venerdì 5 agosto 2011

E' morto Rudolf Bradza l'ultimo superstite tra i triangoli rosa dei campi di sterminio nazisti

Rudolf Brazda era stato deportato nel campo di concentramento di Buchenwald - il campo di sterminio nel quale fu più intensamente sperimentato l’annientamento da lavoro -  l’8 agosto del 1942. Vi rimase fino alla liberazione, l’11 aprile 1945. Tre anni di lavori forzati, prigioniero numero 7952, come gli era stato tatuato sul braccio, Rudolf era  l’ultimo superstite tra i “Triangoli rosa”, gli internati nei campi di concentramento a causa della loro omosessualità. Il triangolo rosa era il pezzo di stoffa che veniva cucito sulla loro divisa. Il colore rosa era stato scelto ovviamente per scherno nei confronti di chi era giudicato intrinsecamente effeminato; alle lesbiche internate fu imposto invece il triangolo nero delle "asociali" (il che rende difficile risalire alla causa dell'asocialità per questo sule lesbiche internate si hanno darti meno precisi).
I nazisti utilizzarono i gay anche come cavie per esperimenti medici, somministrando loro iniezioni ormonali e sottoponendoli a lobotomie o castrazioni.

L'omosessualità era vietata dal paragrafo 175 del codice penale tedesco in vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994.
Proprio per questo motivo, per essere i triangoli rosa dei carcerati per una legge non promulgata dal nazismo (anche se il nazismo la inasprì, facendola passare da reato civile a reato penale, annoverando tra le pratiche sessuali punite col carcere qualunque atto sessuale tra due uomini e non solamente il sesso anale) a differenza degli altri internati gli omosessuali non sono mai stati risarciti dal governo tedesco.
Anzi  quelli che non nascosero il loro orientamento sessuale dopo il nazismo vennero di nuovo imprigionati.
Heinz Dörmer, subì 20 anni di reclusione prima nei campi di concentramento nazisti e poi nelle carceri della Repubblica Federale Tedesca, mentre Helmut Corsini, dal campo di Buchenwald passò direttamente alle carceri nazionali.

Rudolf Brazda è morto all'età di 98 anni.


Per scrivere queste note mi sono basato sull'articolo de La Stampa e su altre fonti riportate in calce. Nell'articolo del quotidiano torinese c'è una foto di Rudolf  con una buffa didascalia:
Rudolf Brazda a Berlino di fronte
ad un monumento per gli omosessuali
uccisi nei campi di sterminio


Un monumento, come non fosse identificabile o come se Berlino ne avesse diversi (in realtà c'è una lapide all'uscita della stazione della metropolita di Nollendorfplatz...)
Un sito dell'Arcigay elenca i monumenti in memoria dei triangoli rosa sparsi worldwide
In realtà si tratta del monumento per le vittime omosessuali dei campi di concentramento costruito a Berlino, vicino alla Porta di Brandeburgo, su una radura erbosa del parco cittadino del Tiergarten, di fronte al memoriale per le vittime ebree dell'Olocausto (eretto nel 2005).
Tra i diciassette progetti selezionati dalla giuria è stato scelto quello di due artisti scandinavi residenti a Berlino, il danese Michael Elmgreen e il norvegese Ingar Dragset.

Il monumento, inaugurato nel 2008,  mantenendo lo stile del memoriale per le vittime ebree, è costituito da un unico blocco di cemento grigio largo 4 mt e alto 3 che su un lato, ad altezza d'uomo, ha una finestra attraverso la quale il visitatore può guardare un filmato a loop, cioè a proiezione continua, nel quale, dallo stesso punto di vista in cui si trova il visitatore in quel momento, sono stati filmati due ragazzi mentre si baciano.





