sabato 26 gennaio 2013

Magari fossero delinquenti speciali. Su cinque aggressori di coppie gay arrestati a Prioro Gargallo (Siracusa)

Leggo sul blog Michele Darling dell'arresto, in regime di arresti domiciliari, di cinque giovani C.B. (classe 1994), I. I. (classe 1992), S. A. (classe 1992), T. E. (classe 1994) e P. A. (classe 1994), tutti residenti a Priolo Gargallo, poiché colti nella flagranza del reato di lesioni personali aggravate, danneggiamento aggravato, detenzione di arma impropria e furto aggravato in concorso come si legge dal comunicato della Polizia di Stato.


Secondo la Gazzetta di Sicilia i cinque ragazzi arrestati
Avrebbero pestato coppie omosessuali che si appartavano a Marina di Melilli. (...) una vittima, fermata con la sua macchina e presa a sprangate (...) due uomini [aggrediti il 16 gennaio], che ieri hanno riconosciuto i loro aggressori. Gli agenti del commissariato di Priolo stanno verificando se la banda è responsabile di altre aggressioni che si sono registrate nei mesi scorsi.
Secondo il rapporto della Polizia  in seguito all'aggressione del 16 gennaio ai danni dei due uomini
il Commissariato predisponeva un’attività di vigilanza nei pressi della zona balneare, al fine di scongiurare azioni analoghe a quelle segnalate. Nella serata di ieri [22 gennaio], alle ore 19,45 circa, giungeva alla sala operativa la richiesta di soccorso da parte di un utente il quale dichiarava di essere stato testimone di un'aggressione in danno di un soggetto che si era allontanato a bordo della propria autovettura. Le ricerche eseguite nell'immediatezza del fatto consentivano di individuare l'autovettura sulla quale viaggiavano i presunti autori del grave fatto delittuoso e di sottoporla a controllo. La perquisizione eseguita nei luoghi dove si era verificata l'aggressione consentiva di rinvenire e sequestrare 2 aste in metallo utilizzate per perpetrare il reato.
La gazzetta di Sicilia ha pubblicato le foto dei cinque arrestati.

 Sarebbe bello se, indulgendo nella fisiognomica, che i cinque aggressori fossero brutti sporchi e cattivi.

Metterebbe molte conoscenze a posto perchè permetterebbe a tutte e tutti di ricostruirsi una verginità in quanto a tolleranza. Io non sono omofobo\a loro lo sono.

Invece la banale placida normalità di queste facce ci pone dinanzi la più grave e pericola realtà: i cinque aggressori sono cinque di noi.

In un paese come il nostro dove i diritti non vengono garantiti e dove anche gay  e lesbiche, sbagliando, chiedono diritti ad hoc e non che vengano applicati gli stessi diritti perchè si è cittadini e cittadine allo stesso modo, in un paese come il nostro chiunque puà sprangare un frocio o una lesbica, stuprare o uccidere una donna, picchiare un cittadino straniero, una cittadina straniera, perchè le istituzioni la chiesa e moltissimi degli agenti sociali legittimano, sostengono, difendono e diffondono l'intolleranza, l'omofobia, la transfobia, la lesbofobia, la misoginia il maschilismo sessista e razzista.


Capisco la rabbia e la frustrazione di Michele che sul suo blog scrive
Questi non sono delinquenti comuni e questi non sono reati comuni: questi pezzi di merda non scelgono a caso chi picchiare a sprangate, ma escono di casa con il preciso intento di fare del male alle persone omosessuali.
Magari fossero delinquenti speciali!

Vorrebbe dire che si tratta di un fenomeno circoscritto. Invece è un fenomeno diffuso e riguarda tutte e tutti quanti noi.

Se c'è bisogno di una estensione della Legge Mancino non è per la gravità di questi casi isolati (che casomai ne vanificherebbe l'urgenza) ma per l'endemica diffusione di una discriminazione e intolleranza diffuse cui politici chiesa e stampa contribuiscono a tenere alta la temperatura. E purtroppo anche chi chiede leggi ad hoc in nome di una emergenza che c'è ma non si basa sull'eccezionalità ma sulla normalità di certi comportamenti aggressivi. 


venerdì 25 gennaio 2013

Enrico Pavanello, professore laico di religione al liceo classico Marco Foscarini di Venezia

La notizia l'avete letta sicuramente.

Gli studenti di una classe di quarta ginnasio del Liceo Classico Marco Foscarini di Venezia, chiedono al professore di religione di parlare dell'estensione del matrimonio anche per le coppie dello stesso sesso. 

Nella lezione successiva il docente distribuisce un foglio con appunti scritti a mano, nel quale, tra le altre cose, c'è scritto che l'estensione del matrimonio anche ai gay porterebbe al riconoscimento della pedofilia e della poligamia.

La madre di uno dei ragazzi legge il foglio di appunti, ne rimane scandalizzata e lo pubblica sul proprio profilo di facebook prendendone le distanze.
La notizia arriva al sito Huffington post e diventa un caso nazionale.

Diversi gli articoli e i post sulla rete dove si stigmatizzano le affermazioni del professore che nel frattempo prende le distanze e cerca di spiegare l'intento di quel foglio di appunti.

In una lettera indirizzata al sito ZENIT il prof. Pavanello ha scritto:
“Ritengo doveroso e opportuno dichiarare che il mio intento non era assolutamente quello di offendere o di attaccare qualcuno, come è stato scritto e che la polemica che si è accesa, a mio avviso, è slegata dal contesto reale.
Il testo che, senza nessuna autorizzazione è girato via Web, non è un volantino, ma è la sintesi di varie e numerose letture, recensioni, articoli, saggi, riferimenti a Format conosciuti dai giovani, che non esprimono il mio pensiero.
La mia intenzione era quella di fornire agli studenti materiali su cui innestare un dibattito su un argomento chiesto dagli stessi allievi.
Evidenzio che il testo non è mai stato discusso, ma solo consegnato per una lettura personale, per far emergere obiezioni, domande, riflessioni, nuovi approfondimenti da affrontare nelle lezioni successive.
Proprio perché era una raccolta di materiali da sviluppare, è stato scritto a mano senza le dovute citazioni e di questo me ne rammarico e mi scuso; ma sottolineo che il testo era da considerarsi semplicemente un foglio di lavoro e tutti i riferimenti in esso contenuti non sono mie considerazioni personali.
Per quanto mi riguarda mai ho considerato l’omosessualità una malattia da curare e ancor meno ho pensato che pedofilia e omosessualità siano collegate. Negli organi di stampa sono state riportati frasi che non ho mai pronunciato e che - ribadisco- non corrispondono al mio pensiero.
Ringrazio di cuore i miei colleghi e i miei studenti che, grazie al rapporto di fiducia che si è creato in tutti questi anni di lavoro insieme, hanno compreso quali erano le mie reali intenzioni”.
Prima ancora di leggere il foglio di appunti, qualunque ne sia il contenuto, va subito ricordato come sia dovere dal quale non ci si può mai sottrarre per chiunque comunica ad altri il proprio pensiero, figuriamoci per un professore a scuola, sia anche di religione, citare le fonti di quanto si afferma o si riporta per motivi di scientificità (verificabilità di quanto si riporta)  e anche di democrazia, mettere ognuno di consultare la fonte da cui quei dati sono stati estrapolati permettendo così di formarsi una opinione di prima mano  e non limitarsi a una opinione riportata da terzi, e dunque di seconda mano.
Non si tratta di non dare fiducia a questo o quel professore, ma anche fosse Einstein a  dirci la mia teoria della relatività dice così anche Einstein deve fornire le prove di quanto dice citando il testo da lui scritto pubblicato e consegnato al mondo scientifico in primis e a quello dei lettori e delle lettrici in secundis.
Nessuna autorevolezza può esimere dal citare le fonti. Mai per nessuna ragione. E' uno dei concetti base della scientificità e della democrazia di un corretto ragionare comunicare insegnare.

Per cui le parole del professore
Proprio perché era una raccolta di materiali da sviluppare, è stato scritto a mano senza le dovute citazioni e di questo me ne rammarico e mi scuso
sono irricevibili e solo per questo questa persona non è idonea all'insegnamento per l'atteggiamento dogmatico e totalitario con cui dispensa citazioni di testi senza riportarne le fonti.

In generale il tono degli articoli che riportano la notizia cambia in base alla posizione che chi scrive, o chi pubblica, ha nei confronti dell'argomento riassunto brutalmente sotto l'etichetta di matrimonio gay.  

Insomma la questione sembra vertere sulla legittimità o meno di una opinione. C'è chi chiede la testa del professore non per il metodo ma per le idee da lui espresse e qualcun altro che all'opposto  ma per le stesse ragioni lo difende.


In tutti questi articoli insomma il caso del professore serve per portare banalmente acqua al mulino del pro e del contro ai matrimoni gay.

Un modo triste di ragionare ma molto diffuso nel quale quello che conta non è la verità o la scientificità, che sembrano non esistere, ma  la legittimità o meno di una posizione contro che qualcuno trova illegittima e qualcun altro no.

Non tutti gli articoli entrano nel dettaglio del contenuto degli appunti scritti dal professore ma anche chi lo fa come l'Huffington Post o il Gazzettino o la Nuova Venezia nessuno sembra cogliere l'entità delle affermazioni del professore che non sono opinabili cioè soggette a parere favorevole o contrario a seconda di come la si pensa personalmente sull'argomento come si pretende bensì SBAGLIATE sia nelle definizioni che nelle inferenze che da quelle definizioni vengono fatte.

Eppure il volantino è sotto gli occhi di tutti e tutte ma nessuno sembra averlo davvero letto.

