Simone D. si è tolto la vita perchè
L’Italia è un paese libero, ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza come ha scritto in una nota prima di lanciarsi dal terrazzo di uno stabile di undici piani.
Dopo avere dato la notizia sottolineando l'omosessualità del ragazzo e non il disagio causato da uno stigma fortissimo cui contribuiamo tutti e tutte, oggi su Repubblica compare un articolo che si inventa un
mistero che non esiste.
Già il titolo dà false informazioni:
"Chi era con Simone deve parlare"
l'appello della sorella del gay suicida
Simone nemmeno da morto è una PERSONA ma
un gay. E la stampa si chiede ancora come mai Simone si è tolto la vita...
Già questo esempio basterebbe.
Se qualcuno trova normale
ridurre una persona al suo orientamento sessuale provate a pensare al reciproco: l'
etero suicida.
Ha senso?
Funziona?
Si capisce?
Se la risposta è no ecco uno dei mille rivoli in cui la stigmatizzazione dell'orientamento sessuale non etero corrode l'autostima delle persone non etero.
Il titolo dice molto di più.
Dà per assodato che quando Simone si è tolto la vita non era solo e che la sorella ha fatto un appello affinché questa persona parli.
Il sommario però dell'articolo riporta una frase della sorella nella quale la ragazza non rivolge nessun appello alla presunta persona che era con Simone ma dice
semplicemente:
"La nostra famiglia distrutta, aiutateci a scoprire la verità. A me
aveva confidato la sua omossessualità. A papà e mamma non aveva detto
nulla". Il padre: "Credevo che fosse felice"
Ora, sempre che la sorella di Simone abbia davvero detto questa frase, di quale
verità si tratta?
Che Simone si sia suicidato perchè discriminato in quanto gay non è un fatto messo in discussione dagli inquirenti, altrimenti lo si sarebbe detto.
Invece si legge questa dichiarazione, sempre attribuita alla sorella di Simone:
Una famiglia distrutta. Mio fratello morto suicida in condizione
misteriose, e due genitori disperati. Chi sa qualcosa sulla morte di
Simone parli. All'ex Pantanella, non c'è sicuramente andato da solo,
sicuramente si è incontrato con qualcuno, che però vuole rimanere
nell'ombra. Questo qualcuno conosce i motivi che hanno spinto a morire
in quel modo.
Intanto è un suicidio e non una morte accidentale.
Nessuno sa se Simone è uscito di casa già con l'idea di togliersi la vita.
Se è davvero andato in un locale con gli amici e poi se ne è andato da solo sul terrazzo o se è stato ore sul medesimo a ponderare se gettarsi o non gettarsi.
Questo per quanto riguarda gli spostamenti di Simone (che gli inquirenti potranno ricostruire).
Noti sono invece i motivi che hanno spinto Simone a suicidarsi. Li ha scritti lui di suo pugno.
Ce li conferma la sorella stessa (sempre prendendo per buone le sue affermazioni):
"A mia madre e a mio padre - ha sottolineato la sorella agli
inquirenti - non aveva mai confidato nulla sull'essere gay, ma qualche
anno si confidò con me, e mi esternò la sua omosessualità. Già da allora
- continua - si disse preoccupato per il fatto che nessuno, familiari
compresi, avrebbero accettato questa sua scelta. Ma io lo appoggiai in
pieno su questa sua scelta, dicendogli che su di me poteva contare".
Dunque Simone aveva fatto
coming out con la sorella già qualche anno prima e le aveva anche confessato il timore che
che nessuno, familiari
compresi, avrebbero accettato questa sua scelta. Intanto ricordo alla sorella di Simone che
essere omosessuali non si sceglie proprio come lei non ha
scelto di essere etero.
In ogni caso è chiaro che Simone aveva timore della reazione dei genitori e non di quella della sorella altrimenti non avrebbe fatto
coming out con lei proprio come non lo aveva fatto con loro.
Invece di dirci che appoggiò in pieno il fratello perchè non ci dice se i timori di Simone erano fondati o meno? Perchè non ci dice come i genitori avrebbero reagito dinanzi un eventuale coming out del figlio ? Perchè non ci dice se i suoi genitori sono omofobi o meno?
Perchè invece reagisce basendosi del suicidio del fratello?
Sembra quasi che la pressione sociale di uno stigma continuo, di un clima culturale talmente asfittico che anche a una sorella che dice di accettarlo fa percepire l'omosessualità del fratello come
una scelta non siano sufficienti
a dare un senso al suicidio del fratello, come se ci debba essere per forza qualcos'altro perchè
solo quello, il solo stigma sembra insufficiente.
