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venerdì 28 marzo 2014

Che cos'è che fa davvero paura alla Chiesa. Su Bagnasco e la teoria del gender nella vulgata vaticana

Bagnasco, presidente della CEI,  è tornato a parlare di scuola e famiglia durante la prolusione di apertura del Consiglio permanente dei vescovi nella quale ,dopo aver ribadito il carattere di missione chiave del compito educativo riafferma
la sacrosanta libertà dei genitori nell’educare i figli; il grave dovere della società – a tutti i livelli e forme – di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica.
A parte l'incostituzionalità della richiesta del sostegno concreto alla scuola cattolica visto che l'articolo 33 della nostra Costituzione dice chiaramente che
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

Bagnasco difende la famiglia

“disprezzata e maltrattata”, come ha detto il Papa: commenterei, “disprezzata” sul piano culturale e “maltratta” sul piano politico. Colpisce che la famiglia sia non di rado rappresentata come un capro espiatorio, quasi l’origine dei mali del nostro tempo, anziché il presidio universale di un’umanità migliore e la garanzia di continuità sociale.

dai libri dell'Istituto Beck che dice mentendo,
sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado.
I volumetti, sono sempre e solo stati scaricabili da internet e si rivolgevano al corpo insegnante e non già direttamente al corpo studentesco.

Cosa dà fastidio a Bagnasco di questa iniziativa?

In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a “istillare” (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre…parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte.
E' curioso che visto che è la Chiesa è la prima a non riconoscere alle coppie dello stesso sesso la dignità di famiglia sia proprio la Chiesa ad accusare le coppie non etero di avere dei pregiudizi contro la famiglia.

Sarebbe come dire che l'infanzia africana affamata ha dei pregiudizi contro il cibo...
È la lettura ideologica del “genere” – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni.
Ecco cosa dà fastidio alla Chiesa che le differenze tra uomo e donna vengano appiattite e le loro identità trattate come pure astrazioni.

Ma quali differenze?

Non le differenze anatomico biologiche, come intende Mancuso che su Gaiaitalia spiega così la teoria del gender: La teoria del gender è assai semplice: oltre a essere uomo o donna, ci si può percepire differenti rispetto al proprio sesso biologico.


Le differenze tra uomo e donna non sono quelle biologiche ma sono quelle dei ruoli di genere, cioè dei compiti che una società assegna  agli uomini e alle donne in base a delle caratteristiche che si pretende siano scritte nei corpi biologici del maschio e della femmina mentre sono determinate culturalmente.

Per capirci vediamo quali sono questo compiti  nel mondo cattolico.

Prendiamo un passo dei Vangeli, la lettera di San Paolo ai Colossesi:
[18]Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. [19]Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. [20]Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. [21]Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.
Vorrei chiedere a Bagnasco qual è la posizione ufficiale della Chiesa su questo passo che è in aperto contrasto con la Costituzione italiana nel cui articolo tre si dice
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Lo so il linguaggio è sessista, ma la Costituzione è stata scritta nel 1946...

Allora viene da chiedersi chi è che fa indottrinamento, se i libretti dell'Istituto Beck o la Chiesa.

La domanda di Bagnasco
Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione?
perde qualunque senso, perchè l'insegnamento della scuola, sia essa pubblica e privata, non può che essere quello della nostra Costituzione.

Nei libri dell'Istitto Beck non si mettono in discussione le differenze biologiche tra maschio e femmina ma si mettono in discussione i ruoli storici cui gli uomini e le donne sono stati obbligati a ottemperare in base a delle presunte differenze biologiche come nei libretti viene spiegato bene.

Tra queste differenze c'è anche quella dell'orientamento sessuale che, a differenza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che riconosce pari dignità a tutti e tre gli orientamenti, la Chiesa pretende come naturale e voluto da Dio solo quello etero, sostenendo che l'orientamento omosessuale è un profondo disordine morale sostenendo l'idea, sbagliata, che la donna sia naturalmente attratta dall'uomo e l'uomo sia naturalmente attratto dalla donna.

La scienza la psicanalisi la storia la politica la carta dei diritti umani, la comunità europea la gente e la società ci dicono che questo non  vero.

Riconoscere dignità a tutti e tre gli orientamenti sessuali non vuol dire distruggere la famiglia tradizionale vuol dire riconoscere la stessa dignità anche alle famiglie non etero proprio come la Costituzione riconosce pari dignità a uomini e donne donne che per esempio hanno potuto votare per la prima volta proprio nel 1946 quando è stata eletta l'assemblea costituente, a differenza del vangelo che vuole la donna sottomessa all'uomo.

La responsabilità è dello Stato italiano che riconosce privilegi e facilitazioni a una religione che discrimina le donne e che è dunque fuori dalla Costituzione.

Ecco di cosa ha paura la Chiesa.

E' ora che noi persone non etero la smettiamo di farci strumentalizzare e restituiamo alla chiesa la sua profonda atavica misoginia e il suo disgustoso stantio riprovevole immorale patriarcato irrazionale e fascista col quale avvelena la società italiana.

Perchè delle due l'una: o si segue san Paolo o si segue la Costituzione italiana. Tertium non datur

domenica 2 marzo 2014

La banalità del male di Luigi Amicone - Pupi Avati - Giuliano Ferrara - Lodovico Festa - Giorgio Israel e Costanza Miriano.
Quando l'integralismo cattolico si rivela più totalitario del nazismo arrivando persino a snaturare il pensiero di Anna Harendt .

Sul sito del settimanale Tempi, vicino al Vaticano e a CL, è stato pubblicato un manifesto a firma di Luigi Amicone, direttore dell'ebdomadario, Pupi Avati, Giuliano Ferrara, Lodovico Festa (giornalista del Giornale e del Foglio), Giorgio Israel (professore ordinario presso il Dipartimento di Matematica dell'Università di Roma La Sapienza) e Costanza Miriano (giornalista cattolica) nel quale in nome di un miracolo che salva il mondo comune contro le nuove schiavitù contro un'Europa avara di vita e ideali si inneggia alla crescita demografica (per una comunità umana che guardi e prepari il proprio futuro, i numeri della natalità sono decisivi) citando Hannah Arendt, ebrea tedesca rifugiata negli Stati Uniti, che parla dell'infanzia (del bambino sessisticamente solo al maschile) come miracolo che salva il mondo.
Dopo aver constatato il tasso zero anzi in negativo di crescita in Europa il manifesto ne individua le cause nei nuovi diritti.

Quali? A quale “fede” e quale “speranza” alludono questi “diritti”?
La fede e la speranza nella diffusione a livello di massa dell’aborto e dei preservativi come “diritti riproduttivi”. Fede e speranza nel matrimonio e nelle adozioni gay come “diritti umani”. Fede e speranza nella “buona morte” e nell’eugenetica come “diritti individuali”. Fede e speranza nel muto avanzare di generati da A e B, madri e padri surrogati, i cui nomi non si dovranno mai pronunciare, figli di “donatori biologici”, ragazzi che a un certo punto della loro vita scopriranno l’assenza di volto umano nella propria storia. Fede e speranza nella cosiddetta “teoria del gender”, nell’indistinto piuttosto che nell’evidente, nel neutro piuttosto che nel reale, nella negazione della differenza sessuale, degli ascendenti e dei discendenti, del maschio e della femmina, della madre e del padre. Fede e speranza nella grande illusione secondo cui l’uomo è padrone del suo destino.

Quel che mi preoccupa non è tanto lo stravolgimento ideologico delle questioni chiamate in causa (su cui tornerò subito)  ma l'ideologia che ne scaturisce direttamente.

Una ideologia che guarda al passato dell'Italia, quello precedente alle grandi leggi degli anni settanta (divorzio, stato di famiglia, aborto) e che più che a uno stato etico inneggia a un vero e proprio totalitarismo cattolico.

La società che vogliono i firmatari, e la firmataria, unica donna in un consesso di uomini, del manifesto è una società maschilista, nella quale il genere umano e donnano è ancora rappresentato dall'uomo che, da capo famiglia (aah! il vecchio stato di famiglia mussoliniano del 1942...) che parla anche per la moglie e per la prole, qui sussunta sessisticamente dal solo figlio maschio, quel bambino che fa le veci anche della bambina.

Una società dove il sesso è una condanna alla procreazione, non decisa dalle dirette e dai diretti interessati, ma, come vuole la chiesa, ineluttabilmente legato alla volontà divina (la grande illusione è proprio che l'uomo, cioè il genere umano, è padrone del proprio destino dice ilmanifesto), e dove i profilattici non servono a proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili, ma solo a evitare di procreare.

Una società dove non c'è posto per la ricerca scientifica i cui studi sulle staminali vengono trasformati in ricerca eugenetica (perchè trovare il modo di far ricrescere un rene malato è proprio come voler scegliere il colore degli occhi o l'altezza...)

Una società dove dio non decide solo quando nasci ma anche quando muori perchè non sia mai che puoi tirare le cuoia con serenità e meno sofferenza... altrimenti poi la fifa della morte non ti viene e a dio finisci per non pensarci nemmeno in quel momento lì...

Un approccio alla vita (e alla morte) profondamente sadico, il che, da una religione che mangia il corpo e beve il sangue del figlio (maschio) del proprio dio (maschio) non c'è nemmeno tanto da meravigliarsi, ma forse da ribellarsi sì.

E' anche profondamente prepotente per cui leggere che tutto questo viene fatto per i nostri figli e a tutti gli uomini e donne di buona volontà che desiderano un futuro umano, di pace, libertà e prosperità per l’Europa ecco leggere in questo contesto la parola libertà fa tremare proprio i polsi.

A un attacco così frontale ai diritti fondamentali della donna e dell'uomo dobbiamo rispondere solidalmente unite e uniti.

Perchè qui non vengono messi in discussone solo i diritti dei froci e delle lesbiche ma tutti quei diritti che la Repubblica italiana ha via via riconosciuto al suo popolo fatto di uomini e di donne.

