venerdì 28 novembre 2014

"Non voglio essere più gay" pubblicato da gay.tv. Quando dietro una lettera di apparente sfogo si cela una strategia denigratoria precisa, oscena e omofoba.

Luis Pabon il 17 novembre u.s. ha pubblicato un post dal titolo Why  I No Longer Want to Be Gay  sul sito thoughtcatalog che si distingue per articoli dal titolo 10 tipi di mamma che fanno schifo, 5 ragioni per cui Wikipedia è meglio che leggere libri.


Il suo post è stato ripreso in traduzione italiana da Gay.tv che lo (ri)pubblica col titolo “Non voglio più essere gay”: la testimonianza di un uomo deluso dalla comunità LGBT omettendo il nome dell'autore e l'origine del post.

Ringrazio il mio amico Sunny che mi ha segnalato il post di gay.tv.



Solo in calce al post si legge Questa testimonianza è stata pubblicata originariamente qui dove il link (come potete vedere se lo cliccate) non riporta direttamente al post ma solo alla home page dei sito...


Mi chiedo del perché questa mancanza di chiarezza e trasparenza nelle fonti usate...
Perché non un link diretto al post?
Perché non riportare il nome dell'autore e del sito originale nel quale il post è stato pubblicato? Perché non riportare che si tratta di una traduzione dall'inglese?

L'articolo è stato scelto perché in linea con la scelta editoriale di gay.tv che vuole proporre dell'omosessualità maschile una immagine granitica, unica, imperante.


Ho scritto a Pabon sperando che abbia tempo per rispondermi. Le osservazioni che seguono non riguardano il suo post ma la traduzione italiana (a tratti molto interpretante, ma questo lo vedremo in un altro post).


Per come è presentato da Gay.tv, e per l'impatto che le parole di questo post hanno in Italia, specialmente oggi, farò conto che si tratta di una articolo di un italiano, anonimo.


Pabon, pardon, l'autore anonimo, si presenta come persona gay che non vuole più essere gay.


Ci spiega cosa vuol dire essere gay? No.

Ci dice solo che dal momento che ha accettato la propria omosessualità è entrato in questa comunità alla ricerca di amore, intimità e fratellanza. Invece ciò che ho trovato è: sospetto, infedeltà, solitudine e mancanza di unione.




Essere gay per Pabon significa fare parte di una comunità.


Sia che la si intenda come significato sociologico che come significato antropologico la parola Comunità  identifica un gruppo di persone che ha delle caratteristiche in comune tali da creare un sentimento di identità attraverso una storia comune, degli ideali condivisi, delle tradizioni e dei costumi che siano la lingua parlata e il correlato sistema di significati, oppure determinate norme di comportamento, dei valori condivisi, una religione o una storia comune.




Qualunque ne sia la definizione la Comunità ha un forte valore regionale e locale. Le persone per essere in una comunità devono vivere nello stesso luogo, in un quartiere o una stessa città.


L'idea di Comunità funziona quando il gruppo comunitario è sensibilmente diverso dal resto del gruppo cittadino o comunque della zona regionale in cui solo la comunità può avere senso e trovare radicamento.



Una Comunità di persone diverse nella lingua nei costumi e nella religione rispetto la maggioranza delle persone che vive in un determinato luogo.


La comunità musulmana della città di Roma, la comunità ebraica, cioè di religione non cattolica,  la comunità gay cioè non eterosessuale.
In questa comunità, c’è talmente tanto disgusto di sé stessi che si incontrano continuamente uomini a pezzi, autodistruttivi, che sanno solo ferire, che sono crudeli e vendicativi gli uni contro gli altri.
Normalmente una comunità è autosolidale...
Ho lottato per adattare il mio codice morale a questi comportamenti, ma mi sembra di essere costretto a spingermi troppo oltre alle mie convinzioni e ai miei valori.
Normalmente la comunità è di persone alla pari. Pabon sente di non avere nulla in comune con gli altri gay dunque non sta parlando alla sua comunità.
Non importa quante volte mi sforzo di non avere una percezione falsata, di non avere preconcetti: ogni volta incappo nel solito stereotipo di uomo gay – che fa sesso con chiunque ed è ossessionato dal sesso; superficiale, incapace di avere una relazione stabile, spaventato dall’intimità, privo di amor proprio; affetto dalla sindrome di Peter Pan, con un odio per chi è più anziano. Tutte cose che pensavo fossero ormai sepolte per sempre, invece vengono fuori subito. Sembra quasi che i gay facciano fatica a superare gli stereotipi e i cliché.
I gay. Non quelli come me, ma loro.

Ammesso e non concesso che essere gay significhi far parte di una comunità Pabon di quella comunità non si è mai sentito davvero facente parte, ci ha provato ma è sempre rimasto estraneo.

Allora un titolo più pertinente al suo post sarebbe stato Perché non sono mai stato omosessuale e non perché non voglio più esserlo.


Pabon intende evidentemente il termine Comunità come sinonimo di tutti i gay, non solo quelli della città in cui vive, ma direttamente i gay tout court.
Nominare una categroia per nome significa sempre indicare tutte le perosne di quella categoria.


Sembra quasi che i gay facciano fatica a superare gli stereotipi e i cliché. Sta diventando sconfortante.
I gay, cioè tutti i gay.
A ben vedere non proprio tutti gay ma solo quelli che lo danno a vedere
Ero orgoglioso di essere orgoglioso, e mi sentivo parte di qualcosa di più grande di me, un movimento di uomini che amano gli uomini e che non hanno paura di mostrarlo. Il nostro amore doveva essere un atto rivoluzionario.
Non tutti  i gay dunque ma solo quelli che non hanno paura di mostrarlo.

Siamo sicuri ?


Tanto indolore questa mostrazione non deve essere se Pabon dice che
Sono passati sette anni da quando ho deciso di vivere la mia vita da gay dichiarato e non è stata una strada facile. E’ stata anzi piena di dolore e miseria che inizialmente ho cercato di mascherare con l’alcol, le droghe, il sesso e le feste.
Dolore e miseria.


Pabon non sente il bisogno di spiegare questo dolore e questa miseria, dà per scontato che sia chiaro a tutti e tutte che i gay della comunità che vivono dichiarati hanno una vita piena di dolore e di miseria e che per non pensare a questo dolore e a questa miseria  si ricorre all'alcol alle droghe al sesso e alle feste che sono espedienti per non pensare a questo dolore e a questa miseria per dissimularle, mascherarle, nasconderle.




Siamo ancora dentro al cliché del gay solo e sofferente che tanto piace alla chiesa cattolica che solo scotomizzandolo in questi termini lo accoglie come individuo che soffre, come un cristo (se Casto) se ricordate le vere parole di Papa Francesco sui gay...


Pabon allude a un sottotesto che non esplicita dandolo per scontato e per comunemente diffuso. Di nuovo pretende che quel che prova lui sia di tutti i gay.




Tutti i gay o solo quelli che fanno le feste?

Cosa è nata prima ? La festa o il dolore?


