martedì 13 agosto 2013

Quando si smette di pensare: su un articolo di Today su una puerpera che vende il proprio latte ai figli delle coppie gay e sulle incaute difese a oltranza di Famiglie Arcobaleno su facebook.

Leggo la notizia per caso, pubblicata su faccialibro nella pagina delle famiglie arcobaleno, e mi incuriosisco.

Non tanto del problema etico che vien subito sviscerato nei commenti che, in pieno stile faccialibro, si distinguono nettamente in favorevoli e contrari - sui quali torneremo tra poco - ma dall'articolo pubblicato su Today che mi sembra capzioso e insinuante.



L'annuncio è vero e qui potete leggerlo in originale.

Il testo originale dice

Je suis une jeune maman en pleine santé, infirmière de formation, 29 ans, et loue mes seins pour l'allaitement de nourissons.
Je suis sur la région parisienne, me déplace. Et en une journée je propose jusqu'à une dizaine de prises pour votre bébé.
Les couples d'hommes homosexuels n'ont pas la chance de pouvoir allaiter leur bébé, or l'allaitement permet aux bébés d'être en meilleure santé. En effet le lait maternel fournit des nutriments complets.
Me contacter via le site.
Non sérieux s'abstenir.
Ben diversamente dal riassunto spacciato per testo originale (visto che viene virgolettato e dunque riportato come testo diretto) dalla redazione di Today  a donna francese affitta seni a coppie gay
„«Sono una giovane mamma in piena salute, infermiera di formazione, 29 anni, e affitto i miei seni agli omosessuali per allattare i loro neonati» “

che naturalmente vuole fare sensazionalismo ma anche gettare una cattiva luce sull'omogenitorialità.

L'articolo dice che Una donna francese affitta seni a coppie gay
„
L’episodio ha alzato un polverone di polemiche insinuando, senza dirlo, che lo scandalo, l'innaturalezza della cosa sia legata all'omogenitorialità che apre un nuovo mercato nel quale c'è chi pensa che la donna in questione sia la sfruttatrice (visto che chiede 100 euro al giorno) o sia invece la sfruttata, da chi si può permettere 3000 euro al mese (2500 in realtà visto che  la tariffa settimanale è di 500 euro).

Il problema viene così subito spostato sui due assi donna che vende e uomini gay che comprano offuscando il vero problema in questione, come riporta il fatto quotidiano. 
Al di là dei giudizi morali (che stanno fioccando su diversi siti francesi), esistono pure problemi giuridici. Perché il codice francese di salute pubblica (articolo L2323-1) proibisce esplicitamente di vendere latte materno. L’Associazione francese dei lactarium (le banche del latte materno) e la Società francese di neonatologia hanno messo in allerta i genitori dei neonati “sui rischi legati allo scambio di latte materno fra madri”, sottolineando che “si sconsiglia vivamente di utilizzare latte che non sia stato stoccato presso un lactarium”, con i controlli previsti in questi centri. Nonostante tutto questo, però, e-loue.com non ha ancora eliminato il suo annuncio. Vendesi, ancora, latte materno.
Un problema legale ed etico.

Il fabbisogno di latte materno è tale da avere indotto la creazione di banche del latte materno proprio come le banche del sangue, dove il latte vien raccolto e distribuito gratuitamente seguendo una profilassi igienica e dei controlli medici del caso.

Perchè anche se non è affatto vero come riporta Today che Una donna francese affitta seni a coppie gay
„
spesso il latte materno può contenere virus e altri batteri (tra l'altro implicando che il virus sia un batterio... cosa che naturalmente non è vera...) è vero che il latte materno di una donna malata può non essere sano e va dunque controllato proprio come si controlla il sangue (e non ci sono sono le malattie veneree anche un sangue al colesterolo è un sangue non utilizzabile...).

Ora se in Francia la legge dà diritto anche alle coppie dello stesso sesso all'adozione anche le coppie omo genitoriali hanno diritto di accesso alla banca del latte.

Se così non fosse bisognerebbe denunciare la discriminazione.

Dunque il fatto che questa donna invece di donare il proprio latte alla banca decida di ricavarne un vantaggio lucrativo, oltre che illegale, è anche immorale e aprirebbe la strada a un mercato del sangue e degli organi.
Così che chi può permettersi 100 euro al giorno (se non più) ha il latte e chi non ce li ha si attacca.
Insomma non proprio qualcosa di democratico e di uguale per tutti.

Il problema ha poco a vedere strettamente con l'omogenitorialità che rientra tra i casi di bebè che hanno bisogno di latte umano e che non ne hanno dalla propria mamma perchè magari ne ha poco o non ne ha per niente, o perchè è morta, o perchè è una mamma adottiva e dunque lei latte non ne ha o perchè la famiglia adottiva ha due papà e nessuna mamma (ma poco sarebbe cambiato anche se ci fosse stata una mamma lei non avrebbe lo stesso potuto allattare).


Insomma un argomento facilmente strumentalizzatile per mettere in cattiva luce l'omogenitorialità. Ci sarebbe di che protestare.
Invece, purtroppo, sulla pagina di faccialibro, la discussione prende un'altra piega.

Accanto a chi c'è chi non ci trova niente di male e accusa di moralismo chi ha da ridire  ma viene subito rimesso al suo posto da chi fa notare quali sono gli elementi di scandalo... 




perchè faccialibro non ti invita a riflettere ma a schierarti pro o contro.
ci sono le risposte di Giuseppina La Delfa che mi feriscono per il loro portato etico e politico e per la visione del mondo che, se non traviso, ne emerge.

Ora le risposte di Giuseppina sono dettate dall'esasperazione di chi quotidianamente si deve difendere dagli attacchi di chi critica le sue scelte di donna lesbica e madre, ma dalla presidente di una associazione di famiglie omogenitoriali mi aspetto risposte più diplomatiche e meno infelici.
Risposte che vadano al di là di una categoria che si pretende di proteggere e che invece così argomentando si finisce involontariamente con il danneggiare, e mettano al centro le vere questioni senza dover difendere ad ogni csoto anche comportamenti indifendibili.

Intanto questa donna francese allatta i figli di qualunque coppia ne abbia bisogno non solamente i figli di quelle quelle gay. E vende qualcosa che altrimenti per legge si può avere gratis.

Giuseppina invece pur di difendere a oltranza l'omogenitorialità accetta la semplificazione, cioè che solo le coppie di due padri abbiano bisogno del late materno perchè non ci sono donne, in barba a tutte le mamme che per mille motivii non possono allattare, e accetta che un bene di tutte e tutti già disponibile tramite il sistema sanitario francese venga invece immesso nel mercato come bene voluttuario e che la donna in questione abbia il diritto a vendere il proprio latte in nome di un generico diritto di disporre come vuole del proprio corpo.



Pur di difendere quello che lei crede di stare difendendo cioè il diritto di ogni coppia ad avere una prole, Giuseppina  arriva a paragonare il latte materno a una Ferrari.

Arriva ad affermare il falso cioè che il latte materno non è migliore di quello artificiale (affermazione mendace basta consultare il sito del ministero della salute) e, soprattutto, equipara il diritto di disporre del proprio corpo al diritto di metterlo sul mercato.

Come se il diritto fosse solo quello mercantile di vendere e di comprare.


Una affermazione talmente infelice della quale sono sicuro Giuseppina si sia pentita subito dopo averla scritta ma che rispecchia però la superficialità con cui, da un lato facebook ci induce a non pensare, dall'altro difendiamo il nsotro operato senza avere una salda posizione etica e politica che, proprio in quanto categoria discriminata, dovremmo avere per vocazione.

Purtroppo non è così.

Giuseppina La Delfa appartiene  a una categoria di persone discriminate che ha solamente nel denaro la forza di alleviare parte di questa discriminazione e invece di spiegare come sia doloroso per tutti e tutte dover ricorre alle cure estere assai costose perchè la legge 40 non permette l'accesso alla fecondazione eterologa nemmeno alle coppie etero,  invece di fare politica e denunciare una legge patriarcale che colpisce tutte le donne non solamente quelle lesbiche, difende l'indifendibile cioè il potere di acquisto del denaro come strumento di autoaffermazione.

In barba a chi 3mila euro al mese per allattare un figlio o una figlia non li ha.

Questo scivolone infelice dimostra ancora una volta come non basta essere parte in causa, non basta essere una coppia omogenitoriale, non basta essere colpiti dalla discriminazione per poter essere delle persone esperte, né tanto meno per essere le presidenti di un'associazione che, stando così le cose, non fa certo informazione, non fa politica nel senso alto del termine, ma porta avanti interessi corporativisti che qualcuno, per quanto artatamente, troverebbe facilmente sussumibili a quelli di una lobby.


C'è del marcio non solo Danimarca ma anche in Francia e in Italia...

lunedì 12 agosto 2013

L'omofobia non è un comportamento, un gesto o un fatto. L'omofobia è un clima che si respira constantemente ogni singolo secondo della tua vita

Nell'articolo di Elena Tebano sul corsera ci sono delle belle intuizioni.

Tebano individua alcuni temi caldi, alcuni punti fondamentali, quando commenta o riporta opinioni competenti:

L’idea di non essere accettato, perché a sorprenderlo con l’emozione delle prime cotte erano i ragazzi e non le ragazze.
Bellissimo che si parli di cotte di sentimenti e non di sesso.

Meno bene di Lucia Bove, che, citata nello stesso articolo pur dicendo cose sostanzialmente giuste riduce l'omosessualità al sesso:

L’adolescenza è fondamentale per la messa a punto dell’identità. E la sessualità è uno dei cardini per il riconoscimento e l’affermazione di sé. Che risente dell’approvazione degli altri. Il ragazzo di Roma con il suo gesto ha detto che tutto questo gli è mancato», dice Lia Bove.
Capisco l'esigenza della sintesi ma non si tratta di sessualità quanto di identità come persone e l'identità non la fa il sesso ma l'affettività.

