lunedì 16 gennaio 2012

Ivan Scalfarotto minimizza sul commento omofobo di Lee Steel contro Garreth Thomas, che ne ha causato il licenziamento

Lee Steel

Lee Steel giocatore dell’Oxford City, una squadra di Rugby, ha commentato su twitter la notizia che il collega di squadra Garreth Thomas, dichiaratamente gay dal 2009,  parteciperà alla prossima edizione della Celebrity Big Brother su Channel 5 dicendo che:
'I wouldn't fancy the bed next to Gareth Thomas #padlockmya**e'. (t.l. Non mi piacerebbe il letto vicino a Garreth Thomas #michiudoilc**oconunlucchetto).

La dirigenza della squadra ha deciso di licenziare Steel perchè considera il commento fatto tramite un social media come seriamente contrario all'etica della squadra.

Leggo di questa notizia sul blog di Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD i Pavidi Democristi. Scalfarotto commenta così il licenziamento di Steel:
Riporto la notizia non solo perché vista da qui fa l’effetto di “uomo morde cane” ma anche per sottolineare che il “commento omofobo” non era una cosa particolarmente violenta e volgare, era quella che da noi si sarebbe qualificata come “una battuta”.  (...) Poiché qui in Italia fintanto che non ricevi una coltellata non si tratta di omofobia, anzi se fai rilevare a uno che ha espresso un commento omofobo alla fine sei tu che gli devi chiedere scusa perché ovviamente stai tentando di conculcare la sua libertà di opinione, mi faceva piacere dare un piccolo esempio di cosa accade in paesi più maturi e civili del nostro. E stiamo parlando dell’Oxford City, una squadra di calcio, non dell’esercito della salvezza.
Se capisco bene quel che Scalfarotto scrive, pur ammettendo che qui in Italia fintanto che non ricevi una coltellata non si tratta di omofobia, anzi se fai rilevare a uno che ha espresso un commento omofobo alla fine sei tu che gli devi chiedere scusa perché ovviamente stai tentando di conculcare la sua libertà di opinione anche per lui la twitterata di Lee non era una cosa particolarmente violenta e volgare.

Mi piacerebbe sapere se Scalfarotto ci fa o ci è.

1) Qualunque sia la gravità della battuta, a Scalfarotto sfugge che la stessa non è stata detta, come opinione personale da un cittadino qualsiasi, ma dal membro di una squadra di Rugby (NON di calcio) in un social network assumendo un peso e una valenza pubblici e di diffusione notevoli. Diffusione di un modo violento e volgare di pensare al sesso, a una sua pratica sessuale e collegare le due cose a una preciso orientamento sessuale.

2) Dire che se stai vicino a un gay ti devi chiudere il culo con un lucchetto  sarà anche una battuta come pretende Scalfarotto (bontà sua) però scaturisce da quel magma patriarcale e maschilista nel quale si alimenta e cresce lo stigma sull'omosessualità.
La violenza della battuta non sta infatti solo nella sua omofobia ma nella visione stessa che ha del sesso.
Sia perchè riduce l'orientamento sessuale a una questione di sesso (i gay scopano, non amano) sia perchè alimenta un pregiudizio e una discriminazione nata su una pratica sessuale sotto cui è sussunta tutta l'omosessualità maschile: il coito anale. Con buona pace di tutti quei gay che non lo praticano o di tutte quelle persone (donne e uomini) che praticano la stimolazione anale (con o senza penetrazione) senza per questo essere gay.

Garreth Thomas
Per Steel il rischio maggiore nello stare vicino a un omosessuale è prenderlo in culo che è cosa squisitamente da froci,  con tutto quello che questo atto sessuale implica: sottomissione, violenza, degrado, umiliazione. D'altronde, anche in italiano, come in inglese, se sconfiggiamo qualcuno o se vogliamo vincerlo o rivincerci su di lui diciamo che ce lo siamo inculato o che ce lo inculeremo.
Che Scafarotto non consideri la battuta (sic!) di Steel sufficientemente volgare o violenta la dice lunga sulla qualità politica e professionale delle persone che ci sono dentro al PD che di fonte a un delirio maschilista magari ridono divertiti o comunque vi vedono solo una battuta.


Per cui a ben vedere la notizia non è tanto uomo morde cane ma Scalfarotto è maschilista come un omofobo qualsiasi.

Meno male che i dirigenti dell'Oxoford City non hanno ritenuto l'esternazione di Steel  altrettanto innocua e lo hanno licenziato.


E forse non è l'unico che dovrebbe essere licenziato...

Se questo è un ragazzino. Sull'articolo (non firmato) di Genovagay.it sul suicidio di Eric James Borges


Se questo...
E mentre dobbiamo contare una nuova vittima dello stigma dobbiamo anche sopportare la pubblicazione di articoli terribili pubblicati su (sedicenti) siti amici.



E' il caso dell'articolo sul sito Genovagay che sul suicido del giovane omosessuale statunitense di 19 anni Eric James Borges anni titola così:

 

Omofobia, ragazzino gay si uccide a 19 anni

vi sembra un ragazzino
Ora visto che a 19 anni si è già maggiorenni quel ragazzino non può che riferirsi o all'immaturità dell'essere omosessuali (secondo la vecchia idea che vuole l'omosessualità una fase di passaggio dell'adolescenza che prelude all'età adulta) o all'immaturità del suicidio.
Tutto il tono dell'articolo è sconcertante. Da un lato vengono dati per scontati soprusi e abusi (come se sia cosa normale se sei gay) dall'altro vengono descritti come un suo punto di vista (Aveva raccontato di aver subito atti di bullismo e violenze psicologiche e fisiche anche da parte della famiglia). Infine viene fatto un collegamento con il suicidio di altri omosessuali adolescenti facendo notare la contraddizione tra questi suicidi e le conquiste fatte dalla comunità gay statunitense - episodi che paiono in contrasto stridente con le conquiste più recenti della comunità omosessuale americana (gay nell’esercito, estensione dei benefici sociali ai partner gay degli impiegati federali, matrimoni omosessuali in sette stati americani- arrivando ad affermare che questi suicidi testimoniano che il cammino verso l’accettazione, soprattutto per i più giovani e deboli, è ancora lungo e incerto.
Cioè mi suicido non perchè gli altri mi vessano e rendono la mia vita un inferno, o perchè i miei genitori mi hanno buttato fuori di casa a 18 anni, ma perchè io non ce la faccio ad accettarmi...

L'articolo non parla dell'attività da cineasta di Eric, né del suo film, Invisble Creatures che, pure, si trova in rete,
. Un video nel quale coppie di ogni età e ogni assortimento sessuale si coccolano e si baciano.


Per questa foto Eric aveva scritto il seguente commento:  
Sono umano. Sono anche spiritualmente, emotivamente e sessualmente  attratto dagli uomini. Sono DICHIARATO C'è voluto del coraggio e ne è valsa completamente la pena.  

Sono spiritualmente, emotivamente e sessualmente  attratto dagli uomini.

Spiritualmente.  E' proprio così. A tutti quelli che credono che sia una mera questione di sesso Eric ha spiegato bene che a un ragazzo gay piacciono gli uomini da ogni punto di vista, sentimentale e spirituale. Non solo sessuale. Eric non poteva esprimerlo meglio. 


Eric si era più che accettato, se si è tolto la vita è perchè ci sono persone (sic!) come i suoi omofobi e cattolici estremisti genitori che lo hanno cacciato di casa perchè a Eric piacevano i ragazzi  non certo perchè il cammino verso l’accettazione, soprattutto per i più giovani e deboli, è ancora lungo e incerto come scrive l'autore anonimo di questo articolo infelice, che non affronta minimamente le responsabilità che tutti abbiamo ogni vota che qualcuno discrimina una persona in base al suo orientamento sessuale come hanno atto i genitori di Eric e tutti quelli che la pensano come loro.
Sono loro in primis ad aver ucciso Eric. Ma anche noi, noi che non abbiamo fatto nulla di concreto per evitare a Eric di togliersi la vita per il male subito, per il dolore inflittogli, per il sopruso e l'ingiustizia. Non perchè Eric era un debole,  non perchè aveva interiorizzato l'odio verso se stesso.
Chi si odia non si espone, non esorta gli altri a non cedere alle pressioni psicologiche.
E' troppo comodo pensare e dire che se Eric si è suicidato è perchè era un ragazzino.
Siamo noi che abbiamo armato la mano di Eric, noi i soli e unici deboli. Deboli perchè accettiamo ancora che qualcuno si possa suicidare perchè gay.
Deboli perchè non scendiamo in piazza a protestare e reagire con la determinatezza e la gravità che questi suicidi richiedono.
E se non protestiamo, se non ci ribelliamo è perchè è siamo noi i veri deboli.  Non certo Eric. Perchè il gesto di un suicida non è mai un gesto vile, ma un gesto di coraggio, un gesto estremo, un gesto di protesta.
Un gesto di solitudine.
Gesto del quale siamo tutti corresponsabili.
Tutti.


sabato 14 gennaio 2012

Un blog interessante: Darling Michele

Ci sono arrivato per puro caso, d'altronde le scoperte migliori avvengono sempre così, almeno sulla rete.



Sto parlando del blog Darling Michele su piattaforma wordpress nel quale il suo autore propone la lettura critica di articoli omofobici con acume e precisione, film a tematica e racconti più personali che fanno del blog l'occasione per conoscere la vita del suo blogger in uno spaccato davvero interessante e umanissimo.

