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sabato 24 marzo 2018

Mina, l'icona.


Ricorrono i 40 anni dall'addio alle scene di Mina, siglato dai concerti dell'estate 1978 registrati album usciti quello stesso autunno.

Un addio mai davvero definitivo (Mina continua a "comparire" in radio, sui quotidiani e i settimanali, per tacere di Mina in studio del 2001) ma comunque fondamentale per una cantante: niente più concerti, niente più partecipazioni televisive o cinematografiche, niente.

Nell'iconosfera a cavallo tra due millenni Mina riesce  però a mantenere viva una riconoscibilità visiva normalmente consegnata alle icone immortali perché decedute e dunque immutabili.

I tratti fisionomici della signora Mazzini (il naso aquilino, i nei sulla guancia destra, gli occhi privi di sopracciglia, le mani che volano sul viso e intorno) sono immediatamente riconoscibili come il basco del Che e la capigliatura bionda di Marilyn.

L'iconizzazione del volto di Mina non è costruita sulla cancellazione del suo volto di dopo come nel caso di Garbo (Greta, non il cantante) che si è sottratta a qualunque foto da una certa età in poi, di fatto scomparendo.

Dopo l'addio alle scene di Mina abbiamo continuato a vedere  foto ufficiose e rubate, foto nelle quali era grassa, dimagrita, sorridente, infuriata, col doppiomento, senza, complice certa  stampa scandalistica che ha continuato a massacrarla (un aborto spontaneo e un tentativo di suicidio tra le invenzioni, disgustose, di Stop negli anni 80).

Ci sono  poi  le copertine dei suoi album  nelle quali, accanto a immagini bizzarre (alle quali ci ha abituate da sempre, dalla scimmia del 1971 ai cerchi concentrici di Cinquemilaquarantatré) Mina ha declinato il suo volto nelle forme d'arte più varie,  dalla barba di Salomè alla cinepresa di Sorelle Lumière passando per una delle migliori copertine, non solo sue, ma in generale, che è la testa calva di Attila cui l'aliena di Moeba è in qualche modo discendente.

L'assenza di Mina dalle scene non è mai stata silenziosa, e non solo per i dischi che ha continuato a sfornare a cadenza annuale finché la distribuzione non ci ha messo lo zampino  mettendo fine fine  uno dei Guinness mai eguagliati né  mai riconosciuti: dal 1964 anno del primo lp sino al 2003 Mina ha pubblicato almeno un lp all'anno, con punte di tre, dischi di brani di nuova incisione, tra cover e inediti, una prolificità che non ci risulta sia stata nemmeno lontanamente sfiorata  da chicchessia(1).

Nonostante  la sua assenza fisica Mina ha continuato ad abitare il mondo dell'immagine diventando l'icona di se stessa, o, meglio, scomparendo come personaggio fisico e rimanendo ufficialmente riconoscibile solo in icona.

Ogni foto rubata (anche le immagini video di Canale Cinque che la riprendono mentre chiama sguaiata suo nipote Axel - Aaaaaaaaaaaaaxxxeeeeeeellllllllllll - sicuramente da lei autorizzate) conferma e rimanda all'immaginario ufficiale,  quello del suo volto sempre uguale a sue stesso non perché immutabile,  imperituro ma perché trasfigurato  da un'aura di minosa iconicità  che lo rende sempre omologo. Mina capovolge i rapporto tra immagine concreta e icona.

Non è l'icona a conformarsi all'immagine reale è quella reale a essere riconosciuta come Mina perchè conforme all'icona.

Ogni immagine di Mina è una declinazione diversa di certi tratti inconfondibili tramite i quali la riconosciamo sempre, per il resto c'è il nome.

La Mina iconica  esiste e resiste  perché è il minimo comune denominatore di una Mina altrimenti camaleontica, mora poi bionda, magra, magrissima poi muliebre  (parlo della mina prima del ritiro dalle scene).

Nel presentarsi icona identica a se stessa Mina riafferma la sua continua e continuata presenza nell'immaginario collettivo italiano (2).

Dalla pasta Barilla degli anni 60 alla cedrata Tassoni dei 70  mentre si fa testimonial di prodotti commerciali  Mina colonizza le pubblicità con la sua presenza fisica e musicale, di cantante e di canzoni, complice un format pubblicitario che distingueva l'intrattenimento dal messaggio meramente pubblicitario.

E' in questi anni che Mina affina e definisce quei tratti distintivi dell'icona,  una icona così potente da potersi permettere una copertina con la foto di una scimmia e il suo nome.

Dopo l'addio alle scene la presenza in icona di Mina non è quasi mai  legata alla promozione di un album da "vendere".

Mina con la sua presenza iconica "vende" (conferma) l'icona  non qualche suo disco.

Le pubblicità fatte anche dopo l'addio alle scene non sono mai state  per i suoi dischi ma per qualche prodotto.

Anche negli anni della tv commerciale (non di Stato) Mina ha usato i format pubblicitari lunghi, quelli dello sponsor, dove non si fa direttamente pubblicità del prodotto ma è quel marchio che si lega a lei creando l'evento.

Fu così per Wind  nei primissimi anni 2000 (con tanto di due Ep  prodotti ad hoc, uno solo dei quali, chissà perché, entrato nella sua discografia ufficiale), è stato così più di recente per Fiat (anche lì con uscita di un singolo con la canzone usata come "brano" più che come Jingle) e poi di nuovo per Barilla.

E così che Mina, nel 2018, si traghetta verso l'ottuagenario (il prossimo 25 Marzo compie 78 anni, auguri!) con quella che, in superficie, è solamente una operazione promozionale ma che, a ben  vedere, è qualcosa di più e, soprattutto, di completamente diverso.

Durante le 5 serate di Sanremo 2018 Mina inanella altrettanti spot per la Tim nei quali non appare solamente in voce e in canzone, come per l'anno precedente,  ma anche visivamente, prima timidamente, ritratta da dietro, e poi, per la serata finale del festival, in una apoteosi digitale che la vede piombare sul palco dell'Ariston.

Il meccanismo narrativo è semplice e furbo  allo stesso tempo. Mina è un'aliena che giunge da un'altra galassia e, per arrivare in tempo all'Ariston si scarica  come avatar all'Ariston cantando la cover di  Another Day of Sun.

Un essere alto tre metri dalle testa conica (già vista nelle serate precedenti) con il volto  e le mani e le braccia inconfondibilmente di Mina. 

Il riferimento iconografico è alla copertina di Piccolino del 2011 ma l'interessante è il rapporto tra aliena e la sua immagine scaricata, che istaura un elegante e riuscitissimo parallelo;  Mina in carne ed ossa sta alla sua icona proprio come l'Aliena sta alla sua  proiezione olografica.

L'aliena  non è scesa sul palco dell'Ariston in carne ed ossa (o di quel che è fatta in quanto aliena) ma come immagine. 

Proprio come Mina che continua a calcare le scene da icona.

Un aliena\Mina in immagine tramite la quale la donna e la cantante Mina riesce a proporsi in maniera credibile col sembiante di sempre
 iconizzato negli  anni 70)  anche  50 anni dopo.

L'aliena Mina è altamente riconoscibile e la sua somiglianza non confonde ma conferma.

Mina riesce a non invecchiare non perché sconfigge l'invecchiamento i cui segni  minimi ma evidenti si fanno sentire anche nella sua voce che non può -  per ovvie ragioni organiche -essere la stessa di 50 anni fa anche se si è mantenuta straordinariamente bene.

A Mina non interessa rimanere giovane, Mina riesce credibile nella versione aliena perchè la sua forza e la sua icastica autorevolezza le permettono di approntare un dispositivo iconico che è  riconoscibile e riconosciuto dal pubblico, ancora.

Paradossalmente una Mina invecchiata e più aderente  all'immagine concreta della donna di oggi, qualunque essa sia, non sarebbe  plausibile, perché non conforme ai segni iconici che non possono che  essere quelli  riprodotti sempre uguali a se stessi.

A differenza di tutte le donne dello spettacolo che sono ricorse alla chirurgia plastica per apparire giovani, risultando deturpate da mascheroni costruiti dal bisturi di chirurgi misogini e criminali, Mina è riuscita a bypassare l'invecchiamento perché la riconoscibilità è nei tratti iconici noti e, bien sur, nella sua voce.


Stavolta però Mina chiude il cerchio.

La sua presenza autoiconizzante a Sanremo diventa l'involontaria anticipazione del nuovo disco Moeba  annunciato i primi di Marzo nel quale l'aliena iconica di Tim campeggia in copertina.

