mercoledì 15 giugno 2016
Omar Mateen la sua (presunta) omosessualità e la (il)logica conseguente omofobia interiorizzata.
Lo avrete letto anche voi, a quanto pare, si dice, Omar Mateen l'autore della strage al Pulse, il gay bar di Orlando, era gay.
Le prove?
A sentire il Fatto quotidiano L’uomo aveva più volte frequentato il Pulse, la discoteca gay teatro della strage e faceva uso di app per appuntamenti al buio tra omosessuali.
Quindi cari amici etero e bisex state attenti! Basta la frequentazione in un locale per omosessuali o la frequentazione di una chat per appuntamenti al buio tra omosessuali e siete catalogati come persone gay, ma che dico persone, proprio come gay.
Per il Fatto Quotidiano basta entrare in un locale per gay per essere gay.
Un pettegolezzo dei peggiori corroborato da un si dice discriminatorio e inconsistente:
(...) la sua prima moglie Sitora Yusufiy (...) In un’intervista a una tv brasiliana riportata dal New York Post ha spiegato che Mateen aveva tendenze omosessuali.
Tendenze omosessuali. Una veloce ricerca su google individua siti omonegativi come i primi a imegare questa definizione che, di per sè, non spiega nulla.
Va bene, si dirà l'ha usata la prima moglie di Mateen. Vero. Ma al (o alla) giornalista sta bene così com'è visto che non sente la necessità di darne ulteriore spiegazione.
In ogni caso, rimanendo nel puro piano linguistico viene da domandarsi se Mateen fosse gay - cioè prevalentemente coinvolto in relazioni sentimentali e sessuali con altri uomini - o avesse tendenze omosessuali magari aveva solamente un comportamento omosessuale (=faceva sesso con altri uomini).
Ah, saperlo!
Nel mondo patriacale in cui si seprime la stampa italiana la sola frequentazione di un locale per gay basta per alimentare il sospetto infgamante che diventa automaticamente certezza.
Mateen frequentava locali gay la ex moglie afferma che aveva tendenze omosessuali e dunque è gay.
Il gossip nell'articolo continua.
Una volta il padre, Seddique Mateen - afghano e sostenitore dei talebani – lo ha persino chiamato ‘gay’ davanti a lei. La rivelazione segue quella di un compagno di scuola di Mateen, il quale sostiene che una volta gli ha chiesto di uscire.
Qual è la prima parola che viene in mente per inusltare un uomo? Gay.
Non sappiamo le circostanze o i motivi per cui il padre lo ha chiamato gay ma le nostre speculazioni valgono quelle dell'autore (o autrice) dell'articolo che però mostra questo dato aleatorio come probante certezza.
Lo stesso vale per il compagno di scuola al quale Mateen avrebbe chiesto (cioè almeno 12-15 fa) di uscire.
Non pago l'articolo continua
Tante anche le testimonianze di chi, omosessuale o frequentatore di locali gay, era entrato in contatto con lui (...) Mateen sarebbe stato visto nel bar almeno una decina di volte.
Sarebbe stato o è stato? Il sospetto basta, lo sanno bene le tante persone i tanti ragazzi il cui sospetto di omosessualità diventa automaticamente certezza.
Che faceva in questi locali per gay Mateen? Ci provava con altri avventori? Si concedeva a baci appassionanti o magari di più?
No, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano
“A volte se ne andava in un angolo a bere da solo, altre volte si ubriacava al punto da alzare la voce e diventare aggressivo”, ha raccontato all’Orlando Sentinel Ty Smith, cliente abituale del Pulse.
(...) Un altro frequentatore del locale, Kevin West, ha invece raccontato al Los Angeles Times di essersi messaggiato con Mateen a fasi intermittenti per un anno, attraverso un’app di messaggistica solitamente usata dalle persone gay.
Quel che l'articolo del Fatto quotidiano si guarda bene dal dire però, è che nello stesso articolo citato dell'Orlando Sentinel si legge che Kevin non aveva mai incontrato Mateen ma lo aveva visto nel Pulse la sera della strage un'ora prima la sparatoria inziasse*-
E che Mateen fosse stato visto anche a Disney World forse altro luogo della strage che voleva compiere...
Al Fatto non inteerssa dare infromazioni ma solo costituire e consolidare per Mateen una identità gay.
Una identità negata ai testimoni che lo avrebbero visto al Pulse definiti omosessuali o frequentatori di locali gay.
Vai spiegare a F. Q, l'autore (sic!) di questo articolo pieno di gossip e di pregiudizi omofobici che non basta scopare con un uomo per essere gay (e, in ogni caso visto che Mateen si era sposato e aveva avuto figli dalla moglie al limite era bisex...) che quello è il comportamento omosessuale che da solo non basta a individuare una persona come omosessuale, perchè l'orientamento sessuale coinvolge anche la sfera relazionale e quella affettiva.
Una distinzione troppo sottile per chi pensa che chi rimorchia su grindr e app simili cerca appuntamenti al buio malcenlando un (pre)giudizio negativo sul fatto che si rimorchiano sconosciuti ignorando che non si sceglie al buio perchè i profili sono provvisti di foto (quasi smepre) del viso...
Non sappiamo nulla del vero orientamento sessuale di Mateen nè tanto meno del suo comportamento.
La sua frequentazione dei locali e delle chat per gay non prova nulla perchè poteva trattarsi di una serie di premeditati sopraluoghi prima di compiere la strage.
Che Mateen, l'uomo che ha compiuto una strage, uccidendo 49 persone, altri esseri umani, uomini e donne, non necessariamente gay e lesbiche (ci sono anche le persone bisessuali e gli amici e le amiche etero), sapere che Mateen fosse gay a cosa serve? Cosa ci spiega? Come copntribuisce a intepretare questo suo gesto criminale e di odio?
L'idea che i gesti di odio nei confronti delle perosne omosessuali nascano da una non accettazione di una propria negata e nascosta omosessualità sono quanto di più pernicioso e omofobo ci sia.
Servono a deresponsabilizzarci tutti e tutte (ah non era uno normale che ha ucciso i froci, era frocio pure lui) servono a nascondere che la società sostiene e legittima le esternazioni di odio quelle parole di odio esibite in nome del diritto di opinione che non vengono perceptie come omoegativa ma che lo sono invece squisitamente.
Servono a gettare una luce di instabuilità e di autolesionismo sulle perosne omosessuali che si odiano al punto da uccidersi tra di loro.
Servono a fare delle perosne omosessuali dei mostri e non delle vittime. Proprio come si tende a dipingere cme mostri qui maschi eterosessuali che ex fidanzati o mariti uccidono ferocemente le ex in nome di un sentimento di proprietà patrarcale e agghiacciante.
Niente mostri! E' solo il retaggio di un patriarcato che è vivo più che mai e che sta sfaldando anche quell'ultimo tenue baluardo di difesa di uno spirito critco sempre più assente e inane.
Mateen era frocio. Quella strage è una cosa da froci.
Se la sono cercata.
Come ha scritto Taormina.
Come scrisse il tempo il giorndo dopo l'omicidio di Pasolini.
Le vititme di Mateen sono state uccise due volte. La prima da lui e la seconda da tutti e tutte noi che preferiamo gingillarci con il gossip scambiandolo per informazione.
O quanto aveva ragione Mao!
*They had never met, West said, but he watched as Mateen entered the club about 1 a.m. Sunday, an hour before the shooting began.
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lunedì 7 marzo 2016
Luca Varani, o del linciaggio morale
Non c'è niente da fare la stampa italiana quando può confermare luoghi comuni e discriminazioni anche nel modo di pensare non si tira mai indietro.
E' il caso dell'omicidio di Luca Varani che viene riportato da Rinaldo Frignani sulla cronaca romana del corsera con dei toni giudicativi al limite del linciaggio morale.
La colpa di Varani è quella di avere amicizie omosessuali che la sua fidanzata ignorava.
Amicizie omosessuali in italiano non significa niente.
Come fanno a essere omosessuali le amicizie? casomai sono omosessuali le persone non già le lo amicizie...
Omosessuali poi prima che gay e lesbica significa dello stesso sesso, e allora tutte le amicizie tra maschi sono omosessuali.
Ma per Frignani omosessuali sono gli amici e dunque diventano tali anche le amicizie...
Per Frignani non ci sono altre ragioni oltre quelle per frequentare due ragazzi gay un po' come dire che non esiste amicizia tra ragazzi etero e ragazze...
Stessa ideologia patriarcale e maschilista.
La giovane (...) non conosceva tutto del compagno. Non sapeva che frequentava giri strani, e persone che facevano uso di stupefacenti:
I giri strani dunque non riguardano l'uso di stupefacenti (e alcool) ma proprio il fatto che i due giovani fossero omosessuali
Questa frequentazione è indice di una sua doppia vita. Una vita tormentata e in contraddizione. Frigani evidentemente ignora che esiste anche la bisessualità che si possono amare uomini e donne senza essere ambigui o indecisi.
Tutto l'articolo si basa sui si dice e su illazioni dell'autore prive di qualunque base probatoria con vistose contraddizioni sfuggite evidentemente anche al capo redattore.
Luca e la sua ragazza infatti stavano insieme da quando avevano 14 anni o in un rapporto cominciato l’anno scorso, come si legge poco dopo? Ah saperlo!
Quel che conta sono le ipotesi basate sul nulla sulle quali Frignani costruisce una teoria labile come i castelli di carte.
L'affondo finale per il quale Frignani meriterebbe essere radiato dall'ordine è un capolavoro di omofobia e xenofobia.
Per Frignani se l'è cercata anche Varani, ingenuo e sprovveduto, dalla doppia vita, colpevole di non sapersi scegliere tra la vita tenera ed etero con la ragazza e quella strana ed esecrabile con i due ragazzi omosessuali che lo hanno ucciso.
Chissà se era per permettere articoli come questo che Alessio De Giorgi ha rivendicato la legittimità del titolo, pessimo, poi cambiato, di gay.it sui festini gay frequentati da Varani...
Infine se l'efferatezza dei due presunti omicidi ci fa basire quando ce ne chiediamo il perché leggiamo certi commenti dei social riportati sempre da Frignani:
Vendetta a base di soprusi sessuali tramite i quali far passare la voglia di divertirsi. Non di uccidere ma di divertirsi.
L'allusione non è all'omicidio ma al sesso tra maschi...
Non rendiamo mostri i due presunti omicidi di Luca. Perché hanno tanti fratelli e sorelle in tutte quelle persone che hanno commentato in questi termini il loro atto criminale.
E' il caso dell'omicidio di Luca Varani che viene riportato da Rinaldo Frignani sulla cronaca romana del corsera con dei toni giudicativi al limite del linciaggio morale.
La colpa di Varani è quella di avere amicizie omosessuali che la sua fidanzata ignorava.
Amicizie omosessuali in italiano non significa niente.
Come fanno a essere omosessuali le amicizie? casomai sono omosessuali le persone non già le lo amicizie...
Omosessuali poi prima che gay e lesbica significa dello stesso sesso, e allora tutte le amicizie tra maschi sono omosessuali.
Ma per Frignani omosessuali sono gli amici e dunque diventano tali anche le amicizie...
Per Frignani non ci sono altre ragioni oltre quelle per frequentare due ragazzi gay un po' come dire che non esiste amicizia tra ragazzi etero e ragazze...
Stessa ideologia patriarcale e maschilista.
La giovane (...) non conosceva tutto del compagno. Non sapeva che frequentava giri strani, e persone che facevano uso di stupefacenti:
I giri strani dunque non riguardano l'uso di stupefacenti (e alcool) ma proprio il fatto che i due giovani fossero omosessuali
Questa frequentazione è indice di una sua doppia vita. Una vita tormentata e in contraddizione. Frigani evidentemente ignora che esiste anche la bisessualità che si possono amare uomini e donne senza essere ambigui o indecisi.
Tutto l'articolo si basa sui si dice e su illazioni dell'autore prive di qualunque base probatoria con vistose contraddizioni sfuggite evidentemente anche al capo redattore.
Luca e la sua ragazza infatti stavano insieme da quando avevano 14 anni o in un rapporto cominciato l’anno scorso, come si legge poco dopo? Ah saperlo!
Quel che conta sono le ipotesi basate sul nulla sulle quali Frignani costruisce una teoria labile come i castelli di carte.
Attimi di serenità, tuttavia, alternati con altri di delusione e rabbia per il comportamento del ragazzo che le sfuggiva spesso - almeno a leggere i post -, non le rispondeva al telefono, postava lui stesso sul social messaggi critici verso le unioni omosessuali, come se volesse allontanarsi da quella realtà che invece frequentava di nascosto dalla sua compagna.Quindi se esprimi messaggi critici (critici con quale senso e significato non ci è dato sapere, se sei critico sei automaticamente "contro") hai qualcosa da nascondere (ed ecco svelata tutta la portata criminale di chi pensa che chi è omofobo lo è perché cerca di nascondere una omosessualità latente).
L'affondo finale per il quale Frignani meriterebbe essere radiato dall'ordine è un capolavoro di omofobia e xenofobia.
Varani, un giovane originario della ex Jugoslavia, poi adottato da una famiglia romana, dopo aver vissuto anni difficili in un centro d’accoglienza per minori in quello che era il suo paese da poco uscito dalla guerra civile. In Italia aveva trovato l’opportunità per ricominciare una vita piena d’affetto e di amore. Anche quello della sua fidanzata, ignara del mondo che ha finito per uccidere il suo Luca.Slavo, orfano, originario di un paese che ha subito la guerra civile, tutti elementi che confermano l'anormalità e l'ambiguità di Varani e danno plausibilità alla sua doppiezza, e alla sua morte violenta. Non siamo molto lontani dal tempo che nel 1975 parlando dell'omicidio di Pasolini parlava di un frocio che se l'era cercata.
Per Frignani se l'è cercata anche Varani, ingenuo e sprovveduto, dalla doppia vita, colpevole di non sapersi scegliere tra la vita tenera ed etero con la ragazza e quella strana ed esecrabile con i due ragazzi omosessuali che lo hanno ucciso.
Chissà se era per permettere articoli come questo che Alessio De Giorgi ha rivendicato la legittimità del titolo, pessimo, poi cambiato, di gay.it sui festini gay frequentati da Varani...
