giovedì 10 luglio 2014

Il decalogo di Brunella Gasperini sugli orientamenti sessuali: disinformazione e totale assenza di scientificità.

Sul settimanale D di Repubblica  la psicologa Brunella Gasperini ha scritto un articolo nel quale conciona, pasticciando, sugli orientamenti sessuali.

Un articolo privo di fonti e dunque non scientifico, nessuna è autorità di se stessa, soprattutto quando non ti riferisci a una tua teoria ma a delle condizioni generali che tu pretendi siano date per scontate (e invece non lo sono). 


Anche in un articolo di (bassa) divulgazione si può (si deve?) rimanere rigorose nelle definizioni e nei sinonimi che si scelgono. 
Non così fa Gasperini che  riduce gli orientamenti sessuali alla mera componente sessuale e parla di
desiderio, delle nostre fantasie, della nostra sessualità e mai di affettività (parola che non compare mai nell'articolo) dimenticando (omettendo?) che l'orientamento sessuale si sviluppa appieno solo quando ci si relaziona con una (o più...) persone (1).

Per una psicologa non c'è che dire, complimenti!

Gasperini esordisce dicendo che:

L'orientamento sessuale deriva infatti da una delicata combinazione di fattori genetici e ambientali. Ed è ben più complesso, variabile e “colorato” di quanto si pensi.
Così.
Senza uno straccio di fonte, senza argomentare questa affermazione, priva di validità scientifica. Nessuno studio serio ha davvero dimostrato una origine genetica degli orientamenti sessuali (2).

Tant'è che lo scrive anche lei, più avanti, contraddicendosi.
 

L'assunto principale dell'articolo è che L'orientamento sessuale non è una condizione immutabile come dimostrano le ricerche compiute in questi anni, come si legge nel sommario, parlare di origine genetica è contraddittorio, i geni determinano e se qualcosa è determinato non può essere mobile (a meno che non si tiri in ballo il gene che rende mobili gli orientamenti sessuali... le persone che ricorrono al determinismo genetico per i comportamenti umani i più svariate hanno una fantasia immensa).

Eureka! Ho trovato il gene che ci fa pensare che tutto è determinato dai geni

Gasperini parla anche di ambiente  che farebbe derivare assieme ai geni l'orientamento sessuale.

Insomma una botta al cerchio e uno alla botte, dicendo che L'orientamento sessuale deriva infatti da una delicata combinazione di fattori genetici e ambientali Gasperini non sta dicendo niente perchè afferma che froci o etero si nasce (geni) e si diventa (ambiente).


Per argomentare la sua tesi (la mobilità degli orientamenti sessuali) Gasperini cita Kinsey che aveva scoperto che le persone omosessuali ed eterosessuali pure, quelle cioè che hanno relazioni sessuali E SENTIMENTALI esclusivamente con persone dello stesso o dell'altro sesso, sono entrambe una minoranza statistica la maggior parte delle persone attestandosi in un comportamento bisessuale vairabile nel tempo e con diverse prevalenze percentuali su uno dei due sessi.

La bisessualità è la condizione di default, l'omosessualità e l'eterosessualità pure, sono due minoranze (statistiche).

Che dice la nostra invece?

L’orientamento sessuale è il risultato dell'interazione di fattori biologici, genetici, ambientali e culturali.
Biologici e genetici. Quindi nasco gay se ho il gene e se ho una determinata biochimica...
Qui si fa ancora confusione tra sesso (biologico) e orientamento sessuale...
Non è biologicamente preordinato in modo rigido verso un dato sesso, ma solo indirizzato con una preferenza, in modo più o meno rilevante, nella maggioranza dei casi, in senso eterosessuale.
Dunque l'ambiente stempera il determinismo dei geni indirizzando le persone verso una maggioranza statistica.
Siamo tutti e tutte etero e gli altri due orientamenti sessuali sono una minoranza.

Ma allora la fluidità a cosa serve se siamo tutti prevalentemente etero?

Non a dire che, al di là dell'orientamento sessuale che abbiamo, amiamo le persone di qualunque sesso esse siano. Siamo tutte e tutti etero e poi ogni tanto siamo froci e lesbiche ma, essendo gli orientamenti sessuali fluidi  ETERO POSSIAMO TORNARE AD ESSERE.

Chi perora la teoria della fluidità degli orientamenti sessuali infatti?

Due scuole di pensiero completamente diverse.

La teoria riparativa. Dalle omosessualità, se si vuole, ci si può allontanare. Nicolosi negli Usa e Dèttore in Italia.

La teoria Queer che vuole cancellare le distinzioni tra i tre orientamenti sessuali percepite come etero (od omo) normate (3).

Rimane un certo grado di fluidità potenziale, che permette lo svilupparsi delle differenze, in base a processi di apprendimento ed eventi di vita.
Quindi per Gasperini il modello di default è prevalentemente l'eterosessualità e solo in base a processi di apprendimento e a eventi della vita si è bisex od omo.

Naturalmente questo non spiega niente.

Se ho il gene dell'omosessualità non si capisce come l'abiente possa farmi cambiare orientamento sessuale. Né come possa farmi diventare omosessuale visto lo stigma che non favorisce certo l'omosessualità.

A meno che per processi di apprendimento non si intenda qualcosa di negativo o di deviante (anche solo in termini statistici).

Gasperini gioca sporco invece quando artatamente confonde tra comportamento sessuale (con chi andiamo a letto) e orientamento sessuale che è invece una costruzione complessa e dinamica.

Lei invece la butta in caciara e crede di dimostrare la fuidità dell'orientamento sessuale portando come prova il comportamento sessuale.
2. Non siamo sessualmente orientati in modo stabile e unico ma possono determinarsi dei cambiamenti. Ci sono persone che vivono anni da eterosessuali e poi sperimentano, in alcuni periodi, cambiamenti nell’attrazione sessuale, nelle fantasie e nel desiderio. Questa instabilità riguarda gli eterosessuali così come gli omosessuali.
Già la parola instabilità è giudicante. Vuol dire che uno non si è ancora assestato. Sei instabile perché dopo anni di vita da eterosessuale hai delle fantasie gay.

In realtà nessuno e nessuna diventa qualcosa che non era già prima.

Tutti e tutte abbiamo fantasie bisex a prescindere dal nostro orientamento sessuale.

Anche io che sono un gay puro, secondo la scala Kinsey un 6, ho diverse fantasie sessuali con donne ma questo non mi rende instabile così come non mette in discussione la mia omosessualità nè rende gay tutti gli etero che hanno fantasie in tal senso.

Non si è omosessuali perché si hanno fantasie. Si è omosessuali quando si hanno storie sentimental-sessuali prevalentemente con persone dello stesso sesso.

La fluidità non è instabilità (4).

Gasperini sembra non avere le idee chiare quando scrive
3. Ci sono motivi per pensare che in assenza di pressioni sociali, condizionamenti culturali ed educativi di una società che sostiene e favorisce la direzione etero, probabilmente una proporzione di popolazione molto più vasta esprimerebbe un orientamento sessuale diverso. È un dato appurato inoltre che le persone che hanno rapporti di natura sessuale, in modo occasionale o continuativo, con una persona dello stesso sesso, sono molte di più delle persone che si definiscono omosessuali.
Condivisbilissimo. 
Ma in contraddizione con quanto detto prima. Gasperini faccia pace col suo cervello.



Non è biologicamente preordinato in modo rigido verso un dato sesso, ma solo indirizzato con una preferenza, in modo più o meno rilevante, nella maggioranza dei casi, in senso eterosessuale come detto al punto 1.
oppure
È un dato appurato inoltre che le persone che hanno rapporti di natura sessuale, in modo occasionale o continuativo, con una persona dello stesso sesso, sono molte di più delle persone che si definiscono omosessuali come detto al punto 3.
Lo stesso vale per il punto 4.
 4. Omosessuali ed etero non sono categorie distinte, nemmeno dal punto di vista genetico. 
Secondo chi? Secondo quale studio?
Nonostante l’accanimento di qualche "ricercatore", nessun gene dell'omosessualità è stato fino a oggi isolato.
Ma non era stata Gasperini a esordire dicendo L'orientamento sessuale deriva infatti da una delicata combinazione di fattori genetici e ambientali. Ed è ben più complesso, variabile e “colorato” di quanto si pensi ?

