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mercoledì 18 gennaio 2012

La lotta all'omofobia: quando è pavida non ottiene risultati. A proposito di una intervista al padre di Ivan Scalfarotto presidente dell’Agedo Foggia pubblicata su Stato Quotidiano

Ho il massimo rispetto per tutti quei genitori di figli gay e figlie lesbiche che si costituiscono in associazioni per sostenere la legittimità dell'orientamento sessuale dei loro figli.
Finché ci sono sedicenti psichiatri che affermano la sofferenza dei genitori di omosessuali c'è bisogno di queste dichiarazioni di stima.
C'è bisogno di un pressing fatto dai genitori che cercano di fare un mondo migliore nel quale figli e figlie vengano accolti meglio.

Non vorrei però che il fatto stesso che questi genitori si danno da fare e dunque scelgano un percorso politico (=vita nella città) li faccia automaticamente degli esperti, dei competenti, persone cioè che hanno voce in capitolo e possono parlare a nome di e per conto degli omosessuali. C'è il rischio che si ingenerino strani parallelismi discriminatori.  A causarli sono quasi sempre i media  non i genitori stessi i quali si prestano a interviste (d'altronde sono un mezzo di comunicazione...) che finiscono per vanificare il loro lavoro.
E' un po' come quando si parla di una malattia degenerativa e si intervista una madre che da anni combatte per la sclerosi di sua figlia e che sicuramente, pur non avendo le competenze scientifiche che sono solo del medico specializzato, sicuramente è più informata di chi, come me spettatore (lettore) di quell'argomento ne so di meno perchè per fortuna quella disgrazia a me non è capitata.

Ed ecco l'equivoco che si genera. che dopotutto, il genitore del(la) omosessuale è un po' come il genitore del drogato del figlio terrorista che deve convivere con un grande dolore ma che trova il modo di superare il trauma...

Così nell'intervista a Gabriele Scalfarotto, padre di Ivan (Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD e che sicuramente rispetto tanti gay proletari è un privilegiato) pubblicata da Stato Quotidiano non possono che dispiacermi nel leggere quel che Gabriele dice o, meglio, quel che gli fa dire il giornalista di turno ma che Gabriele, una volta letta l'intervista, non ritratta.


Nonostante quel che si crede oggi, con l'emergenza omofobia gridata ogni volta che un fascista dice che l'omosessualità è una malattia o peggio un modello diseducativo di comportamento, gay e lesbiche nella nostra società vivono meglio di 30 anni fa. Forse dovrei scrivere meno peggio, ma dopo tutto è una questione di ottimismo.  Se oggi c'è una recrudescenza di loschi figuri che sparano a zero contro l'omosessualità rispolverando argomentazioni da medioevo è perchè, non ce lo diciamo mai troppo spesso, a questi fascisti omofobi intolleranti maschilisti e patriarcali manca la terra sotto i piedi, si rendono conto che lo stigma è grandemente ridimensionato e che presto anche l'Italia, pur fanalino di coda, dovrà recepire nei suoi ordinamenti quei diritti finora negati alle persone glbtqi e ampiamente riconosciuti altrove.

Purtroppo in un paese come il nostro con la classe intellettuale più analfabeta d'Europa (per parafrasare Pasolini) la retorica dei discorsi pro omosessualità è rimasta ferma a 40 anni fa e oggi questa retorica rischia di essere deleteria.

Perchè mentre la società, cioè i cittadini e le cittadine omosessuali, sono andati avanti da soli (da sole) e si sono create una stabilità di affetti e di protezione e solidarietà nonostante e contro le discriminazioni dello Stato, raggiungendo oggi il limite di quel che possono fare da soli chiedendo dunque che finalmente lo Stato faccia quel che come singoli non possono fare, gli strumenti cognitivi usati dai media sono ancora fermi al coming out e all'emancipazione dallo stigma quando il problema è quello dello Stato che non fa nulla per cancellare lo stigma ma lo propala  non riconoscendo ancora le famiglie gblbt, omogenitoriali o meno che siano, anche quando queste famiglie esistono e contribuiscono  alla crescita della società in tutti i campi non solo quelli luogocomunisticamente percepiti come precipui dell'omosessualità (arte, moda, spettacolo).


Ci sono dei racconti bellissimi nell'intervista di Gabriele (la sua reazione al coming out del figlio ‘Embè?’. Lui rise, io risi, ci abbracciammo”) ma anche in questa intervista, così come nella campagna di Arcigay, manca la questione fondamentale.

Il punto di vista di questi racconti è però sbagliato.

Si usa un cannocchiale al contrario che ci fa vedere quel che abbiamo vicino e cogliamo a colpo d'occhio, colto nel posto in cui vive, lontano, rimpicciolito e isolato.

Non si parla mai di come gay e lesbiche vivano nella società ma li si avelle sempre dalla società per parlarne in quanto omosessuali come quella fosse l'unica cosa che conta. Si parte per primi da quel quid su cui si basa la differenza, la discriminazione sull'essere omosessuali.

Il gay, la lesbica, il trans,[sic!] il bisesx vive la propria situazione come l’unica possibile. Agisce secondo quello che sembra. E’ la sua normalità.
Senza rendersene conto Gabriele dà ragione a Scilipoti. Questa frase avrebbe lo stesso senso (anche se ne cambierebbe il valore) sostituendone alcuni sostantivi così:
Il ladro, il drogato, il pedofilo, lo stupratore vive la propria situazione come l’unica possibile. Agisce secondo quello che sembra. E’ la sua normalità.
E la captatio benevolentiae che segue rimane soggettiva e debole
Purtroppo, il mondo l’ha abituato a credere che sia ‘diversità’ la sua. Tutto si gioca attorno a questa dicotomia normalità-diversità.
Ora che ci sia ancora omofobia interiorizzata è un dato di fatto su cui tutti dobbiamo lavorare. Ma che ci siano anche tanti omosessuali liberati che non possono godere degli stessi diritti degli etero è oggi l'emergenza politica più urgente da risolvere. Non per quelli e sono ancora molti che guardano alla questione omosessuale (uso apposta un lessico ottocentesco) con gli strumenti concettuali e culturali di 50 anni fa.

Tutti i problemi che investono figli  omosessuali e i loro genitori vengono imputati genericamente al Mondo 

Ma come è fatto questo mondo? Da chi è regolato, governato, amministrato?
Chi è che diffonde lo stigma?

Gabriele dimentica di dire che viviamo in una società dove quotidianamente  la Chiesa, le istituzioni, lo Stato, la televisione dicono di questi figli che sono malati, moralmente disordinati, che le loro unioni non sono degne di essere riconosciute come famiglie, che sono sterili, che non possono e non devono avere figli, che sono degli infelici.
Stato, Chiesa, istituzioni, governo. Non il generico Mondo. Ma un mondo, cioè una società così mal guidata e formata da nona accettare alcuni suoi cittadini e cittadine discriminandoli in nome di principi che sono contrari alla nostra Costituzione, che sono infondati scientificamente e che seguono un sentire comune patriarcale e fascista.

Gabriele ne fa una questione privata di padri (di madri) che si vergognano (perchè? Di cosa? non lo dice. Lo forse per scontato di cosa un genitore deve vergognarsi se il figlio è gay la figlia lesbica?) di figli che si suicidano perchè perdono l'affetto genitoriale.


Se un padre impedisce a una figlia di uscire con un certo ragazzo che al padre non sta bene quella ragazza può rifugiarsi da amici, da altri adulti, dalle istituzioni stesse e sa di avere dalla sua parte sé l'opinione pubblica che la difende e copre di ludibrio il padre intollerante.
Ma se la stessa figlia ha la ragazza e non il ragazzo le cose cambiano.

In questo caso la figlia sa che ha l'opinione pubblica contro di lei che al massimo la tollererà ma che spende anche parole di comprensione per quel padre devastato dalla notizia 
Persino Gabriele invece ha parole di comprensione per la reazione dei genitori alla terribile notizia.


(...) So cosa succede nell’intimo di un genitore posto di fronte ad un figlio che confessa la sua omosessualità, la sua diversità.
(Ecco la competenza del genitore del figlio malato che emerge)
“Ora chi mi guarderà più in faccia?” La seconda: “Dove ho sbagliato?” (...) Ci si interroga sulle influenze sulla famiglia, sulle scelte dei giochi e dei giocattoli, su cosa si poteva fare e non si è fatto o su quanto non si sarebbe dovuto fare ma si è fatto.
Purtroppo le spiegazioni che Gabriele dà sulla causa di queste reazioni sono del tutto insufficienti.
(...) l’omosessualità è recepita come una diversità. Diverso è ciò che non si conosce, l’altro da me. Come la morte. La si teme non in quanto conclusione di un cammino, ma in quanto ignoto, salto verso il buio.
Non è solo questione di diversità.

E' questione di stigma. Che è ben diverso. Uno stigma tanto più disperatamente alimentato quando parti sempre maggiori della società iniziano a non alimentarlo più, s circoscriverlo, a criticarlo.

Ma per Gabriele non è un problema pubblico, quindi delle istituzioni, dello Stato, degli aggregatori sociali, della religione, della morale. E' sempre e solo una questione personale, privata.
Chi reagisce in questo modo non ha per nulla briga di capire cosa pensano, sentono e credono i propri figli. Anzi, ai ragazzi presentano il conto. Che è un conto doppio. Isolati dai coetanei, agli occhi dei quali sono mosche bianche. Incolpati dai genitori. Ma cosa crediamo che gli adolescenti che si buttano giù da un balcone e che infarciscono le pagine di cronaca, sono matti suicidi che compiono il gesto estremo per un brutto voto? Un quattro in matematica si recupera studiando. Ma l’amore dei genitori e la stima dei compagni no.

Trovo insopportabile questo punto di vista, perchè incolpa i singoli genitori, vittimizza i figli (e le figlie) senza però individuare le vere cause, o, meglio, i diffusori del pregiudizi, i suoi amplificatori, Chiesa e Stato. Due agenzie sociali ben più forti e grandi della famiglia che (dis)educano tutte le famiglie.

Io posso scegliere le persone di cui circondarmi ma non posso scegliere le istituzioni in cui vivo se non a costo di cambiare Nazione. Non è solo una questione di genitori e compagni. E' una questione di chi e come educa questi genitori e questi compagni. Di chi li educa alla discriminazione e al pregiudizio

Dobbiamo aggiornare e rifondare profondamente il nostro armamentario retorico il modo di vedere il mondo e  presentare le esigenze delle persone omosessuali e trans alla maggioranza. Che non sono più una questione privata di autoaccettazione di sé o della propria prole ma una rivoluzione culturale che disinneschi la discriminazione omofobica in tutte quelle sedi dove questa può danneggiare dei cittadini discriminandoli in base al proprio orientamento sessuale o alla propria identità di genere.

Con tutto il rispetto per le intenzioni e la buona volontà di Gabriele e dei tanti genitori come lui abbiamo bisogno di parole nuove. Di pensieri nuovi. Di una nuova strategia politica e comunicativa perchè quella messa in atto è figlia dello stesso pregiudizio che si vuole combattere.

martedì 17 gennaio 2012

Ma l'omosessualità non è una malattia come la sla. A proposito dell'articolo della Gazzetta di Parma sulla sla da me quotato ieri

Ieri leggo un articolo ignobile sulla Gazzetta di Parma.

Vi si parla dell'ultima campagna di sensibilizzazione di Arcigay nazionale sulle persone omosessuali.

Una campagna della cui efficacia avevo già dubitato e che questo articolo comprova al di là di ogni dubbio.

L'articolo è ignobile per il tono con cui viene intervistata una delle ragazze testimonial della campagna, che, ahilei e ahinoi, si presta al gioco del giornalista.

Per tutto l'articolo l'omosessualità viene descritta come un problema personale che si può superare, parlandone solo del punto di vista della persona omosessuale e delle sue difficoltà soggettive a gestire la propria condizione manco fossimo nell'800, nella propria vita, nel proprio lavoro, nelle proprie amicizie, con la la propria famiglia.

Come se l'omosessualità fosse una malattia invalidante, con la quale si può imparare a convivere e vivere lo stesso sereni.