Infine se l'efferatezza dei due presunti omicidi ci fa basire quando ce ne chiediamo il perché leggiamo certi commenti dei social riportati sempre da Frignani:
Giustizia sommaria, senza processo.
Nei commenti di amici e conoscenti, c’è chi scrive: «Devono pagare. La pena di morte in questi casi è legittima. Non ci sono sbarre e processi per questa crudeltà. Solo la morte». E un altro che dice: «Il tuo Luca non ha ceduto al gioco e questi balordi hanno pesato fosse più divertente ucciderlo. Ma stai certa che in cella gli faranno vedere tanti bei giochini, che gli faranno passare la voglia di divertirsi».
Vendetta a base di soprusi sessuali tramite i quali far passare la voglia di divertirsi. Non di uccidere ma di divertirsi.
L'allusione non è all'omicidio ma al sesso tra maschi...
Non rendiamo mostri i due presunti omicidi di Luca. Perché hanno tanti fratelli e sorelle in tutte quelle persone che hanno commentato in questi termini il loro atto criminale.
sabato 6 febbraio 2016
Disinformare il pubblico sulla pdl Cirinnà; La stampa e il fatto quotidiano e la "devianza sessuale" dell'articolo 122 del codice civile.
Non sono un giurista, quindi chiedo scusa sin d'ora se nell'esporre quanto segue commetterò vizi di forma o errori terminologici.
Sono però persona di cultura media capace di informarsi e per documentarmi sui fatti di cui vi voglio evincere ho speso non più di 40 minuti in ricerche su internet.
La notizia, che ho avuto dal blog gayburg che fa riferimento a un articolo de La stampa e anche da un lettore o lettrice anonime di questo blog che mi ha riportato il link de il Fatto Quotidiano verte su una presunta incongruenza della pdl Cirinnà.
L'incongruenza riguarderebbe
Ma tant'è, la disinformazione è fatta e si spala altra merda sulla pdl Cirinnà.
Il fatto quotidiano è appena più preciso nei dettagli
Ora, a differenza di quanto affermato da Mattia Feltri su La stampa e da F.Q. sul Fatto, l'omosessualità non può essere qualificata come malata in ossequio alla delibera dell’OMS del 1990.
Lo stesso vale per la qualifica di devianza sessuale. Infatti
Queste considerazioni si riferiscono alla sentenza del 13 febbraio 2013 (Pres. ed est. Canali) del Tribunale di Milano, sezione nona civile che recita:
Non so qual è stata l'agenzia stampa che ha diffuso questa snotizia. La persona che ha scritto il dispaccio dovrebbe essere deferita all'Ordine dei giornalisti.
Ciononostante Mattia Feltri e F.Q. avrebbero dovuto avere il buonsenso di verificare la notizia come ho fatto io che giornalista non sono ma che nel giro di 40 minuti mi sono informato sulla dimensione di questa non notizia il cui unico scopo è quello di gettare discredito sulla pdl e chi l'ha fatta.
Siamo oltre la deontologia. Qui non si tratta di spacciare per informazione una opinione personale.
Qui si sta disinformando il pubblico destabilizzando e influenzando l'opinione pubblica durante un dibattito parlamentare.
Sono però persona di cultura media capace di informarsi e per documentarmi sui fatti di cui vi voglio evincere ho speso non più di 40 minuti in ricerche su internet.
La notizia, che ho avuto dal blog gayburg che fa riferimento a un articolo de La stampa e anche da un lettore o lettrice anonime di questo blog che mi ha riportato il link de il Fatto Quotidiano verte su una presunta incongruenza della pdl Cirinnà.
L'incongruenza riguarderebbe
è la norma che prevede la nullità dell’unione se uno dei coniugi scopre la «deviazione sessuale» dell’altro; il problema è che in giurisprudenza si definisce «deviazione sessuale» proprio l’omosessualità. Dunque, secondo il testo, se due uomini si sposano e dopo un po’ uno scopre che l’altro è gay... (La stampa)Riportata così la "notizia" è fumosissima: non si cita l'articolo del codice, ci si riferisce a due uomini che si uniscono civilmente come a due uomini che si sposano...
Ma tant'è, la disinformazione è fatta e si spala altra merda sulla pdl Cirinnà.
Il fatto quotidiano è appena più preciso nei dettagli
Il caos giuridico deriva dal fatto che il ddl si rifa [sic] all’articolo 122 del codice civile, dove si stabilisce che il matrimonio è nullo se uno dei coniugi capisce di aver commesso un “errore essenziale su qualità personali” del partner: fra gli errori causa di nullità c’è anche quello che riguarda la “deviazione sessuale” del coniuge che nella giurisprudenza indica l’omosessualità. (il Fatto Quotidiano).Prima della riforma del 1975 l'articolo 122 riportava che
“il matrimonio può essere impugnato da quello degli sposi il cui consenso…è escluso per effetto di errore. 2 L’errore sulle qualità dell’altro coniuge non è causa di nullità del matrimonio se non quando si risolve in errore sull’identità della persona”
(fonte sito articolo29 )Con la riforma del 1975 oltre all'identità della persona sono ragione di annullamento anche la malattia, l'anomalia o la devianza sessuale.
Ora, a differenza di quanto affermato da Mattia Feltri su La stampa e da F.Q. sul Fatto, l'omosessualità non può essere qualificata come malata in ossequio alla delibera dell’OMS del 1990.
Lo stesso vale per la qualifica di devianza sessuale. Infatti
Sempre ricordando l’opinione autorevole dell’OMS, che vuole che l’omosessualità sia, come è, una variabile normale del comportamento sessuale umano, va escluso che la stessa possa qualificarsi una “deviazione sessuale”. Tanto anche ai sensi del DSM, il noto repertorio psichiatrico, in cui essa non figura più.
(fonte sito articolo29 )Infine anche per la anomalia
Tornando alla esegesi della ultima fattispecie residua dell’art. 122 co III n 1) c.c., quella della ‘’anomalia’’ , il vocabolario della Treccani la definisce come: Irregolarità, difformità dalla regola generale, o da una struttura, da un tipo che si considera come normale. Data la nota e vincolante definizione della OMS della omosessualità come “variante normale” non può, a nostro avviso, essere data della anomalia una definizione simile. (fonte sito articolo29 )
Queste considerazioni si riferiscono alla sentenza del 13 febbraio 2013 (Pres. ed est. Canali) del Tribunale di Milano, sezione nona civile che recita:
Il matrimonio civile, in cui un coniuge abbia taciuto all’altro la propria omosessualità e che abbia cagionato l’assenza di rapporti sessuali, può essere annullato per causa di errore; l’omosessualità di un coniuge non è qualificabile tuttavia come errore su una malattia, anomalia, o deviazione sessuale, bensì come errore sulla identità complessiva del coniuge.In ogni caso l'omosessualità di uno dei due o delle due nubendi può essere avocata come motivo per l'annullamento dell'unione solamente quando l'omosessualità sia stata CELATA cosa che nel caso delle unioni tra persone dello stesso sesso per evidenti motivi non si applica.
Non so qual è stata l'agenzia stampa che ha diffuso questa snotizia. La persona che ha scritto il dispaccio dovrebbe essere deferita all'Ordine dei giornalisti.
Ciononostante Mattia Feltri e F.Q. avrebbero dovuto avere il buonsenso di verificare la notizia come ho fatto io che giornalista non sono ma che nel giro di 40 minuti mi sono informato sulla dimensione di questa non notizia il cui unico scopo è quello di gettare discredito sulla pdl e chi l'ha fatta.
Siamo oltre la deontologia. Qui non si tratta di spacciare per informazione una opinione personale.
Qui si sta disinformando il pubblico destabilizzando e influenzando l'opinione pubblica durante un dibattito parlamentare.
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venerdì 5 febbraio 2016
La pervicace disinformazione di Repubblica: gli esperti che si dividono sulle "adozioni gay".
Che Repubblica sia il peggior giornale nazionale d'Italia lo ripetiamo da anni. Un mantra che ci accompagnerà alla tomba, a meno che la sorte non ci regali la sua chiusura, che ci auguriamo, chissà.
Credevamo avesse già raggiunto il fondo ma con questo articolo la redazione di Repubblica si è messa a scavare.
La notizia (inesistente) vede l'ennesimo omofobo esprimere una opinione non competente.
Il presidente della SIP (Società Italiana Pediatria) Giovanni Corsello ha pubblicato in data 27 gennaio un post nel quale afferma senza averne le competenze specifiche che
Un post non scientifico visto che non si citano le fonti di questi fantomatici studi, ma poco importa. In quanto pediatra e non psicologo l'opinione disinformata di Corsello vale quanto quella mia informata.
Da pediatra Corsello può esprimersi sulla Varicella non certo sui modelli di riferimento paterni e materni visto che nel 2011 l’Associazione Italiana di Psicologia ha dichiarato che
La più grave responsabilità di Repubblica è di dare legittimità a una opinione personale che non ha alcuna autorevolezza scientifica, visto che chi la esprime non ne ha le competenze per farlo.
Non ci interessa qui il teatrino di Corsello che ritratta e dice di essere stato frainteso (nello stile squisito di Berlusconi).
Per il seguito di questa non notizia rimandiamo alla rete che ne parla a profusione, per esempio qui e qui.
Quel che ci appare insopportabile, anzi, criminale, è il titolo che Repubblica dà alla notizia
Fossimo in uno Stato davvero democratico Repubblica dovrebbe essere censurata.
Purtroppo possiamo solamente smettere di comprarla sperando che chiuda.
Ma c'è dell'altro.
Adozioni gay al di là del terrificante uso dell'aggettivo gay cioè omosessuale maschile riferito ad adozioni, come se le adozioni avessero orientamento sessuale fa riferimento alle adozioni, cioè alla facoltà di una persona di adottare un bambino o una bambina.
Questa facoltà per lo Stato italiano è riconosciuta solamente alle coppie sposate e, dunque, almeno per il momento, alle coppie di sesso diverso.
La pdl Cirinnà non consente alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini o bambine.
Questo diritto resta alle coppie sposate.
La stepchild adoption è tutt'altra cosa.
Si tratta di riconoscere come genitore e genitrice anche il o la partner della madre biologica o del padre biologico che sono diventati e diventate genitori grazie a una qualche forma di procreazione assistita.
Genitori single la cui prole non ha un padre o una madre biologiche visto che sono donatori e donatrici anonime.
La stepchild adoption permette al e alla partner genitori single di vedere riconosciuta legalmente la persona con la quale convive e con la quale è diventato o diventata genitore o genitrice.
Non è dunque vero nemmeno che la stepchild adoption incentiverebbe la GPA, come non è vero che non riconoscere la stepchild adoption la disincentiva.
Le persone continuerebbero a ricorrervi e a crescere la prole insieme al compagno o alla compagna di vita.
Quel che cambia è che senza la Stepchild anche se la coppia dovesse dividersi il figlio o la figlia resterebbe senza il secondo genitore o la seconda genitrice che nella sua vita esiste ma non per lo Stato.
Non si tratta solo di un diritto in positivo.
Ma anche di un obbligo.
Se una copia di uomini o di donne si separa di fatto il compagno o la compagna non biologiche non hanno nessun obbligo nei confronti della prole del compagno o della compagna.
E di genitori assenti e sfuggenti ne esistono in ogni compagine familiare altrimenti non ci sarebbe la stepchild adoption per le famiglie etero...
La stepchild adoption è pensata dunque per la tutela della prole e non si presenta come diritto della persona adulta.
La stepchild adoption tra l'altro non è legittimante e riconosce legalmente solo il o la parnter del genitorie o della genitrice biologiche.
I genitiori e parenti di chi viene riconosciuto o riconosciuta dalla stepchild adoption non rientrano nel ricosncimento legale: nonni e nonne, zii e zie, fratellastri e sorellastre per lo Stato continuano a non esistere.
La stepchild adoption toglie di fatto parte della famiglia al bambino e alla bambina nate in coppie omogenitoriali.
Questo pechè la stepchild adoption nasce nell'alveo dalla famiglia etero e permette di riconoscere una nuova figura genitoriale nel caso in cui la figura genitoriale biologica esistente sia assente dalla vita della prole...
Nonni e nonnne zii e zie già esistono anche se il padreo o la amdre sono assenti...
Nel caso di coppie omogenitoriali invece la seconda figura genitoriale biologica non esiste visto che si tratta di un donatore o una donatrice anonime non esitno dunque nemmeno il resto dei e delle parenti di questa figura anonima...
Qunidi la stepchild adoption è proprio il minimo garantito e andrebbe rafforzata e riconosciuta come
vera e propria adozione legittimante. Invece la si vuole sostituire con un affido rafforzato...
Per non ricosnocere legitima delle familgie omogenitoriali si colpisce la prole con una ipocrisia che solo il mondo cattolico rende sistema politico.
Possiamo comprendere che una persona qualunque non capisca la differenza, ma che un quotidiano che pretende di fare informazione faccia confusione tra adozioni e stepchild non ha giustificazione alcuna.
O chi scrive non sa di cosa parla e allora non dovrebbe scrivere.
O lo fa per un proprio scopo politico e allora non dovrebbe pretendere di informare.
E chi disinforma pretendendo di informare compie un atto criminale.
Ma da chi riconsoce competenze a chi comeptenze non ha cosa ci possiamo aspettare?
Che Repubblica chiuda, per sempre.
Credevamo avesse già raggiunto il fondo ma con questo articolo la redazione di Repubblica si è messa a scavare.
La notizia (inesistente) vede l'ennesimo omofobo esprimere una opinione non competente.
Il presidente della SIP (Società Italiana Pediatria) Giovanni Corsello ha pubblicato in data 27 gennaio un post nel quale afferma senza averne le competenze specifiche che
Studi e ricerche cliniche hanno messo in evidenza che questi processi possono rivelarsi incerti e indeboliti da una convivenza all’interno di una famiglia conflittuale, ma anche da una famiglia in cui il nucleo genitoriale non ha il padre e la madre come modelli di riferimento.
Un post non scientifico visto che non si citano le fonti di questi fantomatici studi, ma poco importa. In quanto pediatra e non psicologo l'opinione disinformata di Corsello vale quanto quella mia informata.