Quale delle due affermazioni è vera?


Il capolavoro di grossolana divulgazione è però nei seguenti periodi.

Inoltre le etichette etero, omo e bisessuale sono ormai considerate [da chi?] inadeguate per esprimere l’ampia gamma di possibilità degli orientamenti sessuali.
Ah sì? Quali possibilità lasciano escluse?
Non tutti siamo esclusivamente attratti da un genere [Da un genere? Siamo attratti da un genere o da un sesso?] o in misura uguale da entrambi.

Se la bisessualità è la macrocategoria nella quale nasciamo tutte e tutti  e poi in diverse fasi della vita questa potenzialità si polarizza di più verso una o entrambe le componenti etero e omo quale gamma rimane esclusa?
Sono solo schemi grossolani che inquadrano e riducono una realtà ben più complessa.
Io di grossolano vedo solo l'argomentare di Gasperini.

Gasperini usa genere e sesso come sinonimi quando in psicologia sono due concetti ben distinti (5).

5. Le donne mostrano una maggiore flessibilità nel proprio orientamento. Diversi studi evidenziano una maggiore probabilità che le donne siano bisessuali piuttosto che esclusivamente omosessuali, mentre negli uomini si verifica il contrario.
Ricordo che poche righe prima Gasperini afferma il contrario:
Ci sono persone che vivono anni da eterosessuali e poi sperimentano, in alcuni periodi, cambiamenti nell’attrazione sessuale, nelle fantasie e nel desiderio. Questa instabilità riguarda gli eterosessuali così come gli omosessuali.
Adesso ci dice che questo vale più per le donne che per gli uomini...

Le donne non eterosessuali tendono di più a considerare il proprio orientamento sessuale come flessibile, in alcuni casi “scelto”, mentre gli uomini più spesso lo vivono come innato e immutabile.
Questa affermazione andrebbe spiegata e contestualizzata. Si tratta di fare considerazioni sociologiche, antropologiche e politiche, non certo genetiche e biologiche.


Detta così è discriminatorio e sessista.

Non è il sesso a determinare questa differenza bensì la costruzione sociale del genere.
Sul lesbismo poi non ci si deve dimenticare il portato politico di liberazione della donna dal patriarcato e dal maschio (6).

Queste differenze sono politiche e culturali non sono certo codificate nel sesso biologico o nei geni...

6. Alternative di orientamento sessuale riguardano statisticamente più i maschi per poi rimanere abbastanza stabili nel tempo, rispetto a quello che avviene nelle femmine.
Alternative. Cioè oppositorie e non compatibili, legate dall'o/o  alla faccia della fluidità...

Di nuovo, nessuno può addurre queste differenze al sesso biologico, ma solo alle costruzioni sociali dei generi
Percorsi geneticamente innati sembrano esserne le cause, insieme ad elementi legati alla più elevata rigidità dei ruoli di genere culturalmente imposti agli uomini nella nostra cultura.
Altro cerchiobbottismo.
O c'è determinismo genetico o c'è costruzione sociale del genere.

Inoltre il genere e l'orientamento sessuale non hanno alcun legame vincolante.

Io sono  e resto maschio anche se mi innamoro di altri maschi.

Nessuno può dire, in maniera intellettualmente onesta e con una certa consistenza scientifica che le differenze di comportamento tra maschi e femmine siano derivanti dai geni (2).

In nessun esperimento si può escludere l'ambiente in cui non solo nasciamo o nel quale abbiamo esperienze ma anche nel quale esprimiamo la nostra persona nelle relazioni con altre persone.

Queste affermazioni sono pure ipotesi astratte prive di validità scientifica.

7. L’ipotesi – smentita dagli studi - che l’orientamento sessuale sia immutabile e che si nasca orientati verso un dato sesso, sembra rendere più facile l’accettazione sociale dell’omosessualità in una società, come la nostra, ancora omofobica.
Però guarda caso rende anche accettabile l'ipotesi riparativa... Infatti subito dopo Gasperini si sente di dover specificare che

8. Non esistono evidenze scientifiche che l’orientamento sessuale possa essere modificato volontariamente. L’American Psychological Association ha escluso che sia possibile modificarlo utilizzando forme di terapia psicologiche o religiose. Non a caso, le cosiddette terapie riparative orientate agli omosessuali falliscono clamorosamente.
Agli, solo uomini, non le lesbiche!

Ah già! Ha detto che sono i froci a essere più rigidi e meno fluidi...
9. Non c’è alcuna prova scientifica legittima che dimostri che vivere una sessualità [e l'aspetto affettivo?] diversamente orientata rispetto alla maggioranza, significhi aver subito traumi infantili, deficit educativi, rapporti difficili con i genitori o con l’altro sesso. Così come non è stata trovata nessuna correlazione tra orientamento sessuale e psicopatologia. Fino agli anni 70 del secolo scorso l’omosessualità era contemplata come deviazione sessuale nel DSM, il manuale diagnostico statistico di riferimento della psichiatria. Oggi questa voce resiste solo nel pregiudizio.
Anche il pregiudizio di Gasperini che continua a parlare di sessualità e non di affettività.

10. L’orientamento sessuale è una caratteristica radicata che ha un significato profondo per gli individui: è espressione di sé. La sua limitazione psicologica, culturale o giuridica infligge gravi danni psicologici.
Anche gli articoli scritto coi piedi ...

Insomma questo articolo è un regesto di affermazioni contraddittorie compilate senza citar fonti, senza una contestualizzazione teorica, senza attestare cosa sia davvero la fluidità degli orientamenti sessuali e soprattutto, a  cosa serva  oltre che a dire che i froci sono più rigidi delle lesbiche e che siamo tutti e tutte una minoranza mentre l'eterosessualità è statisticamente la norma.

E pensare che c'è chi ha apprezzato questa accozzaglia di frasi senza senso...



Le mie fonti per questo post

(1) Rosario Coco Alessandro Paesano Lo stylebook di Gaynet.
Si rimanda alla bibliografia ivi contenuta per ulteriori e indispensabili indicazioni bibliografiche

(2) Lesley Rogers Sesso e cervello Einaui, Torino 2000 (in particolare tutto il capitolo 3 Un gene gay?)

(3) cfr. voce Queer dello Stylebook, op. cit.

(4) Davide Dèttore, Emiliano Lambiase La fluidità sessuale Alpes, Roma 2011

(5)  Antonella Montano, Santina Calì, Antonio Zagaroli Educare alla diversità a scuola Scuola secondaria di secondo grado Istituo beck, Roma 2013

(6) cfr. voce Lesbismo dello Stylebook, op. cit.

venerdì 4 luglio 2014

Buonanno o dell'uso personale delle istituzioni.

Lo avete letto tutti e tutte. Il leghista Gianluca Buonanno, eurodeputato e  sindaco di Borgosesia ha dichiarato che
Due gay non devono baciarsi in pubblico, ci vuole senso civico: a me dà fastidio. Io faccio anche il sindaco: si poterebbe pensare a fare una delibera comunale. Non sono contro gli omosessuali, ma in pubblico devono mantenere contegno.
A molte persone ha colpito la verve omofoba di questa dichiarazione, senza colgierne però il portato eversivo.

Buonanno non spiega il perché due gay (non due perosne dello stesso sesso ma due gay, quindi a rigor di lingua italiana che due uomini etero lo portrebbero fare...) non possono baciarsi. Dice solo che a lui dà fastidio.
E siccome lui è sindaco pensa bene di vietarlo con una delibera.

Ecco, questo uso delle istituzioni per i gusti personali mi sembra la migliore dimostrazione della follia di princicpio, tutta giocata sulla pelle altrui, di chi, garantista fino al fanatismo, permetterebbe a questo usurpatore di poteri pubblici di esprimere la sua opinione per l'inalienabile principio di libertà di pensiero.

In una democrazia non basta dire io penso che... ma bisogna sempre anche spiegare il perché. Perchè la cosa pubblica dovrebbe far diventare legge imposta a tutti un pensiero individuale inopinato e non richiesto.