Quando sono andato a Berlino (dove ho scattato le immagini che vedete) ho assistito alla descrizione di una splendida guida americana che spiegava a una coppia di turisti alcune implicazioni politiche del monumento.
Il monumento infatti ricorda esclusivamente i triangoli rosa, cioè i gay e non le lesbiche che, come ho già detto,  non avevano un simbolo che le identificasse in quanto lesbiche essendo internate invece come persone asociali dunque col triangolo nero. Ciononostante gli autori del monumento Michael Elmgreen & Ingar Dragset hanno previsto ogni due anni un cambio immagine sullo schermo: i due uomini si alterneranno a due donne che si scambiano il bacio.
Nonostante ciò, diceva la guida, le lesbiche si sono risnetite per quella che è a tutti gli effeti una esclusione: perchè non pensare più semplicemente a un solo filmato che ritraesse sempre e non ogni due anni entrambe le coppie? In effetti anche io mentre vedevo il filmato avevo fatto lo stesso pensiero: e le ragazze?!?!

Mentre mi documentavo sul monumento ho trovato questo incongruo e inesatto commento sul sito dell'arcigay che elenca i monumenti sparsi per il mondo:
All'inaugurazione non ha potuto essere presente alcun sopravvissuto dei campi di concentramento: l'ultimo testimone dello sterminio, Pierre Seel, un francese dell'Alsazia, è morto nel novembre 2005. Aveva raccontato in un libro pubblicato nel 1994 la sua tragica vicenda, di quando, deportato a 17 anni, vide il suo fidanzato 18enne divorato vivo dai cani davanti ad altri prigionieri.


la cui fonte è accreditata, nell'articolo al sito Gaynews. In realtà Pierre Seel è l'unico francese sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti ad avere apertamente testimoniato la sua esperienza.


Ed ecco come il problema della memoria è un argomento serio contro la rigorosità del quale si infrangono anche gli articoli scritti con le migliori intenzioni. Speriamo che in questo mio post non ci siano troppe imprecisioni...






articoli consultati per questo post:


La Stampa
wikipedia (voce triangolo rosa)
wikipedia (voce Pierre Seel
sito Arcigay  sui monumenti alla memoria
articolo gaynews che annuncia la costruzione del monumento
articolo di gaynews che annuncia l'inaugurazione del monumento 









Il primo capro: sullo studente omofobo della bocconi sospeso per un anno.

Vi ricordate delle aggressioni omofobiche all'Università Bocconi di Milano di cui anche qui si era parlato?

Prima uno studente era stato aggredito quando aveva cercato di impedire che i manifesti del gruppo di sostegno glbt "Best" della Università venissero strappati, poi sugli stessi manifesti, e, scopriamo ora, per la stessa mano, si erano lette amenità del tipo l'hiv è la giusta punizione per i froci oppure i froci vanno trattati con lo Zyklon B (il gas usato dai nazisti nei campi di concentramento) .

Apprendo oggi da un articolo di Repubblica  che lo studente responsabile di questi gesti omofobici è stato sospeso per un anno intero.
Sospensione dettata dalle regole dell’Honor Code introdotto alla Bocconi da circa un anno.
L'articolo fa subito un parallelo con la appena bocciata legge contro l'omofobia  quasi ne fosse un risarcimento (sic!) facendo dire agli studenti di Best che hanno visto il provvedimento dell’università come un messaggio di speranza agli studenti bocconiani e - non paghi - che si dichiarano soddisfatti delle misure prese da parte dell’Università Bocconi contro l’individuo in questione e si augurano che procedimenti come questo non debbano più ripetersi.


Nell'articolo si legge anche che l’aggressore non soltanto non potrà dare esami per un anno, ma porterà nel suo curriculum una macchia indelebile: tutte le sanzioni disciplinari sono infatti registrate nella carriera scolastica dello studente e vengono trascritte nei fogli di congedo e in sede di determinazione del voto finale di laurea.

In attesa di un comunicato ufficiale di Best, non posso che rammaricarmi del tono dell'articolo e del fatto che altri studenti possano considerare la sospensione per un anno dalle attività accademiche del collega un messaggio di speranza agli studenti bocconiani e non solo.

Messaggio di speranza sono per me parole di bestemmia.

Capisco che il giornalista di Repubblica abbia scritto l'articolo sono per rimestare nel torbido e non si sia sentito in obbligo, come un vero giornalista doveva fare, se non di individuare le cause di chiedersi almeno il perchè del comportamento dello studente sanzionato.
Ma che gli studenti della Bocconi   non abbiano (so far) fatto alcun discorso politico (nel senso alto di vita nella città) sull'accaduto ha del macabro.

