sabato 25 maggio 2013

Il lessico sessista, revisionista, discriminatorio e ambiguo della piattaforma rivendicativa del Roma pride 2013.

Quel che esce dalla porta rientra dalla finestra, è proprio il caso di dire.

Se nel documento politico il Roma pride 2013 si definisce antisessista applicando una lingua non sessista (con qualche svista grossolana come "i figli" solo al maschile al posto de la prole o di i figli e le figlie) la piattaforma rivendicativa inanella una serie disgustosa di cliché sessisti, ammannendo falsi storici (la persecuzione di persone trans nei lager nazisti...) e pretendendo forme inedite di discriminazione.

1 il sessismo

Tanti, troppe e tutte facilmente evitabili gli orrori sessisti della piattaforma da criticare sempre ma vieppiù visto che la rivendicazione anti-sessista (non semplicemente non sessista ma proprio contro il sessismo) è contenuta nel documento politico... Eppure la piattaforma si distingue per un sessismo rivoltante e involontariamente ridicolo non basta professarsi antisessiti bisogna anche essere capaci ad esserlo.

Così le realtà associative firmatarie del documento diventano promotori al maschile



Eppure ci sono due associazioni (sostantivo femminile) una lista (idem) una rete (altro sostantivo femminile) una unione (la UAAR) anch'esso sostantivo femminile) per tacere delle famiglie arcobaleno e di Controviolenza donne...

Si poteva scrivere promotrici e promotori del Roma Pride 2013 oppure, per chi ha in antipatia le ripetizioni si poteva cercare una perifrasi realtà associative, oppure giustificare il maschile apponendo il sostantivo comitato...

Così com'è quel promotori è la quintessenza del sessismo. E' evidente che nessuno (e nessuna) ha letto Alma Sabatini...

Fatto sta che durante tutto il documento è un profluvio di rigurgiti sessisti e maschilisti.

Diritti di singoli (pessimo anche l'italiano, molto meglio diritti dei singoli): solo i singoli le singole no.

Per inciso è curioso notare come anche nella scelleratezza di chi scopando a destra e manca pretende che lo stato lo tuteli e la tuteli (non si sa in quali forme, una sovvenzione sui profilattici ?), nel momento in cui afferma goffamente e maldestramente una rivendicazione non familista (giusta e sacrosanta ma da spiegare diversamente e in maniera più articolata) si ricollega subito a una forma di relazione e dove c'è relazione c'è famiglia.

Sarebbe stato meglio allora rivendicare i diritti delle singole persone sganciando questi diritti dall'obbligo alla partecipazione, alla costruzione di una famiglia, una rivendicazione forse prematura visto che si sta ancora lottando per far riconoscere che anche le unioni (non solo coppie dunque) omosessuali (=tra persone dello stesso sesso) costituiscano una famiglia...

Per inciso, ancora.

Questa rivendicazione cretina (così come è posta) è sicuramente frutto della componente sinistra (purtroppo poco di sinistra) universitaria e non (ci sono anche le compagne e i compagni del Valle occupato  un covo di integralismo antiborghese, fatto in un teatro del settecento!!!) che ragionano per clichè fermi a 40 anni fa...
Nel documento politico si critica il familismo. Come si può chiedere l'estensione del matrimoni ed essere contemporaneamente contro la famiglia?






ed ecco il massimo del maschilismo sessista. Le nostre famiglie e i nostri figli (le figlie no...) con buona pace delle famiglie e dei figli e le figlie delle altre persone...

Alla faccia dell'uguaglianza e degli stessi diritti!

Tra l'altro il problema della responsabilità sul minore (la minore no, le figlie questi promotori proprio non le vogliono...) del genitore (genitrice no eh?) si presenta anche per le coppie di sesso diverso...

Il massimo di esclusione, al maschile in barba alle coppie etero (=di sesso diverso).

Da vomitare.


Solo gli alunni (termine desueto che significa scolaro non studente, fermandosi cioè alla scuola dell'obbligo),  molto meglio studenti che ha significato maschile e femminile (come suggerisce Alma Sabatini): gli e le studenti mentre alunni al femminile fa alunne...


I professionisti, le professioniste si attaccano...


I genitori sono solo maschi (esiste genitrici...) però stavolta le figlie sono recuperate in zona cesarini... dei loro figli e figlie, della prole no eh?

Insomma va bene professarsi antisessisti però di un corso di uso non sessista della lingua italiana questi ...promotori ne avrebbero proprio bisogno!

2 Il revisionismo

Sacrosanta rivendicazione per la legge 211\2000 ma nei campi di concentramento nazisti c'erano traveste e non trans. Anche perchè la parola stessa Trans verrà coniata solamente nel 1947...


Capisco includere gli esclusi e le escluse ma il revisionismo è da galera qualunque ne sia lo scopo politico.

3 Discriminazione




Indicativi di genere specifici per le persone intersessuali e transessuali.

Quindi sui documenti ci saranno 5 sessi?

maschile
femminile
maschile trans
femminile trans
intersex

Hammurabi impera!

Vi ricordate Jeffrey (Usa, 1995) di Christopher Ashley  quel delizioso film off Hollywood che prendeva in giro la voglia di distinguersi fino all'inverosimile del movimento lgbtqi americano? Ecco finalmente ce lo abbiamo anche noi!!!



Questa volontà di separare, dividere (e imperare evidentemente) gioca dei bruttissimi scherzi


Ecco lì! 30 anni di lotte per spiegare che quello dell'orientamento sessuale non è una questione di sessualità ma di affettività spazzati via da un uso criminale delle parole. E questi sciagurati promotori hanno anche la faccia tosta di accusare gli altri di machismo quando loro stessi sono i primi a esserlo!


In realtà me la prendo troppo perchè questi signori dimostrano di non sapere nemmeno scrivere. Guardate come rivendicano la depenalizzazione dell'omosessualità:

è prevista anche per i reati di omosessualità: cioè dando per scontato che sia giusto così, cioè che l'omosessualità sia e debba essere un reato. Invece di scrivere è prevista anche per l'omosessualità perchè considerata un reato.

Infine tra le tanti rivendicazioni questi  promotori non sono nemmeno capaci di chiedere una distribuzione a basso prezzo dei profilattici nei posti pubblici e elle scuole... anzi non fanno proprio menzione del condom... Chiedono solo soldi per sé non per la comunità.




Anche per il pride bisognerà andarci turandosi il naso. Ma io non so mica se...

martedì 7 maggio 2013

La destra, la sinistra, la Storia e l'Italia. Su un articolo di Nino Spirlì pubblicato su il Giornale

Leggo un articolo di Nino Spirlì, che conosco - e apprezzo - come autore e attore teatrale, pubblicato sul Giornale, nel quale il nostro critica la semplificazione che vuole le persone omosessuali (lui usa il maschile sessista per tutte le persone omosessuali, lesbiche comprese) e la tutela dei diritti lgbt - che poi in realtà sono gli stessi diritti degli altri e delle altre negati a certe persone in quanto lgbt... - solamente a sinistra.

La semplificazione è sciocca e Spirlì ha ragione da vendere.

Non solo ci sono gay  e lesbiche di destra ma ci sono anche associazioni lgbt di destra.

Così come l'omofobia  non è solamente di destra (con Hiter che metteva gli e le omosessuali nei campi di concentramento e Mussolini che li nascondeva al confino) ma anche di sinistra (basta ricordare i campi di rieducazione di Castro...).

Il fatto è che l'omosessualità di per sé non rappresenta certo un modo condiviso di vedere il mondo.

Infatti io e Nino la pensiamo politicamente in maniera diversa eppure siamo entrambi omosessuali.

La cosa che accomuna me e Nino non è dunque l'orientamento sessuale, nella stessa misura in cui l'eterosessualità non accomunava Hitler e Gandhi...

Quel che ci accomuna è la discriminazione che colpisce entrambi in quanto omosessuali.

La discriminazione che arriva dai fronti più svariati, dall'estrema destra e dall'estrema sinistra, dai laici e dalle laiche come dai cattolici e dalle cattoliche, dagli uomini e dalle donne perchè l'omofobia è dappertutto...

