domenica 17 febbraio 2013

Il video della canzone di Renzo Rubino Il postino (Amami Uomo) è senza uomo!

Accolta da tutte le mie amiche froce, sprovvedute, naif e provinciali, come canzone stupenda, splendido esempio di cultura gay (cultura che?!?!) a me la canzone che Renzo Rubino ha portato Sanremo nella sezione giovani ha creato la prima sera che l'ho ascoltata un genuino imbarazzo  e poi al secondo ascolto una totale indifferenza.

Non voglio certo annoiarvi con i miei gusti musicali che valgono esattamente quanto i vostri, basisco però quando leggo commenti di perosne intelligenti e politicamente impegnate, non personali (mi piace, è bella, già la canto) ma politici o culturali.
Allora suo malgrado questa canzone diventa strumento per capire la nostra mentalità l'ideologia che si cela dietro il nostro operato. L'operato di tutti. Quello di Rubino che ha scritto (insieme a Rodini) e interpretato la canzone (con un contributo del tenore Falcier), quello di chi la incensa e naturlamente anche quello di chi la critica.

Canzone gay
Così è stata classificata la canzone, dove quest'aggettivo significa almeno due cose:
una canzone che parla di froci e,  anche, una canzone che è rivolta ai froci.

Una discriminazione intollerabile e irricevibile.

Il postino (amami uomo) è una canzone che parla di amore e basta.

Il fatto che un uomo dichiari il suo amore a un altro uomo non la rende gay la rende una canzone d'amore di un uomo per un uomo, esattamente come le canzoni di Mina non sono canzoni etero, ma canzoni.

Non è una questione di maggioranza e minoranza. Del fatto cioè che l'eterosessualità è la norma e l'omosessualità l'eccezione e dunque va specificata.

E' proprio una caratteristica, un difetto che le canzoni gay come questa hanno tutte: nelle canzoni in questione non si dice già Mario ti amo, amore mio mi manchi, la notte sogno i tuoi baci con la barba che mi pizzica.

In queste canzoni non ci si rivolge già direttamente alla persona amata ci si rivolge al suo genere (gender).

Amami uomo
con le mani da uomo
e tu
e toccami fiero fiero
con un soffio leggero


Amami uomo.
Dunque ti amo non perchè sei Mario, cioè questo uomo e non un altro, ma perchè sei uomo e basta. Questo o quello è indifferente.
Basta che sei uomo.
Che è quello che pensano molte persone di noi gay: promiscui e sempre  a pensare al cazzo. Il che magari per qualcuno è anche vero ma non mi sembra che non ci siano etero promiscui e con la fica sempre intesta quando non possono averla altrove.


Comunque cosa fa questo ragazzo che ama un uomo?

ora vado lì a cantare
che io me ne vo
un postino diventerò
e non c’è pericolo
ciao mammà,
ciao papà,
l’uomo senza curve
un altro uomo abbraccerà
sarà la sua felicità.

Ce la vedete Mina, Ornella, Loredana che cantano, ciao mamma me ne vado di casa così posso scopare con chi dico io?

Questo uomo senza curve dà per scontato che per potere amare un uomo se ne deve andare di casa perchè papà vuole che sposi un donnone.
Invece di dire mamma papà questo è l'uomo che amo, fatevene una ragione, dice ciao mamma e papà tolgo il disturbo e me ne vado a fare il frocio altrove.

Ecco perchè la canzone è andata a Sanremo.

Qualcuno mi spieghi cosa ci sia di sorprendente, di politicamente alto e di rappresentante la cultura gay qualunque cosa essa sia.

So invece che l'accenno al fatto che questo uomo senza curve NON sposerà un donnone (?!) piacerà molto a tutti quei froci (maledetti) che per poter affermare la propria frocitudine si sentono in diritto di proclamare il loro odio per la fica (la parte per il tutto) delle donne.

Sarà che  a me non piace il cazzo ma la persona che ci sta attaccata dietro e che trovo la fica altrettanto desiderabile solo che la mia affettività prima ancora che la mia sessualità è rivolta, generalmente, verso gli uomini.

Insomma questa canzone proprio mentre millanta una visibilità gay ne proclama la sua mancanza perchè se sei davvero visibile non dici ma vivi.

E prima di mettervi le mani nei capelli perchè ho osato criticare la canzone che vi ha fatto scendere la lacrimuccia e poi maledirmi perchè vi siete tutte quante distrutte la messinpiega amiche mie carissime froce e provinciali vi invito  vedere il video ufficiale della canzone.



L'UOMO AMATO NEL VIDEO NON C'E'!
Non c'è nemmeno Falcier del quale sentiamo la voce ma non vediamo di chi sia.
Ci sono due ragazze (chissà magari per fare un donnone ce ne vogliono due...) conciate con un volgare abbondante rossetto, c'è la versione macho di Rubino (unica trovata originale del video)  che ascolta la canzone seduto sul divano assieme a un'altra versione di se stesso compassata e frocesca (ma perchè i froci tengono tutti le ginocchia strette che a loro i coglioni non si schiacciano?) ma dell'uomo amato non c'è alcuna presenza, nemmeno come fantasia, sogno, augurio.
La canzone non invita dunque un uomo concreto ad amare chi la canta è solo un solitario proclama di omosessualità.
Mi piacciono gli uomini.
Dico pure amami e apparecchiami.
Però poi nel video resto casto come Maria Goretti.

Rimaniamo dunque dentro l'alveo del personaggi gay tollerati nei mass media.

Può dire di amare un uomo, basta che non agisca questo suo amore.

Questo frocione (per fare rima con donnone) amerà pure un uomo però è solo e senza famiglia.

Così il papa è contento,
le froce squittiscono perchè a Sanremo si è detto amami uomo   e intanto un altro ragazzo se ne va di casa e rimane da solo a dire amami uomo non già direttamente ad amarlo.

Contente voi...

sabato 16 febbraio 2013

Omonormatività e imperialismo gay. Su un irricevibile omolesbofobico post di Jamila Mascat pubblicato sul blog Marginalia:

Purtroppo mi è capitato di leggere un post, pessimo, su Marginalia, un blog amico, che lego sempre con molta attenzione, e che, a dire il vero, raramente si occupa di questioni lgbt - non è un velato "rimprovero" ma solo una constatazione anche io qui su elementidicritica mi occupo poco di questione femminile, lo faccio sul mio altro blog...- mi è capitato di leggere, dicevo, un post che partendo da queste considerazioni arriva ad accusare il movimento lgbt di omonormatività e imperialismo gay.

Non vomitate subito, cerchiamo di vedere prima come l'autrice del post arriva a questa accusa.


Il post pubblica, in traduzione italiana dall'originale francese, presumo, un intervento scritto da Jamila M.H Mascat dal titolo Coming Out nel quale, come anticipa l'autrice del Blog che ce lo propone, dopo averlo tradotto (presumo sempre io) A partire da una quasi-cronaca della manifestazione organizzata a Parigi dall' Inter-lgbt il 27 gennaio scorso, Coming out affronta luci e ombre del dibattito sul cosiddetto mariage pour tous, invitando "ad immaginare altro e meglio".

Già gli aggettivi utilizzati tradiscono il giudizio negativo sull'estensione del matrimonio. Il cosiddetto, biosgna immaginare meglio e altro insomma questo matrimoni non s'ha da fare sempra dirci Enza Perilli in arte Marginalia.

Il post è molto lungo e vi invito a leggerlo per conto vostro. Qui cercherò di individuare alcuni punti nodali che fanno di questa donna (Jamila, non Enza) una omofoba tout-court.

Dunque cosa dice Jamila?

Parlando di matrimonio Jamila accenna al fatto che viene invitata sia a quelli civili che a quelli religiosi e che ne ama il cerimoniale che è più quello religioso che civile (si parla di promesse che non ci sono nel matrimonio civile almeno non in Italia) e più quello protestante che cattolico, il lancio del bouquet, le promesse, appunto, che abbiamo visto in tanti film americani...
In Italia il bouquet si conserva...

Insomma Jamila confonde le acque e con la scusa dei matrimoni cui presenzia equipara quello religioso a quello laico compiendo un falso ideologico perché in nessuna rivendicazione lgbt si richiede l'estensione del matrimonio religoso... A Jamila preme sottolineare che chi si sposa non lo fa per una sostanza ma per una cerimonia.
Non critico tanto questo modo di vedere critico la maniera surrettizia con cui Jamila porta il discorso su questo livello senza dirlo apertamente ma con un falso tono colloquiale che usa dei termini irricevibili.
Jamila usa infatti un linguaggio sessista per esempio dice che fa sempre il regalo agli sposi, al maschile.
Per un blog attento al sessismo non c'è male...

Sessista o, meglio, patriarcale e maschilista, sono anche i verbi che Jamila usa come quando dice
Al bouquet non ci tengo, ma le promesse mi fanno impazzire, sarà quell’ostinata invocazione d’eternità che prova a fottere l’intermezzo del tutti-i-giorni, o forse solo il pensiero della cattiva sorte che mi rattrista. (il neretto è mio).

Fottere è verbo così squisitamente maschilista che quando l'ho letto in un blog dal quale ha appreso molto sul sessismo un altro po' cado dalla sedia.

Tutto il frasario di Jamila è maschilista:

Gli ho chiesto di sposarmi soltanto una volta, nel 2005, quando per motivi urgenti e spiacevoli sembrava che fossi costretta a partire per l’Arabia Saudita, e non avrei potuto farlo senza accompagnatore. Avrei avuto bisogno di un marito. Poi non se ne è fatto più niente di quel viaggio né di quel matrimonio. Sono tradizionalista, dicono le mie amiche più libertine e le mie compagne più liberate. In effetti, per esempio, finora non ho mai fatto una cosa a tre.
La liberazione delle donne per Jamila passa dunque per un libertinismo sessuale promiscuo e da orgia.

Ancora complimenti a Marginalia per ospitare un intervento così friendly nei confronti delle donne più liberate...

Jamila è maschilista ma molto abile e conosce bene le strategie retoriche del discorso.

Quindi prima di
affondare i suoi fendenti su chi richiede l'estensione del matrimonio riconosce (cioè finge di farlo) la legittimità di questa richiesta.


Parlo dal punto di vista di chi dispone di un privilegio etero, come mi è stato fatto notare spesso negli ultimi tempi. Lo so, e sono così privilegiata da poter decidere perfino di potermene non servire, sapendo che in caso di emergenza, lui, il privilegio, in fondo sta là, da usare se mai ce ne fosse bisogno. Di buoni motivi per sposarsi non ne vedo, se non certo proprio tutte quelle ottime ragioni messe in campo dal movimento lgbtq durante la campagna pro mariage, cioè tutti quei diritti sociali e di cittadinanza che dipendono da questo tanto conteso diritto civile.(i neretti sono miei)
Ed ecco la semplificazione ideologica che passa nel cavallo di troia dell'apparente riconoscimento della legittimità della richiesta di estensione di un diritto mancato: lei di motivi per sposarsi non ne vede se non  i diritti sociali così li chiama.

