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lunedì 28 novembre 2016

La mia esperienza a uno dei tavoli di discussione per il piano antiviolenza femminista di "Non una di meno".

Ieri ho partecipato a uno degli otto tavoli di discussione per il piano
antiviolenza femminista organizzati da Non una di meno il giorno dopo la manifestazione fiume contro la violenza contro le donne (e non sulle per far capire che la violenza è sempre contro le persone su cui la si fa).

Una assemblea nazionale, dopo quella dell'8 ottobre, articolata per tavoli tematici, alla conclusione dei quali si sono presentati in plenaria i temi emersi dai tavoli per decidere su come dare continuità e respiro al percorso di elaborazione, di confronto e proposta per il piano.

Tra gli 8 tavoli, tutti interessanti, ho scelto quello più affine al mio lavoro di formatore,  dal titolo


Educazione alle differenze, all’affettività e alla sessualità: la formazione come strumento di prevenzione e di contrasto alla violenza di genere (per leggere le linee tematiche del tavolo, così come l'argomento degli altri sette tavoli, cliccate qui).

Credo che il nostro fosse il tavolo più nutrito visto che ci è stata data l'aula magna della facoltà di Psicologia a Via dei Marsi,  che comunque era piena a metà.

Al primo colpo d'occhio colpiva la bassissima percentuale di uomini che non superava il 3% delle persone convenute.
Un dato che nessuna durante la mattinata ha voluto notare o rimarcare, sicuramente perché l'organizzazione è femminista e si rivolge a donne abituate a stare tra donne, che non hanno motivi di cercare la presenza maschile, ma molte altre sono le ragioni politiche, sociali, antropologiche e di movimento di questa agghiacciante asimmetria.

C'è intanto il problema  generale che nelle nostre scuole il 79% del corpo docente è donna.
Una percentuale che sale fino a quasi il 100% nelle scuole dell’infanzia, è al 95% nella scuola primaria e all’85% in quella secondaria di primo grado.
Nella scuola secondaria di secondo grado le docenti costituiscono il 59% del totale ma le percentuali variano in base al tipo di Istituto, nei licei pedagogici si sale all’85%
Questi dati, relativi all'a.s. 2013-2014, sono estrapolati dall'indagine TALIS del Miur. 

Evidentemente l'insegnamento viene percepito come una funzione di cura e dunque annoverato tra quelle caratteristiche prettamente femminine.
Questo però non vuol dire affatto che l'istruzione sia in mano alle donne.
Man mano che saliamo di grado e andiamo all'università vediamo come la presenza femminile nella docenza diminuisce. Al vertice della piramide ci sono sempre i maschi. 

In un articolo del Fatto Quotidiano del 2014  Barbara Mapelli, docente di pedagogia delle differenze all’Università Bicocca di Milano commenta così questi dati:

“La conseguenza della femminilizzazione (...) è che vengono meno figure maschili autorevoli di riferimento che sarebbero importanti per i bambini e per i ragazzi che in genere hanno come unico parametro il padre, spesso assente. Inoltre molti di loro vivono la scuola come un luogo di donne, dalle quali mantengono un certo distacco e diffidenza. Questo crea un allontanamento verso la cultura in generale che viene identificata come femminile. Il fenomeno ha conseguenze disastrose: gli uomini leggono meno, vanno meno a teatro e al cinema, rendono meno a scuola in termini di voti e si laureano meno delle donne”
Un commento discutibile che però riconosce il portato di un problema culturale (e sociale) che in un consesso come quello di ieri, di donne che vogliono stilare un programma femminista di lotta alla violenza contro le donne in ambito scolastico e formativo, non è stato nemmeno preso in considerazione.

Il fatto che rispetto il campione nazionale (79%) le donne ieri fossero il 97 % delle persone presenti richiede qualche ulteriore domanda: come mai questo ulteriore abbassamento?
Non dico bisognasse rispondere durante il tavolo, ché l'argomento era un altro, ma almeno porsi la domanda e riconoscere il problema del dato statistico emerso sarebbe stato d'uopo. 
Gli uomini non partecipano perché non sentono il problema della violenza contro le donne un problema loro? Oppure a fare educazione alle differenze sono solamente le docenti e le formatrici ? 
Sono solamente le prime domande che mi vengono in mente.
Ieri invece nessuno degli interventi ha nemmeno sfiorato l'argomento... 

Gli interventi... 
L'organizzazione del tavolo ha pensato di dare parola a chi lo voleva chiedendo di intervenire sui contenuti e le priorità rispetto l'argomento del tavolo, suggerendo una griglia di 4 domande:

Cosa? 

Cos'è l'educazione di genere? Cosa non è? 

Per chi? A chi si rivolge?

Chi deve attuarla?
il Miur?
le ASl?
I centri antiviolenza?
Le associazioni?

Cosa c'è? Quale il quadro di riferimento legislativo?


Gli interventi non si sono attenuti alla griglia che raramente è stata presa in considerazione almeno come riferimento diretto, poi, naturalmente, quanto detto negli interventi poteva essere riportato alla griglia ma non tanto perché gli interventi vi interagivano  ma semmai perché era sempre possibile ricondursi ad essa.

Il tempo concesso  a ogni intervento - due minuti - non ha permesso di approfondire nessuno degli argomenti trattati così il report che ha dovuto sintetizzare gli oltre 50 interventi  ha giocoforza dovuto appiattire ancora di più quel che ogni persona aveva già dovuto appiattire di suo nei due minuti concessi.

Credo che il tavolo di ieri - così condotto - non sia servito a nulla (per tacere dei 45 minuti di ritardo rispetto i tempi previsti...).

Sarebbe stato meglio preparare prima le persone che vi si erano iscritte proponendo in mailing list le domande di griglia e invitando tutte, e tutti, a scrivere una propria proposta articolata, e una volta compilato un regesto o una sintesi delle proposte fatte, individuare gli argomenti più caldi e discutere specificamente su quelli nel tavolo di ieri. 

L'impressione che ho avuto sentendo gli interventi (di caratura diversissima, a cominciare dal mio nel quale mi sono limitato a lanciare l'allarme per l'incidenza delle Ist sulla popolazione giovanile) è che ognuna, sono stato l'unico uomo a intervenire, abbia più sentito ed espresso l'esigenza di dire la sua che piuttosto quella di contribuire davvero ai contenuti del tavolo.

Ad essere maliziose sembrerebbe proprio che la prima esigenza delle donne intervenute sia quella di parlare, segno evidente che la società non dà loro questa possibilità.
Parlare spesso pacatamente, ma qualche volta urlando, in alcuni casi solo perché infervorate, in altri invece come forma convinta di comunicazione, troppo ormonale per i gusti di chi scrive.

In ogni caso non basta esprimerne quello che si pensa per fare di un intervento un intervento politico.

Nessuna ha pensato a confrontarsi con un pensiero generale ma ha preferito un'autoreferenzialità un po' sterile e fine a se stessa. Performativa. Un po' come quando ci indigniamo su facebook cliccando la faccina arrabbiata. A che serve? Cui prodest?

Non vorrei essere frainteso. I contenuti ci sono stati ma sono indicazioni così di massima da costituire un abc per principianti che in un consesso come quello di ieri dovrebbe essere dato per garantito (granted...). Invece così non è.

Evidentemente è ancora necessario spiegare cosa è l'educazione alle differenze di genere. 

Gli interventi migliori sono emersi da docenti anziane, dove l'aggettivo si riferisce non tanto all'età anagrafica ma alla preparazione politica, quelle donne che  il femminismo lo hanno fatto davvero perché le giovani donne presenti al tavolo il femminismo lo cercavano di dire in base a ragionamenti iperbolici al limite dell'offesa, come quella donna che negava l'esistenza dell'omofobia, parlando di riflesso psicologico (?) mentre per lei si tratta di eteronormatività, come una cosa escludesse l'altra.

