giovedì 12 gennaio 2012

Francesco Bruno: un omofobo che discrimina in nome di una scienza che nemmeno conosce.

Avrete letto tutti delle ecolalie di Francesco Bruno, riportate sul sito pontifex a proposito degli omosessuali.
Ora pur rimanendo convinto che certi siti vadano ignorati e con essi i loro contenuti mi sembra utile analizzare le argomentazioni di Bruno, a sostegno del suo pregiudizio discriminatorio, come esercizio critico e analisi di certi autoreferenziali e contraddittorie argomentazioni a sostegno di tesi insostenibili.

Non commento certo l'assunto di base che vede un singolo criticare la comunità scientifica internazionale, senza entrare nemmeno un minino nelle motivazioni di una critica importante (visto che si è da soli contro l'intera comunità scientifica mondiale...), perchè inesistente. Mi soffermo più su alcune considerazioni secondarie che, pure, se ben lette, si rivelano controproducenti per il Bruno stesso. Infatti a ben vedere le argomentazioni sostenute dallo psichiatra vengono in difesa e non a detrimento delle persone omosessuali. Ma procediamo con ordine. Dice Bruno:
Se la omosessualità non è malattia, come dice la OMS, deve però parlarsi di anormalità. Siamo nel campo, quando la omosessualità non viene scelta volutamente, di anormalità funzionali essendo il sesso volto naturalmente alla procreazione.
Dunque per Bruno ci sono due tipi di omosessualità, L'omosessualità per scelta la cui causa dunque è un atto di volizione, e l'omosessualità innata frutto di anormalità funzionali.

In medicina una anormalità funzionale è quando un organo non funziona secondo i parametri con cui lavora di solito. L'anormalità funzionale dell'omosessualità riguarda dunque l'uso errato della funzione sessuale essendo il sesso volto naturalmente alla procreazione. Solo sesso, niente sentimenti. Evocazioni della parola omosessuale.

Il sesso tra due uomini e due donne in quanto sterile è per Bruno esempio di anormalità funzionale. Ma qui non si sta parlando degli organi sessuali di per sé, come disse la Garfagna, ricordate?, per la quale le persone omosessuali sono costituzionalmente sterili. A meno di specifici casi di sterilità (che nulla hanno a che fare con l'orientamento sessuale)  qui la funzione messa in discussione e considerata anormale è quella dell'accoppiamento tra persone dello stesso sesso, quello sì sterile. Non si capisce se le coppie etero che prendono precauzioni contraccettive o le coppie etero sterili siano sussunte sotto lo stesso principio di anormalità funzionale perchè non si può avocare la potenzialità della fertilità alle coppie (come fa, sbagliando, la sentenza della Corte Costituzionale a proposito dell'illegittimità del riconoscimento del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso) ma ai singoli atti sessuali senza dimenticare che le stesse persone coinvolte in rapporti sessuali omosessuali possono avere avuto o avere in futuro rapporti sessuali con persone dell'altro sesso e procreare.
Da questo punto di vista le coppie omosessuali sono coppie sterili che magari hanno desiderio di fare dei figli e la tecnologia medica ogni viene loro incontro (non in Italia, che rifiuta la procreazione assistita eterologa anche alle coppie sposate etero). L'anormalità funzionale diagnosticata da Bruno invece di essere causa di diniego della legittimità di quel tipo di rapporto sessuale potrebbe essere affrontata cercando di risolvere il problema. Invece si nega aiuto a queste coppie infertili i nome di una fertilitò naturale di esclusivo appannaggio etero.
Sarebbe come dire che visto che un diabetico ha l'anormalità funzionale che non gli fa produrre a sufficienza insulina non debba essere aiutato a produrne a sufficienza ma, riconosciuto il suo status di anormale, discriminato per questa sua disfunzionalità.
In qualche punto di questo farraginoso ragionamento si passa dalla disnfuzione della coppia alla disfunzione del singolo.

Per farmi capire. L'omosessuale nato, lo è per una disturbo di personalità legato, probabilmente, ad una errata assimilazione dei ruoli dei genitori, o anche a cause organiche che sarebbe complicatissimo spiegare.
Dunque se quello che Bruno dice ha un senso, chi NON SCEGLIE di essere omosessuale, cioè chi ci nasce, ci nasce per un disturbo della personalità. Ora ribadito per l'ennesima volta che nessuno sceglie l'orientamento sessuale, né che si possa cambiare solo con un atto di volontà, delle due l'una:

o la personalità è innata e dunque l'omosessualità è un disturbo innato della personalità (lo dice lui L'omosessuale nato, lo è per una (sic) disturbo di personalità)

oppure l'omosessualità la si assimila (dunque non ci si nasce) per una (sic) disturbo di personalità legato, probabilmente, ad una errata assimilazione dei ruoli dei genitori. Come dire che Bruno stesso ammette che il suo pregiudizio è basato sul cliché dei ruoli di genere. Bruno se ne deve rendere conto perchè subito dopo, ammette, contraddicendosi,  o anche a cause organiche che sarebbe complicatissimo spiegare.
Ruoli (sociali) o cause organiche? 


Beh, troppo comodo caro professore  dei mie stivali: se ti metti contro l'OMS forse, per quanto complicatissime, uno straccio di spiegazioni le devi... Non pago, Bruno continua

Tuttavia, è nella stessa situazione, dal punto di vista concettuale, di chi è handicappato, sordo o cieco. Per queste categorie, con una certa ipocrisia si dice diversamente abili, non vedenti e simili. Il gay è diversamente orientato per la sessualità e quel diversamente la dice lunga sulla normalità.
E qui il nostro esimio gioca sulla polisemia di un termine passando dal gergo scientifico a quello popolare, diversamente infatti nel caso delle definizioni politicamente corrette dei sordi, dei ciechi o dei paralitici,  significa in altro modo non avendo alcun collegamento col concetto di normalità mentre nel linguaggio popolare il diverso è, tra altre accezioni, sinonimo di handicappato od omosessuale

Quel che non si capisce è l'inversione logica del pregiudizio rispetto l'handicappato e l'omosessuale. 

A nessuno dei due infatti è riconosciuta dignità umana in quanto tale.

All'handicappato è riconosciuto lo statuto di normalità nonostante il suo handicap (il film Forrest Gump insegna).
Anche se sei cieco (sordo, paralitico) sei umano cioè faccio finta che tu sia come i normodotati (=cioè come me) senza riconoscere la tua specificità di sordo, cieco paralitico senza che questa si esplichi sempre e solo negativamente rispetto chi vede sente e cammina.

Nel caso dell'omosessualità invece proprio per la condizione in sé non si riconosce alcuna uguaglianza ma si sussume tutta la differenza possibile ipertrofizzandola nella diversità per eccellenza.

Al di là di ragioni più profonde sul tabù dell'omosessualità forse la differenza di trattamento sta nella differenza delle due condizioni.
Mentre infatti un handicap fisico è normalmente visibile immediatamente (se sei sordo, cieco o paralitico non lo puoi nascondere) l'omosessualità è nella maggior parte dei casa nascondibile.
Quel che dà fastidio allora non è la condizione di per sé (riconosciuta come inalienabile se spesa nell'anonimato della propria vita privata) ma la sua ostentazione, non tanto quella che tradisce l'omosessuale, come un atteggiamento effeminato o comunque considerato poco virile quanto l'autoproclamazione dell'omosessuale per giunta con orgoglio che, magari sconquassando tutti i luoghi comuni, è virile ma si dichiara gay

Quel che dà fastidio è il ruolo sovversivo dell'omosessualità che mette in discussione l'unicità, l'universalità e l'obbligatorietà della norma eterosessista, tant'è che, dal punto di vista di questi assolutisti dognmatici, si arriva a dire che se tutti fossimo omosessuali ci estingueremmo, dimostrando come loro siano incapaci di far entrare nell'alveo delle possibilità anche l'omosessualità senza percepirla portatrice di un irriducibile conflitto che potrebbe determinare la capitolazione dell'eterosessualità. Proiezioni del loro universalismo dogmatico (religioso e cattolico) non certo di chi, come le persone omosessuali, chiedono solo di accedere agli stessi diritti (nona caso da più parti si vuole riconoscere loro diritti speciali proprio in nome della loro, nostra presunta diversità. Motivo, quest'ultimo che induce molti gay pavidi e poco politicizzati a non volersi dichiarare tali perchè aspirando a una normalità ti dicono come posso essere orgoglioso se ho gli occhi blu (=cioè di una cosa che non ho scelto ma mi è capitata)?

Comunque sia le considerazioni di Bruno tutto sono tranne che scientifiche, o psichiatriche. Sono politiche e religiose e andrebbero censurate come avverrebbe in qualunque altro paese dove, per esempio, gli sarebbe stata tolta la cattedra di insegnamento.



mercoledì 11 gennaio 2012

Giuseppe Ripa assessore alla mobilità del Comune di Lecce (pdl): prima dell'omofobia il delirio dell'ignoranza

In natura esistono solo due tipi di generi umani: l'uomo e la donna. Il resto viene classificato scientificamente come 'turbe della psiche' patologia che rientra nelle competenze della scienza sanitaria in generale e della psicanalisi in particolare... Tutto il mio rispetto per il diverso!!! ma non si può passare un'anormalità per normalità perché di questo andazzo sta morendo la nostra società
Parole di Giuseppe Ripa ex assessore alla mobilità del Comune di Lecce da lui pubblicate su Facebook (in un commento cancellato e riportato ora da Repubblica).


E' davvero troppo poco che dopo tali affermazioni Ripa si sia solo dimesso. Cotali affermazioni infatti, prima ancora di essere manifestazione di un coerente pensiero (sic!) omofobico (di chi cioè ha in disprezzo le persone omosessuali) denunciano una profonda, sconcertante ignoranza che oltre ad escludere Ripa dal ricoprire qualunque carica pubblica dovrebbero essere pubblicamente smentite dalla comunità scientifica internazionale, i rappresentanti di quella sceinza sanitaria che Ripa a scomodoato inutilmente.