Invece di mostrare come il gesto dello studente sia solo il sintomo di un malessere diffuso nel paese basato sulla diffidenza nei confronti dei diversi fomentata da un governo irresponsabile e dalla peggiore classe politica d'Europa  si fa finta di essere tutti civili e si addita lo studente come bau bau del caso.

Vigliaccamente come solo noi italiani, fascisti fin nel buco del culo, siamo capaci di fare, forti coi deboli e deboli coi forti, si è sanzionato lo studente come se le responsabilità del suo gesto siano solo le sue.
Fossimo in un paese civile, davvero europeo, dove lo Stato riconosce i diritti anche alle persone omosessuali e dove i cittadini sono solidali con ogni minoranza e contrari a ogni discriminazione quello studente sarebbe stato davvero una voce solitaria e fuori da coro e il suo gesto sarebbe stato comprensibilmente visto come un gesto estraneo alla società.

Ma in Italia dove il presidente del consiglio può fare tutte le battute omofobe che vuole, dove pezzi di governo dicono addirittura (mentendo) che il matrimonio gay è incostituzionale ,questo studente è uno del mucchio e ne è stato fatto il primo capro espiatorio della lotta all'omofobia.
Se quello studente si è sentito autorizzato a scrivere che l'hiv è la punizione dei gay o che i gay vanno trattati con lo Zyklon b non possiamo fare finta che quello studente agisca da solo. Agisce in una società dove lo Stato e il Governo non riconoscono i diritti fondamentali ai cittadini e cittadine glbtqi, dove il parlamento non reputa necessaria una legge contro l'omofobia, dove il maschilismo, la misoginia, la xenofobia e l'omolesboransfobia sono all'ordine del giorno, tra gli italiani  e le italiane dove la violenza nei confronti delle persone più deboli, per orientamento sessuale, identità di genere, censo e orientamento politico è quotidiana e arriva sui giornali solo per strumentalizzazioni non per preoccupazione sociale. Una violenza fatta dagli italiani a danno di altri cittadini, italiani  e non, in nome di una presunta superiorità loro e inferiorità altrui

Ognun* è lasciato da solo ad assorbire un clima di ostilità anche ma non solo omolesbotransfobica senza che nessuna realtà sociale, statale, politica, culturale, morale sostenga e aiuti a difendersi dalla cultura dell'odio e della superficialità che tracima dai mezzi di comunicazione di massa.

Questo ragazzo, per quanto con opinioni e comportamenti insostenibili, è vittima di una retorica e di una ipocrisia italiote, è vittima quando è stato lasciato a se stesso, ed è vittima dopo quando viene sanzionato invece di essere educato, formato al contrasto dell'omofobia.

Viene punito lui e lui solamente come se la responsabilità fosse solo la sua e non quella sociale che ci riguarda tutti, fino a che anche una sola persona per offendere un uomo continuerà a dargli del frocio e per offendere una donna della puttana.  Una "cultura" del maschilismo dalla quale proviene anche la pena che gli è stata comminata.

Anni fa bacchettai un giornalista, sempre di repubblica, su Paesaniniland perchè non capendo nulla della pena, un giornalista nel riportare la notizia che i quattro ragazzi delle medie che avevano malmenato un compagno di classe handicappato, erano stati condannati a prestare servizio di volontariato in un centro di accoglienza per portatori di handicap invece di sottolineare l'intelligenza della "pena" di quanto fosse educativo  farli stare a contatto con realtà considerate "diverse" per conoscerle e imparare a rispettarle, alludeva al fatto che i ragazzi avrebbero lavato i cessi facendo di quello il momento massimo della pena inflitta loro.

Stavolta la pena non è stata intelligente perchè quel ragazzo è stato ripagato con lo stesso odio che lui ha mostrato nei confronti di alcuni colleghi omosessuali.

Un odio che continuerà a provare, magari amplificato dal fatto che la sospensione rimarrà agli atti nella sua carriera universitaria. Invece di rieducare si punisce e gli studenti di Best gioiscono!


