sabato 23 aprile 2011

gli Egokid al circolo degli Artisti

Fino a tre settimane fa non sapevo nemmeno chi fossero, poi, grazie alle sinergie della rete, sono incappato in loro, per caso, come ti capitano sempre le cose migliori, e ho visto che sarebbero venuti in concerto al Circolo. Non proprio dietro casa mia, ma mi sono ripromesso di andarci, dubitando che avrei vinto la mia atavica (e vieppiù cicciona) pigrizia.
Invece ierisera alle 21 in punto entro l'umido e solitario giardino. Non c'era quasi nessuno se non un gruppetto di checche di mezz'età che rideva, garrulo, come ridono tutte le checche d'occidente (quelle d'oriente non so...). Infastidito da tanta prevedibilità torno verso l'ingresso del Circolo. Il concerto dovrebbe iniziare tra mezz'ora. Mi metto a leggere quando sento una voce dire ma guarda un po' chi c'è! alzo gli occhi e vedo Riccardo il mio amichetto whaddino accompagnato dal consorte Francesco. Li faccio accomodare al tavolo e chiacchieriamo del Pride imminente, del Pd, insomma delle solite cose, quando sopraggiungono altri whaddini!!!! Andrea C. e Luca. Sembra che ci siamo dati appuntamento e invece siamo lì tutti per gli Egokid. Come dicevo le cose migliori avvengono sempre per caso. Intanto si son fatte le dieci. Il concerto è in ritardo e non ci sono segni che voglia cominciare...
Poco dopo ci raggiunge anche mio cugino Andrea. Mentre Francesco e Riccardo cercano qualcosa da mangiare io e il cuggi andiamo al suo motorino e ci stecchiamo una Heineken (pare brutto non aver invitato gli altri ma una birra in 5 non bagna il gargarozzo a nessuno).
O, meglio, io la bevo, mentre il cuggi cincischia al cellulare.
Bevo in fretta perchè ho le fregne di rientrare, temendo che il concerto possa cominciare da un momento all'altro. Ma, di nuovo dentro, trovo i whaddini che bevono, magnano (visto che non era brutto non steccarsi la birra?) ma del concerto manco l'ombra. Io che non so stare fermo vado a chiedere quando inizia e lì ci accorgiamo che IL CONCERTO E' GIA' INIZIATO!!!!
ma porc vaff putt cazz.
Entriamo e rimaniamo subito folgorati dalla musica. Mentre gli altri (pochi) spettatori si sono assestati sul fondo della sala noi ci mettiamo vicini al palco, di lato, poggiati al muro. Sentiremo quasi tutto il concerto da lì.
Mi piace l'attitudine che gli Egokid hanno sul palco. Parlano col pubblico, presentano i pezzi, non si danno le arie, non pretendono di insegnare niente a nessuno. I loro brani spaziano dalle ballad romantiche (splendide) a pezzi dal testo più impegnato che eseguono con divertimento e non con quel moralismo cupo di chi crede di star dicendo chissà quale verità.
I front man sono due: Diego Palazzo e Piergiorgio Pardo. Piergiorgio mi colpisce subito per il suo modo di fare. C'è una vena intima nel suo interloquire, un che di personale e timido, un pudore, quasi, che gli dà eleganza, nel modo di cantare e di muoversi, mentre accenna a qualche passo di danza, o quando interagisce col microfono, sull'asta, o in mano. Di età indefinibile con la testa completamente calva sembra un gatto nobile portato a fare il circo.
Diego è molto più a suo agio. Sa di essere bello e si atteggia un po'. Con meno esitazioni di Piergiorgio nel modo di muoversi e di proporsi canta benissimo ma è un po' troppo invasivo per i mie gusti. Pur dividendosi le canzoni con Piergiorgio Diego è sempre presente nei controcanti, nei cori, non lasciando quasi mai Piergiorgio da solo.
E per questo mi sta già antipatico.
E' la classica prima donna che vuole presenziare sempre a tutto. Infatti, ai bis, quando il pubblico chiede di ascoltare nuovamente Come un eroe della Marvel splendida ballad cantata da Piergiorgio, Diego vorrebbe imporre un altro pezzo L'uomo qualunque più ritmato, e solo perché Piergiorgio, con la gentilezza che lo distingue, si impone io posso riascoltare il pezzo e commuovermi...



Tenete conto che, a differenza che nel video, Diego fa i controcanti per tutto il pezzo...

Poi il concerto finisce e siamo già tutti fuori perchè quei simpatici del posto (più gli organizzatori della serata dance frociarola) ci intimano di uscire dalla sala con una gentilezza che nemmeno quelli di Casa Pound...
Posto pessimo dal punto di vista organizzativo questo Circolo degli artisti coi gestori che ti squadrano col sorrisetto sulle labbra (perchè tu, cioè io, sei ciccione col capello lungo sciolto sulle spalle...) ma nessuno che si perita di avvertirti che il concerto sta per iniziare, porca la mad... e non che a pasqua apre brutto! Ex compagni (se compagni lo sono) che campano della voglia di birra degli adolescenti di oggi e si illudono di fare politica quando fanno programmazione commercial culturale... D'altronde ci sarà pure qualche motivo se il paese è alla frutta...
Appena fuori dal concerto io Andrea e mio cugino vorremmo comperare il cd ma non vediamo nessun banchetto... Così appena Piergiorgio esce dalla sala gli chiedo (senza nemmeno fargli i complimenti per il concerto) ce li avete i cd? (che burino vero?). Lui non si scompone e, gentilissimo, me lo va a prendere!!! Quando torna solo con una copia i due Andrei lo fanno tornar dentro per le loro di copie, intanto cerco la penna per l'autografo. Poi restiamo a chiacchierare un po' e alla fine ci salutiamo baciandoci sule guance. E' propri tenero Piergiorgio. Diego, fighetto com'è, chissà se si sarebbe comportato allo stesso modo...

Poi è già mezzanotte e me ne vado a prendere il primo notturno che mi porta a Termini e di lì il secondo notturno che mi porta a casa. Ho culo, l'n9 corre dietro all'n18 e pallozolando corro dal primo al secondo n(otturno) fino a giungere a casa... Mentre gli altri whadini (tranne Andrea) son rimasti a ballare le danze frociarole...

* * *

Gli altri componenti del gruppo sono Fabrizio Bucchieri al basso, Chris Clemente alla chitarra, Davide Debenedetti ai sintetizzatori e Giacomo Carlone alla batteria che solo per il finale viene sul fronte del palco e posso vedere quanto sia BONO (si può dire?).

Ma parliamo di cose serie e cioè delle loro canzoni.
C'è un pezzo che Diego canta da dio che starebbe benissimo in un disco di Mina.
Vi propongo una versione live ma unplugged che ha meno della metà dell'energia che aveva iersera al concerto.



Questa la versione da studio.



Non pensiate al solito azzardo monotematico. Non sono l'unico ad aver scomodato Mina per Sirene
Così "Ecce Homo" ci presenta un lotto di canzoni tutte centrate, orecchiabili, cantabili, mai banali, citazioniste fino al midollo perché il citazionismo è l'essenza del pop. C'è spazio per le canzoni che da troppo tempoMina ("Sirene": splendida l'interpretazione del solito Diego Palazzo) e Patty Pravo non ci cantano più ("Non mi hai fatto male"),
(Rockit)

Poi, nella mia eterna ignoranza, scopro che il primo brano loro che ho sentito Ragazzi+Ragazze è una cover dei Blur!!

Girls & Boys
Dal testo ambiguo e sottilmente sessista...
"Girls And Boys"

Street's like a jungle
So call the police
Following the herd
Down to Greece
On holiday
Love in the 90's
Is paranoid
On sunny beaches
Take your chances looking for

[Chorus]
GIRLS WHO ARE BOYS
WHO LIKE BOYS TO BE GIRLS
WHO DO BOYS LIKE THEY'RE GIRLS
WHO DO GIRLS LIKE THEY'RE BOYS
ALWAYS SHOULD BE SOMEONE YOU REALLY LOVE

Avoiding all work
Because there's none available
Like battery thinkers
Count your thoughts on 1 2 3 4 5 fingers
Nothing is wasted
Only reproduced
Get nasty blisters
Du bist sehr schon
But we haven't been introduced

[Chorus]




Noto, en passant, l'avvenenza dell'allora 26enne Damon Albarn
.

Questo pezzo che avrà anche fatto la storia del britpop ma che a me non fa impazzire (e 'sti cazzi direte voi, e fate benne) in mano agli Egokid diventa Ragazzi+Ragazze e cambia completamente significato.



Intanto il coretto che nel pezzo dei blur è presa in giro di certe affettatezze frociarole diventa invece rivendicatorio e poi il tono è più canzonatorio e meno serio. Insomma viva gli Egokid abbasso i Blur. I fanatici di questo tipo di musica (eh?) non la pensano come me.
Andatevi a leggere il dibattito in coda all'articolo pubblicato su Rockit. Vale 10 anni di studi antropologici sull'Itagliano.

Qui invece trovate molto materiale sulla band.

sabato 16 aprile 2011

Brollo: per Queer Blog piace alle lesbiche ma è solo un problema di rappresentanza

Non vorrei dare a questa faccenda più peso di quanto ne abbia ma continuo a leggere cazzate gigantesche sulla rete e non posso rimanere in silenzio.

Queer Blog pubblica un post a dir poco capzioso nel quale ceca di dare lezioni agli altri quanto è l'autore del post a dover tornare a fare scuola di politica.

Ma procediamo con ordine.

Nel post (firmato da Giovanni Molaschi che ringrazio per avermi fatto notare la firma) si afferma che Brollo piace alle lesbiche.
Cos'è un sondaggio improvvisato fatto sul suo blog?
Su facebook?
Un conteggio dei commenti sulla rete che evidenzia che le donne accettano meglio degli uomini un etero presidente di Arcigay Bari?

No. E' solo un espediente giornalistico, Tutte le donne omosessuali che rappresentano il movimento glbtq italiano sono solamente Imma Battaglia e Paola Concia.

D'altronde per Molaschi il problema è gerarchico. Non si tratta di ascoltare la base ma di prendere in considerazione i pezzi grossi gay e lesbiche e vedere cosa hanno da ridire su Brollo.
Così nel post si citano tutti i gay che tranne Mancuso (ma non ci viene spiegato il perchè) hanno da ridire su Brollo come Oliari e Grillini.

Poi invece di dire la sua Molaschi accusa gli altri (sempre quelli che contano) di aver fatto dichiarazioni con la pancia e chiede aiuto a un antropologo perchè non capisce queste affermazioni.
Che miopia politica, che egocentrismo. L'autore di questo post non vede al di là del proprio ombelico, un ombelico bello sporco per giunta.

Un antropologo potrebbe aiutarmi a capire queste dichiarazioni pensate con la pancia. Come giornalista so che non sono figlie di un ragionamento: Barack Obama non rappresenta solo gli afroamericani degli Stati Uniti così come Nichi Vendola, diventato presidente della Puglia grazie ai voti degli eterosessuali.
Capite la furbizia? Obama è il presidente di tutti perchè Brollo non può esserlo dei gay?
Forse, mi caro, perchè Obama è il presidente degli STATI UNITI e Brollo di ARCIGAY?
Modo di fare tipicamente italiano, disonesto e scorretto. Invece di dire apertamente come la si pensa e perchè si fa i finti tonti e si prendono esempi del cazzo spostando l'asse del discorso.

