domenica 3 luglio 2011

Gay Wave? Un sito omofobico e maschilista

Siamo a luglio e il gossip diventa più sfacciato e inutile. Così basta che George Clooney lasci Elisabetta Canalis per interpretare quel gesto come prova (sic!) della sua omosessualità presunta.
E' quanto si legge sul post George Clooney è gay o no? Voci e smentite degli ultimi anni.
Non entro nel merito del gossip, la cui prima fonte sarebbero alcune dichiarazioni dei suoi amici Brad Pitt e Matt Demon. Voglio invece sottolineare alcune implicazioni del post che dimostrano il maschilismo e l'omofobia dell'autrice del post Vasta Maria.

Primo elemento lampante. La foto pubblicata nel post che "proverebbe" l'omosessualità di Clooney.
A parte il fatto che lo scatto può isolare un gesto che qui appare dinoccolato, ma cosa prova questa foto? Solamente il maschilismo di chi crede che chi ha il polso piegato sia gay. Ricordate? E' il primo gesto che compie Kevin Kline nel pessimo In & Out (Usa, 1998) di Frank Oz, quando Matt Dillon, nel film uno dei suoi studenti, dice in tv che il suo prof è gay.
Questo è lo stesso maschilismo che c'è alla base dell'omofobia.
Se sei dinoccolato non sei abbastanza virile. Se non sei ababstanza virile sei gay. Un concetto fascista, machista, sessista presnete anche in tanti presunti e presunte amiche dei gay che riconoscono ai froci la sensibilità e il gusto per l'arte. Senza rendersi conto che camminano sui carboni ardenti del sessismo e del maschilismo. Se sei sensibile, se ti piace la musica e l'arte non sei maschio (identità sessuale) ma sei gay (orientamento sessuale). Confusionari concetti da anni cinquanta. Insostenibili nel 2011.
Primo perchè non tutti gay sono sensibili. Secondo perché non tutti gli uomini sensibili sono gay o meno maschi.
Finiamola con questi stereotipi da osteria!
Come ha ricordato Aldo Busi a una sprovveduta Alba Parietti, essere gay E' virile!
Anche il concetto di gay=colui che non va con le donne è una definizione offensiva. Io voglio essere definito per quel che mi piace non per quel che mi viene addebitato come cosa che non mi piace.

Non solo. In questa definizione essere gay o straight sono due condizioni antitetiche, per cui George o è gay o è etero.
In realtà Clooney potrebbe essere benissimo bisessuale. E se davvero il fatto che si fa storie con uomini venisse provato non significherebbe automaticamente che le storie con le donne siano una copertura (come insinua l'autrice del post).
Però mentre dire che Clooney è bisessuale serve davvero alla causa, e fa meno notizia, dire che è gay fa più gossip e continua a propalare una visone dell'orientamento sessuale stereotipata e omofobica.
Mi astengo dal fare l'analisi logico-sintattica del psot che non ha alcun fondamento (a Roma si dice che l'autrice se la canta e se la sona) però sono davvero stufo di questo sito, del suo maschilismo omofobico e grido vergogna a chi, superficialmente (vero Carlo?), clicca su Faceboook avventatamente il tasto "mi piace".

20 commenti:

Johan Liebert ha detto...

Concordo in pieno con quanto dici, pure con le virgole. Mi permetto di aggiungere, però, una nota (tristissima) che hai dimenticato: il substrato omofobo della nostra (sub)cultura è così radicato che sono gli stessi omosessuali ad esserne, al contempo, vittime e carnefici. L'altro giorno (ne scriverò a breve un post) un mio conoscente (omosessuale!) mi ha "sorpreso" a comprare e leggere la rivista "panorama auto", apostrofandomi - seppur in modo scherzoso (ma forse neanche tanto) - come un "non gay", perché "un gay non legge quelle riviste e non compra giornali come la Gazzetta dello Sport". È anche per questo che, personalmente, odio la parola "gay": denota più uno stile di vita che un orientamento sessuale. E, a dirla tutta, io abolirei anche le parole "eterosessuale" ed "omosessuale": l'Amore è Amore, è indegno ed illogico classificarne i tipi e - come fa la Chiesa - dei "livelli".
Caro Alessandro (permettimi il tu e la "confidenza"), c'è molto ancora su cui lavorare... a partire dalla "nostra comunità".

