All'agenzia Einaudi dove vado una volta al mese per pagare il mio conto e, inevitabilmente, a prendere qualche nuovo libro, si incontrano sempre delle clienti interessanti.
Più raramente clienti di sesso maschile.
Nonostante la mia gaiezza è nota la mia idiosincrasia per i miei co-genere.
La cliente di stavolta sta già parlando con l'agente libraria, che conosco dal 1990, quando io arrivo, per cui non mi inserisco nella loro conversazione e poi ci sono i libri da vedere e stavolta ho un piccolo elenco (due volumi recensiti sulla copia di manifesto che ho in mano) da chercher.
La loro discussione va avanti da ormai mezzora quando l'agente libraria mi coinvolge nella conversazione chiedendomi cosa ne penso. Di cosa state parlando? chiedo.
Ci stavamo chiedendo com'è possibile che sia avvenuto lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento mi riassume la nostra ospite in sintesi mi dice.
Io commento, secco beh non solo gli ebrei...
Certo certo, fa la cliente. Però gli zingari e gli omosessuali erano di meno...
Dovrei forse capire da questa sua osservazione che la donna è ebrea. E' che io non ragiono per categorie, per quanto questa pretesa possa sembrarvi presuntuosa è così.
Chissà, se appartenessi a una categoria di persone discriminate e uccise nel numero di sei milioni, forse anche io sentirei l'esigenza mi venisse riconosciuto il primato della vittima.
Ma io sono omosessuale non ebreo e mi viene spontaneo di ricordarle tutte le altre categorie di persone uccise accanto e assieme alle persone ebree.
La cliente mi risponde con una sottile resistenza cercando di distinguere e mettere tra parentesi quello che le faccio notare e che ha una incontrovertibile evidenza
almeno gli omosessuali potevano nascondersi gli ebrei maschi bastava spogliarsi ed era evidente la lor appartenenza senza rendersi conto dell'orrore che doversi nascondere vuol dire vivere la propria affettività in maniera clandestina non il sesso che, normalmente, si fa in privato ed è dunque sempre nascosto.
Almeno gli omosessuali li prendevano solo da adulti gli ebrei anche i bambini Come se gli zingari no...
Per tacere di tutti i bambini e le bambine handicappati e handicappate uccisi prima ancora dei campi di sterminio...
Almeno gli omosessuali potevano scappare e dunque quelli finiti ammazzati nei campi di concentramento sono stati fessi...
Insomma dovrei rendermi conto della difficoltà della cliente che vuole le venga riconosciuto il primato da vittima e che mi racconta di come la sua famiglia e quella di suo marito siano state deportate nella fascistissima Italia...
Invece le rispondo piuttosto maleducatamente finché, rendendomi conto della sua appartenenza, desisto e ascolto affascinato, lo sono davvero, i suoi racconti.
Poi le chiedo scusa per la mia aggressività e le spiego che proprio perchè la memoria storica è importante cerco smepre di preservarla nella sua interezza ricordando tutte le vittime dei campi di sterminio poco importa se siano stati uno o un miliardo.
Simpatizziamo subito anche perchè io non sono certo antisemita e per la cultura ebraica ho una rispettosa curiosità.
Poi, colto da un guizzo di orgoglio gay, uso una argomentazione retorica che di solito mi dà fastidio, sia per l'argomentazione retorica di per sé, sia per quel particolare esempio che trovo pretestuoso.
Però stavolta, dopo tante sue assurde specifiche, decido di usarla e le ricordo che, a differenza di altre categorie discriminate come gli ebrei o i neri (parlo sessisticamente al maschile) che quando tornano a casa trovano almeno lì il confronto e la comprensione della discriminazione subita fuori le persone omosessuali a casa trovano spesso lo stesso ludibrio che le vessa all'esterno.
E qui lei mi fa un racconto tenerissimo che vorrebbe dimostrare quanto mi appoggia e mi sostiene.
Lo scorso fine settimana mio figlio più piccolo, che ha 14 anni, è tornato a casa tardi con un amico di scuola. Avevano preso il taxi per rientrare perchè non c'erano più autobus, non so.
I mie altri figli dormivano fuori casa quel week-end così c'erano a disposizione un sacco di letti. Invece loro hanno scelto di dormire insieme. Così l'indomani mattina, quando mio marito li ha visti dormire nello stesso letto è venuto da me preoccupato e mi ha chiesto "ma non è che nostro figlio è..." e io gli ho risposto "anche se fosse va accettato per quello che è".
Io balbetto la timida domanda ma perchè due amici non possono avere il piacere di dormire insieme? E le mie due interlocutrici, un po' deluse che io non apprezzi la concessione che mi hanno appena fatto, mi fanno notare che l'esempio doveva rassicurarmi su quel che avevo detto prima sulla famiglia che discrimina. In famiglia vanno accettati mi dicono rassicuranti.
E poi la cliente mi chiede, per la prima volta dubbiosa sull'orientamento sessuale del figlio, perchè, non so, a quattordici anni lo si sa già?
Io vorrei risponderle brutta deficiente perchè tu a quattordici anni non sapevi già che ti piacevano i ragazzi?
Ma l'ho già troppo trattata male prima e poi ora che lo so non riesco a trattar male la figlia di una famiglia di ebrei deportati...
Però il suo racconto, la sua reazione, le sue domande, sono il migliore esempio di come l'omofobia sia radicata anche nelle migliori intenzioni.
Due ragazzi quattordicenni che dormono insieme saranno sempre in odore di froceria.
E l'omosessualità non sarà mai una opzione di default come l'eterosessualità. Così nessuno si scopre etero perchè tutti e tutte lo siamo.
Ci si scopre non etero, come il ragazzo anche lui di quattordici anni che ha scritto al Piccolo definendosi come uno al quale non piacciono le ragazze mica un ragazzo al quale piacciono i ragazzi! perchè l'omosessualità ìè l'eccezione dell'eterosessualità che rimane l'unica ratio definente. Non conforme. Un accidente. Un errore. Da tutelare. Da difendere. Magari anche da facilitare. Ma sempre un errore. D'altronde nessuno è davvero felice di essere paralitico no?
Perchè dovrei essere felice di essere nato così? Come il ragazzo diciassettenne che ha scritto a Repubblica non tutti hanno la fortuna di nascere eterosessuali...
E pensare che pure Gaber si chiedeva il perchè dell'orgoglio gay...
Finché l'omosessualità non sarà una opzione di default invece di qualcosa da notare e da distinguere, finché due ragazzi che vanno in giro mano nella mano verranno visti sempre e solo esclusivamente come omosessuali non ci affrancheremo mai dalla norma monocratica che vede la diversità anche in un tenero gesto di affetto tra amici o che pretende un primato sulla sofferenza per il numero schiacciantemente superiore di vittime avocando per sé una ferocia maggiore da parte di chi ha ucciso 10 milioni di persone perchè tutte considerate fuori standard.
L'oomonegatività è talmente scritta nella ferocia del patriarcato da non risparmiare nemmeno le sue stesse vittime.
E io adesso so per certo che morirò senza che questa profonda intima omonegatività sia ancora davvero sconfitta.
Un pensiero di doloroso affetto per tutte, davvero tutte le vittime della ferocia nazifascista e di tutti i regimi anche democratici che trovano sempre nuove diversità da usare come capro espiatorio di tutti loro mali.
sabato 8 giugno 2013
giovedì 6 giugno 2013
Vorrei ma non posso. Martedì 11 al Mario Mieli
GayNet, in collaborazione con l’associazione torinese “Quore” organizza un dibattito sulla situazione del matrimonio egualitario in Italia. Un'analisi su come il matrimonio omosessuale viene percepito e trattato dalla politica, dalla società e dal mondo dei media: con l’aiuto dei nostri speaker dialogheremo di come viene affrontato il "same sex marriage" e delle differenze con il resto d’Europa. Il programma prevede la proiezione del film “Vorrei ma non posso – It’s wedding time” , documentario sulla discussa campagna per il matrimonio egualitario, un viaggio lungo un anno che passa attraverso i matrimoni simbolici italiani e le interviste a numerose personalità tra cui Don Andrea Gallo. (fonte faccialibro)
Gli speaker (mo so' diventati altoparlanti...) sono tutti uomini
Ospiti:
Simone Alliva (giornalista e attivista)
Senio Bonini (giornalista di Rainews24)
Enzo Facente (regista di vorrei ma non posso)
Andrea Maccarrone (Presidente del Circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” )
Valerio Mezzolani (Segretario Nazionale di GayNet)
Daniele Viotti (Portavoce di "Vorrei Ma Non Posso")
Mi sa che questi hanno confuso il same sex con only men...
Martedì sera andrò e poi riferirò...
Intanto, su faccia libro, gli organizzatori dell'evento mi hanno risposto così:
mercoledì 5 giugno 2013
UN comunicato azzeccato: il mario mieli semplice e preciso contro il fascistissimo sindaco uscente di Roma.
Durante un'intervista a Repubblica.tv il sindaco di Roma Gianni Alemanno si è concesso le sue solite stantie dichiarazioni sul tema delle unioni civili riferendosi a Roma come Capitale del Cristianesimo e affermando che l'unione fra due persone dello stesso sesso sarebbe un grave atto contro la Costituzione.Dopo cinque anni in Campidoglio, Alemanno non si è ancora accorto di essere stato eletto sindaco della Capitale di uno Stato laico e che siamo nel terzo millennio e non più nel Medioevo o sotto lo Stato Pontificio. Negli ultimi anni numerose sentenze della Corte Costituzionale e di Cassazione hanno ribadito la più totale costituzionalità del matrimonio egualitario e il diritto anche delle coppie omosessuali a veder riconosciuto lo status di famiglia, invitando il Parlamento a riempire l'ormai grave vuoto legislativo in materia.Le dichiarazioni di Alemanno sono doppiamente gravi perché continuano ad alimentare quei pregiudizi omofobici che poi armano gruppi violenti e bulli che a parole tutti condannano.La nostra risposta arriverà forte dalle urne perché Roma ha davvero bisogno di liberarsi e di essere liberata per guardare con speranza a un futuro di diritti e di libertà.In piazza Sabato 15 Giugno al grido di "Roma Città Aperta" saremo assieme a tutte e tutti coloro che vogliono una Roma laica e accogliente.Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
sabato 1 giugno 2013
Su una rivendicazione pretestuosa di Porpora Marcasciano nell'articolo di Ilaria Lonigro dal titolo Le grandi escluse dalla Convenzione di Istanbul.
So che questo mio post si attirerà le ire di molte donne trans, persone cioè che sono nate e cresciute come uomini biologici, in una società a loro immagine e somiglianza, e che poi, per i motivi i più diversi e i più rispettabili, hanno deciso di transitare, da maggiorenni, in età adulta, parzialmente o totalmente, verso l'altro sesso.
Queste donne trans sono donne a tutti gli effetti e come tali vanno considerate e rispettate.
