a Michela Monti un po' meno...
Vi si riporta una bella notizia di parità di diritti:
la Call&Call callcenter privato di Sant'agostino, Pistoia e che ha diverse sedi in Italia oltre a quella pistoiese, ha riconosciuto a una sua dipendente i 15 giorni di congedo matrimoniale retribuito anche se la ragazza si sposa in Germania con un'altra donna visto che la legge italiana non glielo consente.
Un comportamento di civiltà e un diritto riconosciuto anche a chi in Italia ne viene escluso.
Una scelta importante che fa capire come la società possa essere e spesso sia molto più avanti delle Istituzioni nell'estendere gli stessi diritti a tutte le persone anche là dove la legge italiana discrimina e nega diritti.
Purtroppo la nostra stampa non è altrettanto avanti e Michela Monti non perde nemmeno una occasione per discriminare, per ragionare male, per mettere inutili etichette che invece di integrare separano e isolano.
Così invece di ricordare che se la legge prevede il congedo matrimoniale retribuito è un diritto di tutte e di tutti a prescindere dal sesso della persona con cui ci sposa e di come il matrimonio sia lo stesso (anche se quello tedesco non è un vero e proprio matrimonio ma una parntership con delle differenze rispetto il matrimonio parzialmente cancellate da diverse sentenze della magistratura tedesca) Michela Monti sbaglia tutto e scrive in questi termini:
Elisa, pistoiese (...) per le sue nozze omosessuali è riuscita, nonostante la legge non lo preveda, ad ottenere il congedo matrimoniale retribuito di 15 giorni previsto per i matrimoni tra etero.Omosessuali significa sia dello stesso sesso che persona gay o lesbica. Nozze omosessuali dunque può significare nozze tra persone dello stesso sesso ma lascia sottintendere che si parli di matrimonio di o tra persone omosessuali infatti Monti definisce l'altro matrimonio come matrimonio tra etero.
Un modo discriminatorio e omofobico di intendere le cose oltre che razzista.
Discriminatorio perchè si distingue il matrimonio in base all'orientamento sessuale della coppia mentre in realtà si tratta dello stesso matrimonio e non di un istituto ad hoc.
Omofobico perchè si pretende di desumere l'orientamento sessuale basandosi sul sesso della persona con cui ci si sposa. Se una donna sposa un'altra donna è sicuramente lesbica. Se un uomo sposa un altro uomo è sicuramente gay.
Invece si può essere benissimo bisex e avere alle spalle già un matrimonio con una persona dell'altro sesso.
Finché, anche nel movimento, non smetteremo di raccontare per auto rappresentarci e presentarci al mondo che Giulio ha sposato Marina ma poi si è scoperto gay e ha sposato Carlo non ci sarà mai una integrazione dell'omosessualità tra le opzioni di default.
Si accederà al matrimoni tra gay solo se si è gay e si rinuncia al passato etero che viene visto come un periodo di confusione o di menzogna.
Ecco quanto le etichette possono essere asfittiche e diventare dei veri e propri lager concettuali.
Dobbiamo invece cominciare a pensare che l'uomo e la donna hanno due opzioni e possono sposare una donna o un uomo senza soluzione di continuità senza che sia importante sapere l'orientamento sessuale della coppia senza che il matrimonio con persona dello stesso sesso faccia necessariamente di quella coppia una coppia di due gay o di due lesbiche.
L'articolo è inficiato anche da un insostenibile sessismo che nello specifico sfiora il ridicolo perchè si parla di donne ma si usa il maschile come neutro che vale per entrambi i sessi e si scrive i gay che sono maschi e non donne che, in italiano almeno, sono lesbiche.
La responsabilità qui non è di Monti perchè è notorio che non sono gli autori e le autrici degli articoli a scegliere titoli e sommari.
Però il titolo La vittoria di Elisa: congedo matrimoniale anche per i gay oltre che sessista è proprio cretino. Anche il sommario lo è: I dipendenti omosessuali potranno usufruire degli stessi diritti dei colleghi etero. Peccato che Elisa sia una donna...
Eppure basta poco per scrivere con una grammatica e un lessico non sessisti:
La vittoria di Elisa: congedo matrimoniale anche per le persone omosessuali
Il personale omosessuale potrà usufruire degli stessi diritti di quello etero.
Certo questo sommario ha un vizio ideologico nel riassunto visto che distingue per orientamento sessuale mentre la questione che dirime il matrimonio non è l'orientamento sessuale ma l'assortimento sessuale della coppia, ma il giornalismo italiano è fatto da analfabeti della politica e del rispetto per le minoranze.
Non così per il presidente della Call&Call Umberto Costamagna che ha dichiarato: Non entriamo nella valutazione morale della questione si tratta di una scelta di equità, in una logica di giustizia e di parità di diritti che ci sembra doveroso riconoscere a tutti.
Complimenti a lui e alla Call&Call; a La Nazione e a Michela Monti un po' meno...
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sabato 25 maggio 2013
Il lessico sessista, revisionista, discriminatorio e ambiguo della piattaforma rivendicativa del Roma pride 2013.
Quel che esce dalla porta rientra dalla finestra, è proprio il caso di dire.
Se nel documento politico il Roma pride 2013 si definisce antisessista applicando una lingua non sessista (con qualche svista grossolana come "i figli" solo al maschile al posto de la prole o di i figli e le figlie) la piattaforma rivendicativa inanella una serie disgustosa di cliché sessisti, ammannendo falsi storici (la persecuzione di persone trans nei lager nazisti...) e pretendendo forme inedite di discriminazione.
1 il sessismo
Tanti, troppe e tutte facilmente evitabili gli orrori sessisti della piattaforma da criticare sempre ma vieppiù visto che la rivendicazione anti-sessista (non semplicemente non sessista ma proprio contro il sessismo) è contenuta nel documento politico... Eppure la piattaforma si distingue per un sessismo rivoltante e involontariamente ridicolo non basta professarsi antisessiti bisogna anche essere capaci ad esserlo.
Così le realtà associative firmatarie del documento diventano promotori al maschile
Eppure ci sono due associazioni (sostantivo femminile) una lista (idem) una rete (altro sostantivo femminile) una unione (la UAAR) anch'esso sostantivo femminile) per tacere delle famiglie arcobaleno e di Controviolenza donne...
Si poteva scrivere promotrici e promotori del Roma Pride 2013 oppure, per chi ha in antipatia le ripetizioni si poteva cercare una perifrasi realtà associative, oppure giustificare il maschile apponendo il sostantivo comitato...
