lunedì 7 gennaio 2013

Il frasario terzosessista di Flavio Romani, Presidente Nazionale Arcigay


In Europa tutti i centro-destra sono perfettamente allineati con i diritti per gay, lesbiche e trans. Attendiamo quindi novità.

Flavio Romani, Presidente Nazionale Arcigay a conclusione del comunicato stampa
Arcigay a Berlusconi. Troppo generico, lo scriva nero su bianco.


La vera novità sarebbe un politico di movimento che usasse un vocabolario meno tristemente autoghettizato.

I diritti cui dobbiamo lottare non sono diritti per gay, lesbiche e trans.  

Gay, lesbiche e trans non sono categorie speciali di persone che abbisognano di diritti speciali.

Sono persone discriminate alle quali vanno riconosciuti i diritti negati, gli stessi diritti di tutti gli altri e le altre.



Che il presidente di un'associazione nazionale lgbt usi ancora questo linguaggio razzista e terzosessista la dice lunga sul mancato rinnovamento anche nella militanza.

I diritti per gay lesbiche e trans separano, catalogano ed escludono, gli stessi diritti per tutti e per tutte includono e riconoscono che tutte e tutti hanno la stessa dignità derivante dagli stessi diritti.

Il diritto è di tutte e tutti.

Altrimenti non è un diritto ma una discriminazione. 



domenica 6 gennaio 2013

Le affermazioni di Adriano Passina su omosessualità e omogenitorialità sono al di fuori della Costituzione repubblicana.

Nella serie di articoli del Corriere della Sera pro e contro l'omogenitorialità e l'omosessualità (che tradiscono già nell'impostazione la vocazione discriminatoria di chi discute astrattamente su possibilità teoriche dimenticando che dietro l'omosessualità e l'omogenitorialità ci sono persone e famiglie) è comparso un articolo di Daniela Monti che riporta le parole di Adriano Pessina, titolare della cattedra di Bioetica della Cattolica di Milano, ora citandole direttamente ora riassumendole, senza dirci in quale o quali occasioni Pessina le abbia pronunciate o scritte, se in uno o più saggi, in una intervista, o un discorso che il docente ha pronunciato in qualche occasione.

A questa ambiguità dell'articolo, che costituisce l'unica fonte del pensiero di Pessina, non essendoci sulla rete la fonte da cui Daniela Monti ha citato le parole del docente di Bioetica, corrisponde un approccio da parte di Pessina alla questione omosessuale talmente fuorviante e tendenzioso da rendere il suo discorso di una ingenuità disarmante oppure di una retorica proditoria che infierisce contro le persone omosessuali proprio nel momento in cui si presenta a loro favore.

Nel suo disinvolto modo di parlare Pessina dribbla tra i diversi significati delle parole passando con disinvoltura da uno all'altro, senza darne conto, con una disonestà intellettuale che è irricevibile da chiunque figuriamoci da un docente di bioetica.


Passina afferma che l’omosessualità è 
«una scelta libera, un certo modo di essere e di esistere che va rispettato».
L'omosessualità è una una variante naturale del comportamento umano, come afferma l'OMS che non usa la parola scelta perchè nessuno sceglie il proprio orientamento sessuale.

Che si nasca o si diventi omosessuali piuttosto che eterosessuali nessuno può cambiare il proprio orientamento sessuale con un atto di volizione.

Definire l'omosessualità come scelta colloca, sin dall'inizio, il discorso di Passina nella dialettica di chi afferma che dall'omosessualità si può uscire se non addirittura guarire.
Se scelgo l'omosessualità posso anche cambiare idea e scegliere qualcos'altro.

Per Passina visto che nel dibattito sull'omosessualità si sostiene che è indifferente che una coppia sia formata da un uomo e una donna oppure da due donne o da due uomini si tende per questo a negare che esista una differenza fra maschile e femminile.


E' curioso che un docente di Bioetica possa passare con tanta disinvoltura dal concetto di uomo e donna a quello di maschile e femminile.

Da almeno 40 anni la psicanalisi, il femminismo, le scienze politiche dunque non esclusivamente chi dibatte sull'omosessualità distinguono tra sesso (maschile e femminile)  e genere (il ruolo dell'uomo e della donna nella società a partire da quella differenza sessuale).


Pessina senza dirlo apertamente, ritiene che le differenze di genere dell'uomo e della donna - che la cultura laica afferma da ameno il secondo dopoguerra essere determinate dalla società e dalla cultura in senso antropologico - siano scritte nelle differenze biologiche del maschio e della femmina e che se dunque qualcuno mette in discussione quelle vuole azzerare queste.


Quando afferma che il maschile e il femminile, sono necessari per la definizione stessa della condizione umana, (il neretto è nel testo) Pessina continua ad promuovere la reazionaria volontà della cultura cattolica che fa della donna la femmina procreatrice e dell'uomo il maschio procreatore.

Affermare che chi mette in discussione questa equazione vuole azzerare le differenze fra maschile e femminile significa negare di fatto la possibilità stessa di quel dialogo che alla fine dell'articolo di Daniela Monti Pessina dice di voler aprire.

Come si può aprire un tavolo, senza ideologia quando il discorso di Pessina è ideologico proprio là dove pretende che non lo sia?


non si può certo sostenere che la differenza fra uomo e donna sia una teoria cattolica: è invece fondamentale persino per l’evoluzionismo.
Ed ecco che da maschile e femminile Pessina ritorna a uomo e donna.

Che biologicamente il genere umano si riproduca sessualmente da una donna con il contributo dell'uomo è indubbio ma l'uomo e la donna sono molto di più della loro funzione biologica.
Certo non per la chiesa che arriva a dire che il sesso fra uomo è donna deve avere come fine primo e ultimo la procreazione tanto da intervenire pesantemente ogni volta che le persone intervengono per sganciarlo da questa funzione procreativa, dalla masturbazione agli anticoncezionali.  E, come al solito, chi la pensa diversamente ferisce l'umanità e danneggia la pace...

Per imporre questo pensiero unico Pessina arriva ad affermare il falso in una maniera niente affatto elegante.

Gli omosessuali negano l’importanza di una relazione con un partner di sesso differente. 

Ecco il totalitarismo di un pensiero che si muove ancora secondo la logica aristotelica del tertium non datur

Che omosessualità e eterosessualità siano contrarie (gli uomini etero amano le donne quelli gay amano gli uomini) non vuol dire che siano contraddittorie e la differenza non è da poco.
Tra contraddittori tertium non datur tra contrari invece no: tra omosessualità ed eterosessualità ci sono gradi intermedi mediati dalla bisessualità come la scala Kinsey ha dimostrato già alla fine degli anni 40.

Pessina confonde scientemente sesso e genere, parla di contrari come se fossero contraddittori insomma usa un accorto sistema retorico tutt'altro che onesto.Per un docente di Bioetica non c'è male...

Pessina fa ancora confusione quando parla di comportamento sessuale usandolo come sinonimo di orientamento sessuale che sono invece due cose ben distinte e li vede sempre in chiave di libera scelta.
Ogni libera scelta comporta delle conseguenze. I figli nascono da relazioni eterosessuali, non omosessuali. Quando si sceglie il proprio comportamento sessuale bisogna tenerne conto e assumerne le conseguenze con serena responsabilità. È forse una banalità, ma va detta.
Adesso i figli (tralascio il sessismo della lingua) non nascono da relazioni eterosessuali.
I figli nascono dalle donne con un piccolo contribuo dell'uomo ma sono le donne a essere le gestatrici della prole e hanno sulla prole un'autonomia decisionale che nessuna legge patriarcale oggi può più impedire loro di avere.


Questo apre una prospettiva completamente diversa da quella cattolica che vuole la donna assoggettata a una visione patriarcale dove nonostante l'uomo non sia  il gestatore decide del e sul suo corpo.

La società moderna non nega più il diritto alle donne di essere madri single, sia da un punto di vita legale che da un punto di vista morale. I tempi delle foto di Mina sorridente e col pancione con sotto la didascalia ma cosa avrà mai da ridere? del 1964 sono ormai un lontano ricordo.


I figli nascono da rapporti sessuali tra maschio e femmina ma non necessariamente da una relazione tra uomo e donna.
Da quando c'è il divorzio ci sono sempre più famiglie monogenitoriali o, viceversa, famiglie ricostituite.
Se sganciamo la funzione procreativa da quella di relazione, allora le coppie, tutte le coppie, hanno gli stessi diritti.

Invece Pessina vuole ingabbiare uomini e donne alla funzione procreativa del maschio ed ella femmina. 

Pessina afferma che la maternità non è una questione le cui decisioni spettano alla donna  ma alla coppia, almeno così riassume il pensiero di Pessina Daniela Monti.
Le tecniche di procreazione assistita (...) erano nate all’interno di un disegno che voleva agevolare la relazione di coppia [riassume Monti] ora però siamo passati da un’idea di aiuto a quella di un indiscriminato diritto ad avere figli.
Dal che si evince che la coppia par excellence è quella costituita da uomo e donna per via dell'affermazione che I figli nascono da relazioni eterosessuali.