E anche questa è una forma di omofobia, perchè si minimizza il portato della pressione sociale che invece può indurre chiunque a togliersi la vita.
E non perchè Simone fosse preso in giro ma perchè sapeva, sempre se sono vere altre frasi a lui attribuite in un altro articolo del
Messaggero che
gli omosessuali vengono tenuti fuori da tutto.
Capisco che per la sorella di Simone pensare ci sia
una ragione di più le rende l'idea del suicidio del fratello più accettabile purtroppo però quella ragione non solo è più che sufficiente ma è anche dannatamente fatale.
Non voglio certo minimizzare il dolore lo stordimento l'incomprensione di questa ragazza le cui parole sono state dettate dalla difficoltà di dovere processare un evento che le segnerà la vita per sempre.
Se mai dovesse leggere queste parole le chiedo scusa di criticarla con tanta lucidità in un momento per lei così difficile.
Ma deve rendersi conto che le sue parole sono state strumentalizzate da un giornalista (sic!) che ci ha montato su un mistero inesistente.
Se i titoli degli articoli, come si sa, non li fanno gli autori dei medesimi solo a Orlando che firma il pezzo è imputabile però il suo stile e il tono.
Dopo aver riportato le dichiarazioni della sorella di Simone infatti Orlando insinua un dubbio:
Rimangono invece avvolte nel mistero le ultime ore prima della
morte. Infatti, dai verbali di sommarie informazioni, rese dal padre
alla polizia emergerebbero delle discordanze da quanto detto dal giovane
prima di uscire di casa ai genitori rispetto a quello che poi ha fatto
realmente.
Orlando sta cercando di mettere tra parentesi il portato della denuncia del suicidio di Simone, che è un
suicidio di protesta e non l'atto di un debole - perchè ci vuole un coraggio divino per togliersi la vita, se c'è una vigliaccheria è quella di chi continua a (soprav)vivere
- cercando di illuminarlo con una luce di
mistero.
Ma a tradurre l'ultimo periodo citato si sta solo affermando che Simone ha detto ai genitori che avrebbe fatto una cosa mentre ne ha fatta un'altra: si è suicidato.
Dov'è il
mistero?
Forse Orlando pretende che Simone si fosse accomiatato con un
Ciao Mamma ciao Papà, vado a suicidarmi ?
Orlando per corroborare questo mistero (inesistente) dà parola al padre di Simone - al quale, ricordo, il figlio non aveva reputato opportuno dichiarare la propria omosessualità.
"Simone è uscito di casa - sottolinea il padre Fabio D. - dicendoci
che avrebbe passato il sabato sera in compagnia di una comitiva di amici
in un pub a San Lorenzo, e poi in casa di altri tirocinanti
dell'università. Verso l'una mia moglie lo ha chiamato più volte al
cellulare ma il telefono risultava spento. Poco dopo la polizia ha
suonato alla porta per dirci quello che era successo a Simone.
Quello che era
successo non quello che Simone aveva
deciso di fare.
Eppure un suicidio non
succede,
si compie.
Ci
succede di morire se qualcuno ci accoltella, se siamo vittime di un incidente, ma se si muore suicidi
lo si fa per scelta.
Ecco un altro tentativo di mettere tra parentesi il portato di denuncia del gesto che Simone ha compiuto per scelta e non perchè magari, chissà, quel qualcuno che era lì con lui lo ha spinto di sotto...
Simone ha spiegato bene perchè si è tolto la vita perchè
in Italia esiste l'omofobia e
i gay sono tagliati fuori da tutto.
Ma il padre non è disposto ad ascoltarlo nemmeno da morto e specifica che:
Mio
figlio era un ragazzo sensibile, si era laureato con il massimo dei
voti, amava la musica, il teatro e gli animali, non avrebbe mai fatto
male a una mosca, forse era troppo ingenuo, ancora molto bambino, chissà
cosa le avranno fatto credere. Sembrava comunque un ragazzo felice. Non
mi aveva mai parlato dei suoi timori".
Ecco.
Il padre di Simone uccide così Simone una seconda volta.
Perchè non riconosce al figlio non solo
la dignità del suo gesto ma
la maturità per compierlo.
Se Simone si è suicidato lo ha fatto perchè Simone era
ingenuo, era
ancora un bambino, perchè qualcuno
gli ha fatto credere qualcosa usando delle argomentazioni che di solito si usano con gli omosessualità quando sono ancora in vita.
Mio figlio non è così lo avrà influenzato qualcuno.
Anche questo è stigma.
Io sono gay?