Una discriminazione che deve fare i conti anche con le etichette che vogliono i gay  e le lesbiche in un certo modo quando magari né io né Nino ci identifichiamo in certi stereotipi, in determinati cliché, in alcune semplificazioni.

Etichette che io e Nino sentiamo entrambi come dei lacci da evitare a tutti i costi.
Così certe parole dell'articolo di Nino potrebbero essere tranquillamente le mie.

Non esiste una (sotto)cultura gay e lesbica, o almeno, non dovrebbe esistere. Non dovrebbero esserci un cinema gay una letteratura lesbica etc etc.
La cultura è una sola.
Se si parla di certi argomenti e li si presenta come tali è per una questione squisitamente politica.

La cultura ebraica, nera, dei cittadini stranieri nasce come risposta politica alla discriminazione che quelle etichette creano e impongono.

Due neri e due ebrei, due nere e due ebree,  non saranno più simili di due gay o due lesbiche (due bisex o due trans) ma sono tutte e tutti accomunati dalla stessa discriminazione che li e le fa vedere diversi e diverse in quanto ebrei ed ebree neri e nere gay e lesbiche.

La cultura ebrea, nera e lgbt nasce come risposta alla discriminazione e come tale va riconosciuta finché la discriminazione non viene eliminata.

Una discriminazione che non è mai sui generis ma è sempre scritta nella storia e iscritta in una determinata società in un determinato paese.

Credo che questo sia il punto che distingue non solo me e Nino ma tutta la militanza di destra da quella di sinistra.


La Storia.

Il nostro passato.

Il fatto che in Italia la dittatura è stata fascista e non comunista.

Con questo non voglio minimamente dire che la dittatura non è stata anche di sinistra ma non lo è stata in Italia.

Tant'è che in Italia è la parola fascista ad essere sinonimo di prepotente non la parola comunista.

Fossimo stati in un paese dell'ex blocco sovietico il lessico sarebbe diverso...

Credo che per capire chi siamo e cosa vogliamo non possiamo prescindere dalla Storia.

E la nostra storia è fatta di vent'anni di dittatura fascista.

Di alleanza con la Germania e il Giappone.

Durante la seconda guerra mondiale noi eravamo i cattivi.

Poco conta che quando Hitler ha cominciato a perdere la guerra abbiamo cambiato fronte...

I cinegiornali luce del 42 parlavano contro gli ebrei e i negri d'America del nord...

E io, in tutta coscienza, non posso dirmi di destra perchè storicamente la destra così come è esistita nel mio paese che è l'Italia, è una destra antisemita e razzista e io non sono né l'uno né l'altro e anzi, riconosco dietro l'antisemitismo e il razzismo, la stessa matrice ideologica che discrimina me in quanto omosessuale.

Insomma rifarsi in Italia a una ideologia di destra vuol dire come minimo fare i conti col fascismo e prenderne le distanze.

Non ho problemi ad accettare che possa esistere un pensiero di destra che non sia nazifascista, così come io, pur reputandomi comunista, non mi riconosco in Mao, in Castro o Stalin.

Dirsi di destra in Inghilterra, per esempio, ha come riferimento nella Storia  Churchill.


L'attuale primo ministro inglese conservatore è a favore dell'estensione del matrimonio anche per le le persone dello stesso sesso. 

Per cui dirsi conservatore in Inghilterra significa qualcosa di sostanzialmente diverso che dirsi tale, oggi, in Italia...

Noi abbiamo avuto Mussolini e il nostro alleato Hitler.

Qualunque persona si dica di destra in Italia non può esimersi dunque dal prendere le distanze dal nazifascismo.

Credo che al di là di tutte le difficili (anche se possibili e chiare se si è intellettualmente onesti) distinzioni tra destra e sinistra la storia sia davvero il mezzo più semplice per dirimere la questione.

Ti professi di destra in Italia?

Devi prendere le distanze pubblicamente dal nazifascismo.

E prendere le distanze non solo nelle parole e nelle intenzioni, ma anche nei fatti.

Perchè devi?



Perchè sull'antifascismo è basata la nostra Repubblica.

E poi per se te lo devo spiegare vuol dire che in fondo in fondo tu che leggi sei fascista e allora non voglio avere niente a che fare con te.


Mentre trovo indebito che  se mi professo comunista in Italia mi si imputi di aderire alla dittatura, perchè in Italia il comunismo è sempre stato democratico, trovo storicamente legittimo chiedere a chi si professa di destra in Italia di prendere le distanze dal nazifascismo dati i nostri trascorsi storici nazionali.

Allora invece di professarci di destra o di sinistra  che vuol dire tutto e non vuol dire niente (fermo restando l'antifascismo che è scritto nella carta costituzionale e dovrebbe trovarci d'accordo tutti) è sui temi, sulle questioni, sui diritti che ci distinguiamo e che possiamo posizionarci a destra o a sinistra o, se non vogliamo usare queste categorie, posizionarci tra chi vieta e chi no, tra chi vuole separare e distinguere - e dunque discriminare - e chi invece è per l'inclusione che non vuol dire rendere tutti uguali ma riconsocere nella differenza la comune matrice dello stesso diritto.


Basta leggere allora i commenti all'articolo di Nino Spirlì per chiedergliene donde, per domandargli come la pensa lui sugli argomenti che almeno i lettori di quel giornale hanno l'onestà di ammettere apertamente senza nascondersi dietro le parola destra e sinistra, troppo complesse per distinguere davvero la visione del mondo delle persone.

Così, mio caro Nino, cosa ne pensi del lettore del tuo articolo giovanni PERINCIOLO che afferma

Lun, 06/05/2013 - 09:56
Onore al merito nel non farsi strumentalizzare! Detto questo resta il problema di merito delle richieste della casta omosessuale in genere. Resta il fatto che chiunque ha un minimo di sensibilità etica non puo' che essere contro le adozioni e sui figli comunque ottenuti e questo non per piaggeria o omofobismo ma per il semplice principio del rispetto dei diritti dei più deboli : i bambini. Anche al matrimonio gay sono personalmente contrario mentre sono senz'altro favorevole ad un pieno riconoscimento della coppia gay e dei suoi diritti sul pianbo della assistenza, reversibilità della pensione, eredità ecc. Invece la casta gay sta riuscendo a far rivivere un omofobismo che stava progressivamente sparendo. Non é con le richieste fuori luogo, i gay pride osceni e strafottenti che miglioreranno la loro situazione e otterranno maggior tolleranza!
Sei d'accordo o no con le sue posizioni e con il suo modo di presentare e semplificare le questioni?

Io, e non personalmente, ma pubblicamente (tant'è che sono qui a parlarne in pubblico, su internet)  mi trovo molto più d'accordo col commento di cornacchia46 che scrive
Lun, 06/05/2013 - 10:08A mio avviso, non servirebbe nemmeno riconoscere la coppia omosessuale, ma abbattere il concetto secondo cui ciò che non è normale vada limitato o represso (fra l'altro, simili discriminazioni sono applicate - non si sa perché - al campo della sola sessualità). Se la società non si scandalizzasse nel vedere coppie di uomini e/o di donne mano nella mano e che si scambiano una carezza, il problema dell'omosessualità, a mio avviso, cadrebbe in radice.
Cornacchia 46 è meno a destra di Giovanni PERINCIOLO?

Non lo so e non è così rilevante.

Mi sembra però che il primo discrimini e distingua mentre il secondo voglia aggregare senza cancellare le differenze ma senza nemmeno ergerle a radice di un distinguo.


Perché  i diritti o sono di tutte e tutti o, semplicemente, non sono.

Allora mio caro Nino non basta professarsi super partes.
Non basta proclamarsi di destra  e gai per vedere riconosciuta una trans-politicità nell'orientamento sessuale.

Bisogna anche prendere le distanze nettamente dal nazifascismo.