Con questo  modo di combattere la battaglia contro l'omofobia oggi è stata segnata la prima sconfitta, perchè all'odio non si risponde con l'odio, ma con l'aiuto, l'informazione, la rieducazione, e il perdono.
Se gli scampati ai campi di concentramento sono stati così umani da perdonare i loro aguzzini come facciamo noi a gioire di un ragazzo che è stato cresciuto da famiglia stato e società come omofobo senza che nessuno sia intervenuto per rieducarlo ma solo per punirlo?

Sono profondamente rattristato per quello che è successo a quel ragazzo e, mi dispiace per voi vendicativi, ma, in quanto capro espiatorio, come vittima di un fenomeno ben più vasto e grande di lui, io sono dalla sua parte.

giovedì 4 agosto 2011

Touche pas mon pote: la situazione delle perosne omosessuali Ghana



Intanto le notizie che giungono dal Ghana non parlano, per quanto ne so, di arresti già avvenuti.
Su FB si parla di due persone già arrestate ma non sono riuscito a trovare riscontri e sono in attesa di fonti che confermino la notizia.
Anzi secondo la ILGA International Lasbian and Gay  Association  nonostante la minaccia (usano proprio questo verbo) del ministro alcuni omosessuali (l'acronimo inglese è MSM Men that have Sex with Men) hanno accesso alle cure e alle informazioni sull'hiv (dato che, secondo alcune fonti almeno 8000 MSM affetti da HIV e altre malattie sessualmente trasmissibili sarebbero stati schedati).


Legalmente in Ghana l'omosessualità è vietata dal Criminal Code 1960– capitolo 6, Sexual Offences articolo 105 che dice:

Chiunque è colpevole di unnatural carnal knowledge
(a) con qualunque persona senza il suo consenso è colpevole di reato di primo grado;
(b) con qualunque persona e con il suo consenso, or con un qualsia animale, deve pagare una multa. [fonte Wikipedia;]
La legge, mutuata dal codice penale Inglese (notare quel parallelo con gli animali...proprio come nel Levitico...)  non punisce l'omosessualità tra consenzienti con la galera ma con una multa, dunque probabilmente quella del Ministro è solo una minaccia (ma l'incitare la cittadinanza alla delazione resta di una gravità inaudita).

In ogni caso gli omosessuali in Ghana sono descritti come dei sub-umani, che si sposano in barba alla legge (perchè uno dei due coniugi si è svegliato, dopo aver peccato contro dio, con una vagina al posto del pene) o  legate alla prostituzione, comunque persone socialmente pericolose che possono distruggere le radici culturali del paese.
Secondo un luogo comune diffuso nel paese l'omosessualità è stata portata in Ghana dai bianchi o dai ghanesi che hanno vissuto fuori dal paese.

Naturalmente le cose non stanno così.
La percezione che si ha all'esterno del Ghana è ancora peggiore, se possibile.  C'è per esempio un sito che denuncia dei truffatori ghanesi ai danni dei gay del paese e non. Insomma un bel casino tra notizie che non giungono e sguardo etnocentrico di noi occidentali.

Davanti l'ambasciata del Ghana: mobutu?!?!?

Ieri sera al sit-in davanti l'ambasciata del Ghana
in segno di protesta per l'ordine di Paul Evans Aidoo, ministro regionale occidentale del paese, di arrestare tutti gli omosessuali incitando la popolazione a denunciare le persone sospette eravamo davvero pochi, pochissimi, come potete vedere dale foto che ho pubblicato su faccialibro ma tanti fatte le debite proporzioni, in confronto al numero altrettanto basso che ci ha visti partecipare al sit-in di Montecitorio di martedì della scorsa settimana.

E' stato bello per chi c'era, per chi ci è stato, vedersi, rivedersi, ritrovarsi, scoprirsi lì, insieme nonostante le differenti weltanschauung, capendo che - almeno tra di noi - possiamo contare.
Ritrovarci lì, tra facce nuove e facce conosciute, ha dato un senso a un sit-in che altrimenti - oltre a quello simbolico - tanti significati non aveva.