In camera da letto posso fare quello che voglio basta che la mia
scelta non sia visibile altrimenti
do il cattivo esempio.
Quello che il padre di Simone non capisce è che chi vive da discriminato, da stigmatizzato non ha dei
timori ma la certezza di vivere male.
E se Simone non ha reputato opportuno parlarne con lui il padre deve porsi delle domande sulla qualità del rapporto che aveva col figlio.
Rispetto anche il suo di dolore ma anche lui avrebbe fatto meglio a tacere.
Sia chiaro.
Non voglio investire il padre di Simone di nessuna responsabilità.
Io non so se i timori di Simone erano fondati o meno.
Nel film
Boy Culture (USA, 2006) di Q. Allan Brocka quando il figlio adulto fa coming out con i genitori che gli dicono di averlo sempre saputo la madre gli chiede se lei e suo padre si sono mai comportati con lui in modo da fargli pensare che sarebbe stato meglio non rivelarsi loro...
Ecco cosa il padre di Simone deve chiedersi e in seguito alla risposta che si dà può sentirsi più o meno sollevato dalla responsabilità della morte del figlio morte della quale non è in nessun caso l'unico responsabile.
Perchè dell'omofobia siamo tutti e tute responsabili.
Orlando un po' di più perchè invece di scrivere un articolo nel quale sorta i genitori e la società tutta a creare per la gioventù un clima sereno riguardo l'orientamento sessuale monta ad hoc un mistero che non esiste, e conclude l'articolo con una illazione che mette in seria discussione la sua deontologia professionale:
Alcuni conoscenti e amici hanno lasciato mazzi di fiori e qualche
bigliettino con dediche e ricordi. Uno di questi, però senza firma
lascia trasparire che con qualcun altro Simone si era confidato prima di
morire, manifestando forse già allora i suoi intenti suicidi. Recita
così: "Ho provato a mettermi nei tuoi panni, cerco di capire cosa ha
fatto schioccare la scintilla che ti ha dato il coraggio di compiere un
gesto così estremo, un gesto che ti ha portato via per sempre da tutti
noi, dai tuoi progetti, dalla tua vita. Vivevi veramente. No. Avevi
smesso di farlo già da tempo quando mi dicesti che intorno a te trovavi
solo vuoto senza nessuno che capiva che essere gay vuol sempre dire
essere uomini come gli altri".
Sembra difficile per Orlando credere che si possano lasciare biglietti
per solidarietà anche se non si conosceva Simone. Evidentemente per lui solo amici e conoscenti hanno interesse ad occuparsi del solito frocio che si è ammazzato...
Ed ecco che la misteriosa persona che secondo il titolo dell'articolo era con Simone prima del suicidio diventa qualcuno altro che sapeva che simone era gay. Ma anche la sorella lo sapeva no?
Ecco che come per magia questa persona che sapeva che Simone era gay
forse sapeva anche dei suoi intenti suicidi. Una differenza non da poco conto (anche la sorella allora poteva saperlo...) data così
en passant come una cosa normale e facilmente possibile.
Questa persona sapeva delle difficoltà di Simone difficoltà causate dalla società e dalla sua cultura omonegativa.
E se non si erano accorti i familiari delle sue intenzioni suicide perchè mai doveva essersene accorta questa persona cui Simone aveva confessato un disagio e non necessariamente l'intenzione di suicidio?
Così l'attenzione del suicidio si sposta ancora una volta l'attenzione dalla denuncia di Simone di una società omofoba che esclude i gay a una persona che sapeva del suicidio (
forse) che invece di avvertire qualcuno delle intenzioni suicide di Simone se ne è rimasta zitta facendone l'
unica colpevole - quasi - del suicido ...
Così siamo tutti e tutte assolti.
Non già il padre e la madre di Simone che
non sapevano e la sorella
che sapeva ma tutti quanti e tutte quante noi che facciamo parte della società italiana così endemicamente omofoba.
In ogni caso questa notizia è una bufala perchè qualunque siano stati gli spostamenti fatti e le persone viste da Simone prima di suicidarsi non ci sono indizi per farci pesare che non fosse solo quando si è gettato dal terrazzo.
Certo, Simone non era davvero solo al suo fianco c'era l'odio omofobico quello per il quale ha ritenuto necessario togliersi la vita, quell'omonegatività che anche Emilio Orlando contribuisce a propagare con un articolo che adombra di misteri inesistenti la lucida denuncia di una persona vessata dalla società che ha deciso di ritirarsi con dignità da una vita piena di discriminazioni.
Ringrazio Remo che mi ha segnalato l'articolo