Benissimo per Giuseppe Burgio docente di Pedagogia all’Università di Palermo, che sempre nello stesso articolo dice:
«In questi casi si cerca il mostro che ha perseguitato la vittima. Ma è l’effetto cumulativo che fa crollare gli adolescenti: tanti piccoli atti, la battuta degli adulti o in tv, la mancanza di diritti, le barzellette. Anche i bulli sono ragazzi: prendono sul serio ed estremizzano opinioni che trovano intorno a sé». Per questo serve un cambiamento sociale e un lavoro culturale.


Eppure anche in un articolo così avanti non tutto funziona.

Non funziona il titolo che collega il suicidio di Roberto (e non Marco nome di fantasia scelto per ottemperare  a una ipocrita legge sulla privacy)  al timore di appartenere a una minoranza.
Marco, suicida a 14 anni perché gay: «Un gesto estremo per la paura di sentirsi minoranza»
Non funziona perchè dimostra che non si capsice quel che tutte le perosne omosessuali vivono quotidianamente. Non già il peso di una propria non accettazione. Non già il peso di far arte di una minoranza di persone.
Ma il peso di una società omonegativa che usa l'aggettivo che ti qualifica come insulto, che dice che quelli come te sono malati o sbagliati e che al massimo vanno rispettati e tutelati come si rispettano e tutelano i malati. Senza pensare minimamente a riconoscere la stessa dignità.
Così sbaglia Lingiardi, che pure è persona intelligente a dire

«Chi ha un orientamento sessuale minoritario ha una difficoltà in più: se ti discriminano perché sei nero o ebreo, quando torni a casa trovi il sostegno della famiglia. I gay molto spesso sono costretti a “nascondersi” anche a lì»,
perchè non è la discriminazione attiva quella che uccide moralmente e in vita le persone omosessuali. Se sei ebreo se sei nero nessuno pensa  che sei moralmente disordinato, che sei malato che sei depravato che pensi solo al sesso che sei pedofili promiscuo malato di aids invertito sbagliato. E chi ha di te queste opinioni non viene vista come persona negativa ele sue opinioni sono legittime e non censurabili.

Solamente l'omosesualità leva un coro uaniume di odio, disprezzo, diffidenza, schifo, condanna morale, politica e medica.E non c'è bisogno di dirlo di ricordarlo di nominarlo perchè è già là ci abbiamo costruito la nostra società.

Altro che paura di essere una minoranza. Quello è un lusso che si pososno permettere solo le persone fortunate che sono sopravvissute a una pressione sociale così potente da fare odiare te stesso e te stessa.

Purtroppo quel titolo sbagliato e interpretante inficia le tante cose positive contenute nell'articolo. Anche se rispetto la media degli articoli sul caso questo di Tebano è una sana boccata di ossigeno.

Ma troppo ossigeno, si sa, può essere velenoso...


 

Roberto suicidato dalla società.
Il 14enne suicida è stato ucciso già in vita da una società omonegativa che non gli concedeva spazio alcuno per esistere così come era: un ragazzo che ama i ragazzi.

Adesso Roberto, il ragazzo di 14 anni che si è suicidato, viene ucciso una seconda volta ogni volta che la stampa riduce le responsabilità che hanno portato al suo gesto al comportamento di qualche bullo come fa Repubblica, il giornale più omofobo d'Italia, che pubblica un articolo di Emilio Rolando (vergogna!) il quale, fingendo di stare solo riportando l'opinione di alcune donne che conoscevano Roberto (a che titolo? In che relazione?) chiude il suo articolo assolvendo tutti e tutte e dando la colpa solamente ai giovani bulli:

"Speriamo che anche questa volta  -  dicono alcune donne che conoscevano Roberto  -  non siano state le prese in giro o gli sfottò sui social network ad aver spinto questo ragazzo a suicidarsi. Se così fosse i responsabili di istigazione al suicidio dovrebbero essere puniti severamente, non si può accettare la morte di un ragazzino dovuta solo a delle prese in giro di altri coetanei. È difficile  -  proseguono le signore  -  che nessuno si fosse accorto di nulla. Del disagio profondo che Roberto provava. Sicuramente aveva lanciato delle richieste di aiuto. Ma perché nessuno le aveva recepite".
Non sono gli sfottò sui social network, è la società tutta, che capillarmente mefiticamente inesorabilmente rende  l'Italia un posto dove gay lesbiche bisex e trans non possono vivere, né bene né male ma proprio non possono vivere perchè non hanno un posto.

Una società dove si pretende che dire che i gay sono malati o che non possono sposarsi o che non possono adottare i bambini sia una opinione e nessuno si rende condo che se dicessimo lo stesso di altre categorie di persone (donne, neri, ebrei) tutti grideremmo allo scandalo.

Una società la cui principale religione considera l'omosessualità una perversione e un disordine morale e accetta le perone omosessuali solamente se caste facendo dunque dell'omosessualità una questione di sesso. Ma se io sono innamorato del mio compagno di classe e lo amo anche senza farci sesso sono lo stesso accettato?

Una società dove nessuno si stufa delle barzellette sui froci tutte improntate ad allusioni sessuali (e sempre e solo a una certa sessualità) al travestitismo, all'inversione sessuale all'essere mezze donne per i gay e mezzi uomini per le donne.

Una società nella quale 10 anni fa, io testimone, una insegnante del biennio (l'età più sensibile) preparata e intelligente spiega l'omosessualità come un fattore ormonale.

Una società dove frocio è l'insulto numero uno per gli uomini, come mignotta quello per le donne,  è una società che si rende responsabile della morte di Roberto. Il suo suicidio però non è affatto un gesto di debolezza (vergogna a chi lo pensa vergogna e ludibrio) ma un atto di protesta, enorme, definitiva, commisurata al mondo nel quale Roberto sapeva di doler vivere e ha deciso coscientemente di non volerci vivere più.

Una società siffatta deve lavorare e educarsi tutta al rispetto e all'apertura, partendo da alcune semplici considerazioni.

1) l'omosessualità è un'opzione di default come l'eterosessualità. Quando chiediamo a un ragazzo se ha la ragazza impariamo a chiedergli anche se ha il ragazzo e se l'interrogato si risente spieghiamogli che non c'è nulla di strano.

2) se l'omosessualità è una opzione di default allora le opinioni personali contro le omosessualità non sono legittime perché nascono da una propria ignoranza e ledono la dignità umana. Quindi se proprio non riusciamo a cambiarle teniamocele per noi. Come abbiamo imparato a indignarci nei confronti di chi fa affermazioni contro le donne, contro le persone di altra provenienza geografica, contro le persone ebree, che non vengono recepite come opinioni legittime, lo stesso dobbiamo fare nei confronti delle opinioni omonegative e chiunque lotti affinché queste opinioni continuino a essere percepite come legittime deve essere trattato e trattata come criminale perchè è quello che è.

3) tv, stampa e società devono contribuire a creare un immaginario collettivo omosessuale che non è quello che oggi si vede (come ha giustamente detto Natalia Aspesi) dei vari Tiziano Ferro o Dolce e Gabbana che sono persone di successo che hanno fatto successo nonostante (Ferro) o grazie (D&G) alla propria omosessualità.
Le immagini di riferimento quelle dei film dei telefilm della tv vista dai ragazzi e dalle ragazze devono mostrare dei personaggi gay di normale appannaggio sociale, positive e inserite nella società. Si deve presentare il coming out come strumento di autoaffermazione prima ancora che come strumento politico e mostrare anche come il bullismo di chi ti deride sia facilmente smontabile come mostra questo spot inglese, semplice, chiaro e diretto.
Perchè anche noi non siamo capaci a farne uno?
La responsabilità è anche di tutto l'associazionismo nostrano incapace di produrre un pensiero politico che vada al di là dell'autoproaganda.



A Roma di tutte le varie associazioni esistenti ho visto solo il Mario mieli scendere in prima linea: dove sono D gay project Arcigay Roma Gay center? Non dico i loro esponenti e rappresentanti che si sono degnati di fare capolino ma dico i militanti e le militanti, la gente quella che rimane tutto il giorno nonostante il caldo a fare il presidio, uomini e donne giovani e meno giovani come me. Non ci tengo ad avere ragione, affatto ma è troppo comodo metter su una associazione e poi limitarsi a scrivere comunicati stampa. Bisogna sporcarsi le mani.
.

4) La scuola deve diventare un posto dove anche le persone omo bisesx e trans possono autorappresentarsi in un contesto di rispetto accoglienza e sicurezza e se ciò non accade la responsabilità non solo morale ma anche penale deve essere del o della preside e anche del corpo insegnante tutto.

Per questo la legge sull'omofobia non è sufficiente. Soprattutto quella in discussione in parlamento adesso svuotata di significato da quell'uomo politico minuscolo che è Scalfarotto.

Ci vuole una legge che elimini le barriere omofobe così come quelle maschiliste e sessiste perchè sono tutte figlie dello stesso patriarcato, sulla falsariga di quelle architettoniche per le persone disabili.

Una legge che imponga a controllare l'idoneità di tutti i funzionari e le funzionarie di Stato (dalla polizia al corpo insegnante) al ruolo ricoperto accertandone la mancanza di mentalità omonegativa e maschilista e in caso contrario richieda una educazione in tal senso.

Una legge che educhi la stampa un linguaggio non omofobo e non sessista.

E' vero che la società non la si educa al rispetto con la legge ma anche se il reato di omicidio non impedisce alla gente di uccidere questo non ne giustifica certo la depenalizzazione come invece i soliti cattolici omonegativi, criminali e assassini vogliono farci credere.

