domenica 9 dicembre 2012

Il sessismo e l'omofilia ingenua (e maschilista) del blog del Corriere della Sera Solferino 28 anni. Su un post di Chiara Maffioletti sull'essere omosessuali in Italia.

Pare che in Italia la stragrande maggioranza della popolazione creda che l'omosessualità sia un orientamento sessuale normale.


Così pretende Chiara Maffioletti che ha pubblicato sul Blog del sito del Corriere della Sera Solferino 28 anni un post dal titolo d'effetto Essere gay è ancora un problema?

Il post recita così:
Questo è un blog per i giovani. E purtroppo, ancora oggi, molti giovani, anzi, decisamente troppi giovani hanno ancora un problema enorme che non dovrebbe esistere in un Paese normale. Civile, intendo. Esistono tanti ragazzi che vivono ogni giorno come fosse un peso la loro omosessualità. Colpa di chi li circonda. Non di tutti, intendiamoci. Ma anche se la stragrande maggioranza delle persone crede che l’omosessualità sia un normale orientamento sessuale, esiste ancora chi non la vede così. E, purtroppo, l’amarezza si fa anche più grande nel constatare che anche tra i più giovani c’è chi ragiona in questo modo.
Non posso non notare il sessismo che fa usare all'autrice ragazzi anche in funzione di ragazze, quando dal 1987 Alma Sabatini ha suggerito come ovviare a questa asimmetria di genere nella lingua italiana (quante volte ancora dovrò linkare le sue raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana?).

Lo stesso brano può essere scritto in una maniera non sessista, con qualche semplice accorgimento lessicale e sintattico, per esempio così:
Questo è un blog per la gioventù. E purtroppo, ancora oggi, molte persone giovani, anzi, decisamente troppe, hanno ancora un problema enorme che non dovrebbe esistere in un Paese normale. Civile, intendo. Esistono tanti ragazzi e tante ragazze che vivono ogni giorno come fosse un peso la loro omosessualità. Colpa della gente che sta loro intorno. Non di tutti e tutte, intendiamoci. Ma anche se la stragrande maggioranza delle persone crede che l’omosessualità sia un normale orientamento sessuale, esiste ancora chi non la vede così. E, purtroppo, l’amarezza si fa anche più grande nel constatare che anche tra le persone più giovani c’è chi ragiona in questo modo.
Si legge allo stesso modo no?
Anzi, si legge molto meglio, perchè non c'è sessismo.

Non è un vezzo se puntualizzo il sessismo del lessico di Maffioletti, il sessismo è indice della stessa mentalità patriarcal-maschilista che c'è dietro l'omofobia.

Al di là del sessismo colpisce nel post l'affermazione che la stragrande maggioranza delle persone crede che l’omosessualità sia un normale orientamento sessuale che Maffioletti fa non si capisce in base a quali dati.

Gli unici dati di una certa rilevanza nazionale e non di parte sono quelli Istat che ci danno numeri ben diversi, purtroppo.
Il 61,3% dei cittadini tra i 18 e i 74 anni ritiene che in Italia gli omosessuali sono molto o abbastanza discriminati, l'80,3% che lo sono le transessuali.
Ora se il 61,3 %  ritiene (badate, ritiene non crede*) che in Italia gli omosessuali sono molto o abbastanza discriminati, forse la stragrande maggioranza non può pensare che in Italia si crede* che l'omosessualità sia un normale orientamento sessuale.


Secondo l'Istat il 59,1 % della popolazione ritiene accettabile che un uomo abbia una relazione affettiva e sessuale con un altro uomo e il 59, 5 % che una donna abbia una relazione affettiva e sessuale con un'altra donna.

Quasi  il 60%.

Certamente la maggioranza, ma non la stragrande, un 40 % pensa ancora di no.


Sempre secondo l'Istat il 73% della popolazione è in totale disaccordo con il fatto che non si assuma una persona perché omosessuale [dimenticando che la cosa è illegale persino in Italia] o non si affitti un appartamento per lo stesso motivo.

L'Istat però fa notare anche come quasi la stessa percentuale, il 55,9%
si dichiara d'accordo con l'affermazione "se gli omosessuali fossero più discreti sarebbero meglio accettati",
E siamo così a cuore dell'omofobia.

Come emerso da uno studio recente a livello europeo Citizens in Diversity: A Four-Nation Study on Homophobia and Fundamental Rights, molte persone non percepiscono come omofobici molti pensieri, giudizi idee e atteggiamenti che in realtà lo sono.

Non è l'omosessualità dunque a essere considerata dalla stragrande maggioranza delle persone come un orientamento sessuale naturale.

E' l'omofobia a essere considerata negativa.


E si pensa che l'omofobia che la società, nella sua stragrande maggioranza, condanna, consista esclusivamente in una discriminazione esplicita, e violenta fatta esclusivamente nei confronti delle persone omosessuali.

Le stesse persone percepiscono però come ostentazione la loro visibilità.

Se due ragazzi o due ragazze si baciano pubblicamente con le stesse modalità di una coppia etero danno nell'occhio, non sono discreti o discrete.

Anche questa è omofobia ma la società, il paese, non la percepisce come tale.

E anche questa è omofobia.


Purtroppo, e non metto in dubbio la buona fede di Maffioletti, scrivere che la stragrande maggioranza delle persone crede che l’omosessualità sia un normale orientamento sessuale è una affermazione omofoba perchè distingue tra omofobia e ...omofilia con un discrimine troppo grossolano.

Ed è con un discrimine così blando (che lascia passare quasi tutto) che Maffioletti può scrivere
Sono recenti i casi di omofobia che vedevano protagonisti dei 15/16enni, derisi e umiliati per il fatto di essere gay. E da chi? Drammaticamente, da loro coetanei.
gli e mai le, Alma Sabatini intervieni Tu!!!
Come può esistere ancora il pregiudizio nei confronti dei gay da parte dei giovani? Dove si sbaglia: forse a monte non è stato insegnato loro il rispetto? Forse è solo una questione di ignoranza?

Purtroppo sì se anche Maffioletti dà per scontato che certi comportamenti, atteggiamenti, che sono giudicati in un certo modo da chi li guarda, ma non è detto che siano agiti con quello scopo comunicativo, denotino omosessualità.
Di ieri, questa notizia: «È sconcertante quanto accaduto in una scuola media della Val di Vara vicino La Spezia, dove un prete ha scritto una nota sul registro di classe, a danni di due alunni,  perchè “sorpresi in atteggiamenti gay”». Lo ha dichiarato il presidente dell’Associazione Gaycs, Adriano Bartolucci Proietti.
Cosa significa? Non sarebbe bastato bacchettare gli atteggiamenti “amorosi” in generale?
Dunque, e non metto in dubbio nemmeno stavolta la buona fede, Maffioeltti si è immaginata che i due ragazzi in atteggiamento affettuoso fossero gay.


Non le è minimamente venuto il dubbio che l'atteggiamento affettuoso potesse essere anche indice di amicizia tra i due.

Non sto ipotizzando nulla, perchè non conosco i fatti, sto solo cercando di ampliare il numero di cornici narrative entro cui dare significato al comportamento dei due ragazzi.

Non conoscendo il motivo che ha indotto il prete a scrivere quella nota infamante (per lui e la scuola) sono costretto a ipotizzare largamente.

Forse  due ragazzi si tenevano per mano? Forse erano abbracciati?
O semplicemente avevano un atteggiamento considerato dal prete poco maschile e dunque effeminato?

Sono tutti orizzonti diversi e nessuno di questi porta necessariamente all'omosessualità.

Io pavento una società che legge un atteggiamento affettuoso tra due maschi come un rimaneggiato unicamente omoaffettivo.
Come si saranno sentiti quei due ragazzi? Sono convinta che sia necessario non far finta di niente di fronte a storie come queste.
Io rivolgo questa domanda a Maffioletti stessa che ha dato per scontato che i due ragazzi stessero amoreggiando in una maniera gaia e non invece amicale... La prima cancella la seconda che, se c'è, deve rimanere virile e cameratesca, cioè invisibile, come sempre...

Dunque stiamo progettando un mondo in cui due due amanti possono amoreggiare ma due amici no.

Se due maschi si prendono per mano sono froci. Froci e basta.

Maffioletti non mette in discussione questo assunto implicito (che è già intriso di omofobia) si limita  a distinguere gli omofobi dagli omofili giudicando in base alla reazione dinanzi un comportamento incasellato da una equazione ineluttabile: gli omofobi sono quelli che dicono che shifo, gli omofili quelli che dicono che carino.
L'omosessualità desunta, quella è certa.

