lunedì 1 aprile 2013

Outing Fidanzati per sbaglio: l'talia reazionaria del terzo millennio

Il plot è quello classico da commedia degli equivoci.
Riccardo e Federico, due ragazzi pugliesi amici sin dall'infanzia, il primo trasferitosi a Milano con la fidanzata, l'altro  rimasto in Puglia, orfano, disoccupato e con fratello minore a carico, si ritrovano quando Riccardo, litigato con la ragazza, decide di tornare in Puglia e accettare la proposta di Federico di aprire un atelier di moda con i finanziamenti della Regione. Scoprono però che il finanziamento è per coppie di fatto e, complice uno dei membri della commissione giudicante (gay non dichiarato),  si fingono gay per ottenerlo.

Grazie agli amici del gay velato - che parlano al femminile, vestono da donna o hanno comunque un aspetto femminile - la coppia di amici viene istruita per sembrare una coppia gay.

La copertura non funziona a causa anche all'eccessivo zelo della coppia nel vestirsi da gay (pantacollant fucsia per Federico, giacca da marinaretto per Riccardo) e la verità viene  a galla.
Il finanziamento non viene loro concesso.
Il successo arriva grazie alla ragazza petulante di Riccardo che, scoperto che due famosi stilisti milanesi - notoriamente gay e radicalchic- , cui ha fatto vedere i bozzetti da stilista del fidanzato, se ne sono appropriati attribuendoli a un loro giovane protégé (gay secco allampanato e stupido come una ragazza)   fa in modo che l'autentica paternità dei vestiti sia ristabilita mentre la giornalista che indaga su un politico corrotto locale (che ha causato la morte in un incidente stradale dei genitori di Federico, e ha scoperto la verità sulla coppia finta gay) si fidanza con Federico.

I corrotti restano al loro posto.

Outing non è un film grossier. Nei momenti in cui non si parla di omosessualità  (la prima mezzora del film) ha delle qualità.

Questo non vuol dire che le semplificazioni che la storia propone non siano lo stesso ideologiche e reazionarie.
 

1) Il titolo.

Outing vuol dire rivelare pubblicamente l'omosessualità non dichiarata di un personaggio pubblico che è notoriamente ostile nei confronti dell'omosessualità. Il motivo di questa rivelazione è politico e serve a sottolineare l'ipocrisia di chi ufficialmente afferma cose negative sull'omosessualità e poi magari nel privato ha un comportamento omosessuale.

Comportamento e non necessariamente orientamento. Io posso percepirmi e voler essere percepito come etero anche se ogni tanto faccio sesso con persone dello stesso sesso.

In Italia il termine outing è usato erratamente come sinonimo di coming out che invece significa dichiarare pubblicamente la propria omosessualità o bisessualità.

Fa coming out Tiziano Ferro quando rilascia una intervista in cui dice che è gay.

Fa coming out il ragazzo di 15 anni quando lo dice ai genitori, a scuola, agli amici e alle amiche.

Fanno coming out il professore quando lo dice a scuola, l'operaio in fabbrica, il politico in un comizio.

Il coming out è positivo.
L'outing no.
L'outing è uno sputtanamento ma non della propria omosessualità taciuta ma della propria contraddizione, della propria ipocrisia, della propria omofobia interiore irrisolta.

In nessun caso dunque Riccardo e Federico fanno outing. Anche perchè l'outing non lo fai tu ma lo fa qualcun altro contro di te. 

L'errore semantico tradisce l'ideologia di Matteo Vicino -  che firma sceneggiatura regia e montaggio - che evidentemente pensa che l'omosessualità non è proprio una cosa positiva  e che chi si finge gay lo fa per disperazione e un po' si sputtana.
L'idea generale  è che il paese è così corrotto e incline ai compromessi che si arriva a fingersi anche gay pur di ottenere un finanziamento.
Un po' come fingersi invalidi per ottenere la pensione...

Questa idea è corroborata dal film in maniera scientifica.

Quando la giornalista scopre che Federico finge di essere gay lo rimprovera ricordandogli che ha un fratello minore al quale sta infliggendo traumi e che rischia di perderlo.

Adesso nessuno perde la tutela legale del fratello minore perchè omosessuale.

La perde però se è disoccupato e non può garantire al minore le risorse necessarie per la sua crescita ed educazione.
E Federico è disoccupato non gay.
Quindi non si capisce di cosa la giornalista parli.