Ripa confonde evidentemente identità di genere con orientamento sessuale e, oggi, nel 2012,  questo equivoco è ormai privo di qualunque giustificazione se anche una semplice ricerchina sulla rete chiarisce ogni possibile dubbio.

identità di genere: indica il genere in cui una persona si identifica (cioè, se ci si percepisce uomo o donna).

orientamento sessuale: indica il sesso della persona (dello stesso sesso, dell'altro sesso o di entrambi i sessi) con cui si fa sesso e ci si innamora.

Leggere l'omosessualità come un'aberrazione dell'identità di genere  non è già sintomo di omofobia (avversione per le persone omosessuali) ma sintomo di ignoranza.

Non posso odiare qualcuno se nemmeno ne comprendo bene l'identità.

Certo questa constatazione non costituisce né un alibi né tanto meno una giustificazione atta a mitigare il giudizio totalmente negativo che si deve avere nei confronti di chi la esprime. Anzi.

Ma liquidare queste considerazioni come frutto dell'omofobia non basta.

A cominciare da Repubblica che titola riassumendo così le dichiarazioni di Ripa: "Vendola? Un gay con turbe psichiche"
E no! Ripa ha detto esattamente l'opposto. Non ha detto di Vendola che è un gay con turbe psichiche, ma che in quanto gay non uomo né uomo né donna e proprio per questo ha turbe psichiche. 

Quando Giuseppe Ripa dice che in natura esistono solo due tipi di generi umani: e che l'omosessuale non rientra in nessuno dei due, non sta compiendo solamente un gesto di omofobica discriminazione STA DICENDO PRIMA DI TUTTO UNA EMERITA CAZZATA e come tali le sue affermazioni dovrebbero essere trattate.

Come ha fatto, per esempio Aldo Busi quando commentò con lo giusto sdegno una battuta simile e davvero infelice di Alba Parietti.


Busi non dà ad Alba dell'omofoba, ma, rivendicando la virilità dei gay, la accusa di riportare il discorso indietro di 50 anni quando ancora si faceva confusione tra orientamento sessuale e identità di genere.


Invece tutte le prese di posizione pubbliche di esponenti più o meno illustri del movimento si limitano a denunciare l'omofobia delle dichiarazioni di questo ignorante(=colui che non sa) dando per buona (anche se in senso negativo) la definizione che Ripa impiega per indicare gay (e lesbiche).

Così anche se Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay, riconosce che l'impiego del termine signorina con cui Ripa si rivolge a Vendola è aperta manifestazione di disprezzo verso le donne non fa una piega quando Ripa dice che, in quanto omosessuale, Vendola non è né uomo né donna e non gli ricorda, come dovrebbe, che Vendola è, e rimane, uomo, qualunque sia il suo orientamento sessuale, limitandosi ad accusarlo di essere totalmente sprovvisto di argomenti intellettuali, culturali e politici per criticare Vendola, che sa solo dargli del gay malato.

Lo stesso vale per Marrazzo che si limita a commentare le dichiarazioni di Ripa come ridicole (come riportato da Repubblica) ma non concettualmente sbagliate.

Lo stesso afferma Imma Battaglia (nello stesso articolo) che si limita a liquidare gli sragionamenti di Ripa come chiacchiere e volgarità. 
Insomma pare proprio che a questi (e tanti altri) esponenti  del movimento poco importi di INFORMARE e FORMARE i cittadini almeno al giusto ragionamento correggendo gli errori epistemologici alla base delle ecolalie di Ripa e, pur di portare acqua al proprio mulino mantra-antiomofobico, son disposti a soprassedere agli errori\orrori di Ripa pur di gridare all'omofobo all'omofobo.

Meglio l'associazione LINK di Bari (sempre su Repubblica) che commenta le parole di Ripa con un augurio: Possiamo e dobbiamo colmare l'ignoranza, che circola intorno a questo argomento, educando ed alimentando la cultura delle differenze. Tuttavia quando si sfocia in dichiarazioni di questo genere, l'ignoranza cede il posto alla deficienza, non potendo far altro che condannare queste medievali affermazioni.

Equality Italia si distingue nelle parole di Aurelio Mancuso (quello dell'outing che tanto scalpore ha fatto per finire subito nel dimenticatoio): Nell’esprimere all’amico Vendola tutta la nostra solidarietà e stima - dice Mancuso come riportato da Gaynews 24 - chiediamo alla destra di questo Paese un gesto forte e chiaro: l’assessore di Lecce sia ‘licenziato’ in tronco, affinché sia chiaro che l’omofobia non puo’ avere alcuna cittadinanza nel Pdl.

Così senza rendersene conto (speriamo) Mancuso stacca al pdl un tagliando di non omofobia legittimandolo politicamente se si dissocia da Ripa invece di identificare in Ripa un sentire comune purtroppo di casa non solo nel pdl ma che nel pdl trova legittimità piena e senza vergogne dato che il pdl è un covo di nazisti, fascisti, razzisti, maschilisti, misogini e omotransfobici che vogliono relegare le perosne omosessuali nel privato delle loro case.
Come fa il sindaco di Lecce Paolo Perrone è di relegare l'omosessualità di Vendola nel campo della vita privata. Perrone ha dichiarato infatti che  le dichiarazioni dell'assessore Ripa, (...) riguardano la sfera personale delle persone, non certamente le idee politiche. Come se discriminare le persone omosessuali non sia di per sé un atto politico. E prosegue affermando che lui e il pdl contrastano Vendola a livello politico non condividendo le sue idee, ma non certamente per le sue scelte di carattere personale. 

Inutile dire che nessuno si è ben guardato da ricordare al sindaco di Lecce che l'omosessualità non è una scelta come non lo è l'eterosessualità e non riguarda la sfera privata ma anche quella politica, perchè politica vuol dire la vita insieme della società, dove gli omofobi non vogliono che abbiamo una visibilità altrimenti la gente scopre non solo che esistiamo e siamo tanti ma che siamo esattamente come tutti gli altri, belli e brutti, onesti e disonesti, felici  o infelici, insomma come gli altri esseri umani.
Che questo si sappia non interessa a nessuno che ha un poco di potere.

Dividi et impera.


Allora mi chiedo se questo è il movimento ancora ci meravigliamo che nessuno ascolti  questi froci di di professione? Meglio, che le affermazioni dei vari Patanè, Marrazzo, Battaglia, lascino il tempo che trovano?


Forse sarebbe il caso di censurare non solo le parole del coglione di turno (come quelle di Ripa, che si copre di ridicolo da solo, come Scilipoti, e come tanti altri) ma anche, se non soprattutto, quelle di questi personaggi che saranno pure gay ma sono politicamente i più tristi che il movimento abbia mai visto.


 

lunedì 9 gennaio 2012

I nuovi spot francesi gayfriendly della Twingo.

Già nel 2008 con lo slogan Bien dans son époque, bien dans sa Twingo la Twingo aveva commissionato uno spot a tematica glbt nel quale un giovane alla guida dell'automobile da pubblicizzare riconosceva tra le persone in fila a una discoteca "in" il padre in drag e gli chiedeva se poteva far entrare lui e i suoi amici (e il padre accenna un sorriso di fierezza).

Lo spot non mi piaceva allora come non mi piace oggi perchè opera alcune semplificazioni\confusioni ideologiche.
Lo spot si basa sull'effetto sorpresa del figlio che non si scompone scoprendo che il padre è una drag\trvavestito (il che non significa sia per forza omosessuale, Zazie nel metrò libro (di Quenau)  e film (di Malle) hanno isnegnato già 50 anni fa che le due cose non hanno per forza una connessione) approfittando anzi del grado di parentela per entrare nella discoteca "in". (Papà, ci fai entrare?).
Non si capisce perchè il padre si debba nascondere al figlio se non fa niente di male, se non per alludere al cliché della doppia vita degli omosessuali, normali di giorno e traveste di notte. Non trovo lo spot omofobico ma sicuramente non è nemmeno un baluardo della causa glbt e trovo naif chi invece se ne entusiasma, oggi come allora, senza voler offender nessuno. E' solo un mio punto di vista...
Manca in quello spot una consapevolezza delle azioni di tutti, del padre Drag o piuttosto travesta e del figlio, accomunati da un comportamento consumistico (la discoteca)  che poco e nulla ha a che fare con la autoconsapevolezza o l'autodeterminazione nella vita di tutti i giorni. Siamo nel leisure time e lì, anche i più morigerati borghesi, si sa, accettano comportamenti altrimenti respinti. A essere pignoli il video dovrebbe essere derubricato dall'alveo glbt e ascritto al più generico alveo queer il cui rischio, come in questo caso è quello di considerare e annoverare nella categoria anche i fenomeni da baraccone. Perchè sembra quasi che io per poter essere accettato in quanto gay debba travestirmi... senza dimenticare mai che non tutte le drag o le traveste sono gay come ci ha spiegato negli anni 80 un altro film  Personal Services. (GB, 1987) di Terry Jones. L'errore è più nei tanti siti gay come questo francese che hanno annoverato la pubblicità tra quelle gayfriendly piuttosto che nello spot stesso che invece propone un altro meccanismo narrativo.

Stavolta però la Twingo con lo slogan Les temps changent, Twingo aussi appronta due spot davvero gayfriendly nei quali cambia sensibilmente direzione.
Il meccanismso è sempre quello della sorpresa ma stavolta con risultati diversi. Vediamoli.

Nel primo un ragazzo leggermente effeminato (la cosa la si nota di più nella versione  inglese dello spot perchè il modo di parlare francese, almeno agli occhi nostri di non francesi, è sempre sussunto sotto una certa effeminatezza) chiede al bullo dove si p fatto il tatuaggio perchè vuole farsene anche lui uno sulla spalla. Questi estrae qualcosa dal pantalone. Un coltello? No! il biglietto stropicciato del tatuatore avvertendo il giovane cdi fare attenzione perchè il quartiere è pieno di insidie. Tante le letture dello spot e non solo quella in chiave glbt. Ma qui la sorpresa è positiva, perchè persone socialmente incompatibili non solo comunicano ma son gentili l'una con l'altra, si parlano, dunque si accettano reciprocamente. Poco importa se sia un gay col macho, un figlio di papà col bullo o un borghese con un operaio. I tempi cambiano perchè alcuni pregiudizi e divisione di classe non sono così scontati come potrebbe sembrare dalle apparenze. Un capovolgimento del cliché dunque, in maniera ben differente dallo spot del 2008.
Il secondo spot (il terzo della campagna) si basa su una inedito coup de théâtre sul matrimonio (molto più efficace di quello australiano) dove l'uomo non è il padre che porta la figlia all'altare ma è lui lo sposo di un altro uomo... Certo manca sempre il bacio che pure c'è in qualunque matrimonio etero (="tra persone di sesso diverso") ma la normalizzazione del matrimonio tra due persone dello stesso sesso è chiara, piena e data per assodata. I tempi cambiano (="sono già cambiati") e la twingo pure.

