sabato 16 luglio 2011

Roberto Schinardi su Gay.it: una défaillance omofoba?

Gay.it non smette mai di stupire 8 e di far parlare di sé). Stavolta tocca all'articolo di Roberto Schinardi sul cortometraggio Ultracorpo di Michele Pastrello. L'articolo è sempre sensazionalistico, come il sito ci ha abitato da tempo, con un occhiello davvero risibile:
È il caso dell'estate: un corto psyco-horror sull'omofobia rifiutato dai festival queer. Di buona fattura, ma dal messaggio molto ambiguo. Il regista Pastrello: "Non sono omofobo, ma provo repulsione"
Caso dell'estate una cippa visto che il film è stato prodotto nel maggio dell'anno scorso e che il sito Queer Blog, citato nell'articolo, ha pubblicato la recensione il 31 marzo di quest'anno...

Non parlo del corto perchè non l'ho visto e dunque non mi posso esprimere, leggendo però le domande che l'autore dell'articolo (di gay.it) Roberto Schinardi fa al regista Michele Pastrello ne trovo una che mi ha fatto cascare dalla sedia:
Non pensi che il killer possa essere un gay represso visto che non riesce più ad avere rapporti con la prostituta
Capita l'antifona? Se non riesce più (quindi vuol dire che in passato li ha avuti... sembra quella barzelletta del tizio che in una gara dovendosi scopare 100 ragazze e fermandosi alla 98ma si sente dare del frocio...) ad avere rapporti con una prostituta (una donna) sei un gay represso.
Vi viene in mente una mentalità più maschilista e patriarcale di questa?
Dopo anni di lotte per dare all'omosessualità una dignità autonoma, come orientamento sessuale, come investimento della sfera non solo sessuale ma anche affettiva, come dingità dell'attrazione per una persona del tuo stesso sesso ecco che c'è chi ancora che pensa che essere (uomini) gay vuol dire che non ti piacciono le donne.
Perché tutti i maschi etero non hanno problemi ad andare con le mignotte.
Altrimenti sono gay repressi. Quindi se un ragazzo di 16 anni eterissimo non si vede ad andare con una mignotta rischia di essere preso per un gay represso.
Il movimento gay non solo non si è liberato del maschilismo patriarcale ma lo ha assunto a coordinata interpretativa del mondo.
Così se una volta noi maschietti, salvo prova contraria eravamo tutti etero, oggi che i culattoni sono usciti dalle fogne, dobbiamo dimostrare di essere veri etero seguendo i più laidi cliché: andare a puttane o stuprare le donne come fanno i tre protagonisti di Et in terra Pax (Italia, 2010) di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, uno dei quali si prostituisce, da etero, ma le pompe le fa e non le riceve...

C'è da mettersi le mani nei capelli!
E l'autore del corto non risponde come farebbe ogni persona dotata di un po' di buon senso, etero o gay che sia, ma che cazzo dici?!?, ma gli risponde tranquillamente.
Così Michele Pastrello passa per omofobo e Robernto Schinardi no. Il bue dice cornuto all'asino!!!
Certo ci vuole fegato a dire Non mi occupo di tematiche gay e sono etero. Ho anche partecipato a un Gay Pride eppure, onestamente, provo repulsione al pensiero di un rapporto sessuale con un altro uomo.
Repulsione? E' lo stesso maschilismo di quelle checche misogine che nei confronti della fica dicono che schifo! ammiccando con te frocio che ritiengono loro pari convinti che con te sfonderanno una porta aperta e quando lo fanno con me vorrei sfondare quei crani vuoti...

Quando leggo di queste atrocità mi viene davvero di agganciare la tastiera al chiodo e ritirarmi a vita privata. E' una lotta impari, contro i mulini al vento, solo che questi sono enormi e si chiamano patriarcato un male duro da sconfiggere.

ULTRACORPO (Trailer) 2011 from Michele Pastrello on Vimeo.

lo zoo di 105: Perchè a indignare dovrebbe essere solo l'omotrasfobia?

Ne avevo sentito parlare dal mio coinquilino che lo considera un programma culto. Io che diffido sempre delle radio private (per uno statalismo che credo sia genetico) non ho mai ascoltato il programma. Radio 105 fa parte del gruppo Finelco (che possiede anche radio Montecarlo)  unitasi nel 2007 in una joint venture con la Rcs MediaGroup e in seguito con la Virgin (fonte la solita wikipedia). Lo zoo è uno dei suoi programmi di punta.
Ieri leggo su Gay.it che il programma è stato querelato da una trans che ha reputato offensive le cose dette in apertura della puntata di mercoledì 13 luglio u.s.
Secondo giornalettismo mercoledì 13


In apertura della puntata di ieri, i dissacratori dello Zoo hanno  raccontato di un piccolo raid che avrebbero fatto la sera prima “ad un  ristorante sudamericano” pieno di belle ragazze tanto che “pure gli  omosessuali si sarebbero ricreduti”; al loro tavolo il “re dei  ric****ni”, “nome d’arte Eva, un uomo che guadagna 2500 euro al giorno  per” l’attività di prostituzione omosessuale che praticherebbe. Sono  queste le battute che la transessuale che avrebbe querelato il programma  non avrebbe di certo gradito.

Non è la prima volta che il programma viene querelato. Su Wikipedia si legge infatti:

Il 12 gennaio 2009,  (...) i DJ iniziano a scherzare  pesantemente, elencando una serie di possibili sevizie da effettuare  sugli animali (...) scatenando le ire di Roberto Cavallo, presidente del Collettivo  Animalista (...). Arrivano alla radio diverse  mail di protesta. Il 13 gennaio, alcune mail vengono lette da Rita Dalla Chiesa durante la puntata di Forum e in quello stesso giorno Lo Zoo di 105 viene sospeso. L'editrice Finelco si dissocia immediatamente da tali affermazioni. Il 14 gennaio 2009  va in onda una puntata speciale, in cui tutto lo staff si scusa per  quelle affermazioni, facendo intervenire i presidenti delle varie  associazioni animaliste, tra cui lo stesso Roberto Cavallo, il quale  ribadisce di non aver mai pensato che tali parole potessero essere prese  sul serio, ma si mostra comunque felice per il risultato ottenuto  attraverso la cooperazione tra le varie associazioni. In questa puntata i  DJ si impegnano a dedicarsi periodicamente al volontariato e che, nel  caso di un eventuale ritorno in onda (che ai tempi non era ancora  sicuro), avrebbero trasmesso da un canile; inoltre aprono un canale su Youtube,  in cui viene pubblicato un video di scuse (...)

Ecco il messaggio di scuse su youtube



Non ho avuto modo di sentire cosa hanno detto sugli animali ma certo il confine tra scherzo ironico e incitamento alla violenza, anche involontario, è sottile.
Mi sembra solo strano che dicano di aver comprato lo spazio su youtube quando chiunque può postare sul sito aggratise. Hanno detto una panzana o mi è sfuggito qualcosa? Chi è più esperto di youtube di me mi evinca eventualmente...

Questa volta secondo gay.it Una trans querela la trasmissione radiofonca "Lo Zoo di 105" e su Facebook si scatena una violentissima furia omofoba.
Sulla pagina di Faccialibro infatti si legge uno scarno post:

Vi  faccio ridere: Un trans ci ha querelato per le battute di ieri in  apertura!! Dicendo che siamo diseducativi!!! Noi???? Il mondo gira al  contrario cazzo...

al quale vengono postati dei commenti di sostegno omofobici e transfobici dai quali gli autori del medesimo (o di chi ha creato la pagina su FB) non hanno (so far) preso le distanze.
Certo quel UN trans la dice lunga sul grado ci preparazione culturale con la quale i dj de lo Zoo affrontano, anche per celia, certi argomenti.
A riprova ecco un video, sempre su youtube (avranno comprato anche quello spazio?), nel quale parlano di gay e trans (che per loro sono evidentemente la stessa cosa)


"Il corpo maschile fa schifo rispetto a quello femminile. Lui è sposato con una Brasiliana quindi è esperto di trans. Trans e travestiti pari sono. Tutti I trans (sic!) hanno il pene.
I trans (sic!) sono la figa di domani (ma quelli operati, mica i travestiti) perché chi va a trans cerca la perfezione del corpo femminile".
Un florilegio di ignoranza, maschilismo, omotransfobia, razzismo (se tua moglie è brasiliana...) questo programma suscita un interesse socio-antropologico, perchè esprime un sentire italiota comune che rappresenta con icastica patriarcalità.

Per il 2011 i delinqu... ehm i dj sono cambiati, infatti, sempre wikipedia, ci informa che

(...) Fabio Alisei, Paolo Noise e Wender non hanno rinnovato il contratto per l'anno 2011 a Radio 105, decidendo di andare a lavorare per Radio Deejay (...) Il programma (...) [ha] dei nuovi componenti: Maccio Capatonda, Ivo Avido, Herbert Ballerina e DJ Spyne per la parte tecnica. Rimasti nel programma il creatore Marco Mazzoli, Pippo Palmieri e Alan Caligiuri, mentre torna alla conduzione anche Gibba insieme a, saltuariamente, Leone di Lernia.

Leone di Lernia! Capirai! Ecco alcune sue canzoni (sic!).



Vi viene da vomitare?

Andate a leggere i commenti su FaceBook contro la trans che ha denunciato il programma...

“senti da che pulpito viene la predica.. diseducativo lo zoo??? e il trans cosè allora??? froucio di merda!”

“non  e’razzismo ma a me un uomo che diventa donna fa schifo e va contro  natura se permetti. Se Dio ti ha fatto nascere cosi’devi rispettare la  sua volonta’.Stop poi possiamo stare a parlarne per ore. Io ho amici di  colore e di altre nazionalita’e sono contento di conoscerli e per questo  sono un razzista?”

“meglio una denuncia che un cazzo in culo,ricchioniiiiiiiiiiiii​iiiiiiiiiiiiiiiiii”

“….nessuno  gli ha puntato una patata alla tempia….se voleva nn lo ascoltava…e poi…  da che pulpito vien la predicaaaaaa!!!!!?????????​ TU TRANSESSUALE……ti  senti educativo???? Fatti un’esame di coscienza,mettiti a posto con te  stesso e poi vai a fanculandia…”

“Ma poi cazzo perche sta mania che tutto deve educare….ma fanculo a sto ricchione”

“Lo andiamo a prendere e lo bruciamo sto scemo di merda oooooo!!!!”