Di seguito alcune delle cose dette, scelte con un personalissimo e sindacabilissimo criterio soggettivo basato su quello che ha colpito me che non vuol dire necessariamente sia quello più importante che è stato detto, anzi.

1) L'educazione alle differenze di genere non è una disciplina a sé (con buona pace della rappresentante della rete delle conoscenze che ha chiesto, urlandolo, un'ora di educazione sessuale). Non è una materia di insegnamento. E' un punto di vista, un bagaglio di saperi curricolari che attraversa e informa di sé  ogni disciplina insegnata a scuola, dalla matematica alle scienze, all'italiano.

Molte hanno suggerito di riformulare curricola e programmi o di riformulare i libri di testo che devono essere riscritti, non contenere delle appendici sui temi femminili o di genere o di identità sessuale.

2) Il linguaggio. 
Intanto non sessista mentre alcune (comunque troppe) delle donne presenti usavano con troppa disinvoltura un maschile inclusivo che ha dato da fare a molte delle astanti senza che la presidenza si preoccupasse di almeno notare il problema (eppure siamo in un consesso femminista...).

Il linguaggio comune richiamato da molte non per uniformarci a un pensiero unico ma per capire di cosa parliamo quando diciamo educazione affettiva o alla sessualità.

Alcuni interventi interessanti sull'idea di pedagogia nella disposizione delle aule per esempio, che però diluisce troppo il portato femminista e contro la violenza contro le donne in un discorso troppo vasto e dunque politicamente inincisivo (si dirà?).

3) Il problema della violenza sulle donne migranti, sulle persone migranti di seconda generazione, sulla necessità di intermediazione culturale, o, dal lato più scolastico, sulla vita di strada dei e delle minori senza accompagno che, invece di andare a scuola, stanno nei centri di accoglienza e dunque per strada.

 4) Quale femminismo?

Quello dell'uguaglianza o quello della differenza?

Le pratiche non violente son davvero legate alle donne non per un loro percorso di liberazione ma per una essenzialità femminina che le distingue dai maschi guerrafondai come ha detto qualcuna molto disinvoltamente? 
Ci sono stati alcuni interventi che valorizzano quella capacità di accoglienza e accudimento che vengono ancora letti come femminili e che io, fossi una donna, rispedirei al mittente.

Almeno personalmente credo che l'accoglienza femminile sia il risultato di una organizzazione sociale ed economica del lavoro e non derivi da una specificità femminile.

Che le donne ancora oggi adibiscano a queste funzioni è un dato di fatto ma la funzione sociale è tutto da dimostrare che derivi da una predisposizione naturale.

Da questo punto di vista sembra molto interessante l'idea di praticare per il prossimo 8 marzo uno sciopero delle donne. Cioè uno sciopero dalle funzioni sociali cui ancora oggi le donne, qualunque posizione sociale o lavorativa abbiano raggiunto, sono chiamate e indirizzate. 

E qui torniamo alla scarsissima presenza maschile ai tavoli...

5) La formazione delle persone adulte. Una formazione autogestita, permanente, dal basso. Questo vuol dire rivalutare i collegi docenti svuotati di ogni funzione decisionale, vuol dire sensibilizzare la docenza a una formazione consapevole ma anche aprire le scuole alle associazioni, magari costituite in una rete, per garantire la scientificità degli interventi e non permettere a chiunque di dire la qualsiasi.

Non sono rimasto alla plenaria, a dire il vero ho abbandonato il tavolo subito dopo la lettura del report, anche perché le persone iscritte a parlare  dopo la lettura del report invece di riferirsi al report magari aggiungendo quel che non c'era (moltissime cose) hanno continuato a dire IO IO IO.

Sono rimasto deluso dall'organizzazione e dall'umanità, dalla donnità, delle donne presenti che, tranne qualche notevole eccezione, mi sono tutte sembrate chiuse in un individualismo che purtroppo sminuisce le rivendicazioni di auto emancipazione a un revanchismo borghese e solipsistico che nasconde una totale mancanza di vita in comune, di vita insieme, tra donne, come succedeva negli anni 70...

Credo che sono questi gli argomenti sui quali le donne e non solo di non una di meno debbano interrogarsi se questo movimento vuole davvero costituirsi come soggetto politico e non come l'ennesima organizzazione di rappresentanza che sostiene solamente se stessa in un suicidio politico talmente evidente del quale - a quanto pare - nessuna se ne accorge.








martedì 9 dicembre 2014

Le accuse gratuite al corpo insegnante in un post del blog il grande colibrì


Parlando di omofobia nelle scuole sul blog il grande colibrì, Gianfranco, niente cognome, afferma con granitica sicurezza che 
In molti casi non vi sono posti più escludenti, discriminanti, volgari della scuola. Inutile sorprendersi. La colpa? Assolutamente non degli adolescenti che, anzi, si prestano a voler percepire ciò che li circonda, ma dei professori che continuano ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.
Per corroborare questa affermazione tranchant e troppo generalizzante  Gianfranco porta delle argomentazioni deboli.

Gianfranco è professore (non ci è dato sapere di quale materia) e tanto basta a dare autorevolezza alle sue opinioni. 
Essere un insegnante e vivere ogni giorno tra le mura di una scuola, mi porta a credere che questo nuovo ombelico del mondo della querelle omofoba incentrato nella scuola italiana non sia una forzatura dei media ma una realtà tangibile e terribilmente vera.  

 Quale querelle omofoba?
La cronaca recente ci rimanda alla campagna promossa da Forza Nuova a Milano per segnalare tutti gli insegnanti che dissertano sulle tematiche del gender (repubblica.it), per non parlare dell'aggressione ad Assisi subita da un quattordicenne da parte di un docente dopo che il primo sarebbe stato additato come conoscitore della questione omosessuale. Per aver risposto il giovane sarebbe stato brutalmente malmenato (giornaledellumbria.it). E se non bastasse pensiamo alla docente di religione di Torino che ha sostenuto che l'omosessualità si può curare (repubblica.it), per poi giungere a qualche diocesi (e non solo) che vorrebbe monitorare tutte le scuole dove si continua ad affrontare la questione pericolosa del gender (repubblica.it).
Dei quattro esempi riportati uno riguarda Forza Nuova che invitava a denunciare il corpo docente, un altro una richiesta fatta dalla Diocesi sempre a danno della docenza.
Degli unici due casi imputabili al corpo docente il primo riguarda  un fatto eccezionale, per fortuna molto più che raro nelle nostre scuole, quello di un docente che ha aggredito fisicamente uno studente minorenne, il secondo caso riguarda il contenuto omofobo di una lezione di una docente di religione. 
Un po' poco per corroborare l'affermazione che i  professori continuano ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.
Dinanzi ad alcuni e alcune insegnanti  che hanno pensieri e comportamenti omofobi, ma anche maschilisti, sessisti e patriarcali, ci sono altrettanti e altrettante insegnanti che fanno il loro lavoro davvero bene tanto che se quelle persone cui Gianfranco riconosce il merito di sensibilizzazione* 
entrano nelle scuole è solo ed esclusivamente grazie al corpo docente, perché senza l'autorizzazione degli organi di autogoverno delle nostre scuole (dal Collegio Docenti al Consiglio d'Istituto) nessuno e nessuna può entrare a scuola.

La retorica di fondo dalla quale Gianfranco parte per il suo j'accuse è generalista e mette sullo stesso piano responsabilità della singola persona a problemi strutturali  delle scuole alle mancanze dei programmi scolastici ministeriali dai quali il corpo docente non può derogare sensibilmente.