Già nel suo incipit si nota subito la confusione totale che questo professore ha sui concetti che usa e che confonde, non si sa quanto proditoriamente, sulla falsariga di quanto fatto dal papa che calza Prada in una recente occasione.



Quella gender (genere) non è una ideologia ma una distinzione che si usa in diverse discipline, tra le quali la sociologia, per distinguere il sesso (maschile e femminile biologicamente determinato)  e genere (l'essere uomo e l'essere donna) determinato socialmente e antropologicamente come è ben spiegato in questa slide tratta da una presentazione powerpoint in uso presso la terza università di roma facoltà di sociologia.



Per Pavanello secondo l'ideologia gender il genere non coincide più con il sesso biologico ma con il ruolo che ognuno si sente di assumere e lo chiama orientamento sessuale per concludere che per l'ideologia gender nulla è dato di naturale nelle differenze tra uomo e donna e quindi tutto può e deve essere cambiato.

Con un capolavoro di sincretismo omofobico e maschilista Pavanello  non solo confonde tra sesso (biologico)  e genere (sociologico) ma confonde il ruolo (di genere) con l'orientamento sessuale continuando nell'errore epistemolgico di smepre che vede nell'omosessualità un problema di identità di genere questo perchè si pretende che il femminile biologico debba naturalmente rivolgesi al maschile biologico  e viceversa e tertium non datur.

Ma c'è di più glisando sulla differenza di sesso e di genere e confondedo questa conq uella quanto critica l'ideolgia gender pretende che certi doveri e comportament del duomo e della donna, determinati storicamente e sociologicamente siano iscritti invece nella natura. Per cui se la donna è preclusa da certe professioni o dalla gestione del potere può essere la conseguenza di un dato naturale scritto nella biologia.

In linea con la chiesa che è un'organizzazione totalitaria  e maschilista che definisce Maria, la donna vergine prima durante e dopo il parto di Gesù, come serva del signore.
Una donna, detto per inciso che è il primo utero in affitto della storia visto che ha partorito il figlio di dio che biologicamente non è certo di Giuseppe...

Menomale che Pavanello accusa la teoria gender di essere una ideologia...

Un disastro che dovrebbe esautorare questo uomo dall'insegnamento visto che non capisce quel che pretende di spiegare facendo confusione tra termini e questioni.

C'è da chiedersi perchè nessuno lo abbia notato e fatto notare...

(1) continua

Domenica 27 gennaio 2012. Matrimonio per tutti (e tutte). A Roma, piazza Farnese la manifestazione di sostegno per la legge francese Mariage pur tous

DOMENICA 27 GENNAIO
PIAZZA FARNESE
DALLE ORE 14.00 ALLE ORE 17.00
SIT - IN DI SOSTEGNO
PER LA MANIFESTAZIONE FRANCESE PER

L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE “MARIAGE POUR TOUS”



Il Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”,
Agedo Roma,
Arcigay Roma,
Associazione Libellula,
Associazione Radicale Certi Diritti,
Compagnia teatrale inconTrans-tabile,
Controviolenzadonne,
Di Gay Project,
Famiglie Arcobaleno Roma,
Fondazione Massimo Consoli,
Gay Center,
Gaynet Italia,
Luiss Arcobaleno [non hanno un sito],
Nuova Proposta – donne e uomini omosessuali cristiani,
Queerlab [non hanno un sito],
Rete Genitori Rainbow
Roma Rainbow Choir,

[il link al sito delle associazioni organizzatrici è attivo solo per quelle nella cui homepage è riportato il sit in di domenica]
in occasione della Manifestazione parigina a sostegno della legge francese sul matrimonio egualitario  “Mariage pour tous”
 
che si terrà domenica 27 gennaio a Parigi, 

organizzano, 

in contemporanea con quella parigina,

 un sit – in a Piazza Farnese 

dalle ore 14.00 alle ore 17.00.


“Dopo le parole del Presidente Obama, che nel discorso di inaugurazione del suo secondo mandato ha paragonato le battaglie per i diritti civili di gay e lesbiche a quelle dei neri degli anni Sessanta, siamo ancora più determinati nel chiedere che il nostro Paese si allinei con le più importanti democrazie mondiali. E’ paradossale che l’Italia sia il terzo mondo dei diritti civili”, queste le parole degli organizzatori della manifestazione.
“L’agenda del prossimo governo non può ancora colpevolmente ignorare la questione omosessuale. Nonostante qualche avanzamento del centrosinistra, i programmi delle coalizioni alle prossime elezioni denotano una manifesta arretratezza sociale e culturale che ci allontana dall’Europa dei diritti civili”.
“In un Paese democratico, solidale e al passo con i tempi, la politica non può più disattendere le richieste della società civile, dei gay, delle lesbiche e delle persone trans. Il “Matrimonio per tutti”, in Italia come in Francia, è la battaglia di civiltà per una piena uguaglianza su cui il movimento lgbtq non arretrerà. Per questo domenica saremo in piazza in supporto delle richieste dei manifestanti francesi, consapevoli di essere protagonisti di una comune stagione dei diritti che ci deve vedere tutte e tutti uniti nella costruzione di un’Europa e di un Paese migliori”.

giovedì 24 gennaio 2013

Dalla mistificazione storica al sessimo... Sulla manifestazione per gli stermini dimenticati organizzata a Roma in occasione della giornata della memoria.

Come ho già avuto modo di dire prolificano le commemorazioni in occasione della giornata della memoria.

Una giornata istituita per legge per ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. 

Una legge scritta con una lingua sessista (solo cittadini e solo italiani, le donne sono comprese nel maschile...) e che dimentica le tante, troppe, altre categorie di persone che nei campi di concentramento hanno a loro volta perso la vita.

Tra le molte iniziative si cerca di ricordare alcune di queste categorie, dimenticandone sempre qualcuna, perpetrando una esclusione che ripete quella ignominiosa della legge di Stato.

Tra le varie iniziative oggi ricevo questo invito




Una iniziativa encomiabile che cerca di restituire giustizia ad alcune delle categorie dimenticate, organizzata da associazioni di alto profilo quali l'Opera Nomadi, l'AVI Associazione Disabili, il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, l'ANPI di Roma, e l'UNIRSI.

Questa manifestazione vuole integrare nella legge 211 tre stermini dimenticati: omosessuali, sinti\rom e disabili.

Viene da chiedersi, con tutta l'onestà intellettuale del caso, senza fare polemiche pro\contro questa o quella associazione,  perchè limitarsi a questi tre stermini e continuare  a dimenticarsi di tutti gli altri stermini, facilmente desumibili dai simboli usati dai nazisti sulle persone internate:
TRIANGOLO ROSSO: indicava le persone imprigionate per motivi politici chi si opponeva al regime, i partigiani e le partigiane arrestate non in armi e i prigionieri di guerra italiani.

TRIANGOLO VERDE: designava i detenuti e le detenute criminali comuni, di origine tedesca tra i quali e le quali venivano spesso scelti e scelte i e le capo-blocco, i e le kapò, e i e le sorveglianti delle squadre di lavoro, col compito di mantenere l’ordine e far funzionare il lager.

TRIANGOLO NERO:
veniva attribuito alle persone “asociali”, un gruppo dai contorni spesso indefiniti nel quale rientravano prostitute, senza fissa dimora, lesbiche profughi e profughe.

TRIANGOLO BLU:
indicava le persone immigrate, apolidi e soprattutto i e le combattenti della Spagna Repubblicana riparati/e all’estero

TRIANGOLO VIOLA:
il viola era il colore che distingueva i e le Testimoni di Geova e i religiosi e le religiose in genere, fatta eccezione per i sacerdoti polacchi. (fonte osservatorio per la pace rivisto e corretto nella forma per espungerne il sessismo)
O tutti gli stermini o nessuno. 
E si che tra i triangoli rossi, esclusi da questa manifestazione, erano annoverati i partigiani e le partigiane eppure l'ANPI è una delle associazioni che vi partecipano...
Per tacer dei triangoli neri dove erano annoverate le lesbiche...

Ignoro i motivi che hanno portato a questa richiesta parziale di reintegrazione.
I motivi che mi vengono in mente sono troppo da realpolitik per poterli anche solo menzionare...

Quello che però mi ferisce di più è il linguaggio e la grafica del manifesto che sono discriminatori, sessisti e revisionisti.


Il sessismo è lo stesso della legge 211, tutte le categorie sono accordate al maschile, i Rom e i Sinti, gli omosessuali e i disabili.

Se nel caso degli omosessuali il maschile ha una ragione storica (l'Articolo 175 che condannava l'omosessualità maschile non prendeva in considerazione quella femminile.  Il lesbismo non era considerato dalle autorità una minaccia o un "sabotaggio socio-sessuale" dei fondamenti del Terzo Reich fonte sito Olokaustos) per gli altri due stermini il maschile è ingiustificabile: ci furono le Rom e le Sinti e le disabili a morire nei campi di concentramento proprio come i Rom\Sinti e i disabili citati nel manifesto.

Ma c'è di peggio.

Ho già fatto notare come nel parlare degli omosessuali (gay) morti nei campi di sterminio nazisti si faccia una forzatura storica annoverando tra i prigionieri anche le  persone transessuali.
Un anacronismo, una invenzione, una rivendicazione posticcia, visto che la parola stessa transessuale verrà coniata solamente nel 1949, e il travestitismo, che riguardava alcune fasce della popolazione omosessuale maschile, nulla aveva a che fare con la disforia di genere.

Il movimento omosessuale ha impiegato decenni per distinguere tra identità di genere e orientamento sessuale.

Adesso le persone trans cercano di scippare alla memoria storica questo equivoco epistemologico che vedeva nei gay delle donne mancate e nelle lesbiche degli uomini mancati appropriandosi del travestitismo per spacciarlo come transessualismo: un posto nella storia che non spetta loro, un vero e proprio atto revisionista. 

