domenica 18 agosto 2013

Il suicidio giovanile e l'omosessualità: note sparse (2)

La volta scorsa abbiamo visto come nonostante la stampa affermi il contrario il trend dei suicidi giovanili, di tutta la popolazione giovanile sono in netto calo  suicidi nella popolazione lgbt.

Abbiamo  anche visto che il maggiore numero di suicidi nella popolazione lgbt è spiegata con l'omofobia che viene vista e descritta solamente nel senso stretto di stigma per le persone lgbt mentre, beninteso, l'omofobia miete vittime anche tra la popolazione straight.

Ci siamo lasciati chiedendoci quali sono i dati numeri sui suicidi della persone lgbt.
 
La letteratura sui suicidi della popolazione lgbt è un vero vaso di Pandora.
Decine e decine di survey, la maggior parte dei uqali non italiani. Quelli italiani pochi e difficilmente accessibili. 

Da questi survey sono stati tratti studi e report.

Uno di questi, che esiste, fortunatamente per voi, anche in italiano, abbastanza significativo e che possiamo prendere come nostro primo punto di riferimento, è la Relazione di ILGA-Europe* per la Commissione degli Affari Sociali, Sanità e Famiglia dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa dal titolo
Il suicidio tra i giovani gay, lesbiche, bisessuali e transgender  pubblicato nel 2007 e che potete leggere, e scaricare,  qui.


Nella relazione si legge che

Quasi tre decenni di ricerca hanno ripetutamente dimostrato che i giovani gay, lesbiche, bisessuali e transgender (“LGBT”) sono significativamente più inclini a tentare il suicidio rispetto ai loro coetanei eterosessuali. (Relazione di ILGA-Europe pag. 3)

Ognuna di queste affermazioni è corredata da un riferimento bibliografico che per il momento tralasciamo. 
Incline a tentare il suicidio non significa che i giovani (sessisticamente) lgbt commettano più suicidi ma che ne sono solamente più propensi.

Non si tratta di persone suicide ma persone con una alta suicidalità.
 
Rendo così, con un pessimo neologismo che non vuole esser tale, la parola suicidality
coniata dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti nel 2004, per includere tra gli effetti collaterali di alcuni antidepressivi la tendenza al suicidio.

Dunque gli studi sui suicidi tra la popolazione lgbt non attestano già  i suicidi commessi  e nemmeno quelli tentati.
Attestano una maggiore predisposizione al suicidio come attesta la Relazione:
Una ricerca condotta a partire dagli anni ’90 utilizzando un’ampia scala rappresentativa di adolescenti  ha  confermato  i  risultati  di  una precedente  ricerca   sul  forte  legame  tra  la condizione  di  “minoranza  sessuale”  e  il  suicidio.( Relazione di ILGA-Europe pag. 3 ).


In realtà nella versione in inglese del rapporto si parla di suicidality dunque, di nuovo,  non già il suicidio ma la tendenza suicida.

Per minoranza sessuale si intende la

posizione  sociale  stigmatizzata,  il  quale  è  denominato  “minority
stress”  (t.l stress  di  minoranza). 

Minoranza sessuale è una cattiva traduzione dell'inglese Minority stress.

Secondo Michael Dentato nel suo articolo The Minority Perspective

Una forte correlazione può essere tracciata tra (a) la teoria dello stress minoritario, che sottolinea i processi di stress (esperienza del pregiudizio, aspettativa di rifiuto, omofobia interiorizzata) e dei processi di miglioramento nell'affrontare questi processi di stress, e (b) una maggiore probabilità di disagio psicologico e problemi di salute fisica tra gli uomini gay e bisessuali e altre popolazioni delle minoranze sessuali. La teoria del minority stress fornisce un quadro utile per spiegare ed esaminare le disparità di salute e il ruolo dell'omofobia come paradigma sociologico che vede le condizioni sociali come causa di stress per i membri di gruppi sociali svantaggiati, che a sua volta può aumentare il rischio per l'HIV, tra gli altri fattori di rischio. (traduzione dall'inglese mia)
Disparità di salute fisica e mentale.

Tra queste rientra anche il suicidio.

Dunque in chiave psichiatrica si nota come le persone omosessuali siano mediamente più malate, fisicamente  e mentalmente.

Più malate in che senso? Con quale tipo di malattie? Quali comportamenti psicotici? 
Ci torneremo.

Come si può capire anche da questa minima punta di un icerberg gigantesco, ma, in ultima analisi, facilmente eludibile, qualunque sia il motivo per cui si cerca di verificare perchè le persone omosessuali siano più o meno mentalmente malate delle persone etero, al di là dei dati che emergono da queste ricerche, che sono smepre inconcludenti perchè contraddittorie e contraddette da studi successivi,  è chiaro che il punto di partenza è pregiudiziale:  se ci si chiede e si va a indagare sei i froci sono più malati è segno inequivocabile di un pregiudizio discriminante.


Non dimentichiamoci che per la psichiatria il suicidio è una malattia mentale:
Numerosi  studi  hanno  provato  il collegamento  tra  il  minority stress  e,  da  una  parte  l’omofobia  internalizzata***,  dall’altra  i  problemi  di  salute  mentale, inclusi pensieri suicidi e i tentativi di suicidio. Relazione di ILGA-Europe pag. 8


Dunque il gatto si morde la coda.
I gay si suicidano di più perchè sono malati e sono malati perchè si suicidano di più....

Nella relazione si legge:

(...) un  sondaggio  del  1999 realizzato  con  3365  studenti  della  scuola  secondaria  superiore  negli  USA  ha  rilevato  che giovani gay, lesbiche e bisessuali fossero 3.4 volte più inclini a testimoniare [sic] un tentativo di suicidio,  mentre  una  rassegna  Norvegese  nel  2001  di  numerosi  studi,  tra  i  meglio documentati secondo gli esperti, ha rilevato che il rischio di tentato suicidio tra i giovani gay, lesbiche  e  bisessuali  fosse  dalle  due  alle  sei  volte  più  elevato  rispetto  che  tra  i  coetanei  eterosessuali.
La  ricerca  sui  giovani  transgender  ha  mostrato  inoltre  una  significativa
incidenza superiore alla media di tentativi di suicidio. Relazione di ILGA-Europe pag. 3
In inglese si legge gay, lesbian, and bisexual youth were 3.4 times more likely to report a suicide attempt. t.l maggiori probabilità (e non incidenza)


C'è insomma uno slittamento semantico dal suicidio come atto compiuto o tentato e fallito verso l'idea di probabilità propensione, desiderio, un'attrazione verso il tentativo di suicidio.

Più avanti  nella stessa relazione si specifica infatti che: 

La  ricerca  empirica  smentisce  in  modo  chiaro  la  correlazione  tra  la  condizione  di  omo-bisessualità  e  i  problemi  di  salute  mentale,  inclusi  pensieri  suicidi  e  tentativi  di  suicidio.
Dall’altro lato, la ricerca internazionale ha evidenziato l’impatto negativo che emarginazione, stigmatizzazione  e  discriminazione  possono  avere  sulla  salute  mentale  e  il  benessere  dei giovani LGBT.  
Relazione di ILGA-Europe pag. 8
Dunque

1) non c'è collegamento tra l'omosessualità in sé e la suicidalità

2) la pressione sociale dell'omofobia, compresa quella interiorizzata (nella relazione si usa il participio internalizzata), fanno aumentare, dicono gli studi, la suicidalità nella popolazione lgbtq.


E' interessante notare due fatti.


1) Il pregiudizio nei confronti del suicidio visto esclusivamente come malattia mentale e mai, in nessun caso, come strumento di autoaffermazione  (cfr. il mio post Il suicidio non è una scelta debole);  il suicidio visto comunque come indizio di vulnerabilità psicologica.

2) afferire la pressione sociale dello stigma omo\transnegativo*** e eterosessista**** esclusivamente alle persone non eterosessuali:

I  problemi  di  salute  mentale  che possono  comparire  tra  i  giovani-adulti  gay  e  lesbiche  tendono  ad  essere  spiegati  in  termini sociali  o  socio-politici  piuttosto  che  psicologici,  così  come  le  situazioni  psicologicamente difficili  derivanti  generalmente  dal  contesto  sociale,  incluse  le  rappresentazioni  sociali negative della sessualità gay e lesbica si traducono in una maggiore vulnerabilità psicologica degli stessi in quanto minoranza sessuale. (i neretti sono miei) Relazione di ILGA-Europe pag. 4


Così da un lato il minority stress non tiene conto di tutte quelle persone che pur non omosessuali possono comunque essere colpite dall'omonegatività, come ho già avuto modo di dire nella prima parte di queste note sparse, dall'altro il minority stress giustifica, perchè spiega, e isola tutti i danni dell'omonegativià incorporandoli nel fatto che la popolazione lgbt, appartenendo a una minoranza sessuale (definizione di per sè omofoba visto che riassume l'orientamento alla sola sfera sessuale escludendo nella definizione quella affettiva) soffre per lo stress derivante da questo stato di minoranza. Una definizione ambigua e deresponsabilizzante per chi discrimina per chi diffonde lo stigma.

Se l'omosessualità è una minoranza non è certo responsabilità della maggioranza.

Mentre lo stigma è una responsabilità sociale collettiva.