Andrea era un puro e da puro non ha potuto accettare il compromesso di vivere in una società omonegativa aspettando di crescere per procurarsi quel piccolo privilegio che lo facesse sentire quel tanto meno discriminato degli altri omosessuali e (soprav)vivere in maniera decente.
Deve aver pensato se la società è così omofoba io non so mica se voglio viverci.

Roberto,  suicidato dalla società, è stato ucciso da noi tutte e tutti. Ma non quando si è gettato dal quarto piano di casa sua in piena notte. Lo abbiamo ucciso in vita, impedendogli di vivere per quello che era un ragazzo normale che ama e si innamora di altri ragazzi come lui.

Altro che gli sfottò sui social network verbigrazia!

domenica 11 agosto 2013

Se un ragazzo gay si suicida è perchè respira quotidianamente omofobia, non è necessaria una aggressione circoscritta e determinata.


Immaginate di vivere in un Paese dove il vostro orientamento sessuale è usato come aggettivo offensivo.
Dove gay è sinonimo di debolezza, stupidità, scarsa virilità.

Dove il vostro modo di essere è associato a fatti criminali (la pedofilia) a immaturità psicologica, a un disordine morale, a una perversione, a una scelta di vita sbagliata o poco raccomandabile.

Dove viene sottolineato solo l'aspetto sessuale e mai quello affettivo.

Dove le pratiche sessuali riguardano sempre l'analità passiva o attiva.

Dove ancora vi chiedono se fate l'uomo o la donna.

Una società dove non potete sposare una persona del vostro stesso sesso, non siete reputati\e adatti\ ad adottare un bambino o una bambina per il solo fatto di essere omosessuali.

Dove la televisione dà una immagine dell'omosessualità maschile legata alla prostituzione, o all'effeminatezza, e di criminalità e aggressività per quella femminile, comunque una immagine di marginalità e di sofferenza, legata alla solitudine o alla promiscuità sessuale mai a una stabilità affettiva.

Una società nella quale manca un immaginario collettivo omosessuale nel quale vi potete identificare con la stessa normalità e accettazione dell'eterosessualità. Una società dove se vi baciate col vostro ragazzo o la vostra ragazza ostentate e venite persino fermate dalla polizia, e se volete essere considerati\e e riconosciuti\ come omosessuali parlate sempre di quello.

Una società  che alla domanda hai un ragazzo\a? non considera normale fare la domanda reciproca perché l'omosessualità non è una opzione di default ma una variante minoritaria e strana.

Una società dove ogni volta che i media parlano di gay e lesbiche lo fanno per riportare insulti, opinioni negative, aggressioni e uccisioni.

Dove mai si parla di lesbiche gay e bisex in termini positivi, per sostenere e valorizzare, per incoraggiare al coming out e scoraggiare l'omonegatività.



Una società dove dovete spiegare che siete gay e lesbiche e spesso ottenere critiche fortissime non solo a scuola ma anche in famiglia dove possono buttarvi fuori di casa, costringervi ad andare dallo psichiatra, o semplicemente rifiutarvi.

Immaginate di vivere quotidianamente in questa società.

Ogni giorno.
Ogni ora.
Ogni minuto.
Ogni secondo.
Qualunque età abbiate. In qualunque zona geografica dell'Italia abitiate

SEMPRE.

Se apprendete di qualche ragazzo o di qualche ragazza che non ce l'hanno fatta a sopportare una tale pressione sociale e si sono tolte e tolti la vita, complice la stampa tutta, cercate subito una causa concreta e al contempo futile: una presa in giro, uno sfottò, il bullismo della classe, della scuola, di qualche ragazzo cattivo.

Un fatto sì grave ma anche secondario, marginale, fatto da un piccolo gruppo, da una eccezione, perchè la grande maggioranza silente della quale fate parte non ne ha colpa.

La colpa è sempre un po' del suicida che è fragile, non regge, non ha saputo difendersi.

Non regge un dramma che è tutto suo perchè scoprirsi omosessuali  è un accidente, un incidente, una disgrazia. Non è una opzione degna quando l'eterosessualità. Una menomazione nella migliore delle ipotesi da tutelare come si tutelano le persone diabetiche, o paralitiche, o le persone down.


Così anche nell'ennesimo caso di un giovane ragazzo di 14 anni di Roma che si è suicidato prima infliggendosi ferite all'inguine e alle braccia e poi lanciandosi dalla finestra cadendo da 20 metri d'altezza e morendo sul colpo, cerchiamo la colpa in qualcuno, in un fatto specifico, isolato e circoscritto.

Per i giornali la colpa è di qualcuno:

il ragazzo ha raccontato di essere arrivato alla decisione dopo numerose angherie e prese in giro da parte dei coetanei, culminate con l'esclusione dalla compagnia. (messaggero) 
ha raccontato le prese in giro subite dai coetanei che lo avevano escluso dalla comitiva. (l'unità)
Quelle lettere raccontano di derisioni e prese in giro da parte di alcuni coetanei che lo avevano addirittura escluso dalla comitiva. (repubblica)
Gesti concreti di un gruppo ristretto e individuabile di persone. E tutte e tutti tiriamo un sospiro di sollievo. Ahhhh ecco i responsabili. Colpa loro.

Beh non so voi ma io sono stanco di questa retorica borghese e benpensante.

Perchè non basta certo l'esclusione dalla comitiva per farti gettare dal balcone.

Questa è solo la goccia che fa traboccare un vaso già pieno di un ludibrio diffuso, capillare, senza eccezione, di tutte e tutti quanti noi cittadine e cittadini italiani dalla scuola allo stato dalla chiesa alla famiglia dalla tv alla stampa.

Siamo noi tutte e tutti noi, senza esclusione alcuna, ad avere istigato questo ragazzo al suicidio.

Ma ci fa comodo additare quel gruppo che lo ha escluso. Un gruppo fatto di perosne come me e te, un gruppo che è parte di noi, è noi.

Così anche se il ragazzo sucida è chiaro nello spiegare i motivi del suo gesto:
Sono omosessuale, nessuno capisce il mio dramma e non so come farlo accettare alla mia famiglia fa comodo credere che l'omofobia consista in piccoli eventi isolati e riducibili.

Mentre è altrettanto omofobico il fatto che nessuno lo accetti né la società né la famiglia e il suo dramma nasca dal fato di sentirsi solo, isolato, escluso e criticato dal sentire comune e non da non sentirsi espresso e rappresentato tantomeno dall'immaginario sessual cosumistico della Capitale, quella di Mucca Assassina e Gay Viillage ai quali accedi quando hai già fatto coming out e miracolosamente in qualche modo ti sei fatto accettare: dove devi essere uno strafigo e dove il massimo del successo è sessuale, ma dove il tuo essere un normalissimo ragazzo adolescente e gay non interessa nessuno e non è annoverato, non è rappresentato, non è considerato.

Basta guardare le immagini pubblicitarie.



E' ora di fare capire al paese che l'omofobia è quella silente e strisciante, sotterranea ed endemicamente diffusa, e di come sia quella a spingere le persone giù dal balcone.

Di come ogni battuta che facciamo ogni opinione negativa che ci arroghiamo il diritto di esprimere in nome della democrazia, uccida non solo fisicamente ma anche moralmente.

E mentre mi dispero per una morte istigata che si poteva facilmente evitare se solo zittissimo la chiesa e tutte le altre istituzioni omonegative, zittire sempre, zittire ad ogni costo, riporto le parole che la madre di Bobby Griffith, Mary ha detto, splendidamente interpretate da Sigourney Weaver nel film A prayer for Bobby (Usa, 2009) di Russell Mulcahy

 
Before you echo 'Amen' in your home or place of worship, think and remember... a child is listening. 

Non dimentichiamocelo mai

venerdì 9 agosto 2013

C'è ancora tanta strada da fare... sui commenti a un articolo impreciso del Fatto quotidiano

L'articolo di Cosimo Rossi, dice il falso quando afferma
La stringata formulazione attuale del provvedimento, frutto di una lunga mediazione in commissione giustizia per opera soprattutto del democratico Scalfarotto, di fatto estende la legge Mancino, punendo “l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi o fondati sull’omofobia o transfobia”. Sul piano penale viene introdotta l’aggravante di omofobia e transfobia.
Perchè le aggravanti non sono introdotte e a differenza del testo unico pervenuto in parlamento che introduceva anche legalmente i concetti di orientamento sessuale e identità di genere dandone una definizione l'emendamento 1500 che si dovrebbe votare ormai a settembre parla di omofobia e transfobia che non sono termini presenti nella legislazione italiana e non hanno dunque alcuna dimensione legale certa diventando aleatori e troppo largamente interpretabili. Classico contentino che non cambia la sostanza delle cose il cui principale responsabile e quell'uomo politico piccolo piccolo che si chiama Scalfarotto. 

Ma è sui commenti dei lettori e delle lettrici che vorrei soffermarmi. Commenti degni dei lettori de il giornale o di libero al quale io ho sempre afferito anche il fatto se non politicamente per l'etica e il modo di vedere la questione lgbt (e non solo).








Da questi commenti emergono alcune considerazioni generali sulle quali noi tutt* come movimento dobbiamo lavorare.

Le lenco senza alcun ordine qualitativo.

1) la percezione dell'omosessualità

l'omosessualità è ancora percepita come pratica sessuale e non come csotruzione di una relazione sessual affettiva.

Può così essere paragonata alla pedofilia affiancata come altra pratica estrema.
Poco conta che la pedofilia riguardi statisticamente più le famiglie etero e sia ai danni delle bambine più che dei bambini come riportato da telefono azzurro.




