giovedì 25 agosto 2011

Gender Docufilm Fest 2011: qualche riflessione preliminare

Il poster ufficiale della seconda edizione del Gender DocuFilm Fest (Logo design  Corporate & art direction di Viola Damiani  Payoff di Filippo Ulivieri Foto di Matteo Carnevali) è molto suggestivo e spiega bene l'intento, o l'idea, che muove questo festival che fin dal suo titolo ha più la vocazione di voler essere una festa. D'altronde forse il luogo (Gay Village) e il periodo (fine Agosto) suggeriscono più il disimpegno della serata festosa che quello serioso del festival paludato.

Un uomo e una donna sono posti di fianco, nudi, sdraiati, uno abbracciando il bacino dell'altra, fotografati dall'alto, su uno sfondo bianco e neutro, l'immagine tagliata di modo che si vedano i volti fino al naso escludendo capelli e occhi.
Un poster speculare che si può vedere anche ruotato di 180° con le scritte ripetute nei due versi (compresi i loghi delle associazioni e dei patrocini), suggerendo anche graficamente  l'intercambiabilità dei due sessi in cui si declina la razza umana (anche se sul sito ufficiale del festival l'immagine presentata per il download vede l'uomo sopra...)


L'idea centrale del Gender docufilm fest è proprio quella di affrontare il tema dei ruoli sessuali in chiave culturale come si legge nel comunicato stampa:
il Gender DocuFilm Fest [si propone come] contenitore d’idee e come luogo di confronto sulle prospettive e innumerevoli problematiche concernenti l’identità di genere. Il Festival offre un panorama ad ampio raggio sul genere cinematografico del documentario per una nuova prospettiva sull'identità di genere, mostrandone le diverse sfaccettature e la sua sempre rinnovata capacità di raccontare la realtà dei vari angoli del mondo, proponendo immagini di popoli e paesi, ritratti di uomini e donne lontane, storie di passioni di persone comuni.
La vera novità del festival sta dunque nell'occhio dei selezionatori che non scelgono da una categoria pre-esistente il docugender cioè un documentario sui generi sessuali (che non esiste), ma scelgono documentari provenienti dal più consono e generico alveo glbtqi e qui proposti secondo questa nuova chiave di lettura.
Questa peculiarità aveva suscitato non poche perplessità nella sua prima edizione, lo scorso anno, perchè lo scollamento tra i documentari altrimenti concepiti e l'idea selezionatrice che li accomunava era fin troppo evidente.
Eppure le intenzioni del festival sono interessantissime e ricche di spunti di riflessione. Sottolineare il carattere culturale (in senso antropologico) e sociale della costruzione dell'idea di genere maschile e femminile è in sintonia col movimento di ricerca femminista e glbt che hanno contribuito in maniera sensibile alla decostruzione de ruoli e stereotipi di genere, sui quali si costruisce l'ancora troppo diffuso sessismo della nostra società,  che ancora pretende, per esempio, gli uomini più portati alla materie sceintifiche e le donne a quelle umanistiche, distinzione senza alcun fondamento. Pregiudizi, cliché, pericolosi perché non totalmente campati in aria ma fondati su certi dati statistici collegati tra loro da un nesso di causa ed effetto sostenuto non dall'osservazione empirica ma dal cliché stesso assolutizzato così su portati universali, atemporali e indiscutibili.

Un terreno fertile soprattutto se si scelgono documentari che indagano sul confine dei ruoli di genere che possono essere ben messi in discussione quando si esagerano contraddizioni codificazioni e pregiudizi insiti in certe definizioni.

Un cammino impervio e rischioso perchè soggetto a cortocircuiti semantici, a fraintendimenti, alla ricomparsa perniciosa di cliché e stereotipi che si è creduto buttar fuori dalla porta.

Così alcune definizioni o spiegazioni fornite sul sito del festival hanno seguito una via forse troppo disinvoltamente semplificatoria lasciando adito ai più facili fraintendimenti.
Sul sito del festival si può leggere:

Il Gender DocuFilm Fest è il primo festival in Italia a raccontare le forme mutevoli dell'identità di genere. Ampliando i confini del transessualismo e dell'omosessualità, il festival vuole costruire una visione più aperta e malleabile dei nostri corpi e dei nostri ruoli sociali, mettendo in discussione la logica binaria del maschile/femminile.
Il festival presenta opere che deliberatamente sfidano il pensiero comune su alcuni temi cardine della società: l'amore, il sesso, i ruoli maschile e femminile, la pornografia, la famiglia.
Nessuna certezza resta salda dopo la visione di questi documentari. Abbattendo gli stereotipi, ogni film ridona al corpo la propria centralità politica e sensoriale.
Un proclama a metà tra lo spot auto promozionale e il manifesto politico che però andrebbe meglio contestualizzato e approfondito, perchè, anche se è chiaro l'intento alle persone di buona volontà è facilmente fraintendibile e strumentalizzabile.

Il collegamento tra identità di genere (cui appartiene il transessualismo) e l'omosessualità, che pertiene invece all'orientamento sessuale, che, insieme,  contribuiscono (non sole) alla più complessa e articolata identità sessuale andrebbe forse spiegato meglio, altrimenti, posto così rischia di unire quel che si è faticato tanto per distinguere.
Non devono disturbare tutte queste etichette né far pensare che nascano da una non mitigata pulsione classificatoria che vuole separare la ricchezza sessual sentimentale delle persone.
Queste etichette non sono normative, né prescrittive.
Non ci dicono cioè chi possiamo essere o come dobbiamo essere né tanto meno come dobbiamo comportarci una volta occupata una casella della nomenclatura.
Tutt'altro.
Queste etichette servono per distinguere cose comunemente considerate uguali. Sono utensili coi quali cerchiamo di interagire con la realtà in una maniera più precisa, senza trascinare con le parole dei pregiudizi e dei collegamenti impliciti.

Così quando distinguiamo tra identità di genere (sentirsi uomo o donna a prescindere dal sesso biologico di appartenenza) e orientamento sessuale (essere attratti sessualmente e o coinvolti sentimentalmente da persone dello stesso sesso) lo facciamo per evitare di portarci dietro certi pregiudizi che vorrebbero i generi maschile e femminile racchiusi in una tendenza innata (universalistica e transculturale) all'attrazione sessual-sentimentale per le persone dell'altro sesso e non del proprio.
Gli stessi pregiudizi che fanno vedere i gay come femmine mancate e le lesbiche come maschi mancati come se l'essere maschile significhi inderogabilmente essere attratti dal sesso femminile e viceversa.
La storia di noi gay e lesbiche, di noi uomini e donne biologici e non, dimostra invece che il nsotro sentire è sempre molto più variegato e complesso di quanto possa essere previsto da qualsiasi etichetta. Le categorie qui proposte (e che non sono certo di chi scrive ma riconosciute - più o meno-  da tutta la comunità) non servono per classificare o prescrivere ma solo per descrivere.
In questo senso è allora più comprensibile quel che è riportato sul sito dai creatori del festival:
il festival vuole costruire una visione più aperta e malleabile dei nostri corpi e dei nostri ruoli sociali, mettendo in discussione la logica binaria del maschile/femminile.
Anche questa affermazione va intesa nel suo significato più vero.
Qui non si sta proponendo l'esistenza di un terzo sesso (come, pure, certe teorie intersex e queer sembrerebbero voler fare) più semplicemente si vuole spogliare l'opposizione maschio/femmina di quelle caratteristiche che normalmente vengono accreditate (a torto) esclusivamente a uno dei due sessi e che sono causa di tanti pensieri sessisti.

Partendo dall'idea semplice quanto elegante proposta negli anni quaranta da Kinsey e cioè che:
Il mondo non è diviso in pecore e capre. Non tutte le cose sono bianche o nere. È fondamentale nella tassonomia che la natura raramente ha a che fare con categorie discrete. Soltanto la mente umana inventa categorie e cerca di forzare i fatti in gabbie distinte. Il mondo vivente è un continuum in ogni suo aspetto. Prima apprenderemo questo a proposito del comportamento sessuale umano, prima arriveremo ad una profonda comprensione delle realtà del sesso (Alfred Kinsey Il comportamento sessuale dell'uomo Bompiani, Milano 1950)
nessun essere umano si riconoscerà rigidamente in alcuna nomenclatura  ma usando certi concetti potrà distinguere aspetti diversi della propria identità sessuale normalmente regolati da leggi di declinazione assai più rigidi ed esclusivisti di quanto non accada nella realtà e in natura.
Anche certe pretese naturali della Chiesa  o di altri pensieri conservatori si basano su un concetto di natura normativo e dirimente che invece di riconoscere l'esistente lo nega in nome di un'idea stratta che si pretende naturale. Ma gay e lesbiche esistono (se io non esistessi non potreste certo leggere queste righe) e chiedono solamente il diritto all'autodeterminazione senza negare a chicchessia alcunché, a differenza dei teorizzatori dell'origine naturale che vorrebbero imporre norme e visioni del mondo confondendo le parole, cioè gli strumenti cognitivi, con la realtà, concludendo - di fronte all'evidenza empirica che contraddice le parole con le quali cercano di descrivere la realtà - che sono le persone della concreta realtà empirica ad essere sbagliate e non le parole.
Pur di non cambiare gli strumenti coi quali interagiamo tra di noi nella realtà, per difendere un principio evidentemente astorico di universalità si sacrificano l'esistenza di persone concrete, negando loro, negando a noi, la dignità  dell'esistenza con un modo di fare squisitamente affine a quello nazista.

Vedremo come i documentari proposti da questa seconda edizione costituiranno spunti di interessanti riflessioni.


Apre oggi a Roma la II edizione del Gender DocuFilm Fest

Il Gender DocuFilm Fest è una vetrina internazionale, ideata da Giona A. Nazzaro e Filippo Ulivieri, fortemente voluto da Imma Battaglia e con il patrocino della Provincia di Roma.
Quest'anno il festival propone sette documentari per ragionare sul concetto dell'identità di genere mettendo in discussione la logica binaria del maschile/femminile.

Sette documentari, proposti, in anteprima europea e italiana, provenienti da Europa, India, Giappone, Australia e Medio Oriente che indagano gli aspetti emotivi, sociali, culturali dedicati ai complessi significati della sessualità e dell'identità di genere senza piegarsi alla logica del format televisivo, raccontando tutte le sfumature con libertà di espressione.



Io ne farò un dettagliato resoconto di ogni serata.
Qui quello più personale, con considerazioni sul festival, sulla gente che lo frequenta, sull'aria che tira al Village, su Al Cinema.org invece la recensione di ogni singolo documentario presentato.