Non capisco però chi pretende una ulteriore distinzione, come fa Porpora Marcasciano che avoca per le donne trans (gli uomini trans, cioè le ex donne che hanno transitato verso il genere maschile, contano anche qui come il due di picche) un primato di discriminazione, addirittura maggiore di quella delle donne biologiche, come leggo su West Wefare Società Territorio in un articolo a firma di Ilaria Lonigro dal titolo Le grandi escluse dalla Convenzione di Istanbul dove, secondo Lonigro, Marcasciano afferma
sono queste le persone che subiscono più discriminazioni di genere, a partire dall’impossibilità di trovare un lavoro.Persone che Marcasciano non vuole né donne né uomini se dice
Il genere è considerato maschile o femminile, non si prevede altro. La definizione del genere in Italia è rimasta ferma a quella che è sempre stata.Chiedo a Marcasciano come si considera lei, uomo transitato a donna, se donna, se donna trans o donno o uoma.
Perchè i generi sono e rimangono due, altrimenti le persone trans non transiterebbero verso l'altro sesso, ma pretenderebbero di costituire un terzo sesso, né maschile né femminile, ma trans.
Quindi o le donne trans sono donne e dunque vengono discriminate in quanto donne come tutte le altre donne oppure le donne trans non sono donne e non vengono dunque discriminate in quanto donne ma in quanto trans.
In entrambi i casi non si capisce perchè, secondo Marcasciano, le donne trans sia discriminate di più delle donne biologiche.
La discriminazione delle donne trans non mi sembra riguardi il genere di arrivo. Una donna trans cioè non viene discriminata in quanto donna, viene discriminata perchè piuttosto che essere annoverata al genere di arrivo viene respinta al genere di partenza.
E' l'ex uomo che ha transitato verso il genere femminile a essere discriminato.
Non si tratta allora di discriminazione di genere la cui definizione tanto vituperata nell'articolo da Ilaria Lonigro fa riferimento anche agli stereotipi di genere.
Una donna meccanico può essere percepita meno donna di una donna parrucchiera sia essa trans o meno.
Quella delle persone trans non è una discriminazione di genere ma una discriminazione sul cambiamento di genere.
Un cambiamento non culturale, non cioè riguardante le mansioni o le qualità che culturalmente una società ascrive a uno dei due sessi (fino agli anni 70 del novecento si discuteva se fare pilotare aeroplani alle donne perchè ritenute inaffidabili per via del ciclo mestruale...) ma biofisico: un uomo biologico (una donna biologica) modifica aspetto e fisiologia del corpo per somigliare a una donna (a un uomo).
Una discriminazione di che non ha nulla a che vedere con la discriminazione di genere femminile cui le donne, poco importa se biologiche o trans, subiscono atavicamente da quando il genere umano e donnano ha lasciato tracce di sé.
Per ogni donna trans che avoca per sé una discriminazione più grande rispetto quella delle (altre) donne non posso evitare di pensare che chi parla così è un ex uomo che in questo modo vuole scalzare comunque le donne biologiche pretendendo di essere più discriminate in quanto donne quando, come donna trans, può solo avvicinarsi al genere femminile per una vocazione spirituale ma non certo per un vissuto natale che è e rimane maschile almeno fino al momento dell'inizio della transizione.
Anche se transitata a donna una donna trans è nata e cresciuta come uomo e come tale ha imparato a pensare e non ha mai vissuto la "normalità" della discriminazione in quanto donna, che pur se non devia dagli stereotipi di genere viene comunque percepita come proprietà maschile.
Le donne trans, come gli uomini trans, vanno tutelate (tutelati) nel loro diritto all'autodeterminazione ma che un ex uomo pretenda di essere discriminato di più in quanto donna di una donna biologica beh questa bestialità misogina e maschilista non me la bevo proprio.
E adesso massacratemi pure!
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venerdì 31 maggio 2013
La Stampa di Torino insiste nel suo linguaggio omofobo: Bruno e e Vincent i primi due uomi di Francia sposati diventano i primi due omosessuali.
Sono belli, fanno tenerezza, si sono sposati.
Sono Vincent Autin, 40 anni e Bruno Boileau di 30.
Due uomini che si amano e per questo motivo si sposano.
Semplice, no?
Invece ecco come titola La Stampa di Torino.
Nell'articolo Vincent e Bruno vengono presentati come due gay e non come due uomini deducendo l'orientamento sessuale (non determinato) dal fatto che si sono sposati.
Questo modo di pensare è approssimativo e discriminatorio.
Discriminatorio perchè si fa diventare una persona il suo orientamento sessuale.
Approssimativo perchè lo si fa con considerazioni insufficienti.
Bruno e Vincent non hanno necessariamente un orientamento sessuale gay perchè si sono sposati.
Uno dei due o entrambi possono avere un orientamento sessuale bisex. O, pur se sposando un altro uomo, possono identificarsi con l'orientamento sessuale etero secondo una distinzione psicologica che parla di orientamento e comportamento.
Questo perchè l'orientamento sessuale non fa una persona, identifica solo un gruppo politico privilegiato (gli e le etero) o discriminato (le persone omosessuali e bisessuali). Così come io e Oliari di Gaylib pur avendo entrambi lo stesso orientamento sessuale non abbiamo nulla in comune Hitler e Gandhi pur essendo entrambi etero non sono di certo per questo uguali.
Se è vero che il fine ultimo è arrivare al diritto all'indifferenza come ha ricordato l'Ilga portoghese, dobbiamo smetterla di specificare, quando non serve, l'orientamento sessuale di chicchessia.
Il fatto che Vincent e Bruno si siano sposati fa di loro due omosessuali?
No, ne fa due coniugi.
Ne fa due uomini sposati.
Così come il matrimonio di un uomo e una donna non ne fa due etero ma marito e moglie.
Siamo e rimaniamo uomini e donne sia quando sposiamo un uomo sia quando sposiamo una donna e non c'è differenza.
Scrivere come fa l'anonima autrice (autore?) Vincent e Bruno sono i primi due omosessuali di Francia sposati svilisce due persone restringendo il portato del loro matrimonio al mero presunto orientamento sessuale.
Scrivere che Vincent e Bruno sono i primi due uomini di Francia sposati, senza specificare l'orientamento sensuale non solo perchè non possiamo determinarlo dal loro matrimonio MA PERCHE' E' INDIFFERENTE SAPERLO (a che serve se già sappiamo che sono due uomini?) sottolinea tutto il portato del loro gesto CHE SI AMANO e che lo hanno detto pubblicamente costituendosi in FAMIGLIA con la quale contribuiranno alla crescita della società e del Paese Francia.
Non si tratta di politicamente corretto.
Non si tratta di usare un termine piuttosto che un altro.
Si tratta di pensare bene o pensare male.
Si tratta di accogliere Vincent e Bruno per quello che sono una coppia sposata con la stessa legge con cui si sposano un uomo e una donna e non farne una coppia di omosessuali.
Io vedendo Vincet e Bruno vedo due uomini che si amano.
Chi vi vede due omosessuali che si amano distingue e discrimina percependo e facendo percepire lo stesso, l'uguale come qualcosa di diverso.
L'amore è amore. Il matrimonio è lo stesso. Specificare l'orientamento sessuale non ha più senso.
Questa vocazione tassonomica gioca un brutto scherzo ai compositori de La stampa e, nel sommario, Vincent e Bruno diventano la prima coppia etero!

Un lapsus che non potrebbe esprimere meglio l'inutilità e la vocazione discriminatoria di questa inutile specificazione - perchè fatta per distinguere - dell'autore o autrice dell'articolo.
Sono Vincent Autin, 40 anni e Bruno Boileau di 30.
Due uomini che si amano e per questo motivo si sposano.
Semplice, no?
Invece ecco come titola La Stampa di Torino.
Nell'articolo Vincent e Bruno vengono presentati come due gay e non come due uomini deducendo l'orientamento sessuale (non determinato) dal fatto che si sono sposati.
Questo modo di pensare è approssimativo e discriminatorio.
Discriminatorio perchè si fa diventare una persona il suo orientamento sessuale.
Approssimativo perchè lo si fa con considerazioni insufficienti.
Bruno e Vincent non hanno necessariamente un orientamento sessuale gay perchè si sono sposati.
Uno dei due o entrambi possono avere un orientamento sessuale bisex. O, pur se sposando un altro uomo, possono identificarsi con l'orientamento sessuale etero secondo una distinzione psicologica che parla di orientamento e comportamento.
Questo perchè l'orientamento sessuale non fa una persona, identifica solo un gruppo politico privilegiato (gli e le etero) o discriminato (le persone omosessuali e bisessuali). Così come io e Oliari di Gaylib pur avendo entrambi lo stesso orientamento sessuale non abbiamo nulla in comune Hitler e Gandhi pur essendo entrambi etero non sono di certo per questo uguali.
Se è vero che il fine ultimo è arrivare al diritto all'indifferenza come ha ricordato l'Ilga portoghese, dobbiamo smetterla di specificare, quando non serve, l'orientamento sessuale di chicchessia.
Il fatto che Vincent e Bruno si siano sposati fa di loro due omosessuali?
No, ne fa due coniugi.
Ne fa due uomini sposati.
Così come il matrimonio di un uomo e una donna non ne fa due etero ma marito e moglie.
Siamo e rimaniamo uomini e donne sia quando sposiamo un uomo sia quando sposiamo una donna e non c'è differenza.
Scrivere come fa l'anonima autrice (autore?) Vincent e Bruno sono i primi due omosessuali di Francia sposati svilisce due persone restringendo il portato del loro matrimonio al mero presunto orientamento sessuale.
Scrivere che Vincent e Bruno sono i primi due uomini di Francia sposati, senza specificare l'orientamento sensuale non solo perchè non possiamo determinarlo dal loro matrimonio MA PERCHE' E' INDIFFERENTE SAPERLO (a che serve se già sappiamo che sono due uomini?) sottolinea tutto il portato del loro gesto CHE SI AMANO e che lo hanno detto pubblicamente costituendosi in FAMIGLIA con la quale contribuiranno alla crescita della società e del Paese Francia.
Non si tratta di politicamente corretto.
Non si tratta di usare un termine piuttosto che un altro.
Si tratta di pensare bene o pensare male.
Si tratta di accogliere Vincent e Bruno per quello che sono una coppia sposata con la stessa legge con cui si sposano un uomo e una donna e non farne una coppia di omosessuali.
Io vedendo Vincet e Bruno vedo due uomini che si amano.
Chi vi vede due omosessuali che si amano distingue e discrimina percependo e facendo percepire lo stesso, l'uguale come qualcosa di diverso.
L'amore è amore. Il matrimonio è lo stesso. Specificare l'orientamento sessuale non ha più senso.
Questa vocazione tassonomica gioca un brutto scherzo ai compositori de La stampa e, nel sommario, Vincent e Bruno diventano la prima coppia etero!