E qui si compie il primo scippo.

Jamila pretende che si richieda l'estensione del matrimonio per i diritti sociali che sono dei privilegi.
Privilegi che per lei non derivano dallo status di coppia ma da quello di singoli.

Su questo ha perfettamente ragione: perchè due amici che vivono insieme non possono avere gli stessi diritti amministrativi di una coppia di donne di uomini o mista in fatto di eredità, subentro nel contratto di locazione, etc?

Infatti ci sono delle leggi, come i pacs, che dirimono la questione. E lei che è francese dovrebbe saperlo bene visto che i pacs in Francia ci sono dal 99.
Le persone pacsate non sono necessariamente amanti, possono anche essere amiche e solidali.
Perchè allora si può pacsare solo una coppia e non tre o cinque persone?

Perchè i pacs non sono nati per restituire alle coppie dello stesso sesso parte dei diritti negati ma per tutelare le coppie di sesso diverso che pur potendo non si sono sposate.

Ma proprio in virtù de fatto che queste persone qualunque ne sia il motivo non hanno usufruito del matrimonio che tra le altre cose garantisce anche questi diritti si è esteso l'effetto dei pacs anche alle coppie dello stesso sesso e alle coppie di amici.


Nei pacs è vero i diritti amministrativi del matrimonio svengono trasferiti ancora in base al fatto che si è una coppia. Trasferire questi diritti alle singole è una rivendicazione sacrosanta che però non ha nulla a che fare col l'estensione del matrimoni che intraprende il cammino opposto. Il cammino di chi chiedendo che la sua unione venga riconosciuta pubblicamente e dallo stato si sente rispondere che più accedere ai diritti da singolo perchè la sua unione non è famiglia.

Non sono i diritti amministrativi che le persone in coppia dello stesso sesso vogliono quando chiedono l'estensione del matrimonio. Affermarlo non vuol dire semplificare le cose ma vuol dire affermare il falso.

L
'estensione del matrimonio non serve ad acquisire gli stessi privilegi delle coppie etero(=di sesso diverso) come pretende Jamila.

Se il motivo per cui lo si richiede fosse quello dei vantaggi amministrativo- economici basterebbe a queste coppie andare da un notaio (come infatti molte coppie hanno fatto). Questi sono i consigli che in Italia dà la destra di Fini o posto alle strette qualche prelato illuminato del Vaticano.

Insomma non sono argomentazioni gayfriendly quanto piuttosto reazionarie e omofobe, com'è possibile che Vincenza non se ne renda conto?

L'estensione del matrimonio serve soprattutto a legittimare le unioni omosessuali(=tra persone dello stesso sesso) a dire che anche due donne e due uomini in coppia che si amano e fanno sesso sono importanti per la società e contribuiscono alla crescita allo sviluppo e al benessere della società tanto quanto le coppie di sesso diverso.

Solo una vulgata naif del marxismo può leggere la richiesta del matrimonio come accesso ai privilegi economico-amministrativi delle persone etero. <

La vulgata di chi fa teoria sulla pelle e sulla vita di tante famiglie ognuna con una storia diverse, come anche lettrici e lettori di questo blog hanno raccontato.

Jamila fa finta di ignorare che la rivendicazione riguarda il riconoscimento pubblico e dunque di Stato sulla legittimità di queste unioni.

Ci si sposa per far sapere al mondo, pubblicamente, e per riconoscimento statale  che Alessandro ama Francesco col quale fa anche l'amore.

Ma Jamila che aborre il matrimonio deve cercare di rederlo inutile a tutti i costi e per farlo applica una logica che farebbe inorridire Aristotele: 

Proprio perché è un privilegio, dico: non estendiamolo, piuttosto smontiamolo, liberiamocene.
Per essere onesti e chiari.
Io personalmente non amo il matrimonio.
Non ci tengo a sposarmi.
Non solo perchè non c'è nessuno che vuole sposarmi all'orizzonte (chissà...) ma perchè non mi interessa il matrimonio.
Eppure so che ci sono molte persone che vorrebbero sposarsi e che non possono.
E questa è una discriminazione contro la quale politicamente lotto.

Non è che siccome io personalmente non amo il matrimonio dico e duqnue non devi amarlo nemmeno tu.

In ogni caso che io non ami il matrimonio o meno è irrilevante perchè anche se lo amassi non potrei sposarmi. 


Allora lotto anche per me per il diritto di dire no al matrimonio potendo scegliere se sposarmi o no. Altrimenti sembra che non lo voglio perchè non lo posso avere.
Il matrimoni non è l'uva e io non sono la volpe.

In ogni caso che una donna etero che dunque ama gli uomini e che se vuole può sposarsi anche se non lo fa, venga a dire a me, che non voglio sposarmi ma che se pure lo volessi non lo potrei fare e dunque rispetto lei sono un cittadino di serie b, che devo rinunciare al matrimonio perchè possiamo andare oltre al matrimonio, beh scusare ma mi sembra un'enorme presa in giro.

E' come dire a un ragazzino del Biafra ostentando una bistecca che non si mangia perchè si è, che so, vegani, bambino cattivvo che vorresti la bistecca (ma non la puoi avere) non mangiare la carne ci sono altri cibi meno indigesti non pensi a quei poveri animali che muoiono? .

Bella presa in giro no?  Matriarcale, patriarcale, sadica, e schiofsamente moralista diq uel moralismo scifoso da comunisti anni cinquanta che epuravano le donne dal partito perchè intessevano relazioni al di fuori del matrimonio o avevano un orientamento sessuale omosex...

Ma dove vuole arrivare Jamila?

A una riconfigurazione giuridica che permetta di attribuire diversamente quegli stessi diritti vincolati ora al matrimonio.
Jamila manca completamente la questione dei diritti mancanti e appronta una strada in cui i diritti individuali dovrebbero essere riconosciuti a tutte e tutti senza la clausola del more uxorio. 

Facciamo uno sforzo immenso di immaginazione e pensiamo a unioni che possano assumere la forma che meglio credono ed essere legittime per questo. Pensiamo che io, mio padre, la mia prozia e la sua fidanzata possiamo fare famiglia.
Giusto e vero. Ma anche Stefano e Federico che si sono sposati a New York fanno famiglia.  Solo che sono dovuti andare negli Stati Uniti per vedersela riconosciuta pubblicamente. E siccome in nessun modo il matrimonio può essere cancellato per le coppie etero che se vogliono continuano a sposarsi dire alle coppie omosessuali non chiedete il matrimonio chiedete di più significa perpetrare solo sulla loro pelle una discriminazione che a Jamila non toccherà mai perchè lei può sempre sposarsi anche se non lo fa.

Insomma da un lato Jamila si illude di ammantarsi della stessa santita ascetica di chi è vegetariano perché rinuncia di sua sponte al matrimonio dall'altro si comporta terroristicamente come gli uomini che discettano di aborto decidendo su un copro che non è il loro. Jamila decide della vita di famiglie che non saranno mai la sua visto che lei è etero.

Immaginiamo che tre donne che si amano possano fare famiglia perché si amano, e nel modo in cui scelgono. Pensiamo a due uomini e due donne che possono crescere una bambina e insieme fare famiglia. Pensiamo anche che un collettivo di individui legati da pratiche e rapporti affettivi, o un gruppo di conviventi o semplicemente singoli che condividono relazioni di cura e solidarietà possano disporre dei diritti di famiglia.
E qui, di nuovo, Jamila fa un uso retorico molto furbo del termine famiglia dandone un significato più ampio.
Perchè io con alla mia  prozia voglio bene ma non ci faccio l'amore.
Io faccio l'amore con Francesco e lo Stato non mi permette di sposarmi con lui perchè siamo due uomini.

Ignorando la necessità della legittimazione delle unioni di persone dello stesso sesso Jamila dimostra di ignorare una disperata necessità che lei non può capire perchè a lei non capiterà mai di venire picchiata perchè va in giro mano nella mano col suo compagno\fidanzato\uomo\marito.
Eppure in quanto donna Jamila dovrebbe capire la discriminazione del patriarcato che vive sulla propria pelle... ma la solidarietà di classe evidentemente non le appartiene.


Questo modo minimizzante e matriarcale di sminuire e criticare una sacrosanta rivendicazione politica mi ferisce e mi fa arrabbiare mettendo alla prova la mia feminifilia, inducendomi in tentazione di essere anche io almeno una volta nella mia vita maschilista e liquidare queste considerazioni come farebbero tanti maschietti con meno scrupoli di me.
La mia è una boutade naturalmente che spero mi comprenderete leggendo il resto dello scritto di questa donna sciagurata.


Dopo aver messo alla berlina l'amore di Franesca e Luciana  contrapponendogli quello di Alessio e la sua prozia arriva il fendente, ecco l'affondo delirante e matriarcale con cui Jamila liquida il movimento lgbt in una maniera disumana:

Qualche giorno fa su Le Monde si parlava, forse per la prima volta, di omonazionalismo e imperialismo gay. Due espressioni anche un po’ cacofoniche, davvero. Suona molto meglio “favolosità”, che è sempre stata una delle parole d’ordine del movimento transqueer (delle cui rivendicazioni, per inciso, mi sembra che non ci sia granché traccia nelle piattaforme dei gruppi pro-mariage, ma potrei sbagliare).
L'ironia sottile del camp la può usare solo una persona omosessuale altrimenti si incappa in orrori omofobici come questa considerazione di Jamila che non si accorge del sottile maschilismo con cui certi uomini iperbolizzano la loro idea di femminino nel parlare di se stessi al femminile o nel travestirsi.

Ma siamo sicuri che Jamila sia una femminista? Io inizio a dubitarlo davvero...


In ogni caso anche qui Jamila dimostra davvero di no avere capito affatto la questione:

Se no dei due coniugi di una coppia sposata, dunque un uomo o una donna, cambia sesso anche non chirurgicamente, il matrimonio viene sciolto automaticamente perchè due persone dello stesso sesso non possono essere sposate. Se si estende il diritto al matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso eccome se la rivendicazione riguarda anche le persone transgeder...

Quindi quel rimprovero oltre ad essere schifosamente maternalista è anche falso!