Così com'è quel promotori è la quintessenza del sessismo. E' evidente che nessuno (e nessuna) ha letto Alma Sabatini...
Fatto sta che durante tutto il documento è un profluvio di rigurgiti sessisti e maschilisti.
Diritti di singoli (pessimo anche l'italiano, molto meglio diritti dei singoli): solo i singoli le singole no.
Per inciso è curioso notare come anche nella scelleratezza di chi scopando a destra e manca pretende che lo stato lo tuteli e la tuteli (non si sa in quali forme, una sovvenzione sui profilattici ?), nel momento in cui afferma goffamente e maldestramente una rivendicazione non familista (giusta e sacrosanta ma da spiegare diversamente e in maniera più articolata) si ricollega subito a una forma di relazione e dove c'è relazione c'è famiglia.
Sarebbe stato meglio allora rivendicare i diritti delle singole persone sganciando questi diritti dall'obbligo alla partecipazione, alla costruzione di una famiglia, una rivendicazione forse prematura visto che si sta ancora lottando per far riconoscere che anche le unioni (non solo coppie dunque) omosessuali (=tra persone dello stesso sesso) costituiscano una famiglia...
Per inciso, ancora.
Questa rivendicazione cretina (così come è posta) è sicuramente frutto della componente sinistra (purtroppo poco di sinistra) universitaria e non (ci sono anche le compagne e i compagni del Valle occupato un covo di integralismo antiborghese, fatto in un teatro del settecento!!!) che ragionano per clichè fermi a 40 anni fa...
Nel documento politico si critica il familismo. Come si può chiedere l'estensione del matrimoni ed essere contemporaneamente contro la famiglia?

ed ecco il massimo del maschilismo sessista. Le nostre famiglie e i nostri figli (le figlie no...) con buona pace delle famiglie e dei figli e le figlie delle altre persone...
Alla faccia dell'uguaglianza e degli stessi diritti!
Tra l'altro il problema della responsabilità sul minore (la minore no, le figlie questi promotori proprio non le vogliono...) del genitore (genitrice no eh?) si presenta anche per le coppie di sesso diverso...
Il massimo di esclusione, al maschile in barba alle coppie etero (=di sesso diverso).
Da vomitare.
Solo gli alunni (termine desueto che significa scolaro non studente, fermandosi cioè alla scuola dell'obbligo), molto meglio studenti che ha significato maschile e femminile (come suggerisce Alma Sabatini): gli e le studenti mentre alunni al femminile fa alunne...
I professionisti, le professioniste si attaccano...
I genitori sono solo maschi (esiste genitrici...) però stavolta le figlie sono recuperate in zona cesarini... dei loro figli e figlie, della prole no eh?
Insomma va bene professarsi antisessisti però di un corso di uso non sessista della lingua italiana questi ...promotori ne avrebbero proprio bisogno!
2 Il revisionismo
Sacrosanta rivendicazione per la legge 211\2000 ma nei campi di concentramento nazisti c'erano traveste e non trans. Anche perchè la parola stessa Trans verrà coniata solamente nel 1947...
Capisco includere gli esclusi e le escluse ma il revisionismo è da galera qualunque ne sia lo scopo politico.
3 Discriminazione
Indicativi di genere specifici per le persone intersessuali e transessuali.
Quindi sui documenti ci saranno 5 sessi?
maschile
femminile
maschile trans
femminile trans
intersex
Hammurabi impera!
Vi ricordate Jeffrey (Usa, 1995) di Christopher Ashley quel delizioso film off Hollywood che prendeva in giro la voglia di distinguersi fino all'inverosimile del movimento lgbtqi americano? Ecco finalmente ce lo abbiamo anche noi!!!
Questa volontà di separare, dividere (e imperare evidentemente) gioca dei bruttissimi scherzi
Ecco lì! 30 anni di lotte per spiegare che quello dell'orientamento sessuale non è una questione di sessualità ma di affettività spazzati via da un uso criminale delle parole. E questi sciagurati promotori hanno anche la faccia tosta di accusare gli altri di machismo quando loro stessi sono i primi a esserlo!
In realtà me la prendo troppo perchè questi signori dimostrano di non sapere nemmeno scrivere. Guardate come rivendicano la depenalizzazione dell'omosessualità:
è prevista anche per i reati di omosessualità: cioè dando per scontato che sia giusto così, cioè che l'omosessualità sia e debba essere un reato. Invece di scrivere è prevista anche per l'omosessualità perchè considerata un reato.
Infine tra le tanti rivendicazioni questi promotori non sono nemmeno capaci di chiedere una distribuzione a basso prezzo dei profilattici nei posti pubblici e elle scuole... anzi non fanno proprio menzione del condom... Chiedono solo soldi per sé non per la comunità.
Anche per il pride bisognerà andarci turandosi il naso. Ma io non so mica se...
Se nel documento politico il Roma pride 2013 si definisce antisessista applicando una lingua non sessista (con qualche svista grossolana come "i figli" solo al maschile al posto de la prole o di i figli e le figlie) la piattaforma rivendicativa inanella una serie disgustosa di cliché sessisti, ammannendo falsi storici (la persecuzione di persone trans nei lager nazisti...) e pretendendo forme inedite di discriminazione.
1 il sessismo
Tanti, troppe e tutte facilmente evitabili gli orrori sessisti della piattaforma da criticare sempre ma vieppiù visto che la rivendicazione anti-sessista (non semplicemente non sessista ma proprio contro il sessismo) è contenuta nel documento politico... Eppure la piattaforma si distingue per un sessismo rivoltante e involontariamente ridicolo non basta professarsi antisessiti bisogna anche essere capaci ad esserlo.
Così le realtà associative firmatarie del documento diventano promotori al maschile
Eppure ci sono due associazioni (sostantivo femminile) una lista (idem) una rete (altro sostantivo femminile) una unione (la UAAR) anch'esso sostantivo femminile) per tacere delle famiglie arcobaleno e di Controviolenza donne...
Si poteva scrivere promotrici e promotori del Roma Pride 2013 oppure, per chi ha in antipatia le ripetizioni si poteva cercare una perifrasi realtà associative, oppure giustificare il maschile apponendo il sostantivo comitato...
Così com'è quel promotori è la quintessenza del sessismo. E' evidente che nessuno (e nessuna) ha letto Alma Sabatini...
Fatto sta che durante tutto il documento è un profluvio di rigurgiti sessisti e maschilisti.
Diritti di singoli (pessimo anche l'italiano, molto meglio diritti dei singoli): solo i singoli le singole no.