Poco mporta poi che il ragazzo considerato effeminato sia etero a e quello ipermaschile piacciano i ragazzi. 


Dietro questa lettura omosessualizzante (che vede allinearsi anche molte persone omosessuali) c'è sempre il pensiero eterosessista, unico e uniformante che anche quando porta rispetto per le persone omosessuali continua a dirimere l'omosessualità di certi atteggiamenti basandoli ancora sugli stessi stereotipi e clichè omofobici di sempre.

Insomma l'accettazione dell'omosessualità non contribuisce alla maggiore libertà di tutte e tutti ma crea un nuovo confine, un nuovo conformismo senza mettere in discussione i presupposti discriminatori che prima non permettevano l'accettazione.  

Non a caso quando si riferisce ad Andrea, vittima etero dell'omofobia, Maffioletti parla di confusione
(è ancora confusa la vicenda su Andrea, il giovane di Roma che si è suicidato, inizialmente, si pensava, per le continue prese in giro circa il suo orientamento sessuale).
che è proprio la parola con cui una volta si cercava di relativizzare l'omosessualità come fase di passaggio all'eterosessualità, l'unica forma cui veniva riconosciuto lo statuto di maturità.


Confusa è Maffioletti che non riesce a capire che si può essere presi in giro e discriminati dall'uso negativo dell'omosessualità anche quando omosessuali non lo si è, perchè l'omofobia travalica le persone omosessuali e stigmatizza ogni presunta deviazione dai cliché di genere.

Sfugge a Maffioletti che, visto che non tutti i gay vestono di rosa e non tutti i ragazzi che vestono di rosa sono gay (appunto come Andrea), quel che deve passare è il diritto di CHIUNQUE  a vestirsi di rosa, senza chiedersi quale ne sia l'orientamento sessuale perchè questa domanda è discriminante e omofobica.



*A ben vedere Maffioletti usa il verbo credere che ha un significato meno assertivo di ritenere, o pensare.
La stragrande maggioranza delle persone crede - cioè mica è sicura - che l'omosessualità sia un normale orientamento sessuale.


sabato 8 dicembre 2012

Ancora un gay macchietta in tv. Su Metropolis, nuovo (sic!) programma di Comedy Central.

E' andata in onda su Comedy Central (canale 122 di SKY) la prima puntata di Metropolis, il nuovo programma erede di Central Station, Produzione Zodiak Active – Ridens per la tegia di Rinaldo Gaspari, scritto da Andrea Boin, Raffaele Skizzo Bruscella, Daniele Ceva e Marco Del Conte e presentato da condotto da Omar Fantini e Melita Toniolo (fonte per i credit ananas blog ).

In onda dal 6 dicembre ogni giovedì alle 21 e in replica il sabato alle 19,  sul sito del canale di Sky Comedy central, viene presentato come un programma con uno squadrone di artisti tra cui tanti volti emergenti, tutti pronti a farvi piegare in due dalle risate, con personaggi originali e tormentoni inediti.

Beh non proprio tutti.

Gianluca "Felipe" Beretta (Zelig, Central Station) interpreta il modello Ambrogio, detto Ambroise, che si presenta in scena con foulard e borsalino rosa e  ci prova subito col presentatore, mettendogli le mani addosso con la scusa di indovinare il tipo di tessuto della sua camicia o prendendogli la mano e portandosela verso il pacco dicendogli che è emozionato e gli batte il cuore.
Accennando una effeminatezza contenuta ma evidente, racconta la sua vita da modello, dicendo che sin da giovane, mentre agli altri ragazzi piaceva la passera a lui piaceva la passerella, e che se non sei gay non ti fanno lavorare.
Poi quando racconta di avere smesso di lavorare per Cavalli quando nel letto ha trovato il fantino il presentatore sentendosi autorizzato dalle sue sue avance, gli dice, ridendo, che si immagina l'azione fatta col fantino. Ambroise allora si rivolge si risente che il presentatore gli stia dando del culattone e che per lui quello è un lavoro e che deve pagare l'Imu... Poi prima di andarse lo saluta baciandsi due dita e ponendogliele sulle labbra. 

Il messaggio che passa è che fare il gay è una professione, che se sei gay hai accesso a un certo tipo di lavori altrimenti no. Che dunque il gay è lobbizzato e dunque perfettamente inserito nella società, essendo inserito in quello del lavoro... Un gay che segue sempre il cliché dell'effeminatezza, del colore rosa (e dopo Andrea è al contempo un anacronismo e una bestemmia) e che la sobrietà è data da fatto che Ambrogio fa il gay ma non lo è.

Un gay affettato, effeminato, invadente e fastidioso che ci prova con tutti i maschi, che ti mette le mani addosso (qui però mette anche le mani dell'altro sul proprio corpo). UN personaggio che non fa ridere e che non aiuta certo a cambiare la percezione dell'omosessualità.
Non che un sketch televisivo debba avere come scopo l'emancipazione dell'omosessualità ma non si può certo tollerare che continui a confermare e legittimare lo stigma in cui le persone omosessuali sono relegate.

Il fatto che l'effeminatezza e gli altri stereotipi sull'orientamento sessuale gay siano misurati e meno eccessivi ed esasperati che in altre caratterizzazioni come per esempio quella de I soliti idioti secondo me è ancora più pericolosa, perchè costituisce il viatico di una presunta integrazione sociale che inchioda le persone omosessuali allo stesso cliché di smepre.

Ambroise
è diseducativo e fa dell'omosessuale non una persona ma una categoria sociale una opzione professionale, una macchietta tramite la quale le persone omosessuali, quelle vere che vivono le paese, anche tramite questo personaggio possono essere sfottute, denigrate, isolate e discriminate.




L'unico strumento che abbiamo, almeno nell'immediato, è la protesta.

Scriviamo alla mail della redazione, commentiamo il post di presentazione del programma.

Facciamoci sentire.


venerdì 7 dicembre 2012

Coppia gay statunitense perde una causa per stress emotivo contro una compagnia aerea i cui dipendenti all'areoporto hanno messo in evidenza un dildo contenuto nel bagaglio di uno dei due.
Ovvero: omocentrismo, altra faccia dell'omofobia.

La notizia è davvero piccola, senza nulla togliere al malcapitato.

Dunque pare che il 21 maggio del 2011 Christopher Bridgeman and Marin Borger, di ritorno da una vacanza in Costarica, attendendo di recuperare i bagagli all'aeroporto di Norfolk, Virginia, abbiano trovato un dildo di loro proprietà, contenuto in una delle loro valigie, coperto di lubrificante e incollato con il nastro adesivo sopra la medesima.

I due uomini, che sono una coppia, hanno fatto causa alla compagnia aerea United Continental presso l'Harris County district court, per stress emotivo (emotional distress) violazione della privacy (invasion of privacy)  e negligenza.
Fin qui nulla da eccepire.

Purtroppo la motivazione della denuncia depositata presso il distretto dice:
A causa del fatto che il dildo fosse era contenuto nella valigia di un sacca di un maschio, e perché il dipendente(i) responsabile(i) sapeva che la borsa apparteneva ad un maschio grazie all'etichetta attaccata alla valigia stessa, e ai vestiti maschili contenuti ella stessa valigia, vi è una elevata probabilità che queste azioni eclatanti fossero diretti contro i querelanti perché sono omosessuali e perché sono maschi*



Se all'aeroporto mi facessero uno scherzo del genere ne avessi modo e tempo (e denaro) farei causa all'aeroporto ma sceglierei un avvocato meno omocentrico.

Omocentrico è un neologismo di mio conio per indicare tutti quei casi in cui chiunque riferendosi a un fatto accaduto pensa che riguardi l'omosessualità quando questa non c'entra o se c'entra è solo una delle possibilità.

Infatti:

1) L'uomo poteva essere il proprietario del dildo e usarlo con la compagna, moglie, donna di turno, harem...

2) L'uomo poteva usare il dildo su se stesso e essere un eterosessuale... La stimolazione anale può piacere  a tutti, uomini etero compresi.


3) Il dildo puà essere usato anche da un uomo gay...

4) ma i vestiti maschili potrebbero essere quelli di una donna crossdresser...


Insomma mi chiedo quanto sia vero che chi ha fatto lo scherzo abbia voluto prendere in giro il viaggiatore perchè era gay o era un maschio, come si dice nella denuncia, e non semplicemente per la presenza del cazzo finto, di per sé.