Questi dati dovrebbero anche smetterla nell'uso dell'aggettivo pedofilo contro i sacerdoti che è un uso infame per contrastare le azioni discriminatorie di una chiesa cattolica  che è delinquente non perchè pedofila ma perchè consustanzialmente necrofila e genocida

Dobbiamo smettere di dare un'immagine dell'omosessualità (maschile) come forma estrema di libertinaggio sessuale. Certe pubblicità come l'ultimo cartellone di Mucca da me già analizzato in queste pagine va proprio censurato e rottamato una volta per tutte.

2) L'omofobia e la transfobia vengono considerati reati di opinione. Una legge dunque che le vieti impedisce il pensare in termini negativi.

Picchiare un frocio  una lesbica o una persona trans per strada solo perchè la sua presenza visibile non vengono viste come forme di omofobia ma come reazioni giustificate all'ostentazione, alla provocazione, all'esistenza di qualcosa percepito come liminare, estremo, non standard, non conforme, non lecito.

Dobbiamo fare tutte e tutti coming out. E' un imperativo politico prima ancora che etico.


3) una minoranza vessata non è un problema importante vista la crisi economica. Come se la crisi economica non colpisse anche le minoranze che anzi vengono colpite di più non godendo nemmeno delle tutele minime delle altre categorie discriminate.

Quando parliamo solamente dei nostri diritti mancati e non li colleghiamo alla stessa ideologia che fa danni anche in altri contesti contribuiamo a prestare il fianco alla critica che sia una rivendicazione marginale che marginale non è affatto. 
4) L'omosessualità è una razza. Cioè tutte le persone omosessuali si comportano allo stesso modo. Un modo omonegativo razzista e maschilista. E' come dire che tutte le donne si comportano allo stesso modo, e tutti i neri e le nere si comportano uguale. Queste categorie non individuano invece comportamenti, ideologie, punti di vista, visioni del mondo ma esclusivamente categorie di discriminazione.

Quando parliamo di cultura gay lasciamo intendere che siamo una razza a parte.

Siamo anzi ridicoli perchè i realtà stiamo basando una cultura su una discriminazione.

Dobbiamo cambiare strategia.

Abbiamo molto da fare a settembre. Molto di più che sollecitare una legge contro l'omofobia in parlamento che quella nullità politica che è Scalfarotto ha svuotato di ogni significato e di ogni efficacia.



p.s.

Tra i commenti ho incontrato l'uso di una parola che non conoscevo Breeder
un modo eterofobo di indicare le coppie eterosessuali...

giovedì 8 agosto 2013

Major Crimes non proprio gayfriendly, eppure...

Vi ho già parlato di questa serie così come della serie di cui Mzjor Crmes è lo spin-off.

Ambientato a L.A. California, racconta delle indagini della squadra omicidi della città.

Spesso per raccontare situazioni che portano all'omicidio vengono descritte persone omosessuali.

Nel secondo episodio della seconda stagione, ancora inedita in Italia, si indaga sulla morte di un fratello e sorella, lui gay, lei divorziata con trascorsi di abusi dell'ex marito.

I sospetto cadono prima su di un ragazzo proprietario della pistola con la quale sono stati uccisi fratello e sorella, che poi si scopre essergli stata rubata.

Punto forte della serie tv sono le deposizioni dei sospetti che vengono condotte con abilità per far confessare quasi inconsapevolmente i e le colpevoli.

Ecco la sequenza della deposizione del ragazzo gay, proprietario della pistola, sospetto scagionato.




Per i gay è semplice. Una app per lo smartphone e scopi a gogo. Certo ti può dir male come si scopre nel resto dell'episodio.

Certo poco importa che a fare quel commento omofobo sia Provenza, prossimo alla pensione, la capitano Rydor lo guarda e non inorridisce ma sorride (impercettibilmente, tipico del personaggio).

Ora è indbbio che CERTI gay usino le app per scopare. Lo faccio anche io anche se io non ho gli addominali del rapinatore e nessuni me se incula né metaforicamente né metadentricamente.

Ma lo fanno anche gli uomini etero. Solo che hanno un altro modus operandi, vanno a mignotte.


Eppure, nonostante la non alta stima delle forze dell'ordine per questo tipo di comportamento promiscuo, non di esclusivo appannaggio dell'omosessualità, nonostante i danni che può fare perchè si propone come un modello negativo di identificazione per cui un pischello di 14 anni sa non potrà fare l'amore con un ragazzo ma dovrà accontentarsi di scoparci, la legge contro gli hate crimes che con qualche forzatura è equiparabile alla legge contro l'omofobia, è chiara anche ai poliziotti omofobi nell'identificare il modus operandi del rapinatore, trasformato in assassino.








Ecco come anche un telefilm che non brilla certo per gayfriendevolezza attesta come l'omofobia non solo sia un reato, non solo uccida le persone, ma possa e debba essere contrastata.

I nostri politici e le nostre politiche di merda hanno da imparare anche da questa serie tv...

martedì 6 agosto 2013

Dubbi sulla legge contro l'omofobia. Una risposta di buon senso del direttore di Oggi

Leggo sul sito del settimanale Oggi una lettera al direttore nella quale si sollevano i soliti dubbi sull'opportunità della legge contro l'omofobia (e la transfobia, ma di quella non parla mai nessun*).
I dubbi sollevati sono basati sule solite argomentazioni omofobiche che non vengono percepite come tali.


Quello che sfugge al lettore, ma anche al direttore che non glielo fa notare, che con l'attuale legge mancino chi sgrida Sporco negro se ritenuto colpevole subisce delle aggravanti per odio razziale e quindi con la sua domanda il lettore dà implicitamente ragione a chi ritiene che la legge Mancino andrebbe estesa anche per l'odio contro l'orientamento sessuale o l'identità di genere.

La risposta del direttore, senza alcun proclama ideologico, ma dettata da un normalissimo buon senso mette a tacere qualunque dubbio (omofobico) sull'opportunità della legge.

Interessanti i commenti dei lettori e delle lettrici,. totalmente omofobici, discriminatori ed etnocentrici, che vanno a dimostrare come in questo paese, ma non solo, la percezione che si ha dell'omofobia è molto parziale.



Se negli ultimi tempi sono aumentati gli episodi di intolleranza contro gli omosessuali non dipenderà anche dalle loro provocazioni e ostentazioni? si chiede Silvia.


Basta cambiare il soggetto della frase per vedere da un lato l'assurdità della considerazione dall'altro il fatale patriarcato di un paese senza più cultura:

Se negli ultimi tempi sono aumentati gli stupri e gli omicidi contro le donne non dipenderà anche dalle loro provocazioni e ostentazioni?

Infatti c'è ancora qualcuno che pensa che se una donna va in giro con le sue forme in vista provoca e dunque se viene stuprata in fondo un po' se l'è cercata. 
Non so voi ma a me viene da vomitare.



conosco molti omosessuali che non condividono manifestazioni come i Gay pride o le ostentazioni oscene. Ritengono che siano dannose a quanti vivono con dignita’ la loro condizione di omosessuali.


Vivere con dignità, dice Alessio,  discrimimando e rendendo l'omosessualità un accidente e non una opzione di default come l'eterosessualità. Ed ecco un'altra discriminazione omofobica non percepita come tale.


Personalmente non ho mai visto né sentito di omosessuali che si siano comportati in modo normale e siano stati aggrediti.
Pretende Vittorio che è male informato perchè tutti i casi di omofobia riguardano comportamenti assolutamente normali. Peggio riguardano la propria esistenza il fato solo di essere percepiti come omosessuali.

Finché la chiesa con il suo catechismo discriminatorio e persecutorio non viene fortemente sanzionata e censurata ci si sente autorizzati e autorizzate a porre i più biechi distinguo basati su un sentire personale che si erge a norma generale. Il contrario esatto della democrazia.

C'è tanto lavoro da fare in Italia e la legge contro l'omofobia è solo un primo passo nella giusta direzione.

Intanto un sentito grazie a Umberto Brindani che ha fatto del buonsenso un arma di civile argomentazione.

domenica 4 agosto 2013

Adesso Andrea è un travestito. Sull' articolo rivoltante, diffamante, menzognero, transfobico, grondante odio e pregiudizio di Romatoday a firma Mauro Cifelli.

Mi trovo un poco in imbarazzo a scrivere questo post perchè ho bacchettato violentemente Maria Gabriella Lanza del sito redattore sociale per il tono il lessico dell'intervista fatta ad Andrea e per gli articoli sul suo omicidio.

Ma leggendo l'articolo (sic!) di Mauro Cifelli su Romatoday mi viene da vomitare.

L'imbarazzo non è per le critiche fatte a Lanza che credo siano meritate. E' per l'impossibilità di criticare Cifelli con più veemenza senza scadere nell'insulto o peggio.

Il vomito che mi sale dallo stomaco nel leggere il suo frasario da squadraccia fascista lo voglio condividere in maniera che magari tutte e tutti insieme possiamo sommergerlo di azioni di protesta.
Cifelli si distingue non solo per il suo pregiudizio e la sua ignoranza sulle persone transessuali ma anche per la sua incapacità di scrivere in un italiano corretto. Ho evidenziato i due tipi di orrori con due colori diversi. I neretti invece sono nel testo.