“Trans di merda…loro si che sono educativi…meta’ uomini e meta’ donna solo per fare soldi…merdeeeeeeeeeeeeee​eeeeeeeeee…”

“ma tu pensa sti TIRA CHINOTTI DI MERDA…………..loro no nn sono diseducativi NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO​OO”

Attenzione però. Lo zoo non si distingue solo per l'omotransfobia c'è spazio anche per il più becero e gratuito maschilismo. (il link porta al podcast ma prima c'è la pubblicità).
Oppure ecco altre perle...



Allora va bene promuovere un'azione che segnali massicciamente la pagina omofoba su FB e va bene anche scrivere in massa i nostri commenti sulla pagina medesima e va bene anche inondare Radio 105 di e-mail di protesta.

Vanno bene anche le proteste su internet come quella sentita di Gajamente, ma perchè indignarsi solo quando quelli di lo zoo offendono trans e gay e ignorare le continue offese alle donne?

Il maschilismo è il padre di tutte le omotransfobie...

martedì 12 luglio 2011

Eleonora Crupi: Perfetti ovvero le solite vie lastricate di buone intenzioni che portano all'inferno.

Leggo su Gay Wave che Eleonora Crupi, classe 1985, finalista di Amici 2005, vincitrice dell’ultima edizione di Area Sanremo si schiererebbe contro l’omofobia con la la canzone Perfetti scritta da Niccolò Agliardi (Musica) e Simone Bertolotti (testo). Agliardi avrebbe voluto portarla a Sanremo nell'edizione 2009 condotta da Paolo Bonolis, lo stesso anno della canzone di Povia sul Luca che era gay.
Eleonora ha scelto di inciderla e metterla nel suo repertorio, Una canzone che racconta la storia di un amore tormentato che, dopo averla ascoltata la prima volta su internet, mi ha devastata (in senso positivo) per la carica emotiva di testo e musica ha dichiarato la cantante a Gay.tv


Ecco il testo


Siamo stati perfetti, mio amore
e nessuno lo sa.
Siamo stati. Siamo nella classica situazione sublimata dell'amore amore finito, che possiede la caratteristica dell'amore puro, perchè (non più) consumato in quanto cessato.
senza mai compromettere un grammo della normalità.
Certo se ho bisogno di ribadire la normalità del mio amore forse sono io il primo a non crederci. Se sono gli altri a considerarlo anormale perchè devo farne i conti anche io visto che parlo al mio amore e non agli altri?
Siamo stati spiati da quelli
del supermercato
che sabato è spesa,
è moglie, è bambini e gelato.
Spiati... Non giudicati, criticati, maltrattati, biasimati, vilipesi.
siamo scesi mezz’ora all’inferno
per capire, guardando da lì
quanto avrebbe brillato,
nel mondo, una storia così.
Avrebbe perchè non è stato o perché non gli è stato permesso di essere?
siamo stati perfetti, mio amore
e lo so che lo sai anche tu.
Siamo stati perfetti, e una volta raggiunta la perfezione non la si può perpetuare, va resa eterna con la cessazione della storia (la cui perfezione altrimenti rischiava di corrompersi)
quando e’ stato più facile andare
che parlarsi una volta di più.
Si parla di rinunce date da motivi personali non per interferenze di quelli che li spiavano
ho paura che questa fatica che sento
stanotte sia solo la mia
Una classica accusa tra innamorati: io ti amo di più, io sono quello più consapevole.
Più che la storia di un amore perfetto sembra il classico innamoramento tra un gay novello e un etero pentito
e non certo di chiudere gli occhi
e lasciarti andar via.
Chiude gli occhi, rinuncia, non vede e lo lascia andar via. Ma allora nemmeno lui ha combattuto più di tanto... Dov'è allora la perfezione?
siamo stati mangiati dal freddo
e dal senso comune
ecco un primo timido accenno alle ingerenze dall'esterno
che due uomini possono ridere,
ma non piangere insieme.
Ai tempi miei si diceva amare,  volersi bene, ora si dice piangere
fammi solo sapere se dormi,
se una donna si cura di te.
La mamma? O una donna che lo fa rientrare nell'alveo della normalità dopo l'incursione adolescenziale nell'amore deviato? Un etero pentito?
se aspetti a chiamarmi
chiama senza sapere perché…
poi ci siamo aggrappati alla pelle,
uno all’altro in attesa che dio
Ecco qui si chiarisce che si tratta di due ragazzi\uomini
ci portasse un consiglio per tutti
e poi ad ognuno il suo.
Se aspettiamo un consiglio da dio e non ce ne diamo uno per conto nostro noi gay rimarremo nel ghetto per l'eternità.
siamo stati perfetti, mio amore
e lo so che lo sai anche tu.
quando e’ stato più facile andare
che soffrire una volta di più…
Soffrire a causa di remore proprie o per l'ostilità della società circostante?
ho paura che questa fatica, stanotte,
sia soltanto la mia.
e non certo di chiudere gli occhi
e lasciarti, di nuovo, andar via.
siamo stati stupendi, mio amore…
e stupendi significa mai.
Come disse Ornella Vanoni in una sua canzone gli amori perfetti sono quelli finiti. Ma finiti significa anche morti. Imbalsamati.  E se se lo si dice già a vent'anni a quaranta che si fa?
a vent’anni ho sentito l’amore…
ma a vent’anni che te ne fai?
Veramente una delle poche gioie, uno dei pochi cambiamenti veri nella società è proprio la forza di giovani e giovanissimi che già a sedici anni si fanno bellissime storie d'amore alla luce del sole. Se l'amore serve, serve a qualunque età altrimenti è inutile sempre...
siamo stati perfetti, ragazzo,
ecco di nuovo si capisce che sono due uomini...
disperati di molti pensieri.
se due uomini possono arrendersi
e sembrare due uomini veri…
Dopo piangere, arrendersi a  cosa? Ai sentimenti? Al sesso? O alle pressioni sociali che a quanto pare hanno indotto i due ragazzi a lasciarsi? Ma amarsi? O un più prosaico fare l'amore? E poi chissene frega di essere "uomini veri". Un uomo qualunque cosa faccia a letto la fa da uomo non può fare altrimenti... E poi come ha ricordato Aldo Busi essere gay è una cosa virile.
e potevo anche chiederti aiuto
ma eravamo nel posto sbagliato…
Ma insomma chi era in difficoltà? Quello che se ne è andato o quello che lo ha lasciato andare?
E questa sarebbe una canzone pro gay?
Io credo che il migliore esempio per abbattere i pregiudizi sia quello di mostrare una storia di amore gaia in tutta la sua bellezza e semplicità proprio come una banale storia etero.
Qui invece si parla di un amore tormentato ma per remore interiorizzate non per chiare ingerenze dall'esterno. La canzone non denuncia l'omofobia di chicchessia, nemmeno quella interiorizzata, ma parla di un amore impossibile tra due adolescenti che sembrano viversi un amore gaio come parentesi adolescenziale prima di abbracciare definitivamente l'amore etero...
Una canzone così potrebbe fare contento il Papa perchè parla di un amore rinunciato, non consumato, dove almeno per uno dei due si spera ci sia una donna che si curi di lui (perchè sì sa quello è il compito delle donne, curarsi di noi maschietti, ma che schifo!!!).
Una canzone pavida, allusiva, rinunciataria, che dice quel che poteva essere ma non è stato e proprio per questo tratta l'amore in questione come un amore perfetto. Una canzone che non cita nemmeno una volta la parola amore, che non parla di desiderio o di affettività.
Insomma molto meglio E' vero di Umberto Bindi che è altrettanto allusiva, ma è molto più chiara ed è stata scritta nel 1960, quasi cinquantanni prima...



Perfetti  ha comunque un motivo di essere se a cantarla è un uomo. Il fatto stesso che sia un uomo a rivolgersi a un ragazzo la rende almeno una testimonianza anche se di un amore rinunciatario.
Almeno questa valenza politica la avrebbe avuta, soprattutto a Sanremo (e infatti non ce l'hanno fatta andare...).

Ecco la versione del suo autore.


Invece il fatto che la canti una donna cambia purtroppo la prospettiva.

Il fatto che a cantarla sia una donna cancella involontariamente la testimonianza perchè nella versione di Eleonora la canzone non è declinata al femminile ma continua a parlare di quell'amore finito, e dunque perfetto, in prima persona.
Un amore tra due ragazzi cantato da una donna ha, almeno per me, sempre un vago aspetto di nostalgia, nostalgia della donna che non può amare quei due ragazzi perchè sono gay e dunque per lei innocui, nostalgia di un amore che ha sicuramente qualche problema se a parlarne non sono i diretti interessati ma una terza persona che non è direttamente coinvolta e che dunque non si sa perchè canta languidamente di un amore omoerotico maschile.
Cantata da una donna Perfetti fa lo stesso effetto della canzone di Anna Tatangelo. Se è una donna a dare voce all'amore che non osa dire il suo nome (e che infatti nella canzone non lo dice mai troppo esplicitamente) è perchè da soli  i ragazzi in questione non ce la fanno, non sono in grado, non vengono ascoltati, sono dei cuccioli indifesi che fanno tanta tenerezza (almeno finché qualcuno non li accoltella perché gli fanno schifo...).  Rischiano insomma di sembrare mamme che parlano con amore delle velleità di adulti dei loro bambini immaturi.
Nello specifico se non fosse per il video (di cui parlerò fra poco) Perfetti cantata da una donna senza che il testo sia modificato* non è né carne né pesce. nella prima metà sembra un classico amore etero e poi arrivano questi strani (perchè cantatati da una donna) accenni agli uomini che non hanno senso perchè cantati da una donna in prima persona.