Un blog da leggere e da seguire.

Io da oggi lo farò e vi suggerisco di fare altrettanto...

La campagna di sensibilizazione di ArciGay e Draftcb: non sporchiamo, non siamo cattivi e teniamo tanta compagnia.



Mariella -
Io non vedo mia figlia diversamente
perchè è lesbica, anche…

 

Due le cose che saltano subito all'occhio della campagna di sensibilizzazione che Arcigay nazionale ha pensato assieme a Draftcb.

Sia nei manifesti che nei video le persone omosessuali sono presentate al di fuori da qualunque contesto sociale, avulse dalle proprie vite, dai propri affetti e dal proprio ambiente, lavorativo o privato che sia.

Se lo scopo, come ha detto Patanè è quello di creare immediata identificazione, [risolvendo] molti dei dubbi di coloro che faticano a confrontarsi con noi [e] (...) [di aiutare] molti gay e lesbiche che hanno ancora il terrore di raccontarsi a farlo, questa campagna lo fa nel modo peggiore.

Invece di mostare come nonostante l'orientamento sessuale diverso froci e lesbiche siano inseriti nella società, dove lavorano, abitano case, pagano le tasse, hanno una vita affettiva oltre che sessuale, si avulgono queste persone da tutto quello che le accomuna alle persone etero (discutibile target della campagna) e le si evidenzia stagliandole su sfondo bianco per l'unica cosa che, a sentire non tanto gli etero ma gli ideatori (ideatrici?) della campagna, rende queste persone diverse ma uguali.

Vanda –
Quando racconto di mio figlio gay,
racconto che…
Bel modo di mostrare agli altri la sostanziale uguaglianza! Poco importa quel che le persone dicono nelle interviste [ce ne occuperemo in un prossimo post], quel che conta, prima di tutto, è l'impatto visivo.
E l'impatto visivo di questa campagna sembra proprio dire gay e lesbiche questi sconosciuti. Di più questi sconosciuti che non sono nella società.

Le interviste potevano essere fatte nel posto di lavoro, o in casa, propria o dei genitori, oppure nei luoghi pubblici (un museo, un cinema, un teatro, una palestra, un supermercato, un parco e indico davvero i primi che mi vengono in mente) comunque sia IN MEZZO ALLA GENTE dove allora la presunta differenza di orientamento di genere viene davvero percepita come una variabile fra le tante.

Invece la campagna cosa fa? 

Prende gay e lesbiche, li isola, e ne ipostatizza e assolutizza l'orientamento sessuale come unica differenza testimoniante.

Invece di mostrare che ci sono gay e lesbiche giovani e vecchie, belli e brutte (secondo i canoni imperanti della pubblicità beninteso) frivoli e colte, di destra e di sinistra insomma che l'orientamento sessuale non identifica una qualità nelle persone ma solo una comune discriminazione  si fa una campagna dove il problema da affrontare è ancora quello di come dirlo!  

Una campagna che non aggiunge una virgola alla visibilità IN QUANTO OMOSESSUALI che i media già concedono alle persone omosessuali finché questi gay e queste lesbiche vengono chiamati a esprimere una loro opinione non sull'universo mondo, ma sempre e solo sul loro orticello omoerotico.

Una campagna pavida e con tanta omofobia interiorizzata perchè nel cercare di parlare della causa non sa affrancarsi dal problema dell'essere gay e lesbiche, che ogni gay  e ogni lesbica supera quotidianamente semplicemente vivendo (se non si ammazza o non viene ammazzato...) e ci propina ancora confessioni, dichiarazioni, dimostrazioni asettiche e astratte di non aver paura a dirlo.
Quando il problema non è dirlo, in una campagna di sensibilizzazione, su sfondo bianco, ma viverlo quotidianamente a contatto con gli altri e le altre.
Marco -
Sul lavoro a nessuno importa se
sono gay, infatti…
La serenità che Patanè millanta (finalmente una campagna che va direttamente al cuore degli eterosessuali e che narra, fuori dallo stereotipo, la serenità che molti di noi vivono oggi) è DETTA e non mostrata, perchè non basta essere sereni con se stessi ma bisogna poter essere sereni in mezzo agli altri, il che implica che gli altri ci permettano di essere sereni, perchè io posso essere di per me sereno quanto mi pare ma se mia madre mio fratello la mia professoressa i compagni di classe il datore di lavoro il sacerdote i politici gli psichiatri le persone dello spettacolo la tv e gli altri mass media dicono di me cose orribili la mia serenità personale va a farsi benedire...


Viene da chiedersi chi si vuole convincere di questa (asettica) serenità se il target della campagna o i suoi ideatori.
Una campagna purtroppo distante anni luce dal tessuto sociale dove gay e lesbiche sono molto più auto-consapevoli e inseriti nella società tanto da non percepire più la differenza (come è giusto che sia: ricordate? Lo scopo è acquisire quel diritto all'indifferenza).

Invece questa campagna ottocentesca (positivista)  tratta gli e le omosessuali come degli strani animali dei quali vuole convincerci, a parole, che sono normali e sereni invece di mostrarlo in un video o con una fotografia.

Le fotografie, già.

Per mostrare la serenità e l'inserimento delle persone omosessuali nella società si impiegano delle foto su sfondo bianco in cui la bocca dei testimonial è tappata da un segno grafico (un qr code) che pochissimi saranno in grado di individuare nel suo significato.
Valeria -
Io non penso a me stessa come lesbica,
ma anche…
Il risultato è quello di mostrare delle persone che non possono parlare perchè hanno la bocca tappata. Il che potrebbe essere un efficace atto di denuncia se la campagna fosse incentrata sul fatto che le persone omosessuali non hanno spazio nei media per parlare invece qui il qr code interrompe la loro auto-espressione rimandando a un altro media (vuoi sapere cosa continua a dire questa persona? Vai sul sito tal dei tali).
Come dire si piega la testimonianza delle persone omosessuali per scopi pubblicitari poco importa se rinvia a un sito dove si parla di omosessualità, è l'espediente a essere lo stesso di chi vende qualcosa.  Anche queste foto vendono qualcosa, non le persone omosessuali che parlano ma IL SITO dove parlano.

Insomma gay e lesbiche fanno endorsement non per la causa ma per un sito (che ha scelto infelicemente di chiamarsi diversamente uguali, usando un aggettivo tra i più infelici della lingua italiana), e due associazioni Arcigay e Draftcb.

Saranno felici tutti quei realisti più del re che non vedono niente di male se la nostra società è guidata dalle regole del mercato.

Ed eccoti bell'e servito anche l'omosessuale!


giovedì 12 gennaio 2012

Rita dalla Chiesa a Forum avverte Francesco Bruno: tante persone, su giudizi come il suo, possono rimanere marchiate a vite psicologicamente. E lei come psichiatra lo dovrebbe sapere.

 Parole di buonsenso quelle di Rita Dalla Chiesa...

C’è un criminologo un po’ piazzato che va in quelle trasmissioni dove ci sono… come si chiamano quegli affari dove fanno vedere dove hanno ammazzato la gente… i plastici. C’ha sempre da dire su vari crimini… Bene, questo signore avrebbe detto che i gay in realtà sono come dei disabili, sono anormali, sono malati. Io devo dire che questa è una cosa che noi rigettiamo fortissimamente, come dovrebbero fare tutti. Lui ha capito che non c’era aria buona in giro per lui. E’ uno psichiatra, pensate a quanto male possa fare a un ragazzo, come l’altro giorno un ragazzo ha tentato il suicidio perché i genitori non lo accettavano come gay. E quindi su un ragazzo di quindici anni quello che viene detto da uno psichiatra può essere devastante. Quindi stiamo attenti a quello che diciamo, caro professore. Le persone sono persone, basta con la classificazione. Io diffido sempre di chi ha paura degli altri. Non può dire che sia una malattia. La prego, cerchi di evitare di dare giudizi di questo genere perché tante persone, su giudizi come il suo, possono rimanere marchiate a vite psicologicamente. E lei come psichiatra lo dovrebbe sapere.

(grazie al sito gaymagazine per la trascrizione)

Per vedere il video cliccate qui
..che ricordano, nella sostanza, quelle altrettanto toccanti e vere di Sigourney Weaver nel film Prayers for Bobby (Usa, 2009) di Russell Mulcahy nel quale interpreta  Mary Griffith la madre di Bobby Griffith, un ragazzo esistito davvero che si è suicidato gettandosi da un cavalcavia perchè non accettato come gay. Before you echo 'Amen' in your home or place of worship, think and remember...a child is listening. Mary Griffith.

Lettera aperta al vescovo Paolo Urso. Ad uso e memoria dei compagni attivisti..

Caro vescovo, ho letto le sue dichiarazioni sul Quotidiano Nazionale su molti argomenti diversi della società contemporanea tra le quali lei, da persona illuminata e magnanima fa, a titolo personale purtroppo, essendo la politica del Vaticano decisa altrove e altrimenti, tutta una serie di concessi alle persone omosessuali davvero notevoli dal suo punto di vista e dell'organizzazione presso la quale lavora.

Pur ringraziandola della sua magnanimità e disponibilità rimando al mittente tutte le concessioni da lei fatte e su alcune delle quali alcuni siti della rete, nonché alcuni cittadini italiani (sesso e orientamento sessuale ben individuabili) hanno dato ampia risonanza senza che se ne capisca davvero il perchè. e non se ne capisce perchè.

Nelle sue dichiarazioni, infatti, al di là e ben prima delle sue concessioni, ci sono alcuni inequivocabili punti di vista che sono degli irricevibili insulti, alla mia persona, e ai miei diritti di cittadino costituzionalmente garantiti (anche se , purtroppo, alcuni ancora solo sulla carta).

Non capisco cosa ci sia da ringraziarla se lei come la chiesa tutta ci considera dei peccatori, anche se si affretta a specificare che La Chiesa fa le sue valutazioni, ma ciò non toglie che deve sempre essere una casa dalle porte aperte, anche per i gay e le lesbiche. Non va confuso il peccato con il peccatore.
Non capisco cosa ci sia da gridare al miracolo se lei ci concede (non si sa a quale titolo visto che lei rispetto lo Stato italiano è un cittadino esattamente come me) dall'alto della sua omofobica visione del mondo il diritto a costituire delle unioni affrettandosi a specificare però che Quando due persone decidono, anche se sono dello stesso sesso, di vivere insieme, è importante che lo Stato riconosca questo stato di fatto. Che va chiamato con un nome diverso dal matrimonio, altrimenti non ci intendiamo.

Ecco, bravo!

Non ci intendiamo.
Perchè lei si impiccia di questioni che riguardano lo Stato italiano e non quel posto di fanatici superstiziosi che bevono il sangue e mangiano la carne del figlio del loro dio e  propalano questo delirio come adorazione ecauristica.

E per fortuna che i malati siamo noi!

Io rimando al mittente i suoi deliri teofagi e non accetto le sue concessioni parziali e discriminatorie perchè io in quanto persona omosessuale ho gli stessi diritti delle persone etero e ho diritto a quel matrimonio che lei non mi riconosce.

Non le permetto di usarmi per ricostruirsi una verginità da persona tollerate.

Perchè lei e la chiesa siete iniqui, teocratici, contrari al progresso scientifico, assassini in nome di dio, basta aprire un qualsiasi libro di storia, ben peggio e in maniera più sistematica del peggiore dei regimi totalitari.

Il culto per la morte che la sua chiesa spaccia per parola di dio mi offende e mi disgusta e mi fa provare per lei e quelli come lei un disprezzo ancora maggiore che per quelli che in maniera meno ipocrita di lei hanno il coraggio almeno di palesare le vere opinioni che lei maschera da buona novella, continuando impunemente a discriminare.

Altrettanto disgustato sono da tutti quei compagni di sventura, discriminati come me da persone come lei, che plaudono alle sue concessioni come fanno gli schiavi con i padroni più buoni.

Ma con me non attacca vescovo.

Le sue opinioni non richieste, non considerate, non hanno peso alcuno nella società civile, laica e libera da preconcetti tanto grossolani quanto quelli che lei continua a diffondere con tutta la malvagità del morbo della fede uno dei pericoli più insidiosi della storia del genere umano.

Viviamo tutti meglio senza il suo dio sanguinario e maschio e senza di lei.

Salmo un omofobo sconosciuto.

Salmo, chi era costui? Un cantante (?) rap che scrive pezzi, assieme a Guè Pequeno,

come questo:

Il brano (?) si intitola Merda in testa (se lo dicono da soli...)


Guè Pequeno

Fin da piccolo, fra sai, che avevo grosse ispirazioni
SP nei miei polmoni con l’imbosco nei miei coglioni
Da grande ocus pocus, trasformo barre in euro
Guardo la tv, mentre ho il volume a palla nello stereo
Multi-tasking
E frate la tua tipa è multi-cazzi
Si vero è troppo impegnata, non c’ha un buco libero
Tengo separato il business dagli amici e dalla donna
Ricorda tieni siempre separata las dodas.
Capisci un po’ le citazioni, no, non hai mai visto un film
Questo flow è già storia Guepe Story X
Contro me la tua testa fa crash tipo una bottiglia di Becks
Con la tua tipa sono un groupie entro sempre nel back
Troppa merda in testa
Quanta merda che c’ho in testa
Troppa merda in testa
Quanta merda che c’ho in testa
Troppa merda in testa
Quanta merda che c’ho in testa
Troppa merda in testa
Quanta merda che c’ho in testa
Uhh

Salmo

Sconvolto spettinato in paranoia, mentre guido
Ho un teschio in faccia na hacido Salmo amigo comprendido
So che ottengo, perché esigo
Parlo poco, perché in due parole me la sbrigo
Rap da algebra preparato in materia
Il mio corpo è in aria, sono di sostanza aerea che ora porti con chi
Mi ascolta in stereo, faccio Hysteria
Ci sfioriamo appena, tipo Capoeira
Hey man occhi spenti, dietro lenti Ray-Ban
Chiama il numero della bestia come gli Iron Mayden
Ho dei problemi in testa tipo psicotico
Doppia personalità mi sdoppia un clone prototipo
Vivo day by day sono il capo come Ray
Più hardcore degli Utop
Avessi un figlio gay sicuro lo pesterei
Vuoi far suonare Salmo in giro chiama il 666
Troppa merda in testa
Quanta merda che c’ho in testa
Troppa merda in testa
Quanta merda che c’ho in testa
Quanta merda fra
Troppa merda in testa
Quanta merda che c’ho in testa
Troppa merda in testa
Quanta merda che c’ho in testa.

Il brano ha fatto scalpore per il verso (?) di Salmo
Avessi un figlio gay sicuro lo pesterei
ma NON per un altro verso, di Guè, che ha me salta subito all'occhio:
E frate la tua tipa è multi-cazzi Si vero è troppo impegnata, non c’ha un buco libero.

Comunque sia Salmo è stato criticato su faccialibro  al punto tale da averlo indotto a scrivere il seguente commento:

Nel giustificarsi (excusatio non petita...) Salmo spiega che a dargli fastidio sono gli atti di esibizionismo.

“Non tollero gli Homo esibizionisti che usano la scusa di essere incompresi per poter andare in giro conciati male come zie con la barba e i peli nel culo , on tollero quando volgiono essere accettati mettendo nel web "foto di nudo artistico" mentre s'inculano uno con l'altro , da vomito 
Per Salmo sono da vomito solo gli esibizionismi gay non quelli etero come per esempio quello di Guè Pequeno, col quale canta il brano in questione, che in un altro video, censurato da Youtube, si esibisce con una bella signorina zinnuta.


GUE' PEQUENO - GIU' IL SOFFITTO from Guepeko on Vimeo.


Da notare il numero di persone al quale piace questa sua invettiva contro gli HOMO esibizionisti (ma sì tornassero tutti dentro l'armadio e sparissero per sempre)
2991 (alle 01 di giovedì 12...) e i 687 commenti dove omofobi e ...omofili se le dicono di santa ragione...

Prima di stasera Salmo per me era solo una roba religiosa. Adesso so che è anche una roba omofoba.

Come dite? E' la stessa cosa?!?!

Una foto che a Salmo piace molto...



Francesco Bruno: un omofobo che discrimina in nome di una scienza che nemmeno conosce.

Avrete letto tutti delle ecolalie di Francesco Bruno, riportate sul sito pontifex a proposito degli omosessuali.
Ora pur rimanendo convinto che certi siti vadano ignorati e con essi i loro contenuti mi sembra utile analizzare le argomentazioni di Bruno, a sostegno del suo pregiudizio discriminatorio, come esercizio critico e analisi di certi autoreferenziali e contraddittorie argomentazioni a sostegno di tesi insostenibili.

Non commento certo l'assunto di base che vede un singolo criticare la comunità scientifica internazionale, senza entrare nemmeno un minino nelle motivazioni di una critica importante (visto che si è da soli contro l'intera comunità scientifica mondiale...), perchè inesistente. Mi soffermo più su alcune considerazioni secondarie che, pure, se ben lette, si rivelano controproducenti per il Bruno stesso. Infatti a ben vedere le argomentazioni sostenute dallo psichiatra vengono in difesa e non a detrimento delle persone omosessuali. Ma procediamo con ordine. Dice Bruno:
Se la omosessualità non è malattia, come dice la OMS, deve però parlarsi di anormalità. Siamo nel campo, quando la omosessualità non viene scelta volutamente, di anormalità funzionali essendo il sesso volto naturalmente alla procreazione.
Dunque per Bruno ci sono due tipi di omosessualità, L'omosessualità per scelta la cui causa dunque è un atto di volizione, e l'omosessualità innata frutto di anormalità funzionali.

In medicina una anormalità funzionale è quando un organo non funziona secondo i parametri con cui lavora di solito. L'anormalità funzionale dell'omosessualità riguarda dunque l'uso errato della funzione sessuale essendo il sesso volto naturalmente alla procreazione. Solo sesso, niente sentimenti. Evocazioni della parola omosessuale.

Il sesso tra due uomini e due donne in quanto sterile è per Bruno esempio di anormalità funzionale. Ma qui non si sta parlando degli organi sessuali di per sé, come disse la Garfagna, ricordate?, per la quale le persone omosessuali sono costituzionalmente sterili. A meno di specifici casi di sterilità (che nulla hanno a che fare con l'orientamento sessuale)  qui la funzione messa in discussione e considerata anormale è quella dell'accoppiamento tra persone dello stesso sesso, quello sì sterile. Non si capisce se le coppie etero che prendono precauzioni contraccettive o le coppie etero sterili siano sussunte sotto lo stesso principio di anormalità funzionale perchè non si può avocare la potenzialità della fertilità alle coppie (come fa, sbagliando, la sentenza della Corte Costituzionale a proposito dell'illegittimità del riconoscimento del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso) ma ai singoli atti sessuali senza dimenticare che le stesse persone coinvolte in rapporti sessuali omosessuali possono avere avuto o avere in futuro rapporti sessuali con persone dell'altro sesso e procreare.
Da questo punto di vista le coppie omosessuali sono coppie sterili che magari hanno desiderio di fare dei figli e la tecnologia medica ogni viene loro incontro (non in Italia, che rifiuta la procreazione assistita eterologa anche alle coppie sposate etero). L'anormalità funzionale diagnosticata da Bruno invece di essere causa di diniego della legittimità di quel tipo di rapporto sessuale potrebbe essere affrontata cercando di risolvere il problema. Invece si nega aiuto a queste coppie infertili i nome di una fertilitò naturale di esclusivo appannaggio etero.
Sarebbe come dire che visto che un diabetico ha l'anormalità funzionale che non gli fa produrre a sufficienza insulina non debba essere aiutato a produrne a sufficienza ma, riconosciuto il suo status di anormale, discriminato per questa sua disfunzionalità.
In qualche punto di questo farraginoso ragionamento si passa dalla disnfuzione della coppia alla disfunzione del singolo.

Per farmi capire. L'omosessuale nato, lo è per una disturbo di personalità legato, probabilmente, ad una errata assimilazione dei ruoli dei genitori, o anche a cause organiche che sarebbe complicatissimo spiegare.
Dunque se quello che Bruno dice ha un senso, chi NON SCEGLIE di essere omosessuale, cioè chi ci nasce, ci nasce per un disturbo della personalità. Ora ribadito per l'ennesima volta che nessuno sceglie l'orientamento sessuale, né che si possa cambiare solo con un atto di volontà, delle due l'una:

o la personalità è innata e dunque l'omosessualità è un disturbo innato della personalità (lo dice lui L'omosessuale nato, lo è per una (sic) disturbo di personalità)

oppure l'omosessualità la si assimila (dunque non ci si nasce) per una (sic) disturbo di personalità legato, probabilmente, ad una errata assimilazione dei ruoli dei genitori. Come dire che Bruno stesso ammette che il suo pregiudizio è basato sul cliché dei ruoli di genere. Bruno se ne deve rendere conto perchè subito dopo, ammette, contraddicendosi,  o anche a cause organiche che sarebbe complicatissimo spiegare.
Ruoli (sociali) o cause organiche? 


Beh, troppo comodo caro professore  dei mie stivali: se ti metti contro l'OMS forse, per quanto complicatissime, uno straccio di spiegazioni le devi... Non pago, Bruno continua

Tuttavia, è nella stessa situazione, dal punto di vista concettuale, di chi è handicappato, sordo o cieco. Per queste categorie, con una certa ipocrisia si dice diversamente abili, non vedenti e simili. Il gay è diversamente orientato per la sessualità e quel diversamente la dice lunga sulla normalità.
E qui il nostro esimio gioca sulla polisemia di un termine passando dal gergo scientifico a quello popolare, diversamente infatti nel caso delle definizioni politicamente corrette dei sordi, dei ciechi o dei paralitici,  significa in altro modo non avendo alcun collegamento col concetto di normalità mentre nel linguaggio popolare il diverso è, tra altre accezioni, sinonimo di handicappato od omosessuale

Quel che non si capisce è l'inversione logica del pregiudizio rispetto l'handicappato e l'omosessuale. 

A nessuno dei due infatti è riconosciuta dignità umana in quanto tale.

All'handicappato è riconosciuto lo statuto di normalità nonostante il suo handicap (il film Forrest Gump insegna).
Anche se sei cieco (sordo, paralitico) sei umano cioè faccio finta che tu sia come i normodotati (=cioè come me) senza riconoscere la tua specificità di sordo, cieco paralitico senza che questa si esplichi sempre e solo negativamente rispetto chi vede sente e cammina.

Nel caso dell'omosessualità invece proprio per la condizione in sé non si riconosce alcuna uguaglianza ma si sussume tutta la differenza possibile ipertrofizzandola nella diversità per eccellenza.

Al di là di ragioni più profonde sul tabù dell'omosessualità forse la differenza di trattamento sta nella differenza delle due condizioni.
Mentre infatti un handicap fisico è normalmente visibile immediatamente (se sei sordo, cieco o paralitico non lo puoi nascondere) l'omosessualità è nella maggior parte dei casa nascondibile.
Quel che dà fastidio allora non è la condizione di per sé (riconosciuta come inalienabile se spesa nell'anonimato della propria vita privata) ma la sua ostentazione, non tanto quella che tradisce l'omosessuale, come un atteggiamento effeminato o comunque considerato poco virile quanto l'autoproclamazione dell'omosessuale per giunta con orgoglio che, magari sconquassando tutti i luoghi comuni, è virile ma si dichiara gay

Quel che dà fastidio è il ruolo sovversivo dell'omosessualità che mette in discussione l'unicità, l'universalità e l'obbligatorietà della norma eterosessista, tant'è che, dal punto di vista di questi assolutisti dognmatici, si arriva a dire che se tutti fossimo omosessuali ci estingueremmo, dimostrando come loro siano incapaci di far entrare nell'alveo delle possibilità anche l'omosessualità senza percepirla portatrice di un irriducibile conflitto che potrebbe determinare la capitolazione dell'eterosessualità. Proiezioni del loro universalismo dogmatico (religioso e cattolico) non certo di chi, come le persone omosessuali, chiedono solo di accedere agli stessi diritti (nona caso da più parti si vuole riconoscere loro diritti speciali proprio in nome della loro, nostra presunta diversità. Motivo, quest'ultimo che induce molti gay pavidi e poco politicizzati a non volersi dichiarare tali perchè aspirando a una normalità ti dicono come posso essere orgoglioso se ho gli occhi blu (=cioè di una cosa che non ho scelto ma mi è capitata)?

Comunque sia le considerazioni di Bruno tutto sono tranne che scientifiche, o psichiatriche. Sono politiche e religiose e andrebbero censurate come avverrebbe in qualunque altro paese dove, per esempio, gli sarebbe stata tolta la cattedra di insegnamento.



mercoledì 11 gennaio 2012

Giuseppe Ripa assessore alla mobilità del Comune di Lecce (pdl): prima dell'omofobia il delirio dell'ignoranza

In natura esistono solo due tipi di generi umani: l'uomo e la donna. Il resto viene classificato scientificamente come 'turbe della psiche' patologia che rientra nelle competenze della scienza sanitaria in generale e della psicanalisi in particolare... Tutto il mio rispetto per il diverso!!! ma non si può passare un'anormalità per normalità perché di questo andazzo sta morendo la nostra società
Parole di Giuseppe Ripa ex assessore alla mobilità del Comune di Lecce da lui pubblicate su Facebook (in un commento cancellato e riportato ora da Repubblica).


E' davvero troppo poco che dopo tali affermazioni Ripa si sia solo dimesso. Cotali affermazioni infatti, prima ancora di essere manifestazione di un coerente pensiero (sic!) omofobico (di chi cioè ha in disprezzo le persone omosessuali) denunciano una profonda, sconcertante ignoranza che oltre ad escludere Ripa dal ricoprire qualunque carica pubblica dovrebbero essere pubblicamente smentite dalla comunità scientifica internazionale, i rappresentanti di quella sceinza sanitaria che Ripa a scomodoato inutilmente.

Ripa confonde evidentemente identità di genere con orientamento sessuale e, oggi, nel 2012,  questo equivoco è ormai privo di qualunque giustificazione se anche una semplice ricerchina sulla rete chiarisce ogni possibile dubbio.

identità di genere: indica il genere in cui una persona si identifica (cioè, se ci si percepisce uomo o donna).

orientamento sessuale: indica il sesso della persona (dello stesso sesso, dell'altro sesso o di entrambi i sessi) con cui si fa sesso e ci si innamora.

Leggere l'omosessualità come un'aberrazione dell'identità di genere  non è già sintomo di omofobia (avversione per le persone omosessuali) ma sintomo di ignoranza.

Non posso odiare qualcuno se nemmeno ne comprendo bene l'identità.

Certo questa constatazione non costituisce né un alibi né tanto meno una giustificazione atta a mitigare il giudizio totalmente negativo che si deve avere nei confronti di chi la esprime. Anzi.

Ma liquidare queste considerazioni come frutto dell'omofobia non basta.

A cominciare da Repubblica che titola riassumendo così le dichiarazioni di Ripa: "Vendola? Un gay con turbe psichiche"
E no! Ripa ha detto esattamente l'opposto. Non ha detto di Vendola che è un gay con turbe psichiche, ma che in quanto gay non uomo né uomo né donna e proprio per questo ha turbe psichiche. 

Quando Giuseppe Ripa dice che in natura esistono solo due tipi di generi umani: e che l'omosessuale non rientra in nessuno dei due, non sta compiendo solamente un gesto di omofobica discriminazione STA DICENDO PRIMA DI TUTTO UNA EMERITA CAZZATA e come tali le sue affermazioni dovrebbero essere trattate.

Come ha fatto, per esempio Aldo Busi quando commentò con lo giusto sdegno una battuta simile e davvero infelice di Alba Parietti.


Busi non dà ad Alba dell'omofoba, ma, rivendicando la virilità dei gay, la accusa di riportare il discorso indietro di 50 anni quando ancora si faceva confusione tra orientamento sessuale e identità di genere.


Invece tutte le prese di posizione pubbliche di esponenti più o meno illustri del movimento si limitano a denunciare l'omofobia delle dichiarazioni di questo ignorante(=colui che non sa) dando per buona (anche se in senso negativo) la definizione che Ripa impiega per indicare gay (e lesbiche).

Così anche se Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay, riconosce che l'impiego del termine signorina con cui Ripa si rivolge a Vendola è aperta manifestazione di disprezzo verso le donne non fa una piega quando Ripa dice che, in quanto omosessuale, Vendola non è né uomo né donna e non gli ricorda, come dovrebbe, che Vendola è, e rimane, uomo, qualunque sia il suo orientamento sessuale, limitandosi ad accusarlo di essere totalmente sprovvisto di argomenti intellettuali, culturali e politici per criticare Vendola, che sa solo dargli del gay malato.

Lo stesso vale per Marrazzo che si limita a commentare le dichiarazioni di Ripa come ridicole (come riportato da Repubblica) ma non concettualmente sbagliate.

Lo stesso afferma Imma Battaglia (nello stesso articolo) che si limita a liquidare gli sragionamenti di Ripa come chiacchiere e volgarità. 
Insomma pare proprio che a questi (e tanti altri) esponenti  del movimento poco importi di INFORMARE e FORMARE i cittadini almeno al giusto ragionamento correggendo gli errori epistemologici alla base delle ecolalie di Ripa e, pur di portare acqua al proprio mulino mantra-antiomofobico, son disposti a soprassedere agli errori\orrori di Ripa pur di gridare all'omofobo all'omofobo.

Meglio l'associazione LINK di Bari (sempre su Repubblica) che commenta le parole di Ripa con un augurio: Possiamo e dobbiamo colmare l'ignoranza, che circola intorno a questo argomento, educando ed alimentando la cultura delle differenze. Tuttavia quando si sfocia in dichiarazioni di questo genere, l'ignoranza cede il posto alla deficienza, non potendo far altro che condannare queste medievali affermazioni.

Equality Italia si distingue nelle parole di Aurelio Mancuso (quello dell'outing che tanto scalpore ha fatto per finire subito nel dimenticatoio): Nell’esprimere all’amico Vendola tutta la nostra solidarietà e stima - dice Mancuso come riportato da Gaynews 24 - chiediamo alla destra di questo Paese un gesto forte e chiaro: l’assessore di Lecce sia ‘licenziato’ in tronco, affinché sia chiaro che l’omofobia non puo’ avere alcuna cittadinanza nel Pdl.

Così senza rendersene conto (speriamo) Mancuso stacca al pdl un tagliando di non omofobia legittimandolo politicamente se si dissocia da Ripa invece di identificare in Ripa un sentire comune purtroppo di casa non solo nel pdl ma che nel pdl trova legittimità piena e senza vergogne dato che il pdl è un covo di nazisti, fascisti, razzisti, maschilisti, misogini e omotransfobici che vogliono relegare le perosne omosessuali nel privato delle loro case.
Come fa il sindaco di Lecce Paolo Perrone è di relegare l'omosessualità di Vendola nel campo della vita privata. Perrone ha dichiarato infatti che  le dichiarazioni dell'assessore Ripa, (...) riguardano la sfera personale delle persone, non certamente le idee politiche. Come se discriminare le persone omosessuali non sia di per sé un atto politico. E prosegue affermando che lui e il pdl contrastano Vendola a livello politico non condividendo le sue idee, ma non certamente per le sue scelte di carattere personale. 

Inutile dire che nessuno si è ben guardato da ricordare al sindaco di Lecce che l'omosessualità non è una scelta come non lo è l'eterosessualità e non riguarda la sfera privata ma anche quella politica, perchè politica vuol dire la vita insieme della società, dove gli omofobi non vogliono che abbiamo una visibilità altrimenti la gente scopre non solo che esistiamo e siamo tanti ma che siamo esattamente come tutti gli altri, belli e brutti, onesti e disonesti, felici  o infelici, insomma come gli altri esseri umani.
Che questo si sappia non interessa a nessuno che ha un poco di potere.

Dividi et impera.


Allora mi chiedo se questo è il movimento ancora ci meravigliamo che nessuno ascolti  questi froci di di professione? Meglio, che le affermazioni dei vari Patanè, Marrazzo, Battaglia, lascino il tempo che trovano?


Forse sarebbe il caso di censurare non solo le parole del coglione di turno (come quelle di Ripa, che si copre di ridicolo da solo, come Scilipoti, e come tanti altri) ma anche, se non soprattutto, quelle di questi personaggi che saranno pure gay ma sono politicamente i più tristi che il movimento abbia mai visto.


 

lunedì 9 gennaio 2012

I nuovi spot francesi gayfriendly della Twingo.

Già nel 2008 con lo slogan Bien dans son époque, bien dans sa Twingo la Twingo aveva commissionato uno spot a tematica glbt nel quale un giovane alla guida dell'automobile da pubblicizzare riconosceva tra le persone in fila a una discoteca "in" il padre in drag e gli chiedeva se poteva far entrare lui e i suoi amici (e il padre accenna un sorriso di fierezza).

Lo spot non mi piaceva allora come non mi piace oggi perchè opera alcune semplificazioni\confusioni ideologiche.
Lo spot si basa sull'effetto sorpresa del figlio che non si scompone scoprendo che il padre è una drag\trvavestito (il che non significa sia per forza omosessuale, Zazie nel metrò libro (di Quenau)  e film (di Malle) hanno isnegnato già 50 anni fa che le due cose non hanno per forza una connessione) approfittando anzi del grado di parentela per entrare nella discoteca "in". (Papà, ci fai entrare?).
Non si capisce perchè il padre si debba nascondere al figlio se non fa niente di male, se non per alludere al cliché della doppia vita degli omosessuali, normali di giorno e traveste di notte. Non trovo lo spot omofobico ma sicuramente non è nemmeno un baluardo della causa glbt e trovo naif chi invece se ne entusiasma, oggi come allora, senza voler offender nessuno. E' solo un mio punto di vista...
Manca in quello spot una consapevolezza delle azioni di tutti, del padre Drag o piuttosto travesta e del figlio, accomunati da un comportamento consumistico (la discoteca)  che poco e nulla ha a che fare con la autoconsapevolezza o l'autodeterminazione nella vita di tutti i giorni. Siamo nel leisure time e lì, anche i più morigerati borghesi, si sa, accettano comportamenti altrimenti respinti. A essere pignoli il video dovrebbe essere derubricato dall'alveo glbt e ascritto al più generico alveo queer il cui rischio, come in questo caso è quello di considerare e annoverare nella categoria anche i fenomeni da baraccone. Perchè sembra quasi che io per poter essere accettato in quanto gay debba travestirmi... senza dimenticare mai che non tutte le drag o le traveste sono gay come ci ha spiegato negli anni 80 un altro film  Personal Services. (GB, 1987) di Terry Jones. L'errore è più nei tanti siti gay come questo francese che hanno annoverato la pubblicità tra quelle gayfriendly piuttosto che nello spot stesso che invece propone un altro meccanismo narrativo.

Stavolta però la Twingo con lo slogan Les temps changent, Twingo aussi appronta due spot davvero gayfriendly nei quali cambia sensibilmente direzione.
Il meccanismso è sempre quello della sorpresa ma stavolta con risultati diversi. Vediamoli.

Nel primo un ragazzo leggermente effeminato (la cosa la si nota di più nella versione  inglese dello spot perchè il modo di parlare francese, almeno agli occhi nostri di non francesi, è sempre sussunto sotto una certa effeminatezza) chiede al bullo dove si p fatto il tatuaggio perchè vuole farsene anche lui uno sulla spalla. Questi estrae qualcosa dal pantalone. Un coltello? No! il biglietto stropicciato del tatuatore avvertendo il giovane cdi fare attenzione perchè il quartiere è pieno di insidie. Tante le letture dello spot e non solo quella in chiave glbt. Ma qui la sorpresa è positiva, perchè persone socialmente incompatibili non solo comunicano ma son gentili l'una con l'altra, si parlano, dunque si accettano reciprocamente. Poco importa se sia un gay col macho, un figlio di papà col bullo o un borghese con un operaio. I tempi cambiano perchè alcuni pregiudizi e divisione di classe non sono così scontati come potrebbe sembrare dalle apparenze. Un capovolgimento del cliché dunque, in maniera ben differente dallo spot del 2008.
Il secondo spot (il terzo della campagna) si basa su una inedito coup de théâtre sul matrimonio (molto più efficace di quello australiano) dove l'uomo non è il padre che porta la figlia all'altare ma è lui lo sposo di un altro uomo... Certo manca sempre il bacio che pure c'è in qualunque matrimonio etero (="tra persone di sesso diverso") ma la normalizzazione del matrimonio tra due persone dello stesso sesso è chiara, piena e data per assodata. I tempi cambiano (="sono già cambiati") e la twingo pure.

Ce n'è anche un terzo (il primo in ordine a essere stato trasmesso che non riguarda la causa ma si basa lo stesso su una forma di riconoscimento e accettazione di comportamenti normalmente considerati esecrabili.

Qui si tratta di nuovo di un tatuaggio che la madre critica alla figlia ma non per i motivi che la figlia crede.
Di questi tre spot presentati tutti su internet per il momento solo quello della madre e della figlia è in tv (dal 7 gennaio, secondo il sito pubard mentre gli altri due ancora non hanno una data di messa in onda.
I tre spot sono stati pensati dalla Publicis Conseil e diretti da Xavier Giannoli. Sul sito disambuiguando sempre ricco di notizie e di acute osservazioni critiche trovo altri tre video della twingo, versione UK (ma almeno il secondo è girato anche per le nostre televisioni) altrettanto sorprendenti (il secondo, quello che è girato anche in Italia di caratura inferiore agli altri due) Magari si facessero spot sui profilattici in Italia!!! Qui il capovolgimento di ruoli (è il figlio che fa la ramanzina allla madre Hai idea cdi che ora sia? Potevi chiamare. Dove sei stata? e la madre che corre al piano di sopra non solo è divertente ma riconosce alle madri single e con figli (grandi) lo stesso diritto a divertirsi di quando non erano sposate e mamme!
E poi c'è chi dice siano solo pubblicità.

Da noi arrivò solo la terza
dove ovviamente e più italicamente una madre si compiace che la figlia si faccia vedere nuda in un qualche teatro considerandolo un lavoro.

E per completezza non posso chiudere questo post senza citare l'altro spot twingo che tanto fece scandalo quando uscì per l'analisi del quale rimando al sito disambiguando.
la pubblicità mostra le donne italiane come questo paese e la maggioranza delle stesse italiane si vedono. Contribuendo ad alimentare la visione stereotipata, in un circolo vizioso da cui non si esce. Ecco allora che ci dicono che «La competizione è femmina», quando invece appartiene a tutti i generi. Ed ecco per giunta che la competizione riservata alle donne non riguarda ruoli intellettuali o professionali, né tanto meno poteri economici o politici, ma un abituccio rosa cipria, da abbinare a una Twingo Miss Sixty appositamente dedicata alle donne e dunque anch’essa – ovvio! – rosa cipria.

sabato 7 gennaio 2012

Quest'anno la Befana mi ha portato un po' di ottimismo: Twee Vaders la canzone olandese cantata dall'11nne Terence (nel 2005) nel programma K!inderen voor Kinderen

Grazie a Faccialibro scopro che, nel lontano 2005, l'allora undicenne Terrence Uphoff ha cantato al programma Kinderen voor Kinderen (t.l. Bambini per bambini) della televisione pubblica VARA, una canzone nella quale parla dei suoi due papà.
La presentatrice chiede prima quanti bambini siano venuti con la mamma, quanti col papà e quanti con due papà.
Ecco il testo in traduzione italiana (quello originale olandese lo potete leggere qui)

 Due padri

Viviamo in un attico
Pieno di cose belle
Viviamo lì tranquilli tutti e tre insieme
Bas lavora per il giornale
E Diederick è un assistente di laboratorio
Mi hanno adottato quando avevo un anno
Sono ancora l'unico figlio
Ma per me va bene
In questo modo ho tutta l'attenzione
E l'amore di quei due
Bas mi accompagna a scuola
Con Diederik suono il violino
E tutti e tre guardiamo
Le soap alla televisione

Rit: Io ho due padri
Due veri padri
A volte permissivi e altre volte severi
Ma ci va alla Grande
E tutti e due, se dovessero,
Potrebbero essere Mia Madre.

Quando devo andare a letto
Diederik controlla I miei compiti
E Bas lava I piatti o la biancheria
E se sto male oppure ho la febbre
Allora non c'è nessuno che conosco
Che saprebbe prendersi cura di me
Meglio di Diederik o Bas
A volte a scuola vengo preso in giro
E ovviamente non è bello
I tuoi genitori sono froci!
Lo trovano strano
Così io alzo solo Le spalle
E allora? Sono loro figlio!
Non è una cosa comune
Ma a me va benissimo

Io ho due padri
Due veri padri
A volte permissivi e altre volte severi
Ma ci va alla Grande
E tutti e due, se dovessero,
Potrebbero essere Mia
Madre

(devo ringraziare per questa traduzione il blog GarasunoKamen).

Il testo non manca di qualche cliché sessista (Diederik controlla i miei compiti
E Bas lava i piatti o la biancheria)
ma hanno una funzione normalizzante, nel sesnoc he dimostrano come entrambi i genitori sono capaci di assolvere a tutti quei ruoli di cui normalmente investiamo i genitori dei due sessi.


Altrove invece la canzone non è solo illuminante  
Io ho due padri
Due veri padri
A volte permissivi e altre volte severi
Ma ci va alla Grande
E tutti e due, se dovessero,
Potrebbero essere Mia Madre.


Ma addirittura commovente


A volte a scuola vengo preso in giro
E ovviamente non è bello
I tuoi genitori sono froci!
Lo trovano strano
Così io alzo solo Le spalle
E allora? Sono loro figlio!
Non è una cosa comune
Ma a me va benissimo



Non è una cosa comune ma a me va benissimo!


Un testo di una verità spiazzante che recepisce nell'immaginario collettivo un pezzo di  tessuto sociale che esiste e esisterà sempre di più. Una realtà cui l'Italia e gli italiani dovranno prendere atto obtorto collo.


Sul blog Gay persons of color leggo invece alcuni dati estrapolati dal 66imo eurobarometro della comunità europea. Sul blog, in inglese, si legge:
circa 30.000 persone di nazioni della Comunità Europea comprese Bulgaria e Romania, e i paesi candidati all'ingresso nella UE Croazia e Turchia hanno risposto a diverse domande tra le quali una riguardava il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l'altra il diritto per le coppie omosessuali(=dello stesso sesso) di adottare bambini. Ecco la percentuale dei favorevoli al matrimonio. Olanda 82% Svezia 71% Danimarca 69% Belgio 62% Lussemburgo 58% Spagna 56% Grecia 15%, Bulgaria 15%, Cipro 14%, Romania 11% ed ecco quelli per le adozioni Olanda 69% Svezia 51% Danimarca 44% Austria 44% Belgio 43%% Spagna 43% Grecia 15%, Cipro 10%, Romania 8%
L'Olanda, fuori dall'immaginario collettivo che ci fa sentire tutti spagnoli, risulta dunque il paese nel quale i diritti delle persone omosessuali sono più sentirti e caldamente sostenuti. Kinderen vor Kinderen, lungi dall'essere uno zecchino d'oro all'olandese (come si legge sui siti italiani) è un programma che, dal 1980, organizza un coro di preadolescenti ai quali affidare canzoni i cui testi (che vengono scritti spesso dai bambini stessi o dagli spettatori del programma, come è spiegato sul sito, in olandese...) affrontano gli argomenti più disparati, ma seri, non i gatti neri del nostro Zecchino, quali, appunto,  il bullismo nelle scuole, o l'omogenitorialità.
 I temi trattai nelle canzoni, - si legge sul sito - sono senza tempo. Per esempio anche oggi accade che a scuola i bambini possono essere vittima di mobbing. e temi quali le delusioni in amore sono sempre rilevanti. Cui sono anche situazioni recenti che precedentemente non accadevano molto spesso o erano oggetto di tabu così che la gente preferiva non parlarne. Uno di questi esempi è la canzone Twee Vaders (Due padri ) pubblicata nel CD del 2005.
Le canzoni sono presentate in una gara e pubblicate annualmente in un cd (questo sì come il nostro Zecchino).

Twee Vaders è del 2005 quando l'omogenitorialità era, in Italia, un concetto sconosciuto ai più...

Sul sito del programma c'è anche la versione Karaoke del brano...
Lo so l'olandese non è proprio come l'inglese ma la canzone vale la pena di un piccolo sforzo, no?

martedì 3 gennaio 2012

Storie ritornate. Il post del blog FUORI sullo spot di GetUp contro la marriage discrimination in Australia

Fa sempre piacere ricevere commenti positivi propri post, non tanto per gli ovvi massaggini dell'ego, ma perchè fare fronte comune contro un malcostume è la cosa più importante che i/le blogger nella rete possano fare.

Così mentre Fabiola, autrice del blog FUORI, ha prima commentato i post che ho dedicato allo spot di GetUp contro la marriage discrimination in Australia e poi mi ha chiesto l'amicizia su faccialibro, ho scoperto il suo blog e il suo post sullo stesso argomento.
Io e Fabiola non diciamo esattamente le stesse cose (e per fortuna!) ma cose complementari. Leggendo il suo post ho capito altre cose e capito meglio quelle che già avevo percepito.

Fabiola nota:
Il difetto di questo spot, secondo me, è che puntando su un format tipicamente americano di buonismo esasperato, rischia di trasformare quella che dovrebbe essere una ferma denuncia in una timida richiesta. Perché rimandando troppo in là il "colpo di scena", quando il protagonista chiede la mano della sua dolce metà, in realtà la sta chiedendo anche allo spettatore, ancora immedesimato, che, commosso, accetta.
E ancora

Non è paradossale che per affrontare una diversità si debba per forza usare un linguaggio omologato e appiattirsi entro i parametri della comunicazione massmediatica cui siamo normalmente abituati? Perché per farsi ascoltare bisogna ricercare a tutti i costi il plauso generale?
Fabiola centra un punto nevralgico. L'omologazione borghese passa per l'accettazione critica dei parametri della comunicazione massmediatica cui siamo normalmente abituati.

Come quando ricorda che
La costante degenerazione della democrazia in una forma di dittatura della maggioranza annichilisce ogni senso di giustizia e libertà. L'indifferenza che ammorba questa società ha fatto dimenticare da tempo che i diritti delle minoranze sono diritti di tutti.
Una lettura illuminante e confortante (che vi consiglio) durante la quale ho visto un video che non conoscevo prodotto da marriagequality un'organizzazione irlandese per la sensibilizzazione dell'opinione pubblica all'apertura del matrimonio anche alle persone dello stesso sesso.
Ecco lo spot.




Come vi sentireste se doveste chiedere il permesso a 4 milioni di persone per potervi sposare? Ecco cosa chiede lo spot al suo pubblico facendolo pensare e non immedesimare, dandogli informazioni e non appiattendo differenze. perchè le differenze non sono un male ma il sale della Terra! Insomma un incontro nel secondo giorno di un anno dal quale mia spetto tutto quello che non ho avuto dai precedenti sei che. L'inizio è promettente! Ciao Fabiola, nice to meet you!

giovedì 29 dicembre 2011

Mi smo dio ekipe! (We are part of the team!) Il video montenegrino contro l'omofobia. Ovvero della buona politica altrui e del mediocre giornalismo italiano.

Alla base di tutto c'è questo video ben pensato e ben confezionato.

Adesso se fossi un veteromarxista dovrei commentare come sia proprio nella tifoseria di per sé che l'omofobia si coltiva, così come ogni altro corollario del patriarcato. Ma io sono un vero marxista non un dogmatico che usa Il capitale come una bibbia.

Certo è vero che in questo spot ci sono solo dei maschi a fare il tifo, mentre da almeno un paio di generazioni la tifoseria è trans-genere (nel senso che ci sono donne che seguono il calcio da tifose e uomini che non).
D'altronde mentre il luogo comune vuole che la tifoseria sia solo degli etero e non dei gay (e per lo stesso motivo è solo degli uomini e non delle donne) nella realtà ci sono uomini gay e donne non lesbiche che fanno il tifo e seguono il calcio (proprio come ci sono uomini gay, come il sottoscritto, che il calcio non lo seguirebbero nemmeno se pagati).

Ma sto divagando come al solito.

Il video mostra come un gesto d'affetto tra due ragazzi faccia parte dell'insieme, senza che nessuno ci faccia caso, come dovrebbe essere, e come sarà in un futuro ancora temporalmente indeterminato.
Il claim facciamo parte del team ha ovviamente più significati:
(anche) noi ragazzi gay facciamo parte del gruppo di maschi che fanno il tifo;
Anche noi gay facciamo il tifo
anche noi gay supportiamo una squadra di calcio

ma anche un più generale

anche noi gay facciamo parte della società per esempio anche di un gruppo di scalmanati tifosi maschi (cioè uomini perchè gli uomini gay rimangono uomini...).


Altro punto a favore del video, che ne denota la provenienza non anglofona è la non particolare avvenenza dei due ragazzi che si baciano.
Fossimo stati infatti in uno dei paesi che ha   inventato e\o recepito lo standard Gay (USA, UK, Australia , Canada e Israele) i due ragazzi sarebbero stati i più belli, sorchi superfighi dell'universo.
Qui invece sono due ragazzi normalissimi belli perchè giovani. Uno dei due è anche cicciotto e leggermente freak (con quei capelli lunghi e ricci) cioè completamente an average man (gay guy or whatsoever).

Gran merito all'autore del video.

Già ma chi ha pensato al video e, concretamente, lo ha fatto?

Sul sito di Repubblica (non un sito qualsiasi dunque) da dove apprendo del video (thru faccialibro)  la giornalista (?) Laura Longo ci dà queste scarne informazioni:
Un gruppo Lgbt dell’est Europa ha realizzato una clip per gli appassionati di sport. Nel video intitolato "Mi smo dio ekipe - We are part of the team" ("Noi siamo parte della squadra") dopo un gol in tv, due uomini esultano baciandosi appassionatamente. Il messaggio è combattere qualsiasi discriminazione contro gli omosessuali
Inutile dire che dopo una ricerchina su internet di nemmeno 5 minuti scopro che:

Il video, di nazionalità montenegrina,  è stato diretto da Danilo Marunovic;
che è stato prodotto dal Centar za građansko obrazovanje (CGO) il centro civico per l'educazione, dal Forum GLBT Progres in collaborazione con la Coala Production e il sostegno dell'Ambasciata Canadese.

Il video, si legge su youtube, fa parte del progetto It's OK to be different", il cui scopo è contribuire allo sviluppo della cultura dei diritti civili e di una società a democrazia sostenibile attraverso una serie di attività con lo scopo di rafforzare le capacità sociali nella promozione dei diritti LGBT e nelle politiche antidiscriminazione.

Sempre su youtube potete vedere (come fa notare Cyd Zeigler jr. sul sito outsport.com che commenta anche l'avvenenza dei due ragazzi epsrimendo lo stesso mio apprezzamento per la loro normalità) che solamente 952 persone hanno espresso parere favorevole al video (Mi piace), contro 1055 Non mi piace tastando il polso a una omofobia montenegrina che, aggiungo io,non è seconda a quella italiana.

Ecco come un giornalismo anche elementare come quello che sono in grado di fare io, che blogger sono e non giornalista, dovrebbe dare notizia di video come questi e non limitarsi a postare il video senza nemmeno peritarsi di trovare il paese di origne (un paese dell'Est) e scrivere una paginetta col tono da ragazzina di prima liceo che chiosa con un generico Il messaggio è combattere qualsiasi discriminazione contro gli omosessuali.

Purtroppo la qualità della nostra informazione è direttamente proporzionale alla salute della democrazia e dei cittadini tutti.

That's why WE SUCKS!

mercoledì 28 dicembre 2011

Chi parla male ragiona male. L'omosessualità secondo Giuliano Sangiorgi.

Solo per motivi ...mineschi cerco su internetto notizie riguardo Giuliano Sangiorgi (chi???) il cantante (che???) dei Negramaro che, quando Tiziano Ferro ha fatto coming out, è stato intervistato (a che titolo?) sull'argomento da Vanity Fair.
Non entro nei dettagli dell'intervista (Che non trovo sul sito del giornale e mi devo accontentare di quella, parziale, riportata dal solito sito gay,  nella fattispecie Gay.tv ma voglio entrare nel merito di alcune considerazioni che Sangiorgi fa nell'intervista (dando sempre per buono che le sue parole siano state riportate fedelmente...).
Dunque il nostro, cioè, il vostro, nell'intervista dice: 
(...)per me non ha senso dare così tanta importanza a un coming out sessuale. Tiziano Ferro è gay, e allora.
Bisognerebbe ricordare a Sangiorgi che l'orientamento sessuale, anche se si chiama così, non si limita alla sfera sessuale ma anche a quella affettiva
D'altronde quanti cercano di liquidare l'importanza di dirlo proprio dicendo che a nessuno interessa quello che fai a letto?
Peccato che non si ami solo a letto ma sempre, in tutta la propria vita ,e non solo privata ma anche pubblica. Quel che sfugge a Sangiorgi (ma è in ottima compagnia) è che chi fa coming out non lo fa solo per far sapere agli altri con chi fa a letto che cosa ma per legittimare un sentimento, una affettività. Perchè quella omosessuale non è una pratica sessuale ma è molto di più, è una opzione sessual sentimentale.
Se ne accorge persino l'intervistatrice che ricorda al Sangiorgi in maniera alquanto infelice che un personaggio pubblico che fa coming out può essere d'aiuto a chi famoso non è ma è pur sempre finocchio (o lesbica)

Forse la sua storia può aiutare qualcuno che ha sofferto [sic!]  come lui.
Ma lui, non pago, risponde
E' vero. Ma i telegiornali, quando riprendono certe notizie, non fanno trattati di psicologia. Fanno gossip.
Trattati di psicologia? Ah già si soffre per motivi psicologici non per lo stigma della società...
In qualche tg di mediaset, subito dopo la notizia di Ferro, hanno dato quella di Nichi Vendola che vorrebbe adottare un bambino con il suo compagno. Lasciando intendere: guardate a che punto siamo arrivati. Ecco, questo mi dà molto fastidio. Perchè se c'è una diversità, questa c'è rispetto a chi? Chi decide chi è il diverso? Io di certo non sono in grado di farlo.

Lei è favorevole alle coppie gay il diritto di sposarsi e di adottare figli?
"Assolutamente si".

Scusa [sic] la schiettezza della domanda: lei è gay?
E qui complimenti all'intervistatrice. Immaginatevi se Sangiorgi stesse parlando a favore dei migranti l'intervistatrice mica avrebbe chiesto: Scusi la schiettezza della domanda: lei è cittadino straniero?O se avesse parlato a favore dell'abbattimento delle barriere architettoniche: Scusi la schiettezza della domanda: lei è paralitico?

Solo se parli a favore dei gay ti chiedono se lo sei anche tu... La risposta di Sangiorgi è sintomatica dei guasti di ragionamento anche di chi è gayfriendly.

"No. Sono eterosessuale. Il mio istinto è quello, e quello di un omosessuale vale quanto il mio.
Affermazione fantastica, purtroppo subito cancellata da quella successiva
Ma io amo e amerò sempre le donne.
Ma, avversativo c'est à dire sarà anche un istinto che vale quanto il mio ma io il mio non lo cambierà mai e il mio qual è quello di amare le donne.
Perchè chi è gay, si sa, le donne non le ama mentre chi è etero non ama gli uomini (parliamo dei maschietti che, si sa, le donne non contano un c....).

Forse non basta più accontentarsi dei gayfriendly (se questi sono i risultati) ma bisogna chiedere a tutti di essere almeno gaysolidali.

Io non so voi ma sono stufo di queste perifrasi sull'omosessualità. Un gay è uno che non ama le donne, una lesbica è una che non va con gli uomini.
Pur di non nominare quel che ci piace ci si attribuisce quel che non ci piace e lo si sostituisce a quel che ci piace... Ma basta! Io amo gli uomini non odio le donne. E Anna Paola Concia ama le donne non è una che non va con gli uomini. Sarebbe come dire che i credenti sono non atei e gli atei non amano dio. Ma che cazzo!

E poi chiamano noi invertiti!!!


domenica 25 dicembre 2011

I siti gay. Lo stigma lo diffondo loro per primi. Sulle illazioni della teologa Uta-Ranke Heinemann sull'omosessualità di Benedetto XVI riportate da Gay magazine.

Il meccanismo è il solito, navigo sulla rete e incappo in un articolo Benedetto XVI è omosessuale, parola di un’amica teologa pubblicato su Gaymagazine firmato da Daniele (e il cognome? Boh!).
Nell'articolo (sic!) si parla della teologa Uta-Ranke Heinemann diventata famosa grazie alle sue provocatorie prese di posizione in conflitto con le tesi ufficiali della Chiesa (...) scomunicata per aver affermato l’impossibilità biologica della nascita di Gesù Cristo da una madre vergine. Il neretto è nel testo.

Ora fra tutti i dogmi della chiesa, resurrezione di Cristo, transustaziazione dell'ostia consacrata (cito a memoria i primi che mi vengono in mente) la teologa mette in discussione l'unico che  spiegazione biologica ce l'ha!
Se infatti Daniele ha tradotto bene dall'intervista a Vice (periodico tedesco non meglio qualificato) la teologa contesterebbe la possibilità biologica della nascita di Gesù Cristo da una madre vergine. Cosa che invece può avvenire! C'è stato pure un film che ha parlato di questo (Non è peccato – La Quinceañera (USA, 2006) di Richard Glatzer, Wash Westmoreland per tacere di Glee): una coppia giovane non vuole consumare l'illibatezza prima del matrimonio e fa del petting spinto. Diciamo che lui le viene sulla coscia, basta un solo spermatozoo ed ecco la ragazza bella e incinta senza esser stata deflorata. Raro ma può accadere. E qui si disquisisce di possibilità biologica non di probabilità. Insomma una che di teologia ne capirà ma di biologia un po' meno (sempre a prender buone le sue dichiarazioni riportate nell'articolo...). Poco importa Daniele dovrebbe avere gli stessi dubbi che ho io e non bersi l'autorevolezza della teologa su basi così labili.

Che dice la biol.... ehm la teologa? Che il Papa è gay (affermazione riportata in corsivo quindi sono direttamente le sue parole sempre tratte dal periodico Vice).

Le prove?

1) I suoi sguardi verso altri cardinali, come con Tarcisio Bertone, lasciano trasparire un guizzo negli occhi verso i corpi maschili.

Beh, anche se fosse vero il desiderio che la teologa dice di vedere in Ratzinger non è detto che venga consumato. Ratzinger potrebbe essere gay e vivere in astinenza. Allora agirebbe esattamente secondo madre romana Chiesa come riportato nel catechismo:
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

Daniele può non saperlo, ma la teologa, invece no. La teologa (dei miei stivali) preferisce piuttosto pescare nel luogo comune che vuole l'omosessualità evidente.
Da tempo raccolgo sue fotografie, e secondo me dalle immagini traspare il suo orientamento omosessuale.


Niente di nuovo sul fronte occidentale. La teologa fine intellettuale è più omofoba del Papa perchè le basta poco degli sguardi o degli atteggiamenti considerati poco virili per fare del Papa un gay. E qui, al contrario, la teologa può anche non rendersi conto di cadere nei luoghi comuni, ma Daniele, se scrive per una testata che si chiama Gay Magazine dovrebbe...


Che Uta-Ranke Heinemannnon non sia una intellettuale così fine come ci vogliono far credere lo si evince anche da considerazioni sulla misoginia della chiesa riportate in calce allo stesso articolo.

Da quando Lutero ha sposato una suora la misoginia ha caratterizzato il clero,
Certo da Lutero, non da quando la chiesa ha negato alle donne  la possibilità di farsi prete negandole così ogni forma di potere. Da Lutero... Prima la chiesa era un luogo femminista!

E la nostra teologa sciagurata conclude il suo ragionamento (sic!) nel modo più omofobico possibile:
Da quando Lutero ha sposato una suora la misoginia ha caratterizzato il clero, che non voleva aver più nessun scandalo con le donne.
MA di che parla questa? E papa Barberini allora?
E qual è il miglior modo se non avere preti in larga parte gay?
Capita l'antifona? Non vuoi donne in giro? Metti dei gay che , si sa, le donne le schifano! Quel che sfugge alla teologa (può venire a lavarmi il water quando vuole) è che la Chiesa è smepre stata in mano a uomini poco importa l'orientamento sessuale dei quali e che anche quando questi uomini hanno avuto rapporti con donne hanno poi eletto come papi i figli e non le figlie. Quindi basta essere uomini per non permettere alle donne di accedere al potere. Il riferimento a Lutero è assurdo perhè Lutero ha fondato una nuova chiesa contro la quale il vaticano non ha alcun potere. Insomma proprio una cazzata scritta per una articolo da leggere sulla tazza del cesso piuttosto che in sala d'attesa dal dentista.

Mi spiace che Daniele e i tanti lettori (e lettrici) di Gay magazine leggano questa sequela di luoghi comuni omofobici e siano tutti contenti che anche il papa cattivo e che li odia tanto in fondo in fondo sia frocio pure lui...

Non ci bastavano i vecchi siti noti ora ci si mettono pure i siti nuovi a propalare le solite vecchie sciocchezze... Che amarezza!


venerdì 23 dicembre 2011

A Glossip! de La3 Selvaggia Lucarelli è come Scilipoti, piena di pregiudizi e di errori epistemologici contro le persone omosessuali. Ovvero come essere omofobi senza nemmeno saperlo.


Per puro caso, facendo zapping (cosa più unica che rara da quando c'è stato lo switch off, ormai un paio d'anni fa...) capito sul canale La 3, sul programma Glossip! (no, quella "l" non è un mio errore di digitazione) condotto da Selvaggia Lucarelli, nel quale si parla delle ecolalie (l'aggettivo è mio) di Scilipoti contro Paoala Concia durante un'intervista per Klaus Dovi delle quali ho già avuto modo di parlare. Selvaggia fa dei commenti abbastanza ironici sulle dichiarazioni di Scilipoti accusandolo (giustamente) di fare confusione quando parla di deviazioni genetiche collegate all'omosessualità (sic!); commenta che Scilipoti di omosessualità non sa niente. Mi fermo ad ascoltare incredulo delle mie orecchie. Poi, come si fa nei programmi, Selvaggia (o chi per lei) collega le dichiarazioni omofobiche di Scilipoti a un'altra notizia (anch'essa vecchiotta quanto quella di Scilipoti) riguardante il famoso wrestler Hulk Hogan, la cui ex moglie Linda Claridge ha rivelato in un suo libro di memorie una relazione dell'ex marito con Brutus Beefcak, suo collega wrestler.
Badate, io ho scritto relazione e basta, il sito Queer Blog.it parla di relazione omosessuale dove quell'aggettivo è pleonastico visto che si evince che le due persone che hanno la relazione sono entrambe di sesso maschile (ma vuoi mettere l'indicizzazione nei motori di ricerca se usi la parola omosessuale, gay, etc?) e che non potrebbero intrattenere alcun altro ti po di relazione...
Selvaggia invita Scilipoti ad andare a dire a Hulk e al suo collega Brutus che sono dei deviati genetici. Insomma Selvaggia non solo sembra non concordare con Scilipoti ma sembra simpatizzare per le persone omosessuali. Solo che... Quando Selvaggia riporta l'affermazione della moglie di Hulk (al secolo Terry Bollea) dice che la moglie ha diffamato Hulk. Ora dire di qualcuno che è gay vuol dire davvero diffamarlo? Solo se pensi che essere gay sia diffamante. Ma allora dov'è la differenza col pensiero di Scilipoti? Senza tenere conto che, se la relazione con Brutus fosse vera questa non farebbe di Hulk un gay ma un bisex... ma sto sottilizzando...
Non paga Selvaggia ironizza sull'aspetto e il comportamento ipermacho di Hulk e Bruts non per capovolgere il clichè del gay delicato (avendone l'occasione) ma come riprova che Linda si è inventata tutto perché, dice Selvaggia, "ce li vedete la sera, Hulk e Brutus tenersi per mano, con un plaid sulle gambe e commuoversi davanti al paziente inglese?".
Capita l'antifona? Se sei gay (cioè bisex...) non puoi che essere delicato e delicato nella maniera più ovvia e trita possibile. Mi piacerebbe incontrare Selvaggia in privato, per mostrarle un video porno qualunque nel quale due uomini si danno da fare per (di)mostrarle che gli uomini possono essere ipermachi a prescindere dall'orientamento sessuale e che a pensare che un ipermacho non possa essere gay si commette lo stesso identico errore epistemologico che Selvaggia critica a Scilipoti.
Le ho scritto. Come al mio solito. Se mi risponde ve lo faccio sapere...