Quando la commissione arriva a casa dei due ragazzi per verificarne la coppia di fatto il fratello di Federico dice a memoria, evidentemente istruito a dire così,  che lui è felice di avere due padri e che non subisce alcun trauma psicologico.

Quando nel finale il gay velato (che ha nel frattempo fatto coming out) annuncia che si è fidanzato con un certo Ugo (che non abbiamo mai visto prima) un primissimo piano del fratello di Federico ce ne mostra un'espressione del viso  tra imbarazzo e disgusto.


2) Il rapporto d'amicizia tra i due protagonisti è bello, profondo sincero. Si tratta di vero amore, amicale, ma amore.
Quando si rincontrano dopo parecchi tempo (e dopo qualche litigio di troppo) ai due lati di una vetrata, Riccardo e Federico pongono le mani ai due lati del vetro in segno di affetto. Questa intimità e affettività danno forza alla resistenza che entrambi hanno quando viene proposto loro di fingere che stanno insieme.

Però quando nel finale i due amici annunciano il rispettivo fidanzamento (nel senso inglese del termine, cioè si sposeranno)  l'uno cogliendo di sorpresa l'altro, e si alzano per rimanere un momento da soli, per guardarsi e sorridersi, la fidanzata di Federico li segue e vedendoli in quell'atteggiamento intimo si porta un dito sul mento in segno di dubbio: saranno froci?

Il film uccide così una delle cose più belle che ci aveva regalato l'amicizia tra due ragazzi, etero, che non ha niente di sessuale, che non nasconde alcuna omosessualità sotterranea, ribadendo una libertà di comportamento dei giovani uomini di oggi contro l'ideologia patriarcale (se baci un uomo e ti ci abbracci sotto sotto sei frocio) ripristinata nel finale.


3) L'omosessualità

Gli omosessuali del film sono dei froci acidi, invidiosi, stupidi, frivoli, disonesti, che si aiutano tra di loro facendo lobby, sessualmente ambigui, né uomini né donne, tutti effeminati,  incapaci di una relazione stabile.

Questa immagine però il film non la inventa, ma la raccoglie. La raccoglie  da quella sottocultura gay di tanto associazionismo italiano che crea, elabora, sostiene anche teoricamente un terzo sessismo spinto, né uomo né donna ma gay.

Sarebbe intellettualmente disonesto accusare  Matteo Vicino di  essersi inventato questo mondo omosessuale.
Perchè questo mondo omosessuale esiste.
Misogino, terzosessista, maschilista e dolorosamente omofobo.
Un mondo che non rappresenta tutte le persone omosessuali, ma che identifica certa militanza quelli che fanno i froci per professione.


Non si può accusare solamente Vicino di dare una immagine  parziale e stereotipata dell'omosessualità.
Si devono accusare tutti i gay che hanno accettato di partecipare a questo film (da Spyros, il vincitore gay dichiarato di Master Chef dello scorso anno che interpreta uno dei due stilisti froci all'amica che deve dare lezioni di omosessualità a Riccardo e Federico).

Non si può puntare solo il dito contro chi scrive questi film. Va puntato anche contro chi accetta di parteciparvi.


4) La misogina del film.

Non solo quella dei froci del film ma quella del film.

La ragazza di Riccardo, petulante e che comanda il ragazzo a bacchetta e che, quandro Riccardo la lascia si chiede come prima cosa chi le cucinerà e farà le pulizie di casa...

La raccomandata di ferro stupida e naif (cui fa da pendant il protégé dei due stilisti, sua controparte maschile).

La donna della commissione per il finanziamento interessata a sedurre il gay velato accettando di finanziare anche i gay se lui la invita a cena...

Anche la fidanzata di Federico, giornalista integerrima che arriva a dubitare dei due amici perchè li vede troppo vicini.

A suo modo Outing, pessimo, ignobile nei risultati e nella sua weltanschauung esprime i limiti antropologici di una Italia arretrata anche dal versante dell'omosessualità i cui froci (le lesbiche non esistono) quelli veri e concreti che militano sembrano usciti da film come il Vizietto vecchi di 30 anni.