Quello che dico è così vero che nel fare il video si è sentita l'esigenza di stabilire che Eleonora non parla di sé trovando l'escamotage (abbastanza elegante) di farle cantare la canzone mentre legge una lettera scritta da qualcuno e poi accartocciata.
Eleonora legge a voce alta una lettera scritta cioè da un ragazzo a un altro ragazzo. E infatti nel video vediamo un ragazzo (il bellissimo Ivano Cellaro, quello splendido ragazzo che ci eravamo illusi di vedere lo scorso anno a X-factor e che forse chissà, vedremo quest'anno...) . Tutto il video è sviluppato dal contrappunto tra Eleonora che legge la lettera (e la cantante è brava nel farla sembrare una cosa vera) e Ivano la cui presenza serve come giustificazione dell'io che parla nella canzone in prima persona: non sono io a parlare, dice Eleonora nel video, ma è un altro uomo e quel biondino che vedete è il destinatario della missiva.
Così facendo però il video non fa un buon servizio alla causa  adeguandosi a tutte le ambiguità e pavidità del testo ed esacerbandole all'inverosimile.
Perché non si vede mai l'altro ragazzo?
Un amore, anche quello perfetto, è sempre fatto da due persone...
Bastava un cenno, un volto, delle mani incrociate, un abbraccio, un bacio sulla guancia, un altro volto, anche sfocato.
Invece niente. Il secondo ragazzo non c'è. E' censurato.
Dunque l'amore è perfetto non solo perché non c'è più, perchè è finito, ma anche perché non c'è (più) nemmeno l'altra metà della mela...
Siamo davvero in piena sublimazione cattolica.
L'amore concesso ai gay è quello non consumato, solamente immaginato, e, comunque, FINITO.
Dunque ancora più che nel testo il video relega l'amore tra due ragazzi nel non visto, nel censurato.
Chi è il ragazzo del video?
Un giovane ragazzo ignaro, quello che nella canzone è andato via.
Ivano all'inizio del video si comporta come un ragazzino che gioca.
Ma un ragazzino che gioca può amare?
No.
E infatti lui se ne è andato dall'amore, in attesa di una donna che si curi di lui...
Sembra di sentire quei tanti che relegano l'omoerotismo nella fase di passaggio prima di una piena maturità etero...
Così, anche se nel video quell'immagine serve a sottolineare il testo che parla di mogli bambini e gelato, non a caso Ivano sfiora dei vecchi giocattoli (una bambola e un magnetofono per bambini) come stesse ricordando non solo l'infanzia dalla quale è uscito da poco ma l'amore stesso che ha vissuto che assume ancora di più i connotati di un amore omoerotico adolescenziale.
Infatti non vediamo forse la lettera tra quei giocattoli, prima che il ragazzo la accartocci? Come dire un amore che appartiene all'infanzia non all'età adulta (che evidentemente è solo etero...).
Ivano gioca sui binari del treno che da sempre hanno un significato di solitudine (e infatti il ragazzo è solo) e tristezza, anche se Ivano, lo vediamo, ride. Ma se gli è finito un amore CHE SE RIDE?!?!
E' una risata di innocenza. Di un ragazzo che ancora non conosce le cose del mondo e infatti gioca, indica una aereo nel cielo, si ciondola da un graticcio, si rotola sull'erba proprio come fanno i bambini...
Altro che un giovane uomo che è consapevole del proprio orientamento sessuale!
Ivano corre e lo vediamo anche girare intorno a un punto comune reggendosi per mano a una persona che non viene inquadrata mai (la cinepresa avendo preso il suo punto di vista).
Prima fantasmatica ma concreta presenza di qualcun altro.
Ma di chi?
Il ragazzo che lo ha amato e gli ha scritto la lettera o un semplice compagno di giochi? 
Perchè per sottoleinare la loro felicità insieme li si fa giocare come i bambini e non li si mostra mano nella mano, abbracciati, uno di fianco all'altro, senza necessariamente accennnare all'aspetto sessuale della cosa, anzi, mantenendosi su un dolcissimo piano romantico? I due ragazzi della canzone giocano come fanno gli adolescenti e il videosmebra chiedere: l'omoaffettività non è forse la stessa cosa?
Se l'amore è finito, questa gioia, questa serenità, questo aspetto ludico e innocente non servono a sottolineare la serenità di un amore gay ma a rimarcarne al contrario l'innocenza, l'immaturità, la precocità e anche la sua provvisorietà.
Nel finale mentre Ivano è steso a terra, viene coperto da un'ombra mentre lui chiude gli occhi e ride...
Alla fine il video una presenza concreta dell'altro ragazzo la mette in campo ma è davvero troppo poco...

Qui non siamo alla liberazione omosessuale, o addirittura a una denuncia dell'omofobia, come è nelle intenzione di Eleonora e degli autori del video.  Siamo ancora nella pavidità assoluta, nel non detto degno di altri tempi (quelli di cinquant'anni fa e di Bindi...) che è nella canzone stessa prima ancora che nel video.
Siamo nell'allusione così pudica che rasenta l'omofobia perchè omette quello che i ragazzi di oggi mostrano alla luce del sole (quello che dà fastidio agli omofobi: fate quello che dovete fare nel privato delle vostre stanze da letto ma non in pubblico, che date fastidio alla maggioranza etero...).
Un video autoprodotto girato e montato bene e per questo fa ancora più rabbia.
Si poteva fare di più, senz'altro.
Senza per questo sminuire le buone intenzioni di Eleonora che comunque poteva fare  ameno di incidere la canzone o di affrontare l'argomento o degli autori del video che sappiamo genuinamente mossi da un sentimento gayfriendly.
Ma purtroppo di vie per l'inferno lastricate di buone intenzioni  è pieno il mondo anche quello musicale italiano.

Molto, molto molto meglio una vecchia canzone di Concato che racconta di un amore tra due ragazzini, questa volta veri, senza alcuna connotazione di categoria.
Perché l'amore è amore e basta.


E ti ricordo ancora
le braghe corte di tuo fratello e le gambe viola
tua mamma stanca costretta a farti un po' da padre
me la ricordo ancora tutta bianca.
E ti ricordo ancora
l'ingenuità la tua tenerezza disarmante
eri un omino ma dentro avevi un cuore grande
che batteva forte un po' per me.
E ti ricordo ancora
dimmi che non e' cambiato niente da allora
chissà se parli ancora agli animali
se ti commuovi davanti a un film.
E ti ricordo ancora
nei pomeriggi di primavera al doposcuola
tu mi parlavi di una colonia sopra il mare
vienimi a trovare che si sta bene.
E ti ricordo ancora
quando scoprirono che mi accarezzavi piano
e mi ricordo che ti tremavano le mani
ed un maestro antico che non capiva.
E ti ricordo ancora
dimmi che non e' cambiato niente da allora
chissà se parli ancora agli animali
se ti commuovi davanti a un film



*Non pensiate che il non aver modificato il testo originale della canzone che è pensato per un uomo che si rivolge a un altro uomo, anche se la canzone è cantata da una donna,   significhi rispettare la canzone e il suo significato.
Fosse stata una canzone già riconosciuta come canzone che parla di un amore tra due giovani uomini allora il fatto che una donna la interpreti senza cambiere il genere di appartenenza delle perone cui si riferisce è senz'altro un atto di rispetto.
Ma la canzone è sconosciuta ed è di per sé così poco esplicita che il cambio di sesso dell'interprete non contribuisce a esplicitarne il senso.

(ultime modifiche il 19 luglio 2011)

lunedì 11 luglio 2011

A volte purtroppo l'omo-transfobia è nell'occhio di chi guarda



Questo spot è stato giudicato transfobico da Roberto Mauri un lettore di Gay.it che ha scritto al sito, il quale ha scritto alla Perfetti (commissionaria dello spot) che ha risposto al sito che si è limitato a pubblicare lettera e risposta senza fare alcun commento.

Ora credo sia evidente a ogni persona  davvero libera da pregiudizi omo transfobici che questo spot non tratta di trans, perchè (come ha ricordato Mirella Izzo tra i commenti all'articolo) le trans non sono uomini con le tette e i trans non si tengono certo il seno.

Non si tratta nemmeno di un transgender (categoria più ampia all'interno della quale il transessualismo p solo una delle possibilità) perchè lo spot tocca altre corde come spiega Alberto Bruno nella lettera di risposta a gay.it.
Si gioca sull'iperbolismo di certa tv, di certe sopa o di certi programmi verità. Così il papà in realtà è una mamma e il figlio è una marionetta.
Un meccanismo talmente conosciuto che anni fa i Griffin ne hanno fatto una parodia (come ricorda il blog netslash2010 al quale devo questa citazione).



Chi vi vede una offesa alle o ai trans non ha ben presnete chi è una o un trans e confonde davvero parecchie cose.
Ecco un caso preciso di omocentrismo (transcentrismo), guardare cioè tutto in chiave omosessuale e trans.
Basta che ci sia un po' di ambiguità di genere (sessuale) che subito cicciano fuori travestiti checche e trans (indistintamente) che per molte persone, evidentemente sono un po' la stessa cosa.

Quello che sorprende ancora di più oltre la lettera e l'assenza totale di vaglio critico del sito gay.it sono i commenti postati all'articolo.

Gabriele Dario Belli fa minacce tonitruanti 
con l'ausilio dell'Associazione Trans Genere, abbiamo già intrapreso gli atti dovuti
atti dovuti?
con l'azienda Perfetti, titolare dello spot incriminato.
Noi riteniamo particolarmente offensivo e lesivo dell'immagine delle persone Trans, e delle loro famiglie, tale spot.
Quale trans????

Per fortuna Mirella Izzo restituisce allo spot la sua vera natura risponde per le rime a Gabriele:
Per carità di dio (o chi per esso)... (...) Lo spot della Perfetti gioca sostanzialmente sullo stupore e sul grottesco. (...) Un uomo attempato che si rivela "madre" al figlio difficilmente è transessuale perché le persone trans non sono UOMINI CON LE TETTE, come appare EVIDENTE nello spot, Nè un trans FtM si tiene quel fior fior di seno. Speriamo di non leggere lettere di proteste delle associazioni dei burattinai, offese per lo steretotipato accostamento a Pinocchio o di associazioi animaliste che protestano perché hanno ucciso una balena facendola cadere da un grattacielo...
Forse al laboratorio A spasso tra i generi che io Guido e Paola teniamo in giro per Roma (e Lazio)nel quale ragioniamo sugli stereotipi di genere e orientamento sessuale dovrebbero partecipare anche molti militanti glbtqi almeno a leggere certi articoli e certi commenti.



domenica 3 luglio 2011

Gay Wave? Un sito omofobico e maschilista

Siamo a luglio e il gossip diventa più sfacciato e inutile. Così basta che George Clooney lasci Elisabetta Canalis per interpretare quel gesto come prova (sic!) della sua omosessualità presunta.
E' quanto si legge sul post George Clooney è gay o no? Voci e smentite degli ultimi anni.
Non entro nel merito del gossip, la cui prima fonte sarebbero alcune dichiarazioni dei suoi amici Brad Pitt e Matt Demon. Voglio invece sottolineare alcune implicazioni del post che dimostrano il maschilismo e l'omofobia dell'autrice del post Vasta Maria.