Altrimenti si rischia di apparire dei furbetti che vogliono sdoganare il nazifascismo usando l'omosessualità, propria o altrui, per discorsi altri.
 

mercoledì 17 aprile 2013

L'aggressione omofoba a Wilfred de Bruijn: Io so chi è stato. E so anche chi tace e non dice niente


Wilfred de Bruijn, cittadino olandese da 10 anni residente a Parigi è stato aggredito perchè passeggiava a braccetto con un altro ragazzo, che era il suo compagno, ma questo gli aggressori non potevano saperlo.
E' bastato loro vedere Wilfred in un gesto di confidenza con un altro uomo per farlo classificare come gay e, al commento di Ah, dei gay! aggredire entrambi pugni e calci in seguito ai quali Wilfred ha perso un dente.

E' successo sabato 8 aprile.

Wilfred ha postato una foto con i segni dell'aggressione che ha fatto il giro di internet ed è diventata il simbolo della lotta all'omofobia.

Il 10 aprile alle 20 nel quartiere del Marais a Parigi si è svolta una manifestazione contro l'omofobia.

Nell'appello che ha indetto la manifestazione la si motiva,  tra l'altro, così:
Per denunciare l'odio sparso per mesi contro le persone LGBT-dagli oppositori e dalle oppositrici al progetto di legge odio che si è intensificato nelle ultime settimane;

   Per dire che questo odio non ha alcuna legittimità in un dibattito democratico, e che quelle e quelli che, credendo di fare bene, trattano i sostenitori dell'odio come degli interlocutrici e delle interlocutrici legittime/i non fanno che rinforzarne la violenza;


      Per ricordare che questo 'odio è alimentato dalle disuguaglianze e dalle discriminazioni legali che interessano le perosne LGBT e le loro famiglie eche è urgente mettervi fine;


    Per sostenere le famiglie omogenitoriali, compresa la  prole, particolarmente esposti all'odio degli oppositori e delle oppositrici al matrimonio;
per ricordare a gay, alle lesbiche, alle persone bisessuali e trans isolati, senza contatti associativo, che non sono
da sole e possono contare su di noi per affrontare l'odio;


      Per denunciare le minacce e le violenze contro le associazioni LGBT, i loro membri o i loro eletti e le loro elette che difendono l'uguaglianza - minacce che dimostrano l'assenza di argomenti a disposizione degli omofobi e delle omofobe
   
Per non lasciare la strada, luogo di espressione democratica, ai nemici e alle nemiche della democrazia che la monopolizzano da mesi e che prendono gay, lesbiche trans e bisex come primo obiettivo delle loro lotte;


    Per richiamare, di fronte all'unione delle destre e dell'estreme destre contro la democrazia, a una solidarietà con le minoranze perseguitate*

Wilfred ha detto chiaramente come, anche se
Non è stato Barjot Frigide [lo pseudonimo di un attivista che ha guidato le proteste contro il disegno di legge] a colpire la mia testa, o il vescovo di Avignone a mettersi in agguato in quella strada per attaccarci. Ma loro sono responsabili**.

Chi in Francia si oppone all'estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso prevede violenze come fa il cardinale André Vingt-Trois: 

la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso rischia di scatenare nuove violenze, in un contesto sociale già molto teso, tra crisi economica e disoccupazione alle stelle.
 (...) Sono stati messi in campo tutti i mezzi per evitare il dibattito pubblico, incluso nel processo parlamentare (...) questo è il modo in cui si sviluppa una società violenta. (fonte la stampa).

Chi si oppone al riconoscimento di un diritto mancato, chi contribuisce alla sperequazione dei diritti crea sostiene diffonde l'odio e l'illegalità.
Non si possono stigmatizzare solamente glie esecutori e le esecutrici materiali di queste aggressioni omofobiche. Bisogna denunciare con tutta la forza dell'indignazione democratica i mandanti, chi sostiene  diffonde il pregiudizio e la discriminazione.

 Wilfred de Bruijn lo fa. La stampa estera lo fa. La Francia lo fa. I citadini e le cittadine di Parigi lo fanno.

Solo da noi le associazioni lgbt i siti gayfriendly e la stampa si limitano ad alimentare il gossip, ad alimentare la paura e la pavidità ma non la risposta decisa a non abbandonare le strade come recitava l'appello parigino.

Così Angela Geraci sul Corsera afferma che Wilfred e il compagno
hanno spiegato che di solito stanno molto attenti per strada: raramente camminano abbracciati, mai mano nella mano. «Questa volta abbiamo abbassato la soglia della prudenza ed ecco cosa è accaduto»
ma si vede bene dal riportare la dichiarazione lasciata nella stessa intervista che ho già riportato e che ripeto:

  Non è stato Barjot Frigide a colpire la mia testa, o il vescovo di Avignone a mettersi in agguato in quella strada per attaccarci. Ma loro sono responsabili**.
Geraci denuncia le violenze ma senza analizzarne il perchè, i mandanti, le sue ragioni, lasciandone la responsabilità alla comunità lgbt che le subisce.  

Lo stesso fa il Mario Mieli che pubblica un post di Valentina Matriascia nel quale si limita a raccontare l'accaduto senza proporre alcuna analisi politica di quanto sta accadendo in Francia limitandosi a dire dopo averne fornito un morboso rendiconto dettagliato che l'aggressione

Accade mentre nelle aule del Senato francese era in discussione il progetto di legge sul matrimonio e l’adozione per le coppie dello stesso sesso, approvato il 12 aprile scorso con 179 voti favorevoli contro 157 contrari.
Una foto, quella del volto tumefatto di Wilfred, che è divenuta un manifesto per la lotta contro l’omo-tranfobia e la cui diffusione rappresenta, come spiega la coppia, “un atto politico”.
Un atto politico anche quello del Mario Mieli la cui denuncia priva di una analisi sociale e politica non contribuisce al formarsi di una opinione pubblica che possa indignarsi ma sostiene il clima di paura e di precauzione nel quale è meglio che le persone omosessuali vivano.

Il clima omofobico non è alimentato dall'incauta visibilità visibilità che non può che fare bene alla causa, ma da tutte le persone che a qualunque titolo si dedicano all'arte furba di infangare, discriminare, offendere le persone lgbt partendo dalla premessa siamo contrari alla violenza ma...

Un  auto convincimento quello che se ostentiamo  poi è prevedibile che ci menino che la dice lunga sulla capacità della società di indurci all'autoghettizzazione.
 

La società e tutte le sue agenzie sociali la chiesa la maledetta chiesa la nazista chiesa la anticostituzionale chiesa in testa coi suoi accoliti e le sue accolite  che vivendo in un mondo medievale vorrebbero che ci vivesse anche il resto del mondo.

Io dico che è necessario oggi più che mai ostentare non stancarsi di protestare, di marciare, di denunciare e di non abdicare ai propri diritti.

E lasciamo la pavidità politica alle associazioni lgbt italiane che si comportano esattamente come la nostra classe politica che vive in un mondo tutto suo fuori da qualunque realtà.