Proprio in nome di questo agire nonostante tutto comune siamo rimasti a chiacchierare, sciolto il sit-in, sull'agenda delle cose da fare, sempre noi, sempre insieme, ma assieme a chi vorrà, nei prossimi mesi. Per questo abbiamo deciso di unire di nuovo le forze e ci siamo dati appuntamento a settembre per riunirci e discutere una strategia comune lontani dai massimi sistemi e concentrati sui risultati da ottenere.
Eravamo in 18 erano le 22 e abbiamo pensato di dare proprio questo nome al gruppo che abbiamo creato su FB 18 alle 22 che vi invito a visitare e, se volete sporcarvi le mani anche voi, aderire
Poi dopo aver ritrovato la gioa di discutere e stare insieme siamo andati a mangiare una pizza nei dintorni e nonostante la situazione in Ghana non sia proprio delle più rosee abbiamo celiato e riso e ci è venuto in mente questo.

martedì 2 agosto 2011

Ministro del Ghana ordina l'arresto di tutte le persone omosessuali nella sua zona di competenza. Sit-in di protesta di fronte l'ambasciata italiana


Il Ministro per la zona occidentale del Ghana, Paul Evans Aidoo, ha ordinato l’arresto di tutte le persone omosessuali nella sua zona di competenza. 
Lo denunciano,  in un appello alla Comunità internazionale, i co-presidenti dell'organizzazione per i diritti umani EveryOne  Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau che il 23 luglio u.s hanno pubblicato sul sito dell'associazione il seguente post.

Firenze, 23 luglio 2011. "È di oggi la conferma che il Ministro per la zona occidentale del Ghana, Paul Evans Aidoo, ha ordinato l’arresto di tutte le persone omosessuali nella sua zona di competenza".


Aggiungi didascalia

Lo denunciano, in un appello alla Comunità internazionale, i co-presidenti dell'organizzazione per i diritti umani EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau.

“L'offensiva governativa anti-gay è conseguente alla campagna omofoba portata avanti dal Consiglio Cristiano del Ghana, che ha attaccato duramente e pubblicamente la comunità LGBT a più riprese" spiegano gli attivisti. "Purtroppo, come dimostra il caso dell'Uganda, molte comunità cristiane promuovono omofobia in Africa, nonostante gli appelli alla tolleranza promossi dalla società civile".

Riferendosi alla presenza di omosessuali nel Ghana, il ministro ghanese ha ripetutamente dichiarato che "dobbiamo impegnarci con tutte le forze per estirpare queste persone dalla nostra società". Paul Evans Aidoo ha chiesto ai cittadini della regione da lui governata di denunciare alle autorità tutte le persone sospettate di comportamenti omosessuali.

"Chiediamo all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, al Parlamento europeo e alla Commissione Ue di prendere con immediatezza una posizione che scongiuri nuove escalation di violenza omofoba, nonché il perpetrarsi di gravi violazioni dei diritti fondamentali di persone LGBT nel Paese sub-sahariano. È fondamentale" prosegue il Gruppo EveryOne, "che tutte le forze democratiche e i Paesi membri dell'Ue rivolgano un appello al Presidente della Repubblica del Ghana affinché le affermazioni del ministro Evans Aidoo siano ritrattate al più presto.

Ci rivolgiamo infine" concludono Malini, Pegoraro e Picciau, "a coloro che hanno rappresentato e rappresentano tuttora egregiamente il Ghana in politica estera, come il diplomatico ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, il Giudice della Corte penale internazionale Akua Kuenyehia e l'ex presidente ghanese Jerry Rawlings, che è stato eletto presidente della Economic Community of West African States: è a loro che chiediamo accoratamente di fare in modo che il Ghana - che in passato ha sempre favorito le organizzazioni internazionali e regionali di cooperazione politica ed economica, ed è un membro attivo delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana - mantenga il suo status di Paese democratico, tra i più moderati del continente africano, e continui a rispettare le Carte internazionali sui Diritti Umani, salvaguardando così anche la dignità e l'uguaglianza rispetto agli altri cittadini di gay, lesbiche e transessuali". 

Nota del Gruppo EveryOne.  Il governo del Ghana, purtroppo, esercita una feroce discriminazione contro i gay, che quando vengono identificati subiscono arresti, maltrattamenti, torture e condanne inique. Noi ci auguriamo di sollevare questa realtà e impedire che la persecuzione dei gay nel Paese prosegua, trascinando il Ghana in una deriva intollerante ben lontana dai valori della democrazia. Invitiamo tutti gli amici dei diritti umani a levare proteste accorate contro il governo ghanese e i ministri delle singole regioni, affinché interrompano la terribile persecuzione delle persone gay in atto nel Paese.