Per inciso è curioso notare come anche nella scelleratezza di chi scopando a destra e manca pretende che lo stato lo tuteli e la tuteli (non si sa in quali forme, una sovvenzione sui profilattici ?), nel momento in cui afferma goffamente e maldestramente una rivendicazione non familista (giusta e sacrosanta ma da spiegare diversamente e in maniera più articolata) si ricollega subito a una forma di relazione e dove c'è relazione c'è famiglia.
Sarebbe stato meglio allora rivendicare i diritti delle singole persone sganciando questi diritti dall'obbligo alla partecipazione, alla costruzione di una famiglia, una rivendicazione forse prematura visto che si sta ancora lottando per far riconoscere che anche le unioni (non solo coppie dunque) omosessuali (=tra persone dello stesso sesso) costituiscano una famiglia...
Per inciso, ancora.
Questa rivendicazione cretina (così come è posta) è sicuramente frutto della componente sinistra (purtroppo poco di sinistra) universitaria e non (ci sono anche le compagne e i compagni del Valle occupato un covo di integralismo antiborghese, fatto in un teatro del settecento!!!) che ragionano per clichè fermi a 40 anni fa...
Nel documento politico si critica il familismo. Come si può chiedere l'estensione del matrimoni ed essere contemporaneamente contro la famiglia?

ed ecco il massimo del maschilismo sessista. Le nostre famiglie e i nostri figli (le figlie no...) con buona pace delle famiglie e dei figli e le figlie delle altre persone...
Alla faccia dell'uguaglianza e degli stessi diritti!
Tra l'altro il problema della responsabilità sul minore (la minore no, le figlie questi promotori proprio non le vogliono...) del genitore (genitrice no eh?) si presenta anche per le coppie di sesso diverso...
Il massimo di esclusione, al maschile in barba alle coppie etero (=di sesso diverso).
Da vomitare.
Solo gli alunni (termine desueto che significa scolaro non studente, fermandosi cioè alla scuola dell'obbligo), molto meglio studenti che ha significato maschile e femminile (come suggerisce Alma Sabatini): gli e le studenti mentre alunni al femminile fa alunne...
I professionisti, le professioniste si attaccano...
I genitori sono solo maschi (esiste genitrici...) però stavolta le figlie sono recuperate in zona cesarini... dei loro figli e figlie, della prole no eh?
Insomma va bene professarsi antisessisti però di un corso di uso non sessista della lingua italiana questi ...promotori ne avrebbero proprio bisogno!
2 Il revisionismo
Sacrosanta rivendicazione per la legge 211\2000 ma nei campi di concentramento nazisti c'erano traveste e non trans. Anche perchè la parola stessa Trans verrà coniata solamente nel 1947...
Capisco includere gli esclusi e le escluse ma il revisionismo è da galera qualunque ne sia lo scopo politico.
3 Discriminazione
Indicativi di genere specifici per le persone intersessuali e transessuali.
Quindi sui documenti ci saranno 5 sessi?
maschile
femminile
maschile trans
femminile trans
intersex
Hammurabi impera!
Vi ricordate Jeffrey (Usa, 1995) di Christopher Ashley quel delizioso film off Hollywood che prendeva in giro la voglia di distinguersi fino all'inverosimile del movimento lgbtqi americano? Ecco finalmente ce lo abbiamo anche noi!!!
Questa volontà di separare, dividere (e imperare evidentemente) gioca dei bruttissimi scherzi
Ecco lì! 30 anni di lotte per spiegare che quello dell'orientamento sessuale non è una questione di sessualità ma di affettività spazzati via da un uso criminale delle parole. E questi sciagurati promotori hanno anche la faccia tosta di accusare gli altri di machismo quando loro stessi sono i primi a esserlo!
In realtà me la prendo troppo perchè questi signori dimostrano di non sapere nemmeno scrivere. Guardate come rivendicano la depenalizzazione dell'omosessualità:
è prevista anche per i reati di omosessualità: cioè dando per scontato che sia giusto così, cioè che l'omosessualità sia e debba essere un reato. Invece di scrivere è prevista anche per l'omosessualità perchè considerata un reato.
Infine tra le tanti rivendicazioni questi promotori non sono nemmeno capaci di chiedere una distribuzione a basso prezzo dei profilattici nei posti pubblici e elle scuole... anzi non fanno proprio menzione del condom... Chiedono solo soldi per sé non per la comunità.
Anche per il pride bisognerà andarci turandosi il naso. Ma io non so mica se...
sabato 16 febbraio 2013
Omonormatività e imperialismo gay. Su un irricevibile omolesbofobico post di Jamila Mascat pubblicato sul blog Marginalia:
Purtroppo mi è capitato di leggere un post, pessimo, su Marginalia, un blog amico, che lego sempre con molta attenzione, e che, a dire il vero, raramente si occupa di questioni lgbt - non è un velato "rimprovero" ma solo una constatazione anche io qui su elementidicritica mi occupo poco di questione femminile, lo faccio sul mio altro blog...- mi è capitato di leggere, dicevo, un post che partendo da queste considerazioni arriva ad accusare il movimento lgbt di omonormatività e imperialismo gay.
Non vomitate subito, cerchiamo di vedere prima come l'autrice del post arriva a questa accusa.
Il post pubblica, in traduzione italiana dall'originale francese, presumo, un intervento scritto da Jamila M.H Mascat dal titolo Coming Out nel quale, come anticipa l'autrice del Blog che ce lo propone, dopo averlo tradotto (presumo sempre io) A partire da una quasi-cronaca della manifestazione organizzata a Parigi dall' Inter-lgbt il 27 gennaio scorso, Coming out affronta luci e ombre del dibattito sul cosiddetto mariage pour tous, invitando "ad immaginare altro e meglio".
Già gli aggettivi utilizzati tradiscono il giudizio negativo sull'estensione del matrimonio. Il cosiddetto, biosgna immaginare meglio e altro insomma questo matrimoni non s'ha da fare sempra dirci Enza Perilli in arte Marginalia.
Il post è molto lungo e vi invito a leggerlo per conto vostro. Qui cercherò di individuare alcuni punti nodali che fanno di questa donna (Jamila, non Enza) una omofoba tout-court.
Dunque cosa dice Jamila?
Parlando di matrimonio Jamila accenna al fatto che viene invitata sia a quelli civili che a quelli religiosi e che ne ama il cerimoniale che è più quello religioso che civile (si parla di promesse che non ci sono nel matrimonio civile almeno non in Italia) e più quello protestante che cattolico, il lancio del bouquet, le promesse, appunto, che abbiamo visto in tanti film americani...