Un conto è sentirsi frustrati perchè in quanto vegetariani si vive in un mondo di carnivori che non ti prende in considerazione e un po' ti sfotte, un conto è essere omosessuali e vivere in una società che non ti dà spazio alcuno senza fornirti strumenti di (auto)rappresentazione e di espressione sociale neutri ma sempre e solo negativi come, pure, la relazione, riporta più avanti:
Tre quarti degli intervistati sono convinti che i mass-media esprimano pregiudizi o elementi discriminatori.  Le persone  e le questioni  LGBT sono ritenute da escludersi nella comunicazione  dei  media,  nel  senso  che,  quando  se  ne  parla,  vengono  generalmente rappresentate in maniera negativa o stereotipica.  Relazione di ILGA-Europe pag. 8



Un concetto infelice quello di minority stress che ha una vocazione quasi terzosessista e che si applica esclusivamente alle persosne lgbt mentre ci sono quattordicenni che magari vogliono indossare una maglietta rosa senza essere necessariamente visti come gay, non perchè essere gay sia qualcosa di negativo ma semplicemente perchè gay non lo sono.

Insomma lo stigma per l'omosessualità è trans-orientamento sessuale investendo le persone etero quanto quelle omosessuali e bisex.

Non così per i ricercatori che ne fanno una questione ad hoc.


Lo stress sociale non è dato tanto dalla minoranza quanto dal fatto che quella minoranza non è annoverata nella sfera del lecito, del normale, del possibile, del disponibile, del paritario.

Non è l'unico concetto ambiguo creato dalla scuola di pensiero angloamericana, caratterizzata da una fortissima vocazione terzosessista e idealista che vede l'omosessualità come condizione a sé, determinata geneticamente, incompatibile con l'eterosessualità cui si dà la paternità ideologica del dualismo dei generi, che nega uno statuto a sè della bisessualità considerata come terra di mezzo ambigua e autonegatoria).

Il concetto di metrosexual, la preoccupazione delle ragazze che il ragazzo con cui escono possa essere gay perchè si cura le sopracciglia o magari non ci ha provato alla prima uscita, sono tutti segni di una società divisa e martoriata in mille sottocategorie che impoveriscono il genere umano e donnano che è uno solo, dove la differenza (e non la diversità) di uno, di una,  è ricchezza di tutti e tutte.

Tutti arogementi che meriterebbero un post a parte e che, in qualche modo, ho già avuto modo ripetutamente di affrontare in molti dei mie post precedenti.

Per tornare al topic di questo post possiamo dunque dire che i dati statistici internazionali (lasciando quelli italiani a un post successivo) ci danno informazioni circa non già i suicidi avvenuti ma circa la propensione al suicidio che abbiamo chiamato suicidalità (dall'inglese suicidality).

E diversi studi attestano che  la popolazione lgbt ha una suicidalità fino a tre volte superiore alle persone non lgbt.

Suicidalità legata non alla omosessualità in sè ma alla pressione sociale (omonegatività, eterosessismo) in qualche modo razionalizzate con il concetto di  minority stress, stress da minoranza dove la pressione sociale e lo stigma si trasformano concretamente in malattia fisica e mentale a maggior carico delle persone omosessuali. 

Quali sono i criteri cui sono stati raccolti i dati?

Quale attendibilità hanno i questionari così raccolti?

Quali sono le malattie che colpiscono di più la popolazione lgbt ?

Chi ci assicura che un gay incazzato per essere discriminato, più che depresso, magari dice di avere pensato al suicidio per sollecitare le istituzioni a intervenire contro lo stigma omofobico?


Per rispondere a queste domande dobbiamo entrare nel vivo di questi survey.

E' quel che faremo nel prossimo post.


(continua)






*La ILGA-Europe è la sezione europea della ILGA Associazione internazionale LGBTI che lavora per l'uguaglianza ei diritti umani per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali a livello europeo. Una organizzazione internazionale ombrello non governativa che riunisce 408 organizzazioni provenienti da 45 dei 49 paesi Europei.
Le associazioni italiane aderenti all'Ilga-Europe sono parecchie, e precisamente,

Arcigay
Arcigay Catania
Arcigay Frida Byron Ravenna
Arcigay Gioconda Reggio Emilia
Arcigay Il Cassero
Arcigay La Giraffa
Arcigay Piacenza
Arcigay Pisa
Arcigay Roma Gruppo Ora
ArciLesbica
ArciLesbica Bologna
Associazione Genitori di Omosessuali AGEDO
Associazione InformaGay
Associazione Omosessuale Articolo 3 di Palermo
Associazione Radicale Certi Diritti
Centro Risorse LGBT
CUBE - Centro Universitario Bolognese di Etnosemiotica
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Circomassimo - Associazione gay e lesbica
Comitato Provinciale Arcigay di Rimini “Alan Mathison Turing”
Comitato Provinciale Arcigay Bergamo Cives
Comitato Provinciale Arcigay CIG - Milano
Comitato Provinciale Matthew Shepard - Arcigay Modena
Coordinamento Torino Pride GLBT
Di'Gay Project
Famiglie Arcobaleno
Fondazione FUORI
Ireos - Centro Servizi Autogestito Comunita Queer
Lambda
Omphalos Gay and Lesbian Life
Rete Genitori Rainbow

 




**  Si intende per omofobia internalizzata la condizione per la quale una persona LGB ha imparato ad accettare  l’eterosessualità  come  “l’unico  modo  corretto  di  essere”,  causa  di  un  livello  basso  di autostima  e  spesso  nell’odio  di  se  stessa.  Sentir  parlare  e  vedere  rappresentazioni  negative  di omosessualità può portare le persone LGB ad internalizzare queste nozioni negative.

*** l’Omofobia, così come la bi-fobia e la trans-fobia: una paura irrazionale, o disprezzo verso l’omosessualità  e la bisessualità  e verso le persone gay, lesbiche, bisessuali  e transgender.

**** l’Eterosessismo:  la  convinzione,  dichiarata  o  implicita,  che  l’eterosessualità  sia superiore        (teologicamente,        moralmente,        socialmente,        emotivamente) all’omosessualità; ciò trova spesso espressione nell’assunto (conscio o inconscio) che tutte   le   persone   siano   o   dovrebbero   essere   eterosessuali,   o   nell’ignorare (consciamente o inconsciamente) l’esistenza e i bisogni delle persone che non sono eterosessuali.




sabato 17 agosto 2013

Il suicidio giovanile e l'omosessualità: note sparse (1)

Ma insomma questi froci sono più fragili degli etero?

Si suicidano di più?

Oppure chi chiede una legge contro l'omofobia partendo dal suicidio di Roberto fa una operazione di sciacallaggio come accusano i cattolici più destrorsi?

Indagare su questo argomento è difficile non solo per la scarsità di dati ma, prima ancora, per una serie di giudizi impliciti, sul suicidio e sull'omosessualità,  che vengono veicolati nelle parole e che inficiano una ricerca dal profilo davvero scientifico, cioè priva di bias (pregiudizi) e verificabile.

Che il suicidio non sia una tragedia o una disgrazia ma un fenomeno di più ampio spessore e che faccia parte delle possibilità di autodeterminazione di una persona l'ho già cercato di spiegare in un altro post e quindi non ci torno su.

In queste note sparse  cerco di affrontare il suicidio prima come puro dato statistico senza analizzarne, almeno per il momento, il portato sociologico cioè l'effetto sulla società.

Se dicessi il portato psicologico o medico già lascerei intendere che il suicidio di per sé ha una origine psicotica o medica e questo, ribadisco, è solo un modo di vedere il fenomeno riducendone la sua interezza e complessità.

Se la stampa allarmisticamente parla di un aumento dei suicidi in fascia giovanile, e se anche le associazioni omosessuali lgbt affermano che di questi suicidi un terzo o più sembrano toccare la popolazione lgbtqi andiamo innanzitutto a verificare le fonti (mai riportate direttamente, eppure basterebbe un link...) e cerchiamo di sceverare il solito allarmismo, quello sì davvero sciacallo, dei quotidiani, dai fatti numerici, ricordando a tutt* che una statistica di per sé non dice nulla di definitivo bisogna vedere come è stata stilata e, anche, se non soprattutto, come viene interpretata.

I numeri

Partiamo da una prima semplice domanda.

Quanti suicidi ci sono in Italia all'anno? E di questi quanti sono giovanili?

Secondo il sito del progetto Itaca, una onlus che promuove iniziative e progetti di informazione, prevenzione, supporto e riabilitazione rivolti a persone affette da disturbi della Salute Mentale e di sostegno alle loro famiglie, e che quindi affronta il suicidio da questo punto di vista medico e psichiatrico

Si riportano dati statistici degli USA non essendo disponibili dati riferiti all'Italia. 


Affermazione curiosa, perchè invece i dati ci sono e vengono dall'Istat (scusaste se è poco).

Non si capisce comunque come Itaca faccia a operare in Italia se nel suo operato si basa su dati di uno Stato (una unione di stati...) di altro continente...
 
Nel report dell'Istat di un anno fa leggiamo che :
L’Italia è tra i paesi con i livelli più bassi di mortalità per suicidio e un trend negativo, passando dagli 8,0 decessi ogni centomila abitanti nel 1993, ai 5,9 nel 2009.
In questo prospetto la prima fascia d'età arriva fino ai 24 anni. 

Per i maschi di questa fascia d'età si legge che:
Rispetto all’inizio del periodo considerato, (...) si è avuta la diminuzione più significativa, quasi un dimezzamento del numero di suicidi ogni centomila abitanti, (...) (da valori vicino a 4 per centomila nel 1993 a 2,1 nel 2009) seguite dalle femmine ultrasessantacinquenni (da 8,4 a 4,3).

Il numero dei ragazzi suicidi è sceso dai 324 del 1993 ai 150 del 2009.


Consultando i dati diretti, non quelli pubblicati nel report, per l'anno 2010 disponiamo di fasce d'età maggiormente differenziate, fino ai 13 anni, dai 14 ai 17 e  dai 18 ai 24, dalla quali si evince che il numero totale dei giovani suicidi e delle giovani suicide  è ulteriormente sceso a 138 e che i ragazzi uccisisi sono 111.

