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martedì 2 settembre 2014

The Carrie Diaries o del conformismo made in usa.

Ho conosciuto la serie par hazard, vedendo la pubblicità di Sky alla seconda stagione.
Così mentre la seconda stagione da settembre sarà on air io ho recuperato la prima e quasi finito di vedere la seconda, su internet in streaming.

Se siete fan della serie Warning!!! Spoiler!

Per chi non consocesse la serie The Carrie Diaries è ambientata nel 1984 - 85  e racconta l'adolescenza di Carrie Bradshow, la protagoista di Sex & The City. Non non un prequel della famosa serie ma l'adattamento dell'omonimo romanzo di Candace Bushnell, in Italia pubblicato con il titolo Il diario di Carrie.
La serie, all'inzio interessante, si è subito avvitata su storie di sesso adolescenziale anche quando a farlo sono i protagonisti adulti...

L'unico motivo per cui ho seguito la serie è perchè Walt Reynolds, uno dei personaggi secondari, è gay.

Sempre curioso di vedere cosa la tv statunitense ha da offrire all'immaginario collettivo di autorappresentazione dei giovani gay del terzo millennio, ho seguito la serie dormendo quando è incentrata sull'odiosa, egotistica e viziata protagonista che non dice mai cosa pensa anche se ha la fama di farlo, e mi sono concentrato sulla parabola di Walt che scopre di essere gay, si accetta, si fidanza con Bennet uno dei colleghi di Carrie (un redattore di Interwiew presso la quale Carrie lavora come stagista) si fa immortalare in attegiamenti teneri con lui, la foto gli fa fare outing in casa (non coming out, la madre che scopre della sua omosessualità senza che lui lo voglia) e Walt viene buttato fuori di casa e accolto a casa di Carrie.

Siamo negli anni 80 e la decisione della rigida e fredda madre (il padre non lo vediamo mai), che lo caccia di casa (gli fa trovare le valigie fatte) viene mostrata senza nessuna spiegazione. Si sa le mamme coi figli froci si comportano così.
Ancora oggi, 30 dopo, le madri cattoliche di merda americane si comportano nello stesso modo tanto che il 40 % delle persone homeless d'america sono lgbt...


Il telefilm, che parla di perdita della verginità a 15 anni, e che mostra chiaramente un maggiorenne che fa sesso penetrativo con una minorenne (anche se l'attrice che la interpreta tutto sembra tranne che 17enne) ha per Walt un double standard.

Bennett accetta di mettersi con lui (o meglio di avere una relazione aperta con lui) solo dopo il compimento del suo 18mo anno...

Le ragazze etero sono più emancipate dei ragazzi gay...

Oppure se un ragazzo maggiorenne va a letto con una minore è meno grave che se va a letto con un minore. Non saprei...

Walt e Bennet stanno insieme, la relazione da aperta diventa subito esclusiva (è Bennett a ingelosirsi), e a vederli insieme ti viene  la lacrimuccia (e anche un po' di bava...) anche se non li vediamo mai in atteggiamenti intimi come Carrie con Sebastian, sua sorella Dorrit con Miller, Mouse coi suoi due fidanzati e Maggie con il poliziotto maggiorenne e in procinto di sposarsi... 

Il sesso tra ragazzi è un argomento che la serie non affronta minimamente.

Il massimo che vediamo sono appassionati e romantici baci come questo.




Nell'episodio 10 della seconda (e per fortuna ultima) stagione però succede qualcosa di molto peggio.

Per san Valentino Bennett porta Walt in un locale gay. Walt vorrebbe passare la serata in un ristorante a lume di candela ma vuoi mettere i maschioni vestiti di pelle e i ragazzi col boa rosa? Per tacere delle traveste...

Walt prima si inbroncia, poi dice di non avere nulla in comune con quei ragazzi oltre al fatto di essere gay... Bennet gli dice che visto che la società non concede loro matrimoni e figli che allora matrimonio e figli se ne vadano a farsi fottere e che loro vivano così.
Poi dopo un ballo Walt si diverte e si convince che quel posto è cool, ma ecco che Bennet incontra una mico del suo ex Eric che lo infroma che Eric ce l'ha.

L'aids.
Se Eric ce l'ha forse ce l'ha anche Bennet e dunque forse anche Walt.

Così, per crudele proprietà transitiva.

Per puro culo (ehm) Bennet e Walt sono sieronegativi. Ciononostante  Walt dice a Bennet che vuole il matrimonio i figli e lo steccato bianco e che da gay quelle cose non le può avere.

Lo lascia al bar per gay dove si sono rivisti una settimana dopo la disastrosa festa al locale per gay e Walt chiama sua madre dicendole che vuole tornare a casa, in un bagno di normalità che ha chiuso l'episodio mentre io ho chiuso con la serie.

Con la scusa dell'aids peste dei gay anche in una serie targata 2012 ma ambientata 30 anni prima i froci sono sempre soli e instabili non per pèressioni esterne della società ma perchè sono intrinsecamente così.

Le persone etero invece vivono storie più profonde e complesse e scopano di più e senza aids.

Beh quello almeno finché quando le donne hanno cominciato a contagiarsi più degli uomini non si è scoperto drammaticamente che l'aids non era poi mica tanto la peste gay...

Mi domando come possa sentirsi un adolescente che si vede preconizzare un futuro fatto di madri che ti cacciano di casa, di ex che muoiono di aids (tra l'altro con uno svarione come il virus gli ha invaso il cervello che mi ha fatto cadere dalla sedia...), e di gaiutudine da pagare col prezzo - per qualcuno salatissimo - di rinunciare alla normalità (etero) e la risposta non mi piace per niente.

Se aggiungiamo i clichè del gay che sa tutto di moda ed è sensibile (per tacere delle prove di gaitiudine anche in precoce infanzia) il quadro di questa piccola e misera serie è completo.

Ci sarebbero molte altre cose da dire sul personaggio di Maggie, quella che si fa scopare dal maggiorenne, e che rimasta incinta, rischia la vita per una gravidanza intrauterina (eeeeeh????) in seguito alla quale diventa sterile, forse.

D'altronde non dimentichiamoci che nelle scuole pubblcihe americane l'unica forma di educazione sessuale è la castità altrimenti gli Stati tolgono le sovvenzioni....

L'america, la culla della libertà...

Se sei donna e scopi sei zoccola ed è giusto che diventi sterile così non sarai mai mamma che con una mamma zoccola poi gesù bambino piange.


Sono sempre stato convinto che le rivendicazioni del matrimonio egualitario e l'omogenitorialità fossero dei diritti fondamentali e irrinunciabili per le perosne lgbt.

Dopo lo scempio che ne hanno fatto con questo telefilm di merda inizio ad avere qualche dubbio.

Che abbiano cancellato la serie è una consolazione piccola e magra!

Data la mia stazza non è cosa da poco...


mercoledì 30 luglio 2014

La delibera del consiglio comunale di Verona e l'idelogia della vita




Una delibera del consiglio comunale di Verona ha approvato in data 23 luglio 2014 un documento nel quale si riconosce alla famiglia formata dall'unione di un uomo e una donna un ruolo primario nella trasmissione dei valori etici, culturali, sociali, spirituali e religiosi, tutelandone il diritto al compito educativo con particolare riferimento all'educazione sessuale.