Chi ha fatto il manifesto deve essersene reso conto infatti la parola trans è scritta con carattere piccolo in un accostamento che parrebbe buffo se non fosse triste: 

Una rivendicazione piccola in tutti i sensi.

Il sessismo della lingua qui gioca uno scherzo crudele e fa diventare le persone trans dei trans cioè trans f to m, delle donne biologiche diventate uomini...
Al contrario di quel travestitismo al femminile di uomini omosessuali che si pretende fossero donne trans dunque al femminile.

Mi chiedo come si possano criticare i giornali, che continuano a usare trans al maschile riferendosi alle donne trans, anche in questi giorni a proposito del giudice Roberto Staffa, se poi il Mario Mieli partecipa a una manifestazione dove le persone trans vengono indicate al maschile...

E sì che la responsabilità del corretto uso dei termini, che corrisponde  a un corretto uso delle idee cui rimandano, spetta alle associazioni di categoria, che organizzano una manifestazione discriminatoria, storicamente ambigua e sessista sin nel manifesto, giustificando di fatto l'incompetenza che c'è dietro la buona volontà di presenze istituzionali quali l'UNAR – Ministero Solidarietà Sociale). il Dipartimento Libertà Civili Ministero Interno e la Commissione Senato Diritti Civili e anche del primo cittadino di Roma che, pure, dovrebbero saper distinguere tra travestiti e trans o conoscere le altre categorie ancora omesse tra gli stermini dei nazisti invece di cadere in errori così grossolani.

Una manifestazione, un manifesto, sciatta e triste come questo periodo storico in cui viviamo che si distingue per il pressapochismo e il protagonismo di alcune categorie a discapito di tutte quante le altre vittime dell'olocausto.


mercoledì 23 gennaio 2013

La verità, vi prego, sulla memoria storica. Sull'idebita inclusione delle persone transessuali tra le vittime dei campi di concentramento nazisti.

Fervono le iniziative per la giornata della memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti istituita dal parlamento italiano con la Legge 20 luglio 2000, n. 211, con la quale vengono ricordate le vittime dell'olocausto, non proprio tutte perchè la legge fa riferimento solo alle persecuzioni del popolo ebraico.
Per questo durante la giornata molti circoli di cultura omosessuale vogliono restituire la pienezza della memoria storica ricordando anche tutte le altre vittime e non solo di quelle omosessuali.
Fra l'elenco delle iniziative c'è chi annovera tra le vittime dell'olocausto nazista anche le persone trans.

Un falso storico visto che la parola stessa è stata coniata nel 1949 dal dottor David Cauldwell e che l'aspetto femminile di molti di questi omosessuali non aveva nulla a che fare con la transessualità ma con la confusione, dell'epoca, tra identità di genere e orientamento sessuale.

Un equivoco cui cadevano molti omosessuali stessi che pensavano che avere un atteggiamento e un aspetto femminili avrebbe favorito la ricerca di un partner, sessuale e non, di sesso maschile.

Il travestitismo della repubblica di Weimar va dunque inquadrato nell'orizzonte culturale dell'epoca e sussumerlo oggi, nel 2013, al panorama transgender o transessuale non è solo una forzatura ma un vero e proprio falso storico.

Con tutto il rispetto per le persone transessuali il riconoscimento e risarcimento morale che giustamente pretendono non può passare attraverso la menzogna o il falso storico.

Prima degli anni 50, periodo in cui quando iniziano i primi cambi di sesso uomini biologici che diventano donne trans (una delle prime e per questa famosa fu Christine Jorgensen, nata George William Jorgensen Jr.), non si può parlare di transessualismo con la stessa accezione odierna.

Le persone trans dei campi di concentramento in realtà sono persone omosessuali. Strapparle all'omosessualità e costringerle nel transgenderismo è un'ulteriore forma di violenza che viene loro fatta.

La verità storica deve necessariamente rimanere sempre una costante nel lavoro di rivendicazione e ricostruzione del passato discriminatorio in cui le persone trans hanno vissuto tanto quanto le persone omosessuali.

Ma non è accreditando al transgenderismo quel che è e rimane qualcosa di essenzialmente diverso come il travestitismo omosessuale che si fa un bene alla comunità o alla Storia.




lunedì 14 gennaio 2013

La famiglia biologica ancora intatta (still-intact, biological family).


L'idea di famiglia cui si rifà la chiesa, e tutti i loro accoliti e accolite, quella per cui ieri hanno manifestato a Parigi cittadine e cittadini francesi contro il matrimonio per tutti e tutte è la still-intact, biological family la famiglia biologica ancora intatta.

Una famiglia formata da madre e padre biologici e da prole da essi concepita.

 Quella famiglia che, nella ricerca del sociologo dell’Università del Texas Mark Regnerus, sembra essere l'unica nella quale la prole non incorre negli effetti negativi cui è soggetta se cresce nelle famiglie dove uno dei due partner non è biologicamente legato alla prole: non solo coppie dello stesso sesso, dunque, ma anche madri e padri risposati o conviventi con altri/e partner o madri e padri single.

Per questo i cattolici e - ahinoi - le cattoliche italiane del nostro parlamento, hanno impedito anche alle coppie etero sposate di ricorrere alla procreazione eterologa (legge 40\2004), perché per la chiesa ciò che fa di una coppia con prole una famiglia sono il genitore e la genitrice biologici.

Una famiglia siffatta non è affatto l'unica che trova riscontro nella società reale dove, accanto a questo nucleo di madri e padri biologici, si sono da sempre costituite altre famiglie che hanno introdotto delle variabili a questa equazione guadagnando dignità sociale e legale quali le famiglie monogenitoriali, le famiglie con i nuovi e le nuove partner di uno dei due genitori biologici, le famiglie ricostituite.

Queste altre famiglie esisteva in Italia anche prima dell'introduzione del divorzio, che non le ha create, ma le ha regolamentate una volta che il loro numero, cresciuto considerevolmente nel vuoto legislativo in cui erano prolificate, ha richiesto un intervento di tutela e di controllo da parte dello Stato.


Molte delle donne e degli uomini che si oppongono oggi al matrimonio per tutte e per tutti vivono e costituiscono una famiglia che non è quella ancora intatta e biologica cui la chiesa e il mondo cattolico pretendono di dare esclusivo appannaggio di dignità.

Si tratta di donne e di uomini che hanno avuto figli da relazioni precedenti e che continuano a essere considerati genitori e genitrici degne anche se vivono nuove relazioni o non ne vivono affatto pur essendosi separate dai e dalle partner con cui hanno concepito la prole.

Nessuno oggi può affermare che una donna, o un uomo, che convive con un partner diverso dal padre biologico o dalla madre biologica dei suoi figli e figlie sia una madre cattiva o un padre cattivo o che quella famiglia sia inadeguata a crescere la prole.

O, almeno, nessuno sano di mente, perché Regnerus nel suo studio è proprio questo che afferma.

Così mentre  il fondamentalismo cattolico fa della biologicità genitoriale l'unica condizione ammissibile per rendere una coppia famiglia, la società reale vive e si costituisce in un più ampio spettro di configurazioni familiari tra le quali le coppie dello stesso sesso costituiscono l'ultima tipologia in ordine di tempo (Regnerus parla di famiglie non convenzionali) iniziatesi a formare all'incirca 30 anni fa ma che solo adesso cominciano a trovare e reclamare un posto nell'immaginario collettivo.

Nessuno e nessuna pensa davvero che le famiglie non convenzionali non costituiscano di per sé degli ambienti adatti a crescere dei figli.
Eppure lo si afferma per le coppie composte da persone dello stesso sesso basandosi su un pregiudizio contro il quale è intervenuta la nostra corte di Cassazione riconoscendo a tutte le madri (a tutti i padri) di avere il diritto di vivere con la prole e il compagno o la campagna che vogliono, fatto salvo il bene della prole.

Non un diritto in quanto persone di orientamento sessuale lesbico e gay ma diritto in quando donne e uomini di fare figli e poi intraprendere una nuova relazione di coppia con chi vogliono senza che che questo debba implicare la perdita dell'idoneità a essere genitori.

Prima di essere omosessuali si è persone,  con una storia personale che vede molti uomini e molte donne genitori e genitrici in coppie di sesso diverso ai quali e alle quali è capitato poi di separarsi o divorziare dal o dalla coniuge  per intraprendere una nuova relazione con una persona dello stesso sesso.

Che differenza fa se una madre vive con un'altra donna? Se un padre vive con un altro uomo?

Che differenza c'è tra una madre biologica che vive con un uomo che non è il genitore biologico della sua prole e una madre biologica che vive con una donna che non è, lo stesso, genitrice biologica ?

Anche se non sono biologicamente legate, legati, alla prole della compagna, del compagno, con i quali costituiscono famiglia, ciò non vuol dire che i genitori e le genitrici non biologiche non siano lo stesso in grado di essere buoni co-genitori/co-genitrici.

I francesi e le francesi che ieri hanno marciato in piazza portavano cartelli nei quali si diceva nasciamo tutti (e tutte) da un uomo e una donna dimenticando che un gay e una lesbica rimangono uomini e donne e sono capaci di procreare.

Certo - si dirà - un conto è la prole che nasce in una coppia di sesso diverso anche se poi padre e madre si sono separati e hanno costituito due nuove famiglie, poco importa di quale assortimento sessuale.


Un conto è invece la prole nata in una coppia dello stesso sesso nella quale, non essendo possibile il concepimento di prole tra persone dello stesso sesso, si deve ricorrere al contributo esterno di un uomo o di una donna.

