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sabato 8 giugno 2013

Per voi umani è più difficile accettare la morte di un singolo che la morte di milioni (Spock, La galassia in pericolo)

All'agenzia Einaudi dove vado una volta al mese per pagare il mio conto e, inevitabilmente, a prendere qualche nuovo libro, si incontrano sempre delle clienti interessanti.

Più raramente clienti di sesso maschile.

Nonostante la mia gaiezza è nota la mia idiosincrasia per i miei co-genere.

La cliente di stavolta sta già parlando con l'agente libraria, che conosco dal 1990, quando io arrivo, per cui non mi inserisco nella loro conversazione e poi ci sono i libri da vedere e stavolta ho un piccolo elenco (due volumi recensiti sulla copia di manifesto che ho in mano) da chercher.

La loro discussione va avanti da ormai mezzora quando  l'agente libraria mi coinvolge nella conversazione chiedendomi cosa ne penso. Di cosa state parlando? chiedo.
Ci stavamo chiedendo com'è possibile che sia avvenuto lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento mi riassume la nostra ospite in sintesi mi dice.

Io commento, secco beh non solo gli ebrei...
Certo certo, fa la cliente. Però gli zingari  e gli omosessuali erano di meno...

Dovrei forse capire da questa sua osservazione che la donna è ebrea. E' che io non ragiono per categorie, per quanto questa pretesa possa sembrarvi presuntuosa è così.

Chissà, se appartenessi a una categoria di persone discriminate e uccise nel numero di sei milioni, forse anche io sentirei l'esigenza mi venisse riconosciuto il primato della vittima.

Ma io sono omosessuale non ebreo e mi viene spontaneo di ricordarle tutte le altre categorie di persone uccise accanto e assieme alle persone ebree.

La cliente mi risponde con una sottile resistenza cercando di distinguere e mettere tra parentesi quello che le faccio notare e che ha una incontrovertibile evidenza
almeno gli omosessuali potevano nascondersi gli ebrei maschi bastava spogliarsi ed era evidente la lor appartenenza
senza rendersi conto dell'orrore che doversi nascondere vuol dire vivere la propria affettività in maniera clandestina non il sesso che, normalmente, si fa in privato ed è dunque sempre nascosto.
Almeno gli omosessuali  li prendevano solo da adulti gli ebrei anche i bambini Come se gli zingari no...
Per tacere di tutti i bambini e le bambine handicappati e handicappate uccisi prima ancora dei campi di sterminio...

Almeno gli omosessuali potevano scappare e dunque quelli finiti ammazzati nei campi di concentramento sono stati fessi...

Insomma dovrei rendermi conto della difficoltà della cliente che vuole le venga riconosciuto il primato da vittima e che mi racconta di come la sua famiglia e quella di suo marito siano state deportate nella fascistissima Italia... 

Invece le rispondo piuttosto maleducatamente finché, rendendomi conto della sua appartenenza, desisto e ascolto affascinato, lo sono davvero, i suoi racconti.

Poi le chiedo scusa per la mia aggressività e le spiego che proprio perchè la memoria storica è importante cerco smepre di preservarla nella sua interezza ricordando tutte le vittime dei campi di sterminio poco importa se siano stati uno o un miliardo.

Simpatizziamo subito anche perchè io non sono certo antisemita e per la cultura ebraica ho una rispettosa curiosità.

Poi, colto da un guizzo di orgoglio gay, uso una argomentazione retorica che di solito mi dà fastidio, sia per l'argomentazione retorica di per sé, sia per quel particolare esempio che trovo pretestuoso.

Però stavolta, dopo tante sue assurde specifiche, decido di usarla e le ricordo che, a differenza di altre categorie discriminate come gli ebrei o i neri (parlo sessisticamente al maschile) che quando tornano a casa trovano almeno lì il confronto e la comprensione della discriminazione subita fuori le persone omosessuali a casa trovano spesso lo stesso ludibrio che le vessa all'esterno.

E qui lei mi fa un racconto tenerissimo che vorrebbe dimostrare quanto mi appoggia e mi sostiene.

Lo scorso fine settimana mio figlio più piccolo, che ha 14 anni, è tornato a casa tardi con un amico di scuola. Avevano preso il taxi per rientrare perchè non c'erano più autobus, non so.

I mie altri figli dormivano fuori casa quel week-end così c'erano a disposizione un sacco di letti. Invece loro hanno scelto di dormire insieme. Così l'indomani mattina, quando mio marito li ha visti dormire nello stesso letto è venuto da me preoccupato e mi ha chiesto "ma non è che nostro figlio è..." e io gli ho risposto "anche se fosse va accettato per quello che è".

