domenica 5 gennaio 2014

L'omofobia c'è sempre. E' ovunque. E' nell'aria che respiriamo. E' nei giornali che leggiamo. E' anche nel modo con cui ci raccontano del suicidio di un ragazzo gay accettato dalla famiglia.

Forse stiamo sbagliando tutto.
Forse quando cerchiamo di parlare di discriminazione e omofobia lasciamo fuori un portato più segreto, più intimo, più taciuto e sottile, spesso nascosto dalla presunta omofobia interiorizzata quella che ancora oggi porta molti mezzi di stampa a parlare di accettazione della propria omosessualità come si trattasse di una malattia invalidante che ci costringe su una sedia a rotelle.

Dinanzi all'ennesimo suicidio di un ragazzo gay suicidio per il quale la stampa si precipita a spiegare che il giovane aveva problemi di alcool ed era depresso - come a dire frocio sì ma aveva anche altri problemi penso che dobbiamo fermarci un attimo azzerare i nostri racconti e cercare di spiegarci meglio perchè finora veniamo fraintesi e strumentalizzati.  
Noi militanti noi piccoli e piccolissimi comunicatori come il sottoscritto che scrive su questo modestissimo blog.

Spiegare che prima ancora di qualunque accettazione personale familiare scolastica amicale e lavorativa che sia noi persone omosessuali siamo colpite da un clima omo-negativo, da un modo di considerare l'omosessualità sminuente, da un modo di impiegarla anche come insulto e come paragone negativo che ci tarpa le ali prima ancora che noi stessi scopriamo che ci piacciono i ragazzi invece delle ragazze. Perchè quando lo scopriamo il problema non è di accettare questa presunta diversità ma il fatto di essere privi degli strumenti per poterci esprimere per sentirci rappresentati  e presenti al mondo come i nostri coetanei etero.

Finché le omosessualità non saranno viste come una opzione di default e chiedere a un ragazzo ma hai il ragazzo? con la stessa naturalità con la quale gli chiederemmo se ha la ragazza nessun omosessuale per quanto risolto e accettato in famiglia potrà davvero essere libero e dunque felice.

Non per un impedimento interno ma per una mancanza di spazi rappresentativi sociali, una mancanza che lo induce al silenzio, a tenersi le cose dentro a non sentirsi parte integrante della società ma una cosa diversa, a se stante.

Basta vedere come la notizia della morte  di Alessandro R. un giovane ragazzo omosessuale di 21 anni viene data dalla stampa.

Ogni giornale usa una strategia narrativa diversa.

Qualcuno usa l'omosessualità come spiegazione di tutto Suicida perchè gay , mentre messaggero nel titolo non menziona proprio l'orientamento sessuale del ragazzo (Casilino, 21enne litiga con la madre e si lancia nel vuoto dal settimo piano), e il corriere usa una via di mezzo  (Si lancia dal settimo piano a 21 anni«Perché offendere un gay non è reato?»).

Eppure ognuno di questi usa la stessa retorica narrativa, che si riferisce a un innuendo che fanno dell'omosessualità non un problema indotto dalla società ma un problema oggettivo della persona (un disagio legato alla sua omosessualità scrive l'Ansa).


Visto però che in famiglia e dagli amici era accettato (o ma che bravi!) allora si il motivo mica era tanto quello...
Suicidio a Torpignattara: 21enne gay si lancia dal settimo piano davanti alla madre
Il motivo del gesto non sembra da attribuirsi all'omosessualità, che famiglia e amici conoscevano e accettavano (romaToday)
Potrebbe interessarti: http://www.romatoday.it/cronaca/suicidio-via-casilina-ragazzo-gay-21-anni.html

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Suicidio a Torpignattara: 21enne gay si lancia dal settimo piano davanti alla madre
I carabinieri ritengono che il giovane non avesse problemi perché gay nemmeno fuori di casa ma le indagini proseguono. (Rinaldo Frigani sul corriere)

Quanta incomprensione in queste frasi.
Quanto imbarazzo nel non sapere che nome dare alle iniziative delle associazioni omosessuali compreso il Gay Pride cui Alessandro partecipava, come scrive Frignani sempre sul Corriere.

Come se bastasse l'accettazione in casa per renderci la vita facile fuori di casa dove un immaginario collettivo gay non c'è e se c'è è mutuato dal pregiudizio etero-sessista patriarcale.


Finché Frignani e chi lo pubblica e chi lo legge troverà sensata la farse I carabinieri ritengono che il giovane non avesse problemi perché gay nemmeno fuori di casa non pensando (ma come si fa?) che lo stigma discrimina ogni secondo della esistenza delle persone non eteronormate i ragazzi gay continueranno ad uccidersi non per delusioni d'amore come Frignai ipotizza, ma perchè la società non riconosce loro un posto dignitoso tanto quanto quello che riconosce agli altri.



E se nessuno lo ha ancora capita la responsabilità è anche un po' nostra di militanti.

Fermiamoci e riflettiamo.

Un pensiero d'affetto alla famiglia di A.R e alle sue persone care che ha lasciato con un senso di colpa che non è solo loro ma di tutta la società nessuna e nessuno escluso. 

Enrico Verga non è tanto meglio dei colleghi che critica con argomentazioni omofobiche e diversi svarioni.

Lo so, l'articolo non è di ieri, ma di quasi due mesi fa.

Anzi non è nemmeno un articolo visto che si tratta di un post pubblicato nel blog di Enrico Verga ospitato però sul sito de Il Fatto quotidiano.
Insomma il solito trasformismo all'italiana.

Cosa dice Verga nel suo post ? Se la prende giustamente contro i giornalisti che invece di fare informazione fanno gossip.

In particolare Verga si lamenta che

Riotta (giornalista affermato) (...) nella sua breve intervista video [dice] (...) che la moglie di De Blasio era lesbica. Poco prima leggo un articolo di Rampini, esimio inviato di Repubblica (...) [il cui]  occhiello [dice] “De Blasio vince le primarie democratiche con il 40 per cento dei voti. A novembre sfiderà il repubblicano Lhota. Moglie ex lesbica dichiarata, figlio star su YouTube è un avvocato dei diritti dei cittadini”.
Bene, direte, ecco un giornalista che si rende conto delle sciocchezze che scrive la nostra classe di giornalisti. Il problema è che Verga si limita ad accusare la stampa di fare gossip e non informazione  se
una delle note più piccanti della vittoria di De Blasio sia che ha una moglie ex lesbica e un figlio con pettinatura Afro.
Però per lui dire di una donna che è ex lesbica è una cosa che ha senso. Arriva anzi addiritura a scrivere


credo che semplicemente la signora De Blasio abbia cambiato idea per amore del marito.
Cambiato idea Capito l'antifona? 

Se hai una relazione con una persona del tuo stesso sesso e poi ne intessi un'altra con una persona dell'altro sesso non significa che ti sei innamorata di due persone diverse, ma che hai cambiato idea.

Molto più vicino di quanto creda ai giornalisti che pretende di criticare Verga da gli stessi errori e continua a prendere per buono anche lui il gossip del quale che accusa i colleghi di fare, senza accorgersi mai che parlare di una donna che in precedenza ha avuto storie con donne e ora sposata con un uomo come ex lesbica non è solo ridicolo ma anche discriminatorio (non sarà il caso che, come la maggior parte di noi ha un comportamento bisessuale?).

D'altronde Verga le idee tanto chiare sugli orientamenti sessuali non le ha infatti scrive
Ora bene inteso io sono etero, lo dico non per fare outing ma semplicemente per chiarire che non ho una posizione positiva o negativa verso chi è gay, etero, lesbica, transex. Ognuno può far quel che vuole con il suo corpo e la sua anima finché non reca danno a terzi.
Bene inteso cioè è ovvio che (Sabatini Coletti online).

Ovviamente la norma è l'eterosessualità, l'omosessualità è l'eccezione da spiegare, giustificare, cui dare donde.

D'altronde uno che fa di cognome Verga come può essere gay?

Vagli a spiegare al Verga che anche le omosessualità sono una opzione di default come l'eterosessualità e dunque quel suo beninteso non è solamente discriminatorio ma anche squisitamente omofobo (non sia mai che mi prendono per un frocio).


Una omosessualità, conf-fusa con la transessualità, ridotta a qualcosa che si fa col corpo e con l'anima, e non a qualcosa che si prova cioè sentimenti emozioni affetto amore, attrazione.