Pessina torna così al punto centrale dell'etica, nazista, cattolica affermando che

È giusto che lo Stato tuteli con maggior vigore la famiglia eterosessuale come luogo della nascita.  Un conto è parlare del riconoscimento di alcuni diritti giuridici degli omosessuali (che ritengo giusti), un conto è sostenere il diritto ad avere figli (come se esistesse, poi, questo diritto: nessuno ha diritto a un figlio, perché i diritti si hanno sulle cose, non sulle persone)».
Qualcuno dovrebbe ricordare a Pessina che i diritti che mancano alle persone omosessuali non sono diritti speciali scaturiti da bisogni speciali che le persone etero non hanno.
Viceversa sono proprio gli stessi diritti delle persone eterosessuali che sono negati alle persone omosessuali che dunque non vanno tutelate ma devono solamente non essere più discriminate.
A tutelarle ci pensa già la Costituzione se venisse applicata alla lettera.

Insistendo sul discorso della libera scelta Monti e Pessina (è difficile distinguere dove finisce il riassunto dell'una e cominciano le parole dirette dell'altro)

Il rischio e che si dica che una cosa «è buona solo perché è frutto di una libera scelta. Ma la vera domanda è: qual è il “valore aggiunto” proprio dell’omosessualità che lo Stato può tutelare?». Lei come risponde? «Non credo che nell’omosessualità ci sia un “di più”, ma sono disposto ad ascoltare dialogare. 
Ed ecco il cuore del pensiero discriminatorio di Pessina.

L'idea che l'omosessualità vada tutelata perchè ha un suo valore aggiunto e il suo reciproco, il “di più” dato dall’eterosessualità, sono in contrasto con la nostra costituzione che afferma esattamente il contrario  come dice chiaramente l'articolo 3 della nostra costituzione.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L'etica che sostiene Pessina è dunque al di fuori della nostra Costituzione e non può essere un valore dell'Italia repubblicana.

Anche se la chiesa, il cattolicesimo e il papa che calza Prada pretendono che i loro valori siano un pubblico per l'universo mondo.

La chiesa è antidemocratica.

Dobbiamo impedirle di imporre le sue idee con tutti i mezzi che ha a disposizione.
In passato ha usato tribunali roghi oggi usa disperatamente mezzi meno cruenti ma altrettanto criminali.



sabato 5 gennaio 2013

Lo spot contro l'omofobia del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle pari opportunità: dove sono le persone omosessuali? Dov'è l'omofobia?



Il nuovo spot contro l'omofobia del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità mostra tre ragazze e tre ragazzi, ripresi dietro a un ciak, sul quale è scritto un aggettivo che li e le qualifica in maniera diversa.

Avulsi da ogni contesto sociale (casa, lavoro, tempo libero, scuola, etc.)  i e le giovani sono indicati come mancina, alto, lesbica, rossointonata, e gay.


 
















 
 


Poi mentre i tre e le tre testimonial vengono inquadrati\e di nuovo senza ciak una voce fuoricampo maschile dice che c'è chi è mancina, chi è alto, c'è chi è lesbica, chi è rosso,  c'è chi è intonata e chi gay e non c'è niente da dire mentre su una immagine che li e le riprende insieme compare la frase in sovrimpressione a ribadire il concetto.




Poi su sfondo verde compare lo slogan dello spot Sì alle differenze. No all'omofobia.



E infine il logo istituzionale del Ministero.


Ecco il video in una versione amatoriale in mancanza di quella ufficiale.





Quello che sorprende del video è la debolezza del messaggio che si vuole veicolare.

1) L'omofobia è formalmente stigmatizzata con uno slogan, no all'omofobia, senza che lo spot ci mostri che cosa l'omofobia sia: la discriminazione, il ludibrio, la violenza subita dalle persone omosessuali.

2)  Gli aggettivi qualificativi con cui i tre ragazzi  e le tre ragazze sono presentate non sono omologhi.

Due qualità - altezza e colore dei capelli - sono sempre visibili;

due qualità - intonata e mancina - sono visibili solo durante una particolare attività esplicata dalla persona, nella fattispecie il cantare  per chi è intonato e l'uso delle mani per la persona mancina

L'orientamento sessuale è invece una caratteristica della persona non visibile nella persona in sé (anche se il luogo comune pretende il contrario) ma solamente quando la persona è coinvolta in una relazione con qualcun altro o qualcun'altra, nello specifico una relazione sentimentale e/o sessuale.

Dunque non mostrare il partner e la partner solo tramite il quale e la quale si vive, si esprimere si gode del proprio orientamento sessuale è una forma di discriminazione perché mostra metà della mela, metà della coppia entro la quale e solo nella quale l'omosessualità smette di essere una etichetta astratta e diventa una parte concreta dell'identità sessuale di ognuna e ognuno di noi.


3) La visione politica.
La scelta di mostrare le persone omosessuali da sole, come singoli e singole,  è una chiara scelta politica che vuole considerare i diritti legati all'orientamento sessuale come diritto della singola persona e non della coppia  come ben sa chi ha seguito tutta la trafila dei Dico e dei DiDoRe coi quali il Governo Prodi nel dirimere le coppie di fatto non voleva assolutamente riconoscere dignità all'omosessualità come relazione di coppia ma solo la dignità del singolo cittadino e della singola cittadina.

Non a caso nel riconoscere la normalità dell'omosessualità la si paragona a caratteristiche fisiche o di altro tipo che riguardano il singolo, la singola.

4) Lo stigma.
A parte l'essere mancini, che una volta costituiva motivo di stigma e di forte repressione, nessuna delle altre quattro qualità è percepita dalla società come cosa negativa
L'omosessualità sì.


L'essenza stessa di ogni forma di omofobia (e ce ne sono tante) si basa sulla convinzione che l'omosessualità sia una caratteristica negativa, moralmente, fisicamente, psicologicamente, caratterialmente.

A nessuno, a nessuna, per offendere qualcuno o qualcuna, viene in mente di dire sei mancino o sei rosso (di capelli..) oppure sei alta, sei intonato,  mentre molti e molte pensano che dire sei frocio sei lesbica siano un modo per offendere.


Perciò dire, come fa lo spot, che l'omosessualità è normale come l'altezza o il colore dei capelli è un modo per svicolare e non affrontare l'argomento omofobia che riguarda tante forme diverse di discriminazione e vessazione.

Questo spot così com'è non serve a niente e nessuno perché sono poche le persone anche in Italia che ammettono apertamente che è giusto discriminare le persone omosessuali.Tutti dicono che non si deve discriminare ma...

Sulla carta siamo tutti tolleranti.

Appena però caliamo le persone omosessuali nella vita di tutti i giorni ecco emergere la diffidenza e il pregiudizio.

Basta leggere i dati Istat.


Si potevano fare tanti spot contro l'omofobia nei quali mostrare la reazione negativa di alcune persone di fronte a coppie omosessuali, o ad atteggiamenti ritenuto omosessuali perché fuori dagli stereotipi di genere, mostrare  cosa possiamo fare tutti e tutte - non solo i diretti e le dirette interessate - per contenere, censurare e ostacolare i comportamenti omofobici.

e invece ci teniamo uno spot che serve solo al governo per dire che ha fatto lo spot contro l'omofobia poco importa i risultati da esso ottenuti 

Bastava guardare sulla rete per avere esempi cui ispirarsi.

Io ne propongo tre e non tutti stranieri
 




Due ragazzi si tengono per mano e vengono presi in giro dai soliti bulli. Ma quando il resto della classe si prende per mano il bullo viene messo in minoranza.




Una risposta italiana al famoso spot diritto all'indifferenza dell'Ilga portoghese




Dove si capisce - meglio dello spot del ministero - cosa è l'omofobia e quali sono alcuni dei suoi effetti.

venerdì 4 gennaio 2013

Perchè le famiglie omogenitoriali non sono famiglie di gay e di lesbiche ma sono famiglie di uomini e di donne.

Dal primo gennaio è in rete la notizia della clinica di ginecologica di un ospedale di Padova che permette l’accesso alla zona riservata ai genitori anche alla partner dello stesso sesso di una neomamma accesso prima riservato solo ai “padri”, e ora allargato più genericamente ai e alle “partner”.

Purtroppo in tutti gli articoli, post,  commenti sula rete (e sulla stampa) si dà enfasi all'orientamento sensuale della coppia  e non al suo assortimento sessuale.

Si dice cioè che una famiglia omogenitoriale è formata da persone omosessuali, e non da persone dello stesso sesso.


La differenza non è da poco anche se sono in pochi e poche a coglierla, anche tra le e i militanti omosessuali. 

A rigore dei fatti è il sesso e non l'orientamento sessuale a dirimere la questione, sia nel caso dell'estensione del matrimonio sia in quello per le adozioni sia in quello per i diritti del genitore o della genitrice non biologici.