Termini: ritrovato un cadavere al binario 10, forse vittima di un pestaggio




Si tratterebbe di Andrea Oliviero un travestito sudamericano conosciuto nell'ambito della stazione capitolina. Sul corpo numerose ecchimosi. Polfer e squadra mobile indagano per ricostruire cosa sia accaduto

Giallo alla Stazione Termini. Intorno alle 8 di questa mattina il cadavere di un uomo è stato ritrovato all'altezza del binario dieci da un addetto alle pulizie. Secondo una prima ricostruzione degli agenti della Squadra Mobile della Polizia e del Gruppo Investigativo della Polfer di Roma diretti dal Primo Dirigente Marco Napoli, si tratterebbe di Andrea Oliviero, travestito sudamericano che 'lavorava' nei pressi dello scalo ferroviario della Capitale.
Il suo corpo, riconosciuto in quanto frequentatore abituale della Stazione Termini, è stato trovato già privo di vita con diverse ecchimosi sul volto che farebbero pensare ad un'aggressione avvenuta presumibilmente nel corso della notte. Il cadavere del viados brasiliano è stato trovato in un'area di cantiere chiusa al pubblico.
 Si esaminano i filmati delle telecamere di sicurezza della stazione Termini di Roma per trovare elementi utili a chiarire le circostanze della morte di un transessuale il cui corpo é stato trovato stamani al binario 10. Le indagini, condotte dalla squadra mobile e dalla squadra giudiziaria della Polfer del Lazio, si orientano verso l'ipotesi di un omicidio: la vittima, aveva delle ecchimosi sul viso, segno di percosse. Si cerca di ricostruire che percorso abbia fatto prima di finire nel cantiere all'interno della stazione, dove é stato trovato dagli operai alla riapertura. La morte sarebbe avvenuta l'altro ieri sera, di certo dopo la chiusura del cantiere venerdì pomeriggio. Il corpo del transessuale è stato trovato supino. L'autopsia dovrà fornire elementi utili alle indagini, come la presenza di tracce sotto le unghie della vittima.
Qualcuno spieghi a questo deficiente (che deficita di informazioni) che una donna trans non è un travestito. Che viados è un termine denigratorio, che dire sudamericano è razzista, che Andrea era Colombiana e non Brasiliana, che era una senza fissa dimora che alla stazione termini ci dormiva e non ci "lavorava" e che l'unico motivo per cui si pensa che si prostituiva (cosa improbabile data e le sue condizioni fisiche) è che fosse una trans.

Qualcuno insegni anche un po' di grammatica e sintassi a questo analfabeta della vita che ci ammorba con i suoi pregiudizi sgrammaticati (Il suo corpo, riconosciuto in quanto frequentatore abituale della Stazione Termini; la presenza di tracce sotto le unghie della vittima (tracce di che?) mentre non dovrebbe nemmeno compilare le liste della spesa.

Adesso mi chiedo perchè sulla rete tutte e tutti vi compiacete che un prete della religione cattolica omotransfobica oltre che misogina e misoneista (sadica, maschilista, patriarcale, assassina etc etc etc) offici il funerale cattolico a questa povera ragazza morta ammazzata ma nessuno di voi si lamenta di questo porco fascista che la diffama?

Qualcun* mi risponde verbigrazia?

sabato 3 agosto 2013

Andrea, ragazza trans uccisa Roma.
Il funerale fatto da un prete è proprio necessario?

E mentre le indagini languono, ieri il sito redattore sociale informa che Andrea, la trans uccisa al binario dieci della stazione Termini di Roma, avrà un funerale.

Lo pagherà il Cesv Centro servizi per il volontariato del Lazio e celebrerà padre la Manna del quale il sito, in un articolo a firma di Maria Gabriella Lanza, riporta alcune affermazioni che, se veritiere e fedeli, sono superficiali, offensive, e, soprattutto, etnocentriche.
Essere a fianco degli ultimi significa accompagnarli non solo in questa vita, ma anche dopo. Vogliamo stringerci intorno a Andrea e pregare per lei. La sua morte ci tocca nel profondo, era un persona fragile che andava aiutata. Ora possiamo solo offrirgli un funerale. Speriamo di poter celebrare la funzione nella chiesa del Gesù in via degli Astalli.
“Nessuno dovrebbe rimanere da solo. Abbiamo perso il senso di appartenenza ad una comunità. Andrea, infondo, era anche nostra sorella. (i neretti sono nel testo)
Discriminata in vita, dalla chiesa e dalla società dalla chiesa influenzata, viene accolta da morta, con preghiere per l'aldilà, con un atto di sfrontata discriminazione.  
Andrea viene dipinta come persona fragile che andava aiutata e non come persona discriminata, anche dalla chiesa, che andava tutelata e difesa, anche dalle ingerenze di una chiesa trans fobica, misogina misoneista e sadica..

Il delirante predominio cattolico pretende di imporre a tutti e tutte l'aldilà.
Il cesv pagherà la chiesa, che discrimina le persone omo e transessuali per fare un funerale cattolico a una trans, migrante e barbona,  della quale si censura idnetià e condizione di vittima-
Un modo disgustoso che la chiesa ha di impadronirsi di Andrea, da morta, dopo avere contribuito moralmente alla sua morte, accogliendola da morta come fragile pecorella smarrita dopo averla discriminata in vita.

Rinnovo le mie critiche alla giornalista (sic!) Maria Gabriella Lanza che non si perita nemmeno di ricordare che il Comune ha l'obbligo di pagare per un funerale per chi è solo e, soprattutto, che non c'è bisogno di un funerale religioso (almeno che non si abbiano prove evidenti che ad Andrea avrebbe fatto piacere, naturalmente) ma basta un funerale laico ma si sa quanto i cattolici e le cattoliche debbano fare proselitismo sempre e in ogni caso.

Il fatto che un prete offici il funerale è  uno sciacallaggio che serve alla chiesa e non ad  Andrea che è già morta ammazzata per una mano armata anche dalla chiesa. Sciacallaggio  perchè si impossessa di un cadavere che non ha aiutato in vita e adesso la annovera tra le sue sorelle.

In vita discriminata in morte strumentalizza.

Ditemi cosa c'è  di più odioso al mondo.
In un altro pessimo articolo sempre su redattore sociale si dà per scontato naturalmente che Andrea, anche se barbona e con una mano offesa e problemi di deambulazione si prostituisse.

Lo fa sempre la giornalista (sic !) Maria Gabriella Lanza riportando le parole piene di pregiudizio di Laura Cucinotta, responsabile dell’Help center di Termini, avvallandole facendole sue. Cucinotta, riporta Lanza,
aveva notato che Andrea era spesso in compagnia di un’altra trans. “Di solito chi si prostituisce si veste in maniera appariscente, Andrea invece no. Se ne stava in un angolo. Non sappiamo però chi altro frequentava e in che giro poteva essere finita,
Dunque una barbona, senza fissa dimora, con problemi di deambulazione, diventa una prostituta piazzabile sul mercato solo perchè trans.
Agli occhi di Cucinotta infatti (ma anche di Lanza che non ci vede alcun pregiudizio) Andrea si prostituiva nonostante tutte le evidenze contrarie solo perchè trans, dimenticando di dire che le trans non si prostituiscono che le trans che si prostituiscono non lo fanno per vocazione ma per costrizione non potendo accedere al mercato del lavoro.


Non so voi ma a me viene da vomitare.

Le parole per dirlo: La Call&Call riconosce il congedo matrimoniale retribuito anche a una dipendente che si sposa con la sua fidanzata in Germania e la Nazione parla di matrimonio tra gay.

L'articolo è di Michela Monti, pubblicato da La Nazione.

Vi si riporta una bella notizia di parità di diritti:

la Call&Call callcenter privato di Sant'agostino, Pistoia e che ha diverse sedi in Italia oltre a quella pistoiese, ha riconosciuto a una sua dipendente i 15 giorni di congedo matrimoniale retribuito anche se la ragazza si sposa in Germania con un'altra donna visto che la legge italiana non glielo consente.

Un comportamento di civiltà e un diritto riconosciuto anche a chi in Italia ne viene escluso.
Una scelta importante che fa capire come la società possa essere e spesso sia molto più avanti delle Istituzioni nell'estendere gli stessi diritti a tutte le persone anche là dove la legge italiana discrimina e nega diritti.

Purtroppo la nostra stampa non è altrettanto avanti e Michela Monti non perde nemmeno una occasione per discriminare, per ragionare male, per mettere inutili etichette che invece di integrare separano e isolano.

Così invece di ricordare che se la legge prevede il congedo matrimoniale retribuito è un diritto di tutte e di tutti a prescindere dal sesso della persona con cui ci sposa e di come il matrimonio sia lo stesso (anche se quello tedesco non è un vero e proprio matrimonio ma una parntership con delle differenze rispetto il matrimonio parzialmente cancellate da diverse sentenze della magistratura tedesca) Michela Monti sbaglia tutto e scrive in questi termini:
Elisa, pistoiese (...)  per le sue nozze omosessuali è riuscita, nonostante la legge non lo preveda, ad ottenere il congedo matrimoniale retribuito di 15 giorni previsto per i matrimoni tra etero.
Omosessuali significa sia dello stesso sesso che persona gay o lesbica. Nozze omosessuali dunque può significare nozze tra persone dello stesso sesso ma lascia sottintendere che si parli di matrimonio di o tra persone omosessuali infatti Monti definisce l'altro matrimonio come matrimonio tra etero.


Un modo discriminatorio e omofobico di intendere le cose oltre che razzista.

Discriminatorio perchè si distingue il matrimonio in base all'orientamento sessuale della coppia mentre in realtà si tratta dello stesso matrimonio e non di un istituto ad hoc.

Omofobico perchè si pretende di desumere l'orientamento sessuale basandosi sul sesso della persona con cui ci si sposa. Se una donna sposa un'altra donna è sicuramente lesbica. Se un uomo sposa un altro uomo è sicuramente gay.

Invece si può essere benissimo bisex e avere alle spalle già un matrimonio con una persona dell'altro sesso.

Finché, anche nel movimento, non smetteremo di raccontare per auto rappresentarci e presentarci al mondo che Giulio ha sposato Marina ma poi si è scoperto gay e ha sposato Carlo non ci sarà mai una integrazione dell'omosessualità tra le opzioni di default.

Si accederà al matrimoni tra gay solo se si è gay e si rinuncia al passato etero che viene visto come un periodo di confusione o di menzogna.

Ecco quanto le etichette possono essere asfittiche e diventare dei veri e propri lager concettuali.