Un film che riesce in un colpo solo  ripristinare le priorità:
I minori sono turbati dai froci. I froci non si sposano al limite provano a stare insieme
Solo uomini e donne si sposano.
Le reazioni basite dei genitori di Riccardo quando i giornalisti chiedono loro sull'omosessualità del figli o sono occasione di divertimento in barba a tutti i ragazzi  e le ragazze omosessuali cacciati di casa da genitori intolleranti. Un filmc he mette d'accordo tutti e tutte dal pd al Vaticano, dal pdl ai grillini, dai froci sinistri a quelli di sinistra. Ognuno al suo posto e guai a mischiarsi, froci con froci ed etero con etero, tranne nel finale assurdo e à la Ozpetetk dove allo stesso tavolo ci sono Riccardo e Federico con le rispettive fidanzate l'amica esperta in omosessualità e una suora che si fa il sengo della croce quando vede il gay velato non più velato baciarsi con Ugo.


In barba alle ragazze e ai ragazzi di oggi che non militano nelle associazioni, associazioni  distanti dalla società che vivono in un mondo fucsia lontano dalla realtà nella quale fanno dei raid camp stantii e imbarazzanti (basta vedere la proposta culturale per il trentennale della morte di Mario Mieli tutta incentrata sul queer) ma vivono nel mondo di ogni giorno  e che da sole e da soli affrontano l'omofobia, Outing i cui froci che vi partecipano criminalmente contribuiscono  a diffondere.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Ecco, concordo.
Quindi come già ho detto sul tuo blog (grazie dell'ospitalità):
I gay tacciano!
Tacciano i movimenti, tacciano quelli della queer culture, tacciano i froci di casa nostra.
Che la parola torni all'insondabile e rivoluzionaria individualità, che rimane l'unica cosa che fa testo, veramente.
Mi sento offeso da questo film, ma quello che offende di più, come mi sembra che vuoi dire, è la stupidità dei gay nell'accettare questa versione dei fatti. Quei tanti, troppi gay, che hanno l'assurda pretesa, di fare storia, di fare movimento, di credersi 'gay'.
Gendibal

Alessandro Paesano ha detto...

Sono d'accordo con te, ma credo che tutti i gay e tutte le lesbiche debbano parlare, come facciamo, per esempio me e te. Casomai deve tacere il pensiero uniformante sui e dei gay e sulle e della lesbiche.

Non credo che la soluzione sia l'individualità. Anzi credo che questo che critichiamo sia squisitamente il frutto dell'individualità, del disimpegno (della delega), del pensiero unico, della mancanza di solidarietà.

L'individualismo ci fa dire io gay. La solidarietà ci fa dire la discriminazione mia come quella altrui...

Anonimo ha detto...

ciao Ale,
di nuovo, io penso esattamente il contrario:
L'individualismo ci fa dire io gay. NO. Io dico che è la cultura gay, che ci fa dire 'noi gay', come quelli del film che critichi.
La solidarietà ci fa dire discriminazione solo nel momento in cui si è discriminati, non prima. Preferisco sentire la solidarietà come individuo... Non so se mi spiego, non funziona perché sei gay e sei discriminato in quanto tale.
Fra l'altro ' i gay' non sono discriminati in quanto gay, ma in quanto non rispondenti a certi stereotipi. La discriminazione maggiore non è del gay, è piuttosto dell'uomo affettato, effeminato, che non risponde alla divisione rigida maschile-femminile, etc.etc.
A proposito trovo che talvolta questo tipo di discriminazione sia più forte fra i gay stessi che fra gay e etero, ecco perché non credo affatto che discriminazione mia = discriminazione tua...
Scusa non ho articolato bene ma vado di fretta...
Il confronto credo interessante,
Gendibal

Alessandro Paesano ha detto...

L'individualismo ci fa dire io gay. NO. Io dico che è la cultura gay, che ci fa dire 'noi gay', come quelli del film che critichi.

Perfettamente d'accordo. Non esiste una cultura gay. Casomai delle sottoculture omosessuali (al plurale perchè non c'è una sola omosessualità ma tante omosessualità).

Quello che accomuna le persone omosessuali è la discriminazione e nient'altro, non più di quanto accomuni due persone eterosessuali.


La solidarietà ci fa dire discriminazione solo nel momento in cui si è discriminati, non prima.


Io credo che la solidarietà nasce nel riconoscere negli altri la stessa radice in una discriminazione diversa.
Riconoscere la stessa radice in chi crede che per offendere un ragazzo possa dargli del gay e in chi per offendere una ragazza gli possa dare della puttana.

