giovedì 22 novembre 2012

Le parole per dirlo: come riportare male e col tono da gossip la notizia del suicidio di un 15enne vessato per il suo modo di vestire giudicato eccentrico.

Che ti prendano in giro o no, la vita per un ragazzo omosessuale è oggettivamente più difficile di un suo coetaneo etero.
Di più, la vita di un ragazzo, qualunque sia l'orientamento sessuale,  che non si conforma al ruolo di genere che la società tutta gli impone, è ancora più difficile.



A. S. un ragazzo di 15 anni (qualcuno gli ha dato il nome di fantasia Davide, qualcuno Giulio, per proteggerne la privacy dalla doppia infamia, quella di essere frocio e quella di essersi suicidato) si è tolto la vita.  Si è impiccato con la propria sciarpa, attaccata al mancorrente delle scale interne alla sua abitazione di Roma.

Si è tolto la vita perchè stanco di essere preso in giro dagli studenti e della studente del suo liceo, il Cavour di Roma, perchè vestiva in maniera eccentrica.
Tra gli insulti ricorrenti quello sul proprio orientamento sessuale.

Perchè un ragazzo che  Indossava i jeans rosa, aveva la frangetta, si truccava e, martedì mattina, si era messo anche lo smalto (Rinaldo Frignani corsera) è un freak, un frocio, uno strano.

Frignani con questa frase tradisce di pensarla allo stesso modo di chi prendeva in giro
A. S. grazie a quell'avverbio anche come a dire non basta il jeans rosa, non basta il trucco (quale trucco non ci è dato sapere, se la matita nera nel contorno occhi che usavo anche io 30 anni fa, o un trucco sul viso, e, in questo caso se il trucco ne evidenziasse i tratti mascolini o, viceversa, cercasse di renderlo più femminile, sono distinzioni per persone dal palato fine, i froci si truccano e tanto ci deve bastare...) non basta il trucco, dicevo, usa anche lo smalto.
Che smalto? Di che colore? Lo smalto e la matita nera la usavano 30 anni fa i dark...

Purtroppo nulla di certo ci è dato sapere.
A leggere quotidiani e siti internet è tutto un pare, un sembra, un sentito dire sia sulla dinamica del suicido... 
È tornato a casa - dove forse c'era anche il fratello più piccolo - ha annodato una sciarpa al corrimano della scala interna e si è stretto l'altro capo al collo, lasciandosi cadere di schianto. La morte è stata istantanea. A trovare il corpo è stato il padre.  (Corriere)
E’ tornato nella sua casa romana, dopo essere stato ripreso da un'insegnante per aver usato uno smalto per le unghie, e si è impiccato, con la sciarpa. Davanti al fratellino piccolo. Lo ha trovato il padre, quando ormai non c’era più niente da fare. Inutile chiamare i soccorsi. HuffingtonPost 
ha deciso di farla finita legandosi una sciarpa al collo dentro casa. E quando il fratellino lo ha trovato e ha chiamato i genitori, era troppo tardi.  Repubblica
 ...sia sui motivi del  suicidio
Forse qualche compagno s’è interrogato per per qualche battuta di troppo, le solite fatte anche martedì, il giorno prima quando A. si era arrivato a scuola con lo smalto. E forse anche una professoressa gli aveva detto che non era il caso. (Oggi24.it)
quando si è presentato a scuola con lo smalto (...) alcuni lo avrebbero anche chiamato "frocio". “Una professoressa lo ha ripreso”, raccontano alcuni suoi amici. HuffingtonPost 

Persino le dichiarazioni di Marrazzo riportate da Corriere e Repubblica sono contraddittorie.



Non sappiamo se fosse veramente gay, ma ciò non toglie che per il suo atteggiamento veniva deriso e che per questo motivo era sconvolto
riporta il Corriere
A quanto pare il ragazzo era gay, cosa nota ai suoi amici e anche ad altri che lo prendevano in giro. Chiediamo che venga fatta luce sulle ragioni del suicidio. E se tra queste ci sono forme di discriminazione per la sua dichiarata omosessualità. 
Riporta Repubblica

Insomma, lo era o non lo era?

Quel che sembra sfuggire anche a Marrazzo, o ai giornalisti che riportano le sue dichiarazioni in maniera così contraddittoria (fossi io Marrazzo avrei già rilasciato un comunicato stampa di fuoco, ma i giornalisti è smepre meglio tenerseli buoni altrimenti poi non fanno pubblicità al tuo Gay Center...) è che dare a qualcuno del frocio per offenderlo è omofobico di per sé, che la persona offesa gay lo sia o meno.


Omofobico è giudicare una persona dal suo abbigliamento come fa Repubblica o il Corriere che danno per scontata l'omosessualità di A.S. in base a un paio di jeans rosa...

Cos'hanno di diverso Corriere e Repubblica rispetto i compagni e le compagne di scuola di A. S.?

NULLA.

Pescano tutti e tutte dallo stesso bacino machista e patriarcale di pregiudizio omofobico.


D'altronde nessun articolo sulla carta o sul web si sogna di fare vera informazione.
nessuno si sogna di ricordare, per esempio che
un forte aumento delle condotte suicidarie in età adolescenziale, dall’altra parte gli studi sulla sessualità umana hanno più volte riscontrato alti tassi di suicidalità tra i giovani omosessuali. (Pietrantoni L. Il tentato suicidio negli adolescenti omosessuali Minerva Psichiatrica, 40, 75-80 1999)
 
Tutto viene insinuato col dubbio il sospetto pettegoli, come si dice in corridoio di uno che si vede passare Lo sai? Lo è...