Denunciare la compagnia aerea perchè il gesto è un attacco all'omosessualità del proprietario della valigia, perchè il dildo era nella valigia di un maschio (male non man dice la denuncia e così ho tradotto) mi sembra davvero un po' paranoico.
Paranoico e omocentrico, che poi è l'altra faccia dell'omofobia.

Perchè chi pensa che se un uomo usa il suo culo non può essere che gay è un maschilista, patriarcale e omofobico.
Poco importa che a pensarlo sia un gay.

I gay sono omofi tanto quanto gli etero (e le etero).


Ora a leggere un altro articolo, di un media meno gay centered come il sito NBC news si evince che si è trattato di un tentativo di spillare quattrini alla compagnia aerea, come, vuole il luogo comune, si fa negli States.

Dubito infatti, come dichiara l'avvocato della coppia, che i due dopo quell'incidente ,non viaggino più volentieri perchè sono rimasti choccati...

Però che alla notizia venga data enfasi e presentata come un caso di avversione contro i gay mi sembra naïf, disonesto e pericoloso per il solito vecchio discorso dell'al lupo al lupo che si applica purtroppo anche qui. come in molti altri casi...



* Because of the fact that the sex toy was contained in the bag of a male, and because the employee(s) responsible knew that the bag belonged to a male due to the name tag attached to the bag and the male clothing contained in the bag, there is a high likelihood that these egregious actions were directed towards [the] Plaintiffs because they are homosexual and because they are males. Fonte pinknews




Andrea Ragazzo gender rebel? NO GRAZIE

Leggo su faccialibro questa definizione  ragazzo Gender rebel riferita ad Andrea Spezzacatena..

A parte l'anglofilia ridicola e provinciale tutta italiana (ci riempiamo tutt* la bocca di inutili barbarismi e manco sappiamo parlare bene nella nostra lingua madre) mi chiedo, e  vi chiedo:

Ok, Andrea era un ragazzo che portava lo smalto.

Questo fa di lui un ragazzo meno maschile?
Meno uomo?
Più vicino al genere femminile?
Direi tre secchi NO.

Un ragazzo (etero o gay che sia) che porta lo smalto non è un ragazzo che mette in discussione il suo genere ma lo STEREOTIPO DI GENERE che la società gli impone, anche la comunità lgbt che lo vuole gay se non trans.

Allora non è gender rebel ma, casomai, stereotype rebel!

Invece noi tutti patriarcali e omofobi  siamo i primi a vedere lo smalto rosa di Andrea e darci di gomito e pensare è gay è trans è gender rebel. Mai è un ragazzo. PUNTO.
Poi uno dice che bestemmia!!!

Anzi l'annetterlo a una categoria che vuole cambiare il genere non significa forse estrometterlo dal genere considerato nella sua accezione più ristretta, che così non viene davvero mai in discussione ma rimane ristretta e pura?

se si dice di Andrea che è gender rebel si dice che Andrea non può essere maschio e portare lo smalto ma che è un maschio gender rebel (mentre chi non porta lo smalto no). Si riconosce dunque che esiste una difformità non già tra Andrea e lo stereotipo, che è cambiato perchè cambiano i tempi ma tra Andrea e il genere di deafult.

Piuttosto che ridefinire l'unico genere che esiste mettiamo queste persone dentro una nova categoria per preservare la purezza della categoria che a parole diciamo di volere combattere.


E poi ci meravigliamo che Andrea si è tolto la vita...

Io se vedo un ragazzo con lo smalto non penso sia effeminato gay trans o quant'altro. Penso che sia un ragazzo con lo smalto PUNTO.

Non possiamo morire di etichette.

Che muoia chi ha creato questo obbrobrio di categoria.

Gender rebel?
No lo stesso gender di sempre solo meno fascista e meno gaysta.


Josh Pacheco. Anni 17.
Un altro ragazzo si è ucciso per bullismo omofobico


17enne suicida

Josh Pacheco 17 anni.

Si è tolto la vita lo scorso 27 novembre, nella sua casa di Fenton, nel Michigan.

Quel giorno Josh non va a scuola perchè non si sentiva bene.
All'ora di pranzo scrive su Facebook
Mi duole annunciare che questa è la fine. Io me ne vado. Vi saluto dal più profondo del cuore. Addio una frase pronunciata da Frodo Baggins, nel Signore degli anelli.

Il patrigno legge la frase e, preoccupandosi, chiama un vicino di casa, chiedendogli di fare un controllo.

Il vicino trova Josh già morto in garage, le porte sigillate, il motore del furgone acceso asfissiato dal monossido di carbonio.
Nel furgone una nota di suo pugno:
Mi dispiace non aver saputo essere più forte.

Josh aveva fatto coming out due mesi prima di togliersi la vita.
I genitori ricevono numerose segnalazioni da parte degli amici, secondo le quali Josh era vittima di bullismo a scuola, la Lynden Hisg School.

Ma Josh non è stato indotto al suicidio solo dai compagni di scuola che lo vessavano.

Non è solo il bullismo omofobico a indurre al suicidio ma la società tutta, che è tutta omofoba.


Parlare del bullismo omofobico lascia erroneamente pensare viviamo in un clima di accettazione e rispetto, non a casa, non a scuola, ma nel mondo intero.

Invece basta aprire un giornale, accendere la tv, sentire due perosne per strada che si insultano dandosi del frocio e non ce l'hanno con te, anzi nemmeno ti hanno visto,  per capire come viviamo in un mondo dove la parola frocio viene usata per offendere, per discriminare, per isolare, per umiliare.E quando senti gli altri ridere di quello che ti umilia non solo perchè parla di te ma perchè esprime un modo di epnsare che tu non ti sogneresti mai di avere quando capisci di essere davvero solo la morte può essere una via di uscita.

Odio chi pensa che chi si sucida sia fragile. Perchè ci vuole un fegato immenso per togliersi la vita. E per quanti mi addolori la morte di Josh io rispetto quel suo gesto immenso, quel grido di dolore ma anche di denuncia nei confronti nostri, di noi tutti non solo dei genitori che lo abbiamo lasciato solo.


Allora smettiamola di cercare le cause dell'altro numero di suicidi adolescenziali (più frequenti nel caso di adolescenti LGBT) nel bullismo omofobico.

Le casue sono tutte in una società che permete alla Chiesa cattolica di dire che l'omosessualità è un oggettivo disordine morale, a certi sedicenti psicolgi che dall'omosessualitò si puà guarire lasciando impuniti disinformatori.

Le cause sono tutte nei media e in tutte le agenzie sociali che disinformano e diffamano.

Come ricorda bene Mary Griffith, la madre di un altro gay suicida, Bobby, il cui discorso lucido, preciso che inchioda ognuno e ognuna di noi alle proprie responsabilità, vi voglio proporre nella versione televisiva Prayer's for Bobby (Usa, 2009) di Russell Mulcahy, interpretata da una magnifica Sigourney Weaver.



 

Before you echo 'Amen' in your home or place of worship, think and remember... a child is listening. 

Non aspettiamo che un ragazzo muoia per zittire chi fa uso e propaganda di una mentalità omofobica. Anche se costui è il papa o il presidente del consiglio.

Le fonti di questo post

huffingtonpost.it

 www.queerty.com

 www.dailymail.co.uk



giovedì 6 dicembre 2012

Fenomenologia dell'omofobia

L'omofobia è una parola costruita con un etimo infelice.

Una parola che dovremo modificare, magari,  come propongono molti, con omonegatività.

In ogni caso è una parola dai confini ben più vasti di quelli angusti in cui in questi giorni si sta cercando di contenerla.

Come fa per esempio Domenico Lusi su  Repubblica dicendo che visto che per il suicidio di Andrea Spezzacatena gli inquirenti non stanno più seguendo la pista dell'omofobia (che in Italia non è reato dunque non si capisce di che pista si tratti) ma che La chiave della vicenda potrebbe essere quella del bullismo

L'idea, comune a molti, purtroppo non solo a Lusi, è che l'omofobia riguarda solamente le persone omosessuali.

E dunque se la persona vessata non è omosessuale il bullismo di cui è vittima non è omofobico.

Purtroppo l'omofobia non si rivolge solamente alle persone omosessuali.

Eppure è così che l'omofobia viene pensata e giudicata negativamente dalla maggioranza di persone.

Perchè di fronte a casi evidenti di omofobia sono pochi a non condannare questi atti odiosi.


Un po' come per il razzismo o il maschilismo o la discriminazione per le persone disabili. Essere neri, donne o disabili non è una cosa negativa di per sé,  purtroppo ci sono delle persone che la pensano così e che discriminano le persone nere, le donne o le persone disabili.