Questa prole cresce senza uno dei genitori biologici senza genitrici biologiche che sono stati tagliati\e fuori dalla crescita subito dopo il concepimento o subito dopo la nascita.

Questi genitori e genitrici in coppie omosessuali sono accusati e accusate di egoismo, di considerare cioè la prole un diritto, un bene da acquistare, uno status symbol, rivendicando insomma una genitorialità cui, a sentire i detrattori, non hanno diritto perché le coppie omosessuali sono tra di loro sterili.

E siccome quel che rende famiglia una coppia è la prole quelle omosessuali possono essere coppie legittime ma non saranno mai famiglie.

In barba a tutte quelle coppie di sesso diverso che non hanno figli (qualunque ne sia il motivo sia impossibilitò o scelta) e che sono considerate lo stesso famiglie in nome di una potenzialità che manca invece alle coppie omosessuali come ha ricordato la Consulta:  
La giusta e doverosa tutela, garantita ai figli naturali, nulla toglie al rilievo costituzionale attribuito alla famiglia legittima ed alla (potenziale) finalità procreativa del matrimonio che vale a differenziarlo dall’unione omosessuale.

Dunque le coppie etero sono famiglia non perché hanno figli ma anche solo perché potrebbero averne.

Non un averne qualsiasi però. Un averne biologico tra di loro. Se sei sterile nisba.



Per la morale cattolica l'atto sessuale lungi dall'essere un mezzo per l'espressione della propria individualità in interrelazione con un'altra persona ha come unico fine e come unico significato il concepimento di figli e figlie.
Infatti la chiesa proibisce l'uso dei contraccettivi e critica anche l'onanismo per un analogo motivo di egoismo.

In questa visione della vita, figli e figlie si fanno non perché li e le si vuole ma perché sono l'inevitabile conseguenza dell'atto sessuale, che non va programmato, non va organizzato, non va ritardato o evitato...

Beh c'è sempre l'astinenza, certo.

Il sesso viene dunque mortificato e ridotto a mero strumento procreativo.


Si diventa genitori perché l'unico sesso consentito è quello procreativo.

Per questo il sesso tra persone omosessuali (= dello stesso sesso) è un disordine morale perché si sottrae all'unica funzione che secondo la chiesa il sesso deve avere, concepire prole, che la si voglia o meno.

La pianificazione familiare, la contraccezione sono avversate proprio perché restituiscono la pienezza dei corpi sessuati all'uomo e alla donna sganciandoli dall'inevitabilità della procreazione.

Stabilire che le coppie omosessuali non sono una famiglia perché non possono concepire figli tra di loro vuol dire espropriare i diritti delle coppie, qualunque sia il loro assortimento sessuale,  della decisione di costituire una famiglia in base alla vita di coppia umiliandola e sminuendola alla sola funzione procreatrice.

La sessualità viene completamente cancellata dai corpi e incanalata nella funzione procreatrice.

Una sessualità che sganciata dalla procreazione ci autodetermina come uomini e come donne  e ci emancipa dal giogo del numinoso padre celeste.


Tra l'atto sessuale e il concepimento c'è infatti sempre un grado di aleatorietà.

Un'aleatorietà nella quale si inserisce una volontà più grande di noi che si pretende scritta nella biologia ma che deriva dalla numinosa volontà di un dio, padre e creatore...




Le famiglie più vere sono quelle in cui la prole non arriva per decisione e volontà proprie ma per volontà divina.

Maria non ha scelto di diventare madre, qualcun altro ha scelto al posto suo.

L'egoismo nasce quindi nel momento stesso in cui uomini e donne si sottraggono a questa aleatorietà della volontà divina e autodeterminano la propria sessualità sganciandola dalla geniotorialità che diventa così discrezionale. 

L'omosessualità sancisce e rivendica da questo punto di vista il massimo dell'autodeterminazione perché sgancia biologicamente la sessualità e l'affettività umane da quella del concepimento della prole.

E perché fa  famiglia non in base al concepimento biologico (la fertilità) della prole ma in base alla educazione e crescita della stessa.


Più il concepimento deriva da un atto di volontà individuale e di coppia, più, cioè, si deroga dall'inevitabilità biologica di diventare padri e madri, più si è egoisti ed egoiste.

Insomma l'egoismo imputato alla omogeniotorioalità mi sembra, nella qualità, lo stesso di quello delle coppie etero della vita reale, quelle che programmano, che decidono, che ritardano o evitano e che a malincuore, anche, abortiscono.

Differiscono nell'egoismo solo per la quantità di egoismo che nelle coppie omogenitoriali è massima per la pervicacia con cui raggirano l'ostacolo biologico della sterilità dell'unione sessuale tra due persone dello stesso sesso.


Mentre per una coppia etero fertile, data la facilità con cui può concepire prole, può capitare di fare figli e figlie anche indesiderati\e,  le coppie omosessuali, come quelle etero con problemi di fertilità, sono quelle che concepiscono la prole con maggior più pervicacia perché per concepirla non basta fare sesso.

Una coppia di donne o di uomini, così come una coppia di un uomo e una donna con problemi di fertilità,  desidera talmente un figlio, una figlia,  che le donne si sottopongono a terapie intrusive e dannose pur di rimanere incinte, gli uomini intraprendono lo stesso un percorso che, se non li segna nel corpo, li costringe a un periodo di impegni gravosi.

Pur potendo risultare inadatte a crescere la prole tanto quanto le coppie etero, non in quanto coppie dall'assortimento sessuale sbagliato ma per una incapacità individuale, le coppie omosessuali  (e quelle etero con problemi di fertilità) hanno una determinazione maggiore che le rende più responsabili e consapevoli nella loro genitorialità delle coppie etero che, avendo a disposizione i concepimento come default biologico, possono concepire la prole anche con leggerezza.

A una coppia etero con problemi di fertilità o alle coppie omosessuali le si può  accusare di tutto tranne di concepire la prole con leggerezza che invece è una delle accuse ricorrenti fatte dal mondo cattolico.

Ciò che dà fastidio alla chiesa è l'autodeterminazione dell'uomo e della donna, il loro sottrarsi all'imperativo biologico nel quale la chiesa vi legge un'esplicazione dell'imperativo ontologico divino: noi non siamo nostri e nostre ma siamo di dio.

La legittimità delle coppie a essere famiglia, anche senza figli, di assortimento etero od omosessuale è dunque la prima forte richiesta laica che tutte le cittadine e i cittadini devono fare allo Stato Italiano.

In presenza di figli, fermo restando il diritto dei figli di avere genitori validi, e di vivere in una famiglia che non è detto debba essere necessariamente quella biologica, uomini e donne,   hanno la stessa dignità a essere genitori non importa il tipo di famiglia in cui vivano e decidano di crescere ed educare la prole. 

Certo, le coppie omosessuali (e quelle etero che ricorrono alla fecondazione eterologa) nel momento in cui concepiscono figli decidono già in partenza che la loro prole avrà solo uno dei due genitori biologici.

Succede lo stesso anche alle coppie etero quando le vicissitudini della vita separano i genitori, perché muoiono o magari perché divorziano e,  pur in vita, non si frequentano più lo stesso...

Nel caso delle coppie omogenitoriali (ed eterosessuali che ricorrono alla fecondazione eterologa) si stabilisce di default che la prole dei padri non crescerà con la madre e la prole delle madri non crescerà con i padri.

Ma anche questa prole è nata da un padre e una madre perché tutte e tutti nasciamo sempre e comunque da un uomo e una donna.

Cosa è che conta di più il legame biologico o quello affettivo che si crea tra genitori e figli che vivono insieme?

Però, si dirà, un conto sono le coppie etero che ricorrono all'eterologa e che crescono i figli in un nucleo familiare dove ci sono le figure materna e paterna un conto sono le coppie omosessuali che non si limitano a privare la prole di uno dei due genitori biologici ma lo privano anche di una delle due figure genitoriali.


Si presentava lo stesso problema anche nel caso del divorzio.

Anche in quei casi si accusava i coniugi in procinto di separarsi e poi divorziare di privare la prole non solo dell'altro genitore concreto ma anche dell'altra figura genitoriale.

Così anche se dopo 40 anni di legge sul divorzio i timori sugli effetti negativi per la prole sul vivere con uno solo dei due genitori si sono dimostrati infondati  oggi che la nuova famiglia è quella omogenitriale si torna con la stessa identica critica. .


Così mentre le famiglie monogenitoriali esistono ma nessuno pensa di togliere loro la prole perché un bambino e una bambina può crescere bene solamente in presenza di entrambe le figure materna e paterna, i detrattori delle famiglie omogeniotriali discettano sull'inopportunità delle coppie dello stesso sesso di crescere figli ignorando che queste famiglie esistono già da qualche decina d'anni e che la prole da loro cresciuta è sana esattamente come quella cresciuta da tutti gli altri tipo di famiglia.

E se chi avversa questo tipo di famiglia accusa le coppie di uomini e di donne di usare i figli per i loro interessi gli avversori e le avversrici non si curano di strumentalizzare questi figli e queste figlie per discriminare le donne e uomini, non già in base all'assortimento sessuale della coppia che è famiglia ma in base al loro orientamento sessuale.

Contrariamente a quel che sono in realtà, la morale cattolica discrimina le famiglie omogeniotriali come famiglie omosessuali non perché costituite da due donne o due uomini ma perché costituite da persone dall'orientamento sessuale gay e lesbico. 
E le lesbiche e i gay essendo persone che vivono in un oggettivo stato di disordine morale non possono certo crescere la prole.

Il no alle famiglie omo-genitoriali è dunque da un lato il no all'autodeterminazione degli uomini e delle donne che vogliono sganciare la sessualità dalla procreazione e dall'altro un no all'omosessualità che non può essere un'affettività sana perché non è finalizzata alla procreazione.