Se mi muovo solo quando sono discriminato io sto portando acqua al mio mulino e non c'è solidarietà (almeno per come la intendo io) non c'è coscienza di classe. Ma solo interesse personale,corporativismo.

Preferisco sentire la solidarietà come individuo...

Concordo in pieno. Quando parlo di collettività non parlo di tutti i gay ma di tutte le perosne. Io, individuo, tra le altre cose gay, e discriminato per questo, scendo in piazza e protesto contro il maschilismo, il razzismo, etc etc.

Per questo parlavo di non essere individualisti. Un frocio o mille froci fanno smepre gli interessi loro e non quelli di altre classi di discriminati.


Non so se mi spiego, non funziona perché sei gay e sei discriminato in quanto tale.

Io credo di sì. Io credo che l'unica valenza politica dell'essere gay sia quella di lottare contro la discriminazione.

L'eversione dalla borghesia l'omosessualità l'ha persa da quando ha deciso di volersi sposare.
ma cambiare queste macrostrutture non è una cosa che l'omosessualità può fare da sola. D'altronde sono proprio le famiglie omogenitoriali che hanno dato nuova linfa alla famiglia che, oggi, non è certo quella patriarcale che 40 anni fa tutti combattevamo.


Fra l'altro ' i gay' non sono discriminati in quanto gay, ma in quanto non rispondenti a certi stereotipi.

Credo siano vere entrambe le cose.

La discriminazione maggiore non è del gay, è piuttosto dell'uomo affettato, effeminato, che non risponde alla divisione rigida maschile-femminile, etc.etc.

I motivi per cui però ci viene negato il diritto di sposarci è proprio quello di rivendicare la parità delle coppie uomo uomo e donna donna alla coppia uomo donna, al di là degli stereotipi di genere...

Si dice che noi gay siamo più promiscui e meno affettivamente stabili e che anche per questo non siamo adatti a crescere figli.

Questa è una discriminazione pura nei confronti del nostro orientamento sessuale.


A proposito trovo che talvolta questo tipo di discriminazione sia più forte fra i gay stessi che fra gay e etero, ecco perché non credo affatto che discriminazione mia = discriminazione tua...


Lo è sicuramente nella misura in cui etero egay siamo portatori e portatrici dello stesso patriarcato.

Proprio per questo sono convinto che discriminazione mia (gay) sia uguale alla discriminazione sua(donna, straniera, handicappata, anziana, del sud, etc etc).

Per il resto anche io trovo le nostre riflessioni interessanti e i piacerebbe una volta vederci e parlarne in maniera più articolata.

Scusa le risposte sintetiche.

Se ti sembrano lapidarie dipende solo dalla fretta.


Un abbraccio

Anonimo ha detto...

Ciao, sono il regista e ho trovato questa recensione davvero sofisticata. Ovviamente non sono d'accordo quasi su niente (tra l'altro l'idea del film, per me totalmente imbecille, non è mia ma del produttore, e la metafora è chiara - come i due ragazzi sono costretti a una truffa ignobile e squallida così il povero regista è costretto a fare questo tipo di film pur di fare un film, nella fattispecie pubblicizzare il mio PRIMO e decisamente riuscito film, Young Europe). Rimane il fatto che molto è stato ragionato sul film. Alcuni appunti 1. Ho voluto il titolo Outing perché tutti nel film cercano di far fare Coming Out a qualcuno. 2. Il limite tra amore amicale e omosessualità è un confine labile. 3. ho cercato di fare un film intelligente pur con produttori che volevano chiaramente un cinepanettone, e questa guerra nel film si vede 4. e più importante passaggio, ciò che i due ragazzi rappresentano come omosessuale non è un modo triviale per far ridere, è come iL SISTEMA vede gli omosessuali, da Platinette in giù, e loro copiano, male, ciò che vedono dai mass media. Outing è più sveglio di quello che sembra, ma purtroppo non si può avere tutto. Volevano una commedia...gli abbiamo dato una commedia. Outing fa ridere e strappa un pensiero sull'Italia. In questi tempi e con le premesse che ho trovato a roma, credetemi, ho fatto più di quello che potevo. guardate Young Europe su youtube, vi piacerà. matteo vicino

Alessandro Paesano ha detto...