Così penso bene di sostituire la parola omosessualità con la sigla Sla, sclerosi laterale amiotrofica. Una grave malattia del sistema nervoso invalidante.

La retorica usata nelle domande del giornalista, ma anche, e soprattutto, nelle risposte della testimonial della campagna, è talmente trita che non cambio nient'altro nell'articolo sostituisco solo oltre a omosessualità con Sla, Arcigay con una associazione per i malati di sclerosi.
Quando si parla di gay e lesbiche sostituisco con due forme diverse di Sla.
Il gioco funziona.
Pubblico l'articolo così riscritto ma sostanzialmente identico su paesaniniland e non qui su elementidicritica per non dare troppo nell'occhio. Lo posto anche su su facebook nella bacheca di tutti i gruppi gay cui sono iscritto ma nessuno si accorge del trucco, qualcuno clicca persino mi piace.

Siamo tutti talmente intrisi di retorica che non ci accorgiamo ormai di nulla.
Non dico del mio giochino-provocazione (chiedo anzi scusa all'associazione Aisla e a chi soffre di Sla, ma avevo bisogno proprio di una malattia invalidante per evidenziare il presupposto di fondo, il punto di vista sociale, l'approccio psicologico con cui giornalista e testimonial si riferiscono e pensano l'omosessualità) ma dell'articolo originale o della campagna stessa di Arcigay.
Entrambi mostrano come le nostre strategie di comunicazione siano completamente inadeguate.
IL MOVIMENTO E' MORTO.
Non ha più nessuna ragione di esistere.
Non solo Arcigay che fa una campagna ridicola, omofobica e rivoltante, ma la stessa testimonial le cui competenze politiche sono inesistenti (ma la colpa non è sua ma di chi l'ha scelta) e che non doveva parlare in quanto lesbica visto che si presta a un gioco umiliante nel quale l'omosessuale esce fuori come una persona afflitta da questioni personali e soggettive e il cui problema principale resta ancora quello di dirlo agli amici o alla famiglia.
Dire non che si è discriminati ma che si è omosessuali.
Sembra un articolo scritto negli anni 50 e invece è del 2012.
L'accondiscendenza della testimonial alle domande del giornalista dimostra come siamo proni e prone allo stigma che coltiviamo ancora in noi. Quindi anche se indirettamente  la campagna e questo articolo sono una devastante cartina al tornasole sullo stato di salute politica delle persone omosessuali e la condizione è: DECEDUTE. Siamo tutte politicamente morte, immerse completamente in un giochino autoreferenziale su internet dove tutt* pensiamo basti pubblicare due cazzate sulla rete (le mie per prime beninteso) per esserci e fare politica. Purtroppo non è così.
E pensare che illustri personaggi, per fortuna oggi morti, (Gaber e Biagi) hanno avuto l'ottusità di chiedersi e chiederci che cosa abbiamo mai di essere orgogliosi.

Io al posto di Valeria avrei spiegato come ogni volta che vedo un ragazzo per strada che mi piace mi commuovo, mi riempio di gioia, perchè a me non piacciono solo i ragazzi ma mi piace mi piacciano i ragazzi e di questo sono felice! IO SONO CONTENTO DI ESSERE GAY e non vorrei essere altro.

Trovo l'articolo della Gazzetta di Parma, e la campagna di Arcigay il livello più basso che il movimento abbia raggiunto.
E trovo veramente insostenibile che solo io ne parli.
Possibile che nessun* altr* se ne sia accort*?

Se questo è il massimo che il movimento, che noi semplici cittadini gay lesbiche e trans, possiamo fare tanto vale smettere e dedicarsi a qualcosa di più proficuo.

Quello che stiamo facendo non solo non serve a niente ma è controproducente perchè va smantellando quel poco che le generazioni precedenti (penso al Fuori di Pezzana e Mario mieli, la persona non il circolo) hanno conquistato a fatica.

Al di là dei diversi schieramenti politici di ognuno di noi, cari compagni e campagne di discriminazione vi urlo, e urlo anche a me stesso, con tutto il fiato che ho in gola una parola sola:  

 
SVEGLIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

lunedì 16 gennaio 2012

Ma Bobby Montoya non è un bambino transgender...

Il bambino di 7anni Bobby Montoya che dall'età di due anni percepisce se stesso come bambina e come tale viene vista dai suoi familiari, ha fatto richiesta di entrare nelle Girl Scouts of Colorado.
In un primo momento la sede locale dell'associazione le risponde che non può iscriversi perchè she has boy part (ha delle parti da bambino).

La sede nazionale sconfessa la leader locale di Denver e accetta Bobby affermando che Girl Scouts è un'organizzazione inclusiva che accetta tutte le ragazze. Se un bambin* (in inglese child che è neutro vale sia al maschile che al femminile) si identifica come bambina e la famiglia la presenta come bambina Girl Scouts of Colorado le dà il benvenuto come bambina. (fonte www.nydailynews.com La notizia è del 27 ottobre u.s.) 

L'inglese, che è meno sessista dell'italiano, permette di parlare di bambin* in maniera neutra (perchè i bambini sono percepiti asessuati).
In Italiano invece è più difficile riferirsi a una BAMBINA transgeder nel giusto genere grammaticale.
Ma non è per difficoltà linguistiche che in Italia ci si riferisce a Bobby al maschile.
La difficoltà è di altro tipo e ha a che vedere col pregiudizio, quello solito che, in caso di transgender, preferisce sottolineare il sesso di partenza, quello biologico e non quello di arrivo. Anche nel caso in cui, a differenza di una transessuale che sta approntando o ha già effettuato il cambiamento chirurgico, una transgender transita di genere senza intervento chirurgico per motivi vari, come nel caso di Bobby la giovanissima età.
Il Corsera titola comunque in maniera discriminatoria.

Bobby, bambino transgender, entrerà nelle girl scout

Naturalmente visto che Bobby è un bambino genetico non può essere anche un bambino transgender ma una bambina transgender.
D'altronde in caso di dubbio basta chiedersi Bobby come vuole essere percepito, visto, considerato? Come bambina. Dunque tale è e al femminile bisogna rivolgerlesi.

Francesco Tortora, che ignora le differenze tra lingua italiana e lingua inglese, arriva ad affermare nell'articolo sul corsera che Bobby è stato ribattezzato dai media americani "il bambino transgender senza rendersi conto della discriminazione, dell'errore, dell'offesa, e del pregiudizio che, anche fosse in buonafede, propala.


Una ricerca su Google con le due query Bobby transgender child (neutro) e Bobby transgeder boy (bambino) dà risultati diversi e ugualm
ente copiosi, segno evidente che anche in inglese c'è chi discrimina per un pregiudizio. Anche questo è un pezzo di informazione da riportare che a Tortora sfugge completamente

Non si tratta solo di pignoleria grammaticale.

La scelta delle parole individua un modo di vedere la realtà che può essere più giusto o meno giusto perchè descrive Bobby e il suo transgenderismo per quello che davvero è o per quello che gli altri pensano, sbagliando, che sia.

E qui arriviamo a un nodo gordiano che fa tremare i polsi anche a me che di solito, scusate l'immodestia, nelle questioni semantiche mi districo con una certa disinvoltura.

Se infatti non mi meraviglia che Francesco Tortora descriva il sentirsi bambina di Bobby in questi termini :

Porta i capelli lunghi, ama giocare con le bambole e da quando ha due anni si veste e si comporta come se fosse una bambina 
cioè usando biechi stereotipi di genere (i capelli lunghi... allora anche io sono una bambina...) , il sessismo dei giocattoli (le bambole che sono giochi per bambine) e dei vestiti, mentre per il comportamento siamo al maschilismo puro (se già a sette anni non rutti e scorreggi sei femminuccia) ho provato confusione e orrore nel leggere che gli stessi genitori di Bobby descrivono il suo transgenderismo negli stessi termini.

"Bobby identifies as a girl, and he's a boy," Felisha Archuleta told KUSA-TV.
"He's been doing this since he was about 2 years old. He's loved girl stuff, so we just let him dress how he wants, as long as he's happy."

Bobby si identifica come una bambina (...) Lo fa da quando aveva due anni. Ama le cose da bambine e lo lasciamo vestire come vuole basta che sia felice.
Nemmeno Bobby sembra avere le idee chiare da quel che le fanno dire (scegliendo e estrapolando solo le frasi che fanno comodo a loro) in questa intervista alla Cnn: I like any girl's stuff (mi piacciono tutte le cose da bambine).




La giornalista subito dopo che Bobby dice che le piacciono i pony commenta: Bobby Montoya just likes stuff the someone say is not right for him (a Bobby Montoya paicciono cose che qualcuno dice non sono giuste per lui).

Poi di nuovo Bobby (I like to play... with girl's stuff I mean) (intendo dire cose da bambine) e la giornalista He's happy most of the time. Lui è felice la maggior parte delle volte.

Ma, prosegue la giornalista, essere un bambino e vestire da bambina anche se casual a scuola a volte può essere dura.

Per come vengono spiegate le cose nel servizio quello che rende Bobby una bambina è il fatto che le piacciano girl's stuff.

Cioè basta che le piacciano dei giocattoli tradizionalmente (e sessisticamente) considerati  per bambine per dare per scontato che a Bobby piaccia anche vestirsi come una bambina (anche se casual, cioè senza gonna ma con degli stivali da bambina) Insomma Bobby è una bambina tout court solo perchè le piacciono le cose da bambina (cose, un nome generico).

Ora quando io non avevo ancora capito qual è la vera esigenza che porta una persona a transitare dal proprio sesso biologico all'altro io mi preoccupavo che tutto si basasse su questo equivoco:
piuttosto di mettere in discussione gli stereotipi di genere (e i ruoli di genere) normalizziamo i bambini ai quali piacciono le cose da bambine (e viceversa) e rendiamoli bambine (bambini) tout court.

Era lo stesso errore che si faceva negli anni 50 quando confondendo identità di genere con orientamento sessuale si diceva dei gay e delle lesbiche che erano rispettivamente femmine e maschi mancati.

Tra le conquiste del movimento gay (il terzo, quello partito da Stonewall  portato avanti in primis da trans e travestite) c'è anche quella che riconosce afferma e sostiene che non c'è bisogno di diventare donna o di essere donna per vestire comportarsi o giocare con le cose da donna (e viceversa).


Tant'è che anche la moda riconosce questa verità e ha creato delle gonne splendide anche per i ragazzi già da tempo.

L'ultima collezione, quella di Riccardo Tisci per Givenchy, ha proposto dei colori e atmosfere più ‘illuminate’ e ‘outdoor’ per la stagione primavera estate 2012. Dal maglioncino con le micropaillettes in grass/army green alla T-shirt dal rimando jungle alle gonne che riprendono lo stesso motivo (debbo questo linguaggio da moda e la foto al blog di Stefano Guerrini su GQ italia che ringrazio).

Quello che non capivo sul transgenderismo e che mi ha fatto capire il film Romeos (Germania, 2011) di Sabine Bernardi, è che chi transita non lo fa per comportarsi da donna o usare le cose da donna (da uomo) ma perchè vuole essere considerato, percepito, desiderato affettivamente e sessualmente in quanto donna se uomo o in quanto uomo se donna (come accade nel film che me lo ha fatto capire).
Bobby dunque non è bambina perchè gioca con le girl's stuff ma gioca con le girl's stuff perchè si sente bambina e usa lo stereotipo di genere per essere più immediatamente e facilmente percepita come vuole essere percepita, cioè bambina.

La differenza è sottile ma dirimente.

Nel primo caso si tratta di un errore semantico ed epistemologico normalizzante (come contestano, giustamente, alcune donne, biologiche e femministe) che per concedere a un maschio di fare la femmina o a una femmina di fare il maschio - qualunque cosa significhi fare la femmina o fare il maschio-, li costringe a diventare femmina o maschio anche chirurgicamente (come accade in India dove gli omosessuali vengono accettati di più come donne transessuali operate,  come ci racconta senza nemmeno rendersene conto il documentario No Man's Land (India, 2006) di Prajina Khanna e Himali Kapil o come accadeva in Europa negli anni cinquanta, come ci ha raccontato lo splendido documentario Regretters (Ångrarna) (Svezia, 2010) di Marcus Lindeen.
Nel secondo caso si tratta di una esigenza più che legittima, degnissima di essere difesa e rivendicata, com'è sicuramente nel caso di Bobby. Che, ripeto, non è bambina perchè gioca con le bambole ma vuole nell'aiutare gli altri a essere percepita come bambina si circonda di tutti gli stereotipi di genere del caso.