Evidentemente qui, continuando con il suo laboratorio di alchimia sociale e antropologica sulla pelle altrui e con la predisposizione profondamente razzista di chi accetta la diversità non come una variante naturale allo stesso genere umano e donnano ma come una identità a sé separata e diversa Jamila pensa a una pluralità di sessi oltre quelli maschile e femminile, gli unici che io conosco, ma non si capisce perchè secondo lei nel matrimonio tutti questi sessi non possano rientrare....

Ma forse sto dando a Jamila troppa importanza lei dopotutto vuole solo cancellare il matrimonio. Però siccome certo non cancella il matrimonio già esistente quello delle coppie etero si accontenta di criticare che le persone omosessuali lo chiedano anche per loro arrivando a dire che

Di favoloso il mariage pour tous pare che abbia ben poco, e le bandiere francesi ancora meno. Una favola vera, più bella dei Promessi sposi e del ritornello di Beyoncé, una favola pour tou.te.s potrebbe aspirare a molto di più.

E soprattutto dovrebbe tenersi alla larga da ogni forma di discriminazione diretta o indiretta (perché il fatto di subirne una non dà diritto a perpetrarne o ignorarle altre), e a debita distanza dall’égalité di cui altri gruppi e minoranze continuano a fare le spese.
Adesso, verbigrazia, estendere il matrimonio a tutte le coppie quali minoranze discrimina?
L’articolo di Le Monde si conclude prefigurando uno scenario apocalittico: la Francia, campo di battaglia del fronte omonazionalista, tragicamente divisa in due blocchi, omofobi da una parte e xenofobi dall’altra.
Qui, credo, si fa riferimento a una clausola della legge sull'estensione al matrimoni che vuole riconoscere come coppie sposate anche quelle in cui uno dei due componenti della coppia sia un cittadino straniero nel cui paese di origine il matrimoni per le coppie dello stesso sesso non è contemplato. 
Il che equivale a dire che non ci sia alternativa all’omonormatività (questa è la definizione migliore che ho trovato in circolazione: "homonormativity = a politics that does not contest dominant heteronormative assumptions and institutions, but upholds and sustains them, while promising the possibility of a demobilized gay constituency and a privatized, depoliticized gay culture anchored in domesticity and consumption", L. Duggan).
cioè in traduzione per far capire anche chi non capisce (complimenti a AMrginalia che ha lasciato il testo solamente in inglese...)
una politica che
non contesta le ipotesi e le istituzioni eteronormative dominanti, ma la conserva, mentre promette la possibilità di una collegio elettorale gay smobilitato privatizzato, di una cultura gay depoliticizzata e ancorata alla domesticità e al consumo.
Insomma Jamila quello che dice la chiesa. Che le persone omosessuali comprano i bambini per una voglia consumistica di genitorialità che non compete loro.

Per fortuna, invece, c’è chi come qui, qui e qui, ci aiuta ancora a credere alle favole
(Jamila M.H Mascat, 11 febbraio 2013)
 
Ripeto, è facile per Jamila dar via un diritto che a lei non piace, ma che le altre persone come lei continuano ad avere. Un po' meno facile è convincere a darlo via a quelle persone che quel diritto non ce l'hanno ancora e che già vivono in famiglie niente affatto eteronormate e che vorrebbero vedersi riconociute.

Ma invece di garantire al genitore non biologico il diritto di continuare a crescere suo figlio anche in caso di morte del compagno\compagna Jamila ci suggerisce di andare  vivere con la nostra prozia.

Un esercizio retorico contro il matrimonio che passa con le scarpe coi tacchi 30 sulla pelle di tutte quelle persone donne e uomini che pur costituendo famiglie continuano a essere discriminate anche da queste bacchettone del laboratroio politico fatto sulla pelle altrui.

Questa è omo-lesbofobia bella e buona.
Un odio da maestrina da chi crede di saperne di più e invece non solo non sa niente e non capisce niente ma cova un odio pericoloso e irricevibile.

Purtroppo non dobbiamo dimenticare che il primo femminismo mal vedeva il lesbismo, affermando che era un problema personale e non politico (non lo dico io lo dice Edda Billi... non so se mi spiego) figuriamoci come certo femminismo contemporaneo (basato su slogan e non su analisi sociali serie basta dare uno sguardo ai blog che Jamila cita a fine del suo scritto) può vedere l'omosessualità ancora oggi...
Se Jamila vuole andare a di là del matrimonio perchè invece di vivere con la persona che ama e con la quale fa sesso vuole vivere con la sua prozia faccia pure. Vada a vivere con la sua prozia.

Ma perchè deve imporre di fare lo stesso anche a noi verbigrazia non si capisce proprio il motivo.

Cara Vincenza Perilli mMeno moralismo veteromarxista omofobico. Più rispetto democratico per chi la pensa diversamente da te.
Bisogna essere smepre contro lo stato etico qualunque sia l'etica che si abbraccia. Perchè la tua non è migliore della mia e un diritto allargato è un bene per tutte e per tutti. Anche per te.

Purtroppo Jamila  e Marginalia che la traduce la pubblica e la sostiene si comportano in maniera antidemocratica e fascista.

DOBBIAMO DIRGLI DI SMETTERE.



mercoledì 13 febbraio 2013

Stefano e Federico, il video sui loro propositi di matrimonio, Sanremo e il sesso per il sesso e non per amore del paese.

Prima c'è il video di Stefano Olivari, 32 anni, e Federico Novaro, 50 pubblicato il 4 Febbraio su youtube e ripubblicato da Repubblica online l'altro ieri (lunedì 11) lunedì scorso. 




Nel video Federico e Stefano raccontano di come si sono conosciuti e della loro decisione di sposarsi, dopo 11 anni di vita insieme, a New York perchè le leggi di questo Paese non ce lo lasciano fare.

Lo raccontano tramite 60 cartelli sui quali sono scritte le loro parole.

Parole scritte e non dette.

Un simbolo del fatto che in Italia i diritti delle coppie dello stesso sesso sono violati e le loro voci sono messe a tacere.

Fabio Fazio, conduttore di Sanremo 2013, invita Federico e Stefano e fa ripetere in diretta, a metà serata, fuori dalla fascia protetta, la stessa performance del video, con alcune sensibili differenze.

Non si tratta solo del bacio finale, sul quale, nel video originale,  si chiudono le porte lasciando Federico e Stefano alla privacy della loro unione, basata sui sentimenti E sul sesso, come a suggerire che quel che viene reso pubblico è l'amore, l'affetto, la decisione di sposarsi e non il sesso che, come per tutti e tutte, riguarda solamente loro.

Un bacio la cui mancanza a Sanremo relega l'amore che non osa dire al suo nome ancora alla sfera delle platoniche affinità elettive, con un pizzico di borghesia che non guasta mai, visto che i due si sposano (ma l'applauso in sala, a Sanremo, è scattato quando Federico e Fabio  hanno mostrato entrambi il cartello perchè lo amo, non per quello con su scritto e ci sposeremo).

La censura, perchè di questo si tratta, ha colpito soprattutto alcuni dei cartelli, quelli che alludevano al sesso.

Attenzione però, non al sesso consumato, ma alla consapevolezza del sesso fatto con responsabilità.

Un accenno, nei cartelli del video originale,  che non inneggia alla castità ma che racconta come per il sesso non si sia corsi.

Dopo aver raccontato, tramite i cartelli, che alla prima uscita insieme, al cinema, e poi passeggiata fin sotto casa di Federico, non è seguito un invito a salire da lui, ma un casto bacio sulla guancia, e dopo che anche alla seconda uscita, per un aperitivo, si è ripetuta la stessa cosa, 

 Federico spiega che 

lui era molto più giovane di me.

Federico oggi ha 50 anni (portati benissimo) e Stefano ne ha 32. Vuol dire che, 11 anni fa, Federico ne aveva 39 e Stefano 21.

Come dire che Federico è interessato a Stefano in tutta la persona e non a fare sesso con lui.

Alla faccia del sesso promiscuo che ogni avversore e ...avversora dell'affettività tra persone dello stesso sesso addebita alla comunità lgbt, non ultimo Feltri.
Quella di Federico è una scelta di responsabilità dove il sesso non è  solamente uno scambio consumistico (cosa nella quale di per sé non c'è naturalmente nulla di sbagliato) ma è anche, può essere anche, qualcos'altro.

Un fare l'amore invece di scopare.

Ma un paese cattolico e puritano come il nostro non puà tollerare che il sesso diventi strumento d'amore.

Il paese è abituato a parlare di sesso, sesso e basta, sganciato dall'affettività: quello di Berlusconi con le minorenni, quello di Marrazzo con le donne col cazzo (scusate la brutalità) mentre se si parla di sentimenti e di amore questi restano slegati dalla sessualità.
I sentimenti sono quelli per mamma, per la madonna, per il principe azzurro per papà e per dio (no, non è una bestemmia...).

La sessuofobia italiana è tale che sesso e amore non possono e non devono essere l'uno complementare all'altro.

Il sesso come piacere da dare e da prendere con la persona che si ama è scippato alle coppie etero e affogato in quel mare mistico della procreazione in cui si è solamente attori e attrici della volontà altrui, divina o biologica che sia.

Come lo si può tollerare tra coppie dello stesso sesso che, facendo un sesso procreativamente sterile, si sganciano dal determinismo teo-biologico e si riappropriano della sessualità autoemancipandosi?

Quella tra persone procreativamente sterili è una sessualità non supina ma attiva, voluta, agita con (auto)consapevolezza.
Anche quando si vuole procreare e per farlo si deve ricorre a un aiuto esterno.

Solo sganciandoci dall'imperativo biologico e teologico del sesso il proprio donarsi e il proprio amare anche col sesso l'altro  da me, poco importa se di sesso conforme o difforme dal mio, rende davvero liberi e libere.

Liberi di amare e non per procreare, liberi di prenderci la responsabilità di non non portarci a letto subito il bel pischello ventunenne perchè di lui ci importa di più del suo cazzo del suo culo.

Libere e liberi di procreare come e quando decidiamo noi, uomini e donne autonome, consapevoli emancipate.

Una sessualità matura  e consapevole che non significa rinuncia.

Federico e Stefano non fanno l'amore nemmeno la prima volta che Federico lo invita a salire a casa sua ma solo quando quella casa diventerà la loro.

Il sesso dunque come condivisone di progetto di vita insieme che non ha nulla da invidiare né nulla di diverso da quello delle coppie di sesso diverso la cui patente di legittimità che si pretende sia nella potenziale capacità procreativa svilisce, aggioga e umilia l'individualità di ognuno e ognuna.

Il grande cambiamento antropologico che sta avvenendo nel mondo è proprio quello di un sesso meno consumato e più agito, di un sesso voluto come condivisione, come progetto e non come performance.