Senza rendersi conto di quante semplificazioni discriminatorie scrive Verga se la prende con gli

italiani (...) [sono] ignoranti della lingua inglese
ma anche lui mi sembra che la lingua inglese la mastichi poco, infatti confonde, come tutti e tutte, coming out (dichiarare pubblicamente la propria omosessualità) con  outing (denunciare pubblicamente l'omosessualità di qualcun altro che ufficialmente ha una posizione contro l'omosessualità).

In ogni caso un uomo etero non ha mai bisogno di fare coming out, perchè, proprio come Verga pretende gli venga riconosciuto  (ben inteso), secondo il sentire comune siamo tutte e tutti eterosessuali fino a prova contraria.
 
Pur avendo ragione da vendere nel lamentarsi che la stampa fa gossip e non informazione Verga è il primo a fare disinformazione arrivando addirittura  scrivere vere e proprie menzogne come quella che pretenderebbe che 
l’attuale Papa sta aprendo le sue posizioni verso tutti gli orientamenti 
Orientamenti ? Quali orientamenti? Politici? Religiosi?  Sessuali? Non si capisce...

Già perchè Verga non dimostra solo di non conoscere bene il lessico inglese ma nemmeno quello italiano: si riferisce infatti all'occhiello (Frase posta sopra il titolo di un articolo di giornale o rivista, stampata in corpo inferiore Sabatini Coletti) dell'articolo di Rampini mentre in realtà si tratta del sommario (sottotitolo di un articolo di giornale che ne sintetizza il contenuto Sabatini Coletti).


Ora passi l'errore (anche se l'impaginazione del quotidiano la si studia al liceo, ma tant'è), però ci vuole fegato a criticare i colleghi e fare lo stesso, se non peggio.

Insomma un classico esempio di bue che dice cornuto all'asino...

Un bue omofobo però.

sabato 4 gennaio 2014

Quando Repubblica è più a destra di papa Bergoglio: le strategie comunicative di Repubblica più discriminatorie di quelle della chiesa cattolica.

Non mi fraintendete.
Non sono tanto naïf da credere, come fate voi che mi leggete, alle  aperture (inesistenti)  di Bergoglio a proposito di temi quali aborto e omosessualità (che, così uniti, agiscono già una strategia giudicante). Basta leggere quello che ha detto Bergoglio nell'intervista, pubblicata su Civiltà Cattolica lo scorso Settembre sulle persone omosessuali:
A Buenos Aires ricevevo lettere di persone omosessuali, che sono “feriti sociali” perché mi
dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo. Durante il volo di ritorno da Rio de  Janeiro  ho  detto  che,  se  una  persona  omosessuale  è  di  buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla.
Dicendo questo io ho detto quel che dice il Catechismo.
Il catechismo, già. Cosa dice il catechismo dell'omosessualità?

2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
                                                 (fonte Il catechismo della chiesa cattolica i neretti sono miei)
Ecco allora che, in base a quanto contenuto nel catechismo le frasi di Bergoglio acquistano un altro, sinistro significato.
La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: l’ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile. Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l’omosessualità. Io allora le risposi con un’altra domanda: “Dimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?”. Bisogna sempre considerare la persona. Qui entriamo nel mistero dell’uomo. Nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione.
Bisogna accompagnare con misericordia. Quando questo accade, lo Spirito Santo ispira il sacerdote a dire la cosa più giusta».
Dal che capiamo che quella omosessuale è una condizione, che va accompagnata con misericordia,  cioè
Sentimento di compassione e pietà per l'infelicità e la sventura altrui che induce a soccorrere, a perdonare, a non infierire. (dizionario Sabatini Coletti online i neretti sono miei)

Quindi una condizione di infelicità (altro che gaiezza!) che va soccorsa, perdonata e sulla quale non si deve infierire.

Infatti cosa suggerisce il catechismo dopo aver ribadito che l'omosessualità è  una grave depravazione, intrinsecamente disordinata cosa dice delle persone omosessuali?
2358 (...) devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.
                                           (fonte Il catechismo della chiesa cattolica i neretti sono miei)
Alla faccia dell'apertura.
Bergoglio ribadisce il catechismo e ci commisera e ci accoglie con pietà.

Serve dire che con la sua accoglienza io mi ci pulisco il culo?

Ah.

Non serve.

Bene.

Allora proseguiamo.

Se parlo di Bergoglio non è perchè do importanza a quel che dice. Accogliere le aperture della chiesa è come credere ai nazisti che si redimere. La chiesa criminale è e criminale rimane. Ne riparliamo quando e se aprirà all'uso dei profilattici in tempo di aids. Fino a quel momento la chiesa è il nazismo del terzo millennio.

Se ne parlo, dicevo, è perchè su Civiltà Cattolica è stato appena pubblicato  un altro intervento nel quale Bergoglio torna a parlare di omosessualità questa volta dal punto di vista del proselitismo cattolico.
Chiedendosi come portare la parola di Cristo (ma chi la vuole?) alla gioventù (cioè corromperla secondo i suoi precetti medievisti) Bergoglio si domanda quali strategie seguire con le situazioni nuove e fa questo esempio


Nell'esempio di Bergoglio la bambina triste perchè la fidanzata della madre non le vuole bene è una figlia di donna divorziata, e rientra nella categoria di giovani che vivono la condizione di essere prole di persone divorziate.
Nessun accenno diretto all'omogenitorialità, alle coppie omosessuali (=dello stesso sesso NON di orientamento sessuale omosessuale) ma la fidanzata della mamma non lascia dubbi sul fatto che la coppia sia formata da due donne, poco importa stabilire l'orientamento sessuale di entrambe, sono persone, se proprio non possiamo rinunciare all'etichette, possiamo dire che hanno sicuramente un comportamento bisessuale.

Questa di Bergolgio è una strategia comunicativa felice, che forse è dettata dalla scelta di non voler nominare direttamente la famiglia omogenitoriale,   ma che ha il grande pregio di dire le cose come stanno (la fidanzata di mamma) riconoscendo alla donna separata o divorziata l'opzione di fidanzarsi con un'altra persona, uomo o donna che sia. Per la chiesa il problema sta già a monte (la separazione della coppia biologica di genitore e genitrice) quindi...

Certo accorgersi adesso della prole di coppie divorziate quando il divorzio esiste dal 1970 la dice lunga sull'arretratezza della chiesa su certi argomenti, ma Bergoglio almeno se ne è accorto.

Come riporta queste affermazioni del papa la Repubblica, giornale sempre meno di sinistra e sempre più sinistro?

Così:


Quello che per Bergoglio è un discorso senza soluzione di continuità (la bambina triste per via della fidanzata di mamma è figlia di divorziati prima ancora di essere figlia di genitrice gay) per Repubblica diventa una cosa a sé.

Genitori separati o gay titola infatti, come se i genitori gay (sempre e solo sessisticamente al maschile) non rientrino nella categoria di persone separate.

L'analogo di quanto faceva notare 30 anni fa Alma Sabatini quando mostrava come si elencavano categorie sociali in maniera incongrua e discriminatoria: "studenti, anziani e donne", come se tra gli studenti e le persone anziane non ci fossero anche le donne, come se le donne non siano anche studenti e anziane.

Se pensate stia leggendo tra le righe qualcosa che non c'è leggiamo il sommario:
Civiltà Cattolica pubblica il colloquio che Bergoglio ha avuto lo scorso novembre con i Superiori Generali: "Ricordo il caso di una bambina molto triste la quale confidò alla maestra che la fidanzata della sua mamma non le voleva bene". Poi parla dei ragazzi figli di coppie divorziate: "Sono una percentuale elevatissima. Bisogna interrogarsi su come annunciare Cristo a una generazione che cambia"
Poi parla di altro, dice il sommario di Repubblica che fa di quello che per Bergoglio è un esempio unico due esempi diversi.

Per Bergoglio una donna può prima avere una bambina con un uomo, poi divorziare e avere una storia d'amore con una donna senza bisogno di dare definizioni né di cambiarle o dedurne l'incongruenza o la contraddittorietà.

Per la Repubblica si tratta di due cose diverse, separate, a se stanti.

Là dove Bergoglio unisce e vede persone, repubblica vede divorziati e gay.

I giornali italiani e non certo solamente Repubblica sono fatti coi piedi.