Sperando di non essere stato sgradito, ti auguro buona domenica.

Alessandro Paesano ha detto...

Mi trovi d'accordo in pieno. ed è vero che gay è più uno stile di vita che la sola indicazione del mero orientamento sessuale. Per quanto riguarda l'abolizione delle parole per indicare l'orientamento sessuale mi trovi idealmente d'accordo. Io sono per il diritto all'indifferenza come nello splendido spot portoghese del 2008. Ma credo che in Italia sia ancora presto per quello. E che il coming out o il porre la questione sia ancora indispensabile. Non conoscevo il tuo blog. Me lo vado subito a leggere!

Johan Liebert ha detto...

Non è ancora pronta anche perché non lo sono molti di noi che sono pieni di pregiudizi e lungi dall'esserne liberi. Non ci si può aspettare che una società si renda conto di certe cose se non siamo prima noi a convincercene. Ho persino conosciuto (per fortuna solo sul web) degli omosessuali che, pur ritenendosi normali, sono contrari ad ogni forma di regolamentazione delle nostre unioni. Mi spieghi dov'è la logica? D'accordo che ognuno è libero di pensare ciò che vuole e che, anche in presenza di leggi del genere, uno non è obbligato ad usufruirne, ma qual è la coerenza in quel pensiero (...)? Boh.

PAOLO M.C. ha detto...

Io lo avevo già detto qualche hanno fa... I gay sono più pericolosi dei fascisti. Al pride le solite frasi aggressive sul Papa, politici Etc, invece di inventarsi qualcosa per i nostri diritti. Lillo

Alessandro Paesano ha detto...

Gay e lesbiche siamo uniti perchè siamo tutt* discriminat*. Al di là di questo non è detto che abbiamo qualcosa in comune solo perchè abbiamo gli stessi gusti sessali. Proprio come accade per gli e le etero. Ecco perchè troviamo gay così lontani da noi...

Johan Liebert ha detto...

Alessandro, ciò che Paolo cerca di dirti è un'altra cosa: le differenze sono fisiologiche, ma non neghiamoci il fatto che, nella nostra "comunità", come appena nel tuo modo di pensare c'è qualcosa di "diverso" (ne ho appena scritto in un post che uscirà prossimamente), allora ti becchi i peggiori insulti. In questo, Paolo ha pienamente ragione: in certi contesti, i gay (non gli omosessuali) sono peggio dei fascisti, perché vogliono arditamente che la visione della società sia UNICA, senza sfumature e/o "sbavature". Il pensiero dev'essere unico e solo il loro. Così non c'è democrazia, solo dittatura e l'unico modo per sottrarvisi è "eclissarsi". Sarò anche "estremo" nel mio modo di pensare e so per certo che qualcuno di "diverso" realmente c'è, il problema è che a questo "qualcuno" viene data sempre meno la possibilità di esprimersi liberamente. Anche per questo, spesso, ci si rifugia nella rete e nell'anonimato. E te lo dico per DIRETTISSIMA esperienza personale.

Alessandro Paesano ha detto...

Io rispondevo a te che ancora ti meravigli di trovare tante differenze tra i gay.
Quello che dici tu è vero. E non lo sopporto. E' una forma di conformismo minoritario. Però non so quanto voluto o quanto invece subito. Non ho ben capito cosa intendi dire che ci si ritira nell'anonimato della rete... a cosa ti riferisci?

Johan Liebert ha detto...

In un mio precedente post (che trovi qui: http://earswithfeets.blogspot.com/2011/06/riflessi-del-fenomeno-di-internet-sulla.html ) ho scritto alcune delle ragioni per le quali, secondo me, ci si rifugia nel web: mancanza di comunicazione dal vivo, mancanza di persone con le quali avere un certo feeling, per esempio.
Beh, la comunità LGBT non fa eccezione: per la sua ottusità nell'accettare critiche ed opinioni diverse, è diventata la comunità meno inclusiva che io conosca. Della serie: o sei e pensi come noi, o sei fuori. Un po' come nelle chat: o sei alto, glabro/depilato, tonico/muscoloso e - possibilmente - con un buon conto in banca, o sei un niente.
Poi, ovvio che ci sono le eccezioni, ma io faccio sempre un discorso statistico, mai individuale.