 

* Pour dénoncer la haine déversée depuis des mois contre les LGBT par les opposant-es au projet de loi, haine qui s'est intensifiée ces dernières semaines ;

    Pour dire que cette haine n'a aucune légitimité dans un débat démocratique, et que celles et ceux qui, croyant bien faire, ont traité les partisans de la haine comme des interlocuteur-rices légitimes n'ont fait que renforcer leur violence ;

    Pour rappeler que cette haine est alimentée par les inégalités et les discriminations légales qui touchent les LGBT et leur famille et qu'il est urgent d'y mettre fin ;

    Pour soutenir les familles homoparentales, notamment les enfants, particulièrement exposé-es à la haine des opposant-es au mariage ; pour rappeler aux homosexuels, lesbiennes, bi et trans isolé-es, sans contact associatif, qu'ils et elles ne sont pas seules et peuvent compter sur nous face à la haine ;

(...)
    Pour dénoncer les menaces et les violences contre les associations LGBT, leurs membres ou les élu-es qui défendent l'égalité – menaces qui témoignent de l'absence d'arguments dont disposent les homophobes ;

    Pour ne pas laisser la rue, lieu d'expression démocratique, aux ennemi-es de la démocratie qui la monopolisent depuis des mois et qui prennent les homos, les lesbiennes, les biEs et les trans comme première cible de leurs combats ;

    Pour appeler, face à l'union des droites et des extrêmes-droites contre la démocratie, à une solidarité avec les minorités persécutées*
fonte yagg.com la traduzione è mia

** It was not Frigide Barjot who was hitting my head, or the bishop of Avignon lurking in that street to attack us. 'But they are responsible.'

fonte dailymail.co.uk traduzione mia




lunedì 1 aprile 2013

Outing Fidanzati per sbaglio: l'talia reazionaria del terzo millennio

Il plot è quello classico da commedia degli equivoci.
Riccardo e Federico, due ragazzi pugliesi amici sin dall'infanzia, il primo trasferitosi a Milano con la fidanzata, l'altro  rimasto in Puglia, orfano, disoccupato e con fratello minore a carico, si ritrovano quando Riccardo, litigato con la ragazza, decide di tornare in Puglia e accettare la proposta di Federico di aprire un atelier di moda con i finanziamenti della Regione. Scoprono però che il finanziamento è per coppie di fatto e, complice uno dei membri della commissione giudicante (gay non dichiarato),  si fingono gay per ottenerlo.

Grazie agli amici del gay velato - che parlano al femminile, vestono da donna o hanno comunque un aspetto femminile - la coppia di amici viene istruita per sembrare una coppia gay.

La copertura non funziona a causa anche all'eccessivo zelo della coppia nel vestirsi da gay (pantacollant fucsia per Federico, giacca da marinaretto per Riccardo) e la verità viene  a galla.
Il finanziamento non viene loro concesso.
Il successo arriva grazie alla ragazza petulante di Riccardo che, scoperto che due famosi stilisti milanesi - notoriamente gay e radicalchic- , cui ha fatto vedere i bozzetti da stilista del fidanzato, se ne sono appropriati attribuendoli a un loro giovane protégé (gay secco allampanato e stupido come una ragazza)   fa in modo che l'autentica paternità dei vestiti sia ristabilita mentre la giornalista che indaga su un politico corrotto locale (che ha causato la morte in un incidente stradale dei genitori di Federico, e ha scoperto la verità sulla coppia finta gay) si fidanza con Federico.

I corrotti restano al loro posto.

Outing non è un film grossier. Nei momenti in cui non si parla di omosessualità  (la prima mezzora del film) ha delle qualità.

Questo non vuol dire che le semplificazioni che la storia propone non siano lo stesso ideologiche e reazionarie.
 

1) Il titolo.

Outing vuol dire rivelare pubblicamente l'omosessualità non dichiarata di un personaggio pubblico che è notoriamente ostile nei confronti dell'omosessualità. Il motivo di questa rivelazione è politico e serve a sottolineare l'ipocrisia di chi ufficialmente afferma cose negative sull'omosessualità e poi magari nel privato ha un comportamento omosessuale.

Comportamento e non necessariamente orientamento. Io posso percepirmi e voler essere percepito come etero anche se ogni tanto faccio sesso con persone dello stesso sesso.

In Italia il termine outing è usato erratamente come sinonimo di coming out che invece significa dichiarare pubblicamente la propria omosessualità o bisessualità.

Fa coming out Tiziano Ferro quando rilascia una intervista in cui dice che è gay.

Fa coming out il ragazzo di 15 anni quando lo dice ai genitori, a scuola, agli amici e alle amiche.

Fanno coming out il professore quando lo dice a scuola, l'operaio in fabbrica, il politico in un comizio.

Il coming out è positivo.
L'outing no.
L'outing è uno sputtanamento ma non della propria omosessualità taciuta ma della propria contraddizione, della propria ipocrisia, della propria omofobia interiore irrisolta.

In nessun caso dunque Riccardo e Federico fanno outing. Anche perchè l'outing non lo fai tu ma lo fa qualcun altro contro di te. 

L'errore semantico tradisce l'ideologia di Matteo Vicino -  che firma sceneggiatura regia e montaggio - che evidentemente pensa che l'omosessualità non è proprio una cosa positiva  e che chi si finge gay lo fa per disperazione e un po' si sputtana.
L'idea generale  è che il paese è così corrotto e incline ai compromessi che si arriva a fingersi anche gay pur di ottenere un finanziamento.
Un po' come fingersi invalidi per ottenere la pensione...

Questa idea è corroborata dal film in maniera scientifica.

Quando la giornalista scopre che Federico finge di essere gay lo rimprovera ricordandogli che ha un fratello minore al quale sta infliggendo traumi e che rischia di perderlo.

Adesso nessuno perde la tutela legale del fratello minore perchè omosessuale.

La perde però se è disoccupato e non può garantire al minore le risorse necessarie per la sua crescita ed educazione.
E Federico è disoccupato non gay.
Quindi non si capisce di cosa la giornalista parli.

Quando la commissione arriva a casa dei due ragazzi per verificarne la coppia di fatto il fratello di Federico dice a memoria, evidentemente istruito a dire così,  che lui è felice di avere due padri e che non subisce alcun trauma psicologico.

Quando nel finale il gay velato (che ha nel frattempo fatto coming out) annuncia che si è fidanzato con un certo Ugo (che non abbiamo mai visto prima) un primissimo piano del fratello di Federico ce ne mostra un'espressione del viso  tra imbarazzo e disgusto.


2) Il rapporto d'amicizia tra i due protagonisti è bello, profondo sincero. Si tratta di vero amore, amicale, ma amore.
Quando si rincontrano dopo parecchi tempo (e dopo qualche litigio di troppo) ai due lati di una vetrata, Riccardo e Federico pongono le mani ai due lati del vetro in segno di affetto. Questa intimità e affettività danno forza alla resistenza che entrambi hanno quando viene proposto loro di fingere che stanno insieme.

Però quando nel finale i due amici annunciano il rispettivo fidanzamento (nel senso inglese del termine, cioè si sposeranno)  l'uno cogliendo di sorpresa l'altro, e si alzano per rimanere un momento da soli, per guardarsi e sorridersi, la fidanzata di Federico li segue e vedendoli in quell'atteggiamento intimo si porta un dito sul mento in segno di dubbio: saranno froci?

Il film uccide così una delle cose più belle che ci aveva regalato l'amicizia tra due ragazzi, etero, che non ha niente di sessuale, che non nasconde alcuna omosessualità sotterranea, ribadendo una libertà di comportamento dei giovani uomini di oggi contro l'ideologia patriarcale (se baci un uomo e ti ci abbracci sotto sotto sei frocio) ripristinata nel finale.


3) L'omosessualità

Gli omosessuali del film sono dei froci acidi, invidiosi, stupidi, frivoli, disonesti, che si aiutano tra di loro facendo lobby, sessualmente ambigui, né uomini né donne, tutti effeminati,  incapaci di una relazione stabile.

Questa immagine però il film non la inventa, ma la raccoglie. La raccoglie  da quella sottocultura gay di tanto associazionismo italiano che crea, elabora, sostiene anche teoricamente un terzo sessismo spinto, né uomo né donna ma gay.

Sarebbe intellettualmente disonesto accusare  Matteo Vicino di  essersi inventato questo mondo omosessuale.
Perchè questo mondo omosessuale esiste.
Misogino, terzosessista, maschilista e dolorosamente omofobo.
Un mondo che non rappresenta tutte le persone omosessuali, ma che identifica certa militanza quelli che fanno i froci per professione.


Non si può accusare solamente Vicino di dare una immagine  parziale e stereotipata dell'omosessualità.
Si devono accusare tutti i gay che hanno accettato di partecipare a questo film (da Spyros, il vincitore gay dichiarato di Master Chef dello scorso anno che interpreta uno dei due stilisti froci all'amica che deve dare lezioni di omosessualità a Riccardo e Federico).

Non si può puntare solo il dito contro chi scrive questi film. Va puntato anche contro chi accetta di parteciparvi.


4) La misogina del film.

Non solo quella dei froci del film ma quella del film.