Ce n'è anche un terzo (il primo in ordine a essere stato trasmesso che non riguarda la causa ma si basa lo stesso su una forma di riconoscimento e accettazione di comportamenti normalmente considerati esecrabili.

Qui si tratta di nuovo di un tatuaggio che la madre critica alla figlia ma non per i motivi che la figlia crede.
Di questi tre spot presentati tutti su internet per il momento solo quello della madre e della figlia è in tv (dal 7 gennaio, secondo il sito pubard mentre gli altri due ancora non hanno una data di messa in onda.
I tre spot sono stati pensati dalla Publicis Conseil e diretti da Xavier Giannoli. Sul sito disambuiguando sempre ricco di notizie e di acute osservazioni critiche trovo altri tre video della twingo, versione UK (ma almeno il secondo è girato anche per le nostre televisioni) altrettanto sorprendenti (il secondo, quello che è girato anche in Italia di caratura inferiore agli altri due) Magari si facessero spot sui profilattici in Italia!!! Qui il capovolgimento di ruoli (è il figlio che fa la ramanzina allla madre Hai idea cdi che ora sia? Potevi chiamare. Dove sei stata? e la madre che corre al piano di sopra non solo è divertente ma riconosce alle madri single e con figli (grandi) lo stesso diritto a divertirsi di quando non erano sposate e mamme!
E poi c'è chi dice siano solo pubblicità.

Da noi arrivò solo la terza
dove ovviamente e più italicamente una madre si compiace che la figlia si faccia vedere nuda in un qualche teatro considerandolo un lavoro.

E per completezza non posso chiudere questo post senza citare l'altro spot twingo che tanto fece scandalo quando uscì per l'analisi del quale rimando al sito disambiguando.
la pubblicità mostra le donne italiane come questo paese e la maggioranza delle stesse italiane si vedono. Contribuendo ad alimentare la visione stereotipata, in un circolo vizioso da cui non si esce. Ecco allora che ci dicono che «La competizione è femmina», quando invece appartiene a tutti i generi. Ed ecco per giunta che la competizione riservata alle donne non riguarda ruoli intellettuali o professionali, né tanto meno poteri economici o politici, ma un abituccio rosa cipria, da abbinare a una Twingo Miss Sixty appositamente dedicata alle donne e dunque anch’essa – ovvio! – rosa cipria.

sabato 7 gennaio 2012

Quest'anno la Befana mi ha portato un po' di ottimismo: Twee Vaders la canzone olandese cantata dall'11nne Terence (nel 2005) nel programma K!inderen voor Kinderen

Grazie a Faccialibro scopro che, nel lontano 2005, l'allora undicenne Terrence Uphoff ha cantato al programma Kinderen voor Kinderen (t.l. Bambini per bambini) della televisione pubblica VARA, una canzone nella quale parla dei suoi due papà.
La presentatrice chiede prima quanti bambini siano venuti con la mamma, quanti col papà e quanti con due papà.
Ecco il testo in traduzione italiana (quello originale olandese lo potete leggere qui)

 Due padri

Viviamo in un attico
Pieno di cose belle
Viviamo lì tranquilli tutti e tre insieme
Bas lavora per il giornale
E Diederick è un assistente di laboratorio
Mi hanno adottato quando avevo un anno
Sono ancora l'unico figlio
Ma per me va bene
In questo modo ho tutta l'attenzione
E l'amore di quei due
Bas mi accompagna a scuola
Con Diederik suono il violino
E tutti e tre guardiamo
Le soap alla televisione

Rit: Io ho due padri
Due veri padri
A volte permissivi e altre volte severi
Ma ci va alla Grande
E tutti e due, se dovessero,
Potrebbero essere Mia Madre.

Quando devo andare a letto
Diederik controlla I miei compiti
E Bas lava I piatti o la biancheria
E se sto male oppure ho la febbre
Allora non c'è nessuno che conosco
Che saprebbe prendersi cura di me
Meglio di Diederik o Bas
A volte a scuola vengo preso in giro
E ovviamente non è bello
I tuoi genitori sono froci!
Lo trovano strano
Così io alzo solo Le spalle
E allora? Sono loro figlio!
Non è una cosa comune
Ma a me va benissimo

Io ho due padri
Due veri padri
A volte permissivi e altre volte severi
Ma ci va alla Grande
E tutti e due, se dovessero,
Potrebbero essere Mia
Madre

(devo ringraziare per questa traduzione il blog GarasunoKamen).

Il testo non manca di qualche cliché sessista (Diederik controlla i miei compiti
E Bas lava i piatti o la biancheria)
ma hanno una funzione normalizzante, nel sesnoc he dimostrano come entrambi i genitori sono capaci di assolvere a tutti quei ruoli di cui normalmente investiamo i genitori dei due sessi.


Altrove invece la canzone non è solo illuminante  
Io ho due padri
Due veri padri
A volte permissivi e altre volte severi
Ma ci va alla Grande
E tutti e due, se dovessero,
Potrebbero essere Mia Madre.


Ma addirittura commovente


A volte a scuola vengo preso in giro
E ovviamente non è bello
I tuoi genitori sono froci!
Lo trovano strano
Così io alzo solo Le spalle
E allora? Sono loro figlio!
Non è una cosa comune
Ma a me va benissimo



Non è una cosa comune ma a me va benissimo!


Un testo di una verità spiazzante che recepisce nell'immaginario collettivo un pezzo di  tessuto sociale che esiste e esisterà sempre di più. Una realtà cui l'Italia e gli italiani dovranno prendere atto obtorto collo.


Sul blog Gay persons of color leggo invece alcuni dati estrapolati dal 66imo eurobarometro della comunità europea. Sul blog, in inglese, si legge:
circa 30.000 persone di nazioni della Comunità Europea comprese Bulgaria e Romania, e i paesi candidati all'ingresso nella UE Croazia e Turchia hanno risposto a diverse domande tra le quali una riguardava il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l'altra il diritto per le coppie omosessuali(=dello stesso sesso) di adottare bambini. Ecco la percentuale dei favorevoli al matrimonio. Olanda 82% Svezia 71% Danimarca 69% Belgio 62% Lussemburgo 58% Spagna 56% Grecia 15%, Bulgaria 15%, Cipro 14%, Romania 11% ed ecco quelli per le adozioni Olanda 69% Svezia 51% Danimarca 44% Austria 44% Belgio 43%% Spagna 43% Grecia 15%, Cipro 10%, Romania 8%
L'Olanda, fuori dall'immaginario collettivo che ci fa sentire tutti spagnoli, risulta dunque il paese nel quale i diritti delle persone omosessuali sono più sentirti e caldamente sostenuti. Kinderen vor Kinderen, lungi dall'essere uno zecchino d'oro all'olandese (come si legge sui siti italiani) è un programma che, dal 1980, organizza un coro di preadolescenti ai quali affidare canzoni i cui testi (che vengono scritti spesso dai bambini stessi o dagli spettatori del programma, come è spiegato sul sito, in olandese...) affrontano gli argomenti più disparati, ma seri, non i gatti neri del nostro Zecchino, quali, appunto,  il bullismo nelle scuole, o l'omogenitorialità.
 I temi trattai nelle canzoni, - si legge sul sito - sono senza tempo. Per esempio anche oggi accade che a scuola i bambini possono essere vittima di mobbing. e temi quali le delusioni in amore sono sempre rilevanti. Cui sono anche situazioni recenti che precedentemente non accadevano molto spesso o erano oggetto di tabu così che la gente preferiva non parlarne. Uno di questi esempi è la canzone Twee Vaders (Due padri ) pubblicata nel CD del 2005.
Le canzoni sono presentate in una gara e pubblicate annualmente in un cd (questo sì come il nostro Zecchino).

Twee Vaders è del 2005 quando l'omogenitorialità era, in Italia, un concetto sconosciuto ai più...

Sul sito del programma c'è anche la versione Karaoke del brano...
Lo so l'olandese non è proprio come l'inglese ma la canzone vale la pena di un piccolo sforzo, no?

martedì 3 gennaio 2012

Storie ritornate. Il post del blog FUORI sullo spot di GetUp contro la marriage discrimination in Australia

Fa sempre piacere ricevere commenti positivi propri post, non tanto per gli ovvi massaggini dell'ego, ma perchè fare fronte comune contro un malcostume è la cosa più importante che i/le blogger nella rete possano fare.

Così mentre Fabiola, autrice del blog FUORI, ha prima commentato i post che ho dedicato allo spot di GetUp contro la marriage discrimination in Australia e poi mi ha chiesto l'amicizia su faccialibro, ho scoperto il suo blog e il suo post sullo stesso argomento.
Io e Fabiola non diciamo esattamente le stesse cose (e per fortuna!) ma cose complementari. Leggendo il suo post ho capito altre cose e capito meglio quelle che già avevo percepito.

Fabiola nota:
Il difetto di questo spot, secondo me, è che puntando su un format tipicamente americano di buonismo esasperato, rischia di trasformare quella che dovrebbe essere una ferma denuncia in una timida richiesta. Perché rimandando troppo in là il "colpo di scena", quando il protagonista chiede la mano della sua dolce metà, in realtà la sta chiedendo anche allo spettatore, ancora immedesimato, che, commosso, accetta.
E ancora

Non è paradossale che per affrontare una diversità si debba per forza usare un linguaggio omologato e appiattirsi entro i parametri della comunicazione massmediatica cui siamo normalmente abituati? Perché per farsi ascoltare bisogna ricercare a tutti i costi il plauso generale?
Fabiola centra un punto nevralgico. L'omologazione borghese passa per l'accettazione critica dei parametri della comunicazione massmediatica cui siamo normalmente abituati.

