sabato 13 giugno 2015

C'è omofobia e omofobia. Le risposte di Massimiliano Fedriga, Lega Nord omofobo medio

Il celeste scolaroLa vicenda ha un'origine editoriale, la pubblicazione del libro Il celeste scolaro di Jona Emilio, cugino di Federico Almansi, lo studente tredicenne del quale Umberto Saba si innamorò facendone la musa della sua ultima produzione poetica.


L'innamoramento di Saba è cosa nota, ma è rimasta tra quelle pagine non dette della storia della nostra letteratura.

L'uscita del romanzo, del quale non so nulla e sul quale dunque non mi esprimo, ha scatenato le ire delle italiani genti che, stimolate dalla parola scolaro hanno bollato Saba di pedofilia.

Pedofilia è l'attrazione sessuale verso bambini e bambine, impuberi o prepuberi, cioè prima (impuberi) o subito prima (prepuberi) dello sviluppo sessuale(1).

Cioè con bambini e bambine fino intorno a circa 10 anni di età.

La parola pedofilia oggi  è attestata con una definzione calzante col reale comportamento delle persone pedofile come deviazione sessuale caratterizzata da attrazione erotica verso i bambini, talora accompagnata da forme di sadismo | (est.) attrazione erotica verso persone giovanissime come la definisce lo Zingarelli online (versione in abbonamento non verificabile da link, ergo dovete fidarmi della mia parola) che usa il maschile plurale come neutro sottintendendo anche bambine che poi, secondo i dati del telefono azzurro, sono le prime vittime ad essere colpite da abuso sessuale.

Lo Zingarelli del 1993 dà della parola pedofilia una definzione completamente diversa, imptando un collegamento con il desiderio omosessuale dei maschi verso bambini e giovani:
 attrazione erotica, spec. omosessuale, verso bambini e giovinetti

Una definizione simile la si trova ancora oggi sul dizionario online di Repubblica 
Attrazione erotica verso bambini e fanciulli, spec. del proprio sesso.

La legge italiana è precisa sulla liceità o meno del sesso con minori ed è legata all'età del consenso
fissata a 14 anni. Per un o una minore di 13 anni
il consenso non viene considerato valido, indipendentemente dalla controparte nel rapporto sessuale. Se il minore ha meno di 10 anni, si applica la circostanza aggravante di cui all'articolo 609-ter, secondo comma del codice penale italiano;

  • tra i 13 e i 14 anni: il consenso non è ancora considerato pienamente valido, ma esiste una causa di non punibilità nel caso in cui gli atti sessuali vengano compiuti consenzientemente con un minore di 18 anni, purché la differenza di età tra i due soggetti non sia superiore a tre anni;
  • tra i 14 e i 16 anni: viene considerato validamente espresso il consenso, salvo che l'autore dei fatti sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero conviva con il minore, o che il minore gli sia stato affidato per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza o custodia;
  • tra i 16 e i 18 anni: viene considerato validamente espresso il consenso, salvo che il fatto venga compiuto con abuso di potere relativo alla propria posizione da una delle figure citate nel punto precedente.
Ben diversamente da quanto ritiene il comune sentire che non fa differenza tra una persona di 17 anni e una di 13 usando indifferentemente la paorla minore.

Non  dimentichiamoci tra l'altro di come la sensibilità sociale alla minore età e al sesso sia cambiata negli ultimi 100 anni.

Mia nonna, per esempio si sposò a 15 anni e a 16 fece già il primo figlio...

Insomma se saba si è innamorato di un ragazzino di 13 anni basta per farne un pedofilo?

Secondo lo Zingarelli del 93 (e Repubblica di oggi) sì.

Secondo la legge italiana e lo Zingarelli di oggi un po' meno.

Questo non è bastato per i sessuofobi moralisti di ogni orientamento politico che hanno accusato Saba, che non si può difendere, di pedofilia e. come nostro solito comune, ha fatto fare dichiarazioni inopinate e non sempre qualificate perchè incompetenti e non informate.

Così Klaus Davi nel suo KlausCondicio ha intervistato diversi uomini politici (donne no) sulla questione.


Il viceministro Gabriele Toccafondi, AP, ha dichiarato, sbagliando, che:

"La legge parla chiaro: la relazione con un minorenne è un preciso reato e come tale è condannabile e si chiama pedofilia"


Falso.

La legge italiana parla di Atti sessuali con minorenne e distingue i casi in cui il o la minore abbia prestato il suo consenso da quelli in cui vi è stata vera e propria costrizione.


Il reato di pedofilia (che è un termine improprio) riguarda invece la legge 269/1998 Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù, chiamata informalmente, e con terminologia inesatta, "legge anti-pedofilia" e una ulteriore modifica con inasprimento delle pene e ampliament delle tipologie di reati con a legge n. 38 del 2 marzo 2006 (38/2006), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2006, recante titolo: Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet (legge che modifica la precedente normativa in particolare adeguandola ai recenti accordi internazionali e alla decisione quadro europea).

Questa zona d'ombra che mette sullo stesso piano il sesso fatto con minori prima o dopo dell'età del conenss l dice lunga sull sessuofobia e sulla disinformazione dei nostri (e dele nostre beninteso) governanti.

Solo per questo Toccafondi da viceministro si dovrebbe dimettere per la sua ignoranza (o artata disinformazione che è ancora peggio...) in materia giuridica.


Sullo stesso piano le affermazioni di Massimiliano fedigra (Lega Nord) che considerano a differenza della legge italiana gli atti sessuali coi minori di 18 anni illegali.

E' interessante però la risposta che Fedigra dà ad alcune domande insinuanti di Davi.

1) Davi chiede: due genitori omosessuali posono crescere dei figli gay?

e Fedigra risponde che la considerazione è senza senso altrimenti dai genitori etero dovrebbero uscire solo figli e figlie etero

2) Davi chiede se lo scambio d'affetto tra due persone dello stesso sesso  potrebbero scioccare i bambini e fedigra risponde che non c'è differenza con lo scambio d'affetto tra un uomo e una donna.

Quel che crede Fedigra è che la prole abbia bisogno di una mamma e di un papà e che due uomini o due donne non possano garantire loro questo diritto per default.

Un passo avanati è stato fatto rispetto alle tante persone, anche omosessuali, che pensano che l'omosessualità sia di per sé uno choc per l'infanzia.

Non tutti gli omofobi sono uguali.






1) In psichiatria si definisce “pedofilo” un soggetto che abbia una età minima di 16 anni e che sia di almeno 5 anni maggiore del bambino oggetto di fantasie, impulsi, atti sessuali. Non si può invece parlare di pedofilia se il soggetto è un tardo-adolescente che intrattiene una relazione sessuale perdurante con un bambino di 12-13 anni (American Psychiatric Association (2007). DSM-IV-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - Text Revision. IV Edizione Edizione italiana a cura di V. Andreoli, G. B. Cassano e R. Rossi.)

Fonte Telefono azzurro



venerdì 5 giugno 2015

Announo dedica una puntata all'omogenitorialità: quando i diritti vengono affrontati come opinioni

Abbiamo visto tutte ieri sera  Announo il peggio della tv generalista, che ha affrontato l'argomento dell'omogenitorialità facendo esprimere una serie di opinioni a gente niente affatto qualificata: una ex soubrette come Alba Parietti (che dice che molti preti sono gay repressi e quindi diventano pedofili) un prete, che c'è in ogni programma della tv italiana, di stato e non (e dice che gay si diventa in seguito a una violenza) , uno scrittore omosessuale e omofobo (che viene invitato per le sue opinioni tranchant) come Aldo Busi che viene per parlare di sé non importa se questo parlare danneggi altre persone, e poi semplici persone, uomini e donne, etero e gay.
Tutte sono chiamate a esprimere la loro opinione sul modo in cui la redazione del programma, tramite servizi fatti andando anche lontano (la realtà americana), dà la sua versione dei fatti su argomenti completamente diversi: dalla procreazione assistita (la gestazione per altri) alle teorie riparative, più due interviste a genitori in coppie dello stesso sesso,e alcuni servizi su una clinica (guarda caso a pagamento) sulla gestazione per terzi, e le affermazioni di un figlio cresciuto da due mamme che dice di non essere felice.

