mercoledì 30 novembre 2011

Ma il matrimonio, poco conta se tra persone dello stesso sesso o no, è un'altra cosa: sullo spot pro matrimonio di GetUp Action for Australia

Su faccia libro c'è chi si è tanto commosso per questo spot:
Non solo si sono commossi ma trovano questo spot un esempio da seguire, un ideale che chissà quando in Italia si raggiungerà.
Adesso capisco che il matrimonio sia un diritto negato e che debba essere riconosciuto anche alle persone dello stesso sesso (perchè dello stesso matrimonio si parla non di matrimonio gay come si continua maledettamente a dire anche tra di noi, come fosse un matrimonio ad hoc, solo per froci e lesbiche). Quello che mi sorprende di chi accetta questo video come fonte di ispirazione è che non si accorge dell'ideologia smaccatamente borghese che vi è dietro, la stessa che sottende all'edonismo reaganiano che ha reso la sfera privata privata e non politica all'incirca una trentina di anni fa.

Pur facendone un'analisi sommaria salta subito agli occhi che:

1) il ragazzo protagonista è giovane e bello. Eppure ci sono tanti gay meno giovani e meno belli (per tacere delle cozze come il sottoscritto) che hanno lo stesso diritto di sposarsi dei belli. O no?

2) Nulla ci è dato sapere del lavoro o dell'istruzione del protagonista. Studia? Lavora? Che tipo di vita fa? Che disponibilità economiche ha? Questo non è così irrilevante quando oggi, almeno in Italia, ma credo che il problema sia più o meno lo stesso in tutto l'occidente e colonie, molte coppie giovani ed etero non riescono a sposarsi perchè sposarsi costa, né tanto meno a fare figli perché con due stipendi da precario a 600 euro al mese arrivi a malapena a pagare l'affitto... figuriamoci a mantenere un figlio o a sposarti.

Chi vuole l'allargamento del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso non pensa al matrimonio come a un bene di consumo da poter comprare ma a una decisione PUBBLICA e fatta DAVANTI LA SOCIETA' che riguarda due persone che vogliono non solo vivere insieme ma contribuire come famiglia alla crescita sociale.
Invece in questo spot il matrimonio è davvero un bene di consumo (con tanto di anello che è il più deleterio atto colonizzatore dell'immaginario collettivo americano, e questi non sono americani ma Australiani che è addirittura un altro continente).

3) Al di là dell'aspetto economico, fondamentale, c'è, ancora più importante, quello PUBBLICO.

Questo post fa vedere il matrimonio come una scelta privata, intima, familiare, magari allargata alla fascia di amici, le stesse considerazioni per cui qui da noi si parla di istituto equivalente e di cosa da non sbandierare ai quattro venti (vi ricordate alle critiche fatte ad Anna Paola conia?).

Quello dello spot è un matrimonio che scimmiotta quello etero con tutte le divisioni dei compiti sessiste che qui, nella migliore delle ipotesi, non ci sono perchè due maschi non fanno i lavori donneschi della cucina. Li farà qualche femmina magari messicana o portoricana a 10 dollari (australiani) l'ora.

Lo spot non illustra nemmeno una delle conseguenze più importanti di chi si sposa: IL RICONOSCIMENTO PUBBLICO CHE QUELLA COPPIA HA DIGNITÀ SOCIALE, che cioè anche una unione tra due uomini o due donne (sarebbe stato apprezzato lo stesso lo spot su faccialibro se avesse visto una ragazza come protagonista invece del solito classico bonazzo?) è riconosciuta dalla società COME UN VALORE.

Invece della mamma che sta male (in casa) perchè non far vedere qualcuno dei diritti dai quali tutte le persone non sposate non godono né hanno accesso? Il diritto di visita in ospedale, in carcere, alla pensione (ma quella non è trandy e riguarda i vecchi...) alla casa. Il diritto ad andare alle riunioni pubbliche (feste di lavoro, di partito) col proprio compagno. I due ragazzi dello spot non vanno nemmeno al cinema o a teatro!

 Ma al di là di questo, che è un elemento fondamentale, in questo video il privato è reso privato (i due ragazzi vengono ritratti solo nel tempo libero mai in quello lavorativo o di volontariato do si apprendimento culturale o di compartecipazione sociale) e non politico (come lo è smepre ogni atto della nostra vita) questa è la cosa che dà più fastidio e non mi meraviglia che piaccia a tanti gay che hanno i soldi e che cambiano cellulare da 500 euro ogni quattro mesi e che vedono il matrimonio come una accessorio della loro vita trendy. Un'espansione al diritto allo shopping.

Con buona pace di chi chiede il matrimonio per l'accesso al riconoscimento sociale della propria dignità di coppia e perchè non averlo è una forma intollerabile di discriminazione.

sabato 19 novembre 2011

Ma io alla comicità grossier della Sora Cesira dico NO

Non nego che mi abbia fatto ridere, che alcune sue trovate nel labiale col testo in italese siano a volte (ma solo a volte) geniali, ma l'impianto comico della Sora Cesira mi ha sempre fatto ridere a denti stretti.
Già tempo fa quando fece uscire Gay un video secondo lei (lui? loro?) a sostegno dei gay dopo l'ennesima uscita omofobica di Silvio Berlusconi il testo tradiva una strisciante irrisolta omofobia... meglio essere gay che maiali con le donne e andare a marchette e cambiare le leggi? Non c'è molta differenza mutatis mutandis con l'uscita di Alessandra Mussolini meglio fasci che froci. Un'omosessualità detta e assunta per dispetto non per rispetto, non perchè sia una opzione di pari dignità ma una diversità, una minoranza, da tutelare, come il Panda in via d'estinzione. Stavolta però Sora Cesira è andata oltre e pesca nei più omofobici luoghi comuni facendo dire e ribadire a Elton John che a lui la fica fa schifo e che il pelo (che è solo di fica mica può essere di cazzo) è pericoloso. Beh Sora Cesira mia questa comicità da avanspettacolo, da Bagaglino, fascista e non certo gayfriendly io la rispedisco al mittente perchè è irricevibile e pesca nello stesso immaginario di quella compagine politica che tu solo apparentemente - e solo per gusto della celia non certo per sensibilità politica - dici di voler combattere. Una comicità che respingo al mittente senza troppe formalità.

lunedì 31 ottobre 2011

Ma la maggioranza della popolazione come ci vede? Sul caso della donna lesbica alla quale è stato negato di donare il sangue perchè considerata "a rischio".

La notizia non è nuova, nel senso che non è la prima volta che l'orientamento sessuale determina il discrimine sul diritto di poter donare sangue oppure no. Purtroppo non tutto il sangue è donabile. Io per esempio sono microcitemico (i mie globuli rossi sono piccoli e rugosi) e dunque il mio sangue è inservibile. Il sangue poi può essere infetto. Gli screening sono efficaci ma c'è smepre l'effetto finestra (il tempo che trascorre da quando uno si infetta e quello in cui l'infezione è rilevabile dagli screenings). Così se io ieri sera ho avuto un rapporto sessuale non protetto e mi sono infettato con l'epatite, e domani dono il sangue, l'infezione non verrà rilevata dagli screening che cercano marcatori che si sviluppano solo alcuni mesi o settimane dopo l'avvenuta infezione. Quindi si sono inventati un questionario molto empirico e poco scientifico nel quale si chiede al potenziale donatore con chi hai scopato? Fai uso di droghe? etc. Sperando che il potenziale donatore risponda sinceramente. Se io, nell'esempio di prima, mi vergogno di quel rapporto occasionale avuto (omo od etero che sia) ed è in effetti il primo e unico che ho avuto in vita mia potrò rispondere al questionario che no non ho rapporti promiscui senza mentire troppo visto che è l'unico rapporto con sconosciuto\a che ho avuto. Il pregiudizio nei confronti delle persone omosessuali riguardo hiv e altre infezioni sessualmente trasmissibili è duro a morire. Si dice che le persone omosessuali, i maschi gay soprattutto, sono statisticamente più promiscue di quelli etero e quindi statisticamente il loro sangue è statisticamente più soggetto a infezioni tanto che in paesi come i democratici USA, e la gayfriendly Gran Bretagna vietano a priori ai maschi gay di donare il sangue. Una discriminazione e una assurdità logica perchè l'oreintamento sessuale di per sè non costituisce un discrimine sulle modalità di diffusione dell'hiv, tant'è che nella letteratura medica da ani non si fa più riferimento all'orientamento sessuale ma solo a rapporti sessuali omobo-bisex o etero. Così mentre Marco Gabrielli autore di un articolo pubblicato nel 2010 su Vita nuova settimanale cattolico di Trieste in seguito alla notizia che in un ospedale milanese ad un giovane omosessuale sia stato impedito di donare il proprio sangue afferma che
Da parte dell’area che difende i diritti degli omosessuali c’è chi parla di discriminazione; chi invece difende la scelta dei medici lo fa in considerazione del fatto che nella letteratura scientifica è riportata un maggiore prevalenza (numero di casi di una malattia presenti in una popolazione in un determinato momento) di malattie quali Aids od epatiti B e C che nella popolazione generale e del fatto che in alcune nazioni, quali Stati Uniti e Gran Bretagna gli omosessuali maschi sono esclusi dalle donazioni.
Marco Gabrielli mente sapendo di mentire, diffonde notizie false e per questo andrebbe radiato dall'albo dei giornalisti (se vi è iscritto) infatti i dati statistici forniti dal Governo ci dicono che oggi sono i rapporti eterosessuali quelli a avere una maggiore percentuale come riportato in una slide che vi ripropongo (per leggere l'originale cliccate qui

Nel notiziario dell'Istituo superiore della Sanità Volume 23 - Numero 12
Dicembre 2010 ISSN 0394-9303 possimao leggere:

Nel 1985, tra i giovani con una nuova diagnosi di infezione da HIV, il 92,2% aveva contratto l’infezione attraverso l’uso iniettivo di droghe, il 6,1% attraverso contatti omosessuali e l’1,6% attraverso contatti eterosessuali.

Nel 2008 queste proporzioni sono 5,6% per l’uso iniettivo di droghe, 28,4% per i rapporti omosessuali e 48,0% per i rapporti eterosessuali.

Quindi di che cazzo parla Gabrielli lo sa solo lui.