La ragazza di Riccardo, petulante e che comanda il ragazzo a bacchetta e che, quandro Riccardo la lascia si chiede come prima cosa chi le cucinerà e farà le pulizie di casa...

La raccomandata di ferro stupida e naif (cui fa da pendant il protégé dei due stilisti, sua controparte maschile).

La donna della commissione per il finanziamento interessata a sedurre il gay velato accettando di finanziare anche i gay se lui la invita a cena...

Anche la fidanzata di Federico, giornalista integerrima che arriva a dubitare dei due amici perchè li vede troppo vicini.

A suo modo Outing, pessimo, ignobile nei risultati e nella sua weltanschauung esprime i limiti antropologici di una Italia arretrata anche dal versante dell'omosessualità i cui froci (le lesbiche non esistono) quelli veri e concreti che militano sembrano usciti da film come il Vizietto vecchi di 30 anni.

Un film che riesce in un colpo solo  ripristinare le priorità:
I minori sono turbati dai froci. I froci non si sposano al limite provano a stare insieme
Solo uomini e donne si sposano.
Le reazioni basite dei genitori di Riccardo quando i giornalisti chiedono loro sull'omosessualità del figli o sono occasione di divertimento in barba a tutti i ragazzi  e le ragazze omosessuali cacciati di casa da genitori intolleranti. Un filmc he mette d'accordo tutti e tutte dal pd al Vaticano, dal pdl ai grillini, dai froci sinistri a quelli di sinistra. Ognuno al suo posto e guai a mischiarsi, froci con froci ed etero con etero, tranne nel finale assurdo e à la Ozpetetk dove allo stesso tavolo ci sono Riccardo e Federico con le rispettive fidanzate l'amica esperta in omosessualità e una suora che si fa il sengo della croce quando vede il gay velato non più velato baciarsi con Ugo.


In barba alle ragazze e ai ragazzi di oggi che non militano nelle associazioni, associazioni  distanti dalla società che vivono in un mondo fucsia lontano dalla realtà nella quale fanno dei raid camp stantii e imbarazzanti (basta vedere la proposta culturale per il trentennale della morte di Mario Mieli tutta incentrata sul queer) ma vivono nel mondo di ogni giorno  e che da sole e da soli affrontano l'omofobia, Outing i cui froci che vi partecipano criminalmente contribuiscono  a diffondere.

mercoledì 27 marzo 2013

La lista gay del liceo di Nuoro: l'omofobia dei commenti di stampa e di Arcigay

Non è la prima volta che succede purtroppo. 

Qualcuno che nota la differenza, magari pensando di insultare, comunque volendo discriminare, compila elenchi di ebrei.
La gravità del fatto naturalmente non sta nel rivelare l'identità di queste persone né di annoverare in questo elenco chi ebreo non è.
La gravità sta bel fatto di compilare elenchi discriminatori sfruttando l'antisemitismo e l'odio per le persone ebree.
E' successo nel 2008 e poi di nuovo nel 2011 ed era chiaro a tutti, stampa e associazioni ebraiche, la gravità del fatto e i motivi per cui questa blacklist era inaccettabile.

Il cdec (Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano nel 2010 aveva scritto:

In Italia l'antisemitismo cresce e si diffonde online, alimentandosi delle vicende legate al conflitto israelo-palestinese e della scarsa conoscenza che gli italiani hanno degli ebrei. E attraverso internet la propaganda e la diffusione di idee intolleranti diventa più facile". (fonte Repubblica)

La settimana scorsa su facebook su na pagina intitolata al liceo classico Giorgio Asproni di Nuoro sono comprarsi dei post anonimi nei quali ci si riferiva con nome e cognome ai e alle studenti del Liceo offendendole per l'orientamento sessuale, l'aspetto fisico o il carattere. La notizia viene data dalla stampa in termini diversi e si è fatto credere chei si trattasse di una blacklist con i nomi di persone omosessuali. Sospendendo momentaneamente la differenza tra il fatto vero e quello riportato dai mezzi di informazione e facendo finta che si sia trattato davvero di una blacklist ecco come la stampa ha riportato la notizia.

Su una pagina del social network nata per fare incontrare gli allievi del "Giorgio Asproni" sono comparse pesanti insinuazioni sui comportamenti sessuali di molti di loro
Pier Giorgio Pinna su Repubblica (si tratta del sommario del quale non è detto l'autore sia chi firma l'articolo)
Dunque per Repubblica dire di qualcuno che è gay significa fare  pesanti insinuazioni sui comportamenti sessuali.

Cioè si ti dico frocio di merda non ti sto insultando perchè in quanto frocio dico che sei di merda ma ti sto insultando proprio perchè ti do del frocio e tu, guarda un po', magari frocio manco lo sie...

Altro esempio.
Per gli omosessuali, nonostante la visibilità gay sia un valore irrinunciabile, dare pubblicità all'orientamento sessuale di qualcuno senza il suo consenso è una violenza intollerabile e senza giustificazione.

Va inoltre ricordata la gestione perfetta dell'episodio dal parte del preside dell'intero istituto, che ha reagito velocemente e in maniera compatta con una manifestazione di solidarietà agli studenti vittime dell'outing on-line. 
Purtroppo ad avere scritto queste frasi non è stato un giornalista ma Flavio Romani presidente di Arcigay Nazionale il quale non conosce bene nemmeno il significato di un termine come outing.

L'outing è sempre forzato perchè significa rivelare l'orientamento sessuale di un personaggio pubblico   che pubblicamente ha fatto affermazioni contro l'omosessualità. Rilevare il comportamento omo o bisessuale di un personaggio pubblico omofobo non serve a indicare una cosa sbagliata in sé ma a indicare l'incoerenza e la contraddizione di chi pubblicamente parla male dell'omosessualità e poi in privato ha comportamenti omosessuali (comportamenti il che non vuol dire necessariamente che quello sia il suo orientamento sessuale).

L'idea che Romano ha dell'outing è totalmente diversa: per romano l'outing si fa quando qualcuno dice di qualcun altro che è gay senza che questi ne abbia dato il consenso svuotando così di ogni significato politico l'outing, quello vero.

Per Romani l'omosessualità è di per sé qualcosa da nascondere o di ingombrante tanto da arrivare ad affermare che dare pubblicità del proprio orientamento sessuale senza il proprio consenso è una violenza.

Dimenticando di spiegare il motivo per cui ciò può esser vero. Quell'omofobia così diffusa che ci fa nascondere che amiamo persone dello stesso sesso perchè abbiamo paura che in base al nostro orientamento sessuale possiamo venire discriminati, derisi, picchiati, uccisi.
Ignorando i giovani e le giovani, col suo linguaggio sessista Romano parla solo di ragazzi, che coraggiosamente dichiarano il proprio orientamento sessuale già in giovane età.
Dove il coraggio non è nel rendere pubblico qualcosa di per sé negativo ma attirare l'attenzione delle persone omofobe rischiando così non solo di essere presi in giro ma anche di ricevere violenze fisiche e nei casi estremi essere uccisi. E' già successo. Non è una ipotesi frutto di un esercizio retorico.

Insomma Romano è così pavido  che vuole garantire l'anonimato dei froci (solo dei froci le lesbiche per lui non esistono) e invece di denunciare l'atto di discriminazione e intimidazione di questa black list si lamenta che questa lista sia violenta perchè sputtana i gay e infatti parla (male) di outing.


Che l'Italia abbia bisogno dell'estensione della legge Mancino anche per le discriminazioni legate all'orientamento sessuale (non solo alle omosessualità ma anche alla bisessualità e all'eterosessualità) è indubbio ma finchè ci saranno persone come Romano (o chi gli scrive i comunicati stampa) che hanno un'idea così cattolica dell'omosessualità come di una colpa da portare in silenzio e dire pubblicamente sono quando si è pronti, il Paese, la società non potranno certo cambiare.
Nè possiamo pretendere che sian le persone etero a tirarci fuori da una omofobia che vede i primi diffusori tra le più alte cariche di quelle associazioni che in realtà quell'omofobia dovrebbero cercare di cancellare.