Io balbetto la timida domanda ma perchè due amici non possono avere il piacere di dormire insieme? E le mie due interlocutrici, un po' deluse che io non apprezzi la concessione che mi hanno appena fatto, mi fanno notare che l'esempio doveva rassicurarmi su quel che avevo detto prima sulla famiglia che discrimina. In famiglia vanno accettati mi dicono rassicuranti.

E poi la cliente mi chiede, per la prima volta dubbiosa sull'orientamento sessuale del figlio, perchè, non so,  a quattordici anni lo si sa già?

Io vorrei risponderle brutta deficiente perchè tu a quattordici anni non sapevi già che ti piacevano i ragazzi?
Ma l'ho già troppo trattata male prima e poi ora che lo so non riesco a trattar male la figlia di una famiglia di ebrei deportati...

Però il suo racconto, la sua reazione, le sue domande, sono il migliore esempio di come l'omofobia sia radicata anche nelle migliori intenzioni.

Due ragazzi quattordicenni che dormono insieme saranno sempre in odore di froceria.

E l'omosessualità non sarà mai una opzione di default come l'eterosessualità. Così nessuno si scopre etero perchè tutti e tutte lo siamo.

Ci si scopre non etero, come il ragazzo anche lui di quattordici anni che ha scritto al  Piccolo definendosi come uno al quale non piacciono le ragazze mica un ragazzo al quale piacciono i ragazzi! perchè l'omosessualità ìè l'eccezione dell'eterosessualità che rimane l'unica ratio definente. Non conforme. Un accidente. Un errore. Da tutelare. Da difendere. Magari anche da facilitare. Ma sempre un errore. D'altronde nessuno è davvero felice di essere paralitico no?
Perchè dovrei essere felice di essere nato così? Come il ragazzo diciassettenne che ha scritto a Repubblica non tutti hanno la fortuna di nascere eterosessuali...
E pensare che pure Gaber si chiedeva il perchè dell'orgoglio gay...

Finché l'omosessualità non sarà una opzione di default invece di qualcosa da notare e da distinguere, finché due ragazzi che vanno in giro mano nella mano verranno visti sempre e solo esclusivamente come omosessuali non ci affrancheremo mai dalla norma monocratica  che vede la diversità anche in un tenero gesto di affetto tra amici o che pretende un primato sulla sofferenza per il numero schiacciantemente superiore di vittime avocando per sé una ferocia maggiore da parte di chi ha ucciso 10 milioni di persone perchè tutte considerate fuori standard.

L'oomonegatività è talmente scritta nella ferocia del patriarcato da non risparmiare nemmeno le sue stesse vittime.

E io adesso so per certo che morirò senza che questa profonda intima omonegatività sia ancora davvero sconfitta.


Un pensiero di doloroso affetto per tutte, davvero tutte le vittime della ferocia nazifascista e di tutti i regimi anche democratici che trovano sempre nuove diversità da usare come capro espiatorio di tutti loro mali.

mercoledì 13 marzo 2013

Mario Mieli trent'anni dopo

Il 12 marzo del 1973 si toglieva la vita Mario Mieli, l'autore di un saggio a suo tempo molto importante, pubblicato da Einaudi, e ripubblicato da Feltrinelli,  che non deve però rischiare di sopravvivere alla sua epoca senza riletture critiche, del quale questo blog ha preso il titolo.



Nel trentennale della morte il Circolo Mario Mieli pubblica il libro Mario Mieli trent’anni dopo, per la curatela di Dario Accolla e Andrea Contieri, nel quale compaiono un testo teatrale inedito, le sue poesie inedite e le lettere di Mario indirizzate a Franco Buffoni, che nel suo blog Le parole e le cose parla di Mario, più una serie di saggi e e interventi.

Ecco l'indice del libro 
Andrea Maccarrone, Presidente Circolo Mario Mieli, Prefazione
Franco Buffoni, Mario Mieli trent’anni dopo
Mario Mieli, Lettere
Mario Mieli, Poesie
Milo De Angelis, Quella poetica creatura che era Mario Mieli
Mario Mieli, La mia Justine
Francesco Paolo Del Re, La performance totale di Maria M.
Corrado Levi, Che bello scrivere di Mario Mieli!
Francesco Gnerre, Ricordo di Mario Mieli
Dario Accolla, L’eredità di Mario Mieli e il senso della militanza oggi
Nota bio-bibliografica

Per info: cultura@mariomieli.org


Il libro sarà presentato

Domenica 24 Marzo 2013, 
alle ore 18
presso la Sede del Circolo,
via Efeso 2A


lunedì 28 gennaio 2013

La memoria, la storia, l'antifascismo. E poi ci meravigliamo se alle manifestazioni siamo pochi?
Sul sit-in Matrimonio per tutti a Piazza Farnese in gemellaggio con la manifestazione di Parigi



Si dice che una immagine valga più di cento (o erano mille?) parole.