Però...
Se è facilmente dimostrabile che l'aborto di Stato, nato anche in un paese fascista e cattolico come l'Italia per evitare quelli clandestini e tutelare la salute delle donne, è un inalienabile diritto di autoemancipazione femminile;
se il diritto a una morte rapida e indolore (o meno dolorosa possibile) è un inalienabile diritto dell'essere umano qualunque sia il sesso o l'età; 
Se l'estensione del matrimonio (non quello gay ma l'unico riconosciuto dallo Stato anche alle coppie dello stesso sesso) tutela le famiglie di fatto che hanno già avuto figli da precedenti unioni;
che se si parla di crescita demografica in negativo non si capisce come mai il desiderio di paternità e maternità vada riconosciuto solo ad alcune unioni e non ad altre (e non lasciatevi distrarre dalla questione omosessuale: la legge 40 in Italia vieta la fecondazione eterologa anche alle coppie etero);
sulla questione gender lì noi uomini e donne contro le discriminazioni di genere e di orientamenti sessuali abbiamo qualche responsabilità in più.

Perchè nello stravolgimento operato dai firmatari e dalla firmatarie nel manifesto, quando si parla di 
muto avanzare di generati da A e B, madri e padri surrogati, i cui nomi non si dovranno mai pronunciare, lì non è che abbiano stravolto poi così tanto perchè qualcuna ha preferito cancellare la distinzione di genere coprendola sotto l'indistinto termine genitore (al maschile poco importa il suo sesso...), come ha fatto Camilla Seibezzi consigliera comunale di Venezia.

Invece di chiedere sempre i diritti per noi froci e noi lesbiche dovremmo forse ricordare che ci battiamo anche contro le discriminazioni di genere che non vuol dire, come fa comodo pensare, che noi maschietti gay non vogliamo essere considerati femminucce ma che combattiamo il maschilismo, che non accettiamo più i luoghi comuni che vogliono, per esempio, le donne meno portate per le materie scientifiche degli uomini, oppure che rifiutiamo il comune sentire che ci fa chiedere quando una donna   ha raggiunto un posto di potere se per conquistarlo non l'ha data oppure che per offendere una donna le dai della troia sei tanto maschilista quanto sei omofobo quando dai del frocio a un uomo. E che queste cose vengano insegnate nelle nostre scuole c'è da essere fieri e fiere non da vergognarsi.

Purtroppo però siccome il maschilismo è tanto di casa tra i culattoni quanto tra gli sciupafemmine noi maschietti siamo così odiosamente misogini che siamo felici quando possiamo di mettere le donne tra parentesi, cancellando anche le differenze lessicali dietro una asimmetria di genere o dietro una ipocrita neutralità che dovrebbe non discriminare e che invece cancella sempre e solo le donne (perchè non genitrice al posto di genitore?).
Il fatto che tra le persone maschiliste ci siano anche delle donne (Miriano ma anche, mutatis mutandis, Seibezzi) la dice lunga sul grado altissimo di penetrazione del maschilismo dal quale non è immune nessuna e nessuno.

Io sono fermamente convito  che lo studio della storia, la costruzione di una memoria contestualizzata, sia l'unico antidoto contro queste semplificazioni ideologiche dalle quali ci lasciamo convincere  per ignavia e per ignoranza.

Così leggo con gioia un post del blog Lez Pop la cultura pop in salsa lebsica che risponde al manifesto citando un altro brano di Anna Harendt per restituire la complessità del pensiero della filosofa che non c’è più per poter dire la sua, in un post dedicato al manifesto con particolare riguardo ai suoi contenuti omofobi.
Il diritto di sposare chiunque si desidera è un diritto umano basilare, rispetto al quale persino il diritto di andare nella stessa scuola, il diritto sedersi dove si preferisce in un autobus, il diritto di andare in qualsiasi albergo o luogo di divertimento, a prescindere dal colore della pelle, sono minori. Persino i diritti politici, come quello di voto, e quasi tutti gli altri diritti enumerati dalla Costituzione, sono secondari rispetto ai diritti inalienabili di ‘vita, libertà e raggiungimento della felicità’ proclamati dalla Dichiarazione di Indipendenza; ed è a queste categorie che appartiene il diritto di sposarsi e fare una famiglia.

Senza memoria storica possiamo credere a tutto.
Anche che la nostra salvezza dipenda da un maschio figlio di dio nato da una donna vergine.

La religione cattolica è sadica, misogina e misoneista, maschilista, omofoba e liberticida, in passato ha imprigionato ucciso e torturato in nome di un dio che non esiste e potrebbe tornare a farlo.

Se non la zittiamo subito, qui, ora e adesso, se non applichiamo anche alla religione cattolica quel che, razzisticamente, diciamo di voler applicare a quella musulmana, l'uomo e la donna continueranno a fare una vita di merda perchè un gruppo di uomini che dice di non scopare pretende che dio abbia detto loro che dobbiamo vivere tutte e tutti così.

Fermiamola, finché siamo in tempo.

sabato 4 gennaio 2014

Quando Repubblica è più a destra di papa Bergoglio: le strategie comunicative di Repubblica più discriminatorie di quelle della chiesa cattolica.

Non mi fraintendete.
Non sono tanto naïf da credere, come fate voi che mi leggete, alle  aperture (inesistenti)  di Bergoglio a proposito di temi quali aborto e omosessualità (che, così uniti, agiscono già una strategia giudicante). Basta leggere quello che ha detto Bergoglio nell'intervista, pubblicata su Civiltà Cattolica lo scorso Settembre sulle persone omosessuali:
A Buenos Aires ricevevo lettere di persone omosessuali, che sono “feriti sociali” perché mi
dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo. Durante il volo di ritorno da Rio de  Janeiro  ho  detto  che,  se  una  persona  omosessuale  è  di  buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla.
Dicendo questo io ho detto quel che dice il Catechismo.
Il catechismo, già. Cosa dice il catechismo dell'omosessualità?

2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
                                                 (fonte Il catechismo della chiesa cattolica i neretti sono miei)
Ecco allora che, in base a quanto contenuto nel catechismo le frasi di Bergoglio acquistano un altro, sinistro significato.
La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: l’ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile. Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l’omosessualità. Io allora le risposi con un’altra domanda: “Dimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?”. Bisogna sempre considerare la persona. Qui entriamo nel mistero dell’uomo. Nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione.
Bisogna accompagnare con misericordia. Quando questo accade, lo Spirito Santo ispira il sacerdote a dire la cosa più giusta».
Dal che capiamo che quella omosessuale è una condizione, che va accompagnata con misericordia,  cioè
Sentimento di compassione e pietà per l'infelicità e la sventura altrui che induce a soccorrere, a perdonare, a non infierire. (dizionario Sabatini Coletti online i neretti sono miei)

Quindi una condizione di infelicità (altro che gaiezza!) che va soccorsa, perdonata e sulla quale non si deve infierire.

Infatti cosa suggerisce il catechismo dopo aver ribadito che l'omosessualità è  una grave depravazione, intrinsecamente disordinata cosa dice delle persone omosessuali?
2358 (...) devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.
                                           (fonte Il catechismo della chiesa cattolica i neretti sono miei)
Alla faccia dell'apertura.
Bergoglio ribadisce il catechismo e ci commisera e ci accoglie con pietà.

Serve dire che con la sua accoglienza io mi ci pulisco il culo?

Ah.

Non serve.

Bene.

Allora proseguiamo.

Se parlo di Bergoglio non è perchè do importanza a quel che dice. Accogliere le aperture della chiesa è come credere ai nazisti che si redimere. La chiesa criminale è e criminale rimane. Ne riparliamo quando e se aprirà all'uso dei profilattici in tempo di aids. Fino a quel momento la chiesa è il nazismo del terzo millennio.

Se ne parlo, dicevo, è perchè su Civiltà Cattolica è stato appena pubblicato  un altro intervento nel quale Bergoglio torna a parlare di omosessualità questa volta dal punto di vista del proselitismo cattolico.
Chiedendosi come portare la parola di Cristo (ma chi la vuole?) alla gioventù (cioè corromperla secondo i suoi precetti medievisti) Bergoglio si domanda quali strategie seguire con le situazioni nuove e fa questo esempio


Nell'esempio di Bergoglio la bambina triste perchè la fidanzata della madre non le vuole bene è una figlia di donna divorziata, e rientra nella categoria di giovani che vivono la condizione di essere prole di persone divorziate.
Nessun accenno diretto all'omogenitorialità, alle coppie omosessuali (=dello stesso sesso NON di orientamento sessuale omosessuale) ma la fidanzata della mamma non lascia dubbi sul fatto che la coppia sia formata da due donne, poco importa stabilire l'orientamento sessuale di entrambe, sono persone, se proprio non possiamo rinunciare all'etichette, possiamo dire che hanno sicuramente un comportamento bisessuale.

Questa di Bergolgio è una strategia comunicativa felice, che forse è dettata dalla scelta di non voler nominare direttamente la famiglia omogenitoriale,   ma che ha il grande pregio di dire le cose come stanno (la fidanzata di mamma) riconoscendo alla donna separata o divorziata l'opzione di fidanzarsi con un'altra persona, uomo o donna che sia. Per la chiesa il problema sta già a monte (la separazione della coppia biologica di genitore e genitrice) quindi...

Certo accorgersi adesso della prole di coppie divorziate quando il divorzio esiste dal 1970 la dice lunga sull'arretratezza della chiesa su certi argomenti, ma Bergoglio almeno se ne è accorto.

Come riporta queste affermazioni del papa la Repubblica, giornale sempre meno di sinistra e sempre più sinistro?

Così:


Quello che per Bergoglio è un discorso senza soluzione di continuità (la bambina triste per via della fidanzata di mamma è figlia di divorziati prima ancora di essere figlia di genitrice gay) per Repubblica diventa una cosa a sé.

Genitori separati o gay titola infatti, come se i genitori gay (sempre e solo sessisticamente al maschile) non rientrino nella categoria di persone separate.

L'analogo di quanto faceva notare 30 anni fa Alma Sabatini quando mostrava come si elencavano categorie sociali in maniera incongrua e discriminatoria: "studenti, anziani e donne", come se tra gli studenti e le persone anziane non ci fossero anche le donne, come se le donne non siano anche studenti e anziane.

Se pensate stia leggendo tra le righe qualcosa che non c'è leggiamo il sommario:
Civiltà Cattolica pubblica il colloquio che Bergoglio ha avuto lo scorso novembre con i Superiori Generali: "Ricordo il caso di una bambina molto triste la quale confidò alla maestra che la fidanzata della sua mamma non le voleva bene". Poi parla dei ragazzi figli di coppie divorziate: "Sono una percentuale elevatissima. Bisogna interrogarsi su come annunciare Cristo a una generazione che cambia"
Poi parla di altro, dice il sommario di Repubblica che fa di quello che per Bergoglio è un esempio unico due esempi diversi.