Ciao. Ti firmi come il regista del film ma dato l’uso approssimato che fai della lingua italiana credo che tu sia davvero troppo giovane per essere veramente chi dici di essere.

“Sofisticato” in italiano significa sia “alterato, contraffatto”, e non credo che tu voglia dire che la mia recensione è “contraffatta”, cioè non è una recensione originale di Alessandro Paesano, oppure, significa, al contrario, raffinato, colto. E non credo nemmeno che tu voglia farmi un complimento.

In ogni caso non si tratta nemmeno di una recensione ma di un post scritto sul mio blog a tematica lgbtqi.

Che tu dica che non sei d’accordo con le osservazioni critiche che faccio nel mio post non basta, se non spieghi anche il perché entrando nel merito delle mie osservazioni, giuste o sbagliate che siano. Io ho spiegato perché trovo il film criticabile. Tu dovresti provare a spiegare perché non lo è.

La lettura che fai dell’impiego del cliché sui gay nel film non regge alla più superficiale delle verifiche.
Se fosse vero, come di tu, che il film mostra la visione dei due protagonisti sull’omosessualità, cioè il loro punto di vista distorto anche a causa dei mass media, allora i personaggi che nel film sono omosessuali davvero non dovrebbero essere come i due protagonisti credono che loro siano né come i mass media hanno indotto loro di credere, dovrebbero comportarsi invece in maniera diversa, per mostrare lo scarto tra cliché dei due protagonisti (e dei mas media) e come i gay sono “veramente”.
Invece tutti i personaggi gay del film, sia quelli davvero omosessuali sia quelli che millantano omosessualità, seguono i cliché più triti confermandoli in pieno.

Anche il resto delle tue osservazioni, un po’ lapidarie, lasciano il tempo che trovano.

1) Fare outing non vuol dire “far fare coming out” a qualcuno, come ho spiegato chiaramente nel post (e s enon credi a me cerca pure su internet, anche su wikipedia).

2) che il confine tra amore amicale e omosessualità sia “labile” è una cosa che va dimostrata e argomentata, non la puoi affermare così sic et simpliciter.
Affermare che se due amici (dello stesso sesso) si vogliono bene il loro affetto possa sconfinare nell’omosessualità è un pensiero maschilista, patriarcale, e omofobico.
Bisogna essere gay prima dell’affetto. Non è l’affettività amicale che ti fa essere gay. E visto che entrambi i protagonisti del film sono etero non si capisce la tua affermazione a cosa si riferisce.

Che poi fingersi gay per avere un finanziamento significhi fare qualcosa di squallido e ignobile allora chi uccide o chi stupra che cos’è? Quali aggettivi usi per loro?

Grazie per avermi scritto, chiunqe tu sia.

Anonimo ha detto...

Outing è un miracolo. E' tutto quello che il cinema italiano non riesce più a fare perchè al cinema si va "per farci due risate". Noi non vogliamo più ascoltare, non vogliamo più capire. Ogni personaggio di Outing è una sfumatura dell'Italia e del sistema, è il nostro riflesso. Questa "critica" (se così vogliamo chiamarla) è un'accozzaglia di pregiudizi isterici scritta in un italiano che lascia molto a desiderare. I messaggi che il regista voleva trasmettere erano abbastanza chiari, ma noi italiani ( minuscolo, di proposito)siamo così, trasformiamo gli idioti in premi letterari e compriamo premi Oscar agli schiavi dei poteri marci. E allora diciamolo, a noi piace fare la figura degli idioti perchè lo siamo nella nostra più profonda essenza, io stessa. Questo post è un'offesa allo sforzo intellettuale che un regista ha fatto cercando di trasformare una commediola italiana in un film che ti facesse pensare. Guai a ricordare che si cita Ilaria Alpi, che si cerca di sputtanare i poteri forti che infettano tutto quel che toccano. Non diciamo che questa film è una critica violenta e sottile alla nostra Italia. Troppo sottile, forse, per chi è stato abbagliato dai leggings fuxia di Vaporidis.
Con te ha fatto un punto il sistema, con me fortunatamente no.

Alessandro Paesano ha detto...

Mio caro o mia cara anonim*.

Se Vicino per avere diretto "Outing" ha fatto come dici tu uno "sforzo intellettuale" mi chiedo cosa hanno fatto Antonioni, Pasolini, o, per arrivare a registi più vicini ai giorni nostri, un Soldini, una De Lillo, etc.