Primo elemento lampante. La foto pubblicata nel post che "proverebbe" l'omosessualità di Clooney.
A parte il fatto che lo scatto può isolare un gesto che qui appare dinoccolato, ma cosa prova questa foto? Solamente il maschilismo di chi crede che chi ha il polso piegato sia gay. Ricordate? E' il primo gesto che compie Kevin Kline nel pessimo In & Out (Usa, 1998) di Frank Oz, quando Matt Dillon, nel film uno dei suoi studenti, dice in tv che il suo prof è gay.
Questo è lo stesso maschilismo che c'è alla base dell'omofobia.
Se sei dinoccolato non sei abbastanza virile. Se non sei ababstanza virile sei gay. Un concetto fascista, machista, sessista presnete anche in tanti presunti e presunte amiche dei gay che riconoscono ai froci la sensibilità e il gusto per l'arte. Senza rendersi conto che camminano sui carboni ardenti del sessismo e del maschilismo. Se sei sensibile, se ti piace la musica e l'arte non sei maschio (identità sessuale) ma sei gay (orientamento sessuale). Confusionari concetti da anni cinquanta. Insostenibili nel 2011.
Primo perchè non tutti gay sono sensibili. Secondo perché non tutti gli uomini sensibili sono gay o meno maschi.
Finiamola con questi stereotipi da osteria!
Come ha ricordato Aldo Busi a una sprovveduta Alba Parietti, essere gay E' virile!
Anche il concetto di gay=colui che non va con le donne è una definizione offensiva. Io voglio essere definito per quel che mi piace non per quel che mi viene addebitato come cosa che non mi piace.

Non solo. In questa definizione essere gay o straight sono due condizioni antitetiche, per cui George o è gay o è etero.
In realtà Clooney potrebbe essere benissimo bisessuale. E se davvero il fatto che si fa storie con uomini venisse provato non significherebbe automaticamente che le storie con le donne siano una copertura (come insinua l'autrice del post).
Però mentre dire che Clooney è bisessuale serve davvero alla causa, e fa meno notizia, dire che è gay fa più gossip e continua a propalare una visone dell'orientamento sessuale stereotipata e omofobica.
Mi astengo dal fare l'analisi logico-sintattica del psot che non ha alcun fondamento (a Roma si dice che l'autrice se la canta e se la sona) però sono davvero stufo di questo sito, del suo maschilismo omofobico e grido vergogna a chi, superficialmente (vero Carlo?), clicca su Faceboook avventatamente il tasto "mi piace".

giovedì 23 giugno 2011

L'orientamento sessuale non esiste. Parola di donna.

Dopo il reading di ierisera, penultimo spettacolo del Garofano Verde, entro in libreria per chiedere notizie dell'autore del testo. Ma nemmeno il libraio trova nulla sul testo (Il grande mago) di Valerio Moroni che Isabella Ferrari ha letto in un modo tutto suo, efficace e incantevole. Il libraio scopre di cosa parla il testo (un uomo, padre, che transita di sesso e approda a quello femminile)  e si illumina. Sta scrivendo un testo (una sceneggiatura?) che parla propri di una trans, mi dice. Gli spiego come il testo che cerco affronta l'argomento (da un punto di vista maschile). Trova le mie osservazioni ideologiche ma interessanti. Poi si ricorda delle critiche che sollevai al film cui ha contribuito anche lui alla sceneggiatura e conferma che trova interessante il punto di vista dal quale faccio critica. Iniziamo a parlare di transessualismo. Tra clienti della libreria ce pagano, chiedono informazioni, senza imbarazzo né paura che i clienti possano non gradire l'argomento della nostra conversazione. Poi una donna chiede informazioni sui libri di mitologia greca. Il libraio, che fa davvero quel mestiere, le propone due testi miliari come Graves e Karenyi.  Mi lascio sfuggire che sono due testi difficili (io avrei in mente di suggerirle Vernant e Vidal-Naquet, ma visto che in libreria non c'è rimango zitto). Lei si stranisce sul fattoche io le abbia detto che Karenyi è un libro difficile dice che mi prendete per scema? Che vuol dire che un libro è difficile? Le spiego cosa significa (in italiano) che un libro è difficile. Lei soppesa un po' i volumi portigli e si allontana. Ritorna dopo un po'. Intanto io e il libraio parliamo di indentità e, evidentemente, non ci capiamo sul termine. Perché io intendo identità sessuale e lui parla di identità della persona.
La cliente ritornata ha scelto uno dei volumi. Il libraio la serve subito, lei dice di sentirsi esclusa dalla discussione che stiamo facendo e di avere idee ben diverse. La invitiamo  a unirsi a noi. E lì' lei esordisce dicendo basta co' 'sta cazzata dell'orientamento sessuale. E' un errore scientifico. Come per la razza. ti piace il cazzo? Ti piace la fica? E a me cosa cambia? Che me ne frega? Al libraio sembra una posizione equilibrata mentre le risposte mie e di un altro cliente, anche lui gay, vengono dette ideologiche, e sbagliate. sbagliate così in assoluto, non da un punto di vista politico, o di rivendicazione sociale. Le chiedo come intende conciliare il fatto che secondo lei l'orientamento sessuale non esiste (e che comunque non identifica una persona) con l'ammanco di diritti civili e risponde o combatti di più o rifiuti la categoria (e chissà perchè mi viene in mente l'indovina di Ladri di biciclette "o la trovi subito o nun la trovi più"). Si aggiungono altri clienti. Una ragazza si inserisce sulla mia osservazione che nessuno sceglie di essere etero o essere gay dicendo (è vero, ci si nasce, tranne i bisex che diventano così in seguito a qualche trauma). E' il delirio. Tutti concionano di omosessualità senza essere né gay né lesbiche con la presunzione di insegnare qualcosa a chi lo è. Come se io, bianco (ma la tipa dice confondendo i piani, che non si può essere sicuri di riconsocere la razza e che la rqzza non è fatta dal colore della pelle ma dai geni) dicessi a un nero come deve fare la propria lotta di emancipazione. Invece di essere solidale con lui vado e gli dico: "Ma che cazzata questa cosa della differenza di colore della pelle. Io sono bianco tu sei nero ma questa distinzione non si basa su nulla di campato, non è scientifica quindi non la usare, non è il colore della pelle che ti definisce". Non sono io che faccio il paragone con la razza. E' la cliente che imposta tutto il suo ragionamento su questo parallelo tra razza e orientamento sessuale. Il libraio trova molto più sensato il discorso suo che il mio minimizzando sull'ammanco di diritti che vessano gay e lesbiche (per tacer delle e dei trans che non fanno più parte della discussione). E quando le faccio notare che essere gay non significa solo che ti piace il cazzo mi risponde ma guarda che io non sono razzista. Mentre il libraio, ciliegina sulla torta, commenta che quello politico è un gusto, proprio come il sesso. Trotsky uu gusto?. Ora capisco perchè pensa che la mia critica sia ideologica.
Queste persone sono in piena lobotomia semplificatoria e credono che chi fa politica è meno oggettivo e imparziale di chi non la fa. 
Me ne vado, ho un autobus da prendere (eheheh com'è inglese questa costruzione)  e credo che rimanere sarebbe tempo perso. Il discorso che fanno la cliente e il libraio è un discorso teorico non concreto che ignora il motivo per cui gay e lesbiche (e trans)  lottano.
Non s se mi stupisce di più la presunzione o l'ignoranza...

venerdì 17 giugno 2011

Lunedì 20 giugno ore 22 Festa di Sinistra Ecologia Libertà. A spasso tra i generi


A SPASSO FRA I GENERI

Cosa sono l'identità e l'orientamento affettivo sessuale?
Perché si parla di omofobia e transfobia?

Viaggio alle radici del pregiudizio, per vincere l'ignoranza, divertendoci e partecipando insieme alla discussione. Ne parliamo in modo semplice in una conversazione con:

- Guido Allegrezza (Resp. Diritti civili ed umani di SEL Lazio, co autore di "Amore Civile")
- Paola Biondi (www.psicologiagay.com)
- Alessandro Paesano (docente precario, esperto di media e pregiudizi)
http://www.facebook.com/event.php?eid=205161946194463
 Lunedì 20 Giugno ore 22
"Ricomincio da SEL " - Festa di Sinistra Ecologia Libertà - Spazio Cinema
Via delle Terme di Caracalla, incrocio Via Antonina
Rome, Italy

Se questo è un medico: Fabio Federico sindaco di Sulmona e le aberrazioni genetiche degli omosessuali

L'attuale sindaco di Sulmona, il medico Fabio Federico (Pdl)nel 2006, quando era consigliere comunale di minoranza di An, durante un programma di una televisione locale rispondendo a uno spettatore che aveva chiesto delucidazioni su certe sue affermazioni sui pacs si sente rispondere così.


Una prima versione di questo video è stata rimossa da youtube per ordinanza del tribunale, in seguito a una richiesta del diretto interessato, perchè montato in chiave satirica.
Ma non la versione integrale (che ha lo stesso alcuni tagli) che infatti agevolmente pubblico.
Ecco alcune perle tratte dal video:
"Se hai degli ormoni maschili se hai un genoma di tipo maschile, se hai i cromosomi XY invece dei cromosomi XX fai il maschietto se c'hai gli XX fai la femminuccia. Il contrario è un po' fuori natura. Probabilmente c'è qualche problema di tipo... ci sono dei problemi... ci sono delle possibilità anche di composizioni intermedie di questi assetti genetici ci sono gli XXY ci sono gli XXXY e. Ci sono delle aberrazioni genetiche che determinano il fatto che non si sia né perfettamente uomo e né perfettamente donna"ma appunto le ho chiamate aberrazioni  perchè sui libri sono descritte come patologi. (...)
Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di scelte fatte per un gusto personale. Niente a che dire sul gusto personale. Ogni omosessuale può vivere la sua vita sessuale come meglio crede. Se gli piace, gli piace. Non è che posso giudicare se azzecca o se sbaglia.
Quello che intendevo dire caro telespettatore è che non posso pensare che una coppia gay (...) non poso pensare che queste famiglie possano regolarmente adottare dei bambini
Il condizionamento psicologico sarebbe tale e così forte, che questi bambini avrebbero sicuramente dei problemi se si trova due papà uno che fa il papà uno che fa la mamma non si è capito bene come funziona insomma.
Queste dichiarazioni le ho trascritte direttamente dal video e differiscono in alcuni punti su quelle riportate dall'articolo di Repubblica.