La delibera invita sindaco e giunta di Verona, nelle scuole di competenza comunale,

a vigilare affinché, nelle scuole di competenza comunale, venga data un’adeguata
informazione preventiva ai genitori sul contenuto dei progetti di educazione all’affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sugli eventi ludici, che vengono proposti ai loro figli;

a delegare al Coordinamento Servizi Educativi l’onere della raccolta delle segnalazioni dei genitori e degli insegnanti sui progetti di educazione all’affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sul materiale didattico, che risultino in contrasto con i loro principi morali e religiosi;

a predisporre uno strumento di raccolta delle segnalazioni di cui sopra, con apposito spazio sul portale del Comune ed eventualmente anche attraverso un numero verde, istituito dal Comune o da qualche altro ente o associazione, che se ne assumesse l’onere;
al Comune spetterebbe comunque il compito di darne adeguata pubblicità;

a riferire periodicamente alla Commissione competente sulle segnalazioni di cui sopra

Lasciando agli altri organi di informazione di restituire il portato politico di questa delibera con relative prese di posizione pro e contro la delibera stessa, qui vogliamo leggere il documento approvato cercando di sviscerarne i valori e le idee che lo sottendono e lo sostengono.


1) La famiglia "naturale"[1] è solo quella fondata da uomo e donna.

Si vuole contrastare l'equiparazione delle famiglie formate da persone dello stesso sesso con quelle di sesso diverso con una considerazione biologica.

Non si dice però che la prole, per essere procreata, ha bisogno di un gamete maschile e un gamete femminile, né che necessita dell'unione fisica biologica di un uomo e una donna. Dando per scontata questa verità biologica si afferma direttamente che
         
La famiglia formata dall'unione di un uomo e una donna è l'unica istituzione           naturale in cui può nascere una vita.

Non già la funzione biologica ma l'istituzione costruita a partire da questa funzione riproduttiva.

Questo è un salto logico che va argomentato e non deriva necessariamente dall'assunto biologico.
Questo salto logico non tiene conto dell'evolversi delle compagini familiari che hanno visto donne single (o vedove) crescere la prole da sole proprio come, uomini single (o vedovi) facevano lo stesso.

Non basta rimanere incinta o mettere incinta per costruire una famiglia.

Ci vuole una volontà e una intenzione che non derivano semplicemente  dall'unione sessuale biologica tra un uomo e una donna.

E' la religione (cattolica e non solo) a pretendere che la creazione di vita in seguito a un atto sessuale significhi l'affermazione  della volontà di mettere su famiglia.

Coerentemente a questa idea totalizzante (e totalitaria) la religione cattolica vieta non solo la dissoluzione del matrimonio, solo all'interno del quale  si può legittimamente procreare, ma anche ogni forma di controllo delle nascite.
Anche per quanto concerne la procreazione assistita la legge 40, fino alla recente sentenza della Consulta, vietava la fecondazione eterologa, per lo stesso principio di purezza biologica dell'unione tra uomo e donna che non consente l'intervento di gameti esterni alla coppia.  

Questa ingerenza nella vita privata delle coppie "etero" dà la misura della ferocia sessuofoba con cui si vuole imporre la propria morale. Una morale che da un lato impone che ci sia una famiglia appena una diciassettenne rimane incinta dopo aver fatto sesso, magari per la prima volta, con il suo ragazzo, ignara persino dei primi rudimenti di profilassi anticoncezionale e di maternità e paternità consapevoli[2] e dall'altro si dice no a quelle coppie che invece vorrebbero tanto un figlio ma non possono averlo per problemi di sterilità, poco importa se congeniti o consustanziali.

L'ideologia della vita propugnata dalla chiesa è uno strumento di controllo dei corpi delle donne e degli uomini, uno strumento di controllo della prole, in violazione di tutti i diritti fondamentali dell'uomo e della donna.

Non solo si delegittimano le coppie dello stesso sesso in quanto sterili, si delegittimano anche le coppie etero in quanto sterili.

L'idea della sterilità si traduce in un divieto per qualunque coppia, anche etero, dell'impiego di gameti terzi, un divieto che discrimina tutte le coppie che, quale che sia il motivo.

Denunciare queste posizioni come meramente omofobe non individua appieno la portata di una ingerenza illegale, incostituzionale e disumana.

Quando, più avanti, nella delibera si asserisce che

          la famiglia è una comunità di affetti e di solidarietà, in cui si apprendono e si           trasmettono valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo       sviluppo e il benessere dei propri membri e dell’intera società; è inoltre il luogo dove le generazioni si incontrano e si aiutano reciprocamente ad affrontare le       difficoltà della vita e a svolgere il loro ruolo nella società  

questa descrizione è valida per ogni compagine familiare, dalle famiglie allargate a quelle ricomposte alle famiglie formate da coppie dello stesso sesso senza prole o con prole. Tutte le coppie che costituiscono famiglia si riconoscono in questi principi (con esclusione dei valori religiosi che valgono solo come diritto ma non come elemento necessario affinché quella compagine venga riconosciuta come familiare). Tutte le coppie che costituiscono una famiglia hanno una (due) famiglie di origine anche due donne e due uomini e anche loro possono avocare delle generazioni precedenti proprio come le famiglie di sesso diverso.

La discriminazione è tra l'unica forma di famiglia prevista dalla religione cattolica, formata dai genitori non divisi biologici della prole, e tutte le altre compagini familiari.

Le persone omosessuali e bisessuali così come le persone trans devono solidarizzare anche con le famiglie non tradizionalmente etero perché sono tutte colpite dalla stessa discriminazione ideologica di una religione patriarcale sessuofoba oscurantista e sadica.

Se si pensa al percorso di liberazione della donna e, anche della famiglia, si è passati dal ludibrio delle ragazze madri e dalla distinzione tra prole legittima (nata nel matrimonio) e prole illegittima (nata fuori dal matrimonio) al diritto della singola donna di gestire la gravidanza da sola, all'equiparazione della prole in qualunque compagine familiare nascano

Dunque l'idea di famiglia naturale formata dall'unione di un uomo e una donna come unica istituzione naturale in cui può nascere una vita è talmente restrittiva da discriminare non solamente le famiglie formate da coppie dello stesso sesso ma anche tutte le altre famiglie "etero", da quelle ricomposte[3] e quelle ricostituite[4] non costituite dall'unione di un uomo e una donna genitori biologici della loro prole.

Il tentativo di far derivare dalla dimensione biologica della procreazione umana un imperativo morale e religiosa è in contrasto con lo stesso articolo 16 della
carta dei diritti dell'uomo,  citato nella delibera, che, in un comma precedente (1) dice chiaramente:

          Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare
          una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione.

L'ideologia della vita, basandosi su un credo religioso e non su un diritto civile costituzionalmente garantito non può essere imposto per legge, dello Stato o morale, all'intera cittadinanza, ma solo a chi liberamente vuole aderire a tale morale.

2)  La famiglia “naturale”, formata dall’unione di un uomo e una donna, è  l’ambito sociale più adatto ad accogliere i minori in difficoltà, anche attraverso l’istituto dell’affidamento e dell’adozione .

Questa affermazione è falsa.