E così nonostante ben due raccomandazioni per i giornalisti e le giornaliste, una di Gaynet, e l'altra dell'Unar (in collaborazione con redattore sociale) si continuano a distinguere, separare, discriminare, e scrivere sciocchezze, come nel caso della moglie di De Blasi il nuovo sindaco di NYC definita ex-lesbica da Federico Rampini, sempre su Repubblica...

Più che essere riformata questa classe di giornalisti e giornaliste andrebbe completamente sostituita.

No. Non voglio sapere che fine fanno. Per quanto mi riguarda non permetterei loro nemmeno di cambiare la sabbia alla lettiera di Gastone.

Non si tratta di errori o di ingenuità. Si tratta di un modo di vedere le cose che è profondamente discriminatorio e offensivo.

Non so voi ma io non ne posso proprio più...


Un grazie a quid76 che mi ha segnalato l'articolo.

sabato 28 dicembre 2013

Ancora sul video contro l'omofobia Spegniamo l'odio di Arcigay. Una risposta a Eumene

Mi scrive Eumene che mi fa notare alcune cose sul video di Arigay da me analizzato che secondo lui ho tralasciato.

Dice Eumene

1) in calce alla descrizione del video su youtube c'è sempre stato l'elenco completo dei video con le facce degli omofobi e transfobi nel secondo stesso in cui pronunciano le frasi in questione.
Vero.
Peccato che questo elenco non sia desumibile dal video con un link in video (una di quelle funzioni "in più" messe a disposizione da youtube).

In ogni caso, anche con l'elenco delle fonti messo a disposizione in calce, nel video le facce delle voci omofobe continuano a non esserci.

Io analizzo il video non i suoi paratesti.


2) attivando i sottotitoli "Italiano: di chi sono le voci?" compaiono i nomi di chi pronuncia le frasi omotrasfobe e la descrizione che riporta se la frase è transfoba o omofoba.
Vero.

Di nuovo, peccato che di questa funzione nel video non c'è traccia. Se non me lo avesse scritto Eumene o se non curiosassi con le funzioni in più del video su Youtube non lo verrei a sapere.

Di nuovo, il video così come è privo di questi sottotitoli.
3) le frasi della Mussolini, della Santanché e dell'ascoltatrice di Radio Padania sono Transfobe e non Omofobe. Ne 40 secondi che ci eravamo prefissati come tempo (standard nella comunicazione efficace anche se poi sono divenuti 59), è necessaria una sintesi che fa passare in secondo piano il bisogno didascalico di fare dei distinguo tra omofobia e transfobia: parliamo d'odio e di spegnere l'odio proprio per affrontare la questione con un angolo più ampio, comprensibile e inclusivo.
Anche questo è vero.

Ad ascoltare le frasi pronunciate nel loro contesto originale le parole di Santanchè si riferiscono alle persone trans da lei indicate al maschile.


Però nel video quelle frasi, decontestualizzate, non sono immediatamente riconducibili alle persone trans, e non solo perchè ci si riferisce loro al maschile (come per i froci, facendo subito pensare a loro) ma perchè la parola trans non viene mai detta.

Eppure bastava prendere la frase di Santanché qualche secondo prima, come si vede nel video messo in elenco in calce.


Se si torna indietro di appena qualche secondo si sente Santanchè pronunciare la parola trans al maschile (i trans). Bastava far diventare il video di 62 secondi invece che di 59 e la parola trans sarebbe stata presente nel video e non assente come è in realtà.


4) la petizione ha raccolto finora quasi 30.000 firme: conoscete petizioni che hanno raccolto più adesioni per la legge contro l'omofobia e la transfobia?
E qui si parla di petizione e non di video.

Un video che non è stato fatto per pubblicizzare la petizione ma per misure  combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere così come previsto dalla Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Consiglio d'Europa, coi quali soldi il video è stato prodotto.
Nulla da ridire sul fatto che il video si colleghi anche alla petizione, tutt'altro.

Da un punto di vista di analisi dell'efficacia comunicativa il video non serve certo a informare sulla petizione (richiamata solamente alla fine nel bodycopy firma la petizione al parlamento) senza accennare minimamente al problema di una proposta di legge che già c'è ma che così com'è non serve  a niente e anzi indebolisce la già esistente Mancino...

Della petizione non voglio parlare  perchè il mio post verteva sul video e non sulla petizione collegata anche se, leggendo il testo riportato in calce al videol mi rendo conto che scopo precipuo del video è quello di fare endorsment alla petizione.
Come se la lotta contro la discriminazione si esaurisca con una legge contro l'omotransfobia e non con iniziative culturali a scuola e a lavoro oltre che in tv e sui media in generale...

Vediamo le varie frasi citate nel video più da vicino.

Nell'elenco ho evidenziato in rosso quelle relative alla transfobia.
"Faccia pulizia etnica dei culattoni!"
Omofobia diffusa dal Prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini
http://youtu.be/OdmLuZXb0Ak&t=9s

"l'omosessualità in realta è un disagio"
Omofobia diffusa dall'Avv. Giancarlo Cerrelli - Vicepresidente Giuristi Cattolici
http://youtu.be/T05UXNjIqR0?t=12m34s

frocio di merda, senza offesa per i gay eh
Omofobia diffusa da Pino Scotto mentre risponde ad un insulto omofobo
http://youtu.be/31D6Z0WNF6g?t=9s

"questi cessi umani, questi aborti di natura, immondi"
Transfobia diffusa da ascoltatrice di Radio Padania mentre offende persone Trans
http://youtu.be/k_jXOWjh97A?t=1m2s


"tu sì ricchione, io no!"
Omofobia diffusa da Mariano Apicella mentre offende Malgioglio:
http://youtu.be/afrKmmVgQlk?t=0m49s

"sono malati!"
Omofobia diffusa da Romano La Russa
http://youtu.be/4Fg1f4ZpJKo&t=2m13s

"con quel sorrisino da checca isterica"
Omofobia diffusa da Vittorio Sgarbi mentre offende Gianni Barbacetto:
http://youtu.be/9pRagS8rYic?t=3m36s

"l'omosessualità è una delle tante malattie che contrae l'essere umano. è una malattia proprio"
Omofobia diffusa da Padre Livio mentre trasmette da Radio Maria:
http://youtu.be/3ArB9nH5xWw?t=3m44s

"Vorrei l'anatema della chiesa. e la chiesa tace!"
Omofobia diffusa dal Prosindaco di Treviso Gentilini in TV
http://youtu.be/Nyy1jjIBFDM?t=1m41s

"cosa ne pensa delle coppie gay?"
"che vanno atterrate, annientate!" "viva la famiglia, abbasso i gay"
Omofobia diffusa da una Suora al Family Day
http://youtu.be/8rDvLbC1cho?t=5s

"io dico: pe'mme voi fate schifo come donne, perché la vostra intimità dovete farla a casa al chiuso"
Omofobia diffusa da un Edicolante a Napoli
http://youtu.be/VN0f3lDYolc?t=3m24s

"si veste da donna e crede di poter dire tutto quello che vuole"
Transfobia diffusa da Alessandra Mussolini mentre offende Vladimir Luxuria
http://youtu.be/qQ6tIeezknc?t=4m55s

"meglio fascista che frocio"
Omofobia diffusa da Alessandra Mussolini mentre offende Vladimir Luxuria
http://youtu.be/qQ6tIeezknc&t=5m6s

"parliamo di persone malate!"
Transfobia diffusa da Daniela Santanché
http://youtu.be/gXHQ_9eW4ow?t=2m32s

3 su 14. Un po' poche.

Di questi 3 uno è discutibile.


"si veste da donna e crede di poter dire tutto quello che vuole"
Transfobia diffusa da Alessandra Mussolini mentre offende Vladimir Luxuria
http://youtu.be/qQ6tIeezknc?t=4m55s



Non credo che Mussolini si riferisse a Vladimir come a una trans, ma come a un frocio travestito (che con la transessualità non c'entra nulla).

E' capzioso dunque catalogare questo insulto omofobo come transfobico.

Gli altri due sono insulti contro persone trans ma visto che nelle frasi citate la parola trans non viene mai detta, diciamo che rispetto i froci, culattoni, che sono inequivocabilmente parole omofobiche le persone trans nel video hanno meno visibilità (udibilità?) rispetto le persone omosessuali.

Per inciso, le persone omosessuali maschili.

Perchè tra gli insulti scelti nessuno si rivolge specificamente alle lesbiche che sono annoverate in automatico nel macro contenitore omosessualità.

