venerdì 23 novembre 2012

Apre la terza edizione di Queering Roma. Quest'anno ltre afi film (tra alti e bassi) anche due mostre fotografiche dibattiti sulla letteratura e il banchetto della libreria lalla lulli.e

Ce l'ha fatta Armilla a far veder luce alla terza edizione di Queering Roma la prima festa del cinema lgbt della capitale (dopo alcune edizioni di un festival simile, perso nella memoria del primo mandato di Rutelli come sindaco, quando Vanni Piccolo, 18 anni fa, era a capo dell'assessorato per i diritti delle persone omosessuali) grazie alla pervicacia sua e della Provincia di Roma, nella persona dell'assessora alle politiche culturali Cecilia D'elia e, tra gli altri,  di Cristiana Alicata che, con lo sponsor Lancia, ha contribuito a dare alla festa l'adeguato respiro economico e dunque anche la nuova sede con meno posti ma istituzionalmente prestigiosa come la Casa del Cinema.

Dopo i saluti di Irene Pivetti, madrina di questa terza edizione e quelli di Gianni Minerba, che si è commosso mentre presentava l'omaggio di Queering a Ottavio Mai, suo compagno di vita pubblica e privata, scomparso 20 anni fa, e oggi giustamente ricordato per la sua attività di scrittore, regista e co-fondatore del primo festival di cinema lgbt d'Italia, il torinese Da Sodoma a Hollywood, dal quale Queering ha scelto i film in programmazione, il festival è iniziato con il blando The Perfect Family (Usa, 2011) di Anne Renton.
Il film va ricordato per la presenza nel ruolo da protagonista di Katleen Turner, imbolsita e precocemente invecchiata, ma non per la trama, davvero fuori fuoco e superficiale, che vede Eileen Cleary, una donna, madre e nonna, devota cattolica, che si dedica al volontariato,  in lizza per il concorso di donna cattolica dell'anno. Il suo problema è la famiglia non consona agli standard di santa madre chiesa: un figlio che sta divorziando (dalla donna che la famiglia lo ha costretto a sposare ancora teenager, perchè incinta di lui), una figlia che convive da sei anni con la sua ragazza, senza che la madre lo sappia (ma com'è possibile?!) un marito ex alcolista. 
Se il film vuole essere una critica al mondo cattolico e farsi speranza che le cose possano cambiare fallisce completamente il proprio intento.
La devozione di Eileen che nasce dall'enorme senso di colpa per avere abortito un terzo figlio in arrivo (come confessa alla figlia che ha perso il bambino che aspettava in seguito a un'inseminazione artificiale) non si basa sul fanatismo moralistico:  Eileen non fa attivismo, ma volontariato alla mensa, aiutando le persone anziane che non sono più autosufficienti.
Eppure la sua fede viene presentata come un fardello che ha fatto subire a tutta la famiglia, al figlio, costretto a sposarsi in giovane età, alla figlia che dopo sei anni non riesce nemmeno a invitare la madre al matrimonio con la propria compagna.
Una fede e una devozione che, lungi dall'essere esplicitata nei suoi tratti più reazionari sadici è fatta incarnare a delle donne pie descritte con malcelata misoginia. Una suora, attachée de monsignore che sostiene la candidatura di Eileen, è descritta in modo che lo spettatore la trovi antipatica, proprio come la concorrete di Eileen più devota ed attivista omofobica, mentre il monsignore e l'arcivescovo sono accomodanti e, in quanto uomini, molto più saggi e non isterici, così lungimiranti da dare il premio a Eileen anche dopo una sua lettera nella quale la donna confessa aborto e situazione familiare. 
Una commedia ipocrita e borghese che illude il pubblico, sprovveduto e superficiale, di stare facendo una critica alle persone cattoliche (applausi in sala quando Eileen urla alla figlia durante un litigio che lei non pensa perchè cattolica) senza mettere in discussione gerarchie o scalfire la superficie di una istituzione reazionaria, maschilista, misogina e omofobica.
Un film gattopardesco dove tutto cambia proprio perchè tutto possa rimanere esattamente com'è. Insopportabile e indigesto.
E se il pubblico convenuto lo compra uscendo dala sala soddisfatto, non solo il pubblico di semplici spettatori ma anche quello di militanza vuol dire che la sensibilità militante della comunità romana è inesistente prona al più becero veterocattolicesimo spacciato per democratico ecumenismo.

Ma si sa, il cinema,come diceva qualche anno fa Brunetta, è divertimento, è piano bar. E a vedere questo film e questo pubblico come dargli torto?


Lo slot delle 22 e 30 ha visto il cortometraggio di Peter Marcias Il mondo sopra la testa (Italia, 2012), un disegno animato nel quale un gruppo di omosessuali, gay e lesbiche, travestiti e drag queen, rapisce il primo ministro che ha dichiarato guerra alle persone lgbt, cercando di condurlo a posizioni più tolleranti, quando l'intervento della giovane nipote dell'uomo politico, che rende noto che il ministro ha un fratello come loro, permette la liberazione del rapito.
Colpo di scena (?) la bambina è un'attrice e i rapitori del ministro sono stati tutti uccisi.
Cortometraggio imbarazzante e irricevibile che mentre mostra una serie di persone che si comportano secondo i più triti cliché del caso, lesbiche butch, travestite parruccone e gay femminili, cade nei peggiori equivoci che tradiscono una profonda irrisolta omofobia interiorizzata.
Questo sparuto gruppo di attivisti si arroga il diritto di parlare a nome delle persone omosessuali, investiti di una rappresentanza inesistente e discriminatoria: ognuno parla per sé, nessun essere umano ha il diritto di parlare per conto di un gruppo, sia esso etnico o basato su una discriminazione come nel caso delle persone lgbt.
Il discorso politico imbastito dal corto è inesistente perché sviluppa tutto sul piano personale: l'odio del primo ministro nei confronti delle persone lgbt è presentato come insofferenza individuale e non decisione politica come avviene nel mondo reale.
Oltre al discutibile atto violento del rapimento, le ragioni strategiche del rapimento sono a dir poco naif, perchè dietro il primo ministro c'è un partito, un gruppo politico che discrimina. Non basta convertire un uomo per rendere un paese come l'Italia meno omofobico.
Anche la captatio benevolentiae della finta nipote del ministro (che non si capisce come conoscesse il nascondiglio del nonno rapito, né come lo conoscessero gli uomini del ministro)  si basa su considerazioni personali e non politiche e la morte cruenta dei rapitori devia dai veri problemi di un paese dove a essere picchiati e uccisi sono i comuni cittadini non degli improbabili fuorilegge (a memoria storica nessun movimento lgbt è mai stato violento né ha mai rapito chicchessia).
Insomma Il mondo sopra la testa è un deliro a colori per fortuna  accolto dal pubblico con un imbarazzato ma eloquente gelido silenzio.

Elegiaco, commovente, surreale, malinconico, poetico Dicke Mädchen (t.l. ragazza grassa) (Germania, 2011) di Axel Ranisch racconta dell'amicizia tra l'impiegato bancario Sven, che, non più giovane, vive ancora con la madre, malata di Alzheimer, e del badante Daniel, sposato e padre di due bambini. Sven è attratto da Daniel, Daniel si avvicina a lui perchè vessato da una moglie gelosa  (una sera che la madre di Sven esce di casa e i due si mettono a cercarla la moglie di Daniel crede che il marito l'abbia tradita). Dopo la morte della madre di Sven tra i due sembra nascere qualcosa, ma alle prime difficoltà di Sven ad accettare le visite del figlio di Daniel fanno sorgere al padre molti dubbi e i due si separano.
Il film ha molti momenti memorabili: tutte le scene con la madre, quando Daniel gioca con lei proprio come gioca coi suoi figli; quando la madre spia divertita dalla porta il figlio che, in intimità, si rilassa danzando nudo sulle note del Bolero di Ravel, o quando tutti e tre, una sera che Daniel è loro ospite perchè la moglie lo ha cacciato di casa, bevono e danzano e si travestono, da angelo, da clown, da poliziotto. Ancora il bagno nudi in un lago che li fa entrare in intimità se(n)suale. Fino alla visita del figlio prima che i due facciano l'amore (il figlio di Daniel li sorprende al loro primo bacio sulle labbra, in ascensore).
Nonostante il finale convenzionale dove l'omosessuale non è mai felice e non corona l'amore ma deve accontentarsi di un cambiamento di vita radicale (Sven parte per l'Australia come sognava di fare da tempo) dove l'amore è sublimato e mai consumato, il film ci mostra che l'omoafettività può nascere anche da un profondo sentimento di amicizia e di amore e non solamente dalla brama del corpo bello e sexy (anche se le nudità dei due personaggi, coi corpi imbolsiti e grassi sono tra le più sincere e belle che si siano viste da tempo immemorabile sugli schermi lgbt).
Un film altro che sa cogliere e raccontare una realtà non codificata secondo i classici cliché di un genere cinematografico troppo spesso diventato una forma commerciale, un bene di consumo e non più film che racconta, mostra, costruisce immaginario collettivo.
Girato con una mini-dv e realizzato in soli 3 mesi il film, diretto da un allievo di Rosa von Praunheim, ha vinto numerosi premi (tra cui una menzione speciale al festival lgbt di Torino) ed è ora in molte sale di tutta la Germania.
Meriterebbe anche una distribuzione italiana, ma, ovviamente, la cosa non accadrà mai.

Rottamare l'omofobia. L'omonegatività c'è sempre, permea il Paese, i mezzi di informazione, le istituzioni, gli agenti sociali, la gente, noi.

Avrete sicuramente saputo, perchè eravate alla fiaccolata o per averlo letto sulla rete, che le dinamiche che hanno portato Andrea (chiamato con l'alias di Davide) a togliersi la vita non sono esattamente quelle raccontate dalla stampa, e amplificate nella loro enfasi dalla rete.
Per una ricostruzione, interessante e esaustiva, rimando al bel post di Dario Accolla sul sito del Mieli.
A questo punto sulle dinamiche e sulle cause di questo suicidio sospendo il mio giudizio e aspetto che a pronunciarsi siano gli inquirenti.

Voglio però provare a individuare un punto centrale in tutta questa vicenda, sotterraneo e pernicioso, che la dice lunga sulla strisciante omonegatività che c'è nel paese e nella testa di tutte e di tutti noi.

Intanto sono arrivato alla conclusione che la parola omofobia sia da rottamare, perchè allude, volenti o nolenti, a forme estreme e violente di intolleranza e discriminazione.

Si crede cioè che l'omofobia si consumi in presenza di violenza fisica, calci, sputi, coltellate, come ci hanno abituato stampa e rete. oppure in violente aggressioni verbali quando si dice, che ne so, frocio di merda devi crepare di aids.

Come ha evidenziato Luca Trappolin (alla mattinata organizzata dalla Provincia di Roma lo scorso 31 ottobre) riportando i dati della ricerca europea Confronting Homophobia in Europe la gente non percepisce come omofobici un sacco di atteggiamenti che in realtà lo sono.

Dopo le incertezze di ieri sera, durante il raduno per la fiaccolata che ufficialmente non c'è stata (non autorizzata? Non più giustificata?) sono girate molte domande alle quali si è risposto con altrettante voci.
Andrea era gay?
Era vessato dai compagni e compagne di classe? Dal resto della scuola? Dai professori e professore?
Non so voi ma a me sembrano tutte domande omofobiche, cioè omonegative se la parola omofobia è da rottamare.
Provo a spiegar(m)vi perchè.

Andrea è gay?

Ogni volta che leggo un articolo nel quale si riporta di un fatto omofobico ci si riferisce smepre all'omosessualità della vittima: deriso perchè gay. Accoltellata perchè lesbica.

Adesso, visto che gay  lesbiche non hanno un alone rosa, quali sono i criteri di visibilità, i criteri tassonomici coi quali cataloghiamo (cioè discriminiamo) qualcuno\a come omosessuale?

Vengo percepit* come omosessuale se io mi bacio con una persona dello stesso sesso, se vado in giro mano nella mano col medesimo o medesima, se vesto di rosa, o con altro sembiante che non si addice allo stretto, rigido e codificato stereotipo di genere.

Ma bastano davvero questi tratti per fare di me un omosessuale?
Due perone dello stesso sesso che si baciano o vanno in giro mano nella mano sono per forza una coppia?
Non possono essere amici? 
Quanti centimetri di lingua dirimono la questione?
E, in fondo, che ce ne frega?

Ogni volta che ci chiediamo dell'orientamento sessuale di una persona in base a un comportamento non conforme allo stereotipo di genere della medesima siamo omofobici e omofobiche, tutti. Tutte.

L'omofobia non è già discriminazione di chi è omosessuale dichiarato. Omofobia è, prima ancora, vessazione di chi non si conforma al cliché sociale.

L'omofobia insomma è qualcosa di precedente all'omosessualità e pervade tutta la società.

Basta un capello fuori posto, un colore differente da quello che qualcuno reputa giusto e si è subito froci o lesbiche.

Non importa se Andrea fosse gay etero bisessuale asessuale polisessuale.

Era un ragazzo cui non è stato permesso di fare la narrazione di sé che lui voleva.

Perciò sentirmi chiedere ieri sera ma se Andrea non era gay qui che ci stiamo a fare?  vuol dire che il movimento ha fallito, che non abbiamo capito niente e che le associazioni lgbt sono una volgare gilda di categoria.

Andrea era vessato dai compagni e compagne di classe? Dal resto della scuola? Dai professori e professore?

La società è omofobica, è omonegativa, sempre. Ci vuole conformi, ci chiede di ottemperare, come i Borg di Star Trek, al pensiero unico eterosessita e cattolico.

In questo clima tutte e tutti siamo quotidianamente, ogni secondo delal nostra vita, esposti ed esposte all'omonegatività. Chi si conforma al cliché eterosessista e Vatic-ano è momentaneamente al riparo dal ludibrio ma sempre a rischio appena deroga, anche di un millimetro, magari per distrazione, per stanchezza, da quel rigido cliché. Che sia omosessuali o meno poco conta, l'importante è che venga percepito tale. Così, per conformismo l'importante è che non venga percepito come tale. Viviamo tutti un conformismo eterosessista dal quale guai se ci capita di uscire.

Ogni volta che una madre dice al figlio piccolo non piangere solo le femminucce piangono, è omofobica. Ogni volta che vedendo passare un ragazzo dinoccolato ed effeminato pensiamo, ciao sorè, siamo omofobici,  ogni volta che mettiamo in discussione la mascolinità di un nostro partner in base a quello che gli piace fare a letto siamo omofobici.

Noi parliamo ridicolmente di diritti gay, diritti lesbici, diritti trans e induciamo le e gli etero a credere che chiediamo diritti solamente per noi, che vogliamo una nostra normalità. E per molti e molte è così.

Per molti vivere da gay vuol dire conformarsi a un altro stereotipo, quello dell'orientamento sessuale: se sei gay sei in un certo modo e basta, se sei lesbica sei in quel modo e basta (con alcune sotto-categorie schizofrenicamente esasperate nella loro separazione oppositoria: checche e bear, butch e femme).

Abbandonarsi a questa logica è una pratica omofobica.

In realtà l'omofobia riguarda tutti, uomini e donne obbligate a conformarci vecchi e nuovi cliché e lasciamo che sia la società a dire cosa un etero o un omo possono  o non possono essere, cioè apparire. Quindi la lotta contro l'omofobia è una lotta di emancipazione di tutte e tutti.

Il pensiero omofobico c'è sempre e qualsiasi persona che a qualsiasi titoli si trovi stretta negli stereotipi sociali e le viene impedito di uscirne vive in una continua condizione di omofobica.

Per cui le domande ma Andrea era vessato dalla classe o dalla scuola o dai professori è oziosa, è odiosa.

Siamo tutte e tutti vessati da un sistema informativo che propala gli stereotipi più triti, abbiamo dei modelli di riferimento che presnetano le persone omosessuali come delle macchiette da baraccone (come fanno in tv I soliti idioti che fanno dell'omosessualità e dell'omogeniotorialità un capriccio isterico: io vi maledico, che dio vi si prenda!).

Viviamo in una società che discrimina, non tutela, non censura il Vatic-Ano quando dice che l'omosessualità è un disordine morale, o lo Stato quando non riconosce a tutti e tutte gli stessi diritti degli altri e noi cerchiamo motivi più congrui e gravi che hanno indotto Andrea a togliersi la vita?

Mi spaice se qualche ragazza, compagna di classe di Andrea, si è sentita male perchè ha trovato scritto sul propri profilo facebook assassina, commento tranchant di qualche frustrato/frustrata della rete che da casa si sente Che Geuvara ma poi in strada non scende mai perchè alle sette ha pilates e alle nove va al ristorante.

Mi spiace per lei ,ma è vero. Siamo tutti assassini e assassine, quando cataloghiamo il prossimo in base alla non conformità a degli stereotipi dai quali facciamo fatica a separaci.

Perchè a me è dispiaciuto davvero del suicidio di Andrea. Mi ha fatto rabbia, mi ha fatto male e ho odiato quanti ieri sera chiedendomi come stai e io rispondendogli male mi hanno chiesto perchè?!
Perchè Andrea si è tolto la vita, imbecille!


Ieri sera ho visto molta gente arrabbiata, determinata, che c'era, era scesa in piazza, disposta a mettersi in gioco. E ho visto un movimento pavido ,politicizzato (stavolta uso il termine nel suo senso più infimo e deleterio) preoccupato di non fare brutta figura, di non pestare i piedi alle istituzioni, di fare compagnia ma non sporcare, come i cani.

Se fosse stato per gli organizzatori della fiaccolata di ieri ci saremmo dovuti sciogliere e tonarcene a casa con la coda tra le gambe. Invece grazie alla determinazione di qualcuno che è intervenuto la marcia se non proprio fiaccolata (troppe poche le candele accese) l'abbiamo fatta, abbiamo dato fastidio, abbiamo dato nell'occhio, abbiamo disturbato il conformismo corrente che ingabbia anche il movimento.

L'omonegatività colpisce ognuna e ognuno di noi. Sempre e comunque, contrastarla prima ancora che un diritto è un dovere civico.




giovedì 22 novembre 2012

Niente frangetta e smalto rosa per A. S. Ma l'omofobia rimane.

Su Giornalettismo Ferma Restando (sicuramente uno pseudonimo) pubblica un post nel quale afferma, allineandosi sulla pozione di Repubblica che
ci sono da ricordare due cose. La prima: anche Repubblica segnalava, nell’ultima riga dell’articolo, che la pagina rappresenta:
Uno sfottò, certo. Ma nulla di omofobo, più un gioco tra ragazzi. Decisamente troppo per morire a 15 anni.
La seconda cosa da ricordare è che la pagina non viene aggiornata dal 10 febbraio 2012. Certo, sfottere qualcuno non è bello, e nemmeno farlo su un social network. Ma i post hanno questi contenuti:
Qndria Iperracatina è il soprannome di un conosciuto personaggio appartenente alla categoria dei minkia che frequenta il primo liceo scientifico. In realtà il suo vero nome è A. S. ma la storia di questo nickname risale ad un certo cartellone conosciuto molto bene da G-L. S., V. G. e V. P.. Questo lavoro di gruppo di geografia aveva come argomento la geologia d’Italia e fu portato a termine dal gruppo ma occorre precisare che l’individuo in questione non fece esattamente un ca**o. Purtroppo pretese di firmare il cartellone e gli fu concesso (grave errore) ma come di sua consuetudine lo fece con una calligrafia talmente di merda che si leggeva, per l’appunto QNDRIA IPERRACATINA.
Insomma, nemmeno un riferimento all’omosessualità. Con tutto che l’omofobia fa schifo (e che il ragazzo avrà subito gesti di bullismo fuori dai social network), il pogrom, stavolta, sembra proprio aver sbagliato bersaglio.

Fino a 10 minuti fa la pagina era visibile su facebook. Adesso è stata rimossa.
Io ho fatto appena in tempo a salvare alcune schermate del profilo in questione, e posso affermare con tranquillità che il post di Ferma Restando è capzioso.

Perchè la foto pubblicata sul profilo è uno sfottò di evidente stampo maschilista\omofobo.


L'omofobia non sta solo nel prendere in giro qualcuno che è dichiaratamente gay o che è presunto gay per una evidenza (presunta effeminatezza, non confromitò allo stereotipo di genere) maschilista.
Omofobico è anche ritenere di offendere qualcuno dicendo che è gay, o insinuare una non conformità di genere mostrandolo vestito da donna o in maniera effeminata.

Però qui mi sorge un dubbio grosso come un macigno.



Se queste sono le vere foto della vittima dov'è la sua stravaganza?

Dove sono  i jeans rosa  e la frangetta di cui parla Rinaldo Frignani sul corsera ?

Dove il trucco e soprattutto, dove lo smalto? 

Allora, mi chiedo, se il rosa non era un colore indossato da Andrea, questo il suo vero nome, ma solo un colore col quale era perseguitato, noi stasera che andremo alla fiaccolata non è che pensando di fare un tributo alla sua stravaganza continuiamo a portare i vessilli del suo martirio?

Chi sa parli e ci informi prego. Io farò così come la rete mi concede

Fiaccolata per A.S. morto suicida per mobbing omofobico



Per ricordare A.S. per non lasciare che il suo gesto passi ancora una volta inosservato e senza conseguenze 

ci vediamo stasera alle 19.30 

per una fiaccolata 
che partirà da via di San Giovanni in Laterano (Coming Out)
per arrivare al Liceo Cavour in Via delle Carine, 1.

L’invito per tutte e tutti è di venire senza bandiere e indossando un capo rosa, il colore tanto amato da A. S.

Le parole per dirlo: come riportare male e col tono da gossip la notizia del suicidio di un 15enne vessato per il suo modo di vestire giudicato eccentrico.

Che ti prendano in giro o no, la vita per un ragazzo omosessuale è oggettivamente più difficile di un suo coetaneo etero.
Di più, la vita di un ragazzo, qualunque sia l'orientamento sessuale,  che non si conforma al ruolo di genere che la società tutta gli impone, è ancora più difficile.



A. S. un ragazzo di 15 anni (qualcuno gli ha dato il nome di fantasia Davide, qualcuno Giulio, per proteggerne la privacy dalla doppia infamia, quella di essere frocio e quella di essersi suicidato) si è tolto la vita.  Si è impiccato con la propria sciarpa, attaccata al mancorrente delle scale interne alla sua abitazione di Roma.

Si è tolto la vita perchè stanco di essere preso in giro dagli studenti e della studente del suo liceo, il Cavour di Roma, perchè vestiva in maniera eccentrica.
Tra gli insulti ricorrenti quello sul proprio orientamento sessuale.

Perchè un ragazzo che  Indossava i jeans rosa, aveva la frangetta, si truccava e, martedì mattina, si era messo anche lo smalto (Rinaldo Frignani corsera) è un freak, un frocio, uno strano.

Frignani con questa frase tradisce di pensarla allo stesso modo di chi prendeva in giro
A. S. grazie a quell'avverbio anche come a dire non basta il jeans rosa, non basta il trucco (quale trucco non ci è dato sapere, se la matita nera nel contorno occhi che usavo anche io 30 anni fa, o un trucco sul viso, e, in questo caso se il trucco ne evidenziasse i tratti mascolini o, viceversa, cercasse di renderlo più femminile, sono distinzioni per persone dal palato fine, i froci si truccano e tanto ci deve bastare...) non basta il trucco, dicevo, usa anche lo smalto.
Che smalto? Di che colore? Lo smalto e la matita nera la usavano 30 anni fa i dark...

Purtroppo nulla di certo ci è dato sapere.
A leggere quotidiani e siti internet è tutto un pare, un sembra, un sentito dire sia sulla dinamica del suicido... 
È tornato a casa - dove forse c'era anche il fratello più piccolo - ha annodato una sciarpa al corrimano della scala interna e si è stretto l'altro capo al collo, lasciandosi cadere di schianto. La morte è stata istantanea. A trovare il corpo è stato il padre.  (Corriere)
E’ tornato nella sua casa romana, dopo essere stato ripreso da un'insegnante per aver usato uno smalto per le unghie, e si è impiccato, con la sciarpa. Davanti al fratellino piccolo. Lo ha trovato il padre, quando ormai non c’era più niente da fare. Inutile chiamare i soccorsi. HuffingtonPost 
ha deciso di farla finita legandosi una sciarpa al collo dentro casa. E quando il fratellino lo ha trovato e ha chiamato i genitori, era troppo tardi.  Repubblica
 ...sia sui motivi del  suicidio
Forse qualche compagno s’è interrogato per per qualche battuta di troppo, le solite fatte anche martedì, il giorno prima quando A. si era arrivato a scuola con lo smalto. E forse anche una professoressa gli aveva detto che non era il caso. (Oggi24.it)
quando si è presentato a scuola con lo smalto (...) alcuni lo avrebbero anche chiamato "frocio". “Una professoressa lo ha ripreso”, raccontano alcuni suoi amici. HuffingtonPost 

Persino le dichiarazioni di Marrazzo riportate da Corriere e Repubblica sono contraddittorie.



Non sappiamo se fosse veramente gay, ma ciò non toglie che per il suo atteggiamento veniva deriso e che per questo motivo era sconvolto
riporta il Corriere
A quanto pare il ragazzo era gay, cosa nota ai suoi amici e anche ad altri che lo prendevano in giro. Chiediamo che venga fatta luce sulle ragioni del suicidio. E se tra queste ci sono forme di discriminazione per la sua dichiarata omosessualità. 
Riporta Repubblica

Insomma, lo era o non lo era?

Quel che sembra sfuggire anche a Marrazzo, o ai giornalisti che riportano le sue dichiarazioni in maniera così contraddittoria (fossi io Marrazzo avrei già rilasciato un comunicato stampa di fuoco, ma i giornalisti è smepre meglio tenerseli buoni altrimenti poi non fanno pubblicità al tuo Gay Center...) è che dare a qualcuno del frocio per offenderlo è omofobico di per sé, che la persona offesa gay lo sia o meno.


Omofobico è giudicare una persona dal suo abbigliamento come fa Repubblica o il Corriere che danno per scontata l'omosessualità di A.S. in base a un paio di jeans rosa...

Cos'hanno di diverso Corriere e Repubblica rispetto i compagni e le compagne di scuola di A. S.?

NULLA.

Pescano tutti e tutte dallo stesso bacino machista e patriarcale di pregiudizio omofobico.


D'altronde nessun articolo sulla carta o sul web si sogna di fare vera informazione.
nessuno si sogna di ricordare, per esempio che
un forte aumento delle condotte suicidarie in età adolescenziale, dall’altra parte gli studi sulla sessualità umana hanno più volte riscontrato alti tassi di suicidalità tra i giovani omosessuali. (Pietrantoni L. Il tentato suicidio negli adolescenti omosessuali Minerva Psichiatrica, 40, 75-80 1999)
 
Tutto viene insinuato col dubbio il sospetto pettegoli, come si dice in corridoio di uno che si vede passare Lo sai? Lo è...

A. S. era così pesantemente aggredito che qualcuno aveva persino aperto un profilo facebook con delle sue foto.
Avevano creato una pagina Facebook, in cui lo prendevano continuamente in giro per i suoi modi di fare e anche per l’abbigliamento. Quella pagina era là, visibile a tutti, da dodici mesi. E questo Davide (il suo nome è di fantasia) lo sapeva bene. Ma, forse, aveva cercato di rassegnarsi. "Ragazzi ho scoperto di avere una canottiera rosa", scrivevano sul social network qualche mese fa, in riferimento al suo look. Avevano anche fornito indicazioni sulla zona in cui abitava e pubblicato sue foto - sicuramente senza il suo permesso...
...scrive l'HuffingtonPost 


Questo non impedisce alle due deficienti (nel senso letterale del termine, che deficiano di informazioni) VIOLA GIANNOLI e MARIA ELENA VINCENZI di scrivere su Repubblica, senza conoscere i fatti, senza dare alcuna informazione in più rispetto le altre fonti, dall'alto di non si sa quale autorità se non quella criminale di chi discrimina e minimizza, arrivano a scrivere Uno sfottò, certo. Ma nulla di omofobo, più un gioco tra ragazzi.

Alla faccia del gioco da ragazzi! La polizia sta indagando

sul profilo Facebook che porta il nome della giovane vittima. L’ipotesi di reato potrebbe essere quella di istigazione al suicidio. (HuffingtonPost)
Sulla stessa onda di deficienza Serena Paoletti che arriva alla stessa conclusione
Su internet, però, c’è anche un altro profilo dedicato “al ragazzo con i pantaloni rosa”. Il nome è storpiato, c’è una foto con la parrucca, la pagina forse curata da qualcun altro, ogni giorno propone frasi senza senso, quelle di A. Uno sfottò, senza omofobia, un gioco tra ragazzi. Non bello e decisamente troppo per morire a 15 anni. (Oggi24.it)
Così simile da chiedersi chi abbia copiato chi...

Tra l'altro il titolo dell'articolo di Oggi24 è surreale:

Muore un ragazzo gay del Cavour: lettera nella scuola occupata.
Muore? Per epidemia? Per un incidente? Non muore suicida o si suicida? e qual è la notizia?  La lettera nella scuola occupata?!!?
Ma chi scrive oggi sulla rete?
Con quali credenziali? Quali competenze?

Insomma, A.S. ha compiuto un gesto di protesta un gesto col quale accusa tutta la società che non gli permetteva di vestire come gli pareva senza essere preso in giro o senza che per questo venisse messa  in discussione l'orientamento sessuale e l'identità sessuale tutta.

Ma per Repubblica e Oggi24 le continue prese in giro che hanno indotto A. S. a togliersi la vita non sono nulla di omofobico, solo uno sfottò tra ragazzi.

Vi prego, datemi la testa di Viola Giannolo, Maria Elena Vincenzi e Serena Paoletti su un piatto d'argento.

mercoledì 21 novembre 2012

TDOR: Transgender Day of Remembrance, giornata internazionale contro la transfobia. Il sit in di Roma.

Eravamo poch*, ma eravamo.

Sergio Rovasio ha aperto e chiuso la commemorazione, ha dato il microfono a chi tra i presenti voleva intervenire.
Vanni Piccolo ha esortato il movimento a essere unito. Spero le sue parole non cadano nel vuoto.
Non ricordo più chi ha ribadito come l'ammanco di diritti delle persone lgbt è un ammanco di diritti e basta. Degli stessi diritti civili di tutta la popolazione italiana. Che insomma non ci sono i diritti lgbt ma ci sono i diritti. E basta. Cioè, NON ci sono, mentre ci dovrebbero essere.

Qualcuno ha fatto un intervento più centrato all'occasione qualcun altro forse un po' meno. Molt* non sono intervenut*. Anche perchè negli States dove si commemora non si fanno interventi politici ma si leggono i nomi delle vittime, si raccontano le loro storie, si celebrano le loro vite ora che sono state uccise.


Noi abbiamo ancora molto da imparare.

Ma ierisera eravamo lì.




Alba Montori dalla Fondazione Massimo consoli ha ricordato come siamo tutt* trans.

Ecco. Siamo tutt* trans, come siamo tutt* omosessuali, cittadin* stranier*, Rom, donne. Ogni volta che qualcun* viene discriminat* perchè non si conforma, ogni volta che la differenza viene vista come diversità e sci si sente in diritto di cancellarla anche fisicamente siamo tutt* in ballo è perchè è la democrazia, pluralista e multiculturale, a essere aggredita.
Siamo noi. Tutt* e ognun* di noi.


Ierisera eravamo poch* e nemmeno buon*.

Eravamo.

Noi.

E voi dove eravate?

23 24 25 novembre
QUEERING ROMA 2012 Casa del Cinema Largo Marcello Mastroianni, 1 Villa Borghese.

   QUEERING ROMA 2012
23 24 25 novembre
Casa del Cinema
Largo Marcello Mastroianni, 1
Villa Borghese.

 il programma                     

VENERDI 23 NOVEMBRE

ore 19,00 Sala Sergio Amidei e Cesare Zavattini

INAUGURAZIONE MOSTRE
  • C’era una volta L’Occhio, L’Orecchio e La Bocca
    Mostra documentaria a cura di Francesco Pettarin
  • Gender Utopia. Dalla favola di Adamo ed Eva al genere come utopia
    Mostra fotografica a cura di Francesco Paolo Del Re

 ore 20,00 Sala Deluxe

INAUGURAZIONE QUEERING ROMA
  • Apertura e saluto delle istituzioni

ore 20,30 Sala Deluxe

  • The Perfect Family
    di Anne Renton (USA, 2011, 84’)

ore 22,30 Sala Deluxe

  • Il mondo sopra la testa
    di Peter Marcias (Italia, 2012, 12’)
  • Dicke Mädchen (Heavy Girls)
    di Axel Ranisch (Germania, 2011, 76’)

SABATO 24 NOVEMBRE

ore 16,00 Sala Deluxe

  • Audre Lorde – The Berlin Years 1984 to 1992
    di Dagmar Schultz (Germania, 2012, 84, Doc.’)

ore 16,15 Sala Kodak

Per l’Omaggio a Ottavio Mai

  • Il fico del regime
    di O. Mai/G. Minerba (Italia, 1991, 60’)
  • Partners
    di O. Mai/G. Minerba, (Italia, 1990, 60’)

ore 17,00 Sala Gian Maria Volonté (ingresso gratuito)

Per gli appuntamenti letterari a cura di Francesco Gnerre
  • La scoperta di una tradizione
    dialogo con Andrea Pini (Quando eravamo froci, Il Saggiatore) e Luca Baldoni (Le parole tra gli uomini. Antologia della poesia gay italiana dal Novecento al presente, Robin Edizioni – libro presentato in anteprima).

ore 18,00 Sala Deluxe

  • Trans
    di Chris Arnold (USA, 2012, 92’, Doc.)

ore 18,30 Sala Kodak (ingresso gratuito)

  • El niño Pez
    di Lucía Puenzo (Argentina/Francia/Spagna, 2009, 96’)

ore 20,30 Sala Deluxe

  • Zenne Dancer
    di Caner Alper e Mehmet Binay (Germania/Olanda/Turchia, 2011, 104’)

ore 21,00 Sala Kodak (ingresso gratuito)

  • Contracorriente
    di Javier Fuentes-León (Perù/Colombia, 2009, 100’)

ore 22,30 Sala Deluxe

  • Una notte ancora di Giuseppe Bucci (Italia, 2012, 11’)
  • Lovely Man di Teddy Soeriaatmadja (Indonesia, 2011, 76’)
  

DOMENICA 25 NOVEMBRE

ore 11,00 Sala Gian Maria Volonté (ingresso gratuito)

Per gli appuntamenti letterari a cura di Francesco Gnerre
  • Inediti scenari gay
    Incontro con Eduardo Savarese (Non passare per il sangue, Edizioni e/o).

ore 11,30 Sala Deluxe

  • The Perfect Family
    di Anne Renton (USA, 2011, 84’)  - Replica

ore 15,00 Sala Deluxe

  • Vito
    di Jeffrey Schwarz (USA, 2011, 93’, Doc.)

ore 16,30 Sala Kodak (ingresso gratuito)

  • Fuori dal video – Il movimento gay sul piccolo schermo 1972-1982 
    a cura del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli con la collaborazione di Enrico Salvatori realizzato con materiali video delle Teche Rai (38’)
  • Fuori! Storia del primo movimento omosessuale in Italia (1971-2011)
    a cura di Angelo Pezzana ed Enzo Cucco (Italia, 2011, 64’)

ore 16,45 Sala Deluxe

  • Kommt Mausi raus?!
    di Angelina Maccarone e Alexander Scherer (Germania, 1995, 89’)

ore 18,30 Sala Deluxe

Per l’Omaggio a Ottavio Mai
  • Ottavio Mario Mai
    di A. Golinelli/G. Minerba (Italia, 2002, 60’)

ore 18.30 Sala Kodak (ingresso gratuito)

Per “C’era una volta L’Occhio, L’Orecchio e La Bocca”
  • Homo Promo
    di Jenni Olson (USA, 1993, 90’)

ore 20,30 Sala Deluxe

  • Mosquita y Mari
    di Aurora Guerrero (USA, 2012, 85’)

ore 21,00 Sala Kodak 

Per “C’era una volta L’Occhio, L’Orecchio e La Bocca”
  • Tarnation
    di Jonathan Caouette (USA, 2002, 88’)

ore 22,30 Sala Deluxe

  • Sandanski
    di Paolo Ferrarini (Italia, 2011, 5’)
  • Verde Verde
    di Enrique Pineda Barnet (Cuba, 2011, 74’)

martedì 20 novembre 2012

20 Novembre TDOR: Transgender Day of Remembrance, giornata internazionale contro la transfobia.

Il 20 novembre in tutto il mondo si celebra il TDOR - Transgender Day of Remembrance, giorno in cui si commemorano le vittime dell’odio e del pregiudizio transfobico. Il mese di novembre è stato scelta per onorare la memoria di Rita Hester, una donna transessuale afro-americana uccisa il 28 novembre 1998 nel Massachusetts il cui omicidio è ancora oggi senza colpevole.
I media la uccisero una seconda volta perchè nel riportate la la notizia dell'omicidio, si riferirono a lei al maschile, parlarono di doppia vita e spesso non ne riportarono nemmeno il nome sostituendolo col sostantivo travestito.
Non crediate che oggi le cose siano tanto diverse. Anzi.

Sabato scorso è stato ritrovato il cadavere di una ragazza trans di 27 anni  in un parco nel quartiere romano di Tor Pignattara. Messaggero titola: Giallo a Torpignattara: trovato in parco cadavere seminudo di un trans. Nell'articolo, di MArco De Risi, scritto in un italiano stentato,  si legge:
Quella sagoma informe era infatti il cadavere di un uomo. La vittima è un transessuale brasiliano, 27 anni, trovato questa mattina seminudo. Giallo dunque a Torpignattara.

Il corpo di un uomo è stato scoperto questa mattina poco dopo le 9 da una residente della zona che ha subito chiamato la polizia. Era nell’erba vicino ad alcuni alberi subito dopo l’entrata del parco in vicolo di Villa Berta, una stradina senza uscita all’angolo con via di Porta Furba. Il transessuale sembra frequentasse abitualmente la zona di notte.
Messaggero è in ottima compagnia, purtroppo. Tra titoli e commenti nell'articolo questi giornalisti e giornaliste andrebbero tutti e tutte rieducati e rieducate a un maggiore rispetto. Ma tant'è.
Ecco i titoli e alcuni commenti di alcuni giornali italiani. Divertitevi voi a trovarne altri.

Paese sera: Torpignattara, trovato cadavere di un trans
 Sembrerebbe trattarsi di un trans che “lavorava” nella zona.
Repubblica: Un transessuale trovato morto a Torpignattara
Sl corpo del defunto,
non dell'assassinato del defunto...
che si trovava in terra davanti all'entrata di un parco in vicolo di Villa Berta, non ci sarebbero segni evidenti di violenza, ma il trans aveva perso sangue dal naso e aveva i pantaloni abbassati. Per le indagini è intervenuta la polizia.
E chi doveva intervenire, la signra Fletcher?!?!

Il secolo nuovo: Roma. Trans morto a Torpignattara. Corsi (PDL): fermiamo questa escalation di violenza Morto, non ucciso. Nell'articolo si dà per scontato che il trans fosse lì per prostituirsi.

Corriere: Esce con il cane e scopre il cadavere di un trans.
la polizia ha trovato il cadavere di un trans brasiliano, Daniel Varela, 27 anni. Sul corpo non c'erano segni di violenza, mentre non si esclude che la morte sia dipesa da un'overdose. 
Certo perchè quando ti fai ti abbassi i pantaloni...

Ecco come il nsotro giornalismo affronta la questione: impreparato, naif, sgrammaticato,  ormai completamente inutile e incapace di informare veramente. Quanto vorrei fosse ancora vivo Mao...


The Transgender Day of Remembrance persegue diversi scopi: sollecitare l'opinione pubblica a farle prendere coscienza delle vittime di odio transfobico (il numero delle persone trans uccise non tende ad abbassarsi) visto che i media non si curano di informare o sensibilizzare; commemorare le vite e la memoria delle vittime dell'odio transfobico, altrimenti dimenticate dall'opinione pubblica; ricordare alle persone non transgender che vittime le perosne transgender sono figlie, figli, fratelli, sorelle, genitori, genitrici, amici,  amiche e amanti.

Quest’anno il TDOR ricorre durante la Campagna Internazionale STP 2012 - STOP Trans Patologization, con la quale si chiede l'eliminazione del transessualismo dall'elenco delle malattie mentali.
I dati delle uccisioni di persone trans sono spaventosi: dal 2008 a oggi sono oltre mille secondo i dati riportati dal sito del Trans Murder Monitoring Project.


Molte associazioni lgbtq organizzeranno in Italia manifestazioni, commemorazioni e flash mob.

A Roma l'associazione Radicale Certi Diritti,  organizza una celebrazione in Piazza Montecitorio, a partire dalle 18.30 durante la quale oltre a commemorare le vittime dell'odio trasfobico accendendo una candela per ogni persona trans uccisa, si vuole promuovere una proposta di legge depositata dai radicali anni orsono che cancella l'obbligo di riassegnazione chirurgica del sesso per il cambio di nome e genere nei documenti.

Certi Diritti, il Coordinamento Trans Sylvia Rivera e la CGIL Nuovi Diritti hanno mandato nei mesi scorsi una lettera indirizzata ai ministeri competenti per discutere un’agenda degli interventi più urgenti per la situazione delle persone transessuali in Italia.


Ci vediamo stasera alle 18 e 30!

Io ci sarò, e voi?



lunedì 5 novembre 2012

Queering Roma Festa del Cinema LGBTQ della Capitale 23 24 25 NOVEMBRE

E mentre la settima edizione del Festival Internazionale del film di Roma è alle porte, sollevando le solite polemiche, di cui parlo altrove, apprendo adesso che la terza edizione di  Queering Roma avrà luogo dal 23 al 25 di novembre, alla casa del cinema, con il contributo della Provincia di Roma

Poche le notizie oltre le date e la sede. Nulla sui film,s celti, come per le passate edizioni del la festa, tra i titoli di altri festival lgbt d'Italia, Da Sodoma a Hollywood di Torino, Festival Mix di Milano, Gender Bender di Bologna, organizzato da Armilla, prima all'interno del Gay Village 2007-2009 e poi autonomamente come Queering Roma.

Tra le novità annunciate quest'anno, oltre al cambio di sede prestigioso ma più scomodo come location  (e meno capiente, soprattutto la sala De Luxe...), l'accento dato alla selezione di film al recupero della memoria storica della comunità LGBTQ italiana, con titoli come “FUORI!”, documentario incentrato sul racconto della fondazione della prima associazione gay italiana il tributo al regista, poeta e omosessuale militante Ottavio Mai (1946-1992), nel ventennale della morte, dando spazio per la prima volta

alla fotografia e alla letteratura, con un progetto espositivo fotografico (tipico della nuova sede del festival e uno specifico momento di discussione (ed ecco che anche Queering approda alle tavole rotonde..., finalmente!)  realizzato in collaborazione con Francesco Gnerre.

Maggiori informazioni sul sito della festa.

Anche io me ne occuperò, qui  e su Alcinema.org,  dopo il festival internazionale...

Ed ecco un mese ricco di appuntamenti cinematografici!





Rusty, da escort minorenne a foster child, in Major Crimes, lo spin off di The Closer

Lui si chiama Graham Patrick Martin ed è l'attore che interpreta Rusty, il ragazzo escort visto per la prima volta nel finale di The Closer.

Rusty, come quasi tutti i personaggi della serie, eccetto Brenda Leigh Johnson, interpretata da Kira Sedgwick, fa parte dello spin off di The Closer, Major Crimes.

Testimone chiave per il processo per omicidio di un serial killer che Brenda Leigh Johnson ha cercato per anni ossessivamente di fare incarcerare, Rusty è un 16enne, abbandonato dalla madre, che si è prostituito per un po' prima di essere affidato al nuovo chief del più prestigioso dipartimento della polizia di L.A., subentrata a Brenda Leigh Johnson, il capitano Sharon Raydor, interpretata da Mary McDonnell.

Ho già avuto modo di parlare della maniera omonegativa di presentare l'omosessualità (o il comportamento omosessuale) di Rusty in The Closer

Nei primi tre episodi di Major Crimes Rusty è presentato come un ragazzo abbandonato dalla madre che cerca disperatamente di rintracciare, e non si parla né dei suoi trascorsi da escort né del suo orientamento sessuale (almeno, so far).
Potrebbe risultare infatti che Rusty preferisca le donne (ed ecco che la distinzione tra orientamento sessuale e comportamento sessuale ci viene in aiuto per dirimere la questione) come è già successo a un altro personaggio simile nella serie Queer as Folks, sì, per chi conosce la serie sto parlando di   Hunter, il ragazzo, anche lui escort,  prima in affidamento e poi adottato da Michael Novotny e Ben Bruckner che confessa ai genitori adottivi la sua eterosessualità con lo stesso patema con cui un ragazzo gay fa coming out alla una famiglia straight...

In questo post molto più frivolo del precedente, vuoglio soffermarmi più che sul personaggi di Rusty, nella nuova incarnazione per lo spin off che, sull'attore che lo interpreta. Da un punto di vista strettamente erotico, preferivamo Rusty come escort seminudo e con le mutande, celesti,  in vista che spuntano sotto i pantaloni, al sedicenne acqua e sapone che va a vivere con Sharon.

La storia di Rusty che, ingannato ancora dalla madre, rimane a casa di Sharon, invece di tornare in strada, pur se melensa e buonista, mi ha commosso.

Sarà l'ora in cui scrivo il post o il mio cuore di mucca, come quello di mamma...







domenica 4 novembre 2012

Ancora omonegatività in Closer

Dopo avere subito un intervento chirurgico al cuore, mia madre, ogni volta che vedeva in tv o al cinema una animale soffrire se ne sentiva coinvolta in prima persona. Mi avranno trapiantato un cuore di mucca, celiava (no, nessun trapianto solo un patch alla valvola mitralica, per correggerne la stenosi).

Io  ogni volta che vedo in un telefilm un ragazzo gay o mostrato con un comportamento gay mi sento coinvolto in prima persona.

Nell'episodio 21 della settima stagione di The Closer, Last Word l'ultimo episodio di una serie che, nonostante tutto, mi piace guardare, mentre il vice capo della sezione omicidi della polizia di L.A. Brenda Leigh Johnson viene informata dallo staff sugli indizi lasciati da uno stupratore e assassino di donne, vediamo in flashback, una coppia di uomini, un adulto e un ragazzo, che si erano appartati nel parco per consumare un rapporto sessuale mercenario, che si sono trovati al posto sbagliato nel momento sbagliato.

 L'adulto se la fila, il pischello escort non ha la stessa fortuna e viene colpito a badilate.


Adesso, mi chiedo, perchè raccontare tra le tante storie gay possibili quella di un rapporto mercenario tra un uomo adulto e un giovane escort?

Non che questo tipo di transazioni non avvengano nel mondo reale, ma visto che nei media le figure positive di personaggi omosessuali continuano a latitare mi chiedo perchè si scelgano sempre di mostrare delle situazioni di dubbia moralità, al limite della legalità.

Mi sembra si attinga sempre alla stessa morale perbenista borghese, quella che, 40 anni fa, liquidò l'assassinio di Pasolini, come una volgare vicenda tra froci, che se la sera invece di farti scopare da degli uomini nei parchi te ne stai a casa con la tua famiglia non vieni preso a badilate...

Tra l'altro perchè mai quel giovane e quell'adulto dovevano consumare un rapporto sessuale in un parco? Dov'è la plausibilità in tutto ciò?
Quale contributo dà questa storia all'episodio?
Se non quello di pensare del ragazza mercenario, poverino, consolidando però nella mente distratta dello spettatore che l'omosessualità sia sesso a pagamento, omicidio, comunque sia sesso e mai affettività?

Adesso ditemi, siccome a me quel ragazzo fa pena, che tipo di cuore ho io per tornare alla constatazione che faceva mia madre?

sabato 3 novembre 2012

La scuola, un posto migliore per tutti. Se ne parla mercoledì 31 ottobre a Palazzo Incontro

Nell'ambito del convegno La scuola, un posto migliore per tutti. Orientamento sessuale, genere e diversità. Come superare l’omofobia che si è svolto a Palazzo Incontro, Roma, il 31 ottobre, articolato in due momenti, il primo dedicato alla presentazione di alcune ricerche sul tema e la seconda alla presentazione del toolkit realizzato dal progetto NISO per insegnanti ed educatori due interventi tra quelli istituzionali sono stati di altissima qualità facendo davvero sperare al meglio per un Paese arretrato come l'Italia.

venerdì 2 novembre 2012

2 novembre 1975. Per non dimenticare l'assassinio di Pier Paolo Pasolini

E' inutile che i siti frociaroli si affannino a dire che Pasolini fu ucciso perchè gay, come affermò Angelo Pezzana (secondo Queerblog).

Pasolini fu ucciso perchè dava fastidio allo Stato italiano profondamente fascista e reazionario.

Pasolini dava fastidio perchè aveva il coraggio di scrivere scomode verità, aveva il coraggio civile e politico di non fare sconti a un popolo di analfabeti e alla borghesia più ignorante d'Europa.




"Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di colpirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell'Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità dell'esplosione "selvaggia" della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione.
Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese. E' chiaro infatti che la rispettabilità di alcuni democristiani (Moro, Zaccagnini) o la moralità dei comunisti non servono a nulla".
(PPP 28 agosto 1975)
E' riduttivo dire sia stato ucciso in quanto gay.
Vero è che la sua morte fu camuffata e presentata come la morte di un frocio che adesca i ragazzini e che, date le circostanze, Pasolini quella morte se l'è cercata.
Questo fu indotta l'opinione pubblica a pensare, da una stampa disgustosamente omofobica e maschilista.

Per l'omicidio fu accusato Pino Pelosi, che fu condannato a nove e sette mesi di carcere. Nel 2005 Pelosi cambia versione e rilascia un'intervista a Le Nouvel Observateur nella quale parla di siciliani, di mafia.

Nel 2010 Dell'utri, l'amico di Berlusconi, quello dei falsi diari di Mussolini, dice di avere un capitolo del romanzo incompiuto di Pasolini Petrolio nel quale si parla di collegamenti tra la morte di Mattei e la mafia...

Io voglio rimandare a quel clima di vergogna omertosa con cui l'Italia tutta reagì alla morte del suo più grande intellettuale.

Una reazione che mi pesa in quanto cittadino italiano e in quanto gay.





Pier Paolo Pasolini è stato ammazzato nel 1975, ma i suoi assassini e i mandanti sono ancora in libertà. Nessun processo pubblico sulle cause della sua morte. E' stato ucciso dal Potere. Da quell'oscena rappresentazione della realtà che va in scena in Italia dalla sua nascita. Pasolini scriveva allora sul Corriere della Sera, non ancora piduizzato: "Io so i nomi dei responsabili delle stragi... io so il nome del vertice che ha manovrato...".(Beppe Grillo nel suo blog 21 marzo 2009)

Lo spot per fare coming out della Lega calcistica olandese

Ironico, ben sviluppato visivamente, con un bel claim e un messaggio importante il nuovo spot olandese per il coming out nel calcio prodotto dall'agenzia Delight per il programma tv FC Gay e regalato alla KNVB (Koninklijke Nederlandse Voetbal BondLa Federazione Reale Calcistica dei Paesi Bassi che lo ha fatto suo.


Fc Gay è un programma del canale BNN dedicato interamente al tema dell'omosessualità nel calcio, condotto da una donna, con una sigla ironica e divertente.



Lo spot anche.



Il testo dice dice: perchè non uscire fuori dall'armadio? La tua squadra è dalla tua parte.

Il claim invece: Gay? Non c'è nulla di strano a suo riguardo.

E l'Italia?

ahahahhahaha


giovedì 1 novembre 2012

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE. Un documento della chiesa Cattolica illuminante per capire la merda omofobica che il Vatic-Ano vomita ogni giorno contro le perosne omosessuali.

Quanto segue non è una invenzione.
E' quanto la Chiesa pensa sulle proposte di lgerre per non discriminare le persone omosessuali.

Ogni volta che vedete una Chiesa ricordatevene. Ogni volta che vedere un prete ricordateglielo. Ogni volta che qualcuno si professa cattolico fategli assumere le proprie responsabilità.

Per non essere accusato di manipolazione alcuna riporto il documento nella sua integrità, limitandomi a evidenziare graficamente i passaggi più discriminatori.


Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali
PREMESSA

Recentemente,in diversi luoghi è stata proposta una legi­slazione che renderebbe illegale una discriminazione sulla base della tendenza sessuale. In alcune città le autorità municipali hanno reso accessibile un'edilizia pubblica, per altro riservata a famiglie, a coppie omosessuali (ed eterosessuali non sposate). Tali iniziative, anche laddove sembrano più dirette a offrire un sostegno a diritti civili fondamentali che non indulgenza nei confronti dell'attività o di uno stile di vita omosessuale, possono di fatto avere un impatto negativo sulla famiglia e sulla società. Ad esempio, sono spesso implicati problemi come l'adozione di bambini, l'assunzione di insegnanti, la necessità di case da parte di autentiche famiglie, legittime preoccupazioni dei proprietari di case nel selezionare potenziali affittuari.

Mentre sarebbe impossibile ipotizzare ogni possibile conseguenza di proposte legislative in questo settore, le seguenti osservazioni cercheranno di indicare alcuni principi e distinzioni di natura generale che dovrebbero essere presi in considerazione dal coscienzioso legislatore, elettore, o autorità ecclesiale che si trovi di fronte a tali problemi.
La prima sezione richiamerà passi significativi dalla Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali pubblicata nel 1986 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. La seconda sezione tratterà della loro applicazione.

I. PASSI SIGNIFICATIVI
DELLA «LETTERA»
DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

1. La Lettera ricorda che la Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale pubblicata nel 1975 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede «teneva conto della distinzione comunemente operata fra condizione o tendenza omosessuale e atti omosessuali»; questi ultimi sono «intrinsecamente disordinati» e «non possono essere approvati in nessun caso» (n. 3).

2. Dal momento che «nella discussione che seguì la pubblicazione della (summenzionata) Dichiarazione, furono proposte delle interpretazioni eccessivamente benevole della condizione omosessuale stessa, tanto che qualcuno si spinse fino a definirla indifferente o addirittura buona», la Lettera prosegue precisando che la particolare inclinazione della persona omosessuale, «benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l'inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata. Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l'attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un'opzione moralmente accettabile» (n. 3).

3. «Come accade per ogni altro disordine morale, l'attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l'omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico» (n. 7).

4. Con riferimento al movimento degli omosessuali, la Lettera afferma: «Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione» (n. 9).

5. «È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi Pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. Il fine di tale azione è conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui omosessualità è almeno una realtà perfettamente innocua, se non totalmente buona. Benché la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in considerazione le proporzioni del rischio, che vi è implicato» (n. 9).

6. «Essa (la Chiesa) è consapevole che l’opinione, secondo la quale l’attività omosessuale sarebbe equivalente, o almeno altrettanto accettabile, quanto l’espressione sessuale dell’amore coniugale, ha un’incidenza diretta sulla concezione che la società ha della natura e dei diritti della famiglia, e li mette seriamente in pericolo» (n. 9).

7. «Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei Pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni.
Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza l’attività omosessuale è accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, né la chiesa né la società nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano» (n. 10).

8. «Dev’essere comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza omosessuale dev’essere riconosciuta quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità» (n. 11).

9. «Nel valutare eventuali progetti legislativi, si dovrà porre in primo piano l'impegno a difendere e promuovere la vita della famiglia» (n. 17).

II. APPLICAZIONI

10. La «tendenza sessuale» non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non­discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo (cf. Lettera, n. 3) e richiama una preoccupazione morale.

11. Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio, nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell'assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare.
12. Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale (cf. n. 10). Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all'abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio, e inoltre si imporrà non solo nel caso di comportamento colpevole ma anche nel caso di azioni di persone fisicamente o mentalmente malate. Così è accettato che lo stato possa restringere l'esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune.

13. Includere la «tendenza omosessuale» fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l'omosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio, in riferimento alla cosiddetta «affirmative action» o trattamento preferenziale nelle pratiche di assunzione. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all'omosessualità (cf n. 10) che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali. Il passaggio dal riconoscimento dell'omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa e alla promozione dell'omosessualità. L'omosessualità di una persona sarebbe invocata in opposizione a un asserita discriminazione e così l'esercizio dei diritti sarebbe difeso precisamente attraverso l'affermazione della condizione omosessuale invece che nei termini di una violazione di diritti umani fondamentali.

14. La «tendenza sessuale» di una persona non è paragonabile alla razza, al sesso, all'età, ecc. anche per un'altra ragione che merita attenzione, oltre quella sopramenzionata. La tendenza sessuale di un individuo non è in genere nota ad altri a meno che egli identifichi pubblicamente se stesso come avente questa tendenza o almeno qualche comportamento esterno lo manifesti. Di regola, la maggioranza delle persone a tendenza omosessuale che cercano di condurre una vita casta non rende pubblica la sua tendenza sessuale. Di conseguenza il problema della discriminazione in termini di impiego, alloggio, ecc. normalmente non si pone.
Le persone omosessuali che dichiarano la loro omosessualità sono in genere proprio quelle che ritengono il comportamento o lo stile di vita omosessuale essere «indifferente o addirittura buono» (cf. n. 3), e quindi degno di approvazione pubblica. È all'interno di questo gruppo di persone che si possono trovare più facilmente coloro che cercano dì «manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi Pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile» (cf n. 9), coloro che usano la tattica di affermare con toni di protesta che «qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali…è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione» (cf. n. 9).
Inoltre, vi è il pericolo che una legislazione che faccia dell'omosessualità una base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura a cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni della legge.
15. Dal momento che nella valutazione di una proposta di legislazione la massima cura dovrebbe essere data alla respon­sabilità di difendere e di promuovere la vita della famiglia (cf. n. 17), grande attenzione dovrebbe essere prestata ai singoli provvedimenti degli interventi proposti. Come influenzeranno l'adozione o l'affido? Costituiranno una difesa degli atti omosessuali, pubblici o privati? Conferiranno uno stato equivalente a quello di una famiglia a unioni omosessuali, per esempio, a riguardo dell'edilizia pubblica o dando al partner omosessuale vantaggi contrattuali che potrebbero includere elementi come partecipazione della «famiglia» nelle indennità di salute prestate a chi lavora (cf. n. 9)?
16. Infine, laddove una questione di bene comune è in gioco, non è opportuno che le Autorità ecclesiali sostengano o rimangano neutrali davanti a una legislazione negativa anche se concede delle eccezioni alle organizzazioni e alle istituzioni della Chiesa. La Chiesa ha la responsabilità di promuovere la vita della famiglia e la moralità pubblica dell'intera società civile sulla base dei valori morali fondamentali, e non solo di proteggere se stessa dalle conseguenze di leggi perniciose (cf. n. 17).

 Sarò autorizzato o no a scrivere PORCODIO?