giovedì 27 dicembre 2012

La mistificazione dei saperi. Sull'incauto documentario Ragazzi di vita. Voglia di battuage di Susanna D'Aliesio e Maria Tridico.

Il reportage si intitola  Ragazzi di vita. Voglia di battuage, pubblicato su Fainotizia, a cura di Susanna D’Aliesio e Maria Tridico.




Lo vedo e ne rimango sconcertato.

Non solo per i toni e la retorica con cui si affronta l'argomento  ma per il falso ideologico con cui sin dal titolo si accomuna il rimorchio tra ragazzi alla prostituzione. 


Il documentario si apre definendo il battuage come attività sessuale promiscua esercitata all'aperto. 


Intervista dunque Marco, che, dice la speaker,  ha cominciato la sua voglia di battuage proprio a montecaprino.

L'intervista a Marco è alternata all'intervista a Sergio Rovasio che parla di prostituzione maschile e, alla fine, anche femminile.


Un accostamento proditorio.
La prostituzione infatti media il rapporto sessuale col denaro.
Il battuage no.

Perchè pagare se basta cercare qualcuno che ci sta?

L'accostamento è proditorio perchè la speaker del documentario non parla mai di prostituzione ma sempre e solo di battuage.
Sono gli intervistati a parlare di prostituzione.

Prima Sergio Rovasio, e poi,  dopo aver parlato dei rimorchi a Montecaprino, di punto in bianco, anche Marco, che ci spiega i motivi che portano i ragazzi a prostituirsi.


Come ha ben spiegato Mario Mieli nel suo libro, di cui questo blog si onora di  riprendere il titolo,
In questo libro io userò sempre il termine battere nel senso gay di andare a cercare (o darsi da fare per trovare, o mettersi «in mostra» aspettando) qualcuno con cui fare all’amore.
Se nel lin­guaggio dei prostituti e delle prostitute battere significa cercate clienti, per noi omosessuali invece battere non vuol dire prostituirsi, bensì, semplicemente, cercare altre persone «che ci stiano» (...).  (Mario Mieli Elementi di critica omosessuale, Einaudi, Torino 1977, nota 1 di pagina 6)
Secondo il resoconto fatto da questo documentario sembra invece che i rapporti occasionali tra ragazzi siano mediati dal denaro.


Vediamone più in dettaglio la retorica di rappresentazione.


Il lessico


Il documentario si apre con queste parole
Una delle tendenze trasgressive passava proprio da qui. Dalla zona storica di roma a due passi dal Colosseo*.
Da molti anni ormai è sulla bocca di tutti ma in pochi ne parlano volentieri. Su internet e nell'ambiente gay la cosa è molto più chiara. A Montecaprino si praticava il battuage. L'attività sessuale promiscua esercitata all'aperto. Il sesso on the road non è certo una pratica riservata a pochi eletti e i luoghi non sono sconosciuti né ai romani né tanto meno ai turisti. Il battuage infatti non si pratica solo nei parcheggi ma anche in zone centralissime come piazza della Repubblica, Eur, villa Borghese, valle Giulia oltre, come nel nostro caso, nel cuore di Roma. Cosa succedeva realmente in questa zona centrale? Ce be parla marco 27enne pugliese che ha iniziato proprio da montecaprino la sua voglia di battuage.
I corsivi naturalmente sono miei.

Il linguaggio con cui la speaker ci informa è ricco di aggettivi che esprimono  giudizi senza lasciar trasparire che si tratta di giudizi espressi da chi descrive.
Ci sono anche molti modi di dire allusivi a qualcosa di proibito, di segreto, di nascosto, di cui non si parla volentieri, qualcosa dunque di cui non andare fieri.

Il registro narrativo è ridondante e usa la negazione per affermare il contrario:

è sulla bocca di tutti ma nessuno ne parla volentieri;

non è una pratica riservata a pochi eletti e i luoghi non sono sconosciuti,

non si pratica solo nei parcheggi ma anche in zone centralissime come piazza della Repubblica, Eur, villa Borghese, valle Giulia oltre, come nel nostro caso, nel cuore di Roma.

Qui c'è una contraddizione duplice.  Si pratica in zone centralissime o nel cuore di roma, cioè due modi diversi di esprimere lo stesso concetto...

..però l'eur non è certo zona centrale sorgendo a sud della città proprio subito prima del tratto della Colombo che porta al mare...

Come sinonimo di battuage viene usato "sesso on the road" sesso sulla strada.

Adesso sembra proprio difficile pensare che in tutti questi posti il sesso si consumi in loco.

In molti dei posti citati (Eur, Valle Giulia, Villa Borghese, i parcheggi) se non hai la macchina non puoi frequentarli perchè quei luoghi sono accessibili con l'automobile.
Il sesso viene consumato in macchina  o altrove.

Montecaprino invece, quello sì, data la sua natura di giardino con molti anfratti dove potersi appartare, è una zona dove consumi in loco, ma non on the road, visto che non stai sulla strada, ma in the park, anzi, in the bushes...

Il Battuage, che è un luogo dive si rimorchia, cioè dove si cerca qualcuno con cui fare l'amore, diventa nel documentario una pratica sessuale.
C'è chi lo fa orale, chi anale, chi s/m o bondage e chi battuage.

Insomma invece di descrivere la sana voglia de scopà dei maschietti qualunque sia il loro orientamento sessuale il battuage è svilito e qausi relegato tra le parafilie...


La retorica dell'intervista.

Marco - che per la speaker non ha voglia di sesso ma voglia di battuage -  viene presentato come ex habituè (con l'accento grave e non con l'accento acuto come andrebbe...) di montecaprino e viene intervistato di spalle e con la voce alterata, per proteggerne la privacy.

Si presenta Marco  come sia il testimone di qualcosa di illegale o che la società considera talmente negativa da non poterci mettere la faccia...

Il battere in senso gay non è illegale a differenza della prostituzione.
Semmai è illegale fare sesso on the road.

Ma questo riguarda anche il sesso tra uomini e donne, sia le coppie che si sono rimorchiate e fanno sesso in macchina (una volta c'era anche il romanticissimo Gianicolo, poi le luci stradali hanno illuminato a giorno le zone dove prima le macchine parcheggiavano indisturbate nel semibuio) sia tra clienti  e prostitute....

Il sesso on the road è più il sesso degli uomini che vanno con le prostitute che quello degli uomini che cercano altri uomini con cui fare l'amore senza la mediazione del denaro.

La competenza degli intervistati.

Marco ha 27 anni. Montecaprino è stato chiuso nel 1998, dunque quando lui frequentava monte aveva 13 anni...

Qualcosa non torna.

Alla fine del documentario in uno dei cartelli si dice che

 








I cancelli a Montecaprino sono comparsi  nel 1998, quando tutte le associazioni romane protestarono con l'allora sindaco della città Rutelli, ma è  vero che, nonostante i cancelli, si è continuato a cercare qualcuno con cui fare l'amore a monte per diverso tempo.

Certo dalla chiusura dei cancelli l'attività di rimorchio è sensibilmente cambiata, anche perchè non si poteva più accedere ai luoghi più appartati dove fare sesso senza essere visti.

Insomma come frequentatore di battauge (e non come praticante come si dice nel documentario)  Marco è un testimone tardo.

Ma questo il documentario non ce lo spiega.

Cosa racconta Marco?
Che si passeggia nel parco, ci si scambia degli sguardi con chi si incontra sperando di piacere a chi ci guarda. Qualcuno parla, qualcuno ti tocca.

Dettagli essenziali per capire le dinamiche del cercarsi per fare l'amore?

O si danno in pasto al grande pubblico dettagli secondari tanto per alimentare il gusto del gossip, del dettaglio trasgressivo e piccante?


In ogni caso quella di Marco ha valore come testimonianza di chi cerca qualcuno con cui fare l'amore. E come ogni testimonazia è soggettiva e vale solo per lui..

Infatti quando Marco ci racconta dei parchi in cui è stato si riferisce ai giardini dell'eur prospicienti il bar Palombini come parco palombini che non esiste, essendo quei giardini parte dell'arredo urbano del quartiere mussolininano...

Un documentario serio e scientificamente fondato non può farlo esprimere, al di là della sua propria esperienza sul battuage, sui motivi che inducono i ragazzi a prostituirsi, come gli fa durante l'intervista.

Sarebbe come accreditare come esperti di prostituzione i clienti delle prostitute, e non invece chi studia l'argomento con degli strumenti sociologici, antropologici, e ha esperienza sul campo come operatore sociale.
Sergio Rovasio invece come presidente dell'associazione radicale lgbt Certi Diritti ha tutt'altra autorevolezza.

Quando Marco smette di parlare di chi cerca qualcuno che ci sta e  senza soluzione di continuità, ci spiega improvvisamente che c'è chi si prostituisce per necessità, chi lo fa perchè si eccita a sentirsi pagato,   ci dà delle ragioni sulla prostituzione maschile (omosessuale) che non sono quelle cui ci hanno abituato gli studi di settore**.

Quel che Marco e il documentario si guardano bene dal dire è che, qualunque sia la provenienza geografica, i prostituti  sono quasi smepre ragazzi etero o bisessuali che si prostituiscono per la facilità con cui si fanno soldi, coi quali poi magari portano a cena la pischella.

Perchè lavorare un giorno intero per guadagnare 50 euro quando puoi guadagnarne anche 100 in mezzora?

Il documentario non parla nemmeno dei clienti dei prostituti che non sono certo i gay, che non hanno bisogno di pagare, visto che ci sono tanti ragazzi che ci stanno,  ma persone etero o bisessuali anche loro, magari sposate o con figli, che non vogliono vivere in maniera approfondita o dichiarata o continuativa questo aspetto della loro personalità ,limitandosi al sesso occasionale senza passare per la fase di rimorchio bypassandola con il denaro.

C'è anche un altro vizio ideologico in questo documentario.

Se si parla davvero di prostituzione maschile allora bisogna parlare anche  dei ragazzi che si prostituiscono con le donne.

Ma di questo il documentario non fa nemmeno un cenno.

Nella sua intervista Sergio Rovasio dice giustamente che viviamo in una società sessuofoba.

Purtroppo i toni usati in questo documentario, nel quale ha la sventura di apparire, sono squisitamente sessuofobi.