Ma quello che mi ha colpito di questo ultimo caso di discriminazione basata non solo su un pregiudizio ma su una considerazione illogica e dunque pericolosa visto che applicata da chi deve controllare la qualità del sangue, non è tanto la notizia di per se, della donna lesbica cui è stato negato di donare il sangue, ma i commenti pubblicati dai lettori in calce all'articolo pubblicato dal Corriere della Sera eccovene qualche stralcio:


Tutta la mia simpatia,ma...
30.10|19:07
Lettore_8487
Non mi sento di rischiare la pelle accettando la trasfusione da un soggetto che un medico dichiara a rischio. Oltre a tutto i gay ne fanno una questione di principio,e non è certo l'esplicitazione di una manifestazione di solidarietà. Non so se si impunterebbero nel voler donare il sangue ad uno stretto congiunto,contro il parere dei medici.
Tutta propaganda, dovrebbe esser chiaro
30.10|19:07
-indomito-
questi episodi appaiono solo come patetici tentativi di agitare inesistenti discriminazioni per fare passare gli omosessuali come vittime. Sono manovre davvero meschine.
        polemica inutile
30.10|19:07
fridrick
ecco che come al solito il terrore (perchè a volte è tale) della discriminazione razziale presunta o reale manda in escandescenza mezzo mondo!...fosse stata una persona normale
no, non è discriminazione...
e avessero detto che la considerava una persona a rischio non sarebbe scattato tutto sto casino..perchè?..perchè non c'è mai una mezza misura...il mondo ci ha fatto credere che o si discrimina il "diverso" oppure lui deve avere speciali diritti ed essere esente da episodi che possano tralasciare dei sospetti..e quindi ogni motivo è buono per far gridare..vi è mai capitato di non sapere come guardare una persona di colore per paura che questo possa interpretare "male" un vostro comportamento o una vostra frase?...
La paura naturalmente è del lettore perchè probabilmente la persona di colore nemmeno si è accorta del suo sguardo....

Insomma quello che emerge da questi commenti, oltre a non cogliere il senso profondo dell'assurdità di dire no solamente alle persone omosessuali (e non ai presunti comportamenti a rischio che il loro orientamento automaticamente implica, ecco dov'è la discriminazione, come se promiscui gli etero non lo siano) quello che emerge da questi commenti è un certo fastidio, per non dire insofferenza, nei confronti delle richieste di diritti da parte nostra, diritti che non vengono percepiti come una esclusione dai diritti che tutti gli altri hanno, ma la richiesta di diritti speciali che valgono solo per froci lesbiche e trans.

Forse dobbiamo cambiare il modo di comunicare e smetterla di usare l'aggettivo omosessuale in ogni frase. 
Certo non lo facciamo solo noi ma finché anche noi parleremo di matrimonio gay questa impressione certo viene confermata.

Poi, per fortuna, c'è un ultimo commento che rimette le cose a posto, ma è uno su 4, c'è di che non dormirne la notte...

Successo anche a me
30.10|19:07
GinevraV
Sono una donna eterosessuale, dono il sangue regolarmente da circa 10 anni. Una delle prime volte, dopo la compilazione del test, ho chiesto con sincera curiosità alla dottoressa che mi ha fatto il colloquio come due donne omosessuali si scambiano fluidi corporei (ero molto giovane). La sua risposta diretta e perentoria è stata:" lei è lesbica, non può donare". Quella volta in effetti non ho donato, la dottoressa non mi ha creduto quando le ho spiegato che sono etero. Sono stata considerata a rischio, per una domanda...Se avessi dichiarato di essere lesbica mi avrebbero forse dato fuoco nel centro donazioni. Comunque nel questinario i rappori omossesuali sono definiti a rischio. Certo che c' è discriminazione!


sabato 15 ottobre 2011

Il matrimonio non è gay ma io sì!

Di tutti gli issue quello di non catalogare sempre la propria vita gay in quanto persona gay è stata quella che ha caratterizzato da sempre la mia militanza gay. Una militanza, come ho sempre spiegato, che non nasce dal desiderio di affermare e reclamare i mie diritti, cosa che faccio ad ogni respiro, vivendo, ma nel ricordare con la mia testimonianza che l'omosessualità è un bene di ognun* di noi e non solo delle persone gay e lesbiche. Penso al maschilismo che preclude più agli uomini che alla donne  ogni apertura verso le persone del proprio sesso. Gli uomini non si abbracciano, non si amano (nel senso universale del To love inglese), non esprimono, né provano sentimenti.  Queste sono sempre state cose da gay e anche oggi che, a gran fatica, l'omosessualità si sta normalizzando, nel senso che sta iniziando a essere percepita come una componente dell'equazione vita, se baci un amico sei gay, magari represso, perchè il maschio etero non può avere in sé nemmeno un atomo di bisessualità, e se è gentile, affettuoso e cerca il contatto fisico è come minimo un gay represso.
A pensarla così sono prima di tutto i gay, quelli che hanno abbracciato lo stile di vita gay importato dagli States  quello ben rappresentato dal telefilm Queer As Folks (USA): promiscuità sessuale collegata alla mancanza di una stabilità sentimentale, consumo di alcool e di droghe, vita notturna nelle discoteche, attenzione per il fisico (che contraddice spesso un'effeminatezza affettata)   palestrato, un profondo sessismo e una sotterranea misoginia che diventa il vero collante della sororanza più del fatto stesso che piacciono gli uomini, una sensibilità per il frivolo, il superfluo e il pettegolezzo, spesso corroborata da un consistente conto in banca. Un'attitudine alle spese focalizzate anche in un commercio gay di prodotti inesistenti pensati per loro (come la compilation di musica classica gay che accomuna autori diversissimi per stile, epoche e musica, uniti solo dall'orientamento sessuale, vero o presunto che sia).
Insomma ho sempre combattuto le agenzie di viaggio gay, gli alberghi gay, gli ospizi gay, tutti quei posti cioè che sopperendo alla mancanza di quel che dovrebbe esserci in ogni hotel, ogni agenzia viaggi, ogni ospizio, cioè la gayfriendevolezza, forniscono sicuramente un servizio indispensabile, continuando però a permettere agli altri di non averlo (non ce n'è bisogno ci sono quelli gay). Gay è un concetto, una idea, una parola di uso difficile perchè non identifica un gruppo unito di persone guidate da una stessa visione del mondo, né da una stessa visione politica, o culturale, né economica o religiosa. L'unica cosa che rende simili gay e lesbiche, oltre al fatto che in misura diversissima, sono tutte attratte sessual sentimentalmente da persone dello stesso sesso, è la discriminazione sociale, lo stigma che ridimensiona e non riconosce i fondamentali diritti umani. Chi ne ha la possibilità economica si difende privatamente da questa sperequazione, riuscendo con grande fatica, ed esborso di denaro, a tutelarsi anche in situazioni di vuoto legislativo (coppie di fatto, adozioni, omogenitorialità) tutti gli altri, le altre, si arrangiano. Per tutti gli altri, quelli che non si sentono gay, non si riconoscono nel modello di vita americano, o che magari gay non lo sono davvero, le rivendicazioni gay sembrano rivendicazioni che non li riguardano, rivendicazioni particolaristiche, corporativistiche, fissazioni di una minoranza. Finché chiediamo il matrimonio gay, l'ospizio gay, il film gay, il locale gay, e non chiediamo di poter accedere al matrimonio, all'ospizio, alla cultura e all'intrattenimento, in quanto gay, ma negli stessi istituti della maggioranza straight (che significa ben più che etero...) saremo dei paria i cui diritti interessano a pochi. Ma quando affermiamo che non sempre dobbiamo specificare la gaiezza di quel che facciamo o siamo non significa tacerlo, nasconderlo o fare finta che siamo come gli altri.
La diversità abbisogna di categorie ad hoc, e questo è la strada che il movimento ha finora seguito illudendosi che la parola gay di per sé fosse garanzia di diritto senza rendersi conto che invece ci si è accontentati di avere il lavandino per persone di colore, più piccolo, più sporco e maledettamente diverso. La differenza invece proclama che tutti godono degli stessi diritti pur non essendo tutti uguali. Per cui il matrimonio è lo stesso e non viene riconosciuto alle persone omosessuali ma alle coppie dello stesso sesso (e non è la stessa cosa, perchè io posso essere un bisex, un ex etero, o quello che cazzo mi pare) e perchè è più facile dire che il matrimonio non è per i gay che negare il matrimonio a due persone che si amano.

Eppure, finché molti etero, anche friendly, continueranno ad accusarci di parlare di omosessualità in ogni secondo, che è come dire che un nero ribadisce ogni secondo il colore della propria pelle solo perchè mostra la propria faccia,   c'è bisogno non solo dell'orgoglio gay, ma di una continua rivendicazione non di quello che siamo ma di quello che non abbiamo perchè siamo discriminati per quello che siamo.
Io sono un gay che vuole lo stesso matrimonio degli etero e che non si accontenta di un istituto equivalente perchè non permetterò che alla segregazione razziale segue quella per l'orientamento sessuale. Meglio continuare a non avere diritti che avere dei mini-diritti solo per noi.

lunedì 10 ottobre 2011

Unioni Gay: il PD discrimina le persone omosessuali e fa finta di non accorgersene. Apriamogli gli occhi noi!

Bersani ha recentemente scritto ad Aurelio Mancuso, in occasione del congresso di fondazione di Equality Italia. Nella lettera resa nota dalle agenzie stampa possiamo leggere:
"(...)penso all'approvazione di una legge contro l'omofobia e la transfobia, al riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, all'estensione del diritto di voto ai nuovi cittadini, al varo di una buona legge sul testamento biologico (...).
Adesso mentre per il diritto di voto ai nuovi cittadini si parla di estensione del diritto già esistente, nel caso delle coppie dello stesso sesso si parla di riconoscimento delle unioni.

Perchè non parlare, come si sta facendo in molte altre parti del mondo, di estensione del matrimonio, l'unico matrimonio resistente, quello in Italia ancora solo per coppie di sesso diverso?

Non estendere il matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso, ma voler riconsocere loro una unione non meglio specificata oltre a essere una assurdità giuridica (l'istituto o è equivalente o non lo è, altrimenti si tratterebbe di una forma di discriminazione come è successo in tutti gli stati, come la Germania, dove si era creato un istituto ad hoc per coppie dello stesso sesso) è prima di tutto una forma di discriminazione e di delegittimazione.