Così non solo Mina più che testimonial di Tim è l'evento di cui Tim è occasione, ma l'intera operazione diventa a sua volta prodromo pubblicitario di un suo disco.

E anche in questo Mina detiene un primato da Guinness, credo sia infatti l'unica artista che venga pagata per fare pubblicità a un suo disco...

Certo chapeau agli e alle esecutive dei progetti pubblicitari ma  l'amor che move il sole e l'altre stelle  è lei, una urlatrice che sovvertì il panorama ingessato della musica italiana e che, 60 anni dopo, sta ancora lì, avendo musicalmente ancora molto da dire Moeba lo dimostra in maniera sorprendentemente efficace.

E pensare  che c'è ancora chi le chiama solo canzonette...    














1)  I frocetti misogini e saputelli che pretendono che Mina abbia fatto  un disco nuovo ogni tanto riempiendo il mercato di compilation di suoi brani anni 60 si informino meglio: Mina non ha il controllo dei brani anni '60 e non è responsabile  di quelle compilation che costituiscono una discografia parallela e ufficiosa.

2) Quale contenitore mediale migliore del Festival della canzone italiana da lei frequentato anche molto dopo  le sue apparizioni come cantante che si limitano al biennio 61-62 ?  Dalla sigla di Sanremo 84 con Rose su Rose al Nessun dorma presentata a Sanremo 2009 come lancio pubblicitario del suo album melomane Sulla tua bocca lo dirò). 


mercoledì 3 dicembre 2014

E' morto Alfredo Cohen


Alfredo D'Aloisio, in arte Alfredo Cohen, Cohen era il cognome della madre, è morto a Tunisi per cause naturali all'età di 72 anni.

Da quasi un paio di decenni si era ritirato a vita privata lontano dall'impegno politico e artistico che lo avevano visto coinvolto sin dalla giovinezza, quando militava nel Fuori!  essendone stato uno dei fondatori, quando scriveva poesie, o pièce teatrali, quando eseguiva canzoni o recitava.


Figura oggi magari poco conosciuta, ma sarei felice di essere smentito, Cohen ha indicato una strada precisa per la militanza, quella dell'attivismo, oggi tanto poco frequentata, e della ricerca politica anche nel teatro e nella canzone.

Nel teatro Cohen debutta nel 1974 con lo spettacolo Dove vai stasera amico? nel quale interpreta una galleria di personaggi gay, animando il dibattito sulla lotta contro il sessismo e il moralismo piccolo-borghese, continuando l'anno successivo con lo spettacolo di monologhi e canzoni Oggi sul giornale e nel 1976 con Salve signori sono normale, dove decostruisce i luoghi comuni feroci della stampa borghese sull'omosessualità con una ironia precisa e implacabile.

L'anno dopo pubblica l'album Come barchette dentro un tram, del quale firma testi e musiche, arrangiato e prodotto da Franco Battiato e Giusto Pio.

Nel disco parla di omosessualità maschile come in Italia nessuno aveva fatto allora e mai farà dopo.
Con ironia precisa e implacabile  Cohen racconta di marchette in Tre mila lire (tremilalire se vuoi
toccare, tremilalire sbrigati ho fretta, vuoi fare l'amore con me? tremilalire)



o di amore non canonizzato secondo i parametri borghesi   in Non ho ricchezze non ho paesi non ho tesori non ho città (un cesso di stazione mi darà più speranze della vostra maledetta tranquillità).





Canzoni da riascoltare o magari ascoltare per la prima volta per basire.


Nel 1978 torna a teatro col monologo Mezzafemmina e za' Camilla, con il quale ottiene un grande successo in tutta Italia.

Nel 79 torna a collaborare con Battiato e Giusto Pio pubblicando un 45 giri che contiene i brani Roma e Valery.

Valery è dedicata all'allora giovanissima transessuale Valérie Taccarelli, attivista del Cassero di Bologna e oggi esponente del MIT (Movimento Identità Transessuale).

 

Rimaneggiata fortemente nel testo ma sorprendentemente con delle sopravvivenze  di quello originale di Cohen Valery nel 1983 diventerà Alexanderplatz portata al successo da Milva.

Il confronto tra il testo originale e le sopravvivenze del testo di Cohen nella versione  pop riscritta da Battiato per Milva (il Battiato fascistissimo sopravvalutatissimo e tanto amato soprattutto a sinistra) rende merito all'impegno di Cohen e getta nuove luci ermeneutiche sul testo della versione di Milva altrimenti ostico.

Valery








La bidella ti fa ripetere una lezione troppo antica:
mi piace di più lavare i piatti, spolverare, fare i letti,
poi starmene in disparte come vera principessa
prigioniera del suo film
che aspetta all'angolo con Marleen...
Hai le borse sotto gli occhi tuoi di Liz Taylor,
e suoni Schubèrt.

Alexanderplatz 

La bidella ritornava dalla scuola
 un pò più presto per aiutarmi, ti vedo
stanca hai le borse sotto gli occhi,
 Come ti trovi a Berlino Est?

(...)

E la sera rincasavo sempre tardi
solo i miei passi lungo i viali
e mi piaceva, spolverare, fare i letti
Poi restarmene in disparte
come vera principessa prigioniera del suo film,
che aspetta all'angolo come
Marlene hai le borse sotto gli occhi,
Come ti trovi a Berlino Est


La denuncia di Cohen del ménage familiare dalla morale sessista della bidella diventa in Battiato una cosa che alle donne piace fare.

Provatevi a dirmi che Battiato non è fascista.

Negli anni successivi Cohen lasciata la critica al sessismo e al moralismo borghese per dedicarsi a spettacoli nei quali analizza la società contemporanea alternando sempre monologhi a canzoni.

Ci sarebbe da citare la sua particina in Parenti Serpenti (Italia, 1992) (dove interpreta Armando  La Fendessa) se il film di Monicelli non fosse così disgustosamente omofobo da glissare.

Ancora uno spettacolo teatrale al teatro 'de Servi di Roma e poi il ritiro dalle scene.

Non so se ad Alfredo Cohen avrebbe fatto piacere questo mio beve excursus. Dato il ritiro a vita privata forse lo avrebbe infastidito.

A me invece infastidisce che di tutti i siti che ho consultato per scrivere queste noterelle solamente uno sia un sito lgbt, quella fonte inesauribile di notizie e dati che è il sito di Giovanni Dall'Orto

Il resto delle mie fonti sono siti di poesia (fondazione Sandro Penna), siti sulle canzoni contro la guerra, siti su dischi poco sconosciuti o riviste online, di diversa caratura ed estrazione politica ma che sanno riconoscere la cultura senza parlarne solo per spirito corporativista, perché Cohen era gay. Se ne parla perché Cohen faceva cultura, senza gai aggettivi di sorta.

Ecco, credo che questa mancanza sulla rete di siti "gay" che parlano di Cohen restituiscano in prospettiva la differenza fondamentale tra la militanza frociarola contemporanea, tutta concentrata sul nome della cosa e poco sulla sostanza, e l'attivismo, quello vero, quello di Cohen che oggi non trova riscontro alcuno.


C'è forse da  meravigliarsi che da quasi vent'anni Alfredo se ne stava in quel di Tunisi ?

domenica 6 ottobre 2013

Macklemore non ha vinto gli MTV Awards perchè è bianco, etero e cisgender ma per il testo davvero incisivo e politicamente impegnato a differenza dei testi dei e delle cantanti lgbtq che parlano di amore o accusano i rivali di essere gay passivi...

Accade che quest'anno a vincere come miglior video con un messaggio sociale (Best Video with a Social Message”) agli  MTV Video Music Awards 2013 sia stato questo video:


 
Sottotitolo in italiano da Repubblica.

