mercoledì 11 giugno 2014
Alessandro Gilioli scrive contro lo spot della Findus senza averci capito niente
Deve averlo ascoltato proprio male Alessandro Gilioli lo spot della Findus se dinanzi la banalità del coming out, così come è presentato nello spot, non trova meglio di lamentarsi (sul suo blog sull'Espresso) che i froci non si vedono (mi auguro per lui che Gilioli sia gay altrimenti quell'epiteto se lo dovrebbe proprio rimangiare) o che non si baciano.
Altrimenti verrebbe da pensare che Gilioli dinanzi l'omosessualità sia obnubilato dal sesso e quando sente parlare di ragazzi che si amano (mai le donne...) pretende che si bacino.
Che poi lo rinfacci a uno spot dove i volti non si vedono la dice lunga sulla pretestuosità del suo post che usa, senza davvero notarne l'importanza e la posizione avanzata, la pubblicità della Findus per una lamentatio anche condivisbile se a farne le spese non fosse il primo spot da sempre che rende il coming out qualcosa di quotidinano, normale, familiare, da chiacchiericcio durante la cena, non percependo il portato di questo modo di presentarlo.
Certi giornalisti italiani sono proprio incorregibili continuano a ripetere l'unica cosa che credono di avere capito (sneza avere in realtà capito nulla) distorcendo la realtà che hanno intorno pur di confermare un ego inarrestabile che non si ferma nemmeno dinanzi uno spot importante pur di poter dire IO IO IO.
martedì 10 giugno 2014
Due parole su chi denigra il nuovo spot Findus gayfriendly
Lo spot è firmato dall’agenzia pubblicitaria Havas Worldwide e pianificata da Havas Media.
Fa parte di una srie di spot "Findus presenta" caraterizzati dalla presenza in voce di una famiglia colta nell'attimo di consumare i cibi surgelati e precotti della multinazionale (Lions Capital in tutti i paesi europei ad eccezione di Svizzera, dove è di Nestlè, e Italia, dove fa capo a Permira).
CHiachciericcio da occasione quotidiana che lascia spazio al prodotto pubblicizzato.
E' così per i diversi spot finora prodotti
Quello sul fishburger
Quello sui bastoncini
Quello sul merluzzo gratinato.
L'idea è che se il chiachiericcio è quello solito, questi prodotti precotti e surgelati fanno ormai parte della quotidiantà delle famiglie italiane.
Findus è tra di noi e non ci facciamo più nemmeno caso. Un chiacchiericcio non proprio neutro visto che vengono rispettati molti ruoli di genere. nello spot sui fishburgher è la madre a dare il permesso ai due filgi maschi di mangiare davanti la tv dove i due si mettono a giocare alla playstation (a guardare i gamepad). Oppure la complicità tra maschi padre figlio per convicere alla sorella più piccola (e più tonta) di mangaire i piselli... Oppure nel terzo spot la donna che fa fare all'uomo una cosa che a lui non paice, una cosa da donne come il ballo, per amore.
Il chiacchiericcio, lo small talk deve essere conservatore perchè non deve far passare nessuna novità progressista, nessuna deroga ai ruoli rpecostituiti, nessuna interruzione del main-stream del flusso di maggioranza.
Adesso c'è un novo spot con qualcosa di nuovo.
La novità dello spot dove la madre non batte ciglio al coming out del figlio si basa dunque sulla pretesa che il coming out è ormai una cosa all'ordine del giorno.
Non a caso c'è la mamma e non il papà a cena, perchè, si sa, coi figli maschi, il luogo comune vuole che sia proprio il papà quello che ha più difficoltà ad accetare la virilità mancante.
Questo spot, insomma, presenta come ordinario, qualcosa che ordinario invece non è (quanti e quante di voi conoscono amici e amiche buttati e buttate fuori casa da padri e madri di merda?) contribuendo a costruire una retroica da main-stream in maniera non evidente, eppure tangente, presente, concreta, possibile.
Uno spot forte, non particolarmente birllante, come non lo è nessuno di quelli che lo hanno preceduto, ma che hanno la loro forza proprio in questa dozzinalità solo apparente.
Perchè, d'altronde, che le si neghi o no, le coppie di ragazzi e ragazze che si amano sono una realtà anche nel nostro paese. Ci sono smepre state l'unica cosa che cambia è la loro visibilità, adesso ribadita anche da uno spot.
Se fate un giro sulla rete vi renderete conto invece delle critiche negative che lo spot sta ricevendo da parte di molte persone omosessuali e bisessuali (poche quelle etero...) che lamentano allo spot di non fare vedere i volti (ignorando che è caratteristica di tutti gli spot della serie) che una cosa così importante viene detta en passant senza darle peso (forse perchè il coming out è lì che dovrebbe arrivare, è quello l'effetto che dovrebbe sortire), oppure ci si lamenta dello sfruttamento dell'omosessualità (maschile) negli spot.
Se invece leggiamo l'articolo (si fa per dire) di Guido Liberati sul Secolo d'Italia nel quale si può dice che
Se solo molti froci risucissero a fare lo stesso...
Fa parte di una srie di spot "Findus presenta" caraterizzati dalla presenza in voce di una famiglia colta nell'attimo di consumare i cibi surgelati e precotti della multinazionale (Lions Capital in tutti i paesi europei ad eccezione di Svizzera, dove è di Nestlè, e Italia, dove fa capo a Permira).
CHiachciericcio da occasione quotidiana che lascia spazio al prodotto pubblicizzato.
E' così per i diversi spot finora prodotti
Quello sul fishburger
Quello sui bastoncini
Quello sul merluzzo gratinato.
L'idea è che se il chiachiericcio è quello solito, questi prodotti precotti e surgelati fanno ormai parte della quotidiantà delle famiglie italiane.
Findus è tra di noi e non ci facciamo più nemmeno caso. Un chiacchiericcio non proprio neutro visto che vengono rispettati molti ruoli di genere. nello spot sui fishburgher è la madre a dare il permesso ai due filgi maschi di mangiare davanti la tv dove i due si mettono a giocare alla playstation (a guardare i gamepad). Oppure la complicità tra maschi padre figlio per convicere alla sorella più piccola (e più tonta) di mangaire i piselli... Oppure nel terzo spot la donna che fa fare all'uomo una cosa che a lui non paice, una cosa da donne come il ballo, per amore.
Il chiacchiericcio, lo small talk deve essere conservatore perchè non deve far passare nessuna novità progressista, nessuna deroga ai ruoli rpecostituiti, nessuna interruzione del main-stream del flusso di maggioranza.
Adesso c'è un novo spot con qualcosa di nuovo.
La novità dello spot dove la madre non batte ciglio al coming out del figlio si basa dunque sulla pretesa che il coming out è ormai una cosa all'ordine del giorno.
Non a caso c'è la mamma e non il papà a cena, perchè, si sa, coi figli maschi, il luogo comune vuole che sia proprio il papà quello che ha più difficoltà ad accetare la virilità mancante.
Questo spot, insomma, presenta come ordinario, qualcosa che ordinario invece non è (quanti e quante di voi conoscono amici e amiche buttati e buttate fuori casa da padri e madri di merda?) contribuendo a costruire una retroica da main-stream in maniera non evidente, eppure tangente, presente, concreta, possibile.
Uno spot forte, non particolarmente birllante, come non lo è nessuno di quelli che lo hanno preceduto, ma che hanno la loro forza proprio in questa dozzinalità solo apparente.
Perchè, d'altronde, che le si neghi o no, le coppie di ragazzi e ragazze che si amano sono una realtà anche nel nostro paese. Ci sono smepre state l'unica cosa che cambia è la loro visibilità, adesso ribadita anche da uno spot.
Se fate un giro sulla rete vi renderete conto invece delle critiche negative che lo spot sta ricevendo da parte di molte persone omosessuali e bisessuali (poche quelle etero...) che lamentano allo spot di non fare vedere i volti (ignorando che è caratteristica di tutti gli spot della serie) che una cosa così importante viene detta en passant senza darle peso (forse perchè il coming out è lì che dovrebbe arrivare, è quello l'effetto che dovrebbe sortire), oppure ci si lamenta dello sfruttamento dell'omosessualità (maschile) negli spot.
Se invece leggiamo l'articolo (si fa per dire) di Guido Liberati sul Secolo d'Italia nel quale si può dice che
la multinazionale dei surgelati ha proposto il suo nuovo spot, dedicato a nuove specialità che si preparano nel forno a microonde ma che sembrano fatte in casa: insomma, che non sono come sembrano. Un po’ come i due soggetti della storia dello spot, che sembrano maschi “tradizionali” appunto come la cucina di una volta, ma sono invece parecchio “moderni”.Spot nel quale
Di maschi etero non c’è traccia. Il babbo è stato sapientemente eliminato dallo spot, come a lasciare intuire che la signora sia vedova. Perché per i pubblicitari “gay friendly” gli eterosessuali sono come gli indiani per Custer. Sono buoni solo morti.forse questo spot, al di là dei ricchioni criticoni (purtroppo è lo scotto da pagare sulla rete: chiunque dotato di tastiera può scrivere, anche il sottoscritto), ha davvero colpito nel segno e ci porta avanti improvvisamente di vent'anni.
Se solo molti froci risucissero a fare lo stesso...
venerdì 6 giugno 2014
Se le persone gay dicessero le merdate che dicono le persone etero...
...un video delizioso che non commette un errore nel ribaltare punti di vista e situazioni
discriminatorie e omofobiche. Purtroppo la versione italiana sottotiolata è stata tolta dalla rete pr violazione dei diritti (?!?!) Però si capisce abbastanza bene anche senza sottotitoli... Grazie a Freedog che mi ha segnalato il ritiro del video sottotitolato.
discriminatorie e omofobiche. Purtroppo la versione italiana sottotiolata è stata tolta dalla rete pr violazione dei diritti (?!?!) Però si capisce abbastanza bene anche senza sottotitoli... Grazie a Freedog che mi ha segnalato il ritiro del video sottotitolato.
giovedì 5 giugno 2014
#ProdutoToPlay
Celebrating equality for all athletes
mercoledì 4 giugno 2014
Videogaymes. Quando gli "esperti di videogiochi", storditi dal desiderio di ricordare che i froci c'erano anche nei videogiochi tradiscono un maschilismo omofobo che fa paura
Un libro sui personaggi gay nei videogame. Dal titolo Videogaymes al plurale perché, mentre fingiamo di conoscere l'inglese, non conosciamo nemmeno la lingua italiana.
Lo ha scritto Luca De Santis. Pubblica Unicopli.
Il sottotitolo dice Omosessualità nei videogiochi tra rappresentazione e simulazione (1975-2009). Una roba seria.
Infatti, mentre parla del suo libro al Pride Park, De Santis chiarisce che la classificazione dei personaggi non nasce da una sua malizia soggettiva ma dai libretti di istruzioni dei giochi che forniscono brevi note biografiche sui personaggi.
Nell'ora in cui, complice Paolo Francesco Del Re, De Santis parla del suo libro la bellissima ragazza trans Melissa, bardata da personaggio famoso di un videogioco famoso, è chiamata in causa come valletta - un frasario à la Mike Bongiorno - limitandsi a reggere delle stampe formato A3 che ritraggono i personaggi dei videogiochi e che De Santis chiama slide (sic!).
Due maschietti non riescono a reggere dei fogli e a parlare? Devono per forza far fare quel lavoro a una signorina? Ma che becero maschilismo! Tanto che alla fine, ai saluti, ci si dimentica pure di ringraziarla, nella totale indifferenza del pubblico. Poi per fortuna Del re se ne accorge e prova a rimediare.