Dobbiamo invece cominciare a pensare che  l'uomo e la donna hanno due opzioni e possono sposare una donna o un uomo senza soluzione di continuità senza che sia importante sapere l'orientamento sessuale della coppia senza che il matrimonio con persona dello stesso sesso faccia necessariamente di quella coppia una coppia di due gay o di due lesbiche.

L'articolo è inficiato anche da un insostenibile sessismo che nello specifico sfiora il ridicolo perchè si parla di donne ma si usa il maschile come neutro che vale per entrambi i sessi e si scrive i gay che sono maschi e non donne che, in italiano almeno, sono lesbiche.
La responsabilità qui non è di Monti perchè è notorio che non sono gli autori e le autrici degli articoli  a scegliere titoli e sommari.

Però il titolo La vittoria di Elisa: congedo matrimoniale anche per i gay oltre che sessista è proprio cretino. Anche il sommario lo è: I dipendenti omosessuali potranno usufruire degli stessi diritti dei colleghi etero. Peccato che Elisa sia una donna...


Eppure basta poco per scrivere con una grammatica e un lessico non sessisti:

La vittoria di Elisa: congedo matrimoniale anche per le persone omosessuali
Il personale omosessuale potrà usufruire degli stessi diritti di quello etero.

Certo questo sommario ha un vizio ideologico  nel riassunto visto che distingue per orientamento sessuale mentre la questione che dirime il matrimonio non è l'orientamento sessuale ma l'assortimento sessuale della coppia, ma il giornalismo italiano è fatto da analfabeti della politica e del rispetto per le minoranze.

Non così per il presidente della Call&Call Umberto Costamagna che ha dichiarato: Non entriamo nella valutazione morale della questione si tratta di una scelta di equità, in una logica di giustizia e di parità di diritti che ci sembra doveroso riconoscere a tutti.

Complimenti a lui e alla Call&Call; a La Nazione e a Michela Monti un po' meno...

giovedì 1 agosto 2013

Foto di pessimo gusto: l'incapacità comunicativa del movimento lgbt italiano


Non mi è mai piaciuta Mucca Assassina, un covo di etero che tastano il culo alle lesbiche o si fanno spompinare nei cessi dal frocetto di turno (anche io ho avuto un turno...).
Le persone etero vanno a Mucca perchè costa la metà delle discoteche per etero e perchè come fanno le feste i gay...
Così non si fa integrazione ma si confermano i luoghi comuni, quelli sui gay sensibili...

Ma questo poster con la parola panna proprio sul pacco del cameriere (tra l'altro tamarro e ipertrofico, di quelli che lo guardi e ti rammarichi di non essere etero) è talmente banale (ancora?!?!), ovvia (la panna?!?!), scontata (i gay saranno pure sensibili ma hanno la fantasia di un chihuahua), così maschilista (e le lesbiche? E le persone bisex?), fallocentrica (e basta co' sta sborra, è pure pericolosa!!!) in una parola volgare, che mi fa cadere le braccia e chiedermi che cosa mai ho io in comune con queste menti geniali.


Postilla (aggiunta il 2 agosto).

Una immagine del genere così banalmente e meramente sessuale contribuisce a confermare l'idea che la maggioranza ha dell'omosessualità maschile come di questione squisitamente ed elusivamente basata sul sesso, che, insomma, ai froci piaccia il cazzo e non già amino uomini come loro.

Il che magari per molti uomini è così ma la cosa non riguarda certo solo l'omosessualità ma il luogo comune che vuole l'uomo cacciatore qualunque sia il suo orientamento sessuale.

mercoledì 31 luglio 2013

Laicità, democrazia, indipendenza dell'informazione. Ancora sulle parole di apertura ai gay del papa.

Succede che L'espresso, nella persona di Sandro Magister (uno pseudonimo?) per delegittimare la nomina di Monsignor Battista Ricca come prelato dello IOR lo accusa di essere omosessuale.

Le parole che usa per descriverne comportamento e condizione non si riferiscono alla condanna con cui la chiesa liquida l'omosessualità (un'attrattiva sessuale la cui genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Una grave depravazione intrinsecamente disordinata, contraria alla legge naturale che non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale e In nessun caso possono essere approvati. Una tendenza, una inclinazione, oggettivamente disordinata, che chiama le persone omosessuali alla castità Il catechismo della chiesa cattolica). Non accusano Ricca di incoerenza e ipocrisia ma descrivono l'omosessualità con oggettive parole di condanna:

Appena una settimana dopo aver nominato il "prelato" (...) il papa è venuto a conoscenza, da più fonti, di trascorsi di Ricca a lui fin lì ignoti e tali da recare seri danni allo stesso papa e alla sua volontà di riforma.

Dolore per essere stato tenuto all'oscuro di fatti tanto gravi e volontà di rimediare alla nomina da lui compiuta, sia pure non definitiva ma "ad interim": sono stati questi i sentimenti espressi da papa Francesco una volta conosciuti quei fatti.
Il buco nero, nella storia personale di Ricca, è il periodo da lui trascorso in Uruguay, a Montevideo, sulla sponda nord del Rio de la Plata, di fronte a Buenos Aires.

Ricca (...) aveva conosciuto e stretto amicizia con un capitano dell'esercito svizzero, Patrick Haari. I due arrivarono in Uruguay assieme. E Ricca chiese che anche al suo amico fossero dati un ruolo e un alloggio nella nunziatura.
(...)

L'intimità di rapporti tra Ricca e Haari era così scoperta da scandalizzare numerosi vescovi, preti e laici di quel piccolo paese sudamericano, non ultime le suore che accudivano alla nunziatura. Anche il nuovo nunzio, il polacco Janusz Bolonek, arrivato a Montevideo all'inizio del 2000, trovò subito intollerabile quel "ménage" e ne informò le autorità vaticane, insistendo più volte con Haari perché se ne andasse. Ma inutilmente, dati i legami di questi con Ricca.

Nei primi mesi del 2001 Ricca incappò in più di un incidente per la sua condotta sconsiderata. Un giorno, recatosi come già altre volte - nonostante gli avvertimenti ricevuti - in Bulevar Artigas, in un locale di incontri tra omosessuali, fu picchiato e dovette chiamare in aiuto dei sacerdoti per essere riportato in nunziatura, con il volto tumefatto.
Nell'agosto dello stesso 2001, altro incidente. In piena notte l'ascensore della nunziatura si bloccò e di prima mattina dovettero accorrere i pompieri. I quali trovarono imprigionato nella cabina, assieme a monsignor Ricca, un giovane che le autorità di polizia identificarono.

Il nunzio Bolonek chiese l'immediato allontanamento di Ricca dalla nunziatura e il licenziamento di Haari. E ottenne il via libera dal segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano. (...) 
Quanto a Haari, all'atto di lasciare la nunziatura pretese che dei suoi bauli fossero inviati in Vaticano come bagaglio diplomatico. (...) aperti i bauli  vi furono trovate una pistola, consegnata alle autorità uruguayane, e, oltre agli effetti personali, una quantità ingente di preservativi e di materiale pornografico.

In Uruguay i fatti sopra riferiti sono noti a decine di persone: vescovi, sacerdoti, religiose, laici. Senza contare le autorità civili, dalle forze di sicurezza ai vigili del fuoco. Molte di queste persone hanno avuto di quei fatti un'esperienza diretta, in vari momenti.

In Uruguay c'è chi rispetta la consegna del silenzio per scrupolo di coscienza. Chi per dovere d'ufficio. Chi tace perché non vuole mettere in cattiva luce la Chiesa e il papa. Ma in Vaticano c'è chi ha promosso attivamente questa operazione di copertura. Frenando le indagini dall'epoca dei fatti a oggi. Occultando i rapporti del nunzio. Tenendo immacolato il fascicolo personale di Ricca. In tal modo ha agevolato allo stesso Ricca una nuova prestigiosa carriera.

(...) Per le tante persone rette che sapevano dei suoi trascorsi scandalosi, la notizia della promozione è stata motivo di estrema amarezza, ancor più acuta perché vista foriera di danni per l'ardua impresa che papa Francesco ha in corso d'opera, di purificazione della Chiesa e di riforma della curia romana. Per questo alcuni hanno ritenuto doveroso dire al papa la verità. Sicuri che ne trarrà le decisioni conseguenti.

Ci si vuole liberare di Ricca e si inventano passati scandalosi di omosessualità come si è fatto in passato per il direttore di Avvenire.
MA si badi non perchè l'omosessualità sia inconpatibile col magistero dela chiesa ma perchè è scandalosa di per sè.

Qualcuno ha chiesto la testa (metaforica o non ) di questo porco omofobo sul classico piatto d'argento? No.
Qualcuno ha denunciato lo sciacallaggio mediatico del peggior gruppo editoriale italiano (La repubblica/l'espresso) disgustosamente omonegativo e composto da una cricca di ignoranti e analfabeti (basta leggere un qualsiasi loro articolo)? No.


Quando Bergoglio a chi chiedeva donde di Ricca e della lobby gay risponde Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla  invece di contestualizzare quella frase e di denunciare l'uso strumentale diffamatorio dell'omosessualità si è parlato di rivoluzionaria apertura ai gay.

Capisco che un credente omosessuale cerchi disperatamente il perdono del papa e della Chiesa. D'altronde già la fede ne obnubila le capacità di raziocinio figuriamoci il senso di colpa per essere depravato. 
 Per cui non riesco a prendermela troppo con Andrea Rubera che da credente, si commuove perchè il suo aggressore invece di pugnalarlo a morte si è limitato a fracassargli tutti i denti ma lo ha lasciato in vita e per lui questa è un'apertura.  Fuor di metafora ognuno si sceglie la prigione che vuole e in quela prigione si immagina i giardini lussureggianti che vuole.