A rigor di analisi nemmeno le lesbiche sono menzionate e anche loro hanno dunque minore udibilità dei gay anche se rientrano nella macro categoria omosessualità (maschile E femminile) e lo sono dunque più delle persone trans la cui parola non viene mai menzionata se non nel body copy alla fine del video.

Ecco dunque una implicita e forse inconscia scaletta di priorità

gay
lesbiche trans (se proprio ne devo parlare visto che faccio 3 esempi su 14... che non sono specifici sulle persone trans ma vanno bene anche per quelle omosessuali)

Anche la frase  voi come donne mi fate schifo si riferisce ai femminielli...

Eumene fa a un certo punto una considerazione che la dice lunga sulla filosofia del video.
Ne 40 secondi che ci eravamo prefissati come tempo (standard nella comunicazione efficace anche se poi sono divenuti 59), è necessaria una sintesi che fa passare in secondo piano il bisogno didascalico di fare dei distinguo tra omofobia e transfobia: parliamo d'odio e di spegnere l'odio proprio per affrontare la questione con un angolo più ampio, comprensibile e inclusivo.
Dunque prima dice che in 40 secondi poi diventati 59 non c'era tempo per mettere la parola trans nel video, poi afferma il contrario e considera che distinguere tra omofobia e transfobia sia un bisogno didascalico.
Credo che Eumene usi questo aggettivo secondo il suo significato esteso e negativo di pedante saccente come riportato dal dizionario Sabatini-Coletti online.

Non certo nel suo significato positivo  (primo lemma della stessa voce nello stesso dizionario) di Volto a spiegare, a far capire, a facilitare l'apprendimento che, nel caso di un video volto a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere è una cosa non solo gradita ma richiesta.

Ecco se anche negli apparati di sostegno e integrazione al video si confonde travestitismo con transessualità è segno che certi concetti vadano distinti perchè distinguere tra orientamento sessuale e identità di genere non è solo un passo necessario per comprendere e rispettare le persone ma fa parte anche di quello scopo di combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere come vuole il Consiglio d'Europa che quel video ha finanziato.
Insomma la considerazione di Eumene che froci e tran sono la stessa cosa ha dello sconcertate e del transfobico perchè con la scusa di affrontare la questione con un angolo più ampio, comprensibile e inclusivo in realtà si sovrappongono cose (orientamento sessuale e identità di genere) che nel mondo reale sono e devono restare distinte con il risultato di rendere nulla la udibilità delle trans.
 
Il linguaggio di Eumene, già.

A parte il fastidiosissimo sessismo dell'articolo la solo per le donne (quella che Sabatini chiamava asimmetria di genere)
le frasi della Mussolini, della Santanché
c'è quell'uso altrettanto fastidioso del maschile come sostituto del femminile 
 l'elenco completo dei video con le facce degli omofobi e transfobi.
Omofobo ha il femminile omofoba omofobe.

Transfobo (al posto del più felice transfobico) ha il femminile transfoba transfobe.

Nel commento da me fatto a Eumene ierisera ho erroneamente percepito transfobi come termine epiceno (bigenere). Ed ecco dimostrato come dico sempre che io sono il primo a sbagliare...
 
Ribadisco che l'idea di usare la grafica senza mettere le facce fotografiche delle persone omotransfobiche (vedete come è facile scrivere in maniera non sessista?)  e quella delle vittime di tanto odio continua nella tradizione di invisibilità cui i media da sempre relegano le persone trans e omosessuali con l'unica eccezione del clown come ha ricordato benissimo Daniele Silvestri nella sua canzone Gino e L'alfetta.
preferisci pensare
che un gay sia una sorta di errore
una cosa immorale
o nel caso migliore
un giullare, un fenomeno da baraccone
e lo tollererai solo in quanto eccezione
e lo tollererai solo in televisione
lo chiamano gay
e tu pensi ricchione

A dimostrazione che anche gli etero possono capire quello che qualche militante lgbt piccato perchè ho fatto le pulci al suo video non riesce a comprendere.

Visibilità, nominabilità, precisione nei nomi, sono strumenti fondamentali in ogni campagna di informazione.

La lotta alla discriminazione la si fa informando.

venerdì 27 dicembre 2013

Oggi il funerale (cattolico) di Andrea la ragazza trans senza fissa dimora uccisa nei pressi della Stazione Termini la scorsa estate. La buona notizia non c'è invece tutte si lasciano smuovere dalla gioia.

Di Andrea avevo già avuto modo di parlare, purtroppo in occasione del suo omicidio, avvenuto tra il 28 e il 29 luglio 2013, quando il suo cadavere è stato trovato alla Stazione Termini di Roma.

Ne avevo parlato su Pasaniniland e anche qui in due distinte occasioni.

Di Andrea poi si è parlato molto poco.
Le indagini sono a un punto fermo, e la bara col suo corpo rimane al Verano per tutti questi mesi mentre dall'Italia si cercando i suoi parenti in Colombia.

Più che lamentarsi dell'ennesima trans uccisa, ci si lamenta (anche sui social network, anche nelle pagine della militanza di sinistra) del fatto che al corpo di Andrea (cioè al cadavere) non sia ancora stato fatto il rito funebre senza distinguere tra rito civile e rito religioso.

Per tutte, anche per certe compagne mangiapreti, quelle che per criticare la Chiesa ricordano la pedofilia nella curia, poco importa se a officiare il rito funebre ci sia un prete o una persona laica, come prevede il rito laico.
Insomma siamo tutte così cattoliche che anche le comuniste più anticlericali sul funerale cadono con entrambe le scarpe (di Prada).

Il funerale non è stato ancora fatto perchè prima di tumulare la bara si cercava di rintracciare qualche familiare della morta. Molte persone e militanti, non pensando a questo dettaglio, leggevano il ritardo del rito funebre come un indice di mancato rispetto e disinteresse.

Insomma il detto prima di aprire la bocca controllare che il cervello sia collegato è sempre attuale e su facebook diventa un imperativo categorico.

Dopo mesi di attesa leggo oggi sui giornali (ma la notizia è di ieri) che oggi, alle 15 si celebrerà un funerale religioso per Andrea.

Negli articolo, tutti con un linguaggio discriminatorio, alcuni più di altri, si ricorda la morte violenta di Andrea ma non si spiega con sufficienza il perchè dell'attesa e, soprattutto della sua fine, per i funerali.

Maria Gabriella Lanza che fu la prima a dare notizia della sua morte, avendola intervistata solo pochi giorni prima dell'omicidio per il redattore sociale, sullo stesso sito online spiega l'attesa e la sua conclusione così:
Per cinque mesi il suo corpo è rimasto nella camera mortuaria dell’obitorio del Verano: l’ambasciata colombiana stava cercando di rintracciare i familiari, gli amici, qualcuno che la conosceva, ma Andrea era sola al mondo.
Strano, perchè l'articolo scritto da Lanza in occasione dell'omicidio di Andrea  si apre così:
Chissà a cosa pensava Andrea ogni notte prima di addormentarsi sopra il suo cartone davanti alla stazione Termini di Roma. Forse pensava alla famiglia in Colombia, a sua madre e a suo padre lasciati quattro anni fa per trovare fortuna in Italia.
Insomma ci sono un padre e una madre lasciati quattro anni fa per trovare fortuna in Italia (Lanza versione 31 luglio 2013) o Andrea era sola al mondo (Lanza versione 16 dicembre 2013)?

Magari i genitori c'erano quattro anni fa e oggi l'ambasciata colombiana ha scoperto che sono morti, ma se è andata così perchè non dirlo?

Perchè questo vorrebbe dire fare informazione mentre in Italia si deve solo continuare ad alimentare il pregiudizio e il luogo comune.

Così una notizia triste: interrotte le ricerche dei parenti di Andrea che non hanno dato risultato alcuno il cadavere può essere finalmente tumulato si parla di bella notizia:


Dopo 5 mesi funerali per Andrea, la transessuale uccisa a Termini
Era stata ammazzata a bastonate lo scorso 29 luglio, ed era sola al mondo. Esequie celebrate venerdì 27 alle 15 alla chiesa del Gesù da padre Giovanni La Manna del Centro Astalli. Cerimonia offerta dal Cesv e dalla Caritas di Roma
Questo il titolo e il sommario dell'articolo di Lanza.


La cerimonia offerta dal Cesv e dall Caritas naturalmente è una cerimonia religiosa.
A celebrare la cerimonia sarà padre Giovanni La Manna, presidente del centro Astalli
A caval donato non si guarda in bocca...

