Chiedo perdono se stavolta parlo solo di uomini.
Di uomini gay.
Dei luoghi comuni con cui i ragazzi (una volta tanto sostantivo che non significa
ragazzi e ragazze, ma solo i maschietti) vengono notati in base a elementi secondari del loro comportamento, linguaggio del corpo e\o abbigliamento e per questo discriminati e catalogati, ancora oggi, nel 2012, come omosessuali in base a pregiudizi che sottendono una ideologia dell'omosessuale ferma agli anni 50 del secolo scorso.
Non mi riferisco tanto ai mass media, dove, pure, la figura del'omosessuale che passa è quella di Malgioglio, o della parodia che ne fanno i (maledetti)
Soliti Idioti, o al travestittismo baraccone di Platinette; non mi riferisco nemmeno alla società così
educata da questo potente mediatore sociale.
Stavolta mi riferisco alle persone omosessuali.
E non ai comuni cittadini, ma agli omosessuali
della militanza.
Di quella
avanguardia politica, cioè, che dovrebbe
sensibilizzare le masse, per usare un altro cliché.
Mi capita di leggere un post del blog
Michele darling. Lì trovo tre link.
Uno
al post di Dario Accolla che avevo già letto e linkato a mia volta
in un post precedente di
elementidicritica.
Gli altri due link rimandano a due post su
faccialibro.
Uno di
Luigi Carollo, che non mi vede affatto d'accordo, e uno di
Giovanni dall'Orto che non si riconosce nell'accostamento che Michele, sul suo blog, fa col post di Luigi Carollo.
scrive, a ragione, Giovanni in un commento al suo post.
Nel suo post Giovanni scrive una cosa sacrosanta:
No, ci sono molte cose che non quadrano.
Una delle quali, tuttavia, è il motivo per cui il Gay Center di Roma
abbia fatto sapere Urbi et Orbi che il ragazzo suicida era gay.
Delle due l'una: o lo avevano saputo in via riservata dal ragazzo
stesso, ed allora hanno tradito un preciso impegno a non mettere in
piazza ciò di cui vengono a conoscenza nel corso del loro mestiere,
oppure lo hanno detto senza averlo saputo, giusto per fare parlare della
loro struttura elefantiaca che ha bisogno di un alto e costante livello
di allarme sociale per giustificare la richiesta di alti e costanti
contributi pubblici (...)
Non so cosa
sperare, ma so cosa non voglio più: la gestione del disagio della
generazione lgbt più giovane affidata ai professionisti della sfiga
altrui. Colmare di denaro alcuni di noi perché pensino loro a tutto è
solo un modo per garantirci che questi alcuni abbiano bisogno
fisiologico del fatto che la sfiga altrui continui: ci campano.
Il
sostegno peer-based dov'è finito? Cos'è rimasto del volontariato dopo
venti anni di corruzione a furia di "progetti" e finanziamenti pubblici,
che sono serviti a tapparci la bocca su quanto NON viene fatto in
termini di prevenzione del disagio e di sostegno? Ma perché un
adolescente gay, per avere una buona parola, deve avere un centro gay, e
non può contare su altre strutture e luoghi? Non sarebbe suo diritto
averne ovunque, anche se vive ad Aosta?
Ma in che razza di logica ci siamo fatti blindare?
Credo che questo evento luttuoso, al di là della spiegazione che
potrebbe emergere nei prossimi giorni o non emergere affatto (...) abbia posto anche a tutti noi la domanda di: cosa stiamo
combinando? E perché siamo ormai nella posizione da apparire ai nostri
connazionali più come avvoltoi in attesa di cadaveri su cui piombare,
che come esseri umani che vogliono eliminare dal mondo per quanto
possono tutto il dolore degli altri (incluso quello dei genitori, e
degli amici del ragazzo che s'è ucciso) perché lo sentono come proprio.
Osservazioni sacrosante, dette senza peli sulla lingua, che mi trovano profondamente d'accordo.
Chi mi conosce sa che diverse volte ho parlato della sciacallaggio di chi (e Gay Center non è il solo) mentre denuncia i casi di omofobia
si fa pubblicità.