Lamentiamoci di questo e non del fatto che un cattivone vuole vietare che i gay si bacino uffa! come si legge vittimisticamente un po' dappertutto.

mercoledì 11 giugno 2014

Alessandro Gilioli scrive contro lo spot della Findus senza averci capito niente


Deve averlo ascoltato proprio male Alessandro Gilioli  lo spot della Findus se dinanzi la banalità del coming out, così come è presentato nello spot, non trova meglio di lamentarsi (sul suo blog sull'Espresso) che i froci non si vedono (mi auguro per lui che Gilioli sia gay altrimenti quell'epiteto se lo dovrebbe proprio rimangiare) o che non si baciano.
Altrimenti verrebbe da pensare che Gilioli dinanzi l'omosessualità sia obnubilato dal sesso e quando sente parlare di ragazzi che si amano (mai le donne...) pretende che si bacino.
Che poi lo rinfacci a uno spot dove i volti non si vedono la dice lunga sulla pretestuosità del suo post che usa, senza davvero notarne l'importanza e la posizione avanzata,  la pubblicità della Findus per una lamentatio anche condivisbile se a farne le spese non fosse il primo spot da sempre che rende il coming out qualcosa di quotidinano, normale, familiare, da chiacchiericcio durante la cena, non percependo il portato di questo modo di presentarlo.

Certi giornalisti italiani sono proprio incorregibili continuano a ripetere l'unica cosa che credono di avere capito (sneza avere in realtà capito nulla) distorcendo la realtà che hanno intorno pur di confermare un ego inarrestabile che non si ferma nemmeno dinanzi uno spot importante pur di poter dire IO IO IO.

martedì 10 giugno 2014

Due parole su chi denigra il nuovo spot Findus gayfriendly

Lo spot è firmato dall’agenzia pubblicitaria Havas Worldwide e pianificata da Havas Media.
Fa parte di una srie di spot "Findus presenta" caraterizzati dalla presenza in voce di una famiglia colta nell'attimo di consumare i cibi surgelati e precotti della multinazionale (Lions Capital in tutti i paesi europei ad eccezione di Svizzera, dove è di Nestlè, e Italia, dove fa capo a Permira).
CHiachciericcio da occasione quotidiana che lascia spazio al prodotto pubblicizzato.

E' così per i diversi spot finora prodotti


Quello sul fishburger




Quello sui bastoncini




Quello sul merluzzo gratinato.




L'idea è che se il chiachiericcio è quello solito, questi prodotti precotti e surgelati fanno ormai parte della quotidiantà delle famiglie italiane.
Findus è tra di noi e non ci facciamo più nemmeno caso. Un chiacchiericcio non proprio neutro visto che vengono rispettati molti ruoli di genere. nello spot sui fishburgher è la madre a dare il permesso ai due filgi maschi di mangiare davanti la tv dove i due si mettono a giocare alla playstation (a guardare i gamepad). Oppure la complicità tra maschi padre figlio per convicere alla sorella più piccola  (e più tonta) di mangaire i piselli... Oppure nel terzo spot la donna che fa fare all'uomo una cosa che a lui non paice, una cosa da donne come il ballo, per amore.

Il chiacchiericcio, lo small talk deve essere conservatore perchè non deve far passare nessuna novità progressista, nessuna deroga ai ruoli rpecostituiti, nessuna interruzione del main-stream del flusso di maggioranza.

Adesso c'è un novo spot con qualcosa di nuovo.






La novità dello spot dove la madre non batte ciglio al coming out del figlio si basa dunque sulla pretesa che il coming out è ormai una cosa all'ordine del giorno.

Non a caso c'è la mamma e non il papà a cena, perchè, si sa, coi figli maschi, il luogo comune vuole che sia proprio il papà quello che ha più difficoltà ad accetare la virilità mancante.

Questo spot, insomma, presenta come ordinario, qualcosa che ordinario invece non è (quanti e quante di voi conoscono amici e amiche  buttati e buttate fuori casa da padri e madri di merda?) contribuendo a costruire una retroica da main-stream in maniera non evidente, eppure tangente, presente, concreta, possibile.

Uno spot forte, non particolarmente birllante, come non lo è nessuno di quelli che lo hanno preceduto, ma che hanno la loro forza proprio in questa dozzinalità solo apparente.

Perchè, d'altronde, che le si neghi o no, le coppie di ragazzi e ragazze che si amano sono una realtà anche nel nostro paese. Ci sono smepre state l'unica cosa che cambia è la loro visibilità, adesso ribadita anche da uno spot.

Se fate un giro sulla rete vi renderete conto invece delle critiche negative che lo spot sta ricevendo da parte di molte persone omosessuali e bisessuali (poche quelle etero...) che lamentano allo spot di non fare vedere i volti (ignorando che è caratteristica di tutti gli spot della serie) che una cosa così importante viene detta en passant senza darle peso  (forse perchè il coming out è lì che dovrebbe arrivare, è quello l'effetto che dovrebbe sortire), oppure ci si lamenta dello sfruttamento dell'omosessualità (maschile) negli spot.

Se invece leggiamo l'articolo (si fa per dire)  di Guido Liberati sul Secolo d'Italia nel quale si può dice che
la multinazionale dei surgelati ha proposto il suo nuovo spot, dedicato a nuove specialità che si preparano nel forno a microonde ma che sembrano fatte in casa: insomma, che non sono come sembrano. Un po’ come i due soggetti della storia dello spot, che sembrano maschi “tradizionali” appunto come la cucina di una volta, ma sono invece parecchio “moderni”. 
Spot nel quale 
Di maschi etero non c’è traccia. Il babbo è stato sapientemente eliminato dallo spot, come a lasciare intuire che la signora sia vedova. Perché per i pubblicitari “gay friendly” gli eterosessuali sono come gli indiani per Custer. Sono buoni solo morti.
forse questo spot, al di là dei ricchioni criticoni (purtroppo è lo scotto da pagare sulla rete: chiunque dotato di tastiera può scrivere, anche il sottoscritto), ha davvero colpito nel segno e ci porta avanti improvvisamente di vent'anni.

Se solo molti froci risucissero a fare lo stesso... 

venerdì 6 giugno 2014

Se le persone gay dicessero le merdate che dicono le persone etero...

...un video delizioso che non commette un errore nel ribaltare punti di vista e situazioni

discriminatorie e omofobiche. Purtroppo la versione italiana sottotiolata è stata tolta dalla rete pr violazione dei diritti (?!?!) Però si capisce abbastanza bene anche senza sottotitoli... Grazie a Freedog che mi ha segnalato il ritiro del video sottotitolato.

mercoledì 4 giugno 2014

Videogaymes. Quando gli "esperti di videogiochi", storditi dal desiderio di ricordare che i froci c'erano anche nei videogiochi tradiscono un maschilismo omofobo che fa paura

Un libro sui personaggi gay nei videogame. Dal titolo Videogaymes al plurale perché, mentre fingiamo di conoscere l'inglese, non conosciamo nemmeno la lingua italiana.
Lo ha scritto Luca De Santis. Pubblica Unicopli.
Il sottotitolo dice  Omosessualità nei videogiochi tra rappresentazione e simulazione (1975-2009). Una roba seria.
Infatti, mentre parla del suo libro al Pride Park, De Santis chiarisce che la classificazione dei personaggi non nasce da una sua malizia soggettiva ma dai libretti di istruzioni dei giochi che forniscono brevi note biografiche sui personaggi.

Nell'ora in cui, complice Paolo Francesco Del Re, De Santis parla del suo libro la bellissima ragazza trans Melissa, bardata da personaggio famoso di un videogioco famoso, è chiamata in causa come valletta - un frasario à la Mike Bongiorno - limitandsi a reggere delle stampe formato A3 che ritraggono i personaggi dei videogiochi e che De Santis chiama slide (sic!).
Due maschietti non riescono a reggere dei fogli e a parlare? Devono per forza far fare quel lavoro a una signorina? Ma che becero maschilismo! Tanto che alla fine, ai saluti, ci si dimentica pure di ringraziarla, nella totale indifferenza del pubblico. Poi per fortuna Del re se ne accorge e prova a rimediare.
Melissa fossi stata in te quell'asta che portavi gliela avrei rotta in testa a entrambi...