Invece di fare informazione, sui diritti mancati, sul vuoto legislativo italiano, su cosa dice la psicologia oggi sulle funzioni genitoriali, si dà modo alla gente in studio di esprimere una opinione non qualificata,  senza alcuna competenza per esprimere una opinione su quell'argomento.

Dov'erano le psicologhe? Dove le avvocate? Dove le mediche? Dove le militanti omosessuali? Ma non i ragazzi e le ragazze mandate allo sbaraglio da sole convincendo il pubblico che gay e lesbiche sono sole ma la rete di solidarietà che esiste tra associazioni e semplici amicizie e gruppi di frequentazione.

Announo  ha messo sullo stesso piano di dignità le opinioni di singoli cittadini  e cittadine che parlano a titolo personale, con le opinioni discriminatorie e cariche di odio della chiesa e dei suoi seguaci, permettendo senza censura alcuna che un prete, anziano e privo di competenza alcuna sul campo specifico, dicesse che i figli nati dall'inseminazione artificiale o dalla gestazione per terzi sono ogm.


Questo è uno stupro culturale.

Si è consumato un reato   davanti gli occhi delle persone astanti e del pubblico in casa, perché quel che interessa al programma è fare audience per gli inserzionisti pubblicitari della rete non informare il pubblico.

Immaginatevi se invece dell'omogenitorialità si stesse parlando dei matrimoni misti, o della segregazione razziale, o della discriminazione religiosa.

Ieri sera ad Announo le garanzie costituzionali sono state sospese come nella scuola Diaz durante il g8.
La violenza di tutte le affermazioni per continuare a negare i diritti ad alcune cittadine e cittadini è stata feroce ed efferata allo stesso modo.

Ieri sera abbiamo assistito a uno stupro culturale in diretta. Dove come al solito i maschi mettono bocca sul corpo femminile dicendo, loro che non rimangono incinta, se le donne possono farlo o meno e perché.

Con un uso della lingua ignominioso (come l'ashtag figliodigay, così doppiamente e disgustosamente sessista, perchè no figliadilesbica?) e discriminatorio(ma chissà quanti di noi sono figli e figlie di perosne bisessuali...)

L'Italia è davvero ferma agli anni 50 del secolo scorso.

Questa tv rimasta ferma a quella degli anni 80 è criminale, fascista e violenta come le squadracce di mussoliniana memoria.

Una televisione che contrappone al buonsenso dei e delle giovani, l'arroganza omofoba di Nicolosi, Adinolfi e della Chiesa criminale.

L'arroganza stupratrice di un infotainment che legittima certa feccia cattofascista facendone uno dei due poli della discussione, mettendo sullo stesso piano i diritti mancati e le teorie del tutto prive di qualunque fondamento scientifico di un vescovo che non ha competenza alcuna.

E i militanti di alcune associazioni (solo uomini, le donne, più intelligentemente si sono rifiutate) partecipano a questo scempio e alla fine ringraziano anche di essere stati invitati.

Ierisera si è consumato un delitto in diretta e purtroppo ne siamo state tutte complici.

Per un resoconto dello stupro culturale che si è perpretato ierisera ai danni delle perosne omosessuali cliccate qui 

Le uniche frasi di buonsenso quelle di Di Pietro (sono e rimarrò orgoglioso di averlo votato alle politiche) e quelle di Galimberti.

Il resto uno stupro di massa feroce cattofascista e omofobo.

Oggi il movimento di liberazione omosessuale è tornato indietro di almeno 20 anni.





giovedì 4 giugno 2015

Announo: quando l'omofobia serve a fare audience

La seconda anticipazione dal reportage di Andrea Casadio, che giovedì sarà al centro della nuova puntata di Announo: un viaggio dentro al mondo gay, dai matrimoni alla procreazione per altri, fra pregiudizi e realtà. Siamo nella chiesa di San Giovanni in Lupatoto, Verona. Un uomo di nome Luca racconta come è “guarito” dall’omosessualità: la sua storia, cui è ispirata anche la contestata canzone “Luca era gay” di Povia, è diventata esemplare per chi crede che l’omosessualità non sia una condizione naturale, ma una sorta di malattia. “Non ce nessuna prova scientifica che dice che non si possa uscire dall’omosessualità” racconta, e i fedeli rincarano la dose: “Se avessi un figlio gay? Mi sparo”; “Se a uno dai una motivazione di vita sana non ha bisogno di essere gay. I gay non esistono”.
I gay non esistono... Le lesbiche tanto meno

Questo il frasario di Announo, il programma di raidue  la7 che propone per il suo pubblico un viaggio nel mondo gay dal titolo i gay non esistono.

Per chi ha scritto queste righe tutte le perosne omosessuali lo sono allo stesso modo e fanno tutte le stesse cose, un po' come dire che se Berlusca fa i festini li fanno tutti gli etero.

Si intervistano persone sconosciute alle quali si fanno epsrimere opinioni personali sull'omosessualità senza competenza alcuna, e si presneta l'omosessualità come intrinsecamente in oppsozione alla fede, cioè al matrimonio, come se un uomo non possa amare un uomo e poi una donna senza smettere di essere gay, perchè le parole non sono descrizioni ma attestazioni di esistenza.
Se sei gay puoi smettere di esserlo e diventare (o tornare ad essere etero). con buona pace delle perosne molto più vaste delle etichette entro le quali cerchiamo di costringerle; con buona pace della bisessualità che attesta pari dignità ai due orientamenti sessuali che tutt'altro che oppostiori e in competizione sono naturali varianti del comportamento umano.

Che si sfrutti l'ignoranza altrui per un pugno di audience propalando in maniera così disgustosa l'omofobia anche sulla tv di stato è qualcosa che 40 anni fa avrebbe fatto cadere governi.

Adesso ce ne stiamo tutti zitti e tutte zitte a osservare.

Beh magari non proprio tutte.


sabato 30 maggio 2015

L'ennesima, mediocre, inutile campagna della gay help line del Gay Center di Roma

I soldi sono anche i nostri visto che c'è il contributo della Regione Lazio e del Comune di Roma, le menti purtroppo sono quelle manageriali e non veramente pro popolazione lgbt del Gay Center che, con la scusa di sensibilizzare contro il bullismo omotransfobico, si limitano in realtà a fare pubblicità alla propria Gay Help Line.


Lo slogan della campagna di comunicazione 2015 della Gay Help Line ne è un triste ma evidente esempio:
"Sei gay ? La felicità è un tuo diritto. Chiama Gay Help Line, 800.713.713 . Siamo pronti ad ascoltarti".

L'immagine scelta per questo slogan è inutile e anonima


Due braccia maschili, senza i volti, nell'avanbraccio di quello superiore la scritta tatuata col numero della gay help line l'altro braccio che viene aiutato a emergere dall'acqua.

Capita l'antifona?

Sei gay,  dunque hai una difficoltà personale a emergere e la gay help line può aiutarti, come in caso di ogni altro handicap.

Lo slogan corrobora questa nostra lettura: Sei gay? Hai diritto alla tua felicità (sottinteso anche se non sembra). E' la tua condizione di gay di per sè a renderti infelice.