Repubblica asserisce che, interpellato telefonicamente,
Fabio Federico conferma integralmente quelle dichiarazioni: "Penso ancora le cose che ho detto".
(...)
"Da una parte ci sono delle questioni psicologiche, interne o esterne alla famiglia, che determinano le scelte sessuali dei ragazzi e delle ragazze. Ma ci sono, invece, dei casi di aberrazioni nella produzione ormonale. Ci sono dei ragazzi che hanno un aspetto femminile, e hanno la ginecomastia. In alcuni casi, c'è una iperproduzione di estrogeni. Quelle sono malattie, da curare". E se tornasse a casa e sua figlia le dicesse di essere lesbica?: "Cercherei di capire se ha problemi di carattere ormonale. Voglio capire se la scelta dipenda da una problematica di tipo fisico o medico. Se sei femmina e la natura ti ha fatto femmina, e invece ti piacciono le femmine, avrò il diritto di sapere cosa c'è che non va?".
Le dichiarazioni di Federico (è un cognome...) sono state travisate dalla stampa (e come ti sbagli?) ma anche dall'UAAR che ha scritto
una lettera nella quale chiede al Sindaco se la pensa ancora nello stesso modo, nella quale rileva che il medico (ricordatevi che questo è un medico) considera l'omosessualità una patologia chiedendo numi sui libri citati da Federico in trasmissione. Errore! Federico è furbo. Quando parla di aberrazioni genetiche non le collega all'omosessualità ma cita semplicemente dei casi clinici di persone con più di due cromosomi sessuali e quelle, sono aberrazioni, ciò "errori" di natura. Li c'è poco da contestare... Dov'è che sbaglia Federico? Quando surrettiziamente sussume il genere all'orientamento sessuale. E' lì che può essere facilmente contraddetto (arriva addirittura a dire che tra i due padri non si sa chi fa il padre e chi la madre!).
Non so se L'UAAR ha scritto quella lettera basandosi solamente sull'articolo di repubblica (dal quale sembra che le aberrazioni genetiche di cui parla Federico riguardino l'omosessualità) ma mai fidarsi dei giornali. Andare sempre alle fonti, perchè il discorso di Federico è altro.

In ogni caso una lettera scritta a Federico è inutile. I
o scriverei all'ordine dei medici chiedendone la radiazione visto che quello che lui dice sono cose grossolane e non basate su evidenza scientifica.
A Federico ricorderei casomai che una coppia di uomini fanno entrambi l'uomo visto che sono uomini e non donne. Ma da un ex di AN che ti aspetti?

martedì 14 giugno 2011

Mal comune: fessi in due. Dalla rete impressioni su questo pride non necessariamente simili alle mie ma anche sì!

Cominciamo con Livingston il blog di Marco Mazzei del quale riporto per intero il post.

Sono stato all’Europride di Roma, e non mi è piaciuto per nulla. Lo dico così, senza troppi giri di parole, aggiungendo che giudico da puro spettatore: ho seguito distrattamente e da lontano il lavoro preparatorio, non so che cosa sia successo nei giorni precedenti la parata (sono arrivato a Roma venerdì e sono ripartito domenica), probabilmente sono condizionato anche dal mio cattivo umore del periodo. Fatta questa premessa, e detto che mi dispiace per i volontari che hanno lavorato tanto – evidentemente non ce l’ho con loro, ma capisco che magari possano sentirsi in qualche modo offesi, ecco che cosa penso.
Non so che numero di pride sia per me, ormai iniziano a essere parecchi; alcuni sono stati molto belli (Napoli l’anno scorso su tutti), altri meno, molto spesso sono stati per me una parentesi di quelle che si aspettano per mesi. Ho già scritto altre volte del clima, del fatto di trovarsi improvvisamente in mezzo a una famiglia, di aver voglia di abbracciare tutti. Ho scritto del sottile dolore che unisce persone tanto diverse tra loro e di quel senso di intesa che c’è negli sguardi sorridenti e orgogliosi.
Il fatto di aver partecipato a tanti pride mi toglie forse l’emozione di parlare delle Famiglie Arcobaleno e di Agedo: sono sempre i carri che fanno battere il cuore e venire qualche lacrima, però quando sei abituato a vederli, ecco, diventano più ordinari. Lo dico e lo penso con un po’ di tristezza, ma anche i bambini sul trenino arcobaleno, ecco, adesso ho voglia che diventino grandi, che portino nel mondo il valore delle diversità.
Comunque, anche questa volta ci sono state tutte queste cose (un po’ meno, per me, ma sono certo si tratti di una mia predisposizione d’animo diversa), ma sono mancate clamorosamente tutte le altre:
  • mi aspettavo una città con segni evidenti dell’evento, mi immaginavo l’arcobaleno della bandiera sparso qua e là in un vicolo, un cappello, un manifesto: nulla di nulla, se non sapevi che c’era l’EuroPride non te ne accorgevi (a parte quei pochi luoghi-ghetto dove ci sono stati eventi e a parte la parata); tanto che io girando con bandane e magliette e faccia colorata mi sono a volte sentito quasi a disagio (ma ti pare?);
  • mi aspettavo l’Europa dell’EuroPride: non pervenuta; sono certo che tecnicamente e formalmente è stato Euro, ma nella pratica di questa internazionalità poco o nulla, comunque non più di quella che normalmente c’è in una città come Roma;
  • piccole cose stupide: centinaia di persone fuori dai locali delle feste ufficiali il venerdì e il sabato notte, tutte a cercare un taxi, nessuna indicazione, trucco, consiglio, e nemmeno la predisposizione di un qualche servizio; ok erano feste e amen, però difficile non pensare al classico articolo di cronaca (due ragazzi pestati fuori da una discoteca), difficile non pensare che succede quasi sempre a Roma, difficile non pensare che se si organizzano delle feste e si portano migliaia di persone non si può lavorare solo al botteghino (20 e 30 euro senza consumazione, per la cronaca); il lato positivo è che ho visto due albe a Roma, per strada – e anche che nessuno mi ha pestato mentre vagavo sotto qualche tangenziale;
  • mi aspettavo un’invasione di preservativi: c’è stata? anche nei locali, c’erano? io non li ho visti, ma magari mi sono sfuggiti (e comunque se mi sono sfuggiti forse non erano così numerosi); un messaggio troppo coraggioso da portare in una città invasa dai pullman di Roma Cristiana?
  • le due ore al Circo Massimo tra l’arrivo del corteo e l’intervento di Lady Gaga sono state, come posso dirlo?, umilianti e deprimenti: centinaia di migliaia di persone davanti a un palco e sopra il palco: nulla; un paio di penose esibizioni di non so chi, la musica per ballare quando era evidente che nessuno ne aveva (più o ancora) voglia; dopo due ore sono poi arrivati Gerini, Patané, Praitano e giuro che mi sono vergognato per loro: il vuoto cosmico con il nulla attorno; non vuoi fare nulla di politico? chissà perché, ma ok va benissimo, allora riesci a portarmi qualcuno che intrattenga il pubblico per quelle due ore? tutta quella gente, tutta quella visibilità mediatica e tu non fai nulla? ma non ti accorgi che questo sarebbe il momento perfetto? hai letto i giornali? hai visto quel che è successo a Milano, vedi quel che sta succedendo per i referendum? ti accorgi che è un momento speciale? che le persone hanno solo voglia di essere coinvolte?
  • sono stati bravi a portare Lady Gaga, questo sì; e lei è stata brava e una vera sorpresa (che voce!), ma mentre teneva il suo discorso ogni tanto mi davo dei pizzicotti: è una cazzo di cantante pop che sta facendo un intervento da capo di stato! le mie rivendicazioni sono affidate alla voce di una show girl
  • la nuova Milano arancione di questa primavera deve diventare un modello anche per il movimento, che avrebbe bisogno di un Pisapia come rappresentante (a me non viene in mente nessuno, ma magari esiste già)
Interessanti anche i commenti (e non perchè ce ne sia anche uno mio) per i quali rinvio direttamente al blog.

Il vuoto pneumatico sul palco dell'Europride è un dato incontrovertibile del quale gli organizzatori tutti di questo Europride dovranno dare spiegazioni alla comunità. Mi spiace solo per le Famiglie Arcobaleno che reputo l'unica ricchezza del comitato (oltre al MIT) mentre Mario Mieli e Aricgay (o, meglio, Praitano e Patanè) dobbiamo mandarli a casa, per sempre, a fargli rivedere la figuraccia europea che hanno fatto salendo su quel palco a dire cretinate immani. E che qualcuno insegni loro come si sta su un palco, che Praitano sembrava un'operaia in cerca del praticabile... 

lunedì 13 giugno 2011

Roma Europride 2011: de che te lamenti?

"Ma cosa hai da lamentarti?", mi chiede un amico su Faccialibro, leggendo il mio post precedente. Lui crede che ci sia rimasto male di non aver trovato stranieri da intervistare prima della partenza del corteo, e che abbia rotto gli occhiali perchè di stranieri ce n'erano eccome, solo che, dice, non li ho visti io. Crede che mi lamenti solo di questo e io invece mi lamento di ben altro! Ora che tutto è (finalmente!) finito, in attesa dei risultati sul referendum, issue molto più importante della riuscita di questo pride..., provo a rispondere così, all'impronta, a questa domanda, ampliandola dal significato originale col quale il mio amico me l'aveva fatta e espandendola a tutto il pride.
Di che ti lamenti?