Allora ecco.

Questi sono alcuni scatti della manifestazione di ieri a Parigi a sostegno della legge francese sul matrimonio egualitario  “Mariage pour tous”...

Da notare che il cartello dietro che il ragazzo che sta baciando una ragazza dice:



L'Argentina ha legalizzato il matrimonio per tutti-e nel 2010. Il paese esiste ancora e anche il tango. Il matrimonio per tutti e tutte è adesso!

 Ed ecco invece quello che si è visto ieri a Piazza Farnese.




I soliti (4 gatti) che se la cantano e se la sonano.

Dove molti e molte del movimento sono venuti per farsi vedere e non a partecipare, dove molti e molte, soprattutto della mia generazione, hanno criticato questo sit-in, considerandolo inutile e che non fa bene allo stare insieme della comunità.

Allora il problema non è solamente lo scollamento irredimibile tra la base di froce e di vespe che non riempiono più la piazza nemmeno se regali loro un IPhone 5, ma è anche della vecchia guardia del movimento quelli che hanno la mia età e oltre, che sono ormai sopravvissuti e sopravvissute a se stessi e se stesse e non si degnano più di sporcarsi le mani quando c'è da fare buon viso a cattiva sorte e starci e protestare anche se si è in pochi...

Ci sono state assenze strategiche e presenze venute a fare il bagno di folla e, deluse, dileguatesi subito (al bere al bar e ubriacarsi), oppure, in odor di campagna elettorale, a fare struscio salutando tutti e tutte, ma soprattutto i ragazzi più carini, per farsi vedere, ché non si sa mai, ma oltre alla solita critica frocia, cioè acida e disfattista, non sanno proporre un pensiero che possa dirsi tale.

Invece ho sentito parole intelligenti, precise, acute da giovani e giovanissimi, del Mario Mieli e di non so quali altre organizzazioni, che hanno spiegato, detto, chiarito, dichiarato a una folla inesistente, a un cenacolo di pari, agli amici e ai genitori mentre la massa, il popolo lgbtqi, ieri, in piazza non c'era, e sì che era una bella giornata!

Si parla tanto di scollamento tra movimento e base, tra gli attivisti e le attiviste e la popolazione omosessuale e trans. Ed è vero. La gente non c'era, non c'è.

Ma ieri mancavano anche tutti i froci e le lesbiche di professione, quelli e quelle che ci fanno vergognare quando parlano, loro malgrado, a nome di tutti e tutte noi.

Per questo quella di ieri non è stata una sconfitta politica.

Ieri c'era la militanza, quella vera, di ragazzi e ragazze, di chi fa politica perchè ci crede, che non ha un nome e una fama da tenere alta o che gli basta da presentare come credenziale di militanza.

Non faccio nomi ognuno ci metta quelli che sa e che conosce.

Si sappia che ieri non c'erano e questo è un bene. Ora basta solo estrometterli ed estrometterle dall'agone politico surclassandoli e surclassandole là dove loro, in tanti anni, non sono riusciti o riuscite a concludere un emerito niente se non quello di fare soldi per loro e i loro amici.

Quello di ieri è un vero inizio.

Fatto da giovani che a differenza di quelli e quelle della mia generazione, e anche di un paio di generazioni prima, che non hanno nulla più da dare al movimento e sono tutti e tutte impegnate a mantenere o guadagnare il potere di una immorale e apolitica carriera di froci e lesbiche di professione, conoscono il vero significato delle parole militanza e testimonianza che sanno cos'è il pensiero critico e non hanno paura di sbagliare.

La giornata di ieri servita a tastare il polso non solo alla militanza lgbtqi ma all'intero paese che su questa militanza si rispecchia.

E dopo una giornata sofferta per assenze mancanze e anche errori di comunicazione dati dall'inesperienza di chi si non ha la piazza ma internet come scuola palestra voglio condividere alcuni spunti e questioni di base sui quali dobbiamo lavorare e non solo come froci e lesbiche ma come cittadini e cittadine tout-court.  