Come quando ricorda che
La costante degenerazione della democrazia in una forma di dittatura della maggioranza annichilisce ogni senso di giustizia e libertà. L'indifferenza che ammorba questa società ha fatto dimenticare da tempo che i diritti delle minoranze sono diritti di tutti.
Una lettura illuminante e confortante (che vi consiglio) durante la quale ho visto un video che non conoscevo prodotto da marriagequality un'organizzazione irlandese per la sensibilizzazione dell'opinione pubblica all'apertura del matrimonio anche alle persone dello stesso sesso.
Ecco lo spot.




Come vi sentireste se doveste chiedere il permesso a 4 milioni di persone per potervi sposare? Ecco cosa chiede lo spot al suo pubblico facendolo pensare e non immedesimare, dandogli informazioni e non appiattendo differenze. perchè le differenze non sono un male ma il sale della Terra! Insomma un incontro nel secondo giorno di un anno dal quale mia spetto tutto quello che non ho avuto dai precedenti sei che. L'inizio è promettente! Ciao Fabiola, nice to meet you!

giovedì 29 dicembre 2011

Mi smo dio ekipe! (We are part of the team!) Il video montenegrino contro l'omofobia. Ovvero della buona politica altrui e del mediocre giornalismo italiano.

Alla base di tutto c'è questo video ben pensato e ben confezionato.

Adesso se fossi un veteromarxista dovrei commentare come sia proprio nella tifoseria di per sé che l'omofobia si coltiva, così come ogni altro corollario del patriarcato. Ma io sono un vero marxista non un dogmatico che usa Il capitale come una bibbia.

Certo è vero che in questo spot ci sono solo dei maschi a fare il tifo, mentre da almeno un paio di generazioni la tifoseria è trans-genere (nel senso che ci sono donne che seguono il calcio da tifose e uomini che non).
D'altronde mentre il luogo comune vuole che la tifoseria sia solo degli etero e non dei gay (e per lo stesso motivo è solo degli uomini e non delle donne) nella realtà ci sono uomini gay e donne non lesbiche che fanno il tifo e seguono il calcio (proprio come ci sono uomini gay, come il sottoscritto, che il calcio non lo seguirebbero nemmeno se pagati).

Ma sto divagando come al solito.

Il video mostra come un gesto d'affetto tra due ragazzi faccia parte dell'insieme, senza che nessuno ci faccia caso, come dovrebbe essere, e come sarà in un futuro ancora temporalmente indeterminato.
Il claim facciamo parte del team ha ovviamente più significati:
(anche) noi ragazzi gay facciamo parte del gruppo di maschi che fanno il tifo;
Anche noi gay facciamo il tifo
anche noi gay supportiamo una squadra di calcio

ma anche un più generale

anche noi gay facciamo parte della società per esempio anche di un gruppo di scalmanati tifosi maschi (cioè uomini perchè gli uomini gay rimangono uomini...).


Altro punto a favore del video, che ne denota la provenienza non anglofona è la non particolare avvenenza dei due ragazzi che si baciano.
Fossimo stati infatti in uno dei paesi che ha   inventato e\o recepito lo standard Gay (USA, UK, Australia , Canada e Israele) i due ragazzi sarebbero stati i più belli, sorchi superfighi dell'universo.
Qui invece sono due ragazzi normalissimi belli perchè giovani. Uno dei due è anche cicciotto e leggermente freak (con quei capelli lunghi e ricci) cioè completamente an average man (gay guy or whatsoever).

Gran merito all'autore del video.

Già ma chi ha pensato al video e, concretamente, lo ha fatto?

Sul sito di Repubblica (non un sito qualsiasi dunque) da dove apprendo del video (thru faccialibro)  la giornalista (?) Laura Longo ci dà queste scarne informazioni:
Un gruppo Lgbt dell’est Europa ha realizzato una clip per gli appassionati di sport. Nel video intitolato "Mi smo dio ekipe - We are part of the team" ("Noi siamo parte della squadra") dopo un gol in tv, due uomini esultano baciandosi appassionatamente. Il messaggio è combattere qualsiasi discriminazione contro gli omosessuali
Inutile dire che dopo una ricerchina su internet di nemmeno 5 minuti scopro che:

Il video, di nazionalità montenegrina,  è stato diretto da Danilo Marunovic;
che è stato prodotto dal Centar za građansko obrazovanje (CGO) il centro civico per l'educazione, dal Forum GLBT Progres in collaborazione con la Coala Production e il sostegno dell'Ambasciata Canadese.

Il video, si legge su youtube, fa parte del progetto It's OK to be different", il cui scopo è contribuire allo sviluppo della cultura dei diritti civili e di una società a democrazia sostenibile attraverso una serie di attività con lo scopo di rafforzare le capacità sociali nella promozione dei diritti LGBT e nelle politiche antidiscriminazione.

Sempre su youtube potete vedere (come fa notare Cyd Zeigler jr. sul sito outsport.com che commenta anche l'avvenenza dei due ragazzi epsrimendo lo stesso mio apprezzamento per la loro normalità) che solamente 952 persone hanno espresso parere favorevole al video (Mi piace), contro 1055 Non mi piace tastando il polso a una omofobia montenegrina che, aggiungo io,non è seconda a quella italiana.

Ecco come un giornalismo anche elementare come quello che sono in grado di fare io, che blogger sono e non giornalista, dovrebbe dare notizia di video come questi e non limitarsi a postare il video senza nemmeno peritarsi di trovare il paese di origne (un paese dell'Est) e scrivere una paginetta col tono da ragazzina di prima liceo che chiosa con un generico Il messaggio è combattere qualsiasi discriminazione contro gli omosessuali.

Purtroppo la qualità della nostra informazione è direttamente proporzionale alla salute della democrazia e dei cittadini tutti.

That's why WE SUCKS!

mercoledì 28 dicembre 2011

Chi parla male ragiona male. L'omosessualità secondo Giuliano Sangiorgi.

Solo per motivi ...mineschi cerco su internetto notizie riguardo Giuliano Sangiorgi (chi???) il cantante (che???) dei Negramaro che, quando Tiziano Ferro ha fatto coming out, è stato intervistato (a che titolo?) sull'argomento da Vanity Fair.
Non entro nei dettagli dell'intervista (Che non trovo sul sito del giornale e mi devo accontentare di quella, parziale, riportata dal solito sito gay,  nella fattispecie Gay.tv ma voglio entrare nel merito di alcune considerazioni che Sangiorgi fa nell'intervista (dando sempre per buono che le sue parole siano state riportate fedelmente...).
Dunque il nostro, cioè, il vostro, nell'intervista dice: 
(...)per me non ha senso dare così tanta importanza a un coming out sessuale. Tiziano Ferro è gay, e allora.
Bisognerebbe ricordare a Sangiorgi che l'orientamento sessuale, anche se si chiama così, non si limita alla sfera sessuale ma anche a quella affettiva
D'altronde quanti cercano di liquidare l'importanza di dirlo proprio dicendo che a nessuno interessa quello che fai a letto?
Peccato che non si ami solo a letto ma sempre, in tutta la propria vita ,e non solo privata ma anche pubblica. Quel che sfugge a Sangiorgi (ma è in ottima compagnia) è che chi fa coming out non lo fa solo per far sapere agli altri con chi fa a letto che cosa ma per legittimare un sentimento, una affettività. Perchè quella omosessuale non è una pratica sessuale ma è molto di più, è una opzione sessual sentimentale.
Se ne accorge persino l'intervistatrice che ricorda al Sangiorgi in maniera alquanto infelice che un personaggio pubblico che fa coming out può essere d'aiuto a chi famoso non è ma è pur sempre finocchio (o lesbica)

Forse la sua storia può aiutare qualcuno che ha sofferto [sic!]  come lui.
Ma lui, non pago, risponde
E' vero. Ma i telegiornali, quando riprendono certe notizie, non fanno trattati di psicologia. Fanno gossip.
Trattati di psicologia? Ah già si soffre per motivi psicologici non per lo stigma della società...
In qualche tg di mediaset, subito dopo la notizia di Ferro, hanno dato quella di Nichi Vendola che vorrebbe adottare un bambino con il suo compagno. Lasciando intendere: guardate a che punto siamo arrivati. Ecco, questo mi dà molto fastidio. Perchè se c'è una diversità, questa c'è rispetto a chi? Chi decide chi è il diverso? Io di certo non sono in grado di farlo.

Lei è favorevole alle coppie gay il diritto di sposarsi e di adottare figli?
"Assolutamente si".

Scusa [sic] la schiettezza della domanda: lei è gay?
E qui complimenti all'intervistatrice. Immaginatevi se Sangiorgi stesse parlando a favore dei migranti l'intervistatrice mica avrebbe chiesto: Scusi la schiettezza della domanda: lei è cittadino straniero?O se avesse parlato a favore dell'abbattimento delle barriere architettoniche: Scusi la schiettezza della domanda: lei è paralitico?

Solo se parli a favore dei gay ti chiedono se lo sei anche tu... La risposta di Sangiorgi è sintomatica dei guasti di ragionamento anche di chi è gayfriendly.

"No. Sono eterosessuale. Il mio istinto è quello, e quello di un omosessuale vale quanto il mio.
Affermazione fantastica, purtroppo subito cancellata da quella successiva
Ma io amo e amerò sempre le donne.
Ma, avversativo c'est à dire sarà anche un istinto che vale quanto il mio ma io il mio non lo cambierà mai e il mio qual è quello di amare le donne.
Perchè chi è gay, si sa, le donne non le ama mentre chi è etero non ama gli uomini (parliamo dei maschietti che, si sa, le donne non contano un c....).

Forse non basta più accontentarsi dei gayfriendly (se questi sono i risultati) ma bisogna chiedere a tutti di essere almeno gaysolidali.

Io non so voi ma sono stufo di queste perifrasi sull'omosessualità. Un gay è uno che non ama le donne, una lesbica è una che non va con gli uomini.
Pur di non nominare quel che ci piace ci si attribuisce quel che non ci piace e lo si sostituisce a quel che ci piace... Ma basta! Io amo gli uomini non odio le donne. E Anna Paola Concia ama le donne non è una che non va con gli uomini. Sarebbe come dire che i credenti sono non atei e gli atei non amano dio. Ma che cazzo!