Per Bergoglio una donna può prima avere una bambina con un uomo, poi divorziare e avere una storia d'amore con una donna senza bisogno di dare definizioni né di cambiarle o dedurne l'incongruenza o la contraddittorietà.

Per la Repubblica si tratta di due cose diverse, separate, a se stanti.

Là dove Bergoglio unisce e vede persone, repubblica vede divorziati e gay.

I giornali italiani e non certo solamente Repubblica sono fatti coi piedi.

E così nonostante ben due raccomandazioni per i giornalisti e le giornaliste, una di Gaynet, e l'altra dell'Unar (in collaborazione con redattore sociale) si continuano a distinguere, separare, discriminare, e scrivere sciocchezze, come nel caso della moglie di De Blasi il nuovo sindaco di NYC definita ex-lesbica da Federico Rampini, sempre su Repubblica...

Più che essere riformata questa classe di giornalisti e giornaliste andrebbe completamente sostituita.

No. Non voglio sapere che fine fanno. Per quanto mi riguarda non permetterei loro nemmeno di cambiare la sabbia alla lettiera di Gastone.

Non si tratta di errori o di ingenuità. Si tratta di un modo di vedere le cose che è profondamente discriminatorio e offensivo.

Non so voi ma io non ne posso proprio più...


Un grazie a quid76 che mi ha segnalato l'articolo.

domenica 3 novembre 2013

I funerali di Simone: la responsabilità per la sua morte è sempre altrove.


Giovedì 31 Ottobre si sono svolti i funerali di Simone, il ragazzo ventunenne che si è tolto la vita in segno di protesta per l'omofobia della società italiana che lo discriminava.  

Funerali cattolici, in chiesa.

Quella chiesa che dell'omosessualità, nel suo catechismo, dice:
le relazioni omosessuali [sono] gravi depravazioni,  la Tradizione ha sempre dichiarato che "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati".
I neretti sono miei. Potete leggere il passo integrale in fondo al post.

Questo passo del Catechismo fa della chiesa uno degli agenti di creazione e propaganda dell'omofobia.

Tra le mani che hanno spinto Simone giù da quel terrazzo quelle delle chiesa sono le prime.

Non mi interessa sapere se Simone avrebbe gradito il funerale cattolico o no.

Ci sono moltissimi froci che schizofrenicamente vanno in chiesa o si sentono cattolici anche se la chiesa li tollera e solo se sono casti.

D'altronde i funerali servono ai vivi  non certo ai morti, che non ci sono più.

Però predicare l'accoglienza e gridare contro la discriminazione proprio da una delle sedi della prima Agenzia che crea e diffonde omofobia ha in sé oltre che un che di macabro, di disgustoso, di profondamente ingiusto, anche un che di grottesco.

Pensate ai figli e alle figlie che affidiamo alle parrocchie, dove si organizzano corsi di danza, musica, arte (mentre lo Stato e le istituzioni laiche latitano) e dove viene insegnata loro la propaganda omofoba (misogina, misoneista, antidemocratica, patriarcale, etc etc), nemmeno perchè i genitori e le genitrici credono in quella propaganda ma perchè è tradizione.

Non bastano leggi contro l'omofobia.

C'è bisogno di un cambiamento culturale. E quello non lo compiono le leggi. Le leggi possono dare solo direttive generali.

La società la cambiano solo  le persone.

E per cambiare davvero le cose dobbiamo impedire alla chiesa di fare danni.

Ma per farlo dovremmo chiudere tutte le parrocchie, tutti i centri cattolici, tutti questi covi di fanatici e fanatiche che mangiano il corpo e bevono il sangue del figlio del loro dio per guadagnarsi la vita eterna e intanto discriminano e istigano al suicidio.

Il funerale di Simone in chiesa non serve a Simone, serve alla chiesa per rifarsi una verginità di non omofobia.

Così il parroco omofobo (chiunque militi in una agenzia che ha nel suo catechismo delle parole di discriminazione per le persone omosessuali le accetta e ne diventa diffusore) hanno avuto il fegato di dire:
Pur con l'amore della sua famiglia  Simone non è riuscito a superare le fatiche e le difficoltà della vita quotidiana, nonostante i suoi valori forti e i suoi principi. Pensiamo a quanto potesse stare male, a quanto forte fosse il suo disagio che nessuno è riuscito ad ascoltare e comprendere. (repubblica)
Quello che il parroco si guarda bene dal dire che parte del disagio di Simone era provocato proprio dalla non accettazione della sua famiglia che viene invece presentata come famiglia amorevole. 
Che il disagio era causato dalle parole dure di critica del catechismo della chiesa cattolica, o di quante e quanti relegano l'omosessualità a una questione privata della camera da letto da non ostentare o esibire.


Serve anche ai genitori di Simone per smarcarsi da quella cultura del silenzio cui avevano costretto il figlio che temeva le loro reazioni (non sappiamo con quanto fondamento) tanto da averlo indotto a non dichiararsi con loro.

Quanta differenza tra le parole del padre di Simone (che poi non sono sue ma quelle di una lettera di sua figlia Ilaria, sorella di Simone) e quelle della madre di Bobby Fischer...

Manca a questo padre (e alla sorella di Simone)  l'onestà intellettuale di dire non sapevo che le convinzioni nelle quali ero stato cresciuto potessero discriminare al punto tale da non lasciare spazio alcuno per nessuna manovra che non fosse quella di uscire dall'agone e togliersi la vita.
L'onestà intellettuale di chi, avendo sbagliato per tutta la vita, si accorge degli errori commessi e chiede scusa.

Invece il padre di Simone, calpestandone la dignità umana si erge a genitore attivista, che ha sempre saputo, e combattuto a fianco del figlio contro lo stigma discriminante e si permette di dire Chi è bersaglio della società ha bisogno di avere fiducia in sè stesso e saper chiedere aiuto omettendo di dire che lui quell'aiuto al figlio non è stato capace di darlo, che lui era uno dei tanti anonimi ma ferocemente presenti autori della discriminazione, dello stigma.

Tutte le persone che sono convenute in chiesa erano lì per auto assolversi e declinare la propria responsabilità per la morte di Simone, una responsabilità che ci inchioda tutti e tutte, senza esclusione, ogni volta che non protestiamo per un titolo di giornale discriminatorio, ogni volta che non interveniamo quando frocio o lesbica vengono usate e considerate come parole offensive, ogni volta che una istituzione, una personalità politica, una persona in tv discrimina gli uomini e le donne in base al loro orientamento sessuale.

Le persone che erano in chiesa si sono autoassolte facendo di Simone un diverso che soffriva come ha scritto nella lettera* letta dal padre sua sorella Ilaria, delle parole infami (Sentirsi diversi non è bello per nessuno ma per fortuna ci sono persone accoglienti che danno conforto a chi è in difficoltà) che fanno di Simone non la vittima di una società feroce ma un'anima fragile, spaurita e diversa.  Arrivando a mentire quando afferma che La tua famiglia non ti ha mai lasciato solo e ti ha appoggiato in tutte le scelte.

Ed ecco che i carnefici, le carnefici, diventano le persone che accolgono.





*C'era una volta un anatroccolo, dal corpo fragile, diverso dagli altri, perseguitato da tutti. L'anatroccolo vaga senza meta, debole e inferiore, è brutto ma buono e diventerà un cigno bellissimo. Un viaggio triste ma positivo, l'anatroccolo conserva la sua identità. Te la ricordi Simone, era la tua favola preferita. Sentirsi diversi non è bello per nessuno ma per fortuna ci sono persone accoglienti che danno conforto a chi è in difficoltà. Mi dicevi vado per la mia strada e sono fiero di me. Anche nei momenti in cui hai lottato in silenzio e con coraggio per affrontare la paura del mondo, sempre col sorriso e l'umiltà. Prima di aprire le porte contavi fino a 10 prima di uscire e andare a combattere contro le ingiustizie e incoerenze della gente. La tua famiglia non ti ha mai lasciato solo e ti ha appoggiato in tutte le scelte. Hanno detto e scritto che eri solo ma non è vero, sei stato tu a combattere proprio con la tua famiglia per la giustizia e la verità, quando ci hai raccontato della tua omosessualità. Il tuo sogno si stava realizzando. Ogni giorno ti vengo a trovare lì da dove ti sei lanciato nel vuoto. Ma si riempie il cuore a vedere che sei nell'animo di tutti, adulti e bambini. Chi pensa che eri un ragazzo fragile sbaglia: sei portavoce di un nucleo collettivo. Il messaggio è arrivato, Simone, ti posso assicurare, ci sei riuscito alla grande. Con questo gesto hai fatto capire che chi è in difficoltà ed è un bersaglio della società deve chiedere aiuto e trovarlo. Grazie per essere stato un bravo fratello e un grande figlio. Con i miei occhi lucidi prego per te. Ti vogliamo tanto bene». Un lungo applauso attraversa la chiesa di S.Giustino. Papà Fabio aggiunge, con straordinaria compostezza e dignità, nel dolore: «Lui sarà sempre la mia sentinella, e io sentinella per lui. Porterò il suo messaggio in tutto il mondo, lui mi darà la forza. (fonte il tempo)


Castità e omosessualità

2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.
(fonte Il catechismo della chiesa cattolica i neretti sono miei)

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sabato 3 agosto 2013

Andrea, ragazza trans uccisa Roma.
Il funerale fatto da un prete è proprio necessario?

E mentre le indagini languono, ieri il sito redattore sociale informa che Andrea, la trans uccisa al binario dieci della stazione Termini di Roma, avrà un funerale.

Lo pagherà il Cesv Centro servizi per il volontariato del Lazio e celebrerà padre la Manna del quale il sito, in un articolo a firma di Maria Gabriella Lanza, riporta alcune affermazioni che, se veritiere e fedeli, sono superficiali, offensive, e, soprattutto, etnocentriche.
Essere a fianco degli ultimi significa accompagnarli non solo in questa vita, ma anche dopo. Vogliamo stringerci intorno a Andrea e pregare per lei. La sua morte ci tocca nel profondo, era un persona fragile che andava aiutata. Ora possiamo solo offrirgli un funerale. Speriamo di poter celebrare la funzione nella chiesa del Gesù in via degli Astalli.
“Nessuno dovrebbe rimanere da solo. Abbiamo perso il senso di appartenenza ad una comunità. Andrea, infondo, era anche nostra sorella. (i neretti sono nel testo)
Discriminata in vita, dalla chiesa e dalla società dalla chiesa influenzata, viene accolta da morta, con preghiere per l'aldilà, con un atto di sfrontata discriminazione.  
Andrea viene dipinta come persona fragile che andava aiutata e non come persona discriminata, anche dalla chiesa, che andava tutelata e difesa, anche dalle ingerenze di una chiesa trans fobica, misogina misoneista e sadica..