Un lapsus che non potrebbe esprimere meglio l'inutilità e la vocazione discriminatoria di questa inutile specificazione - perchè fatta per distinguere - dell'autore o autrice dell'articolo.
giovedì 30 maggio 2013
Lettera aperta ad Antonio Misantone preside dell'Istituto tecnico nautico Colonna, dove un ragazzo sedicenne ha tentato il suicidio gettandosi da una finestra del terzo piano perchè stanco di essere vittima di bullismo omofobico dentro e fuori la scuola.
Signor Antonio Misantone,
leggo sui giornali le sue dichiarazioni di meraviglia circa il tentato suicidio di uno studente del suo Istituto, parole con le quali, se correttamente riportate dalla stampa, non si sa mai..., si dichiara sconvolto perchè non si sa che gli passa per la testa a questi ragazzi.
Non so lei in che mondo viva ma dubito fortemente che non le sia mai capitato di sentire una considerazione negativa (e sto usando un eufemismo) contro l'omosessualità, usata come insulto da molti e molte studenti e dunque, plausibilmente, anche dai suoi e dalle sue.
A frocio de mmerda viene detto per offendere, manifestando una avversione per le persone omosessuali che, una volta individuate o anche solo presunte tali, vengono investite da un ludibrio feroce e costante che passa dinanzi il silenzio della scuola e sicuramente di quello suo. Un ludibrio che mina l'autostima di ogni adolescente, specialmente di chi non ha possibilità di essere rappresentato da dei modelli positivi di comportamento nei quali potersi riconoscere e presentarsi al mondo, nella società e dunque anche a scuola come lei dovrebbe ben sapere se invece di essere un amministratore fosse un educatore.
Non si tratta di fragilità precedente del ragazzo come lei vigliaccamente insinua.
Se le dicessero di continuo che la sua affettività e la sua sessualità sono sbagliate, sono malate, sono immorali e vengono usate come viatico di offese e insulti, lei come si sentirebbe? Non diventerebbe anche lei fragile per la continua pressione esterna?
Non posso credere perciò che anche fosse il primo anno che lei lavora in una scuola, non sappia immaginarsi cosa passa nella testa di un adolescente che viene discriminato non solo nella sua scuola ma in tutta la società per il suo orientamento sessuale.
Spero per lei che le sue parole farisee siano state dettate dal tentativo di difendere il suo Istituto da un danno di immagine che lei in quanto preside manager è obbligato a paventare.
Mi auguro davvero che nella sua coscienza sappia provare più solidarietà per il ragazzo vittima di bullismo omofobico il cui gesto che è una richiesta estrema di aiuto lei vorrebbe mettere tra le parentesi di una imprevedibile ragazzata.
Se così non fosse, se lei davvero pensa che quel gesto rimane incomprensibile e imprevedibile allora, da cittadino italiano, da contribuente che le paga in parte lo stipendio, io chiedo fermamente le sue dimissioni perchè umanamente e professionalmente lei non è qualificato per lavorare in una scuola che ha bisogno di ben altra umanità nelle sue figure professionali, figuriamoci in quella di un preside.
Le sue parole costituiscono una vergogna per la carica che ricopre e disonorano una intera categoria di persone che meglio di lei sanno aiutare e difendere i ragazzi e le ragazze discriminate da una crudeltà intollerante e bovina che lei col suo cinismo ipocrita contribuisce a diffondere.
Si vergoni.
E cambi mestiere.
Alessandro Paesano.
leggo sui giornali le sue dichiarazioni di meraviglia circa il tentato suicidio di uno studente del suo Istituto, parole con le quali, se correttamente riportate dalla stampa, non si sa mai..., si dichiara sconvolto perchè non si sa che gli passa per la testa a questi ragazzi.
Non so lei in che mondo viva ma dubito fortemente che non le sia mai capitato di sentire una considerazione negativa (e sto usando un eufemismo) contro l'omosessualità, usata come insulto da molti e molte studenti e dunque, plausibilmente, anche dai suoi e dalle sue.
A frocio de mmerda viene detto per offendere, manifestando una avversione per le persone omosessuali che, una volta individuate o anche solo presunte tali, vengono investite da un ludibrio feroce e costante che passa dinanzi il silenzio della scuola e sicuramente di quello suo. Un ludibrio che mina l'autostima di ogni adolescente, specialmente di chi non ha possibilità di essere rappresentato da dei modelli positivi di comportamento nei quali potersi riconoscere e presentarsi al mondo, nella società e dunque anche a scuola come lei dovrebbe ben sapere se invece di essere un amministratore fosse un educatore.
Non si tratta di fragilità precedente del ragazzo come lei vigliaccamente insinua.
Se le dicessero di continuo che la sua affettività e la sua sessualità sono sbagliate, sono malate, sono immorali e vengono usate come viatico di offese e insulti, lei come si sentirebbe? Non diventerebbe anche lei fragile per la continua pressione esterna?
Non posso credere perciò che anche fosse il primo anno che lei lavora in una scuola, non sappia immaginarsi cosa passa nella testa di un adolescente che viene discriminato non solo nella sua scuola ma in tutta la società per il suo orientamento sessuale.
Spero per lei che le sue parole farisee siano state dettate dal tentativo di difendere il suo Istituto da un danno di immagine che lei in quanto preside manager è obbligato a paventare.
Mi auguro davvero che nella sua coscienza sappia provare più solidarietà per il ragazzo vittima di bullismo omofobico il cui gesto che è una richiesta estrema di aiuto lei vorrebbe mettere tra le parentesi di una imprevedibile ragazzata.
Se così non fosse, se lei davvero pensa che quel gesto rimane incomprensibile e imprevedibile allora, da cittadino italiano, da contribuente che le paga in parte lo stipendio, io chiedo fermamente le sue dimissioni perchè umanamente e professionalmente lei non è qualificato per lavorare in una scuola che ha bisogno di ben altra umanità nelle sue figure professionali, figuriamoci in quella di un preside.
Le sue parole costituiscono una vergogna per la carica che ricopre e disonorano una intera categoria di persone che meglio di lei sanno aiutare e difendere i ragazzi e le ragazze discriminate da una crudeltà intollerante e bovina che lei col suo cinismo ipocrita contribuisce a diffondere.
Si vergoni.
E cambi mestiere.
Alessandro Paesano.
Contro l'omofobia c'è ancora tantissimo da fare. Sul disgustoso articolo di Grazia Longo su La Stampa di Torino
Leggo un delirante articolo della stampa che riporta con gravissime parole di discriminazione del tentato suicidio di un ragazzo minorenne di Roma preso di mira dal padre e dai compagni e compagne di scuola perchè gay.
Come dire Non sono bastati, non potevano bastare, la comprensione e l’amore della madre per vivere serenamente la propria cecità, tetraplegia... Insomma l'omosessualità è qualcosa di invalidante di per sé non per le pressioni sociali esterne.
E per questo viene bollato come frocio.
Bollare cioè contrassegnare con marchio d’infamia, additare al disprezzo, alla disapprovazione (fonte Treccani) .
Quindi essere considerati froci (non esserlo ma essere detti tali) è un marchio di infamia?
Possibile che Grazia Longo autrice (sic!) dell'articolo (sic!) non si renda conto della profonda, disgustosa omofobia delle parole che usa, delle considerazioni che fa?
Qualcuno spieghi a Longo che essere froci è la cosa più bella del mondo e che sono le discriminazioni degli altri, le sue comprese, a portare all'infelicità e al disagio non già la propria condizione di omosessualità.
Ah se aveva ragione Mao!!!
Non sono bastati, non potevano bastare, la comprensione e l’amore della madre per vivere serenamente la propria omosessualità.L'omosessualità va vissuta serenamente perchè oggettivamente è un problema.
Come dire Non sono bastati, non potevano bastare, la comprensione e l’amore della madre per vivere serenamente la propria cecità, tetraplegia... Insomma l'omosessualità è qualcosa di invalidante di per sé non per le pressioni sociali esterne.
Il padre, separato, non si è limitato agli insulti e alle botte: per convincerlo a «guarire» lo ha obbligato, invano, a momenti di intimità con la sua attuale fidanzata.Se questo fosse vero il padre sarebbe già in galera, no?
Dunque il ragazzo è considerato frocio non perchè gli piacciono i ragazzi come lui ma per i modi gentili ed effeminati.
Molti compagni di scuola lo hanno deriso e bollato come «frocio» per i suoi modi gentili ed effeminati.
E per questo viene bollato come frocio.
Bollare cioè contrassegnare con marchio d’infamia, additare al disprezzo, alla disapprovazione (fonte Treccani) .
Quindi essere considerati froci (non esserlo ma essere detti tali) è un marchio di infamia?
Possibile che Grazia Longo autrice (sic!) dell'articolo (sic!) non si renda conto della profonda, disgustosa omofobia delle parole che usa, delle considerazioni che fa?
Qualcuno spieghi a Longo che essere froci è la cosa più bella del mondo e che sono le discriminazioni degli altri, le sue comprese, a portare all'infelicità e al disagio non già la propria condizione di omosessualità.
Ah se aveva ragione Mao!!!
Le unioni gay di Galan: la pochezza del movimento l'inesistenza dell'informazione italiana.
Così l'Huffington Post riporta le parole di Galan, senatore Pdl che in settimana presenterà in parlamento una proposta di legge sulle unioni omoaffettive.
“Non si chiamano matrimoni come in Francia, ma è solo un fatto semantico. Sono previste forti analogie al matrimonio per quanto riguarda diritti e doveri, perché i gay devono essere cittadini come tutti”.
In un solo periodo Galan riesce a proporre una semplificazione della questione del matrimonio esteso anche alle coppie dello stesso sesso sbagliata e discriminatoria in linea con l'informazione italiana il movimento lgbt e anche i singoli e le singole blogger.
In Francia non è stato istituito un nuovo istituto giuridico è stato esteso quello già esistente anche alle coppie dello stesso sesso.
Quindi non si deve parlare più di matrimonio gay come continua a fare tutta la stampa (anche manifesto parla di matrimonio tra omosessuali che sarebbe come dire matrimonio tra extracomunitari, tra ebrei, tra neri, etc.) ma di matrimonio e basta.
Lo stesso matrimonio.
Siccome però una etichetta con su scritto mio è proprio nell'animo umano (e donnano) una volta capito che si tratta dello stesso matrimonio blogger e movimento hanno scelto il sempre inutile ma meno dannoso aggettivo egualitario.
Matrimonio egualitario, meno scorretto di matrimonio gay ma sempre scorretto.
L'unica forma corretta è matrimonio tra persone dello stesso sesso (e non importa l'orientamento sessuale delle medesime...).
Comunque.
Se le unioni che propone Galan hanno forti analogie col matrimonio vuol dire che non matrimonio non sono infatti sono una partnership dedicata, cioè esclusivamente concessa alle coppie dello stesso sesso (laddove non si richiede di specificare l'orientamento sessuale).
Dunque una sorta di unione civile per froci e lesbiche dalla quale le coppie etero (=di sesso diverso) sono escluse.
