mercoledì 6 febbraio 2013

Le inesistenti aperture del vaticano alle coppie gay: cosa non si fa per dare in pasto agli elettori del Pd l’immagine di un Vaticano amorevole coi froci.

Il 4 Febbraio si è tenuta presso la Sala Stampa della Santa Sede la conferenza stampa sul tema "Da Milano a Philadelphia: le prospettive del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Presentazione degli Atti di Milano 2012" presieduta da Mons. Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

L'intervento Di Paglia, in linea con le posizioni del Vaticano  sulla famiglia, è consultabile online sul sito ufficiale della santa sede e sul nuovo sito dedicato alla famiglia.

Nel suo intervento Paglia ha difeso la famiglia smentendo chi ne vedeva la sua fine.
Negli anni Settanta si affermava la "morte della famiglia" e il cammino verso una società "senza padre". Certo, sono molti i problemi che riguardano il matrimonio e la famiglia, ma non dobbiamo dimenticare, dati alla mano, che la famiglia resta ancora oggi la "risorsa" fondamentale delle nostre società. 
Forse sarebbe il caso di ricordare a  Paglia che la morte della famiglia cui fa riferimento nel suo intervento è il titolo di un libro di David Cooper pubblicato in Italia da Einaudi nel 1972, nel quale l'antipsichiatra
individuava nella famiglia di quegli anni, tra le altre cose, una delle strutture atte a produrre la "normalità" e le basi del conformismo.

In Italia nel 1972 la famiglia era ancora quella del codice civile del 42 che vedeva nell'uomo il padre-marito cui erano gerarchicamente sottoposti madre e figli legittimi gli unici a godere della tutela giuridica nella trasmissione del cognome e del patrimonio di famiglia.

Bisognerà aspettare il 1975 per un cambiamento del diritto di famiglia che equipara giuridicamente i coniugi senza più alcuna differenza tra uomo e donna.

E' il caso di ricordare che solo grazie a due sentenze della Corte Costituzionale tra il 1968 (sentenza n. 126 del 19 dicembre 1968 illegittimità del primo e del secondo comma) e 1969 (sentenza n. 147 del 3 dicembre 1969 illegittimità del terzo e del quarto comma) verrà abrogato l'articolo 559 del codice penale che puniva l'adulterio della donna e non quello del marito1.

Mentre solo nel 1981 un'apposita legge (442 1981) abroga tre articoli del codice penale:

Il 544 che ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale anche ai danni di una minorenne, con il matrimonio riparatore, tra stupratore e stuprata.
La violenza sessuale era allora considerata un'offesa alla morale e non alla persona. Lo diverrà solamente nel 1996 con la legge n° 66.

il 587 sul delitto delitto d'onore2 e il 592 (Abbandono di un neonato per causa di onore).

La nuova famiglia si avvale del divorzio, grazie a una legge del 1970 ratificata dall'insuccesso del referendum abrogativo del 1974, e dalla legge sull'interruzione volontaria della gravidanza, de 1978, anch'essa ratificata dall'insuccesso del referendum abrogativo del 1982.

Insomma la famiglia  che negli anni 70 da più parti ci si auspicava di vedere sconfitta e distrutta era ben diversa dalla famiglia di oggi che nessuno vuole più cancellare, ma che si è modificata da sola nel tempo assumendo più di una configurazione.

Coppie coniugate o libere, di sesso diverso o dello sesso sesso con figli o senza figli ovvero con figli cresciuti da un solo coniuge (famiglie monogenitoriali).
Non che 40 anni queste  famiglie  non esistessero ma erano ufficiose e prive di qualunque tutela. Oggi qualche tutela c'è ma manca una legge di inquadramento generale. Quel che è cambiato è che all'epoca le ragazze madri le donne divorziate (o più blandamente separate) davano scandalo, oggi nessuno si scandalizza più se una donna ha prole fuori dal matrimonio o se la cresce senza un uomo accanto ovvero accanto a un uomo che non ne è il padre biologico.

La famiglia di oggi è meno maschilista e più egualitaria di quella di allora.
Non per Puglia che così definisce il matrimonio su cui secondo lui la famiglia si fonda ed è riconosciuta come tale.
(...) il bisogno di famiglia è iscritto nel cuore dell’uomo fin da quando Dio disse: "Non è bene che l’uomo sia solo, facciamogli un aiuto che gli sia simile"(Gn 2,18). Adamo era vivente, anzi appena creato, eppure gli mancava qualcosa di vitale, appunto una compagna, una compagnia. L’uomo, da solo, è niente: per lui tutto si gioca nell’interdipendenza, senza di essa non si esiste e non si è liberi.
La donna è un aiuto per l'uomo fattogli da dio.  A voi non viene da vomitare? A me sì.
Per Puglia l’autonomia individuale dell'uomo (sessisticamente usato anche come sinonimo di donne), fa prevalere  l’io  sul noi, il singolo sulla società, e quindi i diritti dell’individuo su quelli della famiglia.
E prosegue
In una società sempre più individualizzata è diventato facile – troppo facile - mettere in discussione sia il matrimonio che la famiglia, magari allargandone a tal punto il significato da far scomparire lo stesso significato dei termini. In effetti, si arriva a non riconoscere più nel matrimonio la radice della famiglia e in quest’ultima il fondamento della società
E' interessante l'inversione di prospettiva della famiglia la cui volontà di accedervi tramite il matrimonio viene vista non come la testimonianza di una voglia di famiglia rinata e diffusa ma come destabilizzazione della stessa.

Paglia rileva come
I dati statistici [senza citarne la fonte] sono unanimi nel rilevare che la famiglia si colloca al primo posto come luogo di sicurezza, di rifugio, di sostegno per la propria vita, e resta in cima ai desideri della stragrande maggioranza dei giovani. In Italia, ad esempio, circa l’80% dei giovani dichiarano di preferire il matrimonio (civile o religioso che sia), solo il 20% opta per la convivenza. Di questo 20% sembra che solo il 3% consideri la convivenza una scelta definitiva, l’altro 17% la pensa transitoria in attesa del matrimonio. E in Francia, i sondaggi rilevano che il 77% desidera costruire la propria vita di famiglia, rimanendo con la stessa persona per tutta la vita. La percentuale arriva all’84% per i giovani dai 18 a 24 anni.
Il neretto è mio.

Insomma tutti hanno voglia di famiglia e di matrimonio ma le coppie dello stesso sesso non possono accedervi.
Nelle diverse epoche storiche ci sono state trasformazioni talora anche profonde nell’istituto familiare, mai però è venuto meno il suo "genoma", la sua dimensione profonda, ossia essere una istituzione formata da uomo-donna e figli.
(...)
Si tratta di liberare il matrimonio e la famiglia da quella che chiamerei l’autosufficienza dei propri sentimenti. Non si possono togliere i confini assimilando il matrimonio e la famiglia a qualsivoglia forma di affetto. Né basta volersi bene per giustificare il matrimonio. Vanno poi smascherate le scelte sbagliate vestite di ragionevolezza. Si ritiene ad esempio che è impossibile pensare alla fedeltà matrimoniale "per sempre". Mi chiedo: perché si può dire for ever per la propria squadra di calcio e non per la propria moglie o il proprio marito? Evidentemente qualcosa non funziona. E che dire poi della consuetudine, non importa se voluta o imposta, della scelta di avere solo un figlio? Fra qualche anno: che ne sarà del termine "fratello" o "sorella"? E se passa la dizione "genitore A" e "genitore B"; mi chiedo: qual è la prima parola che i genitori si aspettano che il bambino dica?
Parole misuratissime nelle quali però emerge chiaramente l'idea antropologica del matrimonio (civile o religioso che sia) per il vaticano.

Per farcene un'idea basta leggere uno dei documenti del sito familia.va La pastorale della famiglia in tempo di secolarizzazione relazione di del Card. Ennio Antonelli Arcivescovo emerito di Firenze, nel quale si può leggere un attacco a tutte le famiglie etero diverse da quella ancora intatta e biologica, della quale  ho già avuto modo di parlare.

Nella relazione Antonelli cita il libro di Paolo Donati (a cura di) Famiglia risorsa della società Il Mulino, Bologna 2012.
Il libro è uno studio scientifico realizzato da un gruppo di esperti sociologi, coordinato dal Prof. Pier Paolo Donati dell’Università di Bologna. Comprende una ricerca di sfondo sui numerosissimi dati statistici raccolti e pubblicati in varie nazioni, quindi già a disposizione, e una nuova ricerca, compiuta in Italia nel periodo marzo-aprile 2011 su un campione di tremila e cinquecento persone adulte (dai trenta ai cinquantacinque anni) (...).

La nuova ricerca mette a confronto quattro situazioni familiari (o
parafamiliari):
l’assenza della coppia uomo-donna (singles; famiglia monoparentale);
la coppia senza figli (eterosessuale o omosessuale);
la coppia uomo-donna con un solo figlio;
la coppia uomo-donna con due o più figli.