E poi chiamano noi invertiti!!!


domenica 25 dicembre 2011

I siti gay. Lo stigma lo diffondo loro per primi. Sulle illazioni della teologa Uta-Ranke Heinemann sull'omosessualità di Benedetto XVI riportate da Gay magazine.

Il meccanismo è il solito, navigo sulla rete e incappo in un articolo Benedetto XVI è omosessuale, parola di un’amica teologa pubblicato su Gaymagazine firmato da Daniele (e il cognome? Boh!).
Nell'articolo (sic!) si parla della teologa Uta-Ranke Heinemann diventata famosa grazie alle sue provocatorie prese di posizione in conflitto con le tesi ufficiali della Chiesa (...) scomunicata per aver affermato l’impossibilità biologica della nascita di Gesù Cristo da una madre vergine. Il neretto è nel testo.

Ora fra tutti i dogmi della chiesa, resurrezione di Cristo, transustaziazione dell'ostia consacrata (cito a memoria i primi che mi vengono in mente) la teologa mette in discussione l'unico che  spiegazione biologica ce l'ha!
Se infatti Daniele ha tradotto bene dall'intervista a Vice (periodico tedesco non meglio qualificato) la teologa contesterebbe la possibilità biologica della nascita di Gesù Cristo da una madre vergine. Cosa che invece può avvenire! C'è stato pure un film che ha parlato di questo (Non è peccato – La Quinceañera (USA, 2006) di Richard Glatzer, Wash Westmoreland per tacere di Glee): una coppia giovane non vuole consumare l'illibatezza prima del matrimonio e fa del petting spinto. Diciamo che lui le viene sulla coscia, basta un solo spermatozoo ed ecco la ragazza bella e incinta senza esser stata deflorata. Raro ma può accadere. E qui si disquisisce di possibilità biologica non di probabilità. Insomma una che di teologia ne capirà ma di biologia un po' meno (sempre a prender buone le sue dichiarazioni riportate nell'articolo...). Poco importa Daniele dovrebbe avere gli stessi dubbi che ho io e non bersi l'autorevolezza della teologa su basi così labili.

Che dice la biol.... ehm la teologa? Che il Papa è gay (affermazione riportata in corsivo quindi sono direttamente le sue parole sempre tratte dal periodico Vice).

Le prove?

1) I suoi sguardi verso altri cardinali, come con Tarcisio Bertone, lasciano trasparire un guizzo negli occhi verso i corpi maschili.

Beh, anche se fosse vero il desiderio che la teologa dice di vedere in Ratzinger non è detto che venga consumato. Ratzinger potrebbe essere gay e vivere in astinenza. Allora agirebbe esattamente secondo madre romana Chiesa come riportato nel catechismo:
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

Daniele può non saperlo, ma la teologa, invece no. La teologa (dei miei stivali) preferisce piuttosto pescare nel luogo comune che vuole l'omosessualità evidente.
Da tempo raccolgo sue fotografie, e secondo me dalle immagini traspare il suo orientamento omosessuale.


Niente di nuovo sul fronte occidentale. La teologa fine intellettuale è più omofoba del Papa perchè le basta poco degli sguardi o degli atteggiamenti considerati poco virili per fare del Papa un gay. E qui, al contrario, la teologa può anche non rendersi conto di cadere nei luoghi comuni, ma Daniele, se scrive per una testata che si chiama Gay Magazine dovrebbe...


Che Uta-Ranke Heinemannnon non sia una intellettuale così fine come ci vogliono far credere lo si evince anche da considerazioni sulla misoginia della chiesa riportate in calce allo stesso articolo.

Da quando Lutero ha sposato una suora la misoginia ha caratterizzato il clero,
Certo da Lutero, non da quando la chiesa ha negato alle donne  la possibilità di farsi prete negandole così ogni forma di potere. Da Lutero... Prima la chiesa era un luogo femminista!

E la nostra teologa sciagurata conclude il suo ragionamento (sic!) nel modo più omofobico possibile:
Da quando Lutero ha sposato una suora la misoginia ha caratterizzato il clero, che non voleva aver più nessun scandalo con le donne.
MA di che parla questa? E papa Barberini allora?
E qual è il miglior modo se non avere preti in larga parte gay?
Capita l'antifona? Non vuoi donne in giro? Metti dei gay che , si sa, le donne le schifano! Quel che sfugge alla teologa (può venire a lavarmi il water quando vuole) è che la Chiesa è smepre stata in mano a uomini poco importa l'orientamento sessuale dei quali e che anche quando questi uomini hanno avuto rapporti con donne hanno poi eletto come papi i figli e non le figlie. Quindi basta essere uomini per non permettere alle donne di accedere al potere. Il riferimento a Lutero è assurdo perhè Lutero ha fondato una nuova chiesa contro la quale il vaticano non ha alcun potere. Insomma proprio una cazzata scritta per una articolo da leggere sulla tazza del cesso piuttosto che in sala d'attesa dal dentista.

Mi spiace che Daniele e i tanti lettori (e lettrici) di Gay magazine leggano questa sequela di luoghi comuni omofobici e siano tutti contenti che anche il papa cattivo e che li odia tanto in fondo in fondo sia frocio pure lui...

Non ci bastavano i vecchi siti noti ora ci si mettono pure i siti nuovi a propalare le solite vecchie sciocchezze... Che amarezza!


venerdì 23 dicembre 2011

A Glossip! de La3 Selvaggia Lucarelli è come Scilipoti, piena di pregiudizi e di errori epistemologici contro le persone omosessuali. Ovvero come essere omofobi senza nemmeno saperlo.


Per puro caso, facendo zapping (cosa più unica che rara da quando c'è stato lo switch off, ormai un paio d'anni fa...) capito sul canale La 3, sul programma Glossip! (no, quella "l" non è un mio errore di digitazione) condotto da Selvaggia Lucarelli, nel quale si parla delle ecolalie (l'aggettivo è mio) di Scilipoti contro Paoala Concia durante un'intervista per Klaus Dovi delle quali ho già avuto modo di parlare. Selvaggia fa dei commenti abbastanza ironici sulle dichiarazioni di Scilipoti accusandolo (giustamente) di fare confusione quando parla di deviazioni genetiche collegate all'omosessualità (sic!); commenta che Scilipoti di omosessualità non sa niente. Mi fermo ad ascoltare incredulo delle mie orecchie. Poi, come si fa nei programmi, Selvaggia (o chi per lei) collega le dichiarazioni omofobiche di Scilipoti a un'altra notizia (anch'essa vecchiotta quanto quella di Scilipoti) riguardante il famoso wrestler Hulk Hogan, la cui ex moglie Linda Claridge ha rivelato in un suo libro di memorie una relazione dell'ex marito con Brutus Beefcak, suo collega wrestler.
Badate, io ho scritto relazione e basta, il sito Queer Blog.it parla di relazione omosessuale dove quell'aggettivo è pleonastico visto che si evince che le due persone che hanno la relazione sono entrambe di sesso maschile (ma vuoi mettere l'indicizzazione nei motori di ricerca se usi la parola omosessuale, gay, etc?) e che non potrebbero intrattenere alcun altro ti po di relazione...
Selvaggia invita Scilipoti ad andare a dire a Hulk e al suo collega Brutus che sono dei deviati genetici. Insomma Selvaggia non solo sembra non concordare con Scilipoti ma sembra simpatizzare per le persone omosessuali. Solo che... Quando Selvaggia riporta l'affermazione della moglie di Hulk (al secolo Terry Bollea) dice che la moglie ha diffamato Hulk. Ora dire di qualcuno che è gay vuol dire davvero diffamarlo? Solo se pensi che essere gay sia diffamante. Ma allora dov'è la differenza col pensiero di Scilipoti? Senza tenere conto che, se la relazione con Brutus fosse vera questa non farebbe di Hulk un gay ma un bisex... ma sto sottilizzando...
Non paga Selvaggia ironizza sull'aspetto e il comportamento ipermacho di Hulk e Bruts non per capovolgere il clichè del gay delicato (avendone l'occasione) ma come riprova che Linda si è inventata tutto perché, dice Selvaggia, "ce li vedete la sera, Hulk e Brutus tenersi per mano, con un plaid sulle gambe e commuoversi davanti al paziente inglese?".
Capita l'antifona? Se sei gay (cioè bisex...) non puoi che essere delicato e delicato nella maniera più ovvia e trita possibile. Mi piacerebbe incontrare Selvaggia in privato, per mostrarle un video porno qualunque nel quale due uomini si danno da fare per (di)mostrarle che gli uomini possono essere ipermachi a prescindere dall'orientamento sessuale e che a pensare che un ipermacho non possa essere gay si commette lo stesso identico errore epistemologico che Selvaggia critica a Scilipoti.
Le ho scritto. Come al mio solito. Se mi risponde ve lo faccio sapere...



martedì 13 dicembre 2011

Al via Omovies IV edizione del festival di cinema omosessuale e questioning di Napoli

Dal 15 al 18 dicembre a Napoli, per il quarto anno consecutivo, il primo senza alcun finanziamento pubblico, si apre Omovies, festival di cinema omosessuale e questioning di Napoli.
Per il secondo anno il vostro ciccione polemico si occupa della programmazione dei film, dei dibatti, delle tavole rotonde.
Tre giorni di proiezioni più un quarto di mondana serata di Gala nel centralissimo cinema Academy Astra durante i quali tasteremo il polso al paese e all'estero proponendo alcune delle più signficative pellicole (o viedo) di argomento glbt.
Venite, vero?

Scilipoti, Paola Concia e la disinformazione italiana.

Intervistato da Klaus Davi Scilipoti ha rilasciato delle dichiarazione sulle persone omosessuali e, in particolare, su Paola Concia, che hanno fatto scalpore.

Quello che ha fatto indignare tutti, e che è stato riportato in tutti i titoli di giornale e di post  sulla rete, è la constatazione, all'affermazione di Klaus Davi che Paola Concia dice di essere orgogliosa di non andare con gli uomini (così l'intervistatore ha parafrasato il lesbismo di Anna Paola) che anche i ladri sono orgogliosi di esserlo.
Paragone senza senso visto che essere ladri è un reato e essere omosessuali no.
E in un paese dove c'è la maggiore evasione fiscale del mondo SAMO TUTTI LADRI.