Il Corriere della Sera riprende la notizia in un articolo Corriere della Sera in un articolo del 28 luglio u.s. nel quale  apprendiamo che
Secondo i quotidiani locali [Paul Evans Aidoo] ha inoltre chiesto ai cittadini della regione da lui governata di denunciare alle autorità tutte le persone sospettate di comportamenti omosessuali.

marcia gay a.jpgMac-Darling Cobbinah, leader del Centre for Popular Education and Human Rights, ha respinto le richieste del ministro, giudicandole improponibili: “Come si fa ad arrestare la gente sulla base di semplici sospetti”, ha domandato retoricamente durante un’intervista alla BBC.

Ha poi continuato: “Paul Evans Aidoo sta istigando all’odio e vuole dividere la società emarginando ancora di più i gay che rischiano di essere attaccati o ricattati. Un ministro che persegue questi obbiettivi non aiuta la società a crescere”.



Domani 3 agosto 2011 
a ROMA dalle ore 19.00 alle ore 20.30,  
ci sarà un sit-in 
presso l'ambasciata Italiana del Ghana 
in Via Ostriana n.4, 

per chiedere il rispetto delle Carte Internazionali e per sollecitare un intervento dell'Ambasciatrice della Repubblica del Ghana in Italia 
S.E. Evelyn Anita Stokes - Hayford affinchè faccia Suo l'appello lanciato dall'organizzazione per i diritti umani Everyone all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, al Parlamento europeo e alla Commissione dell’Unione Europea perché prendano una posizione "che scongiuri nuove escalation di violenza omofoba, nonché il perpetrarsi di gravi violazioni dei diritti fondamentali di persone LGBT nel Paese sub-sahariano" Vi aspettiamo tutt*!!! (cfr. evento su Facebook).



Oltre al sit-in altro strumento di protesta è inviare una lettera all'Ambasciatrice della Repubblica del Ghana in Italia, Sua Eccellenza Evelyn Anita Stokes - Hayford, affinchè faccia suo l'appello dell'Associazione per i Diritti Umani EveryOne per la cessazione della persecuzione delle persone LGBTQ nel Paese sub-sahariano.

Di seguito il testo che dovete copiare, apponendo la vostra firma e ad inviarlo ai seguenti indirizzi e-mail:
info@ghanaembassy.it -  consular@ghanaembassy.it


All’Ambasciatrice della Repubblica del Ghana in Italia 
S.E. Evelyn Anita Stokes - Hayford 
Via Ostriana, 4 00199 Roma
info@ghanaembassy.it
consular@ghanaembassy.it

Roma, 2 Agosto 2011

Oggetto: Persecuzione delle persone omosessuali nella Repubblica del Ghana.

Eccellenza,
apprendo, dalla stampa internazionale ed italiana (http://africaexpress.corriere.it/2011/07/ghana_ministro_incita_alla_cac.html), che il Ministro per la zona occidentale del Ghana, Paul Evans Aidoo, ha ordinato l’arresto di tutte le persone omosessuali nella sua zona di competenza.

La denuncia, in un appello alla Comunità internazionale, viene fatta da Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Piccoau, presidenti dell'Organizzazione per i diritti umani EveryOne (http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2011/7/23_Ghana,_ministro_ordina_persecuzione_dei_gay._Appello_EveryOne_a_Onu_e_Ue.html).

L'offensiva contro le persone omosessuali fa seguito alla campagna omofoba portata avanti dal Consiglio Cristiano del Ghana, che ha attaccato, a più riprese, duramente e pubblicamente, la comunità LGBT (Lesbian, gay, bisexual, and trans gender).

Riferendosi alla presenza di omosessuali nel Ghana, il Ministro ghanese ha dichiarato che "dobbiamo impegnarci con tutte le forze per estirpare queste persone dalla nostra società".

Secondo i quotidiani locali ha inoltre chiesto ai cittadini della regione da lui governata di denunciare alle autorità tutte le persone sospettate di comportamenti omosessuali.