Invece, a prendere per esatte le parole riportate dalla nonna di Bobby  sul www.nydailynews.com nemmeno la famiglia rispetta Bobby per come lei vuole essere presa in considerazione se continua a riferirsi alla nipote parlandone al maschile.
"My grandson is himself. We've all accepted it," Rose Archuleta told The News. "We've all accepted Bobby as he is"

Non me ne voglia Tortora, è in ottima compagnia. Il solito, pessimo, queerblog ha pubblicato un articolo, a firma Desperate Gay Guy, nel quale si parla di Bobby in questi termini:

Dall’età di due anni, il bimbo si sente una femmina e i genitori hanno sempre supportato la sua natura. Ha i capelli lunghi, si muove, si atteggia e parla come una bambina.
Perchè come parlano le bambine?!?!
Ma se per la sua famiglia non è un problema, lo è, invece, per il gruppo Girl Scouts del Colorado.
Molto molto meglio il sito Excite che pubblica questo articolo:
Bimba transgender entrerà nelle scouts girl
Si chiama Bobby Montoya, ha sette anni, si veste come una bambina, gioca con le bambole e il suo sogno è entrare negli scout, anzi nelle scouts girl. "Mi piace tutto quello che piace ad una ragazza", ha detto Bobby, intervistata dai giornali americani che l'hanno ribattezzata, 'la bimba transgender'. Peccato però che almeno all'inizio il suo desiderio sia andato in frantumi. L'associazione femminile delle scout del Colorado, dove la piccola vive e  per la quale aveva chiesto l'iscrizione, ha rifiutato la richiesta a cause delle "boy parts". In pratica Bobby, ha parti di un uomo". Da allora insieme alla giovane mamma Felisha Archuleta, la piccola ha iniziato una battaglia mediatica, risoltasi in un lieto fine.
dove almeno è rispettato il sesso con cui Bobby vuole essere percepita,  e dove si veste come una bambina, gioca con le bambole ha una funzione descrittiva e non deduttiva.

Questo accadeva ad ottobre scorso.

La storia ha avuto un triste seguito.

Ce lo racconta in un articolo del Corsera, con sostanzialmente gli stessi difetti del precedente, Stefano Totora. Il titolo è un capolavoro di idiozia e ridicolo:

Le scout conservatrici chiedono l'espulsione del bambino transgender: boicottano i biscotti. 

A leggere la notizia distrattamente si sarebbe quasi tentati di leggere che si boicottano i biscotti e anche un bambino ...transgenico!

Le girls scout sono conservatrici e non transfobiche vogliono espellere un bambino trasngeder e boicottano i biscotti (eh?).

Nel pezzo nel quale si dice che
Le scout conservatrici chiedono l'espulsione del bambino transgender.
(errare è umano ma perseverare...)
Bobby viene descritto non come bambina transgender ma come
ragazzino di 7 anni che da sempre si comporta come una bambina.
Tortora ci racconta di come si è costituito un gruppo, con tanto di sito, Honest Girls scout.com che chiede l'espulsione di Bobby dalle scouts girl.
In realtà Honest Girls scout.com non si limita a chiedere l'espulsione di Bobby ma contrasta esplicitamente l'apertura alle bambine transgender voluta dalle Girl Scouts of Colorado. La contrasta perché, in sostanza, accetta delle bambine trasngender che, avendo ancora gli attributi maschili (letteralmente, non come metafora) non sono bambine e quindi minano la sicurezza di una  associazione di ragazzine dove le bambine possono parlare tra donne. Tortora non coglie il punto e ci racconta la cosa come può: 

Il boicottaggio è stato promosso attraverso (...) un video [nel quale] (...) appare una ragazzina di 14 anni (...) che (...) afferma che far entrare un ragazzino transgender [sic!] nel movimento femminile va contro i valori e la tradizione dell'associazione: «Perché le scout americane sono disposte a infrangere le loro regole di sicurezza in cambio dell'inclusione di ragazzi transgender - si chiede nel filmato la quattordicenne - Sfortunatamente, penso che l'associazione si preoccupi più di assecondare i desideri di una piccola minoranza di persone rispetto a garantire la mia sicurezza e quella dei miei amici. E ciò lo fa con i soldi che noi guadagniamo per loro vendendo i biscotti prodotti dalle ragazze iscritte all'associazione».
A parte l'italiano stentato (gli amici sono le altre ragazze) sfugge  a Tortora il punto centrale.
Un conto è accettare una donna trans operata, che ha completato la transizione, normalizzando il proprio corpo secondo gli standard fisici del sesso di approdo. Un conto è accettare le persone transgender che si dichiarano appartenenti al sesso di transizione senza aver intrapreso (del tutto) la transizione chirurgica.
E' lo stesso scandalo che ha destato, tempo fa ,la decisione del primo ministro venezuelano  di accettare nei corpi di polizia le persone transgender (cioè non operate) facendo confusione tra transessuali (operate o in procinto di) e travestiti (non riconoscendo esistenza né dignità alle persone transgender che non sono travestite).

Nel video pubblicato sul sito Honest Girls scout.com ci si chiede se per questi bambini (al maschile) sia lecito usare il bagno delle femmine.
Altro che conservatorismo!
Questa è una presa di pozione politica transfobica contro il programma antidiscriminatorio della Girl Scouts of Colorado (e Usa) che va a toccare uno dei cardini dell'odierna piattaforma di rivendicazione trans che vuole la depatologizzazione del transessualismo e il riconoscimento del sesso di approdo anche prima e senza l'obbligatorietà della operazione chirurgica.

Peccato che nessuno dei siti o dei giornali da me consultati (ma spero di essere vivamente smentito) ha colto tutte le implicazioni di questa vicenda facendone solo una storia di bambini trans e biscotti. La cosa più schifosa dell'articolo di Tortora è che il giornalista si vede bene dal raccontare gli effetti del video di boicottaggio dopo la sua pubblicazione online. eppure bastava fare una ricerchina come ho fatto io, ma temo che questi giornalisti interne non lo sappiano (o vogliano?) usare.

Dunque in un nell'articolo sul sito Atlantic ware di Adam Martin si riporta come
Giovedì Honest Girl Scouts ha reso il video privato [non guardabile se non invitato] dopo che aveva raggiunto 125 mila visite prima di diventare privato.  Abbiamo ragiunto Honest Girl Scouts che ci hanno risposto online così: Ci hanno cosigliato di non rilasciare alcuna dichiarazione fino a nuovi ordini.   Sospettiamo, comunque, che il video è stato tolto per l'enorme reazione che ha suscitato nelle perosne di comprare un sacco di biscotti in più in risposta.
Tortora si è ben guardato anche dall'aggiungere che le sue scout conservatrici hanno pubblicato sul sito questo banner

nel quale si può chiaramente leggere (certo, bisogna capire l'inglese...) Meriti di sapere che cosa sostengono i biscotti di Girl Scout:

promuovere l'aborto e gli interessi della comunità LGBT

Insegnare alle delegate girl scout il concetto di "diritti sessuali" per bambini senza il consenso dei genitori.

Riscrivere tutti i badge books (i libri con le istruzioni per fare dei distintivi) per includere gli attivisti radicali e modelli di comportamento gay

E pensare che nella penna di Tortora queste conservatrici vogliono solo espellere un ragazzino vestito da donna... 

Vatti a fidare del giornalismo italiano...

giovedì 12 gennaio 2012

Lettera aperta al vescovo Paolo Urso. Ad uso e memoria dei compagni attivisti..

Caro vescovo, ho letto le sue dichiarazioni sul Quotidiano Nazionale su molti argomenti diversi della società contemporanea tra le quali lei, da persona illuminata e magnanima fa, a titolo personale purtroppo, essendo la politica del Vaticano decisa altrove e altrimenti, tutta una serie di concessi alle persone omosessuali davvero notevoli dal suo punto di vista e dell'organizzazione presso la quale lavora.

Pur ringraziandola della sua magnanimità e disponibilità rimando al mittente tutte le concessioni da lei fatte e su alcune delle quali alcuni siti della rete, nonché alcuni cittadini italiani (sesso e orientamento sessuale ben individuabili) hanno dato ampia risonanza senza che se ne capisca davvero il perchè. e non se ne capisce perchè.

Nelle sue dichiarazioni, infatti, al di là e ben prima delle sue concessioni, ci sono alcuni inequivocabili punti di vista che sono degli irricevibili insulti, alla mia persona, e ai miei diritti di cittadino costituzionalmente garantiti (anche se , purtroppo, alcuni ancora solo sulla carta).

Non capisco cosa ci sia da ringraziarla se lei come la chiesa tutta ci considera dei peccatori, anche se si affretta a specificare che La Chiesa fa le sue valutazioni, ma ciò non toglie che deve sempre essere una casa dalle porte aperte, anche per i gay e le lesbiche. Non va confuso il peccato con il peccatore.
Non capisco cosa ci sia da gridare al miracolo se lei ci concede (non si sa a quale titolo visto che lei rispetto lo Stato italiano è un cittadino esattamente come me) dall'alto della sua omofobica visione del mondo il diritto a costituire delle unioni affrettandosi a specificare però che Quando due persone decidono, anche se sono dello stesso sesso, di vivere insieme, è importante che lo Stato riconosca questo stato di fatto. Che va chiamato con un nome diverso dal matrimonio, altrimenti non ci intendiamo.

Ecco, bravo!

Non ci intendiamo.
Perchè lei si impiccia di questioni che riguardano lo Stato italiano e non quel posto di fanatici superstiziosi che bevono il sangue e mangiano la carne del figlio del loro dio e  propalano questo delirio come adorazione ecauristica.

E per fortuna che i malati siamo noi!

Io rimando al mittente i suoi deliri teofagi e non accetto le sue concessioni parziali e discriminatorie perchè io in quanto persona omosessuale ho gli stessi diritti delle persone etero e ho diritto a quel matrimonio che lei non mi riconosce.

Non le permetto di usarmi per ricostruirsi una verginità da persona tollerate.

Perchè lei e la chiesa siete iniqui, teocratici, contrari al progresso scientifico, assassini in nome di dio, basta aprire un qualsiasi libro di storia, ben peggio e in maniera più sistematica del peggiore dei regimi totalitari.

Il culto per la morte che la sua chiesa spaccia per parola di dio mi offende e mi disgusta e mi fa provare per lei e quelli come lei un disprezzo ancora maggiore che per quelli che in maniera meno ipocrita di lei hanno il coraggio almeno di palesare le vere opinioni che lei maschera da buona novella, continuando impunemente a discriminare.

Altrettanto disgustato sono da tutti quei compagni di sventura, discriminati come me da persone come lei, che plaudono alle sue concessioni come fanno gli schiavi con i padroni più buoni.

Ma con me non attacca vescovo.

Le sue opinioni non richieste, non considerate, non hanno peso alcuno nella società civile, laica e libera da preconcetti tanto grossolani quanto quelli che lei continua a diffondere con tutta la malvagità del morbo della fede uno dei pericoli più insidiosi della storia del genere umano.

Viviamo tutti meglio senza il suo dio sanguinario e maschio e senza di lei.

mercoledì 30 novembre 2011

Ma il matrimonio, poco conta se tra persone dello stesso sesso o no, è un'altra cosa: sullo spot pro matrimonio di GetUp Action for Australia

Su faccia libro c'è chi si è tanto commosso per questo spot:
Non solo si sono commossi ma trovano questo spot un esempio da seguire, un ideale che chissà quando in Italia si raggiungerà.
Adesso capisco che il matrimonio sia un diritto negato e che debba essere riconosciuto anche alle persone dello stesso sesso (perchè dello stesso matrimonio si parla non di matrimonio gay come si continua maledettamente a dire anche tra di noi, come fosse un matrimonio ad hoc, solo per froci e lesbiche). Quello che mi sorprende di chi accetta questo video come fonte di ispirazione è che non si accorge dell'ideologia smaccatamente borghese che vi è dietro, la stessa che sottende all'edonismo reaganiano che ha reso la sfera privata privata e non politica all'incirca una trentina di anni fa.