Ecco l'inganno. Lo scippo. Il ludibrio.




Essere gay è una condizione triste e dolorosa di per sé perché, si sa, se sei gay, se hai il cancro mortale, se sei cieco, paralitico, o focomelico, soffri e cerchi di distrarti con il sesso le droghe e il rock and roll.


Ma che sagra de luogo comune!


Peggio.
Pabon ne fa una questione di razza e insinua che i gay non amino i fratelli gay.
Per Pabon un uomo gay non cerca già un altro uomo come lui ma solamente un altro gay come lui.


Per Pabon quello che ci fa gay non è il fatto di amare altri uomini come noi ma altri gay come noi.

Ed ecco perché entra in ballo la comunità universale.


Tutti gli uomini gay che cercano gli uomini gay.


Quelli etero curiosi o bisex non contano. Peggio, non esistono.
Pur riconoscendo di essere attratto dagli uomini, ho scelto di dissociarmi da uno stile di vita al di fuori della morale e della bontà. Vivere la vita gay è come infatuarsi di un cattivo ragazzo, di cui all’inizio desiderate spasmodicamente l’attenzione e l’amore, ma che alla fine vi fa ribrezzo. Io non ci sto più.
Dunque essere omosessuali significa adottare uno stile di vita.


Una generalizzazione talmente universale da sfiorare il ridicolo. Sarebbe come dire che siccome Berlusconi fa i festini nelle sue ville col Viagra e le minorenni tutti gli etero per essere etero fanno lo stesso.

Immaginatevi un ragazzo etero che dice


pur riconoscendo di essere attratto dalle donne ho scelto di dissociarmi da uno stile di vita al di fuori della morale e della bontà. Vivere la vita etero è come infatuarsi di una cattiva ragazza, di cui all’inizio desiderate spasmodicamente l’attenzione e l’amore, ma che alla fine vi fa ribrezzo. Io non ci sto più.


on stiamo tanto lontani dalla colpa della donna tentatrice (San Paolo docet). Solo che qui i tentatori sono altri uomini come te Beh non propri come te che tu gay non lo vuoi essere più.


Pabon coniuga un odio personale verso certo libertinaggio sessuale con l'odio verso i gay dai quali si smarca con dei giudizi pesantissimi che tradiscono una omofobia interiorizzata profondamente radicata:
Una volta gli uomini erano uomini e ti approcciavano con un minimo di coraggio cavalleresco.
Non bisogna avere vissuto certe cose personalmente per sapere che anche negli anni settanta e prima ancora si vivevano situazioni di sesso selvaggio, di promiscuità assoluta, ferina e feroce...
Oggi si nascondono dietro le maschere elettroniche di Grindr oppure si piazzano vicino a voi nei locali, sperando che siate voi a provarci, in modo da potervi dire di no con arroganza e proiettare così il loro disagio. Ho notato che molti uomini gay vogliono solo una sfida e vivono per essere elusivi. Vogliono uomini che non li vogliono, uomini che ricordano la distanza emotiva o l’assenza dei loro padri.



L'assenza dei padri una delle cause dell'omosessualità nelle teorie eziologiche degli anni 50.






Un redattore di un sito con la parola gay nel titolo avrebbe dovuto trattare questo post per quello che è il vomito disgustoso di un uomo con enormi problemi di omofobia interiorizzata, un razzista che pretende che tutti i gay siano fatti nello stesso modo, che usa i peggiori stereotipi per confermare quello che la comunità etero maggioritaria pensa dell'omosessualità maschile e che solo in quei termini la lascia approdare nel mainstream dell'immaginario collettivo diffuso dai film dai reportage dai libri dalle canzoni, confondendo la causa con l'effetto e trovando conferme nel comportamento dei gay perché vede i gay con la lente deformante del pregiudizio.




Invece Gay.tv pubblica questo post senza problematizzarlo, senza denunciarne lo stigma che riversa copioso, vedendoci solamente la provocazione gratuta che monetizza in una bella discussione sulle sue pagine per avere dei click in più millantando un pubblico selezionato da vendere alla pubblicità.




*Luis Pabon is a Licensed Masters Social Worker (LMSW) who has worked with adults experiencing mental health and also chemical dependency issues. He is also an artist, poet, writer, singer-songwriter who continues to perform throughout the Capital Region sharing stories of hope, transformation and self actualization. .

martedì 14 ottobre 2014

La sottile omofobia di chi insinua che, sotto sotto, le persone omofobe siano omosessuali.

La cronca ha fatto pullulare la rete di commenti sbottonati di gente che gongolava nello scoprire che i peggio omofobi in realtà sono omosessuali.

Ne ha parlato Repubblica, in un articolo pessimo nel linguaggio.
Linguaggio omofobo del quale nessuna persona sembra essersi accorta ma si sa su facebook non usi il cervello usi il mouse per cliccare condividi e mi piace.

L'outing quella pratica di dichiarare pubblicamente 'il comportamento omosessuale di persone che si sono distinte nel dicriminare le persone omosessuali ha una valenza politica chiara ed evidente. 

Si parla della vita privata di queste persone non per pettegolezzo o per un giudizio su di essa ma per evidenziare la palese contraddizione fra quanto detto e fatto pubblicamente e nel privato.

L'articolo di Repubblica non sottolinea la contraddizione politica, nè l'odio, politico e ideologico, non personale di quetse persone, contro il popolo arcobaleno, sottolinea, con un punto di vista degno di Novella 3000, i segreti della loro vita privata com'è detto già nel titolo

La vita segreta degli attivisti anti-gay: erano omosessuali

Perchè erano e non sono? Sono fosse morti? Non lo sono più? No. Ci si riferisce a fatti accaduti qualche anno fa e non si sa usare il presnete storico o il passato prossimo. Si usa l'imperfetto.
Edward Lee Schrock. Ex ufficiale navale e politico repubblicano, senatore dello Stato della Virginia dal 1996 al 2005. Schrock era noto per le sue posizioni anti-gay, e le strenue campagne contro l'omosessualità. Questo fino a quando, nel 2004, venne reso pubblico un filmato in cui il senatore tentava di adescare un ragazzo di strada.
Adescare un ragazzo di strada.

Che bel linguaggio giudicativo!

Ragazzo di strada vuol dire prostituo o escort.

Però per Repubblica ad adescare era il senatore e non il ragazzo.
Adescare, che letteralmente significa tirare con l'esca, in senso traslato significa attirare qualcuno con inviti erotici.

Dunque il ragazzo in questione era un escort o no? Perchè se lo era era lui ad attirare il senatore coninviti erotici e non viceversa.

Evidentemente nella mente di chi ha scritto queste parole se un uomo adulto rimorchia un ragazzo giovane è lui l'adescatore...

In ogni caso basta una scopata con un escort per fare del senatore un omosessuale?
Certo che no!
Se bastasse annoverare il sesso per stabilire l'oreintamento sessuale di chicchessia saremmo tutti e tutte omosessuali.