La corte Cassazione nella sentenza 3572 del 14 febbraio 2011 ha aperto verso le adozioni anche a persone single sostenendo che i tempi sono maturi perché si possa provvedere

          ad un ampliamento dell’ambito di ammissibilità dell’adozione di minore da parte di         una singola persona anche con gli effetti dell’adozione legittimante

Moltissime persone a questa sentenza hanno   sostenuto che la prole per  crescere  bene  ha   bisogno   di   una  madre  e  di  un  padre.

l’Associazione Italiana di Psicologia ha emesso allora un comunicato stampa nel quale smentendo questo luogo comune precisa che

le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale sul rapporto fra relazioni familiari e sviluppo psicosociale degli individui. Infatti i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori adottivi o no che siano a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano.

Questo vale per genitori e genitrici etero e single, ma anche per single di altri orientamenti sessuali e  per tutte le compagini familiari esistenti nello Stato Italiano famiglie ricomposte e allargate, comprese le famiglie omogenitoriali di prima e seconda costituzione.

Per i consiglieri e le conigliere del comune di Verona anche un padre o una madre etero e single non hanno i requisiti per adottare o avere in affido minori di ambo i sessi propri come un padre e una madre di altro orientamento sessuale.

Anche qui tacciare l'ideologia della vita come omofoba è una accusa vera ma parziale.

3) L'omofobia c'è.

Dire che l'accusa di omofobia alla delibera e all'ideologia per la vita che la sottende sia solo parzialmente omofoba non vuol dire che non lo sia o che la delibera non prenda esplicita pozione contro le compagini familiari formate da persone non etero.

La delibera introduce queste posizioni affermando che

          Da qualche tempo la famiglia “naturale” sta subendo un’aggressione culturale senza
          precedenti, che vorrebbe equipararla alle unioni di persone dello stesso sesso,           riconoscendo loro il diritto all’adozione e alla “produzione” di bambini con l’utero in          affitto.

Riconoscere a nuove compagini familiari (come abbiamo visto non esclusivamente omogenitoriali) la stessa dignità legale e morale di famiglia non costituisce necessariamente un attacco alla famiglia etero indivisa (non divorziata o irsposata) di genitori biologici di prole.

L'integrazione di un diritto non toglie nulla al primo nucleo che dio quel diritto godeva.

Tradurre l'allargamento dei diritti come aggressione culturale è prima ancora che disgustosamente fascista
naïf .

L'idea di famiglia etero con genitori biologici di prole è cambiata nell'arco degli ultimi 70 anni passando dalla famiglia del capofamiglia e della patria potestà del vecchio statuto mussoliniano del 1942 alla nuova famiglia coi coniugi che hanno pari diritti e doveri del nuovo stato di famiglia del 1975.
Anche quella è una aggressione culturale alla famiglia naturale?

Ogni forma di tutela della donna e della prole rispetto la vecchia impostazione patriarcale che concedeva molto di più all'uomo che alla donna (ricordiamo il diritto di riparazione del maschio stupratore che poteva evitare la galera se sposava la donna, abrogata solamente nel 1982) possono essere altrettanti attacchi culturali alla concezione della famiglia naturale quella codificata nei precetti che San Paolo dà nei vangeli…

Ogni volta che le persone cercano di ragionare sull'uso condiviso di parole cercando di sottrarsi a un linguaggio razzista maschilista e sessista si danno dei consigli, si fanno delle raccomandazioni, che certo non hanno valore di legge né arrivare a un obbligo di segure quei cosnigli e quelle raccomandazioni.

In questa delibera si afferma il contrario. Per la delibera l'aggressione culturale

          arriva persino a minacciare i giornalisti (NOTA-1), a condizionare gli
          insegnanti nel loro ruolo educativo (NOTA-2), a indottrinare i bambini con           spettacoli e opuscoli tendenziosi (NOTA-3), a impedire lo svolgimento di convegni       sui temi familiari  (NOTA-4), a proporre la galera per chi dichiara di preferire       l’unione tra un uomo e una donna (NOTA-5) e, in prospettiva, ad insegnare giochi     erotici ai bambini per rimuovere ogni loro futura avversità ai rapporti sessuali di ogni tipo (NOTA-6).

Una serie di menzogne che analizzeremo punto per punto nel prossimo post.



[1] termine preso in prestito dalla nostra costituzione, art 29 La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio dove ha un significato diverso da quello della lingua comune quel naturale significando solamente che la famiglia, come istituzione,  è pre-esistente alla Carta Costituzionale che, dunque, non la istituisce, ma la riconosce.

[2] Ci riferiamo al diritto alla salute e all’autodeterminazione della madre genetica e biologica.
Cfr. Adriana Di Stefano  Tutela del corpo femminile e diritti riproduttivi: biopotere e biodiritto nella vicenda italiana in tema di diagnosi reimpianto
[3] Le famiglie ricomposte sono quelle famiglie che vengono a comporsi progressivamente dopo la separazione e il divorzio, quando più nuclei familiari vengono costituiti dai genitori separati.

[4] Le famiglie ricostituite sono quelle in cui uno o entrambi i partner che formano il nuovo nucleo familiare portano figli da unioni precedenti.

venerdì 4 luglio 2014

Buonanno o dell'uso personale delle istituzioni.

Lo avete letto tutti e tutte. Il leghista Gianluca Buonanno, eurodeputato e  sindaco di Borgosesia ha dichiarato che
Due gay non devono baciarsi in pubblico, ci vuole senso civico: a me dà fastidio. Io faccio anche il sindaco: si poterebbe pensare a fare una delibera comunale. Non sono contro gli omosessuali, ma in pubblico devono mantenere contegno.
A molte persone ha colpito la verve omofoba di questa dichiarazione, senza colgierne però il portato eversivo.

Buonanno non spiega il perché due gay (non due perosne dello stesso sesso ma due gay, quindi a rigor di lingua italiana che due uomini etero lo portrebbero fare...) non possono baciarsi. Dice solo che a lui dà fastidio.
E siccome lui è sindaco pensa bene di vietarlo con una delibera.

Ecco, questo uso delle istituzioni per i gusti personali mi sembra la migliore dimostrazione della follia di princicpio, tutta giocata sulla pelle altrui, di chi, garantista fino al fanatismo, permetterebbe a questo usurpatore di poteri pubblici di esprimere la sua opinione per l'inalienabile principio di libertà di pensiero.

In una democrazia non basta dire io penso che... ma bisogna sempre anche spiegare il perché. Perchè la cosa pubblica dovrebbe far diventare legge imposta a tutti un pensiero individuale inopinato e non richiesto.

Lamentiamoci di questo e non del fatto che un cattivone vuole vietare che i gay si bacino uffa! come si legge vittimisticamente un po' dappertutto.

sabato 17 maggio 2014

Fabio Morici: finalmente un po' di intelligenza italiana.

L'ho consociuto martedì mattina all'evento concuslivo de lecosecambiano@roma.

Cioè non proprio lui ma i suoi video che con una logica inespugnabile, una comicità feroce e spietata non solo irride alle ecolalie dei e delle veterosessuali (felicissimo neologicmo) ma dimostra come non bisogna essere parte in causa (Fabio è etero) per riconsocere che i diritti o sono di tutti e tutte o sono privilegi.

Tutti e tutte le persone lgbt che hanno fatto video di sensibilizzazione devono guardare i suoi video e studiarli bene prima di mettersi a fare video inutili e imbarazzanti.

Guardate, ridete e imparate.

Buon Idahot!!!





Mutrumunuu! N'antro po' me strozzo!


Batman e Robin!





Qui con logica ferrea distrugge contemporaneamente tutti i luoghi comuni contro le omosessualità e sferra un attacco non discriminatorio all'omofobia.
GENIALE

martedì 25 marzo 2014

E se il video è disgustosamente maschilista e macho fascista? Sul video contro l'omofobia della squadra di footbal Lions di Bergamo.