Nessuno uomo etero, nessuna donna etero però vive in questo modo.
Si fa sesso perché ci si ama, perché ci si desidera perché volgiamo dare e prendere piacere dal e al\alla partner. facciamo sesso come conseguenza o prerequisito dell'affettività che si differenzia da altre forme altrettanto nobili di affettività quali l'amicizia l'amore familiare  proprio grazie al sesso.

Allora se le persone etero possono fare sesso come meglio credono e venire comunque percepite come famiglia non si capisce perché lo stesso non devono poter fare le persone omosessuali e bisessuali.

Chi dice che le coppie omosessuali non sono famiglie discrimina una categoria di uomini e di donne e va fermato, perché è al di fuori e contro la nostra Costituzione.

Ricordiamocelo sempre, soprattutto ora che si avvicina il voto politico.






sabato 12 gennaio 2013

Le sentenze sono una opinione: i titoli dei quotidiani che stravolgono il senso della sentenza 601\13 della Corte di Cassazione.

Un padre cui è stato negato l'affidamento congiunto dei figlio minore avuto da una donna dalla quale si è separato (la coppia non era sposata) e chiede gli venga riconosciuto l'affido congiunto perché la madre del figlio vive con altra donna si vede negare la richiesta perché il fatto che la donna viva con un altra donna non comprova di per sé danno alla crescita del figlio.

Si tratta di affido dei figli minori a padri biologici e madri biologiche separati non di adozioni.

Eppure ecco come titolano oggi i principali quotidiani italiani






Dove si evince come una sentenza che dirime l'affido di un minore al padre e alla madre biologici venga spacciata per una sentenza che dirime la questione delle adozioni gay, laddove la legge vigente riconosce il diritto di adozione esclusivamente alle coppie sposate e dunque non alle coppie dello stesso sesso.

Disinformazione pura che, spero, qualcuno o qualcuna che ne ha il modo, possa rivolgersi alla magistratura per  intimare che la verità venga riportata nella sua integrità.

Un modo di distorcere il reale portato della sentenza usato da tutti e tutte, non solo da chi è contro ma anche da chi è a favore come nel caso di dell'ADUC


Siamo al delirio puro.
Così quando Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l’Infanzia dichiara sul sito cn24.tv  che
Non si capisce di cosa parli la Cassazione quando afferma che non esistono certificazioni scientifiche attestanti l’inidoneità dei gay ad adottare
in realtà non si capisce cosa stia dicendo lui visto che la sentenza afferma che è infondata l'opinione dell'inadeguatezza di allevare il figlio biologico (non adottato) in una

famiglia composta da due donne, perché non si basa su certezze scientifiche o dati di esperienza, ma solo sul mero pregiudizio.
In tal modo si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità dì quel contesto familiare per il bambino, che dunque correttamente la Corte d'Appello aveva preteso fosse specificamente argomentata.

Nell'articolo Marziale dice che
Un’equipe, guidata dal prof. Loren Marks della Louisiana State University – spiega il sociologo – ha messo a punto un’ennesima analisi, pubblicata sul Social Science Research, che attesta le notevoli differenze sussistenti tra figli adottati da coppie gay conviventi e figli naturali di coppie eterosessuali, validando quanto rilevato da Mark Regnerus, professore di Sociologia presso l’Università di Austin, a capo di un’equipe che ha osservato che quanti sono cresciuti in famiglie omosessuali sono dalle 25 alle 40 volte più svantaggiati dei loro coetanei cresciuti in famiglie normali.
Si dà il caso che il minore oggetto della sentenza della corte di cassazione sia stato dato in affidamento alla madre biologica e dunque, di nuovo non si capisce di cosa parli  Marziale. 

In realtà a nessuno frega niente né della prole nè dei cittadini e delle cittadine d'Italia, ma tutto è solo una strumentalizzazione per fare campagna elettorale come dimostra le conclusioni di Marziale riportate nello stesso articolo.

“E’ il momento che la politica spieghi come facciano a coesistere Pierferdinando Casini e Andrea Riccardi con i tre esponenti del panorama omosessuale candidati da Monti alle prossime politiche, e Rosy Bindi con Niky Vendola. Si faccia chiarezza adesso. Al di là delle documentabili prove scientifiche, che sono disposto ad illustrare se i giudici intendessero convocarmi in audizione, esiste una questione etica e morale che ogni elettore ha il diritto di conoscere. Pertanto li invito ad esprimersi perché il silenzio non è da cattolici”.

Tutta la verità sulla sentenza 601 della Corte di Cassazione, millantata come sentenza che apre alle famiglie gay.

Non sono un giurista, non ho mai dato un esame di giurisprudenza, chiedo dunque scusa sin da subito se qualcuno o qualcuna che ne sa più di me ravviserà in quanto scrivo errori terminologici e ingenuità nel modo di quanto vado a dire.

So però leggere e credo dopo aver letto la sentenza 601/2013 della prima sezione civile della Corte di Cassazione di poter dire che sono sin troppe le semplificazioni fatte da parte della stampa così come da parte di chi ha accolto positivamente ovvero negativamente questa sentenza il cui portato è si importante ma di natura e per motivi ben diversi da quelli che ognuno e ognuna vi hanno visto forzando il senso della sentenza per sostenere le proprie posizioni.

Ecco in estrema sintesi i fatti (desunti dalla sentenza stessa).


XX e YY  hanno un bambino. YY, la madre, è tossicodipendente. Va in un centro di recupero. Si disintossica. Conosce una donna e inizia una relazione con lei
Le due donne vanno a convivere e con loro il figlio di XX e YY.

Il padre del bambino, cittadino straniero e musulmano,  un giorno aggredisce la convivente della ex davanti al figlio, che si infuria con lui

Il tribunale per i Minorenni decide per l'affido esclusivo alla madre (nonostante la vigente legge preveda l'affido condiviso).

Decreta anche che il padre possa vedere il figlio prima ogni 15 giorni in ambiente protetto e poi, a discrezione dei servizi sociali delegati all'uopo dal Tribunale, di allargare questo diritto fino a far diventare la frequentazione tra padre e figlio libera.
Il padre sparisce per 10 mesi e non si avvale nemmeno del diritto di vedere il figlio ogni 15 giorni.

Si rivolge invece alla corte d'Appello insistendo nel richiedere l'affidamento condiviso preoccupato per le ripercussioni sul piano educativo e della crescita del figlio derivanti dalla convivenza della madre con altra donna.

La corte d'Appello ritiene inammissibile la richiesta di affido condiviso perché la madre vive con un'altra donna, per genericità della preoccupazione, non essendo state specificate nel ricorso del padre quali sarebbero le paventate ripercussioni negative per il bambino.



Il padre si rivolge alla Corte di Cassazione facendo notare come, nonostante la richiesta in tal senso dei servizi sociali, non si sia indagato se il nucleo familiare della madre composto da due donne, tra di loro legate da relazione omosessuale, fosse idoneo, sotto il profi­lo educativo, ad assicurare l'equilibrato sviluppo del minore. Nel ricorso il padre collega la convivenza della madre con altra donna  in relazione al diritto del figlio "di essere educato nell'ambito di una famiglia quale società naturale fon­data sul matrimonio" e al diritto fondamenta­le di essere educato secondo i principi edu­cativi e religiosi di entrambi i genitori. Fatto questo che non poteva prescindere dal contesto religioso e culturale del padre, di religione musulmana".

Su questo punto la Corte di Cassazione  ribadisce la legittimità dell'inammissibilità della preoccupazione del padre sull'inadeguatezza dell'ambiente in cui il figlio vive, la famiglia composta da due donne, perché non si basa su certezze scientifiche o dati di esperienza, ma solo sul mero pregiudizio
In tal modo si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità dì quel contesto familiare per il bambino, che dunque correttamente la Corte d'Appello aveva preteso fosse specificamente argomentata.

Questi i motivi che qui ci interessano di una sentenza più complessa dal punto di vista giuridico.

Dunque  le relazioni omosessuali (con persone dello stesso sesso)  di per sé non sono un danno per la crescita di un minore.

Questo non lo ha stabilito la corte di Cassazione, ma già il Tribunale dei Minori (che era a conoscenza della relazione della madre) sia la Corte d'Appello.

La Corte di Cassazione, il più altro grado del sistema giudiziario italiano, ha solamente ribadito quando già detto fagli altri giudici.

Questo vuol dire che i tribunali e gli assistenti sociali tengono davvero conto della volontà dei e delle minori.

Quando il padre del bambino ha aggredito la compagna di sua madre il bambino si è arrabbiato con lui segno sufficeinte per i servizi sociali che il bambino considerava quella donna come parte della sua famiglia.


Il padre cui non è stato dato l'affidamento anche in seguito all'aggressione nei confronti della convivente della ex (poteva essere un uomo, sarebbe stata la stessa cosa) ha basato la sua richiesta di affidamento congiunto per poter controllare se il figlio cresceva bene dato l'ambiente per lui negativo in cui il bambino viveva.

Non ha mai chiesto nè in Appello nè in cassazione di togliere l'affido alla madre ha contestato che non fosse stato dato l'affido anche a lui usando come scusa la relazione omosessuale della ex compagna. 

Insomma ha usato l'omosessualità come grimaldello per aggirare il mancato affido del figlio.