Ben diverso sarebbe stato un claim che ricorda la discriminazione subita in quanto gay:
sei discriminato perché gay? La gay help line ti aiuta.

Ma i pavidi e le pavide del Gay Center non vogliono certo riconoscere che la causa dell'infelicità delle persone omosessuali non stia già in loro e nella loro condizione come pretendono (nel senso inglese di fare finta) ma nel pubblico ludibrio e che quel pubblico ludibrio può essere tolto, perché, se viene tolto, la gay help line che ci sta a fare?

Si propone una immagine cattolica dell'omosessualità come condizione infelice di per sè che va aiutata ma certo non promossa né riconsociuita nei suoi diritti.

Una campagna come questa (come quelle passate) non serve a niente e a nessuno (e nessuna) se non a far pubblicità alla gay help line stessa.

Non individua nessuna delle agenzie sociali che sono causa o concausa dello stigma omofobico e relega l'infelicità, dalla quale si può uscire meglio se aiutati dalla gay help line, nella sfera del proprio privato vissuto.


La retorica argomentativa con cui è presentata sul sito della gay help line questa ennesima inutile e autoincensate campagna comunicativa ne è una riprova:

"Siamo partiti nove anni fa, e oggi siamo il contact center più sviluppato a livello nazionale per gestire casi di discriminazioni,di violenze, di bullismo, ma anche per rappresentare un centro di ascolto per chi è in difficoltà o ha bisogno di aiuto per vivere liberamente con sé stesso, con gli amici o con la propria famiglia la sua omosessualità. Sul territorio di Roma e del Lazio siamo attivi con il servizio di consulenza psicologica, legale e di counselling, ma anche con iniziative svolte negli anni in oltre 70 scuole o direttamente con le famiglie o i luoghi di lavoro delle persone discriminate, per cambiare dall´interno il clima ostile in cui lesbiche, gay e trans spesso vivono. Nella campagna di comunicazione di quest´anno abbiamo voluto puntare sul concetto di "felicità" - dice Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, l´associazione a cui fa capo il servizio d´ascolto - perché è importante soprattutto verso i giovani capovolgere i messaggi di paura e violenza verso l´ambizione a essere felicemente sé stessi. Solo facendo passare il concetto che la felicità è un diritto, come lo è essere gay, possiamo riuscire a sconfiggere l´omofobia".
A parole la discriminazione c'è ma questa discriminazione, anonima, senza un volto, senza connotazione politica, senza mandanti, si traduce in una difficoltà oggettiva delle persone a vivere la loro condizione invalidante.


Un frasario rivoltate, perché omofobico, che tratta l'omosessualità come un accidente terribile da vivere come si può.


D'altronde se si è finanziati dalle istituzioni si ha paura di pestare qualche piede e non ci si può rivolgere con fermezza contro chi agisce l'omofobia Stato chiesa e Società.


Il capolavoro omofobico di una campagna che non serve a nessuno (e nessuna) se non alla gay help line pro domo sua è quel capolavoro della vacuità che è lo spot (che andrà su Sky!).




L'errore madornale di questo video è mostrare i gay (e le poche lesbiche, trans non ne vedo...)  avulsi da qualsiasi contesto sociale di vita quotidiana, là dove l'omofobia agisce, e posti in uno spazio ideale e metaforico dove i gay si nascondono rimanendo immersi nell'acqua della piscina e dove arrivano i supereroi della gay help line a tirarli fuori, I maschi acchiappano i maschi d'altronde se no che gay sono e dove poi la solitudine e l'isolamento si trasformano in un party in piscina dove il bacio tra i due ragazzi che si rimorchiano non ci viene mostrato.

Per il genio che ha fatto questo spot l'amore tra ragazzi ancora non osa dire il suo nome. Niente baci sulla bocca se no poi Sky lo spot mica te lo manda in onda!

Insomma questo spot serve a tutti gli omofobi e le omofobe d'Italia che  possono tranquillamente continuare a discriminare gay, lesbiche, trans e bisex (che per la gay help line non esistono...),  tanto poi dopo ci sta la gay help line...

Non vi viene da vomitare?

mercoledì 15 aprile 2015

Il solito spot omofobo di Amnesty International

Lo confesso. Amnesty International non mi è mai piaciuta.
Non mi piace la policy che ha con i ragazzi e le ragazze che sfrutta facendo andar loro in giro a vendere tessere tra la gente, all'addiaccio, l'insegna gialla commerciale che contraddice la mission sui diritti umani essendo la prima che sfrutta uomini e donne per un suo tornaconto economico.

Vedo su faccialibro uno spot in inglese di Amnesty che mette insieme argomenti diversi anche se omologhi e li riassume sotto l'etichetta di diritti sessuali per una campagna che si chiama My Body My Rights.




L'idea è che froci e lesbiche (per tacer delle persone bisex) sono discriminati e discriminate per la loro scelta sessuale.
Anche il o la partner vengono presentat* come una scelta 

dall'opuscolo informativo della campagna My body My Rights
(http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/pdf/mybodymyrights.pdf)

 


Dal che si evince che l'orientamento sessuale sia una scelta, il che non è vero, e che riguardi solo il sesso.
Sentimento e affettività non contano.
Non solo si evince che l'oreintamento sessuale è diritto del singolo e non un diritto di relazione che coinvolge una o più persone sia in campo sessuale che affettivo.

Peccato che le lotte sui diritti mancati riguardino proprio la sfera dei sentimenti, della vita insieme, della famiglia e non il diritto di scopare che è l'unico diritto che viene riconosciuto non già alle persone omosessuali ma a tutte le persone che hanno un comportamento omosessuale.

Basta che poi si torni a casa dalla moglie o dal marito o in chiesa o...

Non so voi ma io sono stufo di essere sfruttato così da Amnesty, di essere insultato e discriminato. Di essere così misrappresentato (lo so non esiste questa parola in italiano...) in una maniera che mi offende, sempre.

Nel video si equiparano le infibulazioni alla sterilizzazione cui secondo il video verrebbero sottoposte le persone transgender perché venga riconosciuto loro il cambio di sesso nei documenti.
Un falso ideologico che mette cose ben diverse insieme in una categoria orribile, diritti sessuali, che giusto qualche maschio può aver pensato.

Non so se questo spot mi fa più orrore o disgusto...

martedì 13 gennaio 2015

Ma quella vignetta, caro dottor Coco, è squisitamente maschilista.

Della vignetta pubblicata nel 2012 da Charlie Hebdo avevo avuto modo di parlare già su faccialibro.



Nella vignetta si dice Monsignor Vingt-trois ha tre papà e si disegna gesù con il triangolo dello spirito santo ficcato su per il culo che incula dio mentre una fascetta con la scritta matrimonio omo la caratterizza ulteriormente. 

Monsignor Vingt-trois, arcivescovo di Parigi, strenuo oppositore del matrimonio egualitario, nel 2012 aveva fatto recapitare a tutte le diocesi una preghiera contro le mariage pour tous nella quale tra le altre cose, si diceva perché i bambini e i giovani cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti così da beneficiare pienamente dell’amore di un padre e di una madre.


Le figure chiave della religione cattolica venongo descritte come tre papà in un matrimonio omo che, guardacaso, fanno incularella... 

Per sfottere la santissima trinità, Luz, al secolo Renald Luzier, autore anche di una delle vignette su maometto che ha scatenato la follia omicida contro la redazione del settimanale, ha pensato bene di rappresentarla nell'atto di scopare in culo. 

Il sesso come sfottò.