Alla domanda che si e ci pone dall'Orto dobbiamo dare tutti/e una risposta, in quanto cittadini/e, in quanto persone omosessuali e in quanto
militanti.
Temo però che il post di dall'Orto, contenga, oltre a una critica sacrosanta, un pensiero, una ideologia, un modo di vedere il mondo che si basa sullo stesso patriarcato da cui scaturisce e su cui si basa l'omofobia, credo che, insomma, il commento di dall'Orto contribuisca, involontariamente ma concretamente, al clima di pregiudizio omonegativo.
Non mi riferisco tanto al paternalismo con cui Giovanni si riferisce ad Andrea descrivendolo come
poco più che bambino arrivando a chiamarlo
ragazzino termine che più paternalistico non si può.
Gli ho rilevato nei commenti il giudizio negativo che c'è dietro questo diminutivo, ma non sono riuscito a spiegarmi. Giovanni mi ha risposto tutt'altro, non centrando il punto che volevo fargli notare cioè il (pre)giudizio implicito
di sufficienza con cui Giovanni guarda ai giovani adolescenti, arrivando a dire, nelle sue risposte al mio commento, che l'adolescenza
non è una fase di per sé ma solo una terra di passaggio tra l'infanzia e l'età adulta.
Un modo di vedere l'adolescenza ottocentesco, alla libro Cuore che riscontriamo già nel suo post:
a volte i
quindicenni si uccidono solo perché sono quindicenni: l'adolescenza è
un'età fragile... per questo ha bisogno di tutto l'aiuto che possiamo
darle.
Mi chiedo se oggi i suicidi tra adolescenti siano aumentati perchè l'adolescenza
è una età fragile o forse perchè la società di oggi li ignora a tal punto da non dare loro strumenti per
narrarsi al mondo da rendere la loro vita
più difficile.In ogni caso dall'Orto ignora che i suicidi tra adolescenti omosessuali sono comunque il doppio di quelli dei loro coetanei etero...
Non che tutti gli adolescenti omosessuali si suicidino perchè vessati nella loro omosessualità. Però essere omosessuali in una società omonegativa esacerba qualunque altra problematica possa indurre un adolescente a togliersi la vita.
Non è questo paternalismo, dicevo, ad avermi negativamente colpito nel suo post.
Mi colpisce una considerazione, del tutto ingiustificata e soggettiva che dall'Orto fa nel suo post quando scrive:
Ecco.
Andrea veste di rosa? Si mette lo smalto (poco importa che lo facesse per evitare di mangiarsi le unghie) ? Ha degli atteggiamenti esibizionisti. Non siamo noi che notiamo una presunta differenza. E' lui che è esibizionista. che è
eccentrico.
Chiunque deroga e si discosta dal cliché di genere che la società decide di darsi come standard, è eccentrico. Sarà. Ma io in Andrea non vedo un adolescente eccentrico. Io in Andrea vedo Andrea,
e basta.
E non mi chiedo se sia gay o se è etero, mi chiedo solo se la società, la famiglia, la scuola ...e la militanza gay, lo lascino vivere in pace.
Purtroppo la risposta la consociamo tutt*.
Giudicare qualcuno come eccentrico perchè veste in maniera ritenuta strana, cioè diversa dalla norma, è già un pensiero discriminatorio.
Peggio ancora se in base a questa constatazione di eccentricità si cataloga la persona eccentrica come omosessuale.
L'occhio
con cui dall'Orto guarda ad Andrea e ne deduce l'orientamento sessuale
è lo stesso occhio maschilista degli omofobi, con l'unica differenza
che dall'Orto dopo aver così catalogato Andrea pensa
che carino! e gli omofobi veri dicono
che schifo!
Quello
che dall'Orto non capisce, come ogni militante della sua generazione, cresciuto nell'epoca in cui l'omonegatività si esprimeva catalogando l'omosessualità come eccentrica, è che l'eccentricità non solo non è
prova di
omosessualità (non tutti i gay sono eccentrici non tutti gli eccentrici sono gay) ma che il concetto stesso di eccentricità , oltre ad essere maledettamente patriarcale, cambia
col tempo.