Mi chiedo però se i soldi offerti da Cesv e Caritas coprano le spese della cerimonia funebre o anche la tumulazione o se quella rimane a carico del Comune di Roma come prevede la legge in caso di povertà del cadavere e di mancanza di parenti, o amiche pronte a pagare...

Insomma altro che informazione... Di cose da dire ce ne sarebbero se solo chi scrive questi articoli facesse davvero dell'informazione. Basterebbe chiamare il Cesv (che però è chiuso fino al 31...) o contattare la Caritas o l'ufficio stampa del Comune.

Potrei farlo io ma io sono un blogger e non un giornalista a me non è detto che rispondano...

Comunque sia, soldi a parte e cerimonia religiosa offerta a nessuna è venuto in mente di cheidersi quale cerimonia funebre avrebbe voluto Andrea, se una religiosa (il che non vuol dire necessariamente cattolica) o laica.
E se è il Comune  a pagare non si capisce perchè la cerimonia deve essere religiosa e non laica.
Soprattutto se non si conosce il desiderio della morta. Altra informazione che non viene data...

Purtroppo c'è ancora altro da dire.

Anche altri siti e i quotidiani hanno riportato la notizia e c'è un giornalista transfobico Rinaldo Frignani che sul Corriere scrive un articolo il cui titolo recita:
Trans ucciso alla stazione I funerali dopo cinque mesi
Ucciso al maschile.

Va beh, direte, i titoli non li fanno i giornalisti. Vero. Ma nell'articolo si legge:

L’avevano trovato morto, ucciso a bastonate, dietro i pannelli di un cantiere sul marciapiede del binario 10 della stazione Termini. Era l’alba del 29 luglio scorso e da allora degli assassini di Andrea Quintero, transessuale colombiano di 30 anni, non è stata trovata traccia. (i corsivi sono miei).

Questo giornalista transfobico oggi non ha più giustificazione alcuna perchè L'Unar (organo governativo) ha pubblicato delle splendide Linee guida  per una informazione rispettosa delle persone lgbt nelle quali si legge che

Per la transessualità vale il principio dell’identità.
Se la persona di cui si parla transita dal maschile al femminile, non importa in che fase della transizione si trovi, né se si sta sottoponendo all’iter della  riassegnazione  chirurgica  del  sesso,  se  lei sente  di  essere  una  donna  va  trattata  come  tale.
Lo stesso vale per la transizione female to male [precedentemente definita].
Come principio, quindi, è corretto utilizzare pronomi, articoli, aggettivi coerenti con l’apparenza della persona e con la sua espressione di genere.
Quando questo risulta difficile al/alla giornalista, la soluzione è denominare la persona nel modo in cui preferisce essere appellata.
E infine, sarebbe bene ricordare sempre che appunto di persone  stiamo  parlando:  piuttosto  che  il/la  trans  o  il/la transessuale, parliamo di PERSONA TRANSESSUALE.
Da ora in poi una giornalista  che non segua queste regole lo fa PER SCELTA e non per ignoranza e dunque non ha più giustificazione alcuna.

Fa discriminazione e va censurata.


Purtroppo, o per fortuna, il male non sta mai solo da una parte, e nonostante gli accordi grammaticali transfobici, Frignan dà nel suo articolo alcune informazioni che Lanza nel suo si guarda bene dal dare.

Intanto ricorda che 
Oltre alle esigenze investigative, a non consentire i funerali in un tempo più breve è stato anche il fatto che i familiari di Andrea non hanno ma chiesto la restituzione della salma alle autorità italiane.
Quindi mia cara Lanza i genitori ci sono eccome!

Il fatto che non abbiano richiesto la salma alle autorità italiane non è detto significhi necessariamente un disinteresse può trattarsi anche di una impossibilità economica visto che il volto speciale transcontinentale di una salma  non deve costare proprio due euro...

Allora, mi chiedo, invece di pagare i preti per fare un funerale religioso qui perchè non si è pagato il volo per far rientrare la salma al suo paese di origine?

Ecco altri dati che non sono stati forniti...

Nell'articolo leggiamo però anche altro:
Per venerdì pomeriggio, dopo cinque mesi, la Caritas diocesana di Roma ha organizzato le esequie di Andrea nella chiesa del Gesù in piazza del Gesù. L’appuntamento è per le 15 ed è prevista la partecipazione del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, del sindaco Ignazio Marino e del presidente della Caritas romana monsignor Enrico Feroci.

Non il funerale tra persone semplici come dice Lanza nel suo di articolo
A darle un ultimo saluto venerdì 27 dicembre ci saranno i suoi compagni di viaggio, senzatetto che dormono alla stazione Termini e che con lei hanno condiviso parte della loro vita, e tutte le persone che vorranno stringersi ad Andrea almeno ora.
Ci saranno anche il sindaco di Roma una Ministra del Governo italiano per tacere di un'altra sottana cattolica.

Insomma nelle poche informazioni date si capisce che

1) dopo 5 mesi di inutile attesa il cadavere di Andrea può finalmente essere seppellito senza che nessno dalla Colombia ne abbia reclamato il corpo.

2) La cerimonia funebre sarà religiosa e non laica.

3) Le autorità che finora si sono disinteressate ad Andrea adesso presenziano al suo funerale, cattolico.



In merito alla mia contrarietà al rito cattolico e non laico non c'è solo il mio anticlericalismo ma il rispetto per Andrea che in quanto trans era discriminata dalla chiesa cattolica che sulle persone trans ha detto nelle parole di Ratzinger che è solo Dio che decide chi è uomo e chi donna.


Alla faccia della buona notizia!


sabato 21 dicembre 2013

Ma la notizia qual è?!?! Sull'ennesimo caso di aggressione ai danni di un ragazzo perchè gay.

Spesso quando la stampa riporta di aggressioni ai danni di ragazzi per matrice omofoba a Roma, queste notizie vengono date sempre secondo lo stesso pattern dove

1) l'omosessualità della vittima viene data per scontata

2) si parla del Gay Center che diventa improvvisamente l'argomento della notizia.

Non mi credete?
Fate bene.
Diffidare bisogna.

Leggiamo insieme dell'ultimo caso di aggressione omofoba.

Poi mi direte se mi sbaglio, può anche essere.

Prendiamo il Messaggero, quotidiano di Roma, che titola:
Picchiato perché gay a Roma: «Ero a terra fermo per la paura».
Che vuol dire picchiato perchè gay? Che la vittima è stata picchiata a causa (perchè) della sua omosessualità.

Che ci siano persone che odiano i gay tanto di picchiarlo lo sappiamo sin troppo bene.

Quello, però, che  mi chiedo sempre in questi casi è qual è l'elemento scatenante.

Ovvero cosa è che fa scattare l'odio omofobo?
Qual è il marcatore gay (se mi perdonate la brutalità semplificatoria) che tradisce la vittima come gay?

Non è una domanda oziosa la mia.

Perchè i marcatori gay sono tanti e spesso sono presunti e identificano come gay persone che magari gay non sono.

E non dico questo certo per minimizzare il portato omfobico dell'aggressione, la verità della matrice omofoba, lo dico per sottolineare che l'omofobia non riguarda solo i froci e le lesbiche ma tutte quelle persone che, a torto o a ragione, vengono percepite come tali.

Dunque cosa è che, in questo caso specifico, ha fatto identificare la vittima come gay scatenando l'aggressione che ne è seguita?

Leggendo l'articolo non lo si capisce.

Si dà per scontato che la vittima sia gay.


Come sei i gay sono gay tutti nello stesso modo: tutti effeminati o tutti di rosa vestiti o tutti coi capelli lunghi o la sciarpa Rainbow o il culo di fuori, fate voi. Continua il Messaggero:
Un ventenne romano è stato aggredito giovedì 12 dicembre alle 19,30 perché gay.
Basta la parola. Ma io insisto. Qual è l'elemento che lo ha fatto identificare come gay agli occhi dell'aggressore?

Mistero.
L'unico indizio è che l'aggressore sui trentanni, gridava «frocio» e non si fermava. 