Così l'affermazione che il corpo docente  continua ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi mal si accorda con la considerazione che 
- mentre le scuole cadono a pezzi, in alcune province nelle classi si resta al freddo e al gelo per mancanza di fondi, noi docenti viviamo la condizione di classe lavoratrice meno considerata a livello planetario, si fanno i conti con la carta e quella igienica sparisce nel momento del bisogno. 
Delle due l'una.

O la classe docente è quella meno considerata (e il primo a considerarla poco è proprio l'autore di questa denuncia) o è una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.

Che Gianfranco si decida.

A leggere in tralice il post di Gianfranco  non posso evitare di notare e far notare come tutto il post sia un profluvio di plurali maschili usati come neutri ambigenere.

Gianfranco scrive i professori ma intende anche le professoresse, parla di allievi ma intende anche allieve.
Per chi critica al corpo docente l'imposizone di un insegnamento che fa continuo riferimento a quella distinzione marcata tra ruolo maschile e femminile, in quella esaltazione di ciò che è da uomini o meno non c'è male. 
Per coerenza critica Gianfranco si dovrebbe almeno provare ad affrontare il problema del sessismo linguistico.
Invece il pensiero di Gianfranco è squisitamente, cioè, disgustosamente, maschilista e sessista.
Vediamo.
Il calendario va avanti verso il 2015, mentre alcune mentalità restano ferme ai tempi del libro "Cuore". E poi giammai sia nominata la parola "preservativo" in un discorso. Giammai! Per poi ritrovarsi ad avere allievi malati o allieve in attesa.
Dunque per Gianfranco le infezioni sessualmente trasmesse (non son chiamate più malattie da una decina di anni perché quel che si trasmette sessualmente non è già la malattia ma l'infezione, non lo diciamo noi ma l'Istituto Superiore della Sanità) son prese solo dai maschi, le femmine restano invece incinte...
Naturalmente per ogni ragazza che è in attesa c'è un ragazzo che ha contribuito a quell'attesa mentre le infezioni sessualmente trasmesse non guardano in faccia né al sesso biologico né all'orientamento sessuale.
Visto che parliamo di insegnamento e che Gianfranco mette in ballo le informazioni non si può sottrarre dal vaglio della weltanschauung che emerge dal suo modo di parlare, e scrivere.

Così come non si può tacere dell'italiano stentato di alcuni passaggi del post di Gianfranco:
Provate a manifestare in certi luoghi un desiderio di travalicare il proprio genere alla ricerca di una nuova identità in classi dove si combatte quotidianamente affinché si raggiunga uno sviluppo dell'ormone pari alla quantità di becchime assunto da tante galline che razzolano in un cortile.
Quali luoghi?
Chi combatte per lo sviluppo dell'ormone?
Chi sono le galline?
Cosa è il becchime? 
Che significa travalicare (cioè esagerare, trascendere; superare, oltrepassare o, ancora, trasgredire fonte Dizionario Garzanti online ) il proprio genere ? 

Ancora.
Si impedisce di credere che si possa amare una persona dello stesso sesso non perché si è malati e che contro l'amore non c'è pillola che tenga per guarire ma solo l'amore e l'accettazione verso se stessi.
Infine la pretesa che l'omofobia riguardi solamente il corpo docente e che ristagni nelle scuole e non dal mondo esterno è davvero naïf e tradisce un modo di vedere per compartimenti stagni. Se l'omofobia è nelle scuole non c'è perché lì vi nasce.. Semmai lì vi transita attraverso tutte le persone che a scuola vi lavorano siano esse insegnanti o studenti.

Ivi compresi anche quegli insegnanti che trattano colleghi e colleghe con una prosopopea che attesta un odio di classe davvero insostenibile...


* Le iniziative di discussione, spesso avviate grazie ad associazioni o alla volontà dei singoli, sono poi osteggiate proprio da quei gruppetti di docenti che della rigidità mentale hanno fatto l'unico vessillo in nome dell'elasticità con la quale accettano che certe vite possono essere spente lentamente 

venerdì 2 maggio 2014

Lettera aperta della Dirigente Scolastica del Liceo Classico Giulio Cesare


Carissimi,

solo oggi trovo un attimo di tregua per rivolgermi doverosamente a tutti voi, la nostra comunità scolastica – docenti, studenti, genitori e personale ATA –, riguardo all’episodio che ci ha visto dolorosamente e inopinatamente balzare sulle prime pagine dei giornali.
Molto si è detto, ed io per prima, interpellata da stampa, da radio e da televisioni, ho rilasciato molte dichiarazioni, come d’altra parte hanno fatto docenti e studenti. La tentazione sarebbe quindi di tacere e molcire con il silenzio l’offensiva orda mediatica che ci ha colpito. “Al Giulio ci pensiamo noi” hanno scritto ieri i nostri ragazzi sullo striscione esposto all’ingresso: una fulminante verità, un “giù le mani dalla nostra scuola” a chiunque, di qualunque colore sia, abbia tentato – e con successo evidentemente! – di interrompere l’operosa quiete del nostro quotidiano lavoro.
E tuttavia, come dirigente della scuola, sono consapevole di dovere a tutta la nostra comunità un’informazione diretta, senza mediazioni e/o manipolazioni, sui fatti accaduti nella scuola. E dunque questo mi accingo a fare.

Quando il 25 aprile sono stata informata da un genitore della denuncia penale a due docenti del Giulio per aver fatto leggere il libro di Melania Mazzucco “Sei come sei” in due classi quinte ginnasio, - denuncia che peraltro a tutt’oggi non è pervenuta né alla scuola né alle docenti -, il fatto mi è apparso immediatamente strumentale ed odioso.
Il libro infatti era stato assegnato in lettura a casa per le vacanze di Natale e faceva parte di un percorso di lettura ben noto agli studenti e alle famiglie, perché partito in quarta ginnasio, e realizzato con una metodologia laboratoriale a classi aperte nel momento della restituzione della lettura, per un confronto e un approfondimento sia letterario, sia tematico: ad oggi gli studenti delle due classi hanno completato la lettura di 21 testi che spaziano dai classici latini e greci (v. Aristofane e Plauto in traduzione), a romanzi italiani (Vassalli, Ammanniti, Baricco, Gramellini, ecc.) e stranieri (de Saint-Exupéry, Uhlman, Allende, Grossman, Orwell, ecc.) del Novecento e contemporanei, assegnati con l’obiettivo di sviluppare il piacere di leggere, le capacità critico-letterarie e la riflessione tematica sui molti argomenti che qualsiasi testo letterario, per suo statuto, offre alla crescita di ogni lettore. Questa è la letteratura. In alcuni casi, nel corso di questi due anni, i testi proposti sono nati dai suggerimenti degli studenti stessi, le cui curiosità, sottoposte al vaglio delle docenti, sono state assecondate.
Non credo sia necessario poi sottolineare come il tema trattato dal romanzo della Mazzucco sia di assoluta attualità, ed è ben noto a tutti noi sia il fenomeno di bullismo omofobico che serpeggia nelle scuole, sia i drammatici esiti del silenzio su questi temi che hanno visto di recente coinvolti giovani coetanei di alcune scuole a Roma e in Italia. Un tema narrato peraltro dal punto di vista di una ragazza dodicenne (poco meno dei nostri ragazzi), in un libro scritto da un’autrice colta, vincitrice come noto di molti premi letterari (dallo Strega, al Bagutta, al Comisso ecc.), le cui credenziali letterarie non hanno bisogno di difensori, considerate anche le ottime recensioni apparse per questo testo, pubblicato dalla Einaudi, anche questa una casa editrice che non ha bisogno di presentazioni. Come noto, in questo tipo di lavori a casa, non si procede mai alla lettura del testo in classe, e quindi fantasiose sono state tutte le affermazioni di lettura ad alta voce in classe del passo ormai ben noto (10 righe su ca. 300 pagine), tanto fantasiose quanto diffamatorie.