Marco rispondendo a una domanda (che non sentiamo) ammette che chi si rimorchia nei luoghi di battuage si sfrutta reciprocamente.

Due adulti consenzienti in che modo si sfruttano a vicenda?


Si sfrutta un terreno senza sostenerlo con adeguate concimazioni,
si sfrutta il lavoro altrui senza remunerarlo adeguatamente,
si mette a profitto un'occasione,
si approfitta di qualcuno.
In ogni caso è un percorso a senso unico.
La reciprocità fa finire lo sfruttamento e dà adito al reciproco vantaggio.

Ma è chiaro il tono e i linguaggio di questo documentario.

Marco insiste.

Potrei sentirmi, tra virgolette, un po' usato, dice, come oggetto sessuale ma è pur vero che io sto facendo esattamente la stessa cosa nei confronti dell'altra persona e in quel momento mi va anche bene, cioè mi fa piacere.  E conclude Perchè l'uomo è un po'... porco.

Dunque cercare qualcuno con cui fare l'amore (una bellissima definizione priva di giudizio alcuno) diventa uno sfruttamento perchè gli uomini sono porci.

Quando Sergio Rovasio spiega l'errore di avere chiuso Montecaprino cioè di avere chiuso un luogo di incontro, per il rimorchio sessuale e non la prostituzione, marginalizzando così le persone in cerca di qualcuno con cui fare l'amore, costrette a rimorchiarsi in luoghi più isolati e dunque pericolosi***  vengono mostrare le immagini, riprese da lontano, dunque spiate, di prostituzione  non di rimorchio.

Purtroppo alcune dichiarazioni di Sergio, che conosco ed è persona intelligente e precisa, sono davvero discutibili e imbarazzanti.


Sergio dice che i ragazzi che si prostituiscono non si fanno controlli sanitari perchè sono vivono nella clandestinità e quindi diventano strumento della diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili, scaricando così il cliente di ogni responsabilità.

A questa sua dichiarazione il documentario giustappone quella di Marco che parla di piattole e parassiti, che si è preso due volte, che non riguardano certo la prostituzione ma la promiscuità.


Oppure quando Sergio dice che riuscire a regolamentare questo fenomeno (non dice la parola ma sta parlando di prostituzione maschile) fa parte dei diritti civili.

Non lo sapevo.

Quando io scendo in piazza per denunciare che, in quanto persona omosessuale, non mi sono riconosciuti gli stessi diritti degli altri cittadini e cittadine italiane io sto chiedendo anche il diritto di andare  a mignotti!!!

E io che pensavo di chiedere l'estensione del matrimonio anche tra persone dello stesso sesso o una legge che non permetta a nessuno, nemmeno a un documentario come questo, di discriminare le persone in base al loro orientamento sessuale...



Poi all'improvviso il documentario ha uno smarcamento semantico e non si parla più di prostituzione maschile ma di prostituzione tout-court e Sergio Rovasio da Radicale sostiene una proposta di legge per la legalizzazione della prostituzione, dicendo che così si permetterebbe alle donne che vogliono prostituirtisi di farlo (scusate ma non riesco a tacere il brivido per la schiena che ho provato quando gliel'ho sentito dire...).

Il documentario si chiude con una serie di dati, senza fornire le fonti,  quindi inutilizzabili.
Prima si parte con un'affermazione generale.



Dunque si ammette che si tratta di un problema...


Poi vengono forniti (senza riportare la fonte) alcuni numeri



Numeriche non annoverano la prostituzione maschile perchè, dice un altro cartello,


Prostituti maschi.
Perchè ci sono anche prostituti femmine?

Infine si ribadisce che a Montecaprino ci si rimorchia ancora




Portano avanti sino alla fine il parallelo tra rimorchio tra ragazzi non mediato dai soldi e prostituzione maschile.

Adesso mi chiedo e chiedo prima di tutto alle due autrici, che non conosco, poi a Sergio che conosco: cui prodest?

Spacciare per diritti civili il diritto alla prostituzione, oggi, in un paese arretrato come l'talia, in un reportage in cui si parla di omosessualità; accomunare il battere in senso gay, cioè come lo ha splendidamente definito Mario Mieli, cercare qualcuno con cui fare l'amore, cioè un rimorchiarsi senza denaro, alla prostituzione che, per definizione, è mediata dal denaro; concludere il documentario con i dati sulla prostituzione femminile che riguarda nel 94.5 % le donne biologiche che con i maschi, gay o meno, prostituti o meno, non c'entra nulla, quale causa serve? 

Chi aiuta?

La proposta di legge dei radicali sulla legalizzazione della prostituzione?

Di quale utilità è equiparare il rimorchio tra ragazzi alla prostituzione  perchè si sa che il maschio è porco?

Mai visto un reportage giornalistico così approssimativo, incauto e pieno di pregiudizi, così disinformativo e sessuofobico, vagamente razzista (quei ragazzi dell'est coi quali Marco non va anche se gli piacciono...) e omofobico (battere in senso gay=prostituzione) nonché trans fobico (si annoverano le donne trans tra le prostitute senza spiegare le ragioni sociologiche di natura completamente diversa del loro prostituirsi).
 

*In realtà montecaprino è a due passi da piazza Venezia, dai fori imperiali, dal circo massimo (altro storico luogo di batuage, quando c'erano ancora i cespugli, negli anni 80) Il Colosseo dista in realtà circa un chilometro...

**
Guido Signorino, Pietro Saitta e Mario Centorrino (a cura di), Sex Industry. Profili economici e sociali della prostituzione Think Thanks, Napoli 2009

Enrico Vignoli, Contributo ad una indagine sulla prostituzione maschile: 4, Circolo culturale Benedetto Croce, Savona 1973.


***
la speaker quando parla di Valle Giulia o dei parcheggi si guarda bene dal dire che sono luoghi pericolosi dove spesso uomini e ragazzi che sono lì per rimorchiare vengono picchiati, derubati o, purtroppo, anche uccisi. 

mercoledì 26 dicembre 2012

La naivetè delle società. Sulle reazioni alle parole deliranti di don Piero Corsi, parroco di San Terenzo, Lerici

Don Paolo Corsi
E così basta che un prete esprima quello che in fondo è il pensiero della chiesa, quello che il papa che calza prada ha così ben spiegato nei giorni scorsi che c'è qualcuno che ancora si meraviglia, che rimane basito, e monta un caso, chiede alla chiesa di intervenire, di censurare quel prete così lontano dal resto della gerarchia...

Come se il resto della chiesa non stia sulla stessa lunghezza d'onda...

Insomma succede don Piero Corsi, parroco di San Terenzo nel comune di Lerici, affigge una nella bacheca della chiesa nel quale, secondo la Repubblica, c'è scritto:
 "Femminicidio: le donne facciano autocritica, quante volte provocano?" "Possibile che in un sol colpo siano impazziti tutti?" "cadono nell'arroganza e si sentono indipendenti" "Donne e ragazze in abiti succinti provocano gli istinti, facciano un sano esame di coscienza: forse ce lo siamo andato a cercare".

Contro queste parole si scatena, giustamente, il finimondo.

Quello che però giornalisti e persone giustamente indignate dimenticano è che le posizioni espresse da questo parroco sono quelle della chiesa.

L'apostolo San Paolo nella Prima Lettera a Timoteo, capitolo 2 versetto 11 e seg. contenuta nel Nuovo testamento della Bibbia dice:
La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né di usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Infatti Adamo fu formato per primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione; tuttavia sarà salvata partorendo [figli], se persevererà (o meglio: se perseverano) nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia».
Ecco la matrice culturale del femminicidio.

Quella matrice che vuole subordinare la donna al marito, al padre, al fratello, comunque al maschio. quel maschilismo profondo che riguarda tutti gli uomini, anche quelli gay.

Perciò non capisco perchè ci si indigni, ribadisco, giustamente, solo per le parole del parroco di San Terenzo e non per quelle di San Paolo quando la Bibbia, a differenza di don Piero Corsi, è presente in miliardi, ahinoi, di case.


In soldoni: perché Piero Corsi no e san Paolo sì?

La presidente di Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli è davvero così ingenua che crede che solo le parole di Don Piero Corsi, siano una vera e propria istigazione a un comportamento violento nei confronti delle donne perché si offre un'inaudita motivazione ad atti criminali contro di esse come riporta la Repubblica

Invece le parole di San Paolo, che del discorso di don Piero Corsi sono il presupposto, no...


Ecco il mondo provinciale nel quale viviamo.

Ci meravigliamo di un singolo Don ma non di tutta la chiesa.

Che è un'associazione criminale di misogini maschilisti e omofobi, misoneisti, oscurantisti.

D'altronde siamo sempre pronti a criticare il burqua islamico mai il velo imposto alle suore nel vaticano.

Ci pare normale il ruolo di assoluta secondarietà cui la chiesa cattolica relega la donna.

Non  notiamo mai  né facciamo notare che da lì, anche da lì, nasce la cultura maschilista dalla quale scaturiscono i femminicidi.

Perchè quando il papa che calza Prada ha detto che le donne che abortiscono compiono un attentato alla pace nessuno ci ha fatto caso fa caso perchè fa più notizia il no al matrioni gay e intanto le donne vengono uccise, tutte colpite dalla stessa cultura d'odio che diffonde la chiesa.

Una chiesa che mangia il corpo e beve il sangue del figlio del proprio dio...

Chi può davvero credere che questa religione veicoli amore?

Raggiunto telefonicamente dal giornalista del gr1 Paolo Poggio ecco cosa questo uomo di chiesa gli ha risposto.



Se vedi una donna nuda e non ti fa alcun effetto, e l'effetto non può essere che quello di possederla, anche contro la sua volotà, sei forcio.

Un puro concentrato maschilista che la chiesa diffonde, avvelenando la società.

Purtroppo a leggere i commenti sulla rete alle farneticazioni di questo uomo di chiesa non c'è da stare allegri...
Prete di merda, che ti scopi le mogli e le figlie dei tuoi parrocchiani. Ti impicchino con le tue budella... cmq dalla foto non e' brutto brutto quindi prima di bruciarlo ... violentiamolooooo
Ecco lo stesso bacino di demenza.
Lo stesso bacino di violenza.
Di vendetta anale...

Anche da parte di chi, essendo frocio, dovrebbe capire come il maschilsimo funziona visto che ne vive sulla propria pelle gli efetti.