Il numero di minori suicidi e sucide è per l'anno 2001 sotto quota 20.




Nonostante un trend in netta diminuzione, la stampa nostrana grida all'allarme e afferma il falso dicendo che i suicidi in fascia minorile sono in aumento.

Se facciamo notare l'esiguità dei dati numerici non è per sminuire il portato dei suicidi giovanili, né tanto meno quello del clima omofobico a danno delle persone lgbt i cui effetti possono senz'altro indurre al suicidio.

Lo facciamo  per restituire una prospettiva più equilibrata sull'intero fenomeno del suicidio giovanile che, pur non rappresentando l'ennesima emergenza, come la stampa ci vuol fare pensare per biechi motivi commerciali e per un allarmismo che ci deve tenere inchiodati e inchiodate alle nostre sedie secondo una strategia della paura - come he ha ben spiegato Michael Moore nel suo film Bowling a Columbine -  è comunque un fenomeno da non ignorare.

Le motivazioni
 
L'Istat non si limita a riportare il numero di suicidi differenziandoli per fattori sociali anagrafici  e geografici ma riporta anche le motivazioni.


Le motivazioni riportate sono alquanto generiche.






Queste categorie sono mutuate da quelle delle forze dell'ordine e della magistratura a cui l'Istat si rivolge per i dati sui suicidi*.

Sarebbe interessante vedere in quale di queste categorie vengono annoverati i suicidi delle persone omosessuali, se tra i suicidi d'onore (vengo preso in giro in quanto gay) o quelli per motivi ignoti (un frocio s'è ammazzato vai a capire perchè).

A prescindere dalla categoria, però,  nell'idea di motivazione del suicidio già nasce un primo problema epistemico per la popolazione lgbt:

l'omosessualità, la transessualità  della persona che si suicida è la motivazione del suicidio ? Ne è cioè la causa?

Oppure il suicidio di una persona non eterosessuale viene illuminato da una luce diversa?

Non sono domande da poco anche perchè l'omofobia non colpisce solo le persone omosessuali ma colpisce tutti e tutte visto che dare del gay o della lesbica viene percepito come insulto sicuramente da chi lo dà e forse, in misura variabile, da chi se lo sente dire.

Non tutte le persone cui si dà del frocio sono davvero frocie.

Dire che un ragazzino (quanto odio questo diminutivo) si è ammazzato perchè gli hanno dato del frocio può essere plausibile sia che il ragazzino sia gay sia che non lo sia:

1) il ragazzino è gay e non si sente accettato (perdonate la brutale semplificazione)

2) il ragazzino non è gay ma non sopporta quell'insulto infamante.

In entrambi i casi abbiamo due vittime dell'omofobia, una gay l'altra no.

Non mi si fraintenda.
Non sto affatto dicendo che le persone omosessuali, vivendo in una società omofoba, non hanno dei problemi  e che questi problemi riguardino loro e solamente loro, perchè il ragazzino non gay che non sopporta di sentirsi dare del frocio non avrà mai, per esempio,  il problema di sentirsi deriso perché va in giro mano nella mano col suo ragazzo.

Sto solo dicendo che anche un ragazzino gay è, prima, o dopo, un ragazzino  tout court  i cui motivi che lo inducono al suicidio sono gli stessi dei ragazzini non gay.

Io posso uccidermi perchè sono innamorato di un mio compagno di classe che non mi contraccambia, proprio come potrei uccidermi perchè a non contraccambiarmi è una compagna di classe.

Insistere sul fatto che, siccome l'omosessualità non è accettata, il motivo per cui il compagno non mi contraccambia è dato anche dall'omofobia e quindi non solo non mi contraccambia ma mi sfotte - o, per un mero calcolo statistico, ho meno probabilità che mi dica di sì  perchè l'omosessualità è un orientamento sessuale numericamente minoritario - significa voler fare del ragazzino gay un martire ad ogni costo porgendo il fianco ai cattolici destrorsi che su queste argomentazioni possono facilmente dimostrare il nostro essere di parte.

Una cosa la si può dire con certezza.

Se si ha l'impressione che i suicidi siano aumentati, anche nella popolazione lgbtqi, anche se statisticamente parlando oggi nella gioventù fino a 24 anni, come abbiamo visto, si suicidano circa la metà di quanti non facessero 20 anni fa, è perchè evidentemente oggi si parla dei suicidi delle persone omosessuali molto più di quanto non lo si facesse vent'anni fa.

Detto altrimenti oggi si ha la percezione di un problema che 20 anni fa non veniva nemmeno contemplato.

E più se ne parla più si fa caso ai suicidi più se ne percepisce il numero in aumento.

Un'altra cosa possiamo che possiamo dire è che l'omofobia miete vittime tra tutta la popolazione e che accanto  a Roberto c'è Andrea Spezzacannone che non era gay ma veniva preso in giro tramite questa accusa o illazione. E anche se non era gay anche Andrea si è tolto la vita.


L'Istat non ci aiuta sui dati dei suicidi riguardanti la popolazione lgbt.

Dobbiamo rivolgerci ad altri studi, altre ricerche fatte dalle associazioni lgbt, o magari studi si settore commissionati per la pubblicazione di un libro.

E' quello che cercheremo di vedere nel secondo capitolo di queste note sparse...

(continua)



* i dati accertati dalla Polizia di Stato, dall'Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza in base alle notizie contenute nella scheda individuale di denuncia di suicidio o tentativo di suicidio trasmesso all'atto della comunicazione all'Autorità giudiziaria. (Istat)



martedì 13 agosto 2013

Quando si smette di pensare: su un articolo di Today su una puerpera che vende il proprio latte ai figli delle coppie gay e sulle incaute difese a oltranza di Famiglie Arcobaleno su facebook.

Leggo la notizia per caso, pubblicata su faccialibro nella pagina delle famiglie arcobaleno, e mi incuriosisco.

Non tanto del problema etico che vien subito sviscerato nei commenti che, in pieno stile faccialibro, si distinguono nettamente in favorevoli e contrari - sui quali torneremo tra poco - ma dall'articolo pubblicato su Today che mi sembra capzioso e insinuante.



L'annuncio è vero e qui potete leggerlo in originale.

Il testo originale dice

Je suis une jeune maman en pleine santé, infirmière de formation, 29 ans, et loue mes seins pour l'allaitement de nourissons.
Je suis sur la région parisienne, me déplace. Et en une journée je propose jusqu'à une dizaine de prises pour votre bébé.
Les couples d'hommes homosexuels n'ont pas la chance de pouvoir allaiter leur bébé, or l'allaitement permet aux bébés d'être en meilleure santé. En effet le lait maternel fournit des nutriments complets.
Me contacter via le site.
Non sérieux s'abstenir.
Ben diversamente dal riassunto spacciato per testo originale (visto che viene virgolettato e dunque riportato come testo diretto) dalla redazione di Today  a donna francese affitta seni a coppie gay
«Sono una giovane mamma in piena salute, infermiera di formazione, 29 anni, e affitto i miei seni agli omosessuali per allattare i loro neonati»

che naturalmente vuole fare sensazionalismo ma anche gettare una cattiva luce sull'omogenitorialità.

L'articolo dice che Una donna francese affitta seni a coppie gay
L’episodio ha alzato un polverone di polemiche insinuando, senza dirlo, che lo scandalo, l'innaturalezza della cosa sia legata all'omogenitorialità che apre un nuovo mercato nel quale c'è chi pensa che la donna in questione sia la sfruttatrice (visto che chiede 100 euro al giorno) o sia invece la sfruttata, da chi si può permettere 3000 euro al mese (2500 in realtà visto che  la tariffa settimanale è di 500 euro).

Il problema viene così subito spostato sui due assi donna che vende e uomini gay che comprano offuscando il vero problema in questione, come riporta il fatto quotidiano
Al di là dei giudizi morali (che stanno fioccando su diversi siti francesi), esistono pure problemi giuridici. Perché il codice francese di salute pubblica (articolo L2323-1) proibisce esplicitamente di vendere latte materno. L’Associazione francese dei lactarium (le banche del latte materno) e la Società francese di neonatologia hanno messo in allerta i genitori dei neonati “sui rischi legati allo scambio di latte materno fra madri”, sottolineando che “si sconsiglia vivamente di utilizzare latte che non sia stato stoccato presso un lactarium”, con i controlli previsti in questi centri. Nonostante tutto questo, però, e-loue.com non ha ancora eliminato il suo annuncio. Vendesi, ancora, latte materno.
Un problema legale ed etico.

Il fabbisogno di latte materno è tale da avere indotto la creazione di banche del latte materno proprio come le banche del sangue, dove il latte vien raccolto e distribuito gratuitamente seguendo una profilassi igienica e dei controlli medici del caso.

Perchè anche se non è affatto vero come riporta Today che Una donna francese affitta seni a coppie gay
spesso il latte materno può contenere virus e altri batteri (tra l'altro implicando che il virus sia un batterio... cosa che naturalmente non è vera...) è vero che il latte materno di una donna malata può non essere sano e va dunque controllato proprio come si controlla il sangue (e non ci sono sono le malattie veneree anche un sangue al colesterolo è un sangue non utilizzabile...).

Ora se in Francia la legge dà diritto anche alle coppie dello stesso sesso all'adozione anche le coppie omo genitoriali hanno diritto di accesso alla banca del latte.

Se così non fosse bisognerebbe denunciare la discriminazione.