Un discorso così egocentrico anche sfiora il delirio di onnipotenza:
Non credo che sia solo una coincidenza che Brollo sia stato attaccato solo dai gay. Se il suo orientamento sessuale fosse in contrasto con l’incarico che ha in Arcigay tutti gli omosessuali proverebbero ad opporsi.

Cioè per accettare un'idea diversa dalla mia pretendo che tutti i gay la seguano altrimenti vale la mia che evidentemente rappresento migliaia di omosessuali.

Ma scendi dal piedistallo mio caro Molaschi e PARLA PER TE. (d'altronde cosa interloquiscono a fare con uno che pensa che Concia e Battaglia siano Tutte le lesbiche, anche se sottintende tutte le lesbiche che contano?)

Per fortuna il nostro viene sputtanato e bacchettato dai suoi stessi lettori che mettono tutti i puntini sulle i che vanno messi senza che il nostro (so far) si degni di rispondere.

Viene contraddetto da una lesbica (e basta una per far diventare risibile il suo tutte le lesbiche) che gli dice :io sono una donna, lesbica, operatrice arcigay e sono completamente in disaccordo con questa votazione. Spiegando i siparietti che ci sono (secondo lei) dietro questa votazione.

C'è chi ricorda che i gay cercano sempre approvazioni dagli etero: Il fatto è che a moltissimi gay questa storia del salvatore etero piace perchè hanno un complesso di inferiorità verso gli etero grosso come una casa. Smaniano per elemosinare un po’ di approvazione.

Un altro che ricorda questioni sacrosante ma che, evidentemente, vanno ribadite: che un etero si interessi così tanto ai problemi gay è una bella cosa, ma io uomo non posso sapere cosa prova una donna nell’aborto e nella gestazione perciò non salgo in cattedra a guidare il movimento diritti femminili. idem gli etero.

E poi c'è chi ricorda quel che ogni militante dovrebbe aver imparato il primo giorno di vita politica: E’ incredibile la valanga di gente che non capisce la differenza tra RAPPRESENTANZA e PARTECIPAZIONE. Con ci sono limiti per partecipare ad una lotta per i diritti civili: non bisogna essere appartenti ad una minoranza per lottare per i diritti di questa. E’ giusto e sacrosanto che tutti lottino senza distinzione, e nessuno lo sta vietando.
Ma la RAPPRESENTANZA, la presidenza, la guida di una associazione che vorrebbe veicolare una specifica comunita’, la sua cultura, la rivendicazione di identita’ non puo’ essere presieduta da uno che non ne fa parte.


E bravi i lettori di Queer Blog!

Uniche diversità all'università



lunedì 18 aprile · 14.30 - 17.30

Aula 1A - Facoltà di Scienze Politiche- Università degli studi RomaTre
Via Gabriello Chiabrera, 199

Ancor oggi ci troviamo costretti a dibattere di identità di genere non solo in un'ottica positiva di affermazione di diritti, di contaminazione tra diversità, ma anche in un'ottica, ancora tutta negativa, di lotta all'omofobia, lotta per l'affermazione della diversità quale carattere imprescindibile di ogni singolo uomo e di ogni singola donna e non quale elemento di discriminazione.

DIVERSITA' è per noi la bellezza dell'A-normalità dell'esistenza d'ogni uomo e d'ogni donna.
DIVERSITA' è la consapevolezza che solo da essa si possa partire per conoscere se stessi, migliorarsi e, conoscendo gli altri, migliorare insieme.

Diversità come ricchezza quindi, non come disvalore.
Ed Uguaglianza non come imposizione di omologazione, ma come premessa imprescindibile per la coesistenza di tutte le diversità che ci appartengono.

Il dibattito mira a svolgere percorsi di conoscenza, testimonianze e riflessioni su:
orientamento sessuale,
identità di genere,
le forme dell'affettività,
i comportamenti sessuali,
il significato dell'omofobia e le sue differenti forme di manifestazione e di presenza all'interno della società.


Parteciperanno al dibattito e all'approfondimento con gli studenti e le studentesse di RomaTre:
Guido Allegrezza,
Alessandro Paesano,
Dr.ssa Paola Biondi (Psicologia Gay).

ancora su Brollo

Gendibal mi segnala e io quoto integralmente, essendo d'accordo parola per parola.

Perché i gay non li può rappresentare un “etero”
È accaduto un fatto assai curioso. Un fatto microscopico rispetto a tutto ciò che accade. Ma le ombre, in fondo, ci parlano piano del sole. Tanto che persino Giuliano Ferrara non se l’è lasciato sfuggire questo fatto ghiotto dedicandogli la sua trasmissione.


Ma qual è il fatto? Alcuni giorni fa l’Arcigay di Bari ha eletto presidente un uomo eterosessuale. Che dire? Ognuno elegge chi vuole in sua rappresentanza. Come ha dichiarato lui stesso, il neo presidente è qui “per affermare con tutti voi che Arcigay Bari esce dal confine che segna le differenze tra persone. Si può stare insieme – aggiunge – senza chiedersi perché”. Molti plaudono alla fine di uno steccato che divideva il mondo Lgbtq (gay, lesbo, bisexual, trans, queer) da quello “etero”. Il messaggio è chiaro e forte: anche una persona eterosessuale può lottare per i diritti omosessuali. Di più, in questo caso. Egli lotta in rappresentanza delle persone omosessuali. Sembra un paradosso virtuoso.

Eppure non riesco a nascondere un disagio. Davvero i diritti sono una cosa e la propria affermazione un’altra? Davvero è possibile lottare senza essere il soggetto di questa lotta? Recita un proverbio ebraico: “Se non sono io a pensare a me, chi lo farà? Ma se devo pensare a me, chi sono io?” Una persona eterosessuale può rappresentare le persone omosessuali nelle loro lotte? Non si tratta qui di lottare insieme su certi diritti, il che già avviene. Si tratta di delegare l’istanza della propria lotta a qualcun altro che, nonostante i suoi buoni propositi che non sono assolutamente qui messi in dubbio, fa parte suo malgrado di quella maggioranza che tende ostinatamente a negarli. E che, tra l’altro, crede sempre di poter parlare a nome di tutti. Insomma, è una questione politica nel senso più alto della parola poiché chiama in causa il concetto di identità e di rappresentanza.

Prendiamo la questione del “confine”. Chi ha segnato questo confine? Se l’intenzione è di affermare che il mondo Lgbtq si ghettizza e questa è l’occasione per uscire dal ghetto facendo sparire le differenze, allora non credo che questa persona possa davvero rappresentare la nostra comunità. A parte la presunzione di insegnare a nuotare ai pesci (cosa che amano molto fare le maggioranze), andrà ricordato che coloro i quali si ritrovano confinati in un ghetto non lo hanno voluto per loro scelta, né per capriccio. A nessuno piace vivere limitando la propria vita. Qualcun altro ha alzato i muri e piantato il filo spinato. E’ apprezzabile che ora coloro che li hanno alzati cerchino di picconarli, ma sarebbe gentile non far cadere le macerie su chi vive dall’altra parte.

Perché – spiegazione a uso dei bambini – è una brutta cosa se un “etero” diviene rappresentante Lgbtq? Perché un movimento per i diritti di una minoranza deve essere rappresentato da qualcuno che è parte di quella minoranza. Questo gesto è sciagurato perché afferma che una minoranza non sa parlare per se stessa e ha bisogno di un rappresentante della maggioranza per esser presa in considerazione. Rappresentare significa qui testimoniare. Se io stesso mi presento a testimoniare a mio favore in un tribunale, la mia testimonianza non conta nulla. Perché una testimonianza abbia valore c’è bisogno che un altro testimoni per me. Ma è qui la violenza, nel ritenere che si viva di fronte ad un tribunale dove la nostra parola non conta nulla, che si abbia bisogno di quella di qualcun altro, di quella della maggioranza la quale è, paradossalmente, anche il tribunale che ci giudica.

Di cosa è segno dunque questo gesto? Dell’impedimento di una coscienza di lotta. L’eterosessuale benevolo che viene a noi per liberarci dalle nostre catene è pericoloso come quello che queste catene le ha forgiate. Non perché egli non faccia qualcosa di giusto, ma perché rende impossibile la coscienza della propria lotta, il sapere chi si è e per questo lottare ogni giorno.

“Felice chi è diverso / essendo egli diverso / ma guai a chi è diverso / essendo egli comune” cantava Sandro Penna in una età ormai lontana.

di Federico Boccaccini, Université Paris1-Sorbonne.
(fonte Il fatto quotidiano)

Ecco cosa ci manca, cosa abbiamo perso, il senso politico delle nostre azioni.

mercoledì 13 aprile 2011

Tu Gay io Brollo

Una volta, negli anni settanta, quando la famiglia tradizionale etero si stava sfasciando dietro il mito borghese della copia aperta, o dietro più serie e rivoluzionari tentativi di riscrivere la coppia eterosessista cui la famiglia non solo si conformava ma che quei valori diffondeva, gli omosessuali e le lesbiche potevano andar fieri fiere di essere eterofobi, perchè era l'eterosistema che li stigmatizzava. se da un lato le donne si sottraevano al patriarcato maschilista familistico dall'altro gay e lesbiche contribuivano coi propri colpi di piccone a buttar giù la concezione stessa della coppia: perché non in tre (visto che i sessi sono due e le combinazioni tante) perchè devo privilegiare una persona per fare i figli e non posso vivere in una comunità allargata? Per molti sarà stato solo una voglia di fare orge ma non si può cestinare tutta quella ricerca in questo modo.

Oggi le cose sono cambiate e di molto. Dall'edonismo reaganiano in poi ci siamo tutti imborghesiti, froci, lesbiche, femministe.
Invece di combattere la famiglia combattiamo per la famiglia quella omogenitoriale, quella che prevede il matrimonio anche tra persone dello stesso sesso.
Per carità conquiste insostituibili, indispensabili, irrinunciabili.
Ma sicuramente chiedere un matrimonio anche per coppie dello stesso sesso è molto meno rivoluzionario che sperimentare forme altre di relazione interpersonale.

Siamo più a destra oggi di trent'anni fa. Siamo più involuti socialmente parlando oggi di 30 anni fa. Ma tant'è.

Avrete letto che a Bari il nuovo presidente dell’Arcigay di quella città è un eterosessuale: Francesco Brollo.
Bari non mi sembra una città dove la visibilità gay sia un fatto scontato, normale, non problematico. Quindi già solo per il fatto di scegliere un etero (che non ha problemi di stigma per il suo orientamento sessuale) come presidente di un'associazione di ricchioni (o come si dice frocio in barese) fa un favore a tutte le velate e dà meno fastidio agli omofobi che non si scandalizzeranno nel vedere un ricchione ma un etero cui quell'incarico sembra dica ai gay: non metteteci la vostra brutta faccia da froci ci metto io la mia bella faccia da etero che è sicuramente più presentabile della vostra.

C'è chi argomenta che questa nomina può dar fastidio ai tanti gay in cerca di un posto di potere.
Beh credo che sia legittimo anche l'opposto,  la brama di un etero di prendere possesso di una poltrona, anche quella dei froci...

Ma guai a criticare questa scelta. Si rischia di passare per eterofobi, Paola Concia (PD) parla addirittura di evento storico perchè, come riporta Repubblica, Coinvolgere gli eterosessuali nelle nostre battaglie è fondamentale.