Ci sono tante persone eterosessuali che hanno un comportamento omosessuale.

Basta il comportamento omosessuale per fare outing a chi ha questo comportamento?

Certamente sì, però bisogna capire bene perchè lo si fa e come lo si fa.

Non con i toni di repubblica!

Basta leggere  l'introduzione dell'articolo per rendersi conto del punto di vista giudcativo e omofobo:

Politici o pastori di comunità religiose, questi uomini sono tutti accomunati da un forte attivismo esercitato per anni contro i diritti delle comunità Glbt del paese. Questo fino a quando scandali e denunce non hanno rivelato le loro reali preferenze sessuali, troncando per sempre le loro carriere. La classifica è di The Richest.com
I neretti sono miei.

Scandali e denunce.

Detto così sembra che le denunce siano legali e non di attivisti che hanno fatto loro outing.
Scandali vuol dire che le attività omosessuali non si sono svolte nella normalità ma in ambiti e contesti scandalosi.

Non solo l'omosessualità viene relegata a preferenza sessuale secondo un punto di vista e un modo di esprimersi squisitamente omofobo, perchè giudicativo, denigratorio e parziale ma viene sempre accostata allo scandalo. Repubblica non perde mai occasione di denigrare le perosne non etero.


Qual è la fonte di questa notizia ?

The richets.com una testata internet statunitense scandalistica, i cui articoli sono tutti nello stile de i 10 ciccioni più grassi d'america (eh no io non sono americano quindi non mi ci trovate...) i 10 assassini a sangue freddo più giovani etc.

Non importa tanto il portato politico di questi outing ma l'aspetto privato, scottante e scandaloso (è repubblica a usare quella parola) di certe persone.

Quello che è scandaloso non è che si predica in un modo e si razzola in un altro ma che si è froci.

Però nonostante il punto di vista scandalistico del sito americano a differenza di repubblica, nell'articolo originale è chiaro  il motivo per cui si parla dell'omosessualità di quelle persone.

Basta fare un confronto tra i deu articoli per rendersi conto delle differenze.

Ed Schrock served two terms in Congress, and was best known for his strong stance against homosexuality.
It didn’t matter whether it was marriage equality, or allow the LGBT community a voice in the military – he was against it.
Was he protesting just a little too much? Yep.
In 2004, a tape was released showing Schrock trying to solicit sex from a gay prostitute. Needless to say, Schrock dropped out of the race for his third term in Congress*.
Edward Lee Schrock. Ex ufficiale navale e politico repubblicano, senatore dello Stato della Virginia dal 1996 al 2005. Schrock era noto per le sue posizioni anti-gay, e le strenue campagne contro l'omosessualità. Questo fino a quando, nel 2004, venne reso pubblico un filmato in cui il senatore tentava di adescare un ragazzo di strada


Le posizioni antigay di repubblica vengono spiegate con maggiori dettagli in quello originale e si capsice che il motivo del suo ritiro dalla vita politica non è lo scandalo ma la contraddizione tra comportamento pubblico e quello privato. Peìr repubblica pare che la vita politica del sneatore sia finità perchè frocio ... 

Anche l'articolo americano usa un termine giudicativo quel gay protitute invece di un più equo male prostitute. Perchè ci sono molti ragazzi che si prostituiscono e sono etero.

E qui veniamo al punto.

Pensare che se un ragazzo fa sesso con uomini per soldi quel ragazzo è necessariamente gay non singnifica solamente vedere l'omosessualità come una questione di sesso. Signfica vedere omosessualità dappertutto.
Mpersone omosessuali hanno avuto o hanno ancora occasionalmente rapporti sessuali con persone dell'altro sesso eppure questo non ne fa delel perosne bisex...

Invece basta che una persna etero abia anche solo una volta un rapporto sessuale con una perosna dellos tesso sesso per annoverarla subito tra le persone omosessuali. Questa  è già omofobia.

Fare sesso è un comportamento. L'orientamento sessuale è altra cosa. Vuol dire amare, provare affetto, desiderio di vivere insieme e costruire un percorso comune di vita, non solo  fare sesso.

Pensare che l'omofobia in realtà celi una voglia di cazzo repressa è ancora un modo maschilsita e omofobo di pensare.

Fa ruotare tutto intorno al sesso (maschile) e non ai snetimenti e all'affettività.

Questa spiegazione dell'omofobia è riduttiva e illogica.

Perchè non vale per tutte le altre forme di discriminazione.

Chi è razzista non è un negro nascosto.

Chi è misogino non è una donna nascosta.

Dire che chi è tanto ossessionato dall'omosesualità lo fa per nascondere la sua voglia di cazzo significa non cogliere il problrma politico cultuale antropologico dell'omoofobia.

L'ossessione di dover dimostrare la propria eterosessualità è la condizione normale di ogni maschio cresciuto in una scoietà patriarcale.

Questo non vuol dire come pensano le persone maliziose che dietro questa ossessione si celi la voglia di.
Al contrario!
Si fa crescere i maschietti in modo che quella voglia lì non possano mai averla nemeno se lo volessero.

Nememno se scoprissero di averla.

E se e l'hanno la risolvono con una fugace scopata  cancellandone il portato affettivo.

Adesso che Repubblica possa crederlo possibile non mi meraviglia dato che la cultura media di chi scrive quel giornalaccio non supera la licenza elementare.

Che lo pensino le persone omosessuali dà un'idea di quando l'omofobia interiorizzata sia diffusa tanto da far sgomitare quando apprendiamo che gli omofobi so froci pure loro.

La rivendicazione non è politica ma è moralista, "tu dici tanto che famo schifo ma sei frocio pure tu". Cioè fai schifo pure tu.

L'omofobia interirozzata è quella di chi crede che gli omofobi siano tutti gay repressi.

Non quella degli omofobi stessi che anche se si fanno scopare da un escorto rimorchiato (e non adescato) per strada non so mica froci.

Lo ha detto bene Harvey Fierstin in Amici complici amanti. Secondo le persone etero i froci scopano non amano.

A sentire i commenti di tanti gay che son contenti di dimsotrare che l'omofobia è solo una voglia di cazzo repressa ci sarebbe quasi da credere che sia così per le stesse perosne omosessuali.







* Ed Schrock è stato Senatore per due mandati al Congresso, ed era ben conosciuto per la sua forte presa di posizione contro l'omosessualità. Non importava se si trattasse delmatrimonio egualitario , o lasciare che la comunità LGBT avesse una voce nell'esercito - Lui era contrario.
Stava protestando solo un po' troppo ? Sì.
Nel 2004, è stato diffuso un filmato che mostra Schrock mentre cerca sollecitare sesso da un prostituto omosessuale. Inutile dire che Schrock ha abbandonato la corsa per il suo terzo mandato al Congresso.

sabato 11 ottobre 2014

La giornata nazionale del coming out

...e mentre la nostra stampa (e non solo) ancora confonde tra outing e coming out, altrove si celebra il coming out con una giornata dedicata. E un video che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. D'altronde , si sa, noi gay siamos sensibili.