Da pediatra Corsello può esprimersi sulla Varicella non certo sui modelli di riferimento paterni e materni visto che nel 2011 l’Associazione Italiana di Psicologia ha dichiarato che
i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno.Bastava informarsi dunque, e sì che la dichiarazione è di 5 anni fa...
La più grave responsabilità di Repubblica è di dare legittimità a una opinione personale che non ha alcuna autorevolezza scientifica, visto che chi la esprime non ne ha le competenze per farlo.
Non ci interessa qui il teatrino di Corsello che ritratta e dice di essere stato frainteso (nello stile squisito di Berlusconi).
Per il seguito di questa non notizia rimandiamo alla rete che ne parla a profusione, per esempio qui e qui.
Quel che ci appare insopportabile, anzi, criminale, è il titolo che Repubblica dà alla notizia
Adozioni gay e bambini: gli esperti si dividonoNell'articolo Corsello è contraddetto da una opinione competente quella di Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria ma per Repubblica Corsello e Mencacci sono entrambi esperti e le loro opinioni contrastanti segnano una divisione che, invece, nel mondo accademico e professionale, non c'è.
Fossimo in uno Stato davvero democratico Repubblica dovrebbe essere censurata.
Purtroppo possiamo solamente smettere di comprarla sperando che chiuda.
Ma c'è dell'altro.
Adozioni gay al di là del terrificante uso dell'aggettivo gay cioè omosessuale maschile riferito ad adozioni, come se le adozioni avessero orientamento sessuale fa riferimento alle adozioni, cioè alla facoltà di una persona di adottare un bambino o una bambina.
Questa facoltà per lo Stato italiano è riconosciuta solamente alle coppie sposate e, dunque, almeno per il momento, alle coppie di sesso diverso.
La pdl Cirinnà non consente alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini o bambine.
Questo diritto resta alle coppie sposate.
La stepchild adoption è tutt'altra cosa.
Si tratta di riconoscere come genitore e genitrice anche il o la partner della madre biologica o del padre biologico che sono diventati e diventate genitori grazie a una qualche forma di procreazione assistita.
Genitori single la cui prole non ha un padre o una madre biologiche visto che sono donatori e donatrici anonime.
La stepchild adoption permette al e alla partner genitori single di vedere riconosciuta legalmente la persona con la quale convive e con la quale è diventato o diventata genitore o genitrice.
Non è dunque vero nemmeno che la stepchild adoption incentiverebbe la GPA, come non è vero che non riconoscere la stepchild adoption la disincentiva.
Le persone continuerebbero a ricorrervi e a crescere la prole insieme al compagno o alla compagna di vita.
Quel che cambia è che senza la Stepchild anche se la coppia dovesse dividersi il figlio o la figlia resterebbe senza il secondo genitore o la seconda genitrice che nella sua vita esiste ma non per lo Stato.
Non si tratta solo di un diritto in positivo.
Ma anche di un obbligo.
Se una copia di uomini o di donne si separa di fatto il compagno o la compagna non biologiche non hanno nessun obbligo nei confronti della prole del compagno o della compagna.
E di genitori assenti e sfuggenti ne esistono in ogni compagine familiare altrimenti non ci sarebbe la stepchild adoption per le famiglie etero...
La stepchild adoption è pensata dunque per la tutela della prole e non si presenta come diritto della persona adulta.
La stepchild adoption tra l'altro non è legittimante e riconosce legalmente solo il o la parnter del genitorie o della genitrice biologiche.
I genitiori e parenti di chi viene riconosciuto o riconosciuta dalla stepchild adoption non rientrano nel ricosncimento legale: nonni e nonne, zii e zie, fratellastri e sorellastre per lo Stato continuano a non esistere.
La stepchild adoption toglie di fatto parte della famiglia al bambino e alla bambina nate in coppie omogenitoriali.
Questo pechè la stepchild adoption nasce nell'alveo dalla famiglia etero e permette di riconoscere una nuova figura genitoriale nel caso in cui la figura genitoriale biologica esistente sia assente dalla vita della prole...
Nonni e nonnne zii e zie già esistono anche se il padreo o la amdre sono assenti...
Nel caso di coppie omogenitoriali invece la seconda figura genitoriale biologica non esiste visto che si tratta di un donatore o una donatrice anonime non esitno dunque nemmeno il resto dei e delle parenti di questa figura anonima...
Qunidi la stepchild adoption è proprio il minimo garantito e andrebbe rafforzata e riconosciuta come
vera e propria adozione legittimante. Invece la si vuole sostituire con un affido rafforzato...
Per non ricosnocere legitima delle familgie omogenitoriali si colpisce la prole con una ipocrisia che solo il mondo cattolico rende sistema politico.
Possiamo comprendere che una persona qualunque non capisca la differenza, ma che un quotidiano che pretende di fare informazione faccia confusione tra adozioni e stepchild non ha giustificazione alcuna.
O chi scrive non sa di cosa parla e allora non dovrebbe scrivere.
O lo fa per un proprio scopo politico e allora non dovrebbe pretendere di informare.
E chi disinforma pretendendo di informare compie un atto criminale.
Ma da chi riconsoce competenze a chi comeptenze non ha cosa ci possiamo aspettare?
Che Repubblica chiuda, per sempre.
lunedì 1 febbraio 2016
Lucia Ocone "Bandierò" e l'insulto maschilista.
Apprendo da Gay.it che ieri a "Quelli che il calcio" la televenditrice Veronica, il personaggio inventato e interpretato da Lucia Ocone, ha venduto Baindierò.
La struttura dello sketch, per chi non lo conosce, prevede la vendita di un oggetto molto comune presentato come oggetto innovativo da utilizzare per gli usi più improbabili...
Una truffa evidente e comica.
Nel caso della bandiera rainbow, presentata come Bandierò, viene venduta come localizzatore di presenza "quando incontri su tinder o grind" od offuscatore di luce "quando ricevi in casa (e non in camera come dice gay.it).
Evidentemente anche per Ocone quando si parla di omosessualità viene in mente solamente il sesso, quello vicino al libertinaggio, e mai i sentimenti.
La continua allusione al sesso liberitno è presente in tutti gli sketch non solamente in questo: lo si capisce dai continui innuendo, Veronica o, almeno, la sua amica Marika, si prostituisce.
I continui riferimenti alla prostituzione (nei commenti di Veronica anche i due della Gialappas sarebbero clienti di Marika) sono triti e confermano tutto l'impianto valoriale maschilista e patriarcale su cui si basa lo sketch.
Veronica\Ocone nel commentare gli e le astanti al Family Day non trova niente di meglio che lasciare intendere che gli uomini presenti sono sue conoscenze di vecchia data (cioè clienti) e le donne sue "vecchie amiche" (cioè prostitute).
Insomma per sfottere chi ha partecipato al family day Ocone non trova niente di meglio che dare della mignotta alle donne e del puttaniere agli uomini.
Ci mancava solo l'insinuazione che gli uomini fossero froci... ma a quello ci ha pensato Travaglio col suo editoriale del 27 di cui ho già parlato.
Credo nella buona fede di Ocone e le concedo pure che non si sia resa conto dell'offesa che le sue osservazioni "comiche" fanno alla dignità della donna, di tutte le donne, anche di quelle omofobe del family day.
Ma lo sport nazionale di dare della mignotta a una donna non è accettabile mai nemmeno per scherzo, non in tv almeno.
Negli anni 70 i froci vantavano la mignottagine propria e delle altre froce, non la nascondevano, non la usavano come una arma di discriminazione e di offesa.
Anzi lucciole e froce trovavano nell'uso del corpo autodeterminato quella comune sororanza con la quale si smarcavano dalla morale borghese che, a quanto pare, oggi nel tempo del family day anche il movimento di liberazione lgbt ha riabbracciato.
Magari le donne del family day fossero tutte mignotte, cioè donne che sono libertine come gli uomini. Purtroppo le donne del family day sono sessualmente represse come ci insegna Costanza Miriano e la donna sottomessa.
E poi che vuotezza politica quella di chi per criticare una posizone omofoba e antidemocratica non ha meglio di dire che chi ha quella posizone è una mignotta.
Eppure gay.it ha trovato questo sketch positivo solo perchè Ocone solidarizza con gli amici orgogliosi con quei froci che trasfromano la professione di misoginia in uno sport machista.
Il patriarcato è ancora talmente diffuso che family day e family gay (con marrazzo che inneggia ai diritti gay) sono le due facce della stessa medaglia di una soceità profodnamente divisa tra uomini e donne tra etero e gay dove il fallocentrismo patriarcale rende comuqnue gli uomini, anche quelli forci, migliori e con più potere delle donne. Una società che è la stessa identica di quella mussoliniana del ventennio.
La generazione che ha fatto la differenza, quella che faceva politica 40 anni fa, oggi è superata per mere ragioni anagrafiche.
Il nuovo che avanza non ha la capacità di andare al di là di queste stantie contrapposizioni e invece di integrare le persone in una soceità complessa ma coesa e solidale dove la singola persona convive con chi intraprende una vita a tre (o più) si preferisce etichettare e dividere la gente in sottocategorie (tutte quelel assurde della queer theory per esempio) illudendosi che ognuno e ognua abbia un minimo di libertà di manovra, anche se dentro a un recinto sempre più angusto.
Ci si dimentica che se non si partecipa non c'è libertà e senza libertà non c'è democrazia.
L'unico collante è ancora quello del maschilismo che ci fa dire a tutti e tutte di una donna che avversiamo che è mignotta senza che nessuno o nessuna si arrabbi mi chiedo come facciamo poi a rivendicare una più equa distribuzione dei diritti, sviliti a diritti gay, senza vergognarci un po'.
Beh, io me ne vergogno, tanto.
La struttura dello sketch, per chi non lo conosce, prevede la vendita di un oggetto molto comune presentato come oggetto innovativo da utilizzare per gli usi più improbabili...
Una truffa evidente e comica.
Nel caso della bandiera rainbow, presentata come Bandierò, viene venduta come localizzatore di presenza "quando incontri su tinder o grind" od offuscatore di luce "quando ricevi in casa (e non in camera come dice gay.it).
Evidentemente anche per Ocone quando si parla di omosessualità viene in mente solamente il sesso, quello vicino al libertinaggio, e mai i sentimenti.
La continua allusione al sesso liberitno è presente in tutti gli sketch non solamente in questo: lo si capisce dai continui innuendo, Veronica o, almeno, la sua amica Marika, si prostituisce.
I continui riferimenti alla prostituzione (nei commenti di Veronica anche i due della Gialappas sarebbero clienti di Marika) sono triti e confermano tutto l'impianto valoriale maschilista e patriarcale su cui si basa lo sketch.
Veronica\Ocone nel commentare gli e le astanti al Family Day non trova niente di meglio che lasciare intendere che gli uomini presenti sono sue conoscenze di vecchia data (cioè clienti) e le donne sue "vecchie amiche" (cioè prostitute).
Insomma per sfottere chi ha partecipato al family day Ocone non trova niente di meglio che dare della mignotta alle donne e del puttaniere agli uomini.
Ci mancava solo l'insinuazione che gli uomini fossero froci... ma a quello ci ha pensato Travaglio col suo editoriale del 27 di cui ho già parlato.
Credo nella buona fede di Ocone e le concedo pure che non si sia resa conto dell'offesa che le sue osservazioni "comiche" fanno alla dignità della donna, di tutte le donne, anche di quelle omofobe del family day.
Ma lo sport nazionale di dare della mignotta a una donna non è accettabile mai nemmeno per scherzo, non in tv almeno.
Negli anni 70 i froci vantavano la mignottagine propria e delle altre froce, non la nascondevano, non la usavano come una arma di discriminazione e di offesa.
Anzi lucciole e froce trovavano nell'uso del corpo autodeterminato quella comune sororanza con la quale si smarcavano dalla morale borghese che, a quanto pare, oggi nel tempo del family day anche il movimento di liberazione lgbt ha riabbracciato.
Magari le donne del family day fossero tutte mignotte, cioè donne che sono libertine come gli uomini. Purtroppo le donne del family day sono sessualmente represse come ci insegna Costanza Miriano e la donna sottomessa.
E poi che vuotezza politica quella di chi per criticare una posizone omofoba e antidemocratica non ha meglio di dire che chi ha quella posizone è una mignotta.
Eppure gay.it ha trovato questo sketch positivo solo perchè Ocone solidarizza con gli amici orgogliosi con quei froci che trasfromano la professione di misoginia in uno sport machista.
Il patriarcato è ancora talmente diffuso che family day e family gay (con marrazzo che inneggia ai diritti gay) sono le due facce della stessa medaglia di una soceità profodnamente divisa tra uomini e donne tra etero e gay dove il fallocentrismo patriarcale rende comuqnue gli uomini, anche quelli forci, migliori e con più potere delle donne. Una società che è la stessa identica di quella mussoliniana del ventennio.
La generazione che ha fatto la differenza, quella che faceva politica 40 anni fa, oggi è superata per mere ragioni anagrafiche.
Il nuovo che avanza non ha la capacità di andare al di là di queste stantie contrapposizioni e invece di integrare le persone in una soceità complessa ma coesa e solidale dove la singola persona convive con chi intraprende una vita a tre (o più) si preferisce etichettare e dividere la gente in sottocategorie (tutte quelel assurde della queer theory per esempio) illudendosi che ognuno e ognua abbia un minimo di libertà di manovra, anche se dentro a un recinto sempre più angusto.
Ci si dimentica che se non si partecipa non c'è libertà e senza libertà non c'è democrazia.
L'unico collante è ancora quello del maschilismo che ci fa dire a tutti e tutte di una donna che avversiamo che è mignotta senza che nessuno o nessuna si arrabbi mi chiedo come facciamo poi a rivendicare una più equa distribuzione dei diritti, sviliti a diritti gay, senza vergognarci un po'.
Beh, io me ne vergogno, tanto.
venerdì 29 gennaio 2016
Travaglio: un editoriale contro il Family Day ma il linguaggio è trasnfobico, omofobo, maschista
Non mi è mai piaciuto Travaglio.Non mi fido di un uomo che ha avuto come mentore Indro Montanelli, un fascista vero, mica i uaqquaraquà che abbiamo oggi, uno tutto d'un pezzo che teneva una busto di Mussolini sulla scrivania.