Invece siamo tutti e tutte intossicati dalla stessa ideologia sadica e misogina.

Ma che almeno le proteste siano più consapevoli e meno naif!


Il matrimonio per tutt*: ovvero dell'importanza simbolica delle cose.

Ricordo quando un amico si sorprese che proprio io sostenessi l'estensione del matrimonio anche per le coppie dello stesso sesso.
Il proprio io si riferiva al mio essere di sinistra e alla visione del matrimonio come istituto borghese.

Altri amici e qualche conoscente che credono di essere più intelligenti perchè spiegano tutto con l'economia (ma senza le sovrastrutture che la implicano come faceva Marx...) riducono le ragioni per l'estensione del matrimonio al risparmio di soldi per le tasse e altre facilitazioni economiche (quelle che Angela Merkel non vuole riconoscere alle coppie dello stesso sesso unite nella Eingetragene Lebenspartnerschaft la civil partnership esclusivamente pensata per loro).

Ognuno può vederla come vuole.
Tra i motivi per cui due persone possono decidere di sposarci possono essercene queste come altre (come dice  bene Roger Smith su questo blog nel suo primo post, se non lo avete ancora letto andate subito a farlo).

Quello che sfugge ai e alle più è il portato simbolico dell'estensione del matrimonio.
Lo riassume bene in questi giorni  l'arcivescovo di Westminster Vincent Nichols il quale, commentando la legge che il governo inglese si appronta a varare, commenta come
"Sometimes sexual expression can be without the public bond of the faithfulness of marriage and its ordering to new life.

"Even governments mistakenly promote such patterns of sexual intimacy as objectively to be approved and even encouraged among the young." (fonte huffingtonpost.co.uk)

A volte l'espressione sessuale può esistere senza il legame pubblico della fedeltà del matrimonio e il suo dare nuova vita.

Persino i governi promuovono erroneamente tali modelli di intimità sessuale come fatto che deve essere oggettivamente approvato e addirittura incoraggiato tra i giovani.

Ecco cosa preoccupa davvero la chiesa: la legittimità alle unioni tra persone dello stesso sesso che può derivare dall'estensione del matrimonio.

Dà fastidio il fatto che questo tipo di unione, che al massimo viene tollerato come si tollera un male inevitabile col quale cercare di convivere pacificamente, venga riconosciuto davvero come una delle varianti naturali della sessualità e affettività umane e donnane e che ,dunque i giovani e le giovani possano sentirsi legittimat* a viversi ed esprimersi alla luce del sole senza il peso del ludibrio pubblico che costringe a una vita di auto esclusione.

Alla faccia di chi crede si tratti solamente di soldi (che, anche se fosse... ).

Per cui o si crede che abbiamo tutte e tutti gli stessi diritti e si apre il matrimonio a tutte e tutti o si chiama il matrimonio gay e lo si riconosce  in base non già al diritto di ognun* di sposarsi con chi vuole ma ai diritti dei gay e delle lesbiche di sposarsi anche loro come le persone etero, magari con un istituto equivalente,  persone dalle quali però le persone gay restano separate.

L'uguaglianza non è un contenitore che cancella le diversità.

L'uguaglianza è dare la stessa legittimità alla stessa cosa.

E' ora che i froci della sub cultura gay inizino a capirlo.

Christiane Taubira ministra della giustizia francese difende i matrimoni per tutti.


Christiane Taubira s’enflamme pour les familles...


Noi non avremo mai una ministra della giustizia così.

E nemmeno un parlamento così.


A tutte le italiote e tutti gli italioti che continuano a parlare di matrimonio gay (come fosse un matrimonio speciale per quelli lì) faccio notare che nel parlament francese si para di matrimonio per tutti. Meglio il sessismo di quel tutti che l'aggettivo gay...



Fuorigioco. Il nuovo spot di Gaynet contro l'omofobia.




Un minuto e 42 secondi sprecati per non dire nulla se non, nel claim finale, che anche l'omofobia è razzismo riprendendo una dichiarazione del Commissario tecnico (quello che una volta si chiamava allenatore) della Nazionale italiana di calcio Cesare Prandelli che auspicava il coming out di qualche giocatore.

Lo spot è diretto da Giuseppe Bucci e si basa sulla sciagurata sceneggiatura di Giulio Spatola prodotto da Prodigiodivino, che ha sostenuto l’iniziativa.


Dov'è il razzismo? Dove l'omofobia?

Certo i due giocatori si baciano ma sono da soli, e fuori dal campo. 

La prima parte dello spot ci mostra solo un ragazzo che ammicca quando vede un pezzo di coscia di un altro giocatore (chissà cosa farà negli spogliatoi allora) o che si mania le unghie (cos'è un gesto ritenuto poco virile?).

Insomma si capisce che il ragazzo è gay

Ma a chi serve? A cosa serve?
Che cos'è l'omofobia?
Dov'è?
Come si manifesta?
Cosa la causa e, soprattutto come ce se ne può sottrarre, difendere?


Sul sito gaynet che ha voluto lo spot Rosario Coco scrive 
Per noi si tratta di un modo di interpretare uno dei motivi principali dell’associazione, la necessità di comunicare e di sensibilizzare all’interno di quei mondi e quegli spazi sociali dove nel dialogo tra le persone l’omosessualità è ancora un tabù.
(...)
Fuorigioco vuole dare un’immagine comune e quotidiana del calcio giocato, mostrando con semplicità e naturalezza che omosessuale può essere anche chi ti sta accanto e desidera semplicemente potersi comportare in maniera spontanea come tutti gli altri, vivendo i propri sentimenti anche dopo una partita di calcetto. 
Purtroppo mi sembra che ci siano altri agenti sociali ben più diffusi e popolosi di quelli del calci amatoriale dove l'omofobia sia diffusa. e poi in un paese come l'Italia dov'è che l'omofobia non è diffusa?

In questo video l'omofobia è un concetto astratto che anche se non viene mostrata si ice che è un male e non va bene.


Gli attivisti e le attiviste  sembrano proprio non avere idea di cosa sia la comunicazione. Non hanno idea di come mostrare l'inclusione, la reciproca esistenza delle persone omosessuali nello stesso tessuto sociale i quelle etero.

Come fan questo video, di nazionalità montenegrina,  diretto da Danilo Marunovic prodotto dal Centar za građansko obrazovanje (CGO) il centro civico per l'educazione, dal Forum GLBT Progres in collaborazione con la Coala Production e il sostegno dell'Ambasciata Canadese.



Qui i due ragazzi si baciano mentre fanno il tifo per la lo squadra e nessuno degli altri reagisce in nessuna maniera. Anche loro fanno parte del team come recita il claim...

Nello spot italiano invece non succede nulla di tutto ciò. Il bacio i due giocatori se lo danno quando sono da soli, privatamente, senza che nessuno sia lì ad assistere testimoniando con l'assenza di una reazione negativa l'integrazione avvenuta.

A un certo punto dello spot pensavo che il ragazzo in panchina fosse  una metafora dei ragazzi gay che nella vita di tutti i giorni sono costretti a vivere nel mondo guardando l'azione dalla panchina perchè loro non sono concessi gli stessi diritti.

Invece nulla.

Questo spot di un minuto e 42 secondi tace omertosamente  e spreca del tempo prezioso senza nulla mostraci (se non dei bei ragazzi...).

Boicottare il Vox locale omofobo di Torino in via Cumiana.

La notizia è semplice e agghiacciante nella sua lampante discriminazione omofobica.

Due ragazzi si danno un bacio in un locale e vengono allontanati dai soci del medesimo.
Si tratta di D., universitario ventenne, e F. di cui fa la conoscenza nel locale.

I nomi con la sola iniziale sono una trovata de la Stampa che ha pubblicato la notizia.

Mai che si riportino i nomi i cognomi o che ci si meta la faccia...

Il fatto è successo al Vox di Torino.

Ecco come racconta i fatti il diretto interessato le cui parole sono riportate da la Stampa :

«Ero uscito con mia sorella e due amici per una serata tranquilla», racconta D, universitario ventenne. Al locale conosce F., con cui si lancia in un ballo, durante il quale scatta un bacio. «A quel punto è arrivata una cameriera, che ci ha detto che non era il luogo adatto». I due continuano a ballare. «Ma uno dei gestori mi ha preso per un braccio e mi ha detto “finocchio, vattene” e ci ha spinti fuori dal locale».  
Chiamata la polizia gli agenti prendono le generalità dei presenti e invitano i due ragazzi a sporgere denuncia. Renato uno dei soci del Vox dice:
 «Si baciavano davanti a minori e famiglie, non vedo perché non dovessero essere accompagnati fuori. E poi non li abbiamo neanche presi a calci né gli abbiamo messo le mani addosso». Bontà sua. Però Renato accusa: «Avevano le mani nelle mutande». Ma gli interessati negano.  

Il Vox è un  Disco Club Karaoke, la cui apertura è fissata alle 22.

Capisco che non c'è più l'obbligo come una volta per i minori di andare a letto dopo carosello, ma la spiegazione addotta da Renato, socio del Vox, è pretestuosa.

Ammesso e non concesso, e sottolineo non concesso, che il bacio tra due ragazzi sia uno spettacolo non consono alle familgie e ai minori, che età hanno  i minori che vanno in un locale che apre alle 22 ?

Non si tratta di un locale del sabato pomeriggio dove ci sono dei ragazzi di 12 anni... si tratterà di 16enni o 17enni e dubito che ci andranno con le famiglie...

Veniamo al bacio.

Si baciavano davanti a minori e famiglie, non vedo perché non dovessero essere accompagnati fuori dice Renato.

Viene da chiedersi se Renato avrebbe detto lo stesso se a baciarsi fossero stati un ragazzo  e una ragazza.
Se la risposta è negativa allora si tratta di discriminazione che viola l'articolo 3 della nostra Costituzione.


Se davvero i due ragazzi stavano con le mani nelle mutande la loro omosessualità non c'entra niente. Non credo infatti che il soci avrebbe cacciato via un ragazzo e una ragazza dando loro degli etero di merda.

Ma c'è dell'altro.

Il Vox è affiliato CSEN.