Melissa fossi stata in te quell'asta che portavi gliela avrei rotta in testa a entrambi...
Insomma che dice in un'ora De Santis?
Che i personaggi gay lesbici e transgender (o transessuali De Santis si incarta subito e li usa sovrapponendoli quasi come fossero sinonimi) nei videogiochi ci sono stati sempre. Che insomma noi popolo lgbt nei videogame ci siamo sempre stati...
Sarà.
Le caratterizzazioni usate in quei videogiochi che De Santis ci mostra, nonostante cerchi disperatamente di dimostrare che nell'arco di un trentennio sono migliorate, si attestano ai migliori stereotipi sessisti del maschilismo omofobico e quei personaggi essendo essenzialmente checchine sfrante e donnone virago, mentre quando il sesso biologico non è conforme al genere De Santis sottolinea l'abiguità di questi personaggi.
Capite?
Non già l'uso dell'ambiguità da parte dei videogiochi. L'ambiguità c'è anche per il superespertone di videogiochi (siamo pochi in Italia si autoincensa) tanto che anche lui la attesta e la indica come tale. Alla faccia di 40 anni di movimento. Melissa rimane impassibile con la lancia in resta...
Per Luca sembra più importante rivendicare che i froci e le trans (un paio di volte gli scappa i trans...) ci sono proprio come faceva Vito Russo con i film mainstream (perché non stiamo parlando di videogiochi di nicchia ma di quelli mainstream) commettendo lo stesso errore: gioire per una presenza lgbt qualunque sia senza tenere conto (nella presentazione almeno, non so nel libro che non ho letto ancora) la qualità di questa presenza.
A vedere dagli esempi che mostra (un energumeno à la Village People ma più nerboruto che ti succhia l'energia abbracciandoti e colpendoti con inequivocabili movimenti pelvici e una lingua serpentiforme signore e signori eccovi servito il frocio) De Santis si diverte con gli occhi di oggi di una rappresentazione che allora (il gioco in questione è dei tardi anni 80) era come minimo raccapricciante (a dire il vero per me lo è ancora oggi).
L'idea di fondo del libro (ripeto e non lo ridirò che giudico esclusivamente in base alla sua presentazione) mi pare come minimo controversa.
De Santis sovrappone omosocialità (che signifca, più o meno, la simpatia che i maschi provano l'un l'altro sganciata dall'omoerotismo, una solidiarietà maschile che una volta autorizzava qualche sospetto di omosessualità) al'omofilia tout-court e legge così in chiave omoerotica un gioco nel quale bisogna masturbare un uomo, cioè, un personaggio da videogioco, dimenticando che (come ricordava Mario Mieli) l'educatsrazione cioè la repressione di tutto ciò che non è etero e eteronormato passa anche attraverso le sperimentazioni masturbatorie adolescenziali collettive...
A una lettura più profonda l'omoerotismo masturbatorio rientra come rito di passaggio nei divieti eteronormativi di un autoerotismo che è tutta l'omosessualità che un adolescente medio si può concedere...
Poi De Santis cerca di coinvolgere il pubblico (moscisssimo) mettendo in palio un paio di free drink (perché non si può mica dire due consumazioni omaggio...) chiedendogli di riconsocere nomi e videgiochi di provenienza dei personaggi la cui catalogazione, ricordiamolo, non è sua, ma rigorosamente dedotta dalle note di produzione dei videogiochi stessi.
Però...
Però la classificazione usata da De Santis è discutibile.
Se una ragazza, personaggio di un picchiaduro, si camuffa da uomo per accedere ai combattimenti altrimenti preclusile (perché concessi solo agli uomini) per vendicare il fratello morto ammazzato, il fatto che si nasconde i seni o che viene disegnata (progettata? Pixellata?) con sembianze maschili è per froza una transgender come ce la presneta il nostro?
Però quando De Santis commenta l'omosessualità di questo o quel perosnaggi usa come criterio di ricosncoimento gli stereotipi più omofobi che esistono non avevo dubbi sull'omosessualità di quel perosnaggio così effeminato ma davvero?
Poi visto che il pubblico, moscissimo, non indovina nessun personaggio (tranne una coppia dietro di me che vincerà i free drink) De Santis chiede di indovinare orientamento sessuale e identità di genere dei personaggi, quelli le cui stampe Melissa valletta vassalla maneggia.
E qui si compie lo stupro culturale della presentazione.
Dei perosnaggi nati dall'invenzione di un gruppo di programmatori e programmatrici, non delle persone in carne ed ossa che usano delle parole piuttosto che delle altre per definirsi e presentarsi al mondo, dei perosnaggi di invenzione vengono ritenuti suscettibili di riconsocimento e catalogati come lesbici, gay, etero, transgender o transessuali operate (le parole son sempre di De Santis).
Si propone cioè di catalogare personaggi di videogiochi (nemmeno di film o romanzi...) come fossero persone del mondo reale senza mai minimamente mettere in discussione strereotipi e ruoli di genere (e come si potrebbe se De SAntis è il primo a usarli in maniera normativa cioè per distinguere chi è cosa...?) - come ci guarderemmo dal fare nel caso di persone reali - confermandoli con un ammiccamento maschilsita e omofobico di chi dice eh lo sapevo che quel tale perosnaggio oconciato da frocetto effemmianto è gay...
Tutto questo compiuto al Pride Park che dovrebbe essere il luogo dove questi luoghi comuni vengono destrutturati, frantumati, criticati nella loro essenza patriarcale, maschilista ed omofobica.
Certo è vero io non ho letto il libro, l'ho ripetuto anche se avevo promesso non lo avrei più fatto, ma ieri l'autore di questo libro che non ho letto mostrava il disegno di due personaggi maschili uno con una fluente chioma bionda e l'altro con una sorta di cappuccio di cuoio dicendo che si trattava di una coppia gay (non di uomini proprio coppia gay) composta da un tizio profondamente effeminato e l'altro profondamente maschile (secondo la versione più stereotipata di questi concetti) senza minimante accennare una messa in discussione di ruoli di genere così miseri.
Ecco questo mi sembra il limite più grave di questa vocazione classificatoria che nemmeno Linneo, dare dignità agli stereotipi più beceri pur di ricsonoscere che in un videogioco quello strano essere ambiguo (sono parole sue) morto ammazzato era un frocio.
Ecco io 15 euri per il libro non li dò. Se avrò modo di leggerlo lo farò.
Però che povertà di acume storico-sociologico-antropologico...
Proprio come Vito Russo, che però scriveva negli anni '70.
De Santis scrive oggi.
Lo ha scritto Luca De Santis. Pubblica Unicopli.
Il sottotitolo dice Omosessualità nei videogiochi tra rappresentazione e simulazione (1975-2009). Una roba seria.
Infatti, mentre parla del suo libro al Pride Park, De Santis chiarisce che la classificazione dei personaggi non nasce da una sua malizia soggettiva ma dai libretti di istruzioni dei giochi che forniscono brevi note biografiche sui personaggi.
Nell'ora in cui, complice Paolo Francesco Del Re, De Santis parla del suo libro la bellissima ragazza trans Melissa, bardata da personaggio famoso di un videogioco famoso, è chiamata in causa come valletta - un frasario à la Mike Bongiorno - limitandsi a reggere delle stampe formato A3 che ritraggono i personaggi dei videogiochi e che De Santis chiama slide (sic!).
Due maschietti non riescono a reggere dei fogli e a parlare? Devono per forza far fare quel lavoro a una signorina? Ma che becero maschilismo! Tanto che alla fine, ai saluti, ci si dimentica pure di ringraziarla, nella totale indifferenza del pubblico. Poi per fortuna Del re se ne accorge e prova a rimediare.
Melissa fossi stata in te quell'asta che portavi gliela avrei rotta in testa a entrambi...
Insomma che dice in un'ora De Santis?
Che i personaggi gay lesbici e transgender (o transessuali De Santis si incarta subito e li usa sovrapponendoli quasi come fossero sinonimi) nei videogiochi ci sono stati sempre. Che insomma noi popolo lgbt nei videogame ci siamo sempre stati...
Sarà.
Le caratterizzazioni usate in quei videogiochi che De Santis ci mostra, nonostante cerchi disperatamente di dimostrare che nell'arco di un trentennio sono migliorate, si attestano ai migliori stereotipi sessisti del maschilismo omofobico e quei personaggi essendo essenzialmente checchine sfrante e donnone virago, mentre quando il sesso biologico non è conforme al genere De Santis sottolinea l'abiguità di questi personaggi.
Capite?
Non già l'uso dell'ambiguità da parte dei videogiochi. L'ambiguità c'è anche per il superespertone di videogiochi (siamo pochi in Italia si autoincensa) tanto che anche lui la attesta e la indica come tale. Alla faccia di 40 anni di movimento. Melissa rimane impassibile con la lancia in resta...
Per Luca sembra più importante rivendicare che i froci e le trans (un paio di volte gli scappa i trans...) ci sono proprio come faceva Vito Russo con i film mainstream (perché non stiamo parlando di videogiochi di nicchia ma di quelli mainstream) commettendo lo stesso errore: gioire per una presenza lgbt qualunque sia senza tenere conto (nella presentazione almeno, non so nel libro che non ho letto ancora) la qualità di questa presenza.
A vedere dagli esempi che mostra (un energumeno à la Village People ma più nerboruto che ti succhia l'energia abbracciandoti e colpendoti con inequivocabili movimenti pelvici e una lingua serpentiforme signore e signori eccovi servito il frocio) De Santis si diverte con gli occhi di oggi di una rappresentazione che allora (il gioco in questione è dei tardi anni 80) era come minimo raccapricciante (a dire il vero per me lo è ancora oggi).
L'idea di fondo del libro (ripeto e non lo ridirò che giudico esclusivamente in base alla sua presentazione) mi pare come minimo controversa.
De Santis sovrappone omosocialità (che signifca, più o meno, la simpatia che i maschi provano l'un l'altro sganciata dall'omoerotismo, una solidiarietà maschile che una volta autorizzava qualche sospetto di omosessualità) al'omofilia tout-court e legge così in chiave omoerotica un gioco nel quale bisogna masturbare un uomo, cioè, un personaggio da videogioco, dimenticando che (come ricordava Mario Mieli) l'educatsrazione cioè la repressione di tutto ciò che non è etero e eteronormato passa anche attraverso le sperimentazioni masturbatorie adolescenziali collettive...
A una lettura più profonda l'omoerotismo masturbatorio rientra come rito di passaggio nei divieti eteronormativi di un autoerotismo che è tutta l'omosessualità che un adolescente medio si può concedere...
Poi De Santis cerca di coinvolgere il pubblico (moscisssimo) mettendo in palio un paio di free drink (perché non si può mica dire due consumazioni omaggio...) chiedendogli di riconsocere nomi e videgiochi di provenienza dei personaggi la cui catalogazione, ricordiamolo, non è sua, ma rigorosamente dedotta dalle note di produzione dei videogiochi stessi.
Però...
Però la classificazione usata da De Santis è discutibile.
Se una ragazza, personaggio di un picchiaduro, si camuffa da uomo per accedere ai combattimenti altrimenti preclusile (perché concessi solo agli uomini) per vendicare il fratello morto ammazzato, il fatto che si nasconde i seni o che viene disegnata (progettata? Pixellata?) con sembianze maschili è per froza una transgender come ce la presneta il nostro?
Però quando De Santis commenta l'omosessualità di questo o quel perosnaggi usa come criterio di ricosncoimento gli stereotipi più omofobi che esistono non avevo dubbi sull'omosessualità di quel perosnaggio così effeminato ma davvero?