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giovedi
Pyuupiru 2001-2008
ORE 21:00 • PYUUPIRU 2001-2008
di Daishi Matsunaga
Giappone 2010
95 minuti, giapponese con sottotitoli italiani e inglesi
Pyuupiru è un ragazzo giapponese in conflitto con il proprio corpo, inadatto a rappresentare la vera identità dell'anima che contiene. Oltre la performance art e la chirurgia, inarrestabile nel suo percorso di riappropriazione dell'identità di genere, Pyuupiru inizia un viaggio ai confini tra i due sessi spinto tanto dalla ricerca del sé quanto dalla furia artistica, plasmando il proprio corpo come uno scultore con la cera.
Il documentario di Daishi Matsunaga, amico d'infanzia di Pyuupiru, intervista familiari e amici dell'artista e segue da vicino otto anni di vicissitudini corporee e mentali di un giovane in grado di tramutare i turbamenti dell'anima in arte.
Kathakali (The Table with the Dogs)
ORE 22:45 • THE TABLE WITH THE DOGS (KATHAKALI)
di Cédric Martinelli e Julien Touati
India 2010
40 minuti, senza dialoghi
Julien Touati è il primo occidentale ammesso alla scuola indiana più prestigiosa dove viene insegnata l'arte del Kathakali, il teatro-danza delle rappresentazioni popolari. Giorno dopo giorno, dall'alba a notte inoltrata, Julian si immerge completamente in un viaggio ipnotico e sensuale nel cuore delle tradizioni indiane, scoprendo un mondo dove l'ordine gerarchico è immutabile, la religione onnipresente e le donne assenti.
Il documentario è un'opportunità unica per assistere al durissimo allenamento corporeo e alla rigida educazione a cui vengono sottoposti i ragazzi chiamati a rappresentare le divinità del pantheon indù, alla scoperta di uno degli ultimi posti al mondo dove questa forma d'arte viene insegnata seguendo la tradizione più pura.
venerdi
Le Ciel en Bataille
ORE 21:00 • LE CIEL EN BATAILLE [Battaglia nel cielo]
di Rachid B.
Francia 2010
45 minuti, francese con sottotitoli in italiano
Al capezzale del padre malato di cancro, un ragazzo francese ripercorre la propria vita e si immagina di confessare finalmente la sua omosessualità e il suo percorso spirituale dal cattolicesimo all'islamismo.
La voce di Rachid, narrando la sua vita dall'infanzia in Marocco alla Parigi multiculturale d'oggi, trascina lo spettatore all'interno di un'esperienza umana complessa, in perenne lotta tra le pulsioni del corpo e la purezza dello spirito. L'omosessualità, mai negata ma inconfessabile in un contesto religioso, tenta una realizzazione terrena mentre in cielo le divinità osservano. Un documentario che con immagini oniriche e poetiche cerca di superare i confini del corpo per approdare a una dimensione spirituale che porti finalmente la pace dell'anima e dei sensi.
Romeo & Julius
ORE 22:00 • ROMEO & JULIUS
di Sabine Hviid
Danimarca 2010
25 minuti, danese con sottotitoli inglesi e italiani
Una compagnia teatrale studentesca mette in scena il Romeo e Giulietta di Shakespeare in chiave gay. L'imprevisto shakespeariano questa volta arriva quando la forza dei sentimenti reali rompe l'illusione del teatro.
La regista del documentario mischia le prove sul palco con frammenti di confessioni dietro le quinte e gradualmente ciò che era iniziato come una divertente rivisitazione contemporanea del più famoso dramma teatrale sull'amore impossibile diventa complicata realtà quando i sentimenti degli attori iniziano a sovrapporsi a quelli dei personaggi. Shakespeare aveva compreso benissimo che l'amore vero è necessariamente sorprendente, rivoluzionario e inarrestabile.
Face
ORE 22:30 • FACE [Volti]
di Adele Wilkes
Australia 2010
26 minuti, inglese con sottotitoli italiani
Una regista e fotografa di arte erotica segue il progetto collettivo Beautiful Agony, in cui persone comuni filmano il proprio volto durante l'orgasmo. Il voyeurismo della regista entra presto in crisi: abituata a filmare il nudo altrui, non riesce a mettersi a nudo di fronte alla macchina da presa.
FACE è un documentario intimo che presentando un collage eterogeneo di testimonianze e interviste ai fondatori di Beautiful Agony offre un viaggio erotico e rivelatore attraverso l'esperienza del piacere corporeo, al contempo assolutamente universale e misteriosamente individuale. Un'esplorazione coraggiosa e puntuale dei limiti del voyeurismo, dell'arte e del sesso, e di come ciascuno di noi si trovi sospeso tra identità personale e innegabile appartenenza alla specie umana.
sabato
I Shot My Love
ORE 21:00 • I SHOT MY LOVE [Ho ucciso il mio amore]
di Tomer Heymann
Israele 2010
55 minuti, ebraico con sottotitoli inglesi e italiani
Il regista israeliano Tomer Heymann, a Berlino per la presentazione del suo precedente lavoro, conosce Andreas e, quando l'incontro occasionale tra i due si trasforma in una relazione duratura, la presenza della madre di Tomer si insinua nel loro rapporto. Improvvisamente si aprono ferite vecchie di decenni legate all'Olocausto e Tomer si ritrova suo malgrado combattuto tra l'amore per la sua madre israeliana e quello per il suo nuovo fidanzato.
Tomer Heymann registra la sua vita da vari anni, parallelamente alla sua attività di documentarista, convinto che i momenti significativi siano tali solo se fissati per sempre in video. Per la prima volta, l'oggetto di un suo documentario è la sua stessa vita.
Regretters
ORE 22:00 • REGRETTERS [Pentimenti]
di Marcus Lindeen
Svezia 2010
60 minuti, svedese con sottotitoli inglesi e italiani
Orlando è stato uno dei primi casi di riassegnazione dell'identità di genere in Svezia. Mikael invece si è sottoposto all'operazione quando aveva già 50 anni. Orlando è oggi a suo agio in una condizione intermedia, Mikael vorrebbe disperatamente tornare indietro e annullare l'operazione chirurgica che l'aveva reso donna. Seduti l'uno di fronte all'altro, si raccontano le proprie vite, fatte di crisi, scelte, difficoltà e soprattutto errori.
Marcus Lindeen riesce a trattare un tema esplosivo con un rispetto e una partecipazione emotiva ammirevoli. Lasciando che Orlando e Mikael si confessino sogni, amori traditi, speranze e disillusioni, Regretters ci mostra quanto anche la ricerca di se stessi possa essere un processo per prove ed errori. Questa incredibile storia rivela alla fine il suo elemento più stupefacente: la sua rilevanza per ogni essere umano.

Gender DocuFilm Fest 2011 - Seconda edizione

“Specie in via di espansione”


Dal 25 al 27 agosto 2011

Tutte le proiezioni partiranno alle 21.00.

Ingresso gratuito dalle 20.00 alle 21.00

dopo le 21 ingresso a pagamento

Giovedì: 8 € - Venerdì: 15 € - Sabato: 18 € (compresa consumazione)

presso il GAY VILLAGE 2011

Roma Eur - Parco del Ninfeo -

Via delle Tre Fontane angolo Via dell’Agricoltura


Info:
www.genderdocufilmfest.org

www.gayvillage.it




mercoledì 24 agosto 2011

Le puttanate di Gay. Wave. Marco Mengoni come Daniel Argentino.

Cosa hanno in comune Marco Mengoni e Daniel Argentino (Mister Gay 2011)?

Sono tutti e due ragazzi?
No!
Sono tutti e due belli?
No!
Sono tutti e due giovani?
No!
Sono tutti e due famosi?
No!
Sono tutti e due gay?
No (anche se per l'autore del post Marco è presumibilmente della parrocchia!

Hanno in comune la voce.
Sì la voce, non quella del cantante ma la “voce di tutti i giorni” parola di Mik, autore dell'articolo, che sul sito GayWave afferma che, sono stati proprio diversi fan a farci notare questa divertente somiglianza tra la voce di Marco e quella di Daniel.

Basta confrontare le due voci. A voi la risposta.





In realtà le due voci sono molto diverse. Più profonda e vagamente tamarra quella di Daniel e più alta e gentile quella di Marco. Ma cosa non si farebbe per poter titolare il post

Marco Mengoni a Mister Gay Italia 2011? No, è Daniel Argentino!

 

Claudia de Lillo e le persone trans: un articolo piccolo e miope su D di Repubblica