Per capire perché non mi piace Travaglio basta leggere l'editoriale pubblicato il 27 u.s. sul Fatto Quotidiano.
Nell'editoriale, dal titolo Multifamily Day il giornalista (ma oratore gli si addirebbe di più) addita la contraddittorietà di chi inneggia alla famiglia tradizionale, quella tra uomo e donna, ma ha alle spalle uno o due divorzi.
Però lo fa in una maniera volgare, maschilista, poco interessato a sottolineare l'agire politico di chi sostiene il Family Day quanto piuttosto a screditare direttamente le persone.
Così le mogli compagne e amanti di questi uomini poco affidabili sono tutte avvenenti in un lessico in perfetto equilibrio tra maschilismo ed eterocentrismo (Travaglio non si sognerebbe mai di dire di nessun uomo che "è avvenente"). Le scenate di gelosia servono a restituire con un frasario da giornalaccio scandalistico dei reati ben più gravi (non ricordati e dunque lasciati solo alla memoria di chi legge) mantenendo la fumosità di una critica generica di caratura moralistica e non politica.
Anche rivolgersi alle tre donne menzionate come alle Tre Grazie è degno di una ironia da bar completamente irricevibile perché Travaglio fa leva su quel sessismo patriarcale e maschilista che è la stessa matrice ideologica dell'omofobia.Per Travaglio coloro che sostengono il Family Day non sono persone da criticare perché negano diritti di cui loro godono a certe categorie di persone ma sono degli adulteri corrotti e con molte amanti...
D'altronde per Travaglio quelli per cui la pdl Cirinnà costituisce un parzialissimo riconoscimento non sono diritti umani universali riconosciuti anche alle coppie dello stesso sesso ma alle coppie gay (cioè di omosessuali maschi) e non coppie dello stesso sesso o, al limite, omosessuali, dove l'aggettivo omosessuali significa anche dello stesso sesso.
Non è una differenza della forma ma della sostanza perché quel che dirime la questione delle unioni civili e del matrimonio non è l'orientamento sessuale dei membri delle coppie ma il loro assortimento sessuale.
E non si può desumere il primo dal secondo: due uomini che stanno insieme non sono necessariamente gay possono anche essere bisex.
Lo stesso vale per le lesbiche se Travaglio non le escludesse usando un linguaggio sessista, ma in questo è in ottima compagnia.
Qualunque sia il loro orientamento sessuale, due uomini e due donne in Italia non si possono sposare non già in quanto gay o in quanto lesbiche ma in quanto persone dello stesso sesso.
Tant'è che quando in una coppia etero (di sesso diverso) uno dei due o una delle due partner cambia sesso quel matrimonio viene automaticamente cancellato.
Ma tant'è per Travaglio i diritti sono delle coppie gay.
Altro scivolone quando Travaglio riporta le voci su Gasparri Ai tempi dello scandalo Marrazzo ci fu chi provò a infangarlo: Libero raccontò di un politico che bazzicava gli stessi trans col soprannome “Chiappe d’oro”.
Travaglio dice i trans al maschile fuori tempo massimo per potersi trattare di un fraintendimento dopo che persino l'Unar ha ricordato alla stampa che i trans sono i maschi trans cioè donne biologiche che transitano verso il sesso maschile e che gli uomini biologici che transitano verso quello femminile sono LE trans.
Non ci sono più scuse che tengono, chi continua imperterrito a dire I trans lo fa per scelta, per disprezzo, perché vuole ricordare a queste presunte signorine che sono nate maschio e al maschile ci si deve loro riferire.
Non pago Travaglio allude alle pratiche sessuali che Gasparri avrebbe fatto con queste donne trans quella penetrazione anale ricettiva (lo chiamavano chiappe d'oro) evidentemente per Travaglio chiunque pratica del sesso anale ricettivo è gay lo so che è difficile da capire anche per molte persone omosessuali ma non sono le pratiche sessuali a determinare il nostro orientamento sessuale, bensì il coinvolgimento emotivo affettivo e relazionale.
Insomma per Travaglio se Gasparri è chiappe d'oro è un frocio e quindi che ci va a fare al Family Day?
Mi sembra una argomentazione un tantino omofoba la solita solfa di chi vuole offendere qualcuno dandogli del frocio e si sa i froci lo pigliano del culo, perché il culo ce lo hanno solo loro gli etero e le donne hanno un altro tipo di orifizio. D'altronde Travaglio coltiva lo stesso gusto dei classici di Montanelli e sicuramente ricorderà Marziale.
Infine la ciliegina sulla torta quando Travaglio allude all'omosessualità dei preti che vanno al family day coi loro fidanzatini dove, per non farsene mancare nessuna, al maschilismo aggiunge il paternalismo quel fidanzatini sminuente che normalmente si si usa per rivolgersi ai e alle partner degli e delle adolescenti ma che in questo caso si riferisce volgarmente alla tenera età dei partner dei prelati con una allusione alla pederastia.
Di nuovo Travaglio usa l'orientamento sessuale per sminuire le persone e offenderle non certo per denunciarne l'incoerenza e l'ipocrisia altrimenti ricorderebbe anche le fidanzatine dei preti.
Anche quella è una contraddizione visto che i preti dovrebbero seguire il nubilato.
Ma vuoi mettere?
Dire di un prete che scopa con una donna fa meno scandalo (anzi non lo fa per niente) di dire che un prete ha un fidanzatino.
Di questo editoriale fascista e patriarcale disgustosamente omofobo e transfobico io faccio volentieri a meno e lo rispedisco al mittente perché mi offende, mi offende come gay, e come cittadino la cui intelligenza è misconosciuta pensando mi si possa impunemente ammannire un linciaggio morale spacciandolo per un j'accuse politico.
Per questo invito caldamente Travaglio ad andare al Family Day (cosa avevate capito?!?!) degno posto per chi usa un frasario e delle argomentazioni squadriste.
Perché Travaglio offende anche te.
Se lo consoci lo eviti.
Proprio come il Family Day
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mercoledì 20 gennaio 2016
Può l'anarcocapitalismo essere omofobo? Sulle critiche "da sinistra" alla campagna "svegliatitalia" per le unioni civili.
Le immagini incriminate sono queste.
Mostrano due corpi dello stesso sesso coperti da una bandiera italiana mentre si inneggia al Paese affermando che un Paese civile protegge l'amore.
E' una immagine della campagna nazionale per la manifestazione del 23 gennaio quando le persone scenderanno nelle piazze di oltre 40 città a ricordare che questo Parlaento deve approvare una legge imprescindibile nonostante la sua pochezza e il suo spirito segregazionista.
Queste immagini sono una bella metafora che mostra il Paese, cioè il popolo, proteggere le persone e il loro amore. Una bandiera come una coperta che copre.
Un Paese del quale essere orgogliose e orgogliosi.
Una campagna comunicativa azzeccata ma che a tante e tanti non è piaciuta per quello che hanno visto nelle immagini ma che, a essere intellettualmente onesti e oneste, in queste immagini non c'è.
Il blog incrocidegeneri scomoda addirittura l'omoazionalismo statunitense, lamentandosi di una bandiera che inneggia a una idea di civiltà considerata razzista, il discorso retorico sulla quale inneggerebbe alla discriminazione nazionalista (il blog dice razzista che non significa nulla visto che non parliamo di razza e che, la razza non ha una dimensione scientifica) additando come nemici gli Stati che non riconoscono i diritti lgbt.
Quindi se critico le leggi omofobe della russia di Putin per incorcidegenri sono razzista.
Ora non sono certo uno sciovinista, tutt'altro, ma la banidera italiana non mi fa schifo perchè è la stessa che sfilava nel Paese il 25 aprile del 1945 quando il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti.
Questa è la bandiera della Repubblica, la bandiera dello Stato italiano che 40 anni fa ha prodotto alcune dele leggi di più alta civiltà per un Paese arretrato come l'Italia: divorzio, interruzione della gravidanza, legge Basaglia sulla chiusra dei manicomi nuovo Stato di Famiglia che cancellava quello mussoliniano del 42, legge sul cambio di sesso (la prima in Euroopa) e, più recentemente, la legge sullo stupro come reato sullla persona e non più per la morale.
In questa bandiera mi ci identifico.
E' a questa bandiera che chiedo di
ratificare i diritti della persona e non diritti dei gay e delle lesbiche come
conciona incrocidegeneri.
Lo sa bene chi ha fatto questa campagna che, oltre alle due immagini con coppie dello stesso sesso, ha prodotto anche una terza immagine
Un uomo e una donna abbracciati non dalla bandiera italiana, perchè quei diritti le coppie di sesso diverso già li hanno, ma abbracciate da una bandiera raibow mentre si afferma che chi ama i diritti li vuole per tutti (sessisticamente)
L'anarcocapitalismo del blog incrocidegeneri fa i suoi discorsi - anche condivisbili - anti imperialisti a spese delle persone omosessuali e bisessuali riducendo l'ammanco di diritti umani ai loro danni a una mera retoriche dei diritti sessuali.
La conclusione del post fuori da ogni cocncretezza politica afferma
Per l'anarcocapitalismo dobbiamo rimanere tutte e tutti divisi, sole e soli, avere un welfare individuale dove non contano la solidarietà o lo spirito di corpo, dove non conta la rete di affetti (non sempre e non solo sessuati) che la società reale, di cui incrocidegeneri ignora l'esistenza, sta realizando, concretamente, al di là di riflessioni teoriche e sterili, perchè sdradicate dal tessuto sociale, dal qui e ora, dalla continegnza evenemenziale.
Quando il pensiero "anti" si standardizza a una retorica priva di umanità e di senso di concretezza e di responsabilità si ottengono risultati come questo, squisitamente omofobi, capitalisti e individualisti e anche sgrammaticati.
In un senitre antisessista più di facciata che di sostanza si scrive incivil* credendo di declinarlo al maschile e femminile ignorando che incivile è parola ambigenere e rimane invariata al maschile e al femminile.
Però poi nel testo non si evitano dei squisitamente sessisti maschili inclusivi (come diritti dei neri, solo al maschile e direttamente neri, non già persone, ma razza a parte, o quel participio passato "protetti" solo al maschile... ma tant'è).
A queste persone ho solo una cosa da dire. Studiate, e ringraziate chi esattamente 70 anni fa ha dato la vita perchè voi poteste scrivere queste cazzate senza che nessuno venisse a casa vostra ad arrestarvi.
ITALIA SVEGLIAAAAAAAA
Mostrano due corpi dello stesso sesso coperti da una bandiera italiana mentre si inneggia al Paese affermando che un Paese civile protegge l'amore.
E' una immagine della campagna nazionale per la manifestazione del 23 gennaio quando le persone scenderanno nelle piazze di oltre 40 città a ricordare che questo Parlaento deve approvare una legge imprescindibile nonostante la sua pochezza e il suo spirito segregazionista.
Queste immagini sono una bella metafora che mostra il Paese, cioè il popolo, proteggere le persone e il loro amore. Una bandiera come una coperta che copre.
Un Paese del quale essere orgogliose e orgogliosi.
Una campagna comunicativa azzeccata ma che a tante e tanti non è piaciuta per quello che hanno visto nelle immagini ma che, a essere intellettualmente onesti e oneste, in queste immagini non c'è.
Il blog incrocidegeneri scomoda addirittura l'omoazionalismo statunitense, lamentandosi di una bandiera che inneggia a una idea di civiltà considerata razzista, il discorso retorico sulla quale inneggerebbe alla discriminazione nazionalista (il blog dice razzista che non significa nulla visto che non parliamo di razza e che, la razza non ha una dimensione scientifica) additando come nemici gli Stati che non riconoscono i diritti lgbt.
Quindi se critico le leggi omofobe della russia di Putin per incorcidegenri sono razzista.
Ora non sono certo uno sciovinista, tutt'altro, ma la banidera italiana non mi fa schifo perchè è la stessa che sfilava nel Paese il 25 aprile del 1945 quando il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti.
Questa è la bandiera della Repubblica, la bandiera dello Stato italiano che 40 anni fa ha prodotto alcune dele leggi di più alta civiltà per un Paese arretrato come l'Italia: divorzio, interruzione della gravidanza, legge Basaglia sulla chiusra dei manicomi nuovo Stato di Famiglia che cancellava quello mussoliniano del 42, legge sul cambio di sesso (la prima in Euroopa) e, più recentemente, la legge sullo stupro come reato sullla persona e non più per la morale.
In questa bandiera mi ci identifico.
E' a questa bandiera che chiedo di
ratificare i diritti della persona e non diritti dei gay e delle lesbiche come
conciona incrocidegeneri.Lo sa bene chi ha fatto questa campagna che, oltre alle due immagini con coppie dello stesso sesso, ha prodotto anche una terza immagine
L'anarcocapitalismo del blog incrocidegeneri fa i suoi discorsi - anche condivisbili - anti imperialisti a spese delle persone omosessuali e bisessuali riducendo l'ammanco di diritti umani ai loro danni a una mera retoriche dei diritti sessuali.
La conclusione del post fuori da ogni cocncretezza politica afferma
A fronte di una retorica che vorrebbe imporci ordine e disciplina e ci chiede di giurare fedeltà allo stato-nazione in cambio di una rassicurante normalità piccolo-borghese, è tempo di essere INCIVIL*!In barba ai figli e le figlie di famiglie omogenitoriali che sono bambini e bambine di serie b, in barba alle coppie di sesso diverso che se non si sposano non hanno diritto alcuno (e che la proposta di legge Cirinnà invece riconoscerebbe, istituendo per tutte le coppie anche le convivenze di fatto), in barba a tutte quelle persone che, escluse dal il matrimonio, non possono dire alla società "io e questa perosna stiamo insieme e come coppia contribuiamo al bene comune al nbene della nazione".
Per l'anarcocapitalismo dobbiamo rimanere tutte e tutti divisi, sole e soli, avere un welfare individuale dove non contano la solidarietà o lo spirito di corpo, dove non conta la rete di affetti (non sempre e non solo sessuati) che la società reale, di cui incrocidegeneri ignora l'esistenza, sta realizando, concretamente, al di là di riflessioni teoriche e sterili, perchè sdradicate dal tessuto sociale, dal qui e ora, dalla continegnza evenemenziale.