Lo Csen è il Centro Sportivo Educativo Nazionale, nel cui statuto, all'articolo 1 si legge:
Il CSEN persegue inoltre finalità assistenziali, di promozione sociale e del benessere psicofisico in genere, nonchè di contrasto alla povertà, all'esclusione sociale ed alle marginalità estreme.
Quindi ravvedo nel comportamento dei soci del Vox una violazione di questa finalità tale da poter revocare l'affiliazione come previsto dall'articolo 9 dello statuto.

Ma cosa c'entra un Disco club Karaoke con lo sport? Nulla.

Se il Vox è affiliano allo CEN è per i vantaggi non solo economici che sono riportati nel  sito tra i quali :

 
  • ESENZIONE FISCALE BAR SOCIALE (ART. 148 DEL TUIR COMMA 5 E CIRC. MIN. FINANZE 124/E/98) - SOLO PER ASSOCIAZIONI REGOLARMENTE COSTITUITE.
  • CONVENZIONE SIAE PER SCONTI NEI PAGAMENTI DEI COMPENSI SU DIRITTI MUSICALI PER DIFFUSIONI NELLE ATTIVITA' DI ALLENAMENTO, GARE, MANIFESTAZIONI, FESTE E PER TUTTE LE ATTIVITA' SOCIO CULTURALI.
  • NOTE INFORMATIVE SPECIFICHE PER NOVITA' FISCALI E DI ALTRI SETTORI.
  • POSSIBILITA' PER IL TESSERATO DI PARTECIPAZIONE A TUTTE LE ATTIVITA' NAZIONALI E REGIONALI DEL CSEN.
  • SCONTI FISCALI SU TARIFFE METANO - SOLO PER ASSOCIAZIONI REGOLARMENTE COSTITUTE.
  • ESENZIONE IMPOSTA SULLE INSEGNE INDIPENDENTEMENTE DALLE DIMENSIONI DELLE STESSE.
  • RIDUZIONI AL 50% DELLE TASSE SULLA PUBBLICITA'.
  • RIDUZIONE DELLA TASSA SUI RIFIUTI CIRCA DEL 75% (SI ESCLUDE DALL'IMPONIBILE L'AREA SPORTIVA).
  • POSSIBILITA' PER ASSOCIAZIONI E CIRCOLI DI SOMMINISTRARE ALIMENTI E BEVANDE ALCOLICHE, IN DEROGA AI PIANI COMUNALI.
  • ESENZIONE DEL PAGAMENTO DELL'IMPOSTA SUGLI INTRATTENIMENTI SULLE QUOTE ED I CONTRIBUTI ASSOCIATIVI (LEGGE 383/2000).
  • ESENZIONE DELLE IMPOSTE SUI PROVENTI DERIVANTI DA PRESTAZIONI DI SERVIZI E CESSIONI DEI BENI EFFETTUATE A FAVORE DEI FAMILIARI CONVIVENTI DEI TESSERATI ASSOCIATI (L. 383/2000).
  • POSSIBILITA' DI DETRAZIONE DAL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE DELLE ISCRIZIONI E ABBONAMENTI PER I FIGLI MINORI (5 – 18 ANNI) ALLE A.S.D. FINO A € 210,00 ANNUE (COMMA 319 LEGGE 27/12/2006 N. 296).
  • POSSIBILITA' DI OTTENERE DALLE PERSONE FISICHE CONTRIBUTI LIBERALI IN DENARO CHE FINO A € 1.500,00 SONO DEDUCIBILI DAL REDDITO DELL'EROGANTE.

Al Vox non interessa un tubo delle finalità assistenziali, di promozione sociale e del benessere psicofisico in genere, nonché di contrasto alla povertà, all'esclusione sociale ed alle marginalità estreme previste dallo statuto.
Vuole solo avere una licenza in maniera agevolata e pagare meno tasse.

Peccato che queste informazione le abbia dove trovare io grazie alla rete e non le riporti il giornalista autore dell'articolo de La stampa né Marco Giusta il presidente di Arcigay Torino, che, secondo le parole riportate sempre da La Stampa, si è limitato a dire che si tratta di Una storia odiosa. Li denunceremo per violenza privata. Se ci fosse una legge contro l’omofobia saremmo più tutelati.

Io direi che saremmo tutti e tutte più difesi come cittadini e cittadine se avessimo anche una stampa più informata e dei presidenti di categoria più informati e meno ossessivamente concertati a richiedere una legge sull'omofobia.

Qui le leggi ci sono c'è anche uno statuto che forse è stato violato.
Chiamate un avvocato e datevi da fare.

Quel che da Roma posso proporre è boicottare con tutti i mezzi democratici e legali la parteciapzione al Vox;

sollecitare Lo CSEN perchè tolga l'affiliazione al locale, che così com'è deve chiudere perchè discrimina dei cittadini italiani;

segnalare l'accaduto all'UNAR e anche all'OSCAD.

Personalmente penso che una persona come Renato che pensa che un bacio dato da due ragazzi si trasformi subito in mano nelle mutande sono loro a dover stare lontano dalle famiglie e dai minori...

Infine una nota di demerito per il pessimo titolo dato al fatto da QueerBlog.it
Cacciati da un locale a Torino per un bacio gay.

Alberto Graziola non poteva scegliere titolo più disgraziato, mettendosi esattamente sullo stesso livello dei soci del VOX.

Perchè un bacio non è mai gay o lesbico o etero. Un bacio è sempre e solo un bacio che a darselo siano due ragazze due ragazzi o un ragazzo e una ragazza. Chi vede il bacio tra due ragazzi come bacio gay e lo distingue così la ensa evidentemente come i soci del Vox che hanno allontanato i due offensori della famiglia e dei minori.

E' ora di smetterla di usare bacio gay per attirare i lettori tyraite i motori di ricerca. Due ragazzi cacciati perchè si stavano baciando ecc un titolo di civiltà
Il titolo di Graziola è incivile esattamente come lo sono stati i soci di Renato due bulli (E poi non li abbiamo neanche presi a calci né gli abbiamo messo le mani addosso) che mi auguro presto di vedere all'uffici di collocamento.

Boicottate gente, boicottate!!!

martedì 25 dicembre 2012

Diritto ad essere (in)felici: ossia qualche provocazione sui diritti civili

Sono uno di quelli che non ha mai creduto nell'immagine della famigliola felice del Mulino Bianco. Non è un caso, infatti, che il mio programma preferito sia I Griffin, cioè il ritratto feroce e sopra le righe di una famiglia disfunzionale. Eppure la mia famiglia è abbastanza normale - posto che questo termine significhi qualcosa. Per certi versi potrei definirla pittoresca, divertente: una compagnia comica, insomma (del resto secondo gli stereotipi le famiglie del Sud sono sempre un po'teatrali). Con ciò voglio dire che in famiglia mi sono sempre trovato bene e che fortunatamente non ho mai vissuto situazioni di conflitto. La vita quotidiana, tuttavia, ci insegna che non tutti i matrimoni riescono bene e, nonostante la Chiesa si affanni a ribadire il ruolo speciale riservato alla famiglia c.d. tradizionale, gli esempi di famiglie infelici si presentano in una casistica variegata ed ampia.
Qualche giorno fa un mio amico su Facebook postò la foto di un capitano dei Marines immortalato mentre faceva una proposta di matrimonio al suo fidanzato nientemeno che alla Casa Bianca, in presenza di Barack Obama e consorte. La prima impressione che ho avuto nel vedere la scena è stata quella di pensare che fosse una cosa kitsch tipicamente U.S.A.. Non negherò una sorta di fastidio, ma non per il fatto che fossero due uomini ad essere i protagonisti di questo quadretto preso in prestito dai film romantici con Julia Roberts. In effetti mi avrebbe dato fastidio anche se ci fossero stati un uomo e una donna. Con la mia ex fidanzata (a proposito, qualora ve lo stiate domandando, sono bisessuale) non lo avrei mai fatto, o comunque avrei trovato un modo meno ridondante e, se così posso esprimermi, meno paraculo per fare una proposta di matrimonio.
Ma il punto è che, al di là dei modi ormai standardizzati con cui si esprime l'amore di coppia oggigiorno - e che, secondo il mio modesto parere, sono spesso indici rivelatori di una frustrazione ed un'infelicità che si riversano negativamente poco alla volta sulla relazione - il punto fondamentale è che se due uomini o due donne, senza che ad alcuno interessi quale sia il loro orientamento sessuale, hanno voglia di stabilizzare la loro unione tramite un riconoscimento giuridico devono avere il pieno diritto di farlo. Che poi la loro unione sarà più o meno riuscita, più o meno un disastro, questo non è affar nostro, men che meno è affare del diritto, il quale non entra mai nelle motivazioni personali.
Dove voglio andare a parare con questa riflessione? Il punto che vorrei sottolineare è che spesso si ribadisce che anche i gay devono avere il diritto alla felicità, ritenendo che quest'ultima possa ben realizzarsi tramite il matrimonio. Eppure non è questo diritto alla felicità il motivo per cui bisogna battersi e auspicare l'introduzione di un regime giuridico delle unioni civili, perché il matrimonio regala tutt'altro che la felicità. La felicità è un obiettivo personale, non collettivo. Certo, può raggiungersi anche tramite il matrimonio, ma non esclusivamente tramite esso. Tuttavia, questo diritto ad una presunta felicità coniugale o, se preferite, alla (in)felicità dovrebbe essere riconosciuto a tutti, senza distinzioni di sorta. Non è un contentino che si rilascia alle coppie di gay o di lesbiche (i bisex, si sa, secondo la vulgata gaia non esisterebbero nemmeno!), ma è un diritto di tutti. Perciò non andrebbe chiamato "matrimonio gay", quasi a far passare il messaggio che tra i suoi requisiti di validità debba rientrare l'omosessualità accertata di entrambi i nubendi. No, anzi. Ben potrebbe accadere che a presentarsi davanti all'ufficiale di stato civile fossero due eterosessuali! Vi sembra strano? In fin dei conti se ci si potesse sposare tra persone dello stesso sesso, a cosa mai rileverebbe il loro orientamento sessuale? Tra l'altro ci si sposa spesso anche per mero interesse. Voglio dire, se persino Maria De Filippi e Maurizio Costanzo si sono potuti sposare (e i più maliziosi potranno pensare che l'unica cosa che davvero unisca marito e moglie sia l'amore per i risultati dell'auditel), non capisco perché due uomini o due donne non debbano avere il medesimo diritto ad una felicità posticcia! Cinicamente parlando, non c'è scritto da alcuna parte che per sposare qualcuno si debba amarlo.