Questo il testo inglese:

[Verse 1: Macklemore]
When I was in the 3rd grade
I thought that I was gay
Cause I could draw, my uncle was
And I kept my room straight
I told my mom, tears rushing down my face
She's like, "Ben, you've loved girls since before Pre-K!"
Tripping, yeah, I guess she had a point, didn't she?
A bunch of stereotypes all in my head
I remember doing the math, like
"Yeah, I'm good at little league"
A pre-conceived idea of what it all meant
For those that like the same sex had the characteristics
The right-wing conservatives think it's a decision
And you can be cured with some treatment and religion
Man-made, rewiring of a pre-disposition, playing God
Ahh, nah, here we go
America the brave still fears what we don't know
And "God loves all his children" is somehow forgotten
But we paraphrase a book written thirty-five hundred years ago
I don't know

[Hook: Mary Lambert]
And I can't change
Even if I tried
Even if I wanted to
And I can't change
Even if I tried
Even if I wanted to
My love, my love, my love
She keeps me warm [x4]

[Verse 2: Macklemore]
If I was gay I would think hip-hop hates me
Have you read the YouTube comments lately?
"Man, that's gay" gets dropped on the daily
We've become so numb to what we're saying
Our culture founded from oppression
Yet we don't have acceptance for 'em
Call each other faggots
Behind the keys of a message board
A word rooted in hate
Yet our genre still ignores it
"Gay" is synonymous with the lesser
It's the same hate that's caused wars from religion
Gender to skin color, the complexion of your pigment
The same fight that led people to walk-outs and sit-ins
It's human rights for everybody, there is no difference
Live on! And be yourself!
When I was in church they taught me something else
If you preach hate at the service, those words aren't anointed
That Holy Water that you soak in has been poisoned
When everyone else is more comfortable remaining voiceless
Rather than fighting for humans that have had their rights stolen
I might not be the same but that's not important
No freedom til we're equal
Damn right I support it

[Trombone Interlude]
I don't know

[Hook]

[Verse 3: Macklemore]
We press play, don't press pause
Progress, march on!
With a veil over our eyes, we turn our back on the cause
'Til the day that my uncles can be united by law
Kids are walking around the hallway
Plagued by pain in their heart
A world so hateful
Some would rather die
Than be who they are
And a certificate on paper
Isn't gonna solve it all
But it's a damn good place to start
No law's gonna change us
We have to change us
Whatever god you believe in
We come from the same one
Strip away the fear, underneath, it's all the same love
About time that we raised up!

[Hook]

[Outro: Mary Lambert]
Love is patient, love is kind
Love is patient (not crying on Sundays)
Love is kind (not crying on Sundays)
Love is patient (not crying on Sundays)
Love is kind (not crying on Sundays)
Love is patient (not crying on Sundays)
Love is kind (not crying on Sundays)
Love is patient (not crying on Sundays)
Love is kind (not crying on Sundays)
Love is patient (not crying on Sundays)
Love is kind (not crying on Sundays)

La canzone è cantata dal rapper, bianco ed etero,  Ben Haggerty, aka Macklemore che ha vinto il premio con il suo produttore Ryan Lewis. Il brano vede la partecipazione della cantante Mary Lambert, dichiaratamente lesbica (è lei che canta i versi anche se volessi cambiare non potrei ma il mio amore, lei, mi riscalda, che fanno parte della sua canzone She Keeps Me Warm).

Personalmente i versi Non potrei cambiare anche se provassi non mi piacciono affatto, anche se capisco che si oppongono alle convinzioni sbagliate di chi pretende che l'omosessualità sia una scelta e che in quanto scelta si possa cambiare, o guarire

Per cui è vero che se provassi a cambiare non potrei certo cambiare la mia omosessualità.

Però sarei anche stufo di questo vittimismo del ah magari potessi ma anche se volessi non potrei.

Perchè io adoro essere gay
Io amo gli uomini, cioè i ragazzi, e non vorrei rinunciare all'amore per i ragazzi o al loro amore nei mie confronti. E' una cosa che mi rende felice nonostante le critiche e le pressioni sociali.
D'altronde non sono le mie uniche convinzioni che non trovano un riscontro maggioritario: vi pare forse che del sessismo freghi niente a qualcuna? O della scienza? O dei diritti animali?  


E' una vita che mi sento solo e non certo per il mio orientamento sessuale che, a proposito, non riguarda mica solo il sesso, ma anche chi amo.

Perchè sesso con una donna l'ho pure fatto eppure mi capita di innamorarmi solo di uomini...

Per cui mi piacerebbe anche sentire il verso di una canzone dire e anche se potessi non lo vorrei perchè io sono felice di essere gay.


Ma divago, come al solito.

Torvo su internet un articolo di
Emma Joslyn pubblicato dall'Huffington Post (U.S. mica quella ciofeca italiana...) dove Emma tra le altre cose makes a point quando dice che se Macklemore ha vinto gli MTV Awards è perchè è bianco, etero e cisgender (il suo comportamento corrisponde allo stereotipo di genere del suo sesso biologico).

Emma non crirtica questa vittoria ma ricorda che c'è una intera comunità queer che da sempre fa musica pro lgbtq e che va sostenuta anche lei e non solo il mainstream bianco ed etero.


Come non essere d'accordo con lei?

Questi sono alcuni dei musicisti e delle musiciste che Emma indica e invita a sostenere:

(...) Nhojj, an R&B artist who became the first gay indie artist to reach the number-one spot on MTV's Music Top 100 chart in 2010.
(...) Christine Martucci, who also topped the music charts;
Jamaican reggae fusion artist Diana King, who rocked her home country when she came out last summer;
transgender rap artist Foxx Jazell (che però in una canzone attacca un rappert concorrente dandogli del gay passivo...);
and multiple-Billboard-Top-5-chart-topping indie recording artist Jason Walker, whom record executives have referred to as very talented but "too gay."
Scopro però che nessuno di questi testi è incisivo da un punto di vista dei contenuti.


Anche il testo della rappres transessuale è omofobico perchè in una canzone accusa un cantante rivale di essere un gay passivo.



Nessuno di questi testi è insomma diverso da una qualsiasi delle tanto tradizionali canzoni d'amore fatte da etero per etero...

E allora what the fuck? Macklemore sarà anche bianco, etero e cisgender, ma almeno il suo testo ha uno statement politico molto più incisivo di quello del testo di Jason Walker che ci dice che per amore chiunque mente...


domenica 17 febbraio 2013

Il video della canzone di Renzo Rubino Il postino (Amami Uomo) è senza uomo!

Accolta da tutte le mie amiche froce, sprovvedute, naif e provinciali, come canzone stupenda, splendido esempio di cultura gay (cultura che?!?!) a me la canzone che Renzo Rubino ha portato Sanremo nella sezione giovani ha creato la prima sera che l'ho ascoltata un genuino imbarazzo  e poi al secondo ascolto una totale indifferenza.

Non voglio certo annoiarvi con i miei gusti musicali che valgono esattamente quanto i vostri, basisco però quando leggo commenti di perosne intelligenti e politicamente impegnate, non personali (mi piace, è bella, già la canto) ma politici o culturali.
Allora suo malgrado questa canzone diventa strumento per capire la nostra mentalità l'ideologia che si cela dietro il nostro operato. L'operato di tutti. Quello di Rubino che ha scritto (insieme a Rodini) e interpretato la canzone (con un contributo del tenore Falcier), quello di chi la incensa e naturlamente anche quello di chi la critica.

Canzone gay
Così è stata classificata la canzone, dove quest'aggettivo significa almeno due cose:
una canzone che parla di froci e,  anche, una canzone che è rivolta ai froci.

Una discriminazione intollerabile e irricevibile.

Il postino (amami uomo) è una canzone che parla di amore e basta.

Il fatto che un uomo dichiari il suo amore a un altro uomo non la rende gay la rende una canzone d'amore di un uomo per un uomo, esattamente come le canzoni di Mina non sono canzoni etero, ma canzoni.

Non è una questione di maggioranza e minoranza. Del fatto cioè che l'eterosessualità è la norma e l'omosessualità l'eccezione e dunque va specificata.

E' proprio una caratteristica, un difetto che le canzoni gay come questa hanno tutte: nelle canzoni in questione non si dice già Mario ti amo, amore mio mi manchi, la notte sogno i tuoi baci con la barba che mi pizzica.

In queste canzoni non ci si rivolge già direttamente alla persona amata ci si rivolge al suo genere (gender).

Amami uomo
con le mani da uomo
e tu
e toccami fiero fiero
con un soffio leggero


Amami uomo.
Dunque ti amo non perchè sei Mario, cioè questo uomo e non un altro, ma perchè sei uomo e basta. Questo o quello è indifferente.
Basta che sei uomo.
Che è quello che pensano molte persone di noi gay: promiscui e sempre  a pensare al cazzo. Il che magari per qualcuno è anche vero ma non mi sembra che non ci siano etero promiscui e con la fica sempre intesta quando non possono averla altrove.


Comunque cosa fa questo ragazzo che ama un uomo?

ora vado lì a cantare
che io me ne vo
un postino diventerò
e non c’è pericolo
ciao mammà,
ciao papà,
l’uomo senza curve
un altro uomo abbraccerà
sarà la sua felicità.