Io me la prendo con chi si professa ateo eppure si sente in dovere di riconsocere al papa chissà quali pregi.

Se non fosse per l'ingerenza del vaticano io non mi occuperei del papa.

Trovo le azioni della chiesa come le più criminali della storia del pianeta.

Molto più del nazismo.

Basta leggere la storia per vedere che la chiesa ha sempre lottato contro l'emancipazione dell'uomo e della donna.

Chi pensa il contrario è imbecille o è in malafede. E' tutto scritto. Basta leggere.

D'altronde da una religione che mangia la carne e beve il sangue del figlio maschio del proprio dio maschio per risuscitare col proprio corpo carnale e accedere alla vita eterna cosa ti aspetti?
La religione cattolica è una malattia mentale i malati e le malate vanno prima resi innocui e innocue e poi curati e curate.
Vi sembrano parole dure? Sono quelle che ci sentiamo dire noi gay  e lesbiche e bisex e intersex e transex tutti i giorni.

Per cui, come dire, un po' per uno

ma da oggi in poi tolleranza zero per i malati di mente e le malate di mente che parlano di un dio che non esiste.

Distruzione e sterminio totale di questi zombie della ragione.

Da oggi dichiaro guerra totale alla religione cattolica cancro dell'umanità. Il cancro si combatte si asporta si recide. Per cui...

Paole Concia e scalfarotti di tutto il mondo TREMATE.

I vostri giorni sono contati.

martedì 30 luglio 2013

Forza Nuova e la legge contro l'omofobia

Tappezzano Roma e  la rete e, temo, molte altre città italiane. Sto parlando dell'ennesimo poster omonegativo di Forza Nuova, stavolta contro la proposta di legge in contrasto dell'omofobia.


Il poster è un capolavoro di efficacia comunicativa, quella che noi non siamo proprio capaci di avere.

Una immagine icastica immediatamente riconoscibile quella che da due secoli a questa parte stigmatizza l'opzione omosessuale: se sei un uomo e ami altri uomini sei una femmina mancata.

Venerdì scorso al flash mob in sostegno della legge, un ragazzino giovane (e bellissimo) rivendicava orgogliosamente in questi termini la propria omoaffettività.

Sono una donna imprigionata nel corpo di uomo
.

Quando gli chiedevo spiegazioni scopro che quel che voleva dire in realtà era solo che, amando altri uomini come lui, non si sentiva conforme all'immagine canonica di maschilità.

Non mascolinità. Non è una questione di virilità ma proprio una questione di immagine maschile.

Se non ci sono canzoni, pubblicità, film, programmi tv, fiction e libri che propongono dei modelli positivi di identificazione e costruzione del sé omoaffettivo uno si aggrappa a quel che trova (no non a sto cazzo...).

Ogni ragazzo effeminato (e quel ragazzino di cui vi dicevo non lo è affatto) si effemina per sentirsi (rap)presentato nella società perchè ha solo quegli strumenti del mainstream.

E' inutile teorizzare un transgederismo o una politica queer se non si riesce a dare di diritto la stessa immagine maschile anche alle persone omosessuali.

Se non si considera cioè l'omosessualità come una opzione naturale di default ma la si considera come una scelta antagonista non solo si ammette ma si afferma la differenza teorica tra omo ed eterosessualità e, di fatto, si discrimina.

Così appena vediamo un uomo con il rossetto (e la barba che ne accentua  l'identità sessuale) tutte e tutti capiamo subito di cosa si tratta.

Potrebbe trattarsi di un attore.

Di un costume.

Invece no.

Si tratta di un frocio. Un gay. Una femmina mancata.

Eppure il significato sociale del make-up è qualcosa di storicamente determinato. 

Proprio come l'identità sessuale che è culturale e non biologica. 

Però un uomo che non solo fa sesso con altri uomini ma che ama altri uomini è contronatura esattamente come uno che si mette il rossetto.

Un rossetto scappellato, in un evidente riferimento fallico, ben oltre quello che servirebbe per metterselo davvero, un rossetto-glande che tocca entrambe le labbra i una sublimata volgia di cazzo cui l'omosessualità (maschile) è sussunta.   

Un sesso consumistico, mercenario e anaffettivo.

E poi c'è il capolavoro della scritta:

Pensare che l'omosessualità sia contro natura è ora reato.


Reato di opinione.

Censura del pensiero.

Ma anche oculata scelta comunicativa.

Perchè nessun pensiero in quanto atto del pensare è reato.


Diventa reato quando quel pensiero si fa discrimine, spartiacque, quando crea un noi e un loro, quando diventa discriminatorio.

Io posso vedere due ragazzi che si  baciano e pensare che siano contronatura. Ma finché mi tengo la cosa per me e non lo esterno in nessuna maniera con commenti o azioni aggressive posso pensare quel che mi pare.


Negli Stati Uniti, per esempio, il primo emendamento permette ai manifestanti omofobi di esporre cartelli contro la morte di un soldato gay ringraziando dio per averlo fatto morire, in punizione del suo peccato di omosessualità.

Eppure in quel paese esiste una legge contro gli hate crimes i delitti per odio che punisce le stesse persone che affermano dio ha fatto bene  a far morie quel soldato gay se solo si sostituiscono a dio. Un conto è dire bravo dio. Un conto è far morire di propria mano, magari in suo nome, chicchessia.

E questo che la legge italiana prevedeva (prima che Scalfarotto la svuotasse di ogni valore giuridico).

Ma fa gioco sostenere che se passa la legge non si potrà  più dissentire.

In Italia l'omofobia è vista come cosa negativa e dare dell'omofobo a qualcuno o qualcuna viene percepita come una grave offesa.

Il problema è che la maggior parte delle persone non ha la percezione di cosa sia davvero omofobico.

Come emerso da uno studio recente a livello europeo Citizens in Diversity: A Four-Nation Study on Homophobia and Fundamental Rights, molte persone non percepiscono come omofobici molti pensieri, giudizi, idee e atteggiamenti che in realtà lo sono.


Lo scorso giugno la Pew global research ha chiesto a diverse persone di cittadinanza varie se la società dovrebbe accettare l'omosessualità.
Pochi hanno risposto di no.

Dipende quale domanda fare... Con una domanda così diretta è difficile dire di no (anche se nel caso dell'Italia cè un 18% che è irriducibile).

Ma se si prova a cambiare domanda (come ha fatto l'Istat ) ecco che cambiano i risultati...

Secondo l'Istat il 59,1 % della popolazione ritiene accettabile che un uomo abbia una relazione affettiva e sessuale con un altro uomo e il 59, 5 % che una donna abbia una relazione affettiva e sessuale con un'altra donna.

Quasi  il 60%.

Certamente la maggioranza, ma non la stragrande, un 40 % pensa ancora di no.

Sempre secondo l'Istat il 73% della popolazione è in totale disaccordo con il fatto che non si assuma una persona perché omosessuale [dimenticando che la cosa è illegale persino in Italia] o non si affitti un appartamento per lo stesso motivo.

L'Istat però fa notare anche come quasi la stessa percentuale, il 55,9%

si dichiara d'accordo con l'affermazione se gli omosessuali fossero più discreti sarebbero meglio accettati.
E siamo così al cuore dell'omofobia. Che riguarda molti più pensieri e (pre)giudizi di quanti non si ritenga tali.

Tra questi il principale: se l'omosessualità non fosse così ostentata vivremmo tutti meglio. Perchè a differenza di quello tra un ragazzo  e una ragazza un bacio tra due o tra due ragazze viene percepito come ostentazione. E questa è omofobia bella e buona. Non si vogliono vedere le coppie omosessuali. Poi nel privato della propria camera da letto ognuno fa quel che vuole... Proprio come certi cattolici...


Finché l'omosessualità verrà percepita come accidente da tollerare e difendere e non come opzione standard di pari dignità vivremo sempre in una società omofoba.

Ai poster come quelli di FN si risponde con l'informazione e il ragionamento.

Anche se uno sterminio di massa risolverebbe la situazione in maniera più efficace e radicale.

Ma quello che ignorano quelli di FN è che se io vado a ucciderli perchè sono dei fascisti di merda vado in galera con delle aggravanti per discriminazione per l'orientamento politico.

Invece si  mi uccidono perchè cammino mano nella mano col mio ragazzo (ad averne uno..) nessuna aggravante verrà data al mio assassino.

Nemmeno se passasse questa legge voluta da Scalfarotto (che la storia giudicherà per quello che è un  poitico lgbt piccolo, piccolissimo) la stessa legge che FN avversa paventando di non poter discriminare come continua a fare anche con un poster orribile eppure bellissimo nella sua capacità comunicativa.

Ecco se almeno imparassimo da loro a comunicare meglio...

 

L'apertura del papa sui gay che non c'è...


Io ancora non ho trovato nessuno che mi dia la carta di identità in Vaticano dei gay, dicono che ce ne sono, credo che qualcuno si trovi. Ma bisogna distinguere tra una persona così e il fatto che esistono delle lobby. Le lobby non sono buone. Se una persona gay e cerca il Signore e ha buona volontà chi sono io per giudicarla? Il catechismo della chiesa cattolica dice che non si devono discriminare queste persone per questo. Il problema non è avere questa tendenza. Sono fratelli. In questo caso il problema è fare lobby, lobby di persone con questa tendenza, ma potrebbero essere lobby di avari, di massoni».
                        (fonte Il Messaggero)

Io ancora non ho trovato nessuno che mi dia la carta d’identità, in Vaticano. Dicono che ce ne siano. Ma si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby. Se è lobby, non tutte sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte. Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli, il problema è fare lobby: di questa tendenza o d'affari, lobby dei politici, lobby dei massoni, tante lobby...questo è il problema più grave. E la ringrazio tanto per aver fatto questa domanda. Grazie tante
                   (fonte Corriere della sera)


Ecco cosa avrebbe detto Papa Francesco I a proposito delle lobby gay e sui gay secondo messaggero e Corriere (il corriere afferma di pubblicare la trascrizione delle sue risposte).