Un sesso consapevole che infastidisce perchè mostra una autodeterminazione del proprio corpo sessuato sganciata dal determinismo procreativo che rimane per la chiesa sempre più lontana dall'amore l'unico alveo in cui le coppie etero sono autorizzate a farlo.

Il detto non lo fo per piacer mio ma per dare un bimbo a dio è vetusto solo nella forma non certo nella sostanza.

Ecco quei cartelli mancanti ierisera avrebbero (di)mostrato a un'Italia ancora obnubilata dal sesso che col sesso si può amare.

E pensare che c'è ancora qualcuno che dice che le persone lgbt ostentano la propria sessualità.

Ierisera Federico e Stefano hanno dimostrato loro che quando parliamo di omosessualità parliamo di affetto e di amore.

E quello che si ostenta è semmai la propria libertà di vivere e di amare nonostante tutti i tentativi per impedirlo loro.

Federico e Stefano, grazie!

sabato 9 febbraio 2013

Tempo scaduto. Contattiamo i candidati e le candidate alle prossime elezioni politiche er un'Agenda lgbt.

Arcigay nazionale promuove Tempo Scaduto una campagna nella quale
chiede a tutte le candidate e a tutti i candidati al prossimo parlamento, indipendentemente dal colore politico, di assumersi in prima persona 4 impegni chiari, in tempi certi per il contrasto alle discriminazioni e per il riconoscimento delle nostre famiglie

I quattro punti - cito dal sito - prevedono:
  1. di promuovere e sostenere una proposta di legge per il riconoscimento del matrimonio egualitario per le coppie dello stesso sesso, con tutti i diritti collegati.
  2. di promuovere e sostenere l'abrogazione della legge 40 o una radicale modifica della stessa che estenda le possibilità di accesso alla fecondazione assistita alle donne single o alle coppie lesbiche.
    [in realtà si tratta di rendere possibile anche la fecondazione eterologa anche alle donne single e alle coppie dello stesso sesso...]
  3. di promuovere e sostenere la modifica della legge Mancino (25 giugno 1993, n. 205) perché sia estesa anche ai reati motivati da omofobia e transfobia [i reati per discriminazione in base all'orientamento sessuale e non elusivamente all'omofobia altrimenti ci sarebbe una discriminazione per le persone eterosessuali... infatti i reati già previsti riguardano la discriminazione per la razza e la religione in generale...].
  4. di promuovere e sostenere una modifica legislativa  della legge [sic!] 164/1982 che permetta il cambiamento del nome e del sesso anagrafico alle persone transessuali e transgender anche senza l'intervento chirurgico di riattribuzione del sesso. [Riattribuzione chirurgica del sesso anatomico]
Sul sito è riportato in dettaglio la posizione su questi quattro punti dei partiti di questa campagna elettorale



CONDIVIDILOVE  sulla base delle descrizioni contenute nel sito di Arcigay ha costruito una tavola sinottica che riporto.



Il sito presenta anche l’elenco dei candidati e delle candidate ai due rami del Parlamento dove verranno riportate le risposte dei candidati e delle candidate che risponderanno sui quattro punti.
Questa risposta dipende anche da tutti e tutte noi.

A sollecitare  ognuno e ognuna dei candidati e delle candidate a prendere posizione sui quattro punti dobbiamo essere noi contattandoli e contattandole.
Come ?
Su Facebook o su Twitter...

Più messaggi ricevono e più sono tenuti a rispondere...

Se ci rispondono possiamo invitarli e invitarle a compilare una pagina loro dedicata che si trova sul sito dell'arcigay.

Intanto possiamo firmare una petizione il cui titolo è appena più sessista di quello del sito tempo scaduto, rivolgendosi solamente ai candidati e non anche alle candidate.



Ma io non dimentico: sull'articolo di Feltri Su una questione di libertà il sesso non fa differenza.

Ieri Vittorio Feltri ha scritto un articolo che ha fatto basire molti e molte per i suoi contenuti apparentemente gayfriendly.
L'articolo fa da pendant con uno di Lallo lulli di tutt'altro tenore ma a ben vedere la sostanza dei due articoli tanto feiendly non è.

Nella pars construens del discorso di Feltri dice in soldoni che non ci sono ragioni per opporsi al matrimonio tra persone dello stesso sesso né di impedire loro di adottare dei figli.

Nella chiusa dell'articolo Feltri ricorda come
la società può essere laica o religiosa, ci mancherebbe: ma lo Stato de­ve essere laico. Altrimenti è eti­co. E dove sta scritto che la tua etica è migliore della mia?
A ben leggere l'articolo e nemmeno tanto tra le righe , anzi, si capsce qperò come questa mezza apertura all'estensione del matrimonio e alle adozione per per coppie dello stesso sesso sia un modo per Feltri per mettere comunque dei paletti  alla questione.

1)  i matrimoni tra gay e la cittadinanza ai figli degli im­migrati sono, sì, problemi da ri­solvere, ma non possono esse­re considerati priorità come, in­vece, si legge nel programma del Partito democratico.

La stessa cosa affermata da Monti e tanti altri uomini e, ahiloro, donne politiche, che è una sciocchezza perchè la mancanza del riconoscimento di diritti degli stessi diritti di tutti e di tutte non di diritti gay come da più arti si legge in questi giorni di campagna elettorale, è una questione sempre importante per una democrazia da risolvere al più presto e sempre vieppiù in momenti di crisi quanto la società deve rinsaldarsi nei suoi principi democratici. I diritti non sono accessori e in fatto i priorità non possono essere secondi a nient'altro, mai.
2) sono sicuro che, pre­sto o tardi, anche l’Italia si alli­neerà agli altri Paesi europei, cosicché nella nostra legislazio­ne entrerà di diritto il matrimo­nio fra omosessuali.
Dove Feltri, ma è in buona compagnia, si riferisce all'estensione del matrimonio tra persone dello stesso sesso come a matrimonio tra gay confondendo oreintametno sessuale con genere, visto che è il genere e non l'oreintamento a dirimere la questione come ho spiegato già fino alla nausea su questo blog: due persone omosessuali si possono sposare basta che siano di sesso diverso, e d'altronde non tutte le persone dello stesso sesso che si sposano sono omosessuali ci sono anche le persone bisex. Anzi col matrimonio si finisce di distinguere le persone in base all'orientamento sessuale e si constata semplicemente l'assortimento sessuale della coppia


Se non vi piace chiamare matri­monio quello fra due maschi o due femmine, chiamatelo co­me preferite, anche peppino, purché la sostanza sia la stessa. Eredità, reversibilità della pen­sione, assistenza sanitaria ecce­tera: o sono per tutti o per nessu­no.
Dove si riduce l'importanza del matrimonio semplicemente ai vantaggi (e agli oneri che qui mancano) accessori.
Il punto centrale dell'estensione del matrimonio che e non può che essere lo stesso matrimonio - stessi diritti con lo stesso nome come recitava lo slogan Venezuelano di un paio di anni fa -  è il riconsocere alle coppie dello stesso sesso la stessa dignità di quelle di sesso diverso, una coppia che contribuisce alla crescita e allo sviluppo della società.
Si trattasse solo dei vantaggi economici basterebbero i diritti per i singoli come vuole la chiesa e tutta la destra omofoba maschilista e reazionaria.

La dignità di famiglia la dà solamente il matrimonio che non deve essere certo un obbligo e infatti va di pari passo affrontata anche la questione delle coppie di fatto ma chi vuole deve potersi sposare.

3) La parificazione comporte­rebbe un onere insostenibile per il welfare? Non scherzia­mo. I gay che si sposerebbero sa­rebbero pochissimi. Essi infatti sono trasgressivi per definizio­ne e non penso siano smaniosi di tuffarsi nel più conformisti­co degli istituti, il matrimonio appunto, che ha regole asfis­sianti per chiunque, figuriamo­ci per loro, abituati fin dalla gio­vane età a costumi elastici.
Bel tentativo di dire in maniera educata che le persone omosessuali sono meno propense alla monogamia e alla stabilità di coppia. Come se i vari Casini e Berlusconi e Fini non fossero tutti quanti risposati per tacere dei festini berlusconiani.
Una discriminazione basata su un luogo comune e su un pregiudizio. I farfalloni e le farfallone esistono tra tutti gli uomini e le donne qualunque sia il loro orientamento sessuale.

4) Statistica­mente il rischio di sbagliare nel tirare su la prole è pari per gli etero e per gli omo. Suvvia, smettiamola di consi­derare l’attitudine sessuale dei genitori come determinante per la riuscita nella vita dei ra­gazzi.
A parte il solito sessismo che  usa il maschile anche per indicare il femminile ecco ridotte le omosessualità a una attitudine sessuale: come se per scopare ci fosse o fare (o adottare) prole ci fosse bisogno del matrimonio.

L'omosessualità, proprio come gli altri due orientamenti sessuali, non è solamente una questione di sesso quello per il quale tanti e tante vorrebbero relegarci in camera da letto perchè fuori da essa ci percepiscono come esibizionisti. Essere omosessuali significa non solamente fare l'amore (o sesso) con persone del proprio sesso ma anche amare, e provare affinità spirituale per loro.

Ci sono altri dettagli nel suo articolo da sviscerare ma questi possono bastare. Gli altri se volete potete leggerli nell'articolo integrale.

Insomma mi sembra che le vere intenzioni di Feltri siano le stesse di repubblica dall'altra parte della barricata, quello di irretire le persone omosessuali facendo credere loro che sullo stigma si stia aprendo una breccia. Spero che nessuno cada in questo tranello tanto evidente quanto patetico ma non per questo meno pericoloso.

E non c'è bisogno di scomodare l'ignobile campagna denigratoria contro Boffo nel 2009 che è costata a Feltri 6 mesi di sospensione dall'ordine dei giornalisti di Milano e 3 da quello nazionale dove ci si riferisce all'omosessualità chiamandola una debolezza ricorrente, basta leggere quel che Feltri ha scritto in passato.
Un anno fa si esprime contro la legalizzazione delle coppie di fatto che reputa non necessaria con l'argomentazione ridicola e strumentale che nelle città in cui c'è un registro comunale pochi se ne sono avvalsi (senza ricordare che non trattandosi di una legge dello stato ha solamente un valore amministrativo locale e casomai corrobora l'idea che non è per i diritti di successione che ci si vorrebbe sposare...).