Poi visto che il pubblico, moscissimo, non indovina nessun personaggio (tranne una coppia dietro di me che vincerà i free drink) De Santis chiede di indovinare orientamento sessuale e identità di genere dei personaggi, quelli le cui stampe Melissa valletta vassalla maneggia.
E qui si compie lo stupro culturale della presentazione.
Dei perosnaggi nati dall'invenzione di un gruppo di programmatori e programmatrici, non delle persone in carne ed ossa che usano delle parole piuttosto che delle altre per definirsi e presentarsi al mondo, dei perosnaggi di invenzione vengono ritenuti suscettibili di riconsocimento e catalogati come lesbici, gay, etero, transgender o transessuali operate (le parole son sempre di De Santis).
Si propone cioè di catalogare personaggi di videogiochi (nemmeno di film o romanzi...) come fossero persone del mondo reale senza mai minimamente mettere in discussione strereotipi e ruoli di genere (e come si potrebbe se De SAntis è il primo a usarli in maniera normativa cioè per distinguere chi è cosa...?) - come ci guarderemmo dal fare nel caso di persone reali - confermandoli con un ammiccamento maschilsita e omofobico di chi dice eh lo sapevo che quel tale perosnaggio oconciato da frocetto effemmianto è gay...
Tutto questo compiuto al Pride Park che dovrebbe essere il luogo dove questi luoghi comuni vengono destrutturati, frantumati, criticati nella loro essenza patriarcale, maschilista ed omofobica.
Certo è vero io non ho letto il libro, l'ho ripetuto anche se avevo promesso non lo avrei più fatto, ma ieri l'autore di questo libro che non ho letto mostrava il disegno di due personaggi maschili uno con una fluente chioma bionda e l'altro con una sorta di cappuccio di cuoio dicendo che si trattava di una coppia gay (non di uomini proprio coppia gay) composta da un tizio profondamente effeminato e l'altro profondamente maschile (secondo la versione più stereotipata di questi concetti) senza minimante accennare una messa in discussione di ruoli di genere così miseri.
Ecco questo mi sembra il limite più grave di questa vocazione classificatoria che nemmeno Linneo, dare dignità agli stereotipi più beceri pur di ricsonoscere che in un videogioco quello strano essere ambiguo (sono parole sue) morto ammazzato era un frocio.
Ecco io 15 euri per il libro non li dò. Se avrò modo di leggerlo lo farò.
Però che povertà di acume storico-sociologico-antropologico...
Proprio come Vito Russo, che però scriveva negli anni '70.
De Santis scrive oggi.
martedì 20 maggio 2014
A far l'Europa comincia tu
Il 25 maggio manderemo in Europa 73 eurodeputati ed eurodeputate.Questo è parte del comunicato che si può trovare sul sito di COME OUT che ho riassunto e, soprattutto, riscritto in una lingua non sessista (solo candidati e non candidate...).
l'Italia sia indietro su tutto anche sui diritti lgbti e nonostante le resistenze della politica italiana lo Stato italiano ha dovuto approvare norme contro la discriminazione (legge 216 del 2003 contro la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere sui luoghi di lavoro) e ha creato istituzioni contro la discriminazione (come l’Unar, l’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni) fornendo strumenti alle forze dell’ordine per combattere la violenza di genere e le discriminazioni (come l’Oscad, Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori).
Il fondamentalismo cattolico sta attaccando questi diritti consolidati non solamente in Italia. E' dunque più che necessario votare e sostenere candidati e candidate che siano come minimo gayfriendly.
Per questo è nata piattaforma europea Come Out che chiede ai candidati e alle candidate per l'Italia italiani di sottoscrivere i suoi 10 punti, che sono riassunti nello spot.
Nel sito della piattaforma sono indicate le persone candidate dei principali partiti (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Nuovo Centrodestra – UdC, Lega Nord, Fratelli d’Italia-AN, L’Altra Europa con Tsipras, Scelta Europea – ALDE), indicando chi ha aderito alla piattaforma Come Out, le posizioni espresse in tema di diritti delle persone lgbti, di laicità delle istituzioni, di diritto all’autodeterminazione e di contrasto alla violenza e alle discriminazioni, informazioni alle quali si aggiungono le valutazioni di Arcigay.
Questa operazione di monitoraggio proseguirà anche dopo le elezioni per verificare la coerenza rispetto agli impegni presi.
La campagna è organizzata da Arcigay e sostenuta dal finanziamento della Fondazione Open Society Institute in collaborazione con Osife (Open Society Initiative for Europe) e si avvale del sostegno di Anddos (Associazione nazionale contro le discriminazioni per orientamento sessuale) (che in realtà è una costola di Arcigay con annessi locali e saune staccatosi da Arcigay)
Vale la pena dare una scorsa all'elenco delle persone candidate... anche per chi a votare non ci andrà.
lunedì 19 maggio 2014
Lettera aperta a Nino Spirlì a proposito del suo post E gli etero?
Caro Nino,
ho letto il tuo post sul blog del giornale nel quale ti chiedi perché non
ci sono gli etero nell’acronimo (si dice così) lgbtqai.
Capisco che dinanzi questa sigla tu ti smarrisca,
quelli della nostra generazione sono abituati a non dare nemmeno un nome all’amore
tra persone dello stesso sesso, - ricordi la bella poesia di Wilde? -
figuriamoci se sanno cosa sono le persone intersessuate!
Dinanzi certe parole cui l’acronimo fa riferimento
ci si può trovare spaesati, forse per questo certe spiegazioni che fornisci tu nella
legenda non sono proprio
precise e puntuali.
Conosco bene la difficoltà di spiegare concetti
sottili e non immediati in poche righe, io stesso, insieme ad alcuni ragazzi,
sto scrivendo un primo lessico lgbt in
italiano (lo presentiamo al Pride Park di Roma il 6 giugno) ed è grazie a
persone più giovani che quei concetti sono riuscito a capirli anche io che
appartengo, come te, alla generazione di chi pensava che essere checche, ti
definisci tu così, fosse una questione privata, da camera da letto, oppure,
come ricorda il grande Paolo Poli, che l’amore tra maschi non esiste, è solo sesso,
per l’amore ci son gli amici.
Le nuove generazioni invece sono uscite dalle camere da letto e si comportano esattamente come
le persone etero che tu tanto apprezzi, esternando i loro sentimenti proprio
come loro, pubblicamente, con lo stesso decoro e lo stesso pudore.
Ed è proprio perché le persone gay, lesbiche, bisex, trans, intersessuate e asessuali (eh sì… c’è una categoria che ti è sfuggita, ah questi giovani!) sono visibili che vengono insultate, aggredite, picchiate e uccise.
Oppure istigate al suicidio perché a scuola, a lavoro, in casa, in tv, i sentimenti che provano sono descritti come negativi, o irrilevanti, da non nominare nemmeno, o da tenere esclusivamente nelle camere da letto, come pretendi tu, come se le persone etero che tu tanto ami fossero etero solo nelle loro case e non quando vanno in giro con i e le coniugi, portando l’anello al dito che ricorda al mondo intero che sono persone sposate o quando scrivono, parlano, in una parola vivono nel mondo.
Ti chiedi quali sono i diritti dei bisessuali. Sono gli stessi diritti delle persone etero, dei quali le persone bisessuali non godono perché discriminate in quanto bisessuali.
Gli orientamenti sessuali e le identità di genere non rendono le persone bisognose di diritti speciali.
Nessuna persona non etero chiede per esempio un matrimonio omosessuale.
E’ la stampa che si inventa queste categorie, anche il giornale che pubblicato il tuo blog.
Le persone non etero chiedono che lo stesso matrimonio delle persone etero, l’unico matrimonio che esiste, venga esteso anche alle coppie dello stesso sesso perché adesso non è loro permesso.
Questo non vuol dire, caro Nino, che se tu non vuoi sposarti con l’estensione del matrimonio, tu, in quanto checca, saresti costretto a farlo.
Vuol dire semplicemente che chi vuole potrebbe farlo e ora non può.
Ma al di là di queste motivazioni che, per motivi generazionali e anche ideologici, evidentemente tu fatichi a capire, c’è una semplice risposta alla tua domanda.
Non ci sono le persone etero nell’acronimo lgbtqai perché per offendere un uomo, qualunque sia il suo orientamento sessuale, non gli si dà dell’etero.
Gli si dà del frocio.
Gli si dà del frocio perché la parola frocio, è per molte persone una parola offensiva di per sé.
Qualunque uomo, anche il più etero, anche Rocco Siffredi, se gli dai del frocio si offende.
Mica ti risponde e che me frega io mica so frocio.
Immagina i giovani e le giovani di oggi che pensano che andare in giro mano nella mano, o darsi un bacio al cinema, o per strada, sia una cosa normale, e che vorrebbero sposarsi, o fare dei figli, proprio come fanno le persone etero che tu ami tanto, e che si sentono dire di no perché l’omosessualità è una perversione, è una malattia, un disordine morale, perché chi è omosessuale vuole corrompere la gioventù, fare proseliti, diffondere l’omosessualità che è un vizio nelle scuole, come scrivono in molti anche nel giornale che ospita il tuo blog.
Come credi che si sentano?
Perché ti meravigli tanto se reagiscono?
Solo perché tu continui a vivere la tua affettività nella camera da letto non puoi pretendere che tutte le altre persone facciano lo stesso.
Vedi Nino nessuno vuole venire a raccontare a te o a chicchessia la sua omosessualità.
Ognuno vuole poterla vivere alla luce del sole, fuori da quelle stanze da letto buie dove molte perosne, te compreso, vivono molto bene, senza il tuo imprimatur.
E se questo a te non va bene, chi se ne frega.
Non puoi mica legittimare chi aggredisce due
ragazzi perché vanno in giro mano nella mano.
E se sei violento, come credi di essere in diritto tu se ti provocano, te ne vai in galera.
Anche in Italia.
Anche senza le aggravanti per omofobia.
Anche se sei una vecchia checca.
Alessandro Paesano
sabato 17 maggio 2014
Fabio Morici: finalmente un po' di intelligenza italiana.
L'ho consociuto martedì mattina all'evento concuslivo de lecosecambiano@roma.
Cioè non proprio lui ma i suoi video che con una logica inespugnabile, una comicità feroce e spietata non solo irride alle ecolalie dei e delle veterosessuali (felicissimo neologicmo) ma dimostra come non bisogna essere parte in causa (Fabio è etero) per riconsocere che i diritti o sono di tutti e tutte o sono privilegi.
Tutti e tutte le persone lgbt che hanno fatto video di sensibilizzazione devono guardare i suoi video e studiarli bene prima di mettersi a fare video inutili e imbarazzanti.
Guardate, ridete e imparate.
Buon Idahot!!!
Mutrumunuu! N'antro po' me strozzo!
Batman e Robin!
Qui con logica ferrea distrugge contemporaneamente tutti i luoghi comuni contro le omosessualità e sferra un attacco non discriminatorio all'omofobia.
GENIALE
Cioè non proprio lui ma i suoi video che con una logica inespugnabile, una comicità feroce e spietata non solo irride alle ecolalie dei e delle veterosessuali (felicissimo neologicmo) ma dimostra come non bisogna essere parte in causa (Fabio è etero) per riconsocere che i diritti o sono di tutti e tutte o sono privilegi.
Tutti e tutte le persone lgbt che hanno fatto video di sensibilizzazione devono guardare i suoi video e studiarli bene prima di mettersi a fare video inutili e imbarazzanti.
Guardate, ridete e imparate.