Coinvolgerli senz'altro affidargli la presidenza di un organismo che si chiama arciGAY (e non etero e gay uniti contro la discriminazione) un po' meno.
Sarebbe più una svolta storica, cara deputata Concia, se un omosessuale o una lesbica venissero nominati a capo di organismi che nulla hanno a che fare con l'omosessualità ma tanto anche il PD continua a presentare dei canditati gay non dei gay candidati...

Intendiamoci Francesco Brollo può essere un buonissimo presidente dell'Arcigay, qui non sono in ballo le sue credenziali personali ("è etero non può essere presidente di un circolo gay") l'orientamento sessuale dovrebbe sempre essere indifferente,  ma prima ancora di chiederci quali siano le credenziali politiche di Brollo (che è insegnate di regia...) e cioè perchè lui e non un altro, mi piacerebbe poter chiedere, senza sentirmi accusare di eterofobia, qual è l'opportunità politica di un etero presidente di un circolo di gay.

L'omosessualità non individua una categoria come l'etnia o il sesso (il genere), o il censo. Lo stare insieme in quanto gay è squisitamente politico e nasce dal fatto che, pur nella nostra diversità, siamo accomunati da una serie di discriminazioni.

Allora qual è l'opportunità politica della elezione di Brollo? Quali discriminazioni vive Brollo che lo porta vicino a noi? Quante volte Brollo si sente gridare per strada a sporco etero quando cammina mano nella mano col la sua compagna?

Possibile che in tutta Bari non c'era un gay altrettanto capace di Brollo?

Possibile che io sia l'unico a trovare questa elezione perlomeno discutibile?
E che mi senta a disagio a vedere tanti gay e lesbiche educati e incravattati col potere borghese ed eterosessista che si fanno compitamente da parte dinanzi un rappresentante dell'orientamento dominante dicendogli goldonianamente si accomodi si adagi allestiteci un caffè?

Sbaglio io?

E se sbaglio dove?

domenica 20 marzo 2011

Let's talk a little about Glee

In the previous episode there is a father-to-son talk that was perfect and amazing.
Pushed  by his son's  (only at the time) friend Blaine, who told him his concern about Kurt's tendency to be evasive about sex, Kurt's father explains  to his son how sex between guys is different from guy and girl's not for the mechanic of sex but for the behavior of male sexuality.

Neat, precise and right to the point. 


In the latest episode of Glee Blaine open his heart to Kurt saying he loves him. The kiss(es) they gives each other are mind-boggling 'cause are Real kisses not too much no too little just kisses.


I'm so glad that there is a show like Glee that depicts for the very first time gay characters just like normal people with problems anyone can understand, normal problem yet different 'cause homophobia is all around the world and can punch you literally right in the face.

Glee it's a smart show. In the first season depicts Kurt as a gay guy who has NO sex (as usual), then, after a long while he turns out being with Blaine... You don't need to see them in bed (yet) but the kissing is great!

So gay kids all over the world don't screw like rabbits but LOVE (and play safe)!

domenica 13 marzo 2011

Gay Ikea...



L'apertura a tutte le famiglie va bene.
Anche che i due ci diano di spalle, guardano al loro futuro e non si curano di noi. Non temono il nostro giudizio, non cercano il nostro permesso o la nostra approvazione.

L'età mi lascia un po' perplesso.
Dice, ma nn si vedono di viso, come fai a sapere le rughe?

Le vedo tutte. Sono quelle dei trentacinquenni che ne dimostrano dieci di più.
Due padri, due zii, due uomini che si tengono fanciullescamente per mano prima ancora che due gay sessualmente attivi (nel senso che lo fanno, non dei ruoli... ehm...) Questi non lo fanno...

Insomma non sono una coppia come questa.



Ma quel che mi preoccupa di più è che lo sguardo si perde su un fondale marroncino cacarella, come a dire, abbiamo ottenuto i nostri diritti e ora guarda che bel futuro di merda ci aspetta...

E, comunque, arriviamo sempre dopo l'Austria



Francia...


States...

sabato 12 marzo 2011

film che voglio vedere

Un bell'articolo su The Kids Are Allright

Leggo e volentieri quoto

In difesa del film
sulle «finocchie»

di Michele Anselmi
COMMEDIA. Bella l’opera di Cholodenkoi. Non c’è propaganda omosessualista. Come scritto a destra, dopo l’uscita di Julianne Moore contro la battuta omofobica di Berlusconi.
Eccolo da oggi nelle sale, in un centinaio di copie, il film che tanto ha fatto imbufalire i giornali di centrodestra. Sarà perché I ragazzi stanno bene parla di mamme lesbiche, donatori di sperma e inseminazione artificiale. O magari perché una delle due protagoniste, Julianne Moore, ebbe l’ardire, lo scorso novembre al Festival di Roma, di commentare un’infelice sortita di Berlusconi.
«Ha detto proprio così? “Meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay”? Penso sia una battuta idiota e stantia. L’orientamento sessuale dipende dalla biologia: sei quello che sei». Il giorno dopo fioccarono le stroncature, infarcite d’un insolito disprezzo. Sul Giornale Cinzia Romani parlò di «finocchie lesbo-chic», in difesa del premier «discriminato» dalla Moore perché «reo di eterosessualità conclamata».
Il borbonico Camillo Langone, su Libero, dichiarato tutto il proprio «schifo» nei confronti del film (non visto) e sfottuta la Moore per via dei suoi matrimoni, sentenziò invece: «Mentre credete di assistere a un innocuo spettacolo vi verranno somministrate forti dosi di propaganda; propaganda omosessualista, di quell’ideologia secondo la quale omosessualità è meglio (non uguale: meglio)».
In effetti tutto torna. Non è stato proprio il premier, due settimane fa, a rassicurare i Cristiano Riformisti, tra gli applausi, dicendo che, con lui al governo, «non ci saranno mai adozioni ai single e matrimoni gay»? Un film come I ragazzi stanno bene potrebbe rovinargli la digestione, e tuttavia Berlusconi farebbe bene a perdere 106 minuti - la distributrice Lucky Red è pronta a spedire il dvd - per vederlo. Perché la commedia di Lisa Cholodenko è arguta e profonda, a suo modo spiazzante, di sicuro divertente. Soprattutto mostra la distanza siderale esistente, in materia di diritti, tra la civile America e l’arretrata Italia.
Nel film sono due le mamme omosex. Nic e Jules, ossia Annette Bening e Julianne Moore. Serenamente sposate da anni, vivono in una bella casa da qualche parte della California del sud, dove hanno tirato su i figli Joni e Laser. Madri esemplari, si direbbe: premurose e sensibili, all’occorrenza severe. Joni, che deve il suo nome alla cantautrice Joni Mitchell, ha appena compiuto 18 anni e sta per andare al college. Così quando il fratello quindicenne le chiede, come ultimo favore, di rintracciare il padre che donò il seme usato per fecondare le due donne, lei accetta incuriosita. Segue telefonata e primo incontro. Paul, ovvero Mark Ruffalo, è uno scapolo incallito e vitalista, ramo cibo biologico, tutto jeans e camicie a scacchi. «Perché ho donato lo sperma? Pagano 60 dollari. E poi mi sembrava più divertente di donare il sangue» risponde alla domanda cruciale dei due fratelli. Chiaro che I ragazzi stanno bene racconta il bizzarro rapporto che si crea tra lui e i figli che non sapeva di avere. Intanto, di fronte a quel terremoto, vengono a galla i problemi matrimoniali delle due mamme. L’una, Nic, medico di successo, risolta sul piano professionale, tutta Volvo station-wagon e vini rossi doc. L’altra, Jules, infelice e insoddisfatta, alle prese con una nuova attività da giardiniera che la porterà prima nella casa e poi nel letto di Paul. Ma tranquilli: finirà come deve finire, senza pentimenti e ricatti, le due restano gay, e la tempesta servirà a rinsaldare il rapporto di coppia anche sul piano degli affetti.
Diciamo la verità: Annette Bening meritava, ben più di Natalie Portman, di vincere l’Oscar. Per come indossa le rughe e il tempo che passa, facendo di Nic un personaggio per nulla radical-chic: anzi fragile dietro il piglio autoritario, l’atteggiamento da uomo di casa. A dirla tutta, non è vero che «ci si dimentica quasi subito della coppia lesbica», come sostengono le due attrici. Al contrario, il pregio del film sta proprio nello sguardo che la regista Lisa Cholodenko, gay dichiarata e felicemente coniugata, posa sulle due cinquantenni: descritte nel loro ménage matrimoniale, tra alti e bassi, bagni nella vasca al lume di candela e raffreddamenti sessuali combattuti a colpi di film macho-gay.
Costato appena 4 milioni di dollari, I ragazzi stanno bene ne ha incassati oltre 20 al box-office americano, il che è un buon risultato per un film di impianto indipendente, sia pure ricolmo di volti noti: il trio Moore-Bening-Ruffalo, più la luminosa Mia Wasikowska di Alice in Wonderland. La commedia, frizzante senza essere frivola, non rinuncia a qualche nudo realistico, impertinente nei dialoghi, custodisce un sapore universale. Perché, dice la regista: «Anche i gay meritano di avere gli stessi guai degli eterosessuali».
Sul Riformista
.

A suo tempo ebbi modo di parlare del film soprattutto sul modo fallocentrico col quale il film mostra la sessualità lesbico (il vibratore altrimenti due donne senza cazzo che che fanno?). In conferenza stampa mi fu spiegato che il film voleva mostrare la routine della coppia lesbica ma che a rinsaldare il loro rapporto anche sessuale sia un uomo che vediamo a chiappe all'aria mentre si ingroppa Jiulian Moore e non solo, mentre della sessualità lesbo si vede solo un cunnilingus (sotto le coperte) e sto vibratore spaziale beh non ci sto!

Il film va comunque visto per capire come il nsotro paese sia ormai morto e marcito da tempo.

Amore crudo e 3 Day Weekend al cineforum Buzz

Con ritardo più che settimanale ecco il resoconto del mio terzo incontro con Buzz intercultura.
Stavolta ci sono andato col mio amico Paolo e come al solito abbiamo visto un corto un lungo e, stavolta, uno spot.
Sto parlando del cineforum organizzato da Buzz intercultura presso il centro sociale Acrobax (all'ex Cinodromo) dal titolo San Paolo Gay
Partiamo dallo spot, Família é amor prodotto per la ILGA, associazione gay e lesbica portoghese.
Lo spot dovrebbe sostenere i genitori di figli gay ed è andato in onda in tutte le tv del Portogallo lo scorso anno.

Nell'illustrare il rapporto tra padre e figlio lo spot si usa la solita retorica maschilis-sessista. Il padre e il figlio giocano a palla, vanno in macchina; il padre insegna al figlio a guidare l'automobile. I consigli vengono dati in una bisca, davanti a un tavolo da biliardo, quando il figlio si è infortunato un piede (come?) il padre lo sostiene...

Insomma la solita vita NORMALE di una famiglia NORMALE.
Fin quando il figlio non dice al padre che ha scoperto di essere gay. E, povero padre, dice che non sapeva che dirgli (è sua la voice over).
Ma siccome ha un figlio gay mica è per questo meno padre! Perché la famiglia è comprensione e amore... E (aggiungo io) bisogna accettare il figlio gay come si accetta il figlio mafioso e il figli stupratore.