C'è un video realizzato dal film-maker e antropologo Federico De Musso, con la partecipazione dell’attore Carlo Gabardini  e i giocatori della squadra di Football Lions Bergamo contro l'omofobia .





Il video, si legge su redattore sociale, rientra nell'ambito del progetto "Le cose cambiano", promosso da Isbn Edizioni, dall’associazione di promozione sociale Girls and boys, in collaborazione con il Corriere della Sera e con il sostegno di Enel Cuore Onlus.




 Giovanni Marino su Repubblica riporta le parole di Vito Carminati, 33enne offensive lineman con un ruolo anche nella dirigenza del club dei Lions presieduto da Lino Federico, che spiega la genesi del video
L’idea di girare un filmato contro l’omofobia è del compagno di squadra Pietro Bailo (...).
Pietro ha conosciuto Carlo Gabardini, volto noto al pubblico, tra l’altro, per l’interpretazione di Olmo nella sitcom televisiva di Mediaset Camera Cafè. Carlo, come è ormai di pubblico dominio, nell’ottobre del 2013, in una lettera inviata a Repubblica, colpito dal suicidio del 21enne romano deriso e maltrattato perchè gay, disse: “Se questa mia non notizia può salvare un ragazzo dal suicidio allora lo dico: sono gay”.  Così noi Lions abbiamo subito aderito all’iniziativa, siamo un team compatto, unito e solidale e non avremmo alcun problema ad avere tra noi o a confrontarci con un atleta omosessuale di un’altra squadra; anzi, lottiamo contro questa chiusura mentale verso il diverso che ancora alberga nel nostro Paese. L’omofobia è un problema grave, anche se molti non vogliono riconoscerlo. E può spingere i più deboli a gesti estremi. Noi diciamo no”.
I neretti sono miei.

lottiamo contro questa chiusura mentale verso il diverso. Proprio una bella parola gayfriendly.

Anche Carlo Gabardini, in un post su Facebook nel suo racconto su com'è nato il video  usa parole non proprio omofile
Pietro [Bailo] mi chiese se secondo me era una buona idea che i Lions Bergamo facessero un video contro l’omofobia. (...)  una sera gli dissi: “mi farebbe ridere che una squadra di football americano dicesse ‘fra di noi c’è un gay, ma (se provate a toccarlo) il culo ve lo facciamo tutti’, perché siamo una squadra, perché non ce ne frega niente delle inclinazioni sessuali dei nostri compagni, perché il football è anche filosofia di vita e un modo di stare assieme e spalleggiarsi.” (...)
La mattina dopo mi sentii in colpa per la proposta, perché pensai: “se c’è un ragazzo gay all’interno della squadra, con questo slogan lo stiamo indirettamente obbligando a fare coming-out, tecnicamente questo sarebbe una sorta di outing, ovvero una delazione”. Quindi chiamai Pietro per parlargli delle mie perplessità e mentre cercavo di spiegarmi mi venne in mente l’unica via d’uscita possibile: “Il gay vengo a farlo io”. Liberi tutti.
Quello omosessuale non è un orientamento ma una inclinazione sessuale (solo sesso niente sentimenti), e il gay lo deve fare un personaggio noto (meglio se gay così non ci si chiede se quell'attore lo è o non lo è. Già si sa che lo è). Perchè i giocatori del Lions saranno anche gay solidali ma mica al punto di prendersi sulle spalle il sospetto di essere degli scopatori di culi maschili.  

La cosa sorprendente  del video e dell'endorsment fatto da Le cose cambiano che, va ricordato, un'associazione in sostegno e contro le discriminazioni per le persone lgbt, sta nelle parole usate nel video che negli articoli vengo presentate in un modo ma che nel video compaiono in un altro.

Gabardini scrive infatti “mi farebbe ridere che una squadra di football americano dicesse ‘fra di noi c’è un gay, ma (se provate a toccarlo) il culo ve lo facciamo tutti’.

Qui il messaggio, per quanto  maschilista, è chiaro.

Tra di noi c'è un gay ma se lo toccate il culo ve lo facciamo tutti
.

Cioè il culo non ve lo fa solo lui perchè è gay e si sa che i gay fanno il culo.

La prima battuta anche in amicizia, quando un gay entra in una stanza è arriva il gay attenti al culo, vagli a spiegare che ad alcuni gay non interessa il lato b ma il lato a.

Non sto divagando. Questa idea
penetrativa dell'omosessualità è maschilista e omonegativa perchè riduce l'affettività omoerotica a una pratica sessuale che non è di esclusivo appannaggio maschile, visto che il culo ce l'hanno anche le donne e che la stimolazione anale può piacere a tutti gli uomini non solo a quelli gay.


Però anche in questo orizzonte maschilista e fallocentrico (c'è un cazzo che deve penetrare e se uno è gay l'unico buco penetrabile è quello di un culo maschile)
il messaggio Tra di noi c'è un gay ma se lo toccate il culo ve lo facciamo tutti

è un messaggio di maschilista gaia solidalità.



Peccato che il messaggio contenuto nel video contro l'omofobia sia questo:





Dunque, tra di noi c'è un gay ma il culo ve lo facciamo tutti.

Il senso del messaggio cambia.



Qui non si sta difendendo il gay che, se lo toccate, il culo ve lo facciamo tutti.

Qui si sta dicendo che anche se uno di noi è gay il culo ve lo facciamo tutti lo stesso.

Cioè vinciamo la partita lo stesso e la vinciamo tutti anche se uno di noi è gay.

Sarà gay ma è lo stesso capace di vincere. E comunque il culo ve lo fanno anche tutti gli altri.

Insomma il discorso non è se toccate il gay.
Il discorso è vinciamo anche con un gay.

D'altronde tutto il video gioca con una idea machista di sport.



L'olio da massaggio, gli abiti attillati e le borchie non sono da gay e nemmeno da etero.


Le immagini di corpi maschili erotizzate, schiene massaggiate da più mani, chiappe al vento in fila marcianti sono il segno di una esaltazione del corpo maschile oggi vista sempre e comunque in chiave gay ma che  è stata scippata al sano cameratismo di una volta quando i gay non c'erano e dunque si poteva esaltare il corpo maschile non per criptocheccaggine (come oggi pensano i maliziosi e certi froci) ma per esaltazione della maschia virilità che trova solo nel corpo maschile un compagno di dialogo  suo pari.
Una esaltazione  che non sfocia nel sesso né nell'affettività che per quello ci son le femmine ma sulla quale è costruito il potere del maschio il cameratismo solidale che vede come unico pari di un maschio un altro maschio.



Lo spiega bene Elena Fogarolo in un suo bellissimo saggio Un nuovo sesso per tutti ma non col bisturi, pubblicato nel libro colettaneo Sesso nomade : transessualità, androginia e oscillazioni dell'identità sessuale / a cura della rivista Foreste sommerse. - Roma : Datanews, 1992. - quando nota



Pensiamo, invece, in quanti modi un uomo può esprimere il proprio amore per il sesso maschile: tramite lo sport, la medicina ecc. (p. 149)
Un amore non omosessuale ma un amore per il proprio genere una solidarietà di genere che è la quintessenza del maschilismo patriarcale.