Fermo restando che chiunque ha diritto a rimanere nell'armadio per tutto il tempo che crede sono convinto che fare coming out sia una grande opportunità politica, personale, sociale, umana.

E che sia prima di tutto un momento di affermazione di sè irrinunciabile e impagabile.


martedì 2 settembre 2014

The Carrie Diaries o del conformismo made in usa.

Ho conosciuto la serie par hazard, vedendo la pubblicità di Sky alla seconda stagione.
Così mentre la seconda stagione da settembre sarà on air io ho recuperato la prima e quasi finito di vedere la seconda, su internet in streaming.

Se siete fan della serie Warning!!! Spoiler!

Per chi non consocesse la serie The Carrie Diaries è ambientata nel 1984 - 85  e racconta l'adolescenza di Carrie Bradshow, la protagoista di Sex & The City. Non non un prequel della famosa serie ma l'adattamento dell'omonimo romanzo di Candace Bushnell, in Italia pubblicato con il titolo Il diario di Carrie.
La serie, all'inzio interessante, si è subito avvitata su storie di sesso adolescenziale anche quando a farlo sono i protagonisti adulti...

L'unico motivo per cui ho seguito la serie è perchè Walt Reynolds, uno dei personaggi secondari, è gay.

Sempre curioso di vedere cosa la tv statunitense ha da offrire all'immaginario collettivo di autorappresentazione dei giovani gay del terzo millennio, ho seguito la serie dormendo quando è incentrata sull'odiosa, egotistica e viziata protagonista che non dice mai cosa pensa anche se ha la fama di farlo, e mi sono concentrato sulla parabola di Walt che scopre di essere gay, si accetta, si fidanza con Bennet uno dei colleghi di Carrie (un redattore di Interwiew presso la quale Carrie lavora come stagista) si fa immortalare in attegiamenti teneri con lui, la foto gli fa fare outing in casa (non coming out, la madre che scopre della sua omosessualità senza che lui lo voglia) e Walt viene buttato fuori di casa e accolto a casa di Carrie.

Siamo negli anni 80 e la decisione della rigida e fredda madre (il padre non lo vediamo mai), che lo caccia di casa (gli fa trovare le valigie fatte) viene mostrata senza nessuna spiegazione. Si sa le mamme coi figli froci si comportano così.
Ancora oggi, 30 dopo, le madri cattoliche di merda americane si comportano nello stesso modo tanto che il 40 % delle persone homeless d'america sono lgbt...


Il telefilm, che parla di perdita della verginità a 15 anni, e che mostra chiaramente un maggiorenne che fa sesso penetrativo con una minorenne (anche se l'attrice che la interpreta tutto sembra tranne che 17enne) ha per Walt un double standard.

Bennett accetta di mettersi con lui (o meglio di avere una relazione aperta con lui) solo dopo il compimento del suo 18mo anno...

Le ragazze etero sono più emancipate dei ragazzi gay...

Oppure se un ragazzo maggiorenne va a letto con una minore è meno grave che se va a letto con un minore. Non saprei...

Walt e Bennet stanno insieme, la relazione da aperta diventa subito esclusiva (è Bennett a ingelosirsi), e a vederli insieme ti viene  la lacrimuccia (e anche un po' di bava...) anche se non li vediamo mai in atteggiamenti intimi come Carrie con Sebastian, sua sorella Dorrit con Miller, Mouse coi suoi due fidanzati e Maggie con il poliziotto maggiorenne e in procinto di sposarsi... 

Il sesso tra ragazzi è un argomento che la serie non affronta minimamente.

Il massimo che vediamo sono appassionati e romantici baci come questo.




Nell'episodio 10 della seconda (e per fortuna ultima) stagione però succede qualcosa di molto peggio.

Per san Valentino Bennett porta Walt in un locale gay. Walt vorrebbe passare la serata in un ristorante a lume di candela ma vuoi mettere i maschioni vestiti di pelle e i ragazzi col boa rosa? Per tacere delle traveste...

Walt prima si inbroncia, poi dice di non avere nulla in comune con quei ragazzi oltre al fatto di essere gay... Bennet gli dice che visto che la società non concede loro matrimoni e figli che allora matrimonio e figli se ne vadano a farsi fottere e che loro vivano così.
Poi dopo un ballo Walt si diverte e si convince che quel posto è cool, ma ecco che Bennet incontra una mico del suo ex Eric che lo infroma che Eric ce l'ha.

L'aids.
Se Eric ce l'ha forse ce l'ha anche Bennet e dunque forse anche Walt.

Così, per crudele proprietà transitiva.

Per puro culo (ehm) Bennet e Walt sono sieronegativi. Ciononostante  Walt dice a Bennet che vuole il matrimonio i figli e lo steccato bianco e che da gay quelle cose non le può avere.

Lo lascia al bar per gay dove si sono rivisti una settimana dopo la disastrosa festa al locale per gay e Walt chiama sua madre dicendole che vuole tornare a casa, in un bagno di normalità che ha chiuso l'episodio mentre io ho chiuso con la serie.

Con la scusa dell'aids peste dei gay anche in una serie targata 2012 ma ambientata 30 anni prima i froci sono sempre soli e instabili non per pèressioni esterne della società ma perchè sono intrinsecamente così.

Le persone etero invece vivono storie più profonde e complesse e scopano di più e senza aids.

Beh quello almeno finché quando le donne hanno cominciato a contagiarsi più degli uomini non si è scoperto drammaticamente che l'aids non era poi mica tanto la peste gay...

Mi domando come possa sentirsi un adolescente che si vede preconizzare un futuro fatto di madri che ti cacciano di casa, di ex che muoiono di aids (tra l'altro con uno svarione come il virus gli ha invaso il cervello che mi ha fatto cadere dalla sedia...), e di gaiutudine da pagare col prezzo - per qualcuno salatissimo - di rinunciare alla normalità (etero) e la risposta non mi piace per niente.

Se aggiungiamo i clichè del gay che sa tutto di moda ed è sensibile (per tacere delle prove di gaitiudine anche in precoce infanzia) il quadro di questa piccola e misera serie è completo.

Ci sarebbero molte altre cose da dire sul personaggio di Maggie, quella che si fa scopare dal maggiorenne, e che rimasta incinta, rischia la vita per una gravidanza intrauterina (eeeeeh????) in seguito alla quale diventa sterile, forse.

D'altronde non dimentichiamoci che nelle scuole pubblcihe americane l'unica forma di educazione sessuale è la castità altrimenti gli Stati tolgono le sovvenzioni....

L'america, la culla della libertà...

Se sei donna e scopi sei zoccola ed è giusto che diventi sterile così non sarai mai mamma che con una mamma zoccola poi gesù bambino piange.


Sono sempre stato convinto che le rivendicazioni del matrimonio egualitario e l'omogenitorialità fossero dei diritti fondamentali e irrinunciabili per le perosne lgbt.