In Italia il bouquet si conserva...
Insomma Jamila confonde le acque e con la scusa dei matrimoni cui presenzia equipara quello religioso a quello laico compiendo un falso ideologico perché in nessuna rivendicazione lgbt si richiede l'estensione del matrimonio religoso... A Jamila preme sottolineare che chi si sposa non lo fa per una sostanza ma per una cerimonia.
Non critico tanto questo modo di vedere critico la maniera surrettizia con cui Jamila porta il discorso su questo livello senza dirlo apertamente ma con un falso tono colloquiale che usa dei termini irricevibili.
Jamila usa infatti un linguaggio sessista per esempio dice che fa sempre il regalo agli sposi, al maschile.
Per un blog attento al sessismo non c'è male...
Sessista o, meglio, patriarcale e maschilista, sono anche i verbi che Jamila usa come quando dice Al bouquet non ci tengo, ma le promesse mi fanno impazzire, sarà quell’ostinata invocazione d’eternità che prova a fottere l’intermezzo del tutti-i-giorni, o forse solo il pensiero della cattiva sorte che mi rattrista. (il neretto è mio).
Fottere è verbo così squisitamente maschilista che quando l'ho letto in un blog dal quale ha appreso molto sul sessismo un altro po' cado dalla sedia.
Tutto il frasario di Jamila è maschilista:
Ancora complimenti a Marginalia per ospitare un intervento così friendly nei confronti delle donne più liberate...
Jamila è maschilista ma molto abile e conosce bene le strategie retoriche del discorso.
Quindi prima di affondare i suoi fendenti su chi richiede l'estensione del matrimonio riconosce (cioè finge di farlo) la legittimità di questa richiesta.
E qui si compie il primo scippo.
Jamila pretende che si richieda l'estensione del matrimonio per i diritti sociali che sono dei privilegi.
Privilegi che per lei non derivano dallo status di coppia ma da quello di singoli.
Su questo ha perfettamente ragione: perchè due amici che vivono insieme non possono avere gli stessi diritti amministrativi di una coppia di donne di uomini o mista in fatto di eredità, subentro nel contratto di locazione, etc?
Infatti ci sono delle leggi, come i pacs, che dirimono la questione. E lei che è francese dovrebbe saperlo bene visto che i pacs in Francia ci sono dal 99.
Le persone pacsate non sono necessariamente amanti, possono anche essere amiche e solidali.
Perchè allora si può pacsare solo una coppia e non tre o cinque persone?
Perchè i pacs non sono nati per restituire alle coppie dello stesso sesso parte dei diritti negati ma per tutelare le coppie di sesso diverso che pur potendo non si sono sposate.
Ma proprio in virtù de fatto che queste persone qualunque ne sia il motivo non hanno usufruito del matrimonio che tra le altre cose garantisce anche questi diritti si è esteso l'effetto dei pacs anche alle coppie dello stesso sesso e alle coppie di amici.
Nei pacs è vero i diritti amministrativi del matrimonio svengono trasferiti ancora in base al fatto che si è una coppia. Trasferire questi diritti alle singole è una rivendicazione sacrosanta che però non ha nulla a che fare col l'estensione del matrimoni che intraprende il cammino opposto. Il cammino di chi chiedendo che la sua unione venga riconosciuta pubblicamente e dallo stato si sente rispondere che più accedere ai diritti da singolo perchè la sua unione non è famiglia.
Non sono i diritti amministrativi che le persone in coppia dello stesso sesso vogliono quando chiedono l'estensione del matrimonio. Affermarlo non vuol dire semplificare le cose ma vuol dire affermare il falso.
L'estensione del matrimonio non serve ad acquisire gli stessi privilegi delle coppie etero(=di sesso diverso) come pretende Jamila.
Se il motivo per cui lo si richiede fosse quello dei vantaggi amministrativo- economici basterebbe a queste coppie andare da un notaio (come infatti molte coppie hanno fatto). Questi sono i consigli che in Italia dà la destra di Fini o posto alle strette qualche prelato illuminato del Vaticano.
Insomma non sono argomentazioni gayfriendly quanto piuttosto reazionarie e omofobe, com'è possibile che Vincenza non se ne renda conto?
L'estensione del matrimonio serve soprattutto a legittimare le unioni omosessuali(=tra persone dello stesso sesso) a dire che anche due donne e due uomini in coppia che si amano e fanno sesso sono importanti per la società e contribuiscono alla crescita allo sviluppo e al benessere della società tanto quanto le coppie di sesso diverso.
Solo una vulgata naif del marxismo può leggere la richiesta del matrimonio come accesso ai privilegi economico-amministrativi delle persone etero. <
La vulgata di chi fa teoria sulla pelle e sulla vita di tante famiglie ognuna con una storia diverse, come anche lettrici e lettori di questo blog hanno raccontato.
Jamila fa finta di ignorare che la rivendicazione riguarda il riconoscimento pubblico e dunque di Stato sulla legittimità di queste unioni.
Ci si sposa per far sapere al mondo, pubblicamente, e per riconoscimento statale che Alessandro ama Francesco col quale fa anche l'amore.
Ma Jamila che aborre il matrimonio deve cercare di rederlo inutile a tutti i costi e per farlo applica una logica che farebbe inorridire Aristotele:
Io personalmente non amo il matrimonio.
Non ci tengo a sposarmi.
Non solo perchè non c'è nessuno che vuole sposarmi all'orizzonte (chissà...) ma perchè non mi interessa il matrimonio.
Eppure so che ci sono molte persone che vorrebbero sposarsi e che non possono.
E questa è una discriminazione contro la quale politicamente lotto.
Non è che siccome io personalmente non amo il matrimonio dico e duqnue non devi amarlo nemmeno tu.
In ogni caso che io non ami il matrimonio o meno è irrilevante perchè anche se lo amassi non potrei sposarmi.
Allora lotto anche per me per il diritto di dire no al matrimonio potendo scegliere se sposarmi o no. Altrimenti sembra che non lo voglio perchè non lo posso avere.
Il matrimoni non è l'uva e io non sono la volpe.
In ogni caso che una donna etero che dunque ama gli uomini e che se vuole può sposarsi anche se non lo fa, venga a dire a me, che non voglio sposarmi ma che se pure lo volessi non lo potrei fare e dunque rispetto lei sono un cittadino di serie b, che devo rinunciare al matrimonio perchè possiamo andare oltre al matrimonio, beh scusare ma mi sembra un'enorme presa in giro.