Il quarto modello è la famiglia normale: coppia unita in matrimonio e aperta alla procreazione.
Esso risulta essere il più soddisfacente per i coniugi e il più vantaggioso per la società (ricambio generazionale e migliore formazione del capitale umano), a motivo della maggiore ricchezza di beni relazionali e nonostante la minore disponibilità media di risorse economiche, dovuta alla penalizzazione ad opera sia del mercato che dello Stato.
Sebbene il quarto modello sia di gran lunga il più desiderato dalla gente (giovani compresi), viene realizzato solo nel 40% delle case, perché non solo non riceve sostegno, ma viene penalizzato. Ciò fa prevedere gravissimi squilibri economici, sociali e culturali in un futuro abbastanza vicino.
La ricerca smentisce i tanti studiosi che di solito danno per scontato che il cambiamento (crisi del matrimonio, denatalità, pluralismo delle forme familiari) corrisponda alle aspirazioni della gente e perciò sia irreversibile e che le varie forme di far famiglia siano equivalenti per il futuro della società e per l’educazione dei figli.
Invece la ricerca conferma i risultati di molte precedenti indagini in vari paesi del mondo, dalle quali di solito si evita di trarre le logiche e doverose conclusioni per le politiche familiari e per la formazione dell’opinione pubblica.
Nel libro quei risultati sono presi in considerazione in riferimento alla relazione di coppia e in riferimento ai figli. Il matrimonio rende la coppia più stabile: due volte più della convivenza con figli; sei volte più della convivenza senza figli (Francia).
Comporta una migliore situazione finanziaria (guadagno mediamente più alto rispetto ai singles [sic] dal 21% al 24%), mentre la separazione dei coniugi impoverisce sia la donna che l’uomo e va a gravare sulla spesa pubblica (sussidi).
Il matrimonio favorisce la vita ordinata, la prevenzione delle malattie, la buona salute, con conseguente alleggerimento della spesa per sanità e assistenza.
Riduce la criminalità maschile del 35% e l’uccisione delle donne di nove volte rispetto alle convivenze (USA).
Produce maggiore soddisfazione e benessere psichico (16 nazioni su 17 prese in esame).
La coppia uomo-donna uniti in matrimonio è l’ambiente più idoneo per la procreazione e l’educazione dei figli.
In USA i figli cresciuti senza la figura paterna costituiscono il 90% dei senza fissa dimora, il 72% dei giovani omicidi, il 63% degli abusati sessualmente, l’85% dei giovani in carcere.
In Francia i figli dei genitori separati sono il 95% dei collegiali, l’80% dei ricoverati in psichiatria, il 50% dei tossicomani. In generale, i figli che crescono con un solo genitore hanno doppia possibilità di delinquere rispetto a quelli che crescono con ambedue i genitori.
Il 25% dei figli di genitori divorziati non riesce a guarire dal trauma della separazione e a rientrare nella media di adattamento sociale e di rendimento scolastico degli altri ragazzi.
Se si guardasse alla famiglia dalla prospettiva dei figli, cambierebbero la percezione e la valutazione di questioni come il divorzio, la procreazione artificiale, la pretesa al matrimonio e all'adozione da parte degli omosessuali [solo gli uomini le donne non contano], la corsa alla carriera professionale, l’organizzazione del lavoro, l’impiego del tempo, la celebrazione della festa.
Un attacco totale alle donne e agli uomini e a tutte le famiglie non del quarto tipo.
Da notare che le donne che crescono prole da sole sono definite  assenza della coppia uomo donna, dove l'uomo precede la donna nonostante in fatto di role la donna sia le gestatrice.
Insomma la famiglia cattolica è ancora quella del codice Rocco...

Sul sito del Mulino si trova uno schema ancora più pieno di luoghi comuni dei dati sciorinati da Anotnelli.


Notate come il secondo gruppo non annovera affatto le coppie di fatto dello stesso sesso.
Da notare anche le condizioni sociali la famiglia di provenienza e l'orientamento politico delle famiglie di secondo tipo che conferma il luogo comune dei dei luoghi comuni: Le coppie di fatto senza figli sono di prevalenza di estrema sinistra e di laureati. A differenza delle coppie sposate con prole numerosa che hanno una bassa istruzione.

Insomma la chiesa considera famiglie naturale 4 solo quella sposata, con entrambi i genitori biologici e con prole numerosa.

Di tutto questo discorso  la stampa non fa menzione preferendo soffermarsi solamente sulle domande che i giornalisti, presenti alla conferenza, hanno fatto a Paglia.
Interrogato su altri tipi di unione, mons. Paglia ha risposto che questo “è un terreno che la politica deve percorrere con estrema chiarezza, perché il crocevia della società è l'intreccio delle generazioni avviene nel cuore delle famiglie”.
Più nello specifico, parlando di unioni omosessuali, il vescovo ha ricordato “la pari dignità di tutti, poiché tutti sono figli di Dio”, ma al contempo ha ribadito che “la famiglia è formata da un uomo e una donna” e che “non si può chiamare matrimonio un’unione giustificata solo dall'affetto”.
“Se cinque uomini hanno affetto l’uno per l’altro, o se un padre ha affetto per sua figlia, questo non può essere considerato matrimonio” ha detto. Quindi, ha soggiunto,“il rispetto della verità non richiede l'abolizione delle differenze né un egualitarismo malato che abolisce ogni differenza”. (Zenit.org)
Paglia gioca di furbizia perché fa due esempi  che toccano due divieti presenti in tutte le legislazioni anche dei paesi che hanno esteso il matrimonio  alle persone dello stesso sesso: la poligamia e l'incesto.
Il matrimonio «è unicamente quello tra un uomo e una donna». E a dirlo «non c’è solo la Chiesa, ma anche la Costituzione italiana».
Bugia, visto che  l'articolo 29 della nostra Costituzione non parla espressamente di uomini e donne3.
Esiste poi «l’arcipelago delle altre convivenze non familiari», per le quali «è bene che si cerchino soluzioni patrimoniali e nel diritto privato». E questo «senza nulla togliere alla uguale dignità di ogni essere umano».

(...)
non dobbiamo pensare che il matrimonio sia giustificato solo dall'affetto  l’autosufficienza del sentimento non giustifica da solo il matrimonio. Certo, c’è anche l’amore, ma esso ha una struttura pubblica che non può essere allentata. Se poi ci sono diritti individuali da garantire, è bene percorrere altre strade». «Solamente l’uomo e la donna – ha aggiunto monsignor Paglia – possono dar luogo a una famiglia. Gli altri affetti non giustificano il matrimonio, perché quest’ultimo implica generatività. Se per matrimonio intendiamo qualunque affetto, allora abbiamo distrutto tutto e a perderci siamo tutti». (...)
La verità, ha aggiunto, «non richiede l’abolizione delle differenze o una sorta di egualitarismo malato, altrimenti apriamo la strada al diritto al figlio. Ma che siamo al supermercato? Il figlio è anche un dono, non è mica un frutto matematico di due files che si incontrano».
Paglia, ha già anticipato queste considerazioni una intervista del giorno prima della conferenza stampa a radio vaticana.
Ora, ad esempio l’adozione dei bambini da parte degli omosessuali, porta il bambino ad essere una sorta di merce, cioè: come ho diritto a questo, ho diritto anche a quell’altro. In realtà, il bambino deve nascere e crescere all’interno di quella che – da che mondo è mondo – è la via ordinaria, cioè con un padre e una madre. Il bambino deve crescere in questo contesto. Ora, purtroppo, accade in effetti che a volte ci siano situazioni drammatiche, ma attenzione: la patologia è una cosa, e inficiare questo principio è pericolosissimo, per il bambino anzitutto, ma per l’intera società. (...)

(...)  L’uguaglianza è una cosa, il rispetto della diversità è altro perché proprio per avere un’uguaglianza robusta è necessario rispettare le diversità. Che tristezza sarebbe un mondo tutto grigio! Grazie a Dio, c’è l’arcobaleno che ha, appunto, una serie di colori che fanno la luce.
(...) 
In questo senso, la teoria del gender che appunto vuole dire che le differenze – lo diceva il Papa nel saluto alla Curia – sono solo frutto della cultura, è veramente non saper leggere la realtà nella quale viviamo. Che l’uomo possa ovviamente aiutarsi e promuovere la cultura, è un conto; ma a scapito della natura? Perché allora – mi chiedo – siamo tanto solerti nel combattere le manipolazioni nella natura, a proposito di ecologia e di ambiente, e siamo invece così poco attenti alle manipolazioni  all'interno dell’antropologia? Non è che questo è invece un piegarsi  all'individualismo absolutus, appunto, alla crescita di un ‘io’ senza più nessun legame? E questo è, purtroppo, a mio avviso il rischio che stiamo correndo.
(...) In effetti, gli ultimi “no” che ancora un po’ resistono sono quelli alla poligamia e all'incesto: ma resistono ancora per quanto? E li stiamo già intaccando per una dittatura dell’‘io’ che certamente come prima conseguenza ha la distruzione della famiglia e poi della città, della società e del concerto delle nazioni. Ecco perché la Chiesa, conoscendo – lei, esperta in umanità – la forza anche sociale e antropologica della famiglia, la difende in ogni modo: perché ama l’uomo, ama la donna, ama tutti, e non vuole che venga distrutta la culla dove nasce e si irrobustisce la stessa società.
Ritornando alla conferenza stampa Paglia ha concluso riferendosi alla legge sull'estensione del matrimonio in Francia
«Se un’importante autorità governativa – ha commentato – dice che con una legge approvata dalla maggioranza si vuole cambiare la civiltà, è evidente che si nasconde qualcos’altro». «Onore, dunque, ai vescovi francesi» che hanno avuto «il coraggio di aprire un dibattito e sono a loro volta rimasti sorpresi dalle adesioni di altri, compreso il Gran Rabbino, uomini di cultura per nulla credenti, i rappresentanti dei luterani e dei musulmani francesi. È questa la via: dobbiamo tornare a pensare, prima di decidere per altri motivi».