Il delirante predominio cattolico pretende di imporre a tutti e tutte l'aldilà.
Il cesv pagherà la chiesa, che discrimina le persone omo e transessuali per fare un funerale cattolico a una trans, migrante e barbona,  della quale si censura idnetià e condizione di vittima-
Un modo disgustoso che la chiesa ha di impadronirsi di Andrea, da morta, dopo avere contribuito moralmente alla sua morte, accogliendola da morta come fragile pecorella smarrita dopo averla discriminata in vita.

Rinnovo le mie critiche alla giornalista (sic!) Maria Gabriella Lanza che non si perita nemmeno di ricordare che il Comune ha l'obbligo di pagare per un funerale per chi è solo e, soprattutto, che non c'è bisogno di un funerale religioso (almeno che non si abbiano prove evidenti che ad Andrea avrebbe fatto piacere, naturalmente) ma basta un funerale laico ma si sa quanto i cattolici e le cattoliche debbano fare proselitismo sempre e in ogni caso.

Il fatto che un prete offici il funerale è  uno sciacallaggio che serve alla chiesa e non ad  Andrea che è già morta ammazzata per una mano armata anche dalla chiesa. Sciacallaggio  perchè si impossessa di un cadavere che non ha aiutato in vita e adesso la annovera tra le sue sorelle.

In vita discriminata in morte strumentalizza.

Ditemi cosa c'è  di più odioso al mondo.
In un altro pessimo articolo sempre su redattore sociale si dà per scontato naturalmente che Andrea, anche se barbona e con una mano offesa e problemi di deambulazione si prostituisse.

Lo fa sempre la giornalista (sic !) Maria Gabriella Lanza riportando le parole piene di pregiudizio di Laura Cucinotta, responsabile dell’Help center di Termini, avvallandole facendole sue. Cucinotta, riporta Lanza,
aveva notato che Andrea era spesso in compagnia di un’altra trans. “Di solito chi si prostituisce si veste in maniera appariscente, Andrea invece no. Se ne stava in un angolo. Non sappiamo però chi altro frequentava e in che giro poteva essere finita,
Dunque una barbona, senza fissa dimora, con problemi di deambulazione, diventa una prostituta piazzabile sul mercato solo perchè trans.
Agli occhi di Cucinotta infatti (ma anche di Lanza che non ci vede alcun pregiudizio) Andrea si prostituiva nonostante tutte le evidenze contrarie solo perchè trans, dimenticando di dire che le trans non si prostituiscono che le trans che si prostituiscono non lo fanno per vocazione ma per costrizione non potendo accedere al mercato del lavoro.


Non so voi ma a me viene da vomitare.

mercoledì 6 febbraio 2013

Le inesistenti aperture del vaticano alle coppie gay: cosa non si fa per dare in pasto agli elettori del Pd l’immagine di un Vaticano amorevole coi froci.

Il 4 Febbraio si è tenuta presso la Sala Stampa della Santa Sede la conferenza stampa sul tema "Da Milano a Philadelphia: le prospettive del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Presentazione degli Atti di Milano 2012" presieduta da Mons. Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

L'intervento Di Paglia, in linea con le posizioni del Vaticano  sulla famiglia, è consultabile online sul sito ufficiale della santa sede e sul nuovo sito dedicato alla famiglia.

Nel suo intervento Paglia ha difeso la famiglia smentendo chi ne vedeva la sua fine.
Negli anni Settanta si affermava la "morte della famiglia" e il cammino verso una società "senza padre". Certo, sono molti i problemi che riguardano il matrimonio e la famiglia, ma non dobbiamo dimenticare, dati alla mano, che la famiglia resta ancora oggi la "risorsa" fondamentale delle nostre società. 
Forse sarebbe il caso di ricordare a  Paglia che la morte della famiglia cui fa riferimento nel suo intervento è il titolo di un libro di David Cooper pubblicato in Italia da Einaudi nel 1972, nel quale l'antipsichiatra
individuava nella famiglia di quegli anni, tra le altre cose, una delle strutture atte a produrre la "normalità" e le basi del conformismo.

In Italia nel 1972 la famiglia era ancora quella del codice civile del 42 che vedeva nell'uomo il padre-marito cui erano gerarchicamente sottoposti madre e figli legittimi gli unici a godere della tutela giuridica nella trasmissione del cognome e del patrimonio di famiglia.

Bisognerà aspettare il 1975 per un cambiamento del diritto di famiglia che equipara giuridicamente i coniugi senza più alcuna differenza tra uomo e donna.

E' il caso di ricordare che solo grazie a due sentenze della Corte Costituzionale tra il 1968 (sentenza n. 126 del 19 dicembre 1968 illegittimità del primo e del secondo comma) e 1969 (sentenza n. 147 del 3 dicembre 1969 illegittimità del terzo e del quarto comma) verrà abrogato l'articolo 559 del codice penale che puniva l'adulterio della donna e non quello del marito1.

Mentre solo nel 1981 un'apposita legge (442 1981) abroga tre articoli del codice penale:

Il 544 che ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale anche ai danni di una minorenne, con il matrimonio riparatore, tra stupratore e stuprata.
La violenza sessuale era allora considerata un'offesa alla morale e non alla persona. Lo diverrà solamente nel 1996 con la legge n° 66.

il 587 sul delitto delitto d'onore2 e il 592 (Abbandono di un neonato per causa di onore).

La nuova famiglia si avvale del divorzio, grazie a una legge del 1970 ratificata dall'insuccesso del referendum abrogativo del 1974, e dalla legge sull'interruzione volontaria della gravidanza, de 1978, anch'essa ratificata dall'insuccesso del referendum abrogativo del 1982.

Insomma la famiglia  che negli anni 70 da più parti ci si auspicava di vedere sconfitta e distrutta era ben diversa dalla famiglia di oggi che nessuno vuole più cancellare, ma che si è modificata da sola nel tempo assumendo più di una configurazione.

Coppie coniugate o libere, di sesso diverso o dello sesso sesso con figli o senza figli ovvero con figli cresciuti da un solo coniuge (famiglie monogenitoriali).
Non che 40 anni queste  famiglie  non esistessero ma erano ufficiose e prive di qualunque tutela. Oggi qualche tutela c'è ma manca una legge di inquadramento generale. Quel che è cambiato è che all'epoca le ragazze madri le donne divorziate (o più blandamente separate) davano scandalo, oggi nessuno si scandalizza più se una donna ha prole fuori dal matrimonio o se la cresce senza un uomo accanto ovvero accanto a un uomo che non ne è il padre biologico.

La famiglia di oggi è meno maschilista e più egualitaria di quella di allora.
Non per Puglia che così definisce il matrimonio su cui secondo lui la famiglia si fonda ed è riconosciuta come tale.
(...) il bisogno di famiglia è iscritto nel cuore dell’uomo fin da quando Dio disse: "Non è bene che l’uomo sia solo, facciamogli un aiuto che gli sia simile"(Gn 2,18). Adamo era vivente, anzi appena creato, eppure gli mancava qualcosa di vitale, appunto una compagna, una compagnia. L’uomo, da solo, è niente: per lui tutto si gioca nell’interdipendenza, senza di essa non si esiste e non si è liberi.
La donna è un aiuto per l'uomo fattogli da dio.  A voi non viene da vomitare? A me sì.
Per Puglia l’autonomia individuale dell'uomo (sessisticamente usato anche come sinonimo di donne), fa prevalere  l’io  sul noi, il singolo sulla società, e quindi i diritti dell’individuo su quelli della famiglia.
E prosegue
In una società sempre più individualizzata è diventato facile – troppo facile - mettere in discussione sia il matrimonio che la famiglia, magari allargandone a tal punto il significato da far scomparire lo stesso significato dei termini. In effetti, si arriva a non riconoscere più nel matrimonio la radice della famiglia e in quest’ultima il fondamento della società
E' interessante l'inversione di prospettiva della famiglia la cui volontà di accedervi tramite il matrimonio viene vista non come la testimonianza di una voglia di famiglia rinata e diffusa ma come destabilizzazione della stessa.

Paglia rileva come
I dati statistici [senza citarne la fonte] sono unanimi nel rilevare che la famiglia si colloca al primo posto come luogo di sicurezza, di rifugio, di sostegno per la propria vita, e resta in cima ai desideri della stragrande maggioranza dei giovani. In Italia, ad esempio, circa l’80% dei giovani dichiarano di preferire il matrimonio (civile o religioso che sia), solo il 20% opta per la convivenza. Di questo 20% sembra che solo il 3% consideri la convivenza una scelta definitiva, l’altro 17% la pensa transitoria in attesa del matrimonio. E in Francia, i sondaggi rilevano che il 77% desidera costruire la propria vita di famiglia, rimanendo con la stessa persona per tutta la vita. La percentuale arriva all’84% per i giovani dai 18 a 24 anni.
Il neretto è mio.

Insomma tutti hanno voglia di famiglia e di matrimonio ma le coppie dello stesso sesso non possono accedervi.
Nelle diverse epoche storiche ci sono state trasformazioni talora anche profonde nell’istituto familiare, mai però è venuto meno il suo "genoma", la sua dimensione profonda, ossia essere una istituzione formata da uomo-donna e figli.
(...)
Si tratta di liberare il matrimonio e la famiglia da quella che chiamerei l’autosufficienza dei propri sentimenti. Non si possono togliere i confini assimilando il matrimonio e la famiglia a qualsivoglia forma di affetto. Né basta volersi bene per giustificare il matrimonio. Vanno poi smascherate le scelte sbagliate vestite di ragionevolezza. Si ritiene ad esempio che è impossibile pensare alla fedeltà matrimoniale "per sempre". Mi chiedo: perché si può dire for ever per la propria squadra di calcio e non per la propria moglie o il proprio marito? Evidentemente qualcosa non funziona. E che dire poi della consuetudine, non importa se voluta o imposta, della scelta di avere solo un figlio? Fra qualche anno: che ne sarà del termine "fratello" o "sorella"? E se passa la dizione "genitore A" e "genitore B"; mi chiedo: qual è la prima parola che i genitori si aspettano che il bambino dica?
Parole misuratissime nelle quali però emerge chiaramente l'idea antropologica del matrimonio (civile o religioso che sia) per il vaticano.