Più di recente il 3 marzo del 2012 Feltri scrive
Entrando nel merito del matri­monio gay, vi sono argomenti va­lidi per bocciarlo. Ma tutti legati a una visione antica della socie­tà, quando questa era impostata secondo criteri che non hanno più riscontro nella realtà: l’esi­genza di un contratto matrimo­niale con tre protagonisti, l’uo­mo, la donna (in grado di procre­are) e lo Stato, che utilizzava i fi­gli per la leva obbligatoria, men­tre ora li spreme solamente a fi­ni fiscali.
Le nozze omo adesso vengo­n­o invocate per assicurare l’assi­stenza, la reversibilità della pen­sione, l’assegnazione di case po­polari. È una faccenda di welfa­re. A ciò si può essere ostili o no. Parlo a titolo personalissimo e non con la pretesa di essere per­suasivo: i gay desiderano sposar­si? Prego, s’accomodino. Peg­gio per loro.
P. S.: vogliono adottare bambi­ni? Su questo punto manifesto forti perplessità. E ricordo che i figli sono conformisti. Farli cre­scere in una famiglia con due pa­pà e senza mamma, o con due mamme senza papà, non mi pa­re li aiuti a sentirsi uguali agli al­tri, come prediligono.
Insomma non voglio di re che non si possa cambiare idea ma una persona intellettualmente onesta lo ammette apertamente.

Spero che nessuno si lasci irretire ancora da quest'uomo e da quello che come direttore avvalla che altri collaboratori scrivano e dicano sull'omosessualità.
ma nel paese dalla memoria storica più corto del mondo tutto è possibile.

Io però non dimentico.





giovedì 7 febbraio 2013

Frocio dimettiti! Scritta omofoba al liceo Tacito di Roma

Pietro, 15 anni, gay dichiarato, moro, occhi nocciola, piercing sotto al labbro, rappresentante al Consiglio di istituto della sua scuola il Liceo Classico Tacito, eletto con più di 300 voti,  vicino a SeL Lunedì mattina ha trovato la scritta frocio dimettiti ! seguito dal una croce celtica, fatta con una bomboletta spry nera sul muro esterno della scuola.




Come ha detto anche la preside del Liceo il messaggio che vuole trasmettere quella scritta è che i gay non devono stare nelle istituzioni. Un messaggio gravissimo anche perchè oltre a Pietro attacca le rappresentanze democratiche giovanili.

La scritta è stata rimossa stamattina dall’Ufficio Decoro Urbano di Roma Capitale.

Pietro nelle dichiarazioni riportate dai giornali sembra vere le idee chiare

«Non fatemi passare per una vittima, perché io sono un ragazzo forte. Sono uno tosto che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Evidentemente chi ha fatto questa scritta non ha avuto il coraggio di insultarmi di persona e ha preferito sfogarsi vigliaccamente sui muri della scuola, pensando che nessuno potesse vederlo».

«Forse [è stato] qualcuno della scuola, anche se in realtà non ho mai avuto litigi con nessuno qui. A volte ho avuto dei confronti ma sempre su questioni politiche, mai personali».
«Sono solo degli stupidi che pensano che in un liceo non possa esserci un rappresentante gay. Io poi non ho mai avuto problemi a parlare della mia omosessualità e se devo essere onesto questo gesto non mi ha fatto né soffrire né intimorire. All’inizio avevo deciso di fregarmene, poi però ho capito che era importante parlarne, per fare capire ad altri ragazzi, magari vittime di bullismo, che non bisogna avere paura. Perché ci sono miei coetanei che per gli insulti di qualche deficiente ci hanno rimesso la vita».(Repubblica)

Sono tanti gli omosessuali che ancora oggi vengono discriminati e che, non avendo l'appoggio di amici e famiglia di cui godo io, sono costretti a nascondersi. Io sono fortunato e anche per questo ho deciso di raccontare la mia storia per sensibilizzare l'opinione pubblica su un problema, quello dell'omofobia, che spesso viene sottovalutato".(tg com che purtroppo usa l'espressione diritti dei gay)

Non ci sono orrori stavolta negli articoli che riportano la notizia.

Su Repubblica preside e docenti si affrettano a dire che il Tacito non è un liceo omofobo e che le scritte non vengono dall'interno dell'istituto ma dall'esterno:

Con il bullismo non c'entra nulla, da noi c'è un clima disteso e aperto. Penso sia opera di esterni, le lotte tra scuole purtroppo esistono e anche episodi simili come le aggressioni e gli insulti che hanno colpito il Manara o il Giulio Cesare. Non so se le elezioni fomentino le violenze, ma Prati è piena di celtiche e svastiche che andrebbero rimosse".

Non è la prima croce nera sui muri del Tacito: altre scritte, oggi rimosse, portano la firma di organizzazioni di estrema destra con sede in Prati.
Anche Arduino Maiuri e Andrea Basini, professori del Tacito, difendono la scuola: "Teniamo corsi sull'omosessualità nel mondo antico e abbiamo un bel rapporto con i ragazzi. Quest'atto deprecabile e odioso non c'entra nulla col nostro liceo". E di P. la preside Mori aggiunge: "Ha reagito benissimo, ha una bella famiglia alle spalle.
Lorenzo De Cicco su Messaggero invece comincia con l'escamotage dell'attribuire a Pietro un nome fittizio secondo una retorica terribile di proteggere la vittima da chissà quale infamia
Si chiama Giovanni, il nome è di fantasia, ha quindici anni ed è gay.
Ma poi più avanti, a Lorenzo gli scappa il nome vero...
La scritta potrebbe essere di un gruppo fascista, data la celtica, ma Pietro non ha idea di chi possa essere stato.

mercoledì 6 febbraio 2013

Le inesistenti aperture del vaticano alle coppie gay: cosa non si fa per dare in pasto agli elettori del Pd l’immagine di un Vaticano amorevole coi froci.

Il 4 Febbraio si è tenuta presso la Sala Stampa della Santa Sede la conferenza stampa sul tema "Da Milano a Philadelphia: le prospettive del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Presentazione degli Atti di Milano 2012" presieduta da Mons. Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

L'intervento Di Paglia, in linea con le posizioni del Vaticano  sulla famiglia, è consultabile online sul sito ufficiale della santa sede e sul nuovo sito dedicato alla famiglia.

Nel suo intervento Paglia ha difeso la famiglia smentendo chi ne vedeva la sua fine.
Negli anni Settanta si affermava la "morte della famiglia" e il cammino verso una società "senza padre". Certo, sono molti i problemi che riguardano il matrimonio e la famiglia, ma non dobbiamo dimenticare, dati alla mano, che la famiglia resta ancora oggi la "risorsa" fondamentale delle nostre società. 
Forse sarebbe il caso di ricordare a  Paglia che la morte della famiglia cui fa riferimento nel suo intervento è il titolo di un libro di David Cooper pubblicato in Italia da Einaudi nel 1972, nel quale l'antipsichiatra
individuava nella famiglia di quegli anni, tra le altre cose, una delle strutture atte a produrre la "normalità" e le basi del conformismo.

In Italia nel 1972 la famiglia era ancora quella del codice civile del 42 che vedeva nell'uomo il padre-marito cui erano gerarchicamente sottoposti madre e figli legittimi gli unici a godere della tutela giuridica nella trasmissione del cognome e del patrimonio di famiglia.

Bisognerà aspettare il 1975 per un cambiamento del diritto di famiglia che equipara giuridicamente i coniugi senza più alcuna differenza tra uomo e donna.

E' il caso di ricordare che solo grazie a due sentenze della Corte Costituzionale tra il 1968 (sentenza n. 126 del 19 dicembre 1968 illegittimità del primo e del secondo comma) e 1969 (sentenza n. 147 del 3 dicembre 1969 illegittimità del terzo e del quarto comma) verrà abrogato l'articolo 559 del codice penale che puniva l'adulterio della donna e non quello del marito1.

Mentre solo nel 1981 un'apposita legge (442 1981) abroga tre articoli del codice penale:

Il 544 che ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale anche ai danni di una minorenne, con il matrimonio riparatore, tra stupratore e stuprata.
La violenza sessuale era allora considerata un'offesa alla morale e non alla persona. Lo diverrà solamente nel 1996 con la legge n° 66.

il 587 sul delitto delitto d'onore2 e il 592 (Abbandono di un neonato per causa di onore).

La nuova famiglia si avvale del divorzio, grazie a una legge del 1970 ratificata dall'insuccesso del referendum abrogativo del 1974, e dalla legge sull'interruzione volontaria della gravidanza, de 1978, anch'essa ratificata dall'insuccesso del referendum abrogativo del 1982.

Insomma la famiglia  che negli anni 70 da più parti ci si auspicava di vedere sconfitta e distrutta era ben diversa dalla famiglia di oggi che nessuno vuole più cancellare, ma che si è modificata da sola nel tempo assumendo più di una configurazione.

Coppie coniugate o libere, di sesso diverso o dello sesso sesso con figli o senza figli ovvero con figli cresciuti da un solo coniuge (famiglie monogenitoriali).
Non che 40 anni queste  famiglie  non esistessero ma erano ufficiose e prive di qualunque tutela. Oggi qualche tutela c'è ma manca una legge di inquadramento generale. Quel che è cambiato è che all'epoca le ragazze madri le donne divorziate (o più blandamente separate) davano scandalo, oggi nessuno si scandalizza più se una donna ha prole fuori dal matrimonio o se la cresce senza un uomo accanto ovvero accanto a un uomo che non ne è il padre biologico.

La famiglia di oggi è meno maschilista e più egualitaria di quella di allora.
Non per Puglia che così definisce il matrimonio su cui secondo lui la famiglia si fonda ed è riconosciuta come tale.
(...) il bisogno di famiglia è iscritto nel cuore dell’uomo fin da quando Dio disse: "Non è bene che l’uomo sia solo, facciamogli un aiuto che gli sia simile"(Gn 2,18). Adamo era vivente, anzi appena creato, eppure gli mancava qualcosa di vitale, appunto una compagna, una compagnia. L’uomo, da solo, è niente: per lui tutto si gioca nell’interdipendenza, senza di essa non si esiste e non si è liberi.
La donna è un aiuto per l'uomo fattogli da dio.  A voi non viene da vomitare? A me sì.
Per Puglia l’autonomia individuale dell'uomo (sessisticamente usato anche come sinonimo di donne), fa prevalere  l’io  sul noi, il singolo sulla società, e quindi i diritti dell’individuo su quelli della famiglia.
E prosegue
In una società sempre più individualizzata è diventato facile – troppo facile - mettere in discussione sia il matrimonio che la famiglia, magari allargandone a tal punto il significato da far scomparire lo stesso significato dei termini. In effetti, si arriva a non riconoscere più nel matrimonio la radice della famiglia e in quest’ultima il fondamento della società
E' interessante l'inversione di prospettiva della famiglia la cui volontà di accedervi tramite il matrimonio viene vista non come la testimonianza di una voglia di famiglia rinata e diffusa ma come destabilizzazione della stessa.