Anonimo ha detto...

x Johan Liebert
ogni tanto cerca di fare un discorso individuale, ti farebbe bene secondo me.
Lamenti il fatto che esistono una serie di cliché sul fatto di dire 'gay', ecc. ecc., poi però parli di comunità LGBT come se fosse un fatto reale e tangibile.
Male, se dici che ' fai sempre un discorso statistico': a che titolo parli? Come osservatore esterno di fenomeni sociali, o come persona coinvolta emotivamente?
Incomincia da te stesso, prima ancora di giudicare una comunità astratta, che (per difenderti secondo me), guardi con distanza.
Gendibal

Alessandro Paesano ha detto...

Gendi, credo che Johan intendesse dire che critica comportamenti comuni, generali, non le singole persone...

Sul fatto che la comunità sia chiusa è vero. Per comunità si intendono ovviamente le persone che frequentano locali gay, che fanno vita da gay, etc etc etc...

Johan Liebert ha detto...

Ale, grazie, mi eviti una risposta inutile ad un commento fuori tema.

Anonimo ha detto...

non penso affatto di essere fuori tema.
Ritengo le valutazioni espresse da Johan Liebert, non solo contraddittorie, ma fondamentalmente orientate a criticare nell'altro, (comunità, amico 'omosessuale' ecc.,) alcune problematiche sue.
Spiace, e questo mi conferma il tono del suo intervento, che se tu Alessandro non fossi intervenuto, avrebbe dovuto fare uno sforzo, per 'dare una risposta inutile, ad un intervento fuori tema'. Grazie Liebert, ne faccio volentieri a meno della tua risposta. Quanto sia fuori tema il mio intervento lo giudicheranno gli altri.
Gendibal

Alessandro Paesano ha detto...

Gendibal, Joahn Liebert mi permetto di ricordare a entrambi, e mentre che ci sono lo ricordo anche a me stesso, le sette regole dell'ascolto di Marianella Sclavi:

Le sette regole
dell'arte
di ascoltare

1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.

3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.

4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.

5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.

6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

7. Per divenire esperto nell'arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l'umorismo viene da sè.

Anonimo ha detto...

Ops, sono incappato in un post sul sito per il quale scrivo - non sono Vasta Maria, ma Mik. Alessandro Paesano, non so cosa tu voglia dal nostro coloratissimo, e fortunatissimo devo dire, GayWave; una cosa è certa: il tuo post è inopportuno, e dimostra, palesemente, una ignoranza di fondo rispetto al blog e alle sue dinamiche: il blog ha i suoi contenuti, il suo linguaggio (non parlo di grammatica) e la linea non è dettata da noi, ma dalle ricerche dell'utenza.

Preciso un'altra cosa: io sono strafrocio; omofobo, al massimo, sarai tu! Per quanto riguarda il gesticolare e la virilità, sono d'accordo con quanto dici, ma non puoi negare che uno tra i segnali che ci spingono a dubitare è proprio la gestualità. Non è un segnale definitivo, ma comunque resta un buon segnale.

Prima di sparare assurdità, prova a metterti nei panni di un sito gay e commerciale, che è dappertutto: iPhone, iPad, internet e tra poco anche da qualche altra parte.

MIK

Alessandro Paesano ha detto...

Mik grazie per le tue parole, confermi al di là della mia più inopportuna fantasia quanto Gay Wave non abbia alcun interesse a formare il suo pubblico liberandolo dai pregiudizi (come quelli dello gesticolare che sono la quintessenza dell'omofobia perchè non tutti i gay gesticolano e non tutti quelli che gesticolano sono gay) ma persegua esclusivamente degli interessi commerciali poco importa se per farlo alimenta lo stigma.
Ti prego solo di non offendere la mia intelligenza adducendo come scusa alla linea editoriale seguita dal sito le ricerche dell'utenza. Qualunque cosa intenda dire con "ricerche dell'utenza" (ossia le ricerche di mercato sui lettori del sito o le ricerche fatte su internet dalle persone) è sempre il sito a stabilire l'agenda setting mai l'utenza.
Che tu poi sia, parole tue, uno strafrocio purtroppo non ti mette affatto al riparo dall'omofobia di certi modi di pensare. Sono i modi di pensare che trovo omofobi non già le persone che scrivono sul sito, né tanto meno te visto che nel mio post non ti menziono neanche e, si sa, excusazio non petita...