Ora però mentre i neri, le donne e i disabili sono visibili grazie a segni oggettivi le persone omosessuali non sono distinguibili e identificabili con la stessa immediatezza.

In una definizione così ristretta di omofobia va sottolineata l'arbitrarietà con cui si identifica o si percepisce la vittima di omofobia come persona omosessuale.


Invece quando si scrive sui giornali tizio preso in giro perchè gay si dà per scontato che l'omosessualità della vittima sia evidente e accertata e che la persona sia stata discriminata non perchè ritenuta omosessuale ma perchè davvero omosessuale.


Se dai dell'omofobo a qualcuno questo qualcuno si offenderà.

Perchè pensa che gli stai dicendo che odia le persone gay e lesbiche e che vuole far loro del male fisicamente e o moralmente.

In realtà l'omofobia è molto più vasta e non riguarda solamente le persone omosessuali.

Omofobo è anche chi usa l'omosessualità per offendere qualcuno.

Diciamo frocio di merda a un automobilista che ci taglia la strada, e non pensiamo al suo orientamento sessuale, vogliamo offendere e basta.

Cioè pensiamo che per offendere si possa dire a qualcuno che è gay.
Questa è omofobia.

Ma cos'è che stiamo dicendo di qualcuno quando gli diamo del frocio?
Che è un omosessuale? Cioè una persona che ama persone del suo stesso sesso?
No!


Diamo del frocio a qualcuno quando lo riteniamo meno maschile di quanto lo stereotipo di genere del momento gli imponga.

Come ricorda la madre di Andrea, che, pure, ha reputato che il figlio sia stato diffamato,  su Repubblica In quella scuola (...) molti ragazzi pensano così: non sei rozzo, non sei sboccato, non fumi, allora non sei figo. Anzi, sei frocio.

Questa è la matrice, patriarcale e maschilista, dell'omofobia.

Tu non ti conformi allo stereotipo\ruolo di genere e sei una offesa per tutti gli altri maschi come me categoria che col tuo comportamento disonori, tu quindi disonori me quindi io ti esautoro dal maschile e ti chiamo frocio.

Ecco lo stigma.

Frocio non è un uomo che ama altri uomini, è un non uomo, un diverso, un effeminato, un eccentrico, uno strano.

Proprio come è stato descritto Andrea, anche quando si è appurato che non fosse gay.
Come è stato ormai chiarito più volte, lo smalto colorato sulle unghie delle mani era un po’ un vezzo un po’ un modo per non mangiarsi le unghie, e i pantaloni rosa, in origine bianchi e scoloriti da una lavatrice, erano stati usati giusto a carnevale. (Messaggero)
Un ragazzo estroverso e originale. Questo potrebbe averlo esposto a episodi di bullismo. D'altronde che lui fosse deriso a scuola non è un mistero: c'era addirittura un profilo Facebook con il suo nome storpiato in cui venivano annotate tutte le cose buffe che diceva. Repubblica

L'omofobia non nasce come odio per l'omosessuale, nasce come difesa di una idea patriarcale e fascista di maschilità.

Nella società omofobica l'omosessuale è  un malato, un perverso un delinquente. Non è contemplato che esca allo scoperto, o che abbia dei diritti.

L'omofobia c'è cioè già prima della comparsa del gay nella società, del gay come lo intendiamo oggi, un uomo al quale piacciono fisicamente sessualmente sentimentalmente e spiritualmente altri uomini come lui, un fatto di perché né positivo né negativo, proprio come l'eterosessualità.  

Questa visibilità positiva è avvenuta grazie al terzo movimento di liberazione, quello post Stonewall ed è stata ratificata grazie  a un compromesso discutibile ma ormai passato de facto: la creazione di un nuovo stereotipo quello del gay e della lesbica.
Gay e lesbiche come nicchia di mercato una (sotto)cultura gay di cui il capitalismo si è servita per sfruttare un potenziale gruppo di consumatori.
Una sottocultura che sicuramente ha avuto una sua importanza ma della quale dovremo prima o poi disfarci e che invece fa parlare ancora oggi molta militanza di cose inesistenti come l'arte gay e la poesia gay che sono una mera invenzione del mercato capitalista, dove l'aggettivo si riferisce al contenuto, agli autori o ai destinatari ma mai alla forma, all'estetica, alla poetica, cui di solito gli aggettivi servono a connotare e distinguere vari tipi di arte, barocca piuttosto che liberty o gotica.

Quando leggiamo un quadro come gay, quando cioè constatando che se un uomo dipinge un altro uomo nudo pensiamo o che l'autore sia gay o che il quadro si rivolga a un pubblico gay o tutt'e due le cose, stiamo sempre seguendo il nucleo del patriarcato che pensa che l'arte, come ogni forma di comunicazione sociale, sia una cosa di uomini rivolta agli uomini, cioè a dei maschi etero.

Così mentre queste opere ricordano e dimostrano che nel pubblico ci sono le donne e che la comunicazione artistica non è basata sull'eterosessismo chi li legge in un ottica gay sta involontariamente ma drammaticamente continuando ad affermare quel presupposto, affiancando al maschio etero, il maschio gay.

Non a  caso nel momento stesso in cui l'omosessualità è diventata un target economico ha smesso di avere la funzione sovversiva dell'eterosistema che ha avuto in precendeza.

Negli anni 70 si facevano sit in davanti le sedi dei giornali che si permettevano di scrivere articoli ben meno offensivi di quelli che si scrivono oggi.

Oggi i gay vanno in discoteca mentre la sessualità e l'affettività sono relegate nella sfera del privato e lì devono rimanere.

L'omofobia è dunque prima di tutto discriminare e stigmatizzare chiunque a qualunque titolo e per qualunque ragione si discosta dallo stereotipo\ruolo di genere maschile eterosessista.

Dunque anche Andrea.


Che, invece, non essendo gay, si pretende non essere vittima di un bullismo omofobico ma di bullismo e basta. Come se nel bullismo non ci sia sempre anche un po' di omofobia.


Per fare la controprova basta sostituire frocio a puttana.

La matrice patriarcale e maschilista, sessista, di questo insulto rivolto alle donne ha a che fare con l'ideologia, la mentalità, il modo di vedere di chi la usa, non con lo statuto della vittima.

Omofobia vuol dire dunque discriminare chi non si adegua  al cliché maschilista.

Non a caso le associazioni di avvocati che stanno cercando di combattere legalmente l'omofobia non parlano più delle vittime dell'omofobia come delle persone lgbt, cioè persone che si dichiarano omosessuali bisessuali o transessuali, ma parlano di DESPOGI (Disadvantaged because of their Expression of Sexual Preference Or Gender Identity) Svantaggiate a causa dell'espressione della loro preferenza sessuale o identità di genere) sottolineando come la discriminazione non parte tanto o solo da come loro si considerano o identificano ma da come vengono identificati e considerati dalla società. 

Andrea può essere benissimo un etero e portare lo smalto, ma dalla società intera, quella stessa che giura non essere omofobica, sarà percepito come gay o come eccentrico


Finché si percepisce la difformità allo stereotipo di genere come mezzo per mettere in discussione l'orientamento sessuale, come pretende Giovanni dall'Orto
Io sospetto che (...) il ragazzino fosse gay, ma non avesse ancora capito di esserlo, e che i suoi atteggiamenti un po' esibizionistici fossero il modo per fare un coming out giocato sul piano dell'estrosità anziché su quello dell'orientamento sessuale.

o il ruolo di genere, come fa Paola Concia
Era sicuramente un ragazzo originale, di certo in cerca della sua identità, come molti a 15 anni, ma di sicuro questa sua diversità era ben inserita nel contesto della classe.
si continua a essere, nostro malgrado, omofobi e omofobe.

Si cotinua cioè a notare la difformità allo stereotipo di genere che non viene mai messo in discussione mentre si tende sempre e comunque a escluderne chi lo viola, come un eccentrico un diverso un gay.

Finché non la smetteremo di considerare originale un ragazzo perché porta lo smalto (poco importa se perchè gli piace o per evitare di mangiarsi le unghie come aveva fatto Andrea) siamo omofobi e omofobe.

Finché un segno esteriore ritenuto difforme ci indurrà a chiederci dell'orientamento sessuale di qualcuno l'omofobia sarà viva e vegeta.


Finché continueremo a pretendere che l'omofobia discrimina solo gay e lesbiche gli omofobi e le omofobe potranno risentirsi e dire di non esserlo perchè loro stavano facendo una battuta e non volevano certo discriminare i gay e le lesbiche.

Proprio come nel caso di Andrea.

