lunedì 12 maggio 2014

Le parole per dirlo, quando i diritti mancati diventano diritti dei gay


internazionale-logoCom'è ben spiegato da Luca Trappolin nel libro Citizen Diversity, il report sui risultati della ricerca omonima che ha indagato la dimensione europea dell’omofobia e delle discriminazioni ai danni di gay e lesbiche, molto spesso le persone dimostrano nel modo di esprimersi, e dunque di pensare, dei pregiudizi sulle persone lgbt che nemmeno si rendono conto di avere. Una omofobia non percepita come tale ma che, in quanto discriminatoria, è sempre omofobia. 
Prendiamo per esempio il titolo di un articolo pubblicato su sito di Internazionale Country per i diritti dei gay nel quale si parla del cantante country che già negli anni 70 scriveva canzoni con testi che si riferivano esplicitamente a persone e relazioni tra perosne dello stesso sesso. 
Glissando sul suo sessismo ("i gay", solo al maschile, niente lesbiche...) questo titolo si riferisce a dei diritti qualificandoli come diritti dei gay, cioè delle persone gay. Per chi ha pensato il titolo, l'orientamento sessuale è sufficiente a fare di una persona una razza a parte. E questa è una forma di discriminazione. I titoli sono di solito decisi da altri e quasi mai da chi scrive l'articolo. Questo titolo però è in linea con il contenuto dell'articolo nel quale si legge

Nel 1973 Patrick Haggerty ha pubblicato il suo disco d’esordio, nascondendosi dietro lo pseudonimo di Lavender Country. Canzoni country, per la prima volta registrate e cantate da un uomo dichiaratamente gay per difendere i diritti degli omosessuali.
In realtà la parola gay, mutuata da un aggettivo della lingua inglese, connota le persone ma non la denota. Connota le persone rispetto una discriminazione per la quale tutte le persone omosessuali, o percepite tali, non godono degli stessi diritti delle altre persone.

Il diritto a sposarsi, a vedere riconosciuta la propria unione, la propria affettività, garantita la propria visibilità proprio come tutte le altre persone.

Il matrimonio egualitario non è infatti un istituto ad hoc "per i gay" ma lo stesso istituto di tutte e tutti aperto anche alle coppie dello stesso sesso (coppie che non è detto siano necessariamente omosessuali, esistono anche le perosne bisessuali...).

Parlare dei "diritti dei gay" significa pensare che le persone gay (e lesbiche e bisessuali e transgender, ma capisco che tutte queste parole in un titolo non ci stanno) abbiano esigenze specifiche in quanto persone omosessuali.

Dire diritti dei gay vuol dire riconoscere alle perosne omosessuali dei diritti specifici per esigenze diverse da quelle delle persone non omosessuali. Scrivere diriti dei gay induce in chi legge l'idea sbagliata che i diritti calpestati non lo riguardano o la riguardano direttamente, perchè magari chi legge gay non lo è.

Se invece si informa il proprio pubblico che i diritti mancanti non sono dei gay ma gli stessi diritti di cui chi legeg gode mentre le perosne quelle omosessuali no perchè, in quanto omosessuali, sono discriminate, fa cambaire anche la percezione dell'ingiustizia e della discriminazione in gioco. Perchè i diritti sono gli stessi per tutti e tutte come recita l'Articolo 3 della nostra Costituzione non sono dei nuovi diritti che magari temo possano togliere qualcosa a me.

L'espressione diritti dei gay non riconosce la parità delle persone, di tutte le persone, anche quelle omosessuali, riconoscendone gli stessi diritti, ma le segrega nel recinto dei diritti specifici entro il quale devono rimanere.
Significa tollerare e non accogliere.

Significa perpretare il ghetto ideologico dal quale le persone non eterosessuali stanno con tanta fatica inziando ad uscire.

Perchè chiunuqe può amare una persona delllo stesso sesso, non solamente "i gay". 

 L'amore non ha steccati. Anche se un titolo infelice (e omofobo) pretende il contrario.

sabato 10 maggio 2014

Dal 12 al 18 maggio la Settimana Rainbow. Ecco il calendario degli eventi

Roma, 10 maggio – Dal 12 al 18 maggio Roma si tinge dei colori dell’arcobaleno per una intera settimana dedicata ai diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali (Lgbt) e alla lotta all’omofobia e alla transfobia.
L’iniziativa nasce dalla mozione n.63 del 20 ottobre 2013 approvata all’unanimità dall’Assemblea Capitolina, e firmata da tutti i capigruppo, in seguito al suicidio di un ragazzo gay a Roma, avvenuto lo scorso ottobre e che ha profondamente scosso la città. La settimana arcobaleno coinvolge tutto il territorio della città e vede la partecipazione attiva di tutti i municipi e delle diverse associazioni Lgbt romane che daranno vita a un calendario ricco di iniziative.
La Settimana Rainbow è state presentate in Campidoglio dalle consigliere di Roma Capitale Imma Battaglia (Sinistra, Ecologia e Libertà) e Giulia Tempesta (vice capo gruppo Partito Democratico), insieme all’assessora alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità, Alessandra Cattoi, e al presidente del XIV Municipio, Valerio Barletta.
In conclusione è stata esposta su Palazzo Nuovo in Campidoglio la bandiera Rainbow che continuerà a sventolare fino al 18 maggio.

Per tutta la Settimana Rainbow sono in programma dibattiti e seminari, eventi di sport e spettacolo, proiezioni di film e documentari, riunioni straordinarie dell’Assemblea capitolina e dei Consigli dei Municipi, stand informativi, letture per bambini e bambine e anche veglie di preghiera per le vittime di omofobia e transfobia.Qui il calendario delle iniziative.

La bandiera arcobaleno per l’intera settimana campeggerà non solo sul Campidoglio, ma anche nelle sedi di tutti i municipi.

"Per la prima volta nella storia - ha ricordato Imma Battaglia - a Roma sventolerà la bandiera Rainbow sulla piazza del Campidoglio e contemporaneamente in tutti i Municipi e questo, grazie alla sensibilità del sindaco Marino e di tutti i consiglieri, è un successo straordinario della politica: è la risposta all’omofobia che una città a vocazione internazionale deve dare al mondo, utilizzando il linguaggio universale della comunità lgbt di cui la bandiera è il simbolo. Ringrazio tutti i capigruppo, soprattutto quelli dell’opposizione, che hanno dato il loro unanime contributo ad una battaglia di civiltà, che chiederemo possa diventare un appuntamento annuale per Roma. La politica in cui credo è questa: la politica che raccoglie con sensibilità le istanze dei cittadini e se ne fa carico al di sopra degli schieramenti".