Anonimo ha detto...

Allora, sul fatto di "formare" come dici tu, non credo che tu abbia le idee molto chiare su Gay Wave: dovresti leggere tutti i commenti e i dibattiti che ci sono stati tra me e i lettori diverso tempo fa, quando si parlava - non che adesso non se ne parli più - dell'omosessualità di Carta, Scanu e via dicendo. In quei casi, sono venute fuori delle argomentazioni piuttosto valide.

Chiarito questo, ti dico anche che Gay Wave è un contenitore piuttosto vario: siamo uno tra i pochi siti che segue la cronaca giorno dopo giorno (siamo apparsi anche in Rai per questo); c'è del gossip e si segue, passo passo, anche lo spettacolo (Grande Fratello, Amici, Uomini e Donne e via dicendo). Gay Wave, insomma, è un ibrido, che cerca di avvicinare etero e gay (ci sono moltissimi ragazzi e ragazze eterosessuali nella nostra pagina), attraverso passioni comuni.

E poi ancora, ribadisco l'assoluta non omofobia del post della mia collega. Gesticolare, lo ripeto, non è sintomo di omosessualità, ma il più delle volte è così, perlomeno questo è ciò che ho imparato con le mie esperienze personali. Ovviamente, è anche vero che non bisogna generalizzare. Ma mi sembra che sia stato proprio tu a farlo, sin dall'attacco dell'articolo.

Sulle ricerche dell'utenza non so fino a che punto tu sappia qualcosa: l'agenda setting, in un blog commerciale non è stabilita dal sito, ma proprio per niente! Si tratta di un compromesso tra ciò che cerca l'utenza, ciò che vuole Google e ciò che crediamo noi: io stesso ho portato in Gay Wave argomenti che prima non erano trattati, proprio perché li ritenevo necessari per i lettori. Come sempre, la verità sta nel mezzo.

Non mi hai menzionato, ma hai menzionato la mia collega, ribadendo qualcosa che avevi già scritto in un altro post - non so chi, a dire il vero - facendo riferimento a un mio articolo. Potrai continuare per questa strada, con i tuoi pensieri e i tuoi "elementi di critica" condivisibili o meno - nessuno te lo vieta - ma credo che dovresti prenderti meno sul serio. Essere omosessuali è questione di orientamento, stile di vita e tanto altro ancora, così come essere etero e via dicendo. Non è mai solo una cosa o solo l'altra.

Sarebbe anche carino, da parte tua, avvisare, quando parli del lavoro degli altri. Perlomeno, potrei risponderti a dovere nel blog.

MIK

Alessandro Paesano ha detto...

"dovresti leggere tutti i commenti e i dibattiti che ci sono stati tra me e i lettori diverso tempo fa,"

Peccato che in questo post NON SI PARLI DI TE...

Io dovrò prendermi meno sul serio ma tu dovresti essere meno egocentrico...

"Gesticolare, lo ripeto, non è sintomo di omosessualità".
Sintomo. Guarda che l'omosessualità non è mica una malattia...
Se non è una parola omofoba questa...

"ma il più delle volte è così, perlomeno questo è ciò che ho imparato con le mie esperienze personali" Allora parla di quel che consoci direttamente non per sentito dire. In ogni caso per quante esperienze tu puoi avere avuto che corroborano la tua idea pesare che chi è effeminato sia gay lascia fuori una fetta buona di persone. Io non sono effeminato quindi non sarei gay?

"Ovviamente, è anche vero che non bisogna generalizzare. Ma mi sembra che sia stato proprio tu a farlo, sin dall'attacco dell'articolo".