Quando il pensiero "anti" si standardizza a una retorica priva di umanità e di senso di concretezza e di responsabilità si ottengono risultati come questo, squisitamente omofobi, capitalisti e individualisti e anche sgrammaticati.
In un senitre antisessista più di facciata che di sostanza si scrive incivil* credendo di declinarlo al maschile e femminile ignorando che incivile è parola ambigenere e rimane invariata al maschile e al femminile.
Però poi nel testo non si evitano dei squisitamente sessisti maschili inclusivi (come diritti dei neri, solo al maschile e direttamente neri, non già persone, ma razza a parte, o quel participio passato "protetti" solo al maschile... ma tant'è).
A queste persone ho solo una cosa da dire. Studiate, e ringraziate chi esattamente 70 anni fa ha dato la vita perchè voi poteste scrivere queste cazzate senza che nessuno venisse a casa vostra ad arrestarvi.
ITALIA SVEGLIAAAAAAAA
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mercoledì 13 gennaio 2016
BriaAndChrissy o delle lesbiche che non hanno mai toccato un pisello...
Sul canale youtube di BriaAndChrissy lo scorso dicembre è stato pubblicato un video nel quale alcune ragazze presentate come lesbiche che non hanno mai toccato un pisello palpano e guardano il pene di un ragazzo...
Il video a un primo sguardo può sembrare una goliardata eppure il duo che lo ha ideato ha qualche pretesa di promuovere l'uguaglianza per le persone lgbt.
In realtà il video non fa che sciorinare alcuni luoghi comuni tristi e triti, maschilisti e lesbofobi sui rapporti tra femminile lesbico e genere maschile.
Se una donna è lesbica, sembra dirci il video nel suo non detto, vuol dire che non ha mai visto un pene.
Non lo ha mai visto non solo in maniera figurata ma proprio in maniera fisica, concreta.
Siamo ancora nella mentalità che riduce l'orientametno sessuale alle pratiche sessuali (le lesbiche se la leccano) e l'identità di genere agli organi genitali.
Quel che piace o non paice alle donne lesbcihe di un uomo ruota comunque intorno al cazzo.
Se questa idea offre qualche occasione per sminuire l'importanza che noi maschietti diamo al nostro pisello (alla sua grandezza, durezza etc etc). qul che dà fastidio e offende del video è il modo in cui queste ragazze reagiscono al cazzo, in maniera negativa non già perchè in quanto persone forse sono interessate ad altre persone e non a parti del corpo ma perchè, in quanto lesbiche, del cazzo non sanno proprio che farsene.
Le lesbiche sono dunque sprovvedute perchè non il cazzo non lo sanno nemmeno maneggiare e non sanno nemmeno cosa sia...
Viceversa una donna eter il cazzo lo apprezza eccome.
Ed ecco che anche l'idea di sminuire il membro maschile non fa che rafforzarne l'importanza. Si ride della sprovvedutezza di queste ragazze lesbiche, altro che uguaglianza!
Offende l'idea di questa sprovvedutezza perchè sembra quasi che una lesbica non apprezza il cazzo perchè non lo ha mai visto, altrimenti... che è il centro di certo immaginario maschilista.
L'idea di per sè e se presa seriamente è triste... Davverè una lesbica non sa come è fatto un uomo? O non ha mai toccato un pene? Davero basta non avere mai toccato un pene per essere lesbiche? E basta toccare un pene che una lesbica diventa etero o bisex?
Tra i commenti al video qualcuno arriva a dire che il ragazzo che si lascia toccare il pene sia gay perchè da come si comporta sembra che mai nessuna ragazza glielo abbia toccato prima.
Così mentre c'è chi cerca di far capire che quel che ci rende gay e lesbiche non è il fatto che ci piace il cazzo o la fica ma che AMIAMO persone del nostro stesso sesso questo video contribuisce a alimentare l'equivoco che vuole gli orientamenti sessuali incentrati sul sesso e costruiti su una attrazione a priori per ...l'anatomia. Si prende la stessa complementarietà tra maschio e femmina su cui si basa il modelo eteronormato che paice tanto alla chiesa e lo si usa al contrario.
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martedì 12 gennaio 2016
Il papa, l'ansa e l'inesistente apertura sulle persone omosessuali
E' di qualche ora fa il mendace dispaccio Ansa che per fare pubblicità al libro-intervista del Papa Il nome di Dio è misericordia, scritto con Andrea Tornielli, edito da Piemme, disinforma il pubblico riportanto affermazioni che non rispondono al vero.
Nel dispaccio si citano stralci dal libro-intervista, nei quali si legge
Certo l'accoglienza di cui millanta il Papa è un'accoglienza ben particolare e triste.
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, lo stesso citato dal Papa nel dispaccio Ansa quel che si dice dell'omosessualità è molto meno lusinghiero e foriero di speranze di quello che il dispaccio Ansa vuole farci credere:
Per la Chiesa l'omosesualità rimane una grave depravazione che è contraria alla legge naturale e le perosne omosessuali sono obbligate alla castità.
Una poszione che è in pieno contrasto con la Risoluzione del Parlamento europeo del 28 settembre 2011 sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite.
Adesso la Chiesa fa la sua propaganda e non ci meraviglia che menta sapendo di mentire.
Ci aspetteremmo però dall'Ansa una informazione più puntuale e più aderente ai fatti.
Nel dispaccio si citano stralci dal libro-intervista, nei quali si legge
Io preferisco che le persone omosessuali vengano a confessarsi, che restino vicine al Signore, che si possa pregare insieme - dice ancora il Papa -. Puoi consigliare loro la preghiera, la buona volontà, indicare la strada, accompagnandole.Papa Francesco parla di tendenze sessuali riducendo l'omosessualità al sesso, senza riferirsi ai sentimenti.
Certo l'accoglienza di cui millanta il Papa è un'accoglienza ben particolare e triste.
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, lo stesso citato dal Papa nel dispaccio Ansa quel che si dice dell'omosessualità è molto meno lusinghiero e foriero di speranze di quello che il dispaccio Ansa vuole farci credere:
Si distinguono le persone dalla cosa in sè e si condanna quella pretendendo vigliaccamente di non condannare le persone.Castità e omosessualità2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.
(fonte Il catechismo della chiesa cattolica i neretti sono miei)
Per la Chiesa l'omosesualità rimane una grave depravazione che è contraria alla legge naturale e le perosne omosessuali sono obbligate alla castità.
Una poszione che è in pieno contrasto con la Risoluzione del Parlamento europeo del 28 settembre 2011 sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite.
Adesso la Chiesa fa la sua propaganda e non ci meraviglia che menta sapendo di mentire.
Ci aspetteremmo però dall'Ansa una informazione più puntuale e più aderente ai fatti.
martedì 5 gennaio 2016
Qualche riflessione sulla gestazione per altri
Vi sarà capitato di sentire amici e amiche dire la loro sulla gestazione per altri (e altre) senza saperne nulla a riguardo, pescando da una retroica discorsiva reazionaria e sessista quando non apertamente misogina, anche quando viene da donne.
Così come non basta essere gay e lesbiche per non essere omofobi e omofobe lo stesso vale per la misoginia.
Una letteratura sterminata di documenti, proclami, appelli, firmati da donne e uomini, in Italia e all'estero, una firma di adesione spesso guidata dall'afflato del'indignazione che poi porta a ripensamenti imbarazzanti come nel caso di Dacia Maraini, firmataria dell'appello italiota di Se non ora quando che ha avuto poi un ripensamento chiedendo scusa per la sua firma frettolosa.
Un ripensamento nato in seno alla stessa organizzazione Se non ora quando una parte della quale ha preso le distanze dall'appello per cui ora esistono due correnti, Se non ora quando Libere che ha scritto l'appello e Se non ora quando Factory che ne hanno preso le distanze.
In tutti questi appelli (anche quello francese che vede tra le firmatarie la filosofa e femminista Agacinsky) non ci si limita a denunicare lo sfruttamento del corpo femminile o il rischio della compravendita della prole ma si fa riferimento anche all'assortimento sessuale delle coppie che ricorrono alla gpa o all'orientamento sessuale delle persone single che vi ricorrono aprendo un'altra questione quella della legitimità o meno per le persone in coppia omosessuale di avere prole.
Una strumentalizzazione della gpa per contrastare il riconoscimento dei diritti delle persone non etero che, in Italia, non godono di alcuna tutela riconsociuta solamente alle perosne in coppia di sesso diverso.
Se uso questa espressione di persone in coppia è per non indurre nell'equivoco che le due persone in coppia omosessuale siano necessariamnete omosessuali cioè di orientamento sessuale gay o lesbico, perchè, ce lo dicono le persone in carne ed ossa che costituiscono le famiglie omogenitoriali, sono persone bisex o che provengono da un lungo matrimonio con persona dell'altro sesso e che per giustificare questo percorso che sembra loro contraddittorio si raccontano la propria vita dicendo di essersi scoperti e scoperte omosessuali a 40 anni.
Manca un modo di pensare che sia in grado di indicare la realtà evenemenziale dei fatti: ci si innamora e si fanno figli con persone di entrambi i sessi senza soluzione di continuità.
Non siamo rigidamente gay o lesbiche o perfettamente bisessuali, siamo come siamo, con la nostra storia intima e personale e possiamo innamorarci di una donna senza dover diventare lesbiche o innamorarci di un ragazzo senza dover rinunciare alle donne.
Se me lo concedete però non vorrei parlare della questione omosessualità in relazione alla gpa ma riflettere su alcune delle affermazioni di pancia che, come me, avete letto sentito o magari scritto sui social o sulla carta stampata.
Sono riflessioni sparse che non hanno certamente la pretesa di esausitività, tutt'altro. Mi sembrano però dei punti forti intorno ai quali produrre una riflessione più pensata, più ragionata, più di cuore che di pancia.
Di cuore e non di testa perchè anche se spesso ce lo dimentichiamo non stiamo facendo un esercizio di speculazione etica ma stiamo decidendo della vita di persone in carne ed ossa.
Prima di inziare il discorso una premessa indispensabile.
In quanto maschio, so di non avere il diritto di stabilire cosa una donna può fare o non fare con il proprio corpo, qualunque siano i miei valori etici non possono mai travalicare il fatto che io non ho un utero e dunque quando parlo di utero parlo qualcosa che non ho cosa sulla quale dunque non ho la stessa voce in capitolo rispetto a chi l'utero ce l'ha.
La prole
Chi è contro la gpa accusa questa pratica di barbarie perchè strappa la madre dalla prole (loro veramente dicono dal bambino, al maschile, ma il sessismo, si sa, è ben lungi dall'essere sconfitto).
Come si può permettere a una madre di privarsi della prole per darla ad altre persone, magari dietro compenso economico?
Ci si dimentica, cioè, si omette, che nella gpa la donna che porta avanti la gravidanza non è la madre biologica del feto.
L'ovulo fecondato in vitro e poi impiantato nel suo utero non è il suo ma ma è quello di un'altra donna, quella che poi crescerà il bambino o la bambina, o quella di una donatrice.
Questa distinzione però non toglie il fatto che la donna che ha effettivamente partorito la bambina o il bambino poi non la o lo cresca ma lo dia ad altre persone.
E' questo che non va giusto?
In Italia la legge consente ad ogni donna, anche alle donne straniere, anche a quelle senza regolare permesso di soggiorno, il parto in anonimato, cioè di non riconoscere il bambino o la bambina e di lasciarlo o lasciarla nell’Ospedale dove è nato o nata (DPR 396/2000, art. 30, comma 2).
Non è crudele anche questa decisione ?
Ancora di più visto che in Italia il bambino o la bambina in questione finiscono in orfanotrofio e vengono adotatti con dei tempi lunghissimi (e intanto crescono senza figure genitoriali).
Non è più crudele di quella della madre della gpa che invece sa di dare il figlio o la figlia (che non è biologicamente suo o sua) a una famiglia che lo o la cresce?
Negli Stati Uniti una donna puà decidere di non riconsocere il nascituro o la nascitura e di darlo o darla a una coppia che lo o la adotterà.
Questo in italia non è consentito.
Eppure eviterebbe al bambino o alla bambina di crescere in un orfanotrofio...
E' evidente che quel che dà fastidio non è affatto la separazione di per sè tra madre (biologica o fisica) e prole ma la progettualità di questa decisione.
Sembra andare bene si rimane incinta per sbaglio e invece di abortire non si riconosce la prole e la si dà in adozione non va più bene se ci si fa mettere incinta con l'intenzione di dare in adozione la prole ad altre persone.
Si entra nella sfera dell'autodeterminazione ed emancipazione della donna usando come grimaldello la tutela della prole (atrimenti si dovrebbe rifiutare anche il parto in anonimato) per porre dei limiti alla libertà individuale della donna.
Anche in questo caso come in quello delle sentinelle in piedi, la questione in discussione non è quella delle coppie dello stesso sesso (lo stesso appello di Se non ora quando Libere ammette che alla gpa ricorrono per l'80% coppie di sesso diverso) ma un attacco all'autonomia della donna la quale continua ad essere investita di un dovere etico superiore a quello individuale perchè è madre.
Quel che dà fastidio è rimettere in discussione il determinismo biologico che sinora ha condannato la donna al parto alla maternità ideologicamente coatti tolgiendole ogni facoltù di scelta, in noem di un etica o di una morale guardacaso sostenute ed espresse dai maschi (a cominciare da dio che è uomo...).
A chi è contrario dà fastidio l'emancipazione altrui.
Fa sentire i propri limiti per una metalità reazionaria gretta e sessuofoba come degli e delle imbecilli cosa che fondamentalmente si è, e invece di accettare la verità ci si rifà sulle altre persone decidendo per loro quel che si può o non si può fare.
E' smepre la stessa differenza eica tra chi proibisce e chi consente.
Chi proibisce decide per tutte e tutti chi consente non obbliga: chi non vuole può continuare a non farlo.
E anche questa è una asimettria etica insostenibile
Così come non basta essere gay e lesbiche per non essere omofobi e omofobe lo stesso vale per la misoginia.