Che, si è tolto la vita ANCHE perchè viveva in una società talmente omofoba che per riconoscergli il diritto di portare lo smalto voleva come minimo che fosse gay.


Gli omofobi e le omofobe la smettano di dire che non serve una legge che difende gay  e lesbiche.

L'omofobia colpisce tutte e tutti.

Andrea è lì a ricordarcelo con la sua storia.

mercoledì 5 dicembre 2012

Les Chansons d'amour

Il film, mai uscito in Italia, è del 2007.
Diretto da Christophe Honoré e co-sceneggiato assieme a Gaël Morel narra di due amori, uno che finisce e l'altro che comincia.

ATTENZIONE SPOILER

Ismaël vive con la sua ragazza Julie che lo convince ad intraprendere una relazione  a tre con Alice, una collega di lavoro di Ismaël. Nonostante sia Julie a condurre il gioco (mentre Ismaël  si sacrifica volentieri) lei è gelosa di lui molto più di Alice. Lo capiamo una sera che i tre escono insieme mentre si rinfacciano cantando gelosie e insofferenze.

Sì, cantando, perchè il film comunica emozioni e stati d'animo tramite 13 canzoni interpretate dal cast, scritte da Alex Beaupain.

La sceneggiatura è stata sviluppata da un primo nucleo di 4 canzoni che appartengono al primo album di Beaupain, Garçon d'honneur e altre 10 (l'ultima eseguita nei titoli di coda) che appartenevano già al suo repertorio o che sono state scritte ex novo, registrate dagli attori del film prima delle riprese del film e sulle quali sono andati in playback.

Le canzoni esprimono con una leggerezza che sono la musica pop riesce ad avere situazioni complesse e anche piccanti (come quando Julie si lamenta di aver sentito sulle dita di Ismaël  un odore che non è il suo).

 


Petit salaud, ton jeu est clair
Tu veux tout sans rancune
Le beurre, le cul de la crémière
Deux pour le prix d'une
Petite garce que tu es vulgaire
Que c'est laid dans ta bouche
Que cette jalousie m'indiffère
Vois comme tu te couches
Je suis le pont sur la rivière
Qui va de toi a toi
Traversez-moi, la belle affaire
Embrassez-vous sur moi hmmm hmm
Je n'aime que toi hmm
Je n'aime que toi
Petit salaud, petit pervers
Ou as-tu mis les doigts ?
D'où viennent ces odeurs étrangères
Surement pas de moi
Petite garce va donc te faire
Tu n'es pas moins farouche
Non tu n'es pas moins adultère
Vois comme elle te touche
Je suis le pont sur la rivière
Qui va de toi a toi
Me passer dessus, la bonne affaire
M'enjamber pourquoi pas hm hm hm
Je n'aime que toi, toi toi, toi toi
Je n'aime que toi
Petit salaud qui tu preferes?
Qui tu veux fais ton choix?
Le bon vieux temps, la nouvelle air
C'est elle ou moi
Petite garce qui je préfères
Tu le sais mieux que moi
Je préfères que tu sois légère
A la guerre a troie
Je suis le pont sur la rivière
Vos guerres me laissent de bois
Piétinez-moi, que puis-je y faire
Je ne bouge pas de la, la la, la la
Je n'aime que toi, la lala lala
Je n'aime que toi, la lala lala
Je n'aime que toi, la lala lala
Je n'aime que toi

Alice è insomma il ponte tra i due giovani fidanzati.
Julie mal sopporta l'indolenza con cui Ismaël  ha accettato il ménage e spera forse che se ne sottragga anche se è lei ad avere voluto la relazione con Alice, come confessa alla madre che invece di scandalizzarsi fa domande concrete, per capire.

Alice sta al gioco ma non sembra veramente coinvolta.
Una sera in discoteca, durante un concerto di Beaupain, mentre Alice flirta con un altro ragazzo Julie ha un arresto cardiaco e muore.

La reazione dei genitori di Julie, e delle due sorelle, è di sostegno per Ismaël che gli offrono i soldi che la figlia aveva in banca e che il ragazzo cortesemente rifiuta.
Poi in cucina Ismaël scherza con loro tanto che sulla porta, Jeanne, una delle sorelle di Julie gli dice, forse con leggerezza ma sincerità che è contenta che si stia riprendendo. 
E' allora che Ismaël canta la splendida Les yeux au ciel nella quale parla di come ogni minuto che passa sia un singhiozzo e di come si lascia configgere mentre si dimentica secondo dopo secondo di lei mentre il cielo senza traccia di dio rimane in silenzio.
Non mi vergogno a dirvi che ho pianto molto ascoltando la canzone.




Les yeux au ciel
Les nuages blancs dans le bleu parfait
Nulle trace de dieu au ciel
Ces nuages lents dans le bleu défait
Le soleil inonde le ciel
Mes jours en hiver passés à t'oublier
Où chaque seconde est une poignée de terre
Où chaque minute
Est un sanglot
Vois comme je lutte
Vois ce que je perds
En sang et en eau
En sang et en eau
Je jette au ciel
Ces galets polis
Que tu peignais en vert
Mais nulle reponse du ciel
Nul ricochet sur cette mer a l'envers
Le soleil inonde le ciel
Mes jours en enfer passés a t'enterrer
Où chaque seconde est une poignée de terre
Où chaque minute
Est un caveau
Vois comme je lutte
Vois ce que je perds
En sang et en eau
En sang et en eau
J'éspère qu'au ciel
Des diables malins coupent au anges leurs ailes
Pour que tu retombes du ciel
Dans mes bras ouverts
Cadeau providenciel
Mais chaque seconde est une poignée de terre
Mais chaque seconde est une poignée de terre
Mais chaque minute
Est un tombeau
Vois comme je lutte
Vois ce que je perds
En sang et en eau
En sang et en eau


Ismaël  rifiuta l'ennesima dichiarazione d'amore di Erwann, ma il giovane non desiste e quando lo rivede fuori dal posto di lavoro dove lo ha aspettato tutto il giorno Ismaël si arrende e passa la notte col ragazzo cantando una canzone disperatamente sexy durante la quale Ismaël  mentre bacia Erwann gli chiede di lavare la sua memoria sporca puliscimi tutto con la tua lingua e non lasciare un solo punto sporco.




Lave,
Ma mémoire sale dans son fleuve de boue.
Du bout de ta langue nettoie moi partout.
Et ne laisse pas la moindre trace,
De tout ce qui me lie et qui me lasse, hélas.

Chasse,
Traque-la en moi, ce n'est qu'en moi qu'elle vit.
Et lorsque tu la tiendras au bout de ton fusil,
N'écoute pas si elle t'implore.
Tu sais qu'elle doit mourir d'une deuxième mort, alors,
Tue la encore.

Pleure,
Je l'ai fait avant toi et ça ne sert à rien.
A quoi bon les sanglots, innonder les coussins ?
J'ai essayé, j'ai essayé.
Mais j'ai le coeur sec, et les yeux gonflés.
Mais j'ai le coeur sec, et les yeux gonflés.

Alors brûle,
Brûle quand tu t'enlises dans mon grand lit de glace.
Mon lit comme une banquise qui fond quand tu m'enlaces.
Plus rien n'est triste, plus rien n'est grave.
Si j'ai ton corps comme un torrent de lave,
Ma mémoire sale dans son fleuve de boue.
Lave,
Lave,
Ma mémoire sale dans son fleuve de boue.
Lave.



Jeanne, il giorno dopo, scopre Ismaël  a letto con Erwann. Il ragazzo le corre dietro per spiegare, ma sentendosi giudicato (capisco che ognuno elabora il dolore come può, gli dice Jeanne, ma il tuo modo lo trovo francamente violento) le dice di non doverle alcuna spiegazione e quando Jeanne gli dice gli dice che sua sorella con lui non era felice Ismaël  se ne va dicendole che, se crede, in cima alla lista dei suoi difetti può metterci anche il fatto che è un frocio.

Jeanne si incazza e gli dice non farmi apparire come una stronza moralista...
Infatti non lo è, la vediamo da sola elaborare il lutto per sua sorella catando una canzone nel parco dove ogni sabato trascorreva il pomeriggio con Julie...

Chi sembra avere superato la cosa meglio di tutti è Alice...

Ismaël  invece va al cimitero da Julie la quale gli appare cantandogli perchè sei venuto così tardi e senza un fiore?


E' Alice a riportare Ismaël a casa di Erwann che gli canta va bene hai bisogno di un copro che ti apra le braccia ma per averlo devi sentirti dire che ti amo.