E' come dire a un ragazzino del Biafra ostentando una bistecca che non si mangia perchè si è, che so, vegani, bambino cattivvo che vorresti la bistecca (ma non la puoi avere) non mangiare la carne ci sono altri cibi meno indigesti non pensi a quei poveri animali che muoiono? .
Bella presa in giro no? Matriarcale, patriarcale, sadica, e schiofsamente moralista diq uel moralismo scifoso da comunisti anni cinquanta che epuravano le donne dal partito perchè intessevano relazioni al di fuori del matrimonio o avevano un orientamento sessuale omosex...
Ma dove vuole arrivare Jamila?
Insomma da un lato Jamila si illude di ammantarsi della stessa santita ascetica di chi è vegetariano perché rinuncia di sua sponte al matrimonio dall'altro si comporta terroristicamente come gli uomini che discettano di aborto decidendo su un copro che non è il loro. Jamila decide della vita di famiglie che non saranno mai la sua visto che lei è etero.
Perchè io con alla mia prozia voglio bene ma non ci faccio l'amore.
Io faccio l'amore con Francesco e lo Stato non mi permette di sposarmi con lui perchè siamo due uomini.
Ignorando la necessità della legittimazione delle unioni di persone dello stesso sesso Jamila dimostra di ignorare una disperata necessità che lei non può capire perchè a lei non capiterà mai di venire picchiata perchè va in giro mano nella mano col suo compagno\fidanzato\uomo\marito.
Eppure in quanto donna Jamila dovrebbe capire la discriminazione del patriarcato che vive sulla propria pelle... ma la solidarietà di classe evidentemente non le appartiene.
Questo modo minimizzante e matriarcale di sminuire e criticare una sacrosanta rivendicazione politica mi ferisce e mi fa arrabbiare mettendo alla prova la mia feminifilia, inducendomi in tentazione di essere anche io almeno una volta nella mia vita maschilista e liquidare queste considerazioni come farebbero tanti maschietti con meno scrupoli di me.
La mia è una boutade naturalmente che spero mi comprenderete leggendo il resto dello scritto di questa donna sciagurata.
Dopo aver messo alla berlina l'amore di Franesca e Luciana contrapponendogli quello di Alessio e la sua prozia arriva il fendente, ecco l'affondo delirante e matriarcale con cui Jamila liquida il movimento lgbt in una maniera disumana:
Ma siamo sicuri che Jamila sia una femminista? Io inizio a dubitarlo davvero...
In ogni caso anche qui Jamila dimostra davvero di no avere capito affatto la questione:
Se no dei due coniugi di una coppia sposata, dunque un uomo o una donna, cambia sesso anche non chirurgicamente, il matrimonio viene sciolto automaticamente perchè due persone dello stesso sesso non possono essere sposate. Se si estende il diritto al matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso eccome se la rivendicazione riguarda anche le persone transgeder...
Quindi quel rimprovero oltre ad essere schifosamente maternalista è anche falso!
Evidentemente qui, continuando con il suo laboratorio di alchimia sociale e antropologica sulla pelle altrui e con la predisposizione profondamente razzista di chi accetta la diversità non come una variante naturale allo stesso genere umano e donnano ma come una identità a sé separata e diversa Jamila pensa a una pluralità di sessi oltre quelli maschile e femminile, gli unici che io conosco, ma non si capisce perchè secondo lei nel matrimonio tutti questi sessi non possano rientrare....
Ma forse sto dando a Jamila troppa importanza lei dopotutto vuole solo cancellare il matrimonio. Però siccome certo non cancella il matrimonio già esistente quello delle coppie etero si accontenta di criticare che le persone omosessuali lo chiedano anche per loro arrivando a dire che
una politica che non contesta le ipotesi e le istituzioni eteronormative dominanti, ma la conserva, mentre promette la possibilità di una collegio elettorale gay smobilitato privatizzato, di una cultura gay depoliticizzata e ancorata alla domesticità e al consumo.
Insomma Jamila quello che dice la chiesa. Che le persone omosessuali comprano i bambini per una voglia consumistica di genitorialità che non compete loro.
Ripeto, è facile per Jamila dar via un diritto che a lei non piace, ma che le altre persone come lei continuano ad avere. Un po' meno facile è convincere a darlo via a quelle persone che quel diritto non ce l'hanno ancora e che già vivono in famiglie niente affatto eteronormate e che vorrebbero vedersi riconociute.
Ma invece di garantire al genitore non biologico il diritto di continuare a crescere suo figlio anche in caso di morte del compagno\compagna Jamila ci suggerisce di andare vivere con la nostra prozia.
Un esercizio retorico contro il matrimonio che passa con le scarpe coi tacchi 30 sulla pelle di tutte quelle persone donne e uomini che pur costituendo famiglie continuano a essere discriminate anche da queste bacchettone del laboratroio politico fatto sulla pelle altrui.
Questa è omo-lesbofobia bella e buona.
Un odio da maestrina da chi crede di saperne di più e invece non solo non sa niente e non capisce niente ma cova un odio pericoloso e irricevibile.
Purtroppo non dobbiamo dimenticare che il primo femminismo mal vedeva il lesbismo, affermando che era un problema personale e non politico (non lo dico io lo dice Edda Billi... non so se mi spiego) figuriamoci come certo femminismo contemporaneo (basato su slogan e non su analisi sociali serie basta dare uno sguardo ai blog che Jamila cita a fine del suo scritto) può vedere l'omosessualità ancora oggi...
Se Jamila vuole andare a di là del matrimonio perchè invece di vivere con la persona che ama e con la quale fa sesso vuole vivere con la sua prozia faccia pure. Vada a vivere con la sua prozia.
Ma perchè deve imporre di fare lo stesso anche a noi verbigrazia non si capisce proprio il motivo.
Cara Vincenza Perilli mMeno moralismo veteromarxista omofobico. Più rispetto democratico per chi la pensa diversamente da te.
Bisogna essere smepre contro lo stato etico qualunque sia l'etica che si abbraccia. Perchè la tua non è migliore della mia e un diritto allargato è un bene per tutte e per tutti. Anche per te.
Purtroppo Jamila e Marginalia che la traduce la pubblica e la sostiene si comportano in maniera antidemocratica e fascista.
DOBBIAMO DIRGLI DI SMETTERE.
Non vomitate subito, cerchiamo di vedere prima come l'autrice del post arriva a questa accusa.