Dopo lo scempio che ne hanno fatto con questo telefilm di merda inizio ad avere qualche dubbio.

Che abbiano cancellato la serie è una consolazione piccola e magra!

Data la mia stazza non è cosa da poco...


mercoledì 30 luglio 2014

La delibera del consiglio comunale di Verona e l'idelogia della vita




Una delibera del consiglio comunale di Verona ha approvato in data 23 luglio 2014 un documento nel quale si riconosce alla famiglia formata dall'unione di un uomo e una donna un ruolo primario nella trasmissione dei valori etici, culturali, sociali, spirituali e religiosi, tutelandone il diritto al compito educativo con particolare riferimento all'educazione sessuale.

La delibera invita sindaco e giunta di Verona, nelle scuole di competenza comunale,

a vigilare affinché, nelle scuole di competenza comunale, venga data un’adeguata
informazione preventiva ai genitori sul contenuto dei progetti di educazione all’affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sugli eventi ludici, che vengono proposti ai loro figli;

a delegare al Coordinamento Servizi Educativi l’onere della raccolta delle segnalazioni dei genitori e degli insegnanti sui progetti di educazione all’affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sul materiale didattico, che risultino in contrasto con i loro principi morali e religiosi;

a predisporre uno strumento di raccolta delle segnalazioni di cui sopra, con apposito spazio sul portale del Comune ed eventualmente anche attraverso un numero verde, istituito dal Comune o da qualche altro ente o associazione, che se ne assumesse l’onere;
al Comune spetterebbe comunque il compito di darne adeguata pubblicità;

a riferire periodicamente alla Commissione competente sulle segnalazioni di cui sopra

Lasciando agli altri organi di informazione di restituire il portato politico di questa delibera con relative prese di posizione pro e contro la delibera stessa, qui vogliamo leggere il documento approvato cercando di sviscerarne i valori e le idee che lo sottendono e lo sostengono.


1) La famiglia "naturale"[1] è solo quella fondata da uomo e donna.

Si vuole contrastare l'equiparazione delle famiglie formate da persone dello stesso sesso con quelle di sesso diverso con una considerazione biologica.

Non si dice però che la prole, per essere procreata, ha bisogno di un gamete maschile e un gamete femminile, né che necessita dell'unione fisica biologica di un uomo e una donna. Dando per scontata questa verità biologica si afferma direttamente che
         
La famiglia formata dall'unione di un uomo e una donna è l'unica istituzione           naturale in cui può nascere una vita.

Non già la funzione biologica ma l'istituzione costruita a partire da questa funzione riproduttiva.

Questo è un salto logico che va argomentato e non deriva necessariamente dall'assunto biologico.
Questo salto logico non tiene conto dell'evolversi delle compagini familiari che hanno visto donne single (o vedove) crescere la prole da sole proprio come, uomini single (o vedovi) facevano lo stesso.

Non basta rimanere incinta o mettere incinta per costruire una famiglia.

Ci vuole una volontà e una intenzione che non derivano semplicemente  dall'unione sessuale biologica tra un uomo e una donna.

E' la religione (cattolica e non solo) a pretendere che la creazione di vita in seguito a un atto sessuale significhi l'affermazione  della volontà di mettere su famiglia.

Coerentemente a questa idea totalizzante (e totalitaria) la religione cattolica vieta non solo la dissoluzione del matrimonio, solo all'interno del quale  si può legittimamente procreare, ma anche ogni forma di controllo delle nascite.
Anche per quanto concerne la procreazione assistita la legge 40, fino alla recente sentenza della Consulta, vietava la fecondazione eterologa, per lo stesso principio di purezza biologica dell'unione tra uomo e donna che non consente l'intervento di gameti esterni alla coppia.  

Questa ingerenza nella vita privata delle coppie "etero" dà la misura della ferocia sessuofoba con cui si vuole imporre la propria morale. Una morale che da un lato impone che ci sia una famiglia appena una diciassettenne rimane incinta dopo aver fatto sesso, magari per la prima volta, con il suo ragazzo, ignara persino dei primi rudimenti di profilassi anticoncezionale e di maternità e paternità consapevoli[2] e dall'altro si dice no a quelle coppie che invece vorrebbero tanto un figlio ma non possono averlo per problemi di sterilità, poco importa se congeniti o consustanziali.

L'ideologia della vita propugnata dalla chiesa è uno strumento di controllo dei corpi delle donne e degli uomini, uno strumento di controllo della prole, in violazione di tutti i diritti fondamentali dell'uomo e della donna.

Non solo si delegittimano le coppie dello stesso sesso in quanto sterili, si delegittimano anche le coppie etero in quanto sterili.

L'idea della sterilità si traduce in un divieto per qualunque coppia, anche etero, dell'impiego di gameti terzi, un divieto che discrimina tutte le coppie che, quale che sia il motivo.

Denunciare queste posizioni come meramente omofobe non individua appieno la portata di una ingerenza illegale, incostituzionale e disumana.

Quando, più avanti, nella delibera si asserisce che

          la famiglia è una comunità di affetti e di solidarietà, in cui si apprendono e si           trasmettono valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo       sviluppo e il benessere dei propri membri e dell’intera società; è inoltre il luogo dove le generazioni si incontrano e si aiutano reciprocamente ad affrontare le       difficoltà della vita e a svolgere il loro ruolo nella società  

questa descrizione è valida per ogni compagine familiare, dalle famiglie allargate a quelle ricomposte alle famiglie formate da coppie dello stesso sesso senza prole o con prole. Tutte le coppie che costituiscono famiglia si riconoscono in questi principi (con esclusione dei valori religiosi che valgono solo come diritto ma non come elemento necessario affinché quella compagine venga riconosciuta come familiare). Tutte le coppie che costituiscono una famiglia hanno una (due) famiglie di origine anche due donne e due uomini e anche loro possono avocare delle generazioni precedenti proprio come le famiglie di sesso diverso.

La discriminazione è tra l'unica forma di famiglia prevista dalla religione cattolica, formata dai genitori non divisi biologici della prole, e tutte le altre compagini familiari.

Le persone omosessuali e bisessuali così come le persone trans devono solidarizzare anche con le famiglie non tradizionalmente etero perché sono tutte colpite dalla stessa discriminazione ideologica di una religione patriarcale sessuofoba oscurantista e sadica.

Se si pensa al percorso di liberazione della donna e, anche della famiglia, si è passati dal ludibrio delle ragazze madri e dalla distinzione tra prole legittima (nata nel matrimonio) e prole illegittima (nata fuori dal matrimonio) al diritto della singola donna di gestire la gravidanza da sola, all'equiparazione della prole in qualunque compagine familiare nascano

Dunque l'idea di famiglia naturale formata dall'unione di un uomo e una donna come unica istituzione naturale in cui può nascere una vita è talmente restrittiva da discriminare non solamente le famiglie formate da coppie dello stesso sesso ma anche tutte le altre famiglie "etero", da quelle ricomposte[3] e quelle ricostituite[4] non costituite dall'unione di un uomo e una donna genitori biologici della loro prole.