“I progetti e le azioni messe in campo dall’amministrazione Marino, a partire dalla settimana Rainbow, sono la risposta più efficace a quella che sta diventando una vera e propria emergenza, in particolar modo tra i giovani - sottolinea Giulia Tempesta - Combattere l’ignoranza, gli stereotipi e la paura della diversità rappresenta la vera sfida che abbiamo di fronte. Una sfida che va affrontata a colpi di informazione e con l’arma della cultura, senza miopia, senza paura e con coraggio".

Valerio Barletta ha messo in luce che la sua presenza alla presentazione della Settimana Rainbow sta anche a rappresentare l'impegno di tutti quanti i presidenti dei municipi, sottolinando la diffusione e l'importanza delle iniziative che si svolgeranno in tutti i territori della città. Il presidente ha anche ricordato che presso alcuni municipi è stato già istituito un registro delle unioni civili.

"La mozione approvata dall’assemblea capitolina in seguito al suicidio di un ragazzo gay - dichiara Alessandra Cattoi - pone l’accento anche sulla necessità di promuovere nelle scuole una coscienza vivace e aperta sul tema delle differenze. Questo passaggio è pienamente in sintonia con l’attività che stiamo svolgendo in molti istituti superiori della città per combattere il bullismo omofobico, in particolare attraverso il progetto lecosecambiano@roma, che proprio durante la settimana arcobaleno si concluderà con un grande evento in programma mercoledì 14 maggio al Teatro dell’Opera, con la partecipazione di oltre mille studentesse e studenti". L'assessora ha anche sottolineato quanto si stia facendo per consentire una rapida approvazione del registro delle unioni civili a Roma e quanto questo possa essere importante per esercitare una pressione sul Parlamento in vista dell'approvazione di una legge nazionale.



Io sarò presente a due diverse inziative.

Lunedì 12 al Forte Fanfulla Over The rainbow  ore 18.30

Venerdì 16 presentazione del documentario di Maria Laura Annibali L'altra altra metà del cielo alla biblioteca Flaiano ore 17.30

Per chi può e chi vuole...

giovedì 8 maggio 2014

Il pride quotidiano

Ci risiamo, quasi.

Tra un mese o poco meno ritorna il Pride a Roma.

Il Pride, il gay Pride, quello che molte persone strorcono il naso solo a sentirne il ome, perchè, troppi culi, troppe trans, troppo carnevale. Borghesi che non conoscono la storia, perchè se sapessero che fu proprio una trans, Silvia Rivera, a lanciare la prima bottiglia (o era una scarpa?) contro la polzia che avevafatto l'ennesima retata allo Stonewall Inn capirebbero che le trans sono sorelle di battaglia e che ammazza se c'entrano qualcosa con noi popolo arcobaleno, lesbiche, gay, bisex, trans, queer, asessuali e intersex.
Borghesi che finchè storceranno il naso confermeranno che del pride carnevale, come lo chiamano loro, c'è ancora bisogno, finchè ci sarà anche solo un bourgeois à èpater.
Borghesi che al pride  non ci vengono perchè si lamentano che il pride non serve a niente, non basta mobilitarsi un giorno all'anno.
Ah sì? E tu gli altri 364 giorni dell'anno, dove mentula sei?

Un Pride che a Roma compie 20 anni, dal primo gay pride come si chaimava ancora allora, aperto dall'allora sidaco Rutelli e da Vladimir Luxuria.

Quest'anno riavremo Marino, un fatto altrove di nromale quotidianità e da noi una eccezionale novità visto che dopo Rutelli niente.

Un pride al quale quest'anno potrò frinalmente tornare a partecipare visto che agli ultimi due pride non ho pututo andare, nel 2012 perchè traslocavo dalla casa che era stata mia per 15 anni e l'anno scorso perchè ero al matrimonio di mia cugina nipote, col suo compagno (e il figlio e la figlia già grandi che ci invitavano loro nelle partecipazioni al matrimonio di mamma e papà), che in Italia ci si può sposare solo tra uomini e donne.

Un pride che quest'anno mi vede partecipe non da singolo cittadino, ma da sostenitore di una inizativa alla quale credo moltissimo il pride quotidiano pensata e organizzata da Gaynet e Gaiaitalia.com due realtà di informazione, libere e in crescita che vogliono continuare a crescere per offrire un’informazione che contribuisca alla creazione di un mondo migliore nel quale valga davver la pena vivvere.

Due realtà d'infromazione con le quali mi onoro di collaborare e che costituiscono per me un tandem ideale. L'informazione a tutto campo di Gaiaitalia.com che guarda al mondo, a tutto quello che accade nel mondo, da un punto di vista lgbt e quella di analisi del modo in cui imedia parlano del popolo arcobaleno di Gaynet.it.

Insieme queste due realtà diverse e amiche perchè intellettualmente affini portano avanti un punto di vista LGBT con la convinzione che si possa creare un mondo nuovo dove tutte le persone abbiano cittadinanza. Un mondo che abbia come valore fondante l’uguaglianza di tutte e di tutti e il rispetto dell’altro e dell’altra, del modo in cui ogni persona vede la realtà intera, senza che il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere diventino l’unica ragione per apparire sui media, ancora troppo spesso nella forma del fenomeno da baraccone.

Due realtà dove gossip, i sensazionalismi, i casi umani e vittimismi, vengono banditi e analizzati quelli usati negli altri media nella convinzione elementare che il moviment lgbt si è fin troppo guardato l’ombelico, si è litigato i territori, invece di dedicarsi a un approfodnimento di temi da fare insieme, collaborando, pur rimanendo realtà idnividuali con le proprie differenze.

Per continuare a realizzare tutto questo Gaynet e Gaiaitalia.com hanno organizzato una campagna di crowdfunding, tramite il lancio di “Pride Quotidiano”, un carro inedito nella storia della manifestazione, che seguirà la parata in diretta via radio e via web attraverso uno studio radiotelevisivo a bordo, con ospiti, musica, approfondimenti e interviste.

Un modo per raccontare ciò che spesso si dimentica che  il Pride, come tutto il movimento LGBT e dei Diritti Umani, nasce dalla vita quotidiana delle persone e dalle loro necessità negate, non da uno strano capriccio esibizionista.

Per raccontare questa realtà quotidiana i due siti vogliono stringere un vero e proprio patto con le lettrici, e i lettori, le ascoltatrici e ascoltatori, con chi sosterrà diffonderà e contribuirà alla campagna di finanziamento collettivo.