Infine monsignor Paglia ha tenuto a precisare che per la Chiesa «tutti gli uomini hanno pari dignità», qualunque sia il loro orientamento sessuale. E ricordando che nel mondo ci sono più di 20 Paesi in cui l’omosessualità è un reato ha invitato a fare il possibile per eliminare simili discriminazioni. (Avvenire Paglia: «Il matrimonioè tra uomo e donna»)
Repubblica parla di Apertura della chiesa alle coppie gay.

Come ha ben notato Michele Darling nel suo blog
La sedicente apertura conisterebbe – badate bene – in contratti di diritto privato che non garantirebbero altro che quei pochi diritti, in vario modo, già garantiti grazie allo straordinario lavoro di avvocati e giuristi. Non si tratta di un riconoscimento, bensì di una ricognizione di diritti che sono stati già accertati dai Tribunali! Si tratta di una banale scrittura privata!
Una posizione cui la chiesa non è nuova, come ricorda Michele alla fine del suo post dove propone un florilegio di articoli5 dal 2007 in poi. Prosegue Michele
Non è vero, com'è scritto nel sensazionalistico titolo e ribadito nel testo (perfino con un virgolettato che, in realtà, non è stato mai pronunciato), che la Chiesa apre ai “diritti delle coppie“. Le cd. “soluzioni di diritto privato“, infatti, non riguardano le coppie! Ma solo i diritti individuali di chi si ritrova a convivere. Ripeto: non c’è affatto il riconoscimento di un’unione tra due persone, ma solo la ricognizione di diritti di singoli individui che – per una qualunque ragione, affettiva o amicale – si trovano sotto lo stesso tetto.
C'è un ultimo punto dolente in tutto questo discorso di cui nessuno sembra accorgersi e che solo Michele Darling nota con lucida precisione  che quando Paglia si dice contrario alla criminalizzazione delle persone omosessuali nel mondo, l'articolo di Repubblica non ricorda
al lettore che è proprio il Vaticano ad essersi opposto alla depenalizzazione dell’omosessualità in sede Onu. È cioè anche colpa del Vaticano se – come dice l’esponente del Vaticano – “in oltre venti paesi l’omosessualità è ancora perseguita come un reato“. Con quale coraggio dicono di essere contrari alla criminalizzazione dell’omosessualità? Con quale coraggio Repubblica fa passare come un dato non controvertibile quest’affermazione?
Cavolo, cosa non si fa per dare in pasto agli elettori del Pd l’immagine di un Vaticano amorevole coi froci.
Conclusione degnissima che ho ripreso come titolo del mio post. Spero Michele non me ne voglia.

Insomma questo paese ha un problema di democrazia incontenibile e irredimibile. Non possiamo mettere in discussione ogni singola virgola che vien scritta da questo o quel giornale eppure se vogliamo davvero capirci qualcosa siamo obbligati a farlo. Che Repubblica fosse un giornale di merda lo si sapeva già da tempo ma che per fare propaganda al PD  arrivi a dire il falso beh la dice lunga sugli italiani le italiane il giornalismo e il paese intero.



note

1) La moglie adultera è punita con la reclusione fino a un anno.
Con la stessa pena è punito il correo dell’adultera.
La pena è della reclusione fino a due anni nel caso di relazione adulterina.
Il delitto è punibile a querela del marito.
2) Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella. Se il colpevole cagiona, nelle stesse circostanze, alle dette persone, una lesione personale, le pene stabilite negli articoli 582 e 583 sono ridotte a un terzo; se dalla lesione personale deriva la morte, la pena è della reclusione da due a cinque anni. Non è punibile chi, nelle stesse circostanze, commette contro le dette persone il fatto preveduto dall'articolo. 

3 [l'articolo 29] non limita l’istituto del matrimonio a persone di sesso diverso. In questo senso, i nostri costituenti, già nel 1945, si sono comportati in modo molto diverso dai costituenti di altri paesi affini al nostro che invece specificavano espressamente che i coniugi dovessero essere di sesso diverso (e che per questo, in anni più recenti, si sono trovati di fronte a difficoltà maggiori di quanto non presenti il nostro testo costituzionale). Naturalmente, sarebbe inutile sostenere che i padri fondatori della nostra costituzione avessero in mente l’eventualità di estendere il matrimonio anche a persone dello stesso sesso o all’eventualità che in un futuro si sarebbe posto al legislatore ordinario questo problema. Essi, semplicemente, non hanno specificato l’esigenza della diversità di sesso perché per essi era naturale che il matrimonio fosse possibile soltanto tra persone di sesso diverso.
(Marco Balboni  La famiglia e l’art. 29 della Costituzione: alcune riflessioni)



4) giocando semanticamente su quell'aggettivo contenuto nella nostra Costituzione all'articolo 29 (La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio) dove naturale non ha il significato comune di unico conforme a una ideologia o religione o etica, propri come fa Antonelli quanto definisce il quarto gruppo di famiglie del libro quella naturale.  Il significato è un altro, naturale è cioè
inteso come dato pregiuridico, che il diritto positivo si limita appunto a riconoscere. La famiglia è un dato sociologico, che la costituzione non crea ma si limita a tutelare (Marco Balboni
La famiglia e l’art. 29 della Costituzione: alcune riflessioni)
5)
  • (Aprile 2007) Mons. Fisichella: “Non vi può essere equiparazione tra la famiglia e altri tipi di unione, poi sta al legislatore trovare, nel diritto privato, le forme necessarie per evitare discriminazioni“
  • (Marzo 2007) Comunicato Conferenza Episcopale Italiana: “Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari. Siamo però convinti che questo obiettivo sia perseguibile nell’ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia“
  • (Marzo 2009) Mons. Golser di Bolzano: “[le coppie gay] avranno sicuramente bisogno di una qualche tutela giuridica, che però non può essere definita matrimonio. Penso a un tipo di tutela individuale“
  • (Agosto 2012) Bagnasco: “Nessun vuol negare i diritti individuali: assolutamente no! Ma il matrimonio è un’altra cosa“

domenica 3 febbraio 2013

Vive Christiane Taubira!

Un parlamento del genere in Italia evidentemente non ce lo meritiamo proprio

Bagnasco sui matrimoni tra persone dello stesso sesso.

E mentre i giornali di qualunque orientamento politico e qualunque posizione nei confronti dell'estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso (si, ni, so, no) agitano lo spauracchio delle parole apocalittiche e contrarie del cardinal Bagnasco che parla di baratro (ricordando, se ci fosse da ridere, la signorina Vaccaroni di Avanzi)


è bene leggere quel che il presidente della Conferenza episcopale in Italia ha detto davvero nell'interezza del suo pensiero.

Intanto cominciamo dal contesto in cui questo pensiero (sic!) è stato pronunciato: il convegno Famiglia, risorsa per la chiesa e per la società che si è svolto sabato sera nel capoluogo ligure, ottavo dei 16 Convegni pubblici regionali promossi dall’Azione Cattolica in preparazione alla prossima Settimana sociale dei cattolici Italiani.

Come riporta il SIR le parole di Bagnasco non esprimono solo metafore di apocalisse o di condanna per i matrimoni gay come sembrerebbe a leggere gli articoli dei principali quotidiani, ma esprime la volontà totalitaria di imporre una religione come valore universale e condiviso andando contro il principio democratico di pensare e vivere diversamente dai precetti della religione cristiana. 
Per Bagnasco è un errore che l'Europa ha dimenticato le proprie radici cristiane, le radici della propria cultura e della propria civiltà. Senza queste radici si varano leggi sbagliate che non sono solo quella del matrimonio tra persone dello stesso sesso ma tutte quelle leggi sulla vita, sulla famiglia, sulla libertà che per Bagnasco stanno dimostrando che non acquistano in termini di una civiltà più umana e solidale ma semmai più individualista e più regressiva.

In un tentativo disperato di negare la realtà della presenza delle famiglie omogenitoriali Bagnasco si permette di dire che
è esperienza universale che la famiglia non è un qualcosa che lo Stato o l'autorità abbia mai inventato (...) lo Stato ha sempre riconosciuto questa realtà, questo valore etico, spirituale, e culturale della famiglia come la nostra Costituzione molto bene riconosce.


E' strano che proprio Bagnasco affermi questa semplice constatazione proprio  quando la posizione della chiesa in tutti i casi di conflittualità tra libertà democratica e teocrazia totalitaria attesta che sia sufficiente il divieto per legge per impedire che certi comportamenti o certe pratiche vengano compiute. Prendiamo il caso dell'aborto.
La 194 non creò una possibilità che fino a quel momento non c'era, al contrario intervenne  per controllare una situazione endemica di aborti clandestini tutelando prima di tutto la salute delle donne.
La stessa cosa vale per l'estensione del matrimonio anche alle persone dello stesso sesso.
Se la legge deve essere fatta non è per aprire a una possibilità della quale fino ad ora non c'era l'esigenza o la necessità ma, al contrario, per tutelare tutte quelle coppie di fatto con o senza prole che in Italia già esistono e non hanno alcuna tutela o riconoscimento legali.