Il tentativo di far derivare dalla dimensione biologica della procreazione umana un imperativo morale e religiosa è in contrasto con lo stesso articolo 16 della
carta dei diritti dell'uomo,  citato nella delibera, che, in un comma precedente (1) dice chiaramente:

          Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare
          una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione.

L'ideologia della vita, basandosi su un credo religioso e non su un diritto civile costituzionalmente garantito non può essere imposto per legge, dello Stato o morale, all'intera cittadinanza, ma solo a chi liberamente vuole aderire a tale morale.

2)  La famiglia “naturale”, formata dall’unione di un uomo e una donna, è  l’ambito sociale più adatto ad accogliere i minori in difficoltà, anche attraverso l’istituto dell’affidamento e dell’adozione .

Questa affermazione è falsa.

La corte Cassazione nella sentenza 3572 del 14 febbraio 2011 ha aperto verso le adozioni anche a persone single sostenendo che i tempi sono maturi perché si possa provvedere

          ad un ampliamento dell’ambito di ammissibilità dell’adozione di minore da parte di         una singola persona anche con gli effetti dell’adozione legittimante

Moltissime persone a questa sentenza hanno   sostenuto che la prole per  crescere  bene  ha   bisogno   di   una  madre  e  di  un  padre.

l’Associazione Italiana di Psicologia ha emesso allora un comunicato stampa nel quale smentendo questo luogo comune precisa che

le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale sul rapporto fra relazioni familiari e sviluppo psicosociale degli individui. Infatti i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori ‐ adottivi o no che siano ‐ a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano.

Questo vale per genitori e genitrici etero e single, ma anche per single di altri orientamenti sessuali e  per tutte le compagini familiari esistenti nello Stato Italiano famiglie ricomposte e allargate, comprese le famiglie omogenitoriali di prima e seconda costituzione.

Per i consiglieri e le conigliere del comune di Verona anche un padre o una madre etero e single non hanno i requisiti per adottare o avere in affido minori di ambo i sessi propri come un padre e una madre di altro orientamento sessuale.

Anche qui tacciare l'ideologia della vita come omofoba è una accusa vera ma parziale.

3) L'omofobia c'è.

Dire che l'accusa di omofobia alla delibera e all'ideologia per la vita che la sottende sia solo parzialmente omofoba non vuol dire che non lo sia o che la delibera non prenda esplicita pozione contro le compagini familiari formate da persone non etero.

La delibera introduce queste posizioni affermando che

          Da qualche tempo la famiglia “naturale” sta subendo un’aggressione culturale senza
          precedenti, che vorrebbe equipararla alle unioni di persone dello stesso sesso,           riconoscendo loro il diritto all’adozione e alla “produzione” di bambini con l’utero in          affitto.

Riconoscere a nuove compagini familiari (come abbiamo visto non esclusivamente omogenitoriali) la stessa dignità legale e morale di famiglia non costituisce necessariamente un attacco alla famiglia etero indivisa (non divorziata o irsposata) di genitori biologici di prole.

L'integrazione di un diritto non toglie nulla al primo nucleo che dio quel diritto godeva.

Tradurre l'allargamento dei diritti come aggressione culturale è prima ancora che disgustosamente fascista
naïf .

L'idea di famiglia etero con genitori biologici di prole è cambiata nell'arco degli ultimi 70 anni passando dalla famiglia del capofamiglia e della patria potestà del vecchio statuto mussoliniano del 1942 alla nuova famiglia coi coniugi che hanno pari diritti e doveri del nuovo stato di famiglia del 1975.
Anche quella è una aggressione culturale alla famiglia naturale?

Ogni forma di tutela della donna e della prole rispetto la vecchia impostazione patriarcale che concedeva molto di più all'uomo che alla donna (ricordiamo il diritto di riparazione del maschio stupratore che poteva evitare la galera se sposava la donna, abrogata solamente nel 1982) possono essere altrettanti attacchi culturali alla concezione della famiglia naturale quella codificata nei precetti che San Paolo dà nei vangeli…

Ogni volta che le persone cercano di ragionare sull'uso condiviso di parole cercando di sottrarsi a un linguaggio razzista maschilista e sessista si danno dei consigli, si fanno delle raccomandazioni, che certo non hanno valore di legge né arrivare a un obbligo di segure quei cosnigli e quelle raccomandazioni.

In questa delibera si afferma il contrario. Per la delibera l'aggressione culturale

          arriva persino a minacciare i giornalisti (NOTA-1), a condizionare gli
          insegnanti nel loro ruolo educativo (NOTA-2), a indottrinare i bambini con           spettacoli e opuscoli tendenziosi (NOTA-3), a impedire lo svolgimento di convegni       sui temi familiari  (NOTA-4), a proporre la galera per chi dichiara di preferire       l’unione tra un uomo e una donna (NOTA-5) e, in prospettiva, ad insegnare giochi     erotici ai bambini per rimuovere ogni loro futura avversità ai rapporti sessuali di ogni tipo (NOTA-6).

Una serie di menzogne che analizzeremo punto per punto nel prossimo post.



[1] termine preso in prestito dalla nostra costituzione, art 29 La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio dove ha un significato diverso da quello della lingua comune quel naturale significando solamente che la famiglia, come istituzione,  è pre-esistente alla Carta Costituzionale che, dunque, non la istituisce, ma la riconosce.

[2] Ci riferiamo al diritto alla salute e all’autodeterminazione della madre genetica e biologica.
Cfr. Adriana Di Stefano  Tutela del corpo femminile e diritti riproduttivi: biopotere e biodiritto nella vicenda italiana in tema di diagnosi reimpianto
[3] Le famiglie ricomposte sono quelle famiglie che vengono a comporsi progressivamente dopo la separazione e il divorzio, quando più nuclei familiari vengono costituiti dai genitori separati.

[4] Le famiglie ricostituite sono quelle in cui uno o entrambi i partner che formano il nuovo nucleo familiare portano figli da unioni precedenti.

giovedì 10 luglio 2014

Il decalogo di Brunella Gasperini sugli orientamenti sessuali: disinformazione e totale assenza di scientificità.

Sul settimanale D di Repubblica  la psicologa Brunella Gasperini ha scritto un articolo nel quale conciona, pasticciando, sugli orientamenti sessuali.

Un articolo privo di fonti e dunque non scientifico, nessuna è autorità di se stessa, soprattutto quando non ti riferisci a una tua teoria ma a delle condizioni generali che tu pretendi siano date per scontate (e invece non lo sono). 


Anche in un articolo di (bassa) divulgazione si può (si deve?) rimanere rigorose nelle definizioni e nei sinonimi che si scelgono. 
Non così fa Gasperini che  riduce gli orientamenti sessuali alla mera componente sessuale e parla di
desiderio, delle nostre fantasie, della nostra sessualità e mai di affettività (parola che non compare mai nell'articolo) dimenticando (omettendo?) che l'orientamento sessuale si sviluppa appieno solo quando ci si relaziona con una (o più...) persone (1).