Insomma una provocazioncella stupida stupida che non andava colta e diffusa con tutta l'eco con cui è stata riportata.

Quello che però negli articoli non si dice è un'affermazione ben più grave perchè non vera e detta senza competenza alcuna,  fatta subito prima del paragone coi ladri, che gli omosessuali hanno qualche problema genetico e questo fatto lo conferma anche la scienza (facendo sentire la i nella pronuncia in perfetto italiota).
Allora premesso che l'autorevolezza di Scilipoti è inesistente, perchè nessuno ha pensato di contraddire un'affermazione falsa ammantata di pretese scientifiche, e ridicola di per sé, come  l'omosessuale, non in tutti casi c'è sempre l'eccezione,  dal punto di vista del codice genetico qualcosa forse di diverso ce l'avrà (nella quale Scilipoti vorrebbe scrivere la diversità presunta delle persone omosessuali nei geni del suo corredo genetico) ma ci si sofferma solo sull'offesa?
Perchè si continua a fare pubblicità a Klaus Davi che non è da meno di Scilipoti invece di consegnarlo al silenzio mediatico?
Non ci si rende conto che così si fa il losco gioco di questi omofobi ignoranti?

giovedì 8 dicembre 2011

Quando i militanti del movimento sono pavidi e dalla vista corta: le dichiarazioni di Marrazzo (Fabrizio) e Stocco sull'istituzione del registro per le unioni civili nell'XI municipio di Roma

Fabrizio Marrazzo
Roberto Stocco
A quanto pare dopo il X municipio di Roma anche l'XI ha istituito un registro delle unioni civili.
D'ora in poi, chi risiede in quei municipi, può, se vuole, registrarsi come coppia more uxorio avendo dei diritti, anche se non si capisce bene quali. Non si capisce, per esempio, se gli iscritti a questo registro godranno degli sgravi fiscali previsti per le coppie sposate, se hanno tutele in tutti i campi e ambiti in cui le persone regolarmente sposate ne hanno. Visto che il registro ha valore solo nel municipio probabilmente ha solo un valore simbolico come spiegano Marrazzo (Gay Center) e Stocco (Arcigay Roma) in una nota pubblicata sul sito dell'Arcigay Roma:
“I registri delle unioni civili – hanno aggiunto Marrazzo e Stocco - sono uno strumento simbolico significativo e gli enti locali possono fare molto per offrire tutele e servizi.
Una dichiarazione molto vaga dalla quale, correggetemi se sbaglio, si dice

1) che questo registro ha una valenza simbolica

2) ma che dà anche tutele e servizi (servizi? da quando un diritto è un servizio?) a centinaia di migliaia di persone prive di diritti.

Mi piacerebbe sapere, concretamente, quali sono queste tutele e questi servizi.

Ci viene in aiuto Imma Battaglia che, alla stessa notizia, commenta:
Iniziare dai servizi di prossimità del territorio è solo un primo passo che non deve restare isolato, con l'auspicio che un giorno non lontano tutte le unioni affettive potranno godere della tutela che meritano indipendentemente dal territorio di residenza.  (fonte PaeseSera)
Dunque possono accedere ai servizi del municipio previsti per le coppie sposate, anche le coppie di fatto(=non sposate) etero (di sesso diverso) e omo (di sesso uguale).

Beh niente da ridire!
Alcuni municipi di Roma stanno facendo nel loro piccolo quello che molti comuni di Italia fanno da tempo riconsocere anche alle famiglie di fatto (etero e no) gli stessi diritti di quelle sposate riconoscendo loro assegni familiari, diritto alle case popolari, etc etc.

Ma cosa c'entra questo con il raggiungimento del matrimonio anche per le persone dello stesso sesso?

Il riconoscimento legale delle unioni civili non riguarda solo le coppie di fatto omosessuali (dove l'aggettivo, si badi bene, non si riferisce all'orientamento sessuale dei due componenti la coppia ma solamente al loro assortimento sessuale, cioè una coppia formata da due persone dello stesso sesso, cioè, appunto, omosessuale) ma, naturalmente, anche le coppie di fatto eterosessuali (stesso avvertimento di prima), con o senza figli, che o hanno scelto di non sposarsi per motivi ideologici (non "credono" nel matrimonio) oppure, spesso, impossibilitate a sposarsi perchè ancora coinvolte in matrimoni pregressi (separate o in via di divorzio) che aspettano i tempi burocratici del divorzio (che richiede anni) o che, semplicemente separate, preferiscono non avviare la pratica di divorzio per motivi di varia natura, personali o economici. E' per loro, prima ancora che per le coppie di fatto dello stesso sesso che è stato sollevato il problema giuridico delle coppie di fatto.
Giustissimo che queste coppie vengano tutelate.

Sono coppie che, stando fuori dal matrimonio per scelta o per impedimenti burocratici, è giusto che vengano tutelate. Bisogna evitare che accada di nuovo quel che è capitato per esempio ad Adelina Parrillo, la vedova di Stefano Rolla, una delle due vittime civili della strage di Nassiriya, la quale, quando si è presentata insieme agli altri familiari delle vittime alla cerimonia di commemorazione dell'eccidio all'Altare della Patria, non è potuta entrare perchè non era sposata con Stefano e dunque per lo Stato non esisteva.
Per lo Stato e per la società queste coppie non hanno dignità legale e dunque non esistono.
Certo è che Adelina e Stefano, volendo, avrebbero potuto sposarsi (non sto rimproverando loro di non averlo fatto, ma solo constatando il fatto che, volendo, avrebbero potuto farlo) mentre alle coppie dello stesso sesso questo non è consentito.

Il riconoscimento legale delle unioni civili, o delle coppie di fatto, riguarda quindi la tutela di chi, PUR POTENDO, per vari motivi, ha deciso di non sposarsi (l'impedimento non è legale ma burocratico o economico).
Le coppie dello stesso sesso vi entrano per estensione, perchè in quel caso, per qualche strana contraddizione, lo Stato percepisce l'esclusione come discriminazione a differenza di quella dal matrimonio che, considerato di esclusivo appannaggio etero, non viene vista come tale.
Il riconoscimento legale delle unioni civili - che per essere tale abbisogna di una legge di Stato e non di un fantomatico registro delle unioni civili municipale - in realtà conferma lo status quo sul matrimonio.

E' una legge che tutela chi non vuole sposarsi non chi non può.


Il riconoscimento legale delle coppie di fatto apre così una serie di contraddizioni di principio, giuridiche e sociali.
Ci si chiede, infatti, il perchè se possono sposarsi e non vogliono istituire per loro una legge di tutela.
Se vorrebbero ma non possono, non perché vietato dalla legge beninteso, ma solo per problemi burocratici o economici, non è forse meglio che lo Stato invece di istituire le unioni civili non rimuove questi impedimenti abbreviando il divorzio e sostenendo economicamente le coppie che vogliono divorziare per risposarsi?
Eppure in qualche modo il mezzo milione di coppie di fatto (etero) che ci sono in Italia (secondo l'Istituto Cattaneo) vanno in qualche modo tutelate senza però arrivare a riconoscere alle unioni civili la stessa valenza legale del matrimonio altrimenti sarebbero un inutile doppione visto che le persone che vi accedono se vogliono possono sposarsi.

Ecco come il collegamento tra riconoscimento legale delle coppie di fatto e l'allargamento del matrimonio (l'unico che esiste) ANCHE alle coppie dello stesso sesso, diventa un po' forzato. 

Il riconoscimento legale delle coppie di fatto sono una meravigliosa e necessaria tutela per chi pur potendo ha deciso di non volersi sposare tutelate dunque in una serie di diritti, ristretti, rispetto quelli garantiti dal matrimonio.

In questo discorso le coppie omosessuali vi entrano un po' come degli ospiti inattesi intrufolatisi a una festa aperta a tutti. perchè a differenza delle coppie etero (=di sesso diverso) che, volendolo, possono accedere a diritti maggiori (matrimonio) le coppie omosessuali(=dello stesso sesso) oltre non possono andare.

Pensare in maniera riformistica che il riconoscimento legale delle unioni civili sia un primo passo verso l'apertura del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso è, nella migliore delle ipotesi, una speranza ingenua.




Peccato che tutto questo Marrazzo e Stocco non lo sappiano o fingano di non saperlo e plaudono a una iniziativa che è dubbia anche nel suo valore simbolico.

Ma a ben leggere le loro dichiarazioni si capisce tra le righe cosa a loro interessi veramente e il motivo vero per cui l'istituzione di registri municipali (che quindi riguardano la città di Roma a macchia di leopardo) è accolta con plauso:
In Italia ci sono centinaia di migliaia di persone prive di diritti e questo strumento è anche e soprattutto un modo per portare i bisogni e le richieste di chi chiede di poter contare, anche contandosi.
Le coppie etero sono già contate da vari istituti demoscopici Istat in testa perchè, nonostante il vuoto legislativo, le coppie di fatto eterosessuali sono percepite come una sorta di famiglia non fosse altro per i figli (con buona pace di Adelina Parrillo) e quindi considerate degne di rilevamento e rilevanza statistiche 8anche se legalmente continuano a non esistere).
Sono le coppie omosessuali a non avere questa rilevanza, non almeno da enti demoscopici statali (da quelli privati, come l'Istituto Cattaneo, che ha pubblicato dei dati molto interessanti, sì).
Perchè Marrazzo e Stocco vogliono che i froci e le lesbiche si contino?
Ricordate tutto il baillame a proposito del quindicesimo censimento tutt'ora in corso nel quale anche le coppie di fatto omosessuali(=dello stesso sesso) potevano essere registrate e rilevate?
Perchè per Marrazzo e Stocco è importante contarsi?
Perchè contarsi conta?
Non sto certo nella loro mente e mi piacerebbe sentire la loro risposta.
Contarsi è sempre un modo di farsi vedere.
Ma perchè richiedere una certificazione dalle istituzioni?
Non possiamo contarci tra di noi o incaricare un istituto privato come il Cattaneo?
A che serve una conta doc?
Non sarà che potendo dire con certificazione istituzionale (regionale, provinciale, comunale, municipale) che i froci e le lesbiche in Italia sono, metti, 3 milioni, Marrazzo e Stocco possono far pesare le loro richieste con l'unico elemento che, così almeno credono loro, conti davvero in politica, il numero di persone votanti.
Se ci sono 3 milioni di froci attestai dall'Istat o contati nei registri delle unioni civili, Stocco e Marrazzo pensano, o così almeno ipotizzo io, "anche il pdl deve starci a sentire perchè 3 milioni di voti pesano".
Una politica miope, il cui scopo non è la conquista dei diritti civili (il matrimonio) da parte di una categoria di persone varia da ogni punto di vista, politico, sociale, economico, culturale, morale, accomunate dalla stessa discriminazione ma la conquista di un peso politico per fare carriera.
La loro non la nostra.