Anzi è in quest'ottica maschilista che l'omonegatività trova la sua ragione più profonda. Un uomo che ama un altro uomo concretamente e non simbolicamente , che desidera metter su famiglia con un altro uomo che rende concreto quell'amore solidale che è solo simbolico viene visto come il più gran sovvertitore del maschilismo.

In quest'ottica l'idea libertina e promiscua del sesso tra maschi non monogamo è ancora figlio del patriarcato. Se te li scopi tutti non ami quel maschio a discapito di quell'altro ma ami l'idea di maschilità, ami tutti i maschi proprio come vuole il cameratismo pre e post fascista.

Un tributo al maschile, al coepo maschile, che pur non essendo sessuale né sentimentale dà ai maschi la possibilità di solidarizzare tra loro per affinità elettiva del genere par excellence.

Quello che allora sta dicendo questo video, l'operazione culturale, antropologica che sta facendo è che in questo cameratismo possono essere annoverati anche i gay perchè (purchè?) il culto del fisico maschile non si basa sull'omoerotismo bensì su un culto del maschio maschilista e fallocentrico sul quale anche Mussolini quello che in italia i gay non ci sono ha creato la retorica ginnica del maschio italiano del ventennio.


Più che uno spot contro l'omofobia mi sembra uno spot per dare dignità a uno sport rapidamente archiviato da chi non ha cultura sportiva come violento e machista,  come ricorda Giovanni Marino nel suo articolo citato su Repubblica, nel quale chiosa dicendo
Un esempio (...) di come, in una disciplina la solidarietà tra compagni di squadra e avversari sia un valore assoluto.
Un valore assoluto dove la difesa del gay è un concetto astratto e non concreto.


Nella parte finale del video, quando si dice uno di noi è gay ecco che il gay si toglie il casco rendendosi subito evidente e diverso dagli altri.

Toltosi il casco si capisce subito che il giocatore non è della squadra ma è un attore gay, che fa il giocatore gay (le parole sono le sue).



Solo dopo, ripristinata la verità cioè che nella squadra di gay non ce ne sono, anche gli altri giocatori ci mettono la faccia e si tolgono il casco.

La spiegazione data da Gabardelli su facebook "se c’è un ragazzo gay all’interno della squadra, con questo slogan lo stiamo indirettamente obbligando a fare coming-out, tecnicamente questo sarebbe una sorta di outing, ovvero una delazione” ne nasconde un'altra, squisitamente omofoba.

Siccome nessun giocatore della squadra è gay lo allora non lo si può dire.

L'omosessualità non la si millanta.

O lo si è o non lo si è.

Pensate un po' se si fosse insinuato che uno della squadra è gay.

Tutti a chiedersi chi fosse, tutti a giocare a scopri che è il frocio.

Invece se ci metti l'attore gay che fa il gay ognuno resta al suo posto e il video contro l'omofobia è salvo.

Anche se a dire che il video è contro l'omofobia ci pensa più un cartello che le immagini.

Le immagini ricostruiscono una verginità non gay a tutti i giocatori machissimi del football, sport virile anche se nel caso ci fosse uno scopatore di culi nella squadra. Ma tranquilli è solo una ipotesi, lo scopatore di culi non c'è. E' un attore, che fa il gay (e lo è)

Perchè quella squadra è così forte che il culo ve lo rompiamo tutti. Metaforicamente.

Se io tocco il culo del mio compagno di gioco, non lo faccio perchè lo amo, ma perchè la mia potenza virile nasce dal confronto con la potenza virile degli altri maschi confronto di potenza dove la mia  e la tua potenza virile insieme costruiscono quel campo d'energia virile che ci rende potenti tutti.

Ora di questa energia virile può goderne anche il frocio.

Basta che il culo rotto resti quello metaforico

Lo sa bene il videomaker che fa l'antropologo

Non ci arrivano tutti quelli che credono che questo video sia contro l'omofobia anche se così non è.

martedì 4 marzo 2014

Siamo sempre e solo madri e padri.

Questa foto gira sulla rete e sta diventando virale. 

Una madre, intelligente e che sa il fatto suo, si sottrae alla logica pavida e idiota di qualche cretina o cretino che non ha trovato niente di meglio che usare le parole genitore 1 e genitore 2





per giustificare il fatto che alcuni bambini e alcune bambine possono avere due mamme o due papà e in nome del rispetto ti tute e tutti invece di dare a ognuna e ognuno la possibilità di esprimersi come meglio crede lasciando bianco lo spazio per le firme nei moduli scolastici,  oppure mettendo la doppia possibilità (mamma e papà poi ognuno e ognuna barra la casella che lo e la interessa...) ha scelto una via  lessicalmente infelice  quel genitore al maschile preteso neutro (che come genere in italiano non esiste) e politicamente suicida e si è di fatto cancellata la distinzione tra padre e madre dando adito alle accuse sul gender fatte al movimento lgbt da ogni dove.

Come dar loro torto ?

Di fatto genitore  cancella l'assortimento mamma papà, papà papà, mamma mamma, nascondendo la bellezza e la gioia della differenza, nascondendo il fatto che siamo tutti maschie femmine e dunque siamo tutti padri e madri biologici o meno, e anche le persone trasngeder quando fanno un figlio o una figlia li fanno da madri e da padri e non c'è una terza possibilità perchè solo le donne partoriscono.

Un termine generico che discrimina tutte tranne i maschi e che, nella ancora più infelice variante coi numeri, fa ripiombare la famiglia alla gerarchia patriarcale mussoliniana del 1942.


Tutte le persone che hanno caldeggiato questa scelta infelice e idiota e che all'epoca delle mie perplessità espresse in diversi post mi hanno detto che solo io vedevo un problema (mi si arrivò addirittura a dire che mamma e papà discriminava le persone trans...) oggi non solo devono tacere ma dovrebbero anche dimettersi se hanno un posto di responsabilità (posso fare nomi e cognomi).

Questo autogol è un suicidio politico che dovrebbe spazzare via chi lo ha ideato, sostenuto, proposto e difeso.
Un suicidio politico di cui i responsabili  e le responsabili devono dare donde non solo alla comunità lgbt ma a tutto il popolo italiano uomini e donne che sono e resteranno smepre mamme e papà e non genitore 1 e genitore 2.

Nei giorni prossimi farò nomi e cognomi e citerò le argomentazioni capziose e assurde di chi cattolicamente, cioè ipocritamente, non ha il fegato di chiamare le cose per nome e cerca una soluzione talmente infelice e assurda che rischia di spazzare via anni e anni di progressi nelle rivendicazioni dei diritti umani e donnani in chiave lgbt.

Per loro ho solo un commento.






domenica 2 marzo 2014

La banalità del male di Luigi Amicone - Pupi Avati - Giuliano Ferrara - Lodovico Festa - Giorgio Israel e Costanza Miriano.
Quando l'integralismo cattolico si rivela più totalitario del nazismo arrivando persino a snaturare il pensiero di Anna Harendt .

Sul sito del settimanale Tempi, vicino al Vaticano e a CL, è stato pubblicato un manifesto a firma di Luigi Amicone, direttore dell'ebdomadario, Pupi Avati, Giuliano Ferrara, Lodovico Festa (giornalista del Giornale e del Foglio), Giorgio Israel (professore ordinario presso il Dipartimento di Matematica dell'Università di Roma La Sapienza) e Costanza Miriano (giornalista cattolica) nel quale in nome di un miracolo che salva il mondo comune contro le nuove schiavitù contro un'Europa avara di vita e ideali si inneggia alla crescita demografica (per una comunità umana che guardi e prepari il proprio futuro, i numeri della natalità sono decisivi) citando Hannah Arendt, ebrea tedesca rifugiata negli Stati Uniti, che parla dell'infanzia (del bambino sessisticamente solo al maschile) come miracolo che salva il mondo.
Dopo aver constatato il tasso zero anzi in negativo di crescita in Europa il manifesto ne individua le cause nei nuovi diritti.