Qualche frocia misogina e querula dirà: beh ci discriminano tanto a noi una volta tanto anche un po' per loro. Bell'andazzo! Come se una discriminazione ne risarcisse un'altra...
Continua Galan: I gay devono essere cittadini come tutti.
I gay. Non le lesbiche, non le persone bisessuali.
E' strano come, mentre si ribadisce che siamo tutti cittadini e cittadine allo stesso modo, si pensa a istituire un istituto giuridico ad hoc "per noi".
Se io sono cittadino come Santanchè perchè lei ha il matrimonio e io un'altra legge?
Il punto è che non esistono diritti gay ma solo diritti negati ai gay (e lesbiche e bisex e transgender e queer e intersex) etichette che, qualunque significato abbiano, hanno serie conseguenze non perchè le persone sono diverse in base a loro ma perchè in base loro vengono discriminate.
Io non sono gay perchè sono diverso. Vengo considerato diverso perchè sono gay.
Se è vero che dobbiamo arrivare al diritto all'indifferenza e dunque a non dover specificare chi amo e con chi mi sposo devo poter accedere alle leggi e comportarmi in pubblico come fan tutti e tutte: dunque matrimonio (l'unico esistente) e pubbliche effusioni, nello stesso grado e cono lo stesso limite di decenza delle effusioni tra persone di sesso diverso.
Questa semplificazione menzognera di Galan andrebbe fatta notare, almeno tra le righe, e invece tutti, tutte e ognuno, ognuna, si adeguano a una liena di pensiero discriminatoria e terzosessista.
Così l'Huffington fa una domanda a Galan che contiene una mistificazione e una semplificazione fatte passare in silenzio.
Galan, la sua proposta si chiama “Gay and lesbian partnership”, ovvero “unioni omoaffettive”. Non era meglio chiamarla matrimonio?Da dove salta fuori la traduzione italiana di unioni omoaffettive da Gay and lesbian partnership è un mistero.
Partnership gay e lesbica è la traduzione più letterale possibile (perchè parntership non lo si traduce con unione...).
Il punto è un altro.
La partnership è un istituto giuridico diverso dal matrimonio che esiste in Inghilterra e in Germania (dove lo hanno usato Paola Concia e
Quindi è sbagliato, mendace e proditorio che il giornalista dell'Huffington chieda se non era meglio chiamarlo matrimonio.
Partnership e matrimonio sono due cose diverse.
Che si abbia almeno il coraggio delle proprie opinioni e si dica apertamente che si crede che piuttosto che non ottenere mai l'estensione del matrimonio è meglio creare un istituto ad hoc.
Lo voleva Cathy La Torre e chissà se lo vuole ancora.
Uno può essere d'accordo o meno ma almeno che non ci si inganni facendone solo una questione di nomi.
Non è una questione di forma ma di sostanza!
Galan, al quale fa comodo la domanda ricevuta, perchè ratifica come uguali i due istituti diversi invece di rispondere onestamente non lo possiamo chiamare matrimonio perchè è un'altra cosa, risponde una mezza verità.
Non è un fatto di nomi. I nomi sono diversi, ma la sostanza è simile.Simile, non uguale...
Come può vedere ci sono analoghi diritti e doveri del matrimonio previsto dal nostro codice civile. È, di fatto, la stessa cosa: abbiamo evitato di impiccarci all’aspetto più mediatico e di andare al dunque, prevedendo delle procedure semplificate. In questa fase è importante il principio. Mi ha fatto piacere, ad esempio, che una come Paola Concia, che non ha un approccio ideologico condivida la mia iniziativa.Infatti Paola si è accontentata della Partnership quando si è sposata in Germania con la sua compagna (perchè Trautmann non è giuridicamente sua moglie).
Va beh, direte, che t'aspetti dal gruppo L'Espresso, quello di Repubblica, quello dei giornalisti che non sanno nemmeno scrivere in Italiano?
Il movimento? Le associazioni? I e le blogger? Che dicono?
Darling Michele se la prende con l'aggettivo omoaffettivo perchè teme che in una unione omoaffettiva non ci si possa più inculare o succhiare il cazzo (leggete, leggete lui è solo un po' più allusivo di me...) ma dello scippo del matrimonio sostituito da una partnership non se ne accorge proprio.
Elfobruno che recentemente ha scritto
parli di matrimoni “omosessuali”, errore comune dal quale nessuno scappa – anch’io usavo la locuzione “matrimonio gay” – complici anche i media, a cominciare da quello che ha ospitato la tua lettera, e la loro sciatteria linguistica e culturale.ancora non si è pronunciato su Galan.
Il matrimonio, qualora dovesse aprirsi anche a gay e lesbiche in Italia, non muterebbe “natura” in relazione a chi vi dovesse accedere per coronare il suo progetto di vita. Sarebbe sempre e solo matrimonio. La differenza starebbe nel fatto che mentre adesso è riservato solo a una parte della popolazione – maggioritaria, ma non totale – qualora divenisse “per tutti e per tutte” sarebbe un diritto globale e quindi totalmente egualitario. Per questo si preferisce chiamarlo “matrimonio egualitario” in quei paesi dove è già stato approvato.
Roberto Russo su QueerBlog non si accorge che si tratta di un istituto giuridico diverso e si chiede
perché si continui a dire che tutti siamo uguali e poi, però, si presentano disegni di legge che parlano di “unioni omoaffettive” e non di “matrimonio”.come fosse una questione di nome e non di sostanza.
Che queste unioni affettive non abbiano nulla a che vedere nella sostanza e anche nel principio lo capisce Oliari, gay di destra che su Gay Lib scrive
Le Unioni omoaffettive, una risposta alternativa e rispettosa dei nostri valori per il programma di un centrodestra moderno ed europeo.Accordo tra due persone dello stesso sesso per regolare i rapporti personali e patrimoniali della loro vita in comune. Ecco come il ddl definisce le unioni omoaffettive.
Ben diversamente alla definizione di matrimonio dello Zingarelli (fonte ecnciclopedia Treccani
accordo fra un uomo e una donna stipulato alla presenza di un ufficiale dello stato civile o di un ministro di culto, con cui i soggetti contraenti si impegnano a instaurare e mantenere fra essi una comunanza di vita e di interessi" (i neretti sono miei)Comunanza di vita e interessi ecco quello che rende diverso il matrimonio dalle unioni regolano i rapporti personali e patrimoniali ma non dichiarano davanti al mondo davanti alla società coniugale che fanno famiglia.
Flavio Romani di Arcigay pur riconoscendo che la partnership non è il matrimonio continua a usare una terminologia confusa dicendo
A parte la grammatica (allargamento alle e non per) o il matrimonio è per le copie dello stesso sesso (qualunque ne sia l'orientamento sessuale) oppure si tratta di far accedere al matrimonio le persone omosessuali (e solo quelle, eh!) ma dati gli svarioni che il suo ufficio stampa gli scrive da quando si è insediato già un miracolo che non abbia parlato di matrimoni gay...
La proposta, al di là del brutto nome, non raggiunge evidentemente quel minimo comun denominatore di diritti e doveri che chiediamo, e che sta nella banalissimo accesso agli omosessuali al matrimonio civile. Solo l'allargamento al matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso garantisce la piena parità. (fonte cinemagay)
Queste unioni omoaffettive sono discriminatorie, perchè previste solo per le coppie dello stesso sesso, perchè non consentono le adozioni e non sono il matrimonio.
sabato 25 maggio 2013
Il lessico sessista, revisionista, discriminatorio e ambiguo della piattaforma rivendicativa del Roma pride 2013.
Quel che esce dalla porta rientra dalla finestra, è proprio il caso di dire.
Se nel documento politico il Roma pride 2013 si definisce antisessista applicando una lingua non sessista (con qualche svista grossolana come "i figli" solo al maschile al posto de la prole o di i figli e le figlie) la piattaforma rivendicativa inanella una serie disgustosa di cliché sessisti, ammannendo falsi storici (la persecuzione di persone trans nei lager nazisti...) e pretendendo forme inedite di discriminazione.
1 il sessismo
Tanti, troppe e tutte facilmente evitabili gli orrori sessisti della piattaforma da criticare sempre ma vieppiù visto che la rivendicazione anti-sessista (non semplicemente non sessista ma proprio contro il sessismo) è contenuta nel documento politico... Eppure la piattaforma si distingue per un sessismo rivoltante e involontariamente ridicolo non basta professarsi antisessiti bisogna anche essere capaci ad esserlo.
Così le realtà associative firmatarie del documento diventano promotori al maschile
Eppure ci sono due associazioni (sostantivo femminile) una lista (idem) una rete (altro sostantivo femminile) una unione (la UAAR) anch'esso sostantivo femminile) per tacere delle famiglie arcobaleno e di Controviolenza donne...
Si poteva scrivere promotrici e promotori del Roma Pride 2013 oppure, per chi ha in antipatia le ripetizioni si poteva cercare una perifrasi realtà associative, oppure giustificare il maschile apponendo il sostantivo comitato...
Così com'è quel promotori è la quintessenza del sessismo. E' evidente che nessuno (e nessuna) ha letto Alma Sabatini...
Fatto sta che durante tutto il documento è un profluvio di rigurgiti sessisti e maschilisti.
Diritti di singoli (pessimo anche l'italiano, molto meglio diritti dei singoli): solo i singoli le singole no.
Per inciso è curioso notare come anche nella scelleratezza di chi scopando a destra e manca pretende che lo stato lo tuteli e la tuteli (non si sa in quali forme, una sovvenzione sui profilattici ?), nel momento in cui afferma goffamente e maldestramente una rivendicazione non familista (giusta e sacrosanta ma da spiegare diversamente e in maniera più articolata) si ricollega subito a una forma di relazione e dove c'è relazione c'è famiglia.
Sarebbe stato meglio allora rivendicare i diritti delle singole persone sganciando questi diritti dall'obbligo alla partecipazione, alla costruzione di una famiglia, una rivendicazione forse prematura visto che si sta ancora lottando per far riconoscere che anche le unioni (non solo coppie dunque) omosessuali (=tra persone dello stesso sesso) costituiscano una famiglia...
Per inciso, ancora.
Questa rivendicazione cretina (così come è posta) è sicuramente frutto della componente sinistra (purtroppo poco di sinistra) universitaria e non (ci sono anche le compagne e i compagni del Valle occupato un covo di integralismo antiborghese, fatto in un teatro del settecento!!!) che ragionano per clichè fermi a 40 anni fa...
Nel documento politico si critica il familismo. Come si può chiedere l'estensione del matrimoni ed essere contemporaneamente contro la famiglia?

ed ecco il massimo del maschilismo sessista. Le nostre famiglie e i nostri figli (le figlie no...) con buona pace delle famiglie e dei figli e le figlie delle altre persone...
Alla faccia dell'uguaglianza e degli stessi diritti!
Tra l'altro il problema della responsabilità sul minore (la minore no, le figlie questi promotori proprio non le vogliono...) del genitore (genitrice no eh?) si presenta anche per le coppie di sesso diverso...