A riprova di quanto malignamente affermiamo(=plurale majestatis) nell'appello lanciato nello stesso cumunicato, al Primo Ministro Monti, stocco e Marrazzo non hanno nemmeno il coraggio di usare la parola matrimonio e rivendicano delle ambiguissime unioni gay che vuol dire tutto non vuol dire niente:
Lanciamo un appello al Governo Monti e al Parlamento, affinché approvino al più presto una legge per riconoscere le unioni gay: è uno dei modi che il Paese ha per avvicinarsi davvero all´ Europa"

Strettamente interpretando questo appello anche l'istituzione di un registro civile municipale è una legge per riconoscere le unioni gay. Peccato che la vera battaglia sia ampliare il MATRIMONIO anche alle coppie dello stesso sesso e non accontentarsi di una semplice conta.

Gli appelli, cari Marrazzo e Stocco, son finiti con la scuola!



sabato 3 dicembre 2011

Ancora [ancora?!] sul video pro matrimonio di Get Up. Le considerazioni di un altro blogger e le mie

AGGIORNAMENTO
Come giustamente mi fa notare Matteo Marino nei commenti ho attribuito ad Andrea i commenti suoi. Ho commesso un evidente errore che d'altronde, è chiaro per chiunque vada a vedere i commenti originali. Di questo errore chiedo scusa ai miei lettori e ai diretti interessati.

Detto questo le osservazioni e le constatazioni che Matteo fa nel commento dimostrano che non ha capito quel che volevo dire. Poco male. Mi sarò espresso male io.

Matteo scrive:
Rimango dell'idea che la critica al video per la supposta "bellezza" dei protagonisti sia un po' sterile e infruttuosa.
Magari se ci dicesse anche il perchè...
NOn c'entra niente il cliché dell'omosessuale checca e superstizioso.
Infatti quel paragone verteva su qualcosa di diverso, che trovate più sotto nel post, non direttamente con la questione della bellezza.
Se è rappresentato un cliché, non è offensivo o denigratorio (da quando la supposta bellezza lo è?).
E' discriminatorio nei confronti di chi, non rientrando in quei canoni di bellezza, non si sente rappresentato, come spiego nel post e dunque nell'immaginario mediatico non esiste.
Io preferisco alla polemica l'ironia, e rubo una battuta di un nostro lettore: se fanno un film su di me, come protagonista voglio un attore bellissimo! :-)
Ma l'ironia non risolve la discriminazione di cui sopra.
Infine, non ho purtroppo tempo di ribattere punto per punto a queste legittime critiche,
Allora perchè scrivi?
ma faccio solo un esempio del modo in cui l'autore del post secondo me tende a travisare, in buona fede, le mie parole (come travisa il video):

Scrive che Andrea (cioè me) è borghese perché "se io gay ho diritto al matrimonio non è perché pur essendo altro dall'etero ho gli stessi diritti. Ma perché, tutto sommato, sono uguale a lui". La mia frase è molto diversa. Forse è poco chiara? Può essere. Io contestualizzo la mia affermazione, come contestualizzo il video. INfatti scrivo che "IN un contesto di diritto al matrimonio e condivisione di vita" lo spot vuole illustrare "l'interscambiabilità "coppia etero-omo".
Interscambiabile:  Che si può sostituire con altra analoga cosa (fonte Sabatini Coletti)

Proprio quel che contesto io a Matteo che cioè lo stile di vita etero (descritto nel video e che solo alla fine per agnizione si rivela gay) sia analogo a quello etero.
Quindi mi riferivo proprio ai diritti al matrimonio e al diritto di condividere la vita insieme, con tutte le somiglianze e le differenze del caso, con la possibilità poi di sceglierlo o meno.
Nessuno mette in discussione l'opzione matrimonio. Io critico l'idea che quel che dovrebbe convincere il pubblico che guarda questo video a considerare legittimo anche il matrimonio tra persone dello stesso stesso è, come si evince dal video, l'interscambiabilità dei due stili di vita.

Ora non solo si pretende che quella descritta nel video sia la vita etero per eccellenza  (come non lo è) ma si pretende pure che sia la stessa anche per le coppie gay (e lesbiche presumo).
Proprio quel che io contesto.
Questa sorta di egualitarismo che è stata criticata anche in un telefilm di culto americano come QAF è opinabile e respinta da parte del movimento quella che dice che noi gay per semplificare brutalmente, non abbiamo diritto al matrimonio perchè siamo come gli etero. Abbiamo diritto al matrimonio nonostante siamo diversi dagli etero.

Chi pensa all'egualitarismo ha un pensiero borghese di quella classe cioè che storicamente

imitava la nobiltà, così la media [borgesia] imitava la alta, e la piccola la media. La piccola borghesia spesso si trovava nella situazione drammatica di non avere le ricchezze necessarie per vivere come i borghesi più ricchi e così si facevano mille sacrifici per mantenere un apparente decoro. L'importante era non confondersi con gli operai e i vagabondi. Il decoro era quindi la principale preoccupazione della famiglia borghese. (fonte marcopolvr.it "La vita borghese")
Ora capisco che si hanno opinioni diverse, per fortuna, ma la lingua che parliamo dovrebbe essere la stessa, o no? Io non traviso un bel niente, faccio anzi osservazioni anche abbastanza ovvie a chiunque abbia un mino impegno politico.

Tutti evidentemente tranne Matteo.
* * *


Nei commenti alle mie osservazioni sul video di Get Up per sensibilizzare contro la discriminazione delle coppie dello stesso sesso sul suo blog volgio sposare Tiziano Ferro Andrea Bordoni, Mattteo Marino mi risponde così:

Questo è uno spot, non è la realtà, né un documentario.
Questa è la classica giustificazione di chi, quando si critica un racconto per immagini sollevando dubbi sulla legittimità della realtà ricostruita in quel racconto, vuole difendere quel racconto che a lui (a lei) piace.
E' un film mica è la realtà.

Peccato che le rappresentazioni narrative della televisione e del cinema entrano nella realtà nella misura in cui contribuiscono alla costruzione dell'identità e dell'io di ognuno di noi.

Se io sollevo delle critiche al video in questione non è per evidenziarne uno scollamento dalla realtà (qualunque essa sia). Critico, invece, l'ideologia (il modo di vedere il mondo) che sottende a quella ricostruzione di realtà.
Una ricostruzione che sarà sempre riduttiva rispetto la realtà (su questo hanno ragione a dire che un film non è la realtà. Il primo sarà sempre meno complesso della seconda). Ma, da questo punto di vista, film di fantascienza o documentario che sia, il criterio di verosimiglianza di entrambi ha poco a che fare con la realtà e più con le strategie di verosimiglianza che riconosciamo tali in quel genere narrativo, documentario compreso.

Andrea MAtteo va oltre e ricosnoce alla fiction cinetelevisiva una maggiore aderenza alla realtà dello spot, dicendo che
Non è neanche un film o una serie tv (dove il fatto che TUTTI i gay sono belli potrebbe darmi fastidio). E’ una pubblicità che deve convincere in meno di due minuti chi non è gay a vederli come loro stessi, con gli stessi diritti, sperabilmente, e non con il disgusto che di solito viene associato (anche inconsciamente) a due uomini che si baciano (figuriamoci se sono “brutti”).
Quindi se un bacio tra due uomini fa disgusto non mostriamolo per carità! Continuaimo a non abituare chi si disghusta a non disgustarsi più. Non sia mai!
Infatti nel video in questione alla proposta di matrimonio, subito dopo l'agnizione che mostra che la coppia è fatta da due uomini, i due si abbracciano e non si baciano.
Questo mi ricorda tanto la critica che fa La Miranda, nel film Stonewall (UK, 1995) di Nigel Finch, al movimento gay che protestava in giacca e cravatta mentre lei ragazzo travestito veniva accusata di perpetrare il clichè che vuole i gay tutte traveste...
Ancora oggi il pride disturba e quindi ha una funzione sociale forte. Come a molti disturba un bacio tra due uomini. Si badi bene un bacio d'amore come quello che poteva coronare l'agnizione del video i questione meglio non dare fastidio ai benpensanti. Meglio abbracciarsi. Figuriamoci se sono brutti.
Beh certo meglio vedere due ragazzi bellic he si baciano che due ragazzi brutti.
Frasi che si commentano da sé, nevvero?

Un pubblicitario sarebbe stato licenziato se avesse suggerito di mettere due gay “brutti”.
E qui Andrea Matteo non si accorge che la bellezza è nell'occhio di chi guarda. E che finché mostreremo solo ragazzi bellissimi (beautiful, cioè bellissime) legittimeremo la stessa scala di valori che impone un canone di bellezza discriminatorio. Detto altrimenti solo perchè non sono belli come il cliché vuole non significa mica che siano brutti.

Ma, ricordate? Andrea Matteo accetta lo status quo come incontrovertibile paradigma della società immutabile perchè probabilmente è il migliore concretamente possibile.
Non era la pubblicità adatta a veicolare questo messaggio.
Certo. Si sta riscrivendo l'immaginario collettivo matrimoniale in chiave gay che c'azzecca smontare il cliché sulla bellezza maschile (omosessuale)? Due piccioni con una fava no eh? Ma no sempre piccoli passi che poi si arrabbia il Vaticano o il PD che tanto son la stessa cosa...
Non si tratta di restare nei “ranghi” del mercato o di essere limitati da certi schemi:
Nooo!
si tratta di comprendere il mercato
Capito Alessandro?! Sei tu che non lo capisci!
e di capire le opportunità e capire quali stereotipi scardinare di volta in volta.
Apunto la politica dei piccoli passi.