Ce la vedete Mina, Ornella, Loredana che cantano, ciao mamma me ne vado di casa così posso scopare con chi dico io?

Questo uomo senza curve dà per scontato che per potere amare un uomo se ne deve andare di casa perchè papà vuole che sposi un donnone.
Invece di dire mamma papà questo è l'uomo che amo, fatevene una ragione, dice ciao mamma e papà tolgo il disturbo e me ne vado a fare il frocio altrove.

Ecco perchè la canzone è andata a Sanremo.

Qualcuno mi spieghi cosa ci sia di sorprendente, di politicamente alto e di rappresentante la cultura gay qualunque cosa essa sia.

So invece che l'accenno al fatto che questo uomo senza curve NON sposerà un donnone (?!) piacerà molto a tutti quei froci (maledetti) che per poter affermare la propria frocitudine si sentono in diritto di proclamare il loro odio per la fica (la parte per il tutto) delle donne.

Sarà che  a me non piace il cazzo ma la persona che ci sta attaccata dietro e che trovo la fica altrettanto desiderabile solo che la mia affettività prima ancora che la mia sessualità è rivolta, generalmente, verso gli uomini.

Insomma questa canzone proprio mentre millanta una visibilità gay ne proclama la sua mancanza perchè se sei davvero visibile non dici ma vivi.

E prima di mettervi le mani nei capelli perchè ho osato criticare la canzone che vi ha fatto scendere la lacrimuccia e poi maledirmi perchè vi siete tutte quante distrutte la messinpiega amiche mie carissime froce e provinciali vi invito  vedere il video ufficiale della canzone.



L'UOMO AMATO NEL VIDEO NON C'E'!
Non c'è nemmeno Falcier del quale sentiamo la voce ma non vediamo di chi sia.
Ci sono due ragazze (chissà magari per fare un donnone ce ne vogliono due...) conciate con un volgare abbondante rossetto, c'è la versione macho di Rubino (unica trovata originale del video)  che ascolta la canzone seduto sul divano assieme a un'altra versione di se stesso compassata e frocesca (ma perchè i froci tengono tutti le ginocchia strette che a loro i coglioni non si schiacciano?) ma dell'uomo amato non c'è alcuna presenza, nemmeno come fantasia, sogno, augurio.
La canzone non invita dunque un uomo concreto ad amare chi la canta è solo un solitario proclama di omosessualità.
Mi piacciono gli uomini.
Dico pure amami e apparecchiami.
Però poi nel video resto casto come Maria Goretti.

Rimaniamo dunque dentro l'alveo del personaggi gay tollerati nei mass media.

Può dire di amare un uomo, basta che non agisca questo suo amore.

Questo frocione (per fare rima con donnone) amerà pure un uomo però è solo e senza famiglia.

Così il papa è contento,
le froce squittiscono perchè a Sanremo si è detto amami uomo   e intanto un altro ragazzo se ne va di casa e rimane da solo a dire amami uomo non già direttamente ad amarlo.

Contente voi...

sabato 22 settembre 2012

La stucchevole, acida, triste misoginia delle froce: su alcuni commenti nella rete sull'ultimo disco di Amanda Lear.


Dovevo andarla a vedere al Village, Amanda, ma l'ingresso a pagamento mi ha fatto desistere.
Così ho scaricato dalla rete il suo ultimo disco I Don't Like Disco e poi, visto che la copia da me scaricata era priva di booklet, ho cercato informazioni in giro, cioè sulla rete.
Sono così incappato in alcune recensioni al disco che sono, in realtà, una gara tra froce inacidite e invidiose delle donne (ché altrimenti, nella loro mente maschilista e distorta, sì che avrebbero preso tutti i cazzi che non sono riuscite ad avere nella loro vita, mi verrebbe da aggiungere di merda, ma poi mi sgridate perché uso parolacce e divento maschilista) a chi sparla meglio di Amanda Lear e del suo ultimo disco.
Non mi si fraintenda. Tutto è criticabile basta averne cognizione di causa.

Invece quali sono i motivi per cui il disco non è piaciuto?

Amanda ha compiuto SETTANTADUE anni.
72.
Un po’ troppi per sbatterti ancora in pista? Assolutamente SI, tanto che questo I Don’t Like Disco rischia di trasformarsi nel canto dance di uno splendido cigno incapace di accettare quell’età che inesorabilmente, per lei come per tutti noi, tristemente avanza.
Questo pensiero profondo e intelligente è di Dr.Apocalypse sul sito Spetteguless.
Cos'altro dice il nostro?
Sul disco nulla. Su di Amanda
Un nuovo album, in vendita su iTunes a partire dal prossimo 9 gennaio, e due singoli di lancio da presentare in tv. Perché Amanda Lear sarà pure stata scandalosamente sfanculata dalla tv nostrana, ma in Francia viene ancora considerata per quello che è: un mito, un’icona, una fica, che dipinge, canta, scrive e crea ‘arte’, anche se invecchiata. Perché che voi ci crediate o no la musa di Dalì è nata nel lontano 1939.
Dunque l'arte è non è invecchiata perchè è arte che si faceva una volta, ma perchè è vecchia chi la fa.

Va beh, direte, da un sito che si chiama Spetteguless, che ti aspetti? Nulla oltre la volgare insinuazione (sarà pure stata scandalosamente sfanculata dalla tv nostrana) e il vuoto pneumatico (dell'articolo scritto da Dr.Apocalypse, beninteso,  non già della sua mente...).

Altro giudizio tranchant e autoreferenziale (lo dico io e non devo certo spiegarvi il perchè) è quello di che se la cava con due righe due
Oltre il come back (sic!) di Madonna, nel 2012, ci sarà anche quello di Amanda Lear con il suo nuovo album I Don't Like Disco che uscirà nei primissimi giorni di gennaio. Che culo, eh?
Il singolo di debutto, omonimo al disco, è già uscito online ed è di un trash pazzesco - non che le altre canzoni dell'album siano da meno, ci mancherebbe, basta ascoltare le preview per capire che oltre la voce da furetto castrato non c'è altro.
Tra l'altro Amanda ha una voce profonda quindi casomai è una voce maschile non da uomo castrato (che è alta...). Se proprio devi offendere (più che criticare) almeno fallo con cognizione di causa.  Va beh. Fiato sprecato.

Purtroppo ci sono anche post molto più dettagliati nel quale però i principio è lo stesso: giudizi tranchant non motivati, considerazioni ridicole e che non vanno al di là dell'ombelico di chi le ha fatte.
Vediamo.
L'autore, anonimo, di Cadavresquis Cadavrexquis non lesina con le parole nel recensire l'ultimo disco di Amanda ma non lesina nemmeno nelle considerazioni misogine, piene di odio perchè Amanda è vecchia ed è donna.

Ora non so quanto si possa prendere sul serio Amanda Lear come cantante, anche se un paio di anni fa persino lei è riuscita a sfornare un disco, Brief Encounters, che lasciava intravedere quello che sarebbe potuta diventare se non avesse sparpagliato i suoi già scarsi talenti musicali in mille altri rivoli. (...)
Il nostro non conosce l'ironia se commenta il titolo del disco così:
Il titolo dell'album è involontariamente comico: "I Don't Like Disco", per dieci pezzi che sono l'epitome della musica da discoteca, è una excusatio non petita, come se, alla moglie che trova il marito a letto con un altro uomo, lui replicasse: "Ma io non sono omosessuale".
E ecco che, a rischio di sembrare mia sorella che me lo rinfaccia sempre, il nsotro non resiste alla tentazione di parlar dei froci quando non c'entrano nulla con l'osservazione che sta facendo. Caro anonimo, l'ironia non abita dalle tue parti? Di quale excusatio vai cianciando? Non ti ha sfiorato il cervello che una delle icone della disco music abbia voluto fare un titolo ironico? Tralascio le accuse ad Amanda di mentire