Come scrivevo su faccialibro non ho niente da ridire sull'irriverenza irrispettosa con cui si descrive un rapporto sessuale - penetrativo - tra dio gesù e lo spirito santo (simboleggiato dal triangolo che in realtà è simbolo di perfezione divina...) viene da interrogarsi sui significati dell'impiego del sesso come strumento satirico di presa in giro. 


Rosario Coco su gaiaitalia.com ci dice, senza spiegarcelo però, come rappresentare in un rapporto a tre le figure più sacre del cristianesimo sia una sottile presa in giro del maschilismo che pochi sanno cogliere.

Affermazione interessante che però ci sembra priva di fondamento anche a una lettura superficiale della vignetta.

Dio si fa inculare da gesù che ha a sua volta nel culo il triangolo che simboleggia lo spirito santo.

Qual è qui la presa in giro?

Credo di non sbagliare se riassumo il meccanismo comico della vignetta così:

Quel che nel maschilismo è una cosa negativa (la penetrazione anale del maschio)  diventa qui qualcosa di "presuntamente positivo" perchè ai gay prenderlo in culo, anche se fa male, piace. 


Con questa argomentazione, si appronta la goliardata di mostarre la trinità in una incularella generale.

Dunque la presunta positività con cui viene presnetato il coito anale rimane strumento di punizione, si irisione, di umiliazione, strumento di controllo e di potere.
 

Si prende una pratica sessuale la si relega e attribuisce a un orientamento sessuale soltanto mostrandola come qualcosa di apparentemente giocoso mentre in realtà si sta usando quella pratica per prendere in giro per offendere per irriverire (lo so che non si dice).

Senza il maschilismo a fare da cornice di significato questa vignetta non farebbe ridere.

E se tiri in ballo una cornice di significato l'hai già agita nel suo significato originario prima ancora di credere di inziare a prenderla in giro...

Come si fa a essere critici del maschilismo se si resta maschilisti???  


Cerchiamo di verificare quanto andiamo affermando.
 
1) Il sesso penetrativo usato come strumento di potere. 


Il cazzo in culo è la quintessenza dell'equilibrio di potere tra maschi. 

Dal simbolo di sopraffazione e sconfitta allo stupro punitivo (nel film Niente baci sulla bocca, il pappa incula davanti a tutti gli altri maschi della banda il giovane marchettaro etero che coi maschi fa solo l'attivo perchè ha osato scopare con la sua puttana) il cazzo in culo del maschilismo è qualcosa di negativo, di offensivo, di ambiguo, di doloroso, di innaturale, segno di sottomissione, di sconfitta, di umiliazione, di controllo e assoggettamento.




Nella vignetta viene presentato come un gesto allegro rimandando però al suo vero portato maschilista di stupro che qui assume anche un che di macabro (notare i fori sui piedi e le mani di gesù).

Con la scusa dei froci disgno dio inculato da gesù... Dov'è la sottile critica al maschilismo?

Finchè diamo senso all'equazione froci=cazzo in culo poco importa se poi  pensiamo che schifo o che bello siamo tutti figli (e figlie) dello stesso maschilismo.

 
2) La riduzione dell'orientamento sessuale alle pratiche sessuali.

Il mariage omo cui fa riferimento la vignetta viene sussunto ...nel cazzo in culo, quello cui fanno riferimento tutti (e tutte) quando si pensa a due uomini che fanno sesso... 

Nel traslato (apparente) da negativo a positivo dell'inculata questo luogo comune (coito anale come pratica esclusivamente omo) viene belluinamente confermata.

Se la vignetta è omofoba non è perchè prende in giro il cazzo in culo, che non è pratica distintiva dell'omosessualità maschile, lo è semmai perchè riduce l'omosessualità al cazzo in culo... 

3 Il coito anale usato come strumento di dissacrazione e presa in giro.
 
Leggiamo per intero il ragionamento di Coco
Qual è la differenza tra lo scherzo e la discriminazione, tra l’insulto e la satira? Non c’è dubbio che diversi in Italia avrebbero parlato di omofobia di fronte alla vignetta di cui dicevamo prima. Peccato che la sessualità (e non l’omosessualità) sia un argomento all’ordine del giorno per Charlie Hebdo e che rappresentare un rapporto a tre le figure più sacre del cristianesimo sia una sottile presa in giro del maschilismo che pochi sanno cogliere. Una presa in giro che ovviamente fa leva su una montagna di ipocrisia.
Ben altro, invece, se si compie uno sforzo di immaginazione, sono tutti quegli atti, immagini o comportamenti volti a istigare discriminazione vera e odio. Vero è anche che tutto questo è relativo alla cultura di un Paese. Se però entriamo nell’ambito di ciò che può indurre alla discriminazione, dovremmo allora prendercela (e dobbiamo farlo) con centinaia di messaggi pubblicitari e immagini che sfruttano un determinato immaginario collettivo sessista. La differenza, però, è che in questi casi non c’è la minima intenzione di ironizzare o mettere alla berlina un pregiudizio, ma vi è solo il il bieco obiettivo di specularci.

Per Coco quello di dio e gesù non è una inculata irriverente ma un rapporto. 

Coco beve senza batter ciglio l'idea che quando due uomini hanno un rapporto ci sarà necessariamente un cazzo che viene messo in un culo...

E' proprio questa idea, che anche Coco trova naturale, a essere maschilista e, anche, omofoba.





Se per fare critica politica si usa una idea maschilista (il cazzo in culo come strumento di presa in giro) e omofoba (froci=cazzo in culo) dandola in maniera acritica e scontata, non solo la si conferma con tutto l'annesso e connesso ordine narrativo (e di potere) fallocratrico maschilista e patriarcale ma lo si fa senza nemmeno rendersene conto e forse senza nemmeno volerlo.

Non dubitiamo della buona fede con cui la vignetta è stata fatta. Per noi questo la rende acora più pericolosa perchè la buona fede con cui pesca nel bacino argomentativo del maschilismo - per irridere la chiesa uso il sesso come strumento di offesa - (di)mostra che una critica al patriarcato fallocentrico non solo non è approntata ma non ci si rende nemmeno conto della sua necessità. 

Una satira maschilista non è uan satira con un errore è una satira sbagliata.

Finchè l'immaginario collettivo sull'omosessualità sarà così maschilista (dove sono le donne del mariage omo? Ah già le donne non sono omo) come potremo combattere l'omofobia?

Questa lettura così incauta e superficiale che vede il sessismo ma non si accorge del maschilismo, è una conferma alla potenza devastante e maschilista di questa forma di satira fatta da eteronormati (e non mi sto certo riferendo all'oreintamento sessuale) che non riescono a vedere nell'atto sessuale uno strumento di amore ma uno strumento di punizione e presa in giro.

Ci sarebbe molto di più da dire sull'uso maschilista del cazzo in culo.

Ci sono molti uomini altrimenti intelligenti che sul coito anale maschile affermano le leggende metropolitane più ingenue e disustosamente misogine pretendendo che il culo maschile scopato faccia provare più piacere di quello femminle, vuoi perchè l'uomo ha la prostata vuoi perchè il culo maschile sarebbe innervato più di quello femminile... 


Perchè come ricorda Marziale solo il maschio ha il culo la donna ha doppia fica...

Perchè insomma saremo anche froci e lo prenderemo anche in culo ma a vedere dio inculato da gesù siamo contenti per l'irriverenza e l'umiliazione e la goliardata che questo gesto implica. 

Lo stesso che fa ficcare per gioco nel culo di adolescenti manici di scopa e tubi di compressori...

Coco dice che si tratta di una presa in giro legittima e che l'inneggio alla violenza contro i gay è altra cosa.