Pur facendone un'analisi sommaria salta subito agli occhi che:

1) il ragazzo protagonista è giovane e bello. Eppure ci sono tanti gay meno giovani e meno belli (per tacere delle cozze come il sottoscritto) che hanno lo stesso diritto di sposarsi dei belli. O no?

2) Nulla ci è dato sapere del lavoro o dell'istruzione del protagonista. Studia? Lavora? Che tipo di vita fa? Che disponibilità economiche ha? Questo non è così irrilevante quando oggi, almeno in Italia, ma credo che il problema sia più o meno lo stesso in tutto l'occidente e colonie, molte coppie giovani ed etero non riescono a sposarsi perchè sposarsi costa, né tanto meno a fare figli perché con due stipendi da precario a 600 euro al mese arrivi a malapena a pagare l'affitto... figuriamoci a mantenere un figlio o a sposarti.

Chi vuole l'allargamento del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso non pensa al matrimonio come a un bene di consumo da poter comprare ma a una decisione PUBBLICA e fatta DAVANTI LA SOCIETA' che riguarda due persone che vogliono non solo vivere insieme ma contribuire come famiglia alla crescita sociale.
Invece in questo spot il matrimonio è davvero un bene di consumo (con tanto di anello che è il più deleterio atto colonizzatore dell'immaginario collettivo americano, e questi non sono americani ma Australiani che è addirittura un altro continente).

3) Al di là dell'aspetto economico, fondamentale, c'è, ancora più importante, quello PUBBLICO.

Questo post fa vedere il matrimonio come una scelta privata, intima, familiare, magari allargata alla fascia di amici, le stesse considerazioni per cui qui da noi si parla di istituto equivalente e di cosa da non sbandierare ai quattro venti (vi ricordate alle critiche fatte ad Anna Paola conia?).

Quello dello spot è un matrimonio che scimmiotta quello etero con tutte le divisioni dei compiti sessiste che qui, nella migliore delle ipotesi, non ci sono perchè due maschi non fanno i lavori donneschi della cucina. Li farà qualche femmina magari messicana o portoricana a 10 dollari (australiani) l'ora.

Lo spot non illustra nemmeno una delle conseguenze più importanti di chi si sposa: IL RICONOSCIMENTO PUBBLICO CHE QUELLA COPPIA HA DIGNITÀ SOCIALE, che cioè anche una unione tra due uomini o due donne (sarebbe stato apprezzato lo stesso lo spot su faccialibro se avesse visto una ragazza come protagonista invece del solito classico bonazzo?) è riconosciuta dalla società COME UN VALORE.

Invece della mamma che sta male (in casa) perchè non far vedere qualcuno dei diritti dai quali tutte le persone non sposate non godono né hanno accesso? Il diritto di visita in ospedale, in carcere, alla pensione (ma quella non è trandy e riguarda i vecchi...) alla casa. Il diritto ad andare alle riunioni pubbliche (feste di lavoro, di partito) col proprio compagno. I due ragazzi dello spot non vanno nemmeno al cinema o a teatro!

 Ma al di là di questo, che è un elemento fondamentale, in questo video il privato è reso privato (i due ragazzi vengono ritratti solo nel tempo libero mai in quello lavorativo o di volontariato do si apprendimento culturale o di compartecipazione sociale) e non politico (come lo è smepre ogni atto della nostra vita) questa è la cosa che dà più fastidio e non mi meraviglia che piaccia a tanti gay che hanno i soldi e che cambiano cellulare da 500 euro ogni quattro mesi e che vedono il matrimonio come una accessorio della loro vita trendy. Un'espansione al diritto allo shopping.

Con buona pace di chi chiede il matrimonio per l'accesso al riconoscimento sociale della propria dignità di coppia e perchè non averlo è una forma intollerabile di discriminazione.

venerdì 7 ottobre 2011

Sulla lettera alle associazioni glbt di Ivan Scalfarotto.

C'è maretta questi giorni per via della lettera che Scalfarotto a rivolto a tutte le associazioni glbt. Nella lettera, pubblicata sul suo post, Scalfarotto essenzialmente dice:

1) l'ammanco di diritti delle persone glbt è una cartina tornasole delle condizioni di democrazia del paese perchè l'ammanco di diritti glbt è un ammanco di diritti generale e nessuno protesta o si muove per difenderli.

2) Lo scarso rispetto delle persone glbt è l'espressione particolare di una mancanza di rispetto generale per ogni gruppo sociale: le donne, i giovani, le famiglie, i lavoratori, i malati, gli immigrati, gli anziani. 


3) Il pd è impegnato in un lavoro serio e complesso per delineare una posizione chiara e convincente su questi temi.
Per questo è stato e deve essere un alleato indispensabile per ottenere. 
Una legge sul matrimonio, una legge che consenta la rettifica anagrafica a prescindere dall’intervento chirurgico e una legge che riconosca i diritti dei bambini figli di coppie omosessuali, bambini che già esistono e di cui la politica fa finta di nulla.

4 Senza il PD, che deve cambiare approccio a questi temi e che deve mettersi alla testa di questo cambiamento, il cambiamento, in parlamento non avverrà.

5) Io mi voglio candidare. E voglio che mi diciate cosa devo fare una volta in parlamento,

Adesso in questi giorni, su FB, nelle mailing list, sui blog, sui siti, passa solamente lo scandalo della candidatura di Scalfarotto, scandalo "di per sé" (come fa Max Forte su Notizegay.com, di cui ho già parlato) o scandalo perchè, così facendo, Scalfarotto compete con Paola Concia, senza nemmeno riconoscerle il lavoro fatto.
Riverblog fa un'analisi interessante (pur non pienamente condivisibile) di questo punto.

River riconosce l'esistenza della figura  di un referente istituzionale delle persone glbt ruolo ricoperto per ora da Anna Paola Concia, ruolo che per RiverBlog Anna Paola ha svolto in maniera eccellente.

E poi rileva come  nella lettera di Scalfarotto non si cita neanche una volta la Concia.
Nel mettere  a disposizione delle Associazioni e del Movimento il mio impegno e il mio lavoro all’interno del PD Rivergblog vi legge (giustamente)
“non c’è solo la Concia, fate riferimento a me”. Non “anche a me”, bensì “solo a me”.

Insomma Scalfarotto cerca di fare le scarpe a Anna Paola, perchè, nei ragionamenti più realisti del re, sono tutti d'accordo nel pensare che un deputato omosessuale di rappresentanza sia più che sufficiente: quindi O Anna Paola O Ivan.
Non metto in dubbio che per il Pavido Democristiano PD questo ragionamento possa essere vero, basisco però che i militanti del movimento ne accettino la logica.

Di più trovo profondamente discriminante che Anna Paola Concia sia vista come un Rappresentante Istituzionale.

Anna Paola Concia è una cittadina, una deputata, una donna, una militante del PD e una lesbica.
Il suo lavoro svolto in parlamento è PER TUTTI I CITTADINI non solamente per quelli omosessuali (perdonate se una volta tanto non accordo anche al femminile).

Perchè, per quanto sia stato ignorato da tutti, quello che io ho indicato come il secondo punto della lettera di Scalfarotto, è un punto fondamentale che finora non è stato capito dal movimento.
Un movimento  che non parte dal proprio specifico per allargare e correggere la qualità dei diritti di tutti, ma che vuole solo poter accedere ai privilegi delle altre categorie.

Non un percorso politico di autodeterminazione e di affermazione democratica  ma una bieca vocazione corporativista.

Ora chiedo a River e a tutt* quell* che la pensano come lui  poste le cose in questo modo, perchè mai la maggioranza etero del paese dovrebbe avere a cuore la nostra causa?

L'accesso al matrimonio anche per le persone dello stesso sesso, i diritti non solo dei bambini (come dice ambiguamente Scalfarotto) ma anche del genitore non biologico (cfr punto 3) non sono un bene esclusivo delle persone omosessuali sono UN BENE DI E PER TUTT*.


Se il movimento tutto riesce a combinare poco è perchè (oltre a essere diviso) pensa in piccolo, in termini di privilegio di categoria e non di ampliamento di determinati diritti che devono essere di tutti.
Non è solo un approccio politico moderato, è un approccio sbagliato perchè discriminatorio.

Un esempio concreto.
Nelle famiglie omogenitoriali i figli sono riconosciuti legalmente solo da uno dei due genitori della coppia. Dal genitore biologico, cioè che lo ha procreato, o dal genitore legale, che cioè lo ha adottato (in quanto singolo).
L'altro genitore (cogenitore con un termine mutuato dall'inglese) che magari a sua volta è genitore legale o biologico di un altro bambino non ha diritto alcuno sui figli del(la) partner.
Nel caso di decesso l'affido dei figli del genitore deceduto al cogenitore non è stabilito da una legge ma da un giudice che può stabilire anche diversamente.

Lo stesso vale ovviamente non solo per le famiglie omogenitoriali, ma anche per tutte quelle famiglie etero che non si sono sposate o perchè non possono (uno dei due partner è ancora coinvolto in un matrimonio pregresso che ha termini di legge lunghi per essere sciolto, oltre che costosi) o perchè non vogliono.

Ebbene io non ho mai sentito un/a militante omosessuale ricordare che il problema legale dei figli delle coppie di fatto (Anche di quelle omogenitoriali ma NON SOLO)  non è esclusivamente il nostro ma di tutte le coppie di fatto.
E quando lo faccio notare io mi si risponde, spesso in maniera acida ed effeminata, loro se vogliono possono sposarsi, noi no.

Da un punto di vista politico, umano, giuridico, non c'è differenza alcuna tra coppie di fatto etero e omosex, così come non c'è differenza alcuna tra matrimoni tra persone di sesso diverso e matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Eppure tutt* si peritano (sempre nel movimento intendo) a distinguere i due matrimoni. Matrimoni gay, matrimoni tra omosessuali definizione che incappa in un indesiderato effetto semantico, la legge non vieta infatti il matrimonio tra persone omosessuali: una lesbica e un gay possono sposarsi benissimo e nessuno può impedir loro di farlo in base all'orientamento sessuale.
La legge vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso che non sono necessariamente due omosessuali perchè una o entrambi i partner possono essere bisex.
Quante donne si sono sposate (oppure no) con un uomo, hanno fatto dei figli e poi hanno scelto una compagna, e viceversa quanti uomini dopo aver fatto figli con una donna (senza necessariamente sposarla) l'hanno lasciata per mettersi con un uomo?

Mentre il movimento glbt vede in questa decisione il passaggio (irreversibile) tra due status incompatibili (un po' come per la transizione di sesso delle persone trans) si diventa gay, si scopre di essere gay e non si torna indietro, una società pluralista, laica democratica e che non separa le persone ma le considera tutte uguali, pur nelle specifiche differenze di ogni individualità, non doverebbe accorgersi nemmeno della differenza e vedere solo una persona che ne ama un'altra, e ci fa figli, senza distinguere le famiglie in base all'orientamento sessuale (nemmeno all'assortimento sessuale della coppia, ma all'orientamento!!!).

Persino famiglie arcobaleno, che è un'associazione della quale ho massima stima, la sua presidente Giuseppina La Delfa cade in questo errore corporativistico e definisce le famiglie etero famiglie tradizionali, inducendo un equivoco involontariamente discriminatorio visto che, sociologicamente parlando, la famiglia tradizionale è quella patriarcale, fatta da un uomo che lavora e porta i soldi e una donna che resta a casa e fa un lavoro che non le viene riconosciuto come tale, accudendo i figli.
Una famiglia superata da almeno 40 anni di storia, da quando cioè c'è il divorzio che ha aperto la strada a famiglie etero non tradizionali fatte di genitori separati, divorziati, che hanno figli da matrimoni precedenti, che hanno fatto figli senza avere un partner fisso (quante donne hanno cresciuto figli da sole come scelta e non solo perchè abbandonate dal marito?). Quante famiglie etero allargate, senza genitori ma con parenti prossimi (nonni, zii) esistono in Italia? Quelle omogenitoriali sono solo le ultime a inserirsi in una pletora di famiglie non tradizionali. Eppure noi persone omosessuali ci sentiamo portatrici di una diversità non tradizionale che pretendiamo ci debba essere riconosciuta a ogni passo, perchè i primi a pensarci diversi a prescindere, senza alcun contesto storico solo stagliandosi contro il quale la nostra (presunta) diversità acquista significato, siamo proprio noi.