Il Pride Quotidiano una campagna per la libera informazione a sostegno di una serie di attività culturali e di approfondimento che accompagneranno la realizzazione del carro “PrideQuotidiano”:

- il lancio di Radiogaiaitalia.com, webradio di musica ed informazione indipendente con un punto di vista LGBT, curata tra gli altri, anche da Gaynet;

- la realizzazione di GaiaitaliaTeatroFest, Festival itinerante di teatro sui diritti umani;

- la presentazione dello Stylebook LGBT, a cura di Gaynet, il manuale sul linguaggio rivolto al mondo della stampa sui temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Se mille amici ed amiche doneranno 10 euro ciascuno e ciascuna, quei 10mila euro faranno nascere un vero e proprio network indipendente che si rivolge a chi condivide i valori dell’uguaglianza e del pluralismo culturale.

Per contribuire con 10 euri (anche io che sono semidisoccupato me li posso permettere) potete cliccare qui.

Se proprio non volete dare denari potete almeno fare pubblicità al crowfundig sulle vostre pagine dei social network, sui vostri siti e blog, tra le vostre amicizie, con ogni mezzo che faccia tam tam nella comunità e beyond. 

A chiunque sosterrà il progetto versando una quota, oltre a pubblicare il nome e cognome, in qualità di sostenitori e sostenitrici, sulle pagine del sito il pride quotidiano, Gaiaitalia e Gaynet offriranno (per sempre!):

- 10% di sconto sull’acquisto degli ebooks di gaiaitalia.com (non solo quelli che, presto, pubblicherò anche io, ma proprio tutti!).

- 10% di scontro sull’ingresso ad ogni manifestazione organizzata da Gaiaitalia.com e Gaynet

- 10% di sconto sulla partecipazione a laboratori, workshops e seminari, organizzati da Gaiaitalia.com
 - eventi dedicati ad ingresso gratuito.


Di motivi per venire al pride ce ne sono tanti.

Quest'anno ne abbiamo uno in più!

Contiamoci


venerdì 2 maggio 2014

Lettera aperta della Dirigente Scolastica del Liceo Classico Giulio Cesare


Carissimi,

solo oggi trovo un attimo di tregua per rivolgermi doverosamente a tutti voi, la nostra comunità scolastica – docenti, studenti, genitori e personale ATA –, riguardo all’episodio che ci ha visto dolorosamente e inopinatamente balzare sulle prime pagine dei giornali.
Molto si è detto, ed io per prima, interpellata da stampa, da radio e da televisioni, ho rilasciato molte dichiarazioni, come d’altra parte hanno fatto docenti e studenti. La tentazione sarebbe quindi di tacere e molcire con il silenzio l’offensiva orda mediatica che ci ha colpito. “Al Giulio ci pensiamo noi” hanno scritto ieri i nostri ragazzi sullo striscione esposto all’ingresso: una fulminante verità, un “giù le mani dalla nostra scuola” a chiunque, di qualunque colore sia, abbia tentato – e con successo evidentemente! – di interrompere l’operosa quiete del nostro quotidiano lavoro.
E tuttavia, come dirigente della scuola, sono consapevole di dovere a tutta la nostra comunità un’informazione diretta, senza mediazioni e/o manipolazioni, sui fatti accaduti nella scuola. E dunque questo mi accingo a fare.

Quando il 25 aprile sono stata informata da un genitore della denuncia penale a due docenti del Giulio per aver fatto leggere il libro di Melania Mazzucco “Sei come sei” in due classi quinte ginnasio, - denuncia che peraltro a tutt’oggi non è pervenuta né alla scuola né alle docenti -, il fatto mi è apparso immediatamente strumentale ed odioso.
Il libro infatti era stato assegnato in lettura a casa per le vacanze di Natale e faceva parte di un percorso di lettura ben noto agli studenti e alle famiglie, perché partito in quarta ginnasio, e realizzato con una metodologia laboratoriale a classi aperte nel momento della restituzione della lettura, per un confronto e un approfondimento sia letterario, sia tematico: ad oggi gli studenti delle due classi hanno completato la lettura di 21 testi che spaziano dai classici latini e greci (v. Aristofane e Plauto in traduzione), a romanzi italiani (Vassalli, Ammanniti, Baricco, Gramellini, ecc.) e stranieri (de Saint-Exupéry, Uhlman, Allende, Grossman, Orwell, ecc.) del Novecento e contemporanei, assegnati con l’obiettivo di sviluppare il piacere di leggere, le capacità critico-letterarie e la riflessione tematica sui molti argomenti che qualsiasi testo letterario, per suo statuto, offre alla crescita di ogni lettore. Questa è la letteratura. In alcuni casi, nel corso di questi due anni, i testi proposti sono nati dai suggerimenti degli studenti stessi, le cui curiosità, sottoposte al vaglio delle docenti, sono state assecondate.
Non credo sia necessario poi sottolineare come il tema trattato dal romanzo della Mazzucco sia di assoluta attualità, ed è ben noto a tutti noi sia il fenomeno di bullismo omofobico che serpeggia nelle scuole, sia i drammatici esiti del silenzio su questi temi che hanno visto di recente coinvolti giovani coetanei di alcune scuole a Roma e in Italia. Un tema narrato peraltro dal punto di vista di una ragazza dodicenne (poco meno dei nostri ragazzi), in un libro scritto da un’autrice colta, vincitrice come noto di molti premi letterari (dallo Strega, al Bagutta, al Comisso ecc.), le cui credenziali letterarie non hanno bisogno di difensori, considerate anche le ottime recensioni apparse per questo testo, pubblicato dalla Einaudi, anche questa una casa editrice che non ha bisogno di presentazioni. Come noto, in questo tipo di lavori a casa, non si procede mai alla lettura del testo in classe, e quindi fantasiose sono state tutte le affermazioni di lettura ad alta voce in classe del passo ormai ben noto (10 righe su ca. 300 pagine), tanto fantasiose quanto diffamatorie.

La discussione sul libro si è svolta ai primi di gennaio al ritorno dalle vacanze, prima in ciascuna classe e poi a classi aperte, come sempre, alla presenza di tre docenti, compresa cioè anche la docente di sostegno di una delle classi. Tutti i ragazzi hanno scritto, come d’uso, una relazione a casa sul libro, e poi hanno potuto scegliere nella prova in classe d’italiano di gennaio fra due proposte, una traccia su “I promessi sposi” e un saggio breve sul tema dei possibili diritti delle coppie gay e della loro genitorialità: il dossier fornito per questa argomentazione spaziava da un articolo de “Il Tempo” riferito al nuovo linguaggio di Papa Francesco sui gay, ad un’ intervista ad Alfano uscita su “Avvenire”, ad un’intervista alla senatrice Maria Cecilia Guerra, allora viceministro del Lavoro con delega sulle Pari opportunità, uscita a gennaio sul “Corriere della Sera”; insomma una proposta di riflessione libera e aperta, come è consueto da parte dei nostri docenti e alla nostra scuola.