Di solito non mi capita di leggere D(onna) di Repubblica. Molto per caso mi imbatto in questo articolo radical chic falsamente aperto e ben disposto alle persone trans, con la classica sinistra ipocrisia di chi si sente antiberlusconiano e dunque crede di avere presentato la sua patente di persona tollerante e progressista, mentre invece vive nella melma del più bieco pregiudizio. E' quello  che capita ad Elasti, al secolo Claudia de Lillo, l'autrice di questo scritto, che crede di avere uno sguardo sul monto aperto e tollerate e invece cade nei più tri(s)ti luoghi comuni. Vediamo.
Il carrello della spesa e tutti quei perché
Ritrovarsi a spiegare il mondo a un bambino mentre sei alla cassa del supermarket nella città di A
di Elasti
Oggi mi è successa una cosa terribilmente imbarazzante",
Le virgolette non aperte non sono un errore mio ma un errore d'impaginazione di D, visto che la O secondo una consuetudine grafica è di corpo (dimensione del carattere) ben maggiore di quella del resto dell'articolo sarebbe dovuta essere la virgoletta al posto della O che invece, semplicemente, è andata persa. 
ha detto mio marito, rientrando a casa dal Dipartimento di Economia dell'Università di A, in Massachusetts, dove lui incontra economisti marxisti con cui sognare l'equazione della rivoluzione proletaria mentre noi, gli altri quattro quinti della famiglia, trascorriamo le vacanze.
Come dire un modo molto poco marxista di dire descrivere qualcosa di marxista. Il marito - maschio - lavora e la donna e i figli stanno in vacanza...
Era nell'ufficio assegnatogli dall'università, immerso nell'analisi del fondamentale testo A future for Socialism?,
è un libro di John E. Roemer, pubblicato negli USA dalla Harvard University Press, Cambridge (Mass., 1994), e tradotta in italiano col titolo "Un futuro per il socialismo" e pubblicato da Feltrinelli. Nel libro si propone un socialismo liberale nel quale, tra le altre cose, i lavoratori hanno una forte compartecipazione azionariale in modo da mitigare la tendenza dei capitalisti al litigio facile... Insomma un libro socialista nel mondo pragmatico americano...
Però vuoi mettere citare il titolo di un libro di politica ed economia senza nemmeno citare l'autore, e in inglese, dando per scontato (su una rivista dedicata alle Donne non alle donne imprenditrici o che studiano economia o politica...) che tutti lo (ri)conoscano, fa più fico no?
quando l'addetto
addetto, quindi un uomo
alle pulizie aveva bussato, chiedendo permesso con una possente voce baritonale. "Good Morning, Sir", aveva salutato l'assorto economista
il marito di chi scrive che si rivolge al consorte in terza persona...
senza distogliere lo sguardo dalla pagina. "I am not a Sir", aveva risposto piccato
piccato, di nuovo al maschile
l'inserviente che aveva una gonna a balze, una camicia scollata, un seno prorompente e un paio di vezzose treccine e che no, non era un signore nonostante la barba ispida e i polpacci da terzino.
Ecco l'apoteosi di chi crede di essere spiritoso e invece tradisce il più bieco odio per le persone trans.
Dalla descrizione che Elasti ne fa l'inserviente ci appare più come Freddy Mercury nel video di I want to Brake Free che una persona trans realmente esistente.
Ora non si capisce con quella descrizione contraddittoria a chi o a cosa Elasti voglia riferirsi.
La gonna a balze, la camicia scollata, il seno prorompente e il paio di vezzose treccine
sono i segni esteriori di un'immagine del femminile alquanto stereotipata ma se Elasti si permettesse di insinuare che quella persona è meno donna (qualunque sia il suo sesso biologico) perchè non ha quei segni esteriori le femministe la sgozzerebbero per berne il sangue (e farebbero bene). D'altronde i polpacci da terzino e la barba ispida dovrebbero tradire il sesso biologico di un uomo anche se una donna può avere lo stesso polpacci sviluppati senza essere per questo meno femminile e avere una peluria diffusa sul viso. Per cui non si capisce chi Elasti stia descrivendo se una dona canonicamente considerata meno femminile, un uomo travestito da donna (come sembra dalla descrizione) o una trans (parola che per il momento l'autrice si è ben vista dall'usare). Una trans ben strana però dato che almeno una rasata un uomo che si sente donna può darsela senza mettere mano all'elettrocoagulazione... basta un rasoio come fa qualunque uomo che va a lavorare in un posto pubblico e ci va rasato perchè la barba ispida risulta una forma di trasandatezza. Ma invece di notare tutte queste incongruenze scaturite dalla sua descrizione (che poi e indiretta visto che l'inserviente l'ha incontrata suo marito) Elasti dà per scontato che per la persona in questione avere in sé questi segni contraddittori di maschile e femminile sia una cosa pacifica e infatti commenta come segue.
Già. Nella bizzarra città di A,
quindi l'inserviente è una persona bizzarra come la città di A...
dove nella biblioteca pubblica si legge tutti insieme Il Capitale,
perchè chi legge Il Capitale è bizzarro...
dove le donne sono liberate e non si depilano le gambe,
la liberazione non passa per l'autodeterminazione, per l'emancipazione lavorativa,  che comunque non evita la sperequazione salariale dato che le donne negli States prendo circa il 30% in meno degli uomini a parità di professionalità (e se nella città di A, contrariamente al resto degli States ciò nona viene magari andrebbe sottolineato...), la liberazione c'è e basta e le donne non si depilano le gambe...
dove per la strada si gira a piedi nudi ("Allora anche io, mamma!". "Prima devi camminare sul mio cadavere, amore") e a scuola si allevano camaleonti, la ricerca di se stessi passa anche attraverso qualche ossimoro.
Ossimoro: accostamento di due termini in forte antitesi tra loro. Una figura retorica  costituita da una combinazione di parole tale da creare un originale contrasto, ottenendo spesso sorprendenti effetti stilistici. Esempi: disgustoso piacere, illustre sconosciuta. (da wikipedia)
Quindi Elasti conferma il proprio pregiudizio. Per lei una donna barbuta è ossimorica proprio quanto un uomo con la gonna (esclusi probabilmente i Kilt). Insomma non siamo lontani dal gossip di peggiore specie (ha visto come va in giro conciata quella? sembra una trans)...
Però la ricerca di se stessi ancora non individua l'inserviente la cui unica cosa che sappiamo è che non ama che ci si rivolga a lei dandole del signore (I'm not a Sir)
L'altro giorno ero con i miei figli in coda alla cassa del supermercato. "Hai visto quello?". "È una femmina, non vedi?". "No, è un maschio!". "Porta un vestito a fiori...". "Ha la barba". "E i capelli lunghi". "Mamma, è un uomo o una donna?". "Mamma, perché?".
E qui si compie il delitto più odioso spacciare una serie di stereotipi di genere come perplessità infantile scaturita da una persona trans.
"Porta un vestito a fiori...". "Ha la barba". "E i capelli lunghi". Sono stereotipi di genere, anche abbastanza vetusti.
Gli uomini portano i capelli lungi da sempre. Anche io li porto e non sono per questo meno uomo (=appartenente al genere maschile). Lo stesso dicasi per un vestito a fiori (qui la parola vestito è ambigua perchè non si capisce se si riferisce a un capo di vestiario normalmente pensato per uomini la cui incongruenza sono i fiori sopra disegnativi, come dovrebbe essere se si sottolineano i fiori, nel qual caso anche Formigoni diventa una trans


oppure vestito si riferisce a vestito femminile (dress in inglese...) nel qual caso secondo lo stereotipo di genere è un abito poco consono agli uomini a prescindere dalla fantasia stampata sul tessuto con cui è fatto...

Per cui cara Elasti, prima ancora di rispondere cercando di spiegare ai tuoi figli chi è la persona che hanno incontrato al supermercato, dovresti far presnete ai tuoi figli che non è il vestito a fiori o il capello lungo che fanno di una persona una donna e nemmeno la barba visto che anche le donne hanno dei peli (anche se meno ispidi di quegli degli uomini beninteso). Per cui quale ce sia l'entità del freak che i tuoi figli hanno visto dovresti correggere in loro, facendogli notare l'inconsistenza, i luoghi comuni sessisti con cui catalogano le persone in base al loro aspetto esteriore.
Ma Elasti non mi sente e prosegue inesorabile


"Sono 75 dollari", comunicò il cassiere, o la cassiera che sul petto portava una targhetta con il nome: "Chris", unisex e inutile nella ricerca di risposte certe e rassicuranti.
Quindi l'ambiguità di queste persone (uomini? donne?) è tale che bisogna cercare conferma al sesso di appartenenza nel nome e se anche questo non aiuta allora è la fine.
Quel che non è chiaro è il punto cui Elasti vuole arrivare. A cosa serve questo discorso? Cosa ci viole comunicare Elasti?
Quando servono, gli economisti marxisti sono sempre altrove.
Cioè il marito, il maschio, l'unico che in una situazione di emergenza è in grado di sostenere la povera, fragile e sprovveduta donna.
Mi ritrovai sola, con il carrello colmo di spesa e l'urgenza di un gigantesco interrogativo sospeso. "Spiegare il mondo a un bambino è l'esperienza più arricchente, stimolante e gratificante che conosca", avevo spavaldamente dichiarato un giorno, senza immaginare che uno scandalizzato "Mamma, perché?", alla cassa del supermercato, pronunciato da un cinquenne conformista e inquisitorio avrebbe dato la misura della mia inadeguatezza. Certi "perché?" sono più impegnativi e terrificanti di altri e la responsabilità di consegnare a qualcuno la propria visione dell'universo è un fardello troppo gravoso per un carrello della spesa, un giovedì pomeriggio di agosto, a 6.300 chilometri da casa. "... Mmmh... Ehm, cof cof... Ci sono persone che nascono maschi ma vorrebbero essere femmine e altre che nascono femmine ma vorrebbero essere maschi" "Io, per esempio, se fossi nato femmina mi sarei suicidato". "Pure io". "Di questo parliamo dopo.
Come di questo parliamo dopo?! Questo è forse il cuore del perchè ci sono persone Trans (che non sopportano il fardello dello stereotipo di genere tanto da preferire approdare al sesso opposto) e tu invece di correggere tuo figlio gli dici che ne parlate dopo?
Quello che volevo dirvi è che ci sono persone che vivono intrappolate nel loro corpo e vorrebbero averne un altro.
Intrappolate nel corpo o nelle convenzioni sociali come te Elasti?
Si guardano allo specchio e non si riconoscono. Sono uomini fuori e donne dentro o viceversa. Sono in prigione e non possono uscire o scappare". "Allora si travestono da quello che non sono?".
Si travestono da quello che non sono. Ed ecco spiegato perchè tutti i giornalisti e le giornaliste continuano a rivolgersi alle trans m to f al maschile perchè non vedono donne trans ma dei travestiti, degli uomini che si travestono da quello che non sono.
"Già. Cercano di somigliare a quello che vorrebbero essere. A volte però sono tristi perché non basta un vestito a fiori per trasformarli in una bella signorina".
Ed ecco l'apoteosi dello stereotipo di genere. Se anche una donna biologica non si trucca come una quarantenne anche se ha vent'anni  viene considerata meno femminile figuriamoci un uomo che transita verso l'altro sesso...
Vediamo le cose sempre con l'occhio del pregiudizio: Ci sono donne biologiche diversissime eppure tutte diversamente femminili, e ci sono trans m to f diversamente femminili esattamente allo stesso modo
"Un bel vestito a fiori però può aiutare...".
E qui viene sfiorato un altro punto ignorato e invece interessante. Il fatto cioè che le trans m to f per apparire più femminili iperboilizzano i tratti dello stereotipo di genere diventando iperfemminili. Un'altra occasione mancata per Elasti
"Certamente. In ogni caso, quando vedete un uomo vestito da donna o una donna che sembra un uomo, non dovete ridere o indicare con il dito. Si tratta di persone che cercano di essere se stesse. E voi dovete essere rispettosi e gentili".
Magari però Elasti prima di insegnare ai tuoi figli di essere  rispettosi e gentili dovresti imparare a esserlo per prima tu evitando di dare certe descrizioni o di fare certi commenti.
Loro rimuginano, mentre io infilo la spesa nel bagagliaio della nostra macchina in affitto, automatica, americana e, come dicono i miei figli, "molto tamarra". "Ho visto che Chris non ha un braccialetto". "E nemmeno un cerchietto, povero. Potremmo regalargli le tue cose da femmina la prossima volta che veniamo al supermercato. Va bene, mamma?". "Mamma, perché non ti dipingi le unghie di viola, come Chris?".
Le tue cose da femmina. Anche il futuro è bell'e ipotecato...

Ho scritto una mail ad Elasti. Se mi risponde ve lo faccio sapere.

domenica 21 agosto 2011

Un diario delirante su Panorama.it

Non poteva mancare il deliro estivo di Panorama che, con la scusa del diario, architetta a regola d'arte uno sproloqui pieno di pregiudizi, giudizi impliciti deduzioni surrettizie, tutte omofobiche e prive di consistenza.
Come al solito leggiamo l'articolo  insieme.