Invece, e non mi stancherò mai di dirlo, l'orientamento sessuale non indica un punto di vista comune, uno stesso modo di vedere il mondo. Indica una categoria di persone discriminate altrimenti diversissime tra di loro proprio come sono diversissimi tra di loro Silvio Berlusconi e Stefano Rodotà che sono entrambi etero.

Per cui ben venga la critica di Riverblog a Scalfarotto che nel candidarsi e parlare di cosa ha fatto il suo partito si dimentica di citare Concia, ma per favore non pensiamo a queste persone come a rappresentanti dei gay e delle lesbiche.

Come disse non ricordo chi a me non interessa un candidato politico gay ma un gay che è candidato politico.
 
La vera emancipazione passa anche per la conquista dello status di individuo: nessun gay parla a nome della comunità chiede solo che venga riempito il gap giuridico e siano riconosciuti a chi è discriminato come lui (come lei) gli stessi diritti degli altri.

Non mi meraviglia (ma mi fa arrabbiare) dunque che i tanti punti interessanti della lettera di Scalfarotto non siano sono stati colti  nemmeno nella loro potenzialità e ci si sia soffermati solo sui meriti elettorali. Ritornerò su questo.

lunedì 13 giugno 2011

Roma Europride 2011: de che te lamenti?

"Ma cosa hai da lamentarti?", mi chiede un amico su Faccialibro, leggendo il mio post precedente. Lui crede che ci sia rimasto male di non aver trovato stranieri da intervistare prima della partenza del corteo, e che abbia rotto gli occhiali perchè di stranieri ce n'erano eccome, solo che, dice, non li ho visti io. Crede che mi lamenti solo di questo e io invece mi lamento di ben altro! Ora che tutto è (finalmente!) finito, in attesa dei risultati sul referendum, issue molto più importante della riuscita di questo pride..., provo a rispondere così, all'impronta, a questa domanda, ampliandola dal significato originale col quale il mio amico me l'aveva fatta e espandendola a tutto il pride.
Di che ti lamenti?

1) il localismo italiano. Questo pride sembrava un pride locale, al limite nazionale, ma del tutto italiano. Non basta la presenza di cittadini europei, non basta nemmeno quella di militanza dei vari gruppi e associazioni venuti da tutta Europa (c'è un elenco degli accreditati, degli aderenti?).  E' stato pensato uno spazio dove incontrarsi, confrontarsi, parlarsi? Come dite, c'erano i quattro chioschi con la bira e la pizza, a 7 euro e 50 del Pride Park?!?! Io parlo di uno spazio politico. Nulla si è fatto per rendere questo pride europeo oltre al suo nome. Sul palco del dopo sfilata le solite drag che fanno tanto colore (locale) ma che di politico non hanno (più) nulla. Vi immaginate la loro pochezza se non ci fosse stata Lady Gaga? Pochezza di idee a partire dal manifesto politico il peggiore a memoria di pride italiano, il più pavido, omocentrato, privo di una vera analisi politica che vada al di la della froceria.
Un pride tutto in italiano in barba a chi l'italiano non lo parla. D'altronde NESSUNO DI NOI PARLA INGLESE! E allora chi ha capito cosa ha detto sabato sera Lady Gaga? Nessuno a leggere la traduzione che gira per la rete...

2) Rivendicazioni politiche.
Dopo il discorso di Lady Gaga in inglese Praitano e Patanè hanno leccato il culo a chi ha dato loro soldi e/o patrocini: regione provincia e comune, ringraziandoli profusamente (facendo finta di dimenticare le dichiarazioni omofobiche di Alemanno e Polverini...) e non ringraziando (ma che modo democristiano di parlare) il parlamento che non ci fa una leggina (uffa sob)!
Non una critica ai tagli alla cultura, alla politica di controllo dei flussi migratori,  ai non riconoscimenti alle famiglie di fatto etero, non una critica alle condizioni economiche degli operai che prendono stipendi dimezzati rispetto il resto d'Europa, nessuna critica ai tagli alla scuola, nessuna esortazione ad andare a votare al referendum  (senza esprimere una dichiarazione di voto, ma ricordare di farlo...).
Questo Pride vive in un mondo parallelo avulso dal resto d'Italia, d'Europa e del mondo, dove tutte le froce sono contente se una tipa qualunque che ha avuto la fortuna di conquistare l'attenzione dei media con azzeccate strategie di marketing è lì, privilegiata com'è, piena di soldi com'è, a dirci che noi poveri gay  e lesbiche siamo poveri e emarginati.

3) Il liberismo di questo pride.
A cominciare dallo sfruttamento dei volontari e delle volontarie che non hanno percepito un centesimo (i soldi servivano a pagare l'hotel a Lady Gaga...) nemmeno l'obolo di stagista, secondo lo stesso principio di sfruttamento dei padroni. E allora la CGLIL avrebbe fatto bene  a pensarci prima di aderire a questo pride che è stato organizzato con lo stesso principio di sfruttamento dei padroni  (e pensare che c'è chi ha avuto la faccia tosta di fare un pezzo su di loro ma che bel contentino!!!).
Un pride tutto consumi (a prezzi non certo da festa dell'unità) e pochi contenuti politici  e culturali (gli eventi proposti al Pride Park seguiti da poca gente e tutti rigorosamente in italiano) non certo pensati per una comunità internazionale ma per i soliti quattro gatti che invece di andare a ballare vogliono pensare...
Ballo sballo e sesso (le saune romane facevano orario continuato...) per tacere dei 600 euro che si pagava all'organizzazione per ogni carro (ce n'erano 35...).

4) Lo spessore politico della parata. Slogan? Pensiero rivendicativo? Manifesto diffuso e discusso? Ma no si è partecipato alla parata cantando RAFFAELLA CARRA' come si va a Cannes o a Venezia, perchè è un evento mondano e si sa la mondanità è frocia.
E invece di fare la rivoluzione francese perchè raiuno manda la diretta del pride solo perchè c'è Lady Gaga ce ne compiacciamo come di una conquista acquisita. Infatti appena Gaga finisce, tutti vanno via, di corsa, pronti a riversarsi alla festa al Palalottomatica (per la modica cifra di 30 euro). 
Un pride che è lo specchio di un paese svuotato di cultura e di politica, senza curiosità né spirito critico, totalmente obnubilato dall'agenda setting della televisione attraverso i cui occhi si cerca di leggere un mondo complesso con lenti di plastica finte di un consumismo che si spaccia per benessere mentre asfissia le ultime menti libere.

5) Le lotte interne del movimento, per cui una parte si sente di non riconsocere la parte avversaria e non gli permette in quanto realtà associativa consolidata di partecipare al pride perchè non riconosciuta (da chi?).
E' tutto merito di Praitano e Patanè ai quali non interessa fare un discorso politico (Presidente! Lei ha portato a Roma un dittatore, noi abbiamo portato Lady Gaga!) ma incassare il successo mediatico di un pride fatto a colpi di ospiti e lustrini e dove la politica è al minimo storico.

6) Il tutto sulle spalle della comunità glbt, pessima gestione di una rappresentanza che non ha più ragione di essere, svuotata com'è da qualunque contenuto che non sia la discoteca e il bere e le sigarette (siamo il paese europeo col più alto numero di tabagisti e alcolisti).
Perché io che non rappresento che me stesso (e che non sono nessuno) a un incontro organizzato dal Coordinamento Roma Pride sono potuto intervenire senza problemi, mentre  al comitato stesso non è stata data possibilità di partecipare (magnanima democrazia italiana) al pride.

E questi sono solo i primi punti che mi vengono così, a caldo, per cui ci sarebbe da lamentarsi.

E ora torniamo alle cose serie e vediamo i risultai del referendum.

venerdì 6 maggio 2011

Gay.tv? Più che un sito glbtqi un sito di Fantapolitica.
(Fantascienza? Fanta l'aranciata? Fate voi...).

E mentre stavo cominciando ad apprezzare gay.tv sul quale si potevano leggere articoli equilibrati e pieni di buon senso ecco un articolo che scaraventa gay.tv giù nel pozzo delle delirio puro.

Leggiamo l'articolo.

Stuart Milk: Mara Carfagna leader dei gay come Obama.
Ecco qui secondo me l'autore del pezzo (che un po' di coda di paglia ce l'ha se si nasconde dietro un anonimo, la redazione) fa confusione tra presidenti. Carfagna non ha nulla in comune con Obama, mentre ha sicuramente in comune qualcosa con Clinton... (e siamo solo al titolo!).
Occhiello:

Stuart Milk in Italia. Rosy Bindi promette la legge contro l'omofobia. Gianfranco Fini lotterà per la visibilità gay. Mara Carfagna leader illuminata. E' questa la nostra Italia?
Cioè lo chiede a noi? Ma se è lui (o lei, insomma la redazione) a scriverlo?
Certo letto così sa proprio di fiaba. Una fiaba lisergica. Tanto vale scrivere Berlusconi promette una legge a difesa dei giudici. Alemanno lotterà per la visibilità dei Rom. Santanchè leader illuminata.
Come dite più che una fiaba vi pare una cazzata?
ANCHE A ME.
Proseguiamo con l'articolo, anzi, iniziamo!

Stuart Milk sta per terminare il suo tour nelle maggiori città italiane in cui
non nelle quali?
ha portato un messaggio di uguaglianza e lotta per i diritti umani di respiro globale.
Ma non si parlava dei diritti glbqti? e poi chi è, Ghandi?
Oggi, nella giornata del 05 maggio 2011, si è recato a Roma per incontrare alcuni dei maggiori esponenti del Parlamento italiano.
La sua giornata dopo una chiacchierata con Antonio Rotelli, il Presidente di Rete Lenford, con il quale si è sottolineata l'urgenza di definire i principali diritti delle persone lgbt,
niente intersex...
passando attraverso i Tribunali, il Parlamento, le piazze e la Corte Costituzionale, si è concentrata su alcuni importanti esponenti politici.
Però simpatico 'sto Milk ci ricorda l'urgenza di definire i diritti dei froci delle lesbiche rivolgendoci ai Tribunali, al Parlamento, alle piazze e alla Corte Costituzionale.
Ma è un genio! Noi froci italiani, provinciali e ignoranti non ci avevamo mai pensato!!!
Infatti in piazza non ci siamo ancora mai andati, se non per fare shopping o indossare le ultime scarpe alla moda. D'altronde i tribunali non si sono mai espressi sui diritti dei froci, il parlamento non ha appena spostato la data di discussione del ddl contro l'omofobia e la Corte Costituzionale non ha mai detto al Parlamento che deve legiferare per concedere il matrimonio anche alle persone dello stesso sesso!