Paglia rileva come
I dati statistici [senza citarne la fonte] sono unanimi nel rilevare che la famiglia si colloca al primo posto come luogo di sicurezza, di rifugio, di sostegno per la propria vita, e resta in cima ai desideri della stragrande maggioranza dei giovani. In Italia, ad esempio, circa l’80% dei giovani dichiarano di preferire il matrimonio (civile o religioso che sia), solo il 20% opta per la convivenza. Di questo 20% sembra che solo il 3% consideri la convivenza una scelta definitiva, l’altro 17% la pensa transitoria in attesa del matrimonio. E in Francia, i sondaggi rilevano che il 77% desidera costruire la propria vita di famiglia, rimanendo con la stessa persona per tutta la vita. La percentuale arriva all’84% per i giovani dai 18 a 24 anni.
Il neretto è mio.

Insomma tutti hanno voglia di famiglia e di matrimonio ma le coppie dello stesso sesso non possono accedervi.
Nelle diverse epoche storiche ci sono state trasformazioni talora anche profonde nell’istituto familiare, mai però è venuto meno il suo "genoma", la sua dimensione profonda, ossia essere una istituzione formata da uomo-donna e figli.
(...)
Si tratta di liberare il matrimonio e la famiglia da quella che chiamerei l’autosufficienza dei propri sentimenti. Non si possono togliere i confini assimilando il matrimonio e la famiglia a qualsivoglia forma di affetto. Né basta volersi bene per giustificare il matrimonio. Vanno poi smascherate le scelte sbagliate vestite di ragionevolezza. Si ritiene ad esempio che è impossibile pensare alla fedeltà matrimoniale "per sempre". Mi chiedo: perché si può dire for ever per la propria squadra di calcio e non per la propria moglie o il proprio marito? Evidentemente qualcosa non funziona. E che dire poi della consuetudine, non importa se voluta o imposta, della scelta di avere solo un figlio? Fra qualche anno: che ne sarà del termine "fratello" o "sorella"? E se passa la dizione "genitore A" e "genitore B"; mi chiedo: qual è la prima parola che i genitori si aspettano che il bambino dica?
Parole misuratissime nelle quali però emerge chiaramente l'idea antropologica del matrimonio (civile o religioso che sia) per il vaticano.

Per farcene un'idea basta leggere uno dei documenti del sito familia.va La pastorale della famiglia in tempo di secolarizzazione relazione di del Card. Ennio Antonelli Arcivescovo emerito di Firenze, nel quale si può leggere un attacco a tutte le famiglie etero diverse da quella ancora intatta e biologica, della quale  ho già avuto modo di parlare.

Nella relazione Antonelli cita il libro di Paolo Donati (a cura di) Famiglia risorsa della società Il Mulino, Bologna 2012.
Il libro è uno studio scientifico realizzato da un gruppo di esperti sociologi, coordinato dal Prof. Pier Paolo Donati dell’Università di Bologna. Comprende una ricerca di sfondo sui numerosissimi dati statistici raccolti e pubblicati in varie nazioni, quindi già a disposizione, e una nuova ricerca, compiuta in Italia nel periodo marzo-aprile 2011 su un campione di tremila e cinquecento persone adulte (dai trenta ai cinquantacinque anni) (...).

La nuova ricerca mette a confronto quattro situazioni familiari (o
parafamiliari):
l’assenza della coppia uomo-donna (singles; famiglia monoparentale);
la coppia senza figli (eterosessuale o omosessuale);
la coppia uomo-donna con un solo figlio;
la coppia uomo-donna con due o più figli.

Il quarto modello è la famiglia normale: coppia unita in matrimonio e aperta alla procreazione.
Esso risulta essere il più soddisfacente per i coniugi e il più vantaggioso per la società (ricambio generazionale e migliore formazione del capitale umano), a motivo della maggiore ricchezza di beni relazionali e nonostante la minore disponibilità media di risorse economiche, dovuta alla penalizzazione ad opera sia del mercato che dello Stato.
Sebbene il quarto modello sia di gran lunga il più desiderato dalla gente (giovani compresi), viene realizzato solo nel 40% delle case, perché non solo non riceve sostegno, ma viene penalizzato. Ciò fa prevedere gravissimi squilibri economici, sociali e culturali in un futuro abbastanza vicino.
La ricerca smentisce i tanti studiosi che di solito danno per scontato che il cambiamento (crisi del matrimonio, denatalità, pluralismo delle forme familiari) corrisponda alle aspirazioni della gente e perciò sia irreversibile e che le varie forme di far famiglia siano equivalenti per il futuro della società e per l’educazione dei figli.
Invece la ricerca conferma i risultati di molte precedenti indagini in vari paesi del mondo, dalle quali di solito si evita di trarre le logiche e doverose conclusioni per le politiche familiari e per la formazione dell’opinione pubblica.
Nel libro quei risultati sono presi in considerazione in riferimento alla relazione di coppia e in riferimento ai figli. Il matrimonio rende la coppia più stabile: due volte più della convivenza con figli; sei volte più della convivenza senza figli (Francia).
Comporta una migliore situazione finanziaria (guadagno mediamente più alto rispetto ai singles [sic] dal 21% al 24%), mentre la separazione dei coniugi impoverisce sia la donna che l’uomo e va a gravare sulla spesa pubblica (sussidi).
Il matrimonio favorisce la vita ordinata, la prevenzione delle malattie, la buona salute, con conseguente alleggerimento della spesa per sanità e assistenza.
Riduce la criminalità maschile del 35% e l’uccisione delle donne di nove volte rispetto alle convivenze (USA).
Produce maggiore soddisfazione e benessere psichico (16 nazioni su 17 prese in esame).
La coppia uomo-donna uniti in matrimonio è l’ambiente più idoneo per la procreazione e l’educazione dei figli.
In USA i figli cresciuti senza la figura paterna costituiscono il 90% dei senza fissa dimora, il 72% dei giovani omicidi, il 63% degli abusati sessualmente, l’85% dei giovani in carcere.
In Francia i figli dei genitori separati sono il 95% dei collegiali, l’80% dei ricoverati in psichiatria, il 50% dei tossicomani. In generale, i figli che crescono con un solo genitore hanno doppia possibilità di delinquere rispetto a quelli che crescono con ambedue i genitori.
Il 25% dei figli di genitori divorziati non riesce a guarire dal trauma della separazione e a rientrare nella media di adattamento sociale e di rendimento scolastico degli altri ragazzi.
Se si guardasse alla famiglia dalla prospettiva dei figli, cambierebbero la percezione e la valutazione di questioni come il divorzio, la procreazione artificiale, la pretesa al matrimonio e all'adozione da parte degli omosessuali [solo gli uomini le donne non contano], la corsa alla carriera professionale, l’organizzazione del lavoro, l’impiego del tempo, la celebrazione della festa.
Un attacco totale alle donne e agli uomini e a tutte le famiglie non del quarto tipo.
Da notare che le donne che crescono prole da sole sono definite  assenza della coppia uomo donna, dove l'uomo precede la donna nonostante in fatto di role la donna sia le gestatrice.
Insomma la famiglia cattolica è ancora quella del codice Rocco...

Sul sito del Mulino si trova uno schema ancora più pieno di luoghi comuni dei dati sciorinati da Anotnelli.


Notate come il secondo gruppo non annovera affatto le coppie di fatto dello stesso sesso.
Da notare anche le condizioni sociali la famiglia di provenienza e l'orientamento politico delle famiglie di secondo tipo che conferma il luogo comune dei dei luoghi comuni: Le coppie di fatto senza figli sono di prevalenza di estrema sinistra e di laureati. A differenza delle coppie sposate con prole numerosa che hanno una bassa istruzione.

Insomma la chiesa considera famiglie naturale 4 solo quella sposata, con entrambi i genitori biologici e con prole numerosa.

Di tutto questo discorso  la stampa non fa menzione preferendo soffermarsi solamente sulle domande che i giornalisti, presenti alla conferenza, hanno fatto a Paglia.
Interrogato su altri tipi di unione, mons. Paglia ha risposto che questo “è un terreno che la politica deve percorrere con estrema chiarezza, perché il crocevia della società è l'intreccio delle generazioni avviene nel cuore delle famiglie”.
Più nello specifico, parlando di unioni omosessuali, il vescovo ha ricordato “la pari dignità di tutti, poiché tutti sono figli di Dio”, ma al contempo ha ribadito che “la famiglia è formata da un uomo e una donna” e che “non si può chiamare matrimonio un’unione giustificata solo dall'affetto”.
“Se cinque uomini hanno affetto l’uno per l’altro, o se un padre ha affetto per sua figlia, questo non può essere considerato matrimonio” ha detto. Quindi, ha soggiunto,“il rispetto della verità non richiede l'abolizione delle differenze né un egualitarismo malato che abolisce ogni differenza”. (Zenit.org)
Paglia gioca di furbizia perché fa due esempi  che toccano due divieti presenti in tutte le legislazioni anche dei paesi che hanno esteso il matrimonio  alle persone dello stesso sesso: la poligamia e l'incesto.
Il matrimonio «è unicamente quello tra un uomo e una donna». E a dirlo «non c’è solo la Chiesa, ma anche la Costituzione italiana».
Bugia, visto che  l'articolo 29 della nostra Costituzione non parla espressamente di uomini e donne3.
Esiste poi «l’arcipelago delle altre convivenze non familiari», per le quali «è bene che si cerchino soluzioni patrimoniali e nel diritto privato». E questo «senza nulla togliere alla uguale dignità di ogni essere umano».

(...)
non dobbiamo pensare che il matrimonio sia giustificato solo dall'affetto  l’autosufficienza del sentimento non giustifica da solo il matrimonio. Certo, c’è anche l’amore, ma esso ha una struttura pubblica che non può essere allentata. Se poi ci sono diritti individuali da garantire, è bene percorrere altre strade». «Solamente l’uomo e la donna – ha aggiunto monsignor Paglia – possono dar luogo a una famiglia. Gli altri affetti non giustificano il matrimonio, perché quest’ultimo implica generatività. Se per matrimonio intendiamo qualunque affetto, allora abbiamo distrutto tutto e a perderci siamo tutti». (...)
La verità, ha aggiunto, «non richiede l’abolizione delle differenze o una sorta di egualitarismo malato, altrimenti apriamo la strada al diritto al figlio. Ma che siamo al supermercato? Il figlio è anche un dono, non è mica un frutto matematico di due files che si incontrano».
Paglia, ha già anticipato queste considerazioni una intervista del giorno prima della conferenza stampa a radio vaticana.
Ora, ad esempio l’adozione dei bambini da parte degli omosessuali, porta il bambino ad essere una sorta di merce, cioè: come ho diritto a questo, ho diritto anche a quell’altro. In realtà, il bambino deve nascere e crescere all’interno di quella che – da che mondo è mondo – è la via ordinaria, cioè con un padre e una madre. Il bambino deve crescere in questo contesto. Ora, purtroppo, accade in effetti che a volte ci siano situazioni drammatiche, ma attenzione: la patologia è una cosa, e inficiare questo principio è pericolosissimo, per il bambino anzitutto, ma per l’intera società. (...)