Altri quotidiani non sciolgono il mistero.
La vittima, uno studente di vent’anni, è stato aggredito da un uomo che, stando a quanto raccontato, cominciato ad insultato e poi a colpirlo con violenza fino rompergli gli occhiali e provocargli contusioni su varie parti del corpo. (Roma Capitale)
Cioè basta dire di un ragazzo che è gay per bypassare il criterio con cui viene identificato come tale...
Porta Maggiore: gay 20enne aggredito in strada
Ancora un'aggressione omofobica nella Capitale. Ad essere pestato per il semplice fatto di essere gay uno studente romano di 20 anni picchiato ed insultato in zona Porta Maggiore. (Roma Today, i neretti sono nel testo)
Aggredito a Roma perché "gay". Vittima un ragazzo di 20 anni.  (Repubblica)
Per Repubblica la  parola gay è addirittura messa tra virgolette, come non identificasse nemmeno una identità precisa, ma solo approssimata.

Questo modo di raccontare le aggressioni omettendo il particolare fondamentale di specificare cosa fa percepire la vittima come gay, lascia  intendere che un gay si vede, che si capisce quando uno è gay, confermando tutta una serie di luoghi comuni che, da un lato discriminato le persone gay, dall'altro annoverano tra le persone gay tutte quelle non corrispondenti allo stereotipo del non gay.

Non chiedersi l'elemento distintivo esteriore della persona ma proporre come spiegazione necessaria e sufficiente la gaiezza tout-court mette l'omofobia tra parentesi addebitando alla omosessualità l'evidenza della propria condizione.

Aggredito perchè gay, perchè i gay attirano le botte come i magneti attirano i metalli.

Se si specificasse sempre il marcatore, che di solito è un capo di vestiario o un atteggiamento non considerato consono al sesso maschile o magari uno sguardo considerato troppo lungo (aho che te guardi, frocio?) ci si renderebbe conto dell'idiozia, della futilità di una aggressione scatenata da una mano piegata, un capello troppo lungo, una maglietta troppo attillata o troppo colorata.

Quel perchè gay dà una spiegazione logica. Peggio. Giustifica.

Perché l'hanno menato? Perché gay.

Ah. Ora è chiaro. I gay - si sa - di solito li si picchia, a loro piace...

Certo se la stampa e internet quando parlando di gay pubblicano sempre foto come queste (le prime che compaiono su google digitando la parola gay) basta davvero la parola, non c'è bisogno di chiederselo.



Questa rappresentazione stereotipata e iperbolica dell'omosessualità è una discriminazione tanto quanto il dare per scontato che se uno è gay si vede. 

Questo accade sempre in ogni articolo che racconta un'aggressione omofoba italiana.

A Roma però succede quasi sempre un'altra cosa strana.

Uno slittamento del discorso che dall'aggressione alla vittima perchè gay porta a parlar d'altro.

Si parla del Gay Center che ha denunciato la notizia (verbo furbo quando in realtà il Gay center si limita a dare notizia con un comunicato stampa, del quale sul suo sito di solito non ce traccia) facendosi pubblicità, quando non found-rising, secondo sempre lo stesso copione...

Prima si sottolinea come oltre alla denuncia alle forze dell'ordine (quando se ne parla, perchè spesso nemmeno si dice se la vittima ha sporto denuncia) la vittima ha
raccontato l’accaduto alla linea verde anti omofobia Gay Help Line (800.713.713) che gli ha garantito l’assistenza legale.
(di)mostrando così come quelli del Gay Center ci tengono di più delle forze dell'ordine tramiteun dettaglio tecnico:
Gli avvocati Mario Miano e Michelina Stefania hanno fatto richiesta di sequestro delle immagini rilevate dalle telecamere degli esercenti della zona. (il Messaggero)
La denuncia, cioè la notizia, non viene data dalla polizia, ma dal Gay Center
La denuncia è arrivata dal Gay center,(Roma Today)
che ha sempre toni apocalitticiPorta Maggiore: gay 20enne aggredito in strada
La denuncia da parte del Gay Center che lancia l'allarme sulle aggressioni avvenute nella Capitale nel 2013 (Roma Capitale).
Senza fornire uno straccio di prova dei dati riportati (sul sito del Gay Center né su quello della Gay Help Line non se ne trova traccia, una mia mail di settembre è rimasta senza risposta)  si parla dei casi di omofobia di cui il Gay Center sembra esserne l'unico a conoscenza 
Oltre 50 le aggressioni omofobe a Roma nel 2013. Il dato è rilevato dal Gay Center, che sottolinea come poche di queste aggressioni sono poi oggetto di denuncia.  (il Messaggero)
Se si deve fare un bilancio di quest'anno, "sono state oltre 50 le aggressioni solo a Roma - ha riferito ancora l'associazione - di cui poche denunciate alle forze dell'ordine. Oltre 100 i casi di bullismo nella capitale e almeno 7 i casi di suicidio o tentato suicidio di cui solo 4 noti alle cronache. Gay help line ha ricevuto da tutta Italia oltre 20 mila contatti per richiesta di sostegno di vario tipo. Molti casi riguardano soprattutto i più giovani, per questo c'è bisogno anche di un intervento di mediazione familiare, soprattutto quando i ragazzi non hanno fatto coming out in famiglia, anche per evitare che le aggressioni non vengano denunciate, oltre alle azioni dovute per episodi di discriminazione subite in famiglia".
(Repubblica)
Insomma il Gay Center appare un'associazione fichissima, autorevole, cui la stampa riconosce una rappresentanza che non ha e che nessuno si è mai sognato di darle,  che è a conoscenza di più dati della polizia e dell'Oscad (che però, a differenza di Gay Center le cifre le mettono a disposizione sui loro siti) , che ha avvocati cazzuti che addirittura sequestrano le telecamere (la polizia e la magistratura, invece, mica ci hanno pensato)...

E improvvisamente dall'aggressione al ragazzo perchè gay si passa alla pubblicità del Gay Center con tanto di richiesta di fondi.
Sul contrasto all'omofobia - dice Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center - c'è bisogno di un maggiore intervento delle Istituzioni, che supporti anche l'azione di volontari e associazioni. Su questo chiediamo un incontro con il sindaco Marino e l'assessore Cattoi.  (il Messaggero)
Cioè richiesta di fondi (altri fondi) per loro...

Del ragazzo rappresentato dal Gay Center non sentiremo più parlare (il Gay Center non ci informa mai sull'efficacia delle strategie dichiarate dai cazzuti avvocati) né sui giornali né sul sito del Gay Center.
Fino alla prossima aggressione e alla prossima elencazione di quanto so fighi e bravi quelli del Gay Center e della Gay Help Line...

Ora, vi chiedo, a voi non viene un po' da vomitare?

venerdì 20 dicembre 2013

Il nuovo video contro l'omofobia di Arcigay.
Una comunicazione ancora inefficace


Finanziato dal Progetto LGBT del Consiglio d’Europa nell’ambito delle attività previste dalla Raccomandazione CM/Rec(2010)5 agli Stati membri sulle misure volte a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, Arcigay ha presentato il video “Spegniamo l’odio!” definito, sul suo sito,  contro l’omotransfobia anche se nel video di transofbia non c'è traccia.

Gli autori materiali  sono i Latte creative, un gruppo di web creative, composto esclusivamente da uomini, come si evince nel loro sito, in inglese,  sito nel quale del video in questione però non v'è traccia...


Guardiamo il video e poi analizziamolo insieme.



Il video riporta alcune delle dichiarazioni omofobe  (e non trasnfobiche) diffuse dai mass media generalisti pronunciate da Vittorio Sgarbi, Daniela Santanchè, Giancarlo Gentilini, Giancarlo Cerrelli, Pino Scotto, Mariano Apicella, Romano La Russa, Padre Livio (di Radio Maria) e Alessandra Mussolini.

Le loro parole fuoriescono da uno schermo tv disegnato di profilo e colpiscono la sagoma naif e asessuata di una persona.
Alla fine la tv così come è stata accesa viene spenta e compare l'headline Spegniamo l'odio,



spiegato dal bodycopy


Omofobia e Transfobia (che nel video non c'è...) non sono un'opinione. Firma la petizione al Parlamento ...e non arrenderti mai all'odio.

Se il concetto che la tv riversa nelle case e nelle teste della cittadinanza italiana l'odio omofobico è ben sviluppato da un'idea grafica che mostra le parole estrudere dalla tv in maniera aggressiva e schiacciante, ai danni di una sagoma indifesa sballottata di qua e di là, la parte grafica dello spot prende la mano ai creative (nessun sessismo, sono tutti uomini) con uno sconcertante effetto di censura.