Per farcene un'idea basta leggere uno dei documenti del sito familia.va La pastorale della famiglia in tempo di secolarizzazione relazione di del Card. Ennio Antonelli Arcivescovo emerito di Firenze, nel quale si può leggere un attacco a tutte le famiglie etero diverse da quella ancora intatta e biologica, della quale  ho già avuto modo di parlare.

Nella relazione Antonelli cita il libro di Paolo Donati (a cura di) Famiglia risorsa della società Il Mulino, Bologna 2012.
Il libro è uno studio scientifico realizzato da un gruppo di esperti sociologi, coordinato dal Prof. Pier Paolo Donati dell’Università di Bologna. Comprende una ricerca di sfondo sui numerosissimi dati statistici raccolti e pubblicati in varie nazioni, quindi già a disposizione, e una nuova ricerca, compiuta in Italia nel periodo marzo-aprile 2011 su un campione di tremila e cinquecento persone adulte (dai trenta ai cinquantacinque anni) (...).

La nuova ricerca mette a confronto quattro situazioni familiari (o
parafamiliari):
l’assenza della coppia uomo-donna (singles; famiglia monoparentale);
la coppia senza figli (eterosessuale o omosessuale);
la coppia uomo-donna con un solo figlio;
la coppia uomo-donna con due o più figli.

Il quarto modello è la famiglia normale: coppia unita in matrimonio e aperta alla procreazione.
Esso risulta essere il più soddisfacente per i coniugi e il più vantaggioso per la società (ricambio generazionale e migliore formazione del capitale umano), a motivo della maggiore ricchezza di beni relazionali e nonostante la minore disponibilità media di risorse economiche, dovuta alla penalizzazione ad opera sia del mercato che dello Stato.
Sebbene il quarto modello sia di gran lunga il più desiderato dalla gente (giovani compresi), viene realizzato solo nel 40% delle case, perché non solo non riceve sostegno, ma viene penalizzato. Ciò fa prevedere gravissimi squilibri economici, sociali e culturali in un futuro abbastanza vicino.
La ricerca smentisce i tanti studiosi che di solito danno per scontato che il cambiamento (crisi del matrimonio, denatalità, pluralismo delle forme familiari) corrisponda alle aspirazioni della gente e perciò sia irreversibile e che le varie forme di far famiglia siano equivalenti per il futuro della società e per l’educazione dei figli.
Invece la ricerca conferma i risultati di molte precedenti indagini in vari paesi del mondo, dalle quali di solito si evita di trarre le logiche e doverose conclusioni per le politiche familiari e per la formazione dell’opinione pubblica.
Nel libro quei risultati sono presi in considerazione in riferimento alla relazione di coppia e in riferimento ai figli. Il matrimonio rende la coppia più stabile: due volte più della convivenza con figli; sei volte più della convivenza senza figli (Francia).
Comporta una migliore situazione finanziaria (guadagno mediamente più alto rispetto ai singles [sic] dal 21% al 24%), mentre la separazione dei coniugi impoverisce sia la donna che l’uomo e va a gravare sulla spesa pubblica (sussidi).
Il matrimonio favorisce la vita ordinata, la prevenzione delle malattie, la buona salute, con conseguente alleggerimento della spesa per sanità e assistenza.
Riduce la criminalità maschile del 35% e l’uccisione delle donne di nove volte rispetto alle convivenze (USA).
Produce maggiore soddisfazione e benessere psichico (16 nazioni su 17 prese in esame).
La coppia uomo-donna uniti in matrimonio è l’ambiente più idoneo per la procreazione e l’educazione dei figli.
In USA i figli cresciuti senza la figura paterna costituiscono il 90% dei senza fissa dimora, il 72% dei giovani omicidi, il 63% degli abusati sessualmente, l’85% dei giovani in carcere.
In Francia i figli dei genitori separati sono il 95% dei collegiali, l’80% dei ricoverati in psichiatria, il 50% dei tossicomani. In generale, i figli che crescono con un solo genitore hanno doppia possibilità di delinquere rispetto a quelli che crescono con ambedue i genitori.
Il 25% dei figli di genitori divorziati non riesce a guarire dal trauma della separazione e a rientrare nella media di adattamento sociale e di rendimento scolastico degli altri ragazzi.
Se si guardasse alla famiglia dalla prospettiva dei figli, cambierebbero la percezione e la valutazione di questioni come il divorzio, la procreazione artificiale, la pretesa al matrimonio e all'adozione da parte degli omosessuali [solo gli uomini le donne non contano], la corsa alla carriera professionale, l’organizzazione del lavoro, l’impiego del tempo, la celebrazione della festa.
Un attacco totale alle donne e agli uomini e a tutte le famiglie non del quarto tipo.
Da notare che le donne che crescono prole da sole sono definite  assenza della coppia uomo donna, dove l'uomo precede la donna nonostante in fatto di role la donna sia le gestatrice.
Insomma la famiglia cattolica è ancora quella del codice Rocco...

Sul sito del Mulino si trova uno schema ancora più pieno di luoghi comuni dei dati sciorinati da Anotnelli.


Notate come il secondo gruppo non annovera affatto le coppie di fatto dello stesso sesso.
Da notare anche le condizioni sociali la famiglia di provenienza e l'orientamento politico delle famiglie di secondo tipo che conferma il luogo comune dei dei luoghi comuni: Le coppie di fatto senza figli sono di prevalenza di estrema sinistra e di laureati. A differenza delle coppie sposate con prole numerosa che hanno una bassa istruzione.

Insomma la chiesa considera famiglie naturale 4 solo quella sposata, con entrambi i genitori biologici e con prole numerosa.

Di tutto questo discorso  la stampa non fa menzione preferendo soffermarsi solamente sulle domande che i giornalisti, presenti alla conferenza, hanno fatto a Paglia.
Interrogato su altri tipi di unione, mons. Paglia ha risposto che questo “è un terreno che la politica deve percorrere con estrema chiarezza, perché il crocevia della società è l'intreccio delle generazioni avviene nel cuore delle famiglie”.
Più nello specifico, parlando di unioni omosessuali, il vescovo ha ricordato “la pari dignità di tutti, poiché tutti sono figli di Dio”, ma al contempo ha ribadito che “la famiglia è formata da un uomo e una donna” e che “non si può chiamare matrimonio un’unione giustificata solo dall'affetto”.
“Se cinque uomini hanno affetto l’uno per l’altro, o se un padre ha affetto per sua figlia, questo non può essere considerato matrimonio” ha detto. Quindi, ha soggiunto,“il rispetto della verità non richiede l'abolizione delle differenze né un egualitarismo malato che abolisce ogni differenza”. (Zenit.org)
Paglia gioca di furbizia perché fa due esempi  che toccano due divieti presenti in tutte le legislazioni anche dei paesi che hanno esteso il matrimonio  alle persone dello stesso sesso: la poligamia e l'incesto.
Il matrimonio «è unicamente quello tra un uomo e una donna». E a dirlo «non c’è solo la Chiesa, ma anche la Costituzione italiana».
Bugia, visto che  l'articolo 29 della nostra Costituzione non parla espressamente di uomini e donne3.
Esiste poi «l’arcipelago delle altre convivenze non familiari», per le quali «è bene che si cerchino soluzioni patrimoniali e nel diritto privato». E questo «senza nulla togliere alla uguale dignità di ogni essere umano».

(...)
non dobbiamo pensare che il matrimonio sia giustificato solo dall'affetto  l’autosufficienza del sentimento non giustifica da solo il matrimonio. Certo, c’è anche l’amore, ma esso ha una struttura pubblica che non può essere allentata. Se poi ci sono diritti individuali da garantire, è bene percorrere altre strade». «Solamente l’uomo e la donna – ha aggiunto monsignor Paglia – possono dar luogo a una famiglia. Gli altri affetti non giustificano il matrimonio, perché quest’ultimo implica generatività. Se per matrimonio intendiamo qualunque affetto, allora abbiamo distrutto tutto e a perderci siamo tutti». (...)
La verità, ha aggiunto, «non richiede l’abolizione delle differenze o una sorta di egualitarismo malato, altrimenti apriamo la strada al diritto al figlio. Ma che siamo al supermercato? Il figlio è anche un dono, non è mica un frutto matematico di due files che si incontrano».
Paglia, ha già anticipato queste considerazioni una intervista del giorno prima della conferenza stampa a radio vaticana.
Ora, ad esempio l’adozione dei bambini da parte degli omosessuali, porta il bambino ad essere una sorta di merce, cioè: come ho diritto a questo, ho diritto anche a quell’altro. In realtà, il bambino deve nascere e crescere all’interno di quella che – da che mondo è mondo – è la via ordinaria, cioè con un padre e una madre. Il bambino deve crescere in questo contesto. Ora, purtroppo, accade in effetti che a volte ci siano situazioni drammatiche, ma attenzione: la patologia è una cosa, e inficiare questo principio è pericolosissimo, per il bambino anzitutto, ma per l’intera società. (...)