(...)  L’uguaglianza è una cosa, il rispetto della diversità è altro perché proprio per avere un’uguaglianza robusta è necessario rispettare le diversità. Che tristezza sarebbe un mondo tutto grigio! Grazie a Dio, c’è l’arcobaleno che ha, appunto, una serie di colori che fanno la luce.
(...) 
In questo senso, la teoria del gender che appunto vuole dire che le differenze – lo diceva il Papa nel saluto alla Curia – sono solo frutto della cultura, è veramente non saper leggere la realtà nella quale viviamo. Che l’uomo possa ovviamente aiutarsi e promuovere la cultura, è un conto; ma a scapito della natura? Perché allora – mi chiedo – siamo tanto solerti nel combattere le manipolazioni nella natura, a proposito di ecologia e di ambiente, e siamo invece così poco attenti alle manipolazioni  all'interno dell’antropologia? Non è che questo è invece un piegarsi  all'individualismo absolutus, appunto, alla crescita di un ‘io’ senza più nessun legame? E questo è, purtroppo, a mio avviso il rischio che stiamo correndo.
(...) In effetti, gli ultimi “no” che ancora un po’ resistono sono quelli alla poligamia e all'incesto: ma resistono ancora per quanto? E li stiamo già intaccando per una dittatura dell’‘io’ che certamente come prima conseguenza ha la distruzione della famiglia e poi della città, della società e del concerto delle nazioni. Ecco perché la Chiesa, conoscendo – lei, esperta in umanità – la forza anche sociale e antropologica della famiglia, la difende in ogni modo: perché ama l’uomo, ama la donna, ama tutti, e non vuole che venga distrutta la culla dove nasce e si irrobustisce la stessa società.
Ritornando alla conferenza stampa Paglia ha concluso riferendosi alla legge sull'estensione del matrimonio in Francia
«Se un’importante autorità governativa – ha commentato – dice che con una legge approvata dalla maggioranza si vuole cambiare la civiltà, è evidente che si nasconde qualcos’altro». «Onore, dunque, ai vescovi francesi» che hanno avuto «il coraggio di aprire un dibattito e sono a loro volta rimasti sorpresi dalle adesioni di altri, compreso il Gran Rabbino, uomini di cultura per nulla credenti, i rappresentanti dei luterani e dei musulmani francesi. È questa la via: dobbiamo tornare a pensare, prima di decidere per altri motivi».

Infine monsignor Paglia ha tenuto a precisare che per la Chiesa «tutti gli uomini hanno pari dignità», qualunque sia il loro orientamento sessuale. E ricordando che nel mondo ci sono più di 20 Paesi in cui l’omosessualità è un reato ha invitato a fare il possibile per eliminare simili discriminazioni. (Avvenire Paglia: «Il matrimonioè tra uomo e donna»)
Repubblica parla di Apertura della chiesa alle coppie gay.

Come ha ben notato Michele Darling nel suo blog
La sedicente apertura conisterebbe – badate bene – in contratti di diritto privato che non garantirebbero altro che quei pochi diritti, in vario modo, già garantiti grazie allo straordinario lavoro di avvocati e giuristi. Non si tratta di un riconoscimento, bensì di una ricognizione di diritti che sono stati già accertati dai Tribunali! Si tratta di una banale scrittura privata!
Una posizione cui la chiesa non è nuova, come ricorda Michele alla fine del suo post dove propone un florilegio di articoli5 dal 2007 in poi. Prosegue Michele
Non è vero, com'è scritto nel sensazionalistico titolo e ribadito nel testo (perfino con un virgolettato che, in realtà, non è stato mai pronunciato), che la Chiesa apre ai “diritti delle coppie“. Le cd. “soluzioni di diritto privato“, infatti, non riguardano le coppie! Ma solo i diritti individuali di chi si ritrova a convivere. Ripeto: non c’è affatto il riconoscimento di un’unione tra due persone, ma solo la ricognizione di diritti di singoli individui che – per una qualunque ragione, affettiva o amicale – si trovano sotto lo stesso tetto.
C'è un ultimo punto dolente in tutto questo discorso di cui nessuno sembra accorgersi e che solo Michele Darling nota con lucida precisione  che quando Paglia si dice contrario alla criminalizzazione delle persone omosessuali nel mondo, l'articolo di Repubblica non ricorda
al lettore che è proprio il Vaticano ad essersi opposto alla depenalizzazione dell’omosessualità in sede Onu. È cioè anche colpa del Vaticano se – come dice l’esponente del Vaticano – “in oltre venti paesi l’omosessualità è ancora perseguita come un reato“. Con quale coraggio dicono di essere contrari alla criminalizzazione dell’omosessualità? Con quale coraggio Repubblica fa passare come un dato non controvertibile quest’affermazione?
Cavolo, cosa non si fa per dare in pasto agli elettori del Pd l’immagine di un Vaticano amorevole coi froci.
Conclusione degnissima che ho ripreso come titolo del mio post. Spero Michele non me ne voglia.

Insomma questo paese ha un problema di democrazia incontenibile e irredimibile. Non possiamo mettere in discussione ogni singola virgola che vien scritta da questo o quel giornale eppure se vogliamo davvero capirci qualcosa siamo obbligati a farlo. Che Repubblica fosse un giornale di merda lo si sapeva già da tempo ma che per fare propaganda al PD  arrivi a dire il falso beh la dice lunga sugli italiani le italiane il giornalismo e il paese intero.



note

1) La moglie adultera è punita con la reclusione fino a un anno.
Con la stessa pena è punito il correo dell’adultera.
La pena è della reclusione fino a due anni nel caso di relazione adulterina.
Il delitto è punibile a querela del marito.
2) Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella. Se il colpevole cagiona, nelle stesse circostanze, alle dette persone, una lesione personale, le pene stabilite negli articoli 582 e 583 sono ridotte a un terzo; se dalla lesione personale deriva la morte, la pena è della reclusione da due a cinque anni. Non è punibile chi, nelle stesse circostanze, commette contro le dette persone il fatto preveduto dall'articolo. 

3 [l'articolo 29] non limita l’istituto del matrimonio a persone di sesso diverso. In questo senso, i nostri costituenti, già nel 1945, si sono comportati in modo molto diverso dai costituenti di altri paesi affini al nostro che invece specificavano espressamente che i coniugi dovessero essere di sesso diverso (e che per questo, in anni più recenti, si sono trovati di fronte a difficoltà maggiori di quanto non presenti il nostro testo costituzionale). Naturalmente, sarebbe inutile sostenere che i padri fondatori della nostra costituzione avessero in mente l’eventualità di estendere il matrimonio anche a persone dello stesso sesso o all’eventualità che in un futuro si sarebbe posto al legislatore ordinario questo problema. Essi, semplicemente, non hanno specificato l’esigenza della diversità di sesso perché per essi era naturale che il matrimonio fosse possibile soltanto tra persone di sesso diverso.
(Marco Balboni  La famiglia e l’art. 29 della Costituzione: alcune riflessioni)



4) giocando semanticamente su quell'aggettivo contenuto nella nostra Costituzione all'articolo 29 (La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio) dove naturale non ha il significato comune di unico conforme a una ideologia o religione o etica, propri come fa Antonelli quanto definisce il quarto gruppo di famiglie del libro quella naturale.  Il significato è un altro, naturale è cioè
inteso come dato pregiuridico, che il diritto positivo si limita appunto a riconoscere. La famiglia è un dato sociologico, che la costituzione non crea ma si limita a tutelare (Marco Balboni
La famiglia e l’art. 29 della Costituzione: alcune riflessioni)
5)
  • (Aprile 2007) Mons. Fisichella: “Non vi può essere equiparazione tra la famiglia e altri tipi di unione, poi sta al legislatore trovare, nel diritto privato, le forme necessarie per evitare discriminazioni
  • (Marzo 2007) Comunicato Conferenza Episcopale Italiana: “Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari. Siamo però convinti che questo obiettivo sia perseguibile nell’ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia
  • (Marzo 2009) Mons. Golser di Bolzano: “[le coppie gay] avranno sicuramente bisogno di una qualche tutela giuridica, che però non può essere definita matrimonio. Penso a un tipo di tutela individuale
  • (Agosto 2012) Bagnasco: “Nessun vuol negare i diritti individuali: assolutamente no! Ma il matrimonio è un’altra cosa

domenica 3 febbraio 2013

Vive Christiane Taubira!

Un parlamento del genere in Italia evidentemente non ce lo meritiamo proprio

Bagnasco sui matrimoni tra persone dello stesso sesso.

E mentre i giornali di qualunque orientamento politico e qualunque posizione nei confronti dell'estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso (si, ni, so, no) agitano lo spauracchio delle parole apocalittiche e contrarie del cardinal Bagnasco che parla di baratro (ricordando, se ci fosse da ridere, la signorina Vaccaroni di Avanzi)


è bene leggere quel che il presidente della Conferenza episcopale in Italia ha detto davvero nell'interezza del suo pensiero.

Intanto cominciamo dal contesto in cui questo pensiero (sic!) è stato pronunciato: il convegno Famiglia, risorsa per la chiesa e per la società che si è svolto sabato sera nel capoluogo ligure, ottavo dei 16 Convegni pubblici regionali promossi dall’Azione Cattolica in preparazione alla prossima Settimana sociale dei cattolici Italiani.

Come riporta il SIR le parole di Bagnasco non esprimono solo metafore di apocalisse o di condanna per i matrimoni gay come sembrerebbe a leggere gli articoli dei principali quotidiani, ma esprime la volontà totalitaria di imporre una religione come valore universale e condiviso andando contro il principio democratico di pensare e vivere diversamente dai precetti della religione cristiana. 
Per Bagnasco è un errore che l'Europa ha dimenticato le proprie radici cristiane, le radici della propria cultura e della propria civiltà. Senza queste radici si varano leggi sbagliate che non sono solo quella del matrimonio tra persone dello stesso sesso ma tutte quelle leggi sulla vita, sulla famiglia, sulla libertà che per Bagnasco stanno dimostrando che non acquistano in termini di una civiltà più umana e solidale ma semmai più individualista e più regressiva.