Lo hanno detto anche la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione.

Il Baratro di cui parla Bagnasco non è solo quello del matrimonio gay ma ben più in generale quello dell'autodeterminazione dell'uomo (e della donna)
Nella nostra società, ha detto ancora il cardinale, siamo di fronte ad "una inversione per cui la grande capacità di fare che l'uomo ha assunto grazie alla tecnica - questo è in sé un dato positivo - sta diventando la volontà, la pretesa di fare sé stesso". Ma "quando l'uomo, dal poter fare grazie alla scienza, alla tecnica e alla ricerca, pretende poi di fare sé stesso a piacimento, vuol dire che siamo vicino al baratro".
L'uomo non può fare se stesso  e quindi non può decidere della sua vita come della sua nascita o della sua morte.
E' dio a decidere su questi momenti importanti della vita delle persone, dio, cioè l'incarnazione totalitaristica sadica e tanatofila della più pericolosa religione del pianeta l'unica che  offre ai suoi accoliti il sangue e il corpo del figlio del proprio dio come promessa di resurrezione, nel proprio corpo, per la vita eterna.

E' ora che a questa cultura di morte, sadica e patriarcale, maschilista fin nel midollo e sessuofoba, vengano tolti tutti i privilegi di cui gode in Italia e rimanga come associazione privata e che pur discriminando e non ritenendo tutti uguali non viene cancellata in nome di una democrazia vera (purtroppo c'è la Costituzione) ma che almeno non gode più del sostegno e del prestigio dello Stato italiano che dovrebbe trattare la storiella di Maria vergine prima durante e dopo il parto di Gesù sulla falsariga delle idee di scientology o degli ufo o della parapsicologia.

Il vero baratro è quello su cui si trova una chiesa ormai completamente immersa nella lotta per il mantenimento dei propri privilegi.
Il matrimonio tra persone dello stesso sesso può essere una testa di ariete che sfonda le porte della città di dio e fa piazza pulita di una ideologia venefica per tutte le donne e tutti gli uomini.

Ma quanto siamo tutte naïf. Sul Coming out di Alessandro Grilli.

Il programma è noto.
L'eredità. Conduce Carlo Conti. Quando si introduce un/a nuovo/a concorrente, di solito accompagnato/a da un/a familiare, la moglie, il fidanzato, una figlia...,  li si  presenta anche con cenni alla vita privata: studi, famiglia, lavoro, hobby...

Anche nel caso di Alessandro Grilli, giovane 21enne di Seravalle (Ferrara)  le domande vertono sugli studi, sull'occupazione e sul suo stato civile.
Alessandro dice che è single. Che per lui non si trova. Per me no. Conti chiede come mai.
C'è crisi risponde Alessandro. Il paese è piccolo sono più abituato alle grandi città.
Quando torni saranno contente le ragazze...
commenta Conti
Alessandro risponde facendo cenno di no col dito: Non tanto le ragazze.
Poi fa una pausa, per spiegarsi bene e non cavarsela con un sono gay che non significa nulla. E prosegue Sono andato al Gay Pride, infatti. Quindi cercherei più un ragazzo.

Non sono gay, cioè appartengo a una razza a parte, a una classe coesa e uguale e unita (l'orientamento sessuale non ci unisce infatti, a unirci è la discriminazione in base ad esso, anche due etero possono essere accomunati dall'orientamento sessuale ma essere differenti in tutto il resto) ma mi piacciono i ragazzi che è l'unica cosa che la parola gay indica davvero senza individuare stereotipi comportamentali o posturali o del modo di vestire, o dei gusti non sessuali (musica, lavoro, hobby) come purtroppo la parola gay indica  a causa dello stereotipo che si porta appresso.

Mi piacciono i ragazzi. La cosa più naturale di questo mondo detta con altrettanta naturalezza e un sorriso franco.

E poi si passa oltre perchè non c'è nient'altro da aggiungere.


Se il concorrente precedente va a baciare la moglie,  Alessandro, che non ha il ragazzo, si presenta al gioco da solo, accompagnato da nessuno. Il pubblico ti adotta subito commenta Conti.

Nell'immaginario collettivo mediatico si tratta una visibilità monca, perchè il ragazzo - e non è certo colpa sua -  è single e non lo accompagna nemmeno uno straccio di amica. Frocio sì, ma da solo, come sono condannati alla solitudine tutti i gay.
D'altronde non è forse questa la paura delle mamme, che i figli gay rimangano da soli perchè non mettono su famiglia?

Il Vaticano ha da gongolare. Il gay in tv in fascia pre serale è giovane e non radicato nella società.

Non c'è da esaltarsi, mediaticamente parlando.

Certo il gesto di Alessandro rimane, nella sua spontaneità e freschezza e disarmante semplicità, un punto di riferimento.

In realtà non ci dovrebbe essere nulla di eccezionale in questa dichiarazione se non fossimo in Italia e se l'omosessualità non fosse ancora in pieno stigma.

Interessanti le reazioni dei blog e della stampa.

Nessuno nota che, a differenza degli altri concorrenti, Alessandro è da solo in studio e non è accompagnato nemmeno uno straccio di amica (eppure, si sa, i gay so sempre pieni di figa...)

Tutti si soffermano sul coming out quando Alessandro non ha nascosto il suo orientamento sessuale anzi lo ha subito ammesso.

Il coming out avviene quando, dopo aver usufruito per un po' di tempo della presunta eterosessualità, ancora considerata di default e quindi attribuita a tutti e tutte, tu sciogli l'equivoco e dici che ti piacciono i ragazzi (o le ragazze) . Alessandro invece lo ha detto subito sciogliendo l'equivoco sull'eterosessualità di default non suo ma di Conti.


Il coming out si fa prima di tutto in famiglia, e nella sfera delle amicizie, o del posto di lavoro o a scuola, se Alessandro lo dice così apertamente in tv non solo non ha niente da nascondere ma evidentemente dice qualcosa che, chi per lui conta, sa già.


Più che di coming out di Alessandro si tratta di discriminazione del mezzo televisivo che non considera l'omosessualità come un orientamento sessuale di default, anche se statisticamente minoritario, tanto quanto quello etero.

Nessuno però nota questo particolare.


Per tutti il gesto di Alessandro è eroico di per sé perchè ha avuto il coraggio di dire che è un busone.

Nessuno nota che, invece, è riuscito a trovare un posto in un immaginario collettivo che quel posto non glielo dà.

Un florilegio di titoli ci chiarirà le idee.

L'eredità, un concorrente gay confessa: "Cerco un ragazzo" (reality show)

Alessandro non confessa, verbo che ha sì il significato di dichiarare apertamente ma qualcosa di negativo.

Alessandro dice.

Nel sommario del post di gay.tv che titola

L'Eredità, coming out in diretta tv del concorrente gay Alessandro Grilli


si legge Il concorrente Alessandro Grilli ammette: "Sono andato al Gay Pride quindi cercherei più un ragazzo".

Ammette. Come il confessa dell'altro bog.
Si ammette, cioè si riconosce apertamente, un errore; di essere impaurito; che il compito sia difficile (Sabatini Coletti online).


Insomma già solo nei siti gayfriendly l'omosessualità rimane una eccezione, qualcosa da confessare, da ammettere, da togliersi il peso facendo sapere a tutti che non si è conformi.

Questo modo di sentire è talmente connaturato che Gay.it arriva addirittura a dire il falso: per sottolineare l'eccezionalità del coming out di Alessandro apre il post dicendo:
Un coming out in tv, quando meno il pubblico se l'aspetta e in una trasmissione che ha poco a che vedere con la vita privata di chi vi partecipa.
Poco a che vedere con la vita privata? Ma se nella stessa puntata in studio, ad accompagnarli, ci sono la moglie di un concorrente e il fidanzato di un'altra che parlano del carattere dei/delle loro partner?!

Insomma non siamo lontani dalla ricettività da gossip.

Un busone lo ha detto avanti a tutti, fico no?! 
Senza pensare al contesto, al messaggio, a come altri ragazzi che davvero ancora non lo hanno detto a nessuno possono usare la spontaneità di Alessandro come modello per il proprio Coming out.
Un sito rivolto ai gay dovrebbe pensare a questo.
Dovrebbe sostenere, aiutare, normalizzare (lo so che la parola è ambigua).

Invece conta solo l'aspetto evenemenziale della notizia.
Un frocio ha fatto coming out in diretta tv su rai uno.


Non da meno sono i quotidiani.

Repubblica
titola

L'Eredità, la confessione del concorrente gay: ''Cerco un ragazzo''



Insomma mentre per Alessandro dire che cercherebbe un ragazzo è la cosa più normale di questo mondo per la rete e la stampa Alessandro si confessa, ammette di essere...


Di tutt'altro stile Libero che titola
Carlo Conti, che gaffe con il concorrente gay a L'Eredità
mentre il sommario dice
Il conduttore del quiz Rai incalza il giovane Alessandro: "Perché sei single? Chissà le ragazze...". Replica imbarazzata: "Veramente sono andato al Gay Pride"
Dove l'opposizione su cui è costruita la descrizione è tra le ragazze attribuite al frocio che risponde imbarazzato che va al gay pride.