Mon petit depuis ce matin
J'ai traine comme un cretin
Au niveau du caniveau
de Montparnasse a Chateau d'Eau
j'ai bu des verres, des verres, et puis des verres
Zubrowska, Riesling, Piper
A court de tout a bout de moi
Je suis revenu chez toi
Moi je voulais juste un corps
je cherchais seulement des bras
un lit de reconfort des delices sous les draps
mais helas au lieu de ca
J'ai cru entendre Je t'aime
J'ai pense c'est son probleme
J'ai cru entendre je t'aime
J'ai pense c'est son probleme
Peu importe que tu y crois
Peu importe que je sois
A bout de moi
A court de tout
Mais pas de ca entre nous

Etre un corps je suis d'accord
T'offrir mes bras pourquoi pas
Mon lit ok encore
pour rire a salir les draps
mais je crains que pour tout ca
Tu doives entendre je t'aime
Tu doives entendre je t'aime

je suis vieux, veuf et sectaire
Un pauvre imbecile secretaire

Je suis beau, jeune et breton
Je sens la pluie, l'ocean et les crepes au citron
Tais-toi un peu petit tresor
Tu as tout faux une fois encore
J'suis tres precieux epargne moi
D'accord mais entre nous pas de ca
Etre un corps je suis d'accord
Je cherchais seulement des bras
Mon lit ok encore
des delices sous les draps
Mais je crains que pour tout ca
Tu doives entendre...

Due storie d'amore. Lo stesso ragazzo che ama due donne e poi un ragazzo rimanendo se stesso, senza etichette o sconvolgimenti per attraversare sponde o schiere o identità sessuali come il film è stato visto (e mal giudicato) in Italia.

FINE SPOILER

Un film che dimostra che un immaginario inclusivo e non oppositorio può esistere e deve anzi esistere e che una volta tanto una storia d'amore tra due ragazzi può cominciare senza proclamo alcuno di omosessualità e dove quello che conta è amare.
Amare meno ma amare più a lungo come Ismaël chiede a Ermann.
Un film che ci fa bene all'anima nel quale le scene di seduzione non alludono al sesso ma all'erotismo del desiderio dei corpi.

Inutile dire che mi sono già innamorato di Ismaël e di Ermann... 




martedì 4 dicembre 2012

Ma siamo sicuri di sapere che cos'è l'omofobia?
Ancora su Andrea il ragazzo di 15 anni morto suicida.
Gli articoli omonegativi di Sara Menafra sul Mesaggero e Domenico Lusi su Repubblica.


Chiedo scusa ai familiari di Andrea, se mai leggeranno questo post.

Il mio non è un morboso accanimento su loro figlio ma una denuncia contro chi continua a parlare di questa storia compiendo un atto grave di disinformazione e censura.

Disinformazione perchè  si vuole far passare l'idea che, visto che Andrea gay non lo era, le azioni vessatorie di chi gli stava intorno non abbiano una matrice omonegativa.

Così Sara Menfara su Messaggero nel riportare le dichiarazioni del padre di Andrea gli fa dire non solo che Andrea non era omosessuale ma nemmeno che per offenderlo si sia insinuato ce Andrea fosse gay:
nessuno in famiglia pensa che Andrea fosse omosessuale o maltrattato a scuola per via dei suoi orientamenti.
Il fatto che sua madre abbia dichiarato nei giorni scorsi il contrario come riporta Repubblica
«Solo dopo la morte ho saputo che sui muri della sua scuola qualcuno aveva scritto grande così: “Non vi fidate del ragazzo con i pantaloni rosa, è frocio”. Un docente fece cancellare la scritta da un imbianchino, ma nessuno mi ha mai avvertito»
viene sminuito da  Manfra che si riferisce a queste affermazioni come presunti maltrattamenti che [Andrea] avrebbe ricevuto nella scuola.

Censura perchè quello che è a tutti gli effetti omofobia viene derubricata  a semplice bullismo come fa Repubblica che titola Andrea, si indaga per istigazione al suicidio
il padre ai pm: mio figlio non era gay
nel cui sommario si dice:
E' l'ipotesi di reato per la quale la procura di Roma cerca di fare chiarezza sulla morte di Andrea, studente 15enne del Cavour che si tolto la vita perché deriso sul web. La pista dell'omofobia non ha trovato conferme. La chiave della vicenda potrebbe essere quella del bullismo.
Secondo Repubblica l'omofobia non è una dunque una forma di bullismo!

Nell'articolo, firmato da Domenico Lusi

(...) Neanche gli amici, i professori e i compagni di classe fin qui sentiti a piazzale Clodio hanno riferito di problemi di omofobia. Da qui l'idea, che si sta sempre più facendo strada tra gli inquirenti, che la chiave della vicenda possa essere un'altra: quella del bullismo. Una pista che potrebbe trovare conferma nell'analisi dei dati contenuti nel telefonino e nel computer del quindicenne, ma non solo.
Problemi di omofobia che per Lusi sono evidentemente qualcosa di profondamente diverso dal bullismo.


Quel che sfugge a Sara Menfafri e a Domenico Lusi, e a molte, troppe, altre persone,  è che il bullismo è omofobico non solo quando si prende in giro un ragazzo dichiaratamente gay come è successo in questi giorni a Vicenza.


Omofobia significa prendere in giro un ragazzo dandogli del frocio qualunque sia il suo orientamento  (al singolare, non orientamenti, al plurare, come scrive Menafra) per cui 
non è di nessuna importanza conoscere l'orientamento sessuale di Andrea.

L'omofobia non consiste nemmeno solo nel ritenere  un ragazzo omosessuale in base al suo comportamento o abbigliamento come hanno fatto tutti, i giornalisti per primi, nel caso di Andrea, nei giorni scorsi.

Quello che prima era infatti un segno inequivocabile della sua omosessualità adesso è solamente un indizio secondario come scrive Manfra:
Come è stato ormai chiarito più volte, lo smalto colorato sulle unghie delle mani era un po’ un vezzo un po’ un modo per non mangiarsi le unghie, e i pantaloni rosa, in origine bianchi e scoloriti da una lavatrice, erano stati usati giusto a carnevale.
 Mentre per Lusi Andrea era
un ragazzo estroverso e originale. Questo potrebbe averlo esposto a episodi di bullismo. D'altronde che lui fosse deriso a scuola non è un mistero: c'era addirittura un profilo Facebook con il suo nome storpiato in cui venivano annotate tutte le cose buffe che diceva. Una pagina che aveva fatto il giro della scuola, ma della quale i genitori non sapevano nulla.
Insomma una svista o un abbaglio.
Lo smalto per le unghie o il colore di un pantalone possano denotare l'orientamento sessuale di qualcuno (mentre si basano in realtà sul più bieco cliché: non tutti i ragazzi gay portano lo smalto e non tutti i ragazzi che portano lo smalto sono gay) ma non era questo il caso di Andrea lui era estroverso e originale.

Sminuire, misconoscere e censurare il portato omofobico delle vessazioni subite da Andrea, riconoscendone solo il bullismo ma non l'omofobia è pratica squisitamente omofobica perché insinua che se Andrea non era gay allora le prese in giro in quanto frocio contano meno.



Mi chiedo che cosa ci vuole per la nostra stampa per riconoscere il bullismo omofobico per quello che è.

Non basta la scritta "Non vi fidate del ragazzo coi pantaloni rosa, è frocio".

Non basta nemmeno che tutti, giornalista compreso, cataloghino il normale comportamento di un adolescente come quello di un ragazzo estroverso e originale che diceva cose buffe.

Non basta questo marchio di differenza per fare della sua presunta diversità, percepita come tale non solo dai compagni e compagne di scuola, ma anche dai chi ha riportato la notizia, un pregiudizio omonegativo.

Si tratta di bullismo non di omofobia che, si sa, sono due cose diverse come il giorno dalla notte.

Siamo ancora così intrisi di omofobia che la riconosciamo tale solo quando è rivolta  solamente a delle persone gay, pensiero che più omofobico non può essere.
Se ti do del frocio per offenderti la cosa non è negativa di per sé ma solo se tu sei davvero frocio davvero altrimenti che te ne frega?

Omofobia vuol dire sempre e prima di tutto pensare di poter offendere qualcuno dandogli del frocio.
Menafra e Lusi però lo ignorano, mentre la cosa è chiara alla madre di Andrea, che come riportato su Repubblica dice In quella scuola (...) molti ragazzi pensano così: non sei rozzo, non sei sboccato, non fumi, allora non sei figo. Anzi, sei frocio.