Dunque il fatto che questa donna invece di donare il proprio latte alla banca decida di ricavarne un vantaggio lucrativo, oltre che illegale, è anche immorale e aprirebbe la strada a un mercato del sangue e degli organi.
Così che chi può permettersi 100 euro al giorno (se non più) ha il latte e chi non ce li ha si attacca.
Insomma non proprio qualcosa di democratico e di uguale per tutti.

Il problema ha poco a vedere strettamente con l'omogenitorialità che rientra tra i casi di bebè che hanno bisogno di latte umano e che non ne hanno dalla propria mamma perchè magari ne ha poco o non ne ha per niente, o perchè è morta, o perchè è una mamma adottiva e dunque lei latte non ne ha o perchè la famiglia adottiva ha due papà e nessuna mamma (ma poco sarebbe cambiato anche se ci fosse stata una mamma lei non avrebbe lo stesso potuto allattare).


Insomma un argomento facilmente strumentalizzatile per mettere in cattiva luce l'omogenitorialità. Ci sarebbe di che protestare.
Invece, purtroppo, sulla pagina di faccialibro, la discussione prende un'altra piega.

Accanto a chi c'è chi non ci trova niente di male e accusa di moralismo chi ha da ridire  ma viene subito rimesso al suo posto da chi fa notare quali sono gli elementi di scandalo... 




perchè faccialibro non ti invita a riflettere ma a schierarti pro o contro.
ci sono le risposte di Giuseppina La Delfa che mi feriscono per il loro portato etico e politico e per la visione del mondo che, se non traviso, ne emerge.

Ora le risposte di Giuseppina sono dettate dall'esasperazione di chi quotidianamente si deve difendere dagli attacchi di chi critica le sue scelte di donna lesbica e madre, ma dalla presidente di una associazione di famiglie omogenitoriali mi aspetto risposte più diplomatiche e meno infelici.
Risposte che vadano al di là di una categoria che si pretende di proteggere e che invece così argomentando si finisce involontariamente con il danneggiare, e mettano al centro le vere questioni senza dover difendere ad ogni csoto anche comportamenti indifendibili.

Intanto questa donna francese allatta i figli di qualunque coppia ne abbia bisogno non solamente i figli di quelle quelle gay. E vende qualcosa che altrimenti per legge si può avere gratis.

Giuseppina invece pur di difendere a oltranza l'omogenitorialità accetta la semplificazione, cioè che solo le coppie di due padri abbiano bisogno del late materno perchè non ci sono donne, in barba a tutte le mamme che per mille motivii non possono allattare, e accetta che un bene di tutte e tutti già disponibile tramite il sistema sanitario francese venga invece immesso nel mercato come bene voluttuario e che la donna in questione abbia il diritto a vendere il proprio latte in nome di un generico diritto di disporre come vuole del proprio corpo.



Pur di difendere quello che lei crede di stare difendendo cioè il diritto di ogni coppia ad avere una prole, Giuseppina  arriva a paragonare il latte materno a una Ferrari.

Arriva ad affermare il falso cioè che il latte materno non è migliore di quello artificiale (affermazione mendace basta consultare il sito del ministero della salute) e, soprattutto, equipara il diritto di disporre del proprio corpo al diritto di metterlo sul mercato.

Come se il diritto fosse solo quello mercantile di vendere e di comprare.


Una affermazione talmente infelice della quale sono sicuro Giuseppina si sia pentita subito dopo averla scritta ma che rispecchia però la superficialità con cui, da un lato facebook ci induce a non pensare, dall'altro difendiamo il nsotro operato senza avere una salda posizione etica e politica che, proprio in quanto categoria discriminata, dovremmo avere per vocazione.

Purtroppo non è così.

Giuseppina La Delfa appartiene  a una categoria di persone discriminate che ha solamente nel denaro la forza di alleviare parte di questa discriminazione e invece di spiegare come sia doloroso per tutti e tutte dover ricorre alle cure estere assai costose perchè la legge 40 non permette l'accesso alla fecondazione eterologa nemmeno alle coppie etero,  invece di fare politica e denunciare una legge patriarcale che colpisce tutte le donne non solamente quelle lesbiche, difende l'indifendibile cioè il potere di acquisto del denaro come strumento di autoaffermazione.

In barba a chi 3mila euro al mese per allattare un figlio o una figlia non li ha.

Questo scivolone infelice dimostra ancora una volta come non basta essere parte in causa, non basta essere una coppia omogenitoriale, non basta essere colpiti dalla discriminazione per poter essere delle persone esperte, né tanto meno per essere le presidenti di un'associazione che, stando così le cose, non fa certo informazione, non fa politica nel senso alto del termine, ma porta avanti interessi corporativisti che qualcuno, per quanto artatamente, troverebbe facilmente sussumibili a quelli di una lobby.


C'è del marcio non solo Danimarca ma anche in Francia e in Italia...

lunedì 12 agosto 2013

L'omofobia non è un comportamento, un gesto o un fatto. L'omofobia è un clima che si respira constantemente ogni singolo secondo della tua vita

Nell'articolo di Elena Tebano sul corsera ci sono delle belle intuizioni.

Tebano individua alcuni temi caldi, alcuni punti fondamentali, quando commenta o riporta opinioni competenti:

L’idea di non essere accettato, perché a sorprenderlo con l’emozione delle prime cotte erano i ragazzi e non le ragazze.
Bellissimo che si parli di cotte di sentimenti e non di sesso.

Meno bene di Lucia Bove, che, citata nello stesso articolo pur dicendo cose sostanzialmente giuste riduce l'omosessualità al sesso:

L’adolescenza è fondamentale per la messa a punto dell’identità. E la sessualità è uno dei cardini per il riconoscimento e l’affermazione di sé. Che risente dell’approvazione degli altri. Il ragazzo di Roma con il suo gesto ha detto che tutto questo gli è mancato», dice Lia Bove.
Capisco l'esigenza della sintesi ma non si tratta di sessualità quanto di identità come persone e l'identità non la fa il sesso ma l'affettività.

Benissimo per Giuseppe Burgio docente di Pedagogia all’Università di Palermo, che sempre nello stesso articolo dice:
«In questi casi si cerca il mostro che ha perseguitato la vittima. Ma è l’effetto cumulativo che fa crollare gli adolescenti: tanti piccoli atti, la battuta degli adulti o in tv, la mancanza di diritti, le barzellette. Anche i bulli sono ragazzi: prendono sul serio ed estremizzano opinioni che trovano intorno a sé». Per questo serve un cambiamento sociale e un lavoro culturale.


Eppure anche in un articolo così avanti non tutto funziona.

Non funziona il titolo che collega il suicidio di Roberto (e non Marco nome di fantasia scelto per ottemperare  a una ipocrita legge sulla privacy)  al timore di appartenere a una minoranza.
Marco, suicida a 14 anni perché gay: «Un gesto estremo per la paura di sentirsi minoranza»
Non funziona perchè dimostra che non si capsice quel che tutte le perosne omosessuali vivono quotidianamente. Non già il peso di una propria non accettazione. Non già il peso di far arte di una minoranza di persone.
Ma il peso di una società omonegativa che usa l'aggettivo che ti qualifica come insulto, che dice che quelli come te sono malati o sbagliati e che al massimo vanno rispettati e tutelati come si rispettano e tutelano i malati. Senza pensare minimamente a riconoscere la stessa dignità.
Così sbaglia Lingiardi, che pure è persona intelligente a dire

«Chi ha un orientamento sessuale minoritario ha una difficoltà in più: se ti discriminano perché sei nero o ebreo, quando torni a casa trovi il sostegno della famiglia. I gay molto spesso sono costretti a “nascondersi” anche a lì»,
perchè non è la discriminazione attiva quella che uccide moralmente e in vita le persone omosessuali. Se sei ebreo se sei nero nessuno pensa  che sei moralmente disordinato, che sei malato che sei depravato che pensi solo al sesso che sei pedofili promiscuo malato di aids invertito sbagliato. E chi ha di te queste opinioni non viene vista come persona negativa ele sue opinioni sono legittime e non censurabili.

Solamente l'omosesualità leva un coro uaniume di odio, disprezzo, diffidenza, schifo, condanna morale, politica e medica.E non c'è bisogno di dirlo di ricordarlo di nominarlo perchè è già là ci abbiamo costruito la nostra società.

Altro che paura di essere una minoranza. Quello è un lusso che si pososno permettere solo le persone fortunate che sono sopravvissute a una pressione sociale così potente da fare odiare te stesso e te stessa.

Purtroppo quel titolo sbagliato e interpretante inficia le tante cose positive contenute nell'articolo. Anche se rispetto la media degli articoli sul caso questo di Tebano è una sana boccata di ossigeno.

Ma troppo ossigeno, si sa, può essere velenoso...


 

Roberto suicidato dalla società.
Il 14enne suicida è stato ucciso già in vita da una società omonegativa che non gli concedeva spazio alcuno per esistere così come era: un ragazzo che ama i ragazzi.

Adesso Roberto, il ragazzo di 14 anni che si è suicidato, viene ucciso una seconda volta ogni volta che la stampa riduce le responsabilità che hanno portato al suo gesto al comportamento di qualche bullo come fa Repubblica, il giornale più omofobo d'Italia, che pubblica un articolo di Emilio Rolando (vergogna!) il quale, fingendo di stare solo riportando l'opinione di alcune donne che conoscevano Roberto (a che titolo? In che relazione?) chiude il suo articolo assolvendo tutti e tutte e dando la colpa solamente ai giovani bulli:

"Speriamo che anche questa volta  -  dicono alcune donne che conoscevano Roberto  -  non siano state le prese in giro o gli sfottò sui social network ad aver spinto questo ragazzo a suicidarsi. Se così fosse i responsabili di istigazione al suicidio dovrebbero essere puniti severamente, non si può accettare la morte di un ragazzino dovuta solo a delle prese in giro di altri coetanei. È difficile  -  proseguono le signore  -  che nessuno si fosse accorto di nulla. Del disagio profondo che Roberto provava. Sicuramente aveva lanciato delle richieste di aiuto. Ma perché nessuno le aveva recepite".
Non sono gli sfottò sui social network, è la società tutta, che capillarmente mefiticamente inesorabilmente rende  l'Italia un posto dove gay lesbiche bisex e trans non possono vivere, né bene né male ma proprio non possono vivere perchè non hanno un posto.