Un immaginario collettivo negativo: sul cortometraggio Al buio di Fabio Mollo

Navigando sulla rete sono incappato in un cortometraggio, Al Buio (Italia, 2005) di Fabio Mollo.




Il corto, si legge nei titoli di coda, è stato realizzato nell'ambito del laboratorio di Paolo Sorrentino, presso il Centro Sperimentale di Cinematografia CSC di Roma.

Al Buio ci presenta, in un notevole e raffinato piano sequenza, un racconto che si dipana tra due personaggi dal carattere diverso, che dividono lo stesso appartamento e la stessa stanza da letto.

Il primo, Antonio, sembra timido, indeciso, poco sicuro di sé e di come muoversi nel mondo.

Il secondo, Marcello, è, al contrario, sicuro di sé e della propria bellezza, assertivo e deciso e sa esattamente come muoversi nel mondo e come ottenere le cose.

Parlano entrambi il linguaggio maschilista degli etero.

Le donne sono tettone,  fiche, da scopare anche se non tutte la danno, e alcune di quelle che la danno sono un po' cesso, ma la danno a tutti e fanno i pompini anche agli sfigati.

Marcello esorta Antonio a uscire, a rimorchiare una ragazza, a fidanzarsi.
Ma si capisce lo fa perchè gli serve la stanza libera.
I due sono nel bagno, dove Marcello si sta preparando per ricevere Oriana.

Antonio si informa da quanto tempo va avanti la tresca con lei. Accusa Marcello di non amarla, e quando AMrcello le fa presnete che se la scopa tutte le sere, Antonio gli dice che non vuol dire perchè quella è un'altra cosa.

Marcello fa notare ad Antonio che lui non può saperlo visto che con una ragazza non ci è mai stato...

Antonio non vuole che Oriana salga.
Marcello insiste: che Antonio si trovi una ragazza ed esca con lei. Ma Antonio, gli risponde, non vuole fare come lui.
Marcello gli chiede se lo sa cosa la gente pensa di lui.
Antonio risponde che non gliene frega niente.
Marcello lo interrompe chiedendosi se Antonio non vuole mica diventare frocio.
Antonio gli chiede se la cosa gli faccia schifo visto che ha cominciato lui. Marcello non lo nega ma gli intima di tacere.
Antonio allora gli chiede che se lui è frocio perchè non ha una ragazza sta sempre a casa, non ha amici e passa le ore in bagno a desiderare il corpo perfetto di Marcello, lui, Marcello, lui che passa le ore davanti allo specchio e che trova eccitante il suo stesso corpo, che cosa è?
Antonio rinfaccia a Marcello di essersi fatto soddisfare tutte quante le sue voglie, tutte, da lui.
E gli ricorda che da anni, tutti i sabati pomeriggio, Marcello lo fa inginocchiare nel bagno e si fa fare un  pompino, al buio.
Marcello esce dal bagno e Antonio allora gli chiede cosa ne penserebbero mamma e papà se lo sapessero.
Se penserebbero che tra loro due, è ancora Marcello il figlio ideale.

Marcello gli dice di non azzardarsi.
Intanto suona il campanello della porta.

Marcello torna sui suoi passi.
Mette le mani sulla schiena del fratello che sta chino sul lavabo del bagno.
Il campanello suona ancora.
Marcello gira il fratello verso di sé.
Si fronteggiano.
Marcello si toglie la camicia. Spegne la luce del bagno.
Antonio si inginocchia. 
Il campanello suona sempre più insistente.
Marcello fa rialzare Antonio e mentre la mdp carrella indietro e la porta del bagno si chiude da sola, è Marcello a inginocchiarsi.

Sul buio, prima dei titoli di coda, sentiamo un sospiro di godimento.


Il plot ha qualche incongruenza:

1) Antonio dice al fratello che sono anni che ogni sabato in quel bagno gli fa dei pompini. Ma da quanto hanno preso quella casa in affitto?
Dagli  studi universitari?
Marcello dice che Antonio ha 20 anni dunque è al primo, massimo al secondo anno di università... Da come parlano la loro relazione sessuale va avanti da più tempo...

2) Perché dormono nella stessa stanza, con due letti così vicini? Se affitti una casa non ne affitti una con due stanze da letto?
Una stanza come quella ricorda più le stanze dormitorio dell'università, invece vivono in un appartamento (altrimenti non suonerebbe alcun campanello alla porta...).

A parte le incongruenze la storia è scritta con una giusta progressione drammatica che porta all'agnizione dei personaggi.

Prima sembrano due amici etero.
Poi due amici uno dei quali forse gay.
Infine due fratelli, che fanno sesso tra di loro.

I dialoghi maschilisti all'inizio servono, drammaturgicamente, a far sembrare i due ragazzi dei "normali" eterosessuali.
Il maschilismo però non è indice di eterosessualità. Ma solo di maschilismo! Ci sono gay maschilisti e ci sono etero che non lo sono.

Dunque quel (dis)valore sembra alludere a un altro significato. Secondo Antonio Marcello scopa le donne ma non le ama. Ci scopa  per dissimulare la propria omosessualità?

A ben vedere non sembra che Marcello ami nemmeno che gli uomini, o il fratello con il quale fa sesso ma non intesse certo una relazione di amore, gioia o felicità.


Marcello soddisfa la sua voglia di sesso con un altro uomo usando il fratello che ha a disposizione in casa. L'altro fratello, essendo già frocio di per sé, è già bendisposto...


Marcello infatti mal sopporta Antonio e non lo nasconde, anzi glielo dice apertamente.

Se torna da lui è per il desiderio sessuale non certo per l'affettività.
Almeno questo ci mostra il corto.

E che alla fine sia lui a inginocchiarsi questo indica solo che il coinvolgimento sessuale lo induce a fare quello che fino a quel momento non ha fatto. Ma non per affetto, per spiritualità, ma per pura foja.

Insomma Marcello non sembra uno che scopa con le donne per dissimulare l'amore per gli uomini.
Sembra uno incapace di provare sentimenti con chicchessia. Uomini e donne.

Antonio invece non è mai stato con una donna.
Questo dovrebbe fare di lui un frocio.
Agli occhi di Marcello o a quelli del narratore?


Non si capisce se Antonio non ha donne perchè il fratello lo coinvolge sessualmente legandolo a sé e bloccandolo emotivamente, se è vero che si è fatto soddisfare tutte le sue voglie come gli rinfaccia, oppure se Antonio è gay e non va con donne per questo motivo.

Antonio non ha nemmeno amici. E sta sempre in casa a studiare...

Non si capisce però quale sia il nesso.

Se cioè il fatto che Antonio non sia uno che esce spesso sia sintomo di mancanza di virilità, o sintomo di un suo malessere per la storia non chiara col fratello, che l induce a nascondersi (come un criminale)  e perchè il rimanere a casa a studiare invece di uscire per divertirsi non possa essere una normale opzione del carattere schivo di una persona.

Il corto tocca tutte queste possibilità senza individuare quale sia quella che si addice ad Antonio.
Antonio è così in seguito al rapporto incestuoso col fratello o ha il rapporto incestuoso col fratello perchè è così?


Certo la loro storia va avanti da anni, una storia che preclude ad Antonio qualunque altra compagnia mentre il fratello a quanto pare ha amici e si scopa le donne.

Il finale invischia e sprofonda i due fratelli in un rapporto smepre meno chiaro e solare.
Non perchè sono fratelli.

L'incesto può essere un tabù ma non è di per sé un male.

Anzi c'è un corto statunitense che racconta dell'incesto tra due fratelli come una relazione di gioia affetto amore.

Si tratta di Between the Boys (Stati Uniti, 2004) di Jake Yuzna.



Eric e Paul sembrano vivere con piena affettività stima e rispetto reciproci la loro relazione.

Quella di Marcello e Antonio non sembra invece una relazione sana, non per l'incesto, o l'omosessualità,  ma per la mancanza di affetto, di felicità di gioia nel rapporto tra loro.
Per il fatto di non viversi la loro storia alla luce del sole, non per pressioni sociali, doppie in questo caso, omosessualità + incesto, ma per un irrisolto rapporto con l'altro e con l'affettività in genere.

Insomma quel che il corto sembra dirci è che i problemi che hanno i due fratelli e che caratterizza il lor essere incestuosi e gay è la loro non maturità sessuale e affettiva. 

Questi due fratelli mancano di complicità e sembrano subire una libido che va al di là del loro controllo.

Una libido alla quale il corto li lascia e dove l'unica soddisfazione è quella di Antonio che, una volta tanto, il pompino se lo fa fare, come a dire che nel fare i pompini si è più umiliati che a farseli fare...

Una reciprocità sempre e solo sessuale, non spirituale, non affettiva non di rispetto. 

Mi chiedo a cosa contribuisca questo cortometraggio.

Se nel raccontare di questi due personaggi, nell'averli inventati e scritti, il suo autore volesse spezzare una lancia in favore dell'incesto e\o dell'omosessualità.

Se voleva che questi personaggi contribuissero a un immaginario collettivo che legittimi il sesso tra fratelli dello stesso sesso.

Se al di là della ricerca di una storia originale ci si sia chiesti l'effetto di questo racconto sullo stigma contro l'omosessualità e contro l'incesto.

Se questo cortometraggio confermi giudizi negativi o spezzi una lancia in favore delle persone omosessuali e o di chi esperienza un incesto.

Credo che nessuno si sia posto queste domande quando ha scritto prodotto e girato questo cortometraggio.

E di questa mancanza di responsabilità etica e politica io ne faccio una questione gravissima, irricevibile.

Si è sempre responsabili di quando si comunica al mondo.

Soprattutto quando si scomodano personaggi che individuano persone che esistono nel mondo reale non perchè si vuole parlare di loro ma perchè si sta compiendo un esercizio di stile.