1) il localismo italiano. Questo pride sembrava un pride locale, al limite nazionale, ma del tutto italiano. Non basta la presenza di cittadini europei, non basta nemmeno quella di militanza dei vari gruppi e associazioni venuti da tutta Europa (c'è un elenco degli accreditati, degli aderenti?).  E' stato pensato uno spazio dove incontrarsi, confrontarsi, parlarsi? Come dite, c'erano i quattro chioschi con la bira e la pizza, a 7 euro e 50 del Pride Park?!?! Io parlo di uno spazio politico. Nulla si è fatto per rendere questo pride europeo oltre al suo nome. Sul palco del dopo sfilata le solite drag che fanno tanto colore (locale) ma che di politico non hanno (più) nulla. Vi immaginate la loro pochezza se non ci fosse stata Lady Gaga? Pochezza di idee a partire dal manifesto politico il peggiore a memoria di pride italiano, il più pavido, omocentrato, privo di una vera analisi politica che vada al di la della froceria.
Un pride tutto in italiano in barba a chi l'italiano non lo parla. D'altronde NESSUNO DI NOI PARLA INGLESE! E allora chi ha capito cosa ha detto sabato sera Lady Gaga? Nessuno a leggere la traduzione che gira per la rete...

2) Rivendicazioni politiche.
Dopo il discorso di Lady Gaga in inglese Praitano e Patanè hanno leccato il culo a chi ha dato loro soldi e/o patrocini: regione provincia e comune, ringraziandoli profusamente (facendo finta di dimenticare le dichiarazioni omofobiche di Alemanno e Polverini...) e non ringraziando (ma che modo democristiano di parlare) il parlamento che non ci fa una leggina (uffa sob)!
Non una critica ai tagli alla cultura, alla politica di controllo dei flussi migratori,  ai non riconoscimenti alle famiglie di fatto etero, non una critica alle condizioni economiche degli operai che prendono stipendi dimezzati rispetto il resto d'Europa, nessuna critica ai tagli alla scuola, nessuna esortazione ad andare a votare al referendum  (senza esprimere una dichiarazione di voto, ma ricordare di farlo...).
Questo Pride vive in un mondo parallelo avulso dal resto d'Italia, d'Europa e del mondo, dove tutte le froce sono contente se una tipa qualunque che ha avuto la fortuna di conquistare l'attenzione dei media con azzeccate strategie di marketing è lì, privilegiata com'è, piena di soldi com'è, a dirci che noi poveri gay  e lesbiche siamo poveri e emarginati.

3) Il liberismo di questo pride.
A cominciare dallo sfruttamento dei volontari e delle volontarie che non hanno percepito un centesimo (i soldi servivano a pagare l'hotel a Lady Gaga...) nemmeno l'obolo di stagista, secondo lo stesso principio di sfruttamento dei padroni. E allora la CGLIL avrebbe fatto bene  a pensarci prima di aderire a questo pride che è stato organizzato con lo stesso principio di sfruttamento dei padroni  (e pensare che c'è chi ha avuto la faccia tosta di fare un pezzo su di loro ma che bel contentino!!!).
Un pride tutto consumi (a prezzi non certo da festa dell'unità) e pochi contenuti politici  e culturali (gli eventi proposti al Pride Park seguiti da poca gente e tutti rigorosamente in italiano) non certo pensati per una comunità internazionale ma per i soliti quattro gatti che invece di andare a ballare vogliono pensare...
Ballo sballo e sesso (le saune romane facevano orario continuato...) per tacere dei 600 euro che si pagava all'organizzazione per ogni carro (ce n'erano 35...).

4) Lo spessore politico della parata. Slogan? Pensiero rivendicativo? Manifesto diffuso e discusso? Ma no si è partecipato alla parata cantando RAFFAELLA CARRA' come si va a Cannes o a Venezia, perchè è un evento mondano e si sa la mondanità è frocia.
E invece di fare la rivoluzione francese perchè raiuno manda la diretta del pride solo perchè c'è Lady Gaga ce ne compiacciamo come di una conquista acquisita. Infatti appena Gaga finisce, tutti vanno via, di corsa, pronti a riversarsi alla festa al Palalottomatica (per la modica cifra di 30 euro). 
Un pride che è lo specchio di un paese svuotato di cultura e di politica, senza curiosità né spirito critico, totalmente obnubilato dall'agenda setting della televisione attraverso i cui occhi si cerca di leggere un mondo complesso con lenti di plastica finte di un consumismo che si spaccia per benessere mentre asfissia le ultime menti libere.

5) Le lotte interne del movimento, per cui una parte si sente di non riconsocere la parte avversaria e non gli permette in quanto realtà associativa consolidata di partecipare al pride perchè non riconosciuta (da chi?).
E' tutto merito di Praitano e Patanè ai quali non interessa fare un discorso politico (Presidente! Lei ha portato a Roma un dittatore, noi abbiamo portato Lady Gaga!) ma incassare il successo mediatico di un pride fatto a colpi di ospiti e lustrini e dove la politica è al minimo storico.

6) Il tutto sulle spalle della comunità glbt, pessima gestione di una rappresentanza che non ha più ragione di essere, svuotata com'è da qualunque contenuto che non sia la discoteca e il bere e le sigarette (siamo il paese europeo col più alto numero di tabagisti e alcolisti).
Perché io che non rappresento che me stesso (e che non sono nessuno) a un incontro organizzato dal Coordinamento Roma Pride sono potuto intervenire senza problemi, mentre  al comitato stesso non è stata data possibilità di partecipare (magnanima democrazia italiana) al pride.

E questi sono solo i primi punti che mi vengono così, a caldo, per cui ci sarebbe da lamentarsi.

E ora torniamo alle cose serie e vediamo i risultai del referendum.

Amina Araf? Ha 40 anni e vive in georgia, USA.

Nel 1993, Peter Steiner sul New Yorker disegnò una vignetta che ritrae un cane davanti al computer con sotto scritto: Su Internet, nessuno sa che sei un cane” Una frase diventata il simbolo dell’anonimità che si può avere sulla rete.

Purtroppo siamo state tutti vittime di questo anonimato. 

E' stato scoperto infatti che Amina Araf  la blogger che tutti credevamo arrestata dalle forze dell'ordine siriane non è mai esistita. A gestire il suo blog e a spacciarsi per lei è Tom MacMaster un americano  di 40 anni, della Georgia che per 4 mesi si è finto una coraggiosa dissidente siriana.

Lo ha confessato lui stesso quando, messo alle strette da alcuni quotidiani e molti siti internet, ha pubblicato un post sul blog di Amina intitolato “Scuse ai lettori” firmandolo col suo vero nome Tom MacMaster, Istanbul, Turchia, 12 giugno 2011 dove l'uomo si è recato in vacanza con la moglie.
Non mi aspettavo un livello di attenzione del genere - scrive sul blog-. Mentre il personaggio era di fantasia, i fatti raccontati su questo blog sono veri e non fuorvianti rispetto alla situazione sul campo. Io credo di non aver danneggiato nessuno. Gli eventi vengono plasmati dalle persone che li vivono su base quotidiana. Ho solo cercato di gettare luce su di essi per un pubblico occidentale. Questa esperienza ha tristemente confermato i mio modo di sentire riguardo alla copertura spesso superficiale del Medio Oriente e la presenza pervasiva di forme di Orientalismo liberale. In ogni caso sono rimasto profondamente toccato dalle reazioni dei lettori.

Il primo indizio sulla vera identità di Amina sono state le sue foto che sono risultate falseessendo di una ragazza londinese, Jelena Lecic come scrive il Wall Street Journal. Prego che Amina ritorni sana e salva alla sua famiglia ma è chiaro che io non sono lei, nonostante la mia foto sia legata a questa storia, ha detto Lecic in un comunicato stampa.
Il Washington Post e il sito Electronic Intifada hanno seguito alcune tracce che portavano fino a MacMaster e a sua moglie Britta Froelicher. Dapprima i due hanno negato tutto. Poi, domenica sera, poco prima della pubblicazione del post, Froelicher ha confessato: Siamo in vacanza in Turchia e vogliamo solo stare tranquilli e non avere a che fare con la follia del momento. MacMaster ha inviato un email al sito Electronic Intifada, in cui afferma: Faremo una prima intervista con un giornalista di nostra scelta tra 12-24 ore. Dopodiché prenderemo in considerazione gli altri media.

I primi sospetti sono emersi quando si è scoperto che un forum su Yahoo, chiamato “thecrescentland”, era stato creato da qualcuno che usava il nickname ”Amina” e che aveva fornito l’indirizzo di una abitazione a Stone Mountain, in Georgia. Il cui proprietario è proprio Thomas MacMaster, che risultava residente lì con la moglie fino al settembre 2010 (aveva invitato via Facebook gli amici per un barbecue).
MacMaster aveva annunciato su Facebook (e illustrato con foto) il suo trasferimento all’Università di Edinburgo (per un master). La moglie Britta Froelicher partita con lui per seguire corsi sullo “sviluppo economico siriano”.
Nell’album fotografico online della donna c’erano foto di un viaggio dei due in Siria (oscurate ieri notte) e almeno una delle immagini era stata utilizzata anche da “Amina” nel blog.
Il sito Lez Get Real che ospita il blog di “Amina” ha rivelato che aveva notato che l’indirizzo IP dal quale i post erano stati scritti rimandava all’Università di Edinburgo, ma non vi  aveva dato peso perché "Amina"  aveva detto (via email) di usare un proxy anonimo per mascherare il luogo reale da cui digitava (come fanno molti blogger dissidenti).
Anche se questa immensa bufala fa parte dei rischi della rete e ci si è messo poco a scoprire la verità mi stupisco ancora della millanteria della gente, e non mi riferisco al solo MacMaster ma anche a una delle fan del sito che si è spacciata per fidanzata di Amina. Certo quel che colpisce è la verosimiglianza di quanto raccontato e che casi simili già in passato sono successi veramente.
Certo è che su internet passa di tutto e bisogna verificare tre volte prima di credere veramente a quel che si legge. Una doccia fredda per tutt* ma anche un monito per il futuro.