Oggi i ragazzi vanno in giro vestiti con orecchini,
infradito, pantaloncini, magliette rosa, cerchietti per tenere fermi i
capelli lunghi che 40 anni fa li avrebbe fatti percepire tutti come eccentrici.
Insomma quando dall'Orto si sente in diritto di affermare che
professionisti della sfiga
altrui cui giustamente dall'Orto si lamenta venga assegnata la gestione del disagio della
generazione lgbt più giovane.
Perchè fintanto che guardando l'atteggiamento o il modo di vestire di un ragazzo ci
chiediamo se sia gay o etero stiamo discriminando, non solo ed esclusivamente l'omosessuale, ma la gioventù tout court.
Se da un lato è giusto e sacrosanto insistere sull'idea che l'omosessualità di per sé non sia una cosa brutta, come si pensa anche quando la si usa
solamente come insulto, e non è nemmeno una cosa bella nella misura in cui non lo è nemmeno l'eterosessualità (questa e quella
pari sono) dall'altro ci si dovrebbe ricordare che certi atteggiametni e certi comportamenti appartengono al genere umano e che dovremmo smetterla di chiederci quale sia l'orientamento sessuale di qualcuno in base a una sua presunta eccentricità. Una eccentricità che è l'anticamera dell'omosessualità:
.
Cioè Andrea non era un ragazzo al quale piaceva vestire di rosa (ammesso e non concesso ciò fosse vero) e che questa sua passione denotava la sua persona non certo il suo orientamento sessuale. Andrea era un gay velato, nascosto, in fieri, sconosciuto a se stesso (ah la vocazione metafisica dell'essere umano non muore mai!) che cercava die spriemre la propria gayezza tramite una ostentata eccentricità.
ecco il pregiudizio che ha discriminato Andrea. Ecco il pregiudizio che ha contribuito al suicido di Andrea.
Se nemmeno un militante come Giovanni
riconosce ad Andrea il diritto di andare in giro vestito come gli
pare senza essere catalogato come eccentrico (ammesso e non concesso che
Andrea andasse in giro vestito come si è detto) senza per
questo mettere in causa il suo orientamento sessuale, addirittura
pretendedndo di saperne di più di Andrea stesso, (era frocio ma non lo sapeva ma !?!?!) allora vuol dire che l'omofobia è davvero in
ognuno di noi.
Ecco come e perchè l'omofobia non colpisce solamente le persone omosessuali ma colpisce ognuno di noi, chiunque deroga dai cliché cui ci impongono di conformarci.
Non basta cambiare il (pre)giudizio sull'omosessualità da negativo a positivo, bisogna smettere di domandarci dell'orientamento sessuale delle persone soprattutto se a farci venire la curiosità è un atteggiamento, un modo di comportarsi o di vestirsi della persona della quale ci chiediamo ma è gay
quella checchina là?
Altrimenti succede che Andrea non possa esprimere la propria personalità (non personalità gay, e nemmeno personalità etero, ma personalità e basta) senza essere discriminato dai vecchi cliché, che lo vogliono una
checca di merda o ai nuovi cliché che lo vogliono
gay, ma che carinoooo!
Non è importante sapere se Andrea fosse gay o meno è importante sapere che qualunque ne fosse il motivo Andrea veniva
percepito come diverso.
Che qualcuno per offenderlo e rendergli la vita
difficile credeva bastasse dargli del gay per offenderlo (la madre in
testa che parla di
diffamazione).
Finché ci
saranno persone come Giovanni che non fanno a meno di chiedersi se Andrea
fosse gay perchè non si conformava al cliché della mascolinità, ma ostentava eccentricità (, noi uomini e donne, etero e gay, militanti o meno, di strada dobbiamo
davvero farne ancora tanta!
C'è ancora dell'altro.
Per stigmatizzare chi ha accusato compagni e compagne di classe di non averlo saputo accetatre per quello che era dall'Orto arriva a scrivere:
Insomma se
ti vesti da donna ma non si capisce se sei gay o no perchè magari nemmeno tu ancora lo sai (?!?!) non pui accusare se gli altri ti percepiscono come diverso.
Certo, poi Giovanni si rende conto di quel che ha scritto e corre ai ripari:
Scusami Giovanni, non è proprio quello che hai fatto tu?