Buon Idahot!!!
Mutrumunuu! N'antro po' me strozzo!
Batman e Robin!
Qui con logica ferrea distrugge contemporaneamente tutti i luoghi comuni contro le omosessualità e sferra un attacco non discriminatorio all'omofobia.
GENIALE
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Il video Liberi dall'omofobia del Movimento Pansessuale - Comitato Arcigay Siena. Un altro video inutile.
Quello che i comunicatori e le comunicatrici del nostro paese non sembrano proprio capire è che invece di dire che siamo tutti luberi E LIBERE - maledizione a quest'uso del maschile come neutro, E BASTA!!! - dall'omofobia, invece di sprecare preziosi secondo di counicazione a mostrare ragazzi e ragazze con le magliette bianche a non fare niente sarebbe meglio spiegare perchè dobbiamo liberarci dall'omofobia o che cos'è l'omofobia.
Ma perchè invece di gingillarci con scotch rainbownato, lacci rainbownati, incomprensibili gesti della lingua dei segni, non spieghiamo che l'omofobia non sta nelle perosne lgbt ma nella società?
Due (DUE) le righe che su youtube accompagnano il video:
E una volta che il video ha detto che i maschi sono liberi dall'omofobia, le femmine no, tutti dicono, sì certo, e poi non cambia niente.
Chi è omofobo, chi è omofoba, magari senza nemmeno pensare di esserlo, continuerà ad esserlo e noi tutti e tutte, non solo persone lgbt perchè l'omofobia colpisce tutti e tutte, continueremo a non essere libere dall'omofobia.
Già sarebbe molto a essere liberi e libere da video così inutili!
Ma perchè invece di gingillarci con scotch rainbownato, lacci rainbownati, incomprensibili gesti della lingua dei segni, non spieghiamo che l'omofobia non sta nelle perosne lgbt ma nella società?
Due (DUE) le righe che su youtube accompagnano il video:
"Liberi dall'omofobia" è la campagna per la promozione della terza Settimana contro l'omofobia organizzata dal Movimento Pansessuale - Comitato Arcigay Siena.Ma cos'è uno spot delle t-shirts (ci andrebbe un trattino...) o uno spot che deve senisbilizzare contro l'omofobia?
Si ringraziano:
Paolo La Cola - regia e montaggio
Greta, Luana, Alessio, Francesco - interpreti
5Wblog.com - tshirts
E una volta che il video ha detto che i maschi sono liberi dall'omofobia, le femmine no, tutti dicono, sì certo, e poi non cambia niente.
Chi è omofobo, chi è omofoba, magari senza nemmeno pensare di esserlo, continuerà ad esserlo e noi tutti e tutte, non solo persone lgbt perchè l'omofobia colpisce tutti e tutte, continueremo a non essere libere dall'omofobia.
Già sarebbe molto a essere liberi e libere da video così inutili!
Idahot? No, grazie!
Idahot
Internationald Day Against HOmophobia and Transphobia
Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia.
Una celebrazione in tutto il mondo della diversità sessuale e di genere
Questo si legge nel banner del sito americano

Non mi piace nessuna delle parole scelte per specificare che questa giornata non è solamente contro ma è anche per.
Checchè ne dicano i teorici e le teoriche queer i sessi in natura sono due, e i generi, le costruzioni culturali sui sessi biologici, farebbero bene a rimanere due, se li volgiamo in sovranumero dobbia sganciarli dai sessi e diventano allora qualcos'altro.
In ogni caso l'orientamento sessuale non è solamente il sesso, io sono gay non tanto perché faccio sesso con altri uomini, ma perché me ne innamoro, perché ci vivo insieme, ci metto su famiglia.
Se diversità di genere ricorda che si è sempre donna anche se ci si veste coi pantaloni non è la diversità sessuale a farmi frocio piuttosto che etero.
il movimento lgbt americano sta prendendo una piega terzosessista, essenzialista (la quidditas gay) che trovo profondamente sbagliata, pericolosa e omofoba.
Per cui a leggere il banner del sito americano con pretese di iternazionalità dell'Idahot, così com'è costruito, indica che questa giornata è anche contro chi vede un frocio e pensa a una diversità sessuale.
Io sono uguale non diverso, né minoritario, perché le omosessualità non sono minoranze sessuali altra definizione omofoba, essendo tutti variamente bisessuali le omosessualità pure sono minoritarie nella misura in cui lo è anche l'eterosessualità.
La direzione essenzialista, terzosessista americana è più pericolosa dei campi di concentramento di Hitler (o quelli di rieducazione di Castro) perché isola e separa (noi da voi) una umanità che è unica, differente e non diversa ma dalla stessa dignità.
Di una giornata contro l'omofobia così omofobica non ha bisogno nessuno e nessuna.
lunedì 12 maggio 2014
Le parole per dirlo, quando i diritti mancati diventano diritti dei gay
Prendiamo per esempio il titolo di un articolo pubblicato su sito di Internazionale Country per i diritti dei gay nel quale si parla del cantante country che già negli anni 70 scriveva canzoni con testi che si riferivano esplicitamente a persone e relazioni tra perosne dello stesso sesso.
Glissando sul suo sessismo ("i gay", solo al maschile, niente lesbiche...) questo titolo si riferisce a dei diritti qualificandoli come diritti dei gay, cioè delle persone gay.
Per chi ha pensato il titolo, l'orientamento sessuale è sufficiente a fare di una persona una razza a parte. E questa è una forma di discriminazione.
I titoli sono di solito decisi da altri e quasi mai da chi scrive l'articolo. Questo titolo però è in linea con il contenuto dell'articolo nel quale si legge
Nel 1973 Patrick Haggerty ha pubblicato il suo disco d’esordio, nascondendosi dietro lo pseudonimo di Lavender Country. Canzoni country, per la prima volta registrate e cantate da un uomo dichiaratamente gay per difendere i diritti degli omosessuali.In realtà la parola gay, mutuata da un aggettivo della lingua inglese, connota le persone ma non la denota. Connota le persone rispetto una discriminazione per la quale tutte le persone omosessuali, o percepite tali, non godono degli stessi diritti delle altre persone.
Il diritto a sposarsi, a vedere riconosciuta la propria unione, la propria affettività, garantita la propria visibilità proprio come tutte le altre persone.
Il matrimonio egualitario non è infatti un istituto ad hoc "per i gay" ma lo stesso istituto di tutte e tutti aperto anche alle coppie dello stesso sesso (coppie che non è detto siano necessariamente omosessuali, esistono anche le perosne bisessuali...).
Parlare dei "diritti dei gay" significa pensare che le persone gay (e lesbiche e bisessuali e transgender, ma capisco che tutte queste parole in un titolo non ci stanno) abbiano esigenze specifiche in quanto persone omosessuali.
Dire diritti dei gay vuol dire riconoscere alle perosne omosessuali dei diritti specifici per esigenze diverse da quelle delle persone non omosessuali. Scrivere diriti dei gay induce in chi legge l'idea sbagliata che i diritti calpestati non lo riguardano o la riguardano direttamente, perchè magari chi legge gay non lo è.
Se invece si informa il proprio pubblico che i diritti mancanti non sono dei gay ma gli stessi diritti di cui chi legeg gode mentre le perosne quelle omosessuali no perchè, in quanto omosessuali, sono discriminate, fa cambaire anche la percezione dell'ingiustizia e della discriminazione in gioco. Perchè i diritti sono gli stessi per tutti e tutte come recita l'Articolo 3 della nostra Costituzione non sono dei nuovi diritti che magari temo possano togliere qualcosa a me.
L'espressione diritti dei gay non riconosce la parità delle persone, di tutte le persone, anche quelle omosessuali, riconoscendone gli stessi diritti, ma le segrega nel recinto dei diritti specifici entro il quale devono rimanere.
Significa tollerare e non accogliere.
Significa perpretare il ghetto ideologico dal quale le persone non eterosessuali stanno con tanta fatica inziando ad uscire.
Perchè chiunuqe può amare una persona delllo stesso sesso, non solamente "i gay".
L'amore non ha steccati. Anche se un titolo infelice (e omofobo) pretende il contrario.
sabato 10 maggio 2014
Dal 12 al 18 maggio la Settimana Rainbow. Ecco il calendario degli eventi
Roma, 10 maggio – Dal 12 al 18 maggio Roma si tinge dei colori
dell’arcobaleno per una intera settimana dedicata ai diritti delle
persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali (Lgbt) e alla lotta
all’omofobia e alla transfobia.
L’iniziativa nasce dalla mozione n.63 del 20 ottobre 2013 approvata all’unanimità dall’Assemblea Capitolina, e firmata da tutti i capigruppo, in seguito al suicidio di un ragazzo gay a Roma, avvenuto lo scorso ottobre e che ha profondamente scosso la città. La settimana arcobaleno coinvolge tutto il territorio della città e vede la partecipazione attiva di tutti i municipi e delle diverse associazioni Lgbt romane che daranno vita a un calendario ricco di iniziative.
La Settimana Rainbow è state presentate in Campidoglio dalle consigliere di Roma Capitale Imma Battaglia (Sinistra, Ecologia e Libertà) e Giulia Tempesta (vice capo gruppo Partito Democratico), insieme all’assessora alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità, Alessandra Cattoi, e al presidente del XIV Municipio, Valerio Barletta.
In conclusione è stata esposta su Palazzo Nuovo in Campidoglio la bandiera Rainbow che continuerà a sventolare fino al 18 maggio.
Per tutta la Settimana Rainbow sono in programma dibattiti e seminari, eventi di sport e spettacolo, proiezioni di film e documentari, riunioni straordinarie dell’Assemblea capitolina e dei Consigli dei Municipi, stand informativi, letture per bambini e bambine e anche veglie di preghiera per le vittime di omofobia e transfobia.Qui il calendario delle iniziative.
La bandiera arcobaleno per l’intera settimana campeggerà non solo sul Campidoglio, ma anche nelle sedi di tutti i municipi.
"Per la prima volta nella storia - ha ricordato Imma Battaglia - a Roma sventolerà la bandiera Rainbow sulla piazza del Campidoglio e contemporaneamente in tutti i Municipi e questo, grazie alla sensibilità del sindaco Marino e di tutti i consiglieri, è un successo straordinario della politica: è la risposta all’omofobia che una città a vocazione internazionale deve dare al mondo, utilizzando il linguaggio universale della comunità lgbt di cui la bandiera è il simbolo. Ringrazio tutti i capigruppo, soprattutto quelli dell’opposizione, che hanno dato il loro unanime contributo ad una battaglia di civiltà, che chiederemo possa diventare un appuntamento annuale per Roma. La politica in cui credo è questa: la politica che raccoglie con sensibilità le istanze dei cittadini e se ne fa carico al di sopra degli schieramenti".
“I progetti e le azioni messe in campo dall’amministrazione Marino, a partire dalla settimana Rainbow, sono la risposta più efficace a quella che sta diventando una vera e propria emergenza, in particolar modo tra i giovani - sottolinea Giulia Tempesta - Combattere l’ignoranza, gli stereotipi e la paura della diversità rappresenta la vera sfida che abbiamo di fronte. Una sfida che va affrontata a colpi di informazione e con l’arma della cultura, senza miopia, senza paura e con coraggio".
Valerio Barletta ha messo in luce che la sua presenza alla presentazione della Settimana Rainbow sta anche a rappresentare l'impegno di tutti quanti i presidenti dei municipi, sottolinando la diffusione e l'importanza delle iniziative che si svolgeranno in tutti i territori della città. Il presidente ha anche ricordato che presso alcuni municipi è stato già istituito un registro delle unioni civili.