Una società dove si pretende che dire che i gay sono malati o che non possono sposarsi o che non possono adottare i bambini sia una opinione e nessuno si rende condo che se dicessimo lo stesso di altre categorie di persone (donne, neri, ebrei) tutti grideremmo allo scandalo.

Una società la cui principale religione considera l'omosessualità una perversione e un disordine morale e accetta le perone omosessuali solamente se caste facendo dunque dell'omosessualità una questione di sesso. Ma se io sono innamorato del mio compagno di classe e lo amo anche senza farci sesso sono lo stesso accettato?

Una società dove nessuno si stufa delle barzellette sui froci tutte improntate ad allusioni sessuali (e sempre e solo a una certa sessualità) al travestitismo, all'inversione sessuale all'essere mezze donne per i gay e mezzi uomini per le donne.

Una società nella quale 10 anni fa, io testimone, una insegnante del biennio (l'età più sensibile) preparata e intelligente spiega l'omosessualità come un fattore ormonale.

Una società dove frocio è l'insulto numero uno per gli uomini, come mignotta quello per le donne,  è una società che si rende responsabile della morte di Roberto. Il suo suicidio però non è affatto un gesto di debolezza (vergogna a chi lo pensa vergogna e ludibrio) ma un atto di protesta, enorme, definitiva, commisurata al mondo nel quale Roberto sapeva di doler vivere e ha deciso coscientemente di non volerci vivere più.

Una società siffatta deve lavorare e educarsi tutta al rispetto e all'apertura, partendo da alcune semplici considerazioni.

1) l'omosessualità è un'opzione di default come l'eterosessualità. Quando chiediamo a un ragazzo se ha la ragazza impariamo a chiedergli anche se ha il ragazzo e se l'interrogato si risente spieghiamogli che non c'è nulla di strano.

2) se l'omosessualità è una opzione di default allora le opinioni personali contro le omosessualità non sono legittime perché nascono da una propria ignoranza e ledono la dignità umana. Quindi se proprio non riusciamo a cambiarle teniamocele per noi. Come abbiamo imparato a indignarci nei confronti di chi fa affermazioni contro le donne, contro le persone di altra provenienza geografica, contro le persone ebree, che non vengono recepite come opinioni legittime, lo stesso dobbiamo fare nei confronti delle opinioni omonegative e chiunque lotti affinché queste opinioni continuino a essere percepite come legittime deve essere trattato e trattata come criminale perchè è quello che è.

3) tv, stampa e società devono contribuire a creare un immaginario collettivo omosessuale che non è quello che oggi si vede (come ha giustamente detto Natalia Aspesi) dei vari Tiziano Ferro o Dolce e Gabbana che sono persone di successo che hanno fatto successo nonostante (Ferro) o grazie (D&G) alla propria omosessualità.
Le immagini di riferimento quelle dei film dei telefilm della tv vista dai ragazzi e dalle ragazze devono mostrare dei personaggi gay di normale appannaggio sociale, positive e inserite nella società. Si deve presentare il coming out come strumento di autoaffermazione prima ancora che come strumento politico e mostrare anche come il bullismo di chi ti deride sia facilmente smontabile come mostra questo spot inglese, semplice, chiaro e diretto.
Perchè anche noi non siamo capaci a farne uno?
La responsabilità è anche di tutto l'associazionismo nostrano incapace di produrre un pensiero politico che vada al di là dell'autoproaganda.



A Roma di tutte le varie associazioni esistenti ho visto solo il Mario mieli scendere in prima linea: dove sono D gay project Arcigay Roma Gay center? Non dico i loro esponenti e rappresentanti che si sono degnati di fare capolino ma dico i militanti e le militanti, la gente quella che rimane tutto il giorno nonostante il caldo a fare il presidio, uomini e donne giovani e meno giovani come me. Non ci tengo ad avere ragione, affatto ma è troppo comodo metter su una associazione e poi limitarsi a scrivere comunicati stampa. Bisogna sporcarsi le mani.
.

4) La scuola deve diventare un posto dove anche le persone omo bisesx e trans possono autorappresentarsi in un contesto di rispetto accoglienza e sicurezza e se ciò non accade la responsabilità non solo morale ma anche penale deve essere del o della preside e anche del corpo insegnante tutto.

Per questo la legge sull'omofobia non è sufficiente. Soprattutto quella in discussione in parlamento adesso svuotata di significato da quell'uomo politico minuscolo che è Scalfarotto.

Ci vuole una legge che elimini le barriere omofobe così come quelle maschiliste e sessiste perchè sono tutte figlie dello stesso patriarcato, sulla falsariga di quelle architettoniche per le persone disabili.

Una legge che imponga a controllare l'idoneità di tutti i funzionari e le funzionarie di Stato (dalla polizia al corpo insegnante) al ruolo ricoperto accertandone la mancanza di mentalità omonegativa e maschilista e in caso contrario richieda una educazione in tal senso.

Una legge che educhi la stampa un linguaggio non omofobo e non sessista.

E' vero che la società non la si educa al rispetto con la legge ma anche se il reato di omicidio non impedisce alla gente di uccidere questo non ne giustifica certo la depenalizzazione come invece i soliti cattolici omonegativi, criminali e assassini vogliono farci credere.

Andrea era un puro e da puro non ha potuto accettare il compromesso di vivere in una società omonegativa aspettando di crescere per procurarsi quel piccolo privilegio che lo facesse sentire quel tanto meno discriminato degli altri omosessuali e (soprav)vivere in maniera decente.
Deve aver pensato se la società è così omofoba io non so mica se voglio viverci.

Roberto,  suicidato dalla società, è stato ucciso da noi tutte e tutti. Ma non quando si è gettato dal quarto piano di casa sua in piena notte. Lo abbiamo ucciso in vita, impedendogli di vivere per quello che era un ragazzo normale che ama e si innamora di altri ragazzi come lui.

Altro che gli sfottò sui social network verbigrazia!

domenica 11 agosto 2013

Se un ragazzo gay si suicida è perchè respira quotidianamente omofobia, non è necessaria una aggressione circoscritta e determinata.


Immaginate di vivere in un Paese dove il vostro orientamento sessuale è usato come aggettivo offensivo.
Dove gay è sinonimo di debolezza, stupidità, scarsa virilità.

Dove il vostro modo di essere è associato a fatti criminali (la pedofilia) a immaturità psicologica, a un disordine morale, a una perversione, a una scelta di vita sbagliata o poco raccomandabile.

Dove viene sottolineato solo l'aspetto sessuale e mai quello affettivo.

Dove le pratiche sessuali riguardano sempre l'analità passiva o attiva.

Dove ancora vi chiedono se fate l'uomo o la donna.

Una società dove non potete sposare una persona del vostro stesso sesso, non siete reputati\e adatti\ ad adottare un bambino o una bambina per il solo fatto di essere omosessuali.

Dove la televisione dà una immagine dell'omosessualità maschile legata alla prostituzione, o all'effeminatezza, e di criminalità e aggressività per quella femminile, comunque una immagine di marginalità e di sofferenza, legata alla solitudine o alla promiscuità sessuale mai a una stabilità affettiva.

Una società nella quale manca un immaginario collettivo omosessuale nel quale vi potete identificare con la stessa normalità e accettazione dell'eterosessualità. Una società dove se vi baciate col vostro ragazzo o la vostra ragazza ostentate e venite persino fermate dalla polizia, e se volete essere considerati\e e riconosciuti\ come omosessuali parlate sempre di quello.

Una società  che alla domanda hai un ragazzo\a? non considera normale fare la domanda reciproca perché l'omosessualità non è una opzione di default ma una variante minoritaria e strana.

Una società dove ogni volta che i media parlano di gay e lesbiche lo fanno per riportare insulti, opinioni negative, aggressioni e uccisioni.

Dove mai si parla di lesbiche gay e bisex in termini positivi, per sostenere e valorizzare, per incoraggiare al coming out e scoraggiare l'omonegatività.



Una società dove dovete spiegare che siete gay e lesbiche e spesso ottenere critiche fortissime non solo a scuola ma anche in famiglia dove possono buttarvi fuori di casa, costringervi ad andare dallo psichiatra, o semplicemente rifiutarvi.

Immaginate di vivere quotidianamente in questa società.

Ogni giorno.
Ogni ora.
Ogni minuto.
Ogni secondo.
Qualunque età abbiate. In qualunque zona geografica dell'Italia abitiate

SEMPRE.

Se apprendete di qualche ragazzo o di qualche ragazza che non ce l'hanno fatta a sopportare una tale pressione sociale e si sono tolte e tolti la vita, complice la stampa tutta, cercate subito una causa concreta e al contempo futile: una presa in giro, uno sfottò, il bullismo della classe, della scuola, di qualche ragazzo cattivo.

Un fatto sì grave ma anche secondario, marginale, fatto da un piccolo gruppo, da una eccezione, perchè la grande maggioranza silente della quale fate parte non ne ha colpa.

La colpa è sempre un po' del suicida che è fragile, non regge, non ha saputo difendersi.