Il film quando non parla di omosessualità ha anche un certo valore come ho scritto "Outing non è un film grossier. Nei momenti in cui non si parla di omosessualità (la prima mezzora del film) ha delle qualità." (ma l'hai letto tutto il post?). Però la descrizione che dà delle persone omsessuali è così offensiva e piena di luoghi comuni (non quelli usati dai due protagonisti "etero" ma il comportamento dei gay "veri" descritti nel film) da risultare omofoba e reazionaria.

Io non sono stato abagliato dai Leggings fucsia (col cs non con la x...) di Vaporidis io ne sono stato offeso, come cittadino, come uomo e come gay.
Di violenta nel film non ci ho visto la critica ma l'odio feroce col quale si irride a dei froci dei che continuano a essere usati come macchiette per "ridere di" e non "ridere con" come ho scritto nel psot, che potrà anche essere una offesa e scritto in un italiano che lascia molto a desiderare. Non basta dirlo però, bisogna anche dimostrarlo...

Che le persone omosessuali non siano quelle descritte nel film è un dato di fatto.

Se lo sforzo intellettuale del regista ha partorito dei gay così stereotipati vuol dire che è stato uno sforzo inane.


Josephine Audinot ha detto...

Ciao di nuovo, si sono il regista, mi chiamo Matteo Vicino e sono nato a Bologna nel 1972. Ho il difetto di essere eterosessuale, e forse questo ti porta ad avere una visione diversa dalla mia. Forse ragiono in maniera stereotipata, ma trovo uterino e grottesco rispondere a un mio post cominciando da "non sembri il regista visto l'uso scorretto della lingua italiana e della sua grammatica". Outing è un compromesso tra quello che volevano i produttori, purtroppo non dotati di grande cultura cinematografica, e ciò che volevo io. Niente di più. L'idea di "due che si fingono gay" era a mio giudizio grottesca e ridicola. Ho preso l'occasione e ho cercato di farne un film più o meno divertente. Certamente non è piaciuto a molti gay. Ma a Franco Grillini ad esempio è piaciuto. A volte la sua comicità diventa greve. Ma i miei produttori non erano gli stessi che, fortuna loro, ha Haneke O Von Trier. un abbraccio.

Josephine Audinot ha detto...

PS. AMO la donna che ha scritto la mia difesa, fatti viva! parliamo! Alessandro, pure da cupido ti tocca fare eheh. ciao ciao.

Alessandro Paesano ha detto...

Ciao, chiunque tu sia.

Inziamo a ristabilire la verità.

Io non ho scritto come mi fai dire tu che
"non sembri il regista visto l'uso scorretto della lingua italiana e della sua grammatica"

Ho scritto che
Ti firmi come il regista del film ma dato l’uso approssimato che fai della lingua italiana credo che tu sia davvero troppo giovane per essere veramente chi dici di essere.

Che è ben altra cosa...

Trovo disgustosamente discriminatorio che tu per convicere me, da te catalogato come omosessuale, porti l'esemepio di Grillini, altro omosessuale, al quale, tu dici, il film è piaciuto.

Come sei io per convicere te che io ho ragione io ti portassi l'esempio di un altro etero...

Ognuno parla per sè, non credi?

E io non ho certo criticao il film "da omosessuale".

Questo la dice lunga sulla discriminante omofobia che ti ci fa mettere tutti nello stesso mucchio.

Per tacere dell'aggettivo uterino...

Ti ringrazio.

Chiunque tu sia se il millantato regista o solo un fan del film dimosttri che il film piace (o è fatto) da persone misogine, omofobe e discriminatorie.

Proprio come dico io nel mio post.

stefania paludo ha detto...

Leggendo l arguzia della vostra critica ho capito la malcelata omofobia del film in questione.
da persona assolutamente friendly e pensando che siamo tutti uguali non penso che oggi un ragazzo gay possa identificarsi in un tale stereotipo gretto e anacronistico.
Sembrano tutti un po macchiette del teatro d'avanspettacolo della rivista quando si caricavano volutamente i personaggi per renderli ridicoli....
Forse la storia poteva essere sviluppata meglio magari con serietà.
E se i due fossero stati poi gay alla fine e si fossero innamorati ,che male ci sarebbe stato che morbosità ci sarebbe stata?
L'amore non conosce sesso ma è fatto di ben altra sostanza.grazie a tutti