Veramente io nel post parlo del caso George Cloney... dov'è che avrei generalizzato?

E' l'autore dell'articolo che estrapola un gesto di Cloney in una foto e ne fa una prova della sua presunta omosessualità basandosi sulla generalizzazione che chi è effeminato è gay...

"l'agenda setting, in un blog commerciale non è stabilita dal sito, ma proprio per niente! Si tratta di un compromesso tra ciò che cerca l'utenza"

cioè quel che voi ipotizzate sia l'interesse della vostra utenza
"ciò che vuole Google e ciò che crediamo noi"
Due su tre come ho detto io...

In ogni caso se mi dai questa risposta non sai nemmeno cosa sia l'agenda setting: "L'agenda-setting è la teoria delle comunicazioni che ipotizza la possibile influenza dei mass-media (mass-news) sull'audience in base alla scelta delle notizie considerate "notiziabili" e allo spazio e preminenza loro concessa."
(da wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Agenda_setting)

"Non mi hai menzionato, ma hai menzionato la mia collega".
Appunto e la tua collega può benissimo parlare per conto proprio non ha certo bisogno di difensori...

"Essere omosessuali è questione di orientamento, stile di vita e tanto altro ancora, così come essere etero e via dicendo. Non è mai solo una cosa o solo l'altra."

Già chissà perchè sul sito dove scrivi tu si parli solo di sospetta omosessualità di personaggio più o meno famosi del mondo dello spettacolo...

"Sarebbe anche carino, da parte tua, avvisare, quando parli del lavoro degli altri. Perlomeno, potrei risponderti a dovere nel blog. "

Beh mi sembra che stai rispondendo a dovere anche qui sul mio blog...

DI solito non metto il link ai mie post su siti di così grossa utenza come quello su cui scrivi tu per evitare di sentirmi dire che "voglio solo farmi pubblicità"... E' già successo in passato. Per cui, come vedi... Come faccio sbaglio allora seguo la mia sensibilità.
Io attacco il post e il sito non certo chi lo scrive che non conosco se non per quello che scrive nel post...

Sta di fatto che supporre che Cloney sia gay (e non al limite bisex se va anche con uomini) mostrando una foto con la mano piegata è discriminatorio omofobico e basato su un luogo comune che l'autrice del post e il sito su cui è scritto contribuiscono a diffondere. Il tutto per meri motivi commerciali (come hai ammesso tu stesso). Fattene una ragione.

MIK ha detto...

Ti rispondo punto per punto:

- Anzitutto, pur non prendendo di mira me direttamente, hai attaccato comunque il blog per il quale lavoro da tre anni. E se in un titolo parli di Gay Wave, è chiaro che chi legge capisce che fai un discorso generale. Scrivo da parecchio, le so queste cose. Anche se non avessi preso di mira me, tra l'altro, avrei comunque risposto: ognuno di noi rappresenta il blog, quando si trova a leggere cose di questo genere. Mi sembra ovvio, no? Tu non avresti risposto?

- Chiedo venia per la parola "sintomo", ma mi sembra ovvio che non è stata utilizzata con intento omofobo. Non essere pretestuoso: è bastato già l'articolo; hai sfruttato il nome di un sito conosciuto per dire cosa, poi? Che c'è chi pensa che la persona effeminata sia per forza gay. La scoperta dell'acqua calda!

- La mia esperienza personale, così come quella tua e quella di molti altri, è importantissima, perché è attraverso l'esperienza che proponiamo contenuti e riflessioni al lettore. E poi, scusa, che male c'è nel dire che, se uno è effeminato, è quasi sicuramente frocio? Non abbiamo mica usato un tono certo per le nostre affermazioni;

- Sulla questione "generalizzazioni", non mi esprimo: questo sito è tutta una generalizzazione. Attaccate tutti, per cose assurde, e, soprattutto, in modo vergognoso. La prossima volta - lo ripeto - avvisaci. Magari metti un link sotto all'articolo. Perlomeno, potremmo condividere questi pareri anche con i nostri lettori;

- Non so con quale criterio, e preparazione, tu possa dire che io non conosca l'agenda setting. Secondo te, un blog con 400.000 visitatori unici mensili può non conoscerla? Stai scherzando, spero. E comunque, non voglio continuare su questo argomento: non siamo mica in una lotta tra secchioni!