Censura dei volti di chi quelle parole le ha pronunciate che così perdono peso, nonostante il sostegno grafico, proprio perchè, a differenza che quando quelle parole sono state pronunciate, qui nello spot gli omofobi e le omofobe non ci mettono la faccia.

Lo spot ottiene così un effetto spersonalizzante che dà alle parole dette la leggerezza disimpegnante del sentito dire, del ti dico il peccato ma non il peccatore.Non mostrare le facce di chi ha detto le porcate omofobe riportate nello spot dà loro un ineluttabile un effetto privacy che tutela le persone che le hanno dette che non sono facilmente riconoscibili in voce tranne l'onorevole Mussolini nominata da Vespa.

Questa anonimizzazione delle persone omofobe sposta tutta la responsabilità al canale emettitore (la tv) e ne esime chi quelle parole le ha dette dimostrando l'esatto contrario del headline:
queste parole dette sono una opinione diffusa e anonima, perchè generalizzate e uniformemente diffuse tanto che non c'è bisogno di riportare le facce di chi le ha dette perchè tanto le dicono e le pensano un po' tutti e tutte...

Ognuno e ognuna deve sempre invece essere riportato e riportata alla responsabilità di quanto dice e pensa mettendoci almeno la faccia, faccia che ogni singola persona le cui parole sono riportate in audio originariamente ci hanno messo (a parte quelle di chi ha parlato in radio beninteso...).

Ma l'impronta grafica di questo spot ha un effetto ben più grave.

Mancano le persone che queste parole colpiscono e schiacciano, i volti dei tanti uomini e donne che, in quanto persone omosessuali, sono state picchiate, aggredite, istigate al suicidio e uccise.

L'anonimizzazione delle vittime delle parole di omofobia rende il reato stesso dell'omofobia un reato non contro le persone ma paradossalmente un reato di opinione che non colpisce una persona concreta in carne ed ossa che con la sua datità di essere umano (e donnano) ma colpisce una categoria astratta e ideale rappresentate da una sagoma anonima che non han un peso sociale tanto da non apparire nememno in video.

Privilegiare le parole di odio fatte risaltare da una serie di pattern grafici carini e fantasiosi senza dare visibilità alle persone omosessuali che da quelle parole sono colpite relega ancora una volta le perosne omosessuali all'invisibilità, alla censura, alla non esistenza.

Mi chiedo come è venuto in mente a questi geni del web design di usare il video che sono precipuamente immagini in movimento e rinunciare all'icasticità della fotografia come se non ci fossero a disposizione foto di persone omosessuali ammazzate o picchiate...


Finché le  parola frocio di merda fanno cadere la sagoma asessuata di un omino nessuno si sente chiamato in causa perchè nessuna persona concreta e reale viene mostrata come vittima in carne ed ossa confermando che le parole omofobe colpiscono le idee e non le persone un po' come lo stupro quando era ancora reato contro la morale e non contro la persona.

Un autogol dei più clamorosi insomma dei quali bisogna pure che la cittadinanza italiana tutta inizi a chiedere d'onde a chi spende così male i soldi della comunità europea che sono soldi nostri per fare dei video graficamente carini e non dei messaggi politici efficaci.

Lettera aperta al "giornalista" Cristiano Gatti.

Leggo il suo articolo Gay e "omogenitori" Il lessico ipocrita imposto per legge  pubblicato ieri sul Giornale e non posso non notare la malafede e il fastidio presuntuoso col quale ha accolto le linee guida dell'Unar, che, come dice la parola, non sono una legge ma un invito, un consiglio, una esortazione.

Una esortazione di cui lei non capisce il senso, non per lo scetticismo con cui ne parla nel suo pezzo, ma perchè la riduce a una questione di politicamente corretto, cioè di forma, e non di sostanza, cioè di persone cui certe parole si riferiscono.

Senza entrare nel merito delle Linee guida, che lei semplifica e svilisce, voglio farle notare la discriminazione e gli errori lessicali e semantici che lei compie nel suo pezzo usando le sue stesse argomentazioni contro le linee guida.


Lei dice che al di là delle parole quello che conta  è che con tutti quanti (...)[serve] prima di tutto e sopra a tutto un grande rispetto.

Ha perfettamente ragione! Il guaio è che lei nel suo articolo manca di rispetto almeno quattro volte.

1) Lei suggerisce al posto dell'acronimo Lgbt di usare la definizione generale di sessualità diversa.


L'aggettivo diversa è giudicante e esprime una sua idea non una informazione.

Se lei vuole fare il giornalista e fare dunque informazione dovrebbe riferirsi non alla sua opinione (una opinione non qualificata...) dovrebbe, anzi, deve riferirsi alla definizione data no, non dall'Unar, ma dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che parla delle omosessualità come di una variante naturale del comportamento umano. Altro che diversità.

2 Comportamento, non sessualità. Già.
Lei riduce le omosessualità  (il plurale, che le potrà risultare strano, sta a indicare sia l'omosessualità maschile che quella femminile) a una questione di sesso, ma ogni orientamento sessuale, anche il suo, non riguarda solamente la sfera sessuale ma anche quella affettiva e sentimentale, o, se preferisce, relazionale.
Le persone non etero, proprio come quelle etero, non fanno solo sesso, ma si innamorano, mettono su famiglia e fanno figli.
Non per lei che fa delle persone omosessuali dei grandi assatanati e delle grandi assatanate di sesso e basta.
Se non è mancanza di rispetto questa...

3)  Outing e Coming Out sono due parole straniere con due significati diversi. Lei può usarle come sinonimi quanto le pare cioè non toglie che se lo fa sbaglia.
A proposito nella sua definizione di outing manca una parte fondamentale. Il motivo per cui si fa outing a qualcuno è un motivo politico: si fa outing a qualche personaggio pubblico che parla negativamente dell'omosessualità e poi magari va a letto con persone del suo stesso sesso.
L'outing serve a denunciare l'ipocrisia non già l'omosessualità di per sé. Ma lei questo si vede bene da dirlo.
Per lei quel che conta è che Tizio è gay poco importa se lo dice lui o se lo dicono altri per dimostrane l'ipocrisia visto che Tizio parla pubblicamente male dell'omosessualità.

Una distinzione troppo sottile per lei che, dopotutto, pensa che l'omosessualità sia solamente una diversità che riguarda il sesso (la chiama anche inclinazione sessuale)...


Anche questo minimizzare è una mancanza di rispetto...


4) La questione dell'articolo davanti la parola transessuale è molto semplice.
Se le persone transessuali transitano dal sesso biologico all'altro sesso indicarle usando il sesso di partenza e non quello di approdo ricorda loro che non sono davvero quello che vorrebbero essere ma quello da cui stanno cercando di allontanarsi...
Anche qui si tratta di una forma di rispetto.


Per lei invece è una dissertazione molto interessante, dissertazione cioè Ampia, approfondita, dotta trattazione di un argomento letterario o scientifico un modo molto sottile per minimizzare una questione che lei non ritiene importante. Ma non è detto che non lo sia solo perchè non lo è per lei (e torniamo alle sue opinioni e non all'informazione...)

Visto che lei dimostra di sapere usare i registri linguistici della lingua italiana in maniera molto efficace perchè non può soffermarsi per imparare dei termini che le risulteranno nuovi, ostici, ma non per questo sono inutili o secondari?
Anche questa è una mancanza di rispetto fatta con astuzia lessicale.


Infine c'è un'altra questione che sicuramente le apparirà come fumo negli occhi.
Il suo linguaggio sessista.

Il fatto cioè che lei usa il maschile e solo il maschile anche per indicare le persone di sesso femminile: quando ricorda il rispetto da usare con determinate categorie lei le elenca sempre e solo al maschile:
con gli omosessuali come con gli eterosessuali, con i bambini come con gli anziani, con i  bianchi come con i neri, dimenticando che ci sono anche le lesbiche  e le eterosessuali,  le bambine e le anziane, le bianche e le neri. 

Questo uso sessista della lingua - ci sono linee guida anche in questo ambito, questa volta redatte dalla comunità europea, per tacer del libro di Alma Sabatini Il sessimo della lingua italiana pubblicato dal Senato della nostra Repubblica (mi chiedo se reputerà non pertinente anche questo editore come l'Unar nel caso delle questioni Lgbt) - la induce in errore tanto da farle affermare che per lei non è necessario usare tutti i termini dell'acronimo lgbt in quanto basta usare i banali termini gay e omosessuale.