L'omosessualità infatti è solo una conseguenza, desunta, del fatto che due persone dello stesso sesso costituiscano una coppia, una famiglia, omosessualità che non costituisce il vero impedimento per il matrimonio e il diritto alla genitorialità.

Non è infatti l'orientamento sessuale a impedire alle persone omosessuali di sposarsi.

Una donna lesbica può sposare un uomo  gay e nessuno può impedire loro di farlo.

Sono due uomini e due donne che non possono sposarsi.

Ora dare per scontato che due donne e due uomini che vogliono sposarsi siano necessariamente e  unicamente omosessuali è discriminatorio perché uno o entrambi i membri della coppia potrebbero essere bisessuali.

E' discriminatorio perché dà enfasi a un fatto irrilevante, l'orientamento sessuale, quando la cosa più importante l'assortimento sessuale della coppia e già evidente: si tratta di coppie formate da due donne o due uomini.

E' discriminatoria perché la definizione famiglia omosessuale che  significa famiglia costituita da persone dello stesso viene fatta slittare semanticamente in famiglia costituita da persone omosessuali che non è sempre una definizione corrispondente ai fatti perché l'omosessualità come l'eterosessualità non sono concetti rigidi e univoci come quelli di uomo e donna e non prende in considerazione le sinergie tra orientamento sessuale (che sono tre e non due) e comportamento sessuale.

E' discriminatorio  perché dire famiglie di persone dello stesso sesso include tutte e tutti.
Dire famiglie lesbiche e gay esclude chi è bisessuale e chi ha un orientamento sessuale etero ma un comportamento sessuale bisex, specificazione quest'ultima che serve proprio a correggere le semplificazioni grossolane che si fanno come in questo caso.

E' discriminatorio, insomma, perché io gay e io lesbica non amo altri gay o altre lesbiche come me amo altri uomini e altre donne come me.

E la differenza non è di poco conto.

La prima definizione separa, cataloga ed esclude, la seconda include e riconosce a tutte e tutti la stessa dignità derivante dallo stesso diritto.

Io sono un uomo e ho il diritto di decidere chi sposare, uomo o donna che sia, in base al mio essere uomo non in base al mio essere gay o essere etero.

Perchè il diritto è di tutte e tutti.

Altrimenti non è un diritto ma una discriminazione.

giovedì 3 gennaio 2013

Quando la (apparente) gayfriendevolezza diventa discriminatoria.

Lo so gayfriendevolezza è un brutto neologismo, anzi è una parola che non esiste proprio ma si capisce il senso no?

Una persona è gayfriendly quando è amichevole nei confronti delle persone omosessuali.

Purtroppo capita che a volte, senza rendercene conto, crediamo di intervenire in favore delle persone omosessuali, mentre il nostro intervento non si discosta minimamente dall'atteggiamento discriminatorio che crediamo di stare denunciando.

E' quello che succede nella lettera di una madre, pubblicata, a quanto pare, su Repubblica.

Il beneficio del dubbio è obbligatorio perché una ricerca sul sito di repubblica non dà risultati e l'unica fonte sulla rete che riporta la lettera è un articolo del sito giornalettismo che non solo non rimanda alla fonte, cosa che si dovrebbe sempre fare, ma non cita nemmeno il giorno in cui tale lettera sarebbe stata pubblicata.
Visto che la data di pubblicazione dell'articolo su giornalettismo è il 15 dicembre si presume prima di quella data.

Poco importa se la lettera sia autentica o apocrifa.
Appena avrò modo di fare una ricerca cartacea risconterò la sua effettiva esistenza.

Chi l'ha scritta, chiunque essa, o egli, sia, crede di stare facendo un'opera di denuncia delle discriminazioni sulle persone omosessuali. Purtroppo scrive una lettera loffia e ambigua.


Il tono generale è quello classico delatorio di chi riporta dichiarazioni altrui:

Mia figlia racconta che questa scuola è frequentata da molte ragazze e pochissimi maschi.

Uno dei compagni di mia figlia pare sia continuamente bersaglio di minacce e ritorsioni

Mia figlia cita parole tipo “insulto al decoro”, “disgusto”, che pare escano dalla bocca di queste “cosiddette” insegnanti.

Mia figlia racconta, cita; pare.

Della serie io non lo so se è vero, se non lo è la colpa è di mia figlia che me lo ha detto.

La scelta del lessico denota un sessismo di fondo e un uso particolare dell'accordanza di genere nel  lessico:

Mia figlia racconta che questa scuola è frequentata da molte ragazze e pochissimi maschi.

Perché non ragazzi?

sono costretti a subire atti di discriminazione da parte di alcuni insegnanti, soprattutto donne

Perché rimarcare che si tratta soprattutto di donne e non dire direttamente da alcune insegnanti?

Il tono delatorio raggiunge il climax quando la donna scrive:
 
Un’insegnante in particolare lo obbliga a lavarsi la faccia minacciandolo di non accettarlo in classe con il trucco sul viso. Mia figlia cita parole tipo “insulto al decoro”, “disgusto”, che pare escano dalla bocca di queste “cosiddette” insegnanti.
I neretti sono miei. 

Dunque è assodato che una insegnate in particolare minacci di non accettare il ragazzo in classe con il trucco sul viso.
Ma le parole “insulto al decoro”, “disgusto”,  pare che escano dalla bocca anche di altre "insegnanti".

Più che una lettera di denuncia sembra un'altra picconata alla credibilità professionale del corpo insegnante che nell'arco degli ultimi 20 anni ha perso quel po' di rispetto che aveva agli occhi dell'opinione pubblica.

Nessuna insegnante può rifiutarsi di accettare uno studente nella sua classe. Non spetta a lei deciderlo ma all'ufficio di presidenza.
Se mia figlia riportasse degli abusi così gravi anche se lo studente vessato non è mio figlio come genitrice mi sentirei in dovere di investigare per scoprire se davvero mia figlia frequenta una scuola in cui i diritti degli e delle studenti vengono calpestati in maniera così lampante.  

In questa lettera di denuncia manca poi un dato fondamentale: la reazione dei compagni e compagne di classe dello studente vessato.

Sono indifferenti, favorevoli o sfavorevoli alla reazione della professoressa incriminata?

E, più in generale, come reagiscono, loro, all'aspetto fisico dello studente vessato?

Dalla lettera sembra quasi che la fonte principale di discriminazione e bullismo omofobico provenga dal corpo insegnanti mentre proviene anche da quello studentesco anche per un mera questione numerica.  


Ma veniamo al cuore della lettera.

In che consiste l'omosessualità dichiarata dei ragazzi che frequentano l'Istituto?
La matita sugli occhi e un po’ di terra in faccia.

E' questo il motivo per cui uno dei ragazzi viene vessato e discriminato, a quanto pare solamente dal copro insegnante e non da quello studentesco. Un atto odioso.

Ma cosa c'entra il fatto che un ragazzo che si mette la matita sugli (sic) occhi e un po' di terra in faccia sia vessato con l'omosessualità?

Il ragazzo è vessato perché veste in maniera non conforme allo stereotipo di genere che non riconosce ai maschi (ecco perché non ha usato il termine ragazzi) di truccarsi, non in quanto omosessuale.
Pare infatti che le professoresse non abbiano detto sporco frocio, ma che abbiano parlato di disgusto e di insulto al decoro, pare.

Viene da chiedersi chi è che discrimina e pensa per cliché? Se le insegnati o l'autrice di questa lettera.

Una lettera nella quale si dà per scontato che in un centro di formazione professionale per estetiste e parrucchieri i ragazzi sono pochi e quei pochi che ci sono sono dichiaratamente omosessuali.

Quei pochi ragazzi che ci sono sono gay per il tipo di formazione professionale che hanno scelto e che il luogo comune vuole pertinente alle femmine?

Insomma i froci sono tutti parrucchieri e ballerini? Siamo ancora a questi cliché?

Il dichiaratamente a cosa si riferisce? Al fatto di frequentare una scuola che forma a professioni considerate da femmine? Al fatto di truccarsi?

E, a proposito, tra le ragazze quante lesbiche ci sono? Poche? nessuna? Ah certo. le lesbiche sono tutte tra gli istituti professionali per geometri!

Si è gay perché si deroga dallo stereotipo di genere. 

Siamo totalmente dentro i più trivi luoghi comuni sessisti e omonegativi e nessuno sembra rendersene conto.

Si pensa che l'essere omosessuali si ravvisi nel modo di vestire o nel modo di parlare mai in quel che più conta, la sfera sentimentale oltre che sessuale di questi ragazzi.

I flirt, i baci, le cotte verso studenti del loro stesso sesso. 

Questo rende un ragazzo, una ragazza, dichiarati, il fatto di mostrare la propria affettività senza nasconderla.

Ma di questo la lettera tace.