Insomma che dice in un'ora De Santis?
Che i personaggi gay lesbici e transgender (o transessuali De Santis si incarta subito e li usa sovrapponendoli quasi come fossero sinonimi) nei videogiochi ci sono stati sempre. Che insomma noi popolo lgbt nei videogame ci siamo sempre stati...
Sarà.
Le caratterizzazioni usate in quei videogiochi che De Santis ci mostra, nonostante cerchi disperatamente di dimostrare che nell'arco di un trentennio sono migliorate, si attestano ai migliori stereotipi sessisti del maschilismo omofobico e quei personaggi essendo essenzialmente checchine sfrante e donnone virago, mentre quando il sesso biologico non è conforme al genere De Santis sottolinea l'abiguità di questi personaggi.
Capite?
Non già l'uso dell'ambiguità da parte dei videogiochi. L'ambiguità c'è anche per il superespertone di videogiochi (siamo pochi in Italia si autoincensa) tanto che anche lui la attesta e la indica come tale. Alla faccia di 40 anni di movimento. Melissa rimane impassibile con la lancia in resta...

Per Luca sembra più importante rivendicare che i froci e le trans (un paio di volte gli scappa i trans...) ci sono proprio come faceva Vito Russo con i film mainstream (perché non stiamo parlando di videogiochi di nicchia ma di quelli mainstream) commettendo lo stesso errore: gioire per una presenza lgbt qualunque sia senza tenere conto (nella presentazione almeno, non so nel libro che non ho letto ancora) la qualità di questa presenza.
A vedere dagli esempi che mostra  (un energumeno à la Village People ma più nerboruto che ti succhia l'energia abbracciandoti e colpendoti con inequivocabili movimenti pelvici e una lingua serpentiforme signore e signori eccovi servito il frocio) De Santis si diverte con gli occhi di oggi di una rappresentazione che allora (il gioco in questione è dei tardi anni 80) era come minimo raccapricciante (a dire il vero per me lo è ancora oggi).

L'idea di fondo del libro (ripeto e non lo ridirò che giudico esclusivamente in base alla  sua presentazione) mi pare come minimo controversa.

De Santis sovrappone omosocialità (che signifca, più o meno, la simpatia che i maschi provano l'un l'altro sganciata dall'omoerotismo, una solidiarietà maschile che una volta autorizzava qualche sospetto di omosessualità) al'omofilia tout-court e legge così in chiave omoerotica un gioco nel quale bisogna masturbare un uomo, cioè, un personaggio da videogioco, dimenticando che (come ricordava Mario Mieli) l'educatsrazione cioè la repressione di tutto ciò che non è etero e eteronormato passa anche attraverso le sperimentazioni masturbatorie adolescenziali collettive...

A una lettura più profonda l'omoerotismo masturbatorio rientra come rito di passaggio nei divieti eteronormativi di un autoerotismo che è tutta l'omosessualità che un adolescente medio si può concedere...

Poi De Santis cerca di coinvolgere il pubblico (moscisssimo) mettendo in palio un paio di free drink (perché non si può mica dire due consumazioni omaggio...) chiedendogli di riconsocere nomi e videgiochi di provenienza dei personaggi la cui catalogazione, ricordiamolo, non è sua, ma rigorosamente dedotta dalle note di produzione dei videogiochi stessi.

Però...

Però la classificazione usata da De Santis è discutibile.

Se una ragazza, personaggio di un picchiaduro, si camuffa da uomo per accedere ai combattimenti altrimenti preclusile (perché concessi solo agli uomini) per vendicare il fratello morto ammazzato, il fatto che si nasconde i seni o che viene disegnata (progettata? Pixellata?) con sembianze maschili è per froza una transgender come ce la presneta il nostro? 
Però quando De Santis commenta l'omosessualità di questo o quel perosnaggi usa come criterio di ricosncoimento gli stereotipi più omofobi che esistono non avevo dubbi sull'omosessualità di quel perosnaggio così effeminato ma davvero?
Poi visto che il pubblico, moscissimo, non indovina nessun personaggio (tranne una coppia dietro di me che vincerà i free drink) De Santis chiede di indovinare orientamento sessuale e identità di genere dei personaggi, quelli le cui stampe Melissa valletta vassalla maneggia.

E qui si compie lo stupro culturale della presentazione.

Dei perosnaggi nati dall'invenzione di un gruppo di programmatori e programmatrici, non delle persone in carne ed ossa che usano delle parole piuttosto che delle altre per definirsi e presentarsi al mondo, dei perosnaggi di invenzione vengono ritenuti suscettibili di riconsocimento e catalogati come lesbici, gay, etero, transgender o transessuali operate (le parole son sempre di De Santis).

Si propone cioè di catalogare personaggi di videogiochi (nemmeno di film o romanzi...) come fossero persone del mondo reale senza mai minimamente mettere in discussione strereotipi e ruoli di genere (e come si potrebbe se De SAntis è il primo a usarli in maniera normativa cioè per distinguere chi è cosa...?) - come ci guarderemmo dal fare nel caso di persone reali  - confermandoli con un ammiccamento maschilsita e omofobico di chi dice eh lo sapevo che quel tale perosnaggio oconciato da frocetto effemmianto è gay...

Tutto questo compiuto al Pride Park che dovrebbe essere il luogo dove questi luoghi comuni vengono destrutturati, frantumati, criticati nella loro essenza patriarcale, maschilista ed omofobica.

Certo è vero io non ho letto il libro, l'ho ripetuto anche se avevo promesso non lo avrei più fatto, ma ieri l'autore di questo libro che non ho letto mostrava il disegno di due personaggi maschili uno con una fluente chioma bionda e l'altro con una sorta di cappuccio di cuoio dicendo che si trattava di una coppia gay (non di uomini proprio coppia gay) composta da un tizio profondamente effeminato e l'altro profondamente maschile (secondo la versione più stereotipata di questi concetti) senza minimante accennare una messa in discussione di ruoli di genere così miseri.

Ecco questo mi sembra il limite più grave di questa vocazione classificatoria che nemmeno Linneo, dare dignità agli stereotipi più beceri pur di ricsonoscere che in un videogioco quello strano essere ambiguo (sono parole sue) morto ammazzato era un frocio.

Ecco io 15 euri per il libro non li dò. Se avrò modo di leggerlo lo farò.

Però che povertà di acume storico-sociologico-antropologico...

Proprio come Vito Russo, che però scriveva negli anni '70.

De Santis scrive oggi.


martedì 20 maggio 2014

A far l'Europa comincia tu

Il 25 maggio manderemo in Europa 73 eurodeputati ed eurodeputate.

l'Italia sia indietro su tutto anche sui diritti lgbti e nonostante le resistenze della politica italiana lo Stato italiano ha dovuto approvare norme contro la discriminazione (legge 216 del 2003 contro la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere sui luoghi di lavoro) e ha creato istituzioni contro la discriminazione (come l’Unar, l’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni) fornendo strumenti alle forze dell’ordine per combattere la violenza di genere e le discriminazioni (come l’Oscad, Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori).

Il fondamentalismo cattolico sta attaccando questi diritti consolidati non solamente in Italia. E' dunque più che necessario  votare e sostenere candidati e candidate che siano come minimo gayfriendly.

Per questo è nata piattaforma europea Come Out che chiede ai candidati e alle candidate per l'Italia italiani di sottoscrivere i suoi 10 punti, che sono riassunti nello spot.

Nel sito della piattaforma sono indicate le persone candidate dei principali partiti (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Nuovo Centrodestra – UdC, Lega Nord, Fratelli d’Italia-AN, L’Altra Europa con Tsipras, Scelta Europea – ALDE), indicando chi ha aderito alla piattaforma Come Out, le posizioni espresse in tema di diritti delle persone lgbti, di laicità delle istituzioni, di diritto all’autodeterminazione e di contrasto alla violenza e alle discriminazioni, informazioni alle quali si aggiungono le valutazioni di Arcigay.

Questa operazione di monitoraggio proseguirà anche dopo le elezioni per verificare la coerenza rispetto agli impegni presi.
Questo è parte del comunicato che si può trovare sul sito di COME OUT che ho riassunto e, soprattutto, riscritto in una lingua non sessista (solo candidati e non candidate...).

La campagna è organizzata da Arcigay e sostenuta dal finanziamento della  Fondazione Open Society Institute in collaborazione con Osife (Open Society Initiative for Europe) e si avvale del sostegno di Anddos (Associazione nazionale contro le discriminazioni per orientamento sessuale) (che in realtà è una costola di Arcigay con annessi locali e saune staccatosi da Arcigay)


Vale la pena dare una scorsa all'elenco delle persone candidate... anche per chi a votare non ci andrà.

lunedì 19 maggio 2014

Lettera aperta a Nino Spirlì a proposito del suo post E gli etero?