Le chiedo, in qualità di Ambasciatrice della Repubblica del Ghana in Italia, di fare Suo l'appello lanciato dall'organizzazione per i diritti umani Everyone all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, al Parlamento europeo e alla Commissione dell’Unione Europea perché prendano una posizione "che scongiuri nuove escalation di violenza omofoba, nonché il perpetrarsi di gravi violazioni dei diritti fondamentali di persone LGBT nel Paese sub-sahariano".

Confido in un suo intervento in qualità di rappresentante di un Paese democratico membro attivo delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana che in passato ha favorito e accolto le organizzazioni internazionali e regionali di cooperazione politica ed economica nel rispetto delle Carte internazionali sui Diritti Umani.

Distinti saluti,

 CI VEDIAMO TUTT* DOMANI POMERIGGIO ALLE 18

lunedì 1 agosto 2011

I frutti della delazione: Tremonti gay

Ecco come il Fatto Quotidiano riporta le vicende dell'affitto in nero di Tremonti.
Se a questo aggiungete il modo in cui l’on. Anna Paola Concia ha commentato l’ambigua situazione affittuaria del ministro Tremonti
più che ambigua direi illegale, ma volete mettere come lega bene quell'ambiguo con le illazioni sull'orientamento sessuale?...
di cui siamo venuti a sapere di una convivenza con persona dello stesso sesso
Adesso non mi risulta che Tremonti e Milanese abitassero insieme. Quel che so (fonte il Tempo) è che:
A mettere nei guai Giulio Tremonti è un appartamento da 200 metri quadrati che si trova in via Campo Marzio, nel cuore di Roma. Il ministro dell'Economia, (...) ci ha vissuto dal febbraio 2009 «accettando l'offerta dell'onorevole Marco Milanese» (che lo aveva in affitto dal Pio Sodalizio dei Piceni per otto mila euro al mese, ndr) fino a poche settimane fa.

Secondo Tommaso Di Lernia, imprenditore al centro dell'inchiesta su Enav (agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione e frode fiscale), l'affitto di via Campo Marzio viene però pagato dall'imprenditore edile Angelo Proietti, titolare di Edil Ars (uno dei principali partners di Sogei) che vuole ingraziarsi Tremonti e far entrare la sua azienda in affari con Enav. Nella memoria difensiva di Milanese, però, nella quale il deputato Pdl accusato di associazione a delinquere, corruzione e rivelazione del segreto, spiega alla Commissione per le autorizzazioni a procedere della Camera (che deciderà a settembre sul suo arresto) che è lui stesso a pagare l'affitto, c'è anche scritto che Giulio Tremonti gli corrisponde un canone di 4 mila euro al mese. Il ministro dell'Economia avrebbe dato al suo ex braccio destro mille euro a settimana in contanti. Proietti smentisce sostenendo di esser stato lui a pagare per i primi due anni.

Qualcuno mi aggiorni nel caso...
Capite? Un caso di evasione fiscale e di corruzione diventa un caso di pruderie omofilica che in realtà è una strumentalizzazione per distogliere la pubblica opinione dal vero problema...
In ogni caso il titolare di via XX settembre non dispone di un contratto d'affitto. E, attraverso i contanti, di fatto paga il canone in nero.
In ogni caso se bastasse questa come prova dell'omosessualità  tutti gli studenti e le studente che convivono dovrebbero essere gay e lesbiche...

Torniamo all'articolo del Fatto Quotidiano per motivi di comprensione ripeto tutto il periodo..
Se a questo aggiungete il modo in cui l’on. Anna Paola Concia ha commentato l’ambigua situazione affittuaria del ministro Tremonti, di cui siamo venuti a sapere di una convivenza con persona dello stesso sesso fino a oggi tenuta nascosta (“legga Alexis, di Marguerite Yourcenar, l’aiuterà e chissà che non riesca a spiegarsi meglio” ha suggerito la Concia; l’Alexis è la storia di un uomo che lascia la moglie scoprendosi omosessuale) 
che modo di riassumere il romanzo...


e i conseguenti dubbi affiorati dalla rete sull’orientamento sessuale di Tremonti, indubbiamente per il Governo i gay sono solo un problema, e il Governo è il primo problema dei gay. Il titolo è perfetto anche nella sua doppia possibile lettura.
Proprio un grande contributo alla causa.