Il massimo di esclusione, al maschile in barba alle coppie etero (=di sesso diverso).
Da vomitare.
Solo gli alunni (termine desueto che significa scolaro non studente, fermandosi cioè alla scuola dell'obbligo), molto meglio studenti che ha significato maschile e femminile (come suggerisce Alma Sabatini): gli e le studenti mentre alunni al femminile fa alunne...
I professionisti, le professioniste si attaccano...
I genitori sono solo maschi (esiste genitrici...) però stavolta le figlie sono recuperate in zona cesarini... dei loro figli e figlie, della prole no eh?
Insomma va bene professarsi antisessisti però di un corso di uso non sessista della lingua italiana questi ...promotori ne avrebbero proprio bisogno!
2 Il revisionismo
Sacrosanta rivendicazione per la legge 211\2000 ma nei campi di concentramento nazisti c'erano traveste e non trans. Anche perchè la parola stessa Trans verrà coniata solamente nel 1947...
Capisco includere gli esclusi e le escluse ma il revisionismo è da galera qualunque ne sia lo scopo politico.
3 Discriminazione
Indicativi di genere specifici per le persone intersessuali e transessuali.
Quindi sui documenti ci saranno 5 sessi?
maschile
femminile
maschile trans
femminile trans
intersex
Hammurabi impera!
Vi ricordate Jeffrey (Usa, 1995) di Christopher Ashley quel delizioso film off Hollywood che prendeva in giro la voglia di distinguersi fino all'inverosimile del movimento lgbtqi americano? Ecco finalmente ce lo abbiamo anche noi!!!
Questa volontà di separare, dividere (e imperare evidentemente) gioca dei bruttissimi scherzi
Ecco lì! 30 anni di lotte per spiegare che quello dell'orientamento sessuale non è una questione di sessualità ma di affettività spazzati via da un uso criminale delle parole. E questi sciagurati promotori hanno anche la faccia tosta di accusare gli altri di machismo quando loro stessi sono i primi a esserlo!
In realtà me la prendo troppo perchè questi signori dimostrano di non sapere nemmeno scrivere. Guardate come rivendicano la depenalizzazione dell'omosessualità:
è prevista anche per i reati di omosessualità: cioè dando per scontato che sia giusto così, cioè che l'omosessualità sia e debba essere un reato. Invece di scrivere è prevista anche per l'omosessualità perchè considerata un reato.
Infine tra le tanti rivendicazioni questi promotori non sono nemmeno capaci di chiedere una distribuzione a basso prezzo dei profilattici nei posti pubblici e elle scuole... anzi non fanno proprio menzione del condom... Chiedono solo soldi per sé non per la comunità.
Anche per il pride bisognerà andarci turandosi il naso. Ma io non so mica se...
Se nel documento politico il Roma pride 2013 si definisce antisessista applicando una lingua non sessista (con qualche svista grossolana come "i figli" solo al maschile al posto de la prole o di i figli e le figlie) la piattaforma rivendicativa inanella una serie disgustosa di cliché sessisti, ammannendo falsi storici (la persecuzione di persone trans nei lager nazisti...) e pretendendo forme inedite di discriminazione.
1 il sessismo
Tanti, troppe e tutte facilmente evitabili gli orrori sessisti della piattaforma da criticare sempre ma vieppiù visto che la rivendicazione anti-sessista (non semplicemente non sessista ma proprio contro il sessismo) è contenuta nel documento politico... Eppure la piattaforma si distingue per un sessismo rivoltante e involontariamente ridicolo non basta professarsi antisessiti bisogna anche essere capaci ad esserlo.
Così le realtà associative firmatarie del documento diventano promotori al maschile
Eppure ci sono due associazioni (sostantivo femminile) una lista (idem) una rete (altro sostantivo femminile) una unione (la UAAR) anch'esso sostantivo femminile) per tacere delle famiglie arcobaleno e di Controviolenza donne...
Si poteva scrivere promotrici e promotori del Roma Pride 2013 oppure, per chi ha in antipatia le ripetizioni si poteva cercare una perifrasi realtà associative, oppure giustificare il maschile apponendo il sostantivo comitato...
Così com'è quel promotori è la quintessenza del sessismo. E' evidente che nessuno (e nessuna) ha letto Alma Sabatini...
Fatto sta che durante tutto il documento è un profluvio di rigurgiti sessisti e maschilisti.
Diritti di singoli (pessimo anche l'italiano, molto meglio diritti dei singoli): solo i singoli le singole no.
Per inciso è curioso notare come anche nella scelleratezza di chi scopando a destra e manca pretende che lo stato lo tuteli e la tuteli (non si sa in quali forme, una sovvenzione sui profilattici ?), nel momento in cui afferma goffamente e maldestramente una rivendicazione non familista (giusta e sacrosanta ma da spiegare diversamente e in maniera più articolata) si ricollega subito a una forma di relazione e dove c'è relazione c'è famiglia.
Sarebbe stato meglio allora rivendicare i diritti delle singole persone sganciando questi diritti dall'obbligo alla partecipazione, alla costruzione di una famiglia, una rivendicazione forse prematura visto che si sta ancora lottando per far riconoscere che anche le unioni (non solo coppie dunque) omosessuali (=tra persone dello stesso sesso) costituiscano una famiglia...
Per inciso, ancora.
Questa rivendicazione cretina (così come è posta) è sicuramente frutto della componente sinistra (purtroppo poco di sinistra) universitaria e non (ci sono anche le compagne e i compagni del Valle occupato un covo di integralismo antiborghese, fatto in un teatro del settecento!!!) che ragionano per clichè fermi a 40 anni fa...
Nel documento politico si critica il familismo. Come si può chiedere l'estensione del matrimoni ed essere contemporaneamente contro la famiglia?

ed ecco il massimo del maschilismo sessista. Le nostre famiglie e i nostri figli (le figlie no...) con buona pace delle famiglie e dei figli e le figlie delle altre persone...
Alla faccia dell'uguaglianza e degli stessi diritti!
Tra l'altro il problema della responsabilità sul minore (la minore no, le figlie questi promotori proprio non le vogliono...) del genitore (genitrice no eh?) si presenta anche per le coppie di sesso diverso...
Il massimo di esclusione, al maschile in barba alle coppie etero (=di sesso diverso).
Da vomitare.
Solo gli alunni (termine desueto che significa scolaro non studente, fermandosi cioè alla scuola dell'obbligo), molto meglio studenti che ha significato maschile e femminile (come suggerisce Alma Sabatini): gli e le studenti mentre alunni al femminile fa alunne...
I professionisti, le professioniste si attaccano...
I genitori sono solo maschi (esiste genitrici...) però stavolta le figlie sono recuperate in zona cesarini... dei loro figli e figlie, della prole no eh?
Insomma va bene professarsi antisessisti però di un corso di uso non sessista della lingua italiana questi ...promotori ne avrebbero proprio bisogno!
2 Il revisionismo
Sacrosanta rivendicazione per la legge 211\2000 ma nei campi di concentramento nazisti c'erano traveste e non trans. Anche perchè la parola stessa Trans verrà coniata solamente nel 1947...
Capisco includere gli esclusi e le escluse ma il revisionismo è da galera qualunque ne sia lo scopo politico.
3 Discriminazione
Indicativi di genere specifici per le persone intersessuali e transessuali.
Quindi sui documenti ci saranno 5 sessi?
maschile
femminile
maschile trans
femminile trans
intersex
Hammurabi impera!
Vi ricordate Jeffrey (Usa, 1995) di Christopher Ashley quel delizioso film off Hollywood che prendeva in giro la voglia di distinguersi fino all'inverosimile del movimento lgbtqi americano? Ecco finalmente ce lo abbiamo anche noi!!!
Questa volontà di separare, dividere (e imperare evidentemente) gioca dei bruttissimi scherzi
Ecco lì! 30 anni di lotte per spiegare che quello dell'orientamento sessuale non è una questione di sessualità ma di affettività spazzati via da un uso criminale delle parole. E questi sciagurati promotori hanno anche la faccia tosta di accusare gli altri di machismo quando loro stessi sono i primi a esserlo!
In realtà me la prendo troppo perchè questi signori dimostrano di non sapere nemmeno scrivere. Guardate come rivendicano la depenalizzazione dell'omosessualità:
è prevista anche per i reati di omosessualità: cioè dando per scontato che sia giusto così, cioè che l'omosessualità sia e debba essere un reato. Invece di scrivere è prevista anche per l'omosessualità perchè considerata un reato.
Infine tra le tanti rivendicazioni questi promotori non sono nemmeno capaci di chiedere una distribuzione a basso prezzo dei profilattici nei posti pubblici e elle scuole... anzi non fanno proprio menzione del condom... Chiedono solo soldi per sé non per la comunità.
Anche per il pride bisognerà andarci turandosi il naso. Ma io non so mica se...
martedì 7 maggio 2013
La destra, la sinistra, la Storia e l'Italia. Su un articolo di Nino Spirlì pubblicato su il Giornale
Leggo un articolo di Nino Spirlì, che conosco - e apprezzo - come autore e attore teatrale, pubblicato sul Giornale, nel quale il nostro critica la semplificazione che vuole le persone omosessuali (lui usa il maschile sessista per tutte le persone omosessuali, lesbiche comprese) e la tutela dei diritti lgbt - che poi in realtà sono gli stessi diritti degli altri e delle altre negati a certe persone in quanto lgbt... - solamente a sinistra.
La semplificazione è sciocca e Spirlì ha ragione da vendere.
Non solo ci sono gay e lesbiche di destra ma ci sono anche associazioni lgbt di destra.
Così come l'omofobia non è solamente di destra (con Hiter che metteva gli e le omosessuali nei campi di concentramento e Mussolini che li nascondeva al confino) ma anche di sinistra (basta ricordare i campi di rieducazione di Castro...).
Il fatto è che l'omosessualità di per sé non rappresenta certo un modo condiviso di vedere il mondo.
Infatti io e Nino la pensiamo politicamente in maniera diversa eppure siamo entrambi omosessuali.
La cosa che accomuna me e Nino non è dunque l'orientamento sessuale, nella stessa misura in cui l'eterosessualità non accomunava Hitler e Gandhi...
Quel che ci accomuna è la discriminazione che colpisce entrambi in quanto omosessuali.
La discriminazione che arriva dai fronti più svariati, dall'estrema destra e dall'estrema sinistra, dai laici e dalle laiche come dai cattolici e dalle cattoliche, dagli uomini e dalle donne perchè l'omofobia è dappertutto...
Una discriminazione che deve fare i conti anche con le etichette che vogliono i gay e le lesbiche in un certo modo quando magari né io né Nino ci identifichiamo in certi stereotipi, in determinati cliché, in alcune semplificazioni.
Etichette che io e Nino sentiamo entrambi come dei lacci da evitare a tutti i costi.
Così certe parole dell'articolo di Nino potrebbero essere tranquillamente le mie.
Non esiste una (sotto)cultura gay e lesbica, o almeno, non dovrebbe esistere. Non dovrebbero esserci un cinema gay una letteratura lesbica etc etc.