(questo post è costituito sull'articolo, rimaneggiato, di Viviana Mazza pubblicato su il corriere della sera)

Roma Europride 2011

...volevo intervistare gli stranieri e le straniere venut* a Roma per il Pride. Volevo tastare il polso alla partecipazione condivisa e politica di un Pride di respiro Europeo. Volevo chiedere loro cosa pensassero dell'Italia e cosa ne sapessero dell'ammanco di diritti per la comunità glbtqi. Avrei chiesto anche come si erano sentit* accolt* e se avevano da dire qualcosa. Ma gli unici stranieri che ho visto erano turisti che non erano venuti per il pride.
Mi sono dunque limitato a scattare foto con la splendida Nikon di Maicol  e ne ho ricavato un video tributo alle facce belle, bellissimi dei e delle giovani italian*, gay e lesbiche, che hanno riempito le vie di Roma più come dato di fatto come come scelta politica. Erano al Pride perchè ci sono non perchè hanno abbracciato una battaglia politica di visibilità, di richiesta, di rivendicazione. nessuno slogan durante il corteo, nemmeno il trito, ma oggi rimpianto, "lesbica trans e gay fiero di essere quel che sei" scandito da Valdimr Luxuria durante i pride degli anni 90 politicamente distanti anni luce da questo scempio orgiastico di puro consumismo.
Gli unici diritti che la comunità glbtqi sembrano aver guadagnato dopo 40 anni di lotte è il diritto a spendere soldi, in palestre, capi di vestiario e oggetti per la cura della persona, a giudicare dalle presenze al pride, e dagli scatti fatti col mio occhio, parzialissimo e sensibile a quella classica bellezza da cliché, ma chi ha mai detto che la consapevolezza rende immuni?
Ho visto ragazzi  e ragazze partecipare a una festa, a un evento mondano, la cui presenza era sì politica ma solo come gesto partecipatorio, non certo come scelta consapevole e meditata.
Delle facce belle, commoventi, delle facce normali, dove la carnevalata di qualche anno fa è stata sostituita da una fiera e omogenea uniformità.
Eccovi il video.


Ragazzi  e ragazze non italiani c'erano sicuramente ma si sono  inseriti lungo tutto il corteo fino al circo massimo dove 500 mila persone (non il milione millantato da Patanè e soci) hanno riempito poco più di un terzo dell'ex stadio di Roma antica.
Un'organizzazione italiana improvvisata, provinciale, locale, basti pensare che sul palco dopo il corteo gli interventi di Patanè e Praitano non sono stati tradotti in inglese e chi ha tentato di leggere due righe in quella lingua era completamente incomprensibile.
Un pride i cui contenuti politici non sono stati letti, detti, fatti dal Comitato Organizzatore ma da una cantante pop che ha letto in inglese senza la benché minima traduzione il suo proclama.


Ecco la trascrizione del suo discorso, che ho ricavato revisionando il testo pubblicato su Gagatribe thru QueerBlog che si è preso molte licenze interpretative, e non ha riportato le cose proprio come Lady Gaga le ha lette. Ecco la MIA traduzione (sicuramente piena di errori ma almeno più fedele al testo originale)
“Ciao Roma. Quando mi sono imbarcata per la prima volta in questo viaggio artistico e musicale come giovane donna italo-americana, nata in una famiglia completamente di seconda generazione di origini italiane Stefania Joana Angelina Germanotta non conoscevo ancora la passione e il fervore per l'uguaglianza e la giustizia sociale che sarebbero cresciute così profondamente dentro di me. Mano a mano che mi sono avvicinata a ognuno di voi attraverso la musica  la danza, l’arte e la moda, la celebrazione della nostra individualità, mi è apparso chiaro che la mia più grande missione era di diventare parte della gioiosa mobilitazione della comunità Lgbt di tutto il mondo.
Oggi [si toglie gli occhiali da sole] e ogni giorno noi combattiamo per la libertà, combattiamo per la giustizia, chiediamo compassione comprensione e sopratutto vogliamo piena uguaglianza ADESSO! (urlando).
Sono arrabbiata come tanti di voi lo sono qui oggi ma dobbiamo trasformare questa piazza italiana in una cappella elettrica? Esercitiamo la nostra rabbia e battezziamo il nostro dolore e stiamo qui forti oggi proclamiamo la difesa dell’amore.
Per alcuni governi i diritti gay non sono una priorità politica o sociale, e i principi della non discriminazione sono ambigui. Nel mio Paese la trasparenza della democrazia è diventata similarmente affollata e confusa dalla procedura  politica. Mi ritrovo a cercare su google, cambiando da canale a canale dalla radio alla stampa solo per rivelare un atomo di verità politica in relazione alla giustizia sociale.  Io, come voi, voglio vedere le argomentazioni e far parte di questo dibattito, in democrazia mi è stato detto che ho voce in questo dibattito. Sebbene negli Stati Uniti possiamo celebrare i diritti gay e protestare pacificamente noi siamo modellati dalla politica e il processo legislativo ci viene nascosto nel suo continuo cambiare avanti e indietro. [si riferisce alla legge sul matrimonio in California prima fatta, poi cancellata, ora in qualche modo ripristinata]
Ma adesso parliamo di Europride.
Tutti quanti, alzate i vostri palmi in alto per l'Europa.
Questa non è solamente una festa o solamente una manifestazione pacifica è lo spirito dei diritti umani di base. Siamo qui oggi per difendere l’amore. Voglio dire grazie a tutte tutte le belle persone che sono convenute qui oggi: Ciao Roma! [in italiano]. Mi sono svegliata stamattina nel mio albergo dal quale posso vedere la piazza tra le voluttuose lenzuola italiane di seta, ero nuda, e là all'improvviso ho cominciato a sentire i mashup di Paparazzi, Judas e Born This Way… Grazie grazie tantissimo per aver permesso alla mia musica di far parte del questo vostro giorno gioioso. Sono onorata di essere qui. A tutti gli organizzatori dell’Europride e ai leader dello FRA ( European Union Agency for Fundamental Rights) che combattono ogni giorno per i cittadini Lgbt di tutta l'unione europea, abbiamo tutti bisogno di voi. Grazie e bravo.
Al sindaco di Roma Gianni Alemanno [il pubblico fischia e fa boo unanime] vi ringraziamo per aver coordinato questo evento che ci ha consentito di essere qui oggi per celebrare insieme.
Per me è un onore essere qui e vorrei inoltre fare un caloroso ringraziamento a Donatella Versace: oggi lei ha reso possibile ogni mio sogno gay italiano [si riferisce al vestito]. Oggi indosso esclusivamente abiti dell’ultima collezione di Gianni Versace.
Guardo nella folla e c'è una pletora di associazioni di cittadini europei molti governi dei quali ancora bloccano la libertà di base della libera riunione: celebrazioni come quella odierna in molti paesi è ancora illegale. Viaggiando per il mondo incontrando e baciando e toccando e celebrando con tutti voi è la vostra audacia e il vostro coraggio che mi ispira adesso. Le storie di tutti i miei bellissimi fan: i giovani soldati, la gioventù senzatetto glbt,  la violenza contro i gay gli effetti che la negazione del matrimonio per le persone dello stesso sesso ha sulle famiglie queste sono le storie che devono essere raccontate al mondo, queste sono le storie che cambieranno il mondo, queste sono le storie che parlano in difesa dell’amore.
Siamo qui oggi perchè non valiamo di meno.
Siamo qui oggi per proclamare la nostra forza la nostra risolutezza intelligenza. Non saremo trattati niente di meno che come umani. nella notte del 27 giugno 1969 nel cuore della mia casa nel West Village di Manhattan è nato il movimento gay: noi eravamo tutti insieme quella notte come stiamo qui oggi: in solidarietà per il cambiamento Ma oggi siamo qui con bandiere di pace sperando per lo stare insieme e sebbene è così semplice come suona mi ripeto: dobbiamo andare avanti nella difesa dell’amore. Siamo qui insieme per richiedere e difendere i diritti umani di base, piena uguaglianza, e fine all'intolleranza e alla discriminazione. Siamo arrivati così lontani dai giorni di Stonewall ma nonostante i progressi politici fatti in termini di diritti e visibilità come popolo Lgbt, è tristemente vero nei fatti che l'omofobia e la violenza anti-gay  e il bullismo sono vivi e reali veri.
Ho parlato in tutto il mondo, ripetutamente e con forza di queste questioni. Mi è stato chiesto il perché di così tanti discorsi gay. Mi è stato chiesto spesso: Quanto sei gay Lady gaga ? Perché ne parli? Perché questo argomento è così importante? La mia risposta è: Io sono figlia della diversità. Sono una della mia generazione, io sento un obbligo morale come donna, o come uomo di esercitare la mia potenzialità rivoluzionaria e fare del mondo un posto migliore. E, su una scala gay da uno a dieci, io sono una cazzo di Judy Garland 42.
Sono consapevole che molti Paesi e Governi in tutto il mondo ancora fanno restrizioni ai loro cittadini dal venire a conoscenza di questioni che riguardano i gay e questa è la sfida più importante per la mia carriera rimanere in contatto coi mie fan, io voglio che ognuna delle vostre storie sia ascoltata dal mondo. Una grandissima censura dai più grandi mezzi di comunicazione di massa credo che sia il muro gigante che si pone sul nostro cammino ed è mia profusa convinzione che le vostre potenti storie faranno da ponte tra i vuoti dell'umano stare insieme. Abbiamo tutti lo stesso dna. Siamo nati così [cita una delle sue canzoni].
È l'impedimento di queste storie lgbt a venire alla luce che perpetua l'odio e la discriminazione impedendo alla gente di vedere i tremendi effetti della diseguaglianza sulla mia generazione e sulle generazioni a venire.
Vorrei nominare alcuni di questi governi ora: Lituania, Russia, Polonia, noi lottiamo per Budapest [capitale dell'Ungheria], per il Libano, i Paesi del Medio Oriente.[grande applauso del pubblico la chiamano Gaga Gaga]. Non si tratta solamente di una legge o di un esempio. Queste leggi che non sono ancora passate per volontà di un Presidente e molte giovani persone sono affette ][dalla loro mancanza]: suicidi odio per se stessi isolamento incapacità di trovare lavoro o di integrarsi basati sulla paura. così io sono qui oggi  non solo come donna di origini europee ma come donna del mondo e chiedo ai Governi con voi di tutto il mondo di facilitare il nostro sogno di uguaglianza: aiutateci a lottare insieme  pacificamente vi preghiamo non divideteci. sono consapevole e rispettosa della storia religiosa e dei libri. Sono solidale con le giovani persone e le famiglie che onorano sacramente il loro lignaggio ma chiedo semplicemente al mondo concedi il cambiamento. Le moderne questioni sociali sono reali sono serie e la loro mancanza e il confinarli hanno un effetto pesante su tutta l'umanità. I Presidenti dei governi sono così influenti ed è per questo che noi siamo qui perchè noi cittadini Lgbt non abbiamo accesso al dibattito politico ma lo avremo. Per i quindicenni che lottano con la propria identità a chi e a cosa dovranno guardare? Dov'è il loro giorno in cui si sposeranno? Quando il sogno delle loro potenzialità potrà non avere limiti? Roma come possiamo trasformare l'oppressione del passato nella liberazione del futuro? Facciamo nascere una nuova ideologia internazionale, mettiamoci insieme per sintetizzare le nostre nell'oggi Dobbiamo essere rivoluzionari dell'amore e usare i nostri poteri umani, il nostro veramente forte potere umano, per salvare vite e incoraggiare l'unità in tutto il mondo.  Grazie!”



sabato 11 giugno 2011

Non tutto il marketing vien per nuocere o della vocazione liberista di questo Europride, del movimento e di Lady Gaga

Una fiera interamente dedicata al mondo gay, lesbian bisex e transgender (Glbt): e' 'Expo turismo gay' che si svolgera' a Bergamo, enll'ambito della manifestazione 'NoFrills' il 23 e 24 settembre prossimi e che oggi e' stata presentata a Roma anche dal momento che la capitale, fino al 12 giugno, ospita l'Europride. Circa il 10% del fatturato mondiale del comparto turistico è generato dal Turismo GLBT. In Italia questo segmento rappresenta il 7% del fatturato complessivo pari a circa 3,2 miliardi di euro, un'importante nicchia di mercato, ma non ancora abbastanza se si pensa che negli Usa vale 61 miliardi di dollari.