Per prima ha incontrato il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna nel suo ufficio, che emozionata e commossa ha parlato con Milk in maniera del tutto informale.
Ma Milk non è gay? No perchè così sembra che alluda a... Vuoi vedere che Milk è etero come Brollo????
La ministra pronta e preparata sulla questione dei diritti lgbt,
ahahahahahha non respiro! Ehehehehe basta vi prego!!! Ihihihihihi
si è confrontata con Stuart Milk sottolineando quanto sia necessaria una vera battaglia per i diritti civili, proprio come fece suo zio.
Lo zio di Carf...?! Ah no, di Milk. Mannaggia alla lingua italiana! His Uncle not hers!!!
La Carfagna
Il solito vituperato articolo prima di un cognome femminile per distinguerlo da quello maschile che è il cognome per eccellenza ma si sa le donne mica so tutte lesbiche...
ha affermato che oggi più che mai i diritti non sono e non devono essere un vessillo ideologico, ma devo[no (sic!)] essere una sfida, una battaglia sia della destra che della sinistra.
e infatti la destra e la sinistra si rimpallano 'sta patata bollente da 947 giorni: falla tu la legge contro l'omofobia. No tu! No tu!
Per questo motivo sta costruendo un dialogo con l'On. Anna Paola Concia
Ah pensavo che il dialogo, in quanto ministro, dovesse costruirlo con La GENTE, con (posso dirlo?) il POPOLO. Vedi Alessà quanto sei ignorante!!!
ed ha asserito che: "Le istituzioni sono tenute ad intervenire e agire".
Gastone tu lo sapevi?!?! Meoh-miah (="da mo'")
Lei in primis sta lavorando affinché cessi
ecco, appunto
qualsiasi forma di discriminazione sul lavoro a livello diritti, di retribuzione e personale per tutte le persone lgbt.
Allora è un'omonima che, quando non era ancora Ministro, ha detto Gay costituzionalmente sterili...
Stuart Milk è rimasto molto colpito dall'intervento della Ministra
Minestra?
Carfagna ed ha commentato dicendo che "Un buon leader è colui che sa cambiare idea",
Ah mi pareva fosse stata lei. Però idea l'ha cambiata da poco, ancora un anno fa, agosto 2010 Carfagna diceva:

CARFAGNA: TUTELA COPPIE GAY NON IN PROGRAMMA


Quindi io, posso prima dire che i gay sono sterili e dopo appena quattro anni, durante i quali sono diventata Ministro e durante i quali il governo  del quale faccio parte per i gay non ha fatto un porco cazzo di niente (lo ammette lei stessa appena un anno prima), posso cambiare idea e dire  Le istituzioni sono tenute ad intervenire e agire. Cioè lo dico a me stessa visto che io sono una istituzione...
proprio come Obama sta facendo in America proprio sulla questione del matrimonio gay.
Matrimonio gay. Altra espressione vituperata. Così sembra un altro matrimonio. INVECE E' LO STESSO DELLE COPPIE ETERO stesso matrimonio ANCHE per le coppie dello stesso sesso. Ma chi ha scritto 'st'articolo, un dodicenne???
Ha inoltre consigliato alla Carfagna, prima di premiarla con un'alta onoreficienza del Sindaco di San Francisco
perle ai porci

datale da Nancy Pelosi, di concentrarsi sui giovani,
ahahahahahah ehehehhehee eh già, lei invece porella finora si è concentrata sui vecchi ahhahaha ehehe basta! Muoio ahahahaha
perché il movimento lgbt è fatto soprattutto di persone giovani che sono il futuro del mondo.
Quindi io che giovane non sono più (ne faccio 46 lunedì prossimo) non conto più un cazzo. I vecchi non contano e la storia va a farsi fottere.

Poi si è spostato a Montecitorio dove ha incontrato Gianfranco Fini, Rosi Bindi,
ammazza che sfiga!
Anna Paola Concia e altri esponenti politci [(sic!)]. Il dialogo è stato aperto da Fini che ha dichiarato: "L'odio nei confronti dei gay e frutto dell'ignoranza e del pregiudizio",
lo sa bene lui che, nel 1998 disse: l'omosessualità non si può considerare una cosa normale . Forse se lo sono tutti dimenticati. Io no. Ah già. Si può cambiare idea! 
argomento che gli sta molto a cuore e su cui ha voluto capire il pensiero di Stuart Milk soprattutto indagando il ruolo che le Chiese hanno in questa diffusa discriminazione.
le Chiese? E tu un'affermazione così importante la dai via così, en passant?!?! E poi, Le chiese discriminano o solamente quella cattolica?
Ha concluso specificando che: "Insieme si può far fronte al grande problema della visibilità gay".
E già perché se non li vedi, se non vestono tutti coi tacchi a spillo e i maglioncini rosa, poi come fai a riconoscerli per menarli? Rischi di sbagliarti con qualche ragazzo etero...
Stuart Milk ha risposto al Presidente della Camera con una battuta ironica: "In effetti se diventassimo tutti viola il mondo si accorgerebbe di noi"
Rosa caro Stuart (Little) latte straniero il color del triangolo era il rosa. Va beh 'sti americani la storia non sanno proprio cosa sia.
e poi ha aggiunto: "Una legge contro l'omofobia è necessaria. Il popolo lgbt ha bisogno di speranza senza vergogna, speranza senza paura, speranza per tutti".
Ma questo c'è venuto dall'America per dirmi una cosa così ovvia?!?! Se lo incontro lo schiaffeggio!!!
PECCATO CHE IL PARLAMENTO ITALIANO QUESTA PORCO DI DIO DI LEGGE NON LA VUOLE FAREEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE
Dopo l'On.Fini ha preso la parola Rosy Bindi
dopo la destra il centrodestra...
che, stupendo tutti, ha lanciato una serie di dichiarazioni molto forti: "Come Presidente del PD mi impegno a affinché
a affinchè?
la legge contro l'omofobia venga realizzata.
Bell'impegno! E' appena stata modificata la calendarizzazione! Che Bindi porti sfiga? 
Credo di poterla garantire.
Sì, sì. Si è visto cara!
L'Italia è in ritardo rispetto all'Europa, faremo la nostra parte".
Immagino che quando hai detto, appena il 14 marzo scorso,  che Anna Paola Concia è una rompicoglioni pensavi di stare facendo la tua parte, nevvero cara?

Stuart Milk poi ha tenuto una conferenza in Parlamento in cui ha lanciato un accorato
appunto Milk, ACCORI, puzzi, sei finto e lo si sente lontano un miglio
appello a tutti i premier mondiali (tra cui il nostro Silvio Berlusconi) asserendo che: "Oggi ho incontrato parlamentari volenterosi
ma che espressione vetero-cattolica!!!
e leader lgbt altrettanto volenterosi.
Quali? L'articolo cita solo  Antonio Rotelli, il Presidente di Rete Lenford
Mi chiedo dove siano tutti gli altri?
Veramente me lo chiedo anche io Stuart -Little- Milk...
Tutti noi sappiamo cos'è giusto.
Tutti?
Faccio appello ai primi ministri di tutto il mondo: basta omofobia e odio. Lavoriamo per un'autentica uguaglianza.". (notare il punto dentro e fuori le virgolette!)
Ovviamente nemmeno un cenno all'imminente Roma Europride.
Insomma o Milk è un novello Forrest Gump (tra l'altro non capisco perchè dovrebbe essere famoso solo perchè è lo zio di un frocio famoso...) o chi ha scritto questo articolo si è fatto di Crack (andato a male).

Se nell'intervista rilasciata al direttore di GAY.tv emergeva la necessità di avere degli eroi gay
beh di Batman e Robin già si sapeva... ah NON quel tipo di eroi...
- di cui Stuart Milk potrebbe essere il primo di una lunga serie
il solito provincialismo italiano: america America AMERICAAAA
- forse ora dovremmo trovare i nostri eroi eterosessuali.
BROLLO?!?!?!
Che in Italia abbiano sembianze femminili sia a destra che a sinistra?
Arrestate il pusher da cui si rifornisce questo disgraziato (o disgraziata) perchè quello che scrive è così ridicolo che è meglio per lui o lei che si sia davvero drogato/a altrimenti se è tutto farina del suo sacco e le droghe non c'entrano nulla  voglio la sua testa sula mia scrivania, come Montanelli teneva quella di Mussolini sulla sua,  Per ricordare.
Per ricordare che finché avremo gente così miope e politicamente pavida in questo paese la causa glbtqi andrà a rotoli proprio come tutto il resto.

martedì 26 aprile 2011

Da Moonfleece a Giovanardi e Merlo senza confondere la cioccolata con la merda.

C'è una commedia di Philip Ridley Moonfleece che ho avuto la fortuna di vedere recentemente (e di recensire) nella quale viene (di)mostrata una semplice constatazione di fatto: per quanto l'omoaffettività possa essere avversa e stigmatizzata, c'è, esiste, è diffusa, e non c'è nulla che si possa fare per cancellarla. Per quanto si cerchi di negare i nostri diritti noi gay e noi lesbiche non siamo isolati ma siamo nel mondo insieme a tutti gli altri cittadini.
Lo scopo dello spettacolo infatti non è quello di spezzare una lancia a favore degli omosessuali, ma di indicare la stupidità di chi pensa che basti negarci la dignità umana per farci scomparire.
Se Giovanardi ma anche Merlo (del Pd) sentono di doversi addirittura fare alla carta costituzionale è perchè sanno distare prendendo la battaglia, e che ben presto, anche in Italia dovranno esserci gli stessi diritti che ci sono nel resto d'Europa. e' un processo inevitabile e i primi a cadere saranno proprio questi reazionari che nel momento stesso n cui aprono bocca dichiarano la propria sconfitta. Le famiglie omogenitoriali, le famiglie di uomini e di donne, uomini  e donne, non di omosessuali, ma  di uomini e di donne che amano persone dello stesso sesso, sono una realtà sempre più numerosa che lo Stato non può ignorare ancora per molto. Quel che dobbiamo fare è aumentare la nostra visibilità. Poco importa se veniamo aggrediti come Paola Concia e compagna. Ci siamo e facciamo vedere quanti siamo e che ci siamo e che non possono più tenerci nel ghetto, nelle discoteche, siamo nella società civile accanto a tutti gli altri discriminati, donne, migranti, rom.

Per cui sabato partecipiamo in massa all'iniziativa

Sabato 30/4 Porta di Roma: Noi Dentro Ikea, Giovanardi Fuori Dal Mondo




(grazie a Domenico de Pinto che ha postato questo video su FB)

mercoledì 13 ottobre 2010

Sul coming out di Tiziano Ferro

Non ne avevo ancora parlato perchè non mi sembrava ci fosse qualcosa da spiegare sul perchè Tiziano Ferro avesse fatto Coming Out (casomai bisognava domandarsi come mai non lo avesse fatto prima). Poi vedo alcuni amici di parrocchia storcere il naso alludendo cinicamente che Tiziano lo abbia fatto per farsi pubblicità. Ma ancora mi tengo. Fin quando stamane leggo la lettera del direttore pubblicata su TV Sorrisi e Canzoni che dice:

Care lettrici e cari lettori, in molti mi chiedete un parere sul coming out di Tiziano Ferro, che in un libro di recente pubblicazione ha dichiarato la propria omosessualità. Faccio una premessa. Sono convinto che al pubblico non interessi nulla delle abitudini sessuali di un personaggio pubblico: un artista deve poter essere giudicato in base a ciò che produce e non in base a quel che fa sotto o sopra le lenzuola. Detto questo, mi incuriosisce di più chiedermi perché un personaggio noto debba parlare della sua sessualità pubblicamente. Le ragioni per cui lo si può fare sono le più disparate: il coming out può coincidere con la fine di un percorso, spesso doloroso e complicato, e l’inizio di una vita nuova. Altre volte è una vera ribellione, verso una società in cui le diversità sono ancora sentite come un peso. Altre ancora può essere una volgare trovata pubblicitaria, magari coincidente con il lancio di un libro o di un disco. Credo che la scelta di Ferro, artista di profonda sensibilità, si orienti verso il primo tipo di confessione. Per quanto mi riguarda (anch’io l’ho fatta sulle pagine di «Panorama» qualche anno fa), posso dire che quando si diventa personaggi noti e si sono risolti i conflitti personali, è un dovere verso il pubblico instaurare un rapporto di trasparenza e di fiducia, eliminando qualsiasi zona oscura. Basta non abusarne. Alla prossima!