Quello che si sta denunciando qui è il maschilismo e il sessismo del corpo insegnante (soprattutto le donne chissà forse per rendere la cosa più grave, ma dai propri le donne sono le più cattive...) che non coinvolge necessariamente dei ragazzi omosessuali ma solo dei ragazzi percepiti come tali perchè derogano da un clichè di genere.

Ma altrettanto maschilista è lo sguardo dell'autrice di questa lettera che non esita a classificare come omosessuale dichiarato un ragazzo che che si mette la matita sugli  occhi e un po' di terra in faccia. 

Non che le due cose non possano essere, sorprende però che si dia per scontato che un ragazzo omosessuale vada in giro truccato senza dare ulteriori ragguagli perché non tutti i ragazzi che vanno in giro truccati sono gay non tutti i gay vanno in giro truccati

Adesso gli entusiasti del bicchiere mezzo pieno portebbero dire che dovrei giorie di questa lettera che in un mare di indifferenza prova, pur con tutti questi difetti, a denunicare una situazione di disagio e discriminazione.
Vero.

Ma se posso comprendere che una genitrice, credendo di aiutare, in realtà contribuisca alla discriminazione riconoscendole la buona fede, quello che mi lascia perplesso e mi fa dubitare dell'autenticità di questa lettera è il fatto che sia stata riportata da uno dei gay di professione più scaltro e informato che ci sia sulla piazza romana, Fabrizio Marrazzo, il quale ci scrive su un post senza accorgersi di nemmeno una delle tante ambiguità in essa contenute.

Marrazzo non esprime alcuna riserva sui contenuti della lettera (che non riporta per intero ma presumo abbia letto nella sua interezza) si limita a picconare il corpo insegnante:
Questo caso in particolare mette l'accento sul comportamento di alcune insegnanti, e la cosa è ancora più grave rispetto ad altri in cui i protagonisti sono gli studenti. Da parte degli insegnanti ci si aspetterebbe ben altro atteggiamento e comportamento, che fosse anche di guida e di esempio per gli studenti, volto a educare all'inclusione, al rispetto delle diversità e alla non discriminazione.
Se la società itera è omofoba non si capisce come si può pretendere che il copro insegnante sia immune a un pregiudizio diffuso...
(...)  E' bene che questa lettera venga conosciuta e che si intervenga per censurare il comportamento di queste docenti.
Così senza verifica alcuna di tutti quei pare, dice, sembra...
Dovrebbero intervenire le autorità scolastiche, dovrebbe esserci l'attenzione delle Istituzioni. L'omofobia di per sé grave può avere effetti dannosi e gravi. Quindi non lasciamo inascoltata questa lettera.
Non è la prima volta che Marrazzo  tradisce la propria vocazione autoritaria.

Quando si trattò qualche estate fa di un ragazzo migrante che lavorava nelle nostre spiagge e che avrebbe discriminato due ragazzi che si stavano baciando Fabrizio invece di rimproverare il gestore per incauta assunzione (non avendo verificato la gayfriendevolezza del lavoratore).chiese al gestore della spiaggia libera di dissociarsi  e prendere provvedimenti contro il migrante.

Stavolta Marrazzo chiede olio di ricino per le insegnanti omofobe senza curarsi minimamente dell'omofobia insita nella lettera. evidentemente per Marrazzo tutti i ragazzi dichiaratamente gay vanno in giro truccati e tutti i ragazzi truccati sono sicuramente gay.

Viene da chiedersi se Marrazzo sia davvero così vittima degli stessi pregiudizi che dice di volere combattere o voglia semplicemente tenere alto l'allarme omofobia solamente per ribadire la necessità della suo lavoro come rappresentante dei gay.

Un lavoro che fa malissimo se non si scomoda nemmeno a criticare l'omofobia nemmeno troppo velata della lettera che sbandiera come vessillo della lotta alle discriminazioni.

Inutile dire dell'effetto cascata della lettera e del post di Marrazzo che vengono riportati da tantissimi siti e blog acriticamente senza che nessuno ravvisi nella lettera ambiguità alcuna semplicemente costituendo un tam tam mediatico a effetto domino

Una marrazzata perfettamente riuscita.


Se Marrazzo deve formare professori e studenti contro l'omofobia chi forma i formatori ?
 







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Quando la stampa fa diventare le mamme gay.
Sugli articoli del Mattino e del Corriere del Veneto sull'ospedale di Padova che dà accesso anche alle genitrici non biologiche che costituiscono famiglia con la partoriente.

Così come è riportata la notizia non meriterebbe di comparire sui quotidiani, data la sua normalità.

Invece data l'ossessiva discriminazione sessuofoba e lesbo-omofoba del Paese, la notizia, quella vera  merita il giusto rilievo.

Purtroppo viene data con esiti differenti a seconda della testata e di chi scrive e nessuno, nessuna, sembra coglierne la vera portata.

Ecco la notizia in soldoni.

La clinica di ginecologia dell'ospedale di Padova ha modificato la dicitura sui braccialetti identificativi da padre a partner per non discriminare le coppie di fatto formate da due donne, riconoscendo il diritto di accesso nell'ospedale anche alla partner della madre.


Desumo questa versione della dal Mattino secondo il quale

In Clinica si sono trovati di fronte ad una coppia di fatto costituita da due “lei”, una delle quali ha dato alla luce un bambino. «Di fronte a questa situazione abbiamo capito che la dicitura “padre” avrebbe, di lì in avanti, potuto creare inopportuni imbarazzi per i genitori. (...) abbiamo modificato i bracciali, non facendo più scrivere “padre”, ma un più generico “partner”. (...) spiega Nardelli [il direttore sanitario].

Il corriere del veneto dà invece una versione diversa.
In ospedale aveva appena partorito la compagna, che come padre ha indicato nome e cognome dell'amica. La compagna ha firmato il registro dell'atto di nascita che in ospedale era stato sottoposto alla madre ma ha rifiutato di ricevere il «braccialetto del papà».

Insomma la clinica ha pensato per conto proprio a un braccialetto meno discriminatorio oppure è stato il rifiuto della partner della madre a indurli a decidersi verso quella soluzione che rispetta tutte?

Vallo a sapere...

In ogni caso entrambi gli articoli non sottolineano un punto importante che per la legge italiana una donna che ricorre all'inseminazione assistita eterologa (all'estero) e costituisce una coppia di fatto con un'altra donna per lo stato italiano è una donna single, e la partner non ha alcun diritto legale sul figlio della compagna.

Quindi non si tratta tanto di civiltà nell'usare un nome meno discriminatorio, si tratta di riconoscere i diritti di chi per la legge italiana non esiste: la genitrice non biologica della donna che ha partorito.
nel caso del genitore non biologico questo può riconoscere legalmente il figlio come suo  anche se la coppia non è sposata e, presumo, anche se lui non è il padre biologico. 

La giornalista del mattino a dire il vero ci prova a dirlo ma lo fa con una goffaggine incredibile.

I vincoli della legge 40, che vietano la fecondazione eterologa, nulla hanno potuto di fronte alla volontà di due donne di diventare madri. Nessuno ha chiesto come è stato concepito quel figlio, se all'estero con la procreazione assitita o in altro modo. In Clinica l'imperativo non è stato rispondere a domande, ma risolvere una questione urgente.
La legge 40 dice che solamente le coppie etero (lei  e lui), sposate o conviventi, possono accedere alla fecondazione omologa dove il padre è e rimane anche il padre biologico dell'infante

La fecondazione eterologa in Italia  non è consentita.

Non è consentita non vuol dire che chi vi ricorre all'estero commette reato.

Sono le cliniche italiane a non potere offrire questo servizio.

Dunque la frase i vincoli della legge 40, che vietano la fecondazione eterologa, nulla hanno potuto di fronte alla volontà di due donne di diventare madri è un'affermazione parziale, perchè la legge 40 non consente a nessuna coppia anche a quelle etero (=di sesso diverso)  la fecondazione eterologa.


La frase
Nessuno ha chiesto come è stato concepito quel figlio, se all'estero con la procreazione assistita o in altro modo
è invece disgustosamente paternalistica perchè non è un segreto che molte coppie anche etero (=di sesso diverso) sono costrette a fare all'estero quel che in patria non è consentito.

Una legge, tra l'altro, che la Corte Europea per i Diritti Umani (CEDU) ci ha intimato di cambiare.

Ma di questo nessuno si è ricordato di informare i lettori e le lettrici.

Quell'insinuazione in altro modo è disgustosamente maschilista e oltremodo  maliziosa perchè oltre alla fecondazione assistita, esiste solamente il metodo tradizionale.

E nessuno può sindacare sulla vita privata sessuale di una cittadina italiana. Nemmeno lo Stato.

Figuriamoci una giornalista (sic!) che risponde al nome di Fabiana Pesci.

In ogni caso si dimentica di considerare il reale portato della decisione dell'amministrazione di questo ospedale.

Il corriere del Veneto fa però molto peggio.