Quali? A quale “fede” e quale “speranza” alludono questi “diritti”?
La fede e la speranza nella diffusione a livello di massa dell’aborto e dei preservativi come “diritti riproduttivi”. Fede e speranza nel matrimonio e nelle adozioni gay come “diritti umani”. Fede e speranza nella “buona morte” e nell’eugenetica come “diritti individuali”. Fede e speranza nel muto avanzare di generati da A e B, madri e padri surrogati, i cui nomi non si dovranno mai pronunciare, figli di “donatori biologici”, ragazzi che a un certo punto della loro vita scopriranno l’assenza di volto umano nella propria storia. Fede e speranza nella cosiddetta “teoria del gender”, nell’indistinto piuttosto che nell’evidente, nel neutro piuttosto che nel reale, nella negazione della differenza sessuale, degli ascendenti e dei discendenti, del maschio e della femmina, della madre e del padre. Fede e speranza nella grande illusione secondo cui l’uomo è padrone del suo destino.

Quel che mi preoccupa non è tanto lo stravolgimento ideologico delle questioni chiamate in causa (su cui tornerò subito)  ma l'ideologia che ne scaturisce direttamente.

Una ideologia che guarda al passato dell'Italia, quello precedente alle grandi leggi degli anni settanta (divorzio, stato di famiglia, aborto) e che più che a uno stato etico inneggia a un vero e proprio totalitarismo cattolico.

La società che vogliono i firmatari, e la firmataria, unica donna in un consesso di uomini, del manifesto è una società maschilista, nella quale il genere umano e donnano è ancora rappresentato dall'uomo che, da capo famiglia (aah! il vecchio stato di famiglia mussoliniano del 1942...) che parla anche per la moglie e per la prole, qui sussunta sessisticamente dal solo figlio maschio, quel bambino che fa le veci anche della bambina.

Una società dove il sesso è una condanna alla procreazione, non decisa dalle dirette e dai diretti interessati, ma, come vuole la chiesa, ineluttabilmente legato alla volontà divina (la grande illusione è proprio che l'uomo, cioè il genere umano, è padrone del proprio destino dice ilmanifesto), e dove i profilattici non servono a proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili, ma solo a evitare di procreare.

Una società dove non c'è posto per la ricerca scientifica i cui studi sulle staminali vengono trasformati in ricerca eugenetica (perchè trovare il modo di far ricrescere un rene malato è proprio come voler scegliere il colore degli occhi o l'altezza...)

Una società dove dio non decide solo quando nasci ma anche quando muori perchè non sia mai che puoi tirare le cuoia con serenità e meno sofferenza... altrimenti poi la fifa della morte non ti viene e a dio finisci per non pensarci nemmeno in quel momento lì...

Un approccio alla vita (e alla morte) profondamente sadico, il che, da una religione che mangia il corpo e beve il sangue del figlio (maschio) del proprio dio (maschio) non c'è nemmeno tanto da meravigliarsi, ma forse da ribellarsi sì.

E' anche profondamente prepotente per cui leggere che tutto questo viene fatto per i nostri figli e a tutti gli uomini e donne di buona volontà che desiderano un futuro umano, di pace, libertà e prosperità per l’Europa ecco leggere in questo contesto la parola libertà fa tremare proprio i polsi.

A un attacco così frontale ai diritti fondamentali della donna e dell'uomo dobbiamo rispondere solidalmente unite e uniti.

Perchè qui non vengono messi in discussone solo i diritti dei froci e delle lesbiche ma tutti quei diritti che la Repubblica italiana ha via via riconosciuto al suo popolo fatto di uomini e di donne.

Però...
Se è facilmente dimostrabile che l'aborto di Stato, nato anche in un paese fascista e cattolico come l'Italia per evitare quelli clandestini e tutelare la salute delle donne, è un inalienabile diritto di autoemancipazione femminile;
se il diritto a una morte rapida e indolore (o meno dolorosa possibile) è un inalienabile diritto dell'essere umano qualunque sia il sesso o l'età; 
Se l'estensione del matrimonio (non quello gay ma l'unico riconosciuto dallo Stato anche alle coppie dello stesso sesso) tutela le famiglie di fatto che hanno già avuto figli da precedenti unioni;
che se si parla di crescita demografica in negativo non si capisce come mai il desiderio di paternità e maternità vada riconosciuto solo ad alcune unioni e non ad altre (e non lasciatevi distrarre dalla questione omosessuale: la legge 40 in Italia vieta la fecondazione eterologa anche alle coppie etero);
sulla questione gender lì noi uomini e donne contro le discriminazioni di genere e di orientamenti sessuali abbiamo qualche responsabilità in più.

Perchè nello stravolgimento operato dai firmatari e dalla firmatarie nel manifesto, quando si parla di 
muto avanzare di generati da A e B, madri e padri surrogati, i cui nomi non si dovranno mai pronunciare, lì non è che abbiano stravolto poi così tanto perchè qualcuna ha preferito cancellare la distinzione di genere coprendola sotto l'indistinto termine genitore (al maschile poco importa il suo sesso...), come ha fatto Camilla Seibezzi consigliera comunale di Venezia.

Invece di chiedere sempre i diritti per noi froci e noi lesbiche dovremmo forse ricordare che ci battiamo anche contro le discriminazioni di genere che non vuol dire, come fa comodo pensare, che noi maschietti gay non vogliamo essere considerati femminucce ma che combattiamo il maschilismo, che non accettiamo più i luoghi comuni che vogliono, per esempio, le donne meno portate per le materie scientifiche degli uomini, oppure che rifiutiamo il comune sentire che ci fa chiedere quando una donna   ha raggiunto un posto di potere se per conquistarlo non l'ha data oppure che per offendere una donna le dai della troia sei tanto maschilista quanto sei omofobo quando dai del frocio a un uomo. E che queste cose vengano insegnate nelle nostre scuole c'è da essere fieri e fiere non da vergognarsi.

Purtroppo però siccome il maschilismo è tanto di casa tra i culattoni quanto tra gli sciupafemmine noi maschietti siamo così odiosamente misogini che siamo felici quando possiamo di mettere le donne tra parentesi, cancellando anche le differenze lessicali dietro una asimmetria di genere o dietro una ipocrita neutralità che dovrebbe non discriminare e che invece cancella sempre e solo le donne (perchè non genitrice al posto di genitore?).
Il fatto che tra le persone maschiliste ci siano anche delle donne (Miriano ma anche, mutatis mutandis, Seibezzi) la dice lunga sul grado altissimo di penetrazione del maschilismo dal quale non è immune nessuna e nessuno.

Io sono fermamente convito  che lo studio della storia, la costruzione di una memoria contestualizzata, sia l'unico antidoto contro queste semplificazioni ideologiche dalle quali ci lasciamo convincere  per ignavia e per ignoranza.