Questo target spende in media il 38% in più di un turista eterosessuale. Inoltre la spesa più grande in assoluto in un anno è quella destinata al turismo (31%) seguito a grande distanza da mobili e oggetti per la casa (18%)e dall'automobile (17%). Si tratta poi di un turista colto: una volta giunto a destinazione nel 51,7% va a trovare amici della comunità GLBT o frequenta bar e locali gay friendly (44,8%), ma non perde, nel 49,8% dei casi, le principali attrattive culturali e turistiche, e segue almeno un evento culturale, come un concerto o una mostra, nel 42,6% dei casi. Va poi a fare shopping di beni di qualità (40,3%). Per manifestazioni come l'Europride in atto a Roma, oltre il 20% della comunità GLBT si sposta per passare almeno una notte nelle località dove si tiene l'evento di orgoglio gay, soprattutto tra i giovani tra i 21 e i 35 anni. Il mezzo di trasporto prediletto per lo spostamento è l'aereo (55,2%), seguito dall'auto propria (36,4%) e dal treno 6%.

Tra le mete preferite dagli italiani, in patria c'è da annoverare la Toscana che ha uno storico atteggiamento gay friendly in Versilia, anche con portali dedicati per il segmento. Nel medio raggio le tradizionali Canarie (Gran Canaria in particolare) lasciano spazio alle notti di Tel Aviv, nuova capitale di questo turismo da due anni a questa parte. In inverno per gli short break sono immancabili Colonia e Dusserdorlf e in genere tutte le città dove si presta attenzione al design, all'arte moderna, alla cultura, oppure dove ci sono eventi pride come la Svizzera che ogni hanno ha una settimana dedicata al GLBT.

Sul lungo raggio Usa, Canada - in particolare Toronto e Vancouver, ma anche Whistler che ogni anno organizza il Gay Sky Week - e la Thailandia sono le mete dominanti. Il viaggiatore GLBT annualmente organizza almeno 3 vacanze da solo o con il compagno/amici e una stragrande maggioranza aggiunge a queste vacanze anche un paio di vacanze con la propria famiglia e almeno un viaggio per motivi di affari. ''In Italia - ha commentato Andrea Giannetti, presidente di Assotravel Confindustria - talvolta questa offerta di settore, pur esistendo, rimane celata, non è abbastanza 'comunicata', tranne per qualche raro esempio, come in Versilia, in cui è promossa con iniziative che Assotravel ha sempre sostenuto. Al contrario all'estero questo turismo è considerato molto appetibile: basti pensare che in Nord America ci sono associazioni turistiche GLBT che contano 3 milioni di iscritti; un popolo di consumatori che ha un'aspettativa leisure cui il mercato deve saper rispondere con operatori e strutture adeguate". (fonte Ansa)
BUON PRIDE A TUTT*

mercoledì 8 giugno 2011

le differenze tra giornalisti nella stampa italiana: su Amina Arraf

Mentre mi documentavo per scrivere il post precedente su Amina Arraf per il quale ho utilizzato due articoli di Repubblica e Corsera sono incappato in alcune particolarità lessicali dei due articoli.

Per dire che in Siria l'omosessualità è illegale, cioè fuorilegge, cioè non permessa, Repubblica utilizza uno strano giro di parole:
[Amina] Era tornata in Siria nell'estate 2010 e sul suo blog raccontava la vita di una ragazza omosessuale in Siria, dove l'omosessualità è considerata un reato come in gran parte dei Paesi arabi
Considerata un reato? O è un reato? Cioè è una questine di opinione pubblica o di leggi dello stato?

Molto più equilibrato e diretto Corsera che afferma:
L'omosessualità è illegale nel Paese.
Molto più preciso e diretto.
Riferendosi alla fidanzata di Amina, Repubblica dice:
La sua partner Sandra Bagaria, intervistata in Canada dal New York Times, ha raccontato che la Arraf "ha vissuto in quattro o cinque appartamenti in quattro o cinque diverse città" da quando due giovani si sono presentati in casa sua a Damasco qualche settimana fa. [...] . Con la Bagaria aveva in programma una vacanza a Roma, ma la donna racconta che Amina non se l'era sentita di lasciare la Siria e magari non potervi fare ritorno: "Voleva incontrare la gente, poter partecipare alle manifestazioni".
Partner,  la Arraf, la Bagarria, l'articolo usa un tono asettico, distante, chiamando la blogger e la sua donna, fidanzata, compagna, per cognome.
Molto più informale il Corsera:
Amina è stata in 4 o 5 città diverse, girava velata, una volta si è nascosta in uno scatolone in un furgone - ha detto al New York Times la sua fidanzata, Sandra Bagaria, che sta a Montreal e ha lanciato l'allarme via Twitter (la pagina Facebook «Free Amina Arraf» ha già oltre 300 sostenitori).
Viva la faccia!

Entrambi gli articoli sono scritti da due donne. Meditate gente, meditate...

In piazza per Amina Arraf: venerdì 10 Giugno alle ore 13 davanti l'anbasciata di Siria a Roma



Amina Arraf è diventata popolarissima negli ultimi tempi per essere una giovane donna araba che aveva fatto coming out  tramite il blog A gay girl in Damascus sul quale  raccoglie appunti privati, notizie e commenti di natura politica che testimonia anche la fase di violenta repressione delle manifestazioni di piazza contro il regime di Assad. Dallo scoppio delle proteste anti Assad del marzo scorso  gran parte dei giornalisti stanieri sono stati espulsioni dal Paese  e il blog di Amina è diventato una delle poche fonti per la stampa internazionale.

Amina è stata prelevata da agenti della polizia segreta, armati e in borghese, e condotta in una località sconosciuta come è stato denunciato sul suo stesso blog: fermata da tre agenti in borghese armati Amina è stata costretta a entrare nella loro auto nei pressi della piazza degli Abbasidi della capitale siriana.
"Purtroppo- ha scritto la cugina di Amina sul suo blog - ci sono almeno di 18 diverse polizie in Siria, oltre a bande e gruppi paramilitari. Non sappiamo chi l'ha presa e dunque a chi chiedere il suo rilascio. E' anche possibile che stiano cercando di deportarla. Da altri membri della famiglia che sono stati imprigionati, possiamo supporre che verrà rilasciata presto. Se avessero voluto ucciderla lo avrebbero fatto subito. Almeno, questo è ciò che speriamo e per cui preghiamo".

Trentasei anni, musulmana osservante, cresciuta tra gli Stati Uniti d'America, dov'è nata la madre, e la Siria, patria del padre, Amina era tornata in Siria nell'estate 2010 dove si è messa a insegnare inglese. A febbraio del 2011 ha creato il blog dove ha pubblicato poesie erotiche, racconti, franchi e a volte buffi, dei suoi innamoramenti e sul rapporto aperto con il padre: Deve pensare che sia meglio una figlia lesbica piuttosto che etero e promiscua. L'omosessualità è illegale in Siria. È dura essere lesbica in Siria ma di certo è più facile essere una dissidente sessuale piuttosto che politica, ha scritto e sul suo blog raccontava la vita di una ragazza omosessuale in Siria come in gran parte dei Paesi arabi.
Sin dal primo post sul suo blog Amina si è detta ispirata dal «vento di cambiamento» in Medio Oriente. Se riusciamo a uscire allo scoperto in modi diversi, gli altri potranno seguire il nostro esempio», rifletteva. E ancora: Devo fare qualcosa di coraggioso e visibile. Io posso, perché ho doppia cittadinanza e parenti con ottimi contatti politici. Alcuni familiari, secondo The Guardian  sono nel governo e altri nella Fratellanza musulmana. Ma non è servito a proteggerla (e non è la prima volta: nel 2009 la blogger Tal al Mallohui, 17 anni, fu accusata d'essere una spia degli Usa e condannata a 5 anni di carcere anche se un parente è ex ministro di Assad).


Da un mese Amina viveva nascosta, dopo aver ricevuto avvertimenti e minacce. La sua compagna Sandra Bagaria ha raccontato al New York Times che Amina da quando due giovani si sono presentati in casa sua a Damasco vissuto in quattro o cinque appartamenti in quattro o cinque diverse città della Siria. Amina e sandra avevano in programma una vacanza a Roma, ma Amina non se la sentiva di lasciare la Siria temendo di non potervi fare ritorno voleva incontrare la gente, poter partecipare alle manifestazioni.

La rete e non solo si è mobilitata per  richiedere l'immediato rilascio di Amina.

venerdì 10 giugno alle ore 13

il Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito, l’Associazione Radicale Certi Diritti e Radicali Roma promuovono un sit-in davanti all’Ambasciata di Siria (lato Piazza San Marco -Roma) per per chiederne l’immediata liberazione.

Al sit-in parteciperanno parlamentari e militanti Radicali.



(fonte per questo post La Repubblica e Corsera)