Tralasciando il solito sessismo della lingua  che fa scrirere

Un braccialetto per la mamma, uno per il bebè e uno per il... partner. La clinica ostetrica dell'ospedale di Padova ha deciso, di fatto, di «riconoscere» i genitori omosessuali con un apposito braccialetto
(i neretti sono miei) dove nella fattispecie il partner è una donna e dunque dovrebbe essere la, e i genitori omosessuali sono due donne quindi dovrebbe essere le genitrici, l'articolo si riferisce alla partner della donna che ha partorito con la parola amica.

Scelta non solo ridicola, in un articolo in cui si spiega come l'ospedale abbia scelto il termine più generico di partner al posto della parola padre ma soprattutto scelta discriminatoria e giudicante che non riconosce alla compagna della neo mamma lo status etico di partner.

Quella signora accanto alla mamma non è la fidanzata, la compagna, la donna, la partner, ma un'amica.

Roba da vomitare, purtroppo non in faccia a chi ha scritto l'articolo perchè non è firmato.
Comunque sia, VERGOGNA.

Il Corriere del Veneto va ben oltre e dice:

Il bambino nato da due donne è stato reso possibile grazie alla fecondazione eterologa, un procedimento vietato dalla legislazione italiana ma ammesso all'estero, in cui il seme maschile proviene all'esterno della coppia.
I neretti sono miei.

L'articolo offende in primis la lingua italiana visto che è scritto con una sintassi e una grammatica inesistenti.

I bambini nascono, vengono concepiti, non sono resi possibili.

In ogni caso a renderlo possibile è la madre (con il seme di un donatore) .

La fecondazione assistita casomai rende possibile il concepimento non la  nascita...

Il bambino poi non è nato da due donne, naturalmente.

E' nato da una delle due donne.

Detta così sembra quasi un esperimento alla Mengele dove due uteri sono stati cuciti insieme e due donne diverse hanno partorito lo stesso bambino. Chissà forse ecco il perchè quel bambino è stato reso possibile...

E' chiaro che qui si vuol sottolineare negativamente un fatto normalissimo.

Una donna vuole avere un figlio e sceglie di ricorrere all'inseminazione  artificiale.

A proposito, la fecondazione assistita è quel procedimento nel quale il seme maschile proviene DALL'esterno (da fuori a dentro) della coppia, non all'esterno (da dentro a fuori) della stessa.

Ma anche così corretta la frase non ha  molto senso perchè lascia immaginare anonimi onanisti che spruzzano il loro seme sulla coppia...

In realtà il seme maschile proviene da un donatore, che lo dà a una banca del seme, dietro un modesto compenso, la quale lo dà poi alla clinica, dietro un lauto compenso, che lo dà alla donna, previa altro esborso di soldi....

Il capolavoro di discriminazione, feroce e inutile, sta però nel titolo di entrambi i quotidiani, virtualmente identico.





Va riconosciuto doverosamente che il sommario del mattino è equilibrato e riporta la notizia così com'è.

Quello del Corriere del Veneto è invece di tutt'altro tono, e, ridicolmente, continua a indicare al maschile anche la compagna della mamma che ha indotto al cambiamento della scritta sul braccialetto.

Però entrami i titoli parlano di mamme gay.

E questa è una distinzione ferocemente discriminatoria e inutile.

Una mamma è una mamma il suo orientamento sessuale è irrilevante ai fini del suo status di maternità.

Se con mamme gay si intende riferirsi invece alla coppia, esiste l'aggettivo omogenitoriale (=genitori dello stesso, sottintendendo sesso, per simmetria con omosessuale) e si poteva dunque scrivere coppia omo-genitoriale, oppure coppia di donne,  non mamme gay. 

L'orientamento sessuale della madre e della sua compagna infatti è una pura congettura, una o entrambe potrebbero anche essere bisessuali.

Qui si confonde l'aggettivo omosessuale nel significato originale di dello stesso sesso, riferito al sostantivo coppia, con l'aggettivo gay che significa di orientamento sessuale omoaffettivo.

Si cataloga dando informazioni non necessarie, presunte e potenzialmente  sbagliate, e dunque si discrimina.

Due donne costituiscono una coppia, una famiglia,  e ora hanno avuto un figlio, concepito e partorito da una delle due.  L'orientamento sessuale delle due è non è affar di nessuno. Ai fini del fatto accaduto è irrilevante.

E' il fatto che le due donne stanno insieme a fare di loro famiglia non certo il loro orientamento sessuale.


Ma questo vallo a spiegare alle nostre e ai nostri giornalisti...

In ogni caso complimenti all'ospedale di Padova e al suo direttore Giovanni Battista Nardelli.



mercoledì 2 gennaio 2013

Le parole per dirlo. Un dispaccio Ansa discriminatorio e disinformativo.

Il dispaccio è questo.

Chi lo ha scritto dimostra di non capire, e non sapere, niente.

E discrimina senza nemmeno avere il coraggio delle proprie opinioni.

ha "due mamme"

La prima è la madre biologica, dunque è la madre.

Non si capiscono dunque le virgolette.

L'altra donna, in quanto compagna della madre biologica, ha la stessa identica dignità che avrebbe avuto un compagno.

E' madre non biologica. Ed è madre a tutti gli effetti.

Quelle virgolette sono dunque un insulto perchè scherniscono, minimizzano, mettono tra parentesi, insinuano che nessuna delle due donne sia davvero madre.

Dobbiamo protestare tutte e tutti contro questo modo vigliacco di criticare l'omogenitorialità.

L'Ansa dovrebbe informare e non giudicare.
Ma se vuole proprio giudicare lo faccia almeno in maniera chiara e diretta e non usi questi mezzi subdoli.

Maude e Delphine una coppia omosessuale.

Non si capisce bene perchè specificare che le due donne siano una coppia omosessuale.

Se con l'aggettivo ci si riferisce al significato originario di "dello stesso sesso" è il termine pleonastico perchè già si sa che sono due donne.

Se con quell'aggettivo ci si vuole riferire all'orientamento sessuale delle due donne chi ha scritto l'articolo sta facendo un'assunzione che non è detto sia necessariamente vera.

Due donne che stanno insieme infatti non sono necessariamente due lesbiche, una delle due, o entrambe, possono essere bisessuali.

In ogni caso è irrilevante conoscere l'orientamento sessuale delle due donne dal momento che sappiamo che stanno insieme e costituiscono una coppia.

Eì l'atto dello stare insieme che fa delle due donne una coppia, non il loro orientamento sessuale.

Maud e Delphine sono semplicemente due donne, due persone, che stanno insieme.  Proprio come tutte le altre coppie.

Quando l'etichettare è superfluo, diventa automaticamente discriminatorio  perchè si fa distinzione in base a dei dettagli, presunti, non importanti va dunque censurata e rispedita al mittente.

Dibattito sulle unioni gay
Il dibattito in Francia non è sulle unioni gay perchè in Francia le unioni gay esistono già e sono le unioni civili.

In Francia si sta dibattendo sull'estensione del MATRIMONIO anche alle coppie dello stesso sesso. Che è tutt'altra cosa.

Non si cerca la legittimazione delle unioni che sono già legittimate da tanti anni (la legge sulle unioni civili risale al 1999) si tratta di riconoscere il diritto a sposarsi a ogni cittadino e cittadina qualunque sia l'assortimento sessuale della coppia.

frutto di un'inseminazione artificiale effettuata in Belgio, dove il procedimento e' legale anche per le coppie dello stesso sesso
Qui il deficiente o la deficiente (=colui o colei che deficita di informazioni)  che ha scritto queste note dimostra tutta la propria mancanza di cultura e anche di logica.

L'inseminazione artificiale consiste nell'introduzione artificiale di sperma nell'apparato riproduttivo femminile.
Lo sperma può essere del marito o compagno (inseminazione omologa) o donato da terzi (eterologa).

I vari stati europei hanno ognuno una loro legislazione che consente l'inseminazione ora omologa ora eterologa, ora solo per le coppie sposate ora anche per le coppie conviventi, ora solo per le coppie ora anche per le donne single.

Nel caso del Belgio la legge consente la fecondazione assistita per tutte le donne qualunque sia il loro stato civile. Dunque anche per le donne single.

La specifica e' legale anche per le coppie dello stesso sesso in questo caso dunque è irrilevante visto che la donna ha diritto in quanto cittadina a usufruire della inseminazione artificiale e non in quanto coppia come è invece richiesto dalla legislazione di altri Stati.


Dunque si tratta di una informazione sbagliata con specificazioni sbagliate dove quello che si vuole evidenziare è che anche le coppie dello stesso sesso  possono usufruire dell'inseminazione artificiale anche quando si tratta di diritti riconosciuti invece alla singola persona.

il procedimento e' legale anche per le coppie dello stesso sesso
lascia intendere poi che entrambi le componenti della coppia siano clinicamente coinvolte nella fecondazione, mentre è chiaro che nel caso della fecondazione eterologa, e quella che riguarda una coppia di donne non può che essere tale, è coinvolta clinicamente solo la madre biologica, anche se la\il partner della madre biologica è coinvolta\o eticamente e, negli stati in cui non è consentita la fecondazione assistita anche alle single, anche legalmente.