Un esercizio di stile sulla pelle degli altri.







domenica 23 dicembre 2012

G&T la nuova web serie a tematica gay




Giulio:
Il ragazzo che mi sta mordendo l'orecchio in questo momento è Tommaso
No non è il mio ragazzo. E' il mio migliore amico
Ci conosciamo da sempre purtroppo lui non sa quello che sta facendo
non sa che sono gay e forse non lo so nemmeno io
cazzo se bacia bene però
sì ho già fatto qualcosa con altri ragazzi ma non ho avuto il coraggio di dirlo a nessuno
stasera avrei voluto parlarne con lui e invece


Tommaso:
ammettiamolo negherei fino all'evidenza se mi chiedessero cosa ho fatto quella sera nel bagno del locale alla festa dell'università

chissà cosa penserebbe Serena di tutto questo
Serena è la mia ragazza
Sì ho una ragazza
e sì ora sto baciando il mio migliore amico

Cosa mi succede? Non ne ho la più pallida idea
Perchè non riesco a smettere di baciarlo?

Diciamo che i sentimenti che si provano nella vita molto spesso sono confusi

cosa provo per Giulio? Beh è una domanda che mi faccio da diversi anni


Questo l'incipit della webserie G&T che viene pubblicizzata sul  blog a lei dedicato così
Ora anche i giovani ragazzi/e gay e lesbiche italiani/e,
I ragazzi gay sono giovani le lesbiche sono lesbiche...

Visto che si usa gay e lesbiche quella doppia uscita per l'accordo di genere è sovrabbondante.
i giovani ragazzi/e gay e lesbiche italiani/e in italiano significa che i gay sono anche ragazze e che le lesbiche sono anche italiani...

Ecco varie soluzioni in italiano

Ora anche i giovani ragazzi/e gay italiani/e, (gay vale sia per lui che per lei)

Ora anche i giovani ragazzi gay e le ragazze lesbiche (senza quel ragazzi\e prima di gay che fa necessariamente riferire ragazze anche a gay visto che dopo gay c'è lesbiche)


Ora anche i ragazzi gay e le ragazze lesbiche (se sono ragazzi/e il giovani è pleonastico)


Ora anche i giovani gay e le giovani lesbiche (giovani al posto di ragazzi\e)

Oppure, volendo mantenere il pleonasmo, ora anche i giovani ragazzi gay e le giovani ragazze lesbiche 


Ma divago, come al solito.

Dunque anche gay  e lesbiche (le persone bisex non esistono)
potranno godersi un telefilm in lingua originale
Originale di che? Casomai lingua italiana... Ammazza se so pignolo!.
incentrato sull’amore omosessuale.
Ecco la categorizzazione: l'amore non è amore ma amore omosessuale.Non sarebbe stato meglio dire Amore tra ragazzi e amore tra ragazze, o amore tra persone dello stesso sesso ? Così si capisce che si tratta di persone e non di una cosa.
D'altronde il gaymo fa vedere il mondo così. Tutto è gay. L'arte, il cinema, la musica... 
Finora, infatti, sono davvero pochi i telefilm italiani che  trattano solo lontanamente di questa tematica.
Un amore impossibile. Due mondi lontani. Solo il linguaggio del cuore saprà intrecciare le vite di Giulio e Tommaso, un ragazzo eterosessuale ed uno dichiaratamente gay.

Nel pilota Tommaso non è ancora dichiarato, anzi ammette proprio che forse non sa nemmeno se è gay.

L'amore tra i due ragazzi è impossibile perché i due vivono in mondi lontani.

Uno è vegetariano e l'altro carnivoro?

Uno è pacifista l'altro fa il solato?

Uno milita in sel e l'altro in forza nuova?

No.

Uno è gay (non) dichiarato l'altro è etero. 

Allora perché mondi lontani verbigrazia?

E tutto lo sforzo del movimento per far capire che tutti e tre gli orientamenti sessuali appartengono allo stesso genere umano e donnano e che non ci sono cesure né soluzioni di continuità?

Perché usare questa retorica comunicativa?

Colpa del gaysmo.

Una ideologia della segregazione e contrapposizione tra etero e gay che si rispecchia anche nel modo in cui è raccontata la storia, in questo pilota.

Quel che trovo detestabile  è che l'impossibilità dell'amore tra Tommaso e Giulio che dovrebbe partire dalla loro specificità di individui è invece presentata come una impossibilità teorica, nominale, un'aporia concettuale.

Un etero e un gay dichiarato (mi raccomando che sia dichiarato altrimenti non è gay, è come la versione demo di un programma non tutte le funzioni sono abilitate...) sono immescibili, incompatibili.

Una retorica del nascondersi che porta a problemi etici che non vengono mai affrontati.

Se è vero che la visibilità ha una sua efficacia politica, perché nessuno mai si chiede come si faccia a dire di qualcuno che è il nostro migliore amico se non riusciamo nemmeno a dirgli non necessariamente sono gay ma, almeno, mi piacciono i ragazzi?

Se Giulio e Tommaso sono migliori amici non oso immaginare l'ipocrisia e le menzogne usate con i conoscenti di questi due personaggi.

Nulla ci è dato sapere della storia,  della psicologia,  dello spirito di questi due ragazzi le cui vite e i cui comportamenti sono totalmente (pre)determinati dal ruolo sociale prescritto dal marcatore del loro orientamento sessuale.

Una idelogia gaysta angloamericana.

Esistono gli etero, esistono i gay. Tertium non datur.

Gli altri o sono etero sempre in odore di criptochecca (Tommaso) (perché secondo questa mentalità tutti gli etero sotto sotto sono gay, cioè, a tutti gli etero piace il cazzo) o sono gay in incognito (Giulio).

Quello che accomuna gli uomini così suddivisi da questa ideologia che vede etero e gay e non gay e non etero è il maschilismo profondo, la misoginia atavica che ritroviamo anche in questo pilota.

Mai vista più fica millantata in un telefilm, italiano e non.

Lo sguardo del regista, del narratore, della cinepresa, non sa proprio vederla questa fica, questa parte per il tutto che dovrebbe significare bellissime ragazze da rimorchiare e scopare.  Si sofferma solo sui ragazzi.

Un maschilismo travasato nel mondo gaysta dove cambia l'oggetto di scelta sessuale ma non l'ideologia: solo sesso, niente affettività.

La sceneggiatura ci presenta una sola donna, amica di Tommaso, acida, antipatica, dalla psicologia inesistente.

Dopo quella pomiciata nel bagno, luogo  dove di solito si fanno pompini - perché per pomiciare basta la pista da ballo, davanti a tutti, i pompini un po' meno  - Giulio si pente e gli dice che è finita (cosa, la pomiciata?).
Capiamo quel che succede loro, dopo la scritta 5 anni dopo, senza bisogno dei dialoghi.

Tommaso si è fidanzato, lo vediamo a letto col suo partner, Giulio anche è fidanzato con una ragazza. Tommaso e triste e il suo ragazzo non si accorge di nulla. Giulio invece discute con la sua compagna\fidanzata anche fuori dal letto...

Entrambi non sono contenti, sembra suggerirci il racconto, ancora in base a quanto successo cinque anni prima.

Dunque io giovane ragazzo/a gay e lesbica italiano/a, per identificarmi in un personaggio gay e costruire così il mio immaginario collettivo tramite il quale esprimere la mia identità affettiva e sessuale mi devo prospettare cinque anni di infelicità e menzogna, o perché mi fidanzo col ragazzo sbagliato o perché mi fidanzo con persone del sesso sbagliato?

Alla faccia del telefilm friendly!

La mission che questa web series si propone con lucidità di avere
Mentre all’estero il target giovanile ha, già da tempo, diverse chanches di seguire serie GLBT, in Italia si stanno muovendo i primi passi, con l’obiettivo principale di dare la possibilità a coloro che magari hanno difficoltà ad “uscire allo scoperto”, di esprimersi ed essere davvero se stessi.
a parte il sessismo della lingua improvvisamente ricomparso dopo l'orgia pleonastica di prima, non viene lontanamente raggiunto.

A meno che non si creda che quel che bisogna esprimere come prima istanza nella propria personalità omoerotica siano i dubbi e le sofferenze, che per molti purtroppo ci sono,  senza mostrarne però le cause, senza indicarne i mandanti ma presentandoli come problemi connaturati ai gay e ai gay velati (la bisessualità non è nemmeno considerata una opzione).

Insomma l'ottimismo non è dica sa nemmeno tra i gaysti...

La retorica è sempre quella della confusione sulla propria identità  che sembra nascere da una propria difficoltà, senza mai nemmeno suggerire che le difficoltà nascano dalla pressione sociale, una retorica dell'auto accettazione che fa dell'omosessualità una condizione debilitante oggettiva.

Devo accettare che dopo l'incidente di motorino ho perso l'uso delle gambe... non certo che sono gay se l'omosessualità non solo è una normale variante dell'affettività e sessualità umane e dannane ma è anche una delle tre opzioni di default.

Un'omosessualità che è mostrata attraverso il sesso o l'erotismo dei baci e mai tramite i sentimenti che, dice Giulio, sono confusi.

Dunque se provo qualcosa per un alto ragazzo come me questo è sintomo di una mia confusione...

Se pensiamo al rapporto che hanno Callie Torres e Arizona Robbins in Gray's Anatomy  Callie bisex e Arizona lesbica ora felicemente sposate e con prole, ci rendiamo conto di  quanta strada l'Italia debba ancora fare.

Vediamo quanto la web serie è capace di crescere...

Purtroppo a differenza dei telefilm statunitensi anche questa serie è stata già tutta girata e scritta e dunque non può essere modificata in corso d'opera n base alle reazioni, alle critiche o ai suggerimenti del pubblico che in un esperimento mediatico come questo e data la particolare interattività della web series era una cosa non solo possibile ma auspicabile.

Così invece siamo al classico rapporto tra chi la fiction la fa e chi può solo guardarla e cliccare mi piace.

Cattivi usi della rete...






Chi non si critica non cambia idea. Elementi di critica critica se stesso.


Sono tanti i motivi per cui dovrei criticare questo blog.

Per i toni aggressivi di alcuni post, per quelli polemici di altri post, per la pignoleria che a volte, nella ricerca del dettaglio estremo, perde la visione d'insieme. Per la lungaggine di alcuni post (quella temo davvero irrimediabile).