Capito etero ed ...etere che andate ai pride? Siete omosessuali anche voi!!!


sabato 2 febbraio 2013

249 sì e 97 no. Votato l'articolo uno dela legge francese per le mariage pour tous-te

L'Assemblea Nazionale francese ha approvato l'articolo chiave della legge che apre il matrimonio anche alle coppie dello stesso sessohttp://www.assemblee-nationale.fr/14/projets/pl0344.asp , il numero 1 con 249 voci a favore e 97 contrari.

L'articolo 1 elimina l'esigenza della differenza tra i sessi dei nubendi per poter godere del diritto al matrimonio e anche quello di adozione.

L'esame di questa legge è cominciato Martedì scorso e dovrebbe durare un paio di due settimane, compresi i fine settimana. Il voto su tutto il testo è previsto per Martedì 12 febbraio.

E raro che il parlamento francese si riunisca durante il fine settimana. Non accadeva dal 2009 per il Sabato e dal 2009 per la Domenica
.


L'omofobia si annida ovunque anche sui quotidiani: a proposito del ragazzo strattonato a Noceto.

Dunque la notizia in soldoni dovrebbe essere la seguente:

Un cittadino straniero di 24 anni originario delle Filippine, che da dieci anni risiede regolarmente in Italia, a Parma, va in una discoteca. Lì, presumibilmente per il suo linguaggio del corpo, viene visto additato e schernito come omosessuale, gay, frocio.
Risatine ammiccamenti, in pista e nel bagno.
Verso le tre una delle amiche con cui è venuto in discoteca riceve delle avance indesiderate da un ragazzo.
L'amica risponde per le rime. Il ragazzo di origini filippine interviene per sostenerla e l'autore delle avance lo strattona e lo prende al collo.
Risultato camicia strappata e ragazzo straniero e amica buttati fuori dal locale, l'aggressore rimane in pista.

La notizia principale è che un ragazzo infastidisce una ragazza, un amico della quale intervenuto a difenderla viene aggredito al collo.


Solidarietà tra amici, tra un ragazzo e una ragazza, che entrambi reagiscono quando un altro ragazzo, un altro maschio, ci prova non incoraggiato, con la ragazza.

La reazione dell'aggressore non ha nulla a che vedere con l'odio per l'omosessualità. Se aggredisce il ragazzo non è perchè questi è o è riconosciuto come omosessuale. L'aggressore reagisce come ogni cacciatore che si vede invadere il terreno di caccia. Fatti i cazzi tuoi questa preda è mia a te che te frega. Detto in dialetto parmigiano ovviamente...

Insomma la vera vittima qui è la ragazza non il ragazzo.

In mano ai giornalisti che campano con l'allarme omofobia la notizia viene invece stravolta, deformata, cambiata di prospettiva cancellandone la vera matrice maschilista e facendo emergere solo quella omofoba.


La gazzetta di Parma, pur titolando Episodio di omofobia a Noceto in una frase riassume i fatti come si sono svolti:
parole pesanti, risatine di scherno, infine il giovane che viene strattonato, quando interviene in un diverbio fra la sua amica e un altro giovane sulla pista da ballo.
Eppure nessuno spende nemmeno una parola sul fatto che una ragazza non possa nemmeno ballare in santa pace senza essere infastidita.
La notizia è che hanno strattonato il frocio.

Quando si parla di aggressioni omofobiche a danno di gay  e di lesbiche è bene chiedersi sempre come lo sapevano?

Perchè quella persona viene percepita e catalogata come omosessuale?

L'omofobia, parola troppo equivoca e che dà adito a tante diverse interpretazioni, indica infatti due cose omologhe ma sensibilmente diverse.

C'è infatti l'omofobia rivolta contro un comportamento omosessuale, e una omofobia che usa l'omosessualità come strumento di insulto rivolto nei confronti di qualcuno che non è detto che omosessuale lo sia.

Nel primo caso si discrimina e si aggredisce verbalmente e o fisicamente una persona nel momento in cui sta intessendo una relazione sociale con una persona dello stesso sesso.
Due ragazzi o due ragazze che si baciano, si abbracciano, il cui linguaggio del corpo parla di seduzione, di affettività, di coppia.
La reazione omonegativa nasce dallo scandalo di qualcosa che si fa alla luce del sole mentre lo si vorrebbe relegato alla camera da letto.

Ognun* di noi si è sentit* dire a me non interessa quello che fate in camera da letto quel che non sopporto è l'ostentazione.

Quello che per una coppia etero (=persone di sesso diverso) viene considerato normale nel caso di una coppia omo(=di persone dello stesso sesso) viene considerato ostentazione.

Questo discriminare un atteggiamento umano considerandolo fastidioso imbarazzante non adatto al pubblico, troppo intimo è omofobia.
L'omofobia peggiore, perchè mal sopporta la visibilità delle persone con orientamento sessuale non etero (perchè non ci sono solo le persone omosessuali ma anche quelle bisex).

Nel secondo caso invece l'omofobia sta nell'uso della parola gay (o lesbica) come insulto. Brutto frocio o brutta lesbica rivolti a qualcuno, a qualcuna, per offendere ma non necessariamente rivolti a una persona omosessuale.

Se sulle strisce pedonali un motorino mi attraversa la strada e io grido dietro al conducente a brutto frocio!!! non sto minimamente pensando al suo orientamento sessuale ma voglio solo  insultarlo perchè per me - e per molte altre persone - dare dell'omosessuale è una forma efficace di insulto.

Una forma di maschilismo che si veste di omofobia ma che si consuma nell'insulto, nell'idea che dire di qualcuno che è omosessuale è qualcosa di negativo.

Il passo successivo è pensare di qualcuno che sia gay o lesbica in base ad atteggianti comportamenti o modo di vestire che non vengono reputati conformi allo stereotipo di genere e dunque visti come diversi.

Un esempio doloroso è quello di Andrea Spezzacatena che veniva preso in giro come frocio non perchè fosse davvero omosessuale ma perchè non considerato conformemente virile.

Purtroppo questo pregiudizio non è solo delle persone etero. Ci sono tantissimi froci (di lesbiche molto meno) che seguono lo stesso ragionamento: se sei effeminato, se vesti in un determinato modo, se ti curi le sopracciglia, sei frocio, hai voglia di cazzo, sei della famiglia.

L'omofobia qui sta  nel dedurre l'orientamento sessuale di una persona da un comportamento esteriore basato su un luogo comune.

Non tutti i gay sono effeminati e non tutti gli effeminati sono gay e poi, anche, non esiste solamente l'omosessualità ci sono anche i ragazzi  e le ragazze bisessuali.

Eppure basta anche solo un rapporto con una persona del tuo stesso sesso per fare di te un frocio o una lesbica.
Anche se è la prima volta, anche se sarà l'ultima, anche se nella tua storia sessual-sentimentale hai avuto al 99% partner dell'altro sesso quell'1% ti fa frocio e lesbica.
Una vera e propria omo mania da un lato dettata dalla disperata voglia di vedere dappertutto persone come te, che poi come te non sono mai..., dall'altra una mania nata dal pregiudizio maschilista dal quale i froci non sono affatto immuni, anzi.



Quel che dico può essere verificato facilmente con quest'ultimo caso di aggressione omofoba.

Come facciamo a sapere che l'aggredito fosse omosessuale?

Nel comunicato di Sel firmato da Federica Barbacini, coordinatrice provinciale di Sel Parma si legge:
Ci riferiamo alla notizia dell'aggressione omofoba avvenuta a Noceto ai danni di un quindicenne [questa era la sua età presunta in un primo momento, poi si è scoperto che ne aveva 24] “reo” a detta degli aggressori di essere gay.
A detta degli aggressori. Non si sa se il ragazzo lo è o non lo è.

Non è questione di gossip o di saperlo per forza beninteso.

Si tratta di verificare sempre la linea di demarcazione da una diversità sussunta all'omosessualità o la reazione a una omosessualità dichiarata.

Perchè le vittime dell'omofobia non sono esclusivamente le persone omosessuali ma sono vittime tutte le persone che a diverso titolo vengono percepite come non conformi allo stereotipo di genere.

La lotta all'omofobia non riguarda solo i froci e le lesbiche ma riguarda tutte e tutti noi a prescindere dal nostro orientamento sessuale



Secondo Parma Today il ragazzo aggredito è invece gay.
"Sono andato con una mia amica nel locale: ci siamo messi a ballare -racconta il giovane. "Tutto sembrava tranquillo. Ad un certo punto quattro persone di grossa stazza, che mi hanno detto poi essere rugbysti, hanno cominciato a fare commenti per il fatto che sono gay, mi hanno detto 'frocio', 'gay' ma io non ho reagito.“


Potrebbe interessarti: http://www.parmatoday.it/cronaca/noceto-gay-aggredito-locale.html
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Per l'ottavo colore associazione lgbt di Parma invece non ci sono dubbi sull'orientamento sessuale dell'aggredito. In un loro comunicato (citato da Repubblica sul loro sito non ne ho trovato traccia) esprime
sgomento e la sua solidarietà al ragazzo 24enne aggredito all'interno di un locale in provincia di Parma perché omosessuale. 
Per la Gazzetta di Parma il ragazzo preso in giro in quanto gay Dice di non avere comportamenti o un look stravaganti, è una persona normale.