Ecco quello che mi dà fastidio. Spiegare l'ideologia di un racconto per immagini (uso apposta questa definizione la più generica possibile) con (quella che viene reputata) la realtà.
E' uno spot che ha precise regole di mercato, mi sta dicendo il ...didascalico Andrea MAtteo (si definisce lui così...) a suggerire che se non lo so me lo spiega lui.

Intanto non si tratta di una pubblicità. Non in senso stretto. Non è un video commissionato da una multinazionale che deve vendere un prodotto. E' invece un video di sensibilizzazione per una campagna che raccoglie firme contro la marriage discrimination. 
Quindi esattamente l'opposto di uno spot. Qui non si deve inventare un bisogno nel pubblico suggerendo che un determinato prodotto può soddisfarlo.
Al contrario si vuole sensibilizzare lo spettatore su un argomento che ha una concreta presenza nel mondo, un'esigenza che esiste prima del prodotto da vendere.

L'idea stessa che la campagna contro la discriminazione del matrimonio per coppie dello stesso sesso possa essere sussunto a un prodotto da vendere la dice lunga sull'approccio più realista del re di chi si spiega le cose in questi termini.

Si creda di essere dentro le cose quando in realtà si sta usando una considerazione generica che non entra nello specifico del video in questione.

Anzi, con le stesse argomentazioni posso difendere il cliché di un omosessuale checca e superstizioso messo in uno spot (quello per esempio della CEPU)



dicendo proprio che "Non si tratta di restare nei “ranghi” del mercato o di essere limitati da certi schemi: si tratta di comprendere il mercato e di capire le opportunità e capire quali stereotipi scardinare di volta in volta".

Ma, ammesso e non concesso che queste siano le regole del mercato, perchè mai le regole del mercato non possono essere discusse, criticate, o cambiate?
Ma, sono io che cerco il pelo nell'uovo, mica lui che semplifica tutto a colpi d'accetta!

La carineria dei protagonisti mi sembra proprio un falso problema.
Beh più che carineria (che non è proprio uno splendido esempio di italiano perché, al limite, carineria significa altro*...) io direi l'estrema bellezza.

*Carattere di chi, di ciò che è carino
‖ Gesto, comportamento carino: aspettarmi alla stazione è stata una c. fonte dizionario hoepli


Ditemi se questo ragazzo vi sembra carino. Per me è bono.  



La mia critica poi non verteva sulla bellezza di per sè del soggetto. Verteva sul cliché che mostra i gay sempre giovani e belli. Come se non ci fossero gay meno giovani o meno belli. D'altronde Andrea Matteo stesso ammette che in un telefilm gay tutti belli gli darebbero fastidio ma non nello spot. Perchè
Io la vedrei più con ironia: come quegli spot in cui chi usa la crema antirughe non ha una ruga e le donne che si depilano non hanno già in partenza alcun pelo sulle gambe.
Ovviamente in questi spot questo aspetto non è dato dall'ironia (?!?!) ma dalla costruzione asettica che il corpo umano deve avere in tv. Il corpo è sempre bello, non puzza e non è sporco anche se si parla di diarrea, mestruazioni, o muco. Non c'entra l'ironia.
E dov'è l'ironia in questo spot?


E i gay belli esistono. Non diventiamo intolleranti verso di loro! NOn è colpa loro: è un lavoro duro ma qualcuno deve pur farlo! :-)
Capita l'antifona? Se sei brutto taci e lascia il posto ai belli.

Confermando così quello che io andavo criticando. Cioè non (ovviamente) la bellezza reale e concreta di un bel ragazzo che esiste davvero. cosa che nemmeno io disprezzo  (il mio ex era ed è ancora MOLTO bello) ma il sistema di valori che la bellezza così intesa va a costruire nel mondo raccontato dalle immagini, lo stesso criterio di bellezza femminile, proprio perchè se io sono un giovane non così bello e non vengo mai rappresentato nel mondo iconologico dei mass media semplicemente NON ESISTO.

Che Andrea Matteo sia un po' borghese lo si capisce da quando commenta che
quel “colpo di scena” finale in cui scopriamo che il soggetto della soggettiva è un uomo sta a illustrare l’interscambiabilità “coppia etero-coppia omo” in un contesto di diritto al matrimonio e di condivisione di vita.
Questo o quello per me pari sono. Cioè se io gay ho diritto al matrimonio non è perchè pur essendo altro dall'etero ho gli stessi diritti. Ma perchè, tutto sommato, sono uguale a lui.
Un concetto talmente discutibile che viene criticato anche in uno splendido episodio di Queer As Folk (versione americana**) quando Michael Novotny, parlando a una riunione di persone che vogliono contrastare la discriminazione di genere, davanti a una senatrice che vuole che lui, in quanto gay, dica che siamo tutti uguali, afferma che lui non è affatto uguale a una coppia etero ma che nonostante cioò ha gli stessi diritti loro.

 ** a proposito di bellezza i personaggi della versione originale inglese sono meno belli di quelli americani. Per vederli e confrontarli cliccate qui

Adesso se anche un film e una serie tv che pure le regole di mercato le seguono e che infatti hanno avuto successo criticano questi concetti tutta la costruzione di Andrea MAtteo sulla realtà del mercato forse vacilla un po'...

Quel che Andrea Matteo non capisce, o fa finta di non capire, è proprio questa retorica borghese del siamo tutti uguali che vuole cancellare le differenze specifiche dell'omosessualità e forzare le coppie omosessuali entro i canoni eterosessuali al punto tale che il ragazzo bello fa la proposta di matrimonio al suo ragazzo maschilmente offrendogli l'anello. Ho cercato di fargli la battuta "chi dei due portava l'anello?" quando lui mi ha spiegato che si è commosso perchè gli è successa una cosa molto simile, ma lui ha pensato che stessi deridendo quella sua bellissima esperienza (sic!).

Non siamo tutti uguali ma i diritti si danno sa tutti perchè pur se diversi siamo tutti persone...
Un concetto  più giusto, più universale, che contempla modi diversi di esistere, e meno uniformante del borghese siamo tutti uguali, cioè siete tutti come me.

Ma anche più rivoluzionario, più dirompente, che ricorda come non non c'è bisogno di vivere il sogno americano ed etero del matrimonio sessista per far capire agli altri che anche le coppie dello stesso sesso hanno lo stesso diritto di sposarsi delle altre...

Questo è un concetto che va elaborato, riflettuto, e la dichiarazione è posta in un contesto sociale di parenti e amici, quindi eccolo quello che tu senti mancare: il riconoscimento sociale.
Qui ad Andrea Matteo argomento che in realtà famiglia e amici sono il contesto privato e non quello sociale ma lui dice
Non hai ribattuto a nessuna delle mie argomentazioni.
Contento Lui...
Quello istituzionale segue subito dopo nel messaggio della scritta bianco su nero: It’s time. End marriage discrimination.
E di nuovo, per istituzionale, si intende il riconoscimento dello Stato, non un claim di una associazione che chiede qualcosa che ancora non c'è...
Manca perché purtroppo le istituzioni ancora lo fanno mancare.
E allora ecco che, come dico io, il riconoscimento istituzionale non c'è.  Anche se io intendevo che non c'è nel video, non si vede.
La mancanza che senti è il messaggio dello spot: riempiamo questo spazio vuoto, poniamo fine alla discriminazione allargando il diritto al matrimonio.
Essendo le uniche parole dello spot, assumono un peso rilevante nell’economia del tutto.
Io dico un'altra cosa. Di tutte le cose belle e commoventi che il video mostra per avvalorare la tesi che anche la coppia di ragazzi è uguale a quella ragazzo ragazza non ce n'è una pubblica: lavoro, studio, manifestazioni politiche,  vita sociale non nel tempo libero... Solo la sfera privata, la casa, gli amici, la vacanza, il divertimento...
Il video certo non ha lo scopo di rappresentare TUTTE le coppie gay. 
In realtà invece la fiction rappresenta esattamente solo i gay che descrive coi suoi cliché e quelli che non sono rappresentati nei cliché socialmente non esistono perchè non sono visibili...

Questo chi studia i mass media (come il sottoscritto) lo sa...

Più che cercare il pelo nell’uovo in queste iniziative lodevoli e di successo, cerchiamo di proporre in Italia cose così d’impatto, e non solo di testa e “fuori dagli schemi” che capiamo solo tra noi e non arrivano al pubblico che dovremmo sensibilizzare.
E questo è quello che mi dicono tutte le persone mediocri.
Sei pignolo, vai troppo per il sottile, cerchi il pelo nell'uovo (ma si è poi mai saputo che tipo di pelo è ?). Ancora quello che vuoi dire tu è troppo astruso la gente non ti capisce.

Miei cari non mi capirete voi. Io ho fiducia nella gente.  E anche se non ne avessi a maggior ragione propalare vecchi e triti stereotipi come fa a risvegliarli ed educarli?
Le associazioni in Italia sembra parlino solo tra loro e col loro ristretto target, o propongono autogol come le liste di outing senza prove e senza conseguenze reali. A che serve?
Completamente fuori topic (ma si riferisce alla mia presa di pozione sulla lista di Mancuso che, nel sistema binario e semplificatorio di internet 0 1 si o no pro o contro che appiattisce ogni sottigliezza, mi rende uno a favore mentre lui era uno contro...)
P.S. Io sono tra quelli che si sono commossi. E non me ne vergogno affatto.
Altro punto interessante. Nessuno critica la reazione di pancia. Io critico il fatto che si resta femi a quella e non si va oltre.
Meglio critico l'idea che se mi commuovo poi non posso farne una critica altrimenti ammetto che è sbagliato commuoversi. Come quelli che mi dicono che se analizzo troppo i film poi mi perdo il gusto di vederli per quello che sono...


Insomma, i racconti per immagini sono dei grandi rimestatori di immaginario collettivo e il video che critico pur apprezzandone le buone intenzioni lo critico per il suo essere borghese, per tutto quello che non mostra, perchè vuole mostrare un'omosessualità identica all'eterosessualità, come se l'omosessualità non avesse una propria dignità , irriducibilmente diversa da quella etero ma perchè solo in quanto gli somiglia può essere riconosciuta malgrado tutto.

E poi vi meravigliate se io mi incazzo?