Purtroppo l'uso del sesso come strumento simbolico  di qualcosa d'altro che non sia il piacere dato e ricevuto è sempre un atto di violenza assoluto.

E' sempre uno stupro.
 

E' alla base del sistema patriarcale è alla base di ogni rapporto di potere tra maschi, è alla base di una falocentricità cui niente e nessuno (solo al maschile che le donne nel maschilismo sono oggetti e non soggetti) può derogare. 

E visto che non c'è niente di più simbolico di una vignetta satirica (lo sanno bene quelli che si sono incazzati al punto tale da uccidere...) forse bisogna richiamare alla responsabilità etica e dunque politica della satira responsabilità di chi quella vignetta la disegna e quella critica di tutte le persone che davanti a quella vignetta invece di inorridire sorridono o ne minimizzano la portata violenta.

Come dicevamo sul post di faccialibro ci chiediamo se non ci sia qualche spazio di manovra, al di là della sacrosanta e irrinuciabile solidarietà contro l'atto di barbarie che ha ucciso i vignettisti di Hebdo, ma per fortuna non Luz che quella mattina era assente dalla redazione per un banale imprevisto, per smarcarsi da una satira così maschilista e patriarcale da piacere a tutti e, ahiloro, a tutte. 

Beh speriamo di non essere poi così sole...


 



mercoledì 10 dicembre 2014

La maternità omogenitoriale fa capolino in uno spot: le parole con cui lo dice la stampa.

La vodafone lancia la rete 4g con Fabio Volo come testimonial.
Nello spot mentre Volo recita Bisogna avere pazienza, ci vuole tempo, dobbiamo fare un passo alla volta. Ma magari invece no. Magari invece è arrivata l’ora di avere coraggio due amici e un'amica si lanciano da un dirupo nel mare mentre una donna che ha appena partorito viene raggiunta dalla sua compagna che prima guarda il neonato\la neonata e poi la bacia castamente sulla fronte.





Il blog Lez Pop  accoglie lo spot commentando che laddove la politica non arriva ci pensa il marketing ed è il segno che i tempi cambiano. Del resto, come afferma Fabio Volo alla fine del video: «Noi non siamo fatti per aspettare». (il neretto è nel testo)

Lez pop si accontenta di poco...
A vedere bene lo spot la presenza della coppia è un'apparizione fugace e timida, a comincare dal bacio sulla fronte, sororerno e poco da donne innamorate.
D'altronde si sa, la maternità, chiunque sia la persona che la neo-mamma ha accanto come amante, viene presentata come qualcosa di a-sessuato.
Un bacio meno parentale e più sensuale avrebbe legittimato di più l'amore tra due donne mentre così viene semplicemente legittimata la maternità anche di una coppia di donne.

Coppia di donne, non già coppia lesbica.

Perchè due donne che stanno insieme non sono necessarimante lesbiche, possono anche essere bisessuali.
In ogni caso ci interessa davvero stabilire l'orientamento sessuale delle persone partendo dall'assortimento sessuale della coppie?

Due donne stanno insieme.

Il loro stare insieme fa di entrambe due lesbiche?

Non necessariamente. Allora non esprimiamoci su cio che non è certo.


Invece dalla stampa la coppia viene definita lesbica.

Oddio.

Non proprio.

Quasi l'unanimità della stampa alla parola lesbica preferisce un maschilista e odioso donne gay o unioni gay.
 
Lo spot Vodafone con Volo e due mamme gay
titola il giornale


Il corriere titola Mamme lesbiche nello spot Vodafone ma poi ci ripensa nel sottotitolo
Per la prima volta una pubblicità italiana mostra una coppia di genitori gay. 

Adesso, è vero che genitori,  maschile plurale, nella lingua italiana, designa tanto il padre quanto la madre, ma trattandosi nello specifico di due madri e di nessun padre non era forse il caso di usare genitrici? E genitrici lesbiche e non genitrici gay?

C'e dell'altro.

Da un lato un prete sull'Huffigtonpost usa lo spot per chiedere che l'unione tra persone dello stesso sesso non venga chiamata matrimonio, ma venga usato un altro nome perché se no si litiga, ci si insulta, ci si irrigidisce. E, da rigidi, la verità sfugge. 

Secondo la solita supremazia culturale etnocentrica della chiesa cattolica, che fa disgusto e orrore,  si scippa il matrimonio laico, che è l'unico ad avere validità legale in Italia, e lo si attribusice alla chiesa cattolica pretendendo che il matrimonio, che è di tutti e tutte, cambi nome così che il matrimonio cattolico e discriminatorio possa essere solamente delle coppie di sesso diverso.

Un terrorismo culturale insostenibile da rispedire al mittente senza mezzi termini.

Dall'altro lato Queer blog invece fa professione di lesbofobia affermando una deliratente anormalità delle coppie omogenitoriali quando afferma che
qualche italiano che vedrà la pubblicità capirà senz'altro che bisogna avere coraggio anche per superare le diversità e le barriere che dividono ciò che è ordinario da ciò che invece non lo è.
Ordinario cioè: Conforme all'ordine, alla regola, alla norma.

Dal che si deduce che per Mik di Queerblog (che chi legge questo blog già conosce per le sue ecolalie) una famiglia omogenitoriale è fuori dall'ordinario, cioè non consueta, dunque anormale.

Squisito esempio di lesbofobia...

Se invece di pretendere di cambaire il mondo, che cambia benissimo da solo, provassimo prima a cambiare noi stesse e noi stessi...


martedì 9 dicembre 2014

Le accuse gratuite al corpo insegnante in un post del blog il grande colibrì


Parlando di omofobia nelle scuole sul blog il grande colibrì, Gianfranco, niente cognome, afferma con granitica sicurezza che 
In molti casi non vi sono posti più escludenti, discriminanti, volgari della scuola. Inutile sorprendersi. La colpa? Assolutamente non degli adolescenti che, anzi, si prestano a voler percepire ciò che li circonda, ma dei professori che continuano ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.
Per corroborare questa affermazione tranchant e troppo generalizzante  Gianfranco porta delle argomentazioni deboli.

Gianfranco è professore (non ci è dato sapere di quale materia) e tanto basta a dare autorevolezza alle sue opinioni. 
Essere un insegnante e vivere ogni giorno tra le mura di una scuola, mi porta a credere che questo nuovo ombelico del mondo della querelle omofoba incentrato nella scuola italiana non sia una forzatura dei media ma una realtà tangibile e terribilmente vera.  

 Quale querelle omofoba?
La cronaca recente ci rimanda alla campagna promossa da Forza Nuova a Milano per segnalare tutti gli insegnanti che dissertano sulle tematiche del gender (repubblica.it), per non parlare dell'aggressione ad Assisi subita da un quattordicenne da parte di un docente dopo che il primo sarebbe stato additato come conoscitore della questione omosessuale. Per aver risposto il giovane sarebbe stato brutalmente malmenato (giornaledellumbria.it). E se non bastasse pensiamo alla docente di religione di Torino che ha sostenuto che l'omosessualità si può curare (repubblica.it), per poi giungere a qualche diocesi (e non solo) che vorrebbe monitorare tutte le scuole dove si continua ad affrontare la questione pericolosa del gender (repubblica.it).
Dei quattro esempi riportati uno riguarda Forza Nuova che invitava a denunciare il corpo docente, un altro una richiesta fatta dalla Diocesi sempre a danno della docenza.
Degli unici due casi imputabili al corpo docente il primo riguarda  un fatto eccezionale, per fortuna molto più che raro nelle nostre scuole, quello di un docente che ha aggredito fisicamente uno studente minorenne, il secondo caso riguarda il contenuto omofobo di una lezione di una docente di religione. 
Un po' poco per corroborare l'affermazione che i  professori continuano ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.
Dinanzi ad alcuni e alcune insegnanti  che hanno pensieri e comportamenti omofobi, ma anche maschilisti, sessisti e patriarcali, ci sono altrettanti e altrettante insegnanti che fanno il loro lavoro davvero bene tanto che se quelle persone cui Gianfranco riconosce il merito di sensibilizzazione* 
entrano nelle scuole è solo ed esclusivamente grazie al corpo docente, perché senza l'autorizzazione degli organi di autogoverno delle nostre scuole (dal Collegio Docenti al Consiglio d'Istituto) nessuno e nessuna può entrare a scuola.