"La mozione approvata dall’assemblea capitolina in seguito al suicidio di un ragazzo gay - dichiara Alessandra Cattoi - pone l’accento anche sulla necessità di promuovere nelle scuole una coscienza vivace e aperta sul tema delle differenze. Questo passaggio è pienamente in sintonia con l’attività che stiamo svolgendo in molti istituti superiori della città per combattere il bullismo omofobico, in particolare attraverso il progetto lecosecambiano@roma, che proprio durante la settimana arcobaleno si concluderà con un grande evento in programma mercoledì 14 maggio al Teatro dell’Opera, con la partecipazione di oltre mille studentesse e studenti". L'assessora ha anche sottolineato quanto si stia facendo per consentire una rapida approvazione del registro delle unioni civili a Roma e quanto questo possa essere importante per esercitare una pressione sul Parlamento in vista dell'approvazione di una legge nazionale.
Io sarò presente a due diverse inziative.
Lunedì 12 al Forte Fanfulla Over The rainbow ore 18.30
Venerdì 16 presentazione del documentario di Maria Laura Annibali L'altra altra metà del cielo alla biblioteca Flaiano ore 17.30
Per chi può e chi vuole...
L’iniziativa nasce dalla mozione n.63 del 20 ottobre 2013 approvata all’unanimità dall’Assemblea Capitolina, e firmata da tutti i capigruppo, in seguito al suicidio di un ragazzo gay a Roma, avvenuto lo scorso ottobre e che ha profondamente scosso la città. La settimana arcobaleno coinvolge tutto il territorio della città e vede la partecipazione attiva di tutti i municipi e delle diverse associazioni Lgbt romane che daranno vita a un calendario ricco di iniziative.
La Settimana Rainbow è state presentate in Campidoglio dalle consigliere di Roma Capitale Imma Battaglia (Sinistra, Ecologia e Libertà) e Giulia Tempesta (vice capo gruppo Partito Democratico), insieme all’assessora alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità, Alessandra Cattoi, e al presidente del XIV Municipio, Valerio Barletta.
In conclusione è stata esposta su Palazzo Nuovo in Campidoglio la bandiera Rainbow che continuerà a sventolare fino al 18 maggio.
Per tutta la Settimana Rainbow sono in programma dibattiti e seminari, eventi di sport e spettacolo, proiezioni di film e documentari, riunioni straordinarie dell’Assemblea capitolina e dei Consigli dei Municipi, stand informativi, letture per bambini e bambine e anche veglie di preghiera per le vittime di omofobia e transfobia.Qui il calendario delle iniziative.
La bandiera arcobaleno per l’intera settimana campeggerà non solo sul Campidoglio, ma anche nelle sedi di tutti i municipi.
"Per la prima volta nella storia - ha ricordato Imma Battaglia - a Roma sventolerà la bandiera Rainbow sulla piazza del Campidoglio e contemporaneamente in tutti i Municipi e questo, grazie alla sensibilità del sindaco Marino e di tutti i consiglieri, è un successo straordinario della politica: è la risposta all’omofobia che una città a vocazione internazionale deve dare al mondo, utilizzando il linguaggio universale della comunità lgbt di cui la bandiera è il simbolo. Ringrazio tutti i capigruppo, soprattutto quelli dell’opposizione, che hanno dato il loro unanime contributo ad una battaglia di civiltà, che chiederemo possa diventare un appuntamento annuale per Roma. La politica in cui credo è questa: la politica che raccoglie con sensibilità le istanze dei cittadini e se ne fa carico al di sopra degli schieramenti".
“I progetti e le azioni messe in campo dall’amministrazione Marino, a partire dalla settimana Rainbow, sono la risposta più efficace a quella che sta diventando una vera e propria emergenza, in particolar modo tra i giovani - sottolinea Giulia Tempesta - Combattere l’ignoranza, gli stereotipi e la paura della diversità rappresenta la vera sfida che abbiamo di fronte. Una sfida che va affrontata a colpi di informazione e con l’arma della cultura, senza miopia, senza paura e con coraggio".
Valerio Barletta ha messo in luce che la sua presenza alla presentazione della Settimana Rainbow sta anche a rappresentare l'impegno di tutti quanti i presidenti dei municipi, sottolinando la diffusione e l'importanza delle iniziative che si svolgeranno in tutti i territori della città. Il presidente ha anche ricordato che presso alcuni municipi è stato già istituito un registro delle unioni civili.
"La mozione approvata dall’assemblea capitolina in seguito al suicidio di un ragazzo gay - dichiara Alessandra Cattoi - pone l’accento anche sulla necessità di promuovere nelle scuole una coscienza vivace e aperta sul tema delle differenze. Questo passaggio è pienamente in sintonia con l’attività che stiamo svolgendo in molti istituti superiori della città per combattere il bullismo omofobico, in particolare attraverso il progetto lecosecambiano@roma, che proprio durante la settimana arcobaleno si concluderà con un grande evento in programma mercoledì 14 maggio al Teatro dell’Opera, con la partecipazione di oltre mille studentesse e studenti". L'assessora ha anche sottolineato quanto si stia facendo per consentire una rapida approvazione del registro delle unioni civili a Roma e quanto questo possa essere importante per esercitare una pressione sul Parlamento in vista dell'approvazione di una legge nazionale.
Io sarò presente a due diverse inziative.
Lunedì 12 al Forte Fanfulla Over The rainbow ore 18.30
Venerdì 16 presentazione del documentario di Maria Laura Annibali L'altra altra metà del cielo alla biblioteca Flaiano ore 17.30
Per chi può e chi vuole...
giovedì 8 maggio 2014
Il pride quotidiano
Ci risiamo, quasi.
Tra un mese o poco meno ritorna il Pride a Roma.
Il Pride, il gay Pride, quello che molte persone strorcono il naso solo a sentirne il ome, perchè, troppi culi, troppe trans, troppo carnevale. Borghesi che non conoscono la storia, perchè se sapessero che fu proprio una trans, Silvia Rivera, a lanciare la prima bottiglia (o era una scarpa?) contro la polzia che avevafatto l'ennesima retata allo Stonewall Inn capirebbero che le trans sono sorelle di battaglia e che ammazza se c'entrano qualcosa con noi popolo arcobaleno, lesbiche, gay, bisex, trans, queer, asessuali e intersex.
Borghesi che finchè storceranno il naso confermeranno che del pride carnevale, come lo chiamano loro, c'è ancora bisogno, finchè ci sarà anche solo un bourgeois à èpater.
Borghesi che al pride non ci vengono perchè si lamentano che il pride non serve a niente, non basta mobilitarsi un giorno all'anno.
Ah sì? E tu gli altri 364 giorni dell'anno, dove mentula sei?
Un Pride che a Roma compie 20 anni, dal primo gay pride come si chaimava ancora allora, aperto dall'allora sidaco Rutelli e da Vladimir Luxuria.
Quest'anno riavremo Marino, un fatto altrove di nromale quotidianità e da noi una eccezionale novità visto che dopo Rutelli niente.
Un pride al quale quest'anno potrò frinalmente tornare a partecipare visto che agli ultimi due pride non ho pututo andare, nel 2012 perchè traslocavo dalla casa che era stata mia per 15 anni e l'anno scorso perchè ero al matrimonio di mia cugina nipote, col suo compagno (e il figlio e la figlia già grandi che ci invitavano loro nelle partecipazioni al matrimonio di mamma e papà), che in Italia ci si può sposare solo tra uomini e donne.
Un pride che quest'anno mi vede partecipe non da singolo cittadino, ma da sostenitore di una inizativa alla quale credo moltissimo il pride quotidiano pensata e organizzata da Gaynet e Gaiaitalia.com due realtà di informazione, libere e in crescita che vogliono continuare a crescere per offrire un’informazione che contribuisca alla creazione di un mondo migliore nel quale valga davver la pena vivvere.
Due realtà d'infromazione con le quali mi onoro di collaborare e che costituiscono per me un tandem ideale. L'informazione a tutto campo di Gaiaitalia.com che guarda al mondo, a tutto quello che accade nel mondo, da un punto di vista lgbt e quella di analisi del modo in cui imedia parlano del popolo arcobaleno di Gaynet.it.
Insieme queste due realtà diverse e amiche perchè intellettualmente affini portano avanti un punto di vista LGBT con la convinzione che si possa creare un mondo nuovo dove tutte le persone abbiano cittadinanza. Un mondo che abbia come valore fondante l’uguaglianza di tutte e di tutti e il rispetto dell’altro e dell’altra, del modo in cui ogni persona vede la realtà intera, senza che il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere diventino l’unica ragione per apparire sui media, ancora troppo spesso nella forma del fenomeno da baraccone.
Due realtà dove gossip, i sensazionalismi, i casi umani e vittimismi, vengono banditi e analizzati quelli usati negli altri media nella convinzione elementare che il moviment lgbt si è fin troppo guardato l’ombelico, si è litigato i territori, invece di dedicarsi a un approfodnimento di temi da fare insieme, collaborando, pur rimanendo realtà idnividuali con le proprie differenze.
Per continuare a realizzare tutto questo Gaynet e Gaiaitalia.com hanno organizzato una campagna di crowdfunding, tramite il lancio di “Pride Quotidiano”, un carro inedito nella storia della manifestazione, che seguirà la parata in diretta via radio e via web attraverso uno studio radiotelevisivo a bordo, con ospiti, musica, approfondimenti e interviste.
Un modo per raccontare ciò che spesso si dimentica che il Pride, come tutto il movimento LGBT e dei Diritti Umani, nasce dalla vita quotidiana delle persone e dalle loro necessità negate, non da uno strano capriccio esibizionista.
Per raccontare questa realtà quotidiana i due siti vogliono stringere un vero e proprio patto con le lettrici, e i lettori, le ascoltatrici e ascoltatori, con chi sosterrà diffonderà e contribuirà alla campagna di finanziamento collettivo.
Il Pride Quotidiano una campagna per la libera informazione a sostegno di una serie di attività culturali e di approfondimento che accompagneranno la realizzazione del carro “PrideQuotidiano”:
- il lancio di Radiogaiaitalia.com, webradio di musica ed informazione indipendente con un punto di vista LGBT, curata tra gli altri, anche da Gaynet;
- la realizzazione di GaiaitaliaTeatroFest, Festival itinerante di teatro sui diritti umani;
- la presentazione dello Stylebook LGBT, a cura di Gaynet, il manuale sul linguaggio rivolto al mondo della stampa sui temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.
Se mille amici ed amiche doneranno 10 euro ciascuno e ciascuna, quei 10mila euro faranno nascere un vero e proprio network indipendente che si rivolge a chi condivide i valori dell’uguaglianza e del pluralismo culturale.
Per contribuire con 10 euri (anche io che sono semidisoccupato me li posso permettere) potete cliccare qui.
Se proprio non volete dare denari potete almeno fare pubblicità al crowfundig sulle vostre pagine dei social network, sui vostri siti e blog, tra le vostre amicizie, con ogni mezzo che faccia tam tam nella comunità e beyond.
A chiunque sosterrà il progetto versando una quota, oltre a pubblicare il nome e cognome, in qualità di sostenitori e sostenitrici, sulle pagine del sito il pride quotidiano, Gaiaitalia e Gaynet offriranno (per sempre!):
- 10% di sconto sull’acquisto degli ebooks di gaiaitalia.com (non solo quelli che, presto, pubblicherò anche io, ma proprio tutti!).