La cultura è una sola.
Se si parla di certi argomenti e li si presenta come tali è per una questione squisitamente politica.
La cultura ebraica, nera, dei cittadini stranieri nasce come risposta politica alla discriminazione che quelle etichette creano e impongono.
Due neri e due ebrei, due nere e due ebree, non saranno più simili di due gay o due lesbiche (due bisex o due trans) ma sono tutte e tutti accomunati dalla stessa discriminazione che li e le fa vedere diversi e diverse in quanto ebrei ed ebree neri e nere gay e lesbiche.
La cultura ebrea, nera e lgbt nasce come risposta alla discriminazione e come tale va riconosciuta finché la discriminazione non viene eliminata.
Una discriminazione che non è mai sui generis ma è sempre scritta nella storia e iscritta in una determinata società in un determinato paese.
Credo che questo sia il punto che distingue non solo me e Nino ma tutta la militanza di destra da quella di sinistra.
La Storia.
Il nostro passato.
Il fatto che in Italia la dittatura è stata fascista e non comunista.
Con questo non voglio minimamente dire che la dittatura non è stata anche di sinistra ma non lo è stata in Italia.
Tant'è che in Italia è la parola fascista ad essere sinonimo di prepotente non la parola comunista.
Fossimo stati in un paese dell'ex blocco sovietico il lessico sarebbe diverso...
Credo che per capire chi siamo e cosa vogliamo non possiamo prescindere dalla Storia.
E la nostra storia è fatta di vent'anni di dittatura fascista.
Di alleanza con la Germania e il Giappone.
Durante la seconda guerra mondiale noi eravamo i cattivi.
Poco conta che quando Hitler ha cominciato a perdere la guerra abbiamo cambiato fronte...
I cinegiornali luce del 42 parlavano contro gli ebrei e i negri d'America del nord...
E io, in tutta coscienza, non posso dirmi di destra perchè storicamente la destra così come è esistita nel mio paese che è l'Italia, è una destra antisemita e razzista e io non sono né l'uno né l'altro e anzi, riconosco dietro l'antisemitismo e il razzismo, la stessa matrice ideologica che discrimina me in quanto omosessuale.
Insomma rifarsi in Italia a una ideologia di destra vuol dire come minimo fare i conti col fascismo e prenderne le distanze.
Non ho problemi ad accettare che possa esistere un pensiero di destra che non sia nazifascista, così come io, pur reputandomi comunista, non mi riconosco in Mao, in Castro o Stalin.
Dirsi di destra in Inghilterra, per esempio, ha come riferimento nella Storia Churchill.
L'attuale primo ministro inglese conservatore è a favore dell'estensione del matrimonio anche per le le persone dello stesso sesso.
Per cui dirsi conservatore in Inghilterra significa qualcosa di sostanzialmente diverso che dirsi tale, oggi, in Italia...
Noi abbiamo avuto Mussolini e il nostro alleato Hitler.
Qualunque persona si dica di destra in Italia non può esimersi dunque dal prendere le distanze dal nazifascismo.
Credo che al di là di tutte le difficili (anche se possibili e chiare se si è intellettualmente onesti) distinzioni tra destra e sinistra la storia sia davvero il mezzo più semplice per dirimere la questione.
Ti professi di destra in Italia?
Devi prendere le distanze pubblicamente dal nazifascismo.
E prendere le distanze non solo nelle parole e nelle intenzioni, ma anche nei fatti.
Perchè devi?
Perchè sull'antifascismo è basata la nostra Repubblica.
E poi per se te lo devo spiegare vuol dire che in fondo in fondo tu che leggi sei fascista e allora non voglio avere niente a che fare con te.
Mentre trovo indebito che se mi professo comunista in Italia mi si imputi di aderire alla dittatura, perchè in Italia il comunismo è sempre stato democratico, trovo storicamente legittimo chiedere a chi si professa di destra in Italia di prendere le distanze dal nazifascismo dati i nostri trascorsi storici nazionali.
Allora invece di professarci di destra o di sinistra che vuol dire tutto e non vuol dire niente (fermo restando l'antifascismo che è scritto nella carta costituzionale e dovrebbe trovarci d'accordo tutti) è sui temi, sulle questioni, sui diritti che ci distinguiamo e che possiamo posizionarci a destra o a sinistra o, se non vogliamo usare queste categorie, posizionarci tra chi vieta e chi no, tra chi vuole separare e distinguere - e dunque discriminare - e chi invece è per l'inclusione che non vuol dire rendere tutti uguali ma riconsocere nella differenza la comune matrice dello stesso diritto.
Basta leggere allora i commenti all'articolo di Nino Spirlì per chiedergliene donde, per domandargli come la pensa lui sugli argomenti che almeno i lettori di quel giornale hanno l'onestà di ammettere apertamente senza nascondersi dietro le parola destra e sinistra, troppo complesse per distinguere davvero la visione del mondo delle persone.
Così, mio caro Nino, cosa ne pensi del lettore del tuo articolo giovanni PERINCIOLO che afferma
Io, e non personalmente, ma pubblicamente (tant'è che sono qui a parlarne in pubblico, su internet) mi trovo molto più d'accordo col commento di cornacchia46 che scrive
Non lo so e non è così rilevante.
Mi sembra però che il primo discrimini e distingua mentre il secondo voglia aggregare senza cancellare le differenze ma senza nemmeno ergerle a radice di un distinguo.
Perché i diritti o sono di tutte e tutti o, semplicemente, non sono.
Allora mio caro Nino non basta professarsi super partes.
Non basta proclamarsi di destra e gai per vedere riconosciuta una trans-politicità nell'orientamento sessuale.
Bisogna anche prendere le distanze nettamente dal nazifascismo.
Altrimenti si rischia di apparire dei furbetti che vogliono sdoganare il nazifascismo usando l'omosessualità, propria o altrui, per discorsi altri.
La semplificazione è sciocca e Spirlì ha ragione da vendere.
Non solo ci sono gay e lesbiche di destra ma ci sono anche associazioni lgbt di destra.
Così come l'omofobia non è solamente di destra (con Hiter che metteva gli e le omosessuali nei campi di concentramento e Mussolini che li nascondeva al confino) ma anche di sinistra (basta ricordare i campi di rieducazione di Castro...).
Il fatto è che l'omosessualità di per sé non rappresenta certo un modo condiviso di vedere il mondo.
Infatti io e Nino la pensiamo politicamente in maniera diversa eppure siamo entrambi omosessuali.
La cosa che accomuna me e Nino non è dunque l'orientamento sessuale, nella stessa misura in cui l'eterosessualità non accomunava Hitler e Gandhi...
Quel che ci accomuna è la discriminazione che colpisce entrambi in quanto omosessuali.
La discriminazione che arriva dai fronti più svariati, dall'estrema destra e dall'estrema sinistra, dai laici e dalle laiche come dai cattolici e dalle cattoliche, dagli uomini e dalle donne perchè l'omofobia è dappertutto...
Una discriminazione che deve fare i conti anche con le etichette che vogliono i gay e le lesbiche in un certo modo quando magari né io né Nino ci identifichiamo in certi stereotipi, in determinati cliché, in alcune semplificazioni.
Etichette che io e Nino sentiamo entrambi come dei lacci da evitare a tutti i costi.
Così certe parole dell'articolo di Nino potrebbero essere tranquillamente le mie.
Non esiste una (sotto)cultura gay e lesbica, o almeno, non dovrebbe esistere. Non dovrebbero esserci un cinema gay una letteratura lesbica etc etc.
La cultura è una sola.
Se si parla di certi argomenti e li si presenta come tali è per una questione squisitamente politica.
La cultura ebraica, nera, dei cittadini stranieri nasce come risposta politica alla discriminazione che quelle etichette creano e impongono.
Due neri e due ebrei, due nere e due ebree, non saranno più simili di due gay o due lesbiche (due bisex o due trans) ma sono tutte e tutti accomunati dalla stessa discriminazione che li e le fa vedere diversi e diverse in quanto ebrei ed ebree neri e nere gay e lesbiche.
La cultura ebrea, nera e lgbt nasce come risposta alla discriminazione e come tale va riconosciuta finché la discriminazione non viene eliminata.
Una discriminazione che non è mai sui generis ma è sempre scritta nella storia e iscritta in una determinata società in un determinato paese.
Credo che questo sia il punto che distingue non solo me e Nino ma tutta la militanza di destra da quella di sinistra.
La Storia.
Il nostro passato.
Il fatto che in Italia la dittatura è stata fascista e non comunista.
Con questo non voglio minimamente dire che la dittatura non è stata anche di sinistra ma non lo è stata in Italia.
Tant'è che in Italia è la parola fascista ad essere sinonimo di prepotente non la parola comunista.
Fossimo stati in un paese dell'ex blocco sovietico il lessico sarebbe diverso...
Credo che per capire chi siamo e cosa vogliamo non possiamo prescindere dalla Storia.
E la nostra storia è fatta di vent'anni di dittatura fascista.
Di alleanza con la Germania e il Giappone.
Durante la seconda guerra mondiale noi eravamo i cattivi.
Poco conta che quando Hitler ha cominciato a perdere la guerra abbiamo cambiato fronte...
I cinegiornali luce del 42 parlavano contro gli ebrei e i negri d'America del nord...
E io, in tutta coscienza, non posso dirmi di destra perchè storicamente la destra così come è esistita nel mio paese che è l'Italia, è una destra antisemita e razzista e io non sono né l'uno né l'altro e anzi, riconosco dietro l'antisemitismo e il razzismo, la stessa matrice ideologica che discrimina me in quanto omosessuale.
Insomma rifarsi in Italia a una ideologia di destra vuol dire come minimo fare i conti col fascismo e prenderne le distanze.
Non ho problemi ad accettare che possa esistere un pensiero di destra che non sia nazifascista, così come io, pur reputandomi comunista, non mi riconosco in Mao, in Castro o Stalin.
Dirsi di destra in Inghilterra, per esempio, ha come riferimento nella Storia Churchill.
L'attuale primo ministro inglese conservatore è a favore dell'estensione del matrimonio anche per le le persone dello stesso sesso.
Per cui dirsi conservatore in Inghilterra significa qualcosa di sostanzialmente diverso che dirsi tale, oggi, in Italia...
Noi abbiamo avuto Mussolini e il nostro alleato Hitler.
Qualunque persona si dica di destra in Italia non può esimersi dunque dal prendere le distanze dal nazifascismo.
Credo che al di là di tutte le difficili (anche se possibili e chiare se si è intellettualmente onesti) distinzioni tra destra e sinistra la storia sia davvero il mezzo più semplice per dirimere la questione.
Ti professi di destra in Italia?
Devi prendere le distanze pubblicamente dal nazifascismo.
E prendere le distanze non solo nelle parole e nelle intenzioni, ma anche nei fatti.
Perchè devi?
Perchè sull'antifascismo è basata la nostra Repubblica.