La memoria

La memoria storica non ha importanza solamente come bagaglio culturale, per sapere cosa è davvero accaduto e non farci irretire da chi ogni giorno cerca di trasformarla e cancellarla in nome di un revisionismo subdolo e sotterraneo.

Così c'è chi con uno spirito di estensione naif e pericoloso annovera le persone trans tra le vittime dei campi di concentramento. e quando gli fai notare che il travestitismo degli uomini nei lager era quello omosessuale non certo quello di identità di genere ti rispondono non si può sapere.

Troppo giovani per sapere che la memoria ci serve perché spiega a ognuno e ognuna da dove veniamo e dove stiamo andando. Spiega la nostra storia quella privata e personale e quella collettiva.

La memoria non è dunque solo storica cioè relegata nel passato a collettiva cioè radicata nel presnete per tenere a mente non solo gli errori di ieri ma anche i perori intrapresi e i risultati che hanno già avuto

Allora il travestitismo come strada disperata e sbagliata dei froci che ci hanno preceduto intrapresa nella speranza di adeguarsi a un sembiante che si penava potesse rendere più facile la seduzione di altri uomini come noi non può essere cancellata e trasformata nel transgenderismo transessuale che è tutt'altra storia tutt'altro percorso tutt'altra vita.

Una memoria della storia che ieri ha fatto dire a molti (poche le donne intervenute) qualche inesattezza di troppo (come chi confonde ancora i referendum abrogativi che volevano cancellare le leggi sul divorzio e sull'aborto come referendum propositivi che in Italia non esistono, tranne quelli a livello comunale introdotti di recente).

Una memoria che non può prescindere dall'antifascismo.
per questo ieri sono quasi venuto alle mani con un fascista di merda, che, mentre un veterano dell'ANPI parlava all'altra manifestazione, quella per la giornata della memoria dedicata agli stermini dimenticati, insinuava, cercando sponda in me, che i partigiani non erano stati tutti rose e fiori e che se i responsabili l'attentato di via Rasella si fossero presentati spontenamente ai nazisti non ci sarebbero state le fosse ardeatine ignorando (o facendo finta di ignorare) che la notizia della rappresaglia venne data a fatti già accaduti sul Messaggero del 25 marzo del 43.
La mia reazione è furiosa. Mi sono dovuto trattenere dal mettergli le mani addosso. Non mi pento della mia reazione.

Perchè non si tratta di giovane sprovveduto ma di uomo maturo e fascista nel cuore, nel midollo degno compare dei vari Berlusconi che hanno detto che tranne le leggi razziali Mussolini ha fatto del bene. Ecco.

Questo smarcare a destra da parte dei froci la dice lunga sul declino politico civile di un paese che ignora la propria storia recente e dunque le proprie radici.

Di un movimento che regala alle trans i travestiti omosessuali che crede che i referendum in Italia siano propositivi e si permette di riscrivere la storia in base alle proprie simpatie.

E mentre gli gridavo a voce alta fascista di merda, il vigliacco si allontanava e si avvicinava a una donna anziana che cercava di farmi una lezione di storia dandogli ragione.

E che queste persone possano fare parte del movimento, di qualunque movimento, mi fa orrore e mi ferisce come mi feriscono le storie di ogni persona perseguitata torturata e uccisa dai nazifascisti.

Ecco che razza di paese siamo...






mercoledì 23 gennaio 2013

La verità, vi prego, sulla memoria storica. Sull'idebita inclusione delle persone transessuali tra le vittime dei campi di concentramento nazisti.

Fervono le iniziative per la giornata della memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti istituita dal parlamento italiano con la Legge 20 luglio 2000, n. 211, con la quale vengono ricordate le vittime dell'olocausto, non proprio tutte perchè la legge fa riferimento solo alle persecuzioni del popolo ebraico.
Per questo durante la giornata molti circoli di cultura omosessuale vogliono restituire la pienezza della memoria storica ricordando anche tutte le altre vittime e non solo di quelle omosessuali.
Fra l'elenco delle iniziative c'è chi annovera tra le vittime dell'olocausto nazista anche le persone trans.

Un falso storico visto che la parola stessa è stata coniata nel 1949 dal dottor David Cauldwell e che l'aspetto femminile di molti di questi omosessuali non aveva nulla a che fare con la transessualità ma con la confusione, dell'epoca, tra identità di genere e orientamento sessuale.

Un equivoco cui cadevano molti omosessuali stessi che pensavano che avere un atteggiamento e un aspetto femminili avrebbe favorito la ricerca di un partner, sessuale e non, di sesso maschile.

