domenica 3 novembre 2013

I funerali di Simone: la responsabilità per la sua morte è sempre altrove.


Giovedì 31 Ottobre si sono svolti i funerali di Simone, il ragazzo ventunenne che si è tolto la vita in segno di protesta per l'omofobia della società italiana che lo discriminava.  

Funerali cattolici, in chiesa.

Quella chiesa che dell'omosessualità, nel suo catechismo, dice:
le relazioni omosessuali [sono] gravi depravazioni,  la Tradizione ha sempre dichiarato che "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati".
I neretti sono miei. Potete leggere il passo integrale in fondo al post.

Questo passo del Catechismo fa della chiesa uno degli agenti di creazione e propaganda dell'omofobia.

Tra le mani che hanno spinto Simone giù da quel terrazzo quelle delle chiesa sono le prime.

Non mi interessa sapere se Simone avrebbe gradito il funerale cattolico o no.

Ci sono moltissimi froci che schizofrenicamente vanno in chiesa o si sentono cattolici anche se la chiesa li tollera e solo se sono casti.

D'altronde i funerali servono ai vivi  non certo ai morti, che non ci sono più.

Però predicare l'accoglienza e gridare contro la discriminazione proprio da una delle sedi della prima Agenzia che crea e diffonde omofobia ha in sé oltre che un che di macabro, di disgustoso, di profondamente ingiusto, anche un che di grottesco.

Pensate ai figli e alle figlie che affidiamo alle parrocchie, dove si organizzano corsi di danza, musica, arte (mentre lo Stato e le istituzioni laiche latitano) e dove viene insegnata loro la propaganda omofoba (misogina, misoneista, antidemocratica, patriarcale, etc etc), nemmeno perchè i genitori e le genitrici credono in quella propaganda ma perchè è tradizione.

Non bastano leggi contro l'omofobia.

C'è bisogno di un cambiamento culturale. E quello non lo compiono le leggi. Le leggi possono dare solo direttive generali.

La società la cambiano solo  le persone.

E per cambiare davvero le cose dobbiamo impedire alla chiesa di fare danni.

Ma per farlo dovremmo chiudere tutte le parrocchie, tutti i centri cattolici, tutti questi covi di fanatici e fanatiche che mangiano il corpo e bevono il sangue del figlio del loro dio per guadagnarsi la vita eterna e intanto discriminano e istigano al suicidio.

Il funerale di Simone in chiesa non serve a Simone, serve alla chiesa per rifarsi una verginità di non omofobia.

Così il parroco omofobo (chiunque militi in una agenzia che ha nel suo catechismo delle parole di discriminazione per le persone omosessuali le accetta e ne diventa diffusore) hanno avuto il fegato di dire:
Pur con l'amore della sua famiglia  Simone non è riuscito a superare le fatiche e le difficoltà della vita quotidiana, nonostante i suoi valori forti e i suoi principi. Pensiamo a quanto potesse stare male, a quanto forte fosse il suo disagio che nessuno è riuscito ad ascoltare e comprendere. (repubblica)
Quello che il parroco si guarda bene dal dire che parte del disagio di Simone era provocato proprio dalla non accettazione della sua famiglia che viene invece presentata come famiglia amorevole. 
Che il disagio era causato dalle parole dure di critica del catechismo della chiesa cattolica, o di quante e quanti relegano l'omosessualità a una questione privata della camera da letto da non ostentare o esibire.


Serve anche ai genitori di Simone per smarcarsi da quella cultura del silenzio cui avevano costretto il figlio che temeva le loro reazioni (non sappiamo con quanto fondamento) tanto da averlo indotto a non dichiararsi con loro.

Quanta differenza tra le parole del padre di Simone (che poi non sono sue ma quelle di una lettera di sua figlia Ilaria, sorella di Simone) e quelle della madre di Bobby Fischer...

Manca a questo padre (e alla sorella di Simone)  l'onestà intellettuale di dire non sapevo che le convinzioni nelle quali ero stato cresciuto potessero discriminare al punto tale da non lasciare spazio alcuno per nessuna manovra che non fosse quella di uscire dall'agone e togliersi la vita.
L'onestà intellettuale di chi, avendo sbagliato per tutta la vita, si accorge degli errori commessi e chiede scusa.