Ecco perchè l'omofobia riguarda tutte e tutti. Perchè ognuno di noi può esserne vittima e non solo i gay le lesbiche o le persone bisessuali. Frocio, lesbica sono usati come una offesa, per tutti e tutte.
Anche per la madre stessa di Andrea che ha detto che il figlio è stato diffamato. Meno male che Andrea gay non lo fosse altrimenti con una madre così inconsapevolmente omofoba certo non sarebbe stato facile per lui fare coming out.

Dunque scrivere  come fa Lusi che Neanche gli amici, i professori e i compagni di classe fin qui sentiti a piazzale Clodio hanno riferito di problemi di omofobia è una affermazione altamente omofobica che nega la matrice omofobica del bullismo di cui Andrea è stato vittima solo in base al fatto che Andrea gay non lo era.




E' l'idea che per offendere qualcuno puoi dirgli che è frocio o lesbica che è omofobica di per sè.


Proprio come quando per offendere una donna le si dà della troia.

Nessuno si chiede se la donna sia davvero una prostituta e nemmeno se sia sessualmente promiscua o venga a torto considerata tale.

Dare della puttana vale come offesa di per sé, proprio come darle della lesbica, o dare del frocio a un ragazzo.

L'omofobia è talmente infamante che ci si precipita subito a spiegare che anche quando si fa una battuta poco simpatica sui non si è omofobi.

Meglio dire che come fa Repubblica si tratti di bullismo e non di omofobia poco pimprta che il bullismo può anche essere omofobico anzi lo è sempre un poco omofobico perchè un ...frocio di merda non lo si nega a nessuno...

Oppure, come fa Menafra cercare le colpe altrove.


Magari nella pista più rassicurante della recente separazione dei genitori di Andrea come causa del suicidio.

L'accusa implicata è lampante.
È possibile invece che Andrea vivesse una crisi più grave di quella che i suoi avevano percepito, dopo la separazione dei genitori.
Il neretto è nell'articolo. Sbarazzatasi proditoriamente dell'omofobia, questa causa da lei ipotizzata, la separazione dei genitori, diventa causa anche per i pubblici ministeri
Per sondare definitivamente questa ipotesi, dopo le prime audizioni, i pm hanno deciso di cambiare il fascicolo inizialmente aperto come «atti relativi» e ipotizzare l’istigazione al suicidio, al momento comunque senza indagati.
Se l'istigazione è senza indagati la causa non può essere certo l'ipotesi che Andrea vivesse una crisi più grave di quella che i suoi avevano percepito, dopo la separazione dei genitori. 

Menafra per sostenere la credibilità del padre arriva a presentarlo non come teste ascoltato dalla procura ma come autorità (fasulla, un testimone può sempre mentire se non diversamente appurato...) che può confermare che Andrea si è impiccato con una sciarpa al collo

Come ha confermato suo padre, il ragazzo si è stretto una sciarpa al collo nelle poche ore in cui era rimasto a casa da solo. (il neretto è nel testo)
Non il medico legale, non la polizia che ha ritrovato il cadavere, visto che nessuno può manomettere la scena di un omicidio o sudicio prima dell'arrivo delle forze dell'ordine, nemmeno i paramedici che saranno arrivati sul luogo.
E' il padre che conferma. Padre padrone e auctoritas per Menafra e per chi si lascia disinformare da un articolo così sui generis.

Ma il capolavoro di Menafra è l'insinuazione della natura incauta della decisione di lasciare Andrea a casa da solo, degna della peggiore trasmissione tv:
Il padre era uscito col figlio più piccolo di otto anni: convocati a scuola per parlare con gli insegnanti.
Convocati? Cioè chiamati apposta o si trattava di un normale colloqui tra genitori e insegnanti previsti nella regolare vita scolastica?

Convocati chi? Il padre e il fratello più piccolo? O la madre? O Andrea stesso? E allora perchè è rimasto a casa?
Andrea avrebbe dovuto restare a casa da solo per poche ore, come era avvenuto spesso nell’ultimo mese da quando i suoi genitori si erano separati e accordati perché i due fratelli andassero a vivere col papà.
Quindi il motivo per cui i figli rimangono spesso a casa da soli non risiede nel fatto che entrambi i coniugi lavorano ma dipende dal fatto che i coniugi si separano e quindi manca la regolare presenza di uno dei due coniugi (l'articolo non dice quale ma si capisce bene a chi si riferisce) è assente perchè la coppia si è separata.
Tra l'altro, chissà perchè i due fratelli avevano deciso di andare a vivere col papà. 



L'importante è negare l'omofobia sempre e comunque senza rendersi conto che tirare un respiro di sollievo perchè Andrea gay non lo era è quanto di più omofobico si possa fare.

lunedì 3 dicembre 2012

Omovies V
17 18 19 Dicembre 2012 Napoli







Al via la Quinta edizione di Omovies…non ci spegniamo nonostante la crisi!

Il 17 dicembre si aprirà la quinta edizione di OMOVIES il Festival Di Cinema Omosessuale e Questioning, primo del genere nel Sud Italia.
L’evento è organizzato dall’Associazione di Promozione Sociale i Ken ONLUS, che ormai da anni opera sul campo per il superamento dei pregiudizi nei riguardi di persone omosessuali e transessuali e per l’inclusione sociale delle marginalità operando attraverso la valorizzazione della cultura delle differenze.
Come gli anni precedenti, il progetto, che rientra nell’ambito della sezione ‘i Ken Art: Socializzando con l’Arte contro il Pregiudizio e le Discriminazioni’, si svilupperà in molteplici direzioni: in primo luogo il concorso cinematografico vero e proprio, la cui premiazione avverrà nel corso della serata conclusiva del Festival, grande occasione per i registi emergenti per far conoscere i propri lavori sottoponendoli al giudizio di una Academy tecnica presieduta da Vladimir Luxuria e che sarà formata da personalità del cinema e dello spettacolo in generale.
In secondo luogo, saranno realizzati una serie di dibattiti e tavole rotonde su argomenti quali il lesbismo, l’omogenitorialità e la memoria storica.

Numerosa la serie di tavole rotonde che si susseguiranno nei giorni del Festival, che sarà ospitato anche per questa edizione dal cinema Academy Astra grazie alla collaborazione con il COINOR, il Centro di Ateneo per la Comunicazione e l’Innovazione Organizzativa dell’Università degli Studi di Napoli “ Federido II”. La manifestazione si concluderà con una serata di gala con numerosi ospiti del mondo del cinema e della cultura italiana durante la quale saranno svelati i vincitori del concorso cinematografico per cortometraggi e mediometraggi e saranno assegnati i premi ed i riconoscimenti speciali a due personalità nazionali del mondo del cinema.
Durante la serata saranno attribuiti dall’associazione i Ken il premo Saponetta d’oro ad alcune personalità del mondo della cultura e della impresa che si sono particolarmente distinte per il sostegno alla lotta di emancipazione delle persone LGBT, tra essi un premio a Vladimir Luxuria e all’imprenditore napoletano Carlo Pane.
Omovies è un progetto dell’associazione i Ken realizzato in collaborazione con il COINOR dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ed nelle scorse edizioni ha vantato il contributo del Comune di Napoli e tra gli altri patrocini menzioniamo ANCI Campania, l’Università Federico II di Napoli, la Film Commission Regione Campania, la CGIL Campania, la CGIL Napoli e la CGIL Avellino, il COINOR, l’ADISU Federico II e Radio Capri. Si rinnova quest’anno il partenariato con la Mediateca Comunale di Santa Sofia e con il Festival del Cortometraggio del Comune di Napoli ”O’Curt”, oltre al gemellaggio con il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli.


Per info:




domenica 2 dicembre 2012

Ma Andrea non era un ragazzino

Le uniche foto che avevo visto su Andrea erano quelle pubblicate sul profilo falso che lo sfotteva,

 Foto nelle quali Andrea appariva un giovanissimo adolescente (15 anni appena compiuti).


A vedere queste foto si fa fatica a dare torto a chi, e sono molti a pensarla così, dice che Andrea fosse solo un ragazzino.
Che lo pensi Giovanni dall'Orto dicendo che a volte i quindicenni si uccidono solo perché sono quindicenni: l'adolescenza è un'età fragile... per questo ha bisogno di tutto l'aiuto che possiamo darle o Erica Pranovi che sul Giornale di Vicenza conciona Se un ragazzino spaventato non ha un appoggio, può fare gesti estremi o persino l'avvocato cui si sono rivolti i familiari di Andrea che ha dichiarato che è trascurabile parlare della sessualità di un ragazzo che aveva compiuto 15 anni da una settimana.