E poi per se te lo devo spiegare vuol dire che in fondo in fondo tu che leggi sei fascista e allora non voglio avere niente a che fare con te.
Mentre trovo indebito che se mi professo comunista in Italia mi si imputi di aderire alla dittatura, perchè in Italia il comunismo è sempre stato democratico, trovo storicamente legittimo chiedere a chi si professa di destra in Italia di prendere le distanze dal nazifascismo dati i nostri trascorsi storici nazionali.
Allora invece di professarci di destra o di sinistra che vuol dire tutto e non vuol dire niente (fermo restando l'antifascismo che è scritto nella carta costituzionale e dovrebbe trovarci d'accordo tutti) è sui temi, sulle questioni, sui diritti che ci distinguiamo e che possiamo posizionarci a destra o a sinistra o, se non vogliamo usare queste categorie, posizionarci tra chi vieta e chi no, tra chi vuole separare e distinguere - e dunque discriminare - e chi invece è per l'inclusione che non vuol dire rendere tutti uguali ma riconsocere nella differenza la comune matrice dello stesso diritto.
Basta leggere allora i commenti all'articolo di Nino Spirlì per chiedergliene donde, per domandargli come la pensa lui sugli argomenti che almeno i lettori di quel giornale hanno l'onestà di ammettere apertamente senza nascondersi dietro le parola destra e sinistra, troppo complesse per distinguere davvero la visione del mondo delle persone.
Così, mio caro Nino, cosa ne pensi del lettore del tuo articolo giovanni PERINCIOLO che afferma
Sei d'accordo o no con le sue posizioni e con il suo modo di presentare e semplificare le questioni?Lun, 06/05/2013 - 09:56Onore al merito nel non farsi strumentalizzare! Detto questo resta il problema di merito delle richieste della casta omosessuale in genere. Resta il fatto che chiunque ha un minimo di sensibilità etica non puo' che essere contro le adozioni e sui figli comunque ottenuti e questo non per piaggeria o omofobismo ma per il semplice principio del rispetto dei diritti dei più deboli : i bambini. Anche al matrimonio gay sono personalmente contrario mentre sono senz'altro favorevole ad un pieno riconoscimento della coppia gay e dei suoi diritti sul pianbo della assistenza, reversibilità della pensione, eredità ecc. Invece la casta gay sta riuscendo a far rivivere un omofobismo che stava progressivamente sparendo. Non é con le richieste fuori luogo, i gay pride osceni e strafottenti che miglioreranno la loro situazione e otterranno maggior tolleranza!
Io, e non personalmente, ma pubblicamente (tant'è che sono qui a parlarne in pubblico, su internet) mi trovo molto più d'accordo col commento di cornacchia46 che scrive
Cornacchia 46 è meno a destra di Giovanni PERINCIOLO?Lun, 06/05/2013 - 10:08A mio avviso, non servirebbe nemmeno riconoscere la coppia omosessuale, ma abbattere il concetto secondo cui ciò che non è normale vada limitato o represso (fra l'altro, simili discriminazioni sono applicate - non si sa perché - al campo della sola sessualità). Se la società non si scandalizzasse nel vedere coppie di uomini e/o di donne mano nella mano e che si scambiano una carezza, il problema dell'omosessualità, a mio avviso, cadrebbe in radice.
Non lo so e non è così rilevante.
Mi sembra però che il primo discrimini e distingua mentre il secondo voglia aggregare senza cancellare le differenze ma senza nemmeno ergerle a radice di un distinguo.
Perché i diritti o sono di tutte e tutti o, semplicemente, non sono.
Allora mio caro Nino non basta professarsi super partes.
Non basta proclamarsi di destra e gai per vedere riconosciuta una trans-politicità nell'orientamento sessuale.
Bisogna anche prendere le distanze nettamente dal nazifascismo.
Altrimenti si rischia di apparire dei furbetti che vogliono sdoganare il nazifascismo usando l'omosessualità, propria o altrui, per discorsi altri.
mercoledì 17 aprile 2013
L'aggressione omofoba a Wilfred de Bruijn: Io so chi è stato. E so anche chi tace e non dice niente
Wilfred de Bruijn, cittadino olandese da 10 anni residente a Parigi è stato aggredito perchè passeggiava a braccetto con un altro ragazzo, che era il suo compagno, ma questo gli aggressori non potevano saperlo.
E' bastato loro vedere Wilfred in un gesto di confidenza con un altro uomo per farlo classificare come gay e, al commento di Ah, dei gay! aggredire entrambi pugni e calci in seguito ai quali Wilfred ha perso un dente.
E' successo sabato 8 aprile.
Wilfred ha postato una foto con i segni dell'aggressione che ha fatto il giro di internet ed è diventata il simbolo della lotta all'omofobia.Il 10 aprile alle 20 nel quartiere del Marais a Parigi si è svolta una manifestazione contro l'omofobia.
Nell'appello che ha indetto la manifestazione la si motiva, tra l'altro, così:
Per denunciare l'odio sparso per mesi contro le persone LGBT-dagli oppositori e dalle oppositrici al progetto di legge odio che si è intensificato nelle ultime settimane;
Per dire che questo odio non ha alcuna legittimità in un dibattito democratico, e che quelle e quelli che, credendo di fare bene, trattano i sostenitori dell'odio come degli interlocutrici e delle interlocutrici legittime/i non fanno che rinforzarne la violenza;
Per ricordare che questo 'odio è alimentato dalle disuguaglianze e dalle discriminazioni legali che interessano le perosne LGBT e le loro famiglie eche è urgente mettervi fine;
Per sostenere le famiglie omogenitoriali, compresa la prole, particolarmente esposti all'odio degli oppositori e delle oppositrici al matrimonio;
per ricordare a gay, alle lesbiche, alle persone bisessuali e trans isolati, senza contatti associativo, che non sono da sole e possono contare su di noi per affrontare l'odio;
Per denunciare le minacce e le violenze contro le associazioni LGBT, i loro membri o i loro eletti e le loro elette che difendono l'uguaglianza - minacce che dimostrano l'assenza di argomenti a disposizione degli omofobi e delle omofobe
Per non lasciare la strada, luogo di espressione democratica, ai nemici e alle nemiche della democrazia che la monopolizzano da mesi e che prendono gay, lesbiche trans e bisex come primo obiettivo delle loro lotte;
Per richiamare, di fronte all'unione delle destre e dell'estreme destre contro la democrazia, a una solidarietà con le minoranze perseguitate*
Wilfred ha detto chiaramente come, anche se
Non è stato Barjot Frigide [lo pseudonimo di un attivista che ha guidato le proteste contro il disegno di legge] a colpire la mia testa, o il vescovo di Avignone a mettersi in agguato in quella strada per attaccarci. Ma loro sono responsabili**.
Chi in Francia si oppone all'estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso prevede violenze come fa il cardinale André Vingt-Trois:
la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso rischia di scatenare nuove violenze, in un contesto sociale già molto teso, tra crisi economica e disoccupazione alle stelle.
(...) Sono stati messi in campo tutti i mezzi per evitare il dibattito pubblico, incluso nel processo parlamentare (...) questo è il modo in cui si sviluppa una società violenta. (fonte la stampa).
Chi si oppone al riconoscimento di un diritto mancato, chi contribuisce alla sperequazione dei diritti crea sostiene diffonde l'odio e l'illegalità.
Non si possono stigmatizzare solamente glie esecutori e le esecutrici materiali di queste aggressioni omofobiche. Bisogna denunciare con tutta la forza dell'indignazione democratica i mandanti, chi sostiene diffonde il pregiudizio e la discriminazione.
Wilfred de Bruijn lo fa. La stampa estera lo fa. La Francia lo fa. I citadini e le cittadine di Parigi lo fanno.
Solo da noi le associazioni lgbt i siti gayfriendly e la stampa si limitano ad alimentare il gossip, ad alimentare la paura e la pavidità ma non la risposta decisa a non abbandonare le strade come recitava l'appello parigino.
Così Angela Geraci sul Corsera afferma che Wilfred e il compagno
hanno spiegato che di solito stanno molto attenti per strada: raramente camminano abbracciati, mai mano nella mano. «Questa volta abbiamo abbassato la soglia della prudenza ed ecco cosa è accaduto»ma si vede bene dal riportare la dichiarazione lasciata nella stessa intervista che ho già riportato e che ripeto:
Non è stato Barjot Frigide a colpire la mia testa, o il vescovo di Avignone a mettersi in agguato in quella strada per attaccarci. Ma loro sono responsabili**.Geraci denuncia le violenze ma senza analizzarne il perchè, i mandanti, le sue ragioni, lasciandone la responsabilità alla comunità lgbt che le subisce.
Lo stesso fa il Mario Mieli che pubblica un post di Valentina Matriascia nel quale si limita a raccontare l'accaduto senza proporre alcuna analisi politica di quanto sta accadendo in Francia limitandosi a dire dopo averne fornito un morboso rendiconto dettagliato che l'aggressione
Accade mentre nelle aule del Senato francese era in discussione il progetto di legge sul matrimonio e l’adozione per le coppie dello stesso sesso, approvato il 12 aprile scorso con 179 voti favorevoli contro 157 contrari.
Una foto, quella del volto tumefatto di Wilfred, che è divenuta un manifesto per la lotta contro l’omo-tranfobia e la cui diffusione rappresenta, come spiega la coppia, “un atto politico”.Un atto politico anche quello del Mario Mieli la cui denuncia priva di una analisi sociale e politica non contribuisce al formarsi di una opinione pubblica che possa indignarsi ma sostiene il clima di paura e di precauzione nel quale è meglio che le persone omosessuali vivano.
Il clima omofobico non è alimentato dall'incauta visibilità visibilità che non può che fare bene alla causa, ma da tutte le persone che a qualunque titolo si dedicano all'arte furba di infangare, discriminare, offendere le persone lgbt partendo dalla premessa siamo contrari alla violenza ma...
Un auto convincimento quello che se ostentiamo poi è prevedibile che ci menino che la dice lunga sulla capacità della società di indurci all'autoghettizzazione.
La società e tutte le sue agenzie sociali la chiesa la maledetta chiesa la nazista chiesa la anticostituzionale chiesa in testa coi suoi accoliti e le sue accolite che vivendo in un mondo medievale vorrebbero che ci vivesse anche il resto del mondo.
Io dico che è necessario oggi più che mai ostentare non stancarsi di protestare, di marciare, di denunciare e di non abdicare ai propri diritti.
E lasciamo la pavidità politica alle associazioni lgbt italiane che si comportano esattamente come la nostra classe politica che vive in un mondo tutto suo fuori da qualunque realtà.