Il post pubblica, in traduzione italiana dall'originale francese, presumo, un intervento scritto da Jamila M.H Mascat dal titolo Coming Out nel quale, come anticipa l'autrice del Blog che ce lo propone, dopo averlo tradotto (presumo sempre io) A partire da una quasi-cronaca della manifestazione organizzata a Parigi dall' Inter-lgbt il 27 gennaio scorso, Coming out affronta luci e ombre del dibattito sul cosiddetto mariage pour tous, invitando "ad immaginare altro e meglio".
Già gli aggettivi utilizzati tradiscono il giudizio negativo sull'estensione del matrimonio. Il cosiddetto, biosgna immaginare meglio e altro insomma questo matrimoni non s'ha da fare sempra dirci Enza Perilli in arte Marginalia.
Il post è molto lungo e vi invito a leggerlo per conto vostro. Qui cercherò di individuare alcuni punti nodali che fanno di questa donna (Jamila, non Enza) una omofoba tout-court.
Dunque cosa dice Jamila?
Parlando di matrimonio Jamila accenna al fatto che viene invitata sia a quelli civili che a quelli religiosi e che ne ama il cerimoniale che è più quello religioso che civile (si parla di promesse che non ci sono nel matrimonio civile almeno non in Italia) e più quello protestante che cattolico, il lancio del bouquet, le promesse, appunto, che abbiamo visto in tanti film americani...
In Italia il bouquet si conserva...
Insomma Jamila confonde le acque e con la scusa dei matrimoni cui presenzia equipara quello religioso a quello laico compiendo un falso ideologico perché in nessuna rivendicazione lgbt si richiede l'estensione del matrimonio religoso... A Jamila preme sottolineare che chi si sposa non lo fa per una sostanza ma per una cerimonia.
Non critico tanto questo modo di vedere critico la maniera surrettizia con cui Jamila porta il discorso su questo livello senza dirlo apertamente ma con un falso tono colloquiale che usa dei termini irricevibili.
Jamila usa infatti un linguaggio sessista per esempio dice che fa sempre il regalo agli sposi, al maschile.
Per un blog attento al sessismo non c'è male...
Sessista o, meglio, patriarcale e maschilista, sono anche i verbi che Jamila usa come quando dice Al bouquet non ci tengo, ma le promesse mi fanno impazzire, sarà quell’ostinata invocazione d’eternità che prova a fottere l’intermezzo del tutti-i-giorni, o forse solo il pensiero della cattiva sorte che mi rattrista. (il neretto è mio).
Fottere è verbo così squisitamente maschilista che quando l'ho letto in un blog dal quale ha appreso molto sul sessismo un altro po' cado dalla sedia.
Tutto il frasario di Jamila è maschilista:
Gli ho chiesto di sposarmi soltanto una volta, nel 2005, quando per motivi urgenti e spiacevoli sembrava che fossi costretta a partire per l’Arabia Saudita, e non avrei potuto farlo senza accompagnatore. Avrei avuto bisogno di un marito. Poi non se ne è fatto più niente di quel viaggio né di quel matrimonio. Sono tradizionalista, dicono le mie amiche più libertine e le mie compagne più liberate. In effetti, per esempio, finora non ho mai fatto una cosa a tre.La liberazione delle donne per Jamila passa dunque per un libertinismo sessuale promiscuo e da orgia.
Ancora complimenti a Marginalia per ospitare un intervento così friendly nei confronti delle donne più liberate...
Jamila è maschilista ma molto abile e conosce bene le strategie retoriche del discorso.
Quindi prima di affondare i suoi fendenti su chi richiede l'estensione del matrimonio riconosce (cioè finge di farlo) la legittimità di questa richiesta.
Parlo dal punto di vista di chi dispone di un privilegio etero, come mi è stato fatto notare spesso negli ultimi tempi. Lo so, e sono così privilegiata da poter decidere perfino di potermene non servire, sapendo che in caso di emergenza, lui, il privilegio, in fondo sta là, da usare se mai ce ne fosse bisogno. Di buoni motivi per sposarsi non ne vedo, se non certo proprio tutte quelle ottime ragioni messe in campo dal movimento lgbtq durante la campagna pro mariage, cioè tutti quei diritti sociali e di cittadinanza che dipendono da questo tanto conteso diritto civile.(i neretti sono miei)Ed ecco la semplificazione ideologica che passa nel cavallo di troia dell'apparente riconoscimento della legittimità della richiesta di estensione di un diritto mancato: lei di motivi per sposarsi non ne vede se non i diritti sociali così li chiama.
E qui si compie il primo scippo.
Jamila pretende che si richieda l'estensione del matrimonio per i diritti sociali che sono dei privilegi.
Privilegi che per lei non derivano dallo status di coppia ma da quello di singoli.
Su questo ha perfettamente ragione: perchè due amici che vivono insieme non possono avere gli stessi diritti amministrativi di una coppia di donne di uomini o mista in fatto di eredità, subentro nel contratto di locazione, etc?
Infatti ci sono delle leggi, come i pacs, che dirimono la questione. E lei che è francese dovrebbe saperlo bene visto che i pacs in Francia ci sono dal 99.
Le persone pacsate non sono necessariamente amanti, possono anche essere amiche e solidali.
Perchè allora si può pacsare solo una coppia e non tre o cinque persone?
Perchè i pacs non sono nati per restituire alle coppie dello stesso sesso parte dei diritti negati ma per tutelare le coppie di sesso diverso che pur potendo non si sono sposate.
Ma proprio in virtù de fatto che queste persone qualunque ne sia il motivo non hanno usufruito del matrimonio che tra le altre cose garantisce anche questi diritti si è esteso l'effetto dei pacs anche alle coppie dello stesso sesso e alle coppie di amici.
Nei pacs è vero i diritti amministrativi del matrimonio svengono trasferiti ancora in base al fatto che si è una coppia. Trasferire questi diritti alle singole è una rivendicazione sacrosanta che però non ha nulla a che fare col l'estensione del matrimoni che intraprende il cammino opposto. Il cammino di chi chiedendo che la sua unione venga riconosciuta pubblicamente e dallo stato si sente rispondere che più accedere ai diritti da singolo perchè la sua unione non è famiglia.
Non sono i diritti amministrativi che le persone in coppia dello stesso sesso vogliono quando chiedono l'estensione del matrimonio. Affermarlo non vuol dire semplificare le cose ma vuol dire affermare il falso.
L'estensione del matrimonio non serve ad acquisire gli stessi privilegi delle coppie etero(=di sesso diverso) come pretende Jamila.
Se il motivo per cui lo si richiede fosse quello dei vantaggi amministrativo- economici basterebbe a queste coppie andare da un notaio (come infatti molte coppie hanno fatto). Questi sono i consigli che in Italia dà la destra di Fini o posto alle strette qualche prelato illuminato del Vaticano.