Ma le agenzie stampa, come tutto il sistema informativo italiano, fanno del gossip non dell'informazione.

Anche il titolo del dispaccio è fuorviante e impreciso fino alla discriminazione.

In Francia primo nato da coppia gay.

L'aggettivo gay non può specificare l'assortimento sessuale della coppia come nel caso dell'aggettivo omosessuale. Omosessuale significa anche dello stesso sesso, gay significa solamente di orientamento sessuale omoaffettivo.

Dunque, a rigor di logica della lingua italiana, se il nato (tralasciamo il solito sessismo della lingua...) è nato da una coppia gay ciò non può che riferirsi all'orientamento sessuale dell'uomo e della donna che lo hanno concepito o concepita. Cioè il bambino è nato da una donna lesbica e un uomo gay che lo hanno concepito insieme.

Nessuna bambina, nessun bambino può infatti nascere da due donne o da due uomini visto che, notoriamente, solamente le coppie di sesso diverso sono tra di loro feconde.

Nel caso di omogenitorialità la prole non può nascere dalla coppia gay, ma nella coppia gay, proprio così come la prole nata in una coppia etero che si è avvalsa della fecondazione eterologa.

Il titolo è dunque discriminatorio perchè invece di sottolineare l'assortimento sessuale della coppia, che è l'unica cosa che dirime il caso, come in quello dell'estensione del matrimonio, ne fa una questione di orientamento sessuale.
Così mentre la notizia è una donna che vive una relazione stabile con un'altra donna è diventata madre con l'ausilio della fecondazione eterologa, si dice che due donne gay hanno messo al mondo un figlio cercando così di sensibilizzare chi è contrario ai figli cresciuti da coppie di donne o di uomini.

In ogni caso quanto è più bello il titolo

In Francia primo nato 2013 da coppia di donne

invece che da coppia gay (visto che gay vale sia per gli uomini che per le donne e dunque anonimizza il sesso della copia)?

Vallo a spiegare alla peggiore classe di giornalisti d'occidente.


lunedì 31 dicembre 2012

Le conseguenze delle scelte editoriali del sito gay.it? Sono tutte nel forum!


Quante volte ho scritto su questo blog che per il taglio, per i contenuti, per il modo di ragionare, il sito gay.it non fa certo una azione di liberazione delle persone tutte dagli stereotipi e i pregiudizi che inquinano la sessualità tutta quella omo-erotica in particolare? Chi mi legge (ma chi mi legge?) lo sa, innumerevoli.

Oggi voglio proporvi una discussione postata nel forum annesso al sito nel quale alla domanda di un quindicenne ognuno sciorina dall'alto della sua incompetenza giudizi sommari e normativi, ridicoli e censurabili.

Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: È etero?
 Messaggio Inviato: sab ott 20, 2012 7:25 pm 
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Iscritto il: sab ott 20, 2012 7:06 pm
Messaggi: 1
Ciao ragazzi, sono in un dubbio atroce.
Allora premetto che ho 15 anni e che l'anno scorso ho detto al mio miglior amico di essere gay, lui l'ha presa bene e fra noi non è cambiato nulla. Qualche settimana dopo però mi ha cominciato a dire che aveva dei dubbi e che forse era bisex, nel senso che gli piacevano le ragazze ma aveva anche un'attrazione solo sessuale reso i ragazzi.
Così mi propose di fare "qualcosa" noi due per vedere se gli sarebbe piaciuto o no. Abbiamo programma una pompa reciproca e fino al giorno per cui avevamo fissato la cosa eravamo entrambi eccitatissimi.
Quel giorno ci siamo visti ed ho cominciato io (era la prima), ma poi quando toccava a lui farmela ha iniziato a dire che non se la sentiva e che non ce la faceva.
Comunque, a lui è piaciuta molto quella che gli ho fatto.
qualche giorno dopo ha avuto un rapporto (serio) da attivo con un altro ragazzo, e dato che gli è piaciuto mi ha detto di essersi convinto di essere bisex.
Poi però c'è stata l'estate e ci siamo sentiti poco e poco tempo fa mi ha detto di essersi ricreduto e che è completamente etero.
Ora, secondo voi lo è o non vuole ammettere a se stesso la sua bisessualità?
A me comunque lui non piace affatto, però con lui si pensava di diventare tipo trombamici, ma ora lui non vuole più.
Questo il quesito, da donna Letizia se non fosse per il contesto sessuale.

Da notare che se questo messaggio è vero e il ragazzo in questione ha davvero 15 anni è già stato educato a catalogare il sesso in una graduatoria penetrativa, dove la pompa è meno seria del rapporto penetrativo e dove i ruoli sessuali attivo passivo sono ancora un facile modo per classificare e discriminare comportamenti persone e preferenze individuali.

Notate anche quel A me comunque lui non piace affatto, però con lui si pensava di diventare tipo trombamici dove se la lingua italiana ha ancora un senso il fatto che no gli piaccia non si riferisce all'attrazione fisica ma a tutto il resto. Se è vero che al definizione di trombamico è propri quella di un partner sessuale ricorrente col quale non c'è coinvolgimento emotivo.

E veniamo alle risposte che offrono una vista desolante sulla grettezza intellettuale di alcuni frequentatori di questo forum che hanno risposto al ragazzo.


 Oggetto del messaggio: Re: È etero?
 Messaggio Inviato: sab ott 20, 2012 8:04 pm 
Non connesso

Iscritto il: mar giu 19, 2012 1:44 am
Messaggi: 1803
non so che è lui.

ci sono persone che da adulte da etero passano a essere gay o viceversa.

potrebbe darsi che voleva fare un po' di esperimenti o che prima era bisex e ora è etero. :P


A stare a sentire Marco77 ha ragione Nicolosi, si può essre bisex e poi essere etero, dunque dall'omosessualità o dalla bisessualità si può recedere...

Di gay che da adulti sono passati all'eterosessualità non ne ho mai conosciuti...

Forse quello che Marco intende dire qui è il comportamento sessuale non certo l'orientamento... Allora le sue affermazioni acquistano un minimo di significato... altrimenti così...


 Oggetto del messaggio: Re: È etero?
 Messaggio Inviato: ven ott 26, 2012 9:42 pm 
Non connesso

Iscritto il: sab mar 05, 2011 4:36 pm
Messaggi: 293
15 anni....

Sei poco più di un bambino e già pretendi di conoscerti e conoscere il tuo "trombamico" (termine che appena 7-8 anni fa non esisteva assolutamente).... :shock:

Lo sapevi che all' età tua potrebbe essere una cosa passeggera?? Sapevi che le pulsioni omosex possono anche svanire con il passare degli anni e man mano che ci si avvicina all' età adulta?? Sapevi che non puoi dirti gay per tutta la vita se prima non hai compiuto almeno 20 anni??

Ma io mi domando continuamente perchè le nuove generazioni di adolescenti avete tutta questa fretta nevrotica di crescere prima del tempo, di capire chi siete e cosa volete dalla vita, di essere maturi?? Siete appena nati, avete ancora la bocca sporca di latte e già pretendete di sentirvi definitivamente da una parte o dall' altra.

Ah, maledetti questi tempi moderni!! :cry:

Invece di pensare a tutte queste cretinate fai una cosa a mio parere assai più saggia ed intelligente: ASPETTARE!!

Aspetta qualche anno ancora, aspetta di arrivare almeno ai 20 anni così che nel frattempo tu possa crescere e maturare veramente, aspetta qualche anno ancora in modo tale che sia la tua maturità mentale da persona adulta e non l' emotività adolescenziale a farti capire da che parte stai veramente e definitivamente, pensa che ci sono tantissime persone che potrebbero farti da padre per l' età che hanno e ancora non hanno ben chiara dentro di loro la vera identità!

E' sconcertante in questo commentatore il paternalismo, insopportabile e ricevibile,che gli fa dire che il ragazzo di 15 anni Sei poco più di un bambino e già pretendi di conoscerti.

Alzate la mano quanti di voi sapevano in età pre puberale quale tra i due sessi lo incuriosiva di più. Io già avevo le idee chiare all'asilo. In ogni caso non ho la pretesa di dire che debba essere per tutti così ma sicuramente può esserlo.

La voglia di imporre quello che probabilmente è stato il suo percorso a tutti per rispecchiare una sola normalità uguale per tutti - pensa che rottura - fa dire al nostro paternalista una serie di luoghi comuni che nemmeno Freud...

Lo sapevi che all'età tua potrebbe essere una cosa passeggera??

Anche l'eterosessualità può essere una cosa passeggera?
Altrimenti questa è una affermazione discriminatoria di chi non considera l'omosessualità o la bisessualità come orientamenti sessuali di default come quello etero.