Allora come fanno a stabilire che è gay? In base a che cosa lo hanno capito? Il ragazzo era in compagnia di un compagno? Ce l'aveva scritto in fronte? Oppure il fatto di essere cittadino straniero lo ha fatto percepire come non conforme a e dunque strano, e quindi frocio?

Nessuno se lo chiede.

C'è da dire che il linguaggio del corpo dei ragazzi Filippini più morbido e meno machista di quello nsotro può essere letto in base al solito pregiudizio come omosessuale, c'è una morbidezza del gesto, una gentilezza della postura che può dare nell'occhio. eppure l'autore dell'articolo si è preoccupato di specificare che il ragazzo non dava nell'occhio.
Distinzione ambigua e pericolosa. Non solo per un (presunto) caso di aggressione omofoba.
Pensiamo a uno stupro. Nessun giornalista avrebbe il coraggio di scrivere la donna è stata sturata eppure non indossava minigonne o abiti vistosi.
Per l'aggressione omofoba sì. Quasi si volesse suggerire tra le righe che se vai in giro conciato in maniera stravagante poi non ti puoi risentire se ti danno del frocio.
Insomma un conformismo imperante la cui deroga ha come conseguenza d'ufficio l'aggressione verbale e fisica.
Poco importa se ti dicono frocio o sciocchino.
Non è la parola che conta.
E' l'essere infastiditi perchè si è differenti.

Nel linguaggio dell'articolo della Gazzetta questi elementi ci sono tutti:
Mentre ballano, da un gruppo di ragazzi nerboruti partono insulti e commenti omofobi, accompagnati da risatine. Poco dopo, ecco altre frecciatine al «gay» incrociato in bagno. Infine, i ragazzi fanno alcune avance all'amica, che risponde a tono. E quando il 24enne interviene in sua difesa, uno dei quattro giovani («alto, grosso, con la pelle scura») lo avrebbe strattonato.
Nerboruto: che ha una possente muscolatura.

Perchè questa specificazione? Per contrastare con l'aspetto minuto del 24enne e della sua amica.

Parma Today infatti scrive:
Noceto, ragazzo gay aggredito in un locale. "Mi hanno preso per il collo"
„"Hanno puntato sulla loro forza fisica per aggredirci" ci ha detto Alex. E' inaccettabile, io sono piccolo e la mia amica, guarda com'è magra". E ci mostra le loro foto sul telefono cellulare.“

Il maschilismo patriarcale colpisce uomini e donne a prescindere dall'orientamento sessuale, presunto o vero.  Ma per i motivi più diversi alla stampa e, purtroppo, anche alle associazioni di categoria fa più comodo liquidare la faccenda come un'aggressione al solito frocio.
delle molestie alla ragazza non importa nulla a nessuno. Anzi il loro motivo non sta nel maschilismo del maschio che prende quello che vede e che gli piace. La ragazza è rea di accompagnarsi al frocio.

Mi domando come si possa combattere l'omofobia se nel pretendere di farlo si è altrettanto maschilisti dei quattro energumeni spaccafiche e spaccafroci.

C'è del marcio nel giornalismo italiano...

Potrebbe interessarti: http://www.parmatoday.it/cronaca/noceto-gay-aggredito-locale.html


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martedì 29 gennaio 2013

Il maschilismo di certi ragionamenti: a proposito di chi vede nell'omofobia una omofilia repressa.

Prendo a caso un commento da faccialibro.

Non perchè si distingua in qualche modo. Anzi è uno dei tanti del pensiero comune, del luogo comune e conformista, ma proprio perchè rappresenta un sentire comune che innesca pensieri maschilisti e commenti omofobi, va riportato e analizato.

Secondo il nostro  l'odio per i froci è sintomo di una voglia di cazzo.

Considerazione fallocentrica e maschilista che non ha nessun fondamento e nessuna utilità politica.

L'omofobia è un corollario diretto del maschilismo e del patriarcato che vedono nei ruoli di genere un'idea stessa di società nella quale il maschio etero domina su donne bambini e su altri uomini non considerati sufficientemente maschili e non solo per l'orientamento sessuale non conforme ma anche per altri aspetti della persona e della personalità.

La voglia di cazzo dovrebbe riguardare solamente agli uomini e questa la dice lunga sulla prospettiva di chi esprime queste "idee" escludendo le donne tre volte: in quanto maschi, in quanto gay e in quanto fallocrati.

Ridurre l'omosessualità alla voglia di cazzo esclude le lesbiche e le persone bisessuali e svilisce  questo orientamento sessuale alla sola componente sessuale, vanificando anni di lotte per far capire che non si tratta solo di sesso ma anche di affettività, sentimenti, affinità elettive e spiritualità.

In ogni caso c'è da dire che chiunque sia ad avere questa presunta voglia di cazzo non si capisce cosa ci sarebbe di male.

Invece pare che per risolvere e delimitare la questione omofobia basta tradurla in voglia di cazzo. Se così fosse, l'omofobia non andrebbe combattuta ma curata.

Non si tratterebbe cioè di una ideologia, di un pensiero preciso, di una scelta fatta contro una categoria di persone, atta a discriminare, ma di persone che andrebbero aiutate, curate, assistite.

Per capire quanto questa equazione sia ridicola basta pensare ad altre categorie: i razzisti in realtà sono neri repressi?
La politica segregazionista statunitense in realtà celava un amore per i neri?

Nonsense.

In realtà chi afferma che qualcuno ha volgia di cazzo gli sta dando sotto sotto del frocio e lo sta facendo con lo scopo preciso di offenderlo, sminuirlo, attaccarlo.

Insomma chi dice che un omofobo è un frocio represso sta usando un ragionamento omofobo.

La controprova è semplice. Basta leggere i commenti a questo "modo di pensare".

Una commentatrice collega la passione maschile etero per il lato b all'omosessualità repressa, secondo il più classico dei luoghi comuni omofobi: il frocio usa il culo. Al frocio piace il culo, come se le gioie dell'analità non possano riguardare gli uomini etero e le donne.
Insomma se sei uomo e ti piace la stimolazione anale sotto sotto (dietro dietro? dentro dentro?) sei frocio.
Le donne non contano. 'altronde basta ricordare Marziale: donna in te non vedo culo ma doppia fica.

In realtà questo pensiero patrialcal fallocentrico tutto è tranne che omosessuale (=di persona che ama una persona del suo stesso sesso) ma al contrario è proprio etero che qui uso come sinonimo di maschilista.

La persona omosessuale vivendo sulla propria pelle lo  stigma di non essere conforme allo stereotipo di genere dimostra col proprio orientamento sessuale che ci sono altri modi di essere e di vivere tanto la sessualità guanto l'affettività che non sono quelli del maschilismo.

Per cui puoi essere uomo e usare la stimolazione anale  senza per questo essere delegittimato all'amore con le donne perchè l'ano lo abbiamo tutti e tutte e a tutte e tutti possono, e sottolineo possono non necessariamente devono, provare piacere a stimolarlo e\o farselo stimolare.

Se mi piacciono gli uomini o i ragazzi questo non vuol dire necessariamente che mi piaccia il cazzo come la parte migliore delle teorie transgender lascia intendere (basta vedere film come Romeo).

E che non basta andare  aletto con persone dello stesso sesso per fare di una persona un gay o una lesbica.

Non è il cazzo che mi piace mi piacciono gli uomini...
Tra l'altro mi piace anche la fica eppure questo non fa di me un etero...

Certo ci sono persone che la pensano in questo modo che valutano i centimetri e non la persona, che pretendono che la fica piace  a molti e il cazzo piace a tutti e queste persone possono essere etero quanto gay ma sono tutte maschiliste.

Ci sono persino donne maschiliste.

Poi ci sono per fortuna persone non maschiliste uomini e donne etero e gay. Ecco è difficile trovare un omofobo tra chi non è maschilista mentre il contrario è sempre possibile e probabile.

Perciò quando leggiamo sciocchezze come queste pensiamo sempre che abbiano di fronte lo stesso nemico: un maschilista fallocentrico da spazzare via perchè diffonde lo stesso germe da cui si alimenta l'omofobia.

lunedì 28 gennaio 2013

La memoria, la storia, l'antifascismo. E poi ci meravigliamo se alle manifestazioni siamo pochi?
Sul sit-in Matrimonio per tutti a Piazza Farnese in gemellaggio con la manifestazione di Parigi



Si dice che una immagine valga più di cento (o erano mille?) parole.


Allora ecco.

Questi sono alcuni scatti della manifestazione di ieri a Parigi a sostegno della legge francese sul matrimonio egualitario  “Mariage pour tous”...

Da notare che il cartello dietro che il ragazzo che sta baciando una ragazza dice:



L'Argentina ha legalizzato il matrimonio per tutti-e nel 2010. Il paese esiste ancora e anche il tango. Il matrimonio per tutti e tutte è adesso!

 Ed ecco invece quello che si è visto ieri a Piazza Farnese.




I soliti (4 gatti) che se la cantano e se la sonano.