Insomma non sono argomentazioni gayfriendly quanto piuttosto reazionarie e omofobe, com'è possibile che Vincenza non se ne renda conto?
L'estensione del matrimonio serve soprattutto a legittimare le unioni omosessuali(=tra persone dello stesso sesso) a dire che anche due donne e due uomini in coppia che si amano e fanno sesso sono importanti per la società e contribuiscono alla crescita allo sviluppo e al benessere della società tanto quanto le coppie di sesso diverso.
Solo una vulgata naif del marxismo può leggere la richiesta del matrimonio come accesso ai privilegi economico-amministrativi delle persone etero. <
La vulgata di chi fa teoria sulla pelle e sulla vita di tante famiglie ognuna con una storia diverse, come anche lettrici e lettori di questo blog hanno raccontato.
Jamila fa finta di ignorare che la rivendicazione riguarda il riconoscimento pubblico e dunque di Stato sulla legittimità di queste unioni.
Ci si sposa per far sapere al mondo, pubblicamente, e per riconoscimento statale che Alessandro ama Francesco col quale fa anche l'amore.
Ma Jamila che aborre il matrimonio deve cercare di rederlo inutile a tutti i costi e per farlo applica una logica che farebbe inorridire Aristotele:
Proprio perché è un privilegio, dico: non estendiamolo, piuttosto smontiamolo, liberiamocene.Per essere onesti e chiari.
Io personalmente non amo il matrimonio.
Non ci tengo a sposarmi.
Non solo perchè non c'è nessuno che vuole sposarmi all'orizzonte (chissà...) ma perchè non mi interessa il matrimonio.
Eppure so che ci sono molte persone che vorrebbero sposarsi e che non possono.
E questa è una discriminazione contro la quale politicamente lotto.
Non è che siccome io personalmente non amo il matrimonio dico e duqnue non devi amarlo nemmeno tu.
In ogni caso che io non ami il matrimonio o meno è irrilevante perchè anche se lo amassi non potrei sposarmi.
Allora lotto anche per me per il diritto di dire no al matrimonio potendo scegliere se sposarmi o no. Altrimenti sembra che non lo voglio perchè non lo posso avere.
Il matrimoni non è l'uva e io non sono la volpe.
In ogni caso che una donna etero che dunque ama gli uomini e che se vuole può sposarsi anche se non lo fa, venga a dire a me, che non voglio sposarmi ma che se pure lo volessi non lo potrei fare e dunque rispetto lei sono un cittadino di serie b, che devo rinunciare al matrimonio perchè possiamo andare oltre al matrimonio, beh scusare ma mi sembra un'enorme presa in giro.
E' come dire a un ragazzino del Biafra ostentando una bistecca che non si mangia perchè si è, che so, vegani, bambino cattivvo che vorresti la bistecca (ma non la puoi avere) non mangiare la carne ci sono altri cibi meno indigesti non pensi a quei poveri animali che muoiono? .
Bella presa in giro no? Matriarcale, patriarcale, sadica, e schiofsamente moralista diq uel moralismo scifoso da comunisti anni cinquanta che epuravano le donne dal partito perchè intessevano relazioni al di fuori del matrimonio o avevano un orientamento sessuale omosex...
Ma dove vuole arrivare Jamila?
A una riconfigurazione giuridica che permetta di attribuire diversamente quegli stessi diritti vincolati ora al matrimonio.Jamila manca completamente la questione dei diritti mancanti e appronta una strada in cui i diritti individuali dovrebbero essere riconosciuti a tutte e tutti senza la clausola del more uxorio.
Facciamo uno sforzo immenso di immaginazione e pensiamo a unioni che possano assumere la forma che meglio credono ed essere legittime per questo. Pensiamo che io, mio padre, la mia prozia e la sua fidanzata possiamo fare famiglia.Giusto e vero. Ma anche Stefano e Federico che si sono sposati a New York fanno famiglia. Solo che sono dovuti andare negli Stati Uniti per vedersela riconosciuta pubblicamente. E siccome in nessun modo il matrimonio può essere cancellato per le coppie etero che se vogliono continuano a sposarsi dire alle coppie omosessuali non chiedete il matrimonio chiedete di più significa perpetrare solo sulla loro pelle una discriminazione che a Jamila non toccherà mai perchè lei può sempre sposarsi anche se non lo fa.
Insomma da un lato Jamila si illude di ammantarsi della stessa santita ascetica di chi è vegetariano perché rinuncia di sua sponte al matrimonio dall'altro si comporta terroristicamente come gli uomini che discettano di aborto decidendo su un copro che non è il loro. Jamila decide della vita di famiglie che non saranno mai la sua visto che lei è etero.
Immaginiamo che tre donne che si amano possano fare famiglia perché si amano, e nel modo in cui scelgono. Pensiamo a due uomini e due donne che possono crescere una bambina e insieme fare famiglia. Pensiamo anche che un collettivo di individui legati da pratiche e rapporti affettivi, o un gruppo di conviventi o semplicemente singoli che condividono relazioni di cura e solidarietà possano disporre dei diritti di famiglia.E qui, di nuovo, Jamila fa un uso retorico molto furbo del termine famiglia dandone un significato più ampio.
Perchè io con alla mia prozia voglio bene ma non ci faccio l'amore.
Io faccio l'amore con Francesco e lo Stato non mi permette di sposarmi con lui perchè siamo due uomini.
Ignorando la necessità della legittimazione delle unioni di persone dello stesso sesso Jamila dimostra di ignorare una disperata necessità che lei non può capire perchè a lei non capiterà mai di venire picchiata perchè va in giro mano nella mano col suo compagno\fidanzato\uomo\marito.
Eppure in quanto donna Jamila dovrebbe capire la discriminazione del patriarcato che vive sulla propria pelle... ma la solidarietà di classe evidentemente non le appartiene.
Questo modo minimizzante e matriarcale di sminuire e criticare una sacrosanta rivendicazione politica mi ferisce e mi fa arrabbiare mettendo alla prova la mia feminifilia, inducendomi in tentazione di essere anche io almeno una volta nella mia vita maschilista e liquidare queste considerazioni come farebbero tanti maschietti con meno scrupoli di me.
La mia è una boutade naturalmente che spero mi comprenderete leggendo il resto dello scritto di questa donna sciagurata.