E ora torniamo ai fatti quelli veri che si sono svolti su facebook.

Per sentire come si sono davvero svolti i fatti ascoltiamo il preside del Liceo e uno degli studenti ospiti di Uno Mattina


Oppure la lettera aperta che il preside ha pubblicato online sul sito del Liceo.

Certo il dubbio sula natura dell'insulto (ti insulto perchè ti do del frocio o perchè dico che sei uno sporco frocio) non è stato sciolto ma almeno il preside non ha negato che nel suo liceo ci siano studenti omofobi e omofobe.

I'ts a long way to Tipperary...

mercoledì 13 marzo 2013

Mario Mieli trent'anni dopo

Il 12 marzo del 1973 si toglieva la vita Mario Mieli, l'autore di un saggio a suo tempo molto importante, pubblicato da Einaudi, e ripubblicato da Feltrinelli,  che non deve però rischiare di sopravvivere alla sua epoca senza riletture critiche, del quale questo blog ha preso il titolo.



Nel trentennale della morte il Circolo Mario Mieli pubblica il libro Mario Mieli trent’anni dopo, per la curatela di Dario Accolla e Andrea Contieri, nel quale compaiono un testo teatrale inedito, le sue poesie inedite e le lettere di Mario indirizzate a Franco Buffoni, che nel suo blog Le parole e le cose parla di Mario, più una serie di saggi e e interventi.

Ecco l'indice del libro 
Andrea Maccarrone, Presidente Circolo Mario Mieli, Prefazione
Franco Buffoni, Mario Mieli trent’anni dopo
Mario Mieli, Lettere
Mario Mieli, Poesie
Milo De Angelis, Quella poetica creatura che era Mario Mieli
Mario Mieli, La mia Justine
Francesco Paolo Del Re, La performance totale di Maria M.
Corrado Levi, Che bello scrivere di Mario Mieli!
Francesco Gnerre, Ricordo di Mario Mieli
Dario Accolla, L’eredità di Mario Mieli e il senso della militanza oggi
Nota bio-bibliografica

Per info: cultura@mariomieli.org


Il libro sarà presentato

Domenica 24 Marzo 2013, 
alle ore 18
presso la Sede del Circolo,
via Efeso 2A


domenica 3 marzo 2013

Scritta omofoba al liceo Socrate e i diritti dei gay: il protagonismo delle associazioni a discapito delle istituzioni.



Froci, vi uccidiamo. Al rogo.

Questa l'ennesima scritta omofoba comparsa giovedì scorso avanti a un liceo romano, il classico Socrate, a Garbatella.

Su come il fatto è stato riportato dalla stampa e su come viene percepito dalle Istituzioni e della associazioni lgbt dobbiamo tutte e tutti riflettere perchè questo modo dimostra e denuncia lo scollamento tra le persone lgbt e la società.

Il protagonismo di alcune associazioni lgbt,  come il romano gay Center, che, diventando le prima agenzia a ricevere la denuncia, si sostituiscono alle forze di polizia o all'UNAAR o alla neo costituita lallolulli dimostrano come queste forme di violenza verbale e istigazione all'odio siano percepite non come un problema della società da risolvere collettivamente ma come un problema dei froci che i froci risolvono tra di loro.
Una brutta sorpresa, di fronte alla quale gli studenti hanno deciso di avvisare immediatamente la Gay Help Line, la linea verde di assistenza alle persone omosessuali vittime di omofobia (Messaggero)
Insulti e minacce pesanti subito cancellate dal personale scolastico dopo che l'episodio era stato denunciato al numero telefonico del centro per i diritti degli omosessuali.(Repubblica)

Un falso ideologico. La gay Help Line non è un centro di diritti né una linea di assistenza alle vittime di omofobia.
Anche se nel sito della gay help line il servizio viene così proditoriamente riportato.
Gay Help Line è il contact center antiomofobia e antitransfobia per persone gay, lesbiche e trans del Comune di Roma con la Regione Lazio e la Provincia di Roma.
In realtà quello che si vuole dire è che questa iniziativa di cittadini privati è finanziata coi soldi del Comune della Provincia e della Rregione ma è e rimane un organismo privato sul quale Comune Provincia e Regione non hanno alcun potere decisionale se non quello di togliere il finanziamento.
Subito dopo possiamo leggere l'elenco con le vere funzioni di questa linea telefonica.
  • call center gratuito
  • consulenza psicologica gratuita
  • consulenza legale gratuita
  • consulenza medica gratuita
  • informazioni via web, sms o chat
  • confronto e sostegno online, via chat
  • confronto con gruppi di aggregazione per gay, lesbiche e trans
Una linea di consulenza. E basta.

Invece l'UNAR e l'OSCAD sono organi statali che vigilano e intervengono contro i casi rispettivamente delle discriminazioni razziali e delle discriminazioni in genere (dunqeu anche di quelle basate sull'orientamento sessuale) 

Perchè la gay help line si propone per quello che non è?

Perchè tra le informazioni date non vengono nemmeno menzionati questi due organi statali?

Perchè i quotidiani si attestano sullo stesso livello e non menzionano né ricordano questi due organismi pubblici?

Perchè se io vessato o discriminato in quanto gay per denunciare invece di rivolgermi all'OSCAD mi devo rivolgere alla Gay Help Line?

Perchè giornali non ricordano tutte le opzioni cittadini e cittadine hanno a disposizione?

oscad@dcpc.interno.it- fax: 06 46542406e 0646542407

Unar numero verde 800 90 10 10

Queste gay help line hanno una importanza fondamentale, quella di informare di costituirsi come cuscinetto tra i cittadini le cittadine e le istituzioni ma non possono, non devono sostituirsi loro.

Capisco che senza i fondi pubblici la gay help line non esisterebbe ma non si possono cannibalizzare tutti i casi di omofobia e annetterli a un millantato e inesistente presunto primato di tutela che scavalca quello serio e concreto di Oscad e Unar o anche semplicemente quello di polzia e carabinieri.

Il ragazzo di Padova ha denunciato i genitori che lo vessavano dopo aver fatto coming out ai carabinieri non all'Arcigay e infatti nessuno ne ha parlato...

Se le forze dell'ordine fossero indifferenti a questo tipo di aggressioni verbali (o fisiche) le associazioni lgbt avrebbero un compito impari e fondamentale.
Continuare però a a voler essere tutti costi l'unico tramite tra persone lgb e istituzioni la dice lunga sull'incapacità delle associazioni lgb di ridisegnare le proprie competenze e la propria mission.

Nonostante manchi una legge contro i crimini di odio per le persone omosessuali, le forze dell'ordine sono oggi molto più sensibili e sollecite di una volta, grazie a un sentire delle istituzioni sollecitato e sensibilizzato dallo stesso associazionismo lgbt che ha portato a monitorare gli episodi di omofobia prima all'Unar e poi all'istituzione di un osservatorio contro ogni forma di discriminazione.

Ogni forma di discriminazione non solo quelle lgb.
Non per un ecumenismo che diluisca il portato specifico delle discriminazioni omofobiche ma perchè la discriminazione non dà diritto a diritti ad hoc ma togli egli stessi diritti.

Invece tutti e tutte parlano ormai di diritti dei gay che, oltre a essere una espressione disgustosamente sessista (e le lesbiche?!?!) è anche un obbrobrio giuridico.





I gay  e le lesbiche non sono infatti, per esmepio,  su una sedia a rotelle e protestano per il mancato abbattimento delle barriere architettoniche che è un loro diritto specifico puntualmente negato.

Gay e lesbiche sono persone come le altre discriminate in base al loro orientamento sessuale. Non abbisognano dunque di diritto ad hoc ma che vengono restituiti loro i diritti umani e civili  di cui godono tutti gli altri uomini e tutte le altre donne.

D'altronde non mi sembra che si parli di diritti degli ebrei, di diritti dei cattolici, di diritti degli atei.

Se anche Marrazzo che, pure, entra nelle scuole a insegnare la tolleranza  ragiona in questi termini mi chiedo cosa possa mai insegnare agli e alle studenti...