La risposta della corte d'appello e della corte di Cassazione che la preoccupazione che la relazione omosessuale possa nuocere al figlio presentata dall'uomo senza prove di quanto afferma è stato giustamente ritenuto un pregiudizio (che la corte di Cassazione ha collegato direttamente alla sua origine e formazione culturale). Ho cancellato quest'ultima frase perché non corrisponde al vero. Un commentatore, o commentatrice, mi fa notare infatti come
la “formazione culturale e religiosa” del padre non viene considerata la matrice del suo pregiudizio da parte della Corte, bensì è stata invocate in appello *dal padre stesso* (“la *dedotta* difficoltà dell'appellante [...]”, pag. 4), anche per poter sostenere che l'affido alla madre, convivente con altra donna, pregiudicasse il diritto del bambino di essere educato secondo i principi di entrambi i genitori (pag. 7-8). (...) La Cassazione dichiara inammissibile il motivo di ricorso, sostenendo che il giudice d'appello giustamente non ha ammesso il motivo (“di gravame”, pag. 8) a lui sottoposto, in quanto fondato su un pregiudizio, qual che ne sia l'origine. (...) Di conseguenza non mi sembra si possa tacciare la sentenza di “razzismo” o di altra analoga, velata forma di discriminazione (...) 
Il testo completo lo trovate in calce a questo post, tra i commenti.


Una considerazione tecnica fatta da una corte di giustizia sul ricorso di un uomo che si dice preoccupato che il figlio viva con due lesbiche ma che poi non è mai andato a trovare il figlio per 10 mesi di seguito.

Non basta dire che due lesbiche danneggiano la crescita di un bambino, dice in soldoni la sentenza, bisogna avere le prove. Prove che nei due ricorsi il padre non ha presentato: né prove scientifiche né prove fattuali.

Un errore degli avvocati che nel ricorso hanno pensato che bastava dire la madre vive con un'altra donna per ottenere l'affido congiunto, attenzione non per togliere l'affido alla madre, solo per averlo anche lui.

Una sentenzia illuminata, un po' razzista, perché a me non sembra che la formazione culturale cattolica di  tanti omofobi e omofobe nostrane sia diversa da quella del padre musulmano.

Quando ho letto la notizia sulla stampa ho subito capito che c'era qualcosa che non quadrava.




La Cassazione apre ai figli per i gay
titola infelicemente La Stampa (figli per i gay? Figli fatti per o dati ai gay?)

Cassazione difende coppie omosessuali: "Famiglia gay non dannosa per figli" titola proditoriamente Repubblica la Cassazione non difende nessuno ha semplicemente detto che le motivazioni poste nel ricorso del padre del bambino erano generiche e fondate su pregiudizi.

Cassazione: no a pregiudizi su coppie gay, "i figli possono crescere bene" titola l'Agi affermando il falso perché visto che le parole i figli possono crescere bene presentate tra virgolette e dunque come citazione diretta della sentenza, nella sentenza non ci sono. Il dispaccio dell'Agi è davvero mendace perché afferma che sia stata la corte di Appello a stabilire l'affidamento unico alla madre del bambino e non come avvenuto in realtà, il tribunale per i Minori.

Stesso titolo falso del Fatto Quotidiano Famiglie gay, Cassazione: “Un bambino può crescere bene”.

Tutti titolano con la parola gay (orientamento sessuale)  mentre mai come in questo caso omosessuale si riferisce all'assortimento sessuale della coppia (=dello stesso sesso) e non all'orientamento sessuale della madre, che non è lesbica ma bisex visto che ha avuto una relazione con un uomo e ci ha fatto addirittura un figlio insieme.

La mia prima domanda a leggere questi titoli è stata:  in base a quali competenze un tribunale può pronunciarsi su questioni pedagogiche, psicologiche ed educative?

Infatti non è così.

I magistrati non hanno detto che i minori crescono bene in famiglie omosessuali hanno semplicemente detto che l'idea che la famiglia omosessuale non sia una famiglia adeguata per crescere un minore è un pregiudizio che non ha nessuna evidenza scientifica. evidenza scientifica che la corte, le corti,  avrebbero voluto che il padre portasse come prova della sua affermazione che, così com'è stata presentata non può essere accettata dal tribunale perché generica e basata sul pregiudizio.

Da una parte ci sono i tribunali che vedono la convivenza della madre con un'altra persona che non sia il padre biologico del figlio come legittima e naturale poco importa che la convivente della madre sia una donna o un uomo o che la madre non si sia sposata né col padre del bambino né con la convivente (se ciò in Italia fosse consentito)  e che non ci possono essere differenze davanti la legge tra coppie dello stesso sesso e coppie di sesso diverso.

Dall'altra c'è la stampa che distingue nettamente le famiglie dello stesso sesso da quelle di sesso diverso parlando addirittura di figli per i gay come fossero figli diversi rispetto quelli di etero.

Dietro la stampa ci sono due grossi gruppi: i sostenitori di questi figli di gay (principalmente le associazioni lgbt) e i detrattori di queste famiglie (cattolici e persone di ogni schieramento politico di sinistra e di destra).

Nessuno però si sottrae alla semplificazione ideologica della stampa che, di fatto, parlando non di coppie dello stesso sesso ma di coppie di persone dall'orientamento sessuale gay e lesbico, discriminano le famiglie dello stesso sesso dalle famiglie di sesso diverso.

Insomma l'orientamento sessuale non viene visto come una normale variante del genere umano e donnano cioè come una delle opzioni di uno stesso ventaglio di possibilità, viene vista come una una opzione a sé, contraddittoria rispetto quella etero che abbisogna di diritti ad hoc.

Insomma l'omosessualità  ancora un terzo sesso.

Basta leggere le dichiarazioni di Gasparri (se sono davvero sue e non sono semplificazioni della stampa) che commenta la sentenza dicendo che costituisce
“un precedente molto pericoloso” che “di fatto apre ai figli nelle coppie gay, sostituendosi al legislatore giacché nel nostro paese non è possibile dare in affido un bambino a coppie dello stesso orientamento sessuale”.(Repubblica, La stampa e Il Fatto Quotidiano che riportano citano tutti e tre le stesse parole)
Dunque per Gasparri  per la legge italiana non è possibile dare in affido un bambino a coppie dello stesso orientamento sessuale.

Intanto l'affido di cui parla qui Gasparri non è l'affido di un minore al padre o alla madre biologici che oggi normalmente è congiunto, tranne casi eccezionali proprio come quello in esame, in caso di separazione o divorzio della coppia.

L'affido di cui parla Gasparri è evidentemente l'affido temporaneo di un minore a persone diverse dalla famiglia biologica.

In Italia, l'affidamento è disciplinato dalla Legge n. 184 del 1983, poi modificata dalla Legge n. 149 del 2001. 
Questo affido possono ottenerlo sia i nuclei familiari, sposati o meno, sia i o le single, senza vincoli d'età. Dove non si parla esplicitamente di divieto perle coppie dello stesso sesso. A differenza dell'adozione che possono farlo solamente le coppie sposate, nemmeno quelle conviventi, e dunque, per la legge italiana, solamente le coppie di sesso diverso.

Già. Quel che intende evidentemente Gasparri è coppie dello stesso sesso, non coppie dallo stesso orientamento sessuale, perché verbigrazia, anche una coppia di sesso diverso, presumibilmente, ha lo stesso orientamento sessuale...

Che dall'affido dei minori ai genitori separati si slitti come fosse la stessa cosa alle adozioni per le coppie dello stesso sesso è dato per scontato e mantenuto implicito nel riportare le varie reazioni alal sentenza di chi è pro e di chi è contro.
Così anche il commento di Ignazio Marino, preciso e ineccepibile, con queta sentenza c'emnra come i cavoli a merenda:

 “la capacità di crescere un figlio non è prerogativa esclusiva della coppia eterosessuale, ma riguarda anche le coppie omosessuali e i single. E’ un dato confermato dalla scienza. L’importante è che l’adozione venga disposta nell’esclusivo interesse del minore”.
Però in questo caso non si tratta di adozione né di affido del minore a persone diverse dalla sua famiglia naturale ma dell'affido di un minore solamente a uno dei due coniugi...

Il vero punto in questione è prorpio quello individuato dal senatore del PD.

La capacità di crescere un figlio non è prerogativa esclusiva della coppia eterosessuale, ma riguarda anche le coppie omosessuali e i single. ( fonte il Fatto Quotidiano)

Mentre le posizioni integraliste dei cattolici italiani,  e non, vanno proprio in questa direzione.

L'unica famiglia legittima è quella etero, sposata dove entrambi i coniugi sono i genitori biologici.


Allora siamo alle solite.

C'è un punto di vista integratore, che non discerne, separa, discrimina,
e c'è un punto di vista terzosessita che in base all'orientamento sessuale del singolo e non alla legittimità della coppia qualunque ne sia l'assortimento sessuale, pretende dei figli per gay e lesbiche.

Detta così dà ragione a chi accusa le famiglie omogenitoriali di comprarsi i figli  (e non sono solo le destre a pensarlo ma anche molte lesbiche e gay).





giovedì 10 gennaio 2013

Storie ritornate 2: Lo spot contro l’omofobia del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità.

Dello spot vi ho già parlato.


Si tratta dello spot contro l'omofobia voluto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità.


Sei giovani, tre ragazze e tre ragazzi indicate e indicati da una voce fuori campo come mancina, alto, lesbica, rossointonata, e gay. Ls etssa voce alal fine commenta e non c'è niente da dire.

Il pay off  dice Sì alle differenze. No all'omofobia.

Sul sito del dipartimento per le pari opportunità si legge purtroppo un comunicato, sessista nella grammatica
la nuova campagna di informazione e sensibilizzazione contro ogni forma di atto discriminatorio nei confronti degli omosessuali
e le omosessuali? Le donne?
Il comunicato spiega come
Uno degli obiettivi principali della Campagna (...) è di continuare a promuovere la “cultura del rispetto”: il rispetto della persona, dei diritti e delle differenze.
Purtroppo non c'è rispetto della persona se non c'è il rispetto della coppia...