La normalità in cui si cerca di far entrare il figlio gay è lo stesso alveo da cui nasce l'omofobia, la normalità di quegli stessi padri e figli etero che al figlio di questo padre normale ma tollerante lo prendono in giro, lo picchiano, lo vessano.

Insomma siamo sempre nell'otica di Forrest Gump ti accetto nonostante la tua diversità. Faccio finta che sei lo stesso normale! Uh, quanto sono buono!
E no.
Io non sono normale! Non guido la macchina, non gioco a biliardo. Ma non perchè sono gay. Ma perchè essere uomini non implica guidare la macchina o rompersi una gamba. Questa mentalità maschilista e sessista la lascio alla famiglia etero per la quale sono incompatibile.
Famiglia patriarcale che voglio distruggere, devo distruggere, se voglio avere cittadinanza anche io nel mondo. Per liberare non solo i froci come me ma anche gli e le etero...
Insomma un passo falso, un incidente di percorso, soprattutto se paragonato a un altro spot sempre dell'Ilga.



Poi è stata la volta del corto Amor Crudo (t.l. Amore acerbo) (Argentina, 2008) di Martín Deus che il conduttore del cineforum traduce in un improbabile italiano amore grezzo.
Il corto mostra due ragazzi liceali alla fine della scuola, due amici in un racconto dall'interessante scansione narrativa (solo alla fine capiamo che fanno sesso, cioè che uno masturba l'altro) che fa montare l'attesa per tutto il tempo. Si baceranno? Lo faranno? Il realtà hanno già fatto tutto quello che dovevano fare. Ecco perchè apparentemente senza motivo uno chiede all'altro cosa prova per lui (e l'altro gli risponde che siamo amici).
Solo alla fine si capisce l'intimità, anche sessuale che c'è tra i due (con un dettaglio molto tenero: il masturbatore avvicina al proprio viso la mano ancora calda di seme dell'amico e lo odora e ne saggia la consistenza con le dita e poi se la pulisce sul petto dell'amico che la discosta con giocoso fastidio).
Una visione romantica dell'adolescenza dove probabilmente uno solo dei due è gay. L'altro ha solo attraversato la fase di passaggio. Aveva già detto tutto Krámpack, (Spagna, 2000) di Cesc Gay...

Ecco qui il corto, in due parti.



Poi è la volta del lungometraggio 3 Day Weekend (Usa, 2008) di Rob Williams un film da camera che racconta di un weekend in una bellissima casa di montagna delle coppie Simon e Jason e Cooper col suo giovanissimo fidanzato. Ognuno di loro invita un amico e, no, niente orgia alla Queer As Folk ma dinamiche borghesi e gay. Simon e Jason si lasciano perchè Jason porta come amico un escort (brutto) che è la sua ultima fiamma (come si fa ad amare qualcuno al quale devi dare dei soldi per farci sesso non lo capirò mai...). La coppia è aperta ma la regola è che nessuno sappia delle scopate dell'altro. Ma portare l'altro in casa, un escort per giunta! Insomma dinamiche borghesi. O meglio è Jason a essere un ipocrita del cazzo. Ami la marchetta? E fidanzatici. (Beh a ben vedere forse è quello che fa...) Simon e Jason sono stati insieme anni prima entrambi sulla quarantina si riferiscono l'uno all'altro come ragionano come due sessantenni (eh quando eravamo giovani ma si sa la cultura gay americana è crudele come ogni adolescente e anche un po' cretina. Il ragazzo giovane di Jason porta un amico di università che pensa solo a scopare al punto tale da chiedere all'escort come si entra nel mestiere (sic!). E poi ci sono un istruttore di Jogha sempre nudo e un giovane collega di lavoro di Simon che si innamorano a prima vista (che teneriii) e capovolgono alcuni luoghi comuni: l'istruttore di Jogha a suo agi con il proprio corpo è fuggito da una famiglia omofoba il giovane ragazzo impacciato ha dei genitori che lo hanno accettato... come a dire i traumi ce li creiamo un po' anche noi Blame on yourself!.
l'affetto pudico tra due ex, l'amore profondo del ragazzo giovane per il suo compagno che ha 20 anni di più e che piange paventando che non potranno invecchiare insieme (insiemmeeeee ins.... scusate!). Un film un po' claustrofobico e dall'andamento insolitamente lento (nel senso che tra un dialogo e l'altro, come si dice in gergo teatrale Passano i treni.
Un film che dimostra che la comunità gay americana è comunque molto più consapevole di quella italiana anche se, ovviamente, l'estrazione sociale aiuta (nessuno qui fa l'operaio...).





Insomma comincio a capire che nonostante il cineforum sia ospitato da un centro sociale (quindi compagni con entrambe le mani a pugno) la riflessione politica (anche in senso blando) non investe la programmazione. I film vengono visti e programmati perchè se parla de froci (a proposito solo ed esclusivamente film per maschi gay il lesbismo se c'è è sempre una accidente satellitare rispetto la storia gay come nel film tedesco visto la settimana scorsa).

Sarebbe bello far un po' di dibattito. La prossima volta che vado (purtroppo giovedì 10 ho dovuto saltare per impegni teatrali...) lo proporrò.

lunedì 7 marzo 2011

Star Trek New Voyages: Blood and fire (thru Buzz intercultura)

Sono ancora con le lacrime agli occhi per questo CAPOLAVORO che mi ha commosso per l'amore per Star Trek, per l'enorme conoscenza della serie e per la storia struggente tra due ragazzi, due membri dell'equipaggio dell'Enterprise.
Un'amore tributato anche dagli attori delle altre serie, in questo episodio Denise Crosby, Tasha Yar di TNG, che qui interpreta Jenna, la nonna (?) di Tasha.

Solo un Trekker può apprezzare fino in fondo ogni elemento di questo doppio episodio.

GRAZIE A BUZZ INTERCULTURA che lo ha postato.





L'episodio negli States ha ingenerato diverse critiche da parte dei fan etero (e omofobici) come riportato da Michael Jensen nel suo blog After Elton (mi dispiace per voi che non leggete l'inglese...)

Quando mi sarò ripreso dalle lacrime tonerò a scriverne...

QUESTO POST COMPARE IDENTICO SU ENTRAMBI I MIEI BLOG

domenica 6 marzo 2011

Gay Wave? Da vomitare!

Leggo questo art... questo pos... questo scritto su gay wave:

Nina Moric non perdona Luca Dirisio per le sue accuse [quali? L'autore non le dice] : i due concorrenti dell’Isola dei Famosi 2011 hanno avuto una forte discussione, uno scontro che ha portato l’ex di Fabrizio Corona ad aggredire il cantante [non è vero che lo aggredisce. nememno glielo dice in faccia. ne parla con Eleonora Brigliadori,come fa fede il video] : “Forse Luca è gay e frustrato; vuole Thyago, ma non ce la fa e allora se la prende con me” – questo, ciò che ha dichiarato prima della diretta dell’ultimo mercoledì; una messa in onda che è stata testimone proprio dell’eliminazione del cantante. Simona Ventura ha affrontato la questione in studio, ma lui non ha battuto ciglio: nessun pianto, nessuna risposta. Le provocazioni della Moric, insomma, non hanno destabilizzato il maschio dell’Isola.

A dire il vero, le voci sull’omosessualità di Dirisio girano da molto tempo. Interessati, però, alla presunta storia d’amore tra Carl Portal e Francesco Mariottini di Amici e a molte altre love story, non abbiamo avuto modo di studiare il comportamento del cantante.

Nonostante questo, siamo sicuri che i pettegolezzi dureranno ancora per qualche settimana: dovrà pur dare qualche risposta a tutti coloro che si fanno mille film sulla sua gaiezza, non credete? Secondo voi, da che parte sta il cantante? Sponda destra o sponda sinistra?

Vi aspettiamo in tanti anche su Facebook, non dimenticatelo!
Continuate a seguirci. Alla prossima!

Dunque, invece di trattare Nina Morovic come Busi ha trattato Alba Parietti l'autore di questo scritto omofobo non batte ciglio per quello che Nina crede essere un insulto fatto a mo' di battuta, (se la ride e manco lei crede veramente che lo sia, è solo un modo per insultare....) come si vede bene nel video:




In una lite precedente Dirisio le dice Sei una finta buonista. A me di te non me ne frega niente ma statti zitta, tornate in Romania dove sei nata. (fonte gossip.fanpage

Già per una frase del genere per me dovrebbe essere eliminato dall'isola.
La battuta di Moric  fa parte del cattivo costume di pensare che dare del gay a qualcuno sia offensivo. E il nostro autore di Gaywave invece di trasecolare su cotale maschilismo patriarcale (in precedenza, nello stesso video, basta vederlo dall'inizio, Moric critica che Dirisio usi delle medicinali contro la caduta dei capelli...) confessa candidamente di non avere avuto modo di studiare il comportamento del cantante.

E' evidente che l'autore del post è vittima della stessa mentalità. Sei gay non perchè ti piacciono gli uomini ma se hai atteggiamenti poco virili che possono essere dedotti dall'osservazione del comportamento.


Non pago non solo critica la mentalità di Moric ma conferma quei valori (sic!) chiedendo che Dirisio si giustifichi per le illazioni sulla sua gaiezza, non, casomai, per le sue uscite razziste sulle origini di Moric.

dovrà pur dare qualche risposta a tutti coloro che si fanno mille film sulla sua gaiezza, non credete? 

Concludendo poi con un frasario da anni 50
Secondo voi, da che parte sta il cantante? Sponda destra o sponda sinistra?
Quindi omofobo e fiero di esserlo.

Su questo post, su questo sito io ci vomito.

Roma Europride 2011? Ma davvero? Con quel poster???




Ecco il poster ufficiale del Roma Europride 2011.

Che cosa l'Europride?
L'Europride è il più grande evento internazionale GLBT, ospitato da una città europea diversa ogni anno. Il 2011 è l’anno di Roma, la città eterna. Per 15 giorni, si svolgono eventi artistici e culturali in tutta la città ospitante. Europride culmina con la tradizionale parata dell’orgoglio, concerti, feste spettacolo a carattere sociale e party con club internazionali.

Sabato 11 giugno 2011 per le strade di Roma sfila la grande parata dell'EuroPride. La manifestazione sarà preceduta e seguita da tutta un ricco calendario di eventi culturali, artistici, di musica e spettacolo, di elaborazione politica e di sport.
È tempo di un nuovo Grand Tour per lesbiche, transgender, gay e bisessuali. Un viaggio all'insegna dell'orgoglio, che offre l'opportunità di unire la riscoperta delle bellezze di Roma e dell'Italia intera alla rivendicazione di pari diritti per le persone GLBT.

Probabilmente siete già stati a Roma, in occasione del World Pride del 2000. Oppure potreste aver già visitato la Città Eterna in veste di semplici turisti. Ma potreste anche non essere mai venuti.
Per chi ha voglia di tornare in una delle città più incantevoli del mondo e per chi da sempre è curioso di conoscerla per la prima volta non c'è occasione migliore di questa!

Giugno sarà ancora una volta e con più forza il mese dell'orgoglio GLBT non solo italiano, ma europeo. E Roma invita a gran voce gay, lesbiche, bisessuali e trans di tutto il continente a invadere in modo colorato e gioioso la Città Eterna, per affermare la visibilità, l'orgoglio, la pari dignità e il rispetto di tutti/e/*, nello Spirito di Stonewall.