Psicologa, 39 anni, single
«Sono gay convinta da prima dell’adolescenza,
Convinta. Convinta della mia scelta. Peccato che l'orientamento sessuale non si scelga.
mai avuto un dubbio, ma nel mondo omosessuale le donne femminili come piacciono a me sono poche,
Cioè le lesbiche sono prevalentemente camioniste. Cliché pregiudizio basato sulla confusione  (ormai intenzionale e montata ad arte) tra identità di genere e orientamento sessuale. Inoltre le caratteristiche per cui si definisce una donna poco femminile sono basate sui più diffusi cliché sessisti.Imma battaglia per esempio, secondo certi cliché sessisti sarebbe poco femminile, non si trucca, veste casual, ha i capelli corti, ha un modo di parlare deciso e non remissivo.
Vi sembrano considerazioni del cazzo? Lo sono. Eppure...
perciò preferisco le etero.
Questa è una inferenza davvero razzista (uso questo aggettivo perchè non c'è il corrispettivo per l'orientamento di genere): alle lesbiche non piacciono donne come lei ma altre omosessuali come lei. Idem per i gay. Se sono gay non mi piacciono gli uomini ma i gay. La nostra, poverina, visto che tra le lesbiche c'è penuria di donne femminili.
Chi scrive che sia davvero una lesbica psicologa di 39 anni o un ghostwriter commissionato da Panoarma cambia poco, non sono non è una persona libera ma continua a impiegare le stesse odiose vetuste e ridicole opposizioni tra concettualizzazioni sessiste tra maschi e femmine là dove ci sono solo maschi o femmine avulgendo (si dirà?) alcuni elementi dal loro comportamento e leggendoli (cioè spiegandoli) in base a un pregiudizio di orientamento (sessuale).
Anche per il gusto della sfida, ovvio, e della conquista.
Certo, perchè per il solo fatto di avere lo stesso orientamento sessuale due donne hanno più probabilità di piacersi e trovarsi reciprocamente interessanti...
E nonostante prima o poi tutte si mettano in cerca di un marito,
di un marito, non di un uomo, un compagno, ma di un marito. Ma quando è stato scritto questo diario nel 1825?
sono una delle poche lesbiche
che presunzione...
che non ha mai sofferto per abbandono, semplicemente perché ho sempre lasciato io.
Immaginatevi le femministe ululare se ad aver scritto questa frase fosse stato un uomo...
Poi è normale rimanere in amicizia dopo una relazione fra donne.
Una relazione fra donne. Qualunque relazione? O una relazione sentimentale? O sessuale?
Ma con l’ultima ex c’è una complicazione: facciamo ancora sesso».
Complicazione?

Domenica

19.00. L’incontro era motivato da un obiettivo comune: guardare la partita.
...
Io e M. siamo tifose della stessa squadra. Poi abbiamo festeggiato la vittoria a modo nostro, senza spostarci dal divano.
Anche tutti i ragazzi tifosi gay festeggiano allo stesso modo?
La prima volta abbiamo avuto un orgasmo simultaneo poi solo io, seduta, con lei che mi faceva un cunnilingus in ginocchio sul pavimento.
A cosa servono questi dettagli? A fare arrapare?
E alla fine niente tenerezze: non stiamo più insieme.
Ecco questo è il massimo. Leccare la patata a una donna che mi piace non può essere anch'essa una tenerezza?
Sarà stata mezzanotte quando ho spento la tv, e a quel punto si è rivestita ed è andata via.
Ah quindi l'hanno fatto con la tv accesa...
Lunedì
9,00. Sto da Dio. Con lei l’intesa sessuale è perfetta e non ho obblighi. Cosa volere di più?
Non avere obblighi... Il sogno di tanti maschietti ma non solo a quanto pare...
9,02. Il batticuore. Quando la vedi, per esempio.
Ah non quanto è seduta in ginocchio sul pavimento e ti mette la lingua tra le gambe?
O quando suona il telefono e ti accorgi che che è lei. Regalarle dei fiori. Cenare insieme a lume di candela. Tutte cose finite da un pezzo con M. Invece vorrei di nuovo provare l’emozione dell’innamoramento, e non importa se la prossima sarà o no la storia della vita. L’essenziale è che mi faccia perdere la testa. E che mi dia motivo di tornare a essere una santa.
Dunque perchè l'autrice non sarebbe una santa? Perché facendo sesso con al sua ex M. tradisce qualcuno (fosse anche lì attuale compagna di M.) o perchè fare sesso al di fuori di una relazione stabile ti rende non santa?
Come in passato, quando per sei anni sono stata fedelissima a una compagna.
Ecco l'aspetto più borghese della monogamia ti rende santa.  Non è un dato di fatto che deriva dal fatto che non senti il bisogno di fare sesso con latr*...
Martedì
11,50. La tizia con cui mi sono trovata in ascensore è per me un obiettivo già da tempo. Mi attrae molto anche se è piuttosto maschile,
penso che un uomo possa dire lo stesso...
lontana dal mio tipo.
Una volta c'erano le bionde e le more le tettone e le culone ora ci sono le maschili e le femminili...
Deve aver capito che mi paleso apposta nel momento esatto in cui esce a fumare una sigaretta: oggi mi ha fatto un sorrisino.
In ascensore?
Sarà lesbica? Il mio gay-radar, un dispositivo sensibilissimo che gli appartenenti alla categoria hanno in dotazione naturale per il riconoscimento tra simili anche a distanza, dice di no.
Ma dove ce l'abbiamo il dispositivo? Non so se ridere o se piangere

Oppure il mio desiderio gli crea delle interferenze.
Le crea magari? Ah no! E' maschile!
Interferenze??? A che cosa allo straight stream of consciousness ?!?!?
Vedremo più avanti. Intanto io e la ragazza abbiamo cominciato a comunicare.
E' salita di grado. Da tizia a ragazza
19,30. M. aveva preso la decisione di non vedermi più quando mi ha chiamata stamattina invitandomi a fare un aperitivo nel bar dove siamo adesso. Lo capisco da una frecciatina sarcastica che mi scaglia addosso come una pietra. Più di una, anzi: non perde occasione per rimarcare quello che sappiamo entrambe. Ma da parte mia nessun commento, sarebbe come gettare benzina sul fuoco. La scenata isterica che mi ha fatto una decina di giorni fa è bastata a farmi capire il dolore che sta provando. Purtroppo è innamorata persa. Sarà meglio troncare.
Ma che cattiva ragazza....  Se M. è la ex non è innamorata persa quello lo dici di una persona con la quale fai solo sesso ma non vuoi coinvolgimenti emotivi. Di una ex dici che è ancora innamorata...
Mercoledì
18,00. Ieri sera siamo andate a letto insieme io e M. Abbiamo avuto un rapporto bellissimo,
rapporto?
ripetuto e molto verbale.
eheheh rapporto verbale?
Ma anche aggressivo da parte sua, ora che ci penso. Mi è saltata addosso. E poi è stata prepotente, quasi violenta: ecco cos’è che non tornava… Non sono abituata ad essere presa, di solito decido tutto io!
Che profluvio di ruoli sessisti!
18,15. Mi passa per la testa l’idea di comprare uno strap-on (giocattolo sessuale indossabile a forma di pene): non so per quale ragione ma M. ieri mi ispirava questo. Strano, perché la penetrazione vaginale è un corollario poco importante.
 Beh certo senza uno ...strap on naturale la penetrazione è un corollario.
Comunque non lo compro.
22,00. Faccio un salutino telefonico a M. È a casa, mezza addormentata davanti alla tele. Due chiacchiere come al solito e ci diamo la buonanotte.
Giovedì
01,00. La masturbazione non è esattamente una cosa da cui mi astengo. Spesso (come oggi) per arrivare al piacere mi basta ripensare a qualche episodio già vissuto a cui non c’è bisogno di cambiare il finale. Anche con la fantasia rimango su scene fattibili: niente sesso sfrenato con Angelina Jolie… (adesso è troppo magra, d’accordo, ma fino a poco tempo fa le avrei concesso persino di camminarmi sopra con i tacchi a spillo).
...
21,40. Telefono a un night club per sentire se mi fanno entrare solo come spettatrice
Che tipo di Night Club??? Solo come spettatrice di cosa?
una di queste sere. Non sono impazzita, ci accompagnerò un’amica omosessuale
Ma chi è che parla davvero così?!?!
repressa che non ne può più del rassicurante maritino che non la tradirà mai.
Se sei sposata e ti piacciono (anche) le donne sei una omosessuale repressa...
Ha bisogno di concedersi una pausa.
Sto per vomitare. 
Da quello che ho capito è un posto dove le serate finiscono in orge:
Ah ecco! Le famose orge lesbiche....

certo che posso anche non fare niente, ma la proprietaria dall’altra parte del filo mi assicura che riuscirci sarà difficile.
Certo perchè per prenotare parli con la proprietaria...

Venerdì

11,50. In ascensore, di nuovo a tu per tu con la bella f…
Fica? Figa? Fregna? Fuffa?
che sto corteggiando. Sono certa che la ragazza non è gay: tengo molto ad avere un look iper femminile, eppure le donne etero più sensibili percepiscono la mia indole
indole, ecco l'omosessualità e le sue declinazioni bi-gender mascolina o femminile sono una indole
e si comportano con me come con gli uomini, da prede.
A quanto pare non solo la bellezza è nell'occhio di chi guarda...
Si vede che qualcosa passa. Sorrisetto anche oggi, davanti alle porte scorrevoli, ma poi, ahimé, nessun passo avanti.
23,30. Sfatiamolo questo mito per cui alle donne non piace guardare:
non era scopare?
io su YouPorn ci vado
ah ecco, guardare porno...
e non credo di essere la sola. Però, come dice Julianne Moore ne I ragazzi stanno bene, i porno lesbici sono finti, creati solo per soddisfare la voglia maschile di vedere donne che si slinguazzano.
Già. Porette. Due donne insieme cos'altro possono fare oltre a slinguazzarsi?
Perciò salto la categoria e guardo perlopiù video di maschi, gli unici gay per davvero.
  video di maschi, gli unici gay per davvero?
Sabato
10,00. Telefonata seria. M. propone di essere solo amiche.
Ma non erano ex? E non erano già solo amiche?
Già, ma le faccio notare che le amiche non si sentono tre volte al giorno.
Dov'è scritto, sempre nel  Levitico tra il divieto dei gamberetti e quello della sodomia?
 Tu non ti sentirai tre volte al giorno con una tua amica perchè e abominio!
A questo punto, la decisione di interrompere qualsiasi rapporto per me è definitiva: le voglio bene ma l’ho lasciata proprio per non illuderla.
Che casino! L 'aveva già lasciata e non per illuderla...
20,00. Cena da F., una ex di vecchia data. Abbiamo ancora un ottimo rapporto e suo marito lo sa.
Questa non è repressa perchè con le donne c'è stata prima?
«Ma tu, con gli uomini ancora niente?» mi domanda lui appena mi vede. «No, ma stai tranquillo, se mai deciderò di andare per la prima volta con un maschio sarai il primo a saperlo».
Non vi viene da vomitare?  A me sì.

Mi chiedo a cosa serva questo "articolo" se non per diffondere e confermare tutti i luoghi comuni possibili sulle donne lesbiche, sulla sessualità gay e sugli stereotipi di genere. Scritto male anche per servire a questo scopo...

venerdì 19 agosto 2011

"Voi non potete stare qui". All'arroganza bisogna sempre rispondere con fermezza. Sui due ragazzi verbalmente aggrediti da un sessantenne alla Maddalena il 15 Agosto.