Così mentre attendo con curiosità la collaborazione di alcuni lettori che tanto hanno dato  a questo blog e che spero potranno darlo non più solo tramite i commenti ma direttamente con dei post loro, mentre rileggo quanto ho scritto sin'ora, da quanto ho creato questo blog  nel settembre del 2009, non posso non notare di come il blog sia cambiato, di come il mio linguaggio si sia affinato, le mie competenze migliorate, di quante cose nuove ho appreso mentre mi documentavo per leggere criticamente e condividere con voi lurker e lurkress le mie impressioni, le mie intuizioni, i miei dubbi, la mia rabbia, la mia frustrazione.
Rileggendo le mie posizioni sul matrimonio che avevo solo 5 anni fa su paesaniniland, quando ancora questo blog non esisteva, non posso che constatare come su certi argomenti ho cambiato idea,
e mi auguro di poter scrivere altrettanto fra tre anni perchè solo chi cambia idea ha qualcosa da imparare e, possibilmente, da comunicare.

Così stasera mentre leggo il comunicato di Certi Diritti a proposito degli attacchi del papa che calza Prada  alla democrazia e alla libertà di pensiero nel quale si dice

il Papa continua imperterrito il suo martellamento pre-elettorale contro il matrimonio egualitario. Anche oggi torna sull’argomento, ed ogni occasione sarà buona, da qui alle prossime elezioni politiche per ribadire uno dei concetti che meno hanno bisogno del suo magistero: ora e sempre contro i diritti delle persone lgbt
non posso che manifestare tutta la mia insofferenza per questa visione corporativista, di parte, parziale e miope dell'attacco che la chiesa sta sferrando in questi giorni.

Come rispondo al commento di un post precedente, i diritti non sono nostri, lgbt, ma sono di tutte e tutti.

Non solo perchè l'esclusione dal matrimonio delle coppie dello stesso sesso è una discriminazione che lede la libertà di tutti e tutte ma perchè su questa esclusione si innesta quella di tante coppie di sesso differente che, non rintrando nei canoni del matrimonio religoso, sono altrettanto discriminate.

Se ne rende conto Certi Diritti stesso che crea un sito www.sosfamiglie.it per tutte le coppie non matrimoniali.

Poi l'occhio mi cade all'intestazione del blog, di questo blog, di elementidicritica,  dove c'è scritto:
Un blog dove si discute di omosessualità e diritti lgbtqi.

Lo stesso errore concettuale di cui accuso certi diritti sta anche nell'intestazione di questo blog.

Evidentemente tre anni fa non consideravo questa espressione un errore, adesso sì. 

Ecco perchè l'acronimo lgbtqi adesso è cancellato, così, lgbtqi
e lo mantengo e non lo tolgo per ricordare com'era e come non è più.

I diritti non sono di una parte ma di tutte le persone e l'esclusione di certe categorie costituisce una offesa e una ferita al corpo intero della società.




sabato 22 dicembre 2012

Qualcuno spieghi la teoria gender all'imbecille di bianco vestito. Ovvero come papa Ratzinger facendo il finto tonto ci propina la sua vulgata sui ruoli di maschio e femmina spacciandoli per concetti divini


Qualcuno spieghi l'equivoco
al deficiente di bianco vestito

Sono noti a tutti i contenuti totalitari del messaggio del santo padre in occasione della XVI giornata mondiale per la pace, nel quale, dopo avere ricordato la sacralità della vita (=no ad aborto ed eutanasia) e del matrimonio
- che è solo tra uomo e donna e non può essere dunque equiparato a forme radicalmente diverse di unione - afferma che

Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa.
Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.

Dunque la morale cattolica è universale e razionale e chi non la rispetta  compie un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.

Altro che no ai froci e ai matrimoni gay, come disinvoltamente semplificato da stampa e siti internet, nel Messaggio il papa stabilisce un confine netto e inequivocabile tra chi difende la vita umana  e la pace (la chiesa) e chi no cioè tutte le persone che se negano ma anche solo se mal comprendono le verità che la chiesa vuole universali offendono la verità umana.

Non pago, e sfruculiato sul tema del matrimonio tra persone dello stesso sesso per le idee reazionarie sul quale è stato esclusivamente criticato, il papa è tornato sull'argomento in occasione del tradizionale discorso per la gli auguri natalizi della curia romana.

Lasciamo stare le semplificazioni della stampa, perchè nessuno sembra scandalizzarsene e quando ho fatto notare quelle a proposito del messaggio tutti e tutte mi hanno risposto che, in soldoni, quel che la stampa ha riportato, pur se semplificato, non è poi così lontano dal vero. (Sarà, ma con queste semplificazioni finiremo col credere che andare a letto con un uomo o con una donna è la stessa cosa perchè sempre di fare sesso si tratta...)

Comunque sia è interessante leggere cosa il papa che calza Prada, ha detto ancora sui froc... ehm sulle persone omosessuali.

Le note e i commenti, naturalmente, sono miei.

Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, in un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante1, ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio, giunge ad una dimensione ancora più profonda.
Prima ancora di analizzare il sostantivo attentato voglio far subito notare il linguaggio sessista e maschilista del papa che calza Prada:
la famiglia è fatta da padre, madre e figlio.
Una gerarchia che vede prima il padre, poi la madre e infine il figlio al maschile.
Insomma la famiglia cui pensa il papa è quella del vecchio diritto di famiglia, quello promulgato nel 1942 e modificato per adeguarlo alla Costituzione solamente nel 1975.
Il padre è il capofamiglia e sotto (in tutti i sensi...) viene la moglie e poi i figli (sessisticamente le figlie sono implicitamente contenute nel sostantivo maschile), figli e figlie discriminate se nate fuori dal matrimonio.


Secondo il papa questa famiglia, patriarcale e sessista, sta subendo un attentato cioè un Atto violento contro l'incolumità (Sabatini Coletti online).
Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana,
cioè divorzio, aborto, eutanasia,
ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini.
Essere uomini sta per essere uomini e donne, ma, si sa, siamo tutti sessisti perchè non dovrebbe esserlo anche il papa? 
Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender”, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi.
Ecco che il papa, mentre ci sorprende nell'usare un lemma, come lo chiama lui, della modernità, come Gender fa confusione e mette insieme cose che invece sono state separate.

Infatti sesso si riferisce al mero aspetto biologico della anatomia umana cioè alle caratteristiche fisiche e biologiche dei corpi umani e donnani in base alle quali li ascriviamo alle categorie maschile e femminile.

Mentre  gender, invece, termine impiegato in ambito scientifico da Gayle Rubin2 nel 1975 per la prima volta da  si riferisce al significato sociale del sesso3 cioè le nozioni socialmente costruite di "maschilità" e "femminilità".


Così quando il papa afferma che  il sesso dovrebbe essere un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso,

sta artatamente confondendo i due livelli.
Il dato originario del mio essere maschio riguarda solamente il fatto che io ho un cazzo  e non una fica e viceversa4.

Tutto il resto, tutte le caratteristiche, fisiche e psicologiche che una certa società in un certo periodo storico ritiene essere naturalmente connaturate al sesso biologico sono una costruzione sociale e antropologica.

Non tutti la pensano così.
Ci sono i genetisti comportamentali che dicono che il nostro comportamento dipende dai geni (e dunque dalla biologia) ma anche i più sfegatati sostenitori di queste teorie non possono affermare, senza coprirsi di ridicolo davanti la comunità scientifica,  che la componente massima dei geni nel comportamento umano sia superiore al 50%5.

Ma basta una lettura approfondita delle teorie e delle ricerche di questi signori per rendersi conto di come le derivazioni genetiche di comportamenti e qualità umane e donnane dipendano sempre dalla costruzione sociale e antropologica che diamo ai concetti di maschile e femminile.

Mentre il papa riassume a modo suo i significati della parola genere compie un altra semplificazione ridicola

Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi.
Il genere non dipende dal sesso è una costruzione che si pretende di derivare dal sesso in realtà è un ruolo sociale dunque collettivo e non può essere deciso autonomamente.
Anzi per quanto io autonomamente posso decidere di comportarmi in maniera diversa da quella che la società prevede e prescrive per il mio genere (es. se sono maschio, non posso vestire con certi colori o indossare la gonna), la società mi vedrà come un freak un qualcuno di diverso che deroga dalla regola...

In realtà quello cui il papa allude qui è il fatto che per la prima volta le donne (il riferimento a Simone de Beauvoir non è casuale) e poi anche le persone omosessuali hanno detto: visto che i generi sono costruzioni sociali e non sono dati dalla natura possono essere socialmente modificati.

Insomma un conto è se l'"essere delicate" delicate delle donne è una caratteristica scritta nella biologia del corpo femminile un conto è se questa caratteristica è una costruzione sociale, uno stereotipo comportamentale.

Ancora negli anni 80  e 90 c'è chi su queste differenze pretendevano di escludere le donne da lavori di responsabilità per via del ciclo mestruale che le rendeva schiave di flussi ormonali dei quali la donna non aveva controllo, come per esempio pilotare l'aereo6.

E' chiaro come su queste presunte differenze si costruiscano discriminazioni ai danni delle donne e asimmetrie comportamentali.

Prosegue il papa
La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano.
Di nuovo bisogna capire che cosa significa questa natura precostituita che è solo biologica e non riguarda il carattere o l'essenza della persona.
Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela.
Ma questo è vero! L'essere umano è l'unico che si costruisce una serie di visioni del mondo (parole, concetti, valori, rappresentazioni sociali, la cultura in senso antropologico)  attraverso le quali la sua esistenza acquista di significato.
Secondo il racconto biblico della creazione,
cioè secondo un testo scritto migliaia di anni fa...
appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina.
E questo significa solo con il pisello e con la fica. Niente di più.
Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata.
La dualità c'è ed è solo biologica.
Per procreare bisogna essere un maschio  e una femmina. Questo non lo nega nessuno perchè non può.
Per tutto il resto l'uomo e la donna possono fare l'uno i compiti tradizionalmente attribuiti all'altra. 
Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo.
Uomini e donne sono e rimangono biologicamente maschi e femmine, sono i ruoli sociali a partire da questa distinzione che la teoria del genere ha messo in discussione.

Anche le teorie del trasngenderismo o le rivendicazioni sacrosante delle persone intersessuate nel loro radicale mettere in discussione questo dualismo  cadono in contraddizioni semplici e naif, cercando di proporre un transgenderismo o un terzosessiamo che ripescano inevitabilmente dagli stereotipi di genere, come la teoria del genere fluido.
Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più.
Che è come reazionariamente dire: con tutti questi ragazzi capelloni non si capisce più chi è il maschio e chi la femmina...