Caro Nino,

ho letto il tuo post sul blog del giornale nel quale ti chiedi perché non ci sono gli etero nell’acronimo (si dice così) lgbtqai.
Capisco che dinanzi questa sigla tu ti smarrisca, quelli della nostra generazione sono abituati a non dare nemmeno un nome all’amore tra persone dello stesso sesso, - ricordi la bella poesia di Wilde? - figuriamoci se sanno cosa sono le persone intersessuate!
Dinanzi certe parole cui l’acronimo fa riferimento ci si può trovare spaesati, forse per questo certe spiegazioni che fornisci tu nella legenda non sono proprio precise e puntuali.
Conosco bene la difficoltà di spiegare concetti sottili e non immediati in poche righe, io stesso, insieme ad alcuni ragazzi, sto scrivendo un primo lessico lgbt in italiano (lo presentiamo al Pride Park di Roma il 6 giugno) ed è grazie a persone più giovani che quei concetti sono riuscito a capirli anche io che appartengo, come te, alla generazione di chi pensava che essere checche, ti definisci tu così, fosse una questione privata, da camera da letto, oppure, come ricorda il grande Paolo Poli, che l’amore tra maschi non esiste, è solo sesso, per l’amore ci son gli amici.
Le nuove generazioni invece sono uscite dalle camere da letto e si comportano esattamente come le persone etero che tu tanto apprezzi, esternando i loro sentimenti proprio come loro, pubblicamente, con lo stesso decoro e lo stesso pudore.

Ed è proprio perché le persone gay, lesbiche, bisex, trans, intersessuate e asessuali (eh sì… c’è una categoria che ti è sfuggita, ah questi giovani!) sono visibili che vengono insultate, aggredite, picchiate e uccise.

Oppure istigate al suicidio
perché a scuola, a lavoro, in casa, in tv, i sentimenti che provano sono descritti come negativi, o irrilevanti, da non nominare nemmeno, o da tenere esclusivamente nelle camere da letto, come pretendi tu, come se le persone etero che tu tanto ami fossero etero solo nelle loro case e non quando vanno in giro con i e le coniugi, portando l’anello al dito che ricorda al mondo intero che sono persone sposate o quando scrivono, parlano, in una parola vivono nel mondo.

Ti chiedi quali sono i diritti dei bisessuali. Sono gli stessi diritti delle persone etero, dei quali le persone bisessuali non godono perché discriminate in quanto bisessuali.

Gli orientamenti sessuali e le identità di genere non rendono le persone bisognose di diritti speciali.
Nessuna persona non etero chiede per esempio un matrimonio omosessuale.

E’ la stampa che si inventa queste categorie, anche il giornale che pubblicato il tuo blog.

Le persone non etero  chiedono che lo stesso matrimonio delle persone etero, l’unico matrimonio che esiste, venga esteso anche alle coppie dello stesso sesso perché adesso non è loro permesso.

Questo non vuol dire, caro Nino, che se tu non vuoi sposarti con l’estensione del matrimonio, tu, in quanto checca,  saresti costretto a farlo.

Vuol dire semplicemente che chi vuole potrebbe farlo e ora non può.

Ma al di là di queste motivazioni che, per motivi generazionali e anche ideologici, evidentemente tu fatichi a capire, c’è una semplice risposta alla tua domanda.

Non ci sono le persone etero nell’acronimo lgbtqai perché per offendere un uomo, qualunque sia il suo orientamento sessuale, non gli si dà dell’etero.

Gli si dà del frocio.

Gli si dà del frocio perché la parola frocio, è per molte persone una parola offensiva di per sé.

Qualunque uomo, anche il più etero, anche Rocco Siffredi, se gli dai del frocio si offende.
Mica ti risponde e che me frega io mica so frocio.

Immagina i giovani e le giovani di oggi che pensano che andare in giro mano nella mano, o darsi un bacio al cinema, o per strada, sia una cosa normale, e che vorrebbero sposarsi, o fare dei figli, proprio come fanno le persone etero che tu ami tanto, e che si sentono dire di no perché l’omosessualità è una perversione, è una malattia, un disordine morale,  perché chi è omosessuale vuole corrompere la gioventù, fare proseliti, diffondere l’omosessualità che è un vizio nelle scuole,  come scrivono in molti anche nel giornale che ospita il tuo blog.

Come credi che si sentano?

Perché ti meravigli tanto se reagiscono?

Solo perché tu continui a vivere la tua affettività nella camera da letto non puoi pretendere che tutte le altre persone facciano lo stesso.

Vedi Nino nessuno vuole venire a raccontare a te o a chicchessia la sua omosessualità.

Ognuno vuole poterla vivere alla luce del sole, fuori da quelle stanze da letto buie dove molte perosne, te compreso, vivono molto bene, senza il tuo imprimatur.

E se questo a te non va bene, chi se ne frega.

Non puoi mica legittimare chi aggredisce due ragazzi perché vanno in giro mano nella mano.

E se sei violento, come credi di essere in diritto tu se ti provocano, te ne vai in galera.

Anche in Italia.

Anche senza le aggravanti per omofobia.

Anche se sei una vecchia checca.


Alessandro Paesano

sabato 17 maggio 2014

Fabio Morici: finalmente un po' di intelligenza italiana.

L'ho consociuto martedì mattina all'evento concuslivo de lecosecambiano@roma.

Cioè non proprio lui ma i suoi video che con una logica inespugnabile, una comicità feroce e spietata non solo irride alle ecolalie dei e delle veterosessuali (felicissimo neologicmo) ma dimostra come non bisogna essere parte in causa (Fabio è etero) per riconsocere che i diritti o sono di tutti e tutte o sono privilegi.

Tutti e tutte le persone lgbt che hanno fatto video di sensibilizzazione devono guardare i suoi video e studiarli bene prima di mettersi a fare video inutili e imbarazzanti.

Guardate, ridete e imparate.

Buon Idahot!!!





Mutrumunuu! N'antro po' me strozzo!


Batman e Robin!





Qui con logica ferrea distrugge contemporaneamente tutti i luoghi comuni contro le omosessualità e sferra un attacco non discriminatorio all'omofobia.
GENIALE

Il video Liberi dall'omofobia del Movimento Pansessuale - Comitato Arcigay Siena. Un altro video inutile.

Quello che i comunicatori e le comunicatrici del nostro paese non sembrano proprio capire è che invece di dire che siamo tutti luberi E LIBERE - maledizione a quest'uso del maschile come neutro, E BASTA!!! - dall'omofobia, invece di sprecare preziosi secondo di counicazione a mostrare ragazzi e ragazze con le magliette bianche a non fare niente sarebbe meglio spiegare perchè dobbiamo liberarci dall'omofobia o che cos'è l'omofobia.









Ma perchè invece di gingillarci con scotch rainbownato, lacci rainbownati, incomprensibili gesti della lingua dei segni, non spieghiamo che l'omofobia non sta nelle perosne lgbt ma nella società?


Due (DUE) le righe che su youtube accompagnano il video:

"Liberi dall'omofobia" è la campagna per la promozione della terza Settimana contro l'omofobia organizzata dal Movimento Pansessuale - Comitato Arcigay Siena.

Si ringraziano:
Paolo La Cola - regia e montaggio
Greta, Luana, Alessio, Francesco - interpreti
5Wblog.com - tshirts
Ma cos'è uno spot delle t-shirts (ci andrebbe un trattino...) o uno spot che deve senisbilizzare contro l'omofobia?

E una volta che il video ha detto che i maschi sono liberi dall'omofobia, le femmine no, tutti dicono, sì certo, e poi non cambia niente.

Chi è omofobo, chi è omofoba, magari senza nemmeno pensare di esserlo, continuerà ad esserlo e noi tutti e tutte, non solo persone lgbt perchè l'omofobia colpisce tutti e tutte, continueremo a non essere libere dall'omofobia.

Già sarebbe molto a essere liberi e libere da video così inutili!

Idahot? No, grazie!