Naturalmente le opinioni su questi temi sono diverse, come sappiamo, e una coppia di genitori è venuta ad esprimermi le sue perplessità sull’opportunità di leggere questo testo, citandomi il passo incriminato e lamentando di non avere avuto ’diritto di replica’ rispetto alla discussione in corso. La mia lettura del romanzo, la constatazione dei modi in cui la tematica era stata sviluppata, analoga ad ogni altro tema precedentemente e successivamente analizzato in occasione dei diversi testi letti, mi ha mostrato l’equilibrio con cui il lavoro era stato svolto, cui non si poteva attribuire alcun fine tendenzioso e di parte, implicito in ogni richiesta di diritto di replica. La serenità degli studenti era assoluta e i genitori stessi, da me nuovamente incontrati per rassicurazioni, pur confermando la propria contrarietà alla lettura di questo libro, hanno accolto la scelta della scuola, il suo approccio pluralistico, ritenendo di non dovere riaprire il caso (era ormai metà febbraio).

Niente è accaduto fino al 25 aprile. La bomba è di fatto esplosa a scuola il 28, al nostro rientro, anche a seguito della manifestazione di Lotta studentesca, sulla cui natura e finalità non ritengo sia necessario soffermarmi. La costernazione di tutti è evidente nelle lettere che vi allego (con i dovuti omissis a garanzia della privacy delle persone coinvolte), perché possiamo condividere la reazione dei genitori delle due classi, degli studenti delle due classi, del genitore Presidente del Consiglio d’Istituto e dei docenti che, a margine del Collegio del 28 pomeriggio, già precedentemente convocato per tutt’altri motivi, hanno espresso la loro solidarietà alle colleghe e la ferma condanna degli eventi.

Aggiungo che la lettera che più ho gradito, inoltrata a me e a tutti gli altri genitori della classe, è stata proprio quella della coppia che mi aveva con garbo e rispetto – di cui sempre li ringrazio – coinvolto a gennaio. Prendono fermamente le distanze dalla denuncia dei “Giuristi per la vita”, dichiarando: “ci addolora profondamente la notizia di un’azione penale nei confronti dell’istituto da Lei diretto, considerando particolarmente odioso tale mezzo per cercare di imporre le proprie opinioni. Vogliamo perciò esprimerle la nostra assoluta solidarietà, rinnovando ancora una volta a Lei e a tutto il corpo insegnante la nostra completa stima e fiducia”. Grazie. Questo è lo spirito liberale, aperto e democratico a cui credo tutta la nostra comunità si ispiri nell’educazione dei nostri ragazzi.

Un grazie particolare va poi alle docenti, fatemelo dire le ‘mie’ docenti, eccellenti nella scuola, colte e aperte, curiose del nuovo e capaci di vero ascolto dei propri ragazzi: che vengano denunciate, insultate e vilipese è un paradosso di fronte a cui non posso tacere. La scuola va difesa da questi oltraggi. E’ molto del buono che ci resta in Italia. Non sciupiamolo.

Micaela Ricciardi


Roma, 1 maggio 2014


http://www.liceogiuliocesare.it

lunedì 28 aprile 2014

Sei come sei di Melania Mazzucco letto in alcune classi del ginnasio del Liceo Giulio Cesare di Roma.
Il risultato? Una denuncia contro la docenza, Disinformazione, striscioni omofobi, una stampa complice e poco informata.

Capita che in un liceo classico di Roma, il Giulio Cesare,  al ginnasio, venga letto, anche in classe, il romanzo di Melania Mazzucco Sei come sei (Einaudi, 2013) nel quale Eva dopo la morte del padre biologico viene affidata agli zii e non al compagno del padre, Yuma, che da quando le è stata strappata la figlia  vive ritirato sugli Appennini.


Apriti cielo!
La lettura del romanzo suscita polemiche a non finire (con tanto di striscione omofobo scritto da Lotta studentesca), una denuncia alla procura al danno della docenza rea di avere dato il libro da leggere (compito diventato subito costrizione) e diversi articoli sui principali quotidiani italiani.

La denuncia è di pubblicazioni (sic) oscene e corruzione di minorenne e questo perché in un brano del romanzo si legge di un pompino, pardon, di una fellatio:
Pure, benché sapesse che Mariani Andrea non soltanto lo avrebbe respinto, ma anche tradito e sputtanato, un pomeriggio, quando dopo la partita indugiò nello spogliatoio e si ritrovò solo con lui, Giose decise di agire - indifferente alle conseguenze. Si inginocchiò, fingendo di cercare l'accappatoio nel borsone, e poi; con un guizzo fulmineo, con una disinvoltura di cui non si immaginava capace, ficcò la testa fra le gambe di Mariani e si infilò il suo uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina, e un sapore dolce. Invece di dargli un pugno in testa, Mariani lasciò fare. Giose lo inghiottì fino all'ultima goccia e sentì il suo sapore in gola per giorni. Il fatto si ripeté altre due volte, innalzandolo a livelli di beatitudine inaudita. Qualche tempo
dopo, però, entrando in classe, sulla lavagna Giose trovò scritto autunno è frocio. E da allora, quella scritta si presentò tutti i giorni.
La morbosità con cui viene descritto questo pompino con ingoio, il sapore di orina opposto all'aggettivo dolce, il sapore che ha in gola per giorni, tutti dettagli che ricordano certi  racconti  erotici pubblicati in rete per fare eccitare chi li legge, rende sicuramente questo romanzo non adatto prima ancora che a un pubblico di minorenni allo scopo per cui ne è stata programmata la lettura. Quella strategia dell'Unar presentata dai quotidiani come il kgb frociarolo che impone e dispone.