Dopo aver messo alla berlina l'amore di Franesca e Luciana contrapponendogli quello di Alessio e la sua prozia arriva il fendente, ecco l'affondo delirante e matriarcale con cui Jamila liquida il movimento lgbt in una maniera disumana:
Qualche giorno fa su Le Monde si parlava, forse per la prima volta, di omonazionalismo e imperialismo gay. Due espressioni anche un po’ cacofoniche, davvero. Suona molto meglio “favolosità”, che è sempre stata una delle parole d’ordine del movimento transqueer (delle cui rivendicazioni, per inciso, mi sembra che non ci sia granché traccia nelle piattaforme dei gruppi pro-mariage, ma potrei sbagliare).L'ironia sottile del camp la può usare solo una persona omosessuale altrimenti si incappa in orrori omofobici come questa considerazione di Jamila che non si accorge del sottile maschilismo con cui certi uomini iperbolizzano la loro idea di femminino nel parlare di se stessi al femminile o nel travestirsi.
Ma siamo sicuri che Jamila sia una femminista? Io inizio a dubitarlo davvero...
In ogni caso anche qui Jamila dimostra davvero di no avere capito affatto la questione:
Se no dei due coniugi di una coppia sposata, dunque un uomo o una donna, cambia sesso anche non chirurgicamente, il matrimonio viene sciolto automaticamente perchè due persone dello stesso sesso non possono essere sposate. Se si estende il diritto al matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso eccome se la rivendicazione riguarda anche le persone transgeder...
Quindi quel rimprovero oltre ad essere schifosamente maternalista è anche falso!
Evidentemente qui, continuando con il suo laboratorio di alchimia sociale e antropologica sulla pelle altrui e con la predisposizione profondamente razzista di chi accetta la diversità non come una variante naturale allo stesso genere umano e donnano ma come una identità a sé separata e diversa Jamila pensa a una pluralità di sessi oltre quelli maschile e femminile, gli unici che io conosco, ma non si capisce perchè secondo lei nel matrimonio tutti questi sessi non possano rientrare....
Ma forse sto dando a Jamila troppa importanza lei dopotutto vuole solo cancellare il matrimonio. Però siccome certo non cancella il matrimonio già esistente quello delle coppie etero si accontenta di criticare che le persone omosessuali lo chiedano anche per loro arrivando a dire che
Di favoloso il mariage pour tous pare che abbia ben poco, e le bandiere francesi ancora meno. Una favola vera, più bella dei Promessi sposi e del ritornello di Beyoncé, una favola pour tou.te.s potrebbe aspirare a molto di più.
E soprattutto dovrebbe tenersi alla larga da ogni forma di discriminazione diretta o indiretta (perché il fatto di subirne una non dà diritto a perpetrarne o ignorarle altre), e a debita distanza dall’égalité di cui altri gruppi e minoranze continuano a fare le spese.Adesso, verbigrazia, estendere il matrimonio a tutte le coppie quali minoranze discrimina?
L’articolo di Le Monde si conclude prefigurando uno scenario apocalittico: la Francia, campo di battaglia del fronte omonazionalista, tragicamente divisa in due blocchi, omofobi da una parte e xenofobi dall’altra.Qui, credo, si fa riferimento a una clausola della legge sull'estensione al matrimoni che vuole riconoscere come coppie sposate anche quelle in cui uno dei due componenti della coppia sia un cittadino straniero nel cui paese di origine il matrimoni per le coppie dello stesso sesso non è contemplato.
Il che equivale a dire che non ci sia alternativa all’omonormatività (questa è la definizione migliore che ho trovato in circolazione: "homonormativity = a politics that does not contest dominant heteronormative assumptions and institutions, but upholds and sustains them, while promising the possibility of a demobilized gay constituency and a privatized, depoliticized gay culture anchored in domesticity and consumption", L. Duggan).cioè in traduzione per far capire anche chi non capisce (complimenti a AMrginalia che ha lasciato il testo solamente in inglese...)
una politica che non contesta le ipotesi e le istituzioni eteronormative dominanti, ma la conserva, mentre promette la possibilità di una collegio elettorale gay smobilitato privatizzato, di una cultura gay depoliticizzata e ancorata alla domesticità e al consumo.
Insomma Jamila quello che dice la chiesa. Che le persone omosessuali comprano i bambini per una voglia consumistica di genitorialità che non compete loro.
Per fortuna, invece, c’è chi come qui, qui e qui, ci aiuta ancora a credere alle favole
(Jamila M.H Mascat, 11 febbraio 2013)
Ripeto, è facile per Jamila dar via un diritto che a lei non piace, ma che le altre persone come lei continuano ad avere. Un po' meno facile è convincere a darlo via a quelle persone che quel diritto non ce l'hanno ancora e che già vivono in famiglie niente affatto eteronormate e che vorrebbero vedersi riconociute.
Ma invece di garantire al genitore non biologico il diritto di continuare a crescere suo figlio anche in caso di morte del compagno\compagna Jamila ci suggerisce di andare vivere con la nostra prozia.
Un esercizio retorico contro il matrimonio che passa con le scarpe coi tacchi 30 sulla pelle di tutte quelle persone donne e uomini che pur costituendo famiglie continuano a essere discriminate anche da queste bacchettone del laboratroio politico fatto sulla pelle altrui.
Questa è omo-lesbofobia bella e buona.
Un odio da maestrina da chi crede di saperne di più e invece non solo non sa niente e non capisce niente ma cova un odio pericoloso e irricevibile.
Purtroppo non dobbiamo dimenticare che il primo femminismo mal vedeva il lesbismo, affermando che era un problema personale e non politico (non lo dico io lo dice Edda Billi... non so se mi spiego) figuriamoci come certo femminismo contemporaneo (basato su slogan e non su analisi sociali serie basta dare uno sguardo ai blog che Jamila cita a fine del suo scritto) può vedere l'omosessualità ancora oggi...
Se Jamila vuole andare a di là del matrimonio perchè invece di vivere con la persona che ama e con la quale fa sesso vuole vivere con la sua prozia faccia pure. Vada a vivere con la sua prozia.
Ma perchè deve imporre di fare lo stesso anche a noi verbigrazia non si capisce proprio il motivo.
Cara Vincenza Perilli mMeno moralismo veteromarxista omofobico. Più rispetto democratico per chi la pensa diversamente da te.
Bisogna essere smepre contro lo stato etico qualunque sia l'etica che si abbraccia. Perchè la tua non è migliore della mia e un diritto allargato è un bene per tutte e per tutti. Anche per te.
Purtroppo Jamila e Marginalia che la traduce la pubblica e la sostiene si comportano in maniera antidemocratica e fascista.
DOBBIAMO DIRGLI DI SMETTERE.
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