Dove molti e molte del movimento sono venuti per farsi vedere e non a partecipare, dove molti e molte, soprattutto della mia generazione, hanno criticato questo sit-in, considerandolo inutile e che non fa bene allo stare insieme della comunità.

Allora il problema non è solamente lo scollamento irredimibile tra la base di froce e di vespe che non riempiono più la piazza nemmeno se regali loro un IPhone 5, ma è anche della vecchia guardia del movimento quelli che hanno la mia età e oltre, che sono ormai sopravvissuti e sopravvissute a se stessi e se stesse e non si degnano più di sporcarsi le mani quando c'è da fare buon viso a cattiva sorte e starci e protestare anche se si è in pochi...

Ci sono state assenze strategiche e presenze venute a fare il bagno di folla e, deluse, dileguatesi subito (al bere al bar e ubriacarsi), oppure, in odor di campagna elettorale, a fare struscio salutando tutti e tutte, ma soprattutto i ragazzi più carini, per farsi vedere, ché non si sa mai, ma oltre alla solita critica frocia, cioè acida e disfattista, non sanno proporre un pensiero che possa dirsi tale.

Invece ho sentito parole intelligenti, precise, acute da giovani e giovanissimi, del Mario Mieli e di non so quali altre organizzazioni, che hanno spiegato, detto, chiarito, dichiarato a una folla inesistente, a un cenacolo di pari, agli amici e ai genitori mentre la massa, il popolo lgbtqi, ieri, in piazza non c'era, e sì che era una bella giornata!

Si parla tanto di scollamento tra movimento e base, tra gli attivisti e le attiviste e la popolazione omosessuale e trans. Ed è vero. La gente non c'era, non c'è.

Ma ieri mancavano anche tutti i froci e le lesbiche di professione, quelli e quelle che ci fanno vergognare quando parlano, loro malgrado, a nome di tutti e tutte noi.

Per questo quella di ieri non è stata una sconfitta politica.

Ieri c'era la militanza, quella vera, di ragazzi e ragazze, di chi fa politica perchè ci crede, che non ha un nome e una fama da tenere alta o che gli basta da presentare come credenziale di militanza.

Non faccio nomi ognuno ci metta quelli che sa e che conosce.

Si sappia che ieri non c'erano e questo è un bene. Ora basta solo estrometterli ed estrometterle dall'agone politico surclassandoli e surclassandole là dove loro, in tanti anni, non sono riusciti o riuscite a concludere un emerito niente se non quello di fare soldi per loro e i loro amici.

Quello di ieri è un vero inizio.

Fatto da giovani che a differenza di quelli e quelle della mia generazione, e anche di un paio di generazioni prima, che non hanno nulla più da dare al movimento e sono tutti e tutte impegnate a mantenere o guadagnare il potere di una immorale e apolitica carriera di froci e lesbiche di professione, conoscono il vero significato delle parole militanza e testimonianza che sanno cos'è il pensiero critico e non hanno paura di sbagliare.

La giornata di ieri servita a tastare il polso non solo alla militanza lgbtqi ma all'intero paese che su questa militanza si rispecchia.

E dopo una giornata sofferta per assenze mancanze e anche errori di comunicazione dati dall'inesperienza di chi si non ha la piazza ma internet come scuola palestra voglio condividere alcuni spunti e questioni di base sui quali dobbiamo lavorare e non solo come froci e lesbiche ma come cittadini e cittadine tout-court.  

La memoria

La memoria storica non ha importanza solamente come bagaglio culturale, per sapere cosa è davvero accaduto e non farci irretire da chi ogni giorno cerca di trasformarla e cancellarla in nome di un revisionismo subdolo e sotterraneo.

Così c'è chi con uno spirito di estensione naif e pericoloso annovera le persone trans tra le vittime dei campi di concentramento. e quando gli fai notare che il travestitismo degli uomini nei lager era quello omosessuale non certo quello di identità di genere ti rispondono non si può sapere.

Troppo giovani per sapere che la memoria ci serve perché spiega a ognuno e ognuna da dove veniamo e dove stiamo andando. Spiega la nostra storia quella privata e personale e quella collettiva.

La memoria non è dunque solo storica cioè relegata nel passato a collettiva cioè radicata nel presnete per tenere a mente non solo gli errori di ieri ma anche i perori intrapresi e i risultati che hanno già avuto

Allora il travestitismo come strada disperata e sbagliata dei froci che ci hanno preceduto intrapresa nella speranza di adeguarsi a un sembiante che si penava potesse rendere più facile la seduzione di altri uomini come noi non può essere cancellata e trasformata nel transgenderismo transessuale che è tutt'altra storia tutt'altro percorso tutt'altra vita.

Una memoria della storia che ieri ha fatto dire a molti (poche le donne intervenute) qualche inesattezza di troppo (come chi confonde ancora i referendum abrogativi che volevano cancellare le leggi sul divorzio e sull'aborto come referendum propositivi che in Italia non esistono, tranne quelli a livello comunale introdotti di recente).

Una memoria che non può prescindere dall'antifascismo.
per questo ieri sono quasi venuto alle mani con un fascista di merda, che, mentre un veterano dell'ANPI parlava all'altra manifestazione, quella per la giornata della memoria dedicata agli stermini dimenticati, insinuava, cercando sponda in me, che i partigiani non erano stati tutti rose e fiori e che se i responsabili l'attentato di via Rasella si fossero presentati spontenamente ai nazisti non ci sarebbero state le fosse ardeatine ignorando (o facendo finta di ignorare) che la notizia della rappresaglia venne data a fatti già accaduti sul Messaggero del 25 marzo del 43.
La mia reazione è furiosa. Mi sono dovuto trattenere dal mettergli le mani addosso. Non mi pento della mia reazione.

Perchè non si tratta di giovane sprovveduto ma di uomo maturo e fascista nel cuore, nel midollo degno compare dei vari Berlusconi che hanno detto che tranne le leggi razziali Mussolini ha fatto del bene. Ecco.

Questo smarcare a destra da parte dei froci la dice lunga sul declino politico civile di un paese che ignora la propria storia recente e dunque le proprie radici.

Di un movimento che regala alle trans i travestiti omosessuali che crede che i referendum in Italia siano propositivi e si permette di riscrivere la storia in base alle proprie simpatie.

E mentre gli gridavo a voce alta fascista di merda, il vigliacco si allontanava e si avvicinava a una donna anziana che cercava di farmi una lezione di storia dandogli ragione.

E che queste persone possano fare parte del movimento, di qualunque movimento, mi fa orrore e mi ferisce come mi feriscono le storie di ogni persona perseguitata torturata e uccisa dai nazifascisti.

Ecco che razza di paese siamo...






sabato 26 gennaio 2013

Magari fossero delinquenti speciali. Su cinque aggressori di coppie gay arrestati a Prioro Gargallo (Siracusa)

Leggo sul blog Michele Darling dell'arresto, in regime di arresti domiciliari, di cinque giovani C.B. (classe 1994), I. I. (classe 1992), S. A. (classe 1992), T. E. (classe 1994) e P. A. (classe 1994), tutti residenti a Priolo Gargallo, poiché colti nella flagranza del reato di lesioni personali aggravate, danneggiamento aggravato, detenzione di arma impropria e furto aggravato in concorso come si legge dal comunicato della Polizia di Stato.


Secondo la Gazzetta di Sicilia i cinque ragazzi arrestati
Avrebbero pestato coppie omosessuali che si appartavano a Marina di Melilli. (...) una vittima, fermata con la sua macchina e presa a sprangate (...) due uomini [aggrediti il 16 gennaio], che ieri hanno riconosciuto i loro aggressori. Gli agenti del commissariato di Priolo stanno verificando se la banda è responsabile di altre aggressioni che si sono registrate nei mesi scorsi.
Secondo il rapporto della Polizia  in seguito all'aggressione del 16 gennaio ai danni dei due uomini
il Commissariato predisponeva un’attività di vigilanza nei pressi della zona balneare, al fine di scongiurare azioni analoghe a quelle segnalate. Nella serata di ieri [22 gennaio], alle ore 19,45 circa, giungeva alla sala operativa la richiesta di soccorso da parte di un utente il quale dichiarava di essere stato testimone di un'aggressione in danno di un soggetto che si era allontanato a bordo della propria autovettura. Le ricerche eseguite nell'immediatezza del fatto consentivano di individuare l'autovettura sulla quale viaggiavano i presunti autori del grave fatto delittuoso e di sottoporla a controllo. La perquisizione eseguita nei luoghi dove si era verificata l'aggressione consentiva di rinvenire e sequestrare 2 aste in metallo utilizzate per perpetrare il reato.
La gazzetta di Sicilia ha pubblicato le foto dei cinque arrestati.

 Sarebbe bello se, indulgendo nella fisiognomica, che i cinque aggressori fossero brutti sporchi e cattivi.

Metterebbe molte conoscenze a posto perchè permetterebbe a tutte e tutti di ricostruirsi una verginità in quanto a tolleranza. Io non sono omofobo\a loro lo sono.

Invece la banale placida normalità di queste facce ci pone dinanzi la più grave e pericola realtà: i cinque aggressori sono cinque di noi.