Idahot Internationald Day Against HOmophobia and Transphobia
Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia.
Una celebrazione in tutto il mondo della diversità sessuale e di genere

Questo si legge nel banner del sito americano


Non mi piace nessuna delle parole scelte per specificare che questa giornata non è solamente  contro ma è anche per.

Checchè ne dicano i teorici e le teoriche queer  i sessi in natura sono due, e i generi, le costruzioni culturali sui sessi biologici, farebbero bene a rimanere due, se li volgiamo in sovranumero dobbia sganciarli dai sessi e diventano allora qualcos'altro.

In ogni caso  l'orientamento sessuale non è solamente il sesso, io sono gay non tanto perché faccio sesso con altri uomini, ma perché me ne innamoro, perché ci vivo insieme, ci metto su famiglia.

Se diversità di genere ricorda che si è sempre donna anche se ci si veste coi pantaloni non è la diversità sessuale a farmi frocio piuttosto che etero.

il movimento lgbt americano sta prendendo una piega terzosessista, essenzialista (la quidditas gay) che trovo profondamente sbagliata, pericolosa e omofoba.

Per cui a leggere il banner del sito americano con pretese di iternazionalità dell'Idahot, così com'è costruito, indica che questa giornata è anche contro chi vede un frocio e pensa a una diversità sessuale.

Io sono uguale non diverso, né minoritario, perché le omosessualità non sono minoranze sessuali altra definizione omofoba, essendo tutti variamente bisessuali le omosessualità pure sono minoritarie nella misura in cui lo è anche l'eterosessualità.

La direzione essenzialista, terzosessista americana è più pericolosa dei campi di concentramento di Hitler (o quelli di rieducazione di Castro) perché isola e separa (noi da voi) una umanità che è unica, differente e non diversa ma dalla stessa dignità.


Di una giornata contro l'omofobia così omofobica non ha bisogno nessuno e nessuna.


lunedì 12 maggio 2014

Le parole per dirlo, quando i diritti mancati diventano diritti dei gay


internazionale-logoCom'è ben spiegato da Luca Trappolin nel libro Citizen Diversity, il report sui risultati della ricerca omonima che ha indagato la dimensione europea dell’omofobia e delle discriminazioni ai danni di gay e lesbiche, molto spesso le persone dimostrano nel modo di esprimersi, e dunque di pensare, dei pregiudizi sulle persone lgbt che nemmeno si rendono conto di avere. Una omofobia non percepita come tale ma che, in quanto discriminatoria, è sempre omofobia. 
Prendiamo per esempio il titolo di un articolo pubblicato su sito di Internazionale Country per i diritti dei gay nel quale si parla del cantante country che già negli anni 70 scriveva canzoni con testi che si riferivano esplicitamente a persone e relazioni tra perosne dello stesso sesso. 
Glissando sul suo sessismo ("i gay", solo al maschile, niente lesbiche...) questo titolo si riferisce a dei diritti qualificandoli come diritti dei gay, cioè delle persone gay. Per chi ha pensato il titolo, l'orientamento sessuale è sufficiente a fare di una persona una razza a parte. E questa è una forma di discriminazione. I titoli sono di solito decisi da altri e quasi mai da chi scrive l'articolo. Questo titolo però è in linea con il contenuto dell'articolo nel quale si legge

Nel 1973 Patrick Haggerty ha pubblicato il suo disco d’esordio, nascondendosi dietro lo pseudonimo di Lavender Country. Canzoni country, per la prima volta registrate e cantate da un uomo dichiaratamente gay per difendere i diritti degli omosessuali.
In realtà la parola gay, mutuata da un aggettivo della lingua inglese, connota le persone ma non la denota. Connota le persone rispetto una discriminazione per la quale tutte le persone omosessuali, o percepite tali, non godono degli stessi diritti delle altre persone.

Il diritto a sposarsi, a vedere riconosciuta la propria unione, la propria affettività, garantita la propria visibilità proprio come tutte le altre persone.

Il matrimonio egualitario non è infatti un istituto ad hoc "per i gay" ma lo stesso istituto di tutte e tutti aperto anche alle coppie dello stesso sesso (coppie che non è detto siano necessariamente omosessuali, esistono anche le perosne bisessuali...).

Parlare dei "diritti dei gay" significa pensare che le persone gay (e lesbiche e bisessuali e transgender, ma capisco che tutte queste parole in un titolo non ci stanno) abbiano esigenze specifiche in quanto persone omosessuali.

Dire diritti dei gay vuol dire riconoscere alle perosne omosessuali dei diritti specifici per esigenze diverse da quelle delle persone non omosessuali. Scrivere diriti dei gay induce in chi legge l'idea sbagliata che i diritti calpestati non lo riguardano o la riguardano direttamente, perchè magari chi legge gay non lo è.

Se invece si informa il proprio pubblico che i diritti mancanti non sono dei gay ma gli stessi diritti di cui chi legeg gode mentre le perosne quelle omosessuali no perchè, in quanto omosessuali, sono discriminate, fa cambaire anche la percezione dell'ingiustizia e della discriminazione in gioco. Perchè i diritti sono gli stessi per tutti e tutte come recita l'Articolo 3 della nostra Costituzione non sono dei nuovi diritti che magari temo possano togliere qualcosa a me.

L'espressione diritti dei gay non riconosce la parità delle persone, di tutte le persone, anche quelle omosessuali, riconoscendone gli stessi diritti, ma le segrega nel recinto dei diritti specifici entro il quale devono rimanere.
Significa tollerare e non accogliere.

Significa perpretare il ghetto ideologico dal quale le persone non eterosessuali stanno con tanta fatica inziando ad uscire.

Perchè chiunuqe può amare una persona delllo stesso sesso, non solamente "i gay"

 L'amore non ha steccati. Anche se un titolo infelice (e omofobo) pretende il contrario.

sabato 10 maggio 2014

Dal 12 al 18 maggio la Settimana Rainbow. Ecco il calendario degli eventi

Roma, 10 maggio – Dal 12 al 18 maggio Roma si tinge dei colori dell’arcobaleno per una intera settimana dedicata ai diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali (Lgbt) e alla lotta all’omofobia e alla transfobia.
L’iniziativa nasce dalla mozione n.63 del 20 ottobre 2013 approvata all’unanimità dall’Assemblea Capitolina, e firmata da tutti i capigruppo, in seguito al suicidio di un ragazzo gay a Roma, avvenuto lo scorso ottobre e che ha profondamente scosso la città. La settimana arcobaleno coinvolge tutto il territorio della città e vede la partecipazione attiva di tutti i municipi e delle diverse associazioni Lgbt romane che daranno vita a un calendario ricco di iniziative.
La Settimana Rainbow è state presentate in Campidoglio dalle consigliere di Roma Capitale Imma Battaglia (Sinistra, Ecologia e Libertà) e Giulia Tempesta (vice capo gruppo Partito Democratico), insieme all’assessora alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità, Alessandra Cattoi, e al presidente del XIV Municipio, Valerio Barletta.
In conclusione è stata esposta su Palazzo Nuovo in Campidoglio la bandiera Rainbow che continuerà a sventolare fino al 18 maggio.

Per tutta la Settimana Rainbow sono in programma dibattiti e seminari, eventi di sport e spettacolo, proiezioni di film e documentari, riunioni straordinarie dell’Assemblea capitolina e dei Consigli dei Municipi, stand informativi, letture per bambini e bambine e anche veglie di preghiera per le vittime di omofobia e transfobia.Qui il calendario delle iniziative.

La bandiera arcobaleno per l’intera settimana campeggerà non solo sul Campidoglio, ma anche nelle sedi di tutti i municipi.

"Per la prima volta nella storia - ha ricordato Imma Battaglia - a Roma sventolerà la bandiera Rainbow sulla piazza del Campidoglio e contemporaneamente in tutti i Municipi e questo, grazie alla sensibilità del sindaco Marino e di tutti i consiglieri, è un successo straordinario della politica: è la risposta all’omofobia che una città a vocazione internazionale deve dare al mondo, utilizzando il linguaggio universale della comunità lgbt di cui la bandiera è il simbolo. Ringrazio tutti i capigruppo, soprattutto quelli dell’opposizione, che hanno dato il loro unanime contributo ad una battaglia di civiltà, che chiederemo possa diventare un appuntamento annuale per Roma. La politica in cui credo è questa: la politica che raccoglie con sensibilità le istanze dei cittadini e se ne fa carico al di sopra degli schieramenti".