Così leggo con gioia un post del blog Lez Pop la cultura pop in salsa lebsica che risponde al manifesto citando un altro brano di Anna Harendt per restituire la complessità del pensiero della filosofa che non c’è più per poter dire la sua, in un post dedicato al manifesto con particolare riguardo ai suoi contenuti omofobi.
Il diritto di sposare chiunque si desidera è un diritto umano basilare, rispetto al quale persino il diritto di andare nella stessa scuola, il diritto sedersi dove si preferisce in un autobus, il diritto di andare in qualsiasi albergo o luogo di divertimento, a prescindere dal colore della pelle, sono minori. Persino i diritti politici, come quello di voto, e quasi tutti gli altri diritti enumerati dalla Costituzione, sono secondari rispetto ai diritti inalienabili di ‘vita, libertà e raggiungimento della felicità’ proclamati dalla Dichiarazione di Indipendenza; ed è a queste categorie che appartiene il diritto di sposarsi e fare una famiglia.

Senza memoria storica possiamo credere a tutto.
Anche che la nostra salvezza dipenda da un maschio figlio di dio nato da una donna vergine.

La religione cattolica è sadica, misogina e misoneista, maschilista, omofoba e liberticida, in passato ha imprigionato ucciso e torturato in nome di un dio che non esiste e potrebbe tornare a farlo.

Se non la zittiamo subito, qui, ora e adesso, se non applichiamo anche alla religione cattolica quel che, razzisticamente, diciamo di voler applicare a quella musulmana, l'uomo e la donna continueranno a fare una vita di merda perchè un gruppo di uomini che dice di non scopare pretende che dio abbia detto loro che dobbiamo vivere tutte e tutti così.

Fermiamola, finché siamo in tempo.

venerdì 21 febbraio 2014

L'orientamento sessuale non è una pratica del sesso. Su una intervista criptoomofoba a Fabio Cioni sul blog il colibrì


Il post-intervista di Pier e Michele sul blog il colibrì pubblicizza l'imminente Fetish Pride Italy che si terrà a Roma dal 26 febbraio al 2 marzo pp.vv.

Organizzatore della manifestazione il Leather Club Roma, una associazione gay, senza scopo di lucro, che promuove la cultura e le attività leather e fetish all'interno della comunità italiana ed Europea come si legge sul sito.

Come si legge nell'intervista
Gli appuntamenti sono davvero tanti, ma sottolineerei in particolare la Mostra fotografica internazionale di fotografia fetish, che raccoglierà dal 23 febbraio al 2 marzo le migliori immagini del concorso WeFetish nella galleria d'arte Mondrian Suite (via dei Piceni 41);
il Roma Fetish Film Festival, con la proiezione, dal 26 febbraio al cinema Kino (via Perugia 34), di moltissimi lungometraggi e corti inediti e di grande valore;
la Roma BDSM Conference, una due-giorni di workshop teorici e pratici su svariati aspetti del feticismo, del sadomasochismo e del bondage.
E poi ci saranno numerosi party organizzati con partner commerciali italiani e stranieri: quello più importante sarà il Full Fetish Roma di sabato 1° marzo al Feel Unusual Club (via dei Conciatori 7).
Fetish in inglese significa una devozione molo forte per qualcosa, a sfondo sessuale o no (io per esempio ho il fetish per star trek...). Una persona che ha il fetish per i piedi si ecciterà sessualmente ma anche eroticamente vendendoli, toccandoli, ma anche semplicemente pensandovi.
Il leather fetish è dunque una devozione per l'abbigliamento in cuoio.


Fabio Cioni, presidente del Leather Club Roma,  nell'intervista spiega come il club è nato per 
proporre a tutti gli appassionati un'occasione importante per fare esperienze e per divertirsi e, dall'altro, aprirsi all'intera comunità gay - ma anche a quella etero! - per mostrare con orgoglio un po' del nostro mondo.
Cioni si lamenta giustamente della

barriera culturale del pregiudizio e del bigottismo creata da una società sessuofobica come la nostra, dove tutto ciò che riguarda la sessualità è tenuto nascosto o è confinato nell'ambito riduttivo del "pruriginoso".
Il punto, spiega Cioni,
non è tanto quello di guadagnarsi simpatie, quanto il rispetto. E crediamo che il rispetto non si possa conquistare senza mostrarsi apertamente. Se noi per primi ci nascondiamo, non ci mostriamo agli altri con le nostre luci e ombre, come possiamo pensare che gli altri ci capiscano, ci ascoltino e ci rispettino? Ovviamente ci sono molte persone a cui le nostre pratiche non piacciono o magari fanno proprio "schifo", ma noi non vogliamo fare proseliti, né chiediamo che tutti abbiano la nostra stessa sessualità. Però chiediamo, anzi: pretendiamo, il rispetto nella diversità.
 Quali sono queste pratiche? Ad alcune ne fanno cenno i due intervistatori in una domanda:

Il feticismo delle modificazioni corporee, o "disgustose", come il pissing (l'uso erotico dell'urina).
Io sono un amante e un praticante del pissing e non lo considero disgustoso, con virgolette o senza. Quello che mi eccita del pissing non è la sua componente disgustosa, per cui trovo fuori luogo questa domanda, un po' giudicante. Anche per le pratiche fetish più spinte come lo scat (l'uso erotico delle feci per usare la stessa terminologia degli intervistatori), per quanto personalmente non mi interessi, non la trovo disgustosa, così come non credo che chi la pratichi lo faccia perchè eccitato dal disgusto.

Disgusto ha qui una valenza morale, giudicante, non serve a spiegare la dinamica per cui una pratica può essere sessualmente eccitante (come chi trova fetish soffocare, o vomitare, durante una fellatio estrema dove il disagio se non il disgusto fa parte del piacere).

Insomma Cioni ha ragione da vendere quando dice che viviamo in una società sessuofobica se anche i due intervistatori, in piena buona fede, si lasciano scappare una considerazione giudicante (in negativo) sul pissing...


Nel post però, sia nella parte introduttiva che nell'intervista , ci sono alcune inesattezze terminologiche e alcuni vizi ideologici che meritano di essere analizzati.

Quando si lamenta, giustamente, che le pratiche fetish sono percepite nella società in maniera negativa, Cioni dice che
premesso che la comunità gay è comunque più aperta su queste tematiche di quella etero, è assurdo che proprio i gay che chiedono agli etero di rispettare la loro diversa sessualità, poi si comportano nei confronti delle altre diverse sessualità esattamente come gli etero!

Il feticismo non è il corrispettivo italiano della parola Fetish.

Il feticismo indica una parafilia cioè uno spostamento della meta sessuale dalla persona viva (c'è anche la necrofilia...) nella sua interezza ad un suo sostituto che può essere una parte del corpo stesso, o una qualità, una condizione, o un indumento, o qualsiasi altro oggetto inanimato.

Il feticismo non è patologico finché non diventa esclusivo (e beninteso finché non costringe nessuno o ingaggia rapporti sessuali con l'infanzia, anche la pedofilia è una parafilia) .

Non c'è nulla di male se uso la pipì nell'interazione sessuale con una, uno o più partner, per eccitarmi sessualmente fino raggiungere l'orgasmo.
Il problema nasce nell'esclusività: se riesco ad eccitarmi e\o a raggiungere l'orgasmo cioè solo ed esclusivamente se pratico il pissing..  