e capisco che quasi a tutti sfugge il senso stesso del coming out.
Tiziano Ferro dicendo che è gay non ha voluto far sapere ai suoi fan e alle sue fan che fa sesso con altri uomini bensì che HA UNA AFFETTIVITA' OMOSESSUALE.
Chi fa Coming out non lo fa, come pensa Alfonso Signorini (e non solo), per far conoscere quel che fa sotto o sopra le lenzuola. Chi è omosessuale non lo è solo a letto, lo è anche fuori dalle lenzuola. Ed è lì che serve il coming out. In tutte quelle interazioni sociali che la società considera normali solo per le coppie etero tanto da darle scontate. Il coming out serve proprio per ricordare alla maggioranza etero che quel che dà scontato non lo è poi così esclusivamente.
Poter andare a una cena pubblica col proprio ragazzo presentandolo come tale e non come un amico. Poter andare in giro per le strade di una città (o di un paese) mano nella mano o a braccetto magari dando qualche bacio occasionale al proprio compagno dello stesso sesso, proprio come fanno le coppie etero,  dovrebbe poter essere un'altrettanta normalità senza che la gente prenda in giro, insulti, o, peggio,  picchi quelle coppie diversamente assortite, come succede ancora in Italia.
Così anche quando lo fanno in buona fede, gli e le etero che dicono, in sostanza come fa Signorini (ma è in buona compagnia)  che non c'è bisogno di ostentare la propria sessualità perchè non interessa  a nessuno chi fa a letto cosa con chi, sta in realtà dicendo alle e agli omosessuali di essere invisibili. Danno loro l'autorizzazione a fare sesso a casa propria (grazie, grazie tante! Io credevo già di averlo...), ma non quella di mostrarsi in pubblico con la stessa blanda, tenera e disinvolta affettività che le coppie mostrano in pubblico con una spontaneità che non credono mai sia ostentazione e che, guarda caso, diventa tale solo quando gli e le omosessuali fanno esattamente lo stesso. Sarà per quella dannata parola, omosessuale che rimanda al sesso (e agli uomini...) ma quel che gli etero (ma anche molti finocchi e molte lesbiche) non capiscono è che si è gay non perchè si fa sesso ma perchè si ama e si ha una vita affettiva con persone dello stesso sesso. E questo ci viene precluso moralmente e legalmente. Allora forse non sono i gay e le lesbiche a ostentare ma sono le persone etero che non sono abituate a guardare con la stessa indifferenza anche a quelle dimostrazioni di affetto proprio come fanno con le persone del loro stesso orientamento sessuale.
Allora forse se Tiziano Ferro dice di essere gay in quanto personaggio pubblico è per chiedere la stessa visibilità degli etero. E per poter  portare alla luce non il sesso ma l'affettività. Per poter andare a un pranzo con il presidente della sua casa discografica col suo compagno senza bisogno di dire che è un amico. Per poter salire sul palco e dedicare una canzone al suo amore anche se è un altro uomo come lui. Per essere omosessuale sempre e non solo a letto come li vuole, ci vuole, la maggioranza etero. Affinché frocio e lesbica sia parole di amore e di affetto e non insulti.
E che Tiziano Ferro faccia Coming Out ha davvero qualcosa di sovversivo perchè dimostra che non devi per forza vestirti come Renato Zero (negli anni 70) o parlare come Cristiano Malgioglio, o apparire come Platinette per essere gay. Perché puoi essere gay anche se sembri un ragazzo etero. Perché se molti gay per sentirsi rappresentati abbracciano lo stereotipo costruito loro ad hoc dall'immaginario collettivo eterosessista ci sono tantissimi ragazzi e ragazze omosessuali che non solo non si riconoscono in quei cliché ma sono testimoni viventi della loro infondatezza testimondiando con la loro esistenza che si può essere omosessuali anche se si è normali (perdonami Mauro so che non ti piace questo aggettivo).

Purtroppo non credo alla buona fede di chi ci dice, non mi interessa cosa fate e con chi, ma non c'è bisogno che ostentate. Non credo che Signorini sia ingenuo, penso che faccia come molti il finto tonto, che cerchi cioè di spostare la vera questione ammantandola del fumo delle ...lenzuola. Perché fa comodo a loro relegarci a letto là dove sanno che siamo innocui. Là dove molti di loro vengono spesso anche a trovarci. Ma pochi hanno il coraggio di metterci la faccia e dire sono gay anche fuori dal letto. Sono gay sempre. Tiziano Ferro lo ha fatto e finalmente molti adolescenti possono vedere in lui un modello in cui identificarsi molto più sano di quelli cui i masse media oggi permettono ai gay di venire alla ribalta.
Perchè preferisci pensare
che un gay sia una sorta di errore
una cosa immorale
o nel caso migliore
un giullare, un fenomeno da baraccone
e lo tollererai solo in quanto eccezione
e lo tollererai solo in televisione
lo chiamano gay
e tu pensi ricchione
(Daniele Silvestri Gino e l'alfetta).



A Signorini ho scritto una lettera. Se mi risponderà ve lo farò sapere.

sabato 28 agosto 2010

28 giugno 2009 nasce We Have a Dream

Il 28 agosto di un anno fa, dopo le aggressioni fuori dal Gay Village, la nostra rabbia si è diffusa tramite sms, mail, facebook e ci siamo ritrovati in piazza: gay, lesbiche, transessuali ed eterosessuali, cittadine e cittadini che non volevano permettere che la violenza fermasse le proprie vite, che la violenza li spaventasse e li rendesse prigionieri della loro stessa città.

Tantissime persone con un solo grande striscione ra...inbow e con un solo grande motto : We have a dream!
WHAD è nato ed esiste come espressione di una comunità LGBTQI complessa, variegata, fatta di tante persone, ognuna con la sua storia e ognuna con la voglia di esserci!

Durante questi 12 mesi le aggressioni si sono susseguite non solo vicino ai luoghi di ritrovo, come la Gay Street di Roma, ma in tutte le vie della nostra città. Aggressioni fisiche e verbali, alle quali si sono aggiunte le aggressioni dei palazzi della politica dove, con giustificazioni razziste e omofobe, è stata
affossata la proposta di legge contro l'omofobia e la transfobia.

La nostra libertà, la nostra dignità e i nostri diritti vengono ancora strumentalizzati, derisi, ignorati.

A Roma e in tutte le città si è però risposto con il nostro sogno.

Una comunità di persone che scende in piazza, dietro delle fiaccole, al suono di fischietti, con bandiere o semplicemente con il proprio corpo, per far vedere la propria presenza, per far sentire che non siamo spaventati, per vedere e far vedere che non siamo soli.

Ora è chiaro che niente passerà più sotto silenzio. Più nessun compromesso può essere accolto perché noi, tutti insieme, scenderemo in piazza ogni volta che le discriminazioni saranno perpetrate, siano esse una violenza fisica o verbale, una discriminazione privata o politica.

E' per questo che, dopo un anno, con lo stesso spirito, la stessa voglia di esserci e ancor più voglia di sentirsi parte di una comunità che lotta per la sua esistenza e la sua libertà, il 3 settembre 2010 alle ore 21 faremo una grande fiaccolata che partirà da Via S.Giovanni in Laterano (fronte Coming out) e arriverà a Piazza di Porta Capena (fronte FAO) per rivendicare con la stessa forza dell’anno scorso, la nostra libertà, la nostra dignità e i nostri diritti.

Perché l'omofobia e la transfobia non si manifestano solamente con la violenza fisica ma ogni qualvolta qualcuno è vessato (a scuola, sul posto di lavoro, per strada, al mare) per il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere e noi vogliamo ricordarlo, sempre.

-Le regole da un anno sono sempre le stesse:
andare in piazza portando se stessi e la propria voglia di essere
liberi;

-dotarsi di fiaccole e fischietti per essere visibili, per contarci e
farci contare;

-parlare, venire fuori, convincere tutti a scendere in strada con noi
per una battaglia pacifica, decisa e condivisa!


sabato 21 agosto 2010

Le ragioni di Patanè (e quelle di Dall'Orto)

Già ho commentato il comunicato di Paolo Patanè pubblicato sul sito di Arcigay, nel quale saluta con affetto Cossiga che tanto ha fatto per la causa omosessuale.
Per comodità del lettore riporto il comunicato oggetto della critica (chi vuole leggere quanto da me già scritto può cliccare qui).

Salutiamo con affetto Francesco Cossiga, primo Presidente della Repubblica ad aver incontrato, nel suo ruolo istituzionale una delegazione di Arcigay guidata da Franco Grillini in occasione delle Giornata mondiale per la lotta all’aids dell’1 dicembre 1990.
L’incontro, seguito da quello del Presidente Giorgio Napolitano con la militanza gay del maggio scorso, è espressione netta di una scuola di politica alta che, con scelte autonome dal proprio credo religioso, libertà, laicità e distanza dai diktat delle gerarchie ecclesiastiche dovrebbe essere monito per tutti i politici italiani.
Cossiga è stato per omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali italiane uno tra i pochi politici italiani capaci di coniugare il ruolo di rappresentante laico di tutti i cittadini.
L’ex presidente pur picconando il matrimonio e l’adozione gay ha, ad esempio, sempre sostenuto la necessità e l’urgenza di regolamentare le coppie di fatto anche dello stesso sesso perché, in una dichiarazione del 2005, “da cristiano, da cattolico-liberale e da democratico ritengo che dovrà essere oggetto di attenta considerazione da parte del legislatore, la valutazione, anche a fini giuridici, degli obblighi naturali, anche d'ordine puramente morale, connessi o derivanti per prestazione di assistenza od anche solo umana compagnia, da convivenze reali di fatto tra coppie eterosessuali, non eterosessuali o bisessuali”. Ancora Cossiga dichiarava “ritengo maturi i tempi per dare una disciplina giuridica, al di là del rispetto dovuto a quelle obbligazioni morali naturali che possono derivare dall’aver vissuto in coppie di fatto, anche non eterosessuali”.
Contiamo che il suo esempio e le sue parole possano avere il seguito che meritano.
Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay
zeppa
Per stessa ammissione di Patanè Cossiga non ha mai approvato (e ha dunque sempre remato contro matrimonio e adozioni ) anche per le coppie dello stesso sesso (e non, come dice lui, matrimoni e adozioni gay), eppure Patanè, pur conoscendo bene il portato storico di Kossiga, si sente di salutarlo con affetto solo per aver ricevuto (20 fa quando non si usava) una delegazione di gay e lesbiche e per aver promulgato la legge sulla famiglia anagrafica.

Da più parti sono piovute critiche, ferme e condivise, oltre le mie anche quelle Anelli di fumo, unico, so far, a cambiare idea dopo aver letto una risposta di Patanè alle sue critiche, su FB.


Prima di quella risposta di Patanè, che su FB non trovo, leggo quella di Giovanni dall'Orto, il quale, pubblica su FB  una lunghissima nota nella quale, tra le altre cose,  afferma che:
Cossiga era, è stato ed è morto da fascista.
Ma il punto è che noi non andammo a un incontro con Francesco Cossiga, bensì con il Presidente della Repubblica italiana. Non era colpa nostra se il Pci dava i suoi voti - come diede - per eleggere alla presidenza della Repubblica un porco fascista... (Hei! Qualcuno se lo ricorda che il Pci lo votò compatto, a ringraziamento del massacro che aveva fatto come Ministro dell'Interno di tutti i militanti di estrema sinistra, fastidiosamente critici del Pci? Qualcuno ricorda che proprio grazie ai voti del Pci, l'SS KoSSiga fu eletto al primo scrutinio?).
Quello era, piacesse o no, il presidente di tutti gli italiani.
Quindi anche il nostro.
Quindi andammo.
Era un modo per ribadire che di questo Paese facevamo parte anche noi omosessuali e lesbiche.
Ed il fatto che Cossiga ci ricevesse, era un modo per riconoscere che effettivamente ne facevano parte.
Discorso ineccepibile e condivisibilissimo. Infatti Dall'Orto, a differenza di Patanè,  non saluta Cossiga con affetto, gli da, giustamente, del porco fascista.
Ma di quel saluto affettuoso Giovanni non parla e crede che l'indignazione di chi critica Patanè non dipenda per quel saluto affettuoso  (che restituisce dignità a un personaggio che l'ha persa con tutto quello che ha compiuto) e dunque difende Patanè dicendo che ha tutto il diritto a ricordare quel che Cossiga ha fatto per la causa nonostante il portato politico di Cossiga.
Ma non è questa la posizione di Patanè, come spiega nella risposta ad Anelli di Fumo che gli ha fatto cambiare idea. Conosco l'autore di Anelli di fumo come persona ferrea nelle proprie convinzioni. Leggo avidamente questa risposta che ha compiuto il miracolo.