«Il Socrate - aggiunge Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay center - è da tempo una scuola aperta al tema dei diritti degli omosessuali, grazie al supporto dei dirigenti e dei docenti. Evidentemente c'è qualcuno o qualche gruppo organizzato che non apprezza il lavoro che stiamo portando avanti e che cerca di intimidire gli studenti e i docenti, a cui va la nostra solidarietà. Azioni di questo tipo meritano la condanna di tutti e vanno contrastate. Chiediamo al Comune di rimuovere le scritte e alle forze dell'ordine di individuare i responsabili». (Corsera)


Questo pensare male e parlare male è pericoloso e mette i bastoni tra le ruote al progresso civile, in un modo che m'offende.

Prosegue Marrazzo sul messaggero:
«Ci ha avvisati, poco dopo le 8, un ragazzo, uno studente, eterosessuale, che si è sentito offeso da quelle frasi e ha voluto tutelare i compagni. Siamo di fronte ad una scuola di eccellenza dal punto di vista della lotta all’omofobia, dove abbiamo anche ragazzi giovani e giovanissimi che hanno potuto fare coming out – commenta Marrazzo – Il Socrate è molto accogliente per le persone Glbt, sicuramente un esempio da seguire».
Certo finché il resto della società non diventerà altrettanto accogliente avremo delle oasi di apparenti, come quelle del WWF che non si curano dell'inquinamento che c'è tutt'intorno...

Se Marrazzo è contento noi non possiamo dirci altrettanto.

giovedì 28 febbraio 2013

Le parole per dirlo: come la stampa riporta la notizia di un ragazzo che, insultato dai suoi stessi genitori perchè è gay, arriva a denuniciarli per le continue vessazioni subite.


20 anni, disoccupato (dunque ha deciso di non proseguire gli studi...). Fa coming out  in famiglia e i genitori glielo rinfacciano ogni giorno: sei gay non combinerai nulla di buono nella vita.
Un mantra. orribile.
Finché il ragazzo si stufa e li va a denunciare.

Il reato ipotizzato ? Ingiurie.
Perchè quello di crimini d'odio per l'orientamento sessuale in Italia non c'è e non ci sarà nemmeno con questa legislatura.

E' successo a Padova. Lo riporta Il gazzettino di quella città.

La notizia viene ripresa dai quotidiani e dalla rete. Ognuno ci mette del suo. Aggiunge pezzi di informazione, commenti.  
Tutti in difesa del ragazzo, e questo non è da dare per scontato in un paese come il nostro.

Però i commenti tradiscono una ideologia che è dura a morire. Una immagine dell'omosessualità come condizione invalidante, ben al di là della finte primaria (l'articolo del gazzettino) e nessuno ne esce bene.

Non il Gazzettino che non spiega perchè il reato sia quello di ingiurie.

Lo fa il secolo XIX che spiega
(...) ha denunciato ai carabinieri padre e madre, per «offesa all’onore e al decoro della persona». Già, perché la legge sull’omofobia - insieme a molte altre tutele minime per i gay - non è mai passata. Discussioni tante. Dichiarazioni d’intento all’infinito. Poi, però, nulla di concreto. Almeno nella legislatura appena conclusa. E l’unico reato che era possibile ipotizzare dai magistrati padovani era appunto l’offesa all’onore e al decoro della persona.
Stavolta nessuna associazione lgbt coinvolta o che lascia dichiarazioni nell'articolo. Solamente un cittadino italiano, maggiorenne anche se molto giovane che va dalle forze dell'ordine che lo ascoltano  e lo aiutano.
Chi ha raccolto la denuncia è riuscito a tranquillizzare il ragazzo, ha cercato di allentare la tensione, ha provato a fargli capire che non si tratta di un ostacolo alla propria vita. Sono ben altre le difficoltà che ogni uomo deve affrontare. Basterà tutto questo a rendere sereno e fiducioso del futuro, chi proprio in casa non ha ciò che chiede, ovvero la comprensione?
scrive Cesare Arcolini sul gazzettino.

Arcolini spende splendide parole a favore e in difesa di questo ragazzo 
Lasciare perdere e subire ogni forma di offesa personale, o ribellarsi a coloro che ti hanno messo al mondo, ma che adesso non accettano che tu sia "diverso" da loro (...) [e] sedersi su una sedia di un ufficio e raccontare la propria drammatica situazione di omosessuale denigrato e ripudiato da mamma e papà [?].
Patrizia Albanese sempre sul secolo XIX per dire che il ragazzo ha detto ai suoi che è gay usa delle parole bellissime:

Raccontando a mamma e papà le sue sensazioni e i suoi sentimenti, che non lo portano verso l’altro sesso ma verso il suo.
Sensazioni e sentimenti.

Non preferenze sessuali come invece dice Arcolini. O inclinazioni sessuali come scrive l'Ansa (tramite il Corriere del Veneto) che, in quanto a omofobia, non batte nessuno.


Però non tutto funziona in questa solidarietà per il frocio.

Perchè in tutti gli articoli anche quelli illuminati del Gazettino e del Secolo XIX così come nei post su internet  essere omosessuali costituisce un problema di per sé non solamente per il ludibrio e lo stigma con cui viene accettata dalla società.
Un figlio (...) che s’è trovato a fronteggiare due problemi enormi nello stesso istante: la disoccupazione in età non proprio giovanissima e il suo essere omosessuale. secolo XIX
Dunque essere omosessuali è un problema enorme. Perchè?
(...) un figlio, che ha avuto solo il coraggio di rendere partecipe la famiglia delle proprie preferenze sessuali. Il Gazzettino.
Coraggio di che?
Un ragazzo decide di prendere coraggio e fare coming out con i propri genitori. Un passaggio importante per confessare alla madre e al padre di essere omosessuale.  (Alberto Graziola su Queerblog)
Confessare. Non dire, dichiarare, far sapere... Confessare. Di solito si confessano cose negative o debolezze non si confessano cose positive o né positive né negative...
Non si confessa di avere gli occhi marroni.
Ma per Graziola confessare di essere froci è cosa talmente imbarazzante  e privata che si riferisce al ragazzo dicendo del quale è giustamente sconosciuta l’identità. Giustamente perchè? perchè è frocio o perchè è così cattivo da avere denunciato i genitori?

Sfugge evidentemente a Graziola il portato politico di rendere pubblico il proprio Coming out. Se tutti i gay e tutte le lesbiche fossero visibili la gente verrebbe educata all'omofilia.
In un’età, i vent’anni, già di per sé abbastanza complicata, non deve essere stata una passeggiata per questo ragazzo confessare a mamma e papà di amare un uomo. E ancora più difficile, a vent’anni, deve essere stato sopportare le accuse, sentirsi ‘diverso’ agli occhi di chi ti ha messo al mondo, mentre ci si dovrebbe sentire solo amati, qualunque cosa accada. (Anna Martellato su La Stampa).
non deve essere stata una passeggiata per questo ragazzo confessare a mamma e papà di amare un uomo.
Perchè sono omofobi o perchè di per sé dire di essere gay non è una cosa leggera, felice, bella?

Per inciso. I vent'anni del ragazzo - specifica sciaguratamente quello sciagura- diventano nel sommario dell'articolo de La Stampa 25...

D'altronde a 20 o 25 anni non si è più ragazzini, come questo giovane viene invece considerato.
Ecco che un giovane, che già si trova in un'età difficile, in cui vorresti spaccare il mondo, ma hai ancora parecchie cose da imparare e una corazza di autostima da formare, entra nel tunnel della disperazione. (sempre Attolini sul Gazzettino).
Un'ultima considerazione. C'è una nota che getta su tutti questi articoli una luce sinistra il fatto che tutti si peritano a spiegare (seguendo l'articolo del Gazzettino che è la fonte comune) che i genitori del ragazzo 
non sono due sprovveduti, non vivono ai margini della società. Sono italiani, hanno un lavoro di spessore e conducono una vita agiata.  (Gazzettino)
Il genitori del ragazzo infatti non vivono ai margini della società: sono due persone conosciute, conducono una vita agiata e hanno un’attività professionale importante.  (La Stampa)
Si cerca di far passare l'omofobia come una cosa da ignoranti, da emarginati, da analfabeti.
Dimenticando invece che parlamentari, presidenti di partiti (PD) prelati ed (ex) Pontefice, molti e molte persone cattoliche e non cattoliche, di destra come di sinistra, sono tutti e tutte persone omofobe.