La retorica di fondo dalla quale Gianfranco parte per il suo j'accuse è generalista e mette sullo stesso piano responsabilità della singola persona a problemi strutturali  delle scuole alle mancanze dei programmi scolastici ministeriali dai quali il corpo docente non può derogare sensibilmente.

Così l'affermazione che il corpo docente  continua ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi mal si accorda con la considerazione che 
- mentre le scuole cadono a pezzi, in alcune province nelle classi si resta al freddo e al gelo per mancanza di fondi, noi docenti viviamo la condizione di classe lavoratrice meno considerata a livello planetario, si fanno i conti con la carta e quella igienica sparisce nel momento del bisogno. 
Delle due l'una.

O la classe docente è quella meno considerata (e il primo a considerarla poco è proprio l'autore di questa denuncia) o è una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.

Che Gianfranco si decida.

A leggere in tralice il post di Gianfranco  non posso evitare di notare e far notare come tutto il post sia un profluvio di plurali maschili usati come neutri ambigenere.

Gianfranco scrive i professori ma intende anche le professoresse, parla di allievi ma intende anche allieve.
Per chi critica al corpo docente l'imposizone di un insegnamento che fa continuo riferimento a quella distinzione marcata tra ruolo maschile e femminile, in quella esaltazione di ciò che è da uomini o meno non c'è male. 
Per coerenza critica Gianfranco si dovrebbe almeno provare ad affrontare il problema del sessismo linguistico.
Invece il pensiero di Gianfranco è squisitamente, cioè, disgustosamente, maschilista e sessista.
Vediamo.
Il calendario va avanti verso il 2015, mentre alcune mentalità restano ferme ai tempi del libro "Cuore". E poi giammai sia nominata la parola "preservativo" in un discorso. Giammai! Per poi ritrovarsi ad avere allievi malati o allieve in attesa.
Dunque per Gianfranco le infezioni sessualmente trasmesse (non son chiamate più malattie da una decina di anni perché quel che si trasmette sessualmente non è già la malattia ma l'infezione, non lo diciamo noi ma l'Istituto Superiore della Sanità) son prese solo dai maschi, le femmine restano invece incinte...
Naturalmente per ogni ragazza che è in attesa c'è un ragazzo che ha contribuito a quell'attesa mentre le infezioni sessualmente trasmesse non guardano in faccia né al sesso biologico né all'orientamento sessuale.
Visto che parliamo di insegnamento e che Gianfranco mette in ballo le informazioni non si può sottrarre dal vaglio della weltanschauung che emerge dal suo modo di parlare, e scrivere.

Così come non si può tacere dell'italiano stentato di alcuni passaggi del post di Gianfranco:
Provate a manifestare in certi luoghi un desiderio di travalicare il proprio genere alla ricerca di una nuova identità in classi dove si combatte quotidianamente affinché si raggiunga uno sviluppo dell'ormone pari alla quantità di becchime assunto da tante galline che razzolano in un cortile.
Quali luoghi?
Chi combatte per lo sviluppo dell'ormone?
Chi sono le galline?
Cosa è il becchime? 
Che significa travalicare (cioè esagerare, trascendere; superare, oltrepassare o, ancora, trasgredire fonte Dizionario Garzanti online ) il proprio genere ? 

Ancora.
Si impedisce di credere che si possa amare una persona dello stesso sesso non perché si è malati e che contro l'amore non c'è pillola che tenga per guarire ma solo l'amore e l'accettazione verso se stessi.
Infine la pretesa che l'omofobia riguardi solamente il corpo docente e che ristagni nelle scuole e non dal mondo esterno è davvero naïf e tradisce un modo di vedere per compartimenti stagni. Se l'omofobia è nelle scuole non c'è perché lì vi nasce.. Semmai lì vi transita attraverso tutte le persone che a scuola vi lavorano siano esse insegnanti o studenti.

Ivi compresi anche quegli insegnanti che trattano colleghi e colleghe con una prosopopea che attesta un odio di classe davvero insostenibile...


* Le iniziative di discussione, spesso avviate grazie ad associazioni o alla volontà dei singoli, sono poi osteggiate proprio da quei gruppetti di docenti che della rigidità mentale hanno fatto l'unico vessillo in nome dell'elasticità con la quale accettano che certe vite possono essere spente lentamente 

domenica 7 dicembre 2014

Combattere le discriminazioni con una discriminazione? Sui dipendenti "solo gay" di un birrificio gayfriendly

La notizia è semplice e anche abbastanza curiosa.

Espedito Alfano, un imprenditore pugliese di 45 anni,  vice presidente nazionale del Movimento italiano del turismo birra e direttore dell’associazione Mondo Birra nata in Puglia produce da circa un un anno la birra artigianale IDEM sulle cui etichette in due colori diversi, giallo e rosso, riportano i simboli dei pianeti Marte e Venere, accoppiati a due a due.
Una etichetta criptica di non immediata lettura.


Sul sito della birra si legge
 

Le virgolette sulla sola parola diritti fa tremare i polsi perché, pur non volendo, ridicolizza i diritti. Ben diverso sarebbe stato se le virgolette fossero state poste sull'espressione "diritti gay" a indicare l'inapropriatezza di un'espressione usata per brevità di comunicazione. Non esistono infatti "diritti gay" ma solo diritti disattesi alle persone non etero.
Sul sito della birra si legge anche:
Due birre per non dimenticare che ci sono paesi dove l’omosessualità viene punita con la pena di morte;
Due birre per non dimenticare che ci sono Paese dove l’omosessualità viene curata con i trattamenti medici coatti come se fosse una malattia;
Due birre per non dimenticare che l’Italia è tra gli ultimi paesi europei in tema di diritti delle coppie di fatto.
Scopi nobili ma che non si capiscono minimamente dall'etichetta  del prodotto venduto e che non vengono certo combattuti comperando la birra.

La sensibilizzazione sociale fatta dal prodotto è infatti così blanda da ridursi a una operazione pubblicitaria, legittima, che non eccelle però in efficacia comunicativa.

Secondo La Gazzetta del Mezzogiorno (che titola la birra gay")  Alfano avrebbe detto (coi quotidiani il condizionale è d'obbligo)
"Noi siamo degli agevolatori di discussione: i giovani vedono l'etichetta, si incuriosiscono, vanno su Internet, si informano, parlano e questo a noi va bene, suggeriamo un tema di discussione".


Sulla pagina facebook della birra si legge un florilegio di articoli ridicoli che pubblicizzano la lotta alla discriminazione con una controdiscriminazione, illegale anche in Italia, delle persone non gay.


Da un punto di vista politico e sociologico è interessante notare come la cultura contro le discriminazioni sia una pratica che ignoriamo se pensiamo di fare davvero lotta contro le discriminazioni assumendo solo persone gay.

Nessuno se ne rende conto, nemmeno il Mario Mieli che riporta la notizia per spirito di corpo senza rendersi conto della discriminazione in atto.
A meno che non si creda che una discriminazione possa risarcirne altre...