Davide Bosio nella foto pubblicata da Brescia Oggi


Quando ho letto il comunicato stampa dell'Arcigay sull'ennesima forma di intolleranza e discriminazione omofobica non mi sono sorpreso tanto dell'arroganza dell'omofobo quanto della accondiscendenza delle due vittime.

Ma procediamo con ordine.

 Il 17 Agosto Arcigay emette un comunicato stampa nel quale racconta di come lo scorso Ferragosto mentre due ragazzi stavano abbracciati su di un plaid in Maddalena come tante altre coppie nello stesso luogo, un uomo si è avvicinato loro invitandoli ad andare nel bosco a fare quelle cose, perché lì vi erano famiglie e bambini. Quando uno dei due ragazzi ha cercato di far ragionare l'interlocutore sull’assurdità della richiesta, l'uomo ha iniziato ad urlare, dandogli del "puttano" e minacciando la coppia di cacciarla a calci.
I due ragazzi -continua il comunicato - , comprendendo che con quella persona era impossibile ragionare, se ne sono andati: il loro romantico pomeriggio di pace era ormai inesorabilmente rovinato. (il corsivo è mio).

Se ne sono andati?!
Ma come se ne sono andati?!?!
Invece di ribadire che non solo loro due avevano lo stesso diritto dell'aggressore verbale di stare lì e che l'omofobo in questione non aveva alcun titolo per intimare loro di andare via, invece di chiamare la polizia (o chi per loro) se l'aggressore continuava con i suoi atti intimidatori, per ridimensionarne l'arroganza, invee di coinvolgere gli astanti, i due se ne vanno?!?!

Ieri Brescia oggi pubblica un articolo nel quale emerge una sconcertante forma di mansuetudine dei due ragazzi aggrediti che mi ha fatto sudare freddo.

Nell'articolo di Mara Rodella si legge di come uno dei due ragazzi aggrediti sia Davide Bosio di 28 anni, di Bagnolo Mella, che lavora come vicedirettore di stabilimento in un'azienda di Bergamo che Rodella ha intervistato. Racconta Davide.
«Eravamo stesi con il braccio intorno al collo e gli occhi chiusi, come tante coppie che ci circondavano» quando un uomo sulla sessantina si è avvicinato pregandoli di allontanarsi: «Andate nel boschetto a fere le vostre cose, non qua dove ci sono famiglie e bambini». «Non riuscivo a credere alle mie orecchie, credevo stesse scherzando o parlando con altri». L'uomo torna a sedersi al tavolo con gli amici poco lontano e Davide lo segue. «Gli ho chiesto gentilmente di spiegarmi quale fosse il problema e mi ha detto che una bambina aveva detto alla mamma che due ragazzi si stavano baciando». «Andate nel bosco».  «Gli ho domandato perchè non rivolgesse lo stesso consiglio alle altre coppie presenti, ma quando mi ha risposto che un uomo e una donna avrebbero potuto restare, ma noi no, ho semplicemente fatto presente che anche noi abbiamo tutto il diritto di stare abbracciati». Al che l'uomo gli risponde
«NON AVETE alcun diritto: in privato fate quello che volete, ma non in pubblico», e minaccia Davide di «prenderlo a calci e pugni» etichettandolo con epiteti pesanti e volgari, prima che un amico intervenga per placare gli animi: «Siamo qui per festeggiare, lasciamo perdere».
«So che non è successo nulla di grave, ma la violenza verbale può fare molto più male di quella fisica», «il disagio era così forte che ce ne siamo andati».

Ora a rischio di apparire cinico o facilone (perchè sicuramente bisogna trovarcisi in certe situazioni)  mi sorprende moltissimo che i due ragazzi se ne siano andati.
Capisco al limite di allontanarsi dalla vista del sessantenne omofobo (anche se io personalmente sarei rimasto dove mi trovavo) ma non capisco perchè Davide non abbia risposto all'uomo qualcosa tipo, lei non può dirmi di andarmene io ho tutto il diritto di restare perchè non ho fatto niente di male e se non la smette di darmi fastidio mi vedrò costretto a chiamare le forze dell'ordine.

Non voglio fare il processo a Davide. Anzi sono vicino a Davide e al suo ragazzo anche se, esprimendogli tutta la mia solidarietà, gli faccio bonariamente notare che ha commesso un errore, esortando Davide e tutti quelli che potrebbero trovarsi nella stessa situazione a:

1) Rimanere nel luogo dal quale li si vorrebbe allontanati
2) Sollecitare l'intervento degli astanti
3) Consigliare nel caso di insistenza l'aggressore di chiamare lui la polizia per vedere garantiti i suoi diritti (così la polizia arriva e garantisce quelli di tutti).
4) Se la persona insiste chiamare la polizia
5) DENUNCIARE IN OGNI CASO IL FATTO alla polizia perchè nessun cittadino può allontanarne un altro da un luogo pubblico, nemmeno se questo compie un reato.

L'unica cosa che un cittadino è in diritto di fare per tutelarsi dal comportamento anche  criminoso di un altro cittadino è chiamare le forze dell'ordine.
Nessuno può improvvisarsi poliziotto.

Ripeto non voglio giudicare Davide, mi permetto solo di dargli dei consigli spassionati.
In modo che da un episodio triste si impari tutti qualcosa.

Quel che invece mi fa rabbia e quindi critico con calma (pare vero) e fermezza sono il comunicato stampa di Arcigay e l'articolo di Brescia Oggi che non pensano minimamente di rilevare l'errore del gesto di Davide di essersi allontanato.

Critico ad Arcigay di non avere dato dei consigli a tutti su come comportarsi in casi come questo, e che la fuga è d'uopo solo per sottrarsi a un linciaggio fisico però non morale...

Invece ecco come il comunicato stampa di Arigay commenta l'accaduto:
Potrebbe sembrare un atto non particolarmente grave, non essendovi stata alcuna violenza fisica, anche se le minacce di violenza ci sono state e forse sarebbe finita peggio se i due ragazzi a un certo punto non avessero desistito.
Capite? Arcigay considera la ritirata la migliore strategia!!!

Certo, di notte, o comunque in un posto isolato, sottrarsi al bullismo omofobico può essere l'unica soluzione, ma in un posto pubblico gremito di gente a chi contesta la nostra presenza (non un qualsiasi gesto da noi fatto ma proprio la nostra presenza) dobbiamo rispondere come Anna Magnani:  

non me ne vado io te ne vai te.

Invece Arcigay descrive le due vittime senza rendersi conto che, andandosene con la coda tra le gambe, i due ragazzi hanno dato ragione a chi li voleva lontani da quel posto.

Chi riuscisse a mettersi nei panni dei due poveri ragazzi, comprenderebbe che un’aggressione verbale simile non fa meno male della violenza fisica.
Quello che fa molto male a loro e a tutti e tutte noi è l’arroganza di una persona che erge il proprio pregiudizio a regola generale, che tratta un atto di tenerezza come una cosa volgare, da fare nei boschi, solo perché tra due uomini invece che tra un uomo e una donna.
Atto di tenerezza? Stando alla testimonianza di Daniele e anche al comunicato stampa di Arcigay i due ragazzi NON STAVANO FACENDO NULLA.
«Eravamo stesi con il braccio intorno al collo e gli occhi chiusi, come tante coppie che ci circondavano» (Davide su Brescia Oggi)

Mentre i due ragazzi stavano abbracciati su di un plaid in Maddalena come tante altre coppie nello stesso luogo (comunicato stampa di Arcigay).
Un abbraccio è un comportamento universale di affetto, amicizia, solidarietà, confidenza la cui malizia sta tutta negli occhi di chi guarda.

Sono molto belle, precise, sostenibili, intelligenti,  e tenere le considerazioni che l'arcigay fa nel comunicato stampa quando ricorda che 

Troppo spesso si usa la presenza dei bambini per giustificare una atto di discriminazione fino all’aggressione. Invece negli occhi dei bambini non vi è alcun pregiudizio ne’ alcun disgusto, se non ve lo instilla la società degli adulti.Se gli adulti, al contrario, si comportano in maniera normale verso un comportamento normale non fanno che il bene di quel bambino o di quella bambina. Sarebbe così semplice rispondere alla domanda di un bambino che nota due ragazzi o due ragazze che si baciano con un banale e ovvio “perché si vogliono bene” o “perché si amano”.
Quando crescerà non si stupirà se un amico e un’amica gli diranno di essersi innamorati di una persona del loro stesso sesso. E, se invece, sarà lui a innamorarsi di un ragazzo (come tanti suoi coetanei), non soffrirà come hanno sofferto le generazioni precedenti.
In qualsiasi modo una persona voglia, liberamente, educare i propri figli, non ha comunque il diritto di sputare il proprio odio e le proprie fobie addosso agli altri; men che meno ha il diritto di impedire a due persone di comportarsi liberamente in un luogo pubblico nel rispetto della legge.
Ma quando iniziano i proclami il comunicato si copre involontariamente di ridicolo.
Sappia quella persona e tutte le persone omofobe come lui che non torneremo a nascondere il nostro amore,
INVECE E' PROPRIO QUELLO CHE LA COPPIA DI RAGAZZI HA FATTO ANDANDOSENE hanno nascosto se stessi e il loro amore, hanno rinunciato di difendere i loro diritti costituzionali.
perché l’amore desidera sempre esprimersi liberamente con gioia alla luce del sole.
Ma se te ne vai, evidentemente no.
Dalla parte della libera espressione dell’amore sono la legge, la civiltà e, per fortuna, tantissime cittadine e tantissimi cittadini che non si sentono affatto rappresentati dal comportamento di quell’uomo violento.
Ma questo non lo sapremo mai finchè in occasioni del genere non chiediamo il parere e l'aiuto del prossimo, di chi sta intorno a noi e assiste ad un atto discriminatorio.
Arcigay Orlando esprime la propria solidarietà e il proprio sostegno alle vittime dell’aggressione e la più netta riprovazione per quanto loro accaduto.
Ma non sconsiglia di reagire come  hanno reagito i due verbalmente aggrediti, cioè andarsene.
Difenderemo e sosterremo l’amore fino alla vittoria sulla violenza, fisica o verbale che sia.
Ma finché uno se ne va nessuna vittoria sarà possibile.