Nelle note che accompagnano il libretto, poi, Amanda spiega per l'ennesima volta che trentacinque anni fa ha cominciato a fare discomusic quasi per caso, istigata dalla sua casa discografica tedesca, ma che mai e poi mai avrebbe immaginato che ne avrebbe dovuti fare sette o otto di fila (e la signora mente sapendo di mentire, perché Diamonds for Breakfast e Incognito, gli ultimi due prodotti da Anthony Monn - che della Lear cantante è stato il vero demiurgo -, già non erano più pura discomusic).
dove non si capisce il nostro cosa voglia dimostrare...  e andiamo alla critica al disco in generale dove, da vero professionista, e con alte considerazioni, il nsotro dice
Ora Amanda Lear non è mai stata una gran cantante. A dire il vero non è mai stata nemmeno particolarmente intonata, ma aveva (ha) questa voce particolare che funziona bene se accetta il ruolo di diseuse più che di cantante (per non parlare poi dei disastri che combina quando vuole assumere un tono "confidenziale", come avviene anche qui in un passaggio di What a Surprise, dove suona come una gallina arrochita in procinto di essere strangolata).
Ora, la gallina, come il furetto castrato, ha una voce alta non certo bassa, com'è quella di Amanda, quindi queste metafore servono non già a criticare la voce di Amanda (che è sempre stata quella, sai che novità criticarne oggi la scarsa consistenza canora...) ma ad offendere direttamente lei, la cantane e la donna. M
Ma è nell'analizzare le canzoni che il nsotro supera se stesso (se stessa?)
Quando invece sono i francesi a produrla, la voce finisce in cantina, sovrastata da un'abbondanza di arrangiamenti. E' quello che avviene anche in questo I Don't Like Disco.
Ma le canzoni, come sono le canzoni? Be', a un primo ascolto molte sono difficilmente distinguibili l'una dall'altra. C'è persino un "autoplagio", nel senso che l'attacco di Windsor's Dance è pericolosamente simile a Chinese Walk, ma poco importa, dato che l'autore è lo stesso, Marin (du Halgouet), che ha composto il grosso delle musiche dell'album.
E' proprio vero che la bellezza (o la bruttezza) sta negli occhi di chi guarda. Una stessa linea melodica caratterizza due brani diversi dello stesso album e per il nostro questo è autoplagio  (?!) per me è un'eleganza della produzione... Chi l'ha detto che due canzoni non possono cominciare allo stesso modo, soprattutto in un album disco?
Ci sono pezzi involontariamente comici, come - per l'appunto - Windsor's Dance, in cui Amanda rievoca la sua adolescenza e giovinezza in Inghilterra ("Wide and green the British land / Wide and free my early youth / Wide and free I ran away / Lips on lips I kissed the boys"), e aggiunge una dichiarazione d'amore a questo paese ("I love England, I love England"): dev'essere un'opera di fantasia, perché si stenta a credere che una con quell'accento lì quando parla inglese sia davvero cresciuta in Inghilterra.
E dov'è la comicità? Tra l'altro non mi risulta che Amanda sia cresciuta in Inghilterra e il nostro confonde l'interprete con la donna. Chi l'ha detto che Amanda stia parlando di sé?
La cosa più debole mi pare You're Mad, che suona un po' come un pezzo di dance romena di dieci anni fa.
Ecco, la profondità di questo giudizio dà la misura dell'umanità dell'autore di questo post. Chi l'ha detto che gay vuol dire gaio? Acido. Invidioso. Cattivo. Infelice. Ecco degli aggettivi molto più consoni al tono di questo post.

Il nostro poi ha qualche confusione lessicale sul significato della parola fan
L'album contiene poi anche i pezzi con cui, nei mesi scorsi, è stata creata l'attesa tra i fans
Amanda avrà anche una cattiva pronuncia dell'inglese ma il nsotro non conosce proprio l'italiano...
della Lear (dei poveri disperati, tra cui mi annovererei anch'io, se non fosse che io ho ben presente
ho ben presenti?
i limiti dell'"icona" e non vado in deliquio quando la sento, ma mi piace anche perché mi piace sfotterla un po').
Dunque i fan di Amanda sono dei poveri disperati lui sarebbe un fan ma ha ben presente i limiti dell'icona, non va in deliquio quando la sente e le piace perchè la sfotte. 

Ma sti cazzi no?
Merda ho detto cazzo.
Cristo ho detto merda.
Bestemmiona ho detto Cristo quanto sono volgare e maschilista!!!

Maschilista è il nostro, quando si sente di specificare l'assortimento sessuale di una ben solo quando è al femminile...
(...) soprattutto, La bete et la belle. Quest'ultima è indubbiamente il brano migliore di tutto l'album: scritta insieme a Louise Prey (della band electropunk femminile Ping Pong Bitches) e a Joe Moskow (della band indiepop di Sheffield Reverend and the Makers: non che io li conoscessi prima, ma mi sono documentato).
Come fan di Amanda Lear il nostro non lesina gli insulti
"Questo sarà l'ultimo album della Lear".
E poi il maschilista sono io perchè in un post ho bestemmiato. Ma porca paletta!
Ormai è troppo vecchia - mi dico -, non ne farà altri.
E' troppo vecchia... Beh mio caro non so che età  tu abbia ma ti auguro di arrivare a 72 anni in splendida forma come Amanda...
E invece ogni volta mi frega. Dubito che con questo I Don't Like Disco si conquisterà nuovi fan (ormai, per la Lear "cantante", noi siamo ammiratori residuali,
Noi chi? Tu ammiratore ? Ma chi vuoi prendere per il culo???
 sorta di dinosauri sopravvissuti da un'era antecedente), ma è come per certi vizi: una volta che li hai, fatichi a liberartene.

Ho smesso di cercare su internet, ma chissà in quanto altri post per sport si è offesa Amanda e la sua voce, la sua età, o quant'altro.
Intanto di Amanda Lear si continuerà a parlare negli anni a venire, mentre questi post sono già spariti nell'oblio se non fosse per il mio tardivo recupero (il disco è uscito a gennaio e i post hanno più o meno quella data).

Però che fatica dover lottare per tutelare i diritti anche di queste iene maschiliste, froce misogine con le quali non ho nulla ma davvero nulla in comune.

Come uomo e come gay mi vergogno di loro.

E ora car* lurker a voi il giudizio sul disco...

sabato 26 maggio 2012

Se questa è una associazione pro lesbiche... Su un articolo lesbofobo del sito del Mario Mieli

Gerardina Trovato ha recentemente rilasciato una intervista al settimanale Chi del gruppo Mondadori, diretto da Alfonso Signorini, direttore anche di Tv sorrisi e canzoni, nella quale ha dichiarato di non essere lesbica.
Fin qui a una, a uno, a me, verrebbe da dire e allora?

Invece la dichiarazione è stata riportata con molta enfasi dalla stampa (e dalla rete) per le implicazioni, tutte da dimostrare, di questo coming in...

Gerardina infatti si sarebbe finta lesbica per vendere più copie dei suo dischi.

Purtroppo sulla rete non trovo l'articolo originale, ahimè, e devo fidarmi di quanto riportato dalle varie testate per esempio da Messaggero.
Le dichiarazioni di Gerardina, se fedelmente riportate, sono palesemente lesbofobe.
«Ero magra, bella. Mi spediscono a Sanremo, categoria "Nuove proposte". All'Ariston il mio look fa tendenza. C'è un però: tutti pensano che io sia lesbica.
Dunque fa tendenza non perchè si pensa sia lesbica  ma nonostante lo sia
Sto al gioco.
Cioè siccome Gerardina non corrisponde allo stereotipo di genere che vuole la femminilità segua certi canoni e  per questo viene percepita come lesbica (=poco femminile, maschio mancato) invece di denunciare la discriminazione di genere (se non sei principessa non sei femmina) e la lesbofobia (anche fosse lesbica, che male c'è?) Geradina dice che sta al gioco.

Mi dicono: "Funziona, vendiamopiù dischi. Non smentire".
Che in questo paese notoriamente maschilista e lesbofobo, una lesbica non dichiarata vende più copie di dischi è tutto da dimostrare. Ma tant'è

Anche fosse vero visto che le voci sul lesbismo di Gerardina si basano sull'aspetto fisico della cantante mi sembra comunque un modo cinico di vedere la cosa.
Fu la mia rovina. Non so che cosa mi passò per la testa. Avevo accettato di snaturarmi, per il dio denaro».

Dunque una cosa da dimostrare è data per assodata: se si pensa che sei lesbica vendi di più.

Altro che discriminazioni! In Italia se sei omosessuale ne trai un vantaggio economico.
Capita l'antifona? Se ci dichiariamo è perchè ci conviene.

«La mia assistente si innamorò di me, si rivelò una stalker».
Anche se messa tra virgolette caporali questa più che una affermazione di Gerardina sembra un titolo di capoverso...
«C'è stato un momento - dice Trovato - in cui la mia felicità dipendeva dalla morte di qualcuno. L'amore malato di una donna,
malato perchè stalker o malato perchè una donna ama un'altra donna?
la mia assistente, mi ha rovinato la vita.
Se è la tua assistente la licenzi, o comunque la denunci, vai dal giudice... 
Mi sentivo in trappola e non riuscivo a liberarmi. Mi auguravo che quella donna morisse per poter tornare a vivere».
Cambiare assistente no?