- 10% di scontro sull’ingresso ad ogni manifestazione organizzata da Gaiaitalia.com e Gaynet
- 10% di sconto sulla partecipazione a laboratori, workshops e seminari, organizzati da Gaiaitalia.com - eventi dedicati ad ingresso gratuito.
Di motivi per venire al pride ce ne sono tanti.
Quest'anno ne abbiamo uno in più!
Contiamoci
Tra un mese o poco meno ritorna il Pride a Roma.
Il Pride, il gay Pride, quello che molte persone strorcono il naso solo a sentirne il ome, perchè, troppi culi, troppe trans, troppo carnevale. Borghesi che non conoscono la storia, perchè se sapessero che fu proprio una trans, Silvia Rivera, a lanciare la prima bottiglia (o era una scarpa?) contro la polzia che avevafatto l'ennesima retata allo Stonewall Inn capirebbero che le trans sono sorelle di battaglia e che ammazza se c'entrano qualcosa con noi popolo arcobaleno, lesbiche, gay, bisex, trans, queer, asessuali e intersex.
Borghesi che finchè storceranno il naso confermeranno che del pride carnevale, come lo chiamano loro, c'è ancora bisogno, finchè ci sarà anche solo un bourgeois à èpater.
Borghesi che al pride non ci vengono perchè si lamentano che il pride non serve a niente, non basta mobilitarsi un giorno all'anno.
Ah sì? E tu gli altri 364 giorni dell'anno, dove mentula sei?
Un Pride che a Roma compie 20 anni, dal primo gay pride come si chaimava ancora allora, aperto dall'allora sidaco Rutelli e da Vladimir Luxuria.
Quest'anno riavremo Marino, un fatto altrove di nromale quotidianità e da noi una eccezionale novità visto che dopo Rutelli niente.
Un pride al quale quest'anno potrò frinalmente tornare a partecipare visto che agli ultimi due pride non ho pututo andare, nel 2012 perchè traslocavo dalla casa che era stata mia per 15 anni e l'anno scorso perchè ero al matrimonio di mia cugina nipote, col suo compagno (e il figlio e la figlia già grandi che ci invitavano loro nelle partecipazioni al matrimonio di mamma e papà), che in Italia ci si può sposare solo tra uomini e donne.
Un pride che quest'anno mi vede partecipe non da singolo cittadino, ma da sostenitore di una inizativa alla quale credo moltissimo il pride quotidiano pensata e organizzata da Gaynet e Gaiaitalia.com due realtà di informazione, libere e in crescita che vogliono continuare a crescere per offrire un’informazione che contribuisca alla creazione di un mondo migliore nel quale valga davver la pena vivvere.
Due realtà d'infromazione con le quali mi onoro di collaborare e che costituiscono per me un tandem ideale. L'informazione a tutto campo di Gaiaitalia.com che guarda al mondo, a tutto quello che accade nel mondo, da un punto di vista lgbt e quella di analisi del modo in cui imedia parlano del popolo arcobaleno di Gaynet.it.
Insieme queste due realtà diverse e amiche perchè intellettualmente affini portano avanti un punto di vista LGBT con la convinzione che si possa creare un mondo nuovo dove tutte le persone abbiano cittadinanza. Un mondo che abbia come valore fondante l’uguaglianza di tutte e di tutti e il rispetto dell’altro e dell’altra, del modo in cui ogni persona vede la realtà intera, senza che il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere diventino l’unica ragione per apparire sui media, ancora troppo spesso nella forma del fenomeno da baraccone.
Due realtà dove gossip, i sensazionalismi, i casi umani e vittimismi, vengono banditi e analizzati quelli usati negli altri media nella convinzione elementare che il moviment lgbt si è fin troppo guardato l’ombelico, si è litigato i territori, invece di dedicarsi a un approfodnimento di temi da fare insieme, collaborando, pur rimanendo realtà idnividuali con le proprie differenze.
Per continuare a realizzare tutto questo Gaynet e Gaiaitalia.com hanno organizzato una campagna di crowdfunding, tramite il lancio di “Pride Quotidiano”, un carro inedito nella storia della manifestazione, che seguirà la parata in diretta via radio e via web attraverso uno studio radiotelevisivo a bordo, con ospiti, musica, approfondimenti e interviste.
Un modo per raccontare ciò che spesso si dimentica che il Pride, come tutto il movimento LGBT e dei Diritti Umani, nasce dalla vita quotidiana delle persone e dalle loro necessità negate, non da uno strano capriccio esibizionista.
Per raccontare questa realtà quotidiana i due siti vogliono stringere un vero e proprio patto con le lettrici, e i lettori, le ascoltatrici e ascoltatori, con chi sosterrà diffonderà e contribuirà alla campagna di finanziamento collettivo.
Il Pride Quotidiano una campagna per la libera informazione a sostegno di una serie di attività culturali e di approfondimento che accompagneranno la realizzazione del carro “PrideQuotidiano”:
- il lancio di Radiogaiaitalia.com, webradio di musica ed informazione indipendente con un punto di vista LGBT, curata tra gli altri, anche da Gaynet;
- la realizzazione di GaiaitaliaTeatroFest, Festival itinerante di teatro sui diritti umani;
- la presentazione dello Stylebook LGBT, a cura di Gaynet, il manuale sul linguaggio rivolto al mondo della stampa sui temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.
Se mille amici ed amiche doneranno 10 euro ciascuno e ciascuna, quei 10mila euro faranno nascere un vero e proprio network indipendente che si rivolge a chi condivide i valori dell’uguaglianza e del pluralismo culturale.
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Di motivi per venire al pride ce ne sono tanti.
Quest'anno ne abbiamo uno in più!
Contiamoci
venerdì 2 maggio 2014
Lettera aperta della Dirigente Scolastica del Liceo Classico Giulio Cesare
solo oggi trovo un attimo di tregua per rivolgermi doverosamente a tutti voi, la nostra comunità scolastica – docenti, studenti, genitori e personale ATA –, riguardo all’episodio che ci ha visto dolorosamente e inopinatamente balzare sulle prime pagine dei giornali.
Molto si è detto, ed io per prima, interpellata da stampa, da radio e da televisioni, ho rilasciato molte dichiarazioni, come d’altra parte hanno fatto docenti e studenti. La tentazione sarebbe quindi di tacere e molcire con il silenzio l’offensiva orda mediatica che ci ha colpito. “Al Giulio ci pensiamo noi” hanno scritto ieri i nostri ragazzi sullo striscione esposto all’ingresso: una fulminante verità, un “giù le mani dalla nostra scuola” a chiunque, di qualunque colore sia, abbia tentato – e con successo evidentemente! – di interrompere l’operosa quiete del nostro quotidiano lavoro.
E tuttavia, come dirigente della scuola, sono consapevole di dovere a tutta la nostra comunità un’informazione diretta, senza mediazioni e/o manipolazioni, sui fatti accaduti nella scuola. E dunque questo mi accingo a fare.
Quando il 25 aprile sono stata informata da un genitore della denuncia penale a due docenti del Giulio per aver fatto leggere il libro di Melania Mazzucco “Sei come sei” in due classi quinte ginnasio, - denuncia che peraltro a tutt’oggi non è pervenuta né alla scuola né alle docenti -, il fatto mi è apparso immediatamente strumentale ed odioso.
Il libro infatti era stato assegnato in lettura a casa per le vacanze di Natale e faceva parte di un percorso di lettura ben noto agli studenti e alle famiglie, perché partito in quarta ginnasio, e realizzato con una metodologia laboratoriale a classi aperte nel momento della restituzione della lettura, per un confronto e un approfondimento sia letterario, sia tematico: ad oggi gli studenti delle due classi hanno completato la lettura di 21 testi che spaziano dai classici latini e greci (v. Aristofane e Plauto in traduzione), a romanzi italiani (Vassalli, Ammanniti, Baricco, Gramellini, ecc.) e stranieri (de Saint-Exupéry, Uhlman, Allende, Grossman, Orwell, ecc.) del Novecento e contemporanei, assegnati con l’obiettivo di sviluppare il piacere di leggere, le capacità critico-letterarie e la riflessione tematica sui molti argomenti che qualsiasi testo letterario, per suo statuto, offre alla crescita di ogni lettore. Questa è la letteratura. In alcuni casi, nel corso di questi due anni, i testi proposti sono nati dai suggerimenti degli studenti stessi, le cui curiosità, sottoposte al vaglio delle docenti, sono state assecondate.
Non credo sia necessario poi sottolineare come il tema trattato dal romanzo della Mazzucco sia di assoluta attualità, ed è ben noto a tutti noi sia il fenomeno di bullismo omofobico che serpeggia nelle scuole, sia i drammatici esiti del silenzio su questi temi che hanno visto di recente coinvolti giovani coetanei di alcune scuole a Roma e in Italia. Un tema narrato peraltro dal punto di vista di una ragazza dodicenne (poco meno dei nostri ragazzi), in un libro scritto da un’autrice colta, vincitrice come noto di molti premi letterari (dallo Strega, al Bagutta, al Comisso ecc.), le cui credenziali letterarie non hanno bisogno di difensori, considerate anche le ottime recensioni apparse per questo testo, pubblicato dalla Einaudi, anche questa una casa editrice che non ha bisogno di presentazioni. Come noto, in questo tipo di lavori a casa, non si procede mai alla lettura del testo in classe, e quindi fantasiose sono state tutte le affermazioni di lettura ad alta voce in classe del passo ormai ben noto (10 righe su ca. 300 pagine), tanto fantasiose quanto diffamatorie.
La discussione sul libro si è svolta ai primi di gennaio al ritorno dalle vacanze, prima in ciascuna classe e poi a classi aperte, come sempre, alla presenza di tre docenti, compresa cioè anche la docente di sostegno di una delle classi. Tutti i ragazzi hanno scritto, come d’uso, una relazione a casa sul libro, e poi hanno potuto scegliere nella prova in classe d’italiano di gennaio fra due proposte, una traccia su “I promessi sposi” e un saggio breve sul tema dei possibili diritti delle coppie gay e della loro genitorialità: il dossier fornito per questa argomentazione spaziava da un articolo de “Il Tempo” riferito al nuovo linguaggio di Papa Francesco sui gay, ad un’ intervista ad Alfano uscita su “Avvenire”, ad un’intervista alla senatrice Maria Cecilia Guerra, allora viceministro del Lavoro con delega sulle Pari opportunità, uscita a gennaio sul “Corriere della Sera”; insomma una proposta di riflessione libera e aperta, come è consueto da parte dei nostri docenti e alla nostra scuola.
Naturalmente le opinioni su questi temi sono diverse, come sappiamo, e una coppia di genitori è venuta ad esprimermi le sue perplessità sull’opportunità di leggere questo testo, citandomi il passo incriminato e lamentando di non avere avuto ’diritto di replica’ rispetto alla discussione in corso. La mia lettura del romanzo, la constatazione dei modi in cui la tematica era stata sviluppata, analoga ad ogni altro tema precedentemente e successivamente analizzato in occasione dei diversi testi letti, mi ha mostrato l’equilibrio con cui il lavoro era stato svolto, cui non si poteva attribuire alcun fine tendenzioso e di parte, implicito in ogni richiesta di diritto di replica. La serenità degli studenti era assoluta e i genitori stessi, da me nuovamente incontrati per rassicurazioni, pur confermando la propria contrarietà alla lettura di questo libro, hanno accolto la scelta della scuola, il suo approccio pluralistico, ritenendo di non dovere riaprire il caso (era ormai metà febbraio).