Poi è arrivata una foto più recente pubblicata da Repubblica il 27 novembre scorso (non la si trova online ma solo nella versione cartacea del giornale, io l'ho tratta dal pdf) per  smentire questo paternalismo (maternalismo) insopportabile e contromatrice del bullismo che ha contribuito al suicido di Andrea.

Perchè Andrea era un ragazzo, giovane ma non bambino, né ragazzino, sviluppato nel fisico quanto nella psiche e adatto e pronto al sesso secondo i suoi intimi insindacabili standard che non sta a noi presupporre ma nemmeno negare.




Fabrizio Rossi e lo spot di Pick Up


Lui si chiama Fabrizio Rossi, classe 1989 che ha al suo attivo una serie di spot, dalla pubblicità del  Monopoly del 2009




alla Sisal, del 2010, che lo vede crinericciuto



da una pubblicità, della unieuro, che vede Marco Simoncelli come protagonista

a una pubblicità della pespi per il mercato estero tradizionalmente maschilsta...



O, ancora, il programma televisivo Village festival su Play TV, dove, assieme ad Antonio Provitina, si è proposto come comico...


Ora è in uno spot tutto novo dove a toso nudo, pubblicizza uno snack al cioccolato.



Lo spot mi piace non solo perchè lui è notevlomethebellohhw, scusate non riesco a far rimanere la lingua al suo plwostohw, ma perchè nello spot in maniera ironica e autoironica si produce in una serie di pose e ruoli da ragazzo che, si dice, lui dice, possa piacere alle donne.

A cominciare dall'uomo tutto di un pezzo del dopobarba Denim che non deve chiedere mai (qui diventato cedere),

l'uomo che non deve cedere mai
 mentre Fabrizio dice alle donne piace l'uomo intellettuale, ed eccolo sempre a torso nudo ma con due occhialoni mentre legge un libro, al contrario...
intellettuale (notate il libro sottosopra)
 ...che poi riaddrizza con nonchalanche
qui lo ha rigirato...
O forse, continua, alle donne piace l'uomo sensibile, ed eccolo abbracciare un orsacchiotto di pezza
uomo sensibile
 o forse l'uomo animale, ed eccolo con un costume da coniglio fare il gesto della beva feroce
l'uomo animale

l'uomo animale (2)
 Alla fine mangia disinvolto lo snack di cui lo spot fa pubblicità, mentre una donna lo guarda divertito, e lui le poggia il braccio al corpo, in una posa che non fa della donna la sua donna
e lui a fianco di una ragazza braccio contro busto...
 ma nemmeno un'amica. La ragazza con cui sta, o alla quale lui può piacere.
non la sua donna, ma nemmeno amici.
Un ragazzo nuovo, ironico e autoironico, che può permettersi di giocare, superficialmente, con gli stereotipi e i contro-stereotipi del machismo senza tema di venire percepito come poco virile grazie allo sdoganamento di certi atteggiamenti considerati poco virili cui ha contribuito la visibilità dei ragazzi gay.

Certo molto gli è concesso dalla giovane età, ma l'immagine di un ragazzo diversamente etero mi sembra sorprendentemente fresca.
Inoltre una volta tanto un ragazzo è usato come sex symbol per vendere qualcosa che col sesso c'entra poco (uno snack biscotto+cioccolato) secondo una modalità cui di solito la pubblicità aveva impiegato solo donne poco vestite...




sabato 1 dicembre 2012

1° dicembre. Giornata mondiale dell'aids



Di Aids in Italia si muore sempre meno grazie alle terapie antiretrovirali combinate.

Secondo i dati forniti dal Centro operativo Aids (Coa) dell'Istituto Superiore di Sanità
nel 2011 sono stati diagnosticati 5,8 nuovi casi di positività agli anticorpi da HIV ogni 100.000 residenti.
Di questi il  75% in persone di sesso maschile un dato che è in aumento. Nel 2001 il numero di uomini diagnosticati era il doppio rispetto a quello delle donne, nel 2011 è il triplo.
La principale via di trasmissione del virus sono i rapporti sessuali non protetti (il 78,8% di tutte le segnalazioni) di questi 45,6% in rapporti eterosessuali 33,2% n rapporti omosessuali.
Purtroppo più della metà dei nuovi casi con diagnosi di HIV era già in fase avanzata di malattia: il 56% è stato diagnosticato con un numero di linfociti CD4 inferiore a 350 cell/μL.

Dall’inizio dell’epidemia nel 1982 ad oggi sono stati segnalati circa 64.000 casi di AIDS conclamato, di cui quasi 50.000 deceduti.

Nel 2011 l’incidenza di AIDS è stata di 1,3 casi per 100.000 residenti.

Tra il 2006 e il 2011 è aumentata costantemente la quota di persone che è arrivata allo stadio di AIDS conclamato ignorando la propria sieropositività. Nel 2011 è accaduto al 62,9% dei casi.


(devo ringraziare l'huffingtonpost per i dati e i link)

In occasione della giornata mondiale dell'aids del 1 dicembre molte iniziative vedranno luogo in diverse città italiane.

A Roma Certi Diritti girerà
con il “Camper della prevenzione” nella città di Roma, nei luoghi simbolo dell’informazione sessuale negata.

In mattinata distribuiremo preservativi agli studenti davanti ad alcuni licei di Roma,

all’ora di pranzo saremo davanti al Pontificio collegio americano del nord (quello del Gianicolo),

nel pomeriggio nei luoghi della prostituzione femminile e transessuale (via Salaria, via Palmiro Togliatti, via della Pisana),

in serata alla Gay street,

e in tarda serata nei luoghi della prostituzione maschile della Stazione Termini e di Valle Giulia.

Sempre dal sito di certi diritti apprendo della nuova iniziativa del comune di Roma Hiv? Sintonizzati progetto di educazione alla salute, di informazione e prevenzione su Hiv/Aids e altre infezioni sessualmente trasmesse rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado di Roma.

Una campagna ideata e realizzata dal "Coordinamento romano Hiv" e promossa da Roma Capitale e che coinvolgerà 12 scuole secondarie di primo grado (medie inferiori); 25 scuole secondarie di secondo grado (medie superiori) raggiungendo almeno 10.000 ragazzi e ragazze attraverso un intervento di educazione, la somministrazione di un questionario (tramite il quale controllare il rapporto tra i/le ragazzi/e e la tutela della propria salute; il grado di conoscenza di trasmissione del virus Hiv e delle altre infezioni; il grado di conoscenza delle modalità di prevenzione; la percezione del rischio; il pregiudizio sulle persone seiropositive.

Non è prevista, però, la distribuzione di profilattici.

Eppure il profilattico è ancora l'unico mezzo per il controllo delle malattie sessualmente trasmissibili come ha ricordato l'immunologo Ferdinando Aiuti, che a margine della conferenza di presentazione del progetto, ha regalato ad uno studente un paio di boxer con dentro la tasca una cartucciera di preservativi ricordando come I ragazzi oggi hanno detto che i preservativi sono troppo costosi, questo è uno dei problemi. Faccio un appello al ministero della Salute e all'Antitrust affinché intervengano per abbassare i prezzi (fonte HuffngtonPost)

Le associazioni coinvolte sono il Circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” (coordinamento generale), l'Associazione Archè; Anlaids Lazio; Arcigay Roma; La promessa; Lila Lazio; Magliana ’80; Sieropositivo.it.





Giornata Contro Aids

Il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, organizza per stasera 30 novembre un
Red Party durante il quale si farà opera di sensibilizzazione e informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili e sull'Hiv, compresa la distribuzione di profilattici.

Anche quest'anno ci sarà una raccolta fondi a favore di Gaia, Cooperativa Sociale che offre un servizio di assistenza domiciliare a circa 80 persone con Aids sul territorio romano.
Per l'occasione saranno anche disponibili Magliette di Muccassassina, edizione limitata speciale Red Party.

Durante la serata verrà anche lanciata una campagna di prevenzione pensata dal Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli, in collaborazione con i locali romani Sky Line, Apollion Sauna, Europa MultiClub, K, Diavolodentro.
La campagna è rivolta alla popolazione gay romana e vuole offrire nel corso di tutto l'anno stabili interventi di informazione e prevenzione all'interno dei locali coinvolti, condivisione di buone pratiche e di standard in tema di attenzione alla salute, alle MST e HIV.

Il Mieli ha attiva una Rainbow Line (800110611) in funzione dal lunedì al giovedì dalle ore 12 alle ore 19 e il venerdì dalle ore 12 alle 17 che fornisce ogni informazione su salute, prevenzione da HIV/MST, oltre che informazioni su tutti i servizi offerti dal circolo.


(post in aggiornamento...)