La discussione sul libro si è svolta ai primi di gennaio al ritorno dalle vacanze, prima in ciascuna classe e poi a classi aperte, come sempre, alla presenza di tre docenti, compresa cioè anche la docente di sostegno di una delle classi. Tutti i ragazzi hanno scritto, come d’uso, una relazione a casa sul libro, e poi hanno potuto scegliere nella prova in classe d’italiano di gennaio fra due proposte, una traccia su “I promessi sposi” e un saggio breve sul tema dei possibili diritti delle coppie gay e della loro genitorialità: il dossier fornito per questa argomentazione spaziava da un articolo de “Il Tempo” riferito al nuovo linguaggio di Papa Francesco sui gay, ad un’ intervista ad Alfano uscita su “Avvenire”, ad un’intervista alla senatrice Maria Cecilia Guerra, allora viceministro del Lavoro con delega sulle Pari opportunità, uscita a gennaio sul “Corriere della Sera”; insomma una proposta di riflessione libera e aperta, come è consueto da parte dei nostri docenti e alla nostra scuola.

Naturalmente le opinioni su questi temi sono diverse, come sappiamo, e una coppia di genitori è venuta ad esprimermi le sue perplessità sull’opportunità di leggere questo testo, citandomi il passo incriminato e lamentando di non avere avuto ’diritto di replica’ rispetto alla discussione in corso. La mia lettura del romanzo, la constatazione dei modi in cui la tematica era stata sviluppata, analoga ad ogni altro tema precedentemente e successivamente analizzato in occasione dei diversi testi letti, mi ha mostrato l’equilibrio con cui il lavoro era stato svolto, cui non si poteva attribuire alcun fine tendenzioso e di parte, implicito in ogni richiesta di diritto di replica. La serenità degli studenti era assoluta e i genitori stessi, da me nuovamente incontrati per rassicurazioni, pur confermando la propria contrarietà alla lettura di questo libro, hanno accolto la scelta della scuola, il suo approccio pluralistico, ritenendo di non dovere riaprire il caso (era ormai metà febbraio).

Niente è accaduto fino al 25 aprile. La bomba è di fatto esplosa a scuola il 28, al nostro rientro, anche a seguito della manifestazione di Lotta studentesca, sulla cui natura e finalità non ritengo sia necessario soffermarmi. La costernazione di tutti è evidente nelle lettere che vi allego (con i dovuti omissis a garanzia della privacy delle persone coinvolte), perché possiamo condividere la reazione dei genitori delle due classi, degli studenti delle due classi, del genitore Presidente del Consiglio d’Istituto e dei docenti che, a margine del Collegio del 28 pomeriggio, già precedentemente convocato per tutt’altri motivi, hanno espresso la loro solidarietà alle colleghe e la ferma condanna degli eventi.

Aggiungo che la lettera che più ho gradito, inoltrata a me e a tutti gli altri genitori della classe, è stata proprio quella della coppia che mi aveva con garbo e rispetto – di cui sempre li ringrazio – coinvolto a gennaio. Prendono fermamente le distanze dalla denuncia dei “Giuristi per la vita”, dichiarando: “ci addolora profondamente la notizia di un’azione penale nei confronti dell’istituto da Lei diretto, considerando particolarmente odioso tale mezzo per cercare di imporre le proprie opinioni. Vogliamo perciò esprimerle la nostra assoluta solidarietà, rinnovando ancora una volta a Lei e a tutto il corpo insegnante la nostra completa stima e fiducia”. Grazie. Questo è lo spirito liberale, aperto e democratico a cui credo tutta la nostra comunità si ispiri nell’educazione dei nostri ragazzi.

Un grazie particolare va poi alle docenti, fatemelo dire le ‘mie’ docenti, eccellenti nella scuola, colte e aperte, curiose del nuovo e capaci di vero ascolto dei propri ragazzi: che vengano denunciate, insultate e vilipese è un paradosso di fronte a cui non posso tacere. La scuola va difesa da questi oltraggi. E’ molto del buono che ci resta in Italia. Non sciupiamolo.

Micaela Ricciardi


Roma, 1 maggio 2014


http://www.liceogiuliocesare.it

lunedì 28 aprile 2014

Sei come sei di Melania Mazzucco letto in alcune classi del ginnasio del Liceo Giulio Cesare di Roma.
Il risultato? Una denuncia contro la docenza, Disinformazione, striscioni omofobi, una stampa complice e poco informata.

Capita che in un liceo classico di Roma, il Giulio Cesare,  al ginnasio, venga letto, anche in classe, il romanzo di Melania Mazzucco Sei come sei (Einaudi, 2013) nel quale Eva dopo la morte del padre biologico viene affidata agli zii e non al compagno del padre, Yuma, che da quando le è stata strappata la figlia  vive ritirato sugli Appennini.


Apriti cielo!
La lettura del romanzo suscita polemiche a non finire (con tanto di striscione omofobo scritto da Lotta studentesca), una denuncia alla procura al danno della docenza rea di avere dato il libro da leggere (compito diventato subito costrizione) e diversi articoli sui principali quotidiani italiani.

La denuncia è di pubblicazioni (sic) oscene e corruzione di minorenne e questo perché in un brano del romanzo si legge di un pompino, pardon, di una fellatio:
Pure, benché sapesse che Mariani Andrea non soltanto lo avrebbe respinto, ma anche tradito e sputtanato, un pomeriggio, quando dopo la partita indugiò nello spogliatoio e si ritrovò solo con lui, Giose decise di agire - indifferente alle conseguenze. Si inginocchiò, fingendo di cercare l'accappatoio nel borsone, e poi; con un guizzo fulmineo, con una disinvoltura di cui non si immaginava capace, ficcò la testa fra le gambe di Mariani e si infilò il suo uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina, e un sapore dolce. Invece di dargli un pugno in testa, Mariani lasciò fare. Giose lo inghiottì fino all'ultima goccia e sentì il suo sapore in gola per giorni. Il fatto si ripeté altre due volte, innalzandolo a livelli di beatitudine inaudita. Qualche tempo
dopo, però, entrando in classe, sulla lavagna Giose trovò scritto autunno è frocio. E da allora, quella scritta si presentò tutti i giorni.
La morbosità con cui viene descritto questo pompino con ingoio, il sapore di orina opposto all'aggettivo dolce, il sapore che ha in gola per giorni, tutti dettagli che ricordano certi  racconti  erotici pubblicati in rete per fare eccitare chi li legge, rende sicuramente questo romanzo non adatto prima ancora che a un pubblico di minorenni allo scopo per cui ne è stata programmata la lettura. Quella strategia dell'Unar presentata dai quotidiani come il kgb frociarolo che impone e dispone.

Il romanzo di Mazzucco è inadatto non perché è banale nella sua volgarità ma perché è omofobo. Lo dimostra un altro brano immediatamente precedente a quello del pompino.
Fino ad allora Giose aveva saputo dissimulare, si era mimetizzato nel gruppo come un insetto stecco su una foglia: si comportava come i compagni, partecipava alle stesse bravate e quando alla fine del secondo anno di scuola decisero di caricare una mignotta sulla Flaminia, si unì alla comitiva e fece il suo dovere. Nessuno avrebbe mai sospettato che quel ragazzo muscoloso, ruvido stopper della squadra di calcio dell'oratorio, concupito dalle ragazze perché aveva occhi vellutati da cerbiatto, strimpellava la chitarra, amava la poesia a differenza degli altri coetanei primitivi e trogloditi, e per di più era refrattario alle loro avances, la notte si stancava la mano sulle foto di Jimi
Hendrix, Valeri] Borzov e Cassius Clay.
C'è da chiedersi perché i genitori non si siano lamentati del riferimento alla mignotta caricata.
 Io non posso non notare come l'io narrante si periti di precisare come Giose anche se frocio con abbia fatto il suo dovere (linguaggio machista) e tutta quella retorica del ragazzone muscoloso che non può essere mica frocio, come se il romanzo fosse stato scritto durante il ventennio...