Caro Sciltian…ovviamente rimango sulla mia posizione, e ti spiego il perchè. Posto che il comunicato non aveva la pretesa di offrire un’analisi sulla figura di Cossiga,voleva affermare tuttavia il diritto di esprimere una valutazione su azioni ed affermazioni attinenti ai temi lgbt fatte da un uomo che, piaccia o meno, l’Italia l’ha attraversata politicamente, istituzionalemnte e storicamente.
Questo non giustifica quel saluto affettuoso...
Il come, poi, non competeva a quel tipo di comunicato che aveva un altro senso. Il diritto di affermare delle cose al di fuori dei conflitti ideologici è per me sacrosanto ed urgentissimo. Arcigay non è una consulta di partito e deve potersi esprimere anche scomodamente.
Quindi quando si parla di Cossiga come del capo di Gladio, il depistatore della strage di Bologna e del treno Italicus, il responsabile morale della morte di Giorgiana Masi, nonché della evasione di Kappler, non sto ripassando la Storia italiana ma è una questione ideologica.
Ogni tanto sottolineo che per alcuni sono comunista e per altri fascista…e questo dimostra che la contraddizione non è mia, ma semmai di chi usa un metro ideologico per valutare le mie azioni.Che di ideologico non vogliono avere nulla.
E qui casca l'asino di chi accusa gli altri dicendo di essere ideologici quando loro non vogliono esserlo, senza rendersi conto che la loro ideologia è di non essere ideologici... Oppure. più probabilmente, per come Patanè sta cercando di giustificare quel saluto affettuoso a Kossiga, che lui può essere ideologico e gli altri no.
Ho difeso a spada tratta parti del Movimento che qualcuno definirebbe “antagoniste”per ragioni che ritenevo buone ,ed oggi mi sento di difendere quello che Cossiga fece sui temi lgbt per ragioni che ritengo altrettanto buone.
Nessuno si sogna di dire che siccome Cossiga fu Kossiga quel che ha fatto per il movimento non vale. Ma, cosa ha fatto Cossiga, di preciso?
Tutto il resto non scompare non si dimentica, ma ne parliamo altrove. Qui, nel mio ruolo io non pretendo di parlare di nulla ,ma di questioni lgbt si….E su quelle, sbaglia moltissimo il blog che tu citi,
e qui entro in ballo io, è a me che Patanè allude, ed essendo una risposta di Facebook direttamente a Sciltian è ovvio che il nome del blog non compaia (un po meno giustificabile è Sciltian, che, pubblicando la risposta di Patanè sul suo blog Anelli di Fumo, non si degna di citare il nome del mio blog ma si limita a pubblicare un anonimo link...)
[questo qui, ndAdF]

Cossiga - prosegue Patanè- non diede per nulla briciole. Anzi! Ci incontrò 20 anni fa, dico 20, e non avantieri. Gesto talmente FACILE da parte di un Capo dello Stato da dover attendere venti anni per avere una replica. Il riconoscimento istituzionale parti da là, ed in quella circostanza, per la prima volta nella storia i tg di Stato parlarono di un’associazione lgbt.
Ecco cosa ha fatto Cossiga per il movimento! Ha fatto parlare di una associazione di omosessuali.  Ha forse criticato la posizione della chiesa? Suggerito una correzione dei triti cliché su gay e lesbiche? Proposto un registro per le unioni civili? No. Ha dato visibilità alle associazioni...
Compreso il TG1,dove Cossiga andò apposta, il giorno dopo, per ricordare l’incontro con Arcigay.
Fu Cossiga a firmare quel decreto 223 del 1989 che ha permesso a livello locale da 21 anni a questa parte, dico ventuno, spazi di diritti e di iniziativa a quelle povere coppie italiane dello stesso sesso, tanto spesso infervorate nei conflitti ideologici altrui, e tanto spesso volentieri dimenticate e cancellate senza nessunissima pietà.
Secondo l’art. 4 del D.P.R. 223 del 1989, per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità , adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.
Questo però non equipara la famiglia anagrafica alla famiglia nucleare, differenza ribadita dal Consiglio di Stato, Sez. V, (sentenza 13 luglio 1994 n. 770), che evidenzia come la famiglia anagrafica sia un  istituto giuridico esclusivamente finalizzato alla raccolta sistematica dell’insieme delle posizioni relative alle persone che hanno fissato nel Comune la propria residenza (cfr. art. 1 D.P.R. 223 del 1989 cit.).

Quindi, se ho capito bene, e se mi sbaglio qualcuno che capisce meglio di me mi corregga, io e il mio ragazzo possiamo dichiarare di essere legati da vincoli affettivi e costituire famiglia anagrafica (e non nucleo familiare) solo per i fini amministrativi riguardanti la residenza. Una sorta di attestazione di convivenza che non ha però effetti legali.
E fu sempre lui,pur martellando e picconando matrimonio e adozioni tra persone dello stesso sesso (QUI HAI RAGIONE SUI TERMINI,MA VEDO CHE SEMPRE SU QUEL BLOG DA TE CITATO SONO IN OTTIMA COMPAGNIA :-) )
Qui non capisco a cosa si riferisce. Doppia allusione, si allude al blog senza citarne il nome si allude a un errore senza dire quale, non proprio un sistema scientifico e democratico (o forse solo intellettualmente disonesto)  di far notare le cose... quanto piuttosto allusivo e surrettizio... Se Patanè si degna, io sono qua...
che per la prima volta GIA VENTI ANNI FA definì cmq la necessità di un riconoscimento per le COPPIE,e dico coppie ,che fosse diverso dal matrimonio, ma che avesse carattere pubblico e non privato.
Cioè, Patanè saluta oggi Cossiga con affetto per un riconoscimento di  20 anni fa che lungi dal dare il matrimonio riconosceva l'esigenza di creare un legame di serie b.
Coppie e riconoscimento pubblico: la Corte costituzionale queste cose le ha definite solo qualche mese addietro.
Peccato che la Corte oggi si era espressa in merito non alle convivenze ma al matrimonio. 
NON mi sembrano esattamente briciole, e trovo sbagliato, proprio perchè assunto con la chiave di lettura di un rancore ideologico
Di nuovo la Storia ridotta a rancore ideologico, in questo si sa Berlsuconi docet.
(poi certamente motivatissimo e che io posso pure condividere, ma che non affronto qua per coerenza) lo stravolgimento di fatti ed affermazioni che riguardano i nostri temi e che io mi rifiuto di nascondere per motivazioni che, gravi o meno ch esiano, non attengono ai nostri temi.
Nessuno però ha accusato Patanè, tanto meno il sottoscritto, per non averli nascosti. Lo si critica perchè si sdogana Kossiga in nome del particulare gay e lesbico.
Su certe cose lui fu un precursore come detto.Con gli enormi limiti di tutti i personaggi di quella provenienza,ma lo fu oggettivamente.Perchè non dirlo?Io non devo servire questa o quella impressione .Se ti dicessi quanti decine e decine di messaggi di congratulazioni ho ricevuto per questo tanto controverso comunicato da parte di persone lgbt rimarresti senza parole ,ma non è il consenso il metro,oppure il dissenso.
Vorrei cercare di aprire una riflessione sulla urgente de ideologizzazione dei nostri temi che a noi non ha portato proprio nulla di nulla di nulla.Solo l’abuso da parte di altri che poi per noi,in realtà ,oltre alle chiacchiere non hanno mai fatto nulla.Certo nessun Governo è caduto sui nostri temi. Mai.
E trovo poi anche vergognosamente cinico da parte di alcuni sottovalutare il peso che ebbe un incontro con il Capo dello Stato venti anni fa in occasione del 1 dicembre,anche per chiedere aiuto in un momento in cui le persone gay morivano a grappoli e per tutti erano degli squallidi untori condananti dal padreterno. Continuo a dire che parliamo di venti anni fa. Tutto il resto và cmq affrontato,ed io non intendo favorire nessuna rimozione o revisionismo,ma evidenziare questi punti precisi.Con il diritto di farlo senza tener conto di niente altro,così come tutti i nostri politici parlano di qualunque cosa senza mai tener conto di noi.
Patanè afferma che può salutare con affetto (ma si guarda bene dal giustificare quell'aggettivo) Cossiga per quel che ha fatto per il movimento omosessuale ignorando i crimini che ha commesso altrove perchè non riguardano la causa gay.
Il che è come affermare che il presidente di un movimento vegetariano può salutare, mutatis mutandis, Hitler con affetto in quanto vegetariano!
 
Con il diritto di farlo senza tener conto di niente altro, così come tutti i nostri politici parlano di qualunque cosa senza mai tener conto di noi.

Che considerazione provinciale!

Se gli e le omosessuali in quanto persone discriminate sono un soggetto politico lo sono sempre anche nel modo in cui prendono posizioni su altri temi sensibili del paese che non riguardano l'omosessualità. Se denuncio la mancanza di democrazia di un paese che non ricosnoce alcuni diritti a una categroia di cittadini come posso rimanere in silenzio di fronte ai crimini commessi da Cossiga?

Invece la rivendicazione che Patanè non vorrebbe ideologica e che invece lo è completamente,è la stessa di Dall'orto che su FB usa una metafora chiara e dice che lui si preoccupa dei gay e non del buco dell'ozono.

Siamo lale solite. Oltre ai locali gay, alla musica gay e ai matrimoni gay (come dice Patanè) c'è anche la politica gay che è diversa dal resto della politica. Infatti è più rosa...

Dunque non solo Patanè si accontenta di briciole quali l'essere ricevuto al Quirinale e la legge sulla famiglia anagrafica, che sono briciole  rispetto il matrimonio e l'adozione sempre avversati da Cossiga (ma si sa le associazioni gay italiane sono più realiste del re e pavidamente si accontentano di poco perchè evidentemente sono le prime a non credere al matrimonio e alle adozioni anche per coppie dello stesso sesso.

Allora perchè salutare con affetto quel porco fascista come lo chiama giustamente Dall'Orto?

Se Patanè avesse scritto un comunicato nel quale diceva moriammazato dove sta però vi ricorco che per la causa ha fatto questo e questo le reazioni di tanti, sulla rete, sarebbero state diverse.
Ma dare un saluto affettuoso ignorando l'intero portato politico di Cossiga perchè non riguarda froci e lesbiche è un modo indegno di usare la causa gay per altri scopi. Perchè salutare con affetto Kossiga non aiuta la causa gay ma connota politicamente Patanè tra queli che si dispiacciano per la morte di Cossiga. Poteva annoverarsi fra quelli che se ne rallegrano, oppure poteva rimanere zitto.

Il punto è che anche anche se Cossiga avesse firmato il matrimonio gay quel che ha fatto al paese rimane comunque di una immensa gravità e dire di non prenderlo in considerazione perchè non riguarda la causa gay e che il farlo ideologizza la causa gay è una posizione politica (dunque ideologica) pericolosa e naif.


Pericolosa perchè Patanè in nome del movimento si permette di salutare con affetto un porco fascista, zittendo chi protesta, con la scusa che siamo ideologici.

Ma chi crede di prendere in giro?


Patanè ha anche la faccia tosta di dare del cinico a chi citrica il suo saluto affettuoso scomodando il 1 dicembre e le persone sieropositive ricevute da Cossiga che allora erano considerate inavvicinabili. E per questo ignora, perchè non compete alla causa gay, Giorgiana Masi, i morti ammazzati nel treno Italicus e la strage di Bologna (mi fermo qui, ma l'elenco è molto più lungo).

Davvero questa pozione frocissima, lesbicissima, serve alla causa? se ce ne freghiamo del resto delle sorti delpaese perchè gi altri dovrebbero aiutarci?
se, in quanto gay, non ci preoccupiamo delle sorti della democrazia, che Kossiga ha picconato non poco, con quale faccia tosta chiediamo i nostri diritti?

Con quale faccia tosta caro Paolo vieni a dirmi che queste mie domande sono ideologiche mentre le tue considerazioni no?