L'articolo di Brescia Oggi è sula stessa lunghezza d'onda del comunicato, sottolinea cioè lo stress emotivo causato dall'aggressione

MOLTO SCOSSO il compagno [di Davide] che a caldo «ha iniziato a sentirsi in colpa, inadeguato, ma senza alcun motivo reale se non gli insulti di quell'uomo» che, nel frattempo, era tornato a sedersi a tavola con gli amici poco lontano.
Inadeguato?!!?  Cioè insufficiente? Carente? Non proporzionato o sufficiente? O, ancora, inadatto? Inetto? Incapace? Non all'altezza? come riporta thefreediconarty.com?
Beh forse non all'altezza di confrontarsi con l'arroganza e l'aggressione verbale
(...)  Ma per Davide e il suo compagno la giornata, «era decisamente rovinata: so che non è successo nulla di grave, ma la violenza verbale può fare molto più male di quella fisica», dice.
La cosa più grave è stata l'abbandono del luogo...
QUANTO ai presenti, non si aspettava intervenissero durante la discussione, «ma che ci avvicinassero dopo, invece non è successo».
Sono rimasti ancora un po', «ma poi il disagio era così forte che ce ne siamo andati», ricorda, confessando di essere «crollato» in seguito:
Ed ecco l'omofobia latente, nell'autrice dell'articolo ma, almeno stando alle parole ivi riportate, anche nei due ragazzi.
Se io so di non stare facendo niente di male mi arrabbio, mi indigno, provo frustrazione, impotenza, ma questi sentimenti non m fanno crollare.
A meno che non pensi che se qualcuno ha avere da ridire sul fatto che io sia gay, in fondo in fondo, un po' di ragione ce l'ha.
Non perchè bacio un altro uomo, non perché sculetto cantando a squarciagola Lady Gaga, non perché vado in giro con un pantaloncino ascellare, tutte cose tra l'altro legittime, ma semplicemente perché da libero cittadino ho scelto di stare sdraiato sul plaid abbracciato a un altro uomo.
«È stato pesantissimo, ci ha davvero ferito - spiega - anche se so che non abbiamo fatto nulla di male».
Infatti il problema non è quello che si fa ma quello che si è.
Perché quello che si fa riceve dalla gente una reazione diversa a seconda di chi si è. 
E se non siamo noi per primi convinti fino in fondo della legittimità di quello che siamo non potremo mai convincere il prossimo, gli altri, né difenderci.
Uno stigma interiorizzato in noi per primi figuriamoci se non lo è nei giornalisti

Quando Davide è andato a parlare con il bau bau che li ha fatti scappare 
 «Gli ho chiesto gentilmente di spiegarmi quale fosse il problema - racconta Davide - e mi ha detto che una bambina aveva detto alla mamma che due ragazzi si stavano baciando». 
la giornalista giornalista commenta
Se sia vero o meno non è dato di sapersi. (Il neretto è mio)
Se sia vero cosa? Che una bambina ha detto alla mamma che due ragazzi si stavano baciando? O che i due ragazzi si sono davvero baciati. e, anche se fosse, COSA CI SAREBBE DI MALE?
In ogni caso anche se la giornalista non può stabilire se la bambina abbia davvero detto alla madre che ha visto due ragazzi baciarsi poteva sempre chiedere a Davide se lui e il suo fidanzato si erano davvero baciati...
Eccome se si può sapere. Basta chiedere, informarsi, analizzare, ragionare.
I giornalisti invece descrivono tutto pensando di sapere le cose a priori in base a cliché che non mettono mai in discussione.

D'altronde questa giornalista ha più di qualche confusione in testa infatti continua nell'articolo
Anzi, se lo è anche chiesto Davide, facendo in primis outing su se stesso,
Outing su se stesso? Cioè Coming out (si sa che le due cose non sono uguali ma lo sono per i nostri media) su se stesso? Ma che vuol dire?!?
«nella consapevolezza che il pudore civico possa incrinarsi di fronte a una coppia gay: mi sono domandato se fossimo per qualche motivo in errore, ma so che non stavamo facendo niente di male o di sbagliato».
Ed è questo il punto (a parte il pudore civico che si incrina che in Italiano non vuol dire niente...): mi sono domandato se fossimo per qualche motivo in errore.

Nel percorso di liberazione delle persone lgbt (e di tutt* dall'omofobia) il compito più importante lo hanno i membri della comunità (ehm...) che devono insegnare agli altri col loro esempio che cosa è la normalità.
Se invece aspettiamo che sia la società a dirci: ma su ragazzi, siete froci, che bello! Non c'è niente di male! Non vergognatevi non vergognatevene! rimarremo in catene altri mille anni.
LO SCONFORTO, l'amarezza, la rassegnazione, perchè tanto le cose non cambieranno.
E in base a cosa dovrebbero cambiare se i diretti interessati invece di rimanere a lottare se ne vanno con la coda tra le gambe?
Ma Davide non molla, anzi, è sicuro che non sia «una battaglia persa»: il suo percorso non è stato facile,
quale, quello fatto dal luogo dal quale sono stati cacciati in quanto gay nel tornare a casa talmente tremebondi da non difendere il loro diritto di essere lì?

E qui c'è il capolavoro dell'articolo, che, involontariamente, denuncia la mentalità che ci asserva tutti, vittime e aggressori, froci ed etero (mi perdoneranno le altre lettere della sigla se stavolta parlo solo dei maschietti).

Lo stigma e il pubblico ludibrio ci sono ma non possono essere eliminati se prima non si disinnescano dentro noi stessi.
«ho lavorato moltissimo su me stesso
Su che cosa? Sul fatto che sei frocio? Sul fatto che dicendo che sei frocio ti prendono in giro? Lavorato su te stesso o lavorato sugli altri? Chi è che sbaglia nello stigma chi lo applica o chi lo subisce?
e continuo a farlo, e ho avuto la fortuna di poter contare su una famiglia meravigliosa che non mi ha mai lasciato solo, a differenza di quanto successo a non poche persone che conosco».
Mio dio e quale handicap avrà mai avuto Daniele? E' paralitico? Cieco? Sordo? Soffre di una malattia invalidante?
No.
E' solamente frocio.
E ALLORA?
Qual è il punto?
Devo lavorare nel mio rapporto con gli altri a causa dello stigma o devo rassegnarmi alla mia condizione di omosessuale?
Alcuni amici l'hanno lasciato solo, quelli veri sono rimasti.
Quant'è omofoba queste considerazione, dare cioè per scontato, senza sottolinearne l'irrazionalità, che se gli amici ti lasciano perchè sei frocio, beh, in fondo, un po' anche magari non giustificabile, è comprensibile.

Se davvero Daniele fosse stato colpito da malattia invalidante  la reazione di questi amici sarebbe stata incomprensibile, e criticata come tale. Ma si sa se uno è frocio mette in imbarazzo anche te.
«Da poco faccio attivismo nel comitato Arcigay,
Ah ecco! E' pure attivista! Allora a maggior ragione Davide è politicamente criticabile per il suo gesto di abbandonare il campo
e dopo quanto mi è successo a Ferragosto ho capito non solo perchè serve, ma che bisogna impegnarsi sempre di più per sensibilizzare le persone sull'omosessualità in quanto realtà di fatto, niente a che vedere con perversioni o devianze».
MA MIO CARO DAVIDE, MA SE SEI TU IL PRIMO A NON CREDERCI TANTO DA ANDARTENE VIA!!!
La cosa che più lo addolora? «Mi sono sentito violato nell'intimo dei sentimenti che provo per il mio compagno. Perchè il rischio vero, dopo simili episodi, è mettere in discussione non solo una relazione, ma la propria identità».
Capite il vero scopo della giornalista?

Fare un articolo pietistico, nel quel il lettore posa non immedesimarsi nella discriminazione, nell'aggressione, nella violenza di una reazione intollerante e intollerabile, ma possa compatire il diverso, provandone pena sentendosi buono perchè prova pena per lui. Proprio come la carità dei cattolici che, se non rimuovi la sperequazione sociale tra ricchi e poveri, non serve a niente se non alla tua coscienza bigotta.
A Brescia Oggi, così come a qualunque altro quotidiano, non interessa fare informazione, fare politica, educare il pubblico alla civile convivenza. Interessa solo fare audience.
Un giornalismo così dovrebbe smettere di esistere...
E anche una militanza come quella di Arcigay - o come quella di Davide - ha ancora molto da imparare. 
Come tutti in questa storia, a quanto pare.


Un po' di ossigeno: Sciok di Luca Barbareschi sulle persone trans





mercoledì 17 agosto 2011

Le dichiarazioni maschiliste di Helena Velena su Gay.it. Ancora su Net, la Trans aggredita a Bologna a sei donne lesbiche

Ricorderete di un'aggressione a una donna trans di cui nessun media nazionale ha parlato e della quale ho già parlato su questo blog.
Net Tourniquet è stata aggredita da sei donne lesbiche in un locale di Bologna e molti hanno gridato alla transfobia laddove si è trattato di un caso di volgare violenza.
Solo oggi leggo un articolo pubblicato da gay.tv nel quale Helena Velena rilascia alcune affermazioni che non corrispondono proprio alla qualità di pensieri e interventi cui sono abituato ogni volta che ho occasione di parlare con lei.

Leggiamo l'articolo:

Lesbiche contro una trans: parla Helena Velena

Già il titolo esprime un giudizio implicito, senza spiegare prima quello che è successo, anticipando una conclusione tutt'altro che condivisibile che cioè delle lesbiche siano andate contro una trans.
Nessuno ne parla, nessuno si è scandalizzato. Solo le persone più vicine alla vittima hanno diffuso la notizia, fino a che Helena Velena (amica della suddetta) non è stata contattata e allora su qualche sito hanno a iniziato a diffondersi i primi resoconti dell' accaduto. Di cosa stiamo parlando? Di una persona transessuale che è stata picchiata nel weekend a Bologna da un gruppo di lesbiche. Non ci credete?
Perché mai non dovremmo crederci? Quale strana sororanza dovrebbe rendere le donne, anche quelle lesbiche, immuni dalle stesse dinamiche di violenza di tutte le altre persone?
Omosessuali e trans sono categorie politiche e identificano solo persone discriminate non certo necessariamente comportamenti esemplari di pacifica convivenza col prossimo.

E invece è così. Ecco la testimoniana di Net Tourniquet, la persona aggredita:
Quello che segue è la stessa dichiarazione che abbiamo già analizzato. Qui mi soffermerò solo sulle parti non analizzate in quell'occasione.

"Non è ASSOLUTAMENTE nelle mie intenzioni inscenare un processo alle butch: credo che ognuno debba esser libero di trovare la dimensione e l’estetica che meglio rappresenti se stessi!
Ognuno de esser libero di trovare la dimensione e l’estetica che meglio rappresenti se stessi. Cioè se le butch vogliono apparire così coatte è un loro diritto...
(...) Per concludere, al di là dei generi, dei gusti, etc. mi sono ritrovata incredula con 6 ragazze tutte più impostate e avvezze alla rissa di me
Dunque se capisco bene il tra le righe Net sta accusando le sei butch di essere più avvezze alla rissa di lei che è una donna non biologica, al di là dei generi (perchè si sa che le donne sono femminili e non avvezze alla violenza) e dei gusti (quello dell'orientamento sessuale o quello della violenza?). Insomma  capisco che se avessero aggredito me penso che di quelle sei donne lesbiche avrei detto peste e corna ma non penserei mai di rimarcare che sono più maschie di me. Per difendersi Net sta usando della discriminazione di genere contro le sei butch e il fatto che loro la abbiano chiamata travone di merda non giustifica la sua di discriminazione... Due discriminazioni non fanno una giustizia

Ed ecco invece la testimonianza che abbiamo raccolto da Helena Velena, nota militante, amica della vittima. Lei ha tentato di diffondere i primi comunicati rimasti inascoltati e ha diffuso la notizia su Facebook:
(...)
Salto le dichiarazioni di FB delle quali ho già parlato nell'altro post.
D'ora in avanti nell'articolo è invece tutto materiale nuovo ed è di questo che voglio parlare.