Certo queste assistenti lesbiche, pardon, malate,  che ti rovinano la vita...

Il resto dell'articolo è tutta una dimostrazione della lotta che Gerardina ha dovuto fare per ripristinare la sua normalità etero. L'anonimo (anonima?) autore (autrice?) dell'articolo dice infatti
Prima che arrivasse l'amore per Alessandro Casadei, suo attuale fidanzato e manager, Gerardina Trovato ha combattuto contro tutto e tutti.
E poi il racconto delirante e sempre diverso di Gerardina...

«Artisticamente nasco nel 1993 - racconta Gerardina Trovato- quando mi presento da Caterina Caselli con capelli rasati a zero e coppola in testa.
E tanto basta per farne una lesbica
A tracolla, la mia chitarra».
Poi il giornalista (?) dà per scontata una cosa da niente
Grazie alla finzione messa in scena «gli affari andavano bene
Dunque sei una cantante, quindi hai successo, vendi dischi, il pubblico ti segue, la critica ti incensa. Invece no.  
Gli affari vanno bene. 
Cioè non è che se non smentisci di essere lesbica sei più amata dalle lesbiche o da chi vedendoti come lesbica pensa che sei discriminata... No.
Se sei lesbica fai più soldi...

Ecco il vero scopo dell'articolo del messaggero. Sulla stessa linea di un articolo di Libero che titolava qualche giorno fa Il mondo dei privilegi è gay I discriminati sono gli etero - Comuni e Regioni fanno a gara per arruffianarsi gli omosessuali


Un modo per distogliere le richieste di persone discriminate per l'orientamento sessuale (o per non aderire allo stereotipo di genere) distorto in un cinico tornaconto economico.

Mi trovo anche un'assistente personale. Lavoro sia in Italia sia all'estero. La mia assistente diventa anche interprete, quando sono in giro per l'Europa. Ma succede l'imprevedibile. S'innamora di me. Lei, lesbica dichiarata, si mette in testa di voler cambiare la mia sessualità. Ero in trappola. Cambiavo un uomo al mese, ma per il pubblico tacevo e glissavo sulla mia presunta bisessualità.
Ma non era lesbica?
Ma mi rendo conto che sono vittima di una stalker».
Insomma un vero pastrocchio. Schiava di una tua dipendente. Che ha la colpa di essere lesbica dichiarata e quindi di volerti cambiare la tua sessualità perchè innamorata di te.

Ancora un tentativo per metterci il bavaglio: sei lesbica? fallo in silenzio nella tua camera da letto e non cercare di dirlo agli altri se no stai facendo opera di proselitismo. Ecco ancora un altro modo per zittirci 

Poi finalmente Gerardina cambia assistente e manager. Qui alla sprovvedutezza di essersi finta lesbica scivoliamo ala sprovvedutezza di non sapersi scegliere i collaboratori  d'altronde erano stati quelli precedenti a dirle di non smentire che vendeva più dischi...
Ed ecco che una vittima degli stereotipi di genere e di lesbismo diventa una mezza furba e mezza vittima di chi è più furbo di lei...

(...) Prima suonavo con un'orchestra di 47 elementi, avevo un'organizzazione perfetta, ora mi ritrovo con gente incapace, che pensa soltanto a svendermi e a rubarmi i soldi. Mi obbligano nel 2005 a partecipare a Music Farm. Io non stavo bene. Ma loro, forti del contratto che avevano in mano, volevano spremermi come un limone. Accetto, ma la mia voce non funziona, sono sovrappeso, insomma di Gerardina non c'è più nulla».

La svolta: il suo compagno.
Ecco la vera normalizzazione per una donna: l'uomo che la salva
«Sì, Alessandro -ammette Gerardina - nonché mio manager e produttore.
Tutto in casa... così si risparmia...
Insomma, è il mio tutto.
Appunto
Ci siamo innamorati subito. Ho preso i miei vestiti
niente libri niente mobili niente dischi e lei  una musicista!!!I vestiti che, si sa, per una donna quelli contano...
e mi sono trasferita a Verona, da lui. Oggi sono passati quattro anni, stiamo ancora insieme(...).
cioè sono una vera etero... e sono fedele(prima invece come lesbica, no, come bisex, cambiavo un uomo al mese)

Insomma che un articolo del genere sia pubblicato dal Messaggero anche se fa incazzare non meraviglia, niente di nuovo sul panorama della stampa.

Purtroppo però io la notizia l'ho letta sul sito del Mario Mieli  dove Andre Martini pubblica un post dal titolo Gerardina Lesbica per successo e non si mette a fare un'analisi critica delle dichiarazioni dell'artista o dei toni dell'articolo stesso ma scrive un pezzo sugli stessi toni del messaggero (espunti gli elementi più evidentemente maschilisti e lesbofobi) mettendoci del suo e contribuendo all'equazione tutta da dimostrare che Gerardina in quanto (percepita come) lesbica abbia fatto soldi:

Una bugia da migliaia di copie che le permette di vendere 200 mila copie con l’album di esordio e l’anno dopo collabora con Andrea Bocelli per il brano Vivere  contenuto nell’album Romanza, venduto in 25 milioni di copie nel mondo: un  battesimo artistico con i fiocchi per la Trovato,
la Trovato, vituperato uso maschilista della lingua italiana...
che negli anni successivi  colleziona dischi di platino, ultimo quello post Sanremo 2000 con Gechi e  Vampiri.
Che un collaboratore di una associazione lgbt non solo non riconosca i contenuti eterosessisti, lesbofobi e maschilisti di un articolo di quotidiano (e delle dichiarazioni di Gerardina Trovato che però vorrei leggere nell'originale di Chi e chiedere a Gerardina stesso cosa ha veramente detto...) ma avvalli il modo distorto di riportare una discriminazione di genere in base agli stereotipi di genere e alla lesbofobia diffusa, e contribuisca addirittura a quegli stessi pregiudizi confermando, senza nemmeno peritarsi di dimostrarlo, che se una cantante viene percepita lesbica, badate bene, percepita perchè Gerardina non ha mai fatto coming out, i suoi affari (ed è una cantautrice... ) vadano meglio mi fa pensare che anche il sito del Mario Mieli contribuisca a gettare nel cesso anni e anni di lotta e di critica e di analisi e di proteste in nome di un gossip che sembra l'unico motivo per scrivere e per leggere sulla rete.

Poi non lamentiamoci se in Italia siamo indietro di trent'anni. Lo sono anche gli attivisti che militano nelle associazioni lgtb.


Se siete d'accordo con me commentate l'articolo sul sito del Mieli.







venerdì 9 marzo 2012

Le parole per dirlo: cos'era Marco Alemanno per Lucio Dalla?

In questo paese di merda, dove la merda si chiama religione cattolica, con la sua ideologia sadica, totalitarista e necrofila, ogni questione seria e delicata si corrompe sempre nell'aspetto più esteriore, superficiale, da pettegolezzo.
Così la questione del mai avvenuto coming-out di Lucio Dalla è stata trasformata in un inutile sibilo insinuante (lo era o non lo era?) dove ovviamente quel che ci si chiede è cosa faceva Dalla a letto e con chi.
Il gossip, la critica a Dalla morto, è venuta anche dal fronte amico: molti froci noti e meno noti hanno spalato la loro merda su una persona che, da morta, come è stato giustamente ricordato non può replicare.
Non che Lucio Dalla lo avrebbe probabilmente fatto, sarebbe rimasto in silenzio come sempre, ma, almeno, ne avrebbe avuto la possibilità. Da morto invece...
Non entro nei dettagli di una storia che non conosco né mi interessa particolarmente. Le dichiarazioni dei necrofili malati di mente che rispondono al nome di preti, cosa ha letto Marco Alemanno al funerale di Lucio Dalla, di tutto questo già altri, meglio informati di me, hanno riferito e commentato.

Io voglio parlare d'altro.

Del fatto che non avendo un posto istituzionalizzato nella società, l'amore che rimane clandestino, sia esso etero o gay, scompare con la morte di uno dei due partner.

Non c'è vedova o vedovo.
Non c'è riconoscimento della sofferenza di chi è rimast* in vita.

Quando muore una persona la cui affettività non esiste non ci sono storie interrotte, persone distrutte ma, al limite, solo il sesso già consumato.