Che Mazzucco non sappia scrivere e nella sua non scrittura dia voce ai pregiudizi della donna e dell'uomo medi (quelli del pasoliniano La ricotta) lo si evince anche da quste poche frasi.

Quello che però trovo preoccupante perché denuncia una isteria collettiva è il fatto che ci si attivi per impedire che questo romanzo venga letto a scuola non per le sue dubbie qualità artistiche ma perché ha una trama omosessualista come riportano i simpatici ragazzi e le simpatiche ragazze di Lotta Studentesca (la divisione studentesca di Forza Nuova) che per bocca di Andrea Di Cosimo su faccialibro definiscono il romanzo:
di carattere decisamente omosessualista e fin troppo esplicito. E’ inaccettabile che al giorno d’oggi, con la crisi che impera e con la disoccupazione a livelli record, vengano presentati ai giovani studenti modelli di vita deviati e perversi come se fossero la normalità o rappresentassero una priorità . Il nucleo fondamentale della società è infatti la famiglia, quella tradizionale, formata da padre, madre e figli ed è solo su questo modello che si baserà il futuro della nostra nazione.
Se deviati e perversi vi sembrano aggettivi forti guardate il cartello che compare in testa al video pubblicato su youtube  e sulla pagina FB, che compare per pochi secondi, troppo pochi per permetterne un'agevole lettura, come a tradire un ripensamento dell'ultimo momento.



Stupro di stampo omosessuale, provocazione pedopornografica, ecco gli estremi di una denuncia ben più consistente...

Lo slogan dello striscione invece meriterebbe un premio per la creatività:

Maschi selvatici, un eufemismo per fascisti di merda...


In questa storia però a fare davvero una pessima figura è la stampa che dà sostegno alle tesi dei  fascisti dando una informazione parziale e omofobica ben oltre l'isteria.

I titoli si riferiscono alla trama del romanzo in una maniera da far sembrare la militanza di Lotta studentesca un fascismo alla camomilla.


Giulio Cesare, testo su sesso gay in classe (messaggero)
che, non pago, nell'articolo, a firma del solito Marco Pasqua esperto contromosessualista, usa giri schifosi di parole come  sesso omosessuale (che è meno preciso di sesso tra uomini, visto che il sesso omosessuale può anche essere fra donne...) e che si riferisce al cogenitore di Eva come L’altro genitore, infatti, per la legge italiana non esiste: nel suo caso non è la mamma ma un altro uomo, ancora un padre.

Non da meno il Corsera che si riferisce al brano incriminato come a brano che parla del tema del sesso tra gay non tra uomini o ragazzi ma tra gay, razza a parte, definizione giudicante perché non tutti i maschi che fanno sesso tra di loro sono necessariamente gay  e non solo per via della bisessualità. Si può avere un comportamento gay che non investe l'orientamento sessuale, oppure stare sperimentando... Ma vallo a spiegare alla redazione online del corsera...

Non da meno Repubblica che in un articolo più equilibrato non resiste alla tentazione di descrivere il brano come un brano che narra del tema del sesso tra gay.
Questo segregazionismo da orientamento sessuale è endemico e coinvolge anche parte della popolazione lgbt che usa questo linguaggio discriminatorio come forma di un estremismo identitario un po' fuori tempo massimo...


L'isteria collettiva sta però altrove e cioè nel fatto di contrastare questo romanzo omosessualista come fosse il primo che entra a scuola.
Cosa dire allora dei classici greci, o della poesia di Saffo? 
Per tacere l'Ernesto di Saba, Oscar Wilde, tanto per citare i primi nomi che mi vengono in mente...

L'idea che la scuola sia sotto attacco di una lobby omosessualista lascia intendere che l'omosessualità non sia già dentro la scuola nella letteratura, nella storia e in tutti i campi dello scibile.  L'idea che l'omosessualità debba rimanere fuori dalla scuola è preoccupante ma anche naïf perché le persone non etero già sono dappertutto anche a scuola: tra i banchi, dietro le cattedre, negli uffici amministrativi...

L'idea che l'omosessualità stia fuori dalla societa e che con la richiesta di diritti civili si pretenda di farla entrare nella società è un errore grossolano di prospettiva.

Le persone non etero naturalmente nella società già ci sono anche se non vengono loro riconsociuti i diritti che le persone eteronormate invece hanno... 


La richiesta di diritti serve a riconoscere la parità di almeno 3 milioni di persone, cittadinanza italiana discriminata e repressa, non a fare entrare orde di omosessuali tenuti fuori dai patri confini dalla moralità fascista unico baluardo della normalità.






giovedì 20 febbraio 2014

L'attacco reazionario del mondo eterosessista contro la STRATEGIA NAZIONALE per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013 -2015) dell'UNAR

Nei giorni scorsi testate di informazione, anche nazionali come il corsera, hanno accennato in termini del tutto discriminatori e disinformativi, se non proprio mendaci,  della reazione non solo del mondo cattolico ma anche dello stesso governo (nella persona del viceministro Guerra) contro i libri (di 50 pagine l'uno, definiti opuscoli) messi a disposizione al corpo insegnante delle scuole elementari medie inferiori e medie superiori dall'Unar nell'ambito della STRATEGIA NAZIONALE   per la prevenzione e il contrasto  delle discriminazioni  basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere  (2013 -2015).

Questi libri dal titolo comune Educare alla diversità a scuola, rivolti al corpo insegnante e non direttamente agli e alle studenti, contengono strumenti informativi didattici ed esercizi per sensibilizzare il corpo studentesco contro le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale.

Pensati  e distribuiti dall'Istituto Beck previa esplicita richiesta, sono stati criticati estrapolando alcuni elementi in essi contenuti forzandone l'interpretazione facendo loro dire quello che in questi libri non c'è.

Così invece di fornire una informazione precisa e esauriente ricordando tra l'altro come le lotte alle discriminazione di genere e di orientamento sessuale siano una direttiva europea inderogabile sulla quale l'Italia è indietro rispetto tanti altri Stati membri, si è preferito ironizzare coinvolgendo il senso comune dei lettori e delle lettrici.

Carlotta di Leo sul corriere scrive un articolo a dir poco mendace nel quale esordisce dicendo
Scoppia la polemica su Biancaneve & Co. La notizia dei tre opuscoli che - con tanto di loghi istituzionali -sconsigliano ai maestri di leggere in classe le fiabe perché tendono a promuovere il solo modello di famiglia tradizionale, ha suscitato la reazione delle Pari Opportunità.
FALSO.

Tutti e tre i libri accennano al sessismo delle fiabe tradizionali, non solamente quello dedicati ai e alle docenti della scuola elementare.

Evidentemente la giornalista (sic!) non si è nemmeno degnata di leggere i libri in questione (altrimenti avrebbe visto che  si parla di fiabe anche nei volumi dedicati alla scuola media inferiore e superiore) e nel suo modo semplicistico di pensare ascrive le fiabe all'infanzia mentre i libri in questione criticano le fiabe in questi termini:
Nella società occidentale si dà per scontato che l’orientamento sessuale di un adolescente sano sia eterosessuale. La famiglia, la scuola, le principali istituzioni della società, gli amici si aspettano, incoraggiano e facilitano in mille modi, diretti e indiretti,
un orientamento eterosessuale. A un bambino è chiaro da subito che, se è maschio, dovrà innamorarsi di una principessa e, se è femmina, di un principe.  Non gli sono permesse fiabe con identificazioni diverse. Di conseguenza, quando sarà adolescente e comincerà a esplorare la propria identità sessuale, si troverà a realizzare che i suoi desideri sono differenti da quelli dei suoi amici, da quelli che “dovrebbe” avere e, quindi, si ritrova impaurito, solo e smarrito. Non ha intorno a sé persone che possano essergli di supporto, né vede nella società modelli positivi. (dal volume dedicato alla scuole medie inferiori)

Altro che famiglia tradizionale!