* Pour dénoncer la haine déversée depuis des mois contre les LGBT par les opposant-es au projet de loi, haine qui s'est intensifiée ces dernières semaines ;
Pour dire que cette haine n'a aucune légitimité dans un débat démocratique, et que celles et ceux qui, croyant bien faire, ont traité les partisans de la haine comme des interlocuteur-rices légitimes n'ont fait que renforcer leur violence ;
Pour rappeler que cette haine est alimentée par les inégalités et les discriminations légales qui touchent les LGBT et leur famille et qu'il est urgent d'y mettre fin ;
Pour soutenir les familles homoparentales, notamment les enfants, particulièrement exposé-es à la haine des opposant-es au mariage ; pour rappeler aux homosexuels, lesbiennes, bi et trans isolé-es, sans contact associatif, qu'ils et elles ne sont pas seules et peuvent compter sur nous face à la haine ;
(...)
Pour dénoncer les menaces et les violences contre les associations LGBT, leurs membres ou les élu-es qui défendent l'égalité – menaces qui témoignent de l'absence d'arguments dont disposent les homophobes ;
Pour ne pas laisser la rue, lieu d'expression démocratique, aux ennemi-es de la démocratie qui la monopolisent depuis des mois et qui prennent les homos, les lesbiennes, les biEs et les trans comme première cible de leurs combats ;
Pour appeler, face à l'union des droites et des extrêmes-droites contre la démocratie, à une solidarité avec les minorités persécutées*
fonte yagg.com la traduzione è mia
** It was not Frigide Barjot who was hitting my head, or the bishop of Avignon lurking in that street to attack us. 'But they are responsible.'
fonte dailymail.co.uk traduzione mia
lunedì 1 aprile 2013
Outing Fidanzati per sbaglio: l'talia reazionaria del terzo millennio
Il plot è quello classico da commedia degli equivoci.Riccardo e Federico, due ragazzi pugliesi amici sin dall'infanzia, il primo trasferitosi a Milano con la fidanzata, l'altro rimasto in Puglia, orfano, disoccupato e con fratello minore a carico, si ritrovano quando Riccardo, litigato con la ragazza, decide di tornare in Puglia e accettare la proposta di Federico di aprire un atelier di moda con i finanziamenti della Regione. Scoprono però che il finanziamento è per coppie di fatto e, complice uno dei membri della commissione giudicante (gay non dichiarato), si fingono gay per ottenerlo.
Grazie agli amici del gay velato - che parlano al femminile, vestono da donna o hanno comunque un aspetto femminile - la coppia di amici viene istruita per sembrare una coppia gay.
La copertura non funziona a causa anche all'eccessivo zelo della coppia nel vestirsi da gay (pantacollant fucsia per Federico, giacca da marinaretto per Riccardo) e la verità viene a galla.
Il finanziamento non viene loro concesso.
Il successo arriva grazie alla ragazza petulante di Riccardo che, scoperto che due famosi stilisti milanesi - notoriamente gay e radicalchic- , cui ha fatto vedere i bozzetti da stilista del fidanzato, se ne sono appropriati attribuendoli a un loro giovane protégé (gay secco allampanato e stupido come una ragazza) fa in modo che l'autentica paternità dei vestiti sia ristabilita mentre la giornalista che indaga su un politico corrotto locale (che ha causato la morte in un incidente stradale dei genitori di Federico, e ha scoperto la verità sulla coppia finta gay) si fidanza con Federico.
I corrotti restano al loro posto.
Outing non è un film grossier. Nei momenti in cui non si parla di omosessualità (la prima mezzora del film) ha delle qualità.
Questo non vuol dire che le semplificazioni che la storia propone non siano lo stesso ideologiche e reazionarie. 1) Il titolo.
Outing vuol dire rivelare pubblicamente l'omosessualità non dichiarata di un personaggio pubblico che è notoriamente ostile nei confronti dell'omosessualità. Il motivo di questa rivelazione è politico e serve a sottolineare l'ipocrisia di chi ufficialmente afferma cose negative sull'omosessualità e poi magari nel privato ha un comportamento omosessuale.
Comportamento e non necessariamente orientamento. Io posso percepirmi e voler essere percepito come etero anche se ogni tanto faccio sesso con persone dello stesso sesso.
In Italia il termine outing è usato erratamente come sinonimo di coming out che invece significa dichiarare pubblicamente la propria omosessualità o bisessualità.
Fa coming out Tiziano Ferro quando rilascia una intervista in cui dice che è gay.
Fa coming out il ragazzo di 15 anni quando lo dice ai genitori, a scuola, agli amici e alle amiche.
Fanno coming out il professore quando lo dice a scuola, l'operaio in fabbrica, il politico in un comizio.
Il coming out è positivo.
L'outing no.
L'outing è uno sputtanamento ma non della propria omosessualità taciuta ma della propria contraddizione, della propria ipocrisia, della propria omofobia interiore irrisolta.
In nessun caso dunque Riccardo e Federico fanno outing. Anche perchè l'outing non lo fai tu ma lo fa qualcun altro contro di te.
L'errore semantico tradisce l'ideologia di Matteo Vicino - che firma sceneggiatura regia e montaggio - che evidentemente pensa che l'omosessualità non è proprio una cosa positiva e che chi si finge gay lo fa per disperazione e un po' si sputtana.
L'idea generale è che il paese è così corrotto e incline ai compromessi che si arriva a fingersi anche gay pur di ottenere un finanziamento.
Un po' come fingersi invalidi per ottenere la pensione...
Questa idea è corroborata dal film in maniera scientifica.
Quando la giornalista scopre che Federico finge di essere gay lo rimprovera ricordandogli che ha un fratello minore al quale sta infliggendo traumi e che rischia di perderlo.
Adesso nessuno perde la tutela legale del fratello minore perchè omosessuale.
La perde però se è disoccupato e non può garantire al minore le risorse necessarie per la sua crescita ed educazione.
E Federico è disoccupato non gay.
Quindi non si capisce di cosa la giornalista parli.
Quando la commissione arriva a casa dei due ragazzi per verificarne la coppia di fatto il fratello di Federico dice a memoria, evidentemente istruito a dire così, che lui è felice di avere due padri e che non subisce alcun trauma psicologico.
Quando nel finale il gay velato (che ha nel frattempo fatto coming out) annuncia che si è fidanzato con un certo Ugo (che non abbiamo mai visto prima) un primissimo piano del fratello di Federico ce ne mostra un'espressione del viso tra imbarazzo e disgusto.
2) Il rapporto d'amicizia tra i due protagonisti è bello, profondo sincero. Si tratta di vero amore, amicale, ma amore.
Quando si rincontrano dopo parecchi tempo (e dopo qualche litigio di troppo) ai due lati di una vetrata, Riccardo e Federico pongono le mani ai due lati del vetro in segno di affetto. Questa intimità e affettività danno forza alla resistenza che entrambi hanno quando viene proposto loro di fingere che stanno insieme.
Però quando nel finale i due amici annunciano il rispettivo fidanzamento (nel senso inglese del termine, cioè si sposeranno) l'uno cogliendo di sorpresa l'altro, e si alzano per rimanere un momento da soli, per guardarsi e sorridersi, la fidanzata di Federico li segue e vedendoli in quell'atteggiamento intimo si porta un dito sul mento in segno di dubbio: saranno froci?
Il film uccide così una delle cose più belle che ci aveva regalato l'amicizia tra due ragazzi, etero, che non ha niente di sessuale, che non nasconde alcuna omosessualità sotterranea, ribadendo una libertà di comportamento dei giovani uomini di oggi contro l'ideologia patriarcale (se baci un uomo e ti ci abbracci sotto sotto sei frocio) ripristinata nel finale.
3) L'omosessualitàGli omosessuali del film sono dei froci acidi, invidiosi, stupidi, frivoli, disonesti, che si aiutano tra di loro facendo lobby, sessualmente ambigui, né uomini né donne, tutti effeminati, incapaci di una relazione stabile.
Questa immagine però il film non la inventa, ma la raccoglie. La raccoglie da quella sottocultura gay di tanto associazionismo italiano che crea, elabora, sostiene anche teoricamente un terzo sessismo spinto, né uomo né donna ma gay.
Sarebbe intellettualmente disonesto accusare Matteo Vicino di essersi inventato questo mondo omosessuale.
Perchè questo mondo omosessuale esiste.
Misogino, terzosessista, maschilista e dolorosamente omofobo.
Un mondo che non rappresenta tutte le persone omosessuali, ma che identifica certa militanza quelli che fanno i froci per professione.
Non si può accusare solamente Vicino di dare una immagine parziale e stereotipata dell'omosessualità.
Si devono accusare tutti i gay che hanno accettato di partecipare a questo film (da Spyros, il vincitore gay dichiarato di Master Chef dello scorso anno che interpreta uno dei due stilisti froci all'amica che deve dare lezioni di omosessualità a Riccardo e Federico).
Non si può puntare solo il dito contro chi scrive questi film. Va puntato anche contro chi accetta di parteciparvi.

4) La misogina del film.
Non solo quella dei froci del film ma quella del film.
La ragazza di Riccardo, petulante e che comanda il ragazzo a bacchetta e che, quandro Riccardo la lascia si chiede come prima cosa chi le cucinerà e farà le pulizie di casa...
La raccomandata di ferro stupida e naif (cui fa da pendant il protégé dei due stilisti, sua controparte maschile).
La donna della commissione per il finanziamento interessata a sedurre il gay velato accettando di finanziare anche i gay se lui la invita a cena...
Anche la fidanzata di Federico, giornalista integerrima che arriva a dubitare dei due amici perchè li vede troppo vicini.
A suo modo Outing, pessimo, ignobile nei risultati e nella sua weltanschauung esprime i limiti antropologici di una Italia arretrata anche dal versante dell'omosessualità i cui froci (le lesbiche non esistono) quelli veri e concreti che militano sembrano usciti da film come il Vizietto vecchi di 30 anni.
Un film che riesce in un colpo solo ripristinare le priorità:
I minori sono turbati dai froci. I froci non si sposano al limite provano a stare insieme
Solo uomini e donne si sposano.
Le reazioni basite dei genitori di Riccardo quando i giornalisti chiedono loro sull'omosessualità del figli o sono occasione di divertimento in barba a tutti i ragazzi e le ragazze omosessuali cacciati di casa da genitori intolleranti. Un filmc he mette d'accordo tutti e tutte dal pd al Vaticano, dal pdl ai grillini, dai froci sinistri a quelli di sinistra. Ognuno al suo posto e guai a mischiarsi, froci con froci ed etero con etero, tranne nel finale assurdo e à la Ozpetetk dove allo stesso tavolo ci sono Riccardo e Federico con le rispettive fidanzate l'amica esperta in omosessualità e una suora che si fa il sengo della croce quando vede il gay velato non più velato baciarsi con Ugo.
In barba alle ragazze e ai ragazzi di oggi che non militano nelle associazioni, associazioni distanti dalla società che vivono in un mondo fucsia lontano dalla realtà nella quale fanno dei raid camp stantii e imbarazzanti (basta vedere la proposta culturale per il trentennale della morte di Mario Mieli tutta incentrata sul queer) ma vivono nel mondo di ogni giorno e che da sole e da soli affrontano l'omofobia, Outing i cui froci che vi partecipano criminalmente contribuiscono a diffondere.
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