Inutile dire che Grazioli su Queer Blog non noti la cosa. Lui si limita a riportare la notizia come può.

E che sia un giornale, il secolo XIX a parlare di omosessualità in termini positivi e non un sito pro omosessualità la dice lunga sullo stato di insipienza di un paese dove anche chi è gay o gayfriendly cova nel proprio modo di vedere e riportare le notizie la più venefica delle omofobie.

E a ricordare la necessità della legge contro l'omofobia è sempre lei Patrizia Albanese la quale, nonostante essere omosessuali sia un problema enorme da affrontare, o, chissà, forse proprio in virtù di questo, riporta le parole di Alessandro Zan, attivista lgbt, assessore all’ambiente, al lavoro e alla cooperazione internazionale del Comune di Padova eletto deputato in Sel,  che dice

«È un bene che tanti ragazzi si dichiarino in famiglia. È un segno dei tempi che cambiano. Anche se a fronte di molti che vengono accettati, un’altra parte consistente viene ancora maltrattata, ricattata e mobbizzata dalla famiglia. Ecco perché le leggi sono importanti, per accelerare il cambiamento di cultura in questo Paese. Per introdurre la legge sull’omofobia - prosegue il neo onorevole Zan - basterebbe aggiungere una parola nella legge Mancino». Ma proprio come il riconoscimento delle unioni di fatto, è ancora in stand by. (il neretto è nel testo)
Ecco le parole di un vero attivista lgbt che però non fa il gaista di professione ma fa politica, a tutto campo.

Intanto teniamo d'occhio questo ragazzo. Una vittima dell'omofobia, anche dell'associazionismo lgbt che non lo sta aiutando.



venerdì 22 febbraio 2013

Il mio endorsement per Imma Battaglia alle regionali 2013


Chi legge questo blog sa che non ho risparmiato critiche a Imma quando credevo stesse sbagliando nelle dichiarazioni o nelle posizioni prese.
Così come ho riconosciuto le volte, e non sono poche, in cui trovavo che avesse ragione da vendere.

Per questo trovo del tutto naturale votarla alle regionali nella lista civica per Zingaretti.

Trovo questo il voto più naturale e necessario da dare.

Mi fido di Imma ciecamente e se mai il nostro singolo voto ha un qualche valore questa è la volta di dimostrarlo dandolo a chi è giunta alla politica come conseguenza di un impegno quotidiano nelle lotte lgbt e non solo.

Basta leggere il suo programma.

Per cui se volete spendere il vostro voto in maniera seria e intelligente votate Imma.

Imma Battaglia chi altri? 

Per un voto consapevole.

Votate. Non chi vi pare. Date un voto utile. Un voto di sinistra. Un voto che a sinistra non discrimini nessuna e nessuno.


Allora, ancora dubbi su chi votare?

Fratelli d'Italia, il voto col culo, le scuse di Meloni e il maschilismo di tutte e tutti.

Tutto comincia con questo video.



Sconvolgente no?

Nel più trito maschilismo si associa l'omosessualità al coito anale secondo uno dei luoghi comuni più duri a morire quello che vuole che il culo lo usino solamente i froci.

Perchè la stimolazione anale piace solamente ai gay.

Perchè non ci sono uomini etero alla quale piace.

Perchè non ci sono uomini etero che la praticano su loro stessi o con le donne.

Perchè le donne non la praticano. A loro non piace. Piace solamente i gay.

Si scandalizzano tutte e tutti.

Lasciano un po' tutte e tutti dichiarazioni contro il video.

Qualcuno sottolinea il maschilismo del collegamento culo --> gay? NO.

Meloni chiede scusa a nome del partito, e dice che

Il tema dei diritti per gli omosessuali è delicato, anche a causa delle inaccettabili discriminazioni perpetrate a loro danno nei secoli. Ribadiamo la nostra ferma condanna dunque per ogni specie di omofobia”
Diritti per gli omosessuali (le donne non contano, ma da un partito che si chiama fratelli d'Italia che ti aspetti?).
Meloni pensa che i diritti che mancano alle persone omosessuali, uomini E donne, siano diritti per loro, solo per loro, come il culo che usano solamente i gay. Un modo di pensare discriminatorio.
I diritti sono sempre gli stessi quegli degli uomini e delle donne che possono sposarsi tra loro mentre a due uomini e a due donne non è consentito.

C'è qualcuno che glielo spiega a Meloni? NO.



Ognuno dà per scontato che l'allusione al culo riguardi sempre e solamente i maschi omosessuali.
Vendola vuole organizzare dei corsi di recupero per gli intolleranti del tempo nostroSandro Ruotolo, candidato di Rivoluzione Civile parla di violenza omofoba ma almeno non parla di diritti per gay ma diritti per tutti al maschile ma si sa noi italiani il sessismo lo abbiamo nel dna. Paolo Ferrero di rdc commenta che L’ironia è una cosa, strizzare l’occhiolino all’omofobia, con un linguaggio volgare e di cattivo gusto, è invece un’altra cosa.
Alessandro Zan, esponente di Sel e assessore comunale a Padova parla di becero siparietto omofobo 
Piero Ruzzante, Giulia Narduolo e Paolo Tognon del Pd di Padova parlano di stupidità, cattivo gusto e omofobia.

Nessuno di questi signori e di queste signore si rende conto che pensare ai froci quando si menziona il culo è un pensiero omofobo perchè collega un orientamento sessuale a una stimolazione sessuale che non è di loro esclusivo appannaggio. Non tutti i froci usano l'ano anale non tutte le persone  che lo usano sono omosessuali.

Se Vendola parla giustamente di corsi di recupero anche lui deve parteciparci come tutti quelli e quelle che hanno dato per scontato l'equazione senza metterla in discussione.

Intendiamoci è chiara che l'intenzione dei due autori del video era quella di riferirsi agli omosessuali va bene accusarli di omofobia ma si dovrebbe ricordare anche la base maschilista e omofoba di questo accostamento che invece per tutti è naturale che ricordi si riferisca venga ascritto all'omosesualità (maschile).

Purtroppo nemmeno le associazioni lgbt notano il maschilistico accostamento

L’Arcigay di Padova parla di uno squallido tentativo di propaganda elettorale omofoba. (...) Un filmato che si fa beffa e irride l’amore di milioni di coppie omosessuali, strumentalizzando un tema serio come il riconoscimento dei diritti dei cittadini a scopo elettorale e banalizzando con triviali allusioni sessuali.

Fabrizio Marrazzo parla di omofobia elettorale che presenta l'omofobia non come una ideologia ma come una malattia (sic!).

(Prendo le dichiarazioni citate dall'articolo del Fatto quotidiano).

Non notare, non criticare queste implicazioni del e nel linguaggio, fa capire quanto la nostra soglia critica si sia appiattita verso un conformismo lessicale e ideologico spaventoso.

Un maschilismo patriarcale e una omofobia che abbiamo tutte e tutti interiorizzato. Beh quasi tutti.

Per liberare il culo dall'onta dell'omosessualità e restituirlo a tutte le persone qualunque sia il sesso o l'orientamento sessuale e tutti consiglio la lettura di un testo importante, anche alquanto vecchiotto, come a dire che l'argomento è già stato affrontato e risolto da molto tempo.
Sto parlando de
  • Il piacere negato. Fisiologia del rapporto anale di Jack Morin
    pubblicato nel 1994 da Editori Riuniti e ormai fuori catalogo.
Libro che ci spiega come l'ano possa (ma non debba) essere una zona erogena piacevole da stimolare per tutte e tutti.

Ma vallo a far capire a un popolo maschilista come quello italiano...

Quindi mi perdonerete se rispondo ai due maschilisti con le loro stesse argomentazioni...


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