I libri dell'Istituto Beck parlano di identità sessuale del singolo individuo non già della famiglia che per l'infanzia e l'adolescenza è ancora un discorso prematuro.

Prosegue l'articolo del corsera
Il viceministro, Maria Cecilia Guerra, ha sconfessato l’iniziativa e inviato una formale nota di demerito a Marco De Giorgi, il direttore dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) che ha diffuso nelle scuole di quei volumi .
FALSO

I volumi non sono stati diffusi nelle scuole ma sono solamente stati messi a disposizione online solamente per gli e le insegnanti che ne facevano esplicita richiesta (per scaricare i volumi bisogna richiedere una password che viene inviata solo previa invio di richiesta tramite mail).
Dunque non una informazione calata dall'alto, ma uno strumento messo a disposizione per i tanti e le tante insegnanti che sentono l'esigenza di informarsi su questi argomenti e avere strumenti per tutelare gli e le studenti che nelle loro classi o nelle loro scuole sono vittime di discriminazione in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere.

In un altro articolo del corsera firmato da Isabella Bossi Fedigrotti si legge:

Scorrendo i consigli delle Pari opportunità, accanto a indicazioni intelligenti e benvenute per combattere il bullismo e insegnare il massimo rispetto per chi in qualche modo è diverso, si scopre però che principi e principesse hanno ben più gravi responsabilità di quella di istillare sogni balordi: insegnano, cioè, che per formare una famiglia, gli uomini si sposano con le donne e mai viene loro in mente di accennare alla possibilità che un uomo sposi un uomo oppure una donna un'altra donna. Queste ammuffite storie d'altri tempi raccontano, infatti, sempre e soltanto di cavalieri che dopo la partita di caccia tornano a casa dalla dolce sposina che culla il bambino cantando una ninna nanna.
Per le Pari opportunità è, dunque, davvero ora di finirla con la bigotta famiglia tradizionale. Aria nuova ci vuole, specialmente per i bambini. Avanti allora con esempi più moderni, di coppie omosessuali, con genitori uno e due. E basta anche con giochi e passatempi tradizionalmente maschili o femminili: bisogna decidersi a mescolare le carte insegnando il calcio alle bambine e lasciando le bambole in mano ai loro amichetti. Le macchinine meglio regalarle alle femminucce e i servizietti da cucina, invece, ai maschi (il che, al tempo di Masterchef e della recente mania per il food avrebbe anche un senso).
Ironia a parte, le raccomandazioni per gli insegnanti hanno l'aria di essere una corsa in avanti un po' troppo precipitosa. Con uno scopo che sembra, chissà, abbastanza preciso: preparare, cioè, il terreno (tra bambini e ragazzi e, quindi, nelle famiglie) al matrimonio omosessuale. Il che può essere una scelta, da farsi, però, piuttosto, per così dire, a viso aperto, non nel modo un po' strisciante, all'insegna della correttezza politica per bimbi, cui fanno pensare le istruzioni dei tre libretti. (i corsivi sono nel testo)
Questi libri dunque non promuovono la tutela e la possibilità per le perosne non etero di godere degli stessi diritti delle persone eteronormate ma fanno propaganda per i matrimoni gay usando le stesse argomentazioni della legge russa contro la propaganda gay.

Al di là delle considerazioni omofobe quel che in questo scritto di una persona vecchia e obsoleta che dovrebbe andare alla rottamazione letteraria altro che scrivere sul quotidiano dove scrisse Pasolini, quello che trovo più pericoloso e profondamente insopportabile è la ridicolizzazione di tutte le critiche antisessiste ai giocattoli.

Un argomento tutt'altro che acquisito se anche in ambito lgbt c'è chi ancora oggi legge il fatto che un bambino gioca con le bambole come indizio di omosessualità.  Poco importa se dal suo punto di vista quel comportamento è da difendere mentre Bossi Fedigrotti probabilmente chiamerebbe Nicolosi.

Pensare che un bambino che gioca con le bambole sia effeminato e che in quanto effeminato sia probabilmente gay sono proprio gli stereotipi contro i quali questi libri cercano di lottare.

Perchè i bambini  che giocano con le bambole non sono effeminati né l'effeminatezza è sintomo [sic] di omosessualità.

Questi articoli, e ho scelto apposta quelli più decenti e meno ridicoli, ce ne sono alcuni altri deliranti che spacciano il film di fiction Krampack (Spagna, 200) di Cesc Gay come un documentario in cui la masturbazione fra due ragazzi è presentata come esplorazione e «gioco», dimostrano l'assoluta necessità di iniziative come questa degli opuscoli che servono a formare le persone adulte che insegnano a scuola.

Perchè su argomenti sensibili come identità di genere e orientamento sessuale nel nostro paese ci sono ancora persone adulte completamente prive di una formazione adeguata e ferme ancora a considerazioni degli anni 50 del secolo scorso mentre il resto del mondo ha fatto passi da gigante coltivando una rivoluzione copernicana così diffusa e rigogliosa che questi soloni e solone che pretendono ancora il sole giri introno alla terra sarebbero da compatire con imbarazzo se non avessero ancora potere decisionale e politico. Persone che se solo potessero ti mettere al rogo come è stato fatto in passato proprio per gli stessi motivi, perchè osi cioè pensare con la tua testa, informata e in continuo aggiornamento, e non coltivi invece odio e discriminazione allineandoti a un pensiero unico e fisso come quel dio maschio che continuano a proporti mefiticamente.


Quante Bossi Fedigrotti ci sono ancora nelle nostre nostre istituzioni?

Quanti danni possono fare con la loro incompetenza e disinformazione?

I libri dell'Unar aprono una questine di aggiornamento culturale che ci riguarda tutte e tutti   militanti come insegnanti.

La mia stima va a quelle persone che nelle scuole cercano di educare al pensiero complesso e al rispetto di ogni differenza, in barba al fondamentalismo cattolico di chi diffonde odio e discriminazione in nome di un dio che non esiste se non nella loro mente sadica e malata.

Ringrazio Mauro Beato che mi ha segnalato l'articolo del corsera.

giovedì 30 maggio 2013

Lettera aperta ad Antonio Misantone preside dell'Istituto tecnico nautico Colonna, dove un ragazzo sedicenne ha tentato il suicidio gettandosi da una finestra del terzo piano perchè stanco di essere vittima di bullismo omofobico dentro e fuori la scuola.

Signor Antonio Misantone,
leggo sui giornali le sue dichiarazioni di meraviglia circa il tentato suicidio di uno studente del suo Istituto, parole  con le quali, se correttamente riportate dalla stampa, non si sa mai..., si dichiara sconvolto perchè  non si sa che gli passa per la testa a questi ragazzi.

Non so lei in che mondo viva ma dubito fortemente che non le sia mai capitato di sentire una considerazione negativa (e sto usando un eufemismo) contro l'omosessualità, usata come insulto da molti e molte studenti e dunque, plausibilmente, anche dai suoi e dalle sue.

A frocio de mmerda viene detto per offendere, manifestando una avversione per le persone omosessuali che, una volta individuate o anche solo presunte tali, vengono investite da un ludibrio feroce e costante che passa dinanzi il silenzio della scuola e sicuramente di quello suo. Un ludibrio che  mina l'autostima di ogni adolescente, specialmente di chi non ha possibilità di essere rappresentato da dei modelli positivi di comportamento nei quali potersi riconoscere e presentarsi al mondo, nella società e dunque anche a scuola come lei dovrebbe ben sapere se invece di essere un amministratore fosse un educatore.
Non si tratta di fragilità precedente del ragazzo come lei vigliaccamente insinua.
Se le dicessero di continuo che la sua affettività e la sua sessualità sono sbagliate, sono malate, sono immorali e vengono usate come viatico di offese e insulti, lei come si sentirebbe? Non diventerebbe anche lei fragile per la continua pressione esterna?