Una letteratura sterminata di documenti, proclami, appelli, firmati da donne e uomini, in Italia e all'estero, una firma di adesione spesso guidata dall'afflato del'indignazione che poi porta a ripensamenti imbarazzanti come nel caso di Dacia Maraini, firmataria dell'appello italiota di Se non ora quando che ha avuto poi un ripensamento chiedendo scusa per la sua firma frettolosa.
Un ripensamento nato in seno alla stessa organizzazione Se non ora quando una parte della quale ha preso le distanze dall'appello per cui ora esistono due correnti, Se non ora quando Libere che ha scritto l'appello e Se non ora quando Factory che ne hanno preso le distanze.
In tutti questi appelli (anche quello francese che vede tra le firmatarie la filosofa e femminista Agacinsky) non ci si limita a denunicare lo sfruttamento del corpo femminile o il rischio della compravendita della prole ma si fa riferimento anche all'assortimento sessuale delle coppie che ricorrono alla gpa o all'orientamento sessuale delle persone single che vi ricorrono aprendo un'altra questione quella della legitimità o meno per le persone in coppia omosessuale di avere prole.
Una strumentalizzazione della gpa per contrastare il riconoscimento dei diritti delle persone non etero che, in Italia, non godono di alcuna tutela riconsociuta solamente alle perosne in coppia di sesso diverso.
Se uso questa espressione di persone in coppia è per non indurre nell'equivoco che le due persone in coppia omosessuale siano necessariamnete omosessuali cioè di orientamento sessuale gay o lesbico, perchè, ce lo dicono le persone in carne ed ossa che costituiscono le famiglie omogenitoriali, sono persone bisex o che provengono da un lungo matrimonio con persona dell'altro sesso e che per giustificare questo percorso che sembra loro contraddittorio si raccontano la propria vita dicendo di essersi scoperti e scoperte omosessuali a 40 anni.
Manca un modo di pensare che sia in grado di indicare la realtà evenemenziale dei fatti: ci si innamora e si fanno figli con persone di entrambi i sessi senza soluzione di continuità.
Non siamo rigidamente gay o lesbiche o perfettamente bisessuali, siamo come siamo, con la nostra storia intima e personale e possiamo innamorarci di una donna senza dover diventare lesbiche o innamorarci di un ragazzo senza dover rinunciare alle donne.
Se me lo concedete però non vorrei parlare della questione omosessualità in relazione alla gpa ma riflettere su alcune delle affermazioni di pancia che, come me, avete letto sentito o magari scritto sui social o sulla carta stampata.
Sono riflessioni sparse che non hanno certamente la pretesa di esausitività, tutt'altro. Mi sembrano però dei punti forti intorno ai quali produrre una riflessione più pensata, più ragionata, più di cuore che di pancia.
Di cuore e non di testa perchè anche se spesso ce lo dimentichiamo non stiamo facendo un esercizio di speculazione etica ma stiamo decidendo della vita di persone in carne ed ossa.
Prima di inziare il discorso una premessa indispensabile.
In quanto maschio, so di non avere il diritto di stabilire cosa una donna può fare o non fare con il proprio corpo, qualunque siano i miei valori etici non possono mai travalicare il fatto che io non ho un utero e dunque quando parlo di utero parlo qualcosa che non ho cosa sulla quale dunque non ho la stessa voce in capitolo rispetto a chi l'utero ce l'ha.
La prole
Chi è contro la gpa accusa questa pratica di barbarie perchè strappa la madre dalla prole (loro veramente dicono dal bambino, al maschile, ma il sessismo, si sa, è ben lungi dall'essere sconfitto).
Come si può permettere a una madre di privarsi della prole per darla ad altre persone, magari dietro compenso economico?
Ci si dimentica, cioè, si omette, che nella gpa la donna che porta avanti la gravidanza non è la madre biologica del feto.
L'ovulo fecondato in vitro e poi impiantato nel suo utero non è il suo ma ma è quello di un'altra donna, quella che poi crescerà il bambino o la bambina, o quella di una donatrice.
Questa distinzione però non toglie il fatto che la donna che ha effettivamente partorito la bambina o il bambino poi non la o lo cresca ma lo dia ad altre persone.
E' questo che non va giusto?
In Italia la legge consente ad ogni donna, anche alle donne straniere, anche a quelle senza regolare permesso di soggiorno, il parto in anonimato, cioè di non riconoscere il bambino o la bambina e di lasciarlo o lasciarla nell’Ospedale dove è nato o nata (DPR 396/2000, art. 30, comma 2).
Non è crudele anche questa decisione ?
Ancora di più visto che in Italia il bambino o la bambina in questione finiscono in orfanotrofio e vengono adotatti con dei tempi lunghissimi (e intanto crescono senza figure genitoriali).
Non è più crudele di quella della madre della gpa che invece sa di dare il figlio o la figlia (che non è biologicamente suo o sua) a una famiglia che lo o la cresce?
Negli Stati Uniti una donna puà decidere di non riconsocere il nascituro o la nascitura e di darlo o darla a una coppia che lo o la adotterà.
Questo in italia non è consentito.
Eppure eviterebbe al bambino o alla bambina di crescere in un orfanotrofio...
E' evidente che quel che dà fastidio non è affatto la separazione di per sè tra madre (biologica o fisica) e prole ma la progettualità di questa decisione.
Sembra andare bene si rimane incinta per sbaglio e invece di abortire non si riconosce la prole e la si dà in adozione non va più bene se ci si fa mettere incinta con l'intenzione di dare in adozione la prole ad altre persone.
Si entra nella sfera dell'autodeterminazione ed emancipazione della donna usando come grimaldello la tutela della prole (atrimenti si dovrebbe rifiutare anche il parto in anonimato) per porre dei limiti alla libertà individuale della donna.
Anche in questo caso come in quello delle sentinelle in piedi, la questione in discussione non è quella delle coppie dello stesso sesso (lo stesso appello di Se non ora quando Libere ammette che alla gpa ricorrono per l'80% coppie di sesso diverso) ma un attacco all'autonomia della donna la quale continua ad essere investita di un dovere etico superiore a quello individuale perchè è madre.
Quel che dà fastidio è rimettere in discussione il determinismo biologico che sinora ha condannato la donna al parto alla maternità ideologicamente coatti tolgiendole ogni facoltù di scelta, in noem di un etica o di una morale guardacaso sostenute ed espresse dai maschi (a cominciare da dio che è uomo...).
A chi è contrario dà fastidio l'emancipazione altrui.
Fa sentire i propri limiti per una metalità reazionaria gretta e sessuofoba come degli e delle imbecilli cosa che fondamentalmente si è, e invece di accettare la verità ci si rifà sulle altre persone decidendo per loro quel che si può o non si può fare.
E' smepre la stessa differenza eica tra chi proibisce e chi consente.
Chi proibisce decide per tutte e tutti chi consente non obbliga: chi non vuole può continuare a non farlo.
E anche questa è una asimettria etica insostenibile
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martedì 1 dicembre 2015
Hiv e dati ISS. Gli allarmismi della stampa italiana
Come ogni anno il Centro Operativo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità pubblica un fascicolo del Notiziario dell’ISS dedicato all’aggiornamento dei due flussi di sorveglianza sulle nuove diagnosi di HIV e sui casi di AIDS.
Nei dati in breve si riporta che
Ora va bene non abbassare la guardia (tanto più che aumentano le diagnosi tardive di sieropositività) ma la situazione è meno catastrofica di quanto non ci lasci intendere la carta stampata, ci chiediamo il perchè.
Nei dati in breve si riporta che
• È stabile il numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV.A leggere i titoli dei maggiori quotidiani però, complice un dispaccio Ansa allarmista, è tutta un'altra storia...
• Continua a diminuire l’incidenza delle nuove diagnosi di HIV nelle donne.
• La maggior parte delle infezioni avviene attraverso contatti eterosessuali.
• Aumentano le diagnosi in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) tra gli italiani.
• Rispetto al 2013 diminuisce la quota dei soggetti che si presenta in fase avanzata (bassi CD4 o presenza di sintomi).
• È stabile il numero dei casi di AIDS.
• Diminuiscono i decessi in persone con AIDS.
• La maggior parte delle nuove diagnosi di AIDS ha eseguito il test HIV pochi mesi prima della diagnosi di AIDS.
• Il 92,6% delle persone HIV positive seguite presso i centri clinici di malattie infettive è in terapia antiretrovirale.
Ora va bene non abbassare la guardia (tanto più che aumentano le diagnosi tardive di sieropositività) ma la situazione è meno catastrofica di quanto non ci lasci intendere la carta stampata, ci chiediamo il perchè.
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venerdì 27 novembre 2015
Il welfare individuale contro la famiglia tradizionale
Da quando la questione del matrimonio egualitario si è imposta anche in Italia, portata da istanze estere e straniere, le posizioni del movimento e della politica antagonista sull'argomento hanno subito un cambiamento di alcune compagini e la cristallizzazione di altre.
Anche questo blog 5 anni fa era su posizioni diverse.
Si temeva che il voler accedere al matrimonio costituisse un attestamento all'eterosistema e che i diritti cui si chiedeva di accedere in quanto coppia discriminassero altre categorie di persone e, in generale, gli individui (e le individue).
Ridurre il matrimonio a una serie di diritti e di doveri è però alquanto semplificatorio.
Rimanendo momentaneamente all'interno di questo orizzonte semplificato sono ancora convinto che tutta una serie di diritti non debbano essere di esclusivo appannaggio dalla coppia sentimental-sessuale.
Perché il mio ragazzo o la mia ragazza deve avere diritto di subentrare al contratto di casa a me intestato in caso di mia morte e un mio amico col quale convivo da diverso tempo no?
Da questo punto di vista hanno ragione le compagini antagoniste nel voler scardinare quella retorica familista che vede nella parentela di sangue, nella famiglia sessuale l'unico ius sanguinis e a contrapporre a questo welfare familistico un wlefare individuale che, secondo loro, riconoscerebbe gli stessi diritti a tutte le compagini familiari anche a quelle non basate sull sesso (monogamico e procreativo).
Se io ho tante fidanzate o tanti fidanzati allora non chiedo diritti in quanto coppia (o harem...) ma in quanto singolo individuo.
Non so voi ma ci vedo sempre una derivazione patriarcale e non mi meraviglia che coinvolga sia le argomentazioni della destra, contraria al riconoscimento delle relazioni omosessuali come famiglia, sia le argomentazioni della sinistra contrarie al riconoscimento di qualunque relazione stabile spinta da un individualismo liberista e capitalista imbarazzante.
Il problema sta nel ridurre l'idea di coppia e di matrimonio al set di diritti e doveri che secondo molte persone sono alla base delle rivendicazioni per il matrimonio egualitario.
Come dicevo questa è una semplificazione ideologica.
Ci si dimentica di un aspetto importante dell'orientamento sessuale che la visione sinistra della sinistra (sempre omofoba nel suo spirito più profondo che riduce le istanze omo bisessuali alla stregua del scopo con chi mi pare) cancella belluinamente.
E questo dovrebbe valere sempre contro quel welfare individuale proposto dai movimenti antagonisti che a me fa un po' orrore e ricorda quell'atteggiamento maschista (che hanno purtroppo anche molte ragazze) del faccio un po' quel che cazzo mi pare, perché si confonde la libertà con l'individualismo, mentre, ce lo ricorda Gaber, libertà è partecipazione.
E qui veniamo al vero oggetto del contendere.
Quel che si vuol fare quando ci si sposa non è tanto accedere ai diritti e doveri.
E' porsi dinanzi al consorzio civile e dire pubblicamente perché il matrimonio è un atto pubblico, io e questa persona siamo una coppia e come coppia contribuiamo al bene della società del Paese della città. E' questa la dignità cui si accede col matrimonio un concetto un po' sottile per i maschi del movimento antagonista, dal rutto facile, con un occhio sempre al pacco e alle tette altrui in nome di un individualismo che, ripeto, mi fa orrore e che sento di poter rispedire al mittente.
Per cui quando si minimizza sulla richiesta sacrosanta del matrimonio egualitario pensate e chiedetevi il perché spesso la destra e la sinistra si trovano da versanti opposti sulla stessa posizione.
L'omofobia è transpolitica.
Pasolini lo sapeva bene.
Anche questo blog 5 anni fa era su posizioni diverse.
Si temeva che il voler accedere al matrimonio costituisse un attestamento all'eterosistema e che i diritti cui si chiedeva di accedere in quanto coppia discriminassero altre categorie di persone e, in generale, gli individui (e le individue).
Ridurre il matrimonio a una serie di diritti e di doveri è però alquanto semplificatorio.
Rimanendo momentaneamente all'interno di questo orizzonte semplificato sono ancora convinto che tutta una serie di diritti non debbano essere di esclusivo appannaggio dalla coppia sentimental-sessuale.
Perché il mio ragazzo o la mia ragazza deve avere diritto di subentrare al contratto di casa a me intestato in caso di mia morte e un mio amico col quale convivo da diverso tempo no?
Da questo punto di vista hanno ragione le compagini antagoniste nel voler scardinare quella retorica familista che vede nella parentela di sangue, nella famiglia sessuale l'unico ius sanguinis e a contrapporre a questo welfare familistico un wlefare individuale che, secondo loro, riconoscerebbe gli stessi diritti a tutte le compagini familiari anche a quelle non basate sull sesso (monogamico e procreativo).
Se io ho tante fidanzate o tanti fidanzati allora non chiedo diritti in quanto coppia (o harem...) ma in quanto singolo individuo.
Non so voi ma ci vedo sempre una derivazione patriarcale e non mi meraviglia che coinvolga sia le argomentazioni della destra, contraria al riconoscimento delle relazioni omosessuali come famiglia, sia le argomentazioni della sinistra contrarie al riconoscimento di qualunque relazione stabile spinta da un individualismo liberista e capitalista imbarazzante.
Il problema sta nel ridurre l'idea di coppia e di matrimonio al set di diritti e doveri che secondo molte persone sono alla base delle rivendicazioni per il matrimonio egualitario.
Come dicevo questa è una semplificazione ideologica.
Ci si dimentica di un aspetto importante dell'orientamento sessuale che la visione sinistra della sinistra (sempre omofoba nel suo spirito più profondo che riduce le istanze omo bisessuali alla stregua del scopo con chi mi pare) cancella belluinamente.