In un paese come il nostro dove i diritti non vengono garantiti e dove anche gay  e lesbiche, sbagliando, chiedono diritti ad hoc e non che vengano applicati gli stessi diritti perchè si è cittadini e cittadine allo stesso modo, in un paese come il nostro chiunque puà sprangare un frocio o una lesbica, stuprare o uccidere una donna, picchiare un cittadino straniero, una cittadina straniera, perchè le istituzioni la chiesa e moltissimi degli agenti sociali legittimano, sostengono, difendono e diffondono l'intolleranza, l'omofobia, la transfobia, la lesbofobia, la misoginia il maschilismo sessista e razzista.


Capisco la rabbia e la frustrazione di Michele che sul suo blog scrive
Questi non sono delinquenti comuni e questi non sono reati comuni: questi pezzi di merda non scelgono a caso chi picchiare a sprangate, ma escono di casa con il preciso intento di fare del male alle persone omosessuali.
Magari fossero delinquenti speciali!

Vorrebbe dire che si tratta di un fenomeno circoscritto. Invece è un fenomeno diffuso e riguarda tutte e tutti quanti noi.

Se c'è bisogno di una estensione della Legge Mancino non è per la gravità di questi casi isolati (che casomai ne vanificherebbe l'urgenza) ma per l'endemica diffusione di una discriminazione e intolleranza diffuse cui politici chiesa e stampa contribuiscono a tenere alta la temperatura. E purtroppo anche chi chiede leggi ad hoc in nome di una emergenza che c'è ma non si basa sull'eccezionalità ma sulla normalità di certi comportamenti aggressivi. 


venerdì 25 gennaio 2013

Enrico Pavanello, professore laico di religione al liceo classico Marco Foscarini di Venezia

La notizia l'avete letta sicuramente.

Gli studenti di una classe di quarta ginnasio del Liceo Classico Marco Foscarini di Venezia, chiedono al professore di religione di parlare dell'estensione del matrimonio anche per le coppie dello stesso sesso. 

Nella lezione successiva il docente distribuisce un foglio con appunti scritti a mano, nel quale, tra le altre cose, c'è scritto che l'estensione del matrimonio anche ai gay porterebbe al riconoscimento della pedofilia e della poligamia.

La madre di uno dei ragazzi legge il foglio di appunti, ne rimane scandalizzata e lo pubblica sul proprio profilo di facebook prendendone le distanze.
La notizia arriva al sito Huffington post e diventa un caso nazionale.

Diversi gli articoli e i post sulla rete dove si stigmatizzano le affermazioni del professore che nel frattempo prende le distanze e cerca di spiegare l'intento di quel foglio di appunti.

In una lettera indirizzata al sito ZENIT il prof. Pavanello ha scritto:
“Ritengo doveroso e opportuno dichiarare che il mio intento non era assolutamente quello di offendere o di attaccare qualcuno, come è stato scritto e che la polemica che si è accesa, a mio avviso, è slegata dal contesto reale.
Il testo che, senza nessuna autorizzazione è girato via Web, non è un volantino, ma è la sintesi di varie e numerose letture, recensioni, articoli, saggi, riferimenti a Format conosciuti dai giovani, che non esprimono il mio pensiero.
La mia intenzione era quella di fornire agli studenti materiali su cui innestare un dibattito su un argomento chiesto dagli stessi allievi.
Evidenzio che il testo non è mai stato discusso, ma solo consegnato per una lettura personale, per far emergere obiezioni, domande, riflessioni, nuovi approfondimenti da affrontare nelle lezioni successive.
Proprio perché era una raccolta di materiali da sviluppare, è stato scritto a mano senza le dovute citazioni e di questo me ne rammarico e mi scuso; ma sottolineo che il testo era da considerarsi semplicemente un foglio di lavoro e tutti i riferimenti in esso contenuti non sono mie considerazioni personali.
Per quanto mi riguarda mai ho considerato l’omosessualità una malattia da curare e ancor meno ho pensato che pedofilia e omosessualità siano collegate. Negli organi di stampa sono state riportati frasi che non ho mai pronunciato e che - ribadisco- non corrispondono al mio pensiero.
Ringrazio di cuore i miei colleghi e i miei studenti che, grazie al rapporto di fiducia che si è creato in tutti questi anni di lavoro insieme, hanno compreso quali erano le mie reali intenzioni”.
Prima ancora di leggere il foglio di appunti, qualunque ne sia il contenuto, va subito ricordato come sia dovere dal quale non ci si può mai sottrarre per chiunque comunica ad altri il proprio pensiero, figuriamoci per un professore a scuola, sia anche di religione, citare le fonti di quanto si afferma o si riporta per motivi di scientificità (verificabilità di quanto si riporta)  e anche di democrazia, mettere ognuno di consultare la fonte da cui quei dati sono stati estrapolati permettendo così di formarsi una opinione di prima mano  e non limitarsi a una opinione riportata da terzi, e dunque di seconda mano.
Non si tratta di non dare fiducia a questo o quel professore, ma anche fosse Einstein a  dirci la mia teoria della relatività dice così anche Einstein deve fornire le prove di quanto dice citando il testo da lui scritto pubblicato e consegnato al mondo scientifico in primis e a quello dei lettori e delle lettrici in secundis.
Nessuna autorevolezza può esimere dal citare le fonti. Mai per nessuna ragione. E' uno dei concetti base della scientificità e della democrazia di un corretto ragionare comunicare insegnare.

Per cui le parole del professore
Proprio perché era una raccolta di materiali da sviluppare, è stato scritto a mano senza le dovute citazioni e di questo me ne rammarico e mi scuso
sono irricevibili e solo per questo questa persona non è idonea all'insegnamento per l'atteggiamento dogmatico e totalitario con cui dispensa citazioni di testi senza riportarne le fonti.

In generale il tono degli articoli che riportano la notizia cambia in base alla posizione che chi scrive, o chi pubblica, ha nei confronti dell'argomento riassunto brutalmente sotto l'etichetta di matrimonio gay.  

Insomma la questione sembra vertere sulla legittimità o meno di una opinione. C'è chi chiede la testa del professore non per il metodo ma per le idee da lui espresse e qualcun altro che all'opposto  ma per le stesse ragioni lo difende.


In tutti questi articoli insomma il caso del professore serve per portare banalmente acqua al mulino del pro e del contro ai matrimoni gay.

Un modo triste di ragionare ma molto diffuso nel quale quello che conta non è la verità o la scientificità, che sembrano non esistere, ma  la legittimità o meno di una posizione contro che qualcuno trova illegittima e qualcun altro no.

Non tutti gli articoli entrano nel dettaglio del contenuto degli appunti scritti dal professore ma anche chi lo fa come l'Huffington Post o il Gazzettino o la Nuova Venezia nessuno sembra cogliere l'entità delle affermazioni del professore che non sono opinabili cioè soggette a parere favorevole o contrario a seconda di come la si pensa personalmente sull'argomento come si pretende bensì SBAGLIATE sia nelle definizioni che nelle inferenze che da quelle definizioni vengono fatte.

Eppure il volantino è sotto gli occhi di tutti e tutte ma nessuno sembra averlo davvero letto.

Già nel suo incipit si nota subito la confusione totale che questo professore ha sui concetti che usa e che confonde, non si sa quanto proditoriamente, sulla falsariga di quanto fatto dal papa che calza Prada in una recente occasione.



Quella gender (genere) non è una ideologia ma una distinzione che si usa in diverse discipline, tra le quali la sociologia, per distinguere il sesso (maschile e femminile biologicamente determinato)  e genere (l'essere uomo e l'essere donna) determinato socialmente e antropologicamente come è ben spiegato in questa slide tratta da una presentazione powerpoint in uso presso la terza università di roma facoltà di sociologia.



Per Pavanello secondo l'ideologia gender il genere non coincide più con il sesso biologico ma con il ruolo che ognuno si sente di assumere e lo chiama orientamento sessuale per concludere che per l'ideologia gender nulla è dato di naturale nelle differenze tra uomo e donna e quindi tutto può e deve essere cambiato.

Con un capolavoro di sincretismo omofobico e maschilista Pavanello  non solo confonde tra sesso (biologico)  e genere (sociologico) ma confonde il ruolo (di genere) con l'orientamento sessuale continuando nell'errore epistemolgico di smepre che vede nell'omosessualità un problema di identità di genere questo perchè si pretende che il femminile biologico debba naturalmente rivolgesi al maschile biologico  e viceversa e tertium non datur.

Ma c'è di più glisando sulla differenza di sesso e di genere e confondedo questa conq uella quanto critica l'ideolgia gender pretende che certi doveri e comportament del duomo e della donna, determinati storicamente e sociologicamente siano iscritti invece nella natura. Per cui se la donna è preclusa da certe professioni o dalla gestione del potere può essere la conseguenza di un dato naturale scritto nella biologia.

In linea con la chiesa che è un'organizzazione totalitaria  e maschilista che definisce Maria, la donna vergine prima durante e dopo il parto di Gesù, come serva del signore.
Una donna, detto per inciso che è il primo utero in affitto della storia visto che ha partorito il figlio di dio che biologicamente non è certo di Giuseppe...

Menomale che Pavanello accusa la teoria gender di essere una ideologia...

Un disastro che dovrebbe esautorare questo uomo dall'insegnamento visto che non capisce quel che pretende di spiegare facendo confusione tra termini e questioni.

C'è da chiedersi perchè nessuno lo abbia notato e fatto notare...

(1) continua