Piccole significative differenze che però non cambiano il discorso generale.

Tranne una che trovo su Repubblica, su  Libero, La stampa e su Vanity Fair:
Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene.
Dunque essere omosessuali  vuol dire essere persi e anche molto (alla faccia dell'astenersi dal giudizio)  e si devono distinguere i froci per bene da quelli non per bene (chi sarebbero? Magari i pedofili? Vuoi vedere che un pedofilo non è uno stupratore ma un uomo non perbene?)

Nell'audio dell'intervista riportato dal sito di Avvenire di questa frase non c'è traccia.

Ma che il popolo italiano pensi questo del'omosessualità, cioè pensi che è una devianza da tollerare come tolleri il paralitico la quale devi pure levare le barriere architettoniche, quel rompipalle tu che le scale le fai tranquillamente, e non una opzione di defualt, lo si sa e acocmuna tutti e tutte trasversalmente.


Per comprendere questa sortita del papa bisogna ricordare che la domanda sui gay parte da un fatto di cronaca. Monsignor Battista Ricca nominato da Papa Francesco come  prelato ad i interim dello IOR è omosessuale. Una notiza riportata dalla stampa con dei toni delatori come fosse uno stupore o un ladro.

L'espresso (non il giornale o libero ma lo stesso gruppo di Repubblica) parla di  trascorsi di Ricca (...) fin lì ignoti e tali da recare seri danni allo stesso papa e alla sua volontà di riforma.
Dolore per essere stato tenuto all'oscuro di fatti tanto gravi e volontà di rimediare alla nomina da lui compiuta, sia pure non definitiva ma "ad interim": sono stati questi i sentimenti espressi da papa Francesco una volta conosciuti quei fatti.
Il giornalista (sic!) che parla in questi termini omofobici, peggio, delatori, usando l'omosessualità per sottolineare un problema (inesistente) di Papa Francesco si chiama Sandro Magister che arriva addirittura a presentare come segno di delinquenza il fatto che dentro un baule di Ricca siano stati trovati dei preservativi (assieme a materiale pornografico e a una pistola).
Evidentemente per Magister fare del sesso protetto è un crimine...
Oppure un locale gay frequentato da Ricca diventa per Magister in un locale di incontri tra omosessuali.
Così alla domanda su Ricca il papa dà una risposta quella sì esemplare, dicendo:
Per quanto riguarda monsignor Ricca, ho fatto quello che il diritto canonico manda a fare, che è l’investigatio previa. E in questa investigatio non c'è niente di quello che accusano, non abbiamo trovato niente. Questa è la risposta. Ma io vorrei aggiungere un’altra cosa. Io vedo che tante volte nella Chiesa, fuori di questo caso e anche in questo caso, si vanno a cercare i peccati, di gioventù per esempio, e questo si pubblica. Non i delitti, eh, i delitti sono un’altra cosa. L’abuso di minori per esempio è un delitto, non è un peccato. Ma se una persona, laica prete o suora, commette un peccato e poi si converte, il Signore perdona. E quando il Signore perdona, il Signore dimentica. E questo per la nostra vita è importante: quando noi andiamo a confessarci, e diciamo «ho peccato in questo», il Signore dimentica. E noi non abbiamo diritto di non dimenticare, perché corriamo il rischio che il Signore non si dimentichi dei nostri, eh! E’ un pericolo! E' importante una teologia del peccato. Tante volte penso a San Pietro: ha commesso uno dei peccati peggiori, rinnegare Cristo, e dopo questo peccato lo hanno fatto Papa!
Il fatto quotidiano aveva già denunciato la campagna diffamatoria dell'espresso confermata dalla inchiesta del Vaticano.

Insomma si cerca di danneggiare la riforma politica di Bergoglio  usando tutti i mezzi anche l'omosessualità presentata come un delitto e poi l'Italia non è un paese omonegativo...

A quel punto, dopo aver messo i puntini sulle i a proposito di Ricca papa Francesco 
ha detto se uno è gay (le lesbiche e le persone bisessuali non contano...) chi sono io per giudicarlo. E' chiaro il contesto in cui ha rilasciato questa dichiarazione.

Ora a vedere bene le affermazioni papa Francesco incontrano un sentire comune trasversale di moltissime perosne, cattolcihe e non, di destra come di sinistra.

Vediamo.


1) In Vaticano dei gay, dicono che ce ne sono, credo che qualcuno si trovi.

Se lo sei non dirlo.
Visto che se sei gay devi rimanere casto data la tua condizione intrinsecamente disordinata, non dirlo, non ostentarlo.
E' la visibilità che dà fastidio.
Perchè se ne parla.
E se se ne parla la si sdogana, la si legittima, la si sostiene, la si diffonde.

Si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby.
Quindi chi denuncia le discriminazioni omonegative, chi si organizza per denunciare l'omonegativàit endemica di questo paese di fascisti e fasciste di merda fa lobby.



Quante persone avete sentito dirvi che ostentate la vostra condizione?  A me mia sorella lo dice ogni volta che ci vediamo.

Oppure vi dicono che  a loro non interessa quello che fate a letto o con chi.

Quello che facciamo a letto. Come se la questione si risolvesse a letto...

Sei frocio? lo prendi in culo? E che nteressa a me? Basta che non lo ostenti e nessuno ti rompe le scatole.
Poi se me ne vado mano nella mano in giro magari nemmeno col mi ragazzo ma con una amico mi ammazzano di botte perchè da sporco frocio (che magari manco sono) ostento



2) Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte.

Il catechismo. Già. ecco cosa dice il catechismo sull'omosessualità.


Castità e omosessualità
2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.
(fonte Il catechismo della chiesa cattolica i neretti sono miei)

Insomma se sei gay (lesbica o bisex) intanto scopi e basta. L'affettività non c'è nella definizione di omosessualità. Compare solo in negativo quando si dice che  non si tratta di una vera complementarietà affettiva.
In ogni caso se sei omosessuale sei oggettivamente disordinato, depravato  e la genesi psichica della tua tendenza, della tua inclinazione sono e restano (devono restare?) in gran parte inspiegabile.

Poi certo, ipocritamente, si  si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione dove quell'aggettivo ingiusta la dice lunga... C'è discriminazione e discriminazione.

Le parole del Papa non si sono discostate (e come avrebbero potuto) da questa dottrina.


Glisso su quanti, non sapendo niente di chiesa e catechismo hanno parlato di svolta epocale fra tutti Vendola il cui profondo atavico cattolicesimo gli fa dichiarare assurdità come questa:

«Papa Francesco ha fatto un'operazione strabiliante: ha separato l'omosessualità dalla pedofilia». Aggiunge il governatore della Puglia: «Ci ha ricordato che la pedofilia è un peccato, un delitto, un reato e ha detto sull'omosessulità “chi sono io per giudicare i gay?”». (fonte l'Unità)
Ma Nichi è in buona compagnia.

Paola concia intervistata da una giornalista (sci!9 di Repubblica che parla di uscita rivoluzionaria parla di rispetto.

Mentre Scalfarotto (sì quello che ha contribuito a svuotare la proposta di legge contro l'omofobia di qualunque significato giuridico) su facebook parla di parole pacate.
Non c'è bisogno di ricordare a Paola e Ivan le parole tutt'altro che di rispetto del catechismo basta leggere la frase tra le dichiarazioni del papa dove Francesco definisce le persone omosessuali perse. Ma tant'è.
Questa è la classe politica che abbiamo.
Questa è la classe polita che ci meritiamo. La prossima volta che li incontrate però ricordate loro che non siamo così fessi come credono che siamo...

Il problema è che in questo paese un atto dovuto viene visto come una scelta coraggiosa. E questo già ci sconfigge in partenza.

domenica 28 luglio 2013

Maschilismo, disinformazione, delirio tutto in una botta sola. Sul'ennesimo articolo di gay.it il peggiore sito italiano gay.



L'articolo è su Valerio Pino (chi?) dal titolo Valerio Pino e l'outing: "La signora bionda? Presidente arcilesbica" firmato da Daniele Nardini che scrive:
La videointervista definitiva con l'ex ballerino di Amici che dalla spiaggia di Barcellona parla di sé e di tutto quello per cui ha fatto discutere in questi mesi. Dall'outing alla "signora bionda" («era la presidentessa di Arcilebica a La Spezia») fino alle foto hot pubblicate su Twitter e in cui si vede mentre fa sesso col fidanzato («non ero mentalmente sereno»). Ma guai a paragonarlo a Sara Tommasi: «Lei si droga, io no». E fra le sue qualità dichiara di averne una in particolare...
Fallocentrico e sessuomane, l'articolo di Nardini  raggiunge il delirio quando afferma che Valerio Pino (chi?) avrebbe fatto outing alla "signora bionda" citando poi le vere parole di Pino «era la presidentessa di Arcilebica a La Spezia».

Qualcuno spieghi a Nardini che outing vuol dire rivelare l'orientamento sessuale (bisex od omosessuale) di qualcuno che non solo lo tiene nascosto, ma che è anche apertamente omonegativo.

Adesso nel caso della signora bionda nessuna delle due cose è vera.

Se la signora era presidente arcilesbica di La Spezia sicuramente non era omonegativa e, altrettanto sicuramente, anche se non necessariamente lesbica, non aveva certo problemi di visibilità qualunque sia il suo orientamento sessuale.

Pur di riempire le pagine del sito più ecolalico d'Italia ci si inventa non si sa quale notizia. Però siccome l'outing è una pratica politica seria e con ben altri portati e spessori, chi usa questa parola così artatamente in maniera errata crea confuzione e fa disinformazione.

Va dunque corretto e censurato.