Il travestitismo della repubblica di Weimar va dunque inquadrato nell'orizzonte culturale dell'epoca e sussumerlo oggi, nel 2013, al panorama transgender o transessuale non è solo una forzatura ma un vero e proprio falso storico.

Con tutto il rispetto per le persone transessuali il riconoscimento e risarcimento morale che giustamente pretendono non può passare attraverso la menzogna o il falso storico.

Prima degli anni 50, periodo in cui quando iniziano i primi cambi di sesso uomini biologici che diventano donne trans (una delle prime e per questa famosa fu Christine Jorgensen, nata George William Jorgensen Jr.), non si può parlare di transessualismo con la stessa accezione odierna.

Le persone trans dei campi di concentramento in realtà sono persone omosessuali. Strapparle all'omosessualità e costringerle nel transgenderismo è un'ulteriore forma di violenza che viene loro fatta.

La verità storica deve necessariamente rimanere sempre una costante nel lavoro di rivendicazione e ricostruzione del passato discriminatorio in cui le persone trans hanno vissuto tanto quanto le persone omosessuali.

Ma non è accreditando al transgenderismo quel che è e rimane qualcosa di essenzialmente diverso come il travestitismo omosessuale che si fa un bene alla comunità o alla Storia.




martedì 18 dicembre 2012

Sora Cesira: Ridicol, ma il video originale era omofobico....

Carino il testo del nuovo video della sora Cesira che, sulle note di Physical di Olivia newton John, canta
Ratzi ridicol, ridicol
the people say ridicol
we are into ridicol
every time the papa talk

the papa talk
but perchè the papa talk.





Vedere Olivia Newton John che si aggira in una palestra dove alla fine due ragazzi muscolosi escono mano nella mano fa apparire l'ultima fatica della sora Cesira come un tributo ai gay.


In realtà a leggere il testo del video, quella pena che, secondo la chiesa, i rekkions dovrebbero subire per l'eternità, essere sodomizzati da Belzebù, la dice lunga sul bacino semantico da cui sora cesira pesca.

I rekkions sono inculati non perchè i rekkion usano il culo (se Cesira ci avesse pensato non avrebbe usato questo esempio di pena) ma perchè come modo di dire l'inculata è qualcosa di negativo a prescindere.

Ricordate Sabina Guzzanti cje nel 2008 preconizzava la morte del papa tormentato all'inferno da diavoloni frocioni attivissimi e non passivissimi?



Un modo maschilista di pensare beninteso non contro i gay (perchè pensare che il culo lo usino solo o precipuamente i gay è maschilismo puro) ma contro tutti e tutte.

Il video risulta però risulta discutibile e inopportuno per ben altri motivi, soprattutto di memoria storica.

Il video originale infatti - che praticamente costò la carriera a Newton John - racconta un'altra storia rispetto quella che traspare nel video manipolato da sora Cesira.

Mentre inneggia alla fisicità (che non è quella della palestra ma il sesso)  il video originale mostra dei ciccioni imbranati che cercano di fare ginnastica senza avere il minimo slancio ginnico...

che alla fine cadono sul pavimento distrutti da uno sforzo fisico per loro inane.


con grande disappunto di Olivia


Mentre Olivia si fa una doccia (tutta vestita e truccata)





 per magia quei ciccioni diventano...


...ragazzi muscolosi magri e oliati.


Ma sono tutti gay!!!!


come nota Olivia preoccupata


così mentre quei bei ragazzi muscolosi se ne vanno in compagnia reciproca lasciando Olivia da sola


Allora Olivia si riprende il ciccione


che almeno a lui ancora piacciono le donne




Come dire se curi troppo il tuo corpo sotto sotto sei ricchione.


Ricordo quel video e ricordo quanto lo odiavo per quel messaggio implicito se curi il tuo corpo sei dell'altra sponda.

Che poi non è mica vero. Io sono ciccionissimo e ricchioissimo!!!!

Ecco la parte di video omessa nella versione della sora Cesira



Che sora Cesira usi oggi quello stesso video, espunto dalle parti  omofobe, per farne un inno alla gayfriendevolezza  è una bella presa per i fondelli.

Sora Cesira si fa bella con un video simpatico per i gay che tanto simpatico nella sua incarnazione originale verso i gay non era.

Insomma il bue (la sora cesira) dice cornuto all'asino (il papa).

Quindi, anche stavolta, respingo al mittente questo video che serve più a far apparire la sora Cesira quel che non è, una persona davvero contro il maschilismo, che a sostenere la lotta contro ogni idea omofobica.


Però Ratzi ridicol è una bella idea!