“I progetti e le azioni messe in campo dall’amministrazione Marino, a partire dalla settimana Rainbow, sono la risposta più efficace a quella che sta diventando una vera e propria emergenza, in particolar modo tra i giovani - sottolinea Giulia Tempesta - Combattere l’ignoranza, gli stereotipi e la paura della diversità rappresenta la vera sfida che abbiamo di fronte. Una sfida che va affrontata a colpi di informazione e con l’arma della cultura, senza miopia, senza paura e con coraggio".

Valerio Barletta ha messo in luce che la sua presenza alla presentazione della Settimana Rainbow sta anche a rappresentare l'impegno di tutti quanti i presidenti dei municipi, sottolinando la diffusione e l'importanza delle iniziative che si svolgeranno in tutti i territori della città. Il presidente ha anche ricordato che presso alcuni municipi è stato già istituito un registro delle unioni civili.

"La mozione approvata dall’assemblea capitolina in seguito al suicidio di un ragazzo gay - dichiara Alessandra Cattoi - pone l’accento anche sulla necessità di promuovere nelle scuole una coscienza vivace e aperta sul tema delle differenze. Questo passaggio è pienamente in sintonia con l’attività che stiamo svolgendo in molti istituti superiori della città per combattere il bullismo omofobico, in particolare attraverso il progetto lecosecambiano@roma, che proprio durante la settimana arcobaleno si concluderà con un grande evento in programma mercoledì 14 maggio al Teatro dell’Opera, con la partecipazione di oltre mille studentesse e studenti". L'assessora ha anche sottolineato quanto si stia facendo per consentire una rapida approvazione del registro delle unioni civili a Roma e quanto questo possa essere importante per esercitare una pressione sul Parlamento in vista dell'approvazione di una legge nazionale.



Io sarò presente a due diverse inziative.

Lunedì 12 al Forte Fanfulla Over The rainbow  ore 18.30

Venerdì 16 presentazione del documentario di Maria Laura Annibali L'altra altra metà del cielo alla biblioteca Flaiano ore 17.30

Per chi può e chi vuole...

giovedì 8 maggio 2014

Il pride quotidiano

Ci risiamo, quasi.

Tra un mese o poco meno ritorna il Pride a Roma.

Il Pride, il gay Pride, quello che molte persone strorcono il naso solo a sentirne il ome, perchè, troppi culi, troppe trans, troppo carnevale. Borghesi che non conoscono la storia, perchè se sapessero che fu proprio una trans, Silvia Rivera, a lanciare la prima bottiglia (o era una scarpa?) contro la polzia che avevafatto l'ennesima retata allo Stonewall Inn capirebbero che le trans sono sorelle di battaglia e che ammazza se c'entrano qualcosa con noi popolo arcobaleno, lesbiche, gay, bisex, trans, queer, asessuali e intersex.
Borghesi che finchè storceranno il naso confermeranno che del pride carnevale, come lo chiamano loro, c'è ancora bisogno, finchè ci sarà anche solo un bourgeois à èpater.
Borghesi che al pride  non ci vengono perchè si lamentano che il pride non serve a niente, non basta mobilitarsi un giorno all'anno.
Ah sì? E tu gli altri 364 giorni dell'anno, dove mentula sei?

Un Pride che a Roma compie 20 anni, dal primo gay pride come si chaimava ancora allora, aperto dall'allora sidaco Rutelli e da Vladimir Luxuria.

Quest'anno riavremo Marino, un fatto altrove di nromale quotidianità e da noi una eccezionale novità visto che dopo Rutelli niente.

Un pride al quale quest'anno potrò frinalmente tornare a partecipare visto che agli ultimi due pride non ho pututo andare, nel 2012 perchè traslocavo dalla casa che era stata mia per 15 anni e l'anno scorso perchè ero al matrimonio di mia cugina nipote, col suo compagno (e il figlio e la figlia già grandi che ci invitavano loro nelle partecipazioni al matrimonio di mamma e papà), che in Italia ci si può sposare solo tra uomini e donne.

Un pride che quest'anno mi vede partecipe non da singolo cittadino, ma da sostenitore di una inizativa alla quale credo moltissimo il pride quotidiano pensata e organizzata da Gaynet e Gaiaitalia.com due realtà di informazione, libere e in crescita che vogliono continuare a crescere per offrire un’informazione che contribuisca alla creazione di un mondo migliore nel quale valga davver la pena vivvere.

Due realtà d'infromazione con le quali mi onoro di collaborare e che costituiscono per me un tandem ideale. L'informazione a tutto campo di Gaiaitalia.com che guarda al mondo, a tutto quello che accade nel mondo, da un punto di vista lgbt e quella di analisi del modo in cui imedia parlano del popolo arcobaleno di Gaynet.it.

Insieme queste due realtà diverse e amiche perchè intellettualmente affini portano avanti un punto di vista LGBT con la convinzione che si possa creare un mondo nuovo dove tutte le persone abbiano cittadinanza. Un mondo che abbia come valore fondante l’uguaglianza di tutte e di tutti e il rispetto dell’altro e dell’altra, del modo in cui ogni persona vede la realtà intera, senza che il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere diventino l’unica ragione per apparire sui media, ancora troppo spesso nella forma del fenomeno da baraccone.

Due realtà dove gossip, i sensazionalismi, i casi umani e vittimismi, vengono banditi e analizzati quelli usati negli altri media nella convinzione elementare che il moviment lgbt si è fin troppo guardato l’ombelico, si è litigato i territori, invece di dedicarsi a un approfodnimento di temi da fare insieme, collaborando, pur rimanendo realtà idnividuali con le proprie differenze.

Per continuare a realizzare tutto questo Gaynet e Gaiaitalia.com hanno organizzato una campagna di crowdfunding, tramite il lancio di “Pride Quotidiano”, un carro inedito nella storia della manifestazione, che seguirà la parata in diretta via radio e via web attraverso uno studio radiotelevisivo a bordo, con ospiti, musica, approfondimenti e interviste.

Un modo per raccontare ciò che spesso si dimentica che  il Pride, come tutto il movimento LGBT e dei Diritti Umani, nasce dalla vita quotidiana delle persone e dalle loro necessità negate, non da uno strano capriccio esibizionista.

Per raccontare questa realtà quotidiana i due siti vogliono stringere un vero e proprio patto con le lettrici, e i lettori, le ascoltatrici e ascoltatori, con chi sosterrà diffonderà e contribuirà alla campagna di finanziamento collettivo.

Il Pride Quotidiano una campagna per la libera informazione a sostegno di una serie di attività culturali e di approfondimento che accompagneranno la realizzazione del carro “PrideQuotidiano”:

- il lancio di Radiogaiaitalia.com, webradio di musica ed informazione indipendente con un punto di vista LGBT, curata tra gli altri, anche da Gaynet;

- la realizzazione di GaiaitaliaTeatroFest, Festival itinerante di teatro sui diritti umani;

- la presentazione dello Stylebook LGBT, a cura di Gaynet, il manuale sul linguaggio rivolto al mondo della stampa sui temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Se mille amici ed amiche doneranno 10 euro ciascuno e ciascuna, quei 10mila euro faranno nascere un vero e proprio network indipendente che si rivolge a chi condivide i valori dell’uguaglianza e del pluralismo culturale.

Per contribuire con 10 euri (anche io che sono semidisoccupato me li posso permettere) potete cliccare qui.

Se proprio non volete dare denari potete almeno fare pubblicità al crowfundig sulle vostre pagine dei social network, sui vostri siti e blog, tra le vostre amicizie, con ogni mezzo che faccia tam tam nella comunità e beyond

A chiunque sosterrà il progetto versando una quota, oltre a pubblicare il nome e cognome, in qualità di sostenitori e sostenitrici, sulle pagine del sito il pride quotidiano, Gaiaitalia e Gaynet offriranno (per sempre!):

- 10% di sconto sull’acquisto degli ebooks di gaiaitalia.com (non solo quelli che, presto, pubblicherò anche io, ma proprio tutti!).

- 10% di scontro sull’ingresso ad ogni manifestazione organizzata da Gaiaitalia.com e Gaynet

- 10% di sconto sulla partecipazione a laboratori, workshops e seminari, organizzati da Gaiaitalia.com
 - eventi dedicati ad ingresso gratuito.