In un tentativo disperato di negare la realtà della presenza delle famiglie omogenitoriali Bagnasco si permette di dire che
è esperienza universale che la famiglia non è un qualcosa che lo Stato o l'autorità abbia mai inventato (...) lo Stato ha sempre riconosciuto questa realtà, questo valore etico, spirituale, e culturale della famiglia come la nostra Costituzione molto bene riconosce.


E' strano che proprio Bagnasco affermi questa semplice constatazione proprio  quando la posizione della chiesa in tutti i casi di conflittualità tra libertà democratica e teocrazia totalitaria attesta che sia sufficiente il divieto per legge per impedire che certi comportamenti o certe pratiche vengano compiute. Prendiamo il caso dell'aborto.
La 194 non creò una possibilità che fino a quel momento non c'era, al contrario intervenne  per controllare una situazione endemica di aborti clandestini tutelando prima di tutto la salute delle donne.
La stessa cosa vale per l'estensione del matrimonio anche alle persone dello stesso sesso.
Se la legge deve essere fatta non è per aprire a una possibilità della quale fino ad ora non c'era l'esigenza o la necessità ma, al contrario, per tutelare tutte quelle coppie di fatto con o senza prole che in Italia già esistono e non hanno alcuna tutela o riconoscimento legali.

Lo hanno detto anche la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione.

Il Baratro di cui parla Bagnasco non è solo quello del matrimonio gay ma ben più in generale quello dell'autodeterminazione dell'uomo (e della donna)
Nella nostra società, ha detto ancora il cardinale, siamo di fronte ad "una inversione per cui la grande capacità di fare che l'uomo ha assunto grazie alla tecnica - questo è in sé un dato positivo - sta diventando la volontà, la pretesa di fare sé stesso". Ma "quando l'uomo, dal poter fare grazie alla scienza, alla tecnica e alla ricerca, pretende poi di fare sé stesso a piacimento, vuol dire che siamo vicino al baratro".
L'uomo non può fare se stesso  e quindi non può decidere della sua vita come della sua nascita o della sua morte.
E' dio a decidere su questi momenti importanti della vita delle persone, dio, cioè l'incarnazione totalitaristica sadica e tanatofila della più pericolosa religione del pianeta l'unica che  offre ai suoi accoliti il sangue e il corpo del figlio del proprio dio come promessa di resurrezione, nel proprio corpo, per la vita eterna.

E' ora che a questa cultura di morte, sadica e patriarcale, maschilista fin nel midollo e sessuofoba, vengano tolti tutti i privilegi di cui gode in Italia e rimanga come associazione privata e che pur discriminando e non ritenendo tutti uguali non viene cancellata in nome di una democrazia vera (purtroppo c'è la Costituzione) ma che almeno non gode più del sostegno e del prestigio dello Stato italiano che dovrebbe trattare la storiella di Maria vergine prima durante e dopo il parto di Gesù sulla falsariga delle idee di scientology o degli ufo o della parapsicologia.

Il vero baratro è quello su cui si trova una chiesa ormai completamente immersa nella lotta per il mantenimento dei propri privilegi.
Il matrimonio tra persone dello stesso sesso può essere una testa di ariete che sfonda le porte della città di dio e fa piazza pulita di una ideologia venefica per tutte le donne e tutti gli uomini.

Ma quanto siamo tutte naïf. Sul Coming out di Alessandro Grilli.

Il programma è noto.
L'eredità. Conduce Carlo Conti. Quando si introduce un/a nuovo/a concorrente, di solito accompagnato/a da un/a familiare, la moglie, il fidanzato, una figlia...,  li si  presenta anche con cenni alla vita privata: studi, famiglia, lavoro, hobby...

Anche nel caso di Alessandro Grilli, giovane 21enne di Seravalle (Ferrara)  le domande vertono sugli studi, sull'occupazione e sul suo stato civile.
Alessandro dice che è single. Che per lui non si trova. Per me no. Conti chiede come mai.
C'è crisi risponde Alessandro. Il paese è piccolo sono più abituato alle grandi città.
Quando torni saranno contente le ragazze...
commenta Conti
Alessandro risponde facendo cenno di no col dito: Non tanto le ragazze.
Poi fa una pausa, per spiegarsi bene e non cavarsela con un sono gay che non significa nulla. E prosegue Sono andato al Gay Pride, infatti. Quindi cercherei più un ragazzo.

Non sono gay, cioè appartengo a una razza a parte, a una classe coesa e uguale e unita (l'orientamento sessuale non ci unisce infatti, a unirci è la discriminazione in base ad esso, anche due etero possono essere accomunati dall'orientamento sessuale ma essere differenti in tutto il resto) ma mi piacciono i ragazzi che è l'unica cosa che la parola gay indica davvero senza individuare stereotipi comportamentali o posturali o del modo di vestire, o dei gusti non sessuali (musica, lavoro, hobby) come purtroppo la parola gay indica  a causa dello stereotipo che si porta appresso.

Mi piacciono i ragazzi. La cosa più naturale di questo mondo detta con altrettanta naturalezza e un sorriso franco.

E poi si passa oltre perchè non c'è nient'altro da aggiungere.


Se il concorrente precedente va a baciare la moglie,  Alessandro, che non ha il ragazzo, si presenta al gioco da solo, accompagnato da nessuno. Il pubblico ti adotta subito commenta Conti.

Nell'immaginario collettivo mediatico si tratta una visibilità monca, perchè il ragazzo - e non è certo colpa sua -  è single e non lo accompagna nemmeno uno straccio di amica. Frocio sì, ma da solo, come sono condannati alla solitudine tutti i gay.
D'altronde non è forse questa la paura delle mamme, che i figli gay rimangano da soli perchè non mettono su famiglia?

Il Vaticano ha da gongolare. Il gay in tv in fascia pre serale è giovane e non radicato nella società.

Non c'è da esaltarsi, mediaticamente parlando.

Certo il gesto di Alessandro rimane, nella sua spontaneità e freschezza e disarmante semplicità, un punto di riferimento.

In realtà non ci dovrebbe essere nulla di eccezionale in questa dichiarazione se non fossimo in Italia e se l'omosessualità non fosse ancora in pieno stigma.

Interessanti le reazioni dei blog e della stampa.

Nessuno nota che, a differenza degli altri concorrenti, Alessandro è da solo in studio e non è accompagnato nemmeno uno straccio di amica (eppure, si sa, i gay so sempre pieni di figa...)

Tutti si soffermano sul coming out quando Alessandro non ha nascosto il suo orientamento sessuale anzi lo ha subito ammesso.

Il coming out avviene quando, dopo aver usufruito per un po' di tempo della presunta eterosessualità, ancora considerata di default e quindi attribuita a tutti e tutte, tu sciogli l'equivoco e dici che ti piacciono i ragazzi (o le ragazze) . Alessandro invece lo ha detto subito sciogliendo l'equivoco sull'eterosessualità di default non suo ma di Conti.


Il coming out si fa prima di tutto in famiglia, e nella sfera delle amicizie, o del posto di lavoro o a scuola, se Alessandro lo dice così apertamente in tv non solo non ha niente da nascondere ma evidentemente dice qualcosa che, chi per lui conta, sa già.


Più che di coming out di Alessandro si tratta di discriminazione del mezzo televisivo che non considera l'omosessualità come un orientamento sessuale di default, anche se statisticamente minoritario, tanto quanto quello etero.

Nessuno però nota questo particolare.


Per tutti il gesto di Alessandro è eroico di per sé perchè ha avuto il coraggio di dire che è un busone.

Nessuno nota che, invece, è riuscito a trovare un posto in un immaginario collettivo che quel posto non glielo dà.

Un florilegio di titoli ci chiarirà le idee.

L'eredità, un concorrente gay confessa: "Cerco un ragazzo" (reality show)

Alessandro non confessa, verbo che ha sì il significato di dichiarare apertamente ma qualcosa di negativo.

Alessandro dice.

Nel sommario del post di gay.tv che titola

L'Eredità, coming out in diretta tv del concorrente gay Alessandro Grilli


si legge Il concorrente Alessandro Grilli ammette: "Sono andato al Gay Pride quindi cercherei più un ragazzo".

Ammette. Come il confessa dell'altro bog.
Si ammette, cioè si riconosce apertamente, un errore; di essere impaurito; che il compito sia difficile (Sabatini Coletti online).


Insomma già solo nei siti gayfriendly l'omosessualità rimane una eccezione, qualcosa da confessare, da ammettere, da togliersi il peso facendo sapere a tutti che non si è conformi.

Questo modo di sentire è talmente connaturato che Gay.it arriva addirittura a dire il falso: per sottolineare l'eccezionalità del coming out di Alessandro apre il post dicendo:
Un coming out in tv, quando meno il pubblico se l'aspetta e in una trasmissione che ha poco a che vedere con la vita privata di chi vi partecipa.
Poco a che vedere con la vita privata? Ma se nella stessa puntata in studio, ad accompagnarli, ci sono la moglie di un concorrente e il fidanzato di un'altra che parlano del carattere dei/delle loro partner?!

Insomma non siamo lontani dalla ricettività da gossip.

Un busone lo ha detto avanti a tutti, fico no?! 
Senza pensare al contesto, al messaggio, a come altri ragazzi che davvero ancora non lo hanno detto a nessuno possono usare la spontaneità di Alessandro come modello per il proprio Coming out.
Un sito rivolto ai gay dovrebbe pensare a questo.
Dovrebbe sostenere, aiutare, normalizzare (lo so che la parola è ambigua).

Invece conta solo l'aspetto evenemenziale della notizia.
Un frocio ha fatto coming out in diretta tv su rai uno.


Non da meno sono i quotidiani.

Repubblica
titola

L'Eredità, la confessione del concorrente gay: ''Cerco un ragazzo''



Insomma mentre per Alessandro dire che cercherebbe un ragazzo è la cosa più normale di questo mondo per la rete e la stampa Alessandro si confessa, ammette di essere...


Di tutt'altro stile Libero che titola
Carlo Conti, che gaffe con il concorrente gay a L'Eredità
mentre il sommario dice
Il conduttore del quiz Rai incalza il giovane Alessandro: "Perché sei single? Chissà le ragazze...". Replica imbarazzata: "Veramente sono andato al Gay Pride"
Dove l'opposizione su cui è costruita la descrizione è tra le ragazze attribuite al frocio che risponde imbarazzato che va al gay pride.

Capito etero ed ...etere che andate ai pride? Siete omosessuali anche voi!!!