A. S. era così pesantemente aggredito che qualcuno aveva persino aperto un profilo facebook con delle sue foto.
Avevano creato una pagina Facebook, in cui lo prendevano continuamente in giro per i suoi modi di fare e anche per l’abbigliamento. Quella pagina era là, visibile a tutti, da dodici mesi. E questo Davide (il suo nome è di fantasia) lo sapeva bene. Ma, forse, aveva cercato di rassegnarsi. "Ragazzi ho scoperto di avere una canottiera rosa", scrivevano sul social network qualche mese fa, in riferimento al suo look. Avevano anche fornito indicazioni sulla zona in cui abitava e pubblicato sue foto - sicuramente senza il suo permesso...
...scrive l'HuffingtonPost 


Questo non impedisce alle due deficienti (nel senso letterale del termine, che deficiano di informazioni) VIOLA GIANNOLI e MARIA ELENA VINCENZI di scrivere su Repubblica, senza conoscere i fatti, senza dare alcuna informazione in più rispetto le altre fonti, dall'alto di non si sa quale autorità se non quella criminale di chi discrimina e minimizza, arrivano a scrivere Uno sfottò, certo. Ma nulla di omofobo, più un gioco tra ragazzi.

Alla faccia del gioco da ragazzi! La polizia sta indagando

sul profilo Facebook che porta il nome della giovane vittima. L’ipotesi di reato potrebbe essere quella di istigazione al suicidio. (HuffingtonPost)
Sulla stessa onda di deficienza Serena Paoletti che arriva alla stessa conclusione
Su internet, però, c’è anche un altro profilo dedicato “al ragazzo con i pantaloni rosa”. Il nome è storpiato, c’è una foto con la parrucca, la pagina forse curata da qualcun altro, ogni giorno propone frasi senza senso, quelle di A. Uno sfottò, senza omofobia, un gioco tra ragazzi. Non bello e decisamente troppo per morire a 15 anni. (Oggi24.it)
Così simile da chiedersi chi abbia copiato chi...

Tra l'altro il titolo dell'articolo di Oggi24 è surreale:

Muore un ragazzo gay del Cavour: lettera nella scuola occupata.
Muore? Per epidemia? Per un incidente? Non muore suicida o si suicida? e qual è la notizia?  La lettera nella scuola occupata?!!?
Ma chi scrive oggi sulla rete?
Con quali credenziali? Quali competenze?

Insomma, A.S. ha compiuto un gesto di protesta un gesto col quale accusa tutta la società che non gli permetteva di vestire come gli pareva senza essere preso in giro o senza che per questo venisse messa  in discussione l'orientamento sessuale e l'identità sessuale tutta.

Ma per Repubblica e Oggi24 le continue prese in giro che hanno indotto A. S. a togliersi la vita non sono nulla di omofobico, solo uno sfottò tra ragazzi.

Vi prego, datemi la testa di Viola Giannolo, Maria Elena Vincenzi e Serena Paoletti su un piatto d'argento.

3 commenti:

Fabiola Colombo ha detto...

come al solito si fa un'informazione superficiale e in più si cerca subito un colpevole da consegnare alla pubblica opinione, in questo caso i compagni, come se questi ragazzi vengano dalla luna e non siano semplicemente figli di una certa società. Qualsiasi persona con un briciolo di logica si chiederebbe "ma la famiglia?", ma forse non si può o non si vuole parlare del fatto che la famiglia sia il primo ambiente in cui "i diversi" sono rifiutati.
E' paradossale che anche adesso debba restare "il ragazzo coi pantaloni rosa", proprio quello sfottò che gli pesava troppo, meglio ricordarlo così e non, magari, Andrea...

Anonimo ha detto...

finalmente uno su internet che ragiona! UNO! il tuo è l'unico articolo in tutta la rete che tratta questa vicenda che è degno di essere letto. La notizia è partita da Marrazzo. Le associazioni gay, conoscendolo e sapendo che tende a romanzare sempre tutto(come già acceduto in passato), avrebbero dovuto prima informarsi in prima persona un po' come ha fatto la concia. Perchè Andrea magari era gay, magari non l'aveva detto a nessuno, magari non si accettava, magari soffriva per gli sfottò e tutto quello che vuoi ; ma se non era dichiarato, se non sai se ha lasciato una lettera in cui spiega i motivi, se alla fin fine non hai prove tangibili di ciò che affermi e non il tuo intuito, faresti meglio a tacere e ad evitare figure barbine, l'ennesima.

Alessandro Paesano ha detto...

Lo so. Mi infastidisce semepre leggere la pubblicità di Marrazzo della sua gay helpline ogni volta che la stampa enfatizza un'aggressione omofobica. senza dare consigli. senza raccomandare di rivolgersi anche alle forze dell'ordine. Come se la sua helpline fosse l'unica risorsa di cui gode il Paese.

Io non mi sono fidato di Mararzzo. Non lo faccio mai. Mi sono fidato dei vari quotidiani che hanno rilanciato la notizia. repubblica, corsera, e gli altri. Certo se non ti puoi più nemmeno fidare di TUTTI i quotidiani...

Aspettiamo di sapere come sono andatele cose dalla polizia, certo, sempre se ci si può fidare anche di loro...

Una cosa è certa. Il Paese vive una ammanco di diritti civili che riguardano tutte e tutti non solo le persone lgbt, che essendo al fronte della discriminazione sono quelle che urlano e si incazzano di più. Come ieri sera alla fiaccolata.

Grazie del tuo commento