Non regge un dramma che è tutto suo perchè scoprirsi omosessuali  è un accidente, un incidente, una disgrazia. Non è una opzione degna quando l'eterosessualità. Una menomazione nella migliore delle ipotesi da tutelare come si tutelano le persone diabetiche, o paralitiche, o le persone down.


Così anche nell'ennesimo caso di un giovane ragazzo di 14 anni di Roma che si è suicidato prima infliggendosi ferite all'inguine e alle braccia e poi lanciandosi dalla finestra cadendo da 20 metri d'altezza e morendo sul colpo, cerchiamo la colpa in qualcuno, in un fatto specifico, isolato e circoscritto.

Per i giornali la colpa è di qualcuno:

il ragazzo ha raccontato di essere arrivato alla decisione dopo numerose angherie e prese in giro da parte dei coetanei, culminate con l'esclusione dalla compagnia. (messaggero
ha raccontato le prese in giro subite dai coetanei che lo avevano escluso dalla comitiva. (l'unità)
Quelle lettere raccontano di derisioni e prese in giro da parte di alcuni coetanei che lo avevano addirittura escluso dalla comitiva. (repubblica)
Gesti concreti di un gruppo ristretto e individuabile di persone. E tutte e tutti tiriamo un sospiro di sollievo. Ahhhh ecco i responsabili. Colpa loro.

Beh non so voi ma io sono stanco di questa retorica borghese e benpensante.

Perchè non basta certo l'esclusione dalla comitiva per farti gettare dal balcone.

Questa è solo la goccia che fa traboccare un vaso già pieno di un ludibrio diffuso, capillare, senza eccezione, di tutte e tutti quanti noi cittadine e cittadini italiani dalla scuola allo stato dalla chiesa alla famiglia dalla tv alla stampa.

Siamo noi tutte e tutti noi, senza esclusione alcuna, ad avere istigato questo ragazzo al suicidio.

Ma ci fa comodo additare quel gruppo che lo ha escluso. Un gruppo fatto di perosne come me e te, un gruppo che è parte di noi, è noi.

Così anche se il ragazzo sucida è chiaro nello spiegare i motivi del suo gesto:
Sono omosessuale, nessuno capisce il mio dramma e non so come farlo accettare alla mia famiglia fa comodo credere che l'omofobia consista in piccoli eventi isolati e riducibili.

Mentre è altrettanto omofobico il fatto che nessuno lo accetti né la società né la famiglia e il suo dramma nasca dal fato di sentirsi solo, isolato, escluso e criticato dal sentire comune e non da non sentirsi espresso e rappresentato tantomeno dall'immaginario sessual cosumistico della Capitale, quella di Mucca Assassina e Gay Viillage ai quali accedi quando hai già fatto coming out e miracolosamente in qualche modo ti sei fatto accettare: dove devi essere uno strafigo e dove il massimo del successo è sessuale, ma dove il tuo essere un normalissimo ragazzo adolescente e gay non interessa nessuno e non è annoverato, non è rappresentato, non è considerato.

Basta guardare le immagini pubblicitarie.



E' ora di fare capire al paese che l'omofobia è quella silente e strisciante, sotterranea ed endemicamente diffusa, e di come sia quella a spingere le persone giù dal balcone.

Di come ogni battuta che facciamo ogni opinione negativa che ci arroghiamo il diritto di esprimere in nome della democrazia, uccida non solo fisicamente ma anche moralmente.

E mentre mi dispero per una morte istigata che si poteva facilmente evitare se solo zittissimo la chiesa e tutte le altre istituzioni omonegative, zittire sempre, zittire ad ogni costo, riporto le parole che la madre di Bobby Griffith, Mary ha detto, splendidamente interpretate da Sigourney Weaver nel film A prayer for Bobby (Usa, 2009) di Russell Mulcahy

 
Before you echo 'Amen' in your home or place of worship, think and remember... a child is listening. 

Non dimentichiamocelo mai

venerdì 9 agosto 2013

C'è ancora tanta strada da fare... sui commenti a un articolo impreciso del Fatto quotidiano

L'articolo di Cosimo Rossi, dice il falso quando afferma
La stringata formulazione attuale del provvedimento, frutto di una lunga mediazione in commissione giustizia per opera soprattutto del democratico Scalfarotto, di fatto estende la legge Mancino, punendo “l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi o fondati sull’omofobia o transfobia”. Sul piano penale viene introdotta l’aggravante di omofobia e transfobia.
Perchè le aggravanti non sono introdotte e a differenza del testo unico pervenuto in parlamento che introduceva anche legalmente i concetti di orientamento sessuale e identità di genere dandone una definizione l'emendamento 1500 che si dovrebbe votare ormai a settembre parla di omofobia e transfobia che non sono termini presenti nella legislazione italiana e non hanno dunque alcuna dimensione legale certa diventando aleatori e troppo largamente interpretabili. Classico contentino che non cambia la sostanza delle cose il cui principale responsabile e quell'uomo politico piccolo piccolo che si chiama Scalfarotto. 

Ma è sui commenti dei lettori e delle lettrici che vorrei soffermarmi. Commenti degni dei lettori de il giornale o di libero al quale io ho sempre afferito anche il fatto se non politicamente per l'etica e il modo di vedere la questione lgbt (e non solo).








Da questi commenti emergono alcune considerazioni generali sulle quali noi tutt* come movimento dobbiamo lavorare.

Le lenco senza alcun ordine qualitativo.

1) la percezione dell'omosessualità

l'omosessualità è ancora percepita come pratica sessuale e non come csotruzione di una relazione sessual affettiva.

Può così essere paragonata alla pedofilia affiancata come altra pratica estrema.
Poco conta che la pedofilia riguardi statisticamente più le famiglie etero e sia ai danni delle bambine più che dei bambini come riportato da telefono azzurro.




Questi dati dovrebbero anche smetterla nell'uso dell'aggettivo pedofilo contro i sacerdoti che è un uso infame per contrastare le azioni discriminatorie di una chiesa cattolica  che è delinquente non perchè pedofila ma perchè consustanzialmente necrofila e genocida

Dobbiamo smettere di dare un'immagine dell'omosessualità (maschile) come forma estrema di libertinaggio sessuale. Certe pubblicità come l'ultimo cartellone di Mucca da me già analizzato in queste pagine va proprio censurato e rottamato una volta per tutte.

2) L'omofobia e la transfobia vengono considerati reati di opinione. Una legge dunque che le vieti impedisce il pensare in termini negativi.

Picchiare un frocio  una lesbica o una persona trans per strada solo perchè la sua presenza visibile non vengono viste come forme di omofobia ma come reazioni giustificate all'ostentazione, alla provocazione, all'esistenza di qualcosa percepito come liminare, estremo, non standard, non conforme, non lecito.

Dobbiamo fare tutte e tutti coming out. E' un imperativo politico prima ancora che etico.


3) una minoranza vessata non è un problema importante vista la crisi economica. Come se la crisi economica non colpisse anche le minoranze che anzi vengono colpite di più non godendo nemmeno delle tutele minime delle altre categorie discriminate.

Quando parliamo solamente dei nostri diritti mancati e non li colleghiamo alla stessa ideologia che fa danni anche in altri contesti contribuiamo a prestare il fianco alla critica che sia una rivendicazione marginale che marginale non è affatto. 
4) L'omosessualità è una razza. Cioè tutte le persone omosessuali si comportano allo stesso modo. Un modo omonegativo razzista e maschilista. E' come dire che tutte le donne si comportano allo stesso modo, e tutti i neri e le nere si comportano uguale. Queste categorie non individuano invece comportamenti, ideologie, punti di vista, visioni del mondo ma esclusivamente categorie di discriminazione.

Quando parliamo di cultura gay lasciamo intendere che siamo una razza a parte.

Siamo anzi ridicoli perchè i realtà stiamo basando una cultura su una discriminazione.

Dobbiamo cambiare strategia.

Abbiamo molto da fare a settembre. Molto di più che sollecitare una legge contro l'omofobia in parlamento che quella nullità politica che è Scalfarotto ha svuotato di ogni significato e di ogni efficacia.



p.s.

Tra i commenti ho incontrato l'uso di una parola che non conoscevo Breeder
un modo eterofobo di indicare le coppie eterosessuali...

giovedì 8 agosto 2013

Major Crimes non proprio gayfriendly, eppure...

Vi ho già parlato di questa serie così come della serie di cui Mzjor Crmes è lo spin-off.

Ambientato a L.A. California, racconta delle indagini della squadra omicidi della città.

Spesso per raccontare situazioni che portano all'omicidio vengono descritte persone omosessuali.

Nel secondo episodio della seconda stagione, ancora inedita in Italia, si indaga sulla morte di un fratello e sorella, lui gay, lei divorziata con trascorsi di abusi dell'ex marito.

I sospetto cadono prima su di un ragazzo proprietario della pistola con la quale sono stati uccisi fratello e sorella, che poi si scopre essergli stata rubata.

Punto forte della serie tv sono le deposizioni dei sospetti che vengono condotte con abilità per far confessare quasi inconsapevolmente i e le colpevoli.

Ecco la sequenza della deposizione del ragazzo gay, proprietario della pistola, sospetto scagionato.




Per i gay è semplice. Una app per lo smartphone e scopi a gogo. Certo ti può dir male come si scopre nel resto dell'episodio.

Certo poco importa che a fare quel commento omofobo sia Provenza, prossimo alla pensione, la capitano Rydor lo guarda e non inorridisce ma sorride (impercettibilmente, tipico del personaggio).

Ora è indbbio che CERTI gay usino le app per scopare. Lo faccio anche io anche se io non ho gli addominali del rapinatore e nessuni me se incula né metaforicamente né metadentricamente.