Non posso credere perciò che anche fosse il primo anno che lei lavora in una scuola, non sappia immaginarsi cosa passa nella testa di un adolescente che viene discriminato non solo nella sua scuola ma in tutta la società per il suo orientamento sessuale.

Spero per lei che le sue parole farisee siano state dettate dal tentativo di difendere il suo Istituto da un danno di immagine che lei in quanto preside manager è obbligato a paventare.

Mi auguro davvero che nella sua coscienza sappia provare più solidarietà per il ragazzo vittima di bullismo omofobico il cui gesto che è una richiesta estrema di aiuto lei vorrebbe mettere tra le parentesi di una imprevedibile ragazzata.

Se così non fosse, se lei davvero pensa che quel gesto rimane incomprensibile e imprevedibile allora, da cittadino italiano, da contribuente che le paga in parte lo stipendio, io chiedo fermamente le sue dimissioni perchè umanamente e professionalmente lei non è qualificato per lavorare in una scuola che ha bisogno di ben altra umanità nelle sue figure professionali, figuriamoci in quella di un preside.

Le sue parole costituiscono una vergogna per la carica che ricopre e disonorano una intera categoria di persone che meglio di lei sanno aiutare e difendere i ragazzi e le ragazze discriminate da una crudeltà intollerante e bovina che lei col suo cinismo ipocrita contribuisce a diffondere.
Si vergoni.
E cambi mestiere.

Alessandro Paesano.

mercoledì 27 marzo 2013

La lista gay del liceo di Nuoro: l'omofobia dei commenti di stampa e di Arcigay

Non è la prima volta che succede purtroppo. 

Qualcuno che nota la differenza, magari pensando di insultare, comunque volendo discriminare, compila elenchi di ebrei.
La gravità del fatto naturalmente non sta nel rivelare l'identità di queste persone né di annoverare in questo elenco chi ebreo non è.
La gravità sta bel fatto di compilare elenchi discriminatori sfruttando l'antisemitismo e l'odio per le persone ebree.
E' successo nel 2008 e poi di nuovo nel 2011 ed era chiaro a tutti, stampa e associazioni ebraiche, la gravità del fatto e i motivi per cui questa blacklist era inaccettabile.

Il cdec (Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano nel 2010 aveva scritto:

In Italia l'antisemitismo cresce e si diffonde online, alimentandosi delle vicende legate al conflitto israelo-palestinese e della scarsa conoscenza che gli italiani hanno degli ebrei. E attraverso internet la propaganda e la diffusione di idee intolleranti diventa più facile". (fonte Repubblica)

La settimana scorsa su facebook su na pagina intitolata al liceo classico Giorgio Asproni di Nuoro sono comprarsi dei post anonimi nei quali ci si riferiva con nome e cognome ai e alle studenti del Liceo offendendole per l'orientamento sessuale, l'aspetto fisico o il carattere. La notizia viene data dalla stampa in termini diversi e si è fatto credere chei si trattasse di una blacklist con i nomi di persone omosessuali. Sospendendo momentaneamente la differenza tra il fatto vero e quello riportato dai mezzi di informazione e facendo finta che si sia trattato davvero di una blacklist ecco come la stampa ha riportato la notizia.

Su una pagina del social network nata per fare incontrare gli allievi del "Giorgio Asproni" sono comparse pesanti insinuazioni sui comportamenti sessuali di molti di loro
Pier Giorgio Pinna su Repubblica (si tratta del sommario del quale non è detto l'autore sia chi firma l'articolo)
Dunque per Repubblica dire di qualcuno che è gay significa fare  pesanti insinuazioni sui comportamenti sessuali.

Cioè si ti dico frocio di merda non ti sto insultando perchè in quanto frocio dico che sei di merda ma ti sto insultando proprio perchè ti do del frocio e tu, guarda un po', magari frocio manco lo sie...

Altro esempio.
Per gli omosessuali, nonostante la visibilità gay sia un valore irrinunciabile, dare pubblicità all'orientamento sessuale di qualcuno senza il suo consenso è una violenza intollerabile e senza giustificazione.

Va inoltre ricordata la gestione perfetta dell'episodio dal parte del preside dell'intero istituto, che ha reagito velocemente e in maniera compatta con una manifestazione di solidarietà agli studenti vittime dell'outing on-line. 
Purtroppo ad avere scritto queste frasi non è stato un giornalista ma Flavio Romani presidente di Arcigay Nazionale il quale non conosce bene nemmeno il significato di un termine come outing.

L'outing è sempre forzato perchè significa rivelare l'orientamento sessuale di un personaggio pubblico   che pubblicamente ha fatto affermazioni contro l'omosessualità. Rilevare il comportamento omo o bisessuale di un personaggio pubblico omofobo non serve a indicare una cosa sbagliata in sé ma a indicare l'incoerenza e la contraddizione di chi pubblicamente parla male dell'omosessualità e poi in privato ha comportamenti omosessuali (comportamenti il che non vuol dire necessariamente che quello sia il suo orientamento sessuale).

L'idea che Romano ha dell'outing è totalmente diversa: per romano l'outing si fa quando qualcuno dice di qualcun altro che è gay senza che questi ne abbia dato il consenso svuotando così di ogni significato politico l'outing, quello vero.

Per Romani l'omosessualità è di per sé qualcosa da nascondere o di ingombrante tanto da arrivare ad affermare che dare pubblicità del proprio orientamento sessuale senza il proprio consenso è una violenza.

Dimenticando di spiegare il motivo per cui ciò può esser vero. Quell'omofobia così diffusa che ci fa nascondere che amiamo persone dello stesso sesso perchè abbiamo paura che in base al nostro orientamento sessuale possiamo venire discriminati, derisi, picchiati, uccisi.
Ignorando i giovani e le giovani, col suo linguaggio sessista Romano parla solo di ragazzi, che coraggiosamente dichiarano il proprio orientamento sessuale già in giovane età.
Dove il coraggio non è nel rendere pubblico qualcosa di per sé negativo ma attirare l'attenzione delle persone omofobe rischiando così non solo di essere presi in giro ma anche di ricevere violenze fisiche e nei casi estremi essere uccisi. E' già successo. Non è una ipotesi frutto di un esercizio retorico.

Insomma Romano è così pavido  che vuole garantire l'anonimato dei froci (solo dei froci le lesbiche per lui non esistono) e invece di denunciare l'atto di discriminazione e intimidazione di questa black list si lamenta che questa lista sia violenta perchè sputtana i gay e infatti parla (male) di outing.


Che l'Italia abbia bisogno dell'estensione della legge Mancino anche per le discriminazioni legate all'orientamento sessuale (non solo alle omosessualità ma anche alla bisessualità e all'eterosessualità) è indubbio ma finchè ci saranno persone come Romano (o chi gli scrive i comunicati stampa) che hanno un'idea così cattolica dell'omosessualità come di una colpa da portare in silenzio e dire pubblicamente sono quando si è pronti, il Paese, la società non potranno certo cambiare.
Nè possiamo pretendere che sian le persone etero a tirarci fuori da una omofobia che vede i primi diffusori tra le più alte cariche di quelle associazioni che in realtà quell'omofobia dovrebbero cercare di cancellare.


E ora torniamo ai fatti quelli veri che si sono svolti su facebook.