Si dice in pratica che le coppie di persone dello stesso sesso non hanno la stessa dignità di quelle di sesso diverso, tanto da non poter accedere allo stesso istituto giuridico laico (qui nessuno si sogna di parlare di matrimonio cattolico), perchè intrinsecamente diverse dalle unioni eterosessuali tanto da meritare una unione a sè stante e diversa dal matrimonio.

A una unione gay (come titola l'agi) bisogna opporsi con tutte le forze, perchè il matrimonio è uno e dunque o è tale o non è, e accettare oggi forme di compromesso, nate nel resto d'Europa negli anni 9o (come i pacs francesi) impedirebbe di fatto che si arrivi all'estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso (e in francia infatti il matrimonio ancora non c'è).

Accanto a questa estensione vanno regolamentate le coppie di fatto, etero e omosessuali, e i loro figli, quindi qualcosa di ben diverso delle unioni gay, a prescindere e parallelamente all'estensione del matrimonio.

Credo che questa sia una piattaforma rivendicativa minima dalla quale non ci si può allontanare.

Il PD è superato a sinistra persino da un partito conservatore come i Tory d'oltremanica.
Spero che la comunità glbt non fornisca al PD l'alibi di essere quello che non è: non un partito di centrosinistra ma un partito di centro con vocazioni e affinità al centrodestra.

venerdì 7 ottobre 2011

Berlusconi, la gnocca e i matrimoni gay di David Cameron.

Leggo su QueerBlog un post ripreso da Pinknews nel quale si riporta parte del discorso fatto dal primo ministro inglese David Cammeron, del partito conservatore (di centrodestra) Tory, il principale partito della coalizione di governo con i liberaldemocratici. Nel suo discorso programmatico al congresso dei Tory a Manchester, Cameron ha detto:
“I stood before a Conservative conference once and I said it shouldn’t matter whether commitment was between a man and a woman, a man and a man or a woman and a woman. “You applauded me for that. Five years on, we’re consulting on legalising gay marriage. “And to anyone who has reservations, I say this: Yes, it’s about equality, but it’s also about something else: commitment. Conservatives believe in the ties that bind us; that society is stronger when we make vows to each other and support each other. “So I don’t support gay marriage in spite of being a Conservative. I support gay marriage because I am a Conservative.”

"Una volta dinanzi una conferenza di conservatori ho detto che non dovrebbe importare se l'impegno è tra un uomo e una donna, un uomo e un uomo o una donna e una donna. Mi avete applaudito per questo. Cinque anni dopo, stiamo vedendo come fare per legalizzare il matrimonio omosessuale. E a chi ha delle riserve, io dico questo: sì, è una questione di uguaglianza, ma anche di qualcos’altro: di impegno. I conservatori credono nei legami che ci tengono uniti; credono che la società è più forte quando promettiamo di badare l’un l’altro e sostenerci a vicenda. Così non sostengo i matrimoni omosessuali “nonostante” sia conservatore. Li sostengo perchè sono un Conservatore (t.l. mia)
E' importante notare prima di tutto come Cameron sottolinei che il volersi sposare, l'impegnarsi davanti alla società per il muto sostegno, sia una decisione conservatrice.   Una scelta tradizionale.
Non una scelta di sinistra, oserei aggiungere.
Infatti molti, in Italia, nella sinistra, sono contrari o tiepidi nei confronti del matrimonio gay proprio per le riserve ideologiche che hanno nei confronti di questo istituto giuridico. Con tutte le conseguenze del caso rispetto certi temi che il movimento italiano sta affrontando con pavida arretratezza: la militanza glbt è di esclusivo appannaggio della sinistra? Chiedere il matrimonio gay è di sinistra?
E la risposta è sicuramente negativa.
L'importanza di questo discorso è soprattutto latra. Nel discorso Cameron disinnesca con una solida argomentazione (noi conservatori siamo per l'impegno) che permettere l'accesso alle coppie dello stesso sesso al matrimonio ne distruggerebbe l'essenza. Cameron ci dimostra che, casomai, lo rafforza.

Purtroppo l'articolo di queerblog nel quale viene riportata questa notizia esordisce in un modo ambiguo.
Mentre Silvio Berlusconi, il nostro premier, pensa di ribattezzare il centro destra con il nome di Forza Gnocca, all’estero, nel Regno Unito per la precisione, un altro premier, David Cameron, di destra pure lui, parla in difesa dei matrimoni gay.
Mi chiedo in che cosa questi due atti sono diversi? Perchè vengono opposti in uno stesso periodo? Insomma fra tutte le affermazioni fatte da Berlusconi perchè usare proprio questa da opporre\paragonare a quella di Cameron sui matrimoni gay?
Insomma, detto fuori dai denti, perchè i gay e la gnocca devono essere contrapposte?

Non mi si fraintenda. La gnocca, come sineddoche della donna è una metafora maschilista. Ma siamo sicuri che è di quello che si sta accusando Berlusconi? Di essere maschilista? Si sta dicendo cioè mentre Berlusconi è maschilista un altro conservatore (glissando sull'imparagonabilità tra il fascismo eversivo di Berlusconi e l'essere di destra di Cameron) è a favore dei matrimoni gay?
O si sta dicendo mentre Berlusconi pensa alla maggioranza etero (maschile) altrove si pensa anche ai gay?
Insomma si sta usando il solito cliché che vuole i gay (gli unici che contano, le lesbiche non esistono) disinteressati alla gnocca?

La domanda non è così peregrina.

V. su Polisblog (citato da Queerblog) commenta così la battuta di Berlusconi:
Ovviamente stava scherzando: giocarsi l’elettorato femminile, che siamo matti. Dovrebbe fare un partito anche per le donne poi. 

Ecco che per V. la gnocca è di solo appannaggio maschile. Come se, al di là del maschilismo della sineddoche, la gnocca non possa piacere anche alle donne...
E no, alle donne piace il cazzo, come ai gay, e quindi se Berlusconi non scherzasse Dovrebbe fare un partito anche per le donne.


Così mentre nel post originale inglese su Pinknews dopo aver riportato l'apertura ai matrimoni gay nel discorso del Primo Ministro, si analizza anche il resto del discorso, perchè ai gay e alle lesbiche inglesi evidentemente interessa alche altro oltre il proprio particulare in Italia ci concentriamo solo su quello che - almeno per gli autori di questi post - interessa (il matrimonio) o non interessa (la gnocca) ai gay (maschi).

Come dire che se abbiamo Berlusconi come primo ministro vuol dire che almeno un poco somigliamo a lui.

Viva la Fica! E viva il cazzo!




Sulla lettera alle associazioni glbt di Ivan Scalfarotto.

C'è maretta questi giorni per via della lettera che Scalfarotto a rivolto a tutte le associazioni glbt. Nella lettera, pubblicata sul suo post, Scalfarotto essenzialmente dice:

1) l'ammanco di diritti delle persone glbt è una cartina tornasole delle condizioni di democrazia del paese perchè l'ammanco di diritti glbt è un ammanco di diritti generale e nessuno protesta o si muove per difenderli.

2) Lo scarso rispetto delle persone glbt è l'espressione particolare di una mancanza di rispetto generale per ogni gruppo sociale: le donne, i giovani, le famiglie, i lavoratori, i malati, gli immigrati, gli anziani. 


3) Il pd è impegnato in un lavoro serio e complesso per delineare una posizione chiara e convincente su questi temi.
Per questo è stato e deve essere un alleato indispensabile per ottenere. 
Una legge sul matrimonio, una legge che consenta la rettifica anagrafica a prescindere dall’intervento chirurgico e una legge che riconosca i diritti dei bambini figli di coppie omosessuali, bambini che già esistono e di cui la politica fa finta di nulla.

4 Senza il PD, che deve cambiare approccio a questi temi e che deve mettersi alla testa di questo cambiamento, il cambiamento, in parlamento non avverrà.

5) Io mi voglio candidare. E voglio che mi diciate cosa devo fare una volta in parlamento,

Adesso in questi giorni, su FB, nelle mailing list, sui blog, sui siti, passa solamente lo scandalo della candidatura di Scalfarotto, scandalo "di per sé" (come fa Max Forte su Notizegay.com, di cui ho già parlato) o scandalo perchè, così facendo, Scalfarotto compete con Paola Concia, senza nemmeno riconoscerle il lavoro fatto.
Riverblog fa un'analisi interessante (pur non pienamente condivisibile) di questo punto.

River riconosce l'esistenza della figura  di un referente istituzionale delle persone glbt ruolo ricoperto per ora da Anna Paola Concia, ruolo che per RiverBlog Anna Paola ha svolto in maniera eccellente.

E poi rileva come  nella lettera di Scalfarotto non si cita neanche una volta la Concia.
Nel mettere  a disposizione delle Associazioni e del Movimento il mio impegno e il mio lavoro all’interno del PD Rivergblog vi legge (giustamente)
“non c’è solo la Concia, fate riferimento a me”. Non “anche a me”, bensì “solo a me”.

Insomma Scalfarotto cerca di fare le scarpe a Anna Paola, perchè, nei ragionamenti più realisti del re, sono tutti d'accordo nel pensare che un deputato omosessuale di rappresentanza sia più che sufficiente: quindi O Anna Paola O Ivan.
Non metto in dubbio che per il Pavido Democristiano PD questo ragionamento possa essere vero, basisco però che i militanti del movimento ne accettino la logica.

Di più trovo profondamente discriminante che Anna Paola Concia sia vista come un Rappresentante Istituzionale.

Anna Paola Concia è una cittadina, una deputata, una donna, una militante del PD e una lesbica.
Il suo lavoro svolto in parlamento è PER TUTTI I CITTADINI non solamente per quelli omosessuali (perdonate se una volta tanto non accordo anche al femminile).

Perchè, per quanto sia stato ignorato da tutti, quello che io ho indicato come il secondo punto della lettera di Scalfarotto, è un punto fondamentale che finora non è stato capito dal movimento.
Un movimento  che non parte dal proprio specifico per allargare e correggere la qualità dei diritti di tutti, ma che vuole solo poter accedere ai privilegi delle altre categorie.