Ma lo fanno anche gli uomini etero. Solo che hanno un altro modus operandi, vanno a mignotte.


Eppure, nonostante la non alta stima delle forze dell'ordine per questo tipo di comportamento promiscuo, non di esclusivo appannaggio dell'omosessualità, nonostante i danni che può fare perchè si propone come un modello negativo di identificazione per cui un pischello di 14 anni sa non potrà fare l'amore con un ragazzo ma dovrà accontentarsi di scoparci, la legge contro gli hate crimes che con qualche forzatura è equiparabile alla legge contro l'omofobia, è chiara anche ai poliziotti omofobi nell'identificare il modus operandi del rapinatore, trasformato in assassino.








Ecco come anche un telefilm che non brilla certo per gayfriendevolezza attesta come l'omofobia non solo sia un reato, non solo uccida le persone, ma possa e debba essere contrastata.

I nostri politici e le nostre politiche di merda hanno da imparare anche da questa serie tv...

martedì 6 agosto 2013

Dubbi sulla legge contro l'omofobia. Una risposta di buon senso del direttore di Oggi

Leggo sul sito del settimanale Oggi una lettera al direttore nella quale si sollevano i soliti dubbi sull'opportunità della legge contro l'omofobia (e la transfobia, ma di quella non parla mai nessun*).
I dubbi sollevati sono basati sule solite argomentazioni omofobiche che non vengono percepite come tali.


Quello che sfugge al lettore, ma anche al direttore che non glielo fa notare, che con l'attuale legge mancino chi sgrida Sporco negro se ritenuto colpevole subisce delle aggravanti per odio razziale e quindi con la sua domanda il lettore dà implicitamente ragione a chi ritiene che la legge Mancino andrebbe estesa anche per l'odio contro l'orientamento sessuale o l'identità di genere.

La risposta del direttore, senza alcun proclama ideologico, ma dettata da un normalissimo buon senso mette a tacere qualunque dubbio (omofobico) sull'opportunità della legge.

Interessanti i commenti dei lettori e delle lettrici,. totalmente omofobici, discriminatori ed etnocentrici, che vanno a dimostrare come in questo paese, ma non solo, la percezione che si ha dell'omofobia è molto parziale.



Se negli ultimi tempi sono aumentati gli episodi di intolleranza contro gli omosessuali non dipenderà anche dalle loro provocazioni e ostentazioni? si chiede Silvia.


Basta cambiare il soggetto della frase per vedere da un lato l'assurdità della considerazione dall'altro il fatale patriarcato di un paese senza più cultura:

Se negli ultimi tempi sono aumentati gli stupri e gli omicidi contro le donne non dipenderà anche dalle loro provocazioni e ostentazioni?

Infatti c'è ancora qualcuno che pensa che se una donna va in giro con le sue forme in vista provoca e dunque se viene stuprata in fondo un po' se l'è cercata
Non so voi ma a me viene da vomitare.



conosco molti omosessuali che non condividono manifestazioni come i Gay pride o le ostentazioni oscene. Ritengono che siano dannose a quanti vivono con dignita’ la loro condizione di omosessuali.


Vivere con dignità, dice Alessio,  discrimimando e rendendo l'omosessualità un accidente e non una opzione di default come l'eterosessualità. Ed ecco un'altra discriminazione omofobica non percepita come tale.


Personalmente non ho mai visto né sentito di omosessuali che si siano comportati in modo normale e siano stati aggrediti.
Pretende Vittorio che è male informato perchè tutti i casi di omofobia riguardano comportamenti assolutamente normali. Peggio riguardano la propria esistenza il fato solo di essere percepiti come omosessuali.

Finché la chiesa con il suo catechismo discriminatorio e persecutorio non viene fortemente sanzionata e censurata ci si sente autorizzati e autorizzate a porre i più biechi distinguo basati su un sentire personale che si erge a norma generale. Il contrario esatto della democrazia.

C'è tanto lavoro da fare in Italia e la legge contro l'omofobia è solo un primo passo nella giusta direzione.

Intanto un sentito grazie a Umberto Brindani che ha fatto del buonsenso un arma di civile argomentazione.

domenica 4 agosto 2013

Adesso Andrea è un travestito. Sull' articolo rivoltante, diffamante, menzognero, transfobico, grondante odio e pregiudizio di Romatoday a firma Mauro Cifelli.

Mi trovo un poco in imbarazzo a scrivere questo post perchè ho bacchettato violentemente Maria Gabriella Lanza del sito redattore sociale per il tono il lessico dell'intervista fatta ad Andrea e per gli articoli sul suo omicidio.

Ma leggendo l'articolo (sic!) di Mauro Cifelli su Romatoday mi viene da vomitare.

L'imbarazzo non è per le critiche fatte a Lanza che credo siano meritate. E' per l'impossibilità di criticare Cifelli con più veemenza senza scadere nell'insulto o peggio.

Il vomito che mi sale dallo stomaco nel leggere il suo frasario da squadraccia fascista lo voglio condividere in maniera che magari tutte e tutti insieme possiamo sommergerlo di azioni di protesta.
Cifelli si distingue non solo per il suo pregiudizio e la sua ignoranza sulle persone transessuali ma anche per la sua incapacità di scrivere in un italiano corretto. Ho evidenziato i due tipi di orrori con due colori diversi. I neretti invece sono nel testo.





Termini: ritrovato un cadavere al binario 10, forse vittima di un pestaggio




Si tratterebbe di Andrea Oliviero un travestito sudamericano conosciuto nell'ambito della stazione capitolina. Sul corpo numerose ecchimosi. Polfer e squadra mobile indagano per ricostruire cosa sia accaduto

Giallo alla Stazione Termini. Intorno alle 8 di questa mattina il cadavere di un uomo è stato ritrovato all'altezza del binario dieci da un addetto alle pulizie. Secondo una prima ricostruzione degli agenti della Squadra Mobile della Polizia e del Gruppo Investigativo della Polfer di Roma diretti dal Primo Dirigente Marco Napoli, si tratterebbe di Andrea Oliviero, travestito sudamericano che 'lavorava' nei pressi dello scalo ferroviario della Capitale.
Il suo corpo, riconosciuto in quanto frequentatore abituale della Stazione Termini, è stato trovato già privo di vita con diverse ecchimosi sul volto che farebbero pensare ad un'aggressione avvenuta presumibilmente nel corso della notte. Il cadavere del viados brasiliano è stato trovato in un'area di cantiere chiusa al pubblico.
 Si esaminano i filmati delle telecamere di sicurezza della stazione Termini di Roma per trovare elementi utili a chiarire le circostanze della morte di un transessuale il cui corpo é stato trovato stamani al binario 10. Le indagini, condotte dalla squadra mobile e dalla squadra giudiziaria della Polfer del Lazio, si orientano verso l'ipotesi di un omicidio: la vittima, aveva delle ecchimosi sul viso, segno di percosse. Si cerca di ricostruire che percorso abbia fatto prima di finire nel cantiere all'interno della stazione, dove é stato trovato dagli operai alla riapertura. La morte sarebbe avvenuta l'altro ieri sera, di certo dopo la chiusura del cantiere venerdì pomeriggio. Il corpo del transessuale è stato trovato supino. L'autopsia dovrà fornire elementi utili alle indagini, come la presenza di tracce sotto le unghie della vittima.
Qualcuno spieghi a questo deficiente (che deficita di informazioni) che una donna trans non è un travestito. Che viados è un termine denigratorio, che dire sudamericano è razzista, che Andrea era Colombiana e non Brasiliana, che era una senza fissa dimora che alla stazione termini ci dormiva e non ci "lavorava" e che l'unico motivo per cui si pensa che si prostituiva (cosa improbabile data e le sue condizioni fisiche) è che fosse una trans.

Qualcuno insegni anche un po' di grammatica e sintassi a questo analfabeta della vita che ci ammorba con i suoi pregiudizi sgrammaticati (Il suo corpo, riconosciuto in quanto frequentatore abituale della Stazione Termini; la presenza di tracce sotto le unghie della vittima (tracce di che?) mentre non dovrebbe nemmeno compilare le liste della spesa.

Adesso mi chiedo perchè sulla rete tutte e tutti vi compiacete che un prete della religione cattolica omotransfobica oltre che misogina e misoneista (sadica, maschilista, patriarcale, assassina etc etc etc) offici il funerale cattolico a questa povera ragazza morta ammazzata ma nessuno di voi si lamenta di questo porco fascista che la diffama?

Qualcun* mi risponde verbigrazia?

sabato 3 agosto 2013

Andrea, ragazza trans uccisa Roma.
Il funerale fatto da un prete è proprio necessario?

E mentre le indagini languono, ieri il sito redattore sociale informa che Andrea, la trans uccisa al binario dieci della stazione Termini di Roma, avrà un funerale.

Lo pagherà il Cesv Centro servizi per il volontariato del Lazio e celebrerà padre la Manna del quale il sito, in un articolo a firma di Maria Gabriella Lanza, riporta alcune affermazioni che, se veritiere e fedeli, sono superficiali, offensive, e, soprattutto, etnocentriche.
Essere a fianco degli ultimi significa accompagnarli non solo in questa vita, ma anche dopo. Vogliamo stringerci intorno a Andrea e pregare per lei. La sua morte ci tocca nel profondo, era un persona fragile che andava aiutata. Ora possiamo solo offrirgli un funerale. Speriamo di poter celebrare la funzione nella chiesa del Gesù in via degli Astalli.
“Nessuno dovrebbe rimanere da solo. Abbiamo perso il senso di appartenenza ad una comunità. Andrea, infondo, era anche nostra sorella. (i neretti sono nel testo)
Discriminata in vita, dalla chiesa e dalla società dalla chiesa influenzata, viene accolta da morta, con preghiere per l'aldilà, con un atto di sfrontata discriminazione.  
Andrea viene dipinta come persona fragile che andava aiutata e non come persona discriminata, anche dalla chiesa, che andava tutelata e difesa, anche dalle ingerenze di una chiesa trans fobica, misogina misoneista e sadica..