Roma è la città che ospita il Vaticano, centro di una delle religioni che più si mostrano ostili nei confronti dell' omosessualità e transessualità, del riconoscimento di pari diritti per le coppie e le famiglie lesbiche gay e trans, dell'omogenitorialità e transgenitorialità, della prevenzione e della lotta dell'aids attraverso la diffusione dell'uso consapevole e informato del preservativo nei rapporti sessuali.
Non solo. La legislazione italiana, anche a causa delle continue ingerenze vaticane, non riconosce alcun diritto alle persone GLBT, contribuendo in questo modo al consolidamento di pregiudizi, ignoranza e discriminazione, che sono sfociati negli ultimi anni anche in episodi di violenza.

Per questi motivi è molto importante per l’Italia e per Roma la vostra presenza numerosa e la vostra partecipazione alla manifestazione dell’11 giugno, qualunque sia il vostro orientamento sessuale e la vostra identità di genere. il Pride è infatti un momento di condivisione, di gioia e di visibilità, che richiama in piazza non solo omosessuali e trans, ma anche tutti gli amici, i famigliari, i parenti, i simpatizzanti, i sostenitori e chiunque auspichi un mondo più giusto, più equo e rispettoso.

Amiche e amici di tutta Europa, venite! Roma vi aspetta a braccia aperte, per un abbraccio che si tinge dei colori dell’arcobaleno. Roma vuole essere la capitale dell’accoglienza GLBT e noi organizzatori dell’EuroPride di Roma 2011 ci auguriamo che oltre a unirvi a noi per chiedere il miglioramento della qualità della vita delle persone GLBT, vorrete godere con noi delle bellezze di questa città senza tempo.
Venite a passeggiare per i vicoli del centro storico, tra il Patheon e Fontana di Trevi, tra Piazza di Spagna e Piazza del Popolo. Sdraiatevi sulle spiagge gay di Ostia, dove non mancheranno le occasioni di tanti incontri divertenti e stimolanti. Fatevi trascinare dai ritmi della movida dei gay club e respirate con noi l’atmosfera magica di questa città, che tra la primavera e l’estate mostra il suo aspetto più bello, più intrigante. Che vi farà innamorare.

Questo si legge sul sito ufficiale del Roma Europride.

Per 15 giorni, si svolgono eventi artistici e culturali in tutta la città ospitante. Europride culmina con la tradizionale parata dell’orgoglio, concerti, feste spettacolo a carattere sociale e party con club internazionali.

E la politica?!?!?
Non c'è!
Infatti è stata tolta pure dalle parole stampate nel manifesto dove leggiamo:

Diritti (e rovesci, si sa tutti i gay fanno la maglia)
Uguaglianza (anche io, froscio, voglio essere preso a pesci in faccia dal Governo come tutti i mie connazionali etero)
Storia (sì, ché Roma c'ha avuto i romani mica come gli Stati Uniti che c'hanno ducentanni di storia e basta)
Arte (come quella ritratta sul manifesto)
Cultura (quella gay della festa...)
Divertimento (...e del sesso).

Una descrizione dell'Europride provinciale e pavida, per educande.
Prima si invitano solo gli amici della parrocchietta
Un viaggio all'insegna dell'orgoglio, che offre l'opportunità di unire la riscoperta delle bellezze di Roma e dell'Italia intera alla rivendicazione di pari diritti per le persone GLBT.

con insistenza
E Roma invita a gran voce gay, lesbiche, bisessuali e trans di tutto il continente a invadere in modo colorato e gioioso la Città Eterna, per affermare la visibilità, l'orgoglio, la pari dignità e il rispetto di tutti/e/*, nello Spirito di Stonewall.

Poi ci si ricorda che esistono anche gli e le etero!!! E, in zona Cesarini, (Cesaroni?) ecco che ci si ricorda anche di loro,

Il Pride è infatti un momento di condivisione, di gioia e di visibilità, che richiama in piazza non solo omosessuali e trans, ma anche tutti gli amici, i famigliari, i parenti, i simpatizzanti, i sostenitori e chiunque auspichi un mondo più giusto, più equo e rispettoso.

Notate, en passant, come l'esplicitazione del genere per eludere il maschilismo storico della nostra lingua di solito riportato secondo due formule diverse, tutti\tutte o tutt*, che ha ingenerato due scuole di pensiero l'una avversa all'altra, sia stata fusa in una soluzione unica, tutti/e/* perchè, si sa, noi gay e lesbiche non solo siamo trans e quindi oggi posso avere la pisella e domani no (o viceversa) ma mica ci accontentiamo di scegliere tra i due sessi che esistono in natura, no! Posso anche essere che so, uoma e domani donno.

Insomma il ridicolo che sfocia nel delirio.

Ma che vogliono 'sti froci 'ste lesbiche e tutto il loro caravanserraglio?
rivendicazione di pari diritti per le persone GLBT
Quali diritti?
affermare la visibilità, l'orgoglio, la pari dignità e il rispetto di tutti/e/*, nello Spirito di Stonewall.
STONEWALL chi????
Da chi? Da che?
Ma si capisce! Dal Vaticano

Roma è la città che ospita il Vaticano, centro [sic!] di una delle religioni che più si mostrano ostili nei confronti dell' omosessualità e transessualità.

Infatti è il Vaticano che impicca i gay mica l'Iran islamico...
del riconoscimento di pari diritti per le coppie e le famiglie lesbiche gay e trans dell'omogenitorialità e transgenitorialità, della prevenzione e della lotta dell'aids attraverso la diffusione dell'uso consapevole e informato del preservativo nei rapporti sessuali.

Perché invece l'ultima campagna del Governo Italiano che invita a farsi il test ma non menziona i profilattici (preservativo che parola volgare!!!) è all'avanguardia...

Non solo.

Ohibò! Vuoi vedere che ho parlato troppo presto?!

La legislazione italiana, anche a causa delle continue ingerenze vaticane,

E certo poverini, Pdl e del Pd (che ha derubricato dalla sua agenda politica questi diritti tanto millantati) vorrebbero , ma il vaticano ingerisce (ehm...).  Infatti è Bagnasco che firma le leggi italiane, mica il presidente della repubblica Napolitano...
Per fare un pride che non pesta i piedi a nessun politico italiano si dà tutta la colpa al Vaticano, famoso centro (de che?) di una delle religioni che più si mostrano ostili nei confronti dell'omosessualità e transessualità.

La legislazione italiana (...) non riconosce alcun diritto alle persone GLBT, contribuendo in questo modo al consolidamento di pregiudizi, ignoranza e discriminazione, che sono sfociati negli ultimi anni anche in episodi di violenza.

Nessuna richiesta esplicita, nessuna menzione del matrimonio, delle adozioni, della legge contro l'omofobia, del riconoscimento delle unioni civili che riguarda anche tante coppie etero, che sono (o dovrebbero essere) il pacchetto minimo.
Si parla di generici diritti senza i quali si consolida il pregiudizio, l'ignoranza e la discriminazione e si arriva agli episodi di violenza.

Nessun accenno al maschilismo, al razzismo.

Siamo froci (e lesbiche) e di questo parliamo.


D'altronde, chissenefrega, perchè l'Europride in realtà è solo un'occasione per far girare dei soldi:

Sabato 11 giugno 2011 per le strade di Roma sfila la grande parata [di culo] dell'EuroPride. La manifestazione sarà preceduta e seguita da tutta un ricco calendario di eventi culturali, artistici, di musica e spettacolo, di elaborazione politica e di sport. 
Tutta un ricco? Ah già sinergie da donno e da uoma, che ne vuoi sapere tu, Alessà, che sei solo 'na pora cicciona?

Uuuuh, toh! Compare la parola politica, unica volta eh? Preceduta e seguita da
tutta un ricco calendario di eventi culturali, artistici, di musica e spettacolo, (...) e di sport.
D'altronde
È tempo di un nuovo Grand Tour per lesbiche, transgender, gay e bisessuali. Un viaggio all'insegna dell'orgoglio, che offre l'opportunità di unire la riscoperta delle bellezze di Roma e dell'Italia intera alla rivendicazione di pari diritti per le persone GLBT.

Grand Tour?

Era un lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo
e destinato a perfezionare la loro educazione con partenza e arrivo in una medesima città. Questo viaggio poteva durare da pochi mesi fino a svariati anni. Le destinazioni principali erano la Francia, l’Olanda, la Germania, ma aveva come obiettivo privilegiato l'Italia e soprattutto Roma, e di norma includeva le tappe di Venezia, Firenze, Bologna, talvolta Pisa, e poi Napoli, i Campi Flegrei, Paestum e la Sicilia (wikipedia)

Aaaaaah! L'Europride di Roma è per i gay non per i ricchioni!!!!!


Roma vuole essere la capitale dell’accoglienza GLBT e noi organizzatori dell’EuroPride di Roma 2011 ci auguriamo che oltre a unirvi a noi per chiedere il miglioramento della qualità della vita delle persone GLBT, vorrete godere con noi delle bellezze di questa città senza tempo.

Amazza quelle del comitato organizzatore se vonno scopà proprio
tutti/e/* +#@&%$£

Fatevi trascinare dai ritmi della movida dei gay club e respirate con noi l’atmosfera magica di questa città, che tra la primavera e l’estate mostra il suo aspetto più bello, più intrigante. Che vi farà innamorare.
'sti cazzi se l'Italia è il paese più fascista, razzista, maschilista, misogino, patriarcale, omofobo, tansfobico, con un investimento alla cultura dieci volte inferiore alla media nazionale, una classe dirigente che resta al suo posto nonostante i processi in corso, che calpesta la Carta Costituzionale e le più fondamentali regole di democrazia, classista e regionalista. Voi venite a Roma per divertivve.


Stamane mi sento tanto Salomè: voglio le teste di chi ha scritto questa idiozia turistica su un piatto d'argento!
Dico sul serio.

Io denuncio pubblicamente l'incapacità degli organizzatori di questo Europride di saper gestire alcunché. questi non sono militanti del movimento: sono dei volgari piazzisti!


Per tacer del manifesto.

E' una rielaborazione di un opera d'arte e si sa Roma è piena di opere d'arte.
Quale opera è stata scelta?

Il Trionfo di Bacco e Arianna un affresco di Annibale Carracci realizzato tra il 1597 ed il 1600 e conservato nel Palazzo Farnese a Roma, sede dell'Ambasciata di Francia.
Inconscia ammissione degli organizzatori del Roma Europride di non saper organizzare proprio nulla, meglio i francesi...


Intanto quella nel poster è una riproduzione parziale dell'afresco, ecco qui quella integrale (presa dal sito Frammenti d'arte) divisa in due.



Cliccate sulle immagini per ingrandirle.

Di che parla 'st'affresco?

Rappresenta un corteo nuziale, con i due sposi - Bacco e Arianna - seduti su due carri, uno dei quali è dorato e trainato da due tigri, l'altro argentato trainato da due arieti. Avanzano accompagnati da figure danzanti, che recano strumenti musicali, stoviglie e ceste con le cibarie. I due personaggi principali sono contornati da una moltitudine danzante di satiri e menadi, che avanzano ballando al ritmo di tamburelli e corni. Su un asino in testa alla carovana possiamo notare il vecchio Sileno, un satiro particolarmente devono a Bacco. Tutt'attorno è un festoso svolazzo di putti e amorini, simbolo di grazia e spensieratezza. wikipedia e storiarte.blogspot
L'affresco di un matrimonio etero come immagine dell'Europride?!?!!
Come se non ci fossero abbastanza affreschi a Roma che, letti in chiave Camp, potessero essere meglio di Carraccio rappresentativi dell'Europride.