Abbandonati dallo Stato e dalla società a queste coppie che non sono tutelate né legalmente né moralmente non resta che trovare un modo per tutelarsi.
In questi giorni si è letto anche di questo, di quel che Dalla avrebbe dovuto fare o non fare per tutelare il suo compagno, la sua famiglia, la sua eredità.
C'è chi ha suggerito l'adozione come mezzo per sancire legalmente la propria unione clandestina. Ma nemmeno questa estrema ratio sancisce e ricosnoce il legame affettivo, sessual-sentimentale che lega due persone.
Infatti ufficialmente Marco Alemanno non fa parte dell'asse ereditario.

Ora, se nemmeno Dalla che ne aveva mezzi e potere ha pensato a tutelare il suo compagno, mi chiedo un poveraccio qualunque, uno che guadagna 1200 euro al mese, cosa può fare? Come si può tutelare?

Se il nostro modo cattolico (ipocrita e amante della morte) di fare senza dire ci obnubila la mente cosa possiamo fare per uscirne fuori?

Se anche le avanguardie del movimento (nel senso di chi vive al confine di una accettazione sociale che in Italia, paese di merda, feccia dell'occidente, continua a essere scarsissima) vivono con una approssimazione tenace e temeraria senza quel know how che ci potremmo aspettare da chi si spinge ai confini di un sistema-paese che non vuole permettere a nessun costo che stili di vita altri escano alla luce del sole, cosa possiamo fare noi pavidi comuni cittadini?

Forse possiamo cominciare col rifondare il linguaggio e usare le parole per costruire un immaginario collettivo che ancora manca che finalmente riconosca dignità e statuto di affetto all'amore omosessuale sganciandolo dalla sfera sessuale cui è relegato.
Perchè non si tratta solamente di fare l'amore ognuno come gli va come molti hanno risposto a chi criticava il mancato coming out di Dalla, ma si tratta, casomai, di AMARE alla luce del sole.

Se tutti hanno avuto difficoltà a indicare il legame tra Lucio e Marco non è solo per ipocrisia, per sprovvedutezza o imbarazzo ma è anche per la mancanza di un modello sociale condiviso e da tutti riconoscibile.

Si ha difficoltà a indicare le due componenti di una coppia etero non sposata (Compagni? Conviventi? Amanti? Partner? Innamorati? Il mio uomo? La mia donna?) figuriamoci due persone dello stesso sesso legate da un sentimento d'affetto, di amore svilito solo al sesso (e sappiamo bene a quale pratiche sessuali...).

Dire che Marco è amico di Dalla non è solo (ma anche) un tentativo censorio contro l'omosessualità ma anche (ma non solo) segno della sprovvedutezza di una società che non annovera un modello morale cui le persone omosessuali possono identificarsi.

Parte della mancanza è anche nostra, visto che ancora oggi, in nome dei motivi i più diversi (tutti sbagliati) si critica la voglia di matrimonio di tante coppie gay e lesbiche, criticandone l'aspirazione borghese, la normalizzazione eterosessista.

In realtà (e parlo di noi maschietti che conosco meglio) a noi gay spaventa abbandonare il modello edonistico-consumista che abbiamo abbracciato all'incirca trent'anni fa quello che ci permetteva di uscire alla luce del sole (grazie alle lotte di visibilità della generazione precedente) accodandoci al neo-consumismo degli anni 80. Quel consumismo che permetteva di avere di un partner diverso ogni fine settimana (beninteso chi ci riusciva...) trascorso magari a sculettare in maniera più o meno macho nelle discoteche il week-end per poi tornare il lunedì mattina a lavorare, in giacca e cravatta, magari per l'agenzia stampa del Vaticano che sa perchè si vede lontano un miglio perchè magari sei molto effeminato (non parlo teoricamente mi riferisco a una persona che conosco) ma ti tollera finché non dici, finché non rivendichi. Uno stereotipo di omosessuale cui molti si sono allineati per conformismo, per mancanza di un modello migliore, per sprovvedutezza, per comodità, per pigrizia, per ignavia. Un modello che si basava sull'ideologia del sesso e non del sentimento che ci permetteva di dire "uuh bello avere tanti cazzi diversi perché accontentarsi sempre dello stesso (cazzo) come fanno quelle sprovvedute delle donne che si sposano ?". Così niente coppia fissa (al limite la coppia "aperta"), nessun legame sentimentale, che quelli sono roba da etero. L'amore universale. Però poi tutti a piangere della propria solitudine.

Mi chiedo quanto questo cliché una generazione e più di gay se l'è subito e quanto abbia contribuito a svilupparlo.

Mentre questi gay visibili confondevano le acque, sdoganavano per i maschi etero una serie di cure del corpo fino a quel punto ascritte al femminile (e dunque anche gaio come vuole il cliché) molte coppie di uomini e di donne, in sordina, senza proclami, senza nessuna voglia di fare chiasso o di provocare, ma semplicemente con la voglia di vivere, di essere, e di farlo alla luce del sole, hanno costruito famiglie, occupato spazi lasciati scoperti dalla legge, aggrappandosi a quel che il legislatore disattento ha concesso o non negato loro.

Anche le persone omosessuali hanno conquistato, costruito, ripensato la famiglia, non necessariamente quella partiarcal-maschilista che si è andata sgretolando dagli anni settanta in poi, ma una famiglia di ritorno, costruita a muso duro, con la tigna di chi nonostante tutto ama e vuole essere amat*.

Così oggi, invece di criticare Dalla perchè non ha gridato ai quattro venti sono gayyyy , forse dovremmo tutti indicare, guardando alle sorti di Marco ora che Lucio non c'è più, che è giunto il momento che i vari Marco abbiano non solo diritto al riconoscimento morale di coniuge ma anche a quello legale. E che il patrimonio vada a lui e non alle 5 cugine di terzo grado come la legge dice...

Invece i media sono invasi da uno squittio di pettegolezzi su Dalla e la sua omofobia interiorizzata (sic!) - tacendo sul fatto che Dalla non ha abbia mai speso una sola sillaba contro le persone omosessuali - perchè non ha abbracciato il modello di gay sculettante e promiscuo e disimpegnato che a molti continua ancora ad andare a genio, l'unico modello sociale riconoscibile di gay che sia purtroppo disponibile (propagato da siti, giornali e quella sotto sottocultura modaiola e pettegola gay).

E dato il lerciume che è stato detto, e scritto, come dargli torto se Dalla non ha mai fatto coming-out per entrare in una giungla di pettegole isteriche e misogine checche?

Invece di criticare costruiamo il mondo di domani, perchè se la nostra generazione ha perso almeno che la prossima nasca e cresca in un mondo meno ostile.

martedì 14 febbraio 2012

Ti sposerò. Il video prodotto da Orlando, Comitato provinciale Arcigay Brescia e Una Zebra a Pois -- Gruppo giovani Arcigay Orlando Brescia

Il Videoclip è stato diffuso il 14 febbraio 2012 per San Valentino .

Nasce nell'ambito del Comitato provinciale Arcigay di Brescia e del Gruppo giovani Una Zebra a Pois da un'idea e dalla sceneggiatura scritta da Davide Parrotta, volontario di Arcigay Brescia.
La regia è di Luca Cerlini che la frima assieme al gruppo artistico Secret Wood da lui fondato. 
Il video è stato possibile anche grazie alla concessione da parte di Jovanotti e della Universal Music Italia della canzone Ti sposerò tratta dall'album Quinto mondo (2002).




Regia di: Luca Cerlini, Secret Wood


Sceneggiatura: Davide Parrotta


Prodotto da: Orlando, Comitato provinciale Arcigay Brescia
Una Zebra a Pois -- Gruppo giovani Arcigay Orlando Brescia


Con il patrocinio di:


Arcigay -- Associazione lesbica e gay italiana
AGEDO -- Associazione genitori e amici di omosessuali
Comitato nazionale Bologna Pride 2012


Il video manca completamente di claim e di simboli (loghi etc) finali, non si sa se perchè presentato nella versione neutra o perchè così concepito. Magari per accordi con la Universal che non voleva la canzone di Jovanotti associata a una sigla politica. Certo diffuso così manca di un messaggio scritto finale.
Possibile che ai suoi autori non hanno sentito la necessità di concluderlo con uno slogan anche neutro senza bandiere politiche?
Uno slogan anche banale e retorico come la citazione del III articolo della nostra Costituzione o con un banalissimo L'amore è lo stesso qualunque sia l'orientamento sessuale o un altro qualsiasi slogan migliori di quelli da me suggeriti?
Qualcosa di semplice che concluda e riassuma in uno slogan quanto mostrato nel video?