Sapevi che le pulsioni omosex possono anche svanire con il passare degli anni e man mano che ci si avvicina all'età adulta?? 
Questo è quello che diceva Freud e tutta la retorica contemporanea degli psicologi à la Nicolosi, l'omosessualità come fase di passaggio verso l'eterosessualità.

Percorso spontaneo o imposto dalla società e da quelli come il nostro paternalista che impongono agli altri come essere e a che età esserlo?
Sapevi che non puoi dirti gay per tutta la vita se prima non hai compiuto almeno 20 anni??
Peccato che l'imbecillità di questo paternalista  non sia passeggera...

Che il nostro paternalista abbia lui dei problemi lo si capisce non solo dalla chiusa della sua risposta al ragazzo di 15 anni

Aspetta (...) di arrivare almeno ai 20 anni (...) in modo tale che sia la tua maturità mentale da persona adulta e non l' emotività adolescenziale a farti capire da che parte stai veramente e definitivamente, pensa che ci sono tantissime persone che potrebbero farti da padre per l' età che hanno e ancora non hanno ben chiara dentro di loro la vera identità!
Non si capisce come l'età possa cambiare il dato di fatto: se sono gay sono gay se sono etero son etero con tutte le gradazioni possibili fra questi due stremi della scala.

Nemmeno il paternalista palra di scelta, ma di capire cosa si è. Allora perché consigliare di attardarsi fino a 20 anni e non cercre di capirlo appena si può?

Lo si capisce anche da una risposta che il paternalista dà a un altro commentatore che prima gli fa notare fin troppo carinamente il suo paternalismo  (peppone: non te li ricordi più i tuoi 15 anni perchè sono passati secoli ?) e poi, scoprendo che il paternalista ha solo 30 anni rispondendogli come si deve: io ho 44 anni e a me sembra che i 15enni di oggi fanno quel che io avrei voluto fare alla loro età e non ci trovo nulla di male.

E meno male!

Il paternalista invece persevera, confermando, come dice, i suoi problemi che vorrebbe fossero una caratteristica di tutti gli altri in modo da dare un senso alle sue di incertezze:

di sicuro c' è che io all' età loro certi ragionamenti e certi pensieri non li facevo nemmeno per il semplice fatto che non avevo ancora neanche la piena consapevolezza di che cosa fosse l' affettività (che stavo iniziando a scoprire proprio in quegli anni), figuriamoci poi la sessualità, mentre loro ne parlano come se già fossero uomini adulti e vissuti di 60 anni con tantissimi anni di esperienze....
Curiosa l'inversione della affettività che per lui è più facile della sessualità...

Il suo moralismo stantio e da ottantenne (con tutto rispetto per gli ottantenni) emerge quando usa parole davvero orribili
E' come se da dopo il 2000 si fosse verificata una specie di accelerazione temporale che ha portato alla pressochè totale cancellazione di quel passaggio che portava una volta verso la maturità, bellissimo ma allo stesso tempo tormentatissimo chiamato appunto adolescenza, bruciare tutto quel periodo della vita che và dai 13\14 anni fino ai 19\20, io ci vedo un qualcosa di spettrale, negativo in questo non so tu.
Se a 20 anni si è maturi a 40 cosa si è decrepiti?

Quel che il paternalista non capisce è che il giovane di 15 anni sta proprio seguendo quel percorso ceh da adolescente lo porterà a ragazzo e poi a giovane uomo molto prima della maturità  che si raggiunge verso i 40 (altrimenti alla faccia dell'adolescenza).

Altri problemi il nostro paternalista li dimostra quando, scoperta l'età del suo interlocutore, gli risponde:

vi ho sempre considerati più interessanti intelletualmente sia ai fini di esperienze di vita che come argomentazioni, anche se qualche stupidino nel mezzo c' è sempre, non ho quasi mai frequentato ragazzi della mia età...
Ed ecco spiegato il paternalismo con cui si rivolge a un ragazzo che ha a metà dei suoi anni...

Ed ecco il delirio fascista e per fortuna che questo paternalista non ha potere decisionale... Spero che non sia padre e che non lo diventi mai!
Però no, a 15 anni è ancora troppo presto per fare un ragionamento come quello del nostro giovanissimo amico del forum, il male c' è eccome, è ancora immaturo sotto tutti i punti di vista.

Capisco che viviamo in un' epoca nella quale ormai tutto è lecito e permesso ed ognuno si arroga il diritto di fare tutto quello che gli passa per testa (contrariamente a come succedeva ai miei e ancora di più tuoi tempi), ma questo però non significa autorizzare un bambino a fare sesso con un' altro bambino, secondo me a quest' età è immorale.
 Bambino, a 15 anni... E poi ci meravigliamo delle dichiarazioni di qualche prete misogino...

Ecco dimostrato come l'orientamento sessuale non ci accomuna certo l'uno a gli altri per il modo di vedere i l mondo ma solo per le discriminazioni. certo sapere di dovere lottare anche per questo catone del terzo millennio...

Un altro imbecille, anche più maschilista del paternalista, gli viene in soccorso e sciorina le sue verità


 Oggetto del messaggio: Re: È etero?
 Messaggio Inviato: sab ott 27, 2012 11:36 am 
Non connesso

Iscritto il: sab gen 03, 2009 9:49 pm
Messaggi: 3939
Sono d'accordo con Peppone. L'adolescenza è una fase molto delicata e parlare già a 15 anni di "trombamico", parola orribile che designa la persona che ti serve solo a fare sesso compulsivo, e dalla quale fisicamente magari non sei nemmeno attratto, mi sembra davvero prematuro. Una persona che non è capace di innamorarsi già nell'adolescenza (con magari tutta la sofferenza rigeneratrice di un amore non corrisposto - ma anche no), cosa diventerà da adulto?

Io suggerirei a @prinoc, quindi, di non domandarsi a priori se l'amico sia etero, omo, bisex o cosa, per fare poi esperimenti di dubbia efficacia, come mi pare lui stesso abbia constatato, ma di innamorarsi. Perché col passare del tempo sarà sempre più difficile. Sia amare, che essere amati. Mentre per essere cinici si ha a disposizione tutta la vita.

_________________
Senza fallo, non c'è orgasmo.
Senza orgasmo, non c'è fallo.

soledamore@mail.com


Il nostro oltre a falleggiare con improbabili sloga del cazzo dimostra di non capire bene il significato del termine trombamico che per lui una parola orribile che designa la persona che ti serve solo a fare sesso compulsivo, e dalla quale fisicamente magari non sei nemmeno attratto.

Veramente il trombamico è uno col quale non vuoi farti una storia ma solo una sana scopata, e di solito scopiamo con chi ci piace... Sesso che si fa in due per cui se lui serve a te tu servi a lui...
Naturalmente se scopo con un trombamico faccio sesso compulsivo chissà nvece se vado a mignotte che sesso è...
Un adolescnete che fa sesso e non si innamora è prematuro.
Mi chiedo che adolescenza abbia passato anche il fallocrate visto che nel luogo comune l'adolescenza è l'età in cui, POTENDO scopi come un coniglio data la tempesta ormonale che ti sconvolge e che sentimenti si affinano se sei fortunato allo stesso momento oppure un po' dopo...

Insomma Cinquetti cantava non ho l'età nel 64!!!


Ora il consiglio che il fallocrate dà al ragazzo di 15 anni di non domandarsi a priori se l'amico sia etero, omo, bisex o cosa non è sbagliato ma viene dato per le ragioni sbagliate.

Infatti quando il fallocrate dice che col passare del tempo sarà sempre più difficile. Sia amare, che essere amati. Mentre per essere cinici si ha a disposizione tutta la vita. Sta evidentemente parlando della propria esperienza che non è detto debba essere per forza quella di tutti o tanto meno del 15enne.

Il 44enne savio non si fa spaventare nemmeno dal fallocrate e risponde

I bambini e gli adolescenti appartengono solo a se stessi e non ai genitori e non vanno autorizzati per fare sesso. Purtroppo la cultura cattolica sussuofoba fa questo e altro.

vogliamo tornare ai periodi in cui i genitori mettevano una cinghia metallica attorno ai genitali dei maschietti per evitare che si masturbassero ?
i bambini e gli adolescenti appartengono solo a se stessi e non ai genitori e non vanno autorizzati per fare sesso. Purtroppo la cultura cattolica sussuofoba fa questo e altro.

vogliamo tornare ai periodi in cui i genitori mettevano una cinghia metallica attorno ai genitali dei maschietti per evitare che si masturbassero ?
Ritorna in carica il paternalista che crede di fare chiarezza dicendo


Il vero problema non è il sesso in sè, qui non si tratta di una questione di cinture di castità, si tratta più semplicemente (si fa per dire) del fatto che un ragazzino di appena 15 anni va' già dicendo in giro di essere gay in un periodo della vita in cui si cambia ogni giorno: oggi si sente così e poi magari da domani inizieranno a piacergli le ragazze e poi di nuovo viceversa....
Tralascio il va apostrofato (che è la seconda persona dell'imperativo...) ma la normatività di questo 30enne mi fa davvero tremare i polsi.
Non va bene che un ragazzino vada n giro a dire di essere gay. Il sesso che fa con altri ragazzi non conta conta quello che si dice.