L'abbiamo chiamata per capire meglio cosa ci sia dietro a quest'aggressione e al silenzio che vi gravita attorno.
"Quello che è successo a Net Tourniquet allo Chalet Dei Giardini Margherita deve essere raccontato. Quando si verificano delle aggressioni omofobe c'è una sorta di autovittimismo che ne fa parlare per giorni.
Su questo Helena ha ragione da vendere.
Non basta aggredire un gay o una trans per parlare automaticamente di omo-transfobia. L'omotransfobia non si riferisce tanto alle aggressioni verbali o fisiche alle persone omosessuali  e trans ma individua i motivi che portano a quelle azioni.
Per autovittimismo,  per omocentrismo vediamo tutto come atto omotransfobico, anche quando si tratta di bullismo altrettanto esecrabile la cui matrice è la stessa dell'omofobia ma di cui il bullismo è una violenza più generica e non così specifica.
Quando la violenza si scatena all'interno del movimento tutti tacciono.
Beh qui c'è un giudizio implicito che andrebbe invece esplicitato.
Siamo sicuri infatti che l'aggressione di Net per mano di sei donne lesbiche sia una violenza all'interno del movimento?
Non mi risulta che le sei donne lesbiche in questione siano delle militanti (non so di Net ma sicuramente questa sua denuncia è un atto di militanza).
Forse quello che Helena intende dire è che è grave quando la violenza avviene tra categorie discriminate.
Certo fino a che i comunicati stampa saranno appannaggio dell'Arcigay romano e non Nazionale, soprattutto nelle mani di Fabrizio Marrazzo, che nonostante sia stato allontanato, detiene ancora un certo monopolio sulla stampa, è logico che tutte le altre voci non verranno mai ascoltate.
Questa uscita è come minimo fuori luogo. I fatti sono avvenuti a Bologna mentre Marrazzo ha per competenza Roma e provincia. E poi cosa si sta cercando di dire qui?
Mancano dei pezzi.
Il fatto, che non viene detto, è che di solito le aggressioni alle trans non fanno altrettanta notizia di quelle ai danni di gay e lesbiche sia nei giornali che, anche se non soprattutto, nel movimento.
Che Marrazzo poi strumentalizzi le aggressioni ai gay per pubblicizzare le sue iniziative rivolte alla gente è vero.
Marrazzo non è l'unico però (anche il Mario Mieli ha fatto lo stesso, anche se da meno tempo e in modo meno sfacciato, aggressivo perchè la Rainbow Line esiste da poco mentre la Gay Help Line già da diversi anni).
In ogni caso è grottesco che prima Helena affermi che le violenze all'interno del movimento siano più gravi e poi strumentalizzi l'aggressione di Net per parlare male di Marrazzo che - una volta tanto - non c'entra nulla.
Purtroppo è vero. A Roma c'è una guerra senza quartiere tra arcigay roma e aricgay nazionale ma Patanè non mi sembra sia in una posizione tanto diversa da quella di Marrazzo. Anche lui (assieme al forum romano queer di Sel) ha strumentalizzato un caso di violenza contro gay (quello delle uova con lamette) denunciato da Marrazzo che lo aveva strumentalizzato a sua volta per farsi pubblicità alla Gay Help Line. Patanè in quel caso ha emesso un comunicato irricevibile nel quale dichiarava che a lui non risultavano aggressioni e se non risultavano a lui sicuramente non c'erano state. (e chi è un dio onnisciente?)
Insomma una misera guerra tra poveri alla quale però bisogna rimanere estranei e equidistanti perchè nessuno ha completamente torto né ragione e dovendo scegliere di schierarsi con Marrazzo o con Patanè è preferibile comunque non schierarmi con nessuno dei due.
E questo è quanto sta accadendo con la vicenda di Net.
Qui quello che Helena vuole dire, ma lo dice male mettendo in ballo altre questioni, è che a differenza di Marrazzo che sa far parlare di sé i giornali ogni volta che un gay viene aggredito anche quando si tratta di bullismo e non di omofobia (quando cioè il gay è stato aggredito non in quanto gay ma in quanto vittima casuale dell'aggressore) il movimento trans non ha lo stesso potere contrattuale.
Il canale privilegiato che Marrazzo ha costruito coi giornalisti danneggia indirettamente tutti quelli che non sono (ex) arcigay roma ora gay center \gay help line cioè tutt* gli/le altr* che i giornali ignorano credendo che Marrazzo parli per tutta la comunità.

Almeno questo è quello che io e Helena ci diciamo smepre quando ci incontriamo anche se in questo articolo se ne è davvero uscita male...

Apro un inciso importante. Finché i media, la maggioranza, i non gay e le non lesbiche penseranno che, ogni volta che un gay una lesbica o un\una trans parlano, lo fanno per nome e conto della comunità e non a titolo personale non ci potrà essere quella emancipazione, quella liberazione dalla discriminazione cui il movimento agogna.
Net ha subito un vero e proprio raid punitivo.
E questo è tutto da dimostrare...
I comunicati stampa sono partiti nel weekend, ma siamo a lunedì e ancora quasi nessun sito e nessuna testa giornalistica ne ha parlato. Questa si chiama censura."
Ma se i giornali non hanno parlato del caso la colpa è solo di Marrazzo?

Questa foto che ironizza su Patanè Marrazzo e Mancuso non è certo farina del sacco di Helena ma della giornalista autrice del pezzo che però la rende rea di certi giudizi e certi accostamenti (tra l'altro Helena di Mancuso non fa nemmeno cenno).
Moltissime associazioni che ho contattato hanno tentato di buttarla in caciara, come si suol dire, mi hanno risposto "Eh ma sono cose che capitano, è gelosia...". Ma questa volta non è così. A mio avviso un'aggressione organizzata a distanza di ore da un semplice battibecco, non è motivata dalla gelosia, ma da vera e propria transfobia.
E qui non so davvero di cosa Helena stia parlando. Nella testimonianza di Net pubblicata nello stesso articolo  (e che ho omesso) si legge:
(...)  mi son fermata a parlare con la ragazza in questione incuriosita dalla lunghezza dei suoi capelli superdecolorati… Per il semplice fatto di averle rivolto la parola la sua compagna mi si è scagliata contro pensando che ci stessi provando (...) Mi sono immediatamente defilata con questa che mi gridava dietro: “e vedi di andartene, prima che ti becchi una sberla”. son tornata a divertirmi con i miei amici…dopo un bel po’ passando dietro al loro tavolo m’è venuta la brillante idea di fare una battuta acida…”gliel’avrei voluta dare io ‘na sberla”…pessima idea…io l’ho detto una del gruppo delle picchiatrici indemoniate lo ha fatto, s’è girata e allungandosi m’ha tirato un gran schiaffone…non sono mica ‘na santa, istintivamente ho tentato di ricambiare la cortesia ma l’unica cosa che son riuscita a fare è stato scacciar via le mosche… non ho colpito nessuno! (...) inutile dire che sia stato chiesto a me di uscire…chissà come mai… Io ho subito detto che lo stavo già facendo e mi sono avviata alla porta prendendo il buttafuori sottobraccio… Il mio amico che poi ha cercato di difendermi mi ha visto ed è andato a chiedere spiegazioni alla sicurezza… Lì d’avanti c’erano già le ragazze a fomentarsi l’un l’altra nell’organizzare la spedizione punitiva alla “trans impertinente”… Ee nessuno della sicurezza è uscito a controllare cosa stesse per succedere… (...)  mi sono ritrovata incredula con 6 ragazze (...) che a breve m’hanno messa K.O. buttata a terra e presa a calci e pugni…soprattutto nella schena, in pancia e in testa…urlandomi “travone di merda…MUORI!”…ma poi travina casomai peso 52kg… Ho cercato di ripararmi il viso e mi son presa le botte in posizione fetale mentre il mio amico si è buttato su di me per proteggermi beccandosi anche dei colpi destinati a me…ad un certo punto hanno smesso e sono sparite lasciandomi a terra a contorcermi…credo sia tutto…potrei copiare il referto del pronto soccorso…ma ho davvero sonno, vado a letto. Ecco, le cose sono andate ESATTAMENTE così… Spero di esser stata abbastanza esaustiva.".
Dunque non sono passate parecchie ore dal battibecco alle botte come spedizione punitiva. Net è tornata verso le donne e ha fatto una battuta infelice. Quanto basta perchè le donne si siano sentite provocate e la reazione violenta è avvenuta subito dopo. Dunque di cosa parla Helena? 
Transfobia che nel mondo lesbico è presente da anni.
Quel che segue è interessante perchè Helena racconta di cose che ha vissuto in prima persona ma c'è uno slittamento semantico in tutto il discorso. Le sei donne lesbiche diventano qui rappresentanti del movimento femminista separatista e lesbico.  In realtà non sappiamo se siano militanti e, comunque, la ragione dell'alterco non è stata politica, ma di territorio, di harem, un ambito maschilistico, ma non per questo maschile. La specificazione sarà chiara fra un po'.
Fin dagli anni '70 quando i movimenti separatisti identificavano le transessuali come uomini travesititi da donne, da isolare e non includere nel movimento (pregiudizio diffuso e generalizzato tutt'ora in Italia, ndr).
La questione è complessa e non è questo il luogo per affrontarla. Faccio solo presnete che per quanto il cammino di transito tra il sesso maschile a quello femminile sia lungo e  coraggioso credo di poter affermare senza tema di essere considerato transfobico che le persone transitate al sesso femminile sono nate e cresciute come maschi (stereotipo di genere) e che certi meccanismi non si eliminano con la stessa rapidità di un intervento chirurgico. Io non ho mai giustificato il separatismo che considero politicamente sterile ma lo comprendo benissimo al punto tale che se fossi donna credo che avrei sicuramente avuto il mio periodo separatista, un po' come tutti quei gay che si circondano di donne perchè non si trovano bene con gli altri uomini, probabilmente perchè mal sopportano il maschilismo dei loro co-genere (ma anche questa questione è ben più complessa di così).
Quello stesso separatismo che potificava (e pontifica tutt'ora) sul genere maschile e femminile polarizzando il primo nel male e il secondo nel bene.
Beh non a caso il patriarcato e il maschilismo sono opera del maschio QUALUNQUE SIA IL SUO ORIENTAMENTO SESSUALE.
Quel separatismo che non riconosce nessun tipo di femminilità, che non sia quella genetica e spesso solo quella omosessuale.
Qui Helena è ingenerosa perchè dimentica che, nel mondo maschilista e patriarcale fatto a misura d'uomo (anche quello gay nonostante lo stigma) l'omosessualità femminile per molte donne prima ancora che l'espressione di omoerotismo  è espressione di autoaffermazione, di autodeterminazione, di scoperta e libertà del proprio corpo che passa anche attraverso un lesbismo di sororanza.
Io stessa ne sono stata vittima a Bologna, come a Roma. Mi sono trovata più di una volta in contesti in cui in quanto transgender con una compagna, venivo allontanata. Io non mi sono mai arresa, ho sempre voluto capire "il perché". Mi dicevano che non potevano accettarmi, perché includere me, significava includere poi anche i trans FtM e queste identità per un certo tipo di separatismo sono inaccettabili.
Non mi sembra sia difficile da capire il perchè anche se uno non è d'accordo.
Fu celebre una riunione prima di un evento ad un collettivo romano (il "Buon Pastore" - La Casa Internazionale delle donne) in cui io arrivai con la mia compagna e percepimmo un certo astio. Io dovevo essere la tradruttrice di una conferenza con le ragazze del "Good Vibrations" di San Francisco, ma sapevo che non mi vedevano di buon occhio, dopo che un trans FtM era andato a bussare alla loro porta, per avere ospitalità, visto che io bazzicavo il loro circolo. Insomma quella riunione divenne un vero processo pubblico contro me e la mia partner. Tentavano di cacciarmi e io senza arrendermi risposi a una delle donne che mi stavano attorno: "Tu sarai anche donna geneticamente, ma in questo momento hai in corpo più testosterone di quanto io non ne abbia avuto in corpo in tutta la mia vita". 
Ed ecco il maschilismo che riemerge. Un maschilismo che c'è dappertutto, tra uomini e donne, poco importa se genetic* o meno, tanto meno importa il loro orientamento sessuale. Helena, nella determinazione di quelle donne separatiste, ci vede una prevaricazione, una forma di violenza, di esclusione, di discriminazione.
Non dico che non abbia ragione.
Il punto è un altro.
Queste prerogative per Helena sono di esclusivo appannaggio maschile anzi della quintessenza (supposta) della mascolinità il testosterone l'ormone maschile che lei constata (o accusa) di notare molto più nelle donne (che, in quanto femmine biologiche testosterone non dovrebbero averne) che in lei che prima della transizione di testosterone ne aveva in natura.
Helena non sta dando solo delle maschiacce a quelle donne, ma preclude loro la possibilità di difendere in maniera aggressiva il loro spazio (quello separatista e lesbico) sena diventare per questo maschili.
Sessimo? Certo.
Maschilismo? Senz'altro.
Soprattutto patriarcato e paternalismo perchè Helena non solo sta dicendo loro siete più maschie di me che maschio lo ero biologicamente, ma confonde il simbolico col concreto e invece di riscontare un atteggiamento culturalmente accreditato solo al sesso maschile e capovolgerne la costruzione sociale riconoscendola alle donne senza che per questo perdano in femminilità lo confonde con la biochimica e traduce in un ormone un atteggiamento che, per quanto aggressivo e criticabile, rimane squisitamente femminile perchè fatto da donne.
In questa battuta profondamente misogina c'è la stessa radice dell'omofobia di chi confonde identità di genere con orientamento sessuale.
C'è l'onnipotenza del maschio che può permettersi pure di mutilarsi e diventare femmina ma che, lo stesso, alla prima occasione saprà distinguersi da quel genere cui pure dice di anelare al punto tale di avervi transitato.