Per una psicologa non c'è che dire, complimenti!

Gasperini esordisce dicendo che:

L'orientamento sessuale deriva infatti da una delicata combinazione di fattori genetici e ambientali. Ed è ben più complesso, variabile e “colorato” di quanto si pensi.
Così.
Senza uno straccio di fonte, senza argomentare questa affermazione, priva di validità scientifica. Nessuno studio serio ha davvero dimostrato una origine genetica degli orientamenti sessuali (2).

Tant'è che lo scrive anche lei, più avanti, contraddicendosi.
 

L'assunto principale dell'articolo è che L'orientamento sessuale non è una condizione immutabile come dimostrano le ricerche compiute in questi anni, come si legge nel sommario, parlare di origine genetica è contraddittorio, i geni determinano e se qualcosa è determinato non può essere mobile (a meno che non si tiri in ballo il gene che rende mobili gli orientamenti sessuali... le persone che ricorrono al determinismo genetico per i comportamenti umani i più svariate hanno una fantasia immensa).

Eureka! Ho trovato il gene che ci fa pensare che tutto è determinato dai geni

Gasperini parla anche di ambiente  che farebbe derivare assieme ai geni l'orientamento sessuale.

Insomma una botta al cerchio e uno alla botte, dicendo che L'orientamento sessuale deriva infatti da una delicata combinazione di fattori genetici e ambientali Gasperini non sta dicendo niente perchè afferma che froci o etero si nasce (geni) e si diventa (ambiente).


Per argomentare la sua tesi (la mobilità degli orientamenti sessuali) Gasperini cita Kinsey che aveva scoperto che le persone omosessuali ed eterosessuali pure, quelle cioè che hanno relazioni sessuali E SENTIMENTALI esclusivamente con persone dello stesso o dell'altro sesso, sono entrambe una minoranza statistica la maggior parte delle persone attestandosi in un comportamento bisessuale vairabile nel tempo e con diverse prevalenze percentuali su uno dei due sessi.

La bisessualità è la condizione di default, l'omosessualità e l'eterosessualità pure, sono due minoranze (statistiche).

Che dice la nostra invece?

L’orientamento sessuale è il risultato dell'interazione di fattori biologici, genetici, ambientali e culturali.
Biologici e genetici. Quindi nasco gay se ho il gene e se ho una determinata biochimica...
Qui si fa ancora confusione tra sesso (biologico) e orientamento sessuale...
Non è biologicamente preordinato in modo rigido verso un dato sesso, ma solo indirizzato con una preferenza, in modo più o meno rilevante, nella maggioranza dei casi, in senso eterosessuale.
Dunque l'ambiente stempera il determinismo dei geni indirizzando le persone verso una maggioranza statistica.
Siamo tutti e tutte etero e gli altri due orientamenti sessuali sono una minoranza.

Ma allora la fluidità a cosa serve se siamo tutti prevalentemente etero?

Non a dire che, al di là dell'orientamento sessuale che abbiamo, amiamo le persone di qualunque sesso esse siano. Siamo tutte e tutti etero e poi ogni tanto siamo froci e lesbiche ma, essendo gli orientamenti sessuali fluidi  ETERO POSSIAMO TORNARE AD ESSERE.

Chi perora la teoria della fluidità degli orientamenti sessuali infatti?

Due scuole di pensiero completamente diverse.

La teoria riparativa. Dalle omosessualità, se si vuole, ci si può allontanare. Nicolosi negli Usa e Dèttore in Italia.

La teoria Queer che vuole cancellare le distinzioni tra i tre orientamenti sessuali percepite come etero (od omo) normate (3).

Rimane un certo grado di fluidità potenziale, che permette lo svilupparsi delle differenze, in base a processi di apprendimento ed eventi di vita.
Quindi per Gasperini il modello di default è prevalentemente l'eterosessualità e solo in base a processi di apprendimento e a eventi della vita si è bisex od omo.

Naturalmente questo non spiega niente.

Se ho il gene dell'omosessualità non si capisce come l'abiente possa farmi cambiare orientamento sessuale. Né come possa farmi diventare omosessuale visto lo stigma che non favorisce certo l'omosessualità.

A meno che per processi di apprendimento non si intenda qualcosa di negativo o di deviante (anche solo in termini statistici).

Gasperini gioca sporco invece quando artatamente confonde tra comportamento sessuale (con chi andiamo a letto) e orientamento sessuale che è invece una costruzione complessa e dinamica.

Lei invece la butta in caciara e crede di dimostrare la fuidità dell'orientamento sessuale portando come prova il comportamento sessuale.
2. Non siamo sessualmente orientati in modo stabile e unico ma possono determinarsi dei cambiamenti. Ci sono persone che vivono anni da eterosessuali e poi sperimentano, in alcuni periodi, cambiamenti nell’attrazione sessuale, nelle fantasie e nel desiderio. Questa instabilità riguarda gli eterosessuali così come gli omosessuali.
Già la parola instabilità è giudicante. Vuol dire che uno non si è ancora assestato. Sei instabile perché dopo anni di vita da eterosessuale hai delle fantasie gay.

In realtà nessuno e nessuna diventa qualcosa che non era già prima.

Tutti e tutte abbiamo fantasie bisex a prescindere dal nostro orientamento sessuale.

Anche io che sono un gay puro, secondo la scala Kinsey un 6, ho diverse fantasie sessuali con donne ma questo non mi rende instabile così come non mette in discussione la mia omosessualità nè rende gay tutti gli etero che hanno fantasie in tal senso.

Non si è omosessuali perché si hanno fantasie. Si è omosessuali quando si hanno storie sentimental-sessuali prevalentemente con persone dello stesso sesso.

La fluidità non è instabilità (4).

Gasperini sembra non avere le idee chiare quando scrive
3. Ci sono motivi per pensare che in assenza di pressioni sociali, condizionamenti culturali ed educativi di una società che sostiene e favorisce la direzione etero, probabilmente una proporzione di popolazione molto più vasta esprimerebbe un orientamento sessuale diverso. È un dato appurato inoltre che le persone che hanno rapporti di natura sessuale, in modo occasionale o continuativo, con una persona dello stesso sesso, sono molte di più delle persone che si definiscono omosessuali.
Condivisbilissimo. 
Ma in contraddizione con quanto detto prima. Gasperini faccia pace col suo cervello.

O 

Non è biologicamente preordinato in modo rigido verso un dato sesso, ma solo indirizzato con una preferenza, in modo più o meno rilevante, nella maggioranza dei casi, in senso eterosessuale come detto al punto 1.
oppure
È un dato appurato inoltre che le persone che hanno rapporti di natura sessuale, in modo occasionale o continuativo, con una persona dello stesso sesso, sono molte di più delle persone che si definiscono omosessuali come detto al punto 3.
Lo stesso vale per il punto 4.
 4. Omosessuali ed etero non sono categorie distinte, nemmeno dal punto di vista genetico. 
Secondo chi? Secondo quale studio?
Nonostante l’accanimento di qualche "ricercatore", nessun gene dell'omosessualità è stato fino a oggi isolato.
Ma non era stata Gasperini a esordire dicendo L'orientamento sessuale deriva infatti da una delicata combinazione di fattori genetici e ambientali. Ed è ben più complesso, variabile e “colorato” di quanto si pensi ?