Niente è accaduto fino al 25 aprile. La bomba è di fatto esplosa a scuola il 28, al nostro rientro, anche a seguito della manifestazione di Lotta studentesca, sulla cui natura e finalità non ritengo sia necessario soffermarmi. La costernazione di tutti è evidente nelle lettere che vi allego (con i dovuti omissis a garanzia della privacy delle persone coinvolte), perché possiamo condividere la reazione dei genitori delle due classi, degli studenti delle due classi, del genitore Presidente del Consiglio d’Istituto e dei docenti che, a margine del Collegio del 28 pomeriggio, già precedentemente convocato per tutt’altri motivi, hanno espresso la loro solidarietà alle colleghe e la ferma condanna degli eventi.
Aggiungo che la lettera che più ho gradito, inoltrata a me e a tutti gli altri genitori della classe, è stata proprio quella della coppia che mi aveva con garbo e rispetto – di cui sempre li ringrazio – coinvolto a gennaio. Prendono fermamente le distanze dalla denuncia dei “Giuristi per la vita”, dichiarando: “ci addolora profondamente la notizia di un’azione penale nei confronti dell’istituto da Lei diretto, considerando particolarmente odioso tale mezzo per cercare di imporre le proprie opinioni. Vogliamo perciò esprimerle la nostra assoluta solidarietà, rinnovando ancora una volta a Lei e a tutto il corpo insegnante la nostra completa stima e fiducia”. Grazie. Questo è lo spirito liberale, aperto e democratico a cui credo tutta la nostra comunità si ispiri nell’educazione dei nostri ragazzi.
Un grazie particolare va poi alle docenti, fatemelo dire le ‘mie’ docenti, eccellenti nella scuola, colte e aperte, curiose del nuovo e capaci di vero ascolto dei propri ragazzi: che vengano denunciate, insultate e vilipese è un paradosso di fronte a cui non posso tacere. La scuola va difesa da questi oltraggi. E’ molto del buono che ci resta in Italia. Non sciupiamolo.
Micaela Ricciardi
Roma, 1 maggio 2014
http://www.liceogiuliocesare.it
lunedì 28 aprile 2014
Sei come sei di Melania Mazzucco letto in alcune classi del ginnasio del Liceo Giulio Cesare di Roma.
Il risultato? Una denuncia contro la docenza, Disinformazione, striscioni omofobi, una stampa complice e poco informata.
Capita che in un liceo classico di Roma, il Giulio Cesare, al ginnasio, venga letto, anche in classe, il romanzo di Melania Mazzucco Sei come sei (Einaudi, 2013) nel quale Eva dopo la morte del padre biologico viene affidata agli zii e non al compagno del padre, Yuma, che da quando le è stata strappata la figlia vive ritirato sugli Appennini.
Apriti cielo!
La lettura del romanzo suscita polemiche a non finire (con tanto di striscione omofobo scritto da Lotta studentesca), una denuncia alla procura al danno della docenza rea di avere dato il libro da leggere (compito diventato subito costrizione) e diversi articoli sui principali quotidiani italiani.
La denuncia è di pubblicazioni (sic) oscene e corruzione di minorenne e questo perché in un brano del romanzo si legge di un pompino, pardon, di una fellatio:
Il romanzo di Mazzucco è inadatto non perché è banale nella sua volgarità ma perché è omofobo. Lo dimostra un altro brano immediatamente precedente a quello del pompino.
Io non posso non notare come l'io narrante si periti di precisare come Giose anche se frocio con abbia fatto il suo dovere (linguaggio machista) e tutta quella retorica del ragazzone muscoloso che non può essere mica frocio, come se il romanzo fosse stato scritto durante il ventennio...
Che Mazzucco non sappia scrivere e nella sua non scrittura dia voce ai pregiudizi della donna e dell'uomo medi (quelli del pasoliniano La ricotta) lo si evince anche da quste poche frasi.
Quello che però trovo preoccupante perché denuncia una isteria collettiva è il fatto che ci si attivi per impedire che questo romanzo venga letto a scuola non per le sue dubbie qualità artistiche ma perché ha una trama omosessualista come riportano i simpatici ragazzi e le simpatiche ragazze di Lotta Studentesca (la divisione studentesca di Forza Nuova) che per bocca di Andrea Di Cosimo su faccialibro definiscono il romanzo:

Stupro di stampo omosessuale, provocazione pedopornografica, ecco gli estremi di una denuncia ben più consistente...
Lo slogan dello striscione invece meriterebbe un premio per la creatività:
Maschi selvatici, un eufemismo per fascisti di merda...
In questa storia però a fare davvero una pessima figura è la stampa che dà sostegno alle tesi dei fascisti dando una informazione parziale e omofobica ben oltre l'isteria.
I titoli si riferiscono alla trama del romanzo in una maniera da far sembrare la militanza di Lotta studentesca un fascismo alla camomilla.
Giulio Cesare, testo su sesso gay in classe (messaggero)
che, non pago, nell'articolo, a firma del solito Marco Pasqua esperto contromosessualista, usa giri schifosi di parole come sesso omosessuale (che è meno preciso di sesso tra uomini, visto che il sesso omosessuale può anche essere fra donne...) e che si riferisce al cogenitore di Eva come L’altro genitore, infatti, per la legge italiana non esiste: nel suo caso non è la mamma ma un altro uomo, ancora un padre.
Non da meno il Corsera che si riferisce al brano incriminato come a brano che parla del tema del sesso tra gay non tra uomini o ragazzi ma tra gay, razza a parte, definizione giudicante perché non tutti i maschi che fanno sesso tra di loro sono necessariamente gay e non solo per via della bisessualità. Si può avere un comportamento gay che non investe l'orientamento sessuale, oppure stare sperimentando... Ma vallo a spiegare alla redazione online del corsera...
Non da meno Repubblica che in un articolo più equilibrato non resiste alla tentazione di descrivere il brano come un brano che narra del tema del sesso tra gay.
Questo segregazionismo da orientamento sessuale è endemico e coinvolge anche parte della popolazione lgbt che usa questo linguaggio discriminatorio come forma di un estremismo identitario un po' fuori tempo massimo...
L'isteria collettiva sta però altrove e cioè nel fatto di contrastare questo romanzo omosessualista come fosse il primo che entra a scuola.
Cosa dire allora dei classici greci, o della poesia di Saffo? Per tacere l'Ernesto di Saba, Oscar Wilde, tanto per citare i primi nomi che mi vengono in mente...
L'idea che la scuola sia sotto attacco di una lobby omosessualista lascia intendere che l'omosessualità non sia già dentro la scuola nella letteratura, nella storia e in tutti i campi dello scibile. L'idea che l'omosessualità debba rimanere fuori dalla scuola è preoccupante ma anche naïf perché le persone non etero già sono dappertutto anche a scuola: tra i banchi, dietro le cattedre, negli uffici amministrativi...
L'idea che l'omosessualità stia fuori dalla societa e che con la richiesta di diritti civili si pretenda di farla entrare nella società è un errore grossolano di prospettiva.
Le persone non etero naturalmente nella società già ci sono anche se non vengono loro riconsociuti i diritti che le persone eteronormate invece hanno...
La richiesta di diritti serve a riconoscere la parità di almeno 3 milioni di persone, cittadinanza italiana discriminata e repressa, non a fare entrare orde di omosessuali tenuti fuori dai patri confini dalla moralità fascista unico baluardo della normalità.
Apriti cielo!
La lettura del romanzo suscita polemiche a non finire (con tanto di striscione omofobo scritto da Lotta studentesca), una denuncia alla procura al danno della docenza rea di avere dato il libro da leggere (compito diventato subito costrizione) e diversi articoli sui principali quotidiani italiani.
La denuncia è di pubblicazioni (sic) oscene e corruzione di minorenne e questo perché in un brano del romanzo si legge di un pompino, pardon, di una fellatio:
Pure, benché sapesse che Mariani Andrea non soltanto lo avrebbe respinto, ma anche tradito e sputtanato, un pomeriggio, quando dopo la partita indugiò nello spogliatoio e si ritrovò solo con lui, Giose decise di agire - indifferente alle conseguenze. Si inginocchiò, fingendo di cercare l'accappatoio nel borsone, e poi; con un guizzo fulmineo, con una disinvoltura di cui non si immaginava capace, ficcò la testa fra le gambe di Mariani e si infilò il suo uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina, e un sapore dolce. Invece di dargli un pugno in testa, Mariani lasciò fare. Giose lo inghiottì fino all'ultima goccia e sentì il suo sapore in gola per giorni. Il fatto si ripeté altre due volte, innalzandolo a livelli di beatitudine inaudita. Qualche tempoLa morbosità con cui viene descritto questo pompino con ingoio, il sapore di orina opposto all'aggettivo dolce, il sapore che ha in gola per giorni, tutti dettagli che ricordano certi racconti erotici pubblicati in rete per fare eccitare chi li legge, rende sicuramente questo romanzo non adatto prima ancora che a un pubblico di minorenni allo scopo per cui ne è stata programmata la lettura. Quella strategia dell'Unar presentata dai quotidiani come il kgb frociarolo che impone e dispone.
dopo, però, entrando in classe, sulla lavagna Giose trovò scritto autunno è frocio. E da allora, quella scritta si presentò tutti i giorni.
Il romanzo di Mazzucco è inadatto non perché è banale nella sua volgarità ma perché è omofobo. Lo dimostra un altro brano immediatamente precedente a quello del pompino.
Fino ad allora Giose aveva saputo dissimulare, si era mimetizzato nel gruppo come un insetto stecco su una foglia: si comportava come i compagni, partecipava alle stesse bravate e quando alla fine del secondo anno di scuola decisero di caricare una mignotta sulla Flaminia, si unì alla comitiva e fece il suo dovere. Nessuno avrebbe mai sospettato che quel ragazzo muscoloso, ruvido stopper della squadra di calcio dell'oratorio, concupito dalle ragazze perché aveva occhi vellutati da cerbiatto, strimpellava la chitarra, amava la poesia a differenza degli altri coetanei primitivi e trogloditi, e per di più era refrattario alle loro avances, la notte si stancava la mano sulle foto di JimiC'è da chiedersi perché i genitori non si siano lamentati del riferimento alla mignotta caricata.
Hendrix, Valeri] Borzov e Cassius Clay.
Io non posso non notare come l'io narrante si periti di precisare come Giose anche se frocio con abbia fatto il suo dovere (linguaggio machista) e tutta quella retorica del ragazzone muscoloso che non può essere mica frocio, come se il romanzo fosse stato scritto durante il ventennio...
Che Mazzucco non sappia scrivere e nella sua non scrittura dia voce ai pregiudizi della donna e dell'uomo medi (quelli del pasoliniano La ricotta) lo si evince anche da quste poche frasi.
Quello che però trovo preoccupante perché denuncia una isteria collettiva è il fatto che ci si attivi per impedire che questo romanzo venga letto a scuola non per le sue dubbie qualità artistiche ma perché ha una trama omosessualista come riportano i simpatici ragazzi e le simpatiche ragazze di Lotta Studentesca (la divisione studentesca di Forza Nuova) che per bocca di Andrea Di Cosimo su faccialibro definiscono il romanzo:
di carattere decisamente omosessualista e fin troppo esplicito. E’ inaccettabile che al giorno d’oggi, con la crisi che impera e con la disoccupazione a livelli record, vengano presentati ai giovani studenti modelli di vita deviati e perversi come se fossero la normalità o rappresentassero una priorità . Il nucleo fondamentale della società è infatti la famiglia, quella tradizionale, formata da padre, madre e figli ed è solo su questo modello che si baserà il futuro della nostra nazione.Se deviati e perversi vi sembrano aggettivi forti guardate il cartello che compare in testa al video pubblicato su youtube e sulla pagina FB, che compare per pochi secondi, troppo pochi per permetterne un'agevole lettura, come a tradire un ripensamento dell'ultimo momento.