- In Gay Wave non si parla solo di personaggi famosi, ma di molto altro ancora. Ecco un'altra tua generalizzazione...

Ti lascio con una frase:

"La divisione che separa il saggio dal folle è più sottile della tela del ragno"

Siete bravi e intelligenti, ma un po' troppo pieni di voi e, soprattutto, pretestuosi. Sembra che viviate in un mondo tutto vostro; prendete le distanze da noi "miseri gay mortali" e andate avanti per la vostra strada, sicuri di non sbagliare. Mi sa che avete spezzato la tela del ragno da un po'...

MIK

MIK ha detto...

Correggo qualcosa qua e là: non vorrei correzioni inutili.

- "ma mi sembra ovvio che non è stata utilizzata con intento omofobo" -> "ma mi sembra ovvio che non sia stata [...]";

- "Non abbiamo mica usato un tono certo per le nostre affermazioni" -> "Non abbiamo mica dato certezze con le nostre affermazioni";

- "In Gay Wave non si parla solo di personaggi famosi, ma di molto altro ancora" -> "In Gay Wave non si parla solo di personaggi famosi, ma anche di altro".

Buona domenica!

MIK

Alessandro Paesano ha detto...

Io non prendo di mira e non "attacco". Esercito il libero esercizio della critica, che è ben altra cosa.
Lascio questo gergo guerresco ai siti come quello per il quale lavori tu.

Io non sfrutto il nome famoso di un sito "per dire delle cose", CRITICO QUELLO CHE C'E' SCRITTO SU QUEL SITO.
Ma come ti ho spiegato che non ho messo un link sul Gay Wave al post del mio blog per non farmi pubblicità e ora tu mi accusi che sfrutto il nome del sito "per dire delle cose"?
Mi fai tanto ingenuo?

Mi chiedi "Scusa, che male c'è nel dire che, se uno è effeminato, è quasi sicuramente frocio?"

E' un pregiudizio maschilista ed omofobico. E, usandolo per fare gossip, lo diffondete, continuando a dargli credibilità.
Ecco "che male c'è".

"questo sito è tutta una generalizzazione. Attaccate tutti, per cose assurde, e, soprattutto, in modo vergognoso."

1) non è un sito è un blog.
2) Nonostante tra i collaboratori oltre al sottoscritto sia annoverato anche un tale Herm, la persona che usa questo pseudonimo ha scritto solo un post. Tutti gli altri sono scritti da me Alessandro Paesano, come si evince in fondo a ogni singolo post.
3) Ti ripeto io non attacco faccio delle letture critiche.
Ora capisco che nella tua visione semplificata delle cose (molto berlusconiana e up to date) chi critica attacca, ma l'esercizio del vaglio critico è una forma di libertà non la puoi liquidare riducendola a un mero attacco personale a persone e siti.
Sai che mi importa di attaccare Gay wave!
Io critico le idee che vi sono contenute...

"Non so con quale criterio, e preparazione, tu possa dire che io non conosca l'agenda setting. Secondo te, un blog con 400.000 visitatori unici mensili può non conoscerla? "

Di che parli, di te o del sito? O siete la stessa cosa?
Io non ho detto che non conosci l'agenda setting ho detto che non ne conosci il significato in base alla risposta che mi hai dato precedentemente... E dalla risposta che mi dai adesso continuo ad avere lo stesso dubbio.

Ti ringrazio per il consiglio finale ma nonostante la mia stazza che supera abbondatemene il quintale autorizzi il plurale io sono una singola persona quindi non darmi del voi, dammi del tu.

L'autore dei spot di questo Blog è sempre e solo Alessandro Paesano (a meno che non sia scritto diversamente in fondo al post...).

Inutile dire che tutto questo polverone che sollevi serve a coprire l'unica cosa importante del mi post: che l'articolo scritto sul sito GayWave (NON DA TE) contiene pregiudizi e luoghi comuni maschilisti e omofobici.
Tutto il resto è secondario.