Chi pratica il fetish, qualunque esso sia, non può dunque essere definito con interezza da quella o quelle pratiche feticiste che segue.
A me che piace il pissing l'etichetta di feticista della pipì mi sta stretta perchè a letto mi piacciono tante altre pratiche e il pissing non lo faccio sempre e con tutti.

Quindi non esiste una sessualità fetish come pretende Cioni, esistono solamente delle pratiche feticiste, ol, al limite, un comportamento sessuale fetish.

Riconoscere al feticismo lo statuto di sessualità fa compiere a Cioni un  errore concettuale.

Cioni riduce infatti l'omosessualità alla sola sfera sessuale.

L'omosessualità però non è una pratica sessuale ma un orientamento sessuale che investe la persona ben al di là dell'attrazione erotica e sessuale, ben al di là della stessa sessualità, coinvolgendo con altrettanta significatività la sfera emotiva e quella affettiva.

Quella omosessuale dunque non è una diversità solamente sessuale ma semmai anche, se non soprattutto,  affettiva ed emotiva.

Mentre il feticismo è, tra l'altro, trans-orientamento sessuale visto che il pissing è tanto praticato dagli uomini quanto dalle donne, tanto dalle persone etero quanto da quelle omosessuali.

Capisco il ragionamento di Cioni: le persone omosessuali in quanto persone discriminate dovrebbero essere più sensibili nei confronti delle discriminazione in base alle pratiche sessuali.

Cioni dimentica però che l'omosessualità non dà di per sé alcuna garanzia di sensibilità, le persone omosessuali non costituiscono una comunità omogenea per comportamenti e visione del mondo e hanno in comune solo la uguale discriminazione in base all'orientamento sessuale (proprio come l'eterosessualità non accomuna le persone in nessun altro aspetto, altrimenti Hitler e Gandhi dovrebbero essere uguali perché entrambi etero).

Allora è in quanto gay  e non in quanto feticista che Cioni si permette di giudicare negativamente alcune delle rivendicazioni del movimento e della comunità lgbt quando dice che
mi sembra che negli ultimi vent'anni sia la comunità sia il movimento gay abbiano intrapreso, più o meno consapevolmente, un cammino di "normalizzazione" e di "standardizzazione" basato sui modelli eterosessuali. Credo che questa scelta non solo non porterà grandi risultati, ma soprattutto ci ha fatto perdere gran parte della nostra forza innovatrice e della nostra ricchezza, che risiede nella nostra diversità che invece a volte si cerca di nascondere. Il Fetish Pride Italy vorrebbe, anche per questo, essere un momento di orgoglio in cui le diversità si mostrano e diventano ricchezza, arte, divertimento, cultura.
Al di là di una questione lessicale  (quella di usare la parola diversità invece di differenza che in italiano al contrario della prima non ha connotazioni negative)  che può sembrare rilevante solo a me e senza volere appiattire ogni relazione amorosa e sessuale al modello eteronormato sono profondamente convinto che l'amore di una persona per un'altra persona non cambi in base all'orientamento sessuale quanto, semmai, in base ai ruoli di genere che ci vengono imposti dalla e nella società.

Con tutto il rispetto per il feticismo, in quanto uomo e in quanto gay mi sento offeso se vengo sminuito nella mia presunta diversità solo ed esclusivamente in base a determinate pratiche sessuali.

Nell'essere passati da una posizione di consumo sessuale poligamico nel quale si rifiutava la vita di coppia pretendendo di capovolgere nella promiscuità l'idea monogama di famiglia etero (come se i mariti etero non cornificassero mai le mogli, mentre le mogli non potevano fare altrettanto senza essere tacciate come puttane) dove in realtà piuttosto che un modello altro si proponeva una reazione di negazione del modello etero che, in valore assoluto, restava lo stesso l'unico modello di riferimento (mi sembra che tutti gli esperimenti di coppia aperta etero ed omo siano miseramente falliti) a una posizione di rifondazione della famiglia che non è più quella eterosessita degli anni 70 mi sembra che la comunità gay lesbica e bisex (che sono state le prime persone ad aprire la strada) abbia raggiunto una stabilità sociale e di attecchimento nel tessuto della società che si radica molto più del consumismo sessuale (spazzato via dall'aids).

In questa lettura critica della richiesta di estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso confondiamo artatamente l'autoemancipazione della donna la cui riappropriazione sessuale passava anche attraverso la scoperta e l'uso del proprio corpo come meglio credeva senza l'autorizzazione del maschio di turno (padre fratello marito o figlio) con il diritto alla promiscuità tra maschi che non è mai mancato al maschio etero vista la sua promiscuità con le donne...

Mi sembra anzi che la promiscuità gaia sia ancora tutta entro il portato del patriarcato (mi perdoni Mario Mieli...) e che una vera rivoluzione la si può fare anche colonizzando la famiglia portandola a essere quello che nessuno oggi le riconosce ancora di poter essere (basta pensare alle posizioni fondamentaliste del cattolicesimo nostrano e statunitense che riconoscono come famiglia esclusivamente quella composta dai genitori biologici ancora intatta, cioè mai divorziati).

D'altronde il cappello introduttivo all'intervista non mi sembra si smarchi contro il capitale o l'uso dei corpi come merce, anzi:
Questa [la sessualità], in un'ottica individualista, diventa un prodotto di cui dobbiamo usufruire il più possibile, ma solo in una dimensione privata e seguendo gli standard inevitabilmente borghesi del mercato, mentre potrebbe diventare una specie di bene comune, oggetto di un confronto pubblico sereno, fantasioso e costruttivo per tutti.
Ecco l'idea che la sessualità sia un prodotto  - poco importa se vissuta in termini individualistici come criticano i due autori (termini che tanto individualistici non sono visto che per agire buona parte della sessualità bisogna essere almeno in due...)   o nella visione collettivizzata dove la sessualità appare come bene comune - mi sembra molto più vicina alle posizioni della destra che a quelle tradizionalmente marxiste.

Anzi  mi chiedo come il pissisng (una pratica che adoro), per esempio, possa diventare un bene di confronto pubblico.
Vorrei proprio che mi venisse spiegato.
Magari è così e non ci arrivo io.

Chi sa spiegarlo, per favore, mie evinca.

L'intervista non lo spiega proprio.

Insomma mi sembra che le richieste di questo gruppo di uomini leather fetish cerchi non di far conquistare alle persone chissà quale bene comune in più ma voglia solo legittimare una nuova  nicchia di mercato quella che in Olanda e in Germania è molto prospera, tra locali ad hoc, pratiche sessuali bareback (anche se va riconosciuto che il Leather Club di Cioni  raccomanda di usare sempre il profilattico) e il consumo di Popper (no, non Karl...) pratiche e droghe sulle quali non ho nulla da ridire pur non facendone uso o consumo ma che non mi paiono momenti pubblici di confronto quanto legittimi comportamenti della sfera intima. 

Confondiamo ancora le persone con i consumatori (e poco le consumatrici...) il che è sempre un male anche quando il consumo di nuove pratiche legittima comportamenti ritenuti immorali ma per favore lasciamo le critiche politiche (o sociologiche) sula comunità a chi fa attivismo (lgbt e non fetish) e lasciamo agli appassionati del fetish di praticare quel che meglio credono in sincera e totale libertà.

Perchè non è certo lasciandomi pisciare addosso o fistandoti che esprimo primariamente il mio amore per te.

E nella società alla fine quel che conta sono i legami relazionali che riusciamo a instaurare con le altre persone non il modo col quale ci facciao sesso.