Il romanzo di Mazzucco è inadatto non perché è banale nella sua volgarità ma perché è omofobo. Lo dimostra un altro brano immediatamente precedente a quello del pompino.
Fino ad allora Giose aveva saputo dissimulare, si era mimetizzato nel gruppo come un insetto stecco su una foglia: si comportava come i compagni, partecipava alle stesse bravate e quando alla fine del secondo anno di scuola decisero di caricare una mignotta sulla Flaminia, si unì alla comitiva e fece il suo dovere. Nessuno avrebbe mai sospettato che quel ragazzo muscoloso, ruvido stopper della squadra di calcio dell'oratorio, concupito dalle ragazze perché aveva occhi vellutati da cerbiatto, strimpellava la chitarra, amava la poesia a differenza degli altri coetanei primitivi e trogloditi, e per di più era refrattario alle loro avances, la notte si stancava la mano sulle foto di Jimi
Hendrix, Valeri] Borzov e Cassius Clay.
C'è da chiedersi perché i genitori non si siano lamentati del riferimento alla mignotta caricata.
 Io non posso non notare come l'io narrante si periti di precisare come Giose anche se frocio con abbia fatto il suo dovere (linguaggio machista) e tutta quella retorica del ragazzone muscoloso che non può essere mica frocio, come se il romanzo fosse stato scritto durante il ventennio...

Che Mazzucco non sappia scrivere e nella sua non scrittura dia voce ai pregiudizi della donna e dell'uomo medi (quelli del pasoliniano La ricotta) lo si evince anche da quste poche frasi.

Quello che però trovo preoccupante perché denuncia una isteria collettiva è il fatto che ci si attivi per impedire che questo romanzo venga letto a scuola non per le sue dubbie qualità artistiche ma perché ha una trama omosessualista come riportano i simpatici ragazzi e le simpatiche ragazze di Lotta Studentesca (la divisione studentesca di Forza Nuova) che per bocca di Andrea Di Cosimo su faccialibro definiscono il romanzo:
di carattere decisamente omosessualista e fin troppo esplicito. E’ inaccettabile che al giorno d’oggi, con la crisi che impera e con la disoccupazione a livelli record, vengano presentati ai giovani studenti modelli di vita deviati e perversi come se fossero la normalità o rappresentassero una priorità . Il nucleo fondamentale della società è infatti la famiglia, quella tradizionale, formata da padre, madre e figli ed è solo su questo modello che si baserà il futuro della nostra nazione.
Se deviati e perversi vi sembrano aggettivi forti guardate il cartello che compare in testa al video pubblicato su youtube  e sulla pagina FB, che compare per pochi secondi, troppo pochi per permetterne un'agevole lettura, come a tradire un ripensamento dell'ultimo momento.



Stupro di stampo omosessuale, provocazione pedopornografica, ecco gli estremi di una denuncia ben più consistente...

Lo slogan dello striscione invece meriterebbe un premio per la creatività:

Maschi selvatici, un eufemismo per fascisti di merda...


In questa storia però a fare davvero una pessima figura è la stampa che dà sostegno alle tesi dei  fascisti dando una informazione parziale e omofobica ben oltre l'isteria.

I titoli si riferiscono alla trama del romanzo in una maniera da far sembrare la militanza di Lotta studentesca un fascismo alla camomilla.


Giulio Cesare, testo su sesso gay in classe (messaggero)
che, non pago, nell'articolo, a firma del solito Marco Pasqua esperto contromosessualista, usa giri schifosi di parole come  sesso omosessuale (che è meno preciso di sesso tra uomini, visto che il sesso omosessuale può anche essere fra donne...) e che si riferisce al cogenitore di Eva come L’altro genitore, infatti, per la legge italiana non esiste: nel suo caso non è la mamma ma un altro uomo, ancora un padre.

Non da meno il Corsera che si riferisce al brano incriminato come a brano che parla del tema del sesso tra gay non tra uomini o ragazzi ma tra gay, razza a parte, definizione giudicante perché non tutti i maschi che fanno sesso tra di loro sono necessariamente gay  e non solo per via della bisessualità. Si può avere un comportamento gay che non investe l'orientamento sessuale, oppure stare sperimentando... Ma vallo a spiegare alla redazione online del corsera...

Non da meno Repubblica che in un articolo più equilibrato non resiste alla tentazione di descrivere il brano come un brano che narra del tema del sesso tra gay.
Questo segregazionismo da orientamento sessuale è endemico e coinvolge anche parte della popolazione lgbt che usa questo linguaggio discriminatorio come forma di un estremismo identitario un po' fuori tempo massimo...


L'isteria collettiva sta però altrove e cioè nel fatto di contrastare questo romanzo omosessualista come fosse il primo che entra a scuola.
Cosa dire allora dei classici greci, o della poesia di Saffo? 
Per tacere l'Ernesto di Saba, Oscar Wilde, tanto per citare i primi nomi che mi vengono in mente...

L'idea che la scuola sia sotto attacco di una lobby omosessualista lascia intendere che l'omosessualità non sia già dentro la scuola nella letteratura, nella storia e in tutti i campi dello scibile.  L'idea che l'omosessualità debba rimanere fuori dalla scuola è preoccupante ma anche naïf perché le persone non etero già sono dappertutto anche a scuola: tra i banchi, dietro le cattedre, negli uffici amministrativi...

L'idea che l'omosessualità stia fuori dalla societa e che con la richiesta di diritti civili si pretenda di farla entrare nella società è un errore grossolano di prospettiva.

Le persone non etero naturalmente nella società già ci sono anche se non vengono loro riconsociuti i diritti che le persone eteronormate invece hanno... 


La richiesta di diritti serve a riconoscere la parità di almeno 3 milioni di persone, cittadinanza italiana discriminata e repressa, non a fare entrare orde di omosessuali tenuti fuori dai patri confini dalla moralità fascista unico baluardo della normalità.






venerdì 25 aprile 2014

Lorenzo Bernini a proposito del mio post sulla teoria Queer.

Mi scrive Lorenzo Bernini a proposito del mio post sulla teoria Queer.

Invece di rispondere tra i commenti data l'importanza dell'argomento e per dare la giusta visibilità al suo commento e permettermi di rispondere in maniera esaustiva (nei commenti ci sono limiti di spazio) ho deciso di riporatre qui il commento di Bernini nella sua integrità e rispondergli di seguito sempre nel copro del post.

Per seguire questo botta e risposta vi consiglio, se non lo avete già fatto, di leggere il post da cui tutto è inziato. Per farlo cliccate qui.

Questo è il commento di Lorenzo Bernini
Gentile Alessandro,
certo che la parte del testo da lei analizzata che può essermi attribuita è soltanto quella tra virgolette! è una citazione tratta dall'abstract del mio intervento, consultabile qui: http://www.primaveraqueer.it/documenti/abstract/14-elementi-di-teoria-queer-dall-ottimismo-costruttivista-al-pessimismo-antisociale.html
Sono le organizzatrici e gli organizzatori della Primavera queer ad aver scelto la citazione per la homepage del loro evento.