Insomma da adolescenti non si è né carne e né pesce quini non bisogna millantare quell che ancora non si è che che si sarà per sempre solo da maturi...

Di nuovo, o gay si diventa o lo si è e se lo si è lo si è a 15 come a 45 anni. Per il paternalista l'orientamento sessuale è un capriccio. Visto che a quell'età si  confusi non si può ancora dire se ti p capitata la disgrazia.

Squisito esempio di omofobia interiorizzata.
Questa è la vera questione che solo apparentemente sembra facile da definire e risolvere ma che è molto più intricata e complessa di quanto si può pensare: darsi delle definizioni così nette e coincise a quell' età è sbagliato perchè non puoi saperlo tra qualche anno da che parte sarai una volta e per sempre capisci?

Non è sbagliato sperimentare la sessualità no, perchè fà parte della vita, però e' vero anche che è ancora troppo prematuro oltre che sbagliato dichiararsi omosessuale, per questo io personalmente come ho già scritto vorrei che aspettasse qualche anno ancora e poi deciderà da solo cosa fare.
Io credo che il 15enne sia già in grado di decidere da solo fin d'ora mi caro paternalista Catone...

Il suo capolavoro però lo dà quando  risponde alla domanda di MArco77


 Oggetto del messaggio: Re: È etero?
 Messaggio Inviato: dom ott 28, 2012 12:07 pm 
Non connesso

Iscritto il: sab mar 05, 2011 4:36 pm
Messaggi: 293
marco77 ha scritto:
e che problema ci sarebbe se in futuro cambia idea e dice di essere bisex o etero ? :roll:


Nessun problema, ma per ora è ancora troppo presto e un domani potrebbe anche pentirsene di avere detto una cosa del genere a tutti quanti, lo sai che potrebbe anche avere problemi in famiglia già così piccolo per un' affermazione del genere?

Se pensiamo a quanti 25\30 enni vengono trattati da appestati dalle famiglie o addirittura allontanati da casa per essersi dichiarati pensa a quello che potrebbe succedere a un ragazzino; ma tu ci pensi a tutte queste cose, alle conseguenze emotive e psicologiche alle quali andrebbe incontro? O pensi solo al puro e semplice godimento sessuale?

E se la famiglia non lo accetta che facciamo lo buttiamo nella monnezza?

Mah, mi sà tanto che ti ho valutato un pò precocemente, mi sà tanto che sei il classico gay che pensa solo ed esclusivamente a quello, tutto c***i in c**o e lavoro e poca, pochissima capacità di riflessione sui fatti della vita.

Ah, un' ultima considerazione: ricordati che la vita non è solo ed esclusivamente fatta di cazzi nel culo, ma di molto ma molto altro di molto ma molto più importante. ok?

Ciao e buona domenica.


 Naturalmente chi pesa che il sesso sia solo cazzi in culo è proprio lui il paternalista. la cui omofobia interiorizzata sconsiglia di far fare comig out in così tenera età perché se poi ti sei sbagliato e torni etero (a come deve gongolare Nicolosi) di sei beccato tutti il pubblico ludibrio che è meglio che te lo prendi solo se sei veramente gay non se sei confuso e cambi idea sul tuo orientamento sessuale come cambi le t-shirt o gusti musicali.
Ed ecco l'intervento tonitruante di un altro trombone censore e paraterrorista anche lui.


Buongiorno a tutti, sono un utente del forum anche se non scrivo praticamente mai. Ogni tanto lo leggo però.
Sono assolutamente d'accordo con Peppone, il quale sia nei discorsi che nel modo di esporli dimostra una raggiunta maturità e saggezza, cosa che per qualcuno (specialmente i meno propensi all'apprendimento) potrà forse apparire segno di decrepitezza. A 15, checchè se ne dica, è molto difficile riscontrare sufficiente discernimento e senso di responsabilità, a quell'età non si sa praticamente NULLA della vita.
Così parlo Zaratustra.
Anche se magari dentro di sè ci si sente più grandi di quanto sembri agli altri è inoppugnabile che l'esperienza di vita è quasi nulla ancora, per questo servono i genitori, per dare una direzione e correggere i passi dei figli, basandosi sull'esperienza maturata fino a quel momento. I genitori e la famiglia non sono quella specie di maledizione o di spietati aguzzini che si divertono a mettere le catene ai piedi di poveri figlioletti innocenti, come forse dev'essere sembrato a Marco77, la famiglia è e deve essere quel punto di riferimento e quel riparo morale a cui i figli ancora immaturi devono poter accedere, a prescindere dalle effimere mode etiche del momento.
Vuoi vedere che il papa che calza prada già prima di Twitter bazzicava la rete?
Caro Marco, il tuo dorato mondo i leggerezza cerebrale rischia un giorno di crollarti addosso con tutto il peso del piombo se non comincerai ad aprire le tue convinzioni alla sana verifica del dubbio.
Il bue dice cornuto all'asino
Non puoi convincere un adolescente di avere sempre ragione, così come non puoi dire allo stesso di ignorare la famiglia se questa ha leciti e comprensibili problemi ad accettare la EVENTUALE nonchè ancora ipotetica omosessualità del figlio.
Leciti e comprensibili?
Sì sì è proprio il Papa
Consiglio anch'io a Prinoc di attendere con serenità interiore e pazienza il naturale evolversi della propria natura psicologica, emotiva, sentimentale e sessuale, perchè a 15 anni si è ancora troppo piccoli per avere l'assoluta certezza su dove si consolideranno le proprie direzioni.
Consiglio anche la debita proprietà di linguaggio perchè una termine come "trombamico" non solo è surreale e contradditorio (o si è amanti o si è amici, le due cose non vanno troppo d'accordo) ma anche volgare.
Certo perché invece pompa è un termine da lessico dantesco...

Poi arriva il consiglio carino e  schietto di ...Raffaella Carrà.


Tutto può essere, comunque una sicura etichetta che gli si può applicare è "a volte fa sesso coi maschi". In ogni caso attieniti ai fatti: non lo vuole più, magari provaci ancora in futuro, non si sa mai che non ceda.
Detto questo, visto che a te sto ragazzo non piace affatto perchè non ti trovi un altro trombamico?


Poi qualcuno sembra rispondere per le rime a Peppone il paternalista, ma strada facendo diventa l'altra faccia della stessa medaglia.


Incommentabile Peppone_da_Siracusa, che addirittura parla dell'omosessualità come di una fase possibilmente passeggera, un orientamento a intermittenza, insomma. E poi tira fuori dal cilindro la soglia dei 20 anni come minima per poter dire con certezza quale sia il proprio orientamento sessuale. Mah.

Rispondo all'autore del topic. Il tuo amico si è fatto fare un pompino da un ragazzo e gli è piaciuto; pergiunta era una cosa programmata, quindi lui era perfettamente consapevole di quello che avrebbe fatto e aveva tutto il tempo per ripensarci ed eventualmente rifiutarsi. Invece se l'è fatto fare. Perché si è poi rifiutato di farlo a te? Forse perché l'hai fatto venire e gli è sparita la voglia!? Il tuo amico si è scopato un ragazzo e, di nuovo, gli è piaciuto, al punto da indurlo a riconsiderare il suo orientamento sessuale. Ma cosa ti serve di più per capire che sicuramente non è etero?
Ed ecco che casca l'asino. Se scopi con una persona del tuo stesso sesso anche in età adolescenziale non sei etero sei omosessuale marchiato\a a vita. E la bisessualità Risposta pronta! 
Al massimo è bisessuale, ma io di chi si dice bisessuale diffido sempre: devo ancora conoscerne uno vero. Secondo me il tuo amico è semplicemente gay e represso. Prova a capire il perché della sua repressione (che è indubbia, visto che ora si dice etero), e aiutalo a venirne fuori. 
Giova forse ricordare che la categroia del represso non potrebbe essere più patriarcale...

Da un delirio all'altro:

concordo pienamente con peppone, leggo continuamente di ragazzini che fanno o vogliono fare coming out in un' eta nella quale ancora non c'è niente di sicuro e di ragazzini che lo hanno fatto, poi ci hanno ripensato ma ormai è troppo tardi e soffrono perchè si sentono messi alla berlina da tutti e vanno dallo psisicologo a 15 anni!
Vai dallo psicologo non perché ti mettono alla berlina  ma perchéè ti metto alla berlina anche se non sei gay!!! L'omofobia vale solo per chi è gay davvero. Come infatti solo le puttane possono offendersi quando qualcuno dà della mignotta a una donna...


Quest'ultimo commento  di oggi...

In tutti questi mesi nessun moderatore è intervenuto almeno per censurare chi ritiene legittime le reazioni omofobiche dei familiari di un gay.

Tanto a gay.it mica interessa liberare la comunità gbt basta che se ne parli...