Non un percorso politico di autodeterminazione e di affermazione democratica  ma una bieca vocazione corporativista.

Ora chiedo a River e a tutt* quell* che la pensano come lui  poste le cose in questo modo, perchè mai la maggioranza etero del paese dovrebbe avere a cuore la nostra causa?

L'accesso al matrimonio anche per le persone dello stesso sesso, i diritti non solo dei bambini (come dice ambiguamente Scalfarotto) ma anche del genitore non biologico (cfr punto 3) non sono un bene esclusivo delle persone omosessuali sono UN BENE DI E PER TUTT*.


Se il movimento tutto riesce a combinare poco è perchè (oltre a essere diviso) pensa in piccolo, in termini di privilegio di categoria e non di ampliamento di determinati diritti che devono essere di tutti.
Non è solo un approccio politico moderato, è un approccio sbagliato perchè discriminatorio.

Un esempio concreto.
Nelle famiglie omogenitoriali i figli sono riconosciuti legalmente solo da uno dei due genitori della coppia. Dal genitore biologico, cioè che lo ha procreato, o dal genitore legale, che cioè lo ha adottato (in quanto singolo).
L'altro genitore (cogenitore con un termine mutuato dall'inglese) che magari a sua volta è genitore legale o biologico di un altro bambino non ha diritto alcuno sui figli del(la) partner.
Nel caso di decesso l'affido dei figli del genitore deceduto al cogenitore non è stabilito da una legge ma da un giudice che può stabilire anche diversamente.

Lo stesso vale ovviamente non solo per le famiglie omogenitoriali, ma anche per tutte quelle famiglie etero che non si sono sposate o perchè non possono (uno dei due partner è ancora coinvolto in un matrimonio pregresso che ha termini di legge lunghi per essere sciolto, oltre che costosi) o perchè non vogliono.

Ebbene io non ho mai sentito un/a militante omosessuale ricordare che il problema legale dei figli delle coppie di fatto (Anche di quelle omogenitoriali ma NON SOLO)  non è esclusivamente il nostro ma di tutte le coppie di fatto.
E quando lo faccio notare io mi si risponde, spesso in maniera acida ed effeminata, loro se vogliono possono sposarsi, noi no.

Da un punto di vista politico, umano, giuridico, non c'è differenza alcuna tra coppie di fatto etero e omosex, così come non c'è differenza alcuna tra matrimoni tra persone di sesso diverso e matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Eppure tutt* si peritano (sempre nel movimento intendo) a distinguere i due matrimoni. Matrimoni gay, matrimoni tra omosessuali definizione che incappa in un indesiderato effetto semantico, la legge non vieta infatti il matrimonio tra persone omosessuali: una lesbica e un gay possono sposarsi benissimo e nessuno può impedir loro di farlo in base all'orientamento sessuale.
La legge vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso che non sono necessariamente due omosessuali perchè una o entrambi i partner possono essere bisex.
Quante donne si sono sposate (oppure no) con un uomo, hanno fatto dei figli e poi hanno scelto una compagna, e viceversa quanti uomini dopo aver fatto figli con una donna (senza necessariamente sposarla) l'hanno lasciata per mettersi con un uomo?

Mentre il movimento glbt vede in questa decisione il passaggio (irreversibile) tra due status incompatibili (un po' come per la transizione di sesso delle persone trans) si diventa gay, si scopre di essere gay e non si torna indietro, una società pluralista, laica democratica e che non separa le persone ma le considera tutte uguali, pur nelle specifiche differenze di ogni individualità, non doverebbe accorgersi nemmeno della differenza e vedere solo una persona che ne ama un'altra, e ci fa figli, senza distinguere le famiglie in base all'orientamento sessuale (nemmeno all'assortimento sessuale della coppia, ma all'orientamento!!!).

Persino famiglie arcobaleno, che è un'associazione della quale ho massima stima, la sua presidente Giuseppina La Delfa cade in questo errore corporativistico e definisce le famiglie etero famiglie tradizionali, inducendo un equivoco involontariamente discriminatorio visto che, sociologicamente parlando, la famiglia tradizionale è quella patriarcale, fatta da un uomo che lavora e porta i soldi e una donna che resta a casa e fa un lavoro che non le viene riconosciuto come tale, accudendo i figli.
Una famiglia superata da almeno 40 anni di storia, da quando cioè c'è il divorzio che ha aperto la strada a famiglie etero non tradizionali fatte di genitori separati, divorziati, che hanno figli da matrimoni precedenti, che hanno fatto figli senza avere un partner fisso (quante donne hanno cresciuto figli da sole come scelta e non solo perchè abbandonate dal marito?). Quante famiglie etero allargate, senza genitori ma con parenti prossimi (nonni, zii) esistono in Italia? Quelle omogenitoriali sono solo le ultime a inserirsi in una pletora di famiglie non tradizionali. Eppure noi persone omosessuali ci sentiamo portatrici di una diversità non tradizionale che pretendiamo ci debba essere riconosciuta a ogni passo, perchè i primi a pensarci diversi a prescindere, senza alcun contesto storico solo stagliandosi contro il quale la nostra (presunta) diversità acquista significato, siamo proprio noi.

Invece, e non mi stancherò mai di dirlo, l'orientamento sessuale non indica un punto di vista comune, uno stesso modo di vedere il mondo. Indica una categoria di persone discriminate altrimenti diversissime tra di loro proprio come sono diversissimi tra di loro Silvio Berlusconi e Stefano Rodotà che sono entrambi etero.

Per cui ben venga la critica di Riverblog a Scalfarotto che nel candidarsi e parlare di cosa ha fatto il suo partito si dimentica di citare Concia, ma per favore non pensiamo a queste persone come a rappresentanti dei gay e delle lesbiche.

Come disse non ricordo chi a me non interessa un candidato politico gay ma un gay che è candidato politico.
 
La vera emancipazione passa anche per la conquista dello status di individuo: nessun gay parla a nome della comunità chiede solo che venga riempito il gap giuridico e siano riconosciuti a chi è discriminato come lui (come lei) gli stessi diritti degli altri.

Non mi meraviglia (ma mi fa arrabbiare) dunque che i tanti punti interessanti della lettera di Scalfarotto non siano sono stati colti  nemmeno nella loro potenzialità e ci si sia soffermati solo sui meriti elettorali. Ritornerò su questo.

giovedì 6 ottobre 2011

Chi critica fa peggio: Max Forte su Notiziegay.com critica gli orrori orografici di Patanè (che non ci sono) e poi in una sola frase infila delle mostruosità grammaticali. Il bue dice cornuto all'asino?

In un articolo su notiziagay.com l'aggregatore di notizie di gaylib, associazione glbt di destra (quelli che, sentendosi di rappresentare la comunità, e non rappresentando proprio nessuno, nemmeno loro stessi, propongono - senza per fortuna che nessuno li ascolti - scambi del tipo riconoscere diritti civili e rinunciamo [rinunciamo CHI? I quattro gatti dell'associazione? E GLI ALTRI???] a reversibilità della pensione. Norme su Unioni omoaffettive entro fine legislatura), su notiziegay.com, dicevo, Max Forte (in un articolo originario del sito e non aggregato da altrove) afferma che nel movimento glbt ognuno va sgangheratamente per sé in un dialogo tra sordi (titolo dell'articolo).
Cosa critica Forte?
Intanto si sente di essere fonte di informazione perchè esordisce con un Dobbiamo rendervi conto che come se lui sapesse cose che noi non possiamo sapere, mentre in realtà è uno qualunque di noi  che legge le dichiarazioni di altri e dice la sua proprio come chi scrive questo post.
Cosa ci vuole dire (e non rendere conto...) Max Forte?
Che a lui Patanè, Scalfarotto e Battaglia non piacciono. Non già per le loro dichiarazioni, le loro scelte politiche, ma proprio loro in persona e per le organizzazioni (o partiti) che rappresentano.
Dobbiamo rendervi conto che, negli ultimi giorni sono apparsi comunicati ed interventi da parte dei ‘rappresentanti’ del nostro sgangherato movimento Lgbtq.
Forte inizia con un verbo che non c'entra nulla (si rende conto di qualcosa che si è fatto o a cui si è partecipato, non si rende condo di qualcosa fatto da terzi) e sbaglia la d eufonica (ed interventi) che si usa solo quando la parola successiva comincia per la stessa vocale (ed eremi).
Perchè sono così pignolo sulla grammatica? Perchè, nel riportare il primo comunicato, quello di Patanè, Max Forte scrive che Patanè tra un ‘orrore’ ortografico e l’altro (...) praticamente getta nelle braccia di SEL la sua associazione.
Eppure, se si legge il comunicato stampa di Patanè, di orrori di ortografia non ce n'è nemmeno uno (c'è una d eufonica a sproposito, un congiuntivo forse dubbio, un uso delle virgole disinvolto, ma nessuno di questi è un "orrore" di ortografia).

Invece Forte scrive orrori grammaticali e, come vedremo, non sono gli unici.


Di cosa accusa Forte Patanè? Di avvicinarsi a un partito di sinistra, cosa che per un partito di destra è un male.
Puro scontro ideologico, non basato sui fatti.

I fatti ci dicono che mentre gaylib non chiede il matrimonio anche per le persone dello stesso sesso, ma parla di unioni civili, ed è contrario alle adozioni per le persone omosessuali, single o unite che siano, SEL nel suo programma politico il matrimonio e le adozioni anche per per coppie dello stesso sesso le contempla.

Se dobbiamo giudicare le posizioni delle singole associazioni facciamolo sui fatti, per favore, non sugli schieramenti di principio.
Ma se a un gruppo di gay di destra togli le petizioni di principio cosa rimane?
NIENTE. Perchè la destra, quale contributo può portare alla lotta di emancipazione delle persone glbtqi?
NESSUNO.
Può solo chiedere meno di quel che chiede la sinistra (che non è certo il PD che è un partito di centro e su molte posizioni vicino a gaylib, matrimoni tra persone dello stesso sesso compresi).
Affermazione questa che spero vivamente sia smentita più volte quando gaylib o altre associazioni di destra (se ce ne sono) daranno un contributo di rivendicazione diverso, originale, migliore e maggiore (aggiungendo rivendicazioni, non mediando al ribasso) di quello delle associazioni di sinistra (come si può considerare la reversibilità della pensione una moneta di scambio per ottenere le unioni civili?).

Il mio non è un no di principio alla destra è un no sui contenuti, di qualunque provenienza politica siano (e chi legge il mio blog sa che critico il pd e la sinistra allo stesso modo).
Se metto le mani avanti in maniera così sospetta (excusatio non petita...) è solo per non essere ridotto nell'agone dell'opposizione ideologica, quello che, mi sembra, guidi invece la penna (la tastiera) di Max Forte.
Infatti la critica a Patanè è tutta lì, gettarsi nelle braccia di Sel (e perchè è un male, verbigrazia?) non si entra nei contenuti del comunicato nel quale Patanè non si getta tra le braccia di SEL, ma esprime apprezzamento per tutte quelle iniziative che sinceramente rilancino la crescita culturale, sociale, etica,politica ed economica di un’Italia mai precipitata così in basso.
Iniziative che potrebbero venire anche da destra, se la destra sapesse cosa sono la crescita culturale, sociale, etica, politica ed economica.

Forte passa invece subito al secondo nome da criticare: Scalfarotto, reo di avere pubblicato sul suo blog un comunicato nel quale, secondo Forte,
apre la sua personale campagna elettorale per entrare in parlamento tra le fila del Pd, con un pistolotto/spot dove spiega cosa stia facendo il Partito Democratico e cosa possa fare in futuro a favore delle persone Lgbt.
Forte si dimentica (fa finta di dimenticare) che  i rappresentanti al parlamento non sono più scelti dal popolo ma dalle segreterie di partito per cui di quale campagna elettorale stiamo parlando?  
In realtà se uno va sul blog di Scalfarotto si rende conto che il pistolotto\spot è un post nel quale Scalfarotto ha pubblicato la  lettera nella quale si rivolge alle associazioni GLBT italiane (quindi anche a Gaylib...). Una lettera nella quale, una volta tanto, i diritti di categoria sono commisurati alla sperequazione e alla mancanza di diritti di tutte le persone:
Non è un caso che nel nostro Paese negli ultimi anni siano peggiorate le condizioni di ogni gruppo sociale: le donne, i giovani, le famiglie, i lavoratori, i malati, gli immigrati, gli anziani. Il governo che verrà non potrà dunque eludere le questioni dei diritti, perché le risposte a quelle questioni saranno il modo più efficace per disegnare la visione del paese che si vorrà mettere in pratica.
Immigrati, donne, malati, fumo negli occhi per la destra, che le donne le vorrebbe tutte in casa a compiere i lavori donneschi di mussoliniana memoria e gli immigrati tutti fuori dai patri confini (non a caso l'attuale legge contro l'immigrazione è a nome Bossi-Fini).

Lo scandalo della lettera di Scalfarotto è, casomai, che mente sapendo di mentire, perchè afferma che il suo partito (il PD) voglia il matrimonio per tutti come accade in paesi di cultura latina e cattolica quali la Spagna, il Portogallo, l’Argentina.

Scalfarotto MENTE perchè poco più di due mesi fa Ettore Martinelli, responsabile nazionale diritti del PD, alla Festa dell'unità di Roma ha detto letteralmente che il PD non potrà mai chiedere il matrimonio gay (come lui chiama l'estensione del matrimonio, l'unico che ci sia, lo stesso delle coppie etero, anche alle persone dello stesso sesso)  per motivi di opportunità politica.

Insomma una critica più mirata al fare (o non fare) di Scalfarotto e meno alla sua carriera politica nel PD sarebbe forse d'uopo. Ma anche qui Forte glissa e si rivolge subito contro Imma Battaglia senza un vero perchè (leggendo il suo comunicato come una risposta a Scalfarotto, anche se nel comunicato non se ne fa minimamente menzione) .
Dopo averla rimproverata di avere le tasche gonfie e averle riconosciuto il valore culturale del Gay Village (ma lo fa per affossare il valore dell'Europride) - si sa, a torto o a ragione Imma viene percepita meno a sinistra di altri esponenti del movimento e quindi è persona più gradita - le critica il fatto di aver annunciato di rimettere il suo attivismo glbt in favore di una diversa coscienza per superare la crisi e invece di esplicitare l'assunto politico che c'è sotto (in momenti di crisi come questo i diritti delle persone glbt cedono il passo a problemi più gravi e immediati, scelta legittima, non mi si fraintenda, ma criticabile dal punto di vista dell'attivismo dei militanti glbt) Forte risolve la cosa ponendosi una domanda di asfittico respiro:
Ma il ‘senso di responsabilità civile’ di cui parla, forse affonda le sue lussureggianti radici in un conto in banca?
Ora non si è mai vista una persona di destra  andare contro gli imprenditori... E nemmeno io, che di destra proprio non sono, checché ne pensino alcune checche sinistre,  nemmeno io dicevo capisco cosa ci sia di male ad avere le tasche gonfie (ammesso e non concesso che Imma le abbia...)
E rimette il suo attivismo fino a quando? Fino al suo ritorno dalle meritate vacanze?
Ecco qui Forte dimostra che non ha capito proprio il senso del discorso di Imma: se proprio voleva fare  una battuta cattiva, visto che confonde la Imma imprenditrice del Gay Village con la Imma militante politica di D'gay Project (che è un'altra cosa rispetto al Village) poteva chiedersi: E rimette il suo attivismo fino a quando? Fino alla prossima apertura del Village? Insomma un po' di coerenza! Se si vuole fare una critica la si faccia con competenza!

E infine l'apoteosi!
Dopo aver accusato Patanè di aver diffuso un comunicato stampa tra un ‘orrore’ ortografico e l’altro (che non ci sono) Max Forte scrive:
Questi leaders di cartone rassomigliano in modo impressionante con quella classe di dirigenti del centro-sinistra criticati da Nanni Moretti
Leader, non leaders perché le parole straniere recepite dalla lingua italiana si mantengono invariate anche al plurale e non seguono certo le regole grammaticali della lingua di provenienza: i leader, i film, i computer.
Il verbo rassomigliare vuole la preposizione a non la preposizione con.
Insomma il classico BUE che dice cornuto all'asino...!

Invece di rendere conto delle azioni di terzi (a che titolo?) Max Forte ci renda conto delle sue idee politiche e invece di stare a criticare quel che fanno gli altri ci dica come vuole muoversi lui, e perchè.

venerdì 30 settembre 2011

1° ottobre Rete Internazionale per la Depatologizzazione Trans

Il primo ottobre non è solo la giornata di SEL che ha indetto la manifestazione stanziale (nel senso che non ci sarà corteo) Ora tocca a noi (dalle 15 e 30 a Piazza Navona)


Il primo ottobre alle 15.30 in piazza Navona a Roma saremo tanti e tante. La manifestazione lanciata da SEL è diventata rapidamente qualcosa di molto più ampio. Ci saranno altre forze politiche come l’IdV ed esperienze di impegno sociale e culturale. Hanno aderito figure importanti come Dario Fo, Don Gallo e Amelia Frascaroli. Ci sarà la base di tutte le forze che in questi anni hanno contrastato non solo Berlusconi ma l’intero impianto del berlusconismo. E’ lecito sperare che alla fine l’opposizione ci sia tutta. Per la nostra gente sarebbe il segnale più atteso.La posta in gioco va molto oltre la stessa fine del peggior governo della storia repubblicana. Non dovrà essere solo un’altra manifestazione di protesta e giusta indignazione contro questo governo. La parabola del berlusconismo è arrivata alla conclusione: questione di giorni, settimane o mesi, non di anni.
Berlusconi è all’ultimo atto, ma da quanto resisterà e da come alla fine cadrà dipenderà in buona parte il nostro futuro.
Perché la fine di Berlusconi sia anche il tramonto del berlusconismo, perché la parola ritorni al popolo con le elezioni democratiche e non alle élites con un governo tecnico, perché a decidere il nome dei/le candidati/e, a partire da quello per la guida del governo, siano le primarie e non le segreterie dei partiti, perché, dopo questo ventennio populista, non ne arrivi un altro diverso nelle forme e identico nella sostanza, è imprescindibile che a far cadere il governo di Silvio Berlusconi sia la democrazia e non la tecnocrazia, siano i lavoratori e le lavoratrici e i cittadini e le cittadine, sia il ritrovato protagonismo di un popolo.
Un popolo del centrosinistra che si ritroverà sabato pomeriggio in piazza Navona.
Nichi Vendola



Sempre il 1° ottobre, dalle 17 alle 22 ci sarà anche un altro evento
Un pride BOX indetto da orgogliosamentelgbtiq un pomeriggio di inform\azione

dalle ore 17 a largo Goldoni, via del Corso






Nel volantino che verrà distribuito domani si chiede la depatologizzazione della transessualità, cioè l'espunzione dai manuali diagnostici dell'APA (associazione americana degli psichiatri) e dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) del transessualismo come disforia di genere, cioè disturbo dell'identità sessuale.

In Italia, dal lontano 1982 si permetteva alle persone di transitare da un sesso all'altro, venendo operate nella sanità pubblica, lo si doveva al riconoscimento che il transessualismo era una patologica psichiatrica e che le persone che ne erano affette dovevano essere aiutate.
Una legge (la 164\82) all'avanguardia basata su un compromesso odioso, quello che considerava il transessualismo una malattia dalla quale si poteva guarire con l'operazione di riattribuzione del sesso (che era la meta delle persone trans), una legge che era, ed è, alquanto coercitiva: obbligo di un anno a vestire nei panni del sesso di transito, PRIMA dell'operazione, e cambio del nome nei documenti solo a operazione effettuata (per gli uomini vaginoplastica, per le donne basta l'asportazione dei seni e non la falloplastica) con tutte le problematiche del caso 8come posso trovare lavoro se a guardarmi sono Maria ma sui documenti c'è scritto che sono Mario?

Una barbarie direte, ma era il lontano 1982, l'omosessualità era ancora considerata una malattia mentale e dunque una legge, dati i tempi, tutto sommata all'avanguardia.

Dal 1982 a oggi le cose sono cambiate ma non per le persone trans che, nel frattempo, hanno scoperto che stanno bene anche senza vaginoplastica o falloplastica solo che la legge non riconosce loro il diritto la cambio di sesso nei documenti.
Per cui esiste da qualche anno un movimento internazionale che vuole la depatologizzazione del transessualismo (che allora era l'unico motivo per cui si riconosceva il diritto a cambiare sesso).
Il motivo principale della depatologizzazione è quello di consentire il cambio di sesso sui documenti senza che sia obbligatoria la riattribuzione chirurgica.

Infatti a differenza della patologizzazione dell'omosessualità che non le dava legittimità di status 8era una malattia dalla quale guarire) la disforia di genere proprio in quanto malattia dà il diritto alla riattribuzione chirurgica di sesso proprio come soluzione a un disagio medico psichiatrico. Quindi la depatoligizzazione evita l'obbligo della riattrobuzione di sesso ma apre un nuvo capitolo sulla condizione delle persone trans che non può essere dato per scontato


Purtroppo a leggere il volantino si danno invece per scontati molti elementi e si confondo diversi piani, politici, medici, psichiatrici.

Nel volantino si proclama l'autodeterminazione di trans, lesbiche, gay intersex, bi e queer
Adesso, con tutto il rispetto parlando, lesbiche gay e bisex sono già depatologizzati, quindi che c'azzeccano qui?

Si tratta di una rivendicazione che unisce lotte di diverse categorie discriminate in base allo stesso pregiudizio, solo che questo nel volantino non viene spiegato col rischio di contribuire così a confermare l'equivoco, ancora diffusissimo, che confonde identità di genere (sentirsi uomini o donne al di là del sesso biologico di nascita) con l'orientamento sessuale (l'attrazione sessual-sentimentale per il proprio sesso piuttosto che quello opposto oppure per entrambi i sessi).

Ma tant'è.

Nel volantino si critica la psichiatrizzazione del transessualismo, senza ricordare però il percorso storico della legge e il fatto stesso che 30 anni fa la riattribuzione chirurgica era l'unica via contemplata dalle stesse persone trans che parlavano di fonte disagio ad abitare un corpo che non riconoscevano come il proprio.

Rivendicando l'autodeterminazione delle persone trans e di quelle intersex d'altro canto equipara due cose completamente diverse. Un conto è il transessualismo (che è il transitare da un sesso all'altro con o senza riattribuzione chirurgica del sesso) un conto l'intersessualità che riguarda invece le persone che presentano più o meno completamente entrambi i caratteri sessuali, primari o secondari. Si tratta di una disfunzione cromosomica che finora è stata risolta alla nascita seguendo il parere del medico e dei genitori scegliendo uno dei due sessi e cancellando l'altro senza ascoltare le persone interessate. Oggi però si tende a rimandare l'assegnazione del sesso alla prepubertà quando la persona è in grado di scegliere autonomamente. Certo la scelta è sempre tra uno dei due sessi... E se uno si considera completo in quanto intersessuale?
Bisognerebbe distinguere caso per caso, ascoltando sempre il parere della persona interessata. Basterebbe questo per garantire il diritto all'autodeterminazione.

Il volantino invece va oltre e attacca, criticandola come scelta ideologica e normativa, la diade maschio femmina ascrivendola a un'origine politica (nemmeno culturale o sociologica). Insomma per proclamare il sacrosanto diritto all'autodeterminazione si riprende la pericolosa via del terzosessismo...

La pratica corrente di queste istituzioni, motivate da interessi di stato, religiosi, economici e politici, riflette e riproduce il binomio maschio/femmina, spacciando questa posizione per quella “vera” e naturale.
Questo binomio suppone la sola esistenza di due corpi (maschio o femmina) e associa un determinato comportamento a ciascuno di essi (maschile o femminile).
Il collegamento genere e stereotipo di genere è spiazzante.
Perchè mentre è indubbio che lo stereotipo di genere è determinato socialmente, antropologicamente e anche economicamente, e pur riconcedendo che anche il corpo sessuato è un costrutto sociale, dal determinismo sessuale che vuole le persone di sesso maschile o femminile (senza che questo implichi alcuna differenza nei diritti o nei doveri nella dignità o nelle capacità) si sfugge difficilmente senza introdurre pericolosi distinguo terzosessisti.

Di qui parte una attacco aprioristico alle istituzioni mediche e psichiatriche alle quali si impone un passo indietro lasciando ai diretti interessati il come e il se del proprio transessualismo (continuando a pretendere, si suppone, che chi vuole operarsi per la riattribuzione di genere lo possa fare a spese della collettività...) e si introduce un tertium alla diade maschile femminile che viene poi rimangiata quando si rivendica (giustamente) il

Diritto di cambiare nome e sesso sui documenti ufficiali senza doversi   sottoporre a valutazione medica o psichiatrica. 
Insomma si è solo maschi e femmine o esiste una terza possibilità? E questa terza possibilità dove va a finire se si richiede il cambio di sesso sui documenti visto che i sessi ufficiali sono due?

Insomma questioni serie risolte con qualche slogan da studenti alternativi figli di papà che stazionano all'università fino e oltre i trent'anni...


Domani andrò e chiederò lumi...

Intanto ci si vede alle 15e 30 a piazza Navona!!!




Dal 6 ottobre nuovo ciclo di film a tematica glbt all'Acrobax (ex Cinodromo), via della Vasca Navale, 6


Riprendono le proiezioni, con ingresso a offerta libera, all'Acrobax (ex Cinodromo), via della Vasca Navale, 6 (metro s. Paolo) il giovedì alle 20 e 30 (ma i film non iniziano mai prima delle 21)  di film a tematica gay e lesbica inediti in Italia e sottotitolati da Buzz intercultura

Ecco la programmazione di OTTOBRE e NOVEMBRE.

Prima di ogni film vengono proiettati cortometraggi e estratti video (pubblicitari, telegiornalistici) che spesso sono più interessanti dei lungometraggi stessi.
L'acrobax è un centro sociale accogliente dove si può bere e mangiare a prezzi modici prima della proiezione.
Una serata diversa della quale vi innamorerete e vorrete farne un appuntamento fisso!

Come al solito andrò, vedrò e vi racconterò.

mercoledì 28 settembre 2011

Le parole per dirlo: ancora sull'outing e sull'omofobia

In questi giorni di polemiche sull'outing che tutti a parole dicono di volere ma che in realtà, con la scusa che quello fatto da listaouting è anonimo e senza prove, nessuno in realtà vuole (ragioni giustissime ma usate come motivazioni sbagliate, infatti in Italia nessuno crede legittimo questo strumento di lotta politica) e la foga dell'indignazione si staglia con tutta la sua ombra sull'outing confondendo le critiche di merito con quelle di metodo (c'è chi è arrivato persino a dire che il metodo rimette in discussione il merito...) due elementi sono emersi con chiarezza.


1) Bisogna ridefinire il significato della parola omofobia.
In realtà la parola non andrebbe proprio usata perchè, costruita come le altre fobie, l'omofobia sarebbe una sorta di malattia dalla quale si va curati e non certo accusati. Anzi c'è chi giocando proprio su questa ambiguità arriva a dire che l'omofobia non esiste (e come malattia è vero, non esiste,  nessuno è omofobo perchè si sente male quando vede un gay come capita a chi ha paura, che ne so, dei ragni...).
C'è chi intende omofobia come omosessualità repressa, altro termine odioso, perchè represso non ha il significato politico o sociologico di coatto, cioè costretto dallo stigma sociale e dal ludibrio (anche interiorizzato) per l'omosessualità propria e o altrui. Anche in questo caso si tratta quasi di una malattia. La pensa così, per esempio, Filippo Riniolo che su Faccialibro rispondendo a me scrive:
non serve la psicanalisi per capire il collegamento fra il senso di colpa nel sentirsi sbagliati e condannare l'omosessualità. io ho fatto coming out a 14 anni ma per secoli gli omosessuali vivevano la loro omessualità completamente immersa nel senso di colpa e nell'omofobia. e molto lo fanno tutt'ora.
Questa argomentazione psicologica che fa l'essere velati un elemento da trattare con rispetto e non come arma, secondo i detrattori dell'outing dimostra come il concetto stesso di omofobia sia ambiguo e che non ha il signficatoche invece dovrebbe avere.

Wikipedia parla di paura e l'avversione irrazionale.


Per il dizionario Hoepli Online è una Avversione ossessiva.

Per il dizionario Fasterdiccom è paura dell'omosessualità e/o conseguente avversione contro gli omosessuali, basata sul pregiudizio, in analogia al razzismo o alla xenofobia.

Insomma da tutte queste definizioni emerge che l'omofobia:
è irrazionale
è una avversione
è un pregiudizio.
Insomma, sembrerebbe quasi dire, in fondo, questi omofobi, poverini, che pena...

In questo modo la pensa per esempio Rita De Santis presidente (incauta) dell'AGEDO, che dice:  essere omofobi invece è un indice di pregiudizio figlio dell'ignoranza.


Adesso passi l'equivoco dei dizionari sulla parola costruita su un'analogia linguistica assai infelice, ma che pezzi di movimento (Riniolo, AGEDO) possano avere la stessa ingenuità politica la dice lunga sulla salute e l'efficacia delle lotte di rivendicazione glbtqi.

Al di là di questi elementi che non nego in alcuni casi possano essere presenti o determinanti, le ragioni dell'omofobia, le sue cause e i suoi effetti nella società sono squisitamente politiche.
Se posso credere che l'avversione per i migrati della mia vicina di casa sia costruita su un pregiudizio (alimentato ad hoc da stampa e tv) non mi sfiora nemmeno l'idea che Bossi, Calderoli, Forza nuova o chi volete voi siano vittime del pregiudizio quando vomitano la loro merda xenofoba.

Una vittima la curo, la educo, non la combatto politicamente.

Dire che alla base dell'omofobia c'è il pregiudizio, la paura irrazionale, non vuol dire solo assolvere l'omofobo dalle sue responsabilità morali e politiche significa misconoscer egli effetti sociali, morali e politici dell'omofobia.

L'omofobia vuol dire non riconoscere dignità umana all'orientamento sessuale gay,  lesbico e bisex che viene percepito, definito, catalogato come immorale, disdicevole, nocivo per la società e per questo riprovevole, e promuovere con le parole e con gli atti politici, intellettuali, fisici e concreti la discriminazione sociale, legislativa, amministrativa e morale, delle persone omosessuali (lo stesso vale per la transfobia che riguarda le persone transessuali) contribuendo ad alimentare lo stigma che tiene omosessuali e trans ai margini della società.

La radice dell'omofobia è proprio la percezione che si ha dell'omosessualità e riguarda anche persone insospettabili come Rita De Santis che considera infamante l'aver detto di alcuni politici che sono gay.

Ancora oggi per offendere un uomo gli si dà del frocio. Finché ci si sentirà offesi non dall'intenzione di offendere di chi ci dice frocio ma dalla parola di per sé a noi attribuita non saremo mai liberi dall'omofobia.

Ecco una spiegazione in più alla domanda infelice e fascista che Biagi (un trombone di giornalista diventato santo dopo che Berlusconi lo ha ostracizzato) e Gaber (un compagno e si sa cosa pensano anche i compagni dell'omosessualità)  (si) fecero a proposito dell'orgoglio gay: ma cosa avranno mai da essere orgogliosi?

Sono orgoglioso di essere quello che per (gran parte del)la società è una parola usata come offesa.


L'omofobia è una ostilità discriminatoria che si origina e si propaga attraverso un preciso, lucido, e cosciente progetto politico. Progetto politico costruito sul maschilismo patriarcale e misogino.

Nella migliore delle ipotesi l'omosessualità è tollerata (e già questo di per sé è discriminatorio e dunque omofobico) e relegata nella camera da letto. Ogni volta che amici, compagni di partito ci rimproverano che parliamo sempre di gay la discriminazione è ancora tutta lì.

La vera rivoluzione la stanno facendo le coppie gay e lesbiche stabili (mediamente stabili, come quelle etero) e le famiglie omogenitoriali.

Loro stanno mostrando di essere nella società, visibili, con i propri affetti esattamente come le coppie etero (non dovremmo nemmeno starlo a ribadire non ci fosse la discriminazione) mentre il movimento e i militanti si baloccano col politicamente corretto e stigmatizzano pure l'outing.

2) Nell'equazione dell'outing ci sono almeno tre elementi. Il primo in ordine di importanza è l'essere omofobi (e adesso sappiamo meglio cosa intendiamo) a definire gli altri due però abbiamo un po' di difficoltà.

L'essere nascosti (o velati per usare un aggettivo caro al movimento).
Ci si nasconde per ovvi motivi.
Ma questi motivi sono davvero così chiari?
Non mi interessa qui fare il punto sull'essere velati, questione complessa che richiederebbe un post a sé. Qui voglio solo ricordare come, nella discussione sull'outing, tutti si sono profusi a spiegare e ribadire che quello alla velatezza è un diritto.
Strano come le persone che hanno criticato l'outing (nel merito non nel metodo davvero indifendibile) sono le stesse che poi, nel loro privato, criticano chi è velato. Se tutti facessimo coming out l'omosessualità, dicono, sarebbe accettata più facilmente. Registro solo le opinioni in proposito, ad analizzarle lo faremo un'altra volta.

Certo è che i motivi di velatezza dei politici omofobi (quelli colpiti dall'outing) non sembrano almeno apparentemente poi così diversi da quelli dei privati cittadini.
Come io ho paura che se dico al posto di lavoro che sono gay mi licenziano (magari il problema fosse solo l'essere "presi in giro") i politici hanno paura che se dicessero apertamente sono gay perderebbero dei voti.

Qualcuno potrebbe pensare che anche i gay votano ma nel mondo della politica dove le categorie contano solo per le percentuali di voti, i voti che spostano i froci sono solo il 2%, tanti per un partito piccolo come SEL (che infatti ne fa una sua battaglia) quasi insignificanti per un partito di massa come il PD (che infatti ne parla solo perchè costretto).
Certo non tutti i politici velati sono omofobi.

E certo il connubio velatezza e omofobia è davvero difficile da spiegare.
Per questo per qualcuno l'essere velati e al contempo omofobi  si spiega con considerazioni psicologiche, quelle che vengono dal fraintendimento dell'etimo omofobia (la fobia per i gay non il disprezzo consapevole) si disprezza negli altri quel che non si accetta nemmeno in se stessi.
Una spiegazione troppo stretta e che non funziona sempre.
Anche perchè ci si dimentica che non ci sono solamente gli e le omosessuali, ma anche i e le bisex vero fumo negli occhi per il movimento. E qui arrivimimo al cuore di questo post.

Delle tre componenti dell'equazione omofobia: essere omofobi essere velati ed essere gay. La terza componente è quella che dà più problemi ad essere descritta a cominciare dal sito listaouting dove possiamo leggere (in realtà oggi non più quel primo psot è stato sostitutivo dall'elenco dei 10 nomi...):
L’outing (...) è uno strumento politico [che] (...) consiste (...) [nel]  dichiarare pubblicamente la pratica omosessuale o di altre differenti sessualità di politici preti, persone note e influenti, che attraverso azioni concrete e prese di posizione offendono e discriminano le persone gay, lesbiche e transessuali.
la pratica omosessuale o di altre differenti sessualità. E' talmente difficile da descrivere che si ricorre a un triste giro di parole.
Una semplificazione simile la fa Riccardo Camilleri in un suo articolo sul sito tr3nta , peraltro molto interessante, quando dice In attesa che si plachino le polemiche attorno alla rocambolesca azione di Outing all’amatriciana sui politici di centrodestra che, pur su posizioni omofobe, praticherebbero sesso con omosessuali o transessuali.
Insomma è talmente difficile indicare chi fa cosa e con chi che Riccardo ha pensato bene di riassumere il tutto indicando l'orientamento sessuale dei partner degli omofobi velati ai quali si fa outing.

Lo stigma, l'omofobia, fa mancare parole chiare, pratiche descrittive limpide e non sospettabili di omofobia.
E forse è venuto il tempo di rispondere una volta per tutte ad alcune domande che, evidentemente, nemmeno noi militanti ci siamo mai posti.

Un uomo sposato, con figli, dunque etero, che va a letto con un altro uomo, diventa Gay? O lo è smepre stato e il suo matrimonio è una copertura?
Da un punto di vista  semplicemente descrittivo, senza fare processi alle intenzioni, un etero che fa sesso gay diventa o è un bisex (con buna pace dell'ala estremista del movimento). Pensare che solo perchè ha avuto dei rapporti con persone dello stesso sesso il matrimonio sia solo una copertura è pensar da maschilisti, da omofobia.
Lo stesso vale per la persona con cui si fa sesso. Io uomo faccio sesso con un altro uomo, non con un omosessuale. e non solo perché potrei fare sesso con un altro bisessuale come me, ma perché ci sono anche gli etero.
Insomma l'aggettivo omosessuale, anche quando viene usato come sostantivo, non individua una condizione oggettiva, un modo di vedere il mondo. Non tutti siamo gay allo stesso modo. L'aggettivo indica solo l'assortimento sessuale tra i partner dello stesso sesso (omo) o di sesso diverso (etero). Non conta l'orientamento sessuale ma solo il sesso di appartenenza. Insomma io faccio sesso gay se vado a letto con una persona del mio stesso sesso, non se vado a letto con un gay, un bisex, etc.
Che poi la parola gay indichi un comportamento sociale, una nicchia di mercato, una categoria di consumatori, questo è un altro paio di maniche. L'outing non sindaca sul tipo di gay che sei, critica solo chi fa sesso con persone del proprio sesso ma pubblicamente discrimina i diritti delle persone omosessuali.
Lo stesso vale per le persone trans. Nonostante quel che pensano molti (anche tra i militanti stessi) Marrazzo non è gay perchè ha fatto sesso con una trans. Una trans per definizione è un uomo che ha transitato (sta transitando) verso il sesso femminile. Dunque desiderando una donna trans Marrazzo è  e resta eterosessuale. Solo chi vede in una trans un ex uomo (distinzione transfobica) può pensare che Marrazzo sia gay.

Purtroppo l'aggettivo\sostantivo omosessuale ingenera moltissimi equivoci, come quello che vede il matrimonio per persone dello stesso sesso un matrimonio tra gay. A parte i (le) soliti(e)  bisex ignorati, la legge italiana non impedisce il matrimonio tra gay, ma tra persone dello stesso sesso. Anzi nessuno può impedire che io, dichiaratamente gay, e una mia amica, dichiaratamente lesbica, ci si sposi.

Ecco perchè, per quanto scomode e lunghe da leggere, non si possono usare certi aggettivi, perchè confondono i paini e i livelli.
Dunque si dirà matrimonio anche tra persone dello stesso sesso (perchè è lo stesso matrimonio cui fanno uso le persone etero) e, nel caso di omofobi cui fare outing, si dirà che hanno relazioni sessual-sentimentali con persone dello stesso sesso o con persone trans.

Tra l'altro dire dei politici outingati che fanno sesso con persone dello stesso sesso impedisce loro di giustificarsi dicendo: Ci sono «centinaia di donne in apprensione» per me come Mario Baccini (Misto-Pdl). Così come dire che c'è chi fa sesso con persone trans senza implicare un orientamento sessuale altro rende irrilevante la specificazione sono un banale eterosessuale, come fa Maurizio Gasparri.
Non importa quello che sei importa quello che fai.

Perchè le parole portano con loro smepre un giudizio implicito che non dobbiamo mai dimenticare di esplicitare e mostrare di essere consapevoli e davvero intenzionati a usare quella parola con quel significato.
Altrimenti dall'omofobia non ne usciamo più.





sabato 24 settembre 2011

Anche l'AGEDO cade sull'outing: Rita De Santis fa un lapsus da omofoba prima della classe.

Si legge su AgenParl ma non sul sito dell'Agedo il segeunte comunicato a firma di Rita De Santis, Presidente Nazionale:

L'Agedo associazione di genitori, parenti e amici degli omosessuali, dopo ampio dibattito interno si schiera contro l'uso dell'outing come arma di diffamazione
DIFFAMAZIONE? Cosa c'è di diffamatorio ne l dire di qualcuno che è gay?  Di dire che qualcuno è omofobo? Nel caso dell'omofobia non è una offesa ma una constatazione.
riprovevole di per se e ancora di più quando avviene nell'anonimato. Ribadisce comunque che essere omosessuali non è una attribuzione negativa,
però fare outing è pratica diffamatoria...
essere omofobi invece è un indice di pregiudizio figlio dell'ignoranza.
Ed ecco il cattolicesimo che perdona! L'omofobia non è figlia dell'ignoranza, non nel parlamento. E' una scelta politica chiara e precisa. Gli unici ignoranti mi sembrano quelli dell'Agedo che hanno eletto come loro presidente una persona che rilascia incaute dichiarazioni come questa.
Chiede comunque con i politici di tutto l'arco costituzionale un incontro aperto e costruttivo per evitare che le esasperazioni implementino continuamente posizione violente.
Le esasperazioni? Qui si parla di  discriminazioni, di stigma, di violenze e aggrssioni, fisiche e morali, di feriti e di morti.
  Maquelli dell'AGEDO dove vivono??? E, soprattutto, da che parte stanno?

No outing! L'Oscar per le cazzate va a Pierluigi Battista

Più leggo articoli contro l'outing più mi accorgo di come tutta la vicenda della listouting stia facendo del bene, magari inavvertitamente, non per l'azione di outing, davvero timida e banale, ma per le cose che qil sito fa dire a tutti (e tutte) stanando i peggiori bugiardi presenti nei nostri media d'informazione.

E' il caso di Pierluigi Battista che tre giorni fa ha scritto un articolo sul Corsera contro l'outing senza nemmeno sfiorare le questioni politiche che l'outing mette in campo ma individuando bene quali sono i capisaldi dell'omofobia in Italia.
L'articolo è breve e va commentato frase per frase.


Ancora una volta, nel nome della trasparenza assoluta, si consuma il delitto dell'annientamento della vita privata.
Gli omofobi vogliono che l'orientamento sessuale di minoranza resti una questione privata. Nascondendo il fatto che l'orientamento sessuale di maggioranza, quello etero è pubblico ogni qualvolta che usciamo dalla camera da letto, ogni volta che portiamo u nostro compagno (o marito o moglie) al cinema, a una cena ufficiale, a una cerimonia dello stato, ogni volta che vivendo nella società il nostro orientamento sessuale parte considerevole della nostra personalità emerge nel suo esistere


Il 23 settembre uscirà, secondo quanto minacciato tronfiamente da un sito gay,
Intanto è un blog. E poi in che cosa listaouting sarebbe un blog gay? Puro pregiudizio di Battista. MA lo sapiamo, se anche hai avuto una sola esperienza gay in vita tua, rimani frocio a vita (le donne, lesbiche o etero che siano, non esistono).

l'elenco completo dei politici e dei ministri omosessuali che vorrebbero tener celato il proprio orientamento sessuale.
Ovviamentelsi vede bene dal menzionare che l'outing riguarda politici e i ministri omofobi e non solamente omosessuali. Omette, sapendo di omettere.

Credono, in questo modo, di condurre una crociata contro l'ipocrisia, ma lavorano all'ingrosso per ridurre la libertà. Pezzetto dopo pezzetto, fino alla sua consunzione.

La libertà di dire o di nascondere.

La libertà di vivere la propria condizione sessuale senza che il mondo pubblico eserciti il suo controllo occhiuto e intimidatorio.
I politici e i ministri sono nostri delegati. Credo che il controllo del mondo pubblico sia un diritto\dovere di ogni democrazia rappresentativa.

Senza che il tribunale pettegolo e spietato dell'opinione pubblica sia messo a conoscenza di ogni segreto e di ogni zona della vita di ciascuno deliberatamente tenuta nella discrezione e nella penombra.
Di nuovo si omette che questi ministri e politici col loro agire politico discriminano una categoria di persone con atti e decisioni.

Se i politici omosessuali non vogliono dirlo, non si deve dire.
Infatti nessuno lo dice. Qui si parla di politici omosessuali, bisex ed etero che sono omofobi.


Punto, non dovrebbe esserci discussione.

Sono i paladini della trasparenza, questi spioni che fanno del male alle persone credendo di far del bene al progresso, che invece contribuiscono a sprofondare nella barbarie della sorveglianza totale ogni barlume di libertà personale.
Di nuovo la libertà personale di discriminare gli altri perchè tanto per se stessi il potere assoluto di cui godono li protegge da ogni controllo come questo signore richiede in nome del privato

Sono anni che i maniaci dell'outing, a partire dagli Stati Uniti, vogliono sostituirsi agli omosessuali che per le più varie e insindacabili ragioni non intendono fare coming out della loro condizione.
Di nuovo. L'outing è un'altra cosa...
Sono dei terroristi, nel senso tecnico della parola: spargono terrore e angoscia. Massacrano le loro vittime con la scusa di fare loro del bene.
Per tacere del male che fanno i politici che hanno molto più potere di chi fa outing visto che sono loro nella stanza dei bottoni. MA battista pensa di parlare proprio con dei bambini?


Non si sa se il sito
è un blog...
che promette la propalazione dei nomi sia un covo di millantatori o di ricattatori.

Magari è solo un grottesco annuncio mediatico per un insperato quarto d'ora di pubblicità.
Ma se sono anonimi...

Di certo non conoscono il rispetto delle persone, dei loro diritti, della sfera privata inviolabile che dovrebbe essere tutelata.
Il bue dice cornuto all'asino. Mai vista una faccia di bronzo (di culo?) peggiore di quella di Battista.

Adesso, con la scusa delle intercettazioni che stanno rendendo di pubblico dominio frammenti di vita privata dei «potenti», vogliono portare fino alle estreme conseguenze la violenza del ludibrio per chi non ha nessuna colpa da nascondere, ma pur sempre il diritto di nascondere qualcosa.
Capita l'antifona...? Magari ci fosse stata uno straccio di prova!


Contro il mito tribale della trasparenza.
Certo. Perchè i potenti che già fanno come cazzo gli apre continuano a farlo in barba al popolo...

E pensare che una volta sul Corriere ci scriveva Pasolini!

Michele Serra sei intriso di omofobia e nemmeno te ne rendi conto. Sull'articolo di Repubblica contro l'outing

Essere etero o gay non garantisce nessuna sicurezza né di simpatia né di antipatia.
Ci sono etero e gay di destra come di sinistra. Etero e gay maschilisti, misogini, patriarcali (tanti) e etero e gay aperti al femminile, alle donne e contro il patriarcato.

Ma quando leggo articoli come quello di Michele Serra su La Repubblica non posso pensare che solo un etero possa scrivere, pur con le migliori intenzioni, un articolo così offensivo delle persone omosessuali.
Solo un etero che non sa e non si può nemmeno immaginare cosa sia lo stigma contro l'omosessualità, che non si rende conto cosa vuol dire appartenerne a una minoranza, irrisa, discriminata, aggredita, vilipesa, uccisa.

L'articolo di Serra mostra come gli intellettuali di sinistra devono fare i conti UNA VOLTA PER TUTTE con l'omofobia radicata in loro sin dai tempi del PCI più che nella Chiesa e nel Vaticano. Perchè nessuno mai scrivendo un articolo di difesa, che si pretende progressista e di sinistra, ha usato parole così offensive.

Per Serra gli omofobi denunciati dall'outing (non quello all'amatriciana ma quello ben più serio e politico degli altri Paesi) sono gay in privato perchè se ne vergognano e adottano politiche discriminatorie nei confronti delle persone omosessuali e trans  in reazione a questa vergogna. La questione così da politica viene ridimensionata alla sfera privata, del patologico, dello psicologico, della morale. Per Serra è questione di dibattito non di diritti calpestati, rubati, non riconosciuti. La sua miopia politica è direttamente proporzionale al pregiudizio omofobico col quale liquida una lotta politica di emancipazione in base a una discriminazione per l'identità di genere e l'orientamento sessuale.
Serra ne fa un questione morale costruita su categorie oppositorie di un moralismo degno del peggiore Stalin:
essere monogami o promiscui, donnaioli o sodomiti, possa o debba mutare in qualche modo il solo dovere che tutti ci accomuna, che è il rispetto degli altri, dei loro diritti, della loro integrità personale. 
 La promiscuità non è certo solo dei gay, e un uomo che scopa con tanti uomini è virile come un donnaiolo, mentre i sodomiti non sono tutti Gay, lo sapeva anche Dante che nel XVI canto dell'inferno accanto a Brunetto Latini mette Tegghiaio Alodbrandi che usava la sodomia (il coito anale) con sua moglie. Ma per Michele Serra i gay sono tutti rottinculo e meno virili degli etero donnaioli.
Nel subconscio stalinista di Serra l'omosessualità è talmente una malattia che (lapsus?) per descrivere i gay dichiarati usa l'aggettivo conclamato che, guarda caso, è quello che si usa quando una persona sieropositiva va in aids conclamato.
Poco importa se Serra vuol dire che essere gay non garantisce l'illuminazione o se votare una legge omofoba è grave a prescindere dal proprio orientamento sessuale.
Queste considerazioni nascono da chi (e sono molti, moltissimi) credono che il quid dell'outing sia l'omosessualità velata, o l'omofobia. Qualcuno sottolinea l'una ora l'altra variabile dell'equazione outing ma nessuno considera l'outing nella sua interezza e, avulgendone uno degli elementi fa come chi parlando di ossigeno e di idrogeno crede di parlare d'acqua che si ha solo dall'unione inscindibile dei suoi elementi.

L'outing non denuncia una colpa.
E se vogliamo proprio cercarla questa colpa non sta nell'essere omosessuali nascosti, né nell'essere omofobi, ma sta nell'esercizio di potere che si compie nel momento in cui si discrimina una minoranza con uno stigma che non toccherà mai se stessi dato che il potere che si ha permette di vivere altrimenti.

Discriminazione delle persone omosessuali tramite potere politico+pratica privata  dei comportamenti che si stigmatizzano ecco cos'è l'outing.

L'errore politico più grave di Serra, se si professa ancora persona di sinistra, è nel considerare che l'orientamento sessuale riguardi la sfera privata della persona, quando lui, eterosessuale conclamato può parlare di donne, di mogli e di compagne, in pubblico e in maniera pubblica, reputando però l'orientamento sessuale (quello degli altri naturalmente) come fatto privato.

La sua volgarizzazione dell'outing La pratica dell'outing (che non significa dire: io sono omosessuale. Significa dire: lui è omosessuale, ma si vergogna di ammetterlo) è irricevibile e segno di uno che non ha capito nulla.

E che la sinistra (o almeno quella che si crede tale) ha persona un'altra occasione per rimanere in silenzio.