Mi pare piuttosto superficiale e/o pretestuoso da parte sua analizzare un testo che non ho scritto come se lo avessi scritto io, e giudicare il mio pensiero sul queer o addirittura il pensiero queer a partire dall'abstract di una conferenza, la cui funzione è di incuriosire e non di spiegare. Comunque, rispondo a due delle numerose interessanti questioni che solleva a partire dal mio breve testo:

1) "Significante fluttuante" è un concetto ampiamente utilizzato negli studi etnografici e nella linguistica (http://en.wikipedia.org/wiki/Floating_signifier). Se a suo avviso i significanti fluttuanti impediscono la comunicazione, pensi che secondo alcuni autori al contrario la fondano!

2) Nella mia interpretazione di questo concetto, esso non corrisponde a "significante vuoto". E infatti non ho scritto che i movimenti e il pensiero queer siano "privi di regole e di idee" - al contrario indico alcuni punti di ancoraggio attorno a cui il queer fluttua, che come lei ha ben colto sono non soltanto la lotta contro il maschilimo, l'eterosessismo, l'omotransfobia, ma anche la critica all'omotransnormatività (concetto che spiegherò durante il mio intervento).

Grazie in ogni caso per l'attenzione che ha rivolto al mio abstract e soprattutto alla Primavera queer, che come sa è un'iniziativa organizzata da studentesse e studenti dell'Università degli Studi Gabriele D'Annunzio che hanno fatto (e ancora dovranno fare) un grande lavoro di pianificazione e di organizzazione per portare nel loro Ateneo temi che di solito vengono trascurati nell'accademia italiana.

I miei migliori saluti, Lorenzo Bernini

P.S. 1) Mi dispiace deluderla, ma io non sono in alcun modo contrario alla richiesta di diritti matrimoniali e genitoriali per le coppie lesbiche e gay. 2) Guardi che l'uso degli acronimi nel mio testo è più accorto di quanto lei non creda, e che ho ben pensato dove inserire e dove omettere riferimenti alle soggettività bisessuali e trans.
Ed ecco la mia risposta


Gentile Lorenzo,

io non le attribuisco proprio nulla altrimenti non avrei scritto “Se interpretiamo bene le virgolette caporali solo questa parte dell'introduzione è da attribuire a Bernini”.

Rivendico invece il diritto di leggere criticamente qualunque testo sia pubblicato sulla rete, anche se parziale, rimaneggiato, tratto da un abstract.
La mia lettura critica non è certo di stile ma di contenuto per cui che il testo scritto da lei debba “incuriosire e non (…) spiegare” è irrilevante.

Conosco bene il significato di “significante fluttuante”.
Credo che tra la concettualizzazione di Lévi-Strauss e quella da lei riportata nell’abstract ci sia una profonda differenza perché mentre per Lévi-Strauss il significante fluttuante è una eccedenza di significato che “è assolutamente necessaria affinché, in complesso, il significante disponibile e il significato individuato restino nel rapporto di complementarità, che è la condizione stessa dell'esercizio del pensiero simbolico»* mi sembrava di capire che per lei il fluttuare del significante assuma valore di per sé e non garantisca necessariamente la complementarietà tra significante e significato, altrimenti non capisco cosa intende quando rimarca che la parola “Queer” può “essere definita a ogni suo uso, o al contrario può essere utilizzata senza essere compiutamente definita”.
“Queer” non è una diffusa e conosciuta come “Mana” (cui si riferiva Lévi-Strauss) è una parola di nuovo conio che, a mio modestissimo parere, necessita  di tutto l’ancoraggio di significato possibile per essere annoverata nel pensiero simbolico.

Non è dunque al significante fluttuante che conferisco una incapacità comunicativa, come lei mi attribuisce, ma alla definizione di significante fluttuante da lei applicata a una parola nuova tutta da definire!

I punti di ancoraggio da lei proposti non mi sembrano sufficienti a denotare un significante, perché gli ancoraggi da lei indicati sono pratiche politiche (“la lotta contro il maschilimo, l'eterosessismo, l'omotransfobia, ma anche la critica all'omotransnormatività”) che fanno riferimento a un fare e non a un costrutto simbolico  cui il fluttuare del significante, almeno nella sua accezione originale, contribuisce a mantenere un collante con un significato di ampio spettro ma preciso e simbolicamente spendibile.
La “lotta a” denota una volontà generica che non connota le specifiche strategie politiche che rimangono non solo vacue ma anche piotenzialmente diverse e antagoniste (l’agone politico contemporaneo mi sembra abbia proprio perso il collante con la realtà e stia girando su astrazioni concettuali della società che hanno perso qualunque funzione simbolica non riuscendo più a interagire e “ad agire” gente, classi sciali, parti stratificate di cittadinanza, vite concrete).
Insomma il suo significante fluttuante mi sembra si attesti simbolicamente in una velleitaria (perché priva di contenuti) “voglia di lottare” che è la stessa che, mutatis mutandis, guidava il movimento studentesco sessantottino (davvero incapace di proporre nuovi strumenti di analisi politica).

Infine dalle precisazioni che mette in calce al suo commento conferma e non risolve i miei dubbi sul suo impianto lessicale.

Lei continua a usare “studentesse” e non fa suo il suggerimento di Alma Sabatini di usare "studenti" come termine epiceno, e si riferisce all’estensione al matrimonio delle coppie dello stesso sesso come a “diritti matrimoniali e genitoriali per le coppie lesbiche e gay” dando per scontato, con una "necessità" vagamente omofoba, che se due persone dello stesso sesso si sposano devono essere necessariamente omosessuali, mentre possono anche essere benissimo bisessuali (come sono il 70% delle famiglie socie di Famiglie Arcobaleno per esempio, che son famiglie di seconda costituzione le famiglie di seconda costituzione che in Italia sono la maggioranza).

Questo considerare tutte le coppie dello stesso sesso come necessariamente gay o lesbiche e non anche bisessuali  conferma l’impressione che avevo avuto leggendo il suo abstract.
E’ chiaro che lei ha “ben pensato dove inserire e dove omettere riferimenti alle soggettività bisessuali”: lei non le prende proprio in considerazione!

Auguri per il Convegno, pensavo di riuscire a venire a seguirlo ma impegni romani per la settimana rainbow temo proprio me lo impediranno.

Sto leggendo con molto interesse il suo “Apocalissi Queer” spero avremo modo di incontrarci per parlarne.

Intanto, grazie per avermi scritto.


*( Lévi-Strauss citato in Josè Gil, lemma Corpo dell’Enciclopedia Einaudi, Torino 1978, p. 1098), mi perdonerà ma, essendo più vecchio di lei, non sono abituato a considerare autorevole come fonte wikipedia.  

giovedì 24 aprile 2014

Qualche articolo postato altrove sul Convegno Love Makes Family e altre cose...