(...)  L’uguaglianza è una cosa, il rispetto della diversità è altro perché proprio per avere un’uguaglianza robusta è necessario rispettare le diversità. Che tristezza sarebbe un mondo tutto grigio! Grazie a Dio, c’è l’arcobaleno che ha, appunto, una serie di colori che fanno la luce.
(...) 
In questo senso, la teoria del gender che appunto vuole dire che le differenze – lo diceva il Papa nel saluto alla Curia – sono solo frutto della cultura, è veramente non saper leggere la realtà nella quale viviamo. Che l’uomo possa ovviamente aiutarsi e promuovere la cultura, è un conto; ma a scapito della natura? Perché allora – mi chiedo – siamo tanto solerti nel combattere le manipolazioni nella natura, a proposito di ecologia e di ambiente, e siamo invece così poco attenti alle manipolazioni  all'interno dell’antropologia? Non è che questo è invece un piegarsi  all'individualismo absolutus, appunto, alla crescita di un ‘io’ senza più nessun legame? E questo è, purtroppo, a mio avviso il rischio che stiamo correndo.
(...) In effetti, gli ultimi “no” che ancora un po’ resistono sono quelli alla poligamia e all'incesto: ma resistono ancora per quanto? E li stiamo già intaccando per una dittatura dell’‘io’ che certamente come prima conseguenza ha la distruzione della famiglia e poi della città, della società e del concerto delle nazioni. Ecco perché la Chiesa, conoscendo – lei, esperta in umanità – la forza anche sociale e antropologica della famiglia, la difende in ogni modo: perché ama l’uomo, ama la donna, ama tutti, e non vuole che venga distrutta la culla dove nasce e si irrobustisce la stessa società.
Ritornando alla conferenza stampa Paglia ha concluso riferendosi alla legge sull'estensione del matrimonio in Francia
«Se un’importante autorità governativa – ha commentato – dice che con una legge approvata dalla maggioranza si vuole cambiare la civiltà, è evidente che si nasconde qualcos’altro». «Onore, dunque, ai vescovi francesi» che hanno avuto «il coraggio di aprire un dibattito e sono a loro volta rimasti sorpresi dalle adesioni di altri, compreso il Gran Rabbino, uomini di cultura per nulla credenti, i rappresentanti dei luterani e dei musulmani francesi. È questa la via: dobbiamo tornare a pensare, prima di decidere per altri motivi».

Infine monsignor Paglia ha tenuto a precisare che per la Chiesa «tutti gli uomini hanno pari dignità», qualunque sia il loro orientamento sessuale. E ricordando che nel mondo ci sono più di 20 Paesi in cui l’omosessualità è un reato ha invitato a fare il possibile per eliminare simili discriminazioni. (Avvenire Paglia: «Il matrimonioè tra uomo e donna»)
Repubblica parla di Apertura della chiesa alle coppie gay.

Come ha ben notato Michele Darling nel suo blog
La sedicente apertura conisterebbe – badate bene – in contratti di diritto privato che non garantirebbero altro che quei pochi diritti, in vario modo, già garantiti grazie allo straordinario lavoro di avvocati e giuristi. Non si tratta di un riconoscimento, bensì di una ricognizione di diritti che sono stati già accertati dai Tribunali! Si tratta di una banale scrittura privata!
Una posizione cui la chiesa non è nuova, come ricorda Michele alla fine del suo post dove propone un florilegio di articoli5 dal 2007 in poi. Prosegue Michele
Non è vero, com'è scritto nel sensazionalistico titolo e ribadito nel testo (perfino con un virgolettato che, in realtà, non è stato mai pronunciato), che la Chiesa apre ai “diritti delle coppie“. Le cd. “soluzioni di diritto privato“, infatti, non riguardano le coppie! Ma solo i diritti individuali di chi si ritrova a convivere. Ripeto: non c’è affatto il riconoscimento di un’unione tra due persone, ma solo la ricognizione di diritti di singoli individui che – per una qualunque ragione, affettiva o amicale – si trovano sotto lo stesso tetto.
C'è un ultimo punto dolente in tutto questo discorso di cui nessuno sembra accorgersi e che solo Michele Darling nota con lucida precisione  che quando Paglia si dice contrario alla criminalizzazione delle persone omosessuali nel mondo, l'articolo di Repubblica non ricorda
al lettore che è proprio il Vaticano ad essersi opposto alla depenalizzazione dell’omosessualità in sede Onu. È cioè anche colpa del Vaticano se – come dice l’esponente del Vaticano – “in oltre venti paesi l’omosessualità è ancora perseguita come un reato“. Con quale coraggio dicono di essere contrari alla criminalizzazione dell’omosessualità? Con quale coraggio Repubblica fa passare come un dato non controvertibile quest’affermazione?
Cavolo, cosa non si fa per dare in pasto agli elettori del Pd l’immagine di un Vaticano amorevole coi froci.
Conclusione degnissima che ho ripreso come titolo del mio post. Spero Michele non me ne voglia.

Insomma questo paese ha un problema di democrazia incontenibile e irredimibile. Non possiamo mettere in discussione ogni singola virgola che vien scritta da questo o quel giornale eppure se vogliamo davvero capirci qualcosa siamo obbligati a farlo. Che Repubblica fosse un giornale di merda lo si sapeva già da tempo ma che per fare propaganda al PD  arrivi a dire il falso beh la dice lunga sugli italiani le italiane il giornalismo e il paese intero.



note

1) La moglie adultera è punita con la reclusione fino a un anno.
Con la stessa pena è punito il correo dell’adultera.
La pena è della reclusione fino a due anni nel caso di relazione adulterina.
Il delitto è punibile a querela del marito.
2) Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella. Se il colpevole cagiona, nelle stesse circostanze, alle dette persone, una lesione personale, le pene stabilite negli articoli 582 e 583 sono ridotte a un terzo; se dalla lesione personale deriva la morte, la pena è della reclusione da due a cinque anni. Non è punibile chi, nelle stesse circostanze, commette contro le dette persone il fatto preveduto dall'articolo. 

3 [l'articolo 29] non limita l’istituto del matrimonio a persone di sesso diverso. In questo senso, i nostri costituenti, già nel 1945, si sono comportati in modo molto diverso dai costituenti di altri paesi affini al nostro che invece specificavano espressamente che i coniugi dovessero essere di sesso diverso (e che per questo, in anni più recenti, si sono trovati di fronte a difficoltà maggiori di quanto non presenti il nostro testo costituzionale). Naturalmente, sarebbe inutile sostenere che i padri fondatori della nostra costituzione avessero in mente l’eventualità di estendere il matrimonio anche a persone dello stesso sesso o all’eventualità che in un futuro si sarebbe posto al legislatore ordinario questo problema. Essi, semplicemente, non hanno specificato l’esigenza della diversità di sesso perché per essi era naturale che il matrimonio fosse possibile soltanto tra persone di sesso diverso.
(Marco Balboni  La famiglia e l’art. 29 della Costituzione: alcune riflessioni)



4) giocando semanticamente su quell'aggettivo contenuto nella nostra Costituzione all'articolo 29 (La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio) dove naturale non ha il significato comune di unico conforme a una ideologia o religione o etica, propri come fa Antonelli quanto definisce il quarto gruppo di famiglie del libro quella naturale.  Il significato è un altro, naturale è cioè
inteso come dato pregiuridico, che il diritto positivo si limita appunto a riconoscere. La famiglia è un dato sociologico, che la costituzione non crea ma si limita a tutelare (Marco Balboni
La famiglia e l’art. 29 della Costituzione: alcune riflessioni)
5)
  • (Aprile 2007) Mons. Fisichella: “Non vi può essere equiparazione tra la famiglia e altri tipi di unione, poi sta al legislatore trovare, nel diritto privato, le forme necessarie per evitare discriminazioni“
  • (Marzo 2007) Comunicato Conferenza Episcopale Italiana: “Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari. Siamo però convinti che questo obiettivo sia perseguibile nell’ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia“
  • (Marzo 2009) Mons. Golser di Bolzano: “[le coppie gay] avranno sicuramente bisogno di una qualche tutela giuridica, che però non può essere definita matrimonio. Penso a un tipo di tutela individuale“
  • (Agosto 2012) Bagnasco: “Nessun vuol negare i diritti individuali: assolutamente no! Ma il matrimonio è un’altra cosa“

venerdì 25 gennaio 2013

Enrico Pavanello, professore laico di religione al liceo classico Marco Foscarini di Venezia

La notizia l'avete letta sicuramente.

Gli studenti di una classe di quarta ginnasio del Liceo Classico Marco Foscarini di Venezia, chiedono al professore di religione di parlare dell'estensione del matrimonio anche per le coppie dello stesso sesso. 

Nella lezione successiva il docente distribuisce un foglio con appunti scritti a mano, nel quale, tra le altre cose, c'è scritto che l'estensione del matrimonio anche ai gay porterebbe al riconoscimento della pedofilia e della poligamia.

La madre di uno dei ragazzi legge il foglio di appunti, ne rimane scandalizzata e lo pubblica sul proprio profilo di facebook prendendone le distanze.
La notizia arriva al sito Huffington post e diventa un caso nazionale.

Diversi gli articoli e i post sulla rete dove si stigmatizzano le affermazioni del professore che nel frattempo prende le distanze e cerca di spiegare l'intento di quel foglio di appunti.

In una lettera indirizzata al sito ZENIT il prof. Pavanello ha scritto:
“Ritengo doveroso e opportuno dichiarare che il mio intento non era assolutamente quello di offendere o di attaccare qualcuno, come è stato scritto e che la polemica che si è accesa, a mio avviso, è slegata dal contesto reale.
Il testo che, senza nessuna autorizzazione è girato via Web, non è un volantino, ma è la sintesi di varie e numerose letture, recensioni, articoli, saggi, riferimenti a Format conosciuti dai giovani, che non esprimono il mio pensiero.
La mia intenzione era quella di fornire agli studenti materiali su cui innestare un dibattito su un argomento chiesto dagli stessi allievi.
Evidenzio che il testo non è mai stato discusso, ma solo consegnato per una lettura personale, per far emergere obiezioni, domande, riflessioni, nuovi approfondimenti da affrontare nelle lezioni successive.
Proprio perché era una raccolta di materiali da sviluppare, è stato scritto a mano senza le dovute citazioni e di questo me ne rammarico e mi scuso; ma sottolineo che il testo era da considerarsi semplicemente un foglio di lavoro e tutti i riferimenti in esso contenuti non sono mie considerazioni personali.
Per quanto mi riguarda mai ho considerato l’omosessualità una malattia da curare e ancor meno ho pensato che pedofilia e omosessualità siano collegate. Negli organi di stampa sono state riportati frasi che non ho mai pronunciato e che - ribadisco- non corrispondono al mio pensiero.
Ringrazio di cuore i miei colleghi e i miei studenti che, grazie al rapporto di fiducia che si è creato in tutti questi anni di lavoro insieme, hanno compreso quali erano le mie reali intenzioni”.
Prima ancora di leggere il foglio di appunti, qualunque ne sia il contenuto, va subito ricordato come sia dovere dal quale non ci si può mai sottrarre per chiunque comunica ad altri il proprio pensiero, figuriamoci per un professore a scuola, sia anche di religione, citare le fonti di quanto si afferma o si riporta per motivi di scientificità (verificabilità di quanto si riporta)  e anche di democrazia, mettere ognuno di consultare la fonte da cui quei dati sono stati estrapolati permettendo così di formarsi una opinione di prima mano  e non limitarsi a una opinione riportata da terzi, e dunque di seconda mano.
Non si tratta di non dare fiducia a questo o quel professore, ma anche fosse Einstein a  dirci la mia teoria della relatività dice così anche Einstein deve fornire le prove di quanto dice citando il testo da lui scritto pubblicato e consegnato al mondo scientifico in primis e a quello dei lettori e delle lettrici in secundis.
Nessuna autorevolezza può esimere dal citare le fonti. Mai per nessuna ragione. E' uno dei concetti base della scientificità e della democrazia di un corretto ragionare comunicare insegnare.