Quel che il papa sta rammaricando qui è che non esistono più i lavori donneschi della cucina...
L’uomo contesta la propria natura.
E' vero. Infatti si dà il caso che la natura umana si la cultura...
Egli è ormai solo spirito e volontà.
Ed ecco la radice della mia avversione per ogni forma di divinità.

Secondo il papa io devo rassegnarmi alla mia programmazione biologica.

Se questo fosse vero allora non dovrebbe esistere la medicina che ha allungato la vita media delle persone.

Uno dei primi effetti di questo allungamento artificiale della vita è la menopausa femminile con tutti i problemi biologici connessi.
Dopo la menopausa il corpo femminile infatti finisce di produrre calcio perchè il progetto biologico femmina non prevedeva che le persone di sesso femminile sopravvivessero alla loro funzione procreatrice.

Dunque seguendo alla lettera questo assunto di rassegnarsi al proprio programma biologico si dovrebbero lasciare le donne al loro destino biologico e farle tormentare con l'osteoporosi senza dar loro medicine che sono anche quelle parte della loro natura.
Siccome nessuno è così pazzo da dire una cosa del genere si capisce come questa considerazione venga impiegata con diversa misura in ambiti diversi  e che questo arbitrio e discrezionalità, umanissimi, siano spacciati per volontà divina.
La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso.
Altro concetto ingenuo e misoneista.
Noi manipoliamo la natura da quando siamo entrati nella cultura (sempre in senso antropologico), già quando produciamo vestiti e medicinali...
Quali sono i criteri sulle cose che possiamo manipolare e su quelle che non possiamo? Chi li stabilisce?
Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura.
Al contrario, l'uomo che modifica la propria cultura è un uomo concreto che vive il qui e l'ora.
L'uomo astratto è quello cui si riferisce il papa quando lo cerca e lo trova  nella genesi, come dire non proprio un libro moderno.
Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda.
Falso.
Si contesta il fatto che su questa differenza  biologica si pretendano inesistenti differenze comportamentali biologiche e innate.Che sono invece distinzioni date dalla società
Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione.
Questo è un perfetto esempio di cecità autoreferenziale della fede.
Se quel che dice la fede è contestato allora la realtà come la pretende la fede non esiste più. Siccome però la realtà c'è, e la realtà è senz'altro quella stabilita dalla fede, hanno torto quelli che contestano la fede.


Nessuno mette in discussione la famiglia padre biologico madre biologica e prole se non nelle sue implicazioni maschiliste ed eterosessiste.
Questa famiglia è stata ampliata nel tempo con altre configurazioni che non contestano né mettono in discussione questa famiglia tradizionale ma la integrano la ampliano le danno maggiore respiro.

Quel che le persone eterosessuali non capiscono quando i giornali dicono che il papa attacca la famiglia gay è che la chiesa quando difende la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione non sta dicendo di no solo alle famiglie omogenitoriali.

Sta dicendo no prima di tutto no alle famiglie tradizionali etero sposate solamente col rito civile e non con quello religioso che la chiesa considera matrimoni irregolari.

Sta dicendo di no alle famiglie mononucleari, prole più padre biologico o madre biologica,  la cui assenza della genitrice ovvero del genitore ha cause diversissime, morte, separazione, divorzio, assenza sin dall'inizio (ragazze madri e ragazzi padri).

Sta dicendo di no alle famiglie ricomposte padri o madri che hanno avuto prole da unioni precedenti e che costituiscono una nuova famiglia coi figli pregressi per i quali i due coniugi non sono rispettivamente madri biologiche e padri biologici con la nuova eventuale prole di cui sono entrambi genitori biologici e genitrici biologiche.

Negli Stati Uniti d'America l'immaginario collettivo per queste famiglie esiste da almeno 40 anni con film come Appuntamento sotto il letto (Usa, 1967) di Melville Shavelson con: Henry Fonda e Lucille Ball nel quale una vedova con otto figli si sposa con un vedovo che ne ha dieci e tutti e venti si sistemano in una vecchia casa di San Francisco.


Sta dicendo no alle famiglie di fatto,  quelle che non si sono risposate (col rito civile) perchè non hanno potuto, perchè ancora legate a matrimoni precedenti, o non hanno voluto per i motivi più diversi (economici, ideologici, psicologici).


Infine sta dicendo di no alle famiglie omogenitoriali perchè non si limitano a duplicare una delle due figure genitoriali ma in virtù di ciò negano alla prole la figura genitoriale mancante.
Una innaturalità che già si riscontra nelle famiglie mononucleari e, parzialmente anche in quelle ricostituite, visto che il genitore non biologico non è visto di buon occhio dai cattolici. In una ricerca vituperata e non scientificamente corretta americana sullo stato di salute della di famiglie  omogenitoriali l'unico alveo familiare ideale per la crescita della prole è still-intact, two-parent heterosexual married family.

Ma in tal caso anche la prole
ah ecco, qui non sua più il maschile, figli
ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria. Bernheim mostra come essa, da soggetto giuridico a sé stante, diventi ora necessariamente un oggetto, a cui si ha diritto e che, come oggetto di un diritto, ci si può procurare.
Nessuno si procura i figli.
Nemmeno chi li adotta. Perché chi li adotta riceve nel proprio alveo familiare una prole che qualche altra famiglia per i motivi i più diversi non ha potuto o voluto tenere.

Se è vero che la prole ha un luogo che le spetta e una particolare dignità che le è propria ogni famiglia che accoglie la prole altrui sta ristabilendo questo diritto e restituendo a questi figli e figlie la dignità che fuori dalla famiglia non avevano.
Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere.
Questa verità che il papa vuole moderna e contemporanea è in realtà già pienamente conosciuta nel mondo classico per esempio da Sallustio quando dice Faber est suae quisque fortunae.
  
Che di dio possa rimanere avvilito se uomini e donne godono pienamente dei sacrosanti diritti umani e donnani ...beh meglio lui che noi.

Ad ascoltare la chiesa io, in quanto frocio,  e le donne che abortiscono, dovremmo essere fermati (incarcerati? Mandati al rogo?)  perchè siamo un pericolo per la pace.
Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso.
Non la donna...
E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, difende l’uomo.
Questo pensiero  è criminale, sadico, reazionario, maschilista, totalitario, misogino, omofobico e l'unica risposta possibile è la cancellazione fisica di queste merde umane dalla faccia della terra. Però, purtroppo, c'è la Costituzione.

Anche se questo pensiero è fuori non solo dalla Costituzione italiana ma è proprio fuori da tutti i documenti che riconoscono i diritti dell'essere umano e donnano.

Io non solo non capisco chi sta dentro la chiesa ma politicamente diffido di chi continua a restarvi pretendendo di poterla riformare dal suo interno.

Sarebbe come iscriversi al partito nazista o fascista per fare del femminismo.

Se sei femminista se credi nella parità tra uomo e donna e nei diritti per tutti e per tutte il papa e il vaticano li combatti con tutta la serietà, la determinazione e la ferocia di cui sei umanamente capace.

Perchè lo stato totalitario, teocratico e criminale che si chiama Vaticano che si è macchiato nei secoli di crimini contro l'umanità per ben più tempo dei nazisti di Hitler dei fascisti di Mussolini, Franco e Pinochet, o dei comunisti di Stalin, Castro e Mao è irredimibile e questo discorso del papa che calza prada lo dimostra al dilà di ogni ragionevole dubbio.

Come buon proposito del 2013 io propongo uno sbattezzo collettivo.

E una serie di azioni legali e politiche per diffidare la chiesa a continuare a diffondere queste istigazioni all'odio e queste fonti di ispirazione per la discriminazione.

Perchè dio non esiste e se qualcuno in suo nome ci dice come dobbiamo vivere e che qualcuno di noi non dovrebbe vivere proprio dobbiamo poterci difendere.
A testa alta.



note

1) Matrimonio omosessuale, omogenitorialità e adozione: tutto quello che si dimentica di dire. (il link rimanda al testo originale in francese)

2) Gli uomini e le donne sono, è ovvio, diversi. Ma non sono così diversi come il giorno e la notte, la terra e il cielo, lo yin e lo yang, la vita e la morte. Dal punto di vista della natura, gli uomini e le donne sono più simili gli uni alle altre che a qualsiasi altra cosa –alle montagne, ai canguri o alle palme da cocco. L’idea che siano diversi tra loro più di quanto ciascuno di essi lo è da qualsiasi altra cosa deve derivare da un motivo che non ha niente a che fare con la natura.
Gayle Rubin The Traffic in Women: Notes on the 'Political Economy' of Sex, in Rayna Reiter, ed., Toward an Anthropology of Women, New York, Monthly Review Press (1975).


3) Vivien Burr, Psicologia delle differenze di genere Il Mulino, Bologna 2000

4) Infatti anche l'idea di come sia il corpo maschile come sia il corpo femminile è una costruzione sociale e antropologica che non ha riscontro in natura: noi riteniamo le femmine lisce e non muscolose, i maschi pelosi e muscolosi. 

5) Lesley Rogers, Sesso e cervello Einaudi Torino, 2000 p. 15

6) Myths and Misconceptions About Behavioral Genetics And Homosexuality Douglas A. Abbott Ph.D.,* July 2007 (il link rimanda al testo  in inglese)

giovedì 20 dicembre 2012

Sabato 22 dicembre alle ore 17 a Piazza SS. Apostoli a Roma un flash mob contro l'omofobia,

Sabato  22 dicembre alle ore 17 a Piazza SS. Apostoli

si terrà a Roma un flash mob contro l'omofobia,
dove si ricorderà anche per qualche minuto 

Andrea
il ragazzo suicidatosi il 20 novembre a causa del bullismo,
che è sempre anche bullismo omofobico.

Quando sentirete il fischio dovrete baciare a stampo la persona con cui verrete, portate anche del vischio in modo da potervi baciare sotto di esso.

Chi vorrà potrà lasciare un video messaggio contro l'omofobia, che verrà poi pubblicato sulla pagina e sul canale youtube.

Rispondiamo all'odio con un gesto d'amore. 


Vi aspettiamo.


NON E' UN EVENTO SOLO PER COPPIE!

PER COMBATTERE L'OMOFOBIA POTETE SCAMBIARVI UN BACIO A TIMBRO ANCHE CON PARENTI E AMICI.


Il flashmob è organizzato da I'm Gay Any problem

Cliccate qui per accedere alla pagina facebook dell'evento.