Questi sono solo esempi per farvi capire quanto certe idee siano radicate nei comportamenti delle persone.
Anche in te Helena. Purtroppo anche in te.
La propaganda transfobica si è fusa con le "bar butch", quelle lesbiche mascoline, che non sono più politicizzate, ma che hanno interiorizzato dei comportamenti prettamente maschili, che sono negativi.
Ma come, prima Helena accusa il movimento femminista di  pontificare sul genere maschile e femminile polarizzando il primo nel male e il secondo nel bene e ora usa quelle stesse categorie?
Di più, nell'accusare le donne di essere aggressive e dunque maschili e dunque di aver interiorizzato il maschilismo (che non è propriamente aggressività o comunque uno stereotipo di genere ma una ben individuabile ideologia...) non posso non chiedermi se la critica non nasca da chi pensa che solo i maschi possono essere aggressivi e che se l'aggressività è negativa nei maschi figuriamoci nelle femmine

Così mentre le donne si chiedono oggi come fare a recuperare la loro aggressività 
Con la parola "aggressività" intendo quella disposizione istintiva che orienta a conquistare e a difendere un proprio territorio fisico, psichico e sociale nelle sue forme più diverse; o, in altri termini, quell'istinto che guida a riconoscere, ad affermare e a proteggere la propria identità.
Con lo stesso significato, del resto, il termine "aggressività" è utilizzato nel linguaggio dell'antropologia e dell'etologia, oltre che della psicoanalisi.
In nessun caso mi riferisco qui all'aggressività come è intesa nel linguaggio corrente con il significato di aggressione di uno spazio altrui.
Se ho sete e riesco a procurarmi un bicchiere d'acqua, il mio istinto aggressivo mi spingerà a berlo tutto; solo l'intervento di un codice culturale mi indurrà a una mediazione e quindi eventualmente a dividere quel bicchiere d'acqua con la mia vicina altrettanto assetata.
L'aggressione si verifica invece se io rubo o strappo di mano il bicchiere d'acqua a qualcuno per bermelo tutto io.
Allo stesso modo se un desiderio mi guida a cercare nuovi spazi e nuove terre, possiamo parlare di istinto aggressivo, che si trasforma in aggressione se i nuovi spazi e le nuove terre sono abitati da antichi residenti contrariati dalla mia iniziativa.
Siccome l'aggressività, come qualunque forma dell'istinto, non contiene in sé un codice etico, è possibile che nella realtà concreta delle cose possa manifestarsi anche come aggressione: dato che un essere umano è, da tempo immemorabile, abituato a mediare l'istinto con la coscienza morale, anche in questo caso l'uso che viene fatto dell'istinto aggressivo dipende dalle qualità del soggetto, dalla sua coscienza. dal suo inconscio e dal modello sociale in cui vive
(Marina Valcarenghi L'aggressività femminile Bruno Mondandori, Milano 2003 p. IX) 


mentre le donne stanno costruendo un immaginario nel quale la forza femminile non sia nascosta e inglobata in quella maschile - cfr. Federica Giardini (a cura di ) Sensibili Guerriere Sulla forza femminile, Iacobelli, Albano Laziale - Roma 2011-  Helena vorrebbe far ripiombare le donne nel femminino in una concezione nella quale la donna non può picchiare senza diventare mascolina.
Helena continua:
Se tenete conto che ad esempio, oggi a Roma al Gay Village, domina il coatto, potete ben immaginare come stiano cambiando i comportamenti della gente."
Il coatto domina da sempre nella cultura machista (non maschilista perchè possono esserci come ci sono maschilsiti gentili...) quindi non è che i comportamenti stiano cambiando casomai stanno regredendo si stanno accentuando a degli standard storicamente presenti.

Ecco una foto di ragazzi effeminati, cosa c'azzecca con le lesbiche butch?

Ma perché delle donne devono arrivare a picchiare un'altra donna? Cosa le rende così aggressive?
Adesso immaginatevi le domande al maschile: Ma perché degli uomini devono arrivare a picchiare un altro uomo ? Cosa li rende così aggressivi?
Ha senso?  Sicuramente meno che se declinata al femminile.

Vi rendete conto del maschilismo insito in questa domanda?
Ha la stessa radice che vuole i gay pappemolle che si menano con la borsetta proprio perchè accomunate al femminile. 
"Potrei rispondervi con le parole di Mario Mieli: 'Quando andavo travestito in metropolitana a Milano, in tacchi a spillo e boa di struzzo, la violenza negli occhi di chi mi stava attorno, era la testimonianza di quanto gli altri invidiassero la mia libertà, di cui loro erano privi.' Quello che è successo a Bologna forse è solo la testimonianza di un odio-amore tra un certo tipo di lesbiche e le donne transessuali.
Adesso mentre capisco l'odio/amore che possono provare le trans per le donne biologiche perchè rappresentano quello che loro non potranno mai essere fino in fondo mi sfugge cosa amino/odino  le donne lesbiche delle trans.
E comunque, dalla dinamica dell'aggressione a Net proprio per come ce l'ha raccontata lei stessa sono sicuro che se al posto di Net ci fossi stato io, uomo e gay, le sei lesbiche si sarebbero comportate esattamente allo stesso modo.
Ed è anche un esempio lamapante di come certe donne siano più maschili di certi uomini.
Di nuovo l'insopportabile semplificazione di uno stereotipo di genere assurto a metro di misura della realtà, per cui se le donne si comportano contraddicendo quello stereotipo di genere non dimostrano col loro agire da donne e di donne che lo stereotipo è contraddetto dalla realtà ma è la realtà che va ridefinita in base allo stereotipo per mantenerne intatto tutto il presupposto maschilistico.
Le parole che usiamo non sono mai la realtà ma strumenti che permetto di illuminare la realtà da un certo punto di vista evidenziando certi aspetti e lasciandone in ombra altri.
A sentire parlare Helena (e non solo) i concetti di maschile e femminile non sono descrittivi ma prescrittivi. Maschili sono atteggiamenti o modi di pensare che hanno gli uomini e solo gli uomini mentre se li vedo anche nelle donne non sono più atteggiamenti ascritti solo a quel sesso.

Ma questo non deve essere un processo contro una certa fascia di donne. Questo è un problema che può avere diverse cause, che sarebbe interessante analizzare, ma non è questo il luogo.
Che le donne lesbiche butch abbiano menato chicchessia è un problema oltre che un reato.
Ma siamo sicuri che la causa di questo atteggiamento criminale (che è ben altra cosa dall'aggressività sana) derivi dall'atteggiamento mascolino delle butch piuttosto che da una intolleranza diffusa e sostenuta dai media?
Quel che è certo è che bisogna squarciare il velo del silenzio a cui siamo abituati. Bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno, guardarle con occhio critico, anzi autocritico.
Beh se i risultati sono questi....dobbiamo ricominciare da capo!
Dono di cui il movimento lgbt non è dotato. Ci si mette troppo poco in discussione rimanendo troppo legati anche a certe dinamiche di partito. Ma io ne sono esente. Oggi la mia amica è andata a fare denuncia alla Polizia, come è giusto che sia. E io pretendo che una vicenda come questa non resti inascoltata."

Che dire. Speriamo che episodi come questo guidati o meno da motivi personali, non accadano. Perché se ad attaccarci sono persone eterosessuali, siamo tutti pronti a fare branco. Ma se il branco siamo proprio noi? Chi difende le vittime?
Quindi la colpa ultima delle sei donne che hanno aggredito Net non è il fatto di averla picchiata ma di aver consumato un sororicidio. Vine da chiedersi con quanta accuratezza le dichiarazioni di Helena siano state riportate nell'articolo. Chissà se Helena saprà illuminarci a proposito...

C'è ancora tanto lavoro da fare nel movimento come fuori.