Per sentire come si sono davvero svolti i fatti ascoltiamo il preside del Liceo e uno degli studenti ospiti di Uno Mattina


Oppure la lettera aperta che il preside ha pubblicato online sul sito del Liceo.

Certo il dubbio sula natura dell'insulto (ti insulto perchè ti do del frocio o perchè dico che sei uno sporco frocio) non è stato sciolto ma almeno il preside non ha negato che nel suo liceo ci siano studenti omofobi e omofobe.

I'ts a long way to Tipperary...

domenica 3 marzo 2013

Scritta omofoba al liceo Socrate e i diritti dei gay: il protagonismo delle associazioni a discapito delle istituzioni.



Froci, vi uccidiamo. Al rogo.

Questa l'ennesima scritta omofoba comparsa giovedì scorso avanti a un liceo romano, il classico Socrate, a Garbatella.

Su come il fatto è stato riportato dalla stampa e su come viene percepito dalle Istituzioni e della associazioni lgbt dobbiamo tutte e tutti riflettere perchè questo modo dimostra e denuncia lo scollamento tra le persone lgbt e la società.

Il protagonismo di alcune associazioni lgbt,  come il romano gay Center, che, diventando le prima agenzia a ricevere la denuncia, si sostituiscono alle forze di polizia o all'UNAAR o alla neo costituita lallolulli dimostrano come queste forme di violenza verbale e istigazione all'odio siano percepite non come un problema della società da risolvere collettivamente ma come un problema dei froci che i froci risolvono tra di loro.
Una brutta sorpresa, di fronte alla quale gli studenti hanno deciso di avvisare immediatamente la Gay Help Line, la linea verde di assistenza alle persone omosessuali vittime di omofobia (Messaggero)
Insulti e minacce pesanti subito cancellate dal personale scolastico dopo che l'episodio era stato denunciato al numero telefonico del centro per i diritti degli omosessuali.(Repubblica)

Un falso ideologico. La gay Help Line non è un centro di diritti né una linea di assistenza alle vittime di omofobia.
Anche se nel sito della gay help line il servizio viene così proditoriamente riportato.
Gay Help Line è il contact center antiomofobia e antitransfobia per persone gay, lesbiche e trans del Comune di Roma con la Regione Lazio e la Provincia di Roma.
In realtà quello che si vuole dire è che questa iniziativa di cittadini privati è finanziata coi soldi del Comune della Provincia e della Rregione ma è e rimane un organismo privato sul quale Comune Provincia e Regione non hanno alcun potere decisionale se non quello di togliere il finanziamento.
Subito dopo possiamo leggere l'elenco con le vere funzioni di questa linea telefonica.
  • call center gratuito
  • consulenza psicologica gratuita
  • consulenza legale gratuita
  • consulenza medica gratuita
  • informazioni via web, sms o chat
  • confronto e sostegno online, via chat
  • confronto con gruppi di aggregazione per gay, lesbiche e trans
Una linea di consulenza. E basta.

Invece l'UNAR e l'OSCAD sono organi statali che vigilano e intervengono contro i casi rispettivamente delle discriminazioni razziali e delle discriminazioni in genere (dunqeu anche di quelle basate sull'orientamento sessuale) 

Perchè la gay help line si propone per quello che non è?

Perchè tra le informazioni date non vengono nemmeno menzionati questi due organi statali?

Perchè i quotidiani si attestano sullo stesso livello e non menzionano né ricordano questi due organismi pubblici?

Perchè se io vessato o discriminato in quanto gay per denunciare invece di rivolgermi all'OSCAD mi devo rivolgere alla Gay Help Line?

Perchè giornali non ricordano tutte le opzioni cittadini e cittadine hanno a disposizione?

oscad@dcpc.interno.it- fax: 06 46542406e 0646542407

Unar numero verde 800 90 10 10

Queste gay help line hanno una importanza fondamentale, quella di informare di costituirsi come cuscinetto tra i cittadini le cittadine e le istituzioni ma non possono, non devono sostituirsi loro.

Capisco che senza i fondi pubblici la gay help line non esisterebbe ma non si possono cannibalizzare tutti i casi di omofobia e annetterli a un millantato e inesistente presunto primato di tutela che scavalca quello serio e concreto di Oscad e Unar o anche semplicemente quello di polzia e carabinieri.

Il ragazzo di Padova ha denunciato i genitori che lo vessavano dopo aver fatto coming out ai carabinieri non all'Arcigay e infatti nessuno ne ha parlato...

Se le forze dell'ordine fossero indifferenti a questo tipo di aggressioni verbali (o fisiche) le associazioni lgbt avrebbero un compito impari e fondamentale.
Continuare però a a voler essere tutti costi l'unico tramite tra persone lgb e istituzioni la dice lunga sull'incapacità delle associazioni lgb di ridisegnare le proprie competenze e la propria mission.

Nonostante manchi una legge contro i crimini di odio per le persone omosessuali, le forze dell'ordine sono oggi molto più sensibili e sollecite di una volta, grazie a un sentire delle istituzioni sollecitato e sensibilizzato dallo stesso associazionismo lgbt che ha portato a monitorare gli episodi di omofobia prima all'Unar e poi all'istituzione di un osservatorio contro ogni forma di discriminazione.

Ogni forma di discriminazione non solo quelle lgb.
Non per un ecumenismo che diluisca il portato specifico delle discriminazioni omofobiche ma perchè la discriminazione non dà diritto a diritti ad hoc ma togli egli stessi diritti.

Invece tutti e tutte parlano ormai di diritti dei gay che, oltre a essere una espressione disgustosamente sessista (e le lesbiche?!?!) è anche un obbrobrio giuridico.





I gay  e le lesbiche non sono infatti, per esmepio,  su una sedia a rotelle e protestano per il mancato abbattimento delle barriere architettoniche che è un loro diritto specifico puntualmente negato.

Gay e lesbiche sono persone come le altre discriminate in base al loro orientamento sessuale. Non abbisognano dunque di diritto ad hoc ma che vengono restituiti loro i diritti umani e civili  di cui godono tutti gli altri uomini e tutte le altre donne.

D'altronde non mi sembra che si parli di diritti degli ebrei, di diritti dei cattolici, di diritti degli atei.

Se anche Marrazzo che, pure, entra nelle scuole a insegnare la tolleranza  ragiona in questi termini mi chiedo cosa possa mai insegnare agli e alle studenti...

«Il Socrate - aggiunge Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay center - è da tempo una scuola aperta al tema dei diritti degli omosessuali, grazie al supporto dei dirigenti e dei docenti. Evidentemente c'è qualcuno o qualche gruppo organizzato che non apprezza il lavoro che stiamo portando avanti e che cerca di intimidire gli studenti e i docenti, a cui va la nostra solidarietà. Azioni di questo tipo meritano la condanna di tutti e vanno contrastate. Chiediamo al Comune di rimuovere le scritte e alle forze dell'ordine di individuare i responsabili». (Corsera)


Questo pensare male e parlare male è pericoloso e mette i bastoni tra le ruote al progresso civile, in un modo che m'offende.

Prosegue Marrazzo sul messaggero:
«Ci ha avvisati, poco dopo le 8, un ragazzo, uno studente, eterosessuale, che si è sentito offeso da quelle frasi e ha voluto tutelare i compagni. Siamo di fronte ad una scuola di eccellenza dal punto di vista della lotta all’omofobia, dove abbiamo anche ragazzi giovani e giovanissimi che hanno potuto fare coming out – commenta Marrazzo – Il Socrate è molto accogliente per le persone Glbt, sicuramente un esempio da seguire».
Certo finché il resto della società non diventerà altrettanto accogliente avremo delle oasi di apparenti, come quelle del WWF che non si curano dell'inquinamento che c'è tutt'intorno...

Se Marrazzo è contento noi non possiamo dirci altrettanto.