Quale delle due affermazioni è vera?


Il capolavoro di grossolana divulgazione è però nei seguenti periodi.

Inoltre le etichette etero, omo e bisessuale sono ormai considerate [da chi?] inadeguate per esprimere l’ampia gamma di possibilità degli orientamenti sessuali.
Ah sì? Quali possibilità lasciano escluse?
Non tutti siamo esclusivamente attratti da un genere [Da un genere? Siamo attratti da un genere o da un sesso?] o in misura uguale da entrambi.

Se la bisessualità è la macrocategoria nella quale nasciamo tutte e tutti  e poi in diverse fasi della vita questa potenzialità si polarizza di più verso una o entrambe le componenti etero e omo quale gamma rimane esclusa?
Sono solo schemi grossolani che inquadrano e riducono una realtà ben più complessa.
Io di grossolano vedo solo l'argomentare di Gasperini.

Gasperini usa genere e sesso come sinonimi quando in psicologia sono due concetti ben distinti (5).

5. Le donne mostrano una maggiore flessibilità nel proprio orientamento. Diversi studi evidenziano una maggiore probabilità che le donne siano bisessuali piuttosto che esclusivamente omosessuali, mentre negli uomini si verifica il contrario.
Ricordo che poche righe prima Gasperini afferma il contrario:
Ci sono persone che vivono anni da eterosessuali e poi sperimentano, in alcuni periodi, cambiamenti nell’attrazione sessuale, nelle fantasie e nel desiderio. Questa instabilità riguarda gli eterosessuali così come gli omosessuali.
Adesso ci dice che questo vale più per le donne che per gli uomini...

Le donne non eterosessuali tendono di più a considerare il proprio orientamento sessuale come flessibile, in alcuni casi “scelto”, mentre gli uomini più spesso lo vivono come innato e immutabile.
Questa affermazione andrebbe spiegata e contestualizzata. Si tratta di fare considerazioni sociologiche, antropologiche e politiche, non certo genetiche e biologiche.


Detta così è discriminatorio e sessista.

Non è il sesso a determinare questa differenza bensì la costruzione sociale del genere.
Sul lesbismo poi non ci si deve dimenticare il portato politico di liberazione della donna dal patriarcato e dal maschio (6).

Queste differenze sono politiche e culturali non sono certo codificate nel sesso biologico o nei geni...

6. Alternative di orientamento sessuale riguardano statisticamente più i maschi per poi rimanere abbastanza stabili nel tempo, rispetto a quello che avviene nelle femmine.
Alternative. Cioè oppositorie e non compatibili, legate dall'o/o  alla faccia della fluidità...

Di nuovo, nessuno può addurre queste differenze al sesso biologico, ma solo alle costruzioni sociali dei generi
Percorsi geneticamente innati sembrano esserne le cause, insieme ad elementi legati alla più elevata rigidità dei ruoli di genere culturalmente imposti agli uomini nella nostra cultura.
Altro cerchiobbottismo.
O c'è determinismo genetico o c'è costruzione sociale del genere.

Inoltre il genere e l'orientamento sessuale non hanno alcun legame vincolante.

Io sono  e resto maschio anche se mi innamoro di altri maschi.

Nessuno può dire, in maniera intellettualmente onesta e con una certa consistenza scientifica che le differenze di comportamento tra maschi e femmine siano derivanti dai geni (2).

In nessun esperimento si può escludere l'ambiente in cui non solo nasciamo o nel quale abbiamo esperienze ma anche nel quale esprimiamo la nostra persona nelle relazioni con altre persone.

Queste affermazioni sono pure ipotesi astratte prive di validità scientifica.

7. L’ipotesi – smentita dagli studi - che l’orientamento sessuale sia immutabile e che si nasca orientati verso un dato sesso, sembra rendere più facile l’accettazione sociale dell’omosessualità in una società, come la nostra, ancora omofobica.
Però guarda caso rende anche accettabile l'ipotesi riparativa... Infatti subito dopo Gasperini si sente di dover specificare che

8. Non esistono evidenze scientifiche che l’orientamento sessuale possa essere modificato volontariamente. L’American Psychological Association ha escluso che sia possibile modificarlo utilizzando forme di terapia psicologiche o religiose. Non a caso, le cosiddette terapie riparative orientate agli omosessuali falliscono clamorosamente.
Agli, solo uomini, non le lesbiche!

Ah già! Ha detto che sono i froci a essere più rigidi e meno fluidi...
9. Non c’è alcuna prova scientifica legittima che dimostri che vivere una sessualità [e l'aspetto affettivo?] diversamente orientata rispetto alla maggioranza, significhi aver subito traumi infantili, deficit educativi, rapporti difficili con i genitori o con l’altro sesso. Così come non è stata trovata nessuna correlazione tra orientamento sessuale e psicopatologia. Fino agli anni 70 del secolo scorso l’omosessualità era contemplata come deviazione sessuale nel DSM, il manuale diagnostico statistico di riferimento della psichiatria. Oggi questa voce resiste solo nel pregiudizio.
Anche il pregiudizio di Gasperini che continua a parlare di sessualità e non di affettività.

10. L’orientamento sessuale è una caratteristica radicata che ha un significato profondo per gli individui: è espressione di sé. La sua limitazione psicologica, culturale o giuridica infligge gravi danni psicologici.
Anche gli articoli scritto coi piedi ...

Insomma questo articolo è un regesto di affermazioni contraddittorie compilate senza citar fonti, senza una contestualizzazione teorica, senza attestare cosa sia davvero la fluidità degli orientamenti sessuali e soprattutto, a  cosa serva  oltre che a dire che i froci sono più rigidi delle lesbiche e che siamo tutti e tutte una minoranza mentre l'eterosessualità è statisticamente la norma.

E pensare che c'è chi ha apprezzato questa accozzaglia di frasi senza senso...



Le mie fonti per questo post

(1) Rosario Coco Alessandro Paesano Lo stylebook di Gaynet.
Si rimanda alla bibliografia ivi contenuta per ulteriori e indispensabili indicazioni bibliografiche

(2) Lesley Rogers Sesso e cervello Einaui, Torino 2000 (in particolare tutto il capitolo 3 Un gene gay?)

(3) cfr. voce Queer dello Stylebook, op. cit.

(4) Davide Dèttore, Emiliano Lambiase La fluidità sessuale Alpes, Roma 2011

(5)  Antonella Montano, Santina Calì, Antonio Zagaroli Educare alla diversità a scuola Scuola secondaria di secondo grado Istituo beck, Roma 2013

(6) cfr. voce Lesbismo dello Stylebook, op. cit.