Anche la felice scelta lessicale del pay off sì alle differenze no all'omofobia viene rimangiata dal trito aggettivo diverso usato per riferirsi alle persone omosessuali o a quanti e quante vengono percepiti come fuori dalla norma.
La paura del diverso spesso diventa un automatismo che produce atteggiamenti difensivi che sfociano nella discriminazione.
Purtroppo anche la percezione che si ha e si dà dell'omofobia è parziale e molto restrittiva.
L’omofobia è una paura irrazionale e generica per le persone omosessuali, che troppo spesso si traduce in atteggiamenti persecutori e violenti.
Una visione dell'omosessualità che non è ancora percepita come un normale  modo di essere se nel comunicato si dice che
discriminare l’omosessualità è come discriminare un naturale modo di essere, le persone rosse di capelli, i mancini o gli intonati.
E' come discriminare un naturale modo di essere, o è discriminare un naturale modo di essere?
Purtroppo le bellissime parole che chiudono il comunicato...
Le differenze sono parte dell’essere: normali, naturali e tutte rispettabili e apprezzabili. La battaglia è contro i luoghi comuni e gli atteggiamenti di esclusione che minano i cardini della società civile. L’omofobia è un male diffuso e corrosivo, un nodo sociale che deve essere sciolto e risolto con consapevolezza.
L’esortazione della Campagna è forte e chiara: “Sì alle differenze. No all’omofobia.”
...non sono davvero mostrate nello spot.

Lo spot è stato prodotto da Blu Pubblicità & Comunicazione che ha vinto la gara indetta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento delle Pari Opportunità, veicolato a livello nazionale attraverso stampa quotidiana, periodica, affissione e attività di sampling nelle stazioni, spot in tv e all’interno del circuito Grandi Stazioni.

Lo spot stigmatizza l'omofobia senza spiegarci cosa sia né in quali occasioni si presenti: la discriminazione, il ludibrio, la violenza subita dalle persone omosessuali.

Un no astratto senza nessun esempio concreto di omofobia

Gli altri aggettivi cui vengono paragonai gay e lesbica per sottolineare la normalità dell'omosessualità non sono percepiti dalla società come cosa negativa.  L'omosessualità sì.


A nessuno, a nessuna, per offendere qualcuno o qualcuna, viene in mente di dire sei mancino o sei rosso (di capelli..) oppure sei alta, sei intonato,  mentre molti e molte pensano che dire sei frocio sei lesbica siano un modo per offendere.

La retorica del Sì alle differenze. No all'omofobia si basa su uno spirito egualitario che non viene espresso denunciando le concrete discriminazioni (alcune delle quali sono portate avanti dallo stesso stato italiano).


Appena però caliamo le persone omosessuali nella vita di tutti i giorni ecco emergere la diffidenza e il pregiudizio.

Basta leggere i dati Istat.



Messa in termini così astratti e di principio sono pochi quelli che sostengono l'omofobia. Qualche esempio più diretto e concreto avrebbe sicuramente ricevuto maggiori resistente e sarebbe davvero servito alla causa.


Qui non siamo lontani da chi dice a me non importa nulla cosa fai a letto e con chi basta che non ostenti... quando il problema è proprio la intolleranza di una visibilità che si reputa spontanea e non ostentata solamente alle coppie eterosessuali(=di sesso diverso).

L'orientamento sessuale non è solamente una questione di sessualità ma anche di vita affettiva, di famiglia, di coppia, la cui esistenza viene vissuta anche nel pubblico della vita sociale non solamente nel privato delle pareti domestiche o della camera da letto

Mostrare le persone omosessuali esclusivamente come individui non mostrarle mai con un o una partner vuol dire ignorare la questione della visibilità.
Solo nell'ambito della coppia l'omosessualità smette di essere una etichetta astratta e diventa una parte concreta dell'identità non solo sessuale di ognuna e ognuno di noi.

Perciò dire, come fa lo spot, che l'omosessualità è normale come l'altezza o il colore dei capelli è un modo per svicolare e non affrontare l'argomento omofobia che riguarda tante forme diverse di discriminazione e vessazione.



mercoledì 9 gennaio 2013

Storie ritornate: sulla discriminazione omofobica di due ragazzi buttati fuori dal locale Vox di Torino rei di essersi baciati.

Ricorderete la notizia di circa dieci giorni fa.

Due ragazzi si danno un bacio in un locale di Torino, il Vox, e vengono buttati fuori dal locale dai gestori del medesimo perché secondo loro Si baciavano davanti a minori e famiglie.

Chiamati i Carabinieri i gestori si sono giustificati dicendo non vedo perché non dovessero essere accompagnati fuori. E poi non li abbiamo neanche presi a calci né gli abbiamo messo le mani addosso.

Nel post che ho dedicato alla notizia auspicavo che l'arcigay Torino facesse qualcosa di più concreto oltre  a invocare l'estensione della legge Mancino, così come riportava La Stampa.

In realtà qualcosa in più l'hanno fatta anche se i quotidiani non se ne sono occupati.
Marco Giusta, presidente di Arcigay Torino, ha commentato quel post ragguagliandoci su quanto da loro fatto e sui alcuni risvolti interessanti.
Abbiamo provveduto a sollevare il caso con il CSEN, e oggi abbiamo scoperto che il locale, pur riportando l'affiliazione sul sito, non è loro affiliato.
La lettera di risposta del CSEN, nella quale si dice in sostanza che il VOX non è loro affiliato,  la si può leggere  sulla pagina facebook boicotta il Vox che vi invito a visitare.

Hanno poi fatto una segnalazione all'Unar non so però se anche all'Oscad di questo gravissimo atto di discriminazione, compresa una richiesta
al CONI, chiedendo di costruire un percorso di riduzione dell'omofobia nello sport e a ricaduta su tutto ciò che fa parte di quel mondo
il cui collegamento con l'essere stati buttati fuori da un locale di karaoke alla cui affiliazione con l'organizzazione sportiva è risultata fasulla, francamente mi sfugge...

Non che un percorso di riduzione dell'omofobia nello sport sia un male, tutt'altro, ma forse avrei scelto altri episodi più significativi di questo...

Naturalmente ognuno agisce come meglio crede...

Alla data di oggi, 9 Gennaio, sul sito del Vox  la millantata affiliazione al CSEN ancora c'è come potete constatare di persona visitando il sito o vedere nella scherma che vi riporto.


Una ricerca veloce sulla rete non riporta aggiornamenti, nemmeno sulla pagina facebook, sulla quale sono pure riportati alcuni post e articoli della rete.

Una pagina che ha solamente 96 sostenitori come dire un misero fallimento.

Sul sito di Arcigay torino non leggo nessun comunicato stampa, nessuna comunicazione dell'associazione, anche se nel commento da lui pubblicato Marco Giusta mi assicura che
la storia che hai trovato in rete, che è una "riduzione" di quella che ho io, è stata redatta su mia richiesta e inviata ai giornalisti, che hanno poi ridotto per questioni di spazio editoriale.
Se si tratta di un comunicato stampa non ne ho trovato traccia sul sito arcigay, ma forse sono io che non ne sono stato capace.

Ho l'impressione che su un fatto gravissimo su un reato punibilissimo anche per la legislazione italiana così poco gayfriendly italiana ci sia stata una reazione molto blanda.

Non dico di arcigay ma di tutte e tutti noi in generale a cominciare dai due ragazzi buttati fuori dal locale che non si sa nemmeno se abbiano sporto denuncia visto che Marco ci scrive
stiamo aspettando che il ragazzo sporga denuncia per vedere se costituirci anche come parte civile.

Il suo commento è del 7 gennaio. Quindi vuol dire che fino a quella data almeno il ragazzo (non si capisce puoi perché uno solo e non entrambi..) denuncia non l'ha ancora sporta.

Allora auspico che tutte le associazioni lgbt pubblichino un vademecum, redatto dai loro avvocati, di concerto con l'Unar e l'Oscad su cosa fare, come e perché quando si viene discriminati per il proprio orientamento sessuale.

Va benissimo pubblicare pagine di boicottaggio su facebook (anche se poi non sono sostenute da nessuno...) va benissimo sensibilizzare il CONI contro l'omofobia.

Ma i due gestori de VOX devono essere censurati nella loro discriminazione e il locale dovrebbe essere chiuso almeno fino alla verifica da parte degli inquirenti di quanto realmente accaduto.

E tutte e tutti dobbiamo essere informati e informate che in Italia, anche nella fascistissima Italia, non puoi buttare fuori dal locale due ragazzi perché si stanno semplicemente baciando senza pagarne le conseguenze.

Altrimenti le associazioni di categoria che ci stanno a fare?


 








martedì 8 gennaio 2013

I terzosessimo di Romani, presidente Arcigay, colpisce ancora.

Terzo comunicato stampa in due giorni in cui il presidente dell'arcigay inanella affermazioni corporativiste e discriminatorie, al limite del ridicolo.

Così nel rispondere alla partnership alla tedesca che il Pd per voce di Bersani propone per dirimere la questione dell'estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso Romani dichiara

In Italia una legge c’è già, ed è quella sul matrimonio e basterebbe soltanto rimuovere la discriminazione che vieta agli omosessuali l’accesso al matrimonio civile.
Qualcuno che gli è vicino ricordi a Romani che nessuna legge vieta agli e alle (il sessismo è di casa in arcigay) omosessuali di sposarsi. 

Un gay  e una lesbica possono contrarre matrimonio.

Quel che la legge italiana non già vieta ma non prevede è che possano contrarre matrimonio due persone dello stesso sesso il cui orientamento sessuale è secondario e irrilevante.