“(...) l’orientamento sessuale non è semplicemente una caratteristica personale all’interno di un individuo. Piuttosto, l’orientamento sessuale definisce il gruppo di persone in cui è probabile trovare le relazioni romantiche soddisfacenti e appaganti che sono per molte persone una componente essenziale dell’identità personale”
(American Psychological Association, 2008).L'orientamento sessuale implica costruire una relazione sentimentale o sessuale con un'altra persona. La tipologia e le modalità di questa relazione variano (monogamica, poligamica, monoamorosa poliamorosa) ma non si può prescindere dal fatto che il diritto a essere se stessi e se stesse in campo affettivo e sessuale va al di là della propria individualità e si raggiunge solamente quando entriamo in correlazione con le altre persone.
E questo dovrebbe valere sempre contro quel welfare individuale proposto dai movimenti antagonisti che a me fa un po' orrore e ricorda quell'atteggiamento maschista (che hanno purtroppo anche molte ragazze) del faccio un po' quel che cazzo mi pare, perché si confonde la libertà con l'individualismo, mentre, ce lo ricorda Gaber, libertà è partecipazione.
E qui veniamo al vero oggetto del contendere.
Quel che si vuol fare quando ci si sposa non è tanto accedere ai diritti e doveri.
E' porsi dinanzi al consorzio civile e dire pubblicamente perché il matrimonio è un atto pubblico, io e questa persona siamo una coppia e come coppia contribuiamo al bene della società del Paese della città. E' questa la dignità cui si accede col matrimonio un concetto un po' sottile per i maschi del movimento antagonista, dal rutto facile, con un occhio sempre al pacco e alle tette altrui in nome di un individualismo che, ripeto, mi fa orrore e che sento di poter rispedire al mittente.
Per cui quando si minimizza sulla richiesta sacrosanta del matrimonio egualitario pensate e chiedetevi il perché spesso la destra e la sinistra si trovano da versanti opposti sulla stessa posizione.
L'omofobia è transpolitica.
Pasolini lo sapeva bene.
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lunedì 2 novembre 2015
2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini viene ucciso, ancora non sappiamo da chi, di certo non da Pino Pelosi
Quando Pasolini è stato ucciso avevo 10 anni.
Ricordo benissimo l'aria di imbarazzo che la sua morte e il suo nome si portavano dietro.
A 10 anni sei ingenuo e non capisci.
Non capii che l'omosessualità di Pasolini era stata usata per giustificarne la morte, per mettere tra parentesi il portato politico del suo omicidio e di minimizzarlo.
Capii però che in Italia se sei frocio non c'è giustizia. Che ti possono ammazzare e che nessuno se ne scandalizzerà anzi ne proveranno un intimo sollievo, un'ostentata indifferenza, quando non soddisfazione.
Ancora adesso, mentre scrivo, mi riaffiora il senso soffocante di paura che provavo per la morte di Pasolini, paura perché quella morte non era evitabile, ma anzi, necessaria. E già a 10 anni mi fu chiaro che se volevo essere frocio come Pasolini avrei rischiato di potere fare anche io la stessa sua fine.
Un ragazzino di 10 anni aveva chiaro la materialità di una violenza dei maschi adulti contro chi violava le loro regole. La violenza di vivere in una società che ti condanna al silenzio dicendoti Se non taci se non ti nascondi la tua fine è nota.
Un memento agito e introiettato, che rimane come impronta indelebile a uso e consumo dei froci perché non importa la grandezza di quel che dicono o di quel che fanno, non importa l'ingiustizia che viene loro fatta perché se sei omosessuale te la sei cercata.
Un memento che funziona proprio perché non detto, non ricordato, non ribadito. Si sa ma non si dice.
La morte di Pasolini è stata anche un po' la mia morte, la morte di tutte quelle persone omosessuali che in un paese omonegativo come l'italia sono costrette alla clandestinità e quando si vivono alla luce del sole si sentono accusare, come è successo a me da parte di mia sorella e non solo, che ostentiamo e parliamo solo di quello.
martedì 4 agosto 2015
La follia discorsiva del giornalismo italiano: una aggressione omofoba nelle parole de La stampa
I fatti sono accaduti la notte tra il 13 e il 14 luglio, c. a., anche se la notizia è di oggi.
Un uomo di 40 anni è stato aggredito e con lui un amico che lo accompagnava, sull'autobus notturno numero 1 a Genova intorno alle 4 del mattino.
Sei giovani quattro ragazzi e due ragazze picchiano i due uomini (non si conosce l'età dell'amico del quarantenne) anche con oggetti contundenti (catene?).
Nessuno sull'autobus (non si sa quante persone ci fossero oltre quelle coinvolte) interviene, nemmeno l'autista che non chiama nemmeno la polizia.
Adesso l'autista è indagato per favoreggiamento e i quattro aggressori e le due aggreditrici sono indagate per tentato omicidio.
Il quarantenne pare sia tornato a casa senza denunciare l'aggressione (perché?) e senza andare in ospedale. Male. Infatti, qualche giorno dopo, si sente male e, ricoverato d'urgenza, viene operato per un ematoma cerebrale.
Questi i fatti che desumo dall'articolo di Tommaso Fregatti e Matteo Indice pubblicato su La stampa.
Molte le mancanze dell'articolo.
1) non si raccomanda di denunciare sempre le aggressioni subite.
2) non si raccomanda di farsi sottoporre a visita medica sempre dopo aver subito un'aggressione.
Le due cose si possono fare in concomitanza visto che a ogni pronto soccorso c'è sempre una stazione dei carabinieri pronta a registrare denunce ed esposti.
Si rischia la vita come è successo a questo 40 enne.
L'articolo, pur registrando l'aggressione come omofoba, non sottolinea a sufficienza che l'omofobia può colpire chiunque, anche un uomo etero (il quarantenne ha una ragazza... con la quale forse convive, non si capisce...) che viene semplicemente ritenuto gay.
Tanto per ribadire che di omofobia si può morire tutti e tutte...
Quel che però mi fa basire di questo articolo è il linguaggio descrittivo usato per riferirsi alle persone e ai fatti.
Luca, il nome fittizio dato al quarantenne, viene così descritto:
Un uomo di 40 anni è stato aggredito e con lui un amico che lo accompagnava, sull'autobus notturno numero 1 a Genova intorno alle 4 del mattino.
Sei giovani quattro ragazzi e due ragazze picchiano i due uomini (non si conosce l'età dell'amico del quarantenne) anche con oggetti contundenti (catene?).
Nessuno sull'autobus (non si sa quante persone ci fossero oltre quelle coinvolte) interviene, nemmeno l'autista che non chiama nemmeno la polizia.
Adesso l'autista è indagato per favoreggiamento e i quattro aggressori e le due aggreditrici sono indagate per tentato omicidio.
Il quarantenne pare sia tornato a casa senza denunciare l'aggressione (perché?) e senza andare in ospedale. Male. Infatti, qualche giorno dopo, si sente male e, ricoverato d'urgenza, viene operato per un ematoma cerebrale.
Questi i fatti che desumo dall'articolo di Tommaso Fregatti e Matteo Indice pubblicato su La stampa.
Molte le mancanze dell'articolo.
1) non si raccomanda di denunciare sempre le aggressioni subite.
2) non si raccomanda di farsi sottoporre a visita medica sempre dopo aver subito un'aggressione.
Le due cose si possono fare in concomitanza visto che a ogni pronto soccorso c'è sempre una stazione dei carabinieri pronta a registrare denunce ed esposti.
Si rischia la vita come è successo a questo 40 enne.
L'articolo, pur registrando l'aggressione come omofoba, non sottolinea a sufficienza che l'omofobia può colpire chiunque, anche un uomo etero (il quarantenne ha una ragazza... con la quale forse convive, non si capisce...) che viene semplicemente ritenuto gay.
Tanto per ribadire che di omofobia si può morire tutti e tutte...
Quel che però mi fa basire di questo articolo è il linguaggio descrittivo usato per riferirsi alle persone e ai fatti.
Luca, il nome fittizio dato al quarantenne, viene così descritto:
un giovane che tornava dalla fidanzata.
Così nel sommario dell'articolo.
Se tornava alle 4 di notte vuol dire che i due vivono insieme quindi più che fidanzata (qui nell'accezione italianissima di che ha una relazione affettiva stabile, anche se l'etimo stretto del termine vuol dire promessa in matrimonio) la qualifica di convivente avrebbe dato una notizia in più (la fidanzata poò vivere a casa sua coi suoi o per conto suo...).
Giovane cioè secondo il dizionario di Italiano Garzanti online chi è nell’età tra l’adolescenza e la maturità.
Definizione vaga.
A me piacciono i giovani tra i quali NON annovero nemmeno i trentenni figuriamoci i quarantenni...
Secondo l'ILO (l'organizzazione internazionale del lavoro) giovani sono le persone comprese tra i 15 e i 29 anni. Almeno così si deduce da questa affermazione:
In un altro brano dell'articolo Luca viene definito ragazzo che ha una valenza ancora meno adoperabile per un 40enne, se lo stesso dizionario Garzanti definisce un ragazzo un giovane, un adolescente.
Non è per imperizia della lingua che i due autori dell'articolo parlano di giovane.
E' per motivi diversi.
Di immedesimazione in chi legge, di immaginario collettivo.
Vediamo.
Giovane picchiato da sei giovani fra cui due ragazze.
Una rissa tra giovani, tra pari, tra scavezzacolli, si sa che va così tra giovani. E' normale amministrazione, prevedibile, nella norma.
40enne picchiato da sei giovani fra cui due ragazze.
Un 40enne picchiato da sei giovani...
Li avrà provocati? Forse molestava le ragazze. Forse molestava i ragazzi.
E' un adulto ne sa più dei giovani anche se è la vittima, la vera vittima sono sempre i giovani, che ne sanno di meno.
La vergogna di essere picchiato da dei ragazzini, pure due donne, ma che uomo sei?
E poi a 40 anni che stai a fare in giro alle 4 di notte? Non lavori? Hai tempo da perdere? Mica sei un ragazzino...
Fossimo stati prima del 68 ci sarebbe stato anche una altro pezzo di sotteso discorso nell'immaginario collettivo:
i giovani che mancano di rispetto agli adulti
ma questo oggi non esiste più.
Anzi oggi è tutto relativizzato e un 15enne si sente libero di salutare con un ciao il preside della propria scuola (incontrato a scuola... non d'estate, al mare, in bermuda...).
Non voglio fare il processo alle intenzioni, non so il motivo che ha spinto i due autori dell'articolo a qualificare il quarantenne aggredito come giovane se lo hanno fatto per tranquillizzare chi legge a proposito dello scardinamento sociale di rispetto e di ruolo oppure per tutelare l'autoritià dell'aggredito che da adulto ne sarebbe uscito umiliato.
Trovo però grossolano che nello stesso articolo si usino descrittori così diversi come giovane ragazzo e 40enne senza sentire la necessità di dover giustificare l'uso di concetti sensibilmente così diversi come sinonimi.
Io ho il sospetto, ma non ne ho le prove, che i due giornalisti percepiscano il 40enne come giovane perché è vittima di omofobia e non è nemmeno gay.
I gay son tutti giovani e belli (sempre secondo l'immaginario collettivo) oltre a essere sessualmente (sentimentalmente non conta...) meno definiti di un 40enne...
Allora se il quarantenne e il suo amico coetaneo vengono percepiti come gay devono per forza essere giovani, cioè giovanili.
La proprietà di linguaggio non è prerogativa dei due autori dell'articolo...
Questa non è d'altronde l'unica incongruenza nel linguaggio dell'articolo.
Quando Luca si sente male e va finalmente al pronto soccorso (diversi giorni dopo l'aggressione) secondo i giornalisti
Luca è fatto entrare è indotto in coma farmacologico non ci entra spontaneamente...
Evidentemente chi scrive non sa quel che dice e vuole solo drammatizzare l'accaduto (Luca entra in coma, anche se è famacologico, sempre coma è... beh non proprio invece!)
Ancora
- CHI ha provato a mettersi in contatto? e con l'amico di chi? - una precisazione che non ha motivo di essere data in questo passaggio informativo... per dire che Luca veste strano Chiara (o i giornalisti) rendono il look un soggetto che ha delle proprie qualità come fosse una persona e dice che il look di Luca è eclettico.
Il look non già Luca.
Eclettico cioè PERSONA che spazia in vari campi, che si dedica con successo ad attività diverse secondo il solito garzanti online
Forse la parola che stava cercando Chiara (o i due giornalisti) è originale, che dà nell'occhio, eccentrico, stravagante, ma non certo versatile e che ha capacità in campi diversi...
Per tacere del fatto che i le giovani sono definite delinquenti con un aggettivo tutt'altro che descrittivo ma giudicativo che in una rticolo di gironale non si dovrebbe fare mai...
Insomma un articolo scritto in un italiano stentato che riporta i fatti in maniera approssimativa pubblicato non su un blog qualsiasi (come il mio...) ma su un quotidiano anche di una certa importanza (che nostalgia l'inserto tuttolibri degli anni 80 quando La Stampa era ancora un giornale prestigioso...).
Secondo Eurostat, nel 2011, erano 7,5 milioni i giovani europei tra i 15 e i 24 anni e altri 6,5 milioni tra i 25 e i 29 anni completamente esclusi dal mercato del lavoro e da qualsiasi percorso formativo.Eppure Luca, nome fittizio, di anni ne ha 40.
In un altro brano dell'articolo Luca viene definito ragazzo che ha una valenza ancora meno adoperabile per un 40enne, se lo stesso dizionario Garzanti definisce un ragazzo un giovane, un adolescente.
Non è per imperizia della lingua che i due autori dell'articolo parlano di giovane.
E' per motivi diversi.
Di immedesimazione in chi legge, di immaginario collettivo.
Vediamo.
Giovane picchiato da sei giovani fra cui due ragazze.
Una rissa tra giovani, tra pari, tra scavezzacolli, si sa che va così tra giovani. E' normale amministrazione, prevedibile, nella norma.
40enne picchiato da sei giovani fra cui due ragazze.
Un 40enne picchiato da sei giovani...
Li avrà provocati? Forse molestava le ragazze. Forse molestava i ragazzi.