Invece il padre di Simone, calpestandone la dignità umana si erge a genitore attivista, che ha sempre saputo, e combattuto a fianco del figlio contro lo stigma discriminante e si permette di dire Chi è bersaglio della società ha bisogno di avere fiducia in sè stesso e saper chiedere aiuto omettendo di dire che lui quell'aiuto al figlio non è stato capace di darlo, che lui era uno dei tanti anonimi ma ferocemente presenti autori della discriminazione, dello stigma.

Tutte le persone che sono convenute in chiesa erano lì per auto assolversi e declinare la propria responsabilità per la morte di Simone, una responsabilità che ci inchioda tutti e tutte, senza esclusione, ogni volta che non protestiamo per un titolo di giornale discriminatorio, ogni volta che non interveniamo quando frocio o lesbica vengono usate e considerate come parole offensive, ogni volta che una istituzione, una personalità politica, una persona in tv discrimina gli uomini e le donne in base al loro orientamento sessuale.

Le persone che erano in chiesa si sono autoassolte facendo di Simone un diverso che soffriva come ha scritto nella lettera* letta dal padre sua sorella Ilaria, delle parole infami (Sentirsi diversi non è bello per nessuno ma per fortuna ci sono persone accoglienti che danno conforto a chi è in difficoltà) che fanno di Simone non la vittima di una società feroce ma un'anima fragile, spaurita e diversa.  Arrivando a mentire quando afferma che La tua famiglia non ti ha mai lasciato solo e ti ha appoggiato in tutte le scelte.

Ed ecco che i carnefici, le carnefici, diventano le persone che accolgono.





*C'era una volta un anatroccolo, dal corpo fragile, diverso dagli altri, perseguitato da tutti. L'anatroccolo vaga senza meta, debole e inferiore, è brutto ma buono e diventerà un cigno bellissimo. Un viaggio triste ma positivo, l'anatroccolo conserva la sua identità. Te la ricordi Simone, era la tua favola preferita. Sentirsi diversi non è bello per nessuno ma per fortuna ci sono persone accoglienti che danno conforto a chi è in difficoltà. Mi dicevi vado per la mia strada e sono fiero di me. Anche nei momenti in cui hai lottato in silenzio e con coraggio per affrontare la paura del mondo, sempre col sorriso e l'umiltà. Prima di aprire le porte contavi fino a 10 prima di uscire e andare a combattere contro le ingiustizie e incoerenze della gente. La tua famiglia non ti ha mai lasciato solo e ti ha appoggiato in tutte le scelte. Hanno detto e scritto che eri solo ma non è vero, sei stato tu a combattere proprio con la tua famiglia per la giustizia e la verità, quando ci hai raccontato della tua omosessualità. Il tuo sogno si stava realizzando. Ogni giorno ti vengo a trovare lì da dove ti sei lanciato nel vuoto. Ma si riempie il cuore a vedere che sei nell'animo di tutti, adulti e bambini. Chi pensa che eri un ragazzo fragile sbaglia: sei portavoce di un nucleo collettivo. Il messaggio è arrivato, Simone, ti posso assicurare, ci sei riuscito alla grande. Con questo gesto hai fatto capire che chi è in difficoltà ed è un bersaglio della società deve chiedere aiuto e trovarlo. Grazie per essere stato un bravo fratello e un grande figlio. Con i miei occhi lucidi prego per te. Ti vogliamo tanto bene». Un lungo applauso attraversa la chiesa di S.Giustino. Papà Fabio aggiunge, con straordinaria compostezza e dignità, nel dolore: «Lui sarà sempre la mia sentinella, e io sentinella per lui. Porterò il suo messaggio in tutto il mondo, lui mi darà la forza. (fonte il tempo)


Castità e omosessualità

2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.
(fonte Il catechismo della chiesa cattolica i neretti sono miei)

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2 commenti:

Remo ha detto...

Ma ai suicidi non erano vietati i funerali in chiesa, vedi caso Welbi?

"La tua famiglia non ti ha mai lasciato solo e ti ha appoggiato in tutte le scelte. Hanno detto e scritto che eri solo ma non è vero, sei stato tu a combattere proprio con la tua famiglia per la giustizia e la verità, quando ci hai raccontato della tua omosessualità." Ma non erano i genitori stessi a dire che non sapevano niente dell'omosessualità del figlio?

Alessandro Paesano ha detto...



Appunto, ora capisci il mio disgusto...