Di motivi per venire al pride ce ne sono tanti.

Quest'anno ne abbiamo uno in più!

Contiamoci


venerdì 2 maggio 2014

Lettera aperta della Dirigente Scolastica del Liceo Classico Giulio Cesare


Carissimi,

solo oggi trovo un attimo di tregua per rivolgermi doverosamente a tutti voi, la nostra comunità scolastica – docenti, studenti, genitori e personale ATA –, riguardo all’episodio che ci ha visto dolorosamente e inopinatamente balzare sulle prime pagine dei giornali.
Molto si è detto, ed io per prima, interpellata da stampa, da radio e da televisioni, ho rilasciato molte dichiarazioni, come d’altra parte hanno fatto docenti e studenti. La tentazione sarebbe quindi di tacere e molcire con il silenzio l’offensiva orda mediatica che ci ha colpito. “Al Giulio ci pensiamo noi” hanno scritto ieri i nostri ragazzi sullo striscione esposto all’ingresso: una fulminante verità, un “giù le mani dalla nostra scuola” a chiunque, di qualunque colore sia, abbia tentato – e con successo evidentemente! – di interrompere l’operosa quiete del nostro quotidiano lavoro.
E tuttavia, come dirigente della scuola, sono consapevole di dovere a tutta la nostra comunità un’informazione diretta, senza mediazioni e/o manipolazioni, sui fatti accaduti nella scuola. E dunque questo mi accingo a fare.

Quando il 25 aprile sono stata informata da un genitore della denuncia penale a due docenti del Giulio per aver fatto leggere il libro di Melania Mazzucco “Sei come sei” in due classi quinte ginnasio, - denuncia che peraltro a tutt’oggi non è pervenuta né alla scuola né alle docenti -, il fatto mi è apparso immediatamente strumentale ed odioso.
Il libro infatti era stato assegnato in lettura a casa per le vacanze di Natale e faceva parte di un percorso di lettura ben noto agli studenti e alle famiglie, perché partito in quarta ginnasio, e realizzato con una metodologia laboratoriale a classi aperte nel momento della restituzione della lettura, per un confronto e un approfondimento sia letterario, sia tematico: ad oggi gli studenti delle due classi hanno completato la lettura di 21 testi che spaziano dai classici latini e greci (v. Aristofane e Plauto in traduzione), a romanzi italiani (Vassalli, Ammanniti, Baricco, Gramellini, ecc.) e stranieri (de Saint-Exupéry, Uhlman, Allende, Grossman, Orwell, ecc.) del Novecento e contemporanei, assegnati con l’obiettivo di sviluppare il piacere di leggere, le capacità critico-letterarie e la riflessione tematica sui molti argomenti che qualsiasi testo letterario, per suo statuto, offre alla crescita di ogni lettore. Questa è la letteratura. In alcuni casi, nel corso di questi due anni, i testi proposti sono nati dai suggerimenti degli studenti stessi, le cui curiosità, sottoposte al vaglio delle docenti, sono state assecondate.
Non credo sia necessario poi sottolineare come il tema trattato dal romanzo della Mazzucco sia di assoluta attualità, ed è ben noto a tutti noi sia il fenomeno di bullismo omofobico che serpeggia nelle scuole, sia i drammatici esiti del silenzio su questi temi che hanno visto di recente coinvolti giovani coetanei di alcune scuole a Roma e in Italia. Un tema narrato peraltro dal punto di vista di una ragazza dodicenne (poco meno dei nostri ragazzi), in un libro scritto da un’autrice colta, vincitrice come noto di molti premi letterari (dallo Strega, al Bagutta, al Comisso ecc.), le cui credenziali letterarie non hanno bisogno di difensori, considerate anche le ottime recensioni apparse per questo testo, pubblicato dalla Einaudi, anche questa una casa editrice che non ha bisogno di presentazioni. Come noto, in questo tipo di lavori a casa, non si procede mai alla lettura del testo in classe, e quindi fantasiose sono state tutte le affermazioni di lettura ad alta voce in classe del passo ormai ben noto (10 righe su ca. 300 pagine), tanto fantasiose quanto diffamatorie.

La discussione sul libro si è svolta ai primi di gennaio al ritorno dalle vacanze, prima in ciascuna classe e poi a classi aperte, come sempre, alla presenza di tre docenti, compresa cioè anche la docente di sostegno di una delle classi. Tutti i ragazzi hanno scritto, come d’uso, una relazione a casa sul libro, e poi hanno potuto scegliere nella prova in classe d’italiano di gennaio fra due proposte, una traccia su “I promessi sposi” e un saggio breve sul tema dei possibili diritti delle coppie gay e della loro genitorialità: il dossier fornito per questa argomentazione spaziava da un articolo de “Il Tempo” riferito al nuovo linguaggio di Papa Francesco sui gay, ad un’ intervista ad Alfano uscita su “Avvenire”, ad un’intervista alla senatrice Maria Cecilia Guerra, allora viceministro del Lavoro con delega sulle Pari opportunità, uscita a gennaio sul “Corriere della Sera”; insomma una proposta di riflessione libera e aperta, come è consueto da parte dei nostri docenti e alla nostra scuola.

Naturalmente le opinioni su questi temi sono diverse, come sappiamo, e una coppia di genitori è venuta ad esprimermi le sue perplessità sull’opportunità di leggere questo testo, citandomi il passo incriminato e lamentando di non avere avuto ’diritto di replica’ rispetto alla discussione in corso. La mia lettura del romanzo, la constatazione dei modi in cui la tematica era stata sviluppata, analoga ad ogni altro tema precedentemente e successivamente analizzato in occasione dei diversi testi letti, mi ha mostrato l’equilibrio con cui il lavoro era stato svolto, cui non si poteva attribuire alcun fine tendenzioso e di parte, implicito in ogni richiesta di diritto di replica. La serenità degli studenti era assoluta e i genitori stessi, da me nuovamente incontrati per rassicurazioni, pur confermando la propria contrarietà alla lettura di questo libro, hanno accolto la scelta della scuola, il suo approccio pluralistico, ritenendo di non dovere riaprire il caso (era ormai metà febbraio).

Niente è accaduto fino al 25 aprile. La bomba è di fatto esplosa a scuola il 28, al nostro rientro, anche a seguito della manifestazione di Lotta studentesca, sulla cui natura e finalità non ritengo sia necessario soffermarmi. La costernazione di tutti è evidente nelle lettere che vi allego (con i dovuti omissis a garanzia della privacy delle persone coinvolte), perché possiamo condividere la reazione dei genitori delle due classi, degli studenti delle due classi, del genitore Presidente del Consiglio d’Istituto e dei docenti che, a margine del Collegio del 28 pomeriggio, già precedentemente convocato per tutt’altri motivi, hanno espresso la loro solidarietà alle colleghe e la ferma condanna degli eventi.

Aggiungo che la lettera che più ho gradito, inoltrata a me e a tutti gli altri genitori della classe, è stata proprio quella della coppia che mi aveva con garbo e rispetto – di cui sempre li ringrazio – coinvolto a gennaio. Prendono fermamente le distanze dalla denuncia dei “Giuristi per la vita”, dichiarando: “ci addolora profondamente la notizia di un’azione penale nei confronti dell’istituto da Lei diretto, considerando particolarmente odioso tale mezzo per cercare di imporre le proprie opinioni. Vogliamo perciò esprimerle la nostra assoluta solidarietà, rinnovando ancora una volta a Lei e a tutto il corpo insegnante la nostra completa stima e fiducia”. Grazie. Questo è lo spirito liberale, aperto e democratico a cui credo tutta la nostra comunità si ispiri nell’educazione dei nostri ragazzi.

Un grazie particolare va poi alle docenti, fatemelo dire le ‘mie’ docenti, eccellenti nella scuola, colte e aperte, curiose del nuovo e capaci di vero ascolto dei propri ragazzi: che vengano denunciate, insultate e vilipese è un paradosso di fronte a cui non posso tacere. La scuola va difesa da questi oltraggi. E’ molto del buono che ci resta in Italia. Non sciupiamolo.

Micaela Ricciardi


Roma, 1 maggio 2014


http://www.liceogiuliocesare.it