Ma non è finita qui.

Tra i testimonial del Roma europride c'è Vincenzo Salemme molto apprezzato (sic!) da molti siti gay (come Quuerblog) perchè nel 1999 ha diretto un film racconta una storia gay.

O veramente???

Leggiamo il riassunto del film che ne fa Queerblog:
La storia è alquanto singolare: Bruno, di famiglia mafiosa napoletana e dalla virilità inesauribile, prima del matrimonio subisce un trapianto di cornea. Gli vengono messe le cornee di Nina, giovane donna morta in seguito ad un incidente stradale. Nina è moglie del maggiore dei carabinieri Fortunato Cipolletta. E quando Bruno, dopo l’intervento, incontra per caso il maggiore Cipolletta, è amore a prima vista.
Nel giorno di San Valentino, il sogno del principe azzurro che viene a salvare a cavallo il suo amato per sottrarlo a un matrimonio di convenienza, è il trionfo dell’amore. Senza aggettivi.
Il blogger riconosce che il film non è  non è certo uno di quei film impegnati che tanto piacciono a noi gay. Si tratta di una commedia italiana, bella piena di stereotipi, ma che, secondo me, ha un pregio: raccontare l’omosessualità come un normale modo di amare

Infatti in questa scena che prendiamo dal film l'omosessualità è proprio dipinta come normale.



Ma leggiamo la trama COMPLETA del film su Yahoo cinema!
Bruno, unico figlio maschio del boss napoletano Natale, è viziatissimo e tutti lo trattano come un principe. E' fidanzato con la bellissima Roberta, figlia del boss siciliano Antonio, con cui tra breve si sposerà. Bruno fa molte conquiste femminili, mette in mostra una virilità inesauribile e a questa fatica i suoi due fidati scagnozzi attribuiscono la malattia che lo ha colpito agli occhi, costringendolo ad un trapianto di cornea per conservare la vista. Gli organi necessari sono quelli di Nina, giovane morta in un incidente di macchina e già sposa felice del maggiore dei carabinieri Fortunato Cipolletta. Quando l'operazione finisce, la vita sembra tornare come prima. Ma un giorno, mentre corre sul lungomare in compagnia delle guardie del corpo, Bruno vede Fortunato, lo raggiunge e non può fare a meno di dirgli "Ciao, amore". Com'è possibile che sia diventato all'improvviso omosessuale? E come farà a dirlo a Roberta, al padre, alla madre? Gli unici con cui si può confidare sono i due amici sempre presenti che, tra tanti sfottò, si preoccupano perché l'uomo in questione è un rappresentante della legge. Arriva il giorno del matrimonio, e gli sposi sono davanti al sacerdote nel grande prato della villa. Da lontano, in grande uniforme, arriva sul cavallo Fortunato. Bruno lo raggiunge, i due stanno per scappare, quando Bruno si sveglia nel letto d'ospedale. Era stato tutto un sogno. Alla porta si affaccia un giovane carabiniere, chiede scusa per avere sbagliato stanza. E Bruno sospira: "Che peccato" (i neretti sono miei)
Insomma l'idea di fondo del film, il motore comico per cui che Bruno diventa omosessuale è perchè ha le cornee di una donna.
Bel modo di concepire l'omosessualità. Siamo ancora delle femmine mancate.
Ecco perchè è stato scelto dal roma Europride, che scrive tutti\e\* più terzosessista di così!!!

Insomma questo comico che ha usato (in tempi non sospetti) un argomento come l'omosessualità maschile per inanellare solo luoghi comuni è stato scelto come testimonial con tanto di spot.



Diritti (e rovesci): senza nominarli mai. Proprio come fa il PD.

Insomma un disastro di pressapochismo e castroneria.

Ma non è l'unico testimonial.

C'è il compagno Muccino (junior) che blatera di diritti anche lui


Più altri supporter che si sono gentilmente prestati credendo di supportare una giornata di lotta politica mentre hanno fatto solo pubblicità a un turistico giro di soldi.

Come per il resto del paese noi cittadine e cittadini (tertium non datur) italiani dobbiamo liberarci da questi pappa della politica, che invece di lavorare per la causa lavorano per quella che hanno trasformato in una professione: quella del militante che non fa un cazzo di politico ma solo FESTE  e impedisce agli altri che qualcosa venga fatto.


Datemi le loro teste!
Voglio le loro teste su un piatto d'argento!

domenica 27 febbraio 2011

Los Novios Bulgaros e En colo al cineforum di Buzz intercultura


Sono tornato al cineforum di Buzz Interlineatura (chiamato ufficialmente San Giovanni gay). Prima del lungometraggio, come consuetudine, sono stati proiettati un corto e un servizio tg.

Il corto è En Colo (Francia 2009), di Pascal Alex-Vincent lo stesso di Donne-Moi la main. Il corto fa parte dei "5 film contro l'omofobia", finanziati dal Ministero della Salute e dello Sport francese e proiettata in tutte le istituzioni pubbliche di quella nazione, dalle scuole alle biblioteche.
La sceneggiatura è di Nicolas Chretién.


Una storia banalotta che sfrutta il classico espediente del gioco della bottiglia per far baciare due ragazzi. In questo caso la storia, abbastanza farraginosa, che vede il ragazzo apparentemente etero innamorarsi di quello apparentemente gay nel giro di un giorno e solamente dopo un bacio ha dell'inconsistente e del banale. La storia che dà più fastidio, soprattutto in un corto contro l'omofobia, è quella delle compagne di colonia del ragazzo sospettato di essere  gay che non passa l'esame perchè, durante un ballo, non gradisce che la ragazza posizione le mani di lui sul proprio sedere. L'omosessualità non ha una sua dignità autonoma è sempre descritta in negativo. Sei gay se non ti arrapa mettere le mani sul culo di una donna. Così tutti i ragazzi che magari preferiscono andarci piano sono tutti tacciati di omosessualità che, così, non ha una sua propria ragione d'essere ma è solo vista come un ammanco di virilità. A poco serve il bel giovane che fa da animatore della colonia che dice di essere gay anche se non lo sembra. La faccia interdetta dell'amico del ragazzo che sembra etero ( e che alla fine del corto bacerà quello pédé) di fronte alla dichiarazione dell'animatore non basta a giustificare i commenti del giorno dopo delle due ragazze che, commentandone l'avvenenza, commentano con la classica frase che spreco. L'omofobia rimane nel corto un valore nel test per scovare il frocio che c'è in ognuno di noi se non ci si rizza dopo due secondi appena vediamo una donna...

Il conduttore del cineforum mentre presenta il corto del quale ha tradotto il titolo originale In campeggio si meraviglia che il titolo originale sia En colo (con l'accento sulla prima o). In realtà il titolo non si riferisce al campeggio ma alla colonia estiva (En colo con l'accento sulla seconda o) è l'abbreviazione di In colonie...

Insomma un corto inutile, anche se ben girato, e coi ragazzi stramaledettamente Belli perchè se non sie bello non sei gay ma ricchione...

Poi è stata la volta di un estratto video da una seduta del parlamento argentino, la Dichiarazione di un deputato durante l'approvazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso
Quel che dice il Deputato Cuccovillo fa impallidire qualunque cosa mai detta qualunque campo e su qualunque argomento da qualunque deputato italiano. Il rispetto per le idee di chi è contrario all'allargamento del matrimoni alle persone dello stesso sesso e che considerano l'omosessualità una malattia. Rispetto per delle opinioni che però, insiste il deputato, non hanno alcun fondamento etico, morale o scientifico.

I nostri parlamentari hanno molto da imparare...

Poi è stata la volta di regista: Lss Novios Bulgaros ( t.l. I fidanzati bulgari) (Spagna, 2002) di Eloy de la Iglesia. Un film pessimo e razzista, frutto di una Spagna che oggi non esiste più. Un film razzista non solamente perchè descrive gli immigrati clandestini in Spagna di nazionalità bulgara come dei marchettari, dei ladri, dei mafiosi e dei bugiardi, ma soprattutto perchè presenta i gay spagnoli del film con il solito cliché della checca. Un film dove nessuno sembra avere una relazione stabile affettiva e dove il sesso è mediato dai soldi o comunque dal potere. Dove gli amici del protagonista sono checche ciccione  di mezz'età, beh perchè guardate me?!?!)

Basato sul romanzo omonimo di Eduardo Mendicutti, Los Novios Bulgaros racconta di Daniel, un consulente finanziario quarantenne e madrileno, innamorato di Kyril, giovane immigrato bulgaro che, fidanzato con Kalina, se lo scopa in cambio di favori sempre più misteriosi e illegali. Kyril è solo uno dei tanti ragazzi provenienti dall’Europa dell’Est che riempiono le strade del quartiere gay e le feste degli amici di Daniel. Il film, raccontato in flashback, è il classico racconto della donna innamorata del delinquente, con la sostituzione del gay al posto della donna. Il film ha i suoi momenti migliori durante il matrimonio di Kyril con Kalina in Bulgaria e durante il soggiorno di Daniel a casa dei suoi, quando cerca di sottrarsi al fascino pernicioso di Kyril. Ma è davvero una pellicola che non offre uno sguardo diverso su nessuno degli argomenti che affronta, anzi confermando la delinquenza dei ragazzi dell'est e la vita solitaria dei maricones.

Nel sito di Buzz intercultura si legge:
Un film dallo stile ironico ed elegante che parla di passioni senza confini, ma anche del crollo del socialismo reale. Infatti dietro la storia di Kyril, come di tanti ragazzi come lui venuti dall'est, c'è il crollo di una ideologia fallita che ha portato il mondo a questo neocapitalismo selvaggio. Daniel dice: "Cosa posso rimproverare a Kyril? Che c'é di strano se i rifugiati della catastrofe, ora vogliano distruggere un paradiso che gli é ostile?"
Ora a parte il giudizio lapidario su una ideologia fallita, nel film non si vede affatto il socialismo se non in una scena quando, tutti i ragazzi bulgari cantano, ubriachi, l'internazionale socialista con una faccia commossa dalla nostalgia. Per il resto vediamo mafiosi, bulli, Kyril girare su auto rubate, che sottrae scorie radioattive nascondendole in casa dei genitori di Daniel. Non si vede nulla del socialismo e nemmeno nel neocapitalismo visto che i delinquenti bulgari sembrano usciti fuori dai film anni sessanta,  e che degli occidentali (tutti checche) pur essendo tutti abbastanza ricchi e e benestanti ci viene mostrato solo il privato e non il risvolto economico o sociale. E i rifugiati della catastrofe non vogliono distruggere un paradiso che gli è ostile ma semplicemente approfittarsi della maggiore prosperità che c'è in Spagna sfruttando quei froci che, invece di trovarsi uno stracci di storia con qualcuno che li ami, si accontentano del sesso pagato a caro prezzo.

domenica 20 febbraio 2011

Giuseppina Valido condannata in appello.