Una cosa che sanno bene i cugini Spagnoli, che pure hanno esteso il matrimonio anche alle persone dello stesso sesso, dove circolano vignette come questa che riassumono bene la posizione della chiesa sul matrimonio. La stessa posizione dello stato italiano.




Qualcuno ricordi a chi scrive questi comunicati corporativisti che Romani continua incautamente a firmare che la Germania come la Gran Bretagna e la Francia stanno rimuovendo gli ostacoli che impediscono a tutte e tutti i cittadini di potersi sposare anche tra persone dello stesso sesso, un diritto che riguarda tutti e tutte non solamente i gay e le lesbiche per tacere delle persone bisessuali, trans queer e intersex che Romani dimentica sempre in ogni sua rivendicazione.

E' ora di rinnovare se non la dirigenza almeno il lessico degli uffici stampa delle associazioni lgbt. Un lessico discriminatorio, corporativista, terzosessista e controproducente.

Discrimina le perone bisessuali,
cataloga tutte le persone dello stesso sesso che vogliono sposarsi come necessariamente omosessuali
e disinforma sulla vera natura del divieto del matrimonio che non riguarda l'orientamento sessuale ma il sesso dei due contraenti che non può essere lo stesso.

Con dei presidenti dalle argomentazioni così autoghettizanti non c'è da meravilgiarsi che la nostra legislazione sia rimasta indietro. Se nemmeno i presidenti dell'associazionismo sanno bene di cosa parlano come pretenderlo dai nostri politici disinformati?

C'è da chiedersi chi debba informarli.


Romani a quanto pare no.

Quel che Biancofiore ha davvero detto su persone omosessuali e persone trans tra un'imboccata e l'altra di Klaus Davi.

Capisco la stampa che da tempo ha abdicato alla sua funzione informativa costituendo solo una cassa di risonanza mediatica per le ecolalie di questa o quel esponente politico, ma che anche blog e siti che si dicono gayfriendly, piuttosto che gaysolidali, o blog di omosessuali che parlano di tale argomento, come quello che state leggendo, non applicano un serio vaglio critico a quanto leggono o viene loro dettola dice lunga sull'appiattimento del pensiero politico che nel paese raggiunge ogni giorno livelli, se possibile, sempre più infimi.

Nel riportare le dichiarazioni di Michaela Biancofiore quotidiani e blogger si sono infatti fidati dei soliti dispacci di agenzia che hanno riportato male e parzialmente le dichiarazioni che Biancofiori ha rilasicato durante l'intervista radiofonica che Klaus Davi le ha fatto.
L'agenzia Iris Press ha pubblicato questo dispaccio così trascrivendo (perché li riporta direttamente in corsivo le dichiarazioni di Biancofiore.
Secondo l'agenzia Biancofiore tra le altre cose avrebbe detto:

“Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale . Capisco i trans che si operano, ma non vedo perché si dovrebbe consentire un matrimonio tra un ‘uomo uomo’ e un ‘uomo che vuole sembrare donna e mantiene l’organo maschile’. Lo apprezzerei piuttosto se facesse l’operazione. Questi mix strani mi lasciano perplessa: uno o si sente uomo o donna”.

Prima di andare a vedere cosa ha davvero detto Biancofiore, volgio sottolineare come nessuno né la stampa, né i blog gayfriendly, nemmeno le associazioni di categoria hanno criticato a Biancofiore (cui tutti e tutte sessisticamente si riferiscono con l'articolo la prima del cognome) l'uso discriminatorio del genere maschile per rivolgersi alle donne trans.

Se una persona trans è una persona che vuole allontanarsi dal sesso biologico di nascita dal quale non si sente espressa nella propria essenza di persona è buona norma, di rispetto prima ancora che precisione semantica riferirsi a una donna trans al femminile, la trans indicando cioè il sesso di arrivo non quello di partenza mal sopportato.
Se una persona si sente donna e vuole esprimere la sua appartenenza a questo genere è rispettoso accettare la sua richiesta e considerarla e riferirsi a lei come a una donna. Rivolgerglisi invece al maschile vuol dire inevitabilmente ricordare a lei e a tutte e tutti che pur se sembra donna pur se si sente una donna è, e rimane, un uomo.


Invece nessuno nessuna, ha notato, contestato criticato quest'uso proditorio delle parole, perché dando a una donna trans del trans, al maschile, la si sta giudicando senza nemmeno farlo apparentemente notare.

Ora posso pure ammettere che per chi non ha questa sensibilità semantica si possa trattare di una svista. Non è giustificabile però che tale svista colpisca anche chi lotta nel movimento e a questa questione deve, o è meglio dire dovrebbe, fare attenzione.

Iris per esempio non nota minimamente l'uso proditorio de maschile per donna trans tanto che titola con un neutro Biancofiore: “No matrimoni gay, chi va con trans ha problemi sessuali”. Con trans, cioè sia uomini trans (donne che stanno transitando verso il sesso maschile, sia con le trans cioè uomini che stanno transitando verso il sesso femminile).

In realtà basta ascoltare l'intervista pubblicata nel canale Klauscondicio per rendersi conto  di quanto quella di Biancofiore non sia una svista ma una scelta ponderata e ideologica al di là di ogni ragionevole dubbio e di come Klaus Davi sia il primo a incoraggiare un uso così proditorio delle parole.



Quella che segue è la trascrizione di parte dell'intervista che potete ascoltare nella sua interezza sulla youtube, cliccando qui.

Klaus Davi  Ecco per esempio anche i transessuali vogliono potersi sposare. Ce lo vede una copp... un uomo con una moglie transessu... con un transessuale?

Michaela Biancofiore  Ma guardi credo che ce ne siano tanti nel paese purtroppo ancora celati quindi insomma non vedo la differenza fra due gay che si sposano e un transessuale. Ma ribadisco il concetto, Francamente non è ...

Klaus Davi [il trans] (non si capisce bene...) sessuale punta un po' al ruolo della donna...


Michaela Biancofiore Sì. Guardi non sono particolarmente esperta del settore. Devo dire che è una situazione (non) ribadisco che mi imbarazza perché io sono molto tradizionalista e quindi credo molto nel matrimonio tra l'uomo e la donna così come dio c'ha fatto insomma. Quindi anche questi misti strani insomma o uno si sente uomo o uno si sente donna quindi capisco chi nasce magari donna e vuole essere uomo e fa l'operazione o viceversa penso che sia una condizione umana veramente difficile insomma (continua a parlare ma non si capisce perché Davi le parla sopra)

Klaus Davi ma non uno che diciamo rimane diciamo uomo di fatto si fa crescere il seno e poi rimane uomo quello...
Michaela Biancofiore Sì sì capito ecco mi sembra appunto molto insomma molto curioso e molto diverso da me e anche dalla mia tradizione familiare che  è una tradizione familiare molto  conservatrice quindi

Klaus Davi è perfettamente normale  c'è tutto un elettorato così

Michaela Biancofiore no no non  ci sia niente di male però voglio dire il problema è che insomma o un uomo è un uomo è uno è una donna insomma che ci sia una donna mi scusi con l''organo genitale maschile francamente che poi magari si sposa con un uomo che ha anche l'organo genitale maschile insomma scusatemi ma francamente queste cose mi lasciano francamente perplessa.

Klaus Davi il trans che non si opera rimane un  uomo

Michaela Biancofiore Esatto, sì. Rimane un uomo che però vuole fare la donna. Allora delle due l'una. Allora apprezzo chi si fa l'operazione perché capisco ribadisco umanamente riesco a capire la condizione di disagio di una persona che si sente donna e che però nasce con l'organo genitale maschile non riesco a cpaire il mantenimento dell'organo perchè magari è più atrattivo per fare determinate scelte insomma ecco di tipo sessuale.

Klaus Davi esatto

Michaela Biancofiore questo francamente mi lascia molto... (viene interrotta)

Klaus Davi l'ultima considerazione su questo passaggio sessuale

Michaela Biancofiore ma la trasmissione verte tutta sui gay ???


Klaus Davi no no no poi andiamo alla politica

Michaela Biancofiore ...e sui transessuali perché io non faccio politica con questi fini

Klaus Davi scusi c'è berlusconi che ha esternato e quindi son partito da quello ... che tra l'altro appunto secondo me lo ha fatto anche  va beh con delle ragioni politiche importanti cioè però va beh poco importa
l'ultima cosa. Ma il transessuale è una minaccia per le donne secondo lei?

Michaela Biancofiore ma no mi auguro di no mi auguro che non lo sia perchè io penso che le donne con la d maiuscola vogliano uomini con la u maiuscola e uomini che vanno con i transessuali francamente qualche piccolo problema di ...come dire ..di posizionamento sessuale  ce l'hanno insomma.
Io francamente amo gli uomini con la u maiuscola ecco.

Mi sembra si capisca dall'intervista che per Klaus Davi un trans è una sorta di omosessuale che vuole puntare al ruolo della donna ma che se non si opera rimane uomo.

Così come mi pare evidente che anche Biancofiore confonde identità sessuale con orientamento sessuale quando dice non vedo la differenza fra due gay che si sposano e un transessuale.

Trovo però, ma ognuna e ognuno può giudicare da sé, fuorviante e mistificanti la trascrizione proposta da Iris Press che non riporta mai gli imbocccamenti di Klaus Davi alle risposte di Biancofiore né rileva la versione grottescamente distorta che Klaus Davi ha del transessualismo e  dell'omosessualità.

Per cui le giuste accuse di avere detto parole gravemente lesive della dignità delle persone transessuali e di chi le ama, non sono da rivolgere solamente a Biancofiore come fanno siti e diversi vari  blog ma a anche a Davi che in quanto a omotransfobica confusione non è secondo a nessuno.