Gay  e omosessuale escludono per sessismo le donne (che in italiano si chiamano lesbiche) ed escludono le altre persone  non etero, come quelle bisex.

Qui non si tratta solo di mancanza di rispetto ma di omissione, di discriminazione.

Insomma da tutte le osservazioni piccate che lei fa nel suo articolo, nel quale continua artatamente a discriminare e offendere le persone lgbt mi sembra proprio che di queste linee guida dell'Unar ci sia maledettamente bisogno.

Delle due l'una.

O lei è del tutto deficiente  nel senso letterale del termine, persona che deficita di informazioni e va dunque evinta a un uso pertinente della lingua italiana per motivi di rispetto cioè di sostanza e non di forma come lei pretende;
oppure lei è un omofobo sfrontato che pretende di avere il diritto di continuare a discriminare e offendere le persone non eterosessuali con un uso furbetto e sottile della lingua italiana irridendo a questioni importante minimizzandole dall'alto della sua spocchia omonegativa.

In ogni caso l'Unar che è lo Stato italiano, mica un'associazione qualsiasi di gay, le dice che, in quanto giornalista e non privato cittadino,  deve iniziare a imparare a cambiare stile e metodo e rispettare finalmente lesbiche gay bisex e trans.

Se non le sta bene può sempre cambiare mestiere.


giovedì 12 dicembre 2013

Ma una stampa che non sa informare a che cosa serve? Sulla notizia dei matrimoni tra persone dello stesso sesso dichiarati incostituzionali in Australia

Dopo la smentita dei dati riportati da Corriere della sera e Sole24 ore fatta dal sottoscritto che ha dovuto scomodare l'Istituto Superiore della Sanità per verificare i dati e il trend sulla diffusione del virus Hiv nel nostro paese (ne parlo dettagliatamente su gaiaitalia) ecco un'altra notizia loffia per correggere la quale basta una piccola consultazione su internet per risalire alla notizia vera e non a quella distorta per grossolana superficialità, dalla stampa italiota.

Dunque succede che nella capitale Australiana Canberra - amministrativamente coincidente col territorio della capitale australiana (Australian Capital Territory)  lo scorso 7 novembre è stato approvato il Marriage Equality (Same Sex) Act 2013 che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel territorio della capitale australiana.
L'alta corte federale ha dichiarato nullo l'act perchè in contrasto con  il Marriage Amendment Bill del 2004 che stabilisce che il matrimonio è solo tra uomo e donna e che le unioni tra uomo e uomo e donna e donna (dice proprio così) non sono matrimonio. L'emendamento vieta anche di riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all'estero.

In Australia solamente nel territorio della Capitale Australiana è previsto un riconoscimento legale delle coppie di fatto (unioni civili) in tutti gli altri Stati e territori c'è un riconoscimento di fatto dovuto a una serie di emendamenti fatti dal governo federale nel 1009 che ha cancellato una serie di discriminazioni amministrative alle coppie dello stesso sesso riconosciute a quelle di sesso diverso (o opposto come dice il linguaggio burocratico australiano) comprese le questioni sull'omogeniotorialità.

Il Marriage Amendement Bill del 2004 non può essere cancellato come quello equivalente della California statunitense perchè in Australia (a differenza degli USA e del Regno Unito) non c'è un Bill of Rights una dichiarazione dei diritti. La strada per smantellare questa legge discriminatoria può avvenire dunque dal versante dei rapporti tra singoli stati e legge federale australiana. one

Un articolo sul quotidiano online The Age spiega bene la situazione mentre basta cercare su wikipedia per scoprire la vastità dell'argomento che non può essere compreso se si ignorano i complessi legami tra leggi dei singoli Stati (e territori che sono amministrativamente un'altra cosa) e leggi federali.

Certo bisogna conoscere l'inglese e avere tempo per leggere e farsi una opinione.

Di fatto dunque la legge federale già dal 2004 dichiara incostituzionali i matrimoni tra persone dello stesso sesso e ha dichiarato nulla una legge locale che ne riconosceva la validità legale locale, perchè contrasta quella legge federale.



Come presentano la notizia i nostri giornali?

Cominciamo da Repubblica che ha i giornalisti più cialtroni e le gironaliste più cialtrone del pianeta.

titolo mendace e sommario contraddittorio di Repubblica

Un capolavoro di disinformazione e contraddizione.

Il titolo esprime il falso.
In Australia i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono già incostituzionali dal 2004 con l'emendamento (Marriage Amendment Bill) del 2004. Questa sentenza ha solamente dichiarato invalido il Marriage Equality (Same Sex) Act 2013 dl territorio di Canberra.

Il sommario scivola sui termini e parla di unioni civili  invece di matrimonio. Le unioni civili nel territorio di Canberra sono ancora in vigore, anzi sono l'unica parte d'Australia dove c'è una legge ad hoc come si legge sul sito governativo di ACT.

Non vi azzardate a difendere la cialtronaggine di chi scrive sul peggiore quotidiano d'Italia dicendo che i titoli e i sommari degli articoli non sono fatti dagli autori dei medesimi.

la falsa notizia è ripetuta pari pari all'izio dell'articolo che si apre così:

La Corte costituzionale australiana ha vietato, con un suo pronunciamento, i matrimoni gay nella nazione.
Falso, c'è già una legge, dal 2004.
La sentenza pochi giorni dopo la celebrazione dei primi matrimoni gay nella capitale federale, Canberra, dove il Parlamento aveva votato una legge che permetteva  il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Non corretto. La sentenza dell'Alta Corte ha dichiarato non valido la legge di ACT proprio in virtù dell'emendamento restrittivo del 2004.

L'articolo prosegue affermando il falso.
Il matrimonio in Australia è disciplinato dalla legge federale e non da quelle dei sei stati e dei due territori che compongono il paese. Per questo, la deliberazione dell'Alta Corte australiana, si applica all'intera nazione.
La deliberazione di cui si sta parlando ha solamente dichiarato invalida una legge locale perchè viola una legge federale già esistente.L'articolo invece insiste
"La legge sul matrimonio non è valida per la formazione o il riconoscimento dell'unione di coppie dello stesso sesso", ha affermato la Corte, che ha preso la decisione all'unanimità.
La corte in realtà si è semplicemente riferita a una legge già esistente  un emendamento che non parla di unioni di coppie ma di matrimonio.

Ridicola poi l'affermazione che
L'avvocato del governo federale aveva sostenuto che avere leggi sul matrimonio differenti nei vari stati e territori australiani creerebbe confusione.
Basta vedere la disquisizione tra diversi tipi di legge e diversi statuti legislativi negli stati e nei territori nel citato articolo del The Age per ridefinire il termine confusione.

Solo i due paragrafi successivi dell'articolo sono precisi:

L'Alta Corte ha stabilito all'unanimità che la legge di ACT non potrebbe funzionare in concomitanza con il Marriage Act federale, che è stato modificato nel 2004 per definire il matrimonio come quello esclusivamente tra un uomo e una donna.
 
"The Marriage Act non prevede la formazione o il riconoscimento del matrimonio tra coppie dello stesso sesso . Il Marriage Act prevede che un matrimonio può essere celebrato in Australia solo tra un uomo e una donna'', ha spiegato la Corte in una dichiarazione rilasciata dopo la sua decisione. "Questa legge è una dichiarazione completa ed esaustiva della legge sul matrimonio '' .

Repubblica è in buona compagnia. Molte altre testate riportano la notizia in maniera falsa e distorta.


Australia, l'Alta corte vieta i matrimoni gay: oggi il pronunciamento del Parlamento (tgcom)

Australia, l’Alta Corte vieta i matrimoni gay (corriere)

Australia, Alta Corte vieta matrimoni omosessuali (Internazionale)

Fanno tutte la scoperta dell'acqua calda visto che in Australia è così già dal 2004.

La sentenza dell'Alta Corte ha solamente dichiarata nulla una legge di uno dei territori della federazione perchè in contrasto con la legge federale.

E' chiaro che si cerca di fare leva sull'opinione pubblica italiana cazzo anche all'estero hanno detto che i matrimoni tra froci so incostituzionali.

Anche se è una notizia vecchia di 9 anni fa

Ma le notizie nel nostro paese sono solamente opinioni.

E l'opinione è che il matrimonio tra persone dello stesso sesso non s'ha da fare.

Anche a costo di mentire o di omettere le informazioni (i diritti civili, il riconoscimento anche delle coppie omogenitoriali anche se con differenze tra stato e stato, cfr. wikipedia).