Non mettiamo in discussione la buona fede di nessuno.
Ma troviamo sintomatico che questa buona fede creda di sollecitare il discorso contro l'omofobia rivendicando una pratica di discriminazione ridicola e illegale.

Essere gayfriendly non lo si dimostra preferendo nelle assunzioni i gay ma, casomai,  riconoscendo in azienda a tutti di dipendenti e tutte le dipendenti gli stessi diritti delle coppie sposate, per esempio...

E che nessuno se ne accorga accontentandosi del primo maldestro tentativo di sensiblilizzazione la dice lunga sul pressappochismo italiota che non risparmia nessuno. Nemmeno gli amici del Mario Mieli che saranno esperti di "cose gay" ma non di diritti della cittadinanza tutta che dinanzi a una così palese discriminazione dovrebbe gridare "al ridicolo!" e non compiacersi.



Purtroppo si pensa male e si pratica peggio.



giovedì 4 dicembre 2014

Un annuncio di rinascita fatto dalla famiglia di un ragazzo trans diventa per Queer Blog un annuncio di coming out da trans.


Lo so, è un classico esempio di pelo nell'uovo, e sembra che mi accanisca contro Queer Blog.


Però  non posso non far notare il provincialismo culturale nostrano e non dico solamente di Queer Blog ma dell'italico paese tutto, che vuole usare sempre l'inglese (la lingua) anche quando l'inglese (chi lo parla) certe parole non le userebbe mai.


La notizia è molto bella di per sé.


La diciannovenne Elizabeth Anne ha transitato di sesso e da donna è approdata al sesso maschile con il nome di Kai Bogert.

Le persone trans parlano del giorno in cui iniziano a vivere la propria vita con il sesso (o il genere, non sappiamo se Kai ha compiuto una riassegnazione chirurgica del sesso) d'elezione come giorno di nascita o rinascita.


Così sua madre ha pensato bene di pubblicare sulla pagina delle nascite del The Courier-Mail, un giornale Australiano di Brisbaine, un annuncio nel quale ritratta l'annuncio dato 19 anni prima.

Ecco l'annuncio

traduzione letterale

Ritrattazione – Bogert

Nel 1995 abbiamo annunciato l’arrivo della nostra progenie, Elizabeth Anne, come figlia. Lui ci ha informato che ci eravamo sbagliati. Oops! Colpa nostra. Ora ci piacerebbe presentarvi il nostro meraviglioso figlio - Kai Bogert.
Amarti è la cosa più semplice del mondo. Pulisci la tua camera.











Che l'inglese non sia proprio di casa con chi ha fatto la traduzione pubblicata da Queer Blog lo si capisce leggendo la loro traduzione, con parole interpretanti (Retraction non è "correzione" ma ritrattazione, e sprogget non è cicogna ma letteralmente prodotto delle gonadi, io l'ho tradotto con progenie) che nell'annuncio originale non ci sono, ma sorvoliamo...

Cosa dice l'articolo del The Courier Mail che riporta la notizia?

Che una madre per mostrare sostegno a suo figlio che fino a qualche settimana fa era una figlia ha usato un annuncio sul giornale.
Il titolo dell'articolo recita: Mum takes out classified ad to show support for son Kai Bogert who used to be a daughter (Mamma tira fuori annuncio per mostrare il sostegno per il figlio Kai Bogert che è stato una ragazza).

Come riporta la notizia Quuer Blog ?

Fa coming out come transessuale e i genitori pubblicano sul giornale l'annuncio di nascita corretto

Il mario Mieli (dal quale apprendo della notizia) corregge almeno in parte e rimportando il testo integrale del Bolg senza commento alcuno almeno titola

Fa Coming Out come FtM: i genitori reagiscono in modo stupendo!
Titolo nel quale Kai viene giustamente presentato per quello che è un Ragazzo FtM da Femmina a Maschio.

Ma in entrambi casi si usa coming out che in questa circostanza non non c'entra nulla.

Se Kai abita ancora coi gentiori e dall'annuncio crediamo proprio di sì, credo che i suoi genitori si siano accorti della sua transizione da femmina a maschio.

Quindi non si capsice di quale coming out Roberto Russo (autore dell'articolo) vada parlando.

Coming out infatti si fa quando fai dichiarazione pubblica del tuo orientamento sessuale che, non essendo visibile, viene normalmente presunto essere quello etero.

Per quello dici no guardate io sono gay, sono lesbica, sono ...

Fare coming out da trans (ma che pessimo modo di eprimersi) lo si può fare solamente quando si è persone consociute al mondo con un sesso e si rivela il proprio sesso di nascita.

E' quello che ha fatto la modella Geena Roncero, donna trans MtF che ha dichiarato di essere nata maschio.

Ma non si può proprio fare coming out nella famiglia presso la quale si vive!

E' un modo di esprimersi approssimativo non solo di chi non consoce evidentemente la lingua inglese ma di chi ragiona per classificazioni standard, caselle rigide e defintorie (far coming out da trans) e non ha le idee chiare su nulla di quello sul quale, lo stesso, ha laa presunzione di scrivere.


Fare coming out come uomo non significa proprio nulla si tratta di un'approssimazione insostenibile che induce a confusioni presso un pubblico già distratto che potrebbe di nuovo confondere orientamento sessuale con identità di genere...

Eppure nel Courier Mail la parola coming out non viene mai usata perchè loro, che l'inglese lo parlano e in quella lingua pensano sanno bene che in quel contesto non c'entra niente.

Russo, che quando scrive sembra non pensare nemmeno nella sua madre lingua, usa un frasario sensazionalistico, con concetti usati a casaccio, definizioni tranchant sull'orlo della discriminazione e che scadono nel ridicolo involontario come quando Russo scrive: 
Kai, dal canto suo, ha raccontato quello che ha significato per lui fare coming out come uomo transessuale dinanzi alla sua famiglia ad appena 19 anni 
Mi immagino la scena.

Kai: -  Mamma, papà ero donna e mo' so' uomo!
Mamma e Papà: -  Uh caro non ce ne eravamo mica accorti!!!

Però, 'sti genitori, distratti!!!!



 Russo è talmente obnubilato dal cambiamento di sesso che non ha pensato che quella transizione è avvenuta per stadi, passo dopo passo, tutti visibili ed evidenti alla familgia, e che quell'annuncio non era una presa d'atto di un cambaimento del quale rano a consocenza evidenemtente già da tempo ma un omaggio al figlio nel giorno della sua (ri)nascita come maschio.

Vallo a spiegare a Russo che vede solamente coming out...

Il Mario Mieli si limita a riportare quel post senza colpo ferire, rendendosi così complice di uno scempio concettuale imbarazzante, perchè spiegatemi con quale faccia andiamo a dire alla stampa blasonata che deve usare un lessico rispettoso e corretto quando i siti con la parola gay nell'url sono i primi a non farlo.

Allora caro Roberto, prima di scrivere pensaci bene, perchè poi là fuori ti leggono e si disinformano!

Qualche pensiero sulle dichiarazioni criminali di Inga Priede, deputata lettone del partito di governo Unità


Inga Priede, deputata del Consiglio regionale del Kandava (Lettonia) e capo del dipartimento regionale del partito di governo “Unità”, il più grande partito lettone di centro destra, a proposito del matrimonio egualitario ha scritto alcuni tweet nei quale collega il tasso di natalità alla presenza o meno delle persone omosessuali e poi ringrazia i Tedeschi durante l'occupazione Nazista per avere ucciso gli omosessuali facendo così aumentare le nascite nel suo Paese.
Priebe ha prima scritto che i cittadini e le cittadine del Kandava erano sotto shock per l'apertura del matrimonio alle persone gay  e che le persone gay della regione non sono orgogliose perché ci sono dei valori di base (non leggendo il lettone ci rifacciamo alle dichiarazioni riportate del New York Observer e dalla traduzione di google traduttore del tweet di Pirede in lettone). E poi ha ribadito che Grazie a dio i tedeschi, al loro tempo, hanno sparato ai gay. Il tasso di nascita stava così risalendo (Thank God! The Germans shot them in their time. Birth rate was going up).