Così anche se qui latito dagli inzi del mese non sono rimasto proprio con le mani in mano e ho pubblicato un paio di articoli nei quali sollevo una critica al binarismo di orientamento sessuale...

Se volete saperne di più andate a leggere Famiglie omogenitoriali? Non vuol dire due gay o due lesbiche che ho pubblicato su Gaynet oppure Love Makes Family. Un convegno della Sapienza di Roma imbrigliato in un’ottica binaria che omette la bisessualità che ho pubblicato su Gaiaitalia.com.


Ritornerò sul concetto con un post ad hoc qui su elementidicritica ma prima vorrei avere qualche parere di voi lurker...

Oppure l'articolo sulla mostra di Pasolini e Roma al Palazzo delle Esposizioni
pubblicato sempre su Gaiaitalia.com

Un’occasione per riflettere sulla società più omofobica d’Europa, la nostra (checcè dica un recente sondaggio)
Non sono le uniche novità collaborative che mi vedono lavorare con altre realtà, associative e non compresa la direzione editoriale di una prestigiosa rivista di cultura online... 

Stay tuned!!!

mercoledì 2 aprile 2014

Elementidicritica fa coming out. E se la teoria queer fosse una sciocchezza assoluta?

E' solo un dubbio, un prurito, un istinto, un'intuizione, ma la teoria queer mi sembra una sciocchezza assoluta.

Non ne so moltissimo, è vero, perciò prendo spunto dalla primavera queer che si svolgerà il prossimo 28 aprile e fino al 3 maggio all'Università di Chieti Gabriele D'annunzio per approfondirne lo studio.


Più di uno stimolo e un'occasione per approfondire questa teoria (ma il plurale è d'obbligo) e cercare di dare una forma sistematica a un dubbio, a una opposizione che ogni fibra del mio corpo prova quando leggo commenti al mondo lgbt da punto di vista Queer.

Per il momento analizziamo l'introduzione pubblicata sul sito della primavera queer chietina scritto da Lorenzo Bernini (docente universitario):

Un gruppo autonomo di studenti e studesse (alcun* dei quali già attivisti nei collettivi Laboratorio Le Antigoni e La Mala Educacion) hanno promosso a Chieti la Primavera Queer come momento di autoformazione, incontro e discussione introno alla teoria queer.
Il progetto è stato presentato al bando 2013 per le attività socio-culturali degli studenti dell’Università d’Annunzio, selezionato e finanziato. Docenti, autori e autrici, noti anche a livello internazionale, si alterneranno in sei giorni di seminari e laboratori.
«Il termine "queer" è un significante fluttuante, la cui ricchezza consiste nel dover essere definito a ogni suo uso, o al contrario nel poter essere utilizzato senza essere compiutamente definito. Da un punto di vista politico, l’aggettivo “queer” si presta pertanto a caratterizzare pratiche politiche radicali in cui la lotta contro maschilismo, eterosessismo, omotransfobia, omotransnormatività non segue strategie o progetti precostituiti, ma viene rideclinata ogni volta dalla contingenza. Da un punto di vista teorico, invece, esso non si attaglia a circoscrivere un preciso ambito disciplinare, ma piuttosto a indicare l’atteggiamento critico di un soggetto che fa del sessuale un motivo di ricerca infinita. Se negli USA c’è ormai chi denuncia l’esaurimento delle cosiddette teorie queer, la loro istituzionalizzazione, la loro complicità con il capitalismo neoliberale, in Italia il crescente interesse per queste pratiche di militanza e di sapere presso le nuove generazioni LGBTIA attesta l’emergere di una nuova coscienza critica che non si accontenta delle rivendicazioni espresse dai movimenti lesbici e gay italiani mainstream negli ultimi trent’anni e si interroga sulla possibilità di altre modalità di pensiero e azione.» (Lorenzo Bernini per la "Primavera Queer")
Partiamo dall'analisi lessicale.

Studesse è termine peregrino per almeno due motivi.

1) Alma Sabatini suggeriva già nel 1986 di usare studenti come sostantivo epiceno (ambigenere) gli e le studenti.
Questo per evitare quella desinenza in essa che deriva dai termini nobiliari dove l'essa sottolineava la moglie di per cui una baronessa non era già un barone donna, ma la donna del barone.

Studessa mantiene la desinenza creando un neologismo inutile e privo di ragione, perchè non direttamente studenta allora?

Il neologismo non impedisce di usare uno studenti senza studesse

per le attività socio-culturali degli studenti
mentre seguendo il suggerimento di Sabatini la frase sarebbe stata

per le attività socio-culturali degli e delle studenti.

2) L'asterisco per sostituire le due desinenze sessuate è largamente superato.

La cosa curiosa è che chi scrive usa l'asterisco per qualcuno e qualcuna ma poi tiene  pronome relativo (dei quali) e  sostantivo (attivisti) al maschile.

La soluzione migliore è quella di trovare un termine ambigenere che sostituisca i termini che vanno invece diversamente accordati.

In ogni caso se si usa l'espediente dell'asterisco lo si deve fare sempre e la frase coerente (più che corretta) dovrebbe essere
Un gruppo autonomo di studenti e studesse (alcun* dei/lle quali già attivist* nei collettivi Laboratorio Le Antigoni e La Mala Educacion)
mentre con un semplice accorgimento può diventare 
(che in parte hanno già fatto opera di attivismo nei collettivi Laboratorio Le Antigoni e La Mala Educacion)
oppure
(che in parte hanno già partecipato ai collettivi Laboratorio Le Antigoni e La Mala Educacion)
Ah, normalmente i nomi di associazioni, etc. vanno tra virgolette o in corsivo, che è la stessa cosa...
(che in parte hanno già partecipato ai collettivi Laboratorio Le Antigoni e La Mala Educacion)
Se sono maestrina dalla penna rossa più che mai è perchè chi rivendica
una nuova coscienza critica che non si accontenta delle rivendicazioni espresse dai movimenti lesbici e gay italiani mainstream negli ultimi trent’anni e si interroga sulla possibilità di altre modalità di pensiero e azione

 non può cadere così miseramente sull'abc della lotta al sessismo nella lingua italiana.

Chi scrive rinuncia per esempio a una regola della grammatica corrente quando dice

Docenti, autori e autrici, noti anche a livello internazionale, si alterneranno in sei giorni di seminari e laboratori.
L'accordo di genere si può fare riferendosi al sostantivo più vicino e quindi si sarebbe potuto scrivere agevolmente
Docenti, autori e autrici note anche a livello internazionale, si alterneranno in sei giorni di seminari e laboratori.
Senza virgola ovviamente come ogni studente di liceo dovrebbe sapere...