E' un adulto ne sa più dei giovani anche se è la vittima, la vera vittima sono sempre i giovani, che ne sanno di meno.
La vergogna di essere picchiato da dei ragazzini, pure due donne, ma che uomo sei?
E poi a 40 anni che stai a fare in giro alle 4 di notte? Non lavori? Hai tempo da perdere? Mica sei un ragazzino...
Fossimo stati prima del 68 ci sarebbe stato anche una altro pezzo di sotteso discorso nell'immaginario collettivo:
i giovani che mancano di rispetto agli adulti
ma questo oggi non esiste più.
Anzi oggi è tutto relativizzato e un 15enne si sente libero di salutare con un ciao il preside della propria scuola (incontrato a scuola... non d'estate, al mare, in bermuda...).
Non voglio fare il processo alle intenzioni, non so il motivo che ha spinto i due autori dell'articolo a qualificare il quarantenne aggredito come giovane se lo hanno fatto per tranquillizzare chi legge a proposito dello scardinamento sociale di rispetto e di ruolo oppure per tutelare l'autoritià dell'aggredito che da adulto ne sarebbe uscito umiliato.
Trovo però grossolano che nello stesso articolo si usino descrittori così diversi come giovane ragazzo e 40enne senza sentire la necessità di dover giustificare l'uso di concetti sensibilmente così diversi come sinonimi.
Io ho il sospetto, ma non ne ho le prove, che i due giornalisti percepiscano il 40enne come giovane perché è vittima di omofobia e non è nemmeno gay.
I gay son tutti giovani e belli (sempre secondo l'immaginario collettivo) oltre a essere sessualmente (sentimentalmente non conta...) meno definiti di un 40enne...
Allora se il quarantenne e il suo amico coetaneo vengono percepiti come gay devono per forza essere giovani, cioè giovanili.
La proprietà di linguaggio non è prerogativa dei due autori dell'articolo...
Questa non è d'altronde l'unica incongruenza nel linguaggio dell'articolo.
Quando Luca si sente male e va finalmente al pronto soccorso (diversi giorni dopo l'aggressione) secondo i giornalisti
La Tac è allarmante, dall’ospedale Villa Scassi lo dirottano al Galliera per operarlo d’urgenza, e Luca entra in coma farmacologico.Luca non entra in coma farmacologico, non è una cosa che accade a lui suo malgrado è un procedimento medico che Luca subisce per decisione dei medici.
Luca è fatto entrare è indotto in coma farmacologico non ci entra spontaneamente...
Evidentemente chi scrive non sa quel che dice e vuole solo drammatizzare l'accaduto (Luca entra in coma, anche se è famacologico, sempre coma è... beh non proprio invece!)
Ancora
Solo il 23 luglio i carabinieri sono informati per la prima volta di quel ragazzo in condizioni gravissime (la prognosi è ancora riservata), che ormai non può raccontare nulla.A parte l'inintelligibilità di quel che ha provato a mettersi in contatto con l'amicoCi prova Chiara, allora, che riferisce le confidenze del compagno nelle ore successive al pestaggio, che ha provato a mettersi in contatto con l’amico. Spiega agli investigatori che il look del suo compagno è molto eclettico, e ai delinquenti del bus numero “1” tanto potrebbe essere bastato per insultarlo e pensare a lui e al suo coetaneo come a una coppia.
- CHI ha provato a mettersi in contatto? e con l'amico di chi? - una precisazione che non ha motivo di essere data in questo passaggio informativo... per dire che Luca veste strano Chiara (o i giornalisti) rendono il look un soggetto che ha delle proprie qualità come fosse una persona e dice che il look di Luca è eclettico.
Il look non già Luca.
Eclettico cioè PERSONA che spazia in vari campi, che si dedica con successo ad attività diverse secondo il solito garzanti online
Forse la parola che stava cercando Chiara (o i due giornalisti) è originale, che dà nell'occhio, eccentrico, stravagante, ma non certo versatile e che ha capacità in campi diversi...
Per tacere del fatto che i le giovani sono definite delinquenti con un aggettivo tutt'altro che descrittivo ma giudicativo che in una rticolo di gironale non si dovrebbe fare mai...
Insomma un articolo scritto in un italiano stentato che riporta i fatti in maniera approssimativa pubblicato non su un blog qualsiasi (come il mio...) ma su un quotidiano anche di una certa importanza (che nostalgia l'inserto tuttolibri degli anni 80 quando La Stampa era ancora un giornale prestigioso...).
In ogni caso a tutti i Luca che malauguratamente incontrano degli aggressori e delle aggreditrici, ricordate: denunciate sempre la vostra aggressione e soprattutto, per l'amor del cielo, fatevi visitare in un ospedale!
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mercoledì 29 luglio 2015
Un pessimo titolo per un bellissimo articolo: Yuri Guaiana sull'Huffington post
Magari non lo sapete ma i titoli degli articoli, tanto sulla carta stampata quanto sulla rete, raramente vengono decisi da chi scrive i pezzi, anzi diciamo proprio mai.
Ci sono delle persone incaricate di pensare i titoli.
Un titolo ha molteplici funzioni: deve invogliare alla lettura, deve dare qualche informazione di quel che vi si dice, deve soprattutto usare delle parole che poi nei motori di ricerca producono quell'articolo tra i risultati.
Spesso i titoli rasentano il ridicolo perché vanno contro il buonsenso e ogni principio logico.
Così due uomini vengono arrestati per aver fatto sesso gay (vorrei proprio vedere due uomini fare sesso etero...).
Però non sempre questi titoli sono giustificati da esigenze redazionali.
Anzi quasi mai.
Perché questi titoli, oltre ad essere ridicoli e scritti in un italiano pessimo, sono sempre discriminatori e lasciano trapelare una visione dell'omosessualità e dell'identità sessuale, pessima, discriminatoria e ignorante.
E' il caso, tra i tantissimi, del titolo, pessimo, dell'articolo, di altissima levatura, di Yuri Guaiana pubblicato sull'Huffington Post (del gruppo Espresso).
L'articolo, che vi consiglio di leggere, è un resoconto preciso e puntuale sulla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha condannato per la violazione del diritto umano fondamentale al rispetto della vita privata e familiare delle coppie dello stesso sesso.
Guaiana dice coppie dello stesso sesso perché è quella la questione dirimente e non già l'orientamento sessuale.
Una persona gay e una persona lesbica possono tranquillamente sposarsi in Italia.
Il titolo però dice ben altro:
Perché riporta male il contenuto dell'articolo.
Nessuno (né la corte EDU nè Guaiana) infatti dice di estendere il matrimonio ai gay ma alle coppie dello stesso sesso.
Non è una questione di terminologia, di forma, ma di sostanza.
Intanto non esistono solamente i gay, ma ci sono anche le lesbiche e le persone bisessuali.
Si usa la parola gay come sostantivo e non come aggettivo.
Non esistono "i gay" ma PERSONE con l'orientamento sessuale gay, lesbico o bisex.
In ogni caso la questione non riguarda l'orientamento sessuale ma l'assortimento sessuale della coppia.
Come ho già scritto una persona gay e una persona lesbica, in quanto uomo e donna, possono sposarsi, non possono sposarsi invece due uomini e due donne.
Desumere l'orientamento sessuale dall'assortimento sessuale della coppia è qualcosa di morboso e di non probatorio.
A nessuno interessa l'orientametno sessuale di due uomini o di due donne che vogliono sposarsi.
Interessa o dovrebbe interessare solo che in Italia è loro vietato.
Dedurre che siccome due uomini o due donne vogliono sposarsi siano necessariamente gay e lesbiche è una illazione maschilista patriarcale e omofoba perché esclude la possibilità che una o entrambe le persone in questione sia bisessuale e magari abbia già contratto matrimonio con persona dell'altro sesso.
Questa mentalità è perniciosa perché invece di includere, di sottolineare come siamo tutte e tutti uguali (almeno davanti la legge) divide e riconosce diritti speciali.
Estendere il matrimonio ai gay vuol dire riconoscere a queste persone una caratteristica diversa che le rende distinte dal resto della popolazione e che poi maganimanete le include.
Invece le persone omo-bisessessuali sono cittadini e cittadine come tutte gli altri e tutte le altre e sono discriminati e disciminate in base al loro orientamento sessuale.
Chiamarle, indicarle, col nome in base al quale le si discrimina è un modo per continuare a discriminarle...
Cioè si riconosce loro un accesso ai diritti che già avrebbero in quanto esseri umani (e donnani) ma che vengono loro negati in base alla presunta anormalità del loro orientamento sessuale.
Dire ai gay significa legalizzare la discriminazione e farne una forma di diritto speciale invece di togliere la discriminazione e riconoscer loro di essere come tutte le altre persone...
Guaiana questo lo sa e nel suo articolo lo si legge tra le righe.
Chi ha scritto il titolo invece essendo un o una deficiente (nel senso stretto etimologico di persona che deficita di un pezzo di informazione) pensa invece di dover riconoscere un diritto speciale a una sorta di Panda in via d'estinzione.
Finché non cambiamo la mentalità di queste persone deficienti che fanno i titoli non potremo mai cambiare l'atteggiamento generale che l'informazione ha nei confronti delle persone non etero che sono tutt'altro che una minoranza (Kinsey docet) e che hanno diritti in quanto persone non in quanto gay.
A quando dei corsi di formazione per chi scrive i titoli?
A quando la sostituzione di queste figure chiave con perosne meno deficienti?
Domanda impietosa ma d'obbligo: possibile che gli autori e le autrici non abbiano voce in capitolo?
Ci sono delle persone incaricate di pensare i titoli.
Un titolo ha molteplici funzioni: deve invogliare alla lettura, deve dare qualche informazione di quel che vi si dice, deve soprattutto usare delle parole che poi nei motori di ricerca producono quell'articolo tra i risultati.
Spesso i titoli rasentano il ridicolo perché vanno contro il buonsenso e ogni principio logico.
Così due uomini vengono arrestati per aver fatto sesso gay (vorrei proprio vedere due uomini fare sesso etero...).
Però non sempre questi titoli sono giustificati da esigenze redazionali.
Anzi quasi mai.
Perché questi titoli, oltre ad essere ridicoli e scritti in un italiano pessimo, sono sempre discriminatori e lasciano trapelare una visione dell'omosessualità e dell'identità sessuale, pessima, discriminatoria e ignorante.
E' il caso, tra i tantissimi, del titolo, pessimo, dell'articolo, di altissima levatura, di Yuri Guaiana pubblicato sull'Huffington Post (del gruppo Espresso).
L'articolo, che vi consiglio di leggere, è un resoconto preciso e puntuale sulla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha condannato per la violazione del diritto umano fondamentale al rispetto della vita privata e familiare delle coppie dello stesso sesso.
Guaiana dice coppie dello stesso sesso perché è quella la questione dirimente e non già l'orientamento sessuale.
Una persona gay e una persona lesbica possono tranquillamente sposarsi in Italia.
Il titolo però dice ben altro:
Il Parlamento estenda il matrimonio civile ai gay e riconosca questa "nuova forma di famiglia"Perché è un titolo pessimo?
Perché riporta male il contenuto dell'articolo.
Nessuno (né la corte EDU nè Guaiana) infatti dice di estendere il matrimonio ai gay ma alle coppie dello stesso sesso.
Non è una questione di terminologia, di forma, ma di sostanza.
Intanto non esistono solamente i gay, ma ci sono anche le lesbiche e le persone bisessuali.
Si usa la parola gay come sostantivo e non come aggettivo.
Non esistono "i gay" ma PERSONE con l'orientamento sessuale gay, lesbico o bisex.
In ogni caso la questione non riguarda l'orientamento sessuale ma l'assortimento sessuale della coppia.
Come ho già scritto una persona gay e una persona lesbica, in quanto uomo e donna, possono sposarsi, non possono sposarsi invece due uomini e due donne.
Desumere l'orientamento sessuale dall'assortimento sessuale della coppia è qualcosa di morboso e di non probatorio.
A nessuno interessa l'orientametno sessuale di due uomini o di due donne che vogliono sposarsi.
Interessa o dovrebbe interessare solo che in Italia è loro vietato.
Dedurre che siccome due uomini o due donne vogliono sposarsi siano necessariamente gay e lesbiche è una illazione maschilista patriarcale e omofoba perché esclude la possibilità che una o entrambe le persone in questione sia bisessuale e magari abbia già contratto matrimonio con persona dell'altro sesso.
Questa mentalità è perniciosa perché invece di includere, di sottolineare come siamo tutte e tutti uguali (almeno davanti la legge) divide e riconosce diritti speciali.
Estendere il matrimonio ai gay vuol dire riconoscere a queste persone una caratteristica diversa che le rende distinte dal resto della popolazione e che poi maganimanete le include.
Invece le persone omo-bisessessuali sono cittadini e cittadine come tutte gli altri e tutte le altre e sono discriminati e disciminate in base al loro orientamento sessuale.
Chiamarle, indicarle, col nome in base al quale le si discrimina è un modo per continuare a discriminarle...
Cioè si riconosce loro un accesso ai diritti che già avrebbero in quanto esseri umani (e donnani) ma che vengono loro negati in base alla presunta anormalità del loro orientamento sessuale.
Dire ai gay significa legalizzare la discriminazione e farne una forma di diritto speciale invece di togliere la discriminazione e riconoscer loro di essere come tutte le altre persone...
Guaiana questo lo sa e nel suo articolo lo si legge tra le righe.
Chi ha scritto il titolo invece essendo un o una deficiente (nel senso stretto etimologico di persona che deficita di un pezzo di informazione) pensa invece di dover riconoscere un diritto speciale a una sorta di Panda in via d'estinzione.
Finché non cambiamo la mentalità di queste persone deficienti che fanno i titoli non potremo mai cambiare l'atteggiamento generale che l'informazione ha nei confronti delle persone non etero che sono tutt'altro che una minoranza (Kinsey docet) e che hanno diritti in quanto persone non in quanto gay.
A quando dei corsi di formazione per chi scrive i titoli?
A quando la sostituzione di queste figure chiave con perosne meno deficienti?
Domanda impietosa ma d'obbligo: possibile che gli autori e le autrici non abbiano voce in capitolo?
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