Il delirante predominio cattolico pretende di imporre a tutti e tutte l'aldilà.
Il cesv pagherà la chiesa, che discrimina le persone omo e transessuali per fare un funerale cattolico a una trans, migrante e barbona,  della quale si censura idnetià e condizione di vittima-
Un modo disgustoso che la chiesa ha di impadronirsi di Andrea, da morta, dopo avere contribuito moralmente alla sua morte, accogliendola da morta come fragile pecorella smarrita dopo averla discriminata in vita.

Rinnovo le mie critiche alla giornalista (sic!) Maria Gabriella Lanza che non si perita nemmeno di ricordare che il Comune ha l'obbligo di pagare per un funerale per chi è solo e, soprattutto, che non c'è bisogno di un funerale religioso (almeno che non si abbiano prove evidenti che ad Andrea avrebbe fatto piacere, naturalmente) ma basta un funerale laico ma si sa quanto i cattolici e le cattoliche debbano fare proselitismo sempre e in ogni caso.

Il fatto che un prete offici il funerale è  uno sciacallaggio che serve alla chiesa e non ad  Andrea che è già morta ammazzata per una mano armata anche dalla chiesa. Sciacallaggio  perchè si impossessa di un cadavere che non ha aiutato in vita e adesso la annovera tra le sue sorelle.

In vita discriminata in morte strumentalizza.

Ditemi cosa c'è  di più odioso al mondo.
In un altro pessimo articolo sempre su redattore sociale si dà per scontato naturalmente che Andrea, anche se barbona e con una mano offesa e problemi di deambulazione si prostituisse.

Lo fa sempre la giornalista (sic !) Maria Gabriella Lanza riportando le parole piene di pregiudizio di Laura Cucinotta, responsabile dell’Help center di Termini, avvallandole facendole sue. Cucinotta, riporta Lanza,
aveva notato che Andrea era spesso in compagnia di un’altra trans. “Di solito chi si prostituisce si veste in maniera appariscente, Andrea invece no. Se ne stava in un angolo. Non sappiamo però chi altro frequentava e in che giro poteva essere finita,
Dunque una barbona, senza fissa dimora, con problemi di deambulazione, diventa una prostituta piazzabile sul mercato solo perchè trans.
Agli occhi di Cucinotta infatti (ma anche di Lanza che non ci vede alcun pregiudizio) Andrea si prostituiva nonostante tutte le evidenze contrarie solo perchè trans, dimenticando di dire che le trans non si prostituiscono che le trans che si prostituiscono non lo fanno per vocazione ma per costrizione non potendo accedere al mercato del lavoro.


Non so voi ma a me viene da vomitare.

Le parole per dirlo: La Call&Call riconosce il congedo matrimoniale retribuito anche a una dipendente che si sposa con la sua fidanzata in Germania e la Nazione parla di matrimonio tra gay.

L'articolo è di Michela Monti, pubblicato da La Nazione.

Vi si riporta una bella notizia di parità di diritti:

la Call&Call callcenter privato di Sant'agostino, Pistoia e che ha diverse sedi in Italia oltre a quella pistoiese, ha riconosciuto a una sua dipendente i 15 giorni di congedo matrimoniale retribuito anche se la ragazza si sposa in Germania con un'altra donna visto che la legge italiana non glielo consente.

Un comportamento di civiltà e un diritto riconosciuto anche a chi in Italia ne viene escluso.
Una scelta importante che fa capire come la società possa essere e spesso sia molto più avanti delle Istituzioni nell'estendere gli stessi diritti a tutte le persone anche là dove la legge italiana discrimina e nega diritti.

Purtroppo la nostra stampa non è altrettanto avanti e Michela Monti non perde nemmeno una occasione per discriminare, per ragionare male, per mettere inutili etichette che invece di integrare separano e isolano.

Così invece di ricordare che se la legge prevede il congedo matrimoniale retribuito è un diritto di tutte e di tutti a prescindere dal sesso della persona con cui ci sposa e di come il matrimonio sia lo stesso (anche se quello tedesco non è un vero e proprio matrimonio ma una parntership con delle differenze rispetto il matrimonio parzialmente cancellate da diverse sentenze della magistratura tedesca) Michela Monti sbaglia tutto e scrive in questi termini:
Elisa, pistoiese (...)  per le sue nozze omosessuali è riuscita, nonostante la legge non lo preveda, ad ottenere il congedo matrimoniale retribuito di 15 giorni previsto per i matrimoni tra etero.
Omosessuali significa sia dello stesso sesso che persona gay o lesbica. Nozze omosessuali dunque può significare nozze tra persone dello stesso sesso ma lascia sottintendere che si parli di matrimonio di o tra persone omosessuali infatti Monti definisce l'altro matrimonio come matrimonio tra etero.


Un modo discriminatorio e omofobico di intendere le cose oltre che razzista.

Discriminatorio perchè si distingue il matrimonio in base all'orientamento sessuale della coppia mentre in realtà si tratta dello stesso matrimonio e non di un istituto ad hoc.

Omofobico perchè si pretende di desumere l'orientamento sessuale basandosi sul sesso della persona con cui ci si sposa. Se una donna sposa un'altra donna è sicuramente lesbica. Se un uomo sposa un altro uomo è sicuramente gay.

Invece si può essere benissimo bisex e avere alle spalle già un matrimonio con una persona dell'altro sesso.

Finché, anche nel movimento, non smetteremo di raccontare per auto rappresentarci e presentarci al mondo che Giulio ha sposato Marina ma poi si è scoperto gay e ha sposato Carlo non ci sarà mai una integrazione dell'omosessualità tra le opzioni di default.

Si accederà al matrimoni tra gay solo se si è gay e si rinuncia al passato etero che viene visto come un periodo di confusione o di menzogna.

Ecco quanto le etichette possono essere asfittiche e diventare dei veri e propri lager concettuali.

Dobbiamo invece cominciare a pensare che  l'uomo e la donna hanno due opzioni e possono sposare una donna o un uomo senza soluzione di continuità senza che sia importante sapere l'orientamento sessuale della coppia senza che il matrimonio con persona dello stesso sesso faccia necessariamente di quella coppia una coppia di due gay o di due lesbiche.

L'articolo è inficiato anche da un insostenibile sessismo che nello specifico sfiora il ridicolo perchè si parla di donne ma si usa il maschile come neutro che vale per entrambi i sessi e si scrive i gay che sono maschi e non donne che, in italiano almeno, sono lesbiche.
La responsabilità qui non è di Monti perchè è notorio che non sono gli autori e le autrici degli articoli  a scegliere titoli e sommari.

Però il titolo La vittoria di Elisa: congedo matrimoniale anche per i gay oltre che sessista è proprio cretino. Anche il sommario lo è: I dipendenti omosessuali potranno usufruire degli stessi diritti dei colleghi etero. Peccato che Elisa sia una donna...


Eppure basta poco per scrivere con una grammatica e un lessico non sessisti:

La vittoria di Elisa: congedo matrimoniale anche per le persone omosessuali
Il personale omosessuale potrà usufruire degli stessi diritti di quello etero.

Certo questo sommario ha un vizio ideologico  nel riassunto visto che distingue per orientamento sessuale mentre la questione che dirime il matrimonio non è l'orientamento sessuale ma l'assortimento sessuale della coppia, ma il giornalismo italiano è fatto da analfabeti della politica e del rispetto per le minoranze.

Non così per il presidente della Call&Call Umberto Costamagna che ha dichiarato: Non entriamo nella valutazione morale della questione si tratta di una scelta di equità, in una logica di giustizia e di parità di diritti che ci sembra doveroso riconoscere a tutti.

Complimenti a lui e alla Call&Call; a La Nazione e a Michela Monti un po' meno...

giovedì 1 agosto 2013

Foto di pessimo gusto: l'incapacità comunicativa del movimento lgbt italiano


Non mi è mai piaciuta Mucca Assassina, un covo di etero che tastano il culo alle lesbiche o si fanno spompinare nei cessi dal frocetto di turno (anche io ho avuto un turno...).
Le persone etero vanno a Mucca perchè costa la metà delle discoteche per etero e perchè come fanno le feste i gay...
Così non si fa integrazione ma si confermano i luoghi comuni, quelli sui gay sensibili...

Ma questo poster con la parola panna proprio sul pacco del cameriere (tra l'altro tamarro e ipertrofico, di quelli che lo guardi e ti rammarichi di non essere etero) è talmente banale (ancora?!?!), ovvia (la panna?!?!), scontata (i gay saranno pure sensibili ma hanno la fantasia di un chihuahua), così maschilista (e le lesbiche? E le persone bisex?), fallocentrica (e basta co' sta sborra, è pure pericolosa!!!) in una parola volgare, che mi fa cadere le braccia e chiedermi che cosa mai ho io in comune con queste menti geniali.


Postilla (aggiunta il 2 agosto).

Una immagine del genere così banalmente e meramente sessuale contribuisce a confermare l'idea che la maggioranza ha dell'omosessualità maschile come di questione squisitamente ed elusivamente basata sul sesso, che, insomma, ai froci piaccia il cazzo e non già amino uomini come loro.

Il che magari per molti uomini è così ma la cosa non riguarda certo solo l'omosessualità ma il luogo comune che vuole l'uomo cacciatore qualunque sia il suo orientamento sessuale.