Il tweet voleva essere una frecciatina contro  Ilse Vinkele, ex ministra del Welfare dello stesso suo partito, promotrice della legge sul riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e la parità dei diritti sociali. Le conseguenze non si sono fate attendere mentre Vinkele  ha minacciato di voler citare in giudizio Priede per istigazione alla violenza il suo partito l'ha costretta a rassegnare le dimissioni.

Le sue dichiarazioni oltre che per la disgustosa omofobia  in un paese il cui ministro degli esteri Edgars Rinkevics ha fatto coming out un mese fa, sono imbarazzanti anche per il riferimento ai nazisti di per sè, visto che la Lettonia ha visto uccidere per mano nazista più di 70,000 persone ebree dii nazionalità lettone, 2000 rom, e un numero sconosciuto di persone omosessuali. Un genocidio compiuto anche grazie al collaborazionismo Lettone che vede la popolazione divisa tra chi ancora li odia e dà loro la caccia e uno sparuto gruppo di veterani che il 16 marzo di ogni anno fanno marcia a Riga (la capitale Lettone) orgogliosi di avere ingrossato le fila delle SS naziste...

Se a questo dato storico si aggiunge la questione del tasso di natalità del paese che è argomento sensibile (l'attuale popolazione di 2 milioni di unità ha visto un calo del 13% dal 2000 e se la tendenza non si inverte altre 500mila persone verrano perse entro il 2050) si capisce quanto l'affermazione di questa omofoba di merda sia entrata a gamba tesa in tante questioni nazionali e non solo in quella dell'omosessualità.


Dietro pressione dei vertici del suo partito Inga Priede è stata per frotuna costretta a chiedere pubblicamente scusa e a rassegnare le dimissioni.

Questa notizia ha tanto da insegnarci.


1) La democrazia lettone è più forte di quella italiana.


Dinanzi a dichiarazioni omofobiche di pari gravità nessuno dei nostri esponenti di partito ha mai rassegnato le dimissioni (e quando le dimissioni ci sono state, per dichiarazioni di disgustoso maschilismo, ci sono stati militanti gay che difendevano il maschio di turno che aveva augurato a una donna di essere stuprata...)


2) Si pretende che le persone omosessuali siano sterili.


In virtù del fatto che due persone dello stesso sesso non possano procreare tra di loro le si considera sterili a priori.
Ignorando che come singole perosne gay  elesbcihe sono fetili come tutte le altre persone e che, oggi, grazie alla tecnologia medica  e al contributo solidale di donatori e donatrici di gameti e di donne che si prestano alla gestazione per conto terzi anche, le coppie dello stesso sesso possono procreare.


Non procreano biologicamente tra di loro, ma questo è un dettaglio.

Quel che conta è che nel momento in cui si forma una coppia questa coppia, se vuole, può procreare.


E' proprio questo il motivo per cui si nega il diritto di procreazione alle coppie dello stesso sesso.


Perché la coppia che procrea contribuisce ancora di più al bene pubblico della comunità e se una coppia dello stesso sesso fa prole si integra ancora di più nel tessuto sociale.


Il fatto che due persone dello stesso sesso non possano procreare tra di loro è un impedimento fisico dello stesso ordine sociale di quello della coppia di sesso diverso sterile o semisterile.

Una coppia di donne risolve il problema nello stesso identico modo di una coppia uomo donna dove è l'uomo a essere sterile.


Solo la coppia di uomini intraprende una via radicalmente diversa.

Ma da un punto di vista tecnico la donna con problemi di feritlità in coppia con un uomo gestisce la gravidanza di un figlio biologicamente non suo proprio come una donna che gestisce la gravidanza per conto terzi.

Se tutti fossimo gay (e lesbiche) ci estingueremmo.

Se tutti intraprendessimo esclusivamente delle relazioni tra persone dello stesso sesso dovremmo solo metterci d'accordo per fare prole. Non ci estingeuremmo nemmeno nel caso di una dittatura gay e lesbica.

Tra l'altro delle due l'una o l'ascesa dei diritti gay sta minando la natalità oppure il paineta sta esplodendo arrivando a 10 miliardi nel 2050.



3)   La retorica della minoranza è ancora dura da morire.


I diritti mancati  delle persone non etero non sono diritti ad hoc ma diritti mancati quelli di tutte le altre persone perché le persone non etero sono come tutte le altre persone e godono già degli stessi diritti.

Invece si parla dei diritti delle minoranze sessuali come se le minoranze sessuali avessero bisogno di diritti particolari. Come se le persone non etero fossero una minoranza sessuale.


Minoranza sessuale è infatti una doppia discriminazione.


Non è affatto vero che le persone non etero siano una minoranza.
E' dai tempi di Kinsey che è stato assodato scientificamente che siamo tutte e tutti almeno un po' bisessuali e che dunque le minoranze sono l'eterosessualità e l'omosessualità pure mentre la maggioranza delle persone si attesta su una bisessualità anche se spesso non equidistante ma spostata verso uno dei due poli etero - omo.


In ogni caso non si tratta di una minoranza sessuale perché l'orientamento sessuale non riguarda solo il sesso che facciamo ma anche i sentimenti e le relazioni sentimentali, affettive.

D'altronde non si chiede il diritto di poter scopare con chi ci pare.
Si chiede di poter accedere al matrimonio, no?


Eppure RAI news parla di parità dei diritti sociali delle minoranze sessuali in un  capolavoro discriminatorio disgustoso (perché involontario).


Rai News è in buona compagnia.

L'autore (o l'autrice) anonimo (o anonima) del Blog Gayburg parla di diritti dei gay il cui sessismo della lingua impiegato ha conseguenze grottesche.

L'espressione  diritti dei gay significa solamente uomini omosessuali e lascia fuori le donne.

Diritti delle PERSONE omosessuali, oppure diritti dei gay e delle lesbiche, sono forme davvero inclusive.

L'uso del maschile plurale come neutro è un viziaccio che c'hanno pure i froci (o le lesbiche)...




Queste derive discriminatorie inintenzionali sono una squisita dimostrazione che chi parla male pensa male.


A proposito, Inga Priebe è la donna raffigurata nella foto a destra.
Quella raffigurata sul sito Gayburb è  Ilse Vinkele, ex ministra del Welfare, ma non sono sicuro che a Gayburg lo sappiano...



5) Nesssuno e nessuna si perita di correggere le dichiarazioni di Priede. 

Le persone omosessuali come tutte le altre vittime dei campi di concentramento non sono morte per fucilazione ma sono state gasate. Ma la storia è un'oponione e non interessa a nessuno. Non certo a Rainews nè a Gayburg che nulla ci dicono sulla storia Lettone (a differneza del New York Observer dal quale ho mutuato le informazioni che ho riportato). Da cui possiamo anche dedurre che


6) La storia non abita in Italia.

Senza memoria stroica non c'è popolo e senza poplo non c'è nazione.

La Lettonia lo sa bene e  Priebe viene fatta dimettere.

Da noi si gioca a chi la spara più grossa (Giovanardi e i bambini comprati).

Italia paese di merda.

E buon Natale!