Forse qualcuno si ricorda di una storia di qualche anno fa.
Giuseppina Valido, insegnante di una scuola media di Palermo, il 28 gennaio  2006, durante la ricreazione, trova un suo alunno in lacrime. Scopre che un altro alunno della classe, assieme a un altro ragazzo, gli hanno impedito di entrare nel bagno dei maschi dandogli della femminuccia e del gay. Il ragazzo è continuamente preso in giro per la sua presunta effeminatezza, tant'è che a scuola lo chiamano Jonathan come il concorrente del grande fratello (di allora).
L'alunno bullo ha già il registro pieno di note. La prof. decide di coinvolgere allora tutta la classe. Racconta quanto avvenuto. Fa ragionare tutti sull'assurdità del gesto del bullo. Spiega a tutti che il giudizio espresso dal bullo parte da una mancanza di informazioni. Da una deficienza. La prof. spiega l'origine etimologica e il vero significato della parola. Poi fa scrivere sul diario del bullo per 100 volte la frase "sono un deficiente" precedendo la punizione da una nota di suo pugno nella quale invita il padre a presentarsi a scuola.
Il padre non si fa vivo. Poi quando la prof torna a scuola dopo alcuni giorni presi per malattia, l'alunno punito le mostra il diario dove, sotto la punizione, c'è una comunicazione scritta dal padre del ragazzo: Mio figlio sarà deficiente ma le è una c... (non so quale sia la parola)1. La prof si risente, fa presente la cosa alla classe, chiede a ogni alunno di scrivere cosa pensa dell'accaduto. Poi  manda a chiamare il padre del ragazzo per l'insulto fatto mandare tramite il figlio. Per tutta risposta l'uomo denuncia la professoressa dicendo che, in seguito alla punizione, il figlio, traumatizzato, è dovuto andare in terapia piscologica.
Passa un anno. La prof viene processata secondo rito abbreviato (un rito speciale caratterizzato dal fatto che con esso si evita il dibattimento e la decisione viene presa nell'udienza preliminare).
La sentenza del Gup (Giudice dll'Udienza Preliminare) Piergiorgio Morosini è esemplare. Non solo la assolve dalle accuse di abuso dei mezzi di correzione e disciplina e lesioni (per insussistenza dei fatti) ma  le riconosce di aver applicato una buona strategia pedagogica (potete leggere le lunghe e articolate motivazioni della sentenza  cliccando qui).
Passano gli anni. Il padre va in appello dove il pm chiede una condanna a 14 giorni di reclusione. La terza sezione della corte di appello, presieduta da Gaetano La Barbera, condanna  la prof, che intanto è andata in pensione, a un anno di carcere con la condizionale.
La sentenza non è stata ancora pubblicata e dunque non se ne conoscono le motivazioni.
Però posso dire che la sentenza rispetto il "reato" è abnorme: se la prof deve farsi un anno di galera per aver fatto scrivere al ragazzo 100 volte "io sono un deficiente" noi tutti meriteremmo 10 anni e non un anno di galera come disse la sora Angelina nel film di Zampa del lontano 48...
Quel che più mi dà fastidio in questa faccenda è che oggi si parla solo della punizione, ma non del percorso pedagogico che l'ha preceduta.
Oggi, come al solito, tutti si millantato esperti di didattica e pedagogia.
Così Massimo Lorello sulle pagine palermitane di repubblica online si permette di scrivere:
Le orecchie d’asino sono roba ottocentesca, certo. E la punizione scelta dalla professoressa Giuseppa Valido le richiama abbastanza. Fare scrivere a un alunno “sono un deficiente” è un errore, anzi un reato. Oggi i metodi educativi sono un’altra cosa rispetto all’Ottocento. Ma davanti a un atto di bullismo, davanti a tre ragazzini che impediscono a un compagno di andare in bagno “accusandolo” di essere una femminuccia, un gay, qual è il provvedimento più efficace da prendere? C’era un preside al liceo Garibaldi di Palermo che non censurava l’indisciplina degli alunni più violenti. Preferiva enfatizzare la stupidità delle loro azioni. Buon per lui che nessuno gli ha fatto causa.

Lorello dimentica di far presente che la prof ha discusso in classe spiegando le origini della parola e il suo vero significato. Ma tant'è.

Poi c'è il professor Mereghetti che, sul sito il sussidiario scrive un articolo a dir poco sconcertante:
Un’insegnante, Giuseppa Valido, è stata condannata ad un anno di reclusione perché ha fatto scrivere per cento volte ad un suo studente “sono un deficiente”. Il fatto risale al 2006. Non ci interessa qui ripercorrere la vicenda giudiziaria della docente, che decise di stigmatizzare un atto di bullismo, né discutere il provvedimento del gup, che aveva assolto l’imputata prima che la terza sezione della corte d’appello emettesse la sentenza di condanna. Di questo hanno già parlato i mezzi di informazione. Però che la magistratura sia costretta ad occuparsi di episodi come questo non è un gran bel segno, ma ancor più triste è che nella scuola italiana accadano cose di questo tipo. È il segno di una decadenza dell’educazione che purtroppo segna la vita di troppe realtà scolastiche, l’idea che tanti insegnanti hanno di poter piegare a se stessi i loro studenti.

C’è nel provvedimento preso dall’insegnante condannata un errore di fondo, l’imposizione di un giudizio negativo sul suo studente, fino a farglielo scrivere e riscrivere. Non è solo assurdo dal punto umano, è una grave resa educativa. Oggi molti insegnanti, senza arrivare ai livelli denunciati, portano in classe la loro debolezza educativa e pensano di risolverla con regole e punizioni. C’è una esasperazione delle norme comportamentali come non mai, il tutto nell’illusione di poter generare negli studenti un processo di apprendimento attraverso ferree regole di comportamento. Niente di più sbagliato, l’educazione non è questione di regole né questione di imposizioni, l’educazione è questione di fascino e di libertà.

Un insegnante dovrebbe chiedersi che cosa ha di interessante da proporre ai suoi studenti ed entrare ogni mattina con la forza di ciò che lo appassiona, così un insegnante dovrebbe cominciare a guardare i suoi studenti, uno ad uno, con una simpatia totale, fino a vedere non che sono deficienti, ma che hanno una loro originale e unica sensibilità. Non sono le classi che devono cambiare né le generazioni, sono gli insegnanti che di fronte alle situazioni pur difficili sono chiamati a decidere se affidarsi alle regole o ad uno sguardo vero, quello che sa vedere in ogni studente, anche nel peggiore, un fattore positivo. È da lì che l’educazione può ripartire e raggiungere livelli di apertura e di passione impensabili. Ci vuole un insegnante capace di scoprire in ogni studente la sua positività, quel fattore che lo lancia nella vita.

L’insegnante condannata, al posto di far scrivere per cento volte “sono deficiente” al suo alunno, avrebbe dovuto fargli scrivere una volta sola un breve profilo delle doti positive che vede in lui. E poi giocare la sua sfida sulla positività di quel ragazzo. Che nella scuola entri uno sguardo nuovo, questo è il problema serio dell’educazione oggi. Non sarà la sentenza di un tribunale a risolverlo, né il ricorso a norme più ferree. Urgono invece insegnanti che si mettano alla ricerca del positivo presente in ogni studente e che sfidino la libertà a riconoscerlo.
Insegnanti che divengano alleati del cuore di ogni studente, più di quello che gli stessi studenti riescano.
Ho scritto un commento sul sito, non so se verrà pubblicato e se il Prof. mi risponderà ma trovo davvero insopportabile questo concionare su principi astratti senza prendere minimamente in considerazione i diritti del più debole.

Ecco il mio commento

Professor Mereghetti il suo articolo mi pare astratto e incompleto.
Lei parla di guardare la positività di un ragazzino che ha impedito a un suo compagno di classe di entrare nel bagno dei ragazzi perchè gay e quindi "femmina".
La professoressa ha parlato in classe dell'accaduto, ha cioè collettivizzato l'aggressione verbale e fisica, facendo ragionare tutti su quanto successo. Tanto che un secondo ragazzo coinvolto nel fatto chiese scusa al ragazzino offeso. Ma non il bulletto che pensava di avere ragione.
Ora se uno pensa che se uno è gay allora è femmina è deficiente, non nel significato traslato ma in quello letterale, come la professoressa aveva ben spiegato in classe.

Si vada a leggere la sentenza del gup che cita anche il parere di ben tre psicopedagogisti che sul ragazzo hanno più competenza di me e di lei avendoci parlato e avendolo conosciuto.

Quel che trovo inaccettabile del suo articolo è che lei difende l'aggressore in base a nobili e astratti e generici principi ma non spende nemmeno una parola sull'aggredito. Siamo al paradosso. Vuoi vedere che il vero colpevole ora è il ragazzo aggredito?
Vedremo che mi risponderà il ...moderno pedagogo...

Palermo cronaca invece riporta una notizia FALSA.
Infatti dice:

Condannata ad un anno dalla terza sezione della corte d'appello, Giuseppina Valido, 59 anni anni insegnante di lettere in pensione. All'epoca dei fatti l'insegnante adottò nei confronti del ragazzino protagonista di un episodio di bullismo un provvedimento disciplinare particolare, gli fece scrivere per cento volta sul quaderno "sono deficiente". Questo perchè insieme a due coetanei aveva impedito ad un compagno di classe di entrare nel gabinetto.
Omettendo le ragioni del gesto: Tu non puoi entrare nel bagno dei maschi. Sei gay. Sei femmina
La vittima
La vittima è il bullo non il ragazzino cui è stato dato del gay perchè non sufficientemente virile.
di questo episodio, secondo quanto ha riferito il padre, è rimasto traumatizzato, faticava a prendere sonno, e dovette ricorrere all'ausilio di uno psicologo.
Quindi basta la parola del padre, che vale di più di quella della professoressa.
In realtà però
Dalle indicazioni dello psicologo dott. Giovanni Caltanissetta, della psico-pedagogista dott. Pellegrino Elisa e della dott.ssa Parasiniti non può ricavarsi la prova che lo specifico intervento educativo e disciplinare adottato dalla Valido sul XX, tenuto conto delle particolari circostanze di fatto che lo precedevano e della situazione concreta in cui si andava ad inserire, avesse cagionato un danno morale o il pericolo di un danno morale per quest’ultimo.
Gli stessi “disturbi comportamentali” del XX, segnalati dalla dott.ssa Parasiniti con il certificato del 10.2.2006, nulla indicano in ordine ai fattori eziologici, alla loro entità e alle terapie praticate o praticabili, rimanendo in una genericità tale da ritenere che in realtà il giovane Xx fosse, come tanti altri ragazzi della sua età, semplicemente affaticato o preoccupato da una particolare situazione in ambito scolastico .
Peraltro la estrema genericità di tale formula si salda con l’indicazione contenuta a pagina 2 dell’esposto del padre del giovane XX, che smentirebbe in radice la riconducibilità di quella condizione del minore con la condotta della Valido, dal momento che evidenzia la personale percezione della stranezza dei comportamenti del figlio a partire dal 24 gennaio 2006 ossia quattro giorni prima del fatto in contestazione, verificatosi senza alcun dubbio in data 28 gennaio 2006.
A ciò si aggiunga che dopo l’episodio di cui in contestazione, avvenuto il 28 gennaio 2006, il XX continua a frequentare la classe per oltre dieci giorni senza manifestare particolari disagi o atteggiamenti meritevoli di attenzione da parte dei responsabili dell’istituto sotto il profilo della serenità del minore, come si evince dalla documentazione in atti, ciò deponendo per l’infondatezza circa l’esistenza di un danno morale per il minore derivante dalla condotta dell’imputata di cui in rubrica.

Così si legge nella senza del 2007 del Gup (fonte già citata). Un bravo giornalista se ne sarebbe dovuto informare, non così l'autore della notizia su Palermo cronaca, che nemmeno si perita di firmare il pezzo.


Potrei fare tanti altri esempi ma mi sembra ababstanza per dimostrare come ognuno sulla rete apre bocca e gitta fori fiato.

Il resto lo leggete sui quotidiani. Le rimostranze delle associazioni gay, nel desolante panorama di un paese di lobotomizzati...

1) per questa ricostruzione mi sono basato sull'articolo di allora del Corriere della Sera

sabato 19 febbraio 2011

Scusa, ma a te piacciono i ragazzi?

Non c'è stato
mai
un momento
nel quale
non sia stato felice
perchè mi piacciono i ragazzi.
Non si tratta per la fortuna che ho avuto
nel sesso
o in amore
e credo di averne avuta molta
anche se è un po' che non mi fa più visita.
Ma ogni volta che ho amato un ragazzo
sono stato felice 
per averlo potuto fare.
Sono stato felice
che i mie gusti mi avessero portato 
a guardare i ragazzi,
ad amarli,
corteggiarli,
bramarli.
Se c'è una cosa della mia vita per la quale non ho rimpianto alcuno
sono i miei gusti in fatto di sesso!
Amo i ragazzi
e, ogni volta, il solo constatarlo mi commuove fino alle lacrime.

venerdì 18 febbraio 2011

Imágenes reales del juego al cineforum di Buzz Intercultura

Ieri sera sono andato al cineforum a tematica organizzato da Buzz Intercultura presso l'Acrobax, centro sociale nell'ex Cinodromo proprio dietro ponte Marconi.
Il film principiale era Meine Schwiegertochter ist ein Mann (t.l Mia nuora è un uomo)  (Germania, 2010) di Edzard Onneken, una classica commedia di accettazione dell'omosessualità da parte dei genitori del loro unico figlio maschio che torna al paese alpino bavarese per sposarsi. Niente di nuovo sul fronte occidentale, un film non utile, con un paio di situazioni esilaranti (la madre che, quando vede il figlio presentarsi con un uomo, supera i due in cerca della sposa) e un paio di affermazioni discutibili (il figlio che dice al padre, che, per farlo guarire ha pensato bene di portarlo in un bordello, "Papà le donne non mi piacciono e non mi piaceranno mai") (riconciliandosi con la vicina amica di sempre della madre che non sa relazionarsi al figlio gay questi le dice che lui è nato gay, come a dire, non ne ha colpa...) e che però sono contento di aver visto.

Al cineforum è tradizione proiettare anche cortometraggi e pubblicità e lì ho avuto la vera sorpresa.
Prima una splendida pubblicità Argentina prodotta dalla Federazione Argentina LGBT , che celebra l'approvazione del matrimonio anche per le persone dello stesso sesso. 

Uno spot bellissimo, con un claim che più preciso non potrebbe essere.

Per un Paese che ha avuto una dittatura, i desaparecidos e la cui democrazia è stata ripristinata solamente nel 1983 non c'è che dire. Solo in Italia a più di sessant'anni dal ripristino democratico (davvero?) ancora non abbiamo nulla del genere...


Ecco gli attori e gli autori dello spot
Con Adrián Scaramella y Matías Cazeaux Meri Hernández y Florencia Bordolini Esteban Lamothe y Julieta Zylberberg
Idea and General Production: Matías Cazeaux
General Direction and Script: Juan Schnitman
Acting director: Alejandro Guevara
Director of photography: Rodrigo Bermúdez
Editor: Andrés P. Estrada
Still photography: Javier Fuentes y Nicolás Fernández     


Poi è stata la volta di un cortometraggio spagnolo del 2005 (altro Paese che nel metà del tempo italiano ha superato il nostro Paese di anni luce) Imágenes reales del juego di Josè Negrete. Un piccolo (per la durata) capolavoro che vi propongo ahivoi in spagnolo senza sottotitoli ma che si segue facilmente. eccovi due righe di trama per permettervi di seguirlo meglio.



Siamo nel 2066. In una esercitazione pratica dell'Universidad  Complutense di Madrid, Facoltá di Scienze Virtuali. Tre studenti  aspettano l'arrivo del professore che valuterá il loro lavoro di fine  anno accademico, che consiste in un gioco ambientato agli inizi del  secolo XXI: per loro é un gioco storico.
L'esame si sviluppa dentro l'ambiente  del gioco che consiste nel fatto che i due giocatori, comandando ciascuno un  personaggio, devono riuscire in mezzora (il tmepo di un viaggio in metro) che i due personaggi si innamorino, partendo  da un incontro fortuito in ascensore senza fare riferimenti diretti al sesso o alla seduzione (altrimenti, come vedrete, il gioco dà errore). Ma la  professoressa Pazos, famosa per essere severa, per punire il maschilismo dei tre studenti che hanno pensato  aun gioco di seduzione tra un uomo e una ragazza bella, inesperta e curiosa di fare nuove esperienze, introduce un piccolo cambiamento...





Geniale nevvero?
Ah mi raccomando aspettate la fine dei titoli di coda per una piccola sorpresa.

(ATTENZIONE SPOILER!!! leggete il seguito del commento solo dopo aver visto il video)
La sceneggiatura è eccellente (a cominciare dal prologo nel quale non capiamo bene di cosa si tratta, ma, ovviamente, è fatto apposta). Poi i titoli di testa che impostano la cornice narrativa spiegando quanto visto prima. Poi il piccolo cambiamento della professoressa che bacchetta la scelta maschilista dei tre ragazzi, le soluzioni grafiche per far vedere come i giocatori muovono i personaggi, la centralista del prontopizza petulante (modellata sulla stessa professoressa) fino al finale dove i tre vengono rimandati a settembre perché hanno dimenticato che nel 2005 l'aids non era ancora stato sconfitto (o sarà solo nel 2026) e quindi manca il profilattico... (modo geniale per ribadire ancora, perché serve, in un corto  a tematica l'importanza di proteggersi in ogni incontro sessuale occasionale...). Per tacer della recitazione, della fotografia e della regia.
Uno corto indimenticabile!

Giovedì prossimo tornerò al cineforum. E voi?

venerdì 28 gennaio 2011

Ancora sulle ecolalie di Signorini (e di gaynews 24)

Già tempo fa mi ero occupato di lui, scrivendogli anche una mail alla quale non si è mai degnato di rispondermi.


Ora torno a occuparmene per un editoriale pubblicato sul sito di TV Sorrisi e Canzoni.

Ho appreso la notizia leggendola sul sito gay24news (del quale pure ho avuto modo di parlare) che non perde occazione per dire cazzate o omettere di commentare dettagli importanti.

Ma procediamo con ordine.

Ecco l'editoriale di Signorini:

Care lettrici e cari lettori, sui giornali nei giorni scorsi ho trovato una notizia che avrei preferito non leggere: Elton John è diventato papà. Per carità, non ho niente contro Elton John, che conosco e stimo non solo come cantante. Ma il modo in cui è diventato padre francamente non lo condivido: ha preso una donna «in affitto» per avere un erede, che ha chiamato Zachary Jackson Levon Furnish-John (Furnish è il cognome del suo compagno David, con cui convive da 12 anni e con cui è sposato civilmente da cinque). Alcuni giornali hanno commentato questo fatto come «una nuova conquista delle coppie gay» e considerano Elton «un apripista sui diritti degli omosessuali». Sarà. Ma più che alla coppia Elton-David e al suo ruolo di «apripista», a me viene da pensare al piccolo Zachary. Che non potrà contare sulla figura veramente insostituibile per un bambino: quella della madre. Sono sicuro che Zachary crescerà in una famiglia che lo ama e che fortunatamente può offrirgli una vita senza preoccupazioni economiche. Ma tanto amore e tanti soldi secondo me non basteranno mai a nascondere la mancanza di una madre. Perciò sono d’accordo con Papa Benedetto XVI quando afferma che i bambini devono crescere in una famiglia dove ci sono un papà e una mamma. E senza mettere in discussione le rivendicazioni dei gay, lasciatemi dire che Elton e David secondo me sono andati un po’ oltre i propri «diritti». Pensando probabilmente troppo ai propri desideri e troppo poco alle esigenze di un bambino. Alla prossima.
as@sorrisi.com
 Non c'è che dire. L'ipocrisia degli omofobi non ha limite alcuno. Se la coppia è di uomini, manca la mamma, se la coppia è di donne, manca il padre... Certo affermazioni quali  Perciò sono d’accordo con Papa Benedetto XVI quando afferma che i bambini devono crescere in una famiglia dove ci sono un papà e una mamma sono ridicole perchè offendono anche tutte le coppie di separati e divorziati il cui costume è quello di litigarsi i figli e puntare a un affido secco a uno dei due genitori (anche se dall'introduzione dell'affido condiviso nel 2008 ha cambiato le carte in tavola...). 

Comunque signorini è il classico italiano, fascista e cattolico) che pretende di decidere per conto degli altri. e va preso per quello che è una nullità che esprime pareri non richiesti.

C'è un altro aspetto però che lascia perplessi nel post. Ma prima di parlarne leggiamo il cappello introduttivo con cui gaynews 24 ha commentato la notizia.
Anche Alfonso Signori, Direttore di Tv Sorrisi e Canzoni ed opinionista televisivo non ha mancato di polemizzare con la scelta di paternità da parte del cantante Elton John ed ecco cos’ha scritto ai suoi lettori dall’osservatorio privilegiato del blog di Sorrisi e Canzoni Tv:
Intanto è un sito e non un blog. In un blog si possono lasciare commenti invece l'editoriale di Signorini non lo si può commentare (c'è solo un indirizzo mail al quale scrivere, privatamente, e non è detto che ti risponda, e, cosa ben più importante, solo Signorini legge la mail, se la legge..., non i lettori del SITO).

C'è un passaggio nell'editoriale che è così offensivo che Signorini andrebbe schiaffeggiato (moralmente, si intende)

Zachary Jackson Levon Furnish-John (Furnish è il cognome del suo compagno David, con cui convive da 12 anni e con cui è sposato civilmente da cinque).
Allora. Se John e  Furnish sono sposati Furnish non è il compagno ma il Coniuge ma si sa per Signorini l'italiano è un'opinione. L'opinione è quella ottocentesca del matrimonio vero come matrimonio in chiesa (se no non si capisce la distinzione matrimonio civile) evidentemente per Signorini il matrimonio è solo quello in chiesa (e tra persone di sesso diverso).

Però, immaginatevi se questo stesso metro omofobico venisse applicato anche alle coppie etero.
Prendiamo Gianfranco Fini e la sua (ex) moglie Daniela Di Sotto.
Fini incontra Di Sotto nei primi anni 80. nel 1985 hanno una figlia e si sposano nel 1988.

Quindi se Singorini applicasse lo stesso metro si dovrebbe dire
Daniela di sotto compagna di fini con cui convive da 12 anni e con cui è sposato civilmente da cinque.
Civilmente...
Tutti i cattolici di merda si dimenticano che in Italia l'unico matrimoni ad avere valore legale è quello civile e non quello ecclesiastico che viene equiparato a quello civile, riconosciuto come se. Mentre a sentir loro sarebbe vero il contrario.

Inutile dire che di tutto questo gaynews 24 nemmeno si è accorto?