Stupro di stampo omosessuale, provocazione pedopornografica, ecco gli estremi di una denuncia ben più consistente...
Lo slogan dello striscione invece meriterebbe un premio per la creatività:
Maschi selvatici, un eufemismo per fascisti di merda...
In questa storia però a fare davvero una pessima figura è la stampa che dà sostegno alle tesi dei fascisti dando una informazione parziale e omofobica ben oltre l'isteria.
I titoli si riferiscono alla trama del romanzo in una maniera da far sembrare la militanza di Lotta studentesca un fascismo alla camomilla.
Giulio Cesare, testo su sesso gay in classe (messaggero)
che, non pago, nell'articolo, a firma del solito Marco Pasqua esperto contromosessualista, usa giri schifosi di parole come sesso omosessuale (che è meno preciso di sesso tra uomini, visto che il sesso omosessuale può anche essere fra donne...) e che si riferisce al cogenitore di Eva come L’altro genitore, infatti, per la legge italiana non esiste: nel suo caso non è la mamma ma un altro uomo, ancora un padre.
Non da meno il Corsera che si riferisce al brano incriminato come a brano che parla del tema del sesso tra gay non tra uomini o ragazzi ma tra gay, razza a parte, definizione giudicante perché non tutti i maschi che fanno sesso tra di loro sono necessariamente gay e non solo per via della bisessualità. Si può avere un comportamento gay che non investe l'orientamento sessuale, oppure stare sperimentando... Ma vallo a spiegare alla redazione online del corsera...
Non da meno Repubblica che in un articolo più equilibrato non resiste alla tentazione di descrivere il brano come un brano che narra del tema del sesso tra gay.
Questo segregazionismo da orientamento sessuale è endemico e coinvolge anche parte della popolazione lgbt che usa questo linguaggio discriminatorio come forma di un estremismo identitario un po' fuori tempo massimo...
L'isteria collettiva sta però altrove e cioè nel fatto di contrastare questo romanzo omosessualista come fosse il primo che entra a scuola.
Cosa dire allora dei classici greci, o della poesia di Saffo? Per tacere l'Ernesto di Saba, Oscar Wilde, tanto per citare i primi nomi che mi vengono in mente...
L'idea che la scuola sia sotto attacco di una lobby omosessualista lascia intendere che l'omosessualità non sia già dentro la scuola nella letteratura, nella storia e in tutti i campi dello scibile. L'idea che l'omosessualità debba rimanere fuori dalla scuola è preoccupante ma anche naïf perché le persone non etero già sono dappertutto anche a scuola: tra i banchi, dietro le cattedre, negli uffici amministrativi...
L'idea che l'omosessualità stia fuori dalla societa e che con la richiesta di diritti civili si pretenda di farla entrare nella società è un errore grossolano di prospettiva.
Le persone non etero naturalmente nella società già ci sono anche se non vengono loro riconsociuti i diritti che le persone eteronormate invece hanno...
La richiesta di diritti serve a riconoscere la parità di almeno 3 milioni di persone, cittadinanza italiana discriminata e repressa, non a fare entrare orde di omosessuali tenuti fuori dai patri confini dalla moralità fascista unico baluardo della normalità.
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venerdì 25 aprile 2014
Lorenzo Bernini a proposito del mio post sulla teoria Queer.
Mi scrive Lorenzo Bernini a proposito del mio post sulla teoria Queer.
Invece di rispondere tra i commenti data l'importanza dell'argomento e per dare la giusta visibilità al suo commento e permettermi di rispondere in maniera esaustiva (nei commenti ci sono limiti di spazio) ho deciso di riporatre qui il commento di Bernini nella sua integrità e rispondergli di seguito sempre nel copro del post.
Per seguire questo botta e risposta vi consiglio, se non lo avete già fatto, di leggere il post da cui tutto è inziato. Per farlo cliccate qui.
Questo è il commento di Lorenzo Bernini
Invece di rispondere tra i commenti data l'importanza dell'argomento e per dare la giusta visibilità al suo commento e permettermi di rispondere in maniera esaustiva (nei commenti ci sono limiti di spazio) ho deciso di riporatre qui il commento di Bernini nella sua integrità e rispondergli di seguito sempre nel copro del post.
Per seguire questo botta e risposta vi consiglio, se non lo avete già fatto, di leggere il post da cui tutto è inziato. Per farlo cliccate qui.
Questo è il commento di Lorenzo Bernini
Gentile Alessandro,Ed ecco la mia risposta
certo che la parte del testo da lei analizzata che può essermi attribuita è soltanto quella tra virgolette! è una citazione tratta dall'abstract del mio intervento, consultabile qui: http://www.primaveraqueer.it/documenti/abstract/14-elementi-di-teoria-queer-dall-ottimismo-costruttivista-al-pessimismo-antisociale.html
Sono le organizzatrici e gli organizzatori della Primavera queer ad aver scelto la citazione per la homepage del loro evento.
Mi pare piuttosto superficiale e/o pretestuoso da parte sua analizzare un testo che non ho scritto come se lo avessi scritto io, e giudicare il mio pensiero sul queer o addirittura il pensiero queer a partire dall'abstract di una conferenza, la cui funzione è di incuriosire e non di spiegare. Comunque, rispondo a due delle numerose interessanti questioni che solleva a partire dal mio breve testo:
1) "Significante fluttuante" è un concetto ampiamente utilizzato negli studi etnografici e nella linguistica (http://en.wikipedia.org/wiki/Floating_signifier). Se a suo avviso i significanti fluttuanti impediscono la comunicazione, pensi che secondo alcuni autori al contrario la fondano!
2) Nella mia interpretazione di questo concetto, esso non corrisponde a "significante vuoto". E infatti non ho scritto che i movimenti e il pensiero queer siano "privi di regole e di idee" - al contrario indico alcuni punti di ancoraggio attorno a cui il queer fluttua, che come lei ha ben colto sono non soltanto la lotta contro il maschilimo, l'eterosessismo, l'omotransfobia, ma anche la critica all'omotransnormatività (concetto che spiegherò durante il mio intervento).
Grazie in ogni caso per l'attenzione che ha rivolto al mio abstract e soprattutto alla Primavera queer, che come sa è un'iniziativa organizzata da studentesse e studenti dell'Università degli Studi Gabriele D'Annunzio che hanno fatto (e ancora dovranno fare) un grande lavoro di pianificazione e di organizzazione per portare nel loro Ateneo temi che di solito vengono trascurati nell'accademia italiana.
I miei migliori saluti, Lorenzo Bernini
P.S. 1) Mi dispiace deluderla, ma io non sono in alcun modo contrario alla richiesta di diritti matrimoniali e genitoriali per le coppie lesbiche e gay. 2) Guardi che l'uso degli acronimi nel mio testo è più accorto di quanto lei non creda, e che ho ben pensato dove inserire e dove omettere riferimenti alle soggettività bisessuali e trans.
Gentile Lorenzo,io non le attribuisco proprio nulla altrimenti non avrei scritto “Se interpretiamo bene le virgolette caporali solo questa parte dell'introduzione è da attribuire a Bernini”.Rivendico invece il diritto di leggere criticamente qualunque testo sia pubblicato sulla rete, anche se parziale, rimaneggiato, tratto da un abstract.
La mia lettura critica non è certo di stile ma di contenuto per cui che il testo scritto da lei debba “incuriosire e non (…) spiegare” è irrilevante.
Conosco bene il significato di “significante fluttuante”.
Credo che tra la concettualizzazione di Lévi-Strauss e quella da lei riportata nell’abstract ci sia una profonda differenza perché mentre per Lévi-Strauss il significante fluttuante è una eccedenza di significato che “è assolutamente necessaria affinché, in complesso, il significante disponibile e il significato individuato restino nel rapporto di complementarità, che è la condizione stessa dell'esercizio del pensiero simbolico»* mi sembrava di capire che per lei il fluttuare del significante assuma valore di per sé e non garantisca necessariamente la complementarietà tra significante e significato, altrimenti non capisco cosa intende quando rimarca che la parola “Queer” può “essere definita a ogni suo uso, o al contrario può essere utilizzata senza essere compiutamente definita”.
“Queer” non è una diffusa e conosciuta come “Mana” (cui si riferiva Lévi-Strauss) è una parola di nuovo conio che, a mio modestissimo parere, necessita di tutto l’ancoraggio di significato possibile per essere annoverata nel pensiero simbolico.
Non è dunque al significante fluttuante che conferisco una incapacità comunicativa, come lei mi attribuisce, ma alla definizione di significante fluttuante da lei applicata a una parola nuova tutta da definire!
I punti di ancoraggio da lei proposti non mi sembrano sufficienti a denotare un significante, perché gli ancoraggi da lei indicati sono pratiche politiche (“la lotta contro il maschilimo, l'eterosessismo, l'omotransfobia, ma anche la critica all'omotransnormatività”) che fanno riferimento a un fare e non a un costrutto simbolico cui il fluttuare del significante, almeno nella sua accezione originale, contribuisce a mantenere un collante con un significato di ampio spettro ma preciso e simbolicamente spendibile.
La “lotta a” denota una volontà generica che non connota le specifiche strategie politiche che rimangono non solo vacue ma anche piotenzialmente diverse e antagoniste (l’agone politico contemporaneo mi sembra abbia proprio perso il collante con la realtà e stia girando su astrazioni concettuali della società che hanno perso qualunque funzione simbolica non riuscendo più a interagire e “ad agire” gente, classi sciali, parti stratificate di cittadinanza, vite concrete).
Insomma il suo significante fluttuante mi sembra si attesti simbolicamente in una velleitaria (perché priva di contenuti) “voglia di lottare” che è la stessa che, mutatis mutandis, guidava il movimento studentesco sessantottino (davvero incapace di proporre nuovi strumenti di analisi politica).
Infine dalle precisazioni che mette in calce al suo commento conferma e non risolve i miei dubbi sul suo impianto lessicale.
Lei continua a usare “studentesse” e non fa suo il suggerimento di Alma Sabatini di usare "studenti" come termine epiceno, e si riferisce all’estensione al matrimonio delle coppie dello stesso sesso come a “diritti matrimoniali e genitoriali per le coppie lesbiche e gay” dando per scontato, con una "necessità" vagamente omofoba, che se due persone dello stesso sesso si sposano devono essere necessariamente omosessuali, mentre possono anche essere benissimo bisessuali (come sonoil 70% delle famiglie socie di Famiglie Arcobaleno per esempio, che son famiglie di seconda costituzionele famiglie di seconda costituzione che in Italia sono la maggioranza).
Questo considerare tutte le coppie dello stesso sesso come necessariamente gay o lesbiche e non anche bisessuali conferma l’impressione che avevo avuto leggendo il suo abstract.
E’ chiaro che lei ha “ben pensato dove inserire e dove omettere riferimenti alle soggettività bisessuali”: lei non le prende proprio in considerazione!
Auguri per il Convegno, pensavo di riuscire a venire a seguirlo ma impegni romani per la settimana rainbow temo proprio me lo impediranno.
Sto leggendo con molto interesse il suo “Apocalissi Queer” spero avremo modo di incontrarci per parlarne.
Intanto, grazie per avermi scritto.*( Lévi-Strauss citato in Josè Gil, lemma Corpo dell’Enciclopedia Einaudi, Torino 1978, p. 1098), mi perdonerà ma, essendo più vecchio di lei, non sono abituato a considerare autorevole come fonte wikipedia.
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