Per cui le parole del professore
Proprio perché era una raccolta di materiali da sviluppare, è stato scritto a mano senza le dovute citazioni e di questo me ne rammarico e mi scuso
sono irricevibili e solo per questo questa persona non è idonea all'insegnamento per l'atteggiamento dogmatico e totalitario con cui dispensa citazioni di testi senza riportarne le fonti.

In generale il tono degli articoli che riportano la notizia cambia in base alla posizione che chi scrive, o chi pubblica, ha nei confronti dell'argomento riassunto brutalmente sotto l'etichetta di matrimonio gay.  

Insomma la questione sembra vertere sulla legittimità o meno di una opinione. C'è chi chiede la testa del professore non per il metodo ma per le idee da lui espresse e qualcun altro che all'opposto  ma per le stesse ragioni lo difende.


In tutti questi articoli insomma il caso del professore serve per portare banalmente acqua al mulino del pro e del contro ai matrimoni gay.

Un modo triste di ragionare ma molto diffuso nel quale quello che conta non è la verità o la scientificità, che sembrano non esistere, ma  la legittimità o meno di una posizione contro che qualcuno trova illegittima e qualcun altro no.

Non tutti gli articoli entrano nel dettaglio del contenuto degli appunti scritti dal professore ma anche chi lo fa come l'Huffington Post o il Gazzettino o la Nuova Venezia nessuno sembra cogliere l'entità delle affermazioni del professore che non sono opinabili cioè soggette a parere favorevole o contrario a seconda di come la si pensa personalmente sull'argomento come si pretende bensì SBAGLIATE sia nelle definizioni che nelle inferenze che da quelle definizioni vengono fatte.

Eppure il volantino è sotto gli occhi di tutti e tutte ma nessuno sembra averlo davvero letto.

Già nel suo incipit si nota subito la confusione totale che questo professore ha sui concetti che usa e che confonde, non si sa quanto proditoriamente, sulla falsariga di quanto fatto dal papa che calza Prada in una recente occasione.



Quella gender (genere) non è una ideologia ma una distinzione che si usa in diverse discipline, tra le quali la sociologia, per distinguere il sesso (maschile e femminile biologicamente determinato)  e genere (l'essere uomo e l'essere donna) determinato socialmente e antropologicamente come è ben spiegato in questa slide tratta da una presentazione powerpoint in uso presso la terza università di roma facoltà di sociologia.



Per Pavanello secondo l'ideologia gender il genere non coincide più con il sesso biologico ma con il ruolo che ognuno si sente di assumere e lo chiama orientamento sessuale per concludere che per l'ideologia gender nulla è dato di naturale nelle differenze tra uomo e donna e quindi tutto può e deve essere cambiato.

Con un capolavoro di sincretismo omofobico e maschilista Pavanello  non solo confonde tra sesso (biologico)  e genere (sociologico) ma confonde il ruolo (di genere) con l'orientamento sessuale continuando nell'errore epistemolgico di smepre che vede nell'omosessualità un problema di identità di genere questo perchè si pretende che il femminile biologico debba naturalmente rivolgesi al maschile biologico  e viceversa e tertium non datur.

Ma c'è di più glisando sulla differenza di sesso e di genere e confondedo questa conq uella quanto critica l'ideolgia gender pretende che certi doveri e comportament del duomo e della donna, determinati storicamente e sociologicamente siano iscritti invece nella natura. Per cui se la donna è preclusa da certe professioni o dalla gestione del potere può essere la conseguenza di un dato naturale scritto nella biologia.

In linea con la chiesa che è un'organizzazione totalitaria  e maschilista che definisce Maria, la donna vergine prima durante e dopo il parto di Gesù, come serva del signore.
Una donna, detto per inciso che è il primo utero in affitto della storia visto che ha partorito il figlio di dio che biologicamente non è certo di Giuseppe...

Menomale che Pavanello accusa la teoria gender di essere una ideologia...

Un disastro che dovrebbe esautorare questo uomo dall'insegnamento visto che non capisce quel che pretende di spiegare facendo confusione tra termini e questioni.

C'è da chiedersi perchè nessuno lo abbia notato e fatto notare...

(1) continua

lunedì 14 gennaio 2013

La famiglia biologica ancora intatta (still-intact, biological family).


L'idea di famiglia cui si rifà la chiesa, e tutti i loro accoliti e accolite, quella per cui ieri hanno manifestato a Parigi cittadine e cittadini francesi contro il matrimonio per tutti e tutte è la still-intact, biological family la famiglia biologica ancora intatta.

Una famiglia formata da madre e padre biologici e da prole da essi concepita.

 Quella famiglia che, nella ricerca del sociologo dell’Università del Texas Mark Regnerus, sembra essere l'unica nella quale la prole non incorre negli effetti negativi cui è soggetta se cresce nelle famiglie dove uno dei due partner non è biologicamente legato alla prole: non solo coppie dello stesso sesso, dunque, ma anche madri e padri risposati o conviventi con altri/e partner o madri e padri single.

Per questo i cattolici e - ahinoi - le cattoliche italiane del nostro parlamento, hanno impedito anche alle coppie etero sposate di ricorrere alla procreazione eterologa (legge 40\2004), perché per la chiesa ciò che fa di una coppia con prole una famiglia sono il genitore e la genitrice biologici.

Una famiglia siffatta non è affatto l'unica che trova riscontro nella società reale dove, accanto a questo nucleo di madri e padri biologici, si sono da sempre costituite altre famiglie che hanno introdotto delle variabili a questa equazione guadagnando dignità sociale e legale quali le famiglie monogenitoriali, le famiglie con i nuovi e le nuove partner di uno dei due genitori biologici, le famiglie ricostituite.

Queste altre famiglie esisteva in Italia anche prima dell'introduzione del divorzio, che non le ha create, ma le ha regolamentate una volta che il loro numero, cresciuto considerevolmente nel vuoto legislativo in cui erano prolificate, ha richiesto un intervento di tutela e di controllo da parte dello Stato.


Molte delle donne e degli uomini che si oppongono oggi al matrimonio per tutte e per tutti vivono e costituiscono una famiglia che non è quella ancora intatta e biologica cui la chiesa e il mondo cattolico pretendono di dare esclusivo appannaggio di dignità.

Si tratta di donne e di uomini che hanno avuto figli da relazioni precedenti e che continuano a essere considerati genitori e genitrici degne anche se vivono nuove relazioni o non ne vivono affatto pur essendosi separate dai e dalle partner con cui hanno concepito la prole.

Nessuno oggi può affermare che una donna, o un uomo, che convive con un partner diverso dal padre biologico o dalla madre biologica dei suoi figli e figlie sia una madre cattiva o un padre cattivo o che quella famiglia sia inadeguata a crescere la prole.

O, almeno, nessuno sano di mente, perché Regnerus nel suo studio è proprio questo che afferma.

Così mentre  il fondamentalismo cattolico fa della biologicità genitoriale l'unica condizione ammissibile per rendere una coppia famiglia, la società reale vive e si costituisce in un più ampio spettro di configurazioni familiari tra le quali le coppie dello stesso sesso costituiscono l'ultima tipologia in ordine di tempo (Regnerus parla di famiglie non convenzionali) iniziatesi a formare all'incirca 30 anni fa ma che solo adesso cominciano a trovare e reclamare un posto nell'immaginario collettivo.

Nessuno e nessuna pensa davvero che le famiglie non convenzionali non costituiscano di per sé degli ambienti adatti a crescere dei figli.
Eppure lo si afferma per le coppie composte da persone dello stesso sesso basandosi su un pregiudizio contro il quale è intervenuta la nostra corte di Cassazione riconoscendo a tutte le madri (a tutti i padri) di avere il diritto di vivere con la prole e il compagno o la campagna che vogliono, fatto salvo il bene della prole.

Non un diritto in quanto persone di orientamento sessuale lesbico e gay ma diritto in quando donne e uomini di fare figli e poi intraprendere una nuova relazione di coppia con chi vogliono senza che che questo debba implicare la perdita dell'idoneità a essere genitori.

Prima di essere omosessuali si è persone,  con una storia personale che vede molti uomini e molte donne genitori e genitrici in coppie di sesso diverso ai quali e alle quali è capitato poi di separarsi o divorziare dal o dalla coniuge  per intraprendere una nuova relazione con una persona dello stesso sesso.

Che differenza fa se una madre vive con un'altra donna? Se un padre vive con un altro uomo?

Che differenza c'è tra una madre biologica che vive con un uomo che non è il genitore biologico della sua prole e una madre biologica che vive con una donna che non è, lo stesso, genitrice biologica ?

Anche se non sono biologicamente legate, legati, alla prole della compagna, del compagno, con i quali costituiscono famiglia, ciò non vuol dire che i genitori e le genitrici non biologiche non siano lo stesso in grado di essere buoni co-genitori/co-genitrici.

I francesi e le francesi che ieri hanno marciato in piazza portavano cartelli nei quali si diceva nasciamo tutti (e tutte) da un uomo e una donna dimenticando che un gay e una lesbica rimangono uomini e donne e sono capaci di procreare.

Certo - si dirà - un conto è la prole che nasce in una coppia di sesso diverso anche se poi padre e madre si sono separati e hanno costituito due nuove famiglie, poco importa di quale assortimento sessuale.


Un conto è invece la prole nata in una coppia dello stesso sesso nella quale, non essendo possibile il concepimento di prole tra persone dello stesso sesso, si deve ricorrere al contributo esterno di un uomo o di una donna.

Questa prole cresce senza uno dei genitori biologici senza genitrici biologiche che sono stati tagliati\e fuori dalla crescita subito dopo il concepimento o subito dopo la nascita.

Questi genitori e genitrici in coppie omosessuali sono accusati e accusate di egoismo, di considerare cioè la prole un diritto, un bene da acquistare, uno status symbol, rivendicando insomma una genitorialità cui, a sentire i detrattori, non hanno diritto perché le coppie omosessuali sono tra di loro sterili.

E siccome quel che rende famiglia una coppia è la prole quelle omosessuali possono essere coppie legittime ma non saranno mai famiglie.

In barba a tutte quelle coppie di sesso diverso che non hanno figli (qualunque ne sia il motivo sia impossibilitò o scelta) e che sono considerate lo stesso famiglie in nome di una potenzialità che manca invece alle coppie omosessuali come ha ricordato la Consulta:  
La giusta e doverosa tutela, garantita ai figli naturali, nulla toglie al rilievo costituzionale attribuito alla famiglia legittima ed alla (potenziale) finalità procreativa del matrimonio che vale a differenziarlo dall’unione omosessuale.

Dunque le coppie etero sono famiglia non perché hanno figli ma anche solo perché potrebbero averne.

Non un averne qualsiasi però. Un averne biologico tra di loro. Se sei sterile nisba.



Per la morale cattolica l'atto sessuale lungi dall'essere un mezzo per l'espressione della propria individualità in interrelazione con un'altra persona ha come unico fine e come unico significato il concepimento di figli e figlie.
Infatti la chiesa proibisce l'uso dei contraccettivi e critica anche l'onanismo per un analogo motivo di egoismo.

In questa visione della vita, figli e figlie si fanno non perché li e le si vuole ma perché sono l'inevitabile conseguenza dell'atto sessuale, che non va programmato, non va organizzato, non va ritardato o evitato...

Beh c'è sempre l'astinenza, certo.

Il sesso viene dunque mortificato e ridotto a mero strumento procreativo.


Si diventa genitori perché l'unico sesso consentito è quello procreativo.

Per questo il sesso tra persone omosessuali (= dello stesso sesso) è un disordine morale perché si sottrae all'unica funzione che secondo la chiesa il sesso deve avere, concepire prole, che la si voglia o meno.

La pianificazione familiare, la contraccezione sono avversate proprio perché restituiscono la pienezza dei corpi sessuati all'uomo e alla donna sganciandoli dall'inevitabilità della procreazione.

Stabilire che le coppie omosessuali non sono una famiglia perché non possono concepire figli tra di loro vuol dire espropriare i diritti delle coppie, qualunque sia il loro assortimento sessuale,  della decisione di costituire una famiglia in base alla vita di coppia umiliandola e sminuendola alla sola funzione procreatrice.

La sessualità viene completamente cancellata dai corpi e incanalata nella funzione procreatrice.

Una sessualità che sganciata dalla procreazione ci autodetermina come uomini e come donne  e ci emancipa dal giogo del numinoso padre celeste.


Tra l'atto sessuale e il concepimento c'è infatti sempre un grado di aleatorietà.

Un'aleatorietà nella quale si inserisce una volontà più grande di noi che si pretende scritta nella biologia ma che deriva dalla numinosa volontà di un dio, padre e creatore...




Le famiglie più vere sono quelle in cui la prole non arriva per decisione e volontà proprie ma per volontà divina.

Maria non ha scelto di diventare madre, qualcun altro ha scelto al posto suo.

L'egoismo nasce quindi nel momento stesso in cui uomini e donne si sottraggono a questa aleatorietà della volontà divina e autodeterminano la propria sessualità sganciandola dalla geniotorialità che diventa così discrezionale. 

L'omosessualità sancisce e rivendica da questo punto di vista il massimo dell'autodeterminazione perché sgancia biologicamente la sessualità e l'affettività umane da quella del concepimento della prole.

E perché fa  famiglia non in base al concepimento biologico (la fertilità) della prole ma in base alla educazione e crescita della stessa.


Più il concepimento deriva da un atto di volontà individuale e di coppia, più, cioè, si deroga dall'inevitabilità biologica di diventare padri e madri, più si è egoisti ed egoiste.

Insomma l'egoismo imputato alla omogeniotorioalità mi sembra, nella qualità, lo stesso di quello delle coppie etero della vita reale, quelle che programmano, che decidono, che ritardano o evitano e che a malincuore, anche, abortiscono.

Differiscono nell'egoismo solo per la quantità di egoismo che nelle coppie omogenitoriali è massima per la pervicacia con cui raggirano l'ostacolo biologico della sterilità dell'unione sessuale tra due persone dello stesso sesso.


Mentre per una coppia etero fertile, data la facilità con cui può concepire prole, può capitare di fare figli e figlie anche indesiderati\e,  le coppie omosessuali, come quelle etero con problemi di fertilità, sono quelle che concepiscono la prole con maggior più pervicacia perché per concepirla non basta fare sesso.

Una coppia di donne o di uomini, così come una coppia di un uomo e una donna con problemi di fertilità,  desidera talmente un figlio, una figlia,  che le donne si sottopongono a terapie intrusive e dannose pur di rimanere incinte, gli uomini intraprendono lo stesso un percorso che, se non li segna nel corpo, li costringe a un periodo di impegni gravosi.

Pur potendo risultare inadatte a crescere la prole tanto quanto le coppie etero, non in quanto coppie dall'assortimento sessuale sbagliato ma per una incapacità individuale, le coppie omosessuali  (e quelle etero con problemi di fertilità) hanno una determinazione maggiore che le rende più responsabili e consapevoli nella loro genitorialità delle coppie etero che, avendo a disposizione i concepimento come default biologico, possono concepire la prole anche con leggerezza.

A una coppia etero con problemi di fertilità o alle coppie omosessuali le si può  accusare di tutto tranne di concepire la prole con leggerezza che invece è una delle accuse ricorrenti fatte dal mondo cattolico.

Ciò che dà fastidio alla chiesa è l'autodeterminazione dell'uomo e della donna, il loro sottrarsi all'imperativo biologico nel quale la chiesa vi legge un'esplicazione dell'imperativo ontologico divino: noi non siamo nostri e nostre ma siamo di dio.

La legittimità delle coppie a essere famiglia, anche senza figli, di assortimento etero od omosessuale è dunque la prima forte richiesta laica che tutte le cittadine e i cittadini devono fare allo Stato Italiano.

In presenza di figli, fermo restando il diritto dei figli di avere genitori validi, e di vivere in una famiglia che non è detto debba essere necessariamente quella biologica, uomini e donne,   hanno la stessa dignità a essere genitori non importa il tipo di famiglia in cui vivano e decidano di crescere ed educare la prole. 

Certo, le coppie omosessuali (e quelle etero che ricorrono alla fecondazione eterologa) nel momento in cui concepiscono figli decidono già in partenza che la loro prole avrà solo uno dei due genitori biologici.

Succede lo stesso anche alle coppie etero quando le vicissitudini della vita separano i genitori, perché muoiono o magari perché divorziano e,  pur in vita, non si frequentano più lo stesso...

Nel caso delle coppie omogenitoriali (ed eterosessuali che ricorrono alla fecondazione eterologa) si stabilisce di default che la prole dei padri non crescerà con la madre e la prole delle madri non crescerà con i padri.

Ma anche questa prole è nata da un padre e una madre perché tutte e tutti nasciamo sempre e comunque da un uomo e una donna.

Cosa è che conta di più il legame biologico o quello affettivo che si crea tra genitori e figli che vivono insieme?

Però, si dirà, un conto sono le coppie etero che ricorrono all'eterologa e che crescono i figli in un nucleo familiare dove ci sono le figure materna e paterna un conto sono le coppie omosessuali che non si limitano a privare la prole di uno dei due genitori biologici ma lo privano anche di una delle due figure genitoriali.


Si presentava lo stesso problema anche nel caso del divorzio.

Anche in quei casi si accusava i coniugi in procinto di separarsi e poi divorziare di privare la prole non solo dell'altro genitore concreto ma anche dell'altra figura genitoriale.

Così anche se dopo 40 anni di legge sul divorzio i timori sugli effetti negativi per la prole sul vivere con uno solo dei due genitori si sono dimostrati infondati  oggi che la nuova famiglia è quella omogenitriale si torna con la stessa identica critica. .


Così mentre le famiglie monogenitoriali esistono ma nessuno pensa di togliere loro la prole perché un bambino e una bambina può crescere bene solamente in presenza di entrambe le figure materna e paterna, i detrattori delle famiglie omogeniotriali discettano sull'inopportunità delle coppie dello stesso sesso di crescere figli ignorando che queste famiglie esistono già da qualche decina d'anni e che la prole da loro cresciuta è sana esattamente come quella cresciuta da tutti gli altri tipo di famiglia.

E se chi avversa questo tipo di famiglia accusa le coppie di uomini e di donne di usare i figli per i loro interessi gli avversori e le avversrici non si curano di strumentalizzare questi figli e queste figlie per discriminare le donne e uomini, non già in base all'assortimento sessuale della coppia che è famiglia ma in base al loro orientamento sessuale.

Contrariamente a quel che sono in realtà, la morale cattolica discrimina le famiglie omogeniotriali come famiglie omosessuali non perché costituite da due donne o due uomini ma perché costituite da persone dall'orientamento sessuale gay e lesbico. 
E le lesbiche e i gay essendo persone che vivono in un oggettivo stato di disordine morale non possono certo crescere la prole.

Il no alle famiglie omo-genitoriali è dunque da un lato il no all'autodeterminazione degli uomini e delle donne che vogliono sganciare la sessualità dalla procreazione e dall'altro un no all'omosessualità che non può essere un'affettività sana perché non è finalizzata alla procreazione.

Nessuno uomo etero, nessuna donna etero però vive in questo modo.
Si fa sesso perché ci si ama, perché ci si desidera perché volgiamo dare e prendere piacere dal e al\alla partner. facciamo sesso come conseguenza o prerequisito dell'affettività che si differenzia da altre forme altrettanto nobili di affettività quali l'amicizia l'amore familiare  proprio grazie al sesso.

Allora se le persone etero possono fare sesso come meglio credono e venire comunque percepite come famiglia non si capisce perché lo stesso non devono poter fare le persone omosessuali e bisessuali.

Chi dice che le coppie omosessuali non sono famiglie discrimina una categoria di uomini e di donne e va fermato, perché è al di fuori e contro la nostra Costituzione.

Ricordiamocelo sempre, soprattutto ora che si avvicina il voto politico.