Sembra sempre che noi italiani siamo incapaci di proporre una comunicazione valida ed efficace. 
Anche il video australiano da me tanto criticato alla fine comunica con uno slogan ineccepibile  e condivisibile. 
Così com'è questo video sembra un esercizio la prova generale di un video da fare poco male basta montare in coda al medesimo uno sloga, si è sempre in tempo.


I contenuti del video non si discostano dai valori centrali dell'Arcigay che sono incentrati sempre sul privato (la vita familiare e amicale) anche se stavolta qualche novità c'è. 


Intanto c'è la schiettezza e la semplicità di una coppia ritratta in alcuni dolcissimi momenti di intimità con delle immagini che valgono mille parole immagini e situazioni vere sincere non retoriche e eteronormate come nel video australiano. 




Tanti bei momenti indimenticabili: 


il gesto di commozione di uno dei due sposi quando vede il coniuge vestito di tutto punto e si copre la faccia col cappello...


...la quotidiana convivenza fatta di piccoli gesti come lavarsi i denti insieme davanti lo specchio (con la mdp che ne prende il posto). 


Ancora la proposta di matrimonio fatta al ricevimento degli sposi da una ragazza alla sua innamorata (uno dei rari casi in cui gay e lesbiche convivono davvero nello stesso video).
 
 




E poi, viva la faccia, un vero bacio dopo il matrimonio 



Il video funziona ed è uno dei meglio riusciti qui in Italia.


C'è la visibilità della coppia di ragazzi che si concedono morigerati ma evidenti cenni di intimità affettiva in pubblico

 
 attirando occhi non troppo indiscreti


 vengono ritratti in timidi momenti di vita del movimento poco politici però, una scampagnata,
 che fa parte del leisure time e il gay pride che è il momento di collettivizzazione. 



Manca la vita di circolo che forse era più sintomatica (e politica) e che avrebbe fatto fare capolino almeno in qualche modo al grande assente anche di questo video: il lavoro, la scuola, lo studio, cioè i luoghi sociali meno protetti dove dobbiamo avere la stessa visibilità e lo stesso rispetto  delle persone straight e dove invece la società non ci vuole e il massimo che la comunità glbt sa fare è accusare chi da solo non ce la fa a fare coming out di vigliaccheria, come se fosse solo una questione personale, e non di gruppo.

L'unico frame dove uno dei due protagonisti è probabilmente al lavoro, 

ma dura qualche secondo ed è solo, mancano i colleghi (naturalmente un lavoro artistico, da designer grafico, si vedono penne e un rande schermo pc, come a dire tutti i gay grandi artisti...) ma un barista o un operaio un maestro no?


Insomma un video che commuove ed emoziona ma che comunica più al cuore (cioè alla pancia) che alla mente.

Un primo passo importante ma c'è ancor a tanta strada da fare!!!






 




sabato 7 gennaio 2012

Quest'anno la Befana mi ha portato un po' di ottimismo: Twee Vaders la canzone olandese cantata dall'11nne Terence (nel 2005) nel programma K!inderen voor Kinderen

Grazie a Faccialibro scopro che, nel lontano 2005, l'allora undicenne Terrence Uphoff ha cantato al programma Kinderen voor Kinderen (t.l. Bambini per bambini) della televisione pubblica VARA, una canzone nella quale parla dei suoi due papà.
La presentatrice chiede prima quanti bambini siano venuti con la mamma, quanti col papà e quanti con due papà.
Ecco il testo in traduzione italiana (quello originale olandese lo potete leggere qui)

 Due padri

Viviamo in un attico
Pieno di cose belle
Viviamo lì tranquilli tutti e tre insieme
Bas lavora per il giornale
E Diederick è un assistente di laboratorio
Mi hanno adottato quando avevo un anno
Sono ancora l'unico figlio
Ma per me va bene
In questo modo ho tutta l'attenzione
E l'amore di quei due
Bas mi accompagna a scuola
Con Diederik suono il violino
E tutti e tre guardiamo
Le soap alla televisione

Rit: Io ho due padri
Due veri padri
A volte permissivi e altre volte severi
Ma ci va alla Grande
E tutti e due, se dovessero,
Potrebbero essere Mia Madre.

Quando devo andare a letto
Diederik controlla I miei compiti
E Bas lava I piatti o la biancheria
E se sto male oppure ho la febbre
Allora non c'è nessuno che conosco
Che saprebbe prendersi cura di me
Meglio di Diederik o Bas
A volte a scuola vengo preso in giro
E ovviamente non è bello
I tuoi genitori sono froci!
Lo trovano strano
Così io alzo solo Le spalle
E allora? Sono loro figlio!
Non è una cosa comune
Ma a me va benissimo

Io ho due padri
Due veri padri
A volte permissivi e altre volte severi
Ma ci va alla Grande
E tutti e due, se dovessero,
Potrebbero essere Mia
Madre

(devo ringraziare per questa traduzione il blog GarasunoKamen).

Il testo non manca di qualche cliché sessista (Diederik controlla i miei compiti
E Bas lava i piatti o la biancheria)
ma hanno una funzione normalizzante, nel sesnoc he dimostrano come entrambi i genitori sono capaci di assolvere a tutti quei ruoli di cui normalmente investiamo i genitori dei due sessi.


Altrove invece la canzone non è solo illuminante  
Io ho due padri
Due veri padri
A volte permissivi e altre volte severi
Ma ci va alla Grande
E tutti e due, se dovessero,
Potrebbero essere Mia Madre.


Ma addirittura commovente


A volte a scuola vengo preso in giro
E ovviamente non è bello
I tuoi genitori sono froci!
Lo trovano strano
Così io alzo solo Le spalle
E allora? Sono loro figlio!
Non è una cosa comune
Ma a me va benissimo



Non è una cosa comune ma a me va benissimo!


Un testo di una verità spiazzante che recepisce nell'immaginario collettivo un pezzo di  tessuto sociale che esiste e esisterà sempre di più. Una realtà cui l'Italia e gli italiani dovranno prendere atto obtorto collo.


Sul blog Gay persons of color leggo invece alcuni dati estrapolati dal 66imo eurobarometro della comunità europea. Sul blog, in inglese, si legge:
circa 30.000 persone di nazioni della Comunità Europea comprese Bulgaria e Romania, e i paesi candidati all'ingresso nella UE Croazia e Turchia hanno risposto a diverse domande tra le quali una riguardava il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l'altra il diritto per le coppie omosessuali(=dello stesso sesso) di adottare bambini. Ecco la percentuale dei favorevoli al matrimonio. Olanda 82% Svezia 71% Danimarca 69% Belgio 62% Lussemburgo 58% Spagna 56% Grecia 15%, Bulgaria 15%, Cipro 14%, Romania 11% ed ecco quelli per le adozioni Olanda 69% Svezia 51% Danimarca 44% Austria 44% Belgio 43%% Spagna 43% Grecia 15%, Cipro 10%, Romania 8%
L'Olanda, fuori dall'immaginario collettivo che ci fa sentire tutti spagnoli, risulta dunque il paese nel quale i diritti delle persone omosessuali sono più sentirti e caldamente sostenuti. Kinderen vor Kinderen, lungi dall'essere uno zecchino d'oro all'olandese (come si legge sui siti italiani) è un programma che, dal 1980, organizza un coro di preadolescenti ai quali affidare canzoni i cui testi (che vengono scritti spesso dai bambini stessi o dagli spettatori del programma, come è spiegato sul sito, in olandese...) affrontano gli argomenti più disparati, ma seri, non i gatti neri del nostro Zecchino, quali, appunto,  il bullismo nelle scuole, o l'omogenitorialità.
 I temi trattai nelle canzoni, - si legge sul sito - sono senza tempo. Per esempio anche oggi accade che a scuola i bambini possono essere vittima di mobbing. e temi quali le delusioni in amore sono sempre rilevanti. Cui sono anche situazioni recenti che precedentemente non accadevano molto spesso o erano oggetto di tabu così che la gente preferiva non parlarne. Uno di questi esempi è la canzone Twee Vaders (Due padri ) pubblicata nel CD del 2005.
Le canzoni sono presentate in una gara e pubblicate annualmente in un cd (questo sì come il nostro Zecchino).

Twee Vaders è del 2005 quando l'omogenitorialità era, in Italia, un concetto sconosciuto ai più...

Sul sito del programma c'è anche la versione Karaoke del brano...
Lo so l'olandese non è proprio come l'inglese ma la canzone vale la pena di un piccolo sforzo, no?