Comunque.

Se interpretiamo bene le virgolette caporali solo questa parte dell'introduzione è da attribuire a Bernini.

Qual è questo nuovo che avanza ?

Intanto è un nuovo che si smarca dal movimento lgbt che viene ridotto a movimenti lesbici e gay italiani mainstream.
Niente bisex e niente trans mentre mainstream serve a Bernini  per dire che lui è differente e il movimento lgbt no.

Questa differenza su cosa si basa?


Da un punto di vista politico,
l’aggettivo “queer” si presta pertanto a caratterizzare pratiche politiche radicali in cui la lotta contro maschilismo, eterosessismo, omotransfobia, omotransnormatività non segue strategie o progetti precostituiti, ma viene rideclinata ogni volta dalla contingenza. 

Dunque oltre al maschilismo, eterosessismo, omotransfobia va combattuta anche la omotransormatività che non viene definita ma che credo di non commettere errori se indico come esempio il matrimonio egualitario.

Qual è questa pratica politica radicale?
non segue strategie o progetti precostituiti, ma viene rideclinata ogni volta dalla contingenza.
E' sempre la vecchia idea del noi non abbiamo ideologia o noi non abbiamo regole.

Bernini è un professore eppure vagli a far capire che la regola di chi non ha regole è non avere regole e che l'ideologia di chi non ha ideologie è non avere ideologie...

Una trappola semantica dalla quale non se ne esce fuori.

In ogni caso dire che ogni volta si rideclina non è sufficiente.

Bisogna sempre dire con quali strategie ogni volta si rideclina.
Meglio, ci si deve chiedere quale ideologia o weltanschauung sta dietro queste rideclinazioni.

Insomma sarò anche mainstream ma dubito che Bernini senza delle idee da cui partire riesca a rideclinare alcunché. 


Da un punto di vista teorico, invece,
esso [il termine queer] non si attaglia a circoscrivere un preciso ambito disciplinare, ma piuttosto a indicare l’atteggiamento critico di un soggetto che fa del sessuale un motivo di ricerca infinita.
Da ciò capisco che la weltanschauung di Bernini sussume tutta la questione dell'identità sessuale al sessuale i sentimenti e le affinità elettive non ci sono.

Anche qui credo di non sbagliare troppo se penso che l'assenza dei sentimenti serva a delegittimare la monogamia o la famiglia basata sulla coppia alla quale la teoria Queer contrappone il sesso.


Noto poi che nell'acronimo usato LGBTIA - dove non si sa se la A sta per Ally (persone alleate cioè persone etero alleate alla causa) o sta per Asexual - manchi la Q di Queer (LGBTIAQ).

Strana omissione per un documento sulla teoria Queer!

Si badi bene.

A differenza di altri e altre militanti ho il massimo rispetto per gli acronimi e quel che vogliono indicare o definire.

La mia non è una critica contro l'uso degli acronimi in sé ma, semmai,  una critica  all'hamurabizzazione dell'acronimo di chi cerca di elencare tutte le possibili categorie secondo le quali io sarei GCCP (gay cicciona capellona pederasta...).

Il capolavoro di questa pagina di presentazione è la pretestuosissima definizione semantica  che io riporto per ultima anche se è la prima ad essere fornita.
Il termine "queer" è un significante fluttuante, la cui ricchezza consiste nel dover essere definito a ogni suo uso, o al contrario nel poter essere utilizzato senza essere compiutamente definito.
Di fluttuante più che il significante queer c'è la preparazione linguistica di chi ha scritto queste triste e vetuste sciocchezze. Poco importa se si tratta di un professore di filosofia politica!

Perchè, banalmente, se non ci si accorda sul significato e io intendo per queer una cosa diversa da chi mi legge, o viceversa, allora tra chi scrive e chi legge non c'è comunicazione alcuna ma solo confusione. E' un po' la stessa ingenuità del non avere ideologie...


La grafica.


Da un punto di vista grafico quali sono queste  possibilità di altre modalità di pensiero e azione?

D'annunzio truccato !!!



 Ed ecco cosa succede al D'annunzio versione Il vizietto al passaggio del mouse


Una idea ripetuta anche nella grafica delle altre pagine del sito dove uomini e donne vengono caratterizzati secondo due stereotipi di genere profondamente diversi e non omologhi né sovrapponibili.

Il femminile truccato secondo un immaginario iperbolico e maschile

Il maschile barbuto secondo uno dei caratteri sessuali secondari.

Un carattere biologico per gli uomini e uno culturale per le donne.

Ce ne sarebbe di che dire...

Alla faccia della redeclinazione!

Se poi diamo uno sguardo alla home page del sito si arriva alla mistificazione.



Qui si dà come primo significato alla parola queer un sinonimo neutro (né positivo né negativo) a omosessuale e lo si riferisce come sostantivo, cioè persona omosessuale.

Come secondo significato esteso lo si definisce qualcuno di strano e ambiguo, etc.

Qui Queer allora non è più sostantivo ma aggettivo...

Le cose sono ben diverse se consultiamo invece un dizionario inglese monolingue per esempio il MacMillan online.
Qui giustamente viene prima riportato il senso comune del termine che è dispregiativo per indicare una persona omosessuale.
E poi l'uso positivo del termine utilizzato per riferirsi a persone che sono gay lesbiche bisex trans specialmente da chi lo è.
Sorprendente chiarezza del dizionario!


Vengono poi riportati i due significati primigeni della parola, quello oggi considerato old-fashioend di strano e l'altro di fisicamente malato.

In Send In the Clowns una canzone scritta da Stephen Sondheim nel 1973 per il musical  A Little Night Music la parola queer viene usata nel suo significato originario di strano

Isn't it queer? 
Non è strano?

Chi vuole riscrivere la semantica e usare le parole ridefinendole ogni volta per poterlo fare deve avere a cuore ogni strumento e ogni apparato linguistico.
Se lo usa invece con approssimazione come ci si può fidare e considerare vigorosa la teoria queer che va così vacuamente definendo?

Questo non mette in discussione la validità delle teorie queer di per sé ma richiama l'attenzione di chi quelle teorie vuole studiare e capire.

Perchè è oltremodo fastidioso che strumenti largamente condivisi vengano così misinterpreted in nome di un antagonismo che dovrebbe andare contro il mainstream, ma a vedere gli